Matematica e Statistica



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Matematica e Statistica Prova d esame (0/07/03) Università di Verona - Laurea in Biotecnologie - A.A. 0/3

Matematica e Statistica Prova di MATEMATICA (0/07/03) Università di Verona - Laurea in Biotecnologie - A.A. 0/3 Cognome-Nome Matr. IN STAMPATELLO VR *** Svolgere prima i punti (a) di tutti gli esercizi; solo in seguito i punti (b). *** Test a quiz sul retro () (a) Nello spazio tridimensionale la retta r passa per A(0,, ) e B(,, 0), mentre il piano Π contiene r e passa per C(,, ). Determinare entrambi in forma parametrica e cartesiana. (b) Determinare il luogo dei punti del piano x = 0 che hanno uguale distanza dal punto A e dall asse z. Di che luogo si tratta (circonferenza, retta, iperbole,...)? e () Studiare (giustificando le conclusioni) la funzione f(x) = x +, e tracciarne il grafico. () x (3) (a) Calcolare gli integrali 0 (3 e x ) dx e π 0 sin x sin x dx. (b) Disegnare S = { (x, y) : x π, x y x cos x }, e calcolarne l area. (4) (a) Data g(x, y) = x xy +, determinarne dominio, zeri, segno e limiti interessanti, disegnando i risultati. Trovarne i punti stazionari ed eventuali estremi locali. (b) Calcolare gli estremi assoluti di g sull insieme Q = {(x, y) : x, y }. (5) Sono date le equazioni differenziali e x yy = 3(e x 3) e y y + = 0. (a) Trovare le soluzioni di ciascuna delle due equazioni, specificando se ve ne sono in comune. (b) Quali delle soluzioni trovate ammettono un punto di massimo locale stretto in x = 0? () Per lo studio della crescenza potrebbe essere utile un confronto grafico. Non è richiesta la convessità.

Matematica e Statistica Prova di STATISTICA (0/07/03) Università di Verona - Laurea in Biotecnologie - A.A. 0/3 Cognome-Nome Matr. IN STAMPATELLO VR *** Attenzione: compiti illeggibili non verranno corretti! *** Test a quiz sul retro

