IMMAGINI E IMMAGINARI. Bassani / Bergamo / Bonoldi / Daniotti Franzoni / Sbrilli / Schiavinato ALESSANDRO, IL MEDIOEVO, IL WEB

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1 IMMAGINI E IMMAGINARI ALESSANDRO, IL MEDIOEVO, IL WEB Bassani / Bergamo / Bonoldi / Daniotti Franzoni / Sbrilli / Schiavinato Engramma. La Tradizione Classica Nella Memoria Occidentale ISBN

2 Engramma 88 marzo 2011 La Rivista di Engramma isbn Immagini e immaginari. Alessandro, il Medioevo, il Web a cura di Maria Bergamo, Claudia Daniotti Associazione Engramma Centro studi classica Iuav

3 Engramma. La Tradizione Classica Nella Memoria Occidentale La Rivista di Engramma isbn Direttore monica centanni Redazione elisa bastianello, maria bergamo, giulia bordignon, giacomo calandra di roccolino, olivia sara carli, claudia daniotti, francesca dell aglio, simona dolari, emma filipponi, silvia galasso, marco paronuzzi, alessandra pedersoli, daniele pisani, stefania rimini, daniela sacco, antonella sbrilli, linda selmin Comitato Scientifico Internazionale lorenzo braccesi, maria grazia ciani, georges didi-huberman, alberto ferlenga, kurt w. forster, fabrizio lollini, paolo morachiello, lionello puppi, oliver taplin this is a peer-reviewed journal

4 Sommario 88 5 Studia Alexandrina 2010/2011 Claudia Daniotti 11 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo e la gemma perduta di Isabella d Este Lorenzo Bonoldi 20 La fortuna di Alessandro, dall antichità all età moderna Maddalena Bassani 24 Qualche appunto sui gesti del Medioevo Claudio Franzoni 35 Immagini di voci, di gesti, di riti: sul valore performativo dell arte medievale Maria Bergamo 44 Google Art Project. Da una stanza all altra, nei musei del mondo Antonella Sbrilli

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6 Studia Alexandrina 2010/2011 Indagini, iniziative scientifiche, eventi culturali intorno ad Alessandro il Grande Claudia Daniotti Se è vero che la figura e il mito di Alessandro il Grande hanno goduto di una fortuna quasi ininterrotta da più di duemila anni a questa parte, di recente abbiamo assistito a un revival di interesse diffuso per Alessandro, alimentato anche mediante le arti più popolari, ad esempio dall uscita nelle sale dell Alexander di Oliver Stone (USA, 2005; vedi la recensione di Alexander in Engramma 39). In questi mesi però si registra un particolare rilancio di attenzione per Alessandro anche nell ambito degli studi scientifici e delle iniziative di alta divulgazione, in forma di esposizioni particolarmente prestigiose, convegni internazionali, seminari di studi e progetti di ricerca che sembrano rincorrersi, quando non intrecciarsi, in Europa e non solo. Alessandro e l albero oracolare, miniatura da Shahnameh di Firdusi, 1430 circa, Oxford, Bodleian Library, ms. Ouseley Add. 176, c. 311v 5 marzo 2011 isbn

