RELAZIONE CAUSALE IN EPIDEMOLOGIA

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RELAZIONE CAUSALE IN EPIDEMOLOGIA Docente: Prof. Giuseppe Verlato Sezione di Epidemiologia e Statistica Medica, Università di Verona A) Relazione descrittiva determinante Ad esempio: dita gialle mungitura delle vacche nessuna ipotesi di dipendenza causale parametro di occorrenza cancro del polmone resistenza al vaiolo Tuttavia, controlliamo per il fumo, studiando separatamente i fumatori e i non-fumatori: fumo dita gialle cancro del polmone infezione da vaiolo vaccino mungitura delle vacche resistenza al vaiolo La relazione descrittiva consente di identificare dei gruppi a rischio. 1

In epidemiologia una relazione empirica tra determinante e parametro di occorrenza viene considerata causale, quando persiste anche dopo aver controllato per tutti i possibili confondenti. B) Relazione causale determinante dipendenza causale parametro di occorrenza Ad esempio: fumo alcoolismo cancro del polmone cirrosi epatica Concezione classica di causalità (deterministica) X è causa di Y se, in un sistema perfettamente stabile, qualsiasi cambiamento in X induce un cambiamento in Y. causa X relazione biunivoca effetto Y specificità della causa (necessaria e sufficiente): X è l unica causa di Y specificità dell effetto: Y è l unico effetto di X Un tentativo di applicare la concezione classica di causalità in campo medico è stato fatto da Koch nell Ottocento nell ambito delle malattie infettive. Postulati di Koch 1) L agente (virus, battere) deve essere presente in ogni caso di malattia (causa necessaria) 2) L agente non deve comparire in associazione a nessun altra malattia (specificità dell effetto) 3) L agente isolato deve indurre la malattia in un animale suscettibile (causa sufficiente) Esempio: il virus della rabbia 2

Eziologia multifattoriale: in genere le malattie hanno più di una causa fumo diabete ipercolesterolemia ipertensione obesità, vita sedentaria familiarità (geni) infarto miocardico bacillo di Koch positività al test della tubercolina tubercolosi suscettibilità individuale, denutrizione Molteplicità degli effetti: molti fattori di rischio hanno più di un effetto patologico fumo cancro della laringe cancro del polmone cancro dell esofago cancro della vescica bronchite cronica cardiopatie ischemiche arteriopatie periferiche pancreatite mortalità perinatale 3

esposti non-esposti Causa necessaria malati a --- sani b d i non-esposti sono tutti sani esposti non-esposti malattie infettive (TBC, influenza) Causa sufficiente malati a c sani --- d gli esposti sono tutti malati pneumotorace post-traumatico, traumi Causa necessaria e sufficiente esposti non-esposti malati a --- sani --- d i non-esposti sono tutti sani malattie genetiche (sindrome di Down), rabbia Modello probabilistico di causa esposti non-esposti malati a c sani b d malattie cronico-degenerative gli esposti sono tutti malati Negli esposti la malattia è più frequente che nei non-esposti p (mal./esposti) > p (mal./non-esposti) 4

Modello probabilistico di causa Le conoscenze sulle malattie cronicodegenerative indicano un tipo di relazione molto più debole di quella deterministica Le cause (fattori di rischio) non sono nè necessarie nè sufficienti Fumo Alti livelli di colesterolo cancro del polmone infarto del miocardio Definizione probabilistica di causa Un fattore di rischio è un esposizione in grado di produrre una variazione regolare e prevedibile sul rischio di malattia (probabilità di malattia) Esempio: l aumento del numero di casi di cancro del polmone nelle donne è predetto dall esposizione cumulativa a fumo di sigarette (pacchetti-anno) 5

CRITERI DI CAUSALITA' DI HILL 1) ANTECEDENZA TEMPORALE: la causa deve precedere l'effetto. Ad esempio, una terapia a base di estrogeni può essere messa in associazione con una tromboflebite solo se è stata iniziata prima della comparsa della tromboflebite. 2) FORZA DELL'ASSOCIAZIONE: un effetto piccolo può rappresentare una fluttuazione casuale; un effetto notevole più facilmente rispecchia un'associazione causa-effetto. Ad esempio, l'associazione tra fumo e cancro del polmone (Rischio Relativo =14) è più forte dell'associazione tra fumo e infarto miocardico (RR = 1,62). 3) GRADIENTE BIOLOGICO (DOSE-RISPOSTA): all'aumentare della dose, aumenta anche l'effetto. RR (Rischio Relativo) 20 15 10 5 0 0 1-10 11-20 21-30 31-40 41-50 51-60 >60 Sigarette al giorno 6