Soluzioni MATEMATICA () (a) La retta r, passando per i punti A(0,, ) e B(,, 0), sarà parallela al vettore v = (0,, ) (,, 0) = (,, ) e dunque una forma parametrica è r = {(0,, ) + t(,, ) : t R} = {(t, t, t) : t R}. Sostituendo x = t in (y, z) = ( t, t) si ricava poi una forma cartesiana dal sistema delle due equazioni x + y = e x + z =. Il piano Π, contenendo la retta r, sarà parallelo al vettore v e passerà per il punto A oltre che per C(,, ): due vettori ad esso paralleli saranno pertanto v e w = (,, ) (0,, ) = (, 0, ), da cui la forma parametrica Π = {(,, )+s(,, )+t(, 0, ) : s, t R} = {(+s+t, s, s+t) : s, t R}; da (x, y) = ( + s + t, s) si ricava poi (s, t) = ( y, x + y ), che messe in z = s + t danno l equazione cartesiana x + 3y z 4 = 0. (b) Un punto del piano x = 0 è del tipo (0, y, z), e la condizione di avere uguale distanza dal punto A(0,, ) e dall asse z si esprime imponendo che (y ) + (z + ) = y, che quadrando equivale a y y++z +z+ = y, ovvero y = z + z + : si tratta come noto di una parabola (con asse z = e vertice (, )). () (Figura ) Poiché e x + > 0, la funzione f(x) = e x + è definita per x 0, e nel dominio è derivabile infinite x volte. La funzione non si annulla mai, e vale f(x) 0 per x 0. I limiti interessanti sono in e in 0 : quelli determinati sono lim x f(x) = 0 e lim x 0 f(x) =, mentre lim x + f(x) è in forma determinata ma si vede facilmente (con de l Hôpital, o raccogliendo e x sopra e x sotto) che vale + : dunque x = 0 è asintoto verticali f(x) bilateri, y = 0 è asintoto orizzontale a, ed essendo lim x + = e x + = + (stessa dimostrazione di x prima) non c è asintoto obliquo a +. Derivando si ottiene f (x) = x e x e x + x e x + = xex (e x +) x x = (x )ex e x + x, e x + dunque vale f (x) 0 dove (x )e x, ovvero (dividendo per e x > 0) dove x e x, e un confronto grafico tra y = x (retta) e y = e x (esponenziale simmetrizzato e raddoppiato di valore) mostra chiaramente che ciò accade quando x a per un certo < a < 3 (vale in realtà a,): dunquef è strettamente decrescente su ], 0[ e su ]0, a[ e strettamente crescente su ]a, + [, dunque x = a è punto di minimo locale (con f(a),4). (3) (a) Posto x = t (da cui dx = t dt), separando gli addendi e integrando per parti si ha (3 0 e x ) dx = 3 dx 0 0 e x dx = (3x] 0 t 0 et dt = 3 ((t )e t ] 0 = 3 ((0) ( )) =. Posto u = sin x (da cui du = cos x dx) vale π sin x dx = π 0 sin sin x cos x dx = u du = ( log( u )] x 0 sin x 0 u 0 = log 0,7. (b) (Figura ) La funzione x cos x è dispari, positiva per x > 0 e si annulla in x = π, 0, π, mentre la funzione x ha come grafico quello del modulo traslato a destra di e in basso di : l area di S ne risulta π x cos x dx + 0 π (x ) dx + 0 ( x) dx = (x sin x] π 0 π sin x dx + ( 0 x x] π + ( x ] 0 = ( π ) (0) + (cos x] π 0 + ( 3 ) ( π π) + (0) ( ) = 3π π 8 8 (che vale circa,48). (4) (a) (Figura 3) Il dominio di g(x, y) = x xy + è data da xy, ovvero tutta la zona compresa tra i due rami (compresi) di iperbole equilatera xy = nel o e 4o quadrante; si tratta di una funzione continua in tutto il suo dominio e differenziabile in tutto il dominio privato dei rami di iperbole, in quanto in tali punti le derivate parziali g = y g x xy+ e = x y xy+ risultano continue. La funzione si annulla quando x = xy +, che nell ipotesi x 0 equivale a x = 4(xy + ), ovvero x 4xy 8 = 0: si tratta di un iperbole in posizione generica, che possiamo studiare facilmente ad esempio come grafico di funzione y = x 8 (asintoto verticale in 4x 0 +, nulla in x =, positiva per x >, asintoto obliquo y = x a + ). Si ha poi g(x, y) > 0 quando 4 x > xy +, che sempre nell ipotesi x 0 equivale a x > 4(xy + ): per x = 0 ciò è falso (dunque g è negativa sui punti dell asse y), e per x > 0 equivale a y < x 8, ovvero i punti sotto il grafico visto qui sopra. L unico 4x limite interessante è a, e non esiste: infatti tendendo a lungo la curva degli zeri y = x 8 tale limite è 4x 0, mentre tendendovi ad esempio lungo l asse x (ovvero y = 0) la funzione diventa g(x, 0) = x e dunque il limite è ±. I punti stazionari sono le soluzioni del sistema g = g = 0, ovvero il solo punto P (0, ) da x y g g = 0 si ricava y =, che messo in = 0 dà x = 0, da cui il già noto punto C(0, ). A conti fatti la matrice y x ( hessiana di g risulta H g(x, y) = ; essendo H g(p ) = ) y (xy + ) 3 (xy + 4)(xy + 3 ) (xy + 4)(xy + 3 ) x (xy + ) 3 e dunque det H g(p ) < 0, il criterio dell hessiano ci dice subito che P è un punto di sella. 0 (b) (Figura 3) L insieme Q = {(x, y) : x, y } è il quadrato chiuso di estremi A(, ), B(, ),