7 Studia Alexandrina 2010/2011 Claudia Daniotti Volendo segnare un punto di inizio di questa stagione particolarmente felice negli Studia Alexandrina ricordiamo il convegno The Alexander Romance in Persia and the East (di cui avevamo già dato qui segnalazione), tenutosi all Università di Exeter dal 26 al 29 luglio 2010, e di cui sembra imminente la pubblicazione degli atti. Straordinaria occasione per discutere di quell Alessandro leggendario, dai molti volti, e ancora in gran parte da studiare, che lascia tracce di sé in ognuna delle varie civiltà che, viste da Occidente, indichiamo genericamente come orientali, l appuntamento di Exeter ha contribuito a mettere in dialogo studiosi e ricercatori provenienti letteralmente dai cinque continenti, in una particolare atmosfera di generosità intellettuale tanto più preziosa, quanto più rara in occasioni di questo tipo. L Oriente al centro delle giornate di studio organizzate da Richard Stoneman e Ian Netton sconfina largamente dal limes segnato da Alessandro sulla mappa del mondo: arriva a toccare la Spagna musulmana ma anche la cultura bizantina specie nella fase precedente alla conquista ottomana; il mondo di lingua ebraica e lo stesso impero turco; e poi ancora, le notizie delle imprese di Alessandro giunte fino in India e quelle frammentarie approdate in Cina; e ancora i racconti che adombrano un ramo della tradizione, quello dell Africa non arabizzata, pressoché inesplorato; fino alla straordinaria eredità culturale nata sulla frontiera ultima che oggi è Afghanistan, e che fu l estremo confine nord-orientale segnato dall impero di Alessandro prima, e da quello coloniale inglese poi. Che nell importante convegno di Exeter 2010 l accento sia stato posto, in particolare, sulla presenza di Alessandro nella cultura persiana non è certo casuale: è la Persia a essere il filtro e il tramite privilegiato che per secoli unisce Europa e Asia; è la letteratura persiana che rielaborando la disastrosa caduta degli Achemenidi, sconfitti da Alessandro, ma anche assorbendo temi politici e messianici della tradizione ellenistica, di quella giudaica e anche musulmana distilla e trasmette al Medioevo eurasiatico le imprese di Alessandro- Iskandar, così come narrate, e spesso meravigliosamente illustrate, nei due grandi racconti epici di Firdusi (Shahnameh, Libro dei re, completato nel 1010) e di Nizami (Iskandarnameh, Libro di Alessandro, 1200 circa). A 1000 anni dalla stesura dell opera di Firdusi, una delle più vaste e ambiziose dell intera letteratura persiana e insieme il componimento epico nazionale del popolo iraniano, il Fitzwilliam Museum di Cambridge ha recentemente ospitato la mostra Epic of the Persian Kings: The Art of Ferdowsi s Shahnameh (11 settembre gennaio 2011), i cui materiali restano parzialmente ripercorribili in una mostra online. Varrà la pena ricordare che, all interno dell opera del Libro dei re di Firdusi, Alessandro-Iskandar svolge un ruolo assolutamente cruciale: nel ripercorrere le imprese dei re del passato, il poeta 6 marzo 2011 isbn

8 Studia Alexandrina 2010/2011 Claudia Daniotti indica un momento preciso che raccorda il tempo del mito, narrato nella prima sezione dell opera, a quello della storia persiana, narrato nella seconda. Questo punto di passaggio è segnato dall ascesa al trono dell ultimo degli Achemenidi, Dara-Dario III, e dalle contemporanee conquiste di Iskandar- Alessandro. In altre parole, è Alessandro che, accolto nell epopea del popolo persiano, segna in Firdusi il passaggio dal mito alla storia; di più, Alessandro viene iscritto a pieno diritto nella genealogia dei re persiani: considerato fratellastro di Dara secondo una leggenda nata in epoca sasanide, e dunque sovrano legittimo, le imprese vittoriose del Macedone vengono adottate nell epica storica nazionale iraniana, siglando non più una rottura ma piuttosto la continuità rispetto all antica ascendenza achemenide. Nella luce del recente revival alessandrino, particolarmente rilevante è il progetto di ricerca Mythalexandre. La création d un mythe d Alexandre le Grand dans les littératures européennes (XIe siècle-debut XVIe siècle), diretto da Catherine Gaullier-Bougassas dell Università di Lille. Nato nel 2009 dalla collaborazione di dodici studiosi provenienti in gran parte dal mondo accademico francese, Mythalexandre si propone di indagare la ricezione Alessandro e l acqua della vita, miniatura da Shahnameh di Firdusi, 1494, Oxford, Bodleian Library, ms. Elliott 325, c. 396v; 7 marzo 2011 isbn

