Capitolo 2 Operazione di ite In questo capitolo vogliamo occuparci dell operazione di ite, strumento indispensabile per scoprire molte proprietà delle funzioni. D ora in avanti riguarderemo i domini A delle funzioni come sottoinsiemi di R anziché di R ed assumeremo, come insieme d arrivo di tutte le funzioni in studio, R anziché R, cioè porremo B (insieme d arrivo)= R. Poiché la legge d associazione f di ogni funzione reale di una variabile reale associa ad ogni numero A un numero f() B, affinché dalla notazione risulti chiaro che e + A, nel denotare una qualsiasi funzione, scriveremo: invece di f : y = f(), A R R f : y = f(), A R. L insieme R, di cui A è sottoinsieme, si chiama insieme di partenza. Avendo scelto come insieme di arrivo B = R, poiché le f() sono numeri, risulterà sempre f(a) B. Nel seguito, quando disegneremo il grafo di una funzione, lo completeremo sempre con il diagramma di Venn dell insieme di partenza per cui il grafo di una funzione reale di variabile reale si presenterà come in figura 2.1. 33
34 Capitolo 2. Operazione di ite f ~ (insieme di partenza) R A(dominio) (oggetto) B= ~ R f() (immagine) (insieme d arrivo) Figura 2.1 Un ultima cosa! Quando rappresenteremo un intorno simmetrico di un punto 0 R, per mezzo di un diagramma di Venn, disegneremo un disco come in figura 2.2 indipendentemente dal fatto che 0 R oppure che sia ±. I(, δ) 0 0 δ Figura 2.2 Dopo questa premessa andiamo a parlare dell operazione di ite! 2.1 Operazione di ite Per ben comprendere questa fondamentale operazione ci poniamo i seguenti obiettivi:
2.1 Operazione di ite 35 1. su chi si effettua 2. in cosa consiste 3. quando ha senso effettuarla 4. quali possono essere i risultati 5. perché si fa 6. come si esegue nella pratica. Andiamo in ordine nelle nostre risposte! 1. L operazione di ite si effettua sulle funzioni. Supponiamo allora di avere una funzione f : y = f(), A R R e di essa disegnamo il grafo (figura 2.3). f ~ R A f() ~ B= R Figura 2.3 2. L operazione di ite consiste nel fare due cose: (a) nel fissare un punto 0 R (insieme di partenza)
36 Capitolo 2. Operazione di ite (b) nell indagare come si dispongono in B = R (insieme d arrivo) le immagini f() dei punti A e vicini al punto 0 fissato. Tale operazione si denota così: f() 0 e si legge: ite per che tende a 0 di f(). 3. L operazione di ite ha senso se il punto 0 fissato ha punti di A ad esso vicini cioè, con linguaggio tecnico, è punto di accumulazione per A(dominio della funzione). Su di una data funzione quindi si può effettuare un operazione di ite in corrispondenza ad ogni punto 0 di accumulazione per il suo dominio. Se la funzione è una successione, 1 poiché il suo dominio N (pensato come sottoinsieme di R) ha come unico punto di accumulazione +, su di essa si può effettuare una sola operazione di ite: a n n + 4. Quando si effettua una operazione di ite a priori due situazioni sono possibili: o esiste un elemento l B = R (insieme d arrivo) attorno al quale si dispongono le immagini f() dei punti A e vicini al punto 0 fissato o un tale elemento l non esiste e quindi le immagini f() dei punti A e vicini al punto 0 fissato, si sparpagliano 1 Ricordiamo che si chiama successione di numeri reali ogni funzione reale di una variabile reale avente per dominio N (pensato con il suo ordinamento naturale). Diciamo anche che il generico elemento di N si denota con n anziché con e, se f è il simbolo che denota la legge di associazione, l immagine di n viene abitualmente denotata con a n anziché con f(n) e la successione con{a n }. Vedere il libro Funzioni reali di una variabile reale, paragrafo 2.15 ed il libro Successioni e serie numeriche, paragrafo 1.1.
