Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce



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Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 1 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 01) La natura duale della luce Parodi Pag. 121 02) I primi elementi di ottica geometrica 03) Propagazione rettilinea della luce 04) I primi esperimenti per la determinazione della velocità della luce 05) Grandezze fotometriche : intensità luminosa ed intensità di illuminazione 06) Riflessione e diffusione della luce 07) Specchi piani 08) Specchi sferici 09) Formula dei punti coniugati 10) La concezione della luce attraverso i secoli Pagina 1

2 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 01) La natura duale della luce La natura della luce ha suscitato ha suscitato vivaci discussioni e sono state formulate su di essa teorie di ogni specie. Tuttavia due sono le teorie proposte derivanti da serie indagini sperimentali : quella corpuscolare di Newton e quella ondulatoria di Huygens. Il modello corpuscolare considera la luce come un insieme di particelle aventi le seguenti proprietà : sono così piccole da rendere impossibile le interazioni recicproche si muovono insieme in piccoli fasci seguendo traiettorie rettilinee chiamate raggi obbediscono alle leggi della meccanica, alle leggi di conservazione dell energia e della quantità di moto, scambiando energia in tempi brevissimi ed in quantità finite. Il modello ondulatorio considera la luce come un onda che si può propagare nei mezzi materiali e nel vuoto. La teoria corpuscolare spiega bene solo alcuni fenomeni come la riflessione e la rifrazione, ma non è in grado di spiegare fenomeni come l interferenza, la diffrazione e la polarizzazione. La teoria ondulatoria non è in gradi di spigare l effetteo fotoelettrico ( che consiste nell emissione di elettroni da parte dei metalli colpiti da onde elettromagnetiche di opportuna frequanza ). L effetto fotoelettrico fu chiarito da Einstein il quale teorizzò che la lyìuce fosse costituita da particelle, chiamate fotoni. Fu merito di Einstein l avere conciliati i due modelli ipotizzando una duplice natura della luce, corpuscolare ( nei fenomeni di interazione ) ondulatoria ( nei fenomeni di propagazione. 02) I primi elementi di ottica geometrica L ottica è quella parte della fisica che studia la propagazione della luce e la sua interazione con i corpi materiali. L ottica si divide in ottica geometrica ed ottica fisica o ondulatoria. L ottica geometrica studia la propagazione rettilinea della luce nei mezzi omogenei ed isotropi. Permette lo studio e l interpretazione delle leggi della riflessione e della rifrazione e quindi delle immagini formate da specchi e lenti. Si basa sull ipotesi che la luce sia costituita da corpuscoli ( fotoni ) che si propagano in linea retta nel vuoto e nei mezzi trasparenti omogenei. Secondo il modello corpuscolare, la luce è un insieme di corpuscoli, detti fotoni, emessi dalla sorgente in tutte le direzioni, che si propagano in linea retta trasportando energia.l ottica ondulatoria studia la propagazione e l interpretazione della luce sulla base di un modello ondulatorio secondo il quale la luce è un onda elettromagnetica di opportuna frequenza cioè un onda elettromagnetica la cui Pagina 2

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 3 frequenza varia da 14 14 4 10 Hz a 8 10 Hz, cioè sono onde elettromagnetiche le cui lunghezze d onda variano tra i 4000A e 8000A. L ottica ondulatoria studia e spiega i fenomeni di interferenza, diffrazione e polarizzazione ; si ammette che la luce si propaghi mediante onde trasversali. La luce si propaga nel vuoto alla velocità isotropo 1 Velocità della luce di indice di rifrazione n la luce si propaga con la velocità 8 m c 2,99792458 10.In un mezzo omogeneo ed s Sorgente luminosa c v. n E un qualsiasi corpo o dispositivo capace di emettere luce. Sorgente primaria di luce è un qualsiasi corpo incandescente ( Sole, lampadina, ) capace di emettere luce propria. Se un oggetto, colpito dalla luce, la rimanda indietro tutta o in parte, abbiamo una sorgente secondaria o un corpo illuminato. Corpi trasparenti, opachi, traslucidi Un corpo di dice trasparente se si lascia attraversare dalla luce. Sono corpi trasparenti il vetro, l aria, l acqua. In particolare diciamo diafani i corpi che lasciano passare una discreta quantità di luce e ci permettono di vedere con chiarezza gli oggetti che stanno dietro. Sono diafani i vetri, i liquidi puri, i gas. Tutti i corpi, come i metalli, il legno che non si lasciano attraversare dalla luce sono detti opachi. Un corpo opaco, quando viene colpito dalla luce, in parte l assorbe, in parte la riflette in una precisa direzione se la sua superficie esterna è liscia ; se la superficie esterna è scabra, invia la luce in tutte le direzioni, cioè la diffonde. I corpi traslucidi sono quelli che si lasciano attraversare dalla luce ma non permettono di distinguere la forma degli oggetti da cui essa proviene. Quindi, sono traslucidi i corpi che si lasciano attraversare dalla luce solo in parte e ci permettono di vedere solo in modo vango ed indistinto il contorno degli oggetti situati dietro di essi. Sono corpi traslucidi il vetro smerigliato, il vetro bianco, la carta oleata, la porcellana, la carta pergamena, l alabastro. 1 Un mezzo si dice isotropo quando le sue proprietà fisiche sono le stesse in tutte le direzioni. Pagina 3