9 Studia Alexandrina 2010/2011 Claudia Daniotti del mito di Alessandro nell Europa occidentale e orientale, dal Medioevo fino al primo Rinascimento, secondo un metodo interdisciplinare che sia in grado, intorno a un tema tanto ampio, di mettere a frutto le diverse professionalità dei ricercatori coinvolti: per la maggior parte linguisti e specialisti delle lingue romanze, ma anche medievisti e storici delle letterature bizantina, armena, slava, scandinava e medio-latina. I convegni e le giornate di studio che scandiscono e sostanziano il progetto si succederanno fino al 2013 e hanno già visto quattro appuntamenti: l ultimo, a Parigi lo scorso 4 marzo 2011, dedicato al viaggio di Alessandro verso il Paradiso terrestre. Da segnalare in particolare l incontro Alexandre à la Renaissance che a Caen, il 9 e 10 dicembre 2010, ha posto l attenzione sulla fortuna del mito di Alessandro intorno al XV secolo, il limite cronologico estremo fissato dal progetto di ricerca stesso. Una discussione in gran parte incentrata Alessandro fa eseguire due condanne capitali, miniatura da Les Faits du Grand Alexandre di Vasco da Lucena, XV secolo, Parigi, Bibliothèque Nationale, ms. fr. 6440, c marzo 2011 isbn

10 Studia Alexandrina 2010/2011 Claudia Daniotti sulla trasmissione scritta e letteraria, che da Petrarca e dal tardo Medioevo francese e borgognone arriva al pieno Rinascimento italiano, e che non ha trascurato però le testimonianze iconografiche che si raccolgono intorno all immagine di Alessandro: dagli affreschi di Fontainebleau agli emblemi di Achille Bocchi, fino all Alessandro modello della ritrattistica eroica rinascimentale. Dall altra parte della Manica, altre due sono le iniziative, entrambe gravitanti intorno alla UCL di Londra, che meritano menzione, pur essendo riservate all ambito più ristretto degli studiosi specialisti di temi alessandrini: all incrocio tra ipotesi di lavoro consolidate negli studi e nuovi sguardi di ricerca sperimentale è stato il Seminario di Storia antica dedicato ad Alessandro, organizzato presso l Institute of Classical Studies tra gennaio e marzo A pochi passi dall Istituto, il Petrie Museum of Egyptian Archaeology ha invece dedicato ad Alessandro durante lo scorso mese di febbraio un ciclo di conferenze dal titolo Alexander the Great: Legend, Legacy and Romance, in cui hanno trovato spazio contributi dedicati alla declinazione egizia dell immagine di Alessandro e alla sua eredità nell Egitto tolemaico. Ma la stagione di rinascita degli studi alessandrini investe anche il cuore del continente africano: grandi aspettative suscita il prossimo convegno internazionale di studi, da poco annunciato, Alexander in Africa (Grahamstown, Sudafrica, giugno 2011). Nella terra che ha visto nascere la trilogia romanzesca dedicata da Mary Renault ad Alessandro (la cui opera più nota è Il ragazzo persiano: vedi la recensione in Engramma 41), si annuncia un ulteriore indagine su ciò che fu e ciò che resta in terra africana della leggenda e della storia di Alessandro: da Siwa ad Alessandria, dagli ultimi progetti di conquista immaginati sul letto di morte all Egitto ellenistico e Volo al cielo coi dragoni, fibbia da calzatura, II secolo d.c., da Tillia Tepe (nord Afghanistan), Kabul, Museo Nazionale 9 marzo 2011 isbn

