Terzo Pilastro di Basilea 2. Informativa al Pubblico del Gruppo BPVi

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2 Terzo Pilastro di Basilea 2 Informativa al Pubblico del Gruppo BPVi Situazione al 31 dicembre 2013

3 Terzo Pilastro di Basilea 2 Informativa al Pubblico del Gruppo BPVi Situazione al 31 dicembre 2013 Società Cooperativa per azioni Aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e al Fondo Nazionale di Garanzia Capogruppo del Gruppo Bancario Banca Popolare di Vicenza Sede legale: Vicenza Via Btg. Framarin, 18 Codice fiscale, Partita Iva e n. di iscrizione al Registro delle Imprese di Vicenza Iscritta al R.E.A. di Vicenza al n Iscritta al n dell Albo delle Banche e dei Gruppi Bancari Iscritta al n. A dell Albo Società Cooperative (sez. cooperative diverse) Capitale sociale al ,25 interamente versato Codice ABI

4 Sommario Introduzione TAVOLA 1 - Requisito informativo generale TAVOLA 2 - Ambito di applicazione TAVOLA 3 - Composizione del patrimonio di vigilanza TAVOLA 4 - Adeguatezza patrimoniale TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche TAVOLA 6 Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell ambito dei metodi IRB TAVOLA 8 Tecniche di attenuazione del rischio TAVOLA 9 Rischio di controparte TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione TAVOLA 12 Rischio operativo TAVOLA 13 Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario TAVOLA 14 Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario TAVOLA 15 Sistemi e prassi di remunerazione e incentivazione Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari Glossario e Abbreviazioni

5 Introduzione Informativa al Pubblico Con decorrenza 1 gennaio 2008 sono entrate in vigore le Nuove Disposizioni di Vigilanza prudenziale per le Banche (Circolare n. 263 della Banca d Italia del 27 dicembre 2006 e successivi aggiornamenti) che recepiscono gli ordinamenti in materia di Convergenza internazionale della misurazione del capitale e dei coefficienti patrimoniali. In tale ambito la normativa del Terzo Pilastro, di cui alle disposizioni del Titolo IV Capitolo 1 della suddetta Circolare, al fine di rafforzare la disciplina di mercato e incoraggiare l efficienza dei mercati, individua dei requisiti di trasparenza introducendo obblighi di pubblicazione di informazioni riguardanti l adeguatezza patrimoniale, l esposizione ai rischi e le caratteristiche generali dei sistemi preposti all identificazione, alla misurazione e alla gestione di tali rischi. Il presente documento fornisce una completa informazione circa il patrimonio di vigilanza del Gruppo Banca Popolare di Vicenza, i rischi cui esso è soggetto e la loro gestione così come disciplinato dalla normativa del Terzo Pilastro. La presente Informativa è redatta conformemente alle disposizioni contenute nella Circolare della Banca d Italia n. 263 della Banca d Italia del 27 dicembre 2006 (e successivi aggiornamenti) e si articola in 13 tavole contenenti informazioni di natura qualitativa e quantitativa, così come stabilito dall Allegato A del Titolo IV, Sezione II della Circolare n. 263 della Banca d Italia del 27 dicembre 2006 (e successivi aggiornamenti). In conformità con quanto previsto dal Titolo IV, Capitolo 1, Sezione II, della citata Circolare, non sono state pubblicate le Tavole 7 e 11 in quanto non applicabili al Gruppo Banca Popolare di Vicenza. Le informazioni quantitative sono rappresentate in migliaia di euro. Rispetto alla scorsa Informativa al Pubblico relativa alla situazione al 31 dicembre 2012, la presente è stata adeguata al fine di presentare gli aggiornamenti che hanno interessato il Gruppo Banca Popolare di Vicenza nel corso del Tra questi si citano, per la loro rilevanza, la prosecuzione delle attività propedeutiche all adozione di modelli avanzati nell ambito della determinazione del requisito a fronte del rischio di credito (c.d. Progetto AIRB). Tali attività hanno permesso tra l altro, di rilasciare a inizio 2014 i nuovi rating per le controparti imprese. Sono inoltre stati apportati ulteriori affinamenti al Risk Appetite Framework (RAF) di Gruppo, nell ottica del continuo adeguamento del medesimo al profilo di rischio del Gruppo e ai requisiti normativi in tale materia. Questi elementi trovano informativa all interno del presente documento anche in osservanza di alcuni aggiornamenti nella forma e nei contenuti rispondenti all invito di Banca d Italia, corrispondenza ufficiale 04/02/2013, ad adottare le raccomandazioni formulate dal gruppo di lavoro Enhancing Disclosure Task Force (EDTF), costituito dal Financial Stability Board (FSB), all interno del report Enhancing The Risk Disclosures of Banks del 28 ottobre Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza assicura la completezza, la correttezza e la veridicità delle informazioni. Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza pubblica l Informativa al Pubblico, redatta su base consolidata, attraverso il sito internet Il documento è pubblicato con cadenza annuale entro i termini previsti per la pubblicazione del bilancio. Situazione al 31 dicembre