C(, 0) e D(, 0): per la ricerca degli estremi assoluti di g su Q (che esistono in base a Weierstrass, essendo Q un sottoinsieme compatto ovvero chiuso e limitato interamente contenuto nel dominio di g, che è continua) dividiamo Q nelle zone Q 0 dei suoi punti interni; Q del lato orizzontale AB privato dei vertici; Q del lato verticale BC privato dei vertici; Q 3 del lato orizzontale CD privato dei vertici; Q 4 del lato verticale AD privato dei vertici; e Q 5 = {A, B, C, D} dei vertici. Se massimo o minimo assoluti fossero assunti in un punto di Q 0, tale punto dovrebbe essere in particolare stazionario per g. Ora, come visto prima l unico è P (0, ), che sta in Q 0 ma che essendo come visto prima una sella, non potrà essere un punto in cui gli estremi vengono raggiunti. Sul lato orizzontale Q la funzione vale ϕ (x) := g(x, ) = x (x + ), con < x <. Se massimo o minimo assoluti fossero assunti in un punto di Q, in tale punto dovrebbe annullarsi la derivata ϕ (x) = x+, il che accade quando x + =, non accettabile. Sul lato verticale Q la funzione vale ϕ (y) := g(, y) = y +, con 0 < y < ; ma la derivata ϕ (y) = y+ non si annulla mai. La stessa cosa accade sul lato verticale Q 4 (su cui la funzione vale ϕ 4(y) := g(, y) = y, con 0 < y < e ϕ 4(y) = y 0) e sul lato orizzontale Q 3 (su cui la funzione vale ϕ 3(x) := g(x, 0) = x, con < x < e ϕ 3(x) = 0). Infine, i tre punti A, B, C, D di Q 4 vanno tenuti tutti presenti. Gli estremi assoluti di g su Q potranno dunque assunti solo nell ambito dei quattro vertici A, B, C, D: poiché g(a) =, g(b) = 3, g(c) =,8 e g(d) = 3,8, il massimo assoluto di g su Q è (assunto in A) e il minimo assoluto è (assunto in D). (5) (a) L equazione differenziale e x yy = 3(e x 3) è del primo ordine a variabili separabili: separando si ottiene y dy = 3(e x 3e x ) dx, da cui integrando y = 3e x + 9 e x + k, ovvero (posto h = k) le soluzioni y(x) = 9e x 6e x + h al variare di h R. L equazione y y + = 0, ovvero y y = è del secondo ordine, lineare a coefficienti costanti. L equazione caratteristica t = 0 ha soluzioni t = ±, dunque lo spazio di soluzioni dell equazione omogenea associata è y(x) = A e x + B e x al variare di A, B R. Una soluzione particolare per la completa è evidentemente la costante ỹ, dunque lo spazio di soluzioni dell equazione completa è y(x) = A e x + B e x + al variare di A, B R. L unica soluzione in comune tra le due equazioni è y(x) = 3e x, ottenuta dalla prima per h = (col segno +) e dalla seconda per (A, B) = (0, 3). (b) La soluzione generica y(x) = 9e x 6e x + h della prima equazione è definita in x = 0 (come soluzione, dunque con derivabilità) per (9e x 6e x + h) x=0 > 0, cioè h > 3. In tali casi si ha y = 3e x 9e 9e x, da x 6e x +h cui y (0) = ± 6 3+h, che essendo sempre 0 mostra come nessuna di queste soluzioni abbia un punto di massimo locale stretto in x = 0. Passiamo alla soluzione generica y(x) = A e x + B e x + della seconda equazione. Da y = A e x B e x e y = A e x + B e x si ottiene y (0) = A B e y (0) = A + B : una condizione necessaria affinché tale soluzione abbia un punto di massimo locale stretto in x = 0 è che y (0) = 0 e y (0) 0, ovvero che B = A 0; ora, se in più y (0) < 0, ovvero se B = A < 0, tale condizione è anche sufficiente, e resta solo da esaminare il caso A = B = 0, ovvero la funzione costante, per la quale però x = 0 non è un punto di massimo locale stretto. Pertanto le soluzioni cercate sono tutte e sole quelle del tipo y(x) = A(e x + e x ) + con A < 0.. Il grafico della funzione dell ex... L insieme dell ex. (3.b). 3. Ex. (4.b): zeri (rosso), segno positivo (giallo) e negativo (grigio) della funzione g; il punto stazionario (porpora); l insieme Q (azzurro).

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