11 Studia Alexandrina 2010/2011 Claudia Daniotti romano, dalle tracce del Romanzo agli storici arabi e fino ai più tardi imitatori del Macedone in età coloniale. Vivacissimo è anche il calendario delle esposizioni: per una mostra monografica dedicata ad Alessandro appena chiusa ad Amsterdam (vedi l approfondimento di Lorenzo Bonoldi su uno dei pezzi esposti, in questo numero di Engramma ), un altra mostra appena aperta a Londra, che ruota, più o meno esplicitamente, intorno alla figura e alle imprese di Alessandro: Afghanistan. Crossroads of the Ancient World (British Museum, 3 marzo-3 luglio 2011). Si tratta dell attesissima tappa londinese della mostra itinerante che da anni percorre diversi paesi portando alla conoscenza degli occidentali la straordinaria eredità dei tesori dal Museo Nazionale di Kabul: un eredità che risulta ancor più preziosa perché proveniente da uno dei più tragici e interminabili teatri di guerra del nostro tempo. In mostra, nella splendida esposizione dei tesori afghani, è una storia che non potrebbe cominciare che dalle conquiste di Alessandro: senza l arrivo dei Greci nel cuore dell Asia non si darebbero gli avori e i vetri di Begram, le monete e i bronzi di Ai-Khanum, i corredi d oro dei Kushana sepolti nella Collina d oro di Tillia Tepe, l arte del Gandhara. Non sarà allora un caso se proprio in Inghilterra, un paese così attento al coinvolgimento attivo dei visitatori nell evento culturale, le iniziative didattiche pensate in questa occasione per i più difficili e incontentabili dei visitatori, i bambini, muovono proprio da qui: dagli storytellers chiamati a riportare in vita, attraverso il racconto, il viaggio avventuroso di Alessandro, sempre uguale e sempre diverso, nei secoli e nei millenni, fino ai confini del mondo. Per il suo consiglio e i suoi preziosi suggerimenti ringrazio Mario Casari. english abstract Major exhibitions, international conferences, research projects: over the past months a number of talks of Alexander have been taking place in Europe, drawing new attention to what is doubtless one of the most popular and enduring cultural myths whose traces can be found in both Eastern and Western traditions that is, the myth of Alexander the Great. Much wider than the empire conquered by the Macedonian king more than two thousand years ago, the empire of Alexander s memory has reshaped his image over the centuries, recounting his deeds and legendary adventures from Northern Europe to Ethiopia and from Russia to India. This article presents the most important cultural events that have recently explored the myth of Alexander in both the Eastern and Western traditions. 10 marzo 2011 isbn

12 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo e la gemma perduta di Isabella d Este Lorenzo Bonoldi Il cosiddetto Cammeo Gonzaga è un grande cammeo in sardonica realizzato ad Alessandria d Egitto, verosimilmente sotto il regno di Tolomeo II Filadelfo e della sua sorella e sposa Arsinoe II. I ritratti dei due sovrani presenti sul cammeo sono ornati da attributi divini e da simboli del potere che, prima di ogni altro significato, evocano e raccontano le imprese di Alessandro, fondatore del domino dei Tolomei in Egitto nonché della stessa Alessandria. L egida di Zeus, il serpente (al contempo ureo e agathodaimon) posto sull elmo di Tolomeo e l anastolè (il ciuffo di capelli ribelle che caratterizza la ritrattistica di Alessandro il Grande) rappresentano punti chiave di quel processo di imitatio Alexandri che tanto ha caratterizzato la produzione delle effigi ufficiali dei sovrani ellenistici. L intenzionale sovrapposizione iconografica delle fattezze dei successori di Alessandro con quelle del Macedone ha fatto sì che per molto tempo i ritratti presenti sul cammeo siano stati considerati non quelli di Tolomeo e Arsinoe, ma dello stesso Alessandro e della madre Olimpiade. Cammeo con i ritratti di Tolomeo II Filadelfo e Arsinoe II (cosiddetto Cammeo Gonzaga ) arte ellenistica del III secolo a.c., sardonica, San Pietroburgo, Hermitage. 11 marzo 2011 isbn

13 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo Lorenzo Bonoldi Riproduzioni del cammeo di San Pietroburgo che indicano come soggetti del cammeo Alessandro il Grande e la madre Olimpiade. Charles Patin, CAII / SVETONII / TRANQVILLI / OPERA QVAE EXSTANT./ CAROLUS PATINUS/ [ ] BASILEAE / M DC LXXV Testo a stampa, 1675, Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale; Pietro Santi Bartoli e Nicolò Galeotti, Museum Odescalchum sive Thesaurus Antiquarum Gemmarum cum Imaginibus in iisdem insculptis, et ex iisdem exculptis, quae a Serenissima Christina Svecorum Regina collectae in Museo Odescalco adservantur et a Petro Sancte Bartolo quondam incisae, Romae, Sumptibus Venantii Monaldini, Testo a stampa in due tomi , Trento, Collezione privata Lupo Jean-Auguste-Dominique Ingres, Cammeo di San Pietroburgo, incisione da E.Q. Visconti, Iconographie Greque, Paris, P. Didot L Ainé, 1811, Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palat. 4.B.8.9; 1. sguardo rivolto verso l alto; 2. anastolè, 3. serto/corona di foglie di alloro 4. serpente alato: agathodaimon/ureo; 5. egida con testa di Gorgone e di Phobos (?) 12 marzo 2011 isbn