6 TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Informativa Qualitativa Obiettivi e politiche di gestione del rischio Propensione al rischio Un adeguato presidio dei rischi è una delle linee guida strategiche delineate dal Gruppo Banca Popolare di Vicenza. L obiettivo è il miglioramento dei livelli di redditività e di efficienza dell attività caratteristica del Gruppo nell ambito della propria strategia di consolidamento della crescita e tenuto conto della propensione al rischio del Gruppo stesso (risk appetite). Il risk appetite è definito dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo, nell ambito del processo di pianificazione strategica (Piano Industriale) e operativa (budgeting), e si sostanzia nell esplicitazione dei target in termini di patrimonializzazione e dei limiti operativi e di massima esposizione sulle diverse tipologie di rischio. Il c.d. Risk Appetite Framework viene declinato in considerazione delle strategie esplicitate dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo nelle Linee Guida del Piano Industriale e del budget annuale, il capitale interno complessivo nel rispetto dei vincoli regolamentari e del posizionamento del Gruppo nei mercati di riferimento. Il coordinamento e il presidio delle attività di pianificazione strategica, valutazione degli investimenti di natura strategica e monitoraggio gestionale a livello consolidato sono demandati in via esclusiva alla Capogruppo per il tramite del Direttore Generale che si avvale, per l espletamento delle analisi e la formalizzazione documentale, della Direzione Pianificazione Strategica collocata all interno della Divisione Bilancio e Pianificazione. Le strutture preposte della Capogruppo e le Banche e Società controllate vengono coinvolte secondo le modalità descritte nel Regolamento del processo di pianificazione strategica ed operativa, oggetto di aggiornamento nel corso del 2013, al fine di recepire il nuovo riassetto organizzativo delle strutture coinvolte. I processi di pianificazione operativa e di monitoraggio gestionale (riferiti ad entità legali diverse rispetto alla Capogruppo) sono oggetto di indirizzo e coordinamento da parte della Capogruppo ma prevedono gradi differenziati di intervento e responsabilizzazione da parte delle Direzioni Generali delle società partecipate. La Direzione Pianificazione Strategica della Capogruppo detiene, in ogni caso, la responsabilità di assicurare l uniformità del processo, dei modelli di analisi, degli strumenti e delle logiche di misurazione, nonché della struttura e del contenuto dei report utilizzati nell intero ciclo di pianificazione. I processi di pianificazione strategica e budgeting, come detto, portano alla definizione della propensione al rischio (risk appetite) del Gruppo. La propensione al rischio è espressa fissando il target di Core Tier 1 Ratio. Si evidenzia a tal proposito che il Gruppo BPVi non dispone attualmente, né ha pianificato l emissione, di strumenti ibridi di patrimonializzazione e per tale motivo il Core Tier 1 e il Tier 1 coincidono. Il livello di patrimonializzazione rappresenta uno dei principali elementi di valutazione dei diversi stakeholders (portatori di interesse nei confronti dell azienda) per giudicare la solvibilità e la stabilità del Gruppo Bancario e costituisce la base sulla quale è misurata la redditività del capitale investito. Considerato il contesto macroeconomico, operativo e coerentemente con le indicazioni dell Autorità di Vigilanza, è stato definito per il 2013 un livello minimo del Core Tier 1 ratio pari all 8%, con l obiettivo di superare il 9%. Il raggiungimento di tali obiettivi è stato confermato dal Consiglio di Amministrazione che ha presentato come 9,21% il livello di patrimonializzazione Core Tier 1 ratio raggiunto nell ultimo esercizio. Si anticipa che nel rispetto dei nuovi requisiti normativi di patrimonializzazione (c.d. framework normativo Basilea 3), recepiti a livello comunitario con il regolamento n. 575/13 (c.d. CRR) e da Banca d Italia con la Circolare n.285 lo scorso 17 dicembre 2013 e aventi decorrenza 1 gennaio 2014, come indicatore di riferimento per il 2014 il Core Tier 1 ratio è stato sostituito dal Common Equity Tier 1 ratio, c.d. CET1. Situazione al 31 dicembre

