CONCETTI BASE DI IDRAULICA

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CONCETTI BASE DI IDRAULICA Prima di dare alcuni cenni sulla progettazione degli impianti é bene chiarire alcuni fondamentali concetti idraulici: PORTATA: Quantità d acqua che attraversa una sezione in un determinato tempo. Si misura in l/s, l/m, mc/h. Siano: S u = superficie unitaria = 1 mq L u = lunghezza percorsa nel tempo unitario = 1 m T u = tempo unitario = 1s V u = L u /T u velocità = 1 m/s Q u = portata unitaria avremo: Q u = S u x L u = 1 mq x 1 m = 1 mc In una condotta avente un solo punto d ingresso ed un solo punto di uscita, la portata é costante in ogni punto, qualsiasi ne sia la forma o la dimensione. Pertanto, quando la portata é costante, la velocità dipende solo dalla sezione del tubo. Se la sezione é costante, allora la velocità sarà costante, ma se la sezione varia anche la velocità cambia e lo fa in maniera inversamente proporzionale (se il tubo si stringe la velocità aumenta, se il tubo si allarga la velocità diminuisce). PRESSIONE: La pressione è una forza applicata perpendicolarmente ad una superficie. Si misura in Kg/cm 2, atmosfere, bar, m.c.a. (metri colonna d acqua), Pa (Pascal) 1

Kg/cm 2 Atm Bar m.c.a. KPa Kg/cm 2 1,0000 1,0332 1,0197 0,1000 0,0102 Atm 1,0332 1,0000 1,0132 10,3323 101,3249 Bar 1,0197 0,9869 1,0000 10,1972 100,0000 m.c.a. 0,1000 0,0968 0,0981 1,0000 9,8066 KPa 0,0102 0,0099 0,0100 0,1020 1,0000 Esistono due modalità in cui la pressione viene considerata nella nostra esposizione: la pressione statica (idrostatica = ad acqua ferma) la pressione dinamica (con acqua in movimento) E importante sottolineare che, per la progettazione degli impianti di irrigazione, la pressione che maggiormente interessa non è quella statica, ossia ad impianto chiuso, ma quella dinamica, ovvero ad impianto funzionante. Per chiarire il concetto di pressione idrostatica ricordiamo alcuni principi: l acqua è un liquido e come tale non ha forma propria ma assume la forma del recipiente che lo contiene. Le particelle di cui si compone sono, infatti, attratte dalla forza di gravità e si comportano come minuscole palline sempre pronte a sfuggire verso il basso. Questo ci permette di considerare l acqua come un insieme di strati o fogli complanari formati da particelle elementari. un liquido trasmette ugualmente in tutte le direzioni le pressioni esercitate in un punto qualsiasi della sua superficie, cioè la pressione è proporzionale alla superficie alla quale viene trasmessa. Ossia se consideriamo uno strato di area A posto ad profondità h dal pelo libero esso subisce il peso P dell acqua sovrastate. Ora se V è il volume e P s il peso specifico dell acqua P = V x P s = A x h x P s 2

la pressione p su tale strato è: p = P/A= A x h x P s /A = h x P s e poiché P s = 1 p = h Si può notare che la pressione idrostatica non dipende in alcun modo dalla superficie dello strato ma esclusivamente dalla distanza di questo dal pelo libero e dal peso specifico. La pressione si esercita perpendicolarmente alle pareti premute. Due esempi: Poiché l altezza h é uguale sia per A che per B, la pressione in A é uguale a quella in B Forma e lunghezza della condotta non influenza la pressione statica che resta invariata in A e B Chiarito il concetto di pressione statica possiamo ora affrontare quello di pressione dinamica ossia quali altri fattori interagisco quando l acqua si pone in movimento all interno di una condotta. Nel momento in cui il liquido entra in movimento la struttura in cui esso è contenuto assume un importanza notevole. Infatti, sia i materiali più o meno lisci, sia la forma dei recipienti faciliteranno od ostacoleranno in maniera differente lo scorrimento dell acqua. PERDITA DI CARICO: perdita di pressione dovuta all insieme delle forze passive (scabrosità dei materiali, dislivelli, curve e derivazioni) che, in una tubazione, oppongono una resistenza allo scorrimento dell acqua. Si intuisce facilmente che con il sistema in quiete la forza espressa dalla pressione idrostatica si presenta come una forza esercitata esclusivamente sulle pareti del contenitore e da esso racchiusa, non generando un lavoro. Ma se foriamo quest ultimo, l acqua, non trovando più un ostacolo che opponga resistenza alla pressione statica, defluirà verso l esterno alla ricerca di un nuovo equilibrio, dando inizio ad un lavoro cioè ad un consumo di energie necessarie per effettuare un movimento. 3