14 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo Lorenzo Bonoldi La gemma ellenistica è stata recentemente esposta in due diverse mostre, una allestita a Palazzo Te (Mantova, 2008) e l altra presso la sede olandese dell Hermitage (Amsterdam, 2010/2011). I contributi dei cataloghi di entrambe le esposizioni non hanno mancato di sottolineare quanto questo importnate esemplare della glittica ellenistica rappresenti anche un interessante caso nella storia del collezionismo. Nel corso degli ultimi secoli, infatti, il cammeo ha fatto parte di alcune delle collezioni d arte più importanti d Europa. La sua presenza è attestata senza ombra di dubbio nella raccolta della Regina Cristina di Svezia fino al 1696, da quella il cammeo entra a far parte dei possedimenti di Livio Odescalchi per poi passare, nel 1794 alle collezioni pontificie; dall inizio del XIX secolo è a Parigi, nelle mani di Josephine Beauharnais, fin quando, nel 1814, l ex moglie di Napoleone lo regalò allo Zar Alessandro I (cfr. Arsentyeva 2008). In virtù di quest ultimo passaggio, il cammeo è stato a lungo chiamato Cammeo Malmaison, dal nome della residenza di Josephine. La denominazione Cammeo Gonzaga deriva invece dall ipotesi come vedremo, in realtà pressoché infondata di una sua appartenenza alle collezioni Gonzaga già dal XV secolo. A tal proposito il catalogo della mostra di Amsterdam recita: The earliest written mention of the gem can be found in the 1542 inventory of the collection of Isabella d Este, wife of the Duke (sic! recte: Marquis) Gonzaga (Immortal Alexander 2010, scheda n. 155, di Elena Arsentyeva). Con il nome Cammeo Gonzaga, però, si suole indicare anche un altra pietra lavorata in età ellenistica e conservata presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Le vicende storiche di questo secondo cammeo, ricostruite Cammeo con i ritratti di Tolomeo II Filadelfo e Arsinoe II (cosiddetto Cammeo Gonzaga ), arte ellenistica del III secolo a.c., sardonica, Vienna, Kunsthistorisches Museum 13 marzo 2011 isbn

15 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo Lorenzo Bonoldi da Clifford Malcolm Brown (1997), permettono di far luce anche sul pezzo di San Pietroburgo, dimostrando come, in realtà, non vi sia alcuna possibilità che il cammeo appartenuto a Isabella d Este fosse quest ultimo. Il cammeo viennese, esattamente come quello dell Hermitage, presenta una coppia di dinasti tolemaici, probabilmente gli stessi Tolomeo II Filadelfo e Arsinoe II. Come nell esemplare di Sanpietroburgo i volti dei sovrani sono rivolti a sinistra, ma con inclinazioni lievemente divergenti rispetto al perfetto parallelilismo fra i profili del cammeo russo. Sul capo di Arsinoe è una corona coperta da un velo, mentre il ritratto di Tolomeo è ornato da un elmo decorato con i simboli divini che già avevano caratterizzato il mito di Alessandro: il serpente-ureo-agathodaimon (qui raffigurato senza le ali), il fulmine alato di Zeus e un immagine di Ammone. Durante il medioevo il cammeo fu protagonista di un interessante esempio di interpretatio christiana: i tre profili raffigurati sulla gemma (quelli di Arsinoe e Tolomeo sullo strato bianco della sardonica, e quello di Ammone ricavato dalla parte scura della pietra), in virtù del loro numero e dei loro colori vennero fraintesi e considerati i ritratti dei tre Re Magi. Caricata di questo significato e del conseguente valore simbolico la gemma fu quindi collocata sul reliquiario dei Magi della Cattedrale di Colonia (cfr. Zwirlein-Diehl 1997). Da qui il cammeo venne rubato il 28 gennaio Ricostruzione del fronte del Reliquario dei Magi nella Cattedrale di Colonia, con evidenziata la collocazione originaria del Cammeo Gonzaga di Vienna 14 marzo 2011 isbn