4 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 03) Propagazione rettilinea della luce L esperienza comune ci consente di affermare che la luce si propaga in linea retta. Una sorgente luminosa puntiforme va pensata come un punto dal quale partono in tutte le direzioni infiniti raggi luminosi rettilinei. L ombra che ogni oggetto illuminato forma dietro di sé è una conferma sperimentale della propagazione rettuilinea della luce. Se tra una sorgente puntiforme ed uno schermo ponuamo un corpo opaco, quest ultimo produce sullo schermo un ombra. Se la sorgente non è puntiforme tra l ombra e la zona illuminata vi saròà una regione di penombra che riceve luce soltanto da una part5e della sorgente. L eclissi di Sole e di Luna sono due ottime prove sperimentali che ci confermano la propagazione rettilena della luce. I raggi luminosi emessi da una sprgente puntiforme S si propagano in linea retta in tutte le direzioni. Un ostacolo AB posto sul loro cammino genera un ombra netta su un schermo. Una lampadina è una sorgente di luce estesa. Un ostacolo posto di fronte a essa produce oltre alla zona d ombra Anche una zona di penombra. A quat ultima appartengono qui punti che sono9 raggiunti solo da alcuni raggi emessi dalla sorgente. Per esempio, Il punto P dello schermo è illuminato dai punti della lampadina che stanno sopra C ( e non da quelli che stanno sotto ). I più grandiosi fenomeni d ombra che possiamo osservare sono le aclissi di Sole e di Luna, conseguenza dei movimenti della Terra e della Luna. Si ha eclissi di Sole quando la Luna viene a trovarsi fra la Terra ed il Sole di modo che essa intercetta i raggi luminosi da questo inviati sulla Terra. Nel punto A della Terra non arriva nessuno dei raggi provenienti dal Sole di modo che un osservatore posto in quel punto Pagina 4

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 5 non vede il Sole. Naturalmente, a causa del movimento della Luna, il punto A rimane in ombra per poco tempo, in genere per circa due minuti. In ciò consiste il fenomeno dell eclissi di Sole. Si ha l eclissi di Luna quando la Terra si trova allineata tra il Sole e la Luna e questa si trova nella zona d ombra proiettata dalla Terra. L eclissi di Sole ha luogo quando la Luna si trova allineata tra la terra ed il Sole. Dai punti della superficie terrestre che stanno nella zona d ombra si osserva l eclissi totale. Invece, dai punti che si trovano nella zona di penombra l eclissi è parziale. L eclissi di Luna si verifica quando la Terra si trova tra il Sole e la Luna e intercetta i raggi solari oscurando totalmente o parzialmente la superficie della Luna. 04) I primi esperimenti per la determinazione della velocità della luce Caforio pagina 91 Pagina 5