2.1 Operazione di ite 37 Se si verifica la prima situazione, l elemento l B = R (attorno al quale si dispongono le immagini f() dei punti A e vicini al punto 0 fissato) si chiama ite della funzione per che tende a 0 e si scrive f() = l ; (2.1) 0 quando esiste il ite, con la stessa scrittura 0 f() si denota sia l operazione di ite che il risultato di essa. Se invece si verifica la seconda situazione, si dice che non esiste il ite per che tende a 0 della funzione e si scrive: 0 f(). Utilizzando il concetto di intorno di un punto, quando il ite esiste, esso può essere così definito: Definizione di ite Si dice che l B = R è il ite per 0 della funzione f se, comunque si fissi un intorno di esso, è possibile trovare un intorno di 0 tale che tutti i punti di A che appartengono a tale intorno, privato del punto 0, hanno le immagini f() appartenenti all intorno di l fissato. È facile convincersi che, fissato un intorno di l, esistono infiniti intorni di 0 che verificano la definizione data. Trovatone infatti uno, la definizione è sicuramente verificata da tutti gli intorni di 0 in esso contenuti e questi ultimi sono appunto infiniti. Nel seguito ci riferiremo sempre al più esteso di essi. Ciò premesso, traduciamo in simboli la definizione data. Poiché fissare un intorno di un punto vuol dire fissarne il raggio, se denotiamo con ε il raggio dell intorno di l (che di volta in volta fissiamo) e con δ quello del più ampio intorno di 0 ad esso
38 Capitolo 2. Operazione di ite corrispondente, la dipendenza di I( 0, δ) da I(l, ε) si traduce nella dipendenza di δ da ε. Se, per tenere presente ciò, scriviamo δ ε in luogo di δ, la traduzione in simboli della definizione di ite è questa: ε > 0 δ ε > 0 : (I( 0, δ ε ) { 0 }) A si ha f() I(l, ε) (2.2) e la figura 2.4 ne visualizza il significato. A I( 0, δ ε ) f l I(l, ε ) ~ R ~ B= R Figura 2.4 Prima di trattare l obiettivo 5. definizione data. facciamo alcuni commenti alla 2.2 Commenti alla definizione di ite I. Abbiamo visto che ha senso effettuare l operazione di ite: f() 0 solo nel caso in cui 0 sia punto di accumulazione per il dominio A della funzione. Se 0, oltre ad essere punto d accumulazione per A, appartiene ad A, la sua immagine f( 0 ) non ha alcuna relazione con l esistenza del ite; quest ultimo può esistere oppure no e se esiste, può anche
2.2 Commenti alla definizione di ite 39 essere diverso da f( 0 ). Solo in un caso molto particolare si ha f() = l = f( 0 ); di esso ci occuperemo nel prossimo capitolo. 0 Illustriamo quanto abbiamo detto con dei diagrammi cartesiani di funzioni. y y f( ) 0 0 f() f( ) 0 l f() = l = f ( 0 ) 0 0 0 Figura 2.5 Figura 2.6 y f( ) 0 0 f() = + 0 l= f( 0) y 0 f() = l = f ( 0) 0 Figura 2.7 Figura 2.8 II. La (2.2) non esclude che possano esistere altri punti oltre quelli di (I( 0, δ ε ) { 0 }) A che abbiano le immagini f() appartenenti all intorno I(l, ε). Il seguente diagramma cartesiano ci rafforza la convinzione che quanto abbiamo detto può effettivamente accadere:
40 Capitolo 2. Operazione di ite y y= l+ ε l y= l ε a O o b Figura 2.9 Tenendo presente questo fatto e la definizione di immagine inversa di un insieme 2, la definizione di ite può essere tradotta in simboli, oltre che con la (2.2), anche cosí ε > 0 δ ε > 0 : (I( 0, δ ε ) { 0 }) A f 1 (I(l, ε)) (2.2 ) Di essa ci serviremo tutte le volte che dovremo provare se un determinato elemento l R è oppure no il risultato di una data operazione di ite. III. In un operazione di ite: f(), poiché il punto 0 R, esso 0 può essere: un numero d,, +. A sua volta il ite l (se esiste), appartenendo anch esso a R, può essere: un numero a,, +. 2 Ricordiamo che data una funzione f : y = f(), A R R e fissato un sottoinsieme non vuoto C di R (insieme d arrivo), si chiama immagine inversa di C e si denota con f 1 (C), l insieme di tutti gli A che hanno l immagine f() C. In simboli: f 1 (C) = { A : f() C}. Vedere il libro Funzioni reali di variabile reale, paragrafo 2.8.
