Coniche metriche e affini

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DISTANZA TRA DUE PUNTI NEL PIANO CARTESIANO

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Coniche metriche e affini Carlo Petronio Dicembre 2007 Queste note riguardano le coniche non degeneri, le loro equazioni metriche e la loro classificazione affine. 1 Piano euclideo, isometrie e trasformazioni affini La distanza tra due punti del piano di coordinate (x 1, y 1 ) e (x 2, y 2 ) si calcola usando il teorema di Pitagora e vale (x1 x 2 ) 2 + (y 1 y 2 ) 2. Le isometrie del piano, ovvero le bigezioni R 2 R 2 che preservano la distanza, sono combinazioni di trasformazioni dei tipi seguenti: traslazioni; rotazioni intorno a punti; riflessioni rispetto a rette. Considerando un isometria come un cambiamento di coordinate, essa è descritta da una formula del tipo { ξ = ax + by + c ( a b e la matrice α β η = αx + βy + γ ) ha le proprietà ab + αβ = 0, a 2 + α 2 = b 2 + β 2 = 1 1

( ) a b da cui segue che det = ±1. Un cambiamento di coordinate qualsiasi, che chiameremo affine, è invece la composizione di una bigezione lineare α β con una traslazione, dunque è anch esso descritto dalla formula { ξ = ax + by + c η = αx + βy + γ ( a b nella quale però si richiede soltanto che det α β ) 0. 2 Equazioni metriche di circonferenza, ellisse, parabola e iperbole Le coniche sono particolari luoghi geometrici nel piano, definiti attraverso la nozione di distanza. Le descriveremo a meno di isometrie, cioè scriveremo le loro equazioni rispetto a opportuni sistemi di coordinate ottenuti con una trasformazione isometrica a partire dalle coordinate originali. Circonferenza La circonferenza è il luogo dei punti aventi una fissata distanza r > 0 da un punto fissato, detto centro. Applicando un isometria (in questo caso, una traslazione) possiamo supporre che il centro sia l origine, quindi l equazione della circonferenza è x 2 + y 2 = r 2. Ellisse L ellisse è l insieme dei punti che hanno fissata somma delle distanze da due punti fissati, detti fuochi. Applicando la traslazione che porta l origine nel punto medio del segmento che congiunge i fuochi, seguita da una rotazione intorno all origine, possiamo supporre che i fuochi siano ( h, 0) e (h, 0) per qualche h > 0. Se 2k > 0 è il valore costante sull ellisse della somma delle distanze dai fuochi, vediamo che k > h, in quanto la minima possibile somma delle distanze da ( h, 0) e (h, 0) per un punto del piano si ha sul segmento [ h, h] {0} e vale 2h. L equazione dell ellisse è allora (x + h)2 + y 2 + (x h) 2 + y 2 = 2k 2

dalla quale con semplici manipolazioni algebriche si ottiene l equazione equivalente x 2 k + y2 2 k 2 h = 1 2 che possiamo riscrivere per opportuni a > b > 0 come (x/a) 2 + (y/b) 2 = 1 e che consideriamo l equazione canonica metrica di un ellisse. I numeri a, b sono detti semiassi perché gli assi coordinati sono assi di simmetria per l ellisse e i segmenti interni all ellisse su di essi hanno lunghezze 2a e 2b. Iperbole L iperbole è l insieme dei punti che hanno fissata differenza (in valore assoluto) delle distanze da due punti fissati, detti fuochi. Come per l ellisse possiamo supporre a meno di isometrie che i fuochi siano ( h, 0) e (h, 0) per qualche h > 0. Se 2k > 0 è il valore costante sull iperbole della differenza delle distanze dai fuochi, vediamo che k < h, in quanto la massima possibile differenza delle distanze da ( h, 0) e (h, 0) per un punto del piano si ha sull asse delle ascisse fuori dal segmento ( h, h) {0} e vale 2h. L equazione dell iperbole è allora (x + h) 2 + y 2 (x h) 2 + y 2 = 2k. Sviluppando i calcoli si ottiene esattamente la medesima equazione trovata per l ellisse (infatti il segno per cui differiscono le equazioni iniziali svanisce con un elevamento al quadrato), che conviene però scrivere come x 2 k y2 2 h 2 k = 1 2 e che possiamo riscrivere per opportuni a, b > 0 come (x/a) 2 (y/b) 2 = 1 che consideriamo l equazione canonica metrica di un iperbole. I numeri a, b sono ancora detti semiassi. 3