7 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale La propensione al rischio del Gruppo BPVi è declinata fissando limiti di massima esposizione e operativi con riferimento ai seguenti rischi: - rischio di credito - rischio di concentrazione; - rischio di controparte; - rischio di mercato; - rischio di tasso sul banking book; - rischio di liquidità; - rischi connessi all assunzione di Partecipazioni; - rischio di attività in conflitto d interesse nei confronti di Soggetti Collegati. Si precisa che, rispetto alla precedente Informativa al Pubblico relativa alla situazione al 31 dicembre 2012, nel corso del 2013 sono intervenuti una serie di aggiornamenti che hanno interessato il Gruppo Banca Popolare di Vicenza e hanno portato all aggiornameno della presente. Tra questi si citano, per la loro rilevanza: - la prosecuzione delle attività propedeutiche all adozione di modelli avanzati nell ambito della determinazione del requisito a fronte del rischio di credito (c.d. Progetto AIRB). Tali attività hanno permesso tra l altro, di rilasciare a inizio 2014 i nuovi rating per le controparti imprese ; - l apporto di ulteriori affinamenti al Risk Appetite Framework di Gruppo, nell ottica del continuo adeguamento del medesimo al profilo di rischio del Gruppo e ai requisiti normativi in tale materia. Tra le altre sono state riviste: o la definizione dei settori critici e della relativa soglia di attenzione in termini di plafond massimo per le erogazioni nell ambito del rischio di credito e di concentrazione; o la definizione della soglia di attenzione relativa al requisito patrimoniale consolidato a fronte del rischio di controparte, inclusivo dell assorbimento connesso alla c.d. CVA; o le modalità di definizione del limite di VaR della Capogruppo per separare dal resto del portafoglio l operatività in covered call e dei limiti di stop loss, in coerenza con i limiti definiti in termini di VaR; o le modalità di definizione dei limiti di rischio di tasso per le singole legal entities, ora o espressi in termini di incidenza sull indicatore di Gruppo; l introduzione di una soglia di attenzione relativa al Liquidity Coverage Ratio regolamentare. - l aggiornamento, di forma e contenuto, in risposta all invito di Banca d Italia, corrispondenza ufficiale 04/02/2013, ad adottare le raccomandazioni formulate dal gruppo di lavoro Enhancing Disclosure Task Force, costituito dal Financial Stability Board, all interno del report Enhancing The Risk Disclosures of Banks del 28 ottobre Alcuni degli elementi informativi introdotti sono relativi alla cultura del rischio all interno del Gruppo, al confronto dell informativa quantitativa degli ultimi due esercizi, in particolare per quanto riguarda la determinazione del patrimonio di vigilanza e dei Requisiti patrimoniali di Vigilanza. La sostenibilità da un punto di vista del capitale degli obiettivi di crescita dimensionale, redditività e patrimonializzazione, descritti nel Piano Industriale, prevede il reperimento di capitale attraverso lo stanziamento di fonti ordinarie. Rimane possibile, seppur non espressamente prevista dal Piano, l attivazione di elementi di flessibilità di natura straordinaria qualora si presenti la necessità di fronteggiare eventi di discontinuità o scenari di mercato avversi. Tra le fonti ordinarie si ricomprendono: 1. destinazione di utili a patrimonio; 2. emissione di debito subordinato; 3. emissione di nuove azioni volte a soddisfare le richieste dei soci. Situazione al 31 dicembre

8 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale La operazioni svolte nel corso dell esercizio, hanno avuto come finalità il rafforzamento della patrimonializzazione del Gruppo in un ottica di entrata in vigore di Basilea 3, consentendo di perseguire gli obiettivi del piano industriale /2016 e l ampliamento della base sociale del Gruppo soprattutto nelle aree geografiche di recente espansione, perpetuando la vocazione di Banca Popolare e di public company. L iniziativa più significativa dell esercizio 2013 è stata la conclusione con pieno successo delle operazioni di rafforzamento patrimoniale per complessivi 606 milioni di euro. Questa importante iniziativa è stata articolata in più operazioni: aumento di capitale destinato agli attuali soci (253 milioni di euro), emissione di obbligazioni convertibili (253 milioni di euro) e aumento di capitale ordinario destinato a nuovi soci (100 milioni di euro). L operazione di aumento di capitale e contestuale emissione di obbligazioni convertibili destinate agli attuali soci si è conclusa con pieno successo il 9 agosto L integrale sottoscrizione degli aumenti di capitale da parte dei Soci attuali e nuovi ha contribuito a rafforzare i ratios patrimoniali del Gruppo BPVi, in particolare e come anticipato, il Core Tier 1 al 31 dicembre 2013 è salito al 9,21% dall 8,23% di fine 2012 (+98 punti base). Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza è costantemente impegnato nel raggiungimento degli obiettivi strategici fissati attraverso la gestione operativa delle attività, in conformtià ai limiti di propensione al rischio definiti, attraverso percorsi evolutivi che portano all impianto di specifiche progettualità ricondotte al Piano Industriale del Gruppo. Il Piano Industriale /16 e l avanzamento dei cantieri previsti dal Masterplan Completato il Piano Industriale e considerate le rilevanti sfide poste dal difficile e incerto contesto macroeconomico e di settore che l avrebbero seguito, il 20 marzo 2012 il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo ha approvato il nuovo Piano Industriale /16, denominato Solidità e creazione di valore al servizio della crescita. Con un orizzonte che si presentava e si conferma difficile e incerto, gli obiettivi del Piano Industriale /16 sono un progressivo miglioramento degli indicatori di redditività ed efficienza con conseguenti benefici in termini di posizionamento competitivo del Gruppo nell ambito del Sistema bancario nazionale. Le principali aree di intervento, che rappresentano anche le linee guida sottostanti gli obiettivi del budget 2014, sono rappresentate, in sintesi, dal rafforzamento della posizione di liquidità, per limitare la dipendenza dalla provvista interbancaria e dalla raccolta cosiddetta wholesale, dal mantenimento della solidità patrimoniale, per mettere il Gruppo anche al riparo da ulteriori potenziali strette regolamentari, e dalla creazione di valore per il Gruppo, i Soci e la clientela, continuando nell azione di crescita e sostegno dei territori. Tra le iniziative prioritarie, il Piano Industriale prevede anche la definizione di un piano di razionalizzazione e sviluppo delle filiali e la valutazione di eventuali opportunità di acquisizione e investimento secondo criteri chiari e coerenti con il modo di fare banca del Gruppo BPVi, tenuto conto del contesto macroeconomico e di settore, nonché della salvaguardia del profilo di liquidità e della solidità patrimoniale. A seguito dell approvazione del nuovo Piano Industriale, nel mese di giugno 2012 è stata definita e avviata una specifica progettualità, c.d. Masterplan, allo scopo di indirizzare la realizzazione delle attività relative alle azioni ivi previste e assicurare il raggiungimento degli obiettivi identificati. Il programma realizzativo, dopo un anno e mezzo dal suo impianto, è organizzato in 8 specifici Cantieri : - Cantiere Capital Management; - Cantiere Risk Management; - Cantiere Liquidità; - Cantiere Qualità del Credito; - Cantiere Revisione Assetti Organizzativi / Piano Sportelli; - Cantiere Partecipazioni; - Cantiere AIRB; - Cantiere Rete Commerciale. Situazione al 31 dicembre

9 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Sulla base della relazione presentata al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo a novembre 2013, le progettualità contenute nel Masterplan registrano uno stato avanzamento lavori pari ad oltre il 70%. Di seguito si fornisce informativa per due cantieri focali del Piano Industriale. Operazioni di razionalizzazione dell assetto di Gruppo In linea con quanto previsto dal citato Piano Industriale /16, nel corso del 2013 è proseguita l attività di razionalizzazione dell assetto di Gruppo. Tra le iniziative di rilevanza strategica realizzate, si segnalano il consolidamento del Progetto Farma, il riassetto del risparmio gestito con la fusione per incorporazione di BPVi Fondi SGR in Banca Popolare di Vicenza, la fusione per incorporazione di Nordest Merchant in Banca Popolare di Vicenza e la costituzione di "BPVi Multicredito - Agenzia in Attività Finanziaria S.p.A." Il progetto Farma, volto a creare un unica realtà di nicchia a livello italiano rivolta ai servizi finanziari dedicati al settore farmaceutico, ha visto la fusione di Banca di Credito dei Farmacisti in Farbanca e la cessione da parte della Capogruppo della partecipazione in Farmanuova. Farbanca assume, quindi, il ruolo di Banca di riferimento del Gruppo BPVi nel comparto delle farmacie sull intero territorio nazionale e lo sviluppa attraverso un offerta di prodotti completa da offrire ai clienti farmacie e farmacisti sia direttamente da Farbanca sia con il supporto delle altre Banche/Società del Gruppo. Al 31 dicembre 2013 la struttura di Farbanca si compone della Filiale e dell ufficio commerciale di Bologna, dagli uffici di rappresentanza di Milano, Catania e Napoli e dagli uffici amministrativi di Palermo, Jesi e Prato aperti nel corso dell anno. Nell ambito del riassetto del risparmio gestito, si ricorda la cessione in data 1 gennaio 2013 di due rami d azienda di BPVi Fondi SGR S.p.A. ad Arca Sgr. In data 26 febbraio e 1 marzo 2013 i Consigli di Amministrazione della Capogruppo e di BPVi Fondi Sgr hanno rispettivamente approvato il progetto di fusione per incorporazione della BPVi Fondi in Banca Popolare di Vicenza. Nel mese