6 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 05) Grandezze fotometriche : intensità luminosa ed intensità di illuminazione Caforio pagina 94 Fotometria La fotometria è quella parte dell ottica che studia la misura delle grandezze che caratterizzano i fenomeni luminosi. Lo studio quantitativo delle modalità secondo cui una sorgente di luce irradia energia luminosa che si propaga nello spazio fino ad essere in parte assorbita da un ricevitore si chiama fotometria.la descrizione delle varie situazioni fisiche viene fatta prendendo in considerazione tre grandezze caratteristiche : l intensità luminosa I riferita alla sorgente luminosa il flusso luminoso Φ riferito alla regione di spazio in cui si propaga la radiazione luminosa l illuminamento o intensità di illuminazione E riferito al corpo su cui incide la radiazione. Grandezze fotometriche Per definire le grandezze fotometriche occorre il concetto di angolo solido. Si chiama angolo solido l insieme dei punti interni ad un cono ad una falda o giacenti sulla sua superficie. Se intersechiamo un cono con una superficie sferica di raggio r con il centro nel vertice del cono, S otteniamo una superficie solida S tale che il rapporto Ω rimane costante al variare di r. 2 r Tale rapporto Ω esprime la misura dell angolo solido in steradiante, se la misura di S e quella di 2 r sono espresse nella stessa unità. Lo steradiante ( sr )è l angolo solido che, su una sfera avente il centro nel vertice del cono, intercetta una calotta di area uguale a quella di un quadrato avente il lato uguale al raggio della sfera stessa. Quantità di luce Q è l energia raggiante emessa da una sorgente luminosa in un certo tempo sotto forma di radiazioni elettromagnetiche visibili. Il flusso luminoso emesso da una sorgente luminosa puntiforme ( posta nel vertice dell angolo solido ) è l energia raggiante ( quantità di luce ) che si propaga entro l angolo solido Ω nell unità di tempo. In formule abbiamo : Q Φ cioè, se nel tempo t attraverso l angolo solido Ω passa t l energia raggiante Q allora il rapporto tra l energia raggiante ed il tempo t prende il nome di flusso luminoso della sorgente puntiforme. Il flusso luminoso è detto anche flusso di radiazione o flusso di potenza. Essendo il rapporto tra una energia ed un tempo ha le stesse dimensioni di una potenza e, quindi, nel S.I. si misura in watt Pagina 6

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 7 Si chiama intensità luminosa I di una sorgente luminosa, relativamente ad un determinato angolo solido Ω con il vertice nella sorgente, il rapporto tra il flusso luminoso Φ emesso dalla sorgente entro l angolo solido Ω e l angolo solido Ω. In formule abbiamo : Qualora il cono che rappresenta l angolo solido Ω abbia una apertura piccola, la relazione precedente definisce l intensità luminosa della sorgente nella direzione del raggio luminoso che coincide con l asse del cono. Nel S.I. l unità di misura dell intensità luminosa è la candela ( cd ). Si tratta di una unità di misura fondamentale. Nel S.I. l intensità luminosa è una grandezza fondamentale. La candela ( cd ) 1 viene definita come dell intensità luminosa di un 2 cm di un corpo radiatore nero mantenuto 60 alla temperatura di 2046 K ( temperatura di fusione del platino ) ed a pressione ordinaria. Poiché l angolo solido attorno ad una sorgente puntiforme è I Φ Ω Φ 4π I Φ Ω 4π sr, la formula precedente diventa : Questo ci consente di affermare che il flusso luminoso Φ emesso da una sorgente puntiforme avente intensità luminosa I è pari a : Φ 4πI per cui, se I è misurata in candele, Φ è misurato in lumen ( lm ), definito come il flusso luminoso emesso nell angolo solido di 1 sr da una sorgente luminosa puntiforme isotropa di intensità luminosa di 1 cd. Il flusso luminoso nel S.I. si misura in watt, nel sistema fotometrico si misura in lumen. Si chiama illuminamento o intensità di illuminazione di una superficie S il rapporto tra il flusso luminoso che giunge sulla superficie S e la superficie S. In formule abbiamo : La sua unità di misura è il lux ( x ), definito come l illuminamento prodotto dal flusso di 1 lm, 2 1 umen ripartito uniformemente lungo una superficie avente l area di 1 m : 1 ux 2 1m Consideriamo un fascio conico di raggi emergenti dalla sorgente luminosa posta in O ed una superficie sferica di raggio r con il centro in O. L illuminamento sulla superficie S della calotta sferica intercettata dal cono sarà : E Φ Φ Φ 1 I 2 2 2 S Ω r Ω r r I E r 2 E Φ S S che rappresenta la legge di Lambert, dopo avere ricordato che risulta : Ω 2 r I Φ Ω Pagina 7