Parabola La parabola è l insieme dei punti equidistanti da una retta fissata e da un punto fissato fuori dalla retta. Traslando l origine degli assi nel punto medio del segmento di minima distanza tra il punto e la retta ed eseguendo una rotazione, vediamo che a meno di isometria possiamo supporre che la retta abbia equazione y = h e il punto sia (0, h) per qualche h > 0. L equazione della parabola è dunque y + h = x 2 + (y h) 2 da cui elevando al quadrato si trova 4hy = x 2 ovvero y = ax 2 per qualche a > 0, che consideriamo l equazione canonica metrica della parabola. Sezioni coniche L equazione x 2 + y 2 = z 2 definisce in R 3 un cono. Infatti x 2 + y 2 rappresenta la distanza del punto (x, y, z) dall asse z, dunque il luogo di equazione x 2 + y 2 = z 2 si ottiene ruotando intorno all asse z l unione delle rette x±z = 0 nel piano xz (o anche una sola di esse), da cui risulta appunto un cono. Si può verificare che le coniche metriche sopra descritte sono tutte e sole le curve che si ottengono intersecando il cono x 2 + y 2 = z 2 con un piano che non contenga l origine. Ad esempio se intersechiamo con z = 1 otteniamo la circonferenza unitaria x 2 + y 2 = 1 (una particolare ellisse). Se invece intersechiamo con y = 1 troviamo l iperbole z 2 x 2 = 1. E infine se intersechiamo con il piano x + z = 1 sul quale poniamo coordinate η = z x e ξ = y otteniamo la parabola η = ξ 2. 3 Matrice di una conica e classificazione affine delle coniche non degeneri Consideriamo ora le coniche sopra descritte solo a meno di trasformazioni affini. Abbiamo allora le equazioni canoniche x 2 + y 2 = 1 (ellisse), x 2 y 2 = 1 (iperbole) e y = x 2 (parabola). Conviene anche osservare che con un cambio di coordinate l equazione dell iperbole prende la forma xy = 1, che può anch essa essere impiegata come equazione canonica. 4

Ci poniamo ora il problema di classificare dal punto di vista affine il luogo di zeri di un polinomio di secondo grado, ovvero un luogo di equazione a 11 x 2 + 2a 12 xy + a 22 y 2 + 2a 13 x + 2a 23 y + a 33 = 0. La ragione della notazione scelta per i coefficienti è che l equazione può essere riscritta come t x a 11 a 12 a 13 x y a 12 a 22 a 23 y = 0. 1 a 13 a 23 a 33 1 L utilità di questa scrittura emerge pienamente nell ambito dello studio delle coniche tramite la geometria proiettiva, non trattato in queste note. Ci limitiamo qui invece a una verifica brutale del fatto che si può classificare il luogo definito dall equazione precedente impiegando tecniche di algebra lineare. La spiegazione concettuale della ragione per cui queste tecniche funzionano è rimandata al futuro. a 11 a 12 a 13 Poniamo dunque A = a 12 a 22 a 23 e proponiamoci di classificare a 13 a 23 a 33 dal punto di vista affine il luogo definito dall equazione di secondo grado cui è associata la matrice A. Per i = 1, 2, 3 definiamo allora d i come il determinante della sottomatrice quadrata di A formata dalle prime i righe e dalle prime i colonne. Dunque d 1 è il coefficiente di x 2, d 2 è il determinante della parte di A relativa alla porzione puramente quadratica dell equazione, mentre d 3 non è altro che il determinante di A. Diamo per buono senza dimostrarlo il seguente: Fatto. Un equazione di secondo grado cui è associata una matrice A con determinante non nullo definisce un ellisse, un iperbole, una parabola, oppure l insieme vuoto. Accettando questo fatto procediamo, per la classificazione delle varie possibilità, all inverso, cioè prendiamo ciascuna delle equazioni canoniche delle coniche (nonché ξ 2 +η 2 +1 = 0 per l insieme vuoto), applichiamo un qualsiasi cambiamento di coordinate { ξ = ax + by + c η = αx + βy + γ 5