di luglio il progetto è stato definitivamente approvato, una volta ottenuta la necessaria autorizzazione dall Organo di Vigilanza, che ha altresì autorizzato la Banca Popolare di Vicenza alla prestazione del servizio di gestione di portafogli. L operazione di incorporazione si è definitivamente perfezionata, una volta decorsi gli applicabili termini di legge, mediante la stipula dell Atto di fusione in data 26 novembre 2013 con efficacia giuridica a decorrere dal 1 dicembre 2013 e con efficacia contabile retrodatata al 1 gennaio L operazione di fusione risulta coerente con l obiettivo di razionalizzazione della struttura di gruppo definito nell ambito del piano Industriale /2016 e si basa sui seguenti elementi: il servizio di gestione dei portafogli è ritenuto strategico nel rapporto con la clientela private ed affluent; la volontà di preservare il know how e le competenze presenti in BPVi Fondi accentrandole in Banca Popolare di Vicenza. Nel corso dell esercizio è stata perfezionata altresì la fusione per incorporazione nella Capogruppo di Nordest Merchant S.p.a., merchant bank del Gruppo BPVi, la cui attività viene adesso svolta, in modo ancor più integrato con le reti del Gruppo BPVi, da una struttura organizzativa ad hoc nell ambito della stessa Capogruppo. Tale nuova collocazione consente agli specialisti di svolgere la propria attività di advisory, avvalendosi anche del supporto e delle competenze delle altre strutture centrali, al fine di individuare le migliori soluzioni per l impresa. L operazione di fusione per incorporazione, il cui progetto era stato approvato dai Consigli di Amministrazione di BPVi e della Nordest Merchant rispettivamente in data 12 e 14 marzo 2013 e successivamente approvato il 9 luglio 2013, una volta ottenuta la necessaria autorizzazione dall Organo di Vigilanza, si è definitivamente perfezionata, una volta decorsi gli applicabili termini di legge, mediante la stipula dell Atto di fusione in data 26 novembre 2013 con efficacia giuridica a decorrere dal 1 dicembre 2013 e con efficacia contabile retrodatata al 1 gennaio I principali obiettivi dell operazione sono stati i seguenti: integrazione e sinergia con le Reti del Gruppo (punto di vista commerciale); Situazione al 31 dicembre

10 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale mantenimento di una struttura specialistica dedicata con riduzione dei costi senza diminuzione del livello di servizio (punto di vista industriale); maggiore flessibilità nell utilizzo delle risorse (punto di vista organizzativo). In data 25 marzo 2013, è stata costituita dalla Banca Popolare di Vicenza S.C.p.A. - quale socio unico - la società per azioni denominata "BPVi Multicredito - Agenzia in Attività Finanziaria S.p.A." avente per oggetto sociale esclusivo lo svolgimento dell'attività di agenzia in attività finanziaria di cui all'art. 128-quater del D.Lgs. 385/93. L interesse di Banca Popolare di Vicenza è di porsi sul mercato con la propria rete di agenti sviluppando per il loro tramite il massimo potenziale commerciale esprimibile dal Gruppo, evitando la disintermediazione per i prodotti di finanziamento che non sono erogati direttamente da società controllate del Gruppo. Con un numero di agenti che la colloca ai primi posti a livello nazionale, BPVi Multicredito si occupa prevalentemente della promozione e collocamento dei prodotti delle società del Gruppo BPVi dedicati ai Privati e alle PMI, quali il mutuo ipotecario per i privati, i finanziamenti chirografari e ipotecari dedicati alle aziende Small Business nonché i prodotti accessori ai finanziamenti. Tra le altre novità rilevanti nel comparto partecipativo si segnala una serie di acquisizioni di pacchetti di azioni di Società Cattolica di Assicurazione Società Cooperativa, effettuate tra gennaio e giugno sul MTA per un importo complessivo di 13 milioni di euro che hanno portato la quota di partecipazione detenuta da Banca Popolare di Vicenza nel capitale sociale del partner assicurativo al 14,92% (era il 13,27% al 31 dicembre 2012). Si ricorda, inoltre, l acquisto da parte di Banca Popolare di Vicenza del 100% del capitale sociale di Berica MBS S.r.l., Berica 2 MBS S.r.l. e Berica 3 MBS S.r.l., effettuate tra marzo ed aprile 2013 per un importo complessivo di 92 mila euro, società a suo tempo utilizzate come veicoli di cartolarizzazione crediti, oramai non più operativi e non più utilizzabili per nuove operazioni di cartolarizzazione. La fusione per incorporazione in Banca Popolare di Vicenza dei tre veicoli si è perfezionata, una volta decorsi gli applicabili termini di legge ed ottenuti i necessari provvedimenti autorizzativi, in data 26 novembre 2013 con efficacia giuridica 1 dicembre 2013 e con efficacia contabile retrodatata al 1 gennaio Infine, a novembre 2013 la Capogruppo