TUTORING E IL RUOLO DEI COMPAGNI
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- Lucia Pucci
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1 TUTORING E IL RUOLO DEI COMPAGNI Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza Rete dei C.T.I. della provincia di Vicenza PERCORSO FORMATIVO PROGETTO SCUOLA CSV GRUPPO di LAVORO: Munaro, Spanò Supervisore Formazione: Anna Maria Dalla Vecchia Riduzione e adattamento a cura del Prof. Walter Galli Tutoring: con il termine tutoring si intende un approccio complesso e articolato. Tale concetto, infatti, implica necessariamente un organizzazione precisa del lavoro, la definizione di un obiettivo preciso e richiede una struttura, per quanto flessibile e aperta. Sottende condotte prosociali attive, cioè comportamenti finalizzati a beneficiare un altra persona. Quel comportamento che, senza la ricerca di ricompense esterne, favorisce altre persone, gruppi o fini sociali ed aumenta una probabilità di generare una reciprocità positiva di qualità e solidale nelle relazioni interpersonali o sociali conseguenti, salvaguardando l'identità, la creatività e l'iniziativa dei gruppi implicati. (Roche, 1991) Perché un azione di tutoring abbia successo è di solito necessario abbinare con cura tutor e tutee*, fissare orari frequenti e regolari per le attività da svolgere in collaborazione, fornire una formazione nelle tecniche del lavoro e eventualmente i materiali, applicare un sistema di monitoraggio e di supervisione e se necessario di valutazione. *Con tutor si intende la persona che insegna attivamente, con tutee quella che riceve l insegnamento. (Keith Topping 1988) 1
2 Tutoring a scuola: approccio complesso e articolato che implica necessariamente: - condivisione valoriale e tecnica di questa tipologia di intervento educativo (docenti, famiglie), - coinvolgimento attivo e formazione dei compagni guida, - organizzazione precisa del lavoro, - definizione di obiettivi precisi. APPRENDIMENTO COOPERATIVO Modalità principali di insegnamento/apprendimento: - cooperativa, la riuscita di un alunno implica automaticamente anche la riuscita degli altri, - competitiva, la riuscita di uno implica automaticamente che gli altri non riescano, - individualista, i traguardi degli alunni sono autonomi e indipendenti e il fatto che uno raggiunga il proprio obiettivo non incide sugli altri e li lascia probabilmente indifferenti. Rispetto alle esperienze di apprendimento competitivo o individualista, quelle di apprendimento cooperativo favoriscono una maggiore interazione fra gli alunni e una maggiore autostima e empatia. L apprendimento cooperativo stimola inoltre l interazione verbale e la prossimità fisica. 2
3 VALENZE EDUCATIVE-FORMATIVE - E un occasione di crescita umana e formativa per tutti: di reciproc-azione, di auto-mutuo-aiuto. - E spendibile per tutti gli alunni con disabilità, ma anche per quelli in difficoltà. - Favorisce l assunzione di responsabilità da parte del gruppo classe di accoglienza (tutor). - E terapeutico per i ragazzi problematici che assumendo il ruolo di tutor devono mostrare reazioni adeguate ai tutee. - Rende più efficace la comunicazione didattica perché mediata dai pari i quali rivedono o consolidano conoscenze già acquisite. - I tutor acquisiscono maggior comprensione dei processi di insegnamento e migliorano la comunicazione con i propri insegnanti (Goodlad 1979). SVILUPPO SOCIALE COMPETENZA SOCIALE Capacità di interagire adeguatamente con gli altri nei diversi contesti, utilizzando appropriati segnali espressivi-gestualilinguistici per esprimere le proprie intenzioni, gli stati mentali e cooperare alla gestione della interazione in atto. 3
4 Sviluppo Sociale: principali componenti - comprendere pensieri, emozioni e intenzioni degli altri, - ricavare nell interazione informazioni sull altro e sull ambiente, - utilizzare forme diverse per iniziare, mantenere e concludere positivamente un interazione, - comprendere le conseguenze (per sé e per gli altri) delle proprie azioni sociali, - agire positivamente ed altruisticamente, - inibire comportamenti negativi che potrebbero derivare dai propri pensieri e sentimenti sull altro, - comunicare in modo chiaro (sia verbalmente che non verbalmente), - prestare attenzione alla comunicazione altrui ed essere disponibile ad accettare le altrui richieste. 4
5 DA DOVE COMINCIARE tutto quello che dovete fare è decidere chi deve insegnare cosa a chi e a che scopo, come, dove, quando e con che frequenza. In ogni caso, due semplici regole restano sempre valide: 1. fare progetti semplici, 2. di dimensioni limitate. IL TUTORING VA SPIEGATO: - alla famiglia del tutee, - ai colleghi, - ai tutor: incontro formativo di conoscenza teorica dell eventuale disabilità (spiegazioni reali e tecniche) o delle caratteristiche del compagno tutee, - ai genitori dei tutor: incontro informativo del percorso tutoring (ricadute educative, tempi, modi, tecniche). PREREQUISITI TUTOR Conoscenza di alcune Tecniche Comportamentali: - rinforzo personalizzato (informazionale, sociale) - Prompts (aiuti fisici, gestuali, vocali) - Modeling (dare modello) - Faiding (sfumare) 5