16 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo Lorenzo Bonoldi Dodici anni dopo il furto, la gemma ricomparve a Roma. A darne testimonianza è una lettera dell ottobre 1586 inviata da Fulvio Orsini al cardinale Alessandro Farnese (Brown 1997, p. 90): Sono quatto giorni è capitato in Roma un mercante di gioie fiammingo, il quale ha un cameo col ritratto di Alessandro et Olympiade, antico indubbiamente non ritocco [ ]. È ben vero che dietro la testa, dove è quel ritratto di Giove Ammone del quale si faceva figlio Alessandro, è un poco di rottura accomodata col smalto che si conosce benissimo, ma poco importa. (Parma, Archivio di Stato, Epistolario scelto, b.12) Nella testimonianza di Fulvio Orsini ai personaggi raffigurati sul cammeo vengono restituite identità più attendibili. Dalla loro identificazione con Gaspare, Baldassarre e Melchiorre dovuta al fraintendimento per l interpretatio christiana si passa a quella con Alessandro e Olimpiade dovuta alla mancata decodificazione dell imitatio Alexandri. L unico personaggio riconosciuto in maniera esatta è Giove Ammone, in virtù della sua particolare iconografia. La descrizione fornita da Orsini della presenza di quel ritratto di Giove Ammone, in corrispondenza del quale si trova una rottura Theodoor Galle, Cammeo dalla collezione di Fulvio Orsini, disegno, 1606, Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana, Codex Capponianus 228, fol. 208; Theodoor Galle, Augustus et Livia, apud Fulvium Ursinum in Gemma, incisione da Illustrium Imagines, ex antiquis marmoribus, nomismatibus, et gemmis expressae: quae extant Romae maior pars apud Fulvium Ursinum, marzo 2011 isbn

17 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo Lorenzo Bonoldi accomodata col smalto appare peraltro un elemento chiave che permette di identificare con assoluta certezza il cammeo citato nella lettera con il pezzo viennese. La frattura accomodata con lo smalto pare essere una conseguenza di una riduzione delle dimensioni originali del cammeo, probabilmente dovuta a una sua rottura al momento del furto. Tale ipotesi è comprovata dalla differenza fra la forma attuale della gemma e quella del vano del reliquiario che la alloggiava. Il cammeo presentato ad Alessandro Farnese da Fulvio Orsini non venne tuttavia acquistato dal cardinale e la gemma rimase sul mercato, in attesa di nuovi acquirenti. Non trascorse molto tempo prima che il suo valore suscitasse l interesse dei signori di Mantova, e il 2 dicembre 1587 Giacomo Canossa e Mario Bevilacqua scrivevano al Duca Vincenzo Gonzaga comunicando che: Diciamo il cammeo essere antico et di buon maestro, ma in qualche parte modernamente ritoccato [ ] potrò fare concerto con quello d Augusto et Livia che tiene la Vostra Altezza Serenissima. (Mantova, Archivio di Stato, b.1519) In virtù di questa expertise il cammeo oggi a Vienna giunse quindi alla corte dei Gonzaga, dove si mise a fare concerto con un altro cammeo, già in possesso del Duca Vincenzo (cfr. Brown 1997, pp. 91 e 92). Tale cammeo, descritto come quello d Augusto et Livia era stato ereditato da Vincenzo dalla bisnonna Isabella d Este. Il cammeo era evidentemente fra i pezzi più importanti della collezione conservata nella Grotta dell Illustre Marchesa, tant è che viene ricordato al primo posto nell inventario dei beni appartenuti a Isabella redatto nel 1542: Primo: Uno cameo grande fornito d oro con due teste de rilievo di Cesare et Livia legato in oro con una gherlanda incirca con foglie de laura smaltate de verde, con una perla de sotto, et da roverso lavorato a niello, et una tavola con il nome della Ill.ma Madamma di bona memoria. Tanto i curatori della mostra di Amsterdam quanto quelli di quella mantovana e in primis Elena Arsentyeva, collaboratrice di entrambe le esposizioni hanno sposato l ipotesi, di per sé affascinante, che il Cammeo oggi a San Pietroburgo, passato poi nelle mani di grandi donne quali la Regina Cristina di Svezia e Josephine Beauharnais, sia il pezzo ricordato nell inventario dei beni appartenuti a Isabella d Este. Tuttavia fonti antiche pubblicate da Clifford Brown nel 1997 quindi prima di entrambe le esposizioni dimostrano l infondatezza di tale ipotesi. 16 marzo 2011 isbn