2.2 Commenti alla definizione di ite 41 I casi possibili di esistenza del ite sono pertanto nove. Elenchiamoli: d d d + + + f() = a (2.3) f() = (2.4) f() = + (2.5) f() = a (2.6) f() = (2.7) f() = + (2.8) f() = a (2.9) f() = (2.10) f() = + (2.11) In ciascuno dei nove casi elencati, tenendo presenti le definizioni di intorno di un numero, di e di +, la (2.2) può essere scritta in modo più agile. A titolo di esempio riscriviamo la (2.2) nel caso (2.9). Poiché è 0 = + e l = a si ha: I( 0, δ ε ) { 0 } = I(+, δ ε ) {+ } = = (δ ε, + ) {+ } = (δ ε, + ) ( I(0, δ ε ) { 0 } ) A = (δ ε, + ) A I(a, ε) = (a ε, a + ε) e la (2.2) può essere scritta così: ε > 0 δ ε > 0 : (δ ε, + ) A si ha a ε < f() < a + ε oppure f() a < ε (2.9 )
42 Capitolo 2. Operazione di ite La (2.9 ), in termini di diagramma cartesiano della funzione f significa: La restrizione di f di dominio (δ ε, + ) A ha il diagramma cartesiano compreso tra le rette di equazione: y = a ε e y = a + ε. La retta di equazione y = a si chiama asintoto orizzontale per + del diagramma cartesiano della funzione. y a+ ε a a ε y=a+ ε y=a ε δ ε Figura 2.10 Senza dilungarci ulteriormente, invitiamo lo Studente, seguendo lo stesso ordine di idee, a riscrivere la (2.2) negli altri casi ed a darne un interpretazione geometrica in termini di diagramma cartesiano della funzione. IV. Se la funzione è una successione {a n } sappiamo che su di essa si può fare una sola operazione di ite: a n. n + In base al risultato di tale operazione poi, la successione viene classificata come appare nel seguente schema:
2.2 Commenti alla definizione di ite 43 a n = n + esiste (successione regolare) = a R (successione convergente ad a) = + (successione divergente a + ) = (successione divergente a ) non esiste (successione indeterminata) L essere poi una successione convergente, divergente a ± oppure indeterminata viene chiamato carattere della successione. Nel caso che una successione sia regolare, vediamo come può essere scritta la (2.2). Poiché è: si ha: A = N, 0 = + e = n I( 0, δ ε ) { 0 } = I(+, δ ε ) {+ } = (δ ε, + ) {+ } = (δ ε, + ) ( I(0, δ ε ) { 0 } ) A = (δ ε, + ) N Quest ultimo insieme è costituito dai numeri naturali n > δ ε ; esso può essere denotato sostituendo il numero reale δ ε con la sua parte intera [δ ε ]. Si ha allora: (δ ε, + ) N = ([δ ε ], + ) N. Essendo poi la parte intera di un numero positivo, un numero naturale, possiamo scrivere [δ ε ] = n ε e la (2.2) nei tre casi in cui la successione è regolare diviene rispettivamente ε > 0 n ε : n > n ε si ha a n I(a, ε) = (a ε, a + ε) (2.12) ε > 0 n ε : n > n ε si ha a n I(+, ε) = (ε, + ) (2.13) ε > 0 n ε : n > n ε si ha a n I(, ε) = (, ε) (2.14)
44 Capitolo 2. Operazione di ite Prima di trattare i due obiettivi restanti, per fissare le idee, facciamo alcuni esercizi sui concetti esposti. 2.3 Esercizi sui concetti esposti Esempio 2.1 Considerata l operazione di ite 3 log 3, dire : 1. su quale funzione viene chiesto di operare 2. se l operazione proposta ha senso 3. se è certo che il ite esiste e vale 1. Andiamo in ordine nelle risposte! 1. si tratta della funzione f : y = f() = log 3, A = { R : > 0} = (0, + ) 2. l operazione proposta ha senso perché il punto 0 = 3 è punto interno ad A e quindi punto di accumulazione per esso 3. il punto l = 1 è il ite se verifica la (2.2) oppure la (2.2 ). Adoperiamo quest ultima! I(l, ε) = I(1, ε) = (1 ε, 1 + ε) f 1 (I(l, ε)) = f 1 (I(1, ε)) = { (0, + ) : log 3 I(1, ε)} = = { (0, + ) : log 3 1 < ε} Come si vede l insieme f 1 (I(1, ε)) è costituito dalle soluzioni della disequazione log 3 1 < ε. Risolvere quest ultima equivale a risolvere il sistema
2.3 Esercizi sui concetti esposti 45 { { { log3 1 < ε log 3 1 > ε log3 < 1 + ε < 3 log 3 > 1 ε 1+ε > 3 1 ε f 1 (I(1, ε)) = (3 1 ε, 3 1+ε ) ed il raggio δ ε dell intorno di 0 = 3 di cui si deve provare l esistenza è δ ε = min{3 3 1 ε, 3 1+ε 3}. In questo esempio f(3) = l = 1; questo però non è sempre vero; a mostrarcelo sarà il prossimo esempio. Esempio 2.2 Data la funzione { f : y = f() = 2 + 3, (, 0) (0, + ) 0, = 0 Verificare che f() = 3. 0 In questo caso il dominio della funzione è A=(, + ) e 0 = 0 è punto di accumulazione per esso in quanto punto interno. Per verificare che l = 3 è il ite, procediamo come nel punto 3. dell esempio precedente. I(l, ε) = I(3, ε) = (3 ε, 3 + ε) f 1 (I(l, ε)) = f 1 (I(3, ε)) = { A : ( 2 +3) 3 < ε} = ( ε, ε) {0} poiché f 1 (I(3, ε)) è l intorno di centro 0 = 0 e raggio δ ε = ɛ privato di 0 = 0, abbiamo verificato che il ite esiste e vale 3. Dai due esempi esaminati lo Studente si sarà reso conto che la difficoltà che si può incontrare nel verificare se un dato elemento l R è oppure o no il ite, sta nel risolvere la disequazione o le disequazioni che determinano f 1 (I(l, ε)). Vedremo, in sede di esercizi, che si può in parte ovviare a tale difficoltà. Riprendiamo ora il nostro discorso teorico andando a vedere sotto quali ipotesi per la funzione, si possono fare delle previsioni circa la natura del ite, se quest ultimo esiste.