8 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce Concludendo possiamo affermare che : 1) se la superficie illuminata è perpendicolare ai raggi luminosi, l illuminamento è direttamente 2) proporzionale all intensità luminosa della sorgente ed inversamente proporzionale al quadrato della distanza della superficie illuminata 2) se invece la superficie illuminata non è perpendicolare ai raggi luminosi, l illuminamento diminuisce con l aumentare dell angolo di incidenza dei raggi luminosi. 06) Riflessione e diffusione della luce Diffusione della luce Quando la luce colpisce una superficie scabra essa viene riflessa in tutte le direzioni. Il fenomeno prende il nome di diffusione della luce. Nella Fig. (A) è messa in evidenza la diffusione dei raggi luminosi emessi da una sorgente puntiforme S. Ciascun raggio incidente si riflette secondo le leggi della riflessione ma, poiché la superficie riflettente non ha una giacitura fissa, i raggi riflessi hanno direzioni che variano disordinatamente. Di conseguenza un osservatore che si trova dalla stessa parte di S rispetto alla superficie riceve i raggi riflessi sempre, qualunque sia la sua posizione. E a causa di questo fenomeno che riusciamo a vedere i corpi illuminati dalle sorgenti. Diffusione della luce. Se la superficie riflettente è scabra, ciascun raggio incidente si riflette rispettando le leggi della riflessione, ma i raggi riflessi hanno direzioni distribuite a caso. Fig. (A) Pagina 8

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 9 Riflessione della luce La riflessione della luce è quel fenomeno ottico secondo il quale un raggio luminoso che investe la superficie di separazione di due mezzi otticamente diversi viene rimandata indietro secondo ben determinate leggi. In generale, però, quando un fascio di raggi luminosi colpisce la superficie di separazione di due mezzi otticamente diversi, una parte della luce è rinviata nel primo mezzo determinando il fenomeno della riflessione, una parte penetra nel secondo mezzo determinando il fenomeno della rifrazione. Le leggi che regolano la riflessione sono le seguenti : quando un raggio luminoso incontra una superficie riflettente torna indietro sotto forma di raggio riflesso il raggio incidente, il raggio riflesso e la normale n alla superficie riflettente nel punto di incidenza giacciono su uno stesso piano l angolo di incidenza î è uguale all angolo di riflessione rˆ : î rˆ Pagina 9

10 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 07) Specchi piani Specchio Uno specchio è una superficie perfettamente levigata che riflette la luce ricevuta in una ben precisa direzione : il raggio riflesso forma con la retta normale allo specchio nel punto di incidenza un angolo uguale a quello di incidenza : î rˆ Uno specchio è generalmente costituito da una lastra di vetro con la faccia posteriore metallizzata. Quando la superficie riflettente è piana allora abbiamo lo specchio piano, quando è sferica abiamo lo specchio sferico. Specchio piano Uno specchio piano è una qualsiasi lastra piana riflettente, per esempio una lamina di acciaio ben lucidata. Gli specchi di uso comune sono lastre di vetro, rese opache dalla verniciatura argentata che ricopre la parte inferiore. La luce, quando incontra una superficie liscia e ben levigata come quella di uno specchio piano, viene riflessa seguendo le leggi della riflessione. In tal caso lo specchio fornisce l immagine S della sorgente luminosa. Per la costruzione dell immagine possiamo utilizzare il seguente procedimento : tra gli infiniti raggi uscenti dalla sorgente luminosa S, se ne considerano due che colpiscono lo specchio e vengono da questi riflessi. Si costruiscono i raggi riflessi ed i loro prolungamenti al di là della superficie speculare. Tali prolungamenti convergono nel punto S, che rappresenta l immagine della sorgente S. Immagine di un oggetto esteso data da uno specchio piano Caforio pagina 100 Pagina 10

