La certificazione biologica: ruolo di garanzia, riconoscibilita e fiducia



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La certificazione biologica: ruolo di garanzia, riconoscibilita e fiducia Maurizio Canavari e Nicola Cantore Unità di Ricerca: Dipartimento di Economia e Ingegneria Agraria Università degli Studi di Bologna Alma Mater Studiorum canavari@agrsci.unibo.it Nella considerazione globale delle prospettive connesse allo sviluppo dell agricoltura biologica, la certificazione delle produzioni merita particolare considerazione. In qualità di strumento di attestazione di conformità, la certificazione assume rilievo in quanto consente di pervenire alla qualificazione delle produzioni, sottintende una sostanziale uniformità dei prodotti certificati (in quanto ottenuti da processi produttivi realizzati in rispetto di precisi disciplinari di produzione) e favorisce una maggiore riconoscibilità degli stessi. All interno del comparto delle produzioni biologiche, contraddistinto da precise peculiarità, la certificazione si pone a raccordo tra un sistema di produzione disciplinato e gli utilizzatori finali dei prodotti derivanti da tale sistema (consumatori); la funzione da essa svolta all interno della filiera delle produzioni biologiche come strumento di controllo, quindi, si configura come elemento di criticità. L analisi relativa alla certificazione delle produzioni biologiche si è sviluppata seguendo due linee di ricerca, volte ad analizzare la certificazione nella prospettiva del consumatore e nella sua collocazione all interno della filiera delle produzioni biologiche Il rapporto tra la certificazione delle produzioni biologiche ed i consumatori, indagato attraverso quesiti volti a valutare il livello di conoscenza, consapevolezza e fiducia dei consumatori stessi, ha messo in evidenza che la certificazione delle produzioni biologiche rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per influenzare i comportamenti d acquisto dei consumatori. La filiera d acquisto dei prodotti biologici ruota attorno al sistema di certificazione, che garantisce al consumatore il rispetto di standard di processo e di attributi del prodotto, stabiliti a livello normativo. La certificazione di parte terza è altresì identificata dalla teoria microeconomica come la soluzione teorica e pratica per eliminare i problemi di selezione avversa e azzardo morale che potrebbero minare la fiducia e la credibilità del sistema. Tuttavia, l analisi condotta ha consentito di mettere in evidenza il fatto che, per effetto della percezione dei consumatori relativa al ruolo svolto dagli attori della filiera, la certificazione delle produzioni biologiche non si attesti come fattore discriminante nei comportamenti d acquisto. La fiducia nel sistema di certificazione è da considerarsi quindi come criterio necessario ma non sufficiente ad orientare le scelte dei consumatori, data la molteplicità dei fattori che risultano determinanti in queste scelte (fattori culturali, politici, sociali, economici); in questo senso, dunque, potrebbero avere efficacia interventi che giovino alla fiducia e alla credibilità del sistema di certificazione, non disgiunti dall identificazione di ulteriori strumenti che possano influire sul comportamento d acquisto dei consumatori. La seconda linea di ricerca si prefiggeva lo scopo di analizzare e definire il ruolo svolto dal processo di certificazione nei confronti degli attori della

filiera biologica, e di verificare l efficienza del sistema di controllo, giungendo a formulare considerazioni relative alla capacità del sistema di incrementare la fiducia nel processo di certificazione delle produzioni biologiche e di indurre comportamenti virtuosi tra gli operatori. L analisi della letteratura e delle disposizioni vigenti ha consentito di collocare gli organismi di certificazione (OdC) in posizione centrale all interno della filiera biologica, in quanto identificati come soggetti preposti al recepimento e al controllo dell attuazione delle disposizioni relative all adozione del metodo di produzione biologico. L analisi diretta condotta presso gli OdC ha ulteriormente rafforzato l idea della centralità del ruolo degli OdC, fornendo contemporaneamente elementi utili alla caratterizzazione degli organismi stessi, alla definizione della consistenza dell attività di certificazione, alla descrizione delle modalità di gestione dei rapporti con gli altri soggetti della filiera, alla collocazione dei concetti di fiducia e reputazione all interno della filiera. Muovendo infatti