ha deliberato l avvio dell iter per la messa in liquidazione della controllata BPVi Covered Bond S.r.l., costituita nel 2010 per gestire le attività previste dalla normativa applicabile alle emissioni di obbligazioni bancarie garantite. Tale scelta è riconducibile alla decisione di non effettuare emissioni obbligazionarie bancarie garantite e all impossibilità di utilizzare tale veicolo per altre operazioni. Lo scorso 27 dicembre 2013, approvato dall Assemblea dei Soci il bilancio finale di liquidazione, sono stati depositati presso il competente Registro delle Imprese agli atti riguardanti la cancellazione della società. Progetto AIRB: Passaggio ai metodi avanzati sul rischio di credito Il Gruppo BPVi adotta il metodo standardizzato per il calcolo dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio di credito. Il metodo utilizzato prevede la suddivisione delle esposizioni in diverse classi ( portafogli ), a seconda della natura della controparte ovvero delle caratteristiche tecniche del rapporto o delle modalità di svolgimento di quest ultimo, con l applicazione a ciascun portafoglio di coefficienti di ponderazione diversificati (così come previsti dalle "Nuove Disposizioni di Vigilanza prudenziale per le banche" della Circolare 263/2006 della Banca d Italia e successivi aggiornamenti). Nell ottica di aderenza al Piano industriale /16 che pone gli obiettivi di solidità e creazione di valore al servizio della crescita e della costante rispondenza ai requisiti normativi di vigilanza, nell ultimo trimestre del 2012 è stata condotta una valutazione circa l opportunità di avviare un iniziativa progettuale volta a realizzare il passaggio ai metodi avanzati sul rischio di credito. A seguito del positivo esito di tale valutazione, nel corso del primo trimestre del 2013 è stata avviata una specifica progettualità denominata Progetto AIRB (Advanced Internal Rating Based). L adozione del metodo basato sui rating interni per il calcolo dei requisiti patrimoniali costituisce una delle principali novità della disciplina di Basilea 2 e trae origine dalla volontà delle Autorità di far evolvere il sistema bancario nella misurazione e gestione del rischio di credito e risponde all esigenza di affiancare ai rating esterni, riconosciuti nel metodo standardizzato, misure di rischio elaborate dalle banche stesse e certificate dall Organo di Vigilanza. Situazione al 31 dicembre

11 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale I modelli basati sui rating interni, già in uso nel Gruppo BPVi ai soli fini gestionali, presentano indubbi vantaggi sia qualitativi sia quantitativi rispetto all utilizzo di rating esterni, in quanto sono il risultato sintetico dell analisi di un ampia gamma di informazioni riferibili alla clientela propria degli intermediari stessi e, inoltre, consentono una valutazione dell affidabilità creditizia anche a soggetti tipicamente sprovvisti di rating esterno, quali ad esempio le imprese di media-piccola dimensione. L adozione di metodi avanzati determina altresì, sotto il profilo della gestione aziendale, numerosi altri benefici. Tra questi si segnala il rafforzamento e la maggiore integrazione dei processi e i presidi aziendali attinenti la gestione, il monitoraggio e l erogazione del credito e dei processi di pianificazione strategica e operativa, nonché, il miglioramento nell approccio commerciale attraverso politiche di pricing calibrate sulle misure di rischio della clientela secondo i metodi avanzati previsti dalla normativa di Vigilanza. Sistema dei Controlli Interni del Gruppo BPVi Le politiche di gestione dei rischi sono basate su un solido Sistema di Controlli Interni sviluppato coerentemente con quanto previsto dalla Circolare della Banca d Italia n. 229/1999. Il Sistema dei Controlli Interni del Gruppo BPVi è costituito dall insieme delle regole, delle procedure e delle strutture organizzative che mirano ad assicurare il rispetto delle strategie aziendali e il conseguimento dell efficacia ed efficienza dei processi aziendali, la salvaguardia del valore delle attività e la protezione dalle perdite, l affidabilità e integrità delle informazioni contabili e gestionali, la conformità delle operazioni con la legge, la normativa di vigilanza, le disposizioni interne dell intermediario. Il Sistema dei Controlli Interni si articola su tre livelli: - controlli di primo livello, diretti ad assicurare il corretto svolgimento delle operazioni. Essi sono effettuati dalle stesse strutture produttive (ad esempio, i controlli di tipo gerarchico) o incorporati nelle procedure e nei sistemi informatici, ovvero eseguiti nell'ambito dell'attività di back office; - controlli di secondo livello, affidati a strutture diverse da quelle produttive che hanno l'obiettivo di: - concorrere alla definizione