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 11 Immagine virtuale è quella che si ottiene quando i raggi riflessi che la determinano non si incontrano, mentre si incontrano i loro prolungamenti. Immagine reale è quella che si ottiene quando i raggi riflessi si incontrano. Uno specchio piano forma un immagine virtuale, diritta e di dimensioni ugualli a quelle dell oggetto. Specchio piano ruotante Se uno specchio piano AB ruota di un angolo α attorno ad un asse appartenente allo specchio e passante per il punto O di incidenza di un raggio incidente SO fisso, il raggio riflesso OR ruoterà nello stesso verso di un angolo doppio 2 α. S N N 1 rˆ R Ruotando lo specchio su cui si riflette un raggio luminoso fisso î α R 1 constatiamo che il raggio riflesso subisce una A 1 A α O 2α α B rotazione doppia rispetto a quella subita dallo specchio B 1 Il raggio luminoso SO è fisso, incide sullo specchio piano AB e si riflette nel raggio luminoso OR. Lo specchio AB ruota in senso orario dell angolo α. Il raggio luminoso fisso SO incontra in O lo specchio piano che occupa la posizione A B 1 1 e si riflette nel raggio luminoso R 1 O. Risulta : RÔR 1 2α Dimostrazione Sia AB uno specchio piano sul quale incide il raggio luminoso fisso SO che si riflette nel raggio luminoso OR. NO è la normale allo specchio nel punto di incidenza O. S ÔN î NÔR rˆ Quando lo specchio ruota in senso orario di un angolo α portandosi nella posizione A B 1 1 il raggio luminoso fisso SO incidente sullo specchio piano in O si riflette nel raggio luminoso adesso N 1 O la normale nel punto di incidenza. R 1 O essendo Pagina 11

12 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce Vogliamo dimostrare che il raggio riflesso OR ha subito una rotazione in senso orario di un angolo 2 α.intanto constatiamo che N ÔN AÔ α in quanto ciascun lato del primo angolo è 1 O1 perpendicolare al rispettivo lato del secondo angolo ( NO AB N1O A1B1 ). ( + α) 2î 2î + 2α 2î α RÔR1 SÔR1 SÔR 2 SÔN1 2 SÔN 2 î 2 Ne consegue che : quando uno specchio piano ruota di un angolo α, l immagine S di una sorgente puntiforme S ruota di un angolo doppio 2 α. Facciamo ruotare lo specchio di un angolo α. Costruiamo le due immagini virtuali S ed S relative alla posizione iniziale e finale dello specchio. I triangoli SO S ed isosceli. Deduciamo che : SO S e quindi : SO S sono SO S O, O SO S O S O. I tre punti S, S, S Essendo equidistanti da O, appartengono ad una circonferenza di centro O e raggio OS. S ŜS HÔK α in quanto SS HO SS KO. S ÔS 2 S ŜS 2α in quanto angoli al centro ed alla circonferenza che insistono sullo stesso arco S S. Pagina 12

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 13 08) Specchi sferici Specchi sferici Uno specchio sferico è costituito da una calotta sferica ricoperta di uno strato riflettente. Gli specchi sferici si dividono in due categorie : a) specchi concavi se la superficie riflettente è quella interna della calotta sferica b) specchi convessi se la superficie riflettente è quella esterna della calotta sferica. A differenza degli specchi piani, quelli sferici danno di un oggetto un immagine che può essere rimpicciolita o ingrandita a seconda della posizione dell oggetto rispetto ad esso. Gli elementi caratteristici degli specchi sferici sono : a) centro di curvatura : centro C della sfera di cui fa parte la calotta sferica riflettente b) vertice : punto centrale dello specchio sferico c) asse ottico principale : retta CV passante per il centro C e per il vertice V d) angolo di apertura : angolo A ĈB individuato dai due raggi CA e CB condotti dal centro C e passanti per gli estremi A e B dell arco sezione A Vˆ B e) asse secondario : ogni retta passante per il centro C che incontri lo specchio considerato f) fuoco F : punto medio F del segmento CV ( per specchi di piccola apertura ) punto in cui convergono, dopo la riflessione, i raggi luminosi incidenti paralleli all asse ottico principale g) distanza focale f : distanza tra il fuoco F ed il vertice V Indicheremo con la lettera p la distanza oggetto-specchio, con la lettera q la distanza immagine- specchio Il cammino di un raggio luminoso è reversibile ogni raggio luminoso incidente proveniente dal centro dello specchio si riflette su se stesso immagine reale luogo di incontro dei raggi riflessi dallo specchio provenienti da un fascio di raggi luminosi uscenti dalla sorgente immagine virtuale luogo di incontro dei prolungamenti di un fascio di raggi luminosi riflessi divergenti Per gli specchi sferici vale la legge dei punti coniugati : p distanza dell oggetto distanza della sorgente dal vertice V dello specchio q distanza dell immagine distanza dell immagine dal vertice V dello specchio f distanza focale distanza del fuoco dal vertice V dello specchio 1 p + 1 q 1 f Pagina 13