dall assunto dell uguaglianza dei requisiti necessari per l accreditamento, da parte ministeriale, degli OdC, è comunque riconosciuto ai fattori della competenza di base (competenza della commissione di certificazione, competenza del management e dei tecnici, gestione del processo di certificazione) un ruolo importante nel conferimento di fiducia agli OdC da parte degli altri attori della filiera. Nella considerazione della reputazione, è interessante notare che l attribuzione di importanza all opinione dei soggetti della filiera in merito agli OdC si modifica a seconda del tipo di rapporto stabilito tra OdC e soggetti della filiera; Ministero, Assessorati, Ente di Accreditamento e Clienti finali rappresentano gli interlocutori di rilievo nella definizione della reputazione, ma il peso conferito al loro giudizio diverge nella considerazione di tecnici e dirigenti (tecnici: maggiore orientamento al processo; dirigenti: maggiore orientamento alla soddisfazione degli operatori del mercato). Dall indagine diretta sono emerse ulteriori evidenze, che sottolineano alcuni elementi critici del sistema: insufficiente interessamento delle autorità pubbliche nei confronti dell evoluzione del settore, problemi di coordinamento tra enti di sorveglianza; eccessiva frammentazione dei controlli svolti sugli OdC; ambiguità nella definizione degli ambiti operativi; ruolo di orientamento svolto dall ente di accreditamento nazionale (elemento di distorsione, in attrito con le istituzioni pubbliche). Muovendo dagli elementi forniti dalla prima fase di indagine, l analisi ha inteso verificare l efficienza dell attuale sistema di controllo delle produzioni biologiche, attraverso l applicazione e l adattamento dell approccio di agenzia all interno della filiera di produzione biologica. Le caratteristiche che principali ed agenti assumono nelle relazioni di agenzia sono state impiegate al fine di ripartire la filiera di produzione biologica in una serie di relazioni duali, identificando principali ed agenti in ciascuna di esse. In questo contesto, gli OdC assumono per delega il ruolo di principali: essi rappresentano in realtà il sistema di monitoraggio adottato dal principale (nel caso specifico, le autorità pubbliche) al fine di controllare l agente (in questo contesto, i produttori), ma per effetto di quanto evinto sul loro ruolo, gli OdC assurgono, nell astrazione formulata, al ruolo di principali, aventi per obiettivo il compito di garantire la realizzazione del sistema di produzione

biologico. La relazione tra OdC e produttori è stata identificata dunque come la relazione maggiormente critica per il comparto, in quanto è in essa che trova sintesi il problema della garanzia, per effetto del ruolo e della posizione assunta, nel processo di produzione e nel mercato, dai soggetti interagenti, e per via delle implicazioni derivanti dalla possibilità di mettere in atto comportamenti opportunistici. La caratterizzazione del rapporto tra OdC e produttori come relazione di agenzia ha implicato l identificazione di indicatori che fungessero da parametri interpretativi del comportamento dei soggetti. L attività degli OdC è stata analizzata in termini di sforzo di verifica, prendendo in considerazione, in qualità di indicatori, elementi descrittivi dell attività di controllo (al fine di evincere informazioni relative all efficienza di verifica); per i produttori, si è reso necessario il restringimento del campo di analisi ad una filiera specifica (in particolare, la filiera del latte biologico) al fine di individuare opportunamente gli indicatori in grado di esaltare la distintività del settore e di caratterizzare il comportamento dei produttori stessi. L intento dell analisi era quello di verificare l esistenza di correlazioni tra i regimi di verifica e i parametri relativi all attività dei produttori, al fine di comprendere se l articolazione del sistema di verifica potesse influire sull adozione di comportamenti opportunistici da parte dei produttori. I risultati ottenuti consentono di formulare alcune considerazioni. Gli indicatori relativi agli OdC mettono in risalto divergenze imputabili alle diverse scelte strutturali, strategiche ed operative degli organismi di controllo stessi. L andamento degli indicatori, considerati in serie storica per ogni organismo, non risulta sempre coerente, anche per lo stesso organismo, quindi non consente di esprimere giudizi definitivi sulle attività degli organismi e sulla loro pressione di verifica. Tuttavia, è possibile identificare sensibili differenze