6 IL TUTORING VA SEMPRE MONITORATO In itinere: tutti gli insegnanti, e in particolare quello referente, danno indicazioni e stabiliscono con i tutor un rapporto di collaborazione educativa. Metà-fine anno: incontro di riflessione per raccogliere idee, difficoltà, bisogni attraverso un questionario di rilevazioni dati. PROGRAMMAZIONE TUTORING Individuare i momenti nella settimana in cui attuare il tutoring: - orario INTERO: durante i momenti scolastici - orario PARZIALE: in aula strutturata/laboratorio da 1 a ore durante la mattina per 1 o volte alla settimana - orario MISTO: alternanza momenti disciplinari condivisi ad altri in aula individualizzata. Individuare i momenti nella settimana in cui attuare il tutoring: entrata uscita scuola aula individualizzata classe attività di palestra, informatica, arte, altro momenti di transizione mensa ricreazione, ma ATTENZIONE: è un momento sociale importante per il tutor; meglio allora lasciare questo momento alla libera scelta o a piccolo gruppo (2/3). 6
7 INDIVIDUARE LE ATTIVITÀ DA PROGRAMMARE AREA COMUNICAZIONE-LINGUAGGIO: espressiva, recettiva (richieste, denominazione, si/no, commentare, ) AREA AUTONOMIE: personale, pre-lavorativa AREA APPRENDIMENTI ACCADEMICI: lettura, scrittura, calcolo, disegno, AREA SOCIALE: attenzione, saper aspettare, REGISTRAZIONE DATI E RISULTATI Chi: insegnanti, tutor, famiglie tutor, famiglia tutee Come: documentazione ufficiale: PDF, PEI, relazioni finali, questionari monitoraggio; documentazione informale (scritti personali, disegni, foto, video) Cosa: tutee cambiamenti negativi-positivi; tutor emozioni, paure, aspettative, problematiche emerse. 7
8 CRITICITA Non tutto è però così semplice... Resistenze al tutoring da parte di genitori: Accettare che i propri figli con sviluppo regolare svolgano attività diverse da quelle previste dalle programmazioni disciplinari Perdono tempo, contenuti Svolgono attività inutili Resistenze al tutoring genitori alunno tutee: anche se raramente, può succedere che facciano resistenza o rifiutino che gli alunni della classe siano informati sulla disabilità o sulle difficoltà del loro figlio Resistenze al tutoring tutor: Paura della diversità, un qualcosa che non riescono a capire e a volte può spaventare Accettare il contatto fisico del compagno con disabilità Ansia-Paura di non essere all altezza di aiutarlo Difficoltà ad accogliere l altro Paura di non riuscire a recuperare ciò che è stato fatto in classe durante l assenza. 8
9 Resistenze-DifficoltàTutee Adattarsi a compagni diversi che possono essere: timorosi, silenziosi, invadenti, indifferenti, Condividere in modo sistematico gesti, spazi e tempi sempre più stretti con i pari. SOSTITUIRE LA ROUTINE DI INSEGNAMENTO PER DARE SPAZIO AL TUTORAGGIO: disporre i banchi a due, a tre, a ferro di cavallo adornare la classe di strumenti visivi funzionali (orologio, calendario, regole, tabelle ), affiancare i ragazzi più sicuri a quelli con difficoltà, disabilità o stranieri, programmare la propria attività di insegnamento settimanale (verifiche, spiegazione di nuovi argomenti, ) tenendo conto degli alunni impegnati nelle attività di tutoraggio, proporre anche attività non frontali: di coppia, a piccolo gruppo. 9
10 RICADUTE Ma ne vale la pena... Ricadute Genitori alunni tutor: imparano dai figli definizioni tecniche di disabilità, scoprono che il loro figlio ha abilità sociali o pratiche che possono diventare orientative per le future scelte scolastiche, l esperienza a scuola del figlio diventa comunicazione in famiglia Ricadute Genitore alunno tutee: migliora la comunicazione e interazione con gli altri genitori della classe inclusiva, usufruiscono a casa e negli altri luoghi di vita le abilità pratiche e socia li acquisite dal figlio a scuola. Ricadute Insegnante: migliora la comunicazione con i colleghi, aumenta il personale coinvolgimento attivo nei confronti dei ragazzi con disabilità, conosce in modo più approfondito le peculiarità espressive dei tutor e del tutee, acquisisce informazioni su cui strutturare azioni educative più mirate per tutti. 10
11 Ricadute esterne tutor livello personale: sviluppo del senso di responsabilità e di autorealizzazione, scopre aspetti nuovi della sua personalità utili ad orientarlo in una futura scelta scolastica più mirata, implementa abilità meta-cognitive. Ricadute esterne tutor livello sociale: conosce in modo più approfondito il compagno con difficoltà, trova modalità di interazione e forme personali di aiuto, diventa un cittadino informato e attivo di una società rispettosa delle diversità. Ricadute interne tutor: è più comprensivo con se stesso e gli altri, aumenta la sua tolleranza alla frustrazione, impara il rapporto tra pensieri ed emozioni, esprime in modo costruttivo i propri stati d animo, acquisisce abilità di autoregolazione del proprio, comportamento in una situazione di lavoro di coppia e di gruppo. Ricadute Tutee: acquisisce abilità funzionali e sociali per diventare una persona il più possibile indipendente, comincia ad instaurare relazioni significative e rimanere, quindi, sempre meno isolato per poter aderire, in seguito, ad attività di piccolo gruppo o di classe, rafforza l autostima grazie l amicizia con un pari. 11
12 Ricordare che il tutoring: può funzionare ma il suo successo non è però scontato, perché un progetto centri i suoi obiettivi è necessaria una pianificazione accurata, soprattutto se si tratta del primo tentativo. IL TUTORING È UMANAMENTE GRATIFICANTE (GOODLAD, 1979) EFFICACE PER INSEGNARE ABILITÀ, CREARE LEGAMI COMUNICATIVI PROFONDI E GRATIFICANTI GENERARE IL BENESSERE DI TUTTI 12
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