14 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce Parodi pagina 126 Riflessione di un fascio di raggi luminosi paralleli all asse ottico principale di uno specchio sferico concavo : se lo specchio è di piccola apertura tutti i raggi riflessi convergono in un punto dell asse ottico principale, chiamato fuoco. Ogni raggio luminoso, parallelo all asse ottico principale, si riflette passando per il fuoco Un fascio di raggi luminosi provenienti da una sorgente puntiforme posta nel fuoco di uno specchio sferico di piccola apertura si riflette in un fascio di raggi luminosi paralleli all asse ottico principale. Ogni raggio luminoso passante per il fuoco si riflette parallelamente all asse ottico principale Riflessione di un fascio di raggi luminosi paralleli all asse ottico principale di uno specchio sferico convesso : tutti i raggi riflessi divergono in modo che i loro prolungamenti passano per il fuoco dello specchio sferico Intercettando con uno specchio sferico convesso un fascio di raggi luminosi i cui prolungamenti convergono nel fuoco dello specchio, per il principio della reversibilità del cammino ottico i raggi riflessi sono paralleli all asse ottico principale. Pagina 14

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 15 09) Formula dei punti coniugati Formula dei punti coniugati Sia P un punto luminoso posto sull asse ottico principale. Siano : 1) PR un generico raggio luminoso incidente sullo specchio sferico 2) CR la normale allo specchio nel punto d incidenza 3) RQ il raggio riflesso del raggio incidente PR. Applico al triangolo PRQ il teorema della bisettrice dell angolo interno : QC :CP RQ: RP Poiché lo specchio sferico è di piccola apertura ( approssimazioni di Gauss ) risulta : PR PV p, QR QV q, QC r q, CP p r ( r q):(p r) q:p, q(p r) p(r q), q p r q pr pq, pr + rq 2pq Dividendo ambo i membri per p q r e ricordando che r 2f abbiamo : 1 p + 1 q 2 r 1 f Questa relazione, nota come formula dei punti coniugati dello specchio sferico, ci consente di determinare la distanza q del punto immagine Q dal vertice dello specchio, quando conosciamo la distanza p del punto oggetto P ( sorgente luminosa ) dal vertice stesso ed il raggio r della calotta sferica. q(p r) p(r q) r p q r q p Osservazione per i problemi Vedere quaderna grande pagina 13 Pagina 15

16 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce La costruzione grafica dell immagine di un oggetto luminoso negli specchi sferici L esperienza mostra che, ponendo un oggetto luminoso davanti allo specchio dalla parte della superficie riflettente, otteniamo una immagine avente generalmente dimensioni diverse dall oggetto. Vediamo come è possibile costruire graficamente l immagine di un oggetto luminoso. Per semplicità consideriamo solo oggetti lineari che fungono da sorgenti,per esempio un segmento AB rappresentato da una freccia. La costruzione grafica dell immagine di un oggetto luminoso si realizza ricordando che : 01) un raggio luminoso parallelo all asse ottico principale viene riflesso attraverso il fuoco 02) un raggio luminoso che passa per il fuoco viene riflesso parallelamente all asse ottico principale 03) un raggio luminoso che passa per il centro dello specchio viene riflesso nella stessa direzione, cioè raggio incidente e raggio riflesso si trovano sulla stessa retta. Pagina 16

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 17 Specchio concavo Se la sorgente AB è posta tra l infinito ed il centro dello specchio, l immagine A B è 1 1 reale, capovolta, rimpicciolita e situata tra il fuoco ed il centro dello specchio Pagina 17

18 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce Lo specchio è concavo. L oggetto AB è posto nel centro di curvatura C ; l immagine A B è 1 1 anch essa in C, è reale, capovolta ed ha le stesse dimensioni dell oggetto. Specchio concavo Se la sorgente AB è posta tra il centro ottico ed il fuoco, l immagine A B è reale, 1 1 capovolta, ingrandita e collocata tra il centro ottico e l infinito Pagina 18