negli approcci degli organismi, soprattutto in termini di costanza di modalità operative (sembra delinearsi una sorta di approccio più sistematico e metodico all attività di verifica da parte di alcuni organismi) e di attenzione ad alcuni elementi indicati, già nella prima fase di analisi, come importanti per la qualificazione e la creazione di fiducia nei confronti degli OdC (si fa riferimento, in particolare, all importanza attribuita alla formazione all interno degli OdC, che viene gestita in modo del tutto autonomo dai singoli organismi, ripercuotendosi in parte sui requisiti di competenza di base indicati come elementi di fiducia). In riferimento agli indicatori dei produttori, la ridotta numerosità del campione e la presenza, al suo interno, nonostante il tentativo di omogeneizzazione, di soggetti operanti in realtà ambientali con caratteristiche differenti, non consente di imputare con certezza a comportamenti opportunistici la presenza di indicatori con andamento differente rispetto a quanto comunemente si verifica nel comparto biologico. Per via dell impossibilità di costruire, attraverso i dati a disposizione, una linea di tendenza nel comportamento dei produttori, e di correlare i loro parametri a quelli relativi al regime di verifica imposto dagli OdC, si giunge ad affermare che probabilmente il sistema di verifica e la sua impostazione manifestano difficoltà nell identificare effettivi comportamenti opportunistici da parte dei produttori, mentre risultano più efficaci nell individuare

situazioni di incapacità gestionale. L attestata esistenza di modalità operative differenti nell accertare la capacità dei produttori di adempiere alle disposizioni imposte si configura sicuramente come elemento di debolezza del sistema, in quanto conferisce agli OdC, sebbene accreditati allo stesso modo, la possibilità di stabilire autonomamente il livello di controllo da imporre al sistema al fine di svolgere compiutamente il ruolo di garante. E in quest ottica che i concetti di reputazione e fiducia acquistano significato: l arbitrarietà (nei limiti imposti dalla legge) concessa agli organismi di controllo nella definizione delle procedure di verifica (derivante dall impostazione del regolamento europeo) affida ai produttori in primis la responsabilità di assicurare il rispetto delle disposizioni di legge, e in seconda istanza agli OdC il compito di attuare un puntuale e sistematico controllo sulle modalità operative attraverso cui il sistema di produzione biologica adottato dal produttore persegue il suo obiettivo (la realizzazione di prodotti biologici). In questo senso, la reputazione dei soggetti che operano in un contesto di filiera di produzione e all interno del mercato diventa elemento di importanza fondamentale, in quanto si configura come requisito di garanzia in merito all affidabilità dei prodotti e dei soggetti che hanno contribuito a realizzarli e a certificarli (OdC e produttori sono, in primo luogo, soggetti privati che operano sul mercato, in un contesto di concorrenza, e offrono un servizio la cui distintività passa anche attraverso l affidabilità del loro operato e la loro reputazione). Si ritiene dunque che, per sottrarre il sistema alla condizione di equilibrio instabile in cui si trova, sostenuto dal meccanismo della reputazione, si ritiene che possano risultare utili interventi volti a definire modalità operative uniformi per gli organismi di controllo, soprattutto in termini di definizione e costruzione delle competenze necessarie per valutare i sistemi di produzione biologica approntati dagli operatori. La definizione di un modus operandi comune, che permetta di identificare, nella certificazione delle produzioni biologiche, un metodo comune di analisi e verifica, potrebbe giovare alla credibilità del sistema stesso, che avrebbe la possibilità di sottrarsi al meccanismo della reputazione e di acquisire maggiore efficienza nella validazione dei sistemi di produzione biologica. Il passaggio culturale richiesto in questo senso è decisamente complesso, sia per l impostazione stessa del regolamento sulle produzioni biologiche (che si struttura come una sorta di sistema qualità e quindi non imbriglia produttori e certificatori in un rigido sistema di requisiti), sia per l impossibilità di procedere a modifiche del sistema di controllo che impongano il ricorso a regimi di prova e verifica troppo stringenti (è necessario, in effetti, continuare a coniugare la funzione di garanzia degli OdC con la sostenibilità economica del sistema di verifica approntato).