Possiamo definire due tipi di perdite di carico: Continue sono dovute alla qualità dei materiali (ruvidezza o scabrosità) e si generano lungo tutto il percorso del liquido Accidentali od occasionali sono dovute a variazione di direzione del flusso, di diametro, alla presenza di valvole o strumenti di controllo Un ulteriore elemento che, oltre ai fattori già accennati di scabrosità e lunghezza è determinante nel calcolo delle perdite di carico è la portata. Differente è, infatti, l energia necessaria per muovere quantità diverse di liquido in una medesima condotta. Infatti mantenendo invariata la sezione della condotta, per ottenere un maggior passaggio di acqua saremo costretti ad aumentare la velocità con un conseguente aumento del consumo di energia. Siano: V = velocità Q = portata in mc/h D = diametro interno della condotta 354 = costante Q x 354 per cui si avrà: V = Per il calcolo delle perdite accidentali non esistono formule o abachi, ma semplicemente ogni elemento, sia esso un raccordo o una valvola, ha una propria tabella in cui è riportata la perdita di carico relativa ad una certa portata. Per le perdite di carico continue esistono, invece, delle formule dalle quali sono stati ricavati grafici o abachi che, pur non garantendo un elevata precisione, permettono dei conteggi abbastanza attendibili. Prima però di vedere il funzionamento di uno di questi strumenti grafici, analizziamo la formula di Hazen-Williams. D 2 J = 3121 x Q 1,852 1 x x L C 1,852 D 4,87 Dove J = perdite di carico in m/km Q = portata in l/h C = coefficiente del materiale (per il polietilene C = 140) D = diametro interno in mm L = lunghezza 4

Consideriamo per esempio i seguenti dati: Q = 8000 l/h C = 140 D = 44,2 mm ( Ø 50 PeAd PN6) L = 30 m La perdita di carico risulterà la seguente: J = 3121 x (8000/150) 1,852 x 1/(44,2 4,87 ) x 30= 1,64 m.c.a. Risolviamo ora lo stesso problema con l abaco seguente. Con l aiuto di un righello ipotizziamo di tracciare una linea che colleghi tra loro i 8 mc/h ed il diametro interno pari a 44,2. Il proseguimento di tale linea ci indicherà la perdita di carico in m/km. A questo punto moltiplicheremo per la lunghezza e divideremo per 1000 per ottenere la misura in m.c.a (1,35 m.c.a.) 5

VELOCITÁ: Rapporto tra lo spazio percorso ed il tempo impiegato. Si misura in m/s. Essendo l acqua un liquido non comprimibile è di facile intuizione che se, in una condotta di sezione variabile (ABCD), introduciamo da A una certa quantità d acqua, qualunque sia la forma e la lunghezza della condotta, troveremo che in A, B, C e D ne transita la medesima quantità. Se però analizziamo cosa succede in B e C ci accorgeremo che benché non cambi la pressione (salvo le eventuali perdite di carico) la differenza consiste nel tempo in cui l acqua attraversa queste sezioni ossia nella velocità. La velocità quindi non è uguale alla pressione (che come già visto dipende da h) e non è da confondersi con essa. Ciò nonostante essa non deve essere considerata ininfluente nei calcoli di progettazione. Infatti, velocità troppo elevate possono causare problemi d erosione, vibrazione delle tubazioni, accentuazione dei problemi legati ai colpi di ariete; velocità troppo ridotte facilitano il formarsi di depositi e sedimentazioni. La velocità incide sul valore delle perdite di carico in misura pressoché quadratica, ovvero, a parità di sezione, se la velocità raddoppia, le perdite di carico si quadruplicano. 6