18 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo Lorenzo Bonoldi Nel 1555 Enea Vico, nei suoi Discorsi sopra le medaglie degli Antichi, scriveva a proposito del ritratto di Livia, moglie di Augusto: ella si vede al naturale insieme con quella [immagine] del suo marito, e col nome suo in lettere scritto, fra le cose rare e preciose della Grotta dell Eccellentissimo Signore Duca di Mantova scolpita in bellissimo e gran cammeo d inestimabile pregio [ ]. Alla cui similitudine ne ha una bella corgniula intagliata Monsignore Bembo non dissimile a quel volto. Come evidenzia Brown (pp. 93 e 94) la testimonianza di Enea Vico ci informa precisamente del fatto che il cammeo conservato nella Grotta di Mantova senz ombra di dubbio il pezzo appartenuto a Isabella d Este reca il nome di Livia in lettere scritto. E quindi, poiché sul cammeo di San Pietroburgo non compare alcuna iscrizione, ogni possibilità di una sua identificazione con la gemma appartenuta alla Marchesa di Mantova viene a cadere. Gli studiosi appassionati di Isabella d Este e delle sue vicende collezionistiche si devono quindi a malincuore rassegnare al fatto che nessuno dei due cosiddetti cammei Gonzaga, né quello di Vienna, né quello di San Pietroburgo, sia mai appartenuto alla collezione dell illustre signora del rinascimento. Peter Paul Rubens, Coppia Imperiale, 1614 circa, Akland Art Museum, Chapel Hill (North Carolina) 17 marzo 2011 isbn

19 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo Lorenzo Bonoldi Dell aspetto del cammeo appartenuto a Isabella che risulta quindi a oggi ancora disperso possiamo tuttavia farci un idea. Pur non esistendo nessuna sua riproduzione in disegni o stampe antiche, la citata testimonianza di Vico rimanda a un altra gemma e appartenuta a Pietro Bembo (poi passata nella collezione di Fulvio Orsini). Di questo intaglio si conservano due testimonianze grafiche, entrambe realizzate da Theodoor Galle nel 1606: un disegno delle teste sul cammeo e la stampa da esso derivata, che compare in controparte. Queste testimonianze grafiche dell aspetto del cammeo descritto come non dissimile da quello conservato anticamente nella Grotta di Mantova permettono di immaginare quale fosse l aspetto della gemma appartenuta a Isabella d Este. Un ulteriore interessante spunto che conferma l avvicinamento della gemma Bembo-Orsini all aspetto del cammeo di Isabella è offerto dal confronto fra il disegno di Theodoor Galle e un dipinto realizzato da Rubens immediatamente a ridosso della sua stagione mantovana, oggi conservato presso l Akland Art Museum di Chapel Hill (North Carolina). Sulla base del noto e documentato interesse di Rubens per i cammei antichi e per le collezioni dei Duchi di Mantova (per i quali svolse anche il ruolo di consulente artistico), si ritiene che il modello del dipinto possa essere una gemma appartenuta alla raccolte dei Gonzaga. Michele Danieli, autore della scheda riguardante l opera nel catalogo della mostra a Palazzo Te, propone pertanto il confronto fra il dipinto e il cammeo di San Pietroburgo, riconoscendone un rapporto di stretta dipendenza iconografica. In realtà le differenze sono più numerose delle analogie: nel dipinto di Rubens il personaggio maschile è privo di elmo e corazza, e quello femminile non presenta sul capo né la ghirlanda di foglie né il velo. Il confronto con il disegno di Galle appare invece molto più calzante (cfr. Brown 1997, p. 94). Il modello di Rubens è dunque, molto più probabilmente, il cammeo di Isabella con i ritratti di Augusto e Livia. 18 marzo 2011 isbn