delle metodologie di misurazione del rischio, verificare il rispetto dei limiti assegnati alle varie funzioni operative e controllare la coerenza dell'operatività delle singole aree produttive con gli obiettivi di rischio assegnati. Tale attività è affidata alla Funzione Risk Management; - valutare su base continuativa e accentrata a livello di Gruppo, la qualità dei sistemi interni di misurazione e gestione dei rischi e la loro rispondenza nel tempo alle prescrizioni normative, alle esigenze aziendali e all evoluzione del mercato di riferimento. Tale attività è affidata alla Funzione Convalida; - concorrere alla definizione delle metodologie di misurazione/valutazione del rischio di conformità, individuare idonee procedure per la prevenzione dei rischi rilevati e richiederne l adozione. Tale attività è demandata alla Funzione Compliance; - concorrere alla definizione delle metodologie di misurazione/valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento al terrorismo, verificare nel continuo che le procedure aziendali siano coerenti con l obiettivo di prevenire e contrastare la violazione di norme di eteroregolamentazione e di autoregolamentazione in materia di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo. Tale attività è assegnata alla Funzione Antiriciclaggio; - attestare/dichiarare l informativa contabile societaria secondo quanto previsto dalla legge. Tale attività è svolta dal Dirigente Preposto. - attività di revisione interna (terzo livello): volta a individuare andamenti anomali, violazioni delle procedure e della regolamentazione, nonché a valutare la funzionalità del complessivo sistema dei controlli interni. Essa è condotta nel continuo, in via periodica o per eccezioni, da strutture diverse e indipendenti da quelle produttive, anche attraverso verifiche in loco. Situazione al 31 dicembre

12 Funzione di Risk Management Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Con specifico riferimento alla Funzione di Risk Management, si evidenzia che in ottemperanza al modello adottato dal Gruppo Banca Popolare di Vicenza essa viene svolta in modo accentrato a livello di Gruppo dalla Direzione Risk Management della Capogruppo. Tale Funzione riporta gerarchicamente al Direttore Generale della Capogruppo e funzionalmente al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo per il tramite del Comitato per il Controllo. Essa è volta ad assicurare alla Capogruppo e al Gruppo l attività di misurazione e controllo dei rischi (di credito, di concentrazione, di controparte, di mercato, di tasso del banking book, di liquidità, operativo, sottostanti le partecipazioni detenibili e di esposizione verso Soggetti Collegati) supportando le Funzioni preposte alla gestione del business aziendale. Tale missione implica: definire e coordinare, in coerenza con le strategie e gli obiettivi aziendali, gli indirizzi e le politiche in materia di gestione dei rischi a livello di Gruppo; garantire la misurazione ed il controllo dell esposizione di Gruppo alle diverse tipologie di rischio, in particolare il rischio di credito, di concentrazione, di controparte, operativo, di mercato, di liquidità e di tasso di interesse a livello di banking book; verificare sistematicamente e continuativamente l adeguatezza dei modelli e degli strumenti di risk management utilizzati, presidiando l evoluzione normativa regolamentare; verificare la conformità dei profili di rischio delle Banche e Società del Gruppo rispetto ai limiti stabiliti dai rispettivi Consigli di Amministrazione e dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo per quanto concerne il rischio consolidato a livello di Gruppo. Inoltre alla Funzione di Risk Management spetta la gestione del processo di valutazione del capitale interno adeguato a fronteggiare tutti i rischi connessi alle attività svolte (ICAAP), nel rispetto della normativa entrata in vigore il 1 gennaio 2007 e che origina dal secondo pilastro di Basilea 2. A partire dai primi mesi del 2013, la Funzione Risk Management ha inoltre istituito al suo interno l Unità di Convalida, che ha il compito di valutare l accuratezza delle stime di tutte le componenti rilevanti di rischio e di esprimere un giudizio in merito al regolare funzionamento, alla capacità predittiva e alla performance complessiva dei sistemi interni di misurazione dei rischi, compreso quello AIRB per il rischio di credito. L operatività svolta durante il 2013, l entrata in vigore dei modelli interni avanzati, AIRB, e le richieste formulate dalle nuove Disposizioni di Vigilanza in tema di Sistema dei Controlli Interni, hanno portato l Unità alla formalizzazione delle proprie attività attraverso la predisposizione della c.d. Policy di Convalida e la definizione e formalizzazione del processo di convalida dei sistemi