CASO DI STUDIO - Basilicata La certificazione ed il suo impatto diretto sulle realtà produttive sono stati analizzati all interno di un caso di studio, riferito all area dell alto tavoliere e rivolto a due distinti gruppi di indagine: produttori e certificatori. Dallo studio sono emersi elementi interessanti in riferimento agli aspetti positivi e ai vantaggi derivanti dall adozione della certificazione da parte dei produttori, anche se non è possibile scindere in quale misura tali giudizi si riferiscano alle produzioni biologiche (si fa infatti riferimento in modo congiunto all adozione del sistema di certificazione biologico e DOP). Dall analisi emerge che l adozione del sistema di certificazione ha apportato numerosi benefici, in termini di immagine dell azienda, di guadagno, di posizionamento del prodotto; tuttavia, i maggiori costi di produzione, i costi derivanti dal mantenimento degli standard richiesti dal disciplinare e la convinzione della scarsa percezione dei consumatori nei confronti del maggior valore intrinseco del prodotto rappresentano elementi negativi. E interessante rilevare che, nella scelta degli OdC, i produttori hanno conferito all autorevolezza e alla serietà dell ente, alla competenza, all accreditamento SINCERT e agli anni di attività un peso importante. Il costo della certificazione resta tuttavia un ulteriore importante criterio di scelta dell organismo di certificazione. Per quanto riguarda gli OdC, è interessante rilevare che l indagine presso gli operatori territoriali ha individuato nell autorevolezza e serietà dell ente, nell accreditamento SINCERT, negli accreditamenti sulla base di standard esteri, nonché nel costo della certificazione gli elementi più importanti per la creazione della fiducia nei confronti dell ente di certificazione. CASO DI STUDIO Calabria La filiera di produzione biologica, intesa come sistema agro-alimentare integrato, è stata analizzata dal caso di studio presentato dall unità operativa della Calabria. Recuperando, dalla letteratura economico-agraria, il concetto di filiera territoriale, nel quale l elemento del territorio è inserito in qualità di fattore di rilievo nello sviluppo delle filiere agro-industriali e nella loro caratterizzazione, nonché nell esaltazione dei fattori di competitività immateriali in grado di influire sullo sviluppo delle imprese e delle filiere stesse, lo studio condotto ha inteso fornire un contributo alla conoscenza delle caratteristiche strutturali, tecniche ed economiche delle filiere biologiche vitivinicole e olivicole della regione Calabria, sottolineando i processi evolutivi che hanno accompagnato ed accompagnano i due comparti di produzione biologica all interno del loro contesto territoriale. L articolazione in fasi dello studio ha consentito di raccogliere informazioni sulle caratteristiche strutturali ed evolutive dei due comparti, in termini di aziende, superfici, tecniche colturali; essa ha altresì permesso di analizzare, attraverso lo studio di casi aziendali di tipo integrato, il rapporto di filiera, in relazione agli aspetti tecnico-produttivi dei due comparti, alle innovazioni tecnologiche e di prodotto, ai risultati commerciali, alle relazioni di filiera. In termini di risultati, l analisi ha permesso di osservare che l integrazione aziendale si

configura come elemento di garanzia di produzione biologica, in quanto è nelle aziende integrate che la strategia imprenditoriale si è orientata espressamente verso l internalizzazione dei segmenti della filiera, con indubbi riflessi positivi sull immagine del prodotto e dell impresa. I risultati evidenziano inoltre come la strategia imprenditoriale delle aziende integrate propenda verso la valorizzazione e il miglioramento delle produzioni, che consentono il mantenimento di quote di mercato e conferiscono a questa tipologia di imprese un ruolo trainante, in grado infatti di condizionare le scelte di altre realtà produttive operanti nello stesso comprensorio. Alla propensione al miglioramento e alla valorizzazione, si aggiungono l interesse per le evoluzioni tecnologiche, la volontà di differenziare l offerta produttiva tra canali specializzati e grande distribuzione, e la scelta di una politica di prezzi medio-alti. Le imprese biologiche integrate, dunque, sono in grado di esercitare un effetto trainante sulle altre aziende operanti nello stesso comprensorio; e tuttavia indispensabile ricordare lo scollamento esistente tra le imprese vitivinicole e olivicole biologiche di tipo integrato operanti in Calabria e il contesto economico e produttivo territoriale, avvertito, insieme alle sue problematiche, come vincolo allo sviluppo. Anche il rapporto con le istituzioni, accreditate di scarsa fiducia, non consente alle imprese integrate di sfruttare l effetto sinergico della collaborazione.