20 Il Cammeo Gonzaga di San Pietroburgo Lorenzo Bonoldi In conclusione: possiamo escludere, con una certa sicurezza, che né uno né l altro dei due cammei, né l esemplare conservato a San Pietroburgo, né l esemplare conservato a Vienna, sia identificabile con il pezzo che Isabella d Este esibiva nella sua Grotta, tra i mirabilia più preziosi della sua raffinata collezione. Ma la testimonianza di Enea Vico, il disegno e l incisione di Theodoor Galle e la Coppia Imperiale di Rubens formano una cerchia di indizi che, messi in relazione fra loro, evocano l immagine del cammeo appartenuto a Isabella: il vero Cammeo Gonzaga è per noi perduto ma quella gemma, che non possiamo ammirare fisicamente, si manifesta per proiezioni della memoria, nella forma di un vero e proprio fantasma dell antico. riferimenti bibliografici Brown 1997 Clifford Malcolm Brown, Isabella d Este Gonzaga s Augustus and Livia Cameo and the Alexander and Olympias Gems in Vienna and Saint Petersburg, in Engraved Gems. Survivals and Revivals, a cura di C.M. Brown, Hanover and London 1997, pp Zwirlein-Diehl 1997 Erika Zwirlein-Diehl, Interpretatio Christiana : Gems on the Shrine of the Three Kings in Cologne, in Engraved Gems. Survivals and Revivals, a cura di C.M. Brown, Hanover and London 1997, pp Arsentyeva 2008 Elena Arsentyeva, Il Cammeo Gonzaga. Enigmi della storia, in Il Cammeo Gonzaga. Arti preziose alla corte di Mantova, a cura di Ornella Casazza, catalogo della mostra, Palazzo Te, Mantova, 12 ottobre gennaio 2009 Immortal Alexander 2010 The Immortal Alexander the Great, a cura di Anna Trofimova, catalogo della mostra, Hermitage, Amsterdam, 18 settembre marzo 2011 english abstract The Gonzaga Cameo St. Petersburg and the lost gem of Isabella d Este. The recent exhibition The Immortal Alexander the Great (Hermitage, Amsterdam, September 18th March 18th 2011) has displayed the so-called Gonzaga Cameo, introducing it as the ancient gem belonged to Isabella of Este (the same identification has been proposed on the occasion of an exhibition in Mantua, in the year 2008). Actually, back in 1997, Clifford Malcolm Brown has published in English language a clear essay showing the groundlessness of such hypothesis. The following article provides with a dissertation on the Brown s hypothesis, with the aim to increase its reception from the Italian scholars. The English-speaking readers can find the full text of the Brown s essay published in: Engraved Gems. Survivals and Revivals, edited by C.M. Brown, Hanover and London marzo 2011 isbn

21 La fortuna di Alessandro, dall antichità all età moderna Nota su Alessandro Magno in età moderna, a cura di Franco Biasutti e Alessandra Coppola, Cleup, Padova 2009 Maddalena Bassani Nell ambito del recente revival di studi dedicati ad Alessandro Magno e alla sua fortuna in età antica e post-antica (in questo stesso numero di Engramma, vedi il contributo di Claudia Daniotti) merita di essere segnalato un interessante volume miscellaneo edito nel 2009 ma in circolazione dall anno scorso, che costituisce l esito conclusivo di un programma di ricerca finanziato dall Ateneo di Padova nel marzo 2011 isbn

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