4) PLAUSIBILITA' BIOLOGICA: una nuova relazione causaeffetto deve essere compatibile con le conoscenze scientifiche attuali. Ad esempio, la relazione tra infarto miocardico e un particolare segno zodiacale, rilevata in uno studio, non trova nessuna spiegazione scientifica. 5) CONSISTENZA: l'associazione tra fattore di rischio e malattia deve essere confermata in contesti diversi. Ad esempio, l'efficacia di un trattamento anti-ipertensivo deve essere dimostrata sia in Italia che in Gran Bretagna. 6) EVIDENZA SPERIMENTALE: un'associazione causaeffetto, rilevata in uno studio osservazionale, andrebbe confermata da uno studio sperimentale. L'associazione tra fumo e cancro del polmone è stata confermata su animali di laboratorio. Modello eziologico di Rothman Eziologia multifattoriale = la malattia è dovuta a diverse cause. Un insieme di cause, appena sufficiente a determinare una malattia, viene denominato complesso causale. Esistono diversi complessi causali. causa sufficiente causa sufficiente causa sufficiente A E B D C A H B G F A H L I A = causa necessaria malattia 7

Molteplicità delle cause (e degli effetti) fumo + colesterolo e/o Ipertensione + Storia familiare Infarto miocardico e/o stress + obesità Il modello di Rothman è di tipo deterministico; diventa di tipo probabilistico in quanto non conosciamo tutti i fattori coinvolti in un complesso causale. L 80% dei casi di cancro è dovuto a cause ambientali, il 90% dei casi di cancro è dovuto a cause genetiche. La somma (80% + 90% = 170%) è maggiore del 100%. Questo apparente paradosso è spiegabile ricorrendo al modello eziologico di Rothman: le cause ambientali sono presenti nell 80% dei complessi causali, le cause genetiche sono presenti nel 90% dei complessi causali. 8

MODIFICATORE D EFFETTO MODIFICATORE D EFFETTO INTERAZIONE QUANTITATIVA = l effetto di un fattore cambia di intensità nei vari livelli dell altro fattore. Ad esempio, in presenza di ipossia l effetto cronotropo negativo della stimolazione vagale aumenta. INTERAZIONE QUALITATIVA = l effetto di un fattore diventa opposto (aumento vs diminuzione) nei vari livelli dell altro fattore. Ad esempio, l acetilcolina, somministrata ad un arteria isolata, determina vasodilatazione se l endotelio è intatto, vasocostrizione se l endotelio è stato asportato. 9

CONFONDIMENTO Studio di coorte INTERO CAMPIONE INFARTO Sì No Alcool Sì 100 900 1000 No 20 980 1000 120 1880 2000 P(infarto) = 120/ 2000 = 0,06 = 6% RR (Rischio Relativo)= 0,1/0,02 = 5 P(infarto/alcool) = 100/ 1000 = 0,1 = 10% OR (Odds Ratio) = 100*980/(20*900) = 5,44 P(infarto/astemi) = 20/ 1000 = 0,02 = 2% FUMATORI NON-FUMATORI INFARTO INFARTO Sì No Sì No Alcool Sì 99 801 900 Alcool Sì 1 99 100 No 11 89 100 No 9 891 900 110 890 1000 10 990 1000 % % P(infarto) = 110/1000 = 0,11 11 P(infarto) = 10/1000= 0,01 1 P(infarto/alcool) = 99/900 = 0,11 11 P(infarto/alcool) = 1/100 = 0,01 1 P(infarto/astemi) = 11/100 = 0,11 11 P(infarto/astemi) = 9/900= 0,01 1 RR (Rischio Relativo)= 1 RR (Rischio Relativo)= 1 OR (Odds Ratio) = 1 OR (Odds Ratio) = 1 10

Apparentemente l alcool aumenta il rischio di infarto miocardico di 5 volte. alcool alcool infarto miocardico In realtà i forti bevitori tendono anche a fumare di più ed è per questo motivo che essi presentano una maggiore incidenza di infarto miocardico. fumo infarto miocardico In termini epidemiologici si dice che il fumo è un confondente della relazione tra alcool e infarto miocardico. ERRORI DI MISURAZIONE Errori di misurazione: errore casuale ed errore sistematico. L'errore casuale riduce la precisione della stima, allarga l'ampiezza dell'intervallo di confidenza. Si può ovviare all'errore casuale aumentando il numero di soggetti. Gli errori sistematici (bias, distorsione) possono essere di informazione, di selezione e di confondimento. Bias di informazione: ad esempio, il confronto fra le variabili emato-chimiche rilevate in zone diverse può essere viziato da una diversa metodica laboratoristica. Pertanto, è importante centralizzare gli esami di laboratorio negli studi multicentrici. 11

Bias di selezione: quando si effettua un'indagine postale sui disturbi respiratori, gli asmatici tendono a rispondere prima rispetto agli altri soggetti. Pertanto, se risponde solo il 50% dei soggetti, la prevalenza di asma viene sovra-stimata. Al contrario, i fumatori tendono a rispondere dopo rispetto ai non-fumatori. Pertanto, se risponde solo il 50% dei soggetti, la prevalenza dei fumatori viene sotto-stimata. Bias di confondimento: Nel Verona Diabetes Study, le donne hanno all'incirca la stessa mortalità degli uomini (RR = 0,97, IC 95% 0,88-1,07). Le donne diabetiche sono più anziane: hanno in media 68,3±12,2 anni (media ± Deviazione Standard) contro i 62,2±13,0 anni degli uomini. Se si tiene conto dell'età in un modello multivariato, le donne diabetiche hanno una mortalità inferiore (RR = 0,64, IC 95% 0,58-0,71). 12