( ) a b con det 0, ed esaminiamo le proprietà della matrice associata al α β polinomio risultante. Per l ellisse abbiamo l equazione canonica affine ξ 2 + η 2 1 = 0. Sostituendo a ξ e η la loro espressione rispetto alle nuove coordinate x e y, con facili calcoli otteniamo (a 2 +α 2 )x 2 +2(ab+αβ)xy+(b 2 +β 2 )y 2 +2(ac+αγ)x+2(bc+βγ)y+c 2 +γ 2 1 = 0 dunque la matrice associata è a 2 + α 2 ab + αβ ac + αγ A = ab + αβ b 2 + β 2 bc + βγ ac + αγ bc + βγ c 2 + γ 2 1 e facciamo le osservazioni seguenti: d 1 vale a 2 + α 2 ed è non nullo (positivo); d 2 vale (a 2 + α 2 ) (b 2 + β 2 ) (ab + αβ) 2 = (aβ bα) 2 dunque è positivo; d 3 vale (aβ bα) 2 dunque è non nullo (negativo); in particolare è discorde da d 1. Analogamente per l iperbole partiamo dall equazione ξη 1 = 0 trovando aαx 2 + (aβ + bα)xy + bβy 2 + (aγ + cα)x + (bγ + cβ)y + (cγ 1) = 0 dunque e notiamo che A = aα (aβ + bα)/2 (aγ + cα)/2 (aβ + bα)/2 bβ (bγ + cβ)/2 (aγ + cα)/2 (bγ + cβ)/2 cγ 1 d 2 vale (aα) (bβ) (aβ + bα) 2 /4 = (aβ bα) 2 /4 dunque è negativo; d 3 vale (aβ bα) 2 /4 dunque è non nullo. Calcoli analoghi conducono per la parabola ξ 2 η = 0 alle conclusioni che d 2 è nullo; 6

d 3 è non nullo. e per il vuoto ξ 2 + η 2 + 1 = 0 alle seguenti: d 1 è non nullo; d 2 è positivo; d 3 è non nullo e concorde con d 1. Osserviamo che i segni di per sé di d 1 e d 3 non sono mai significativi, perché moltiplicando l equazione di secondo grado per 1 il luogo definito non cambia mentre d 1 e d 3 vengono sostituiti dai propri opposti. Il confronto dei segni di d 1 e d 3 ha invece un valore intrinseco quando d 2 è positivo. In definitiva possiamo concludere che vale il seguente metodo di classificazione delle coniche con matrice associata non singolare: Teorema. Dato un polinomio di secondo grado p(x, y) per classificare dal punto di vista affine il luogo di equazione p(x, y) = 0: Si determina la matrice 3 3 simmetrica associata al polinomio; Si calcolano i determinanti d 1, d 2, d 3 ; Se d 3 = 0 si conclude che il luogo è una conica degenere e lo si studia a mano; Altrimenti si esamina d 2 : se d 2 < 0 si conclude che il luogo è un iperbole; se d 2 = 0 si conclude che il luogo è una parabola; se d 2 > 0 (da cui segue che d 1 non è nullo) si confrontano d 1 e d 3 : se sono discordi il luogo è un ellisse, altrimenti è vuoto. Per concludere menzioniamo i tipi possibili delle coniche degeneri, escludendo il caso in cui l equazione si riduca a una lineare: due rette parallele, di equazione canonica x 2 = 1; due rette incidenti, di equazione canonica xy = 0; 7

una singola retta, di equazione canonica x 2 = 0; un singolo punto, di equazione canonica x 2 + y 2 = 0. In presenza di un equazione di secondo grado che abbia matrice associata con determinante nullo, la classificazione del luogo definito si ottiene cercando un cambiamento affine di coordinate che porti l equazione a una delle quattro canoniche appena scritte. 8