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 19 Specchio concavo Se la sorgente AB è posta tra il fuoco e lo specchio, l immagine A B è virtuale, 1 1 diritta ed ingrandita Quando la sorgente si trova nel piano focale ( sorgente nel fuoco ), cioè nel piano normale all asse ottico principale e passante per il fuoco, i raggi riflessi dallo specchio formano un fascio di luce parallela che si proietta all infinito, senza dare alcuna immagine distinta. Questo significa che se l oggetto è posto sul fuoco dello specchio sferico, non è possibile raccogliere l immagine dell oggetto perché l immagine sarà proiettata all infinito. Conclusione : Lo specchio è concavo. L oggetto AB è posto sul fuoco F ; l immagine è all infinito. Specchio convesso Negli specchi convessi, qualunque sia la posizione dell oggetto, l immagine è sempre virtuale, diritta, rimpicciolita e disposta tra il vertice de il fuoco. Pagina 19

20 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce Ingrandimento lineare negli specchi sferici Per oggetti poco estesi ed assimilabili a segmenti luminosi, si definisce ingrandimento lineare il rapporto tra le dimensioni dell immagine e quelle dell oggetto. A B Indicando con G questo ingrandimento abbiamo : G AB I triangoli ABC ed A B C sono simili per avere gli angoli omologhi uguali. Ai lati omologhi possiamo applicare la seguente proporzione : A B :AB B C: BC che può essere scritta così : A B B C G ma : B C r q ; BC p r ; G AB BC A B r q. AB p r sapendo che : r p q r q p ( Vedere pagina 13 ) possiamo scrivere : A B r q q G [ ] AB p r p La [ ] può essere scritta in una forma più comoda che ci permette di calcolare G senza dovere preventivamente calcolare q. 1 1 2 1 pf Dalla formula dei punti coniugati + deduciamo che : q e quindi : p q r f p f G q p pf p f p p f f Vedere quaderno grande pagina 17 Pagina 20

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 21 Convenzione dei segni delle distanze per gli specchi sferici Nella formula dei punti coniugati p, q, f rappresentano misure algebriche rispettivamente della distanza dell oggetto, dell immagine, del fuoco. Vediamo quali convenzioni dobbiamo seguire per individuale il segno di ciascuna delle tre grandezze indicate. Cominciamo con l introduzione dei concetti di spazio reale o spazio R e di spazio virtuale o spazio V. Lo spazio R è lo spazio da cui arriva la luce e si formano le immagini reali ; lo spazio V è lo spazio che si trova dall altra parte dello specchio rispetto a quello da cui arriva la luce ed in cui si formano le immagini virtuali. Per convenzione la distanza di un punto dallo specchio si considera positiva se si trova nello spazio R e negativa se si trova nello spazio V ( nella pratica ciò equivale ad assumere come semiasse positivo dell asse ottico principale quello contenuto nello spazio R ). Questa convenzione sui segni delle distanze vale tanto per un punto oggetto quanto per un punto immagine. Anche alla distanza focale ed al raggio r dello specchio bisogna attribuire un segno. Esso è positivo per uno specchio concavo in quanto in esso il fuoco F ed il centro C stanno nello spazio R, mentre è negativo per uno specchio convesso in quanto in questo tipo di specchio il fuoco F ed il centro C stanno nello spazio V. La convenzione sui segni può essere estesa anche all ingrandimento q G. L ingrandimento trasversale G è positivo se l immagine è p capovolta rispetto all oggetto ; è negativo se l immagine è diritta rispetto all oggetto. Alcuni autori preferiscono rappresentare un immagine capovolta mediante un ingrandimento negativo ed una diritta mediante un ingrandimento positivo. Per aderire a questa nuova convenzione basta fare precedere dal segno meno le formule di G, scrivendole così : G q p p f f q f f Pagina 21

22 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce spazio R, spazio V e segni delle distanze per uno specchio concavo ( a) e per uno specchio convesso (b) Pagina 22

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 23 10) La concezione della luce attraverso i secoli Pagina 23

24 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce Pagina 24

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 25 Misura elementare degli angoli e degli archi Per misurare gli angoli o gli archi ci serviremo di uno dei due seguenti sistemi : a) sistema sessagesimale b) sistema radiale o circolare o ciclometrico Sistema sessagesimale In questo sistema l unità di misura degli angoli è l angolo grado o semplicemente grado, cioè la 360 a parte dell angolo giro, mentre l unità di misura degli archi ( di circonferenza ) è l arco grado, cioè la 360 a parte della circonferenza. Sistema radiale Un angolo α aob lo possiamo considerare sempre come angolo al centro di due ( o più ) circonferenze concentriche di raggi arbitrari OA ed OA. Detti AB ed A B gli archi corrispondenti, per un noto teorema di geometria euclidea, possiamo scrivere : AB: A B OA: OA ed anche : AB OA AB OA R α cioè il rapporto tra l arco ( individuato su una circonferenza qualsiasi di centro O ) ed il rispettivo raggio dipende esclusivamente dall angolo e non dalla circonferenza considerata. Tale rapporto ( indicato col simbolo α R ) si assume come misura dell angolo in radianti. L angolo aob individua su una circonferenza di centro O e raggio r un arco MN di lunghezza. Il rapporto α R [1], misura in radianti dell angolo aob, dicesi anche misura in radianti r dell arco MN. Se l arco MN rettificato è lungo quanto il raggio della circonferenza cui appartiene abbiamo r r e quindi : α R 1radiante 1 R cioè l arco radiante è quell arco lungo quanto r il raggio della circonferenza che lo contiene. Pagina 25

26 Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce Di conseguenza l angolo radiante è quell angolo che, posto col vertice nel centro di una qualsiasi circonferenza, sottende un arco lungo quanto il raggio. La misura ( α R ) in radianti di un angolo o di un arco è un numero puro in quanto rapporto di due grandezze ( lunghezze ) omogenee. La misura di un angolo ( arco ) in radianti è detta misura ciclometrica dell angolo ( arco ). La misura ciclometrica di un arco coincide con la misura ciclometrica del corrispondente angolo al centro. Dalla [1] ricaviamo : α R r [2] cioè moltiplicando il raggio per la misura in radianti dell arco si ottiene la lunghezza dell arco stesso. b B b B O N α α α R α R M a O α B A A a A Per passare dalla misura di un angolo in gradi a quella in radianti e viceversa basta applicare la seguente proporzione : α R : π α : 180 cioè : α R α π 180 R α α 180 π La misura in radianti di un angolo la cui misura in gradi è 1 la si ottiene ponendo nella [4] 1 al π posto di α, cioè : 1 0, 01745 radianti 180 la misura in gradi di un angolo la cui misura in radianti è 1 la si ottiene ponendo nella [5] 1 R posto di α R, cioè : 1 R 180 57 17 44, 806 π Calcolare la misura in radianti degli angoli interni dei poligoni regolari di 3, 4, 5, 6, 10 lati. 60 ϑ 3 π 180 π 90, ϑ4 3 π 180 π 108 3, ϑ5 2 π 180 5 π, ϑ 120 2 6 π 180 3 π 144 4 ϑ 10 π 180 5 π al Pagina 26

Unità Didattica N 32 Propagazione e riflessione della luce 27 Altra definizione di angolo solido O Tutte le rette dello spazio passanti per un punto O e che si appoggiano all curva S r σ piana γ ( direttrice del cono ) formano la superficie di un cono, la quale divide lo spazio in due regioni ciascuna delle quali si dice angolo solido. Otteniamo la sua misura in steradianti costruendo una γ superficie sferica di raggio r con centro nel vertice O del cono, e misurando l area S della calotta sferica intercettata dal cono. Si consideri una superficie conica σ avente forma qualsiasi ( anche non circolare ). Si chiama angolo solido, limitato dal cono in questione, l insieme dei punti dello spazio non esterni al cono stesso. Consideriamo una sfera di raggio r arbitrario, avente il centro nel vertice del cono. Su di essa il cono stacca una calotta sferica di area S. Il rapporto tra l area S ed il quadrato del raggio S della sfera : ω non dipende da r ( essendo l area S proporzionale ad r 2 )ma solo 2 r dall ampiezza del cono. Si assume come misura dell angolo solido considerato il valore di tale rapporto. L angolo solido così definito viene misurato in steradianti ( sr ). Lo steradiante è l angolo solido che su una sfera avente il centro nel suo vertice stacca una superficie d area pari al quadrato del raggio. L angolo solido totale ( coincidente con l intero spazio tridimensionale ) misura 4π sr. Pagina 27