interni di misurazione dei rischi, anche se non utilizzati ai fini regolamentari, allo scopo di garantire un sempre migliore, strutturato e affidabile svolgimento della propria missione. In particolare, con riferimento al rischio di credito e al rischio di concentrazione, la Funzione di Risk Management sviluppa i modelli di rating e definisce le metodologie per la stima delle rettifiche di valore forfetarie sulla base delle componenti di rischio nonché, più in generale, svolge attività di supporto per la definizione dei metodi di valutazione dei crediti ai fini contabili, con l esclusione della componente analitica. Viene, inoltre, effettuata un attività di monitoraggio dell evoluzione del profilo di rischiosità del portafoglio crediti a livello consolidato e per ciascuna Banca del Gruppo che si sostanzia, tra l altro, nella predisposizione di specifiche relazioni portate all attenzione, rispettivamente, dei vertici aziendali delle Banche del Gruppo e dei rispettivi Consigli di Amministrazione. Infine, nell ambito della definizione della propensione al rischio espressa dal Consiglio di Amministrazione, la Funzione di Risk Management definisce, di concerto con la Divisione Crediti, le soglie di attenzione e i limiti operativi per quanto attiene il livello di rischio del portafoglio impieghi in bonis, il livello di concentrazione single name e geo-settoriale, nonché identifica i cosiddetti settori critici, per i quali vengono applicate specifiche politiche creditizie e vengono definiti specifici limiti in termini di massime erogazioni. Per quanto riguarda i rischi di controparte, la funzione di Risk Management definisce un limite di massimo assorbimento patrimoniale nell ambito della definizione del RAF (Risk Appetite Framework); tale limite è sottoposto per l approvazione del Consiglio di Amministrazione e monitorato periodicamente dalla stessa Funzione di Risk Management. Il limite definisce una soglia di attenzione, di esposizione al rischio, in termini di requisito patrimoniale consolidato (quantificato secondo il metodo del valore corrente per le Situazione al 31 dicembre

13 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale esposizioni in strumenti derivati e le operazioni con regolamento a lungo termine e secondo il metodo c.d. CRM per le operazioni SFT. Si evidenzia che coerentemente a quanto previsto dal Regolamento UE- n. 575/2013 la soglia tiene conto anche dell ulteriore assorbimento connesso al c.d. Credit Valuation Adjustment sulle operazioni in derivati OTC). I tipi di transazioni considerati e che possono comportare la presenza di un rischio di controparte sono: - strumenti derivati finanziari e creditizi negoziati fuori borsa (OTC); - operazioni SFT(Securities Financing Transactions); - operazioni con regolamento a lungo termine. Relativamente ai rischi di mercato, le principali attività della Funzione di Risk Management si sostanziano nella proposta, di concerto con la Divisione Finanza, di un sistema di limiti di VaR (Value at risk), stop-loss e operativi, garantendo coerenza con il Risk Appetite Framework approvato dal Consiglio di Amministrazione ed effettuando il monitoraggio giornaliero del rispetto dei suddetti limiti, la validazione e documentazione delle fonti e dei processi di raccolta dei dati di mercato, la determinazione e validazione delle metodologie e dei criteri di pricing degli strumenti finanziari utilizzati dalle diverse entità del Gruppo anche con finalità di natura contabile. Con riferimento al rischio di tasso e al rischio di liquidità la Funzione di Risk Management provvede allo sviluppo di modelli e strumenti di Asset & Liability Management (ALM), alla definizione, congiuntamente con la Divisione Finanza, dei limiti operativi e delle soglie di early warning coerenti con la propensione al rischio espressa dal Consiglio di Amministrazione, alla produzione della reportistica indirizzata agli Organi e all Alta Direzione, alla conduzione dei test di efficacia con riferimento alle poste dell attivo e del passivo in regime di hedge accounting. La Funzione di Risk Management è inoltre responsabile, con il supporto della Divisione Finanza, della predisposizione e aggiornamento del Contingency Funding Plan. Per quanto riguarda i rischi operativi, la Funzione ha definito un framework per la loro gestione che si basa, da un lato, sulla valutazione dei presidi organizzativi di 1 e 2 livello, attraverso un self risk assessment, e sulla costruzione della cosiddetta Mappa dei Rischi e, dall altro, sulle modalità di raccolta dei dati delle cosiddette perdite operative (loss data collection) a livello di Gruppo. Relativamente alle attività di monitoraggio dei rischi operativi, la Banca aderisce, fin dalla costituzione nel 2002, al consorzio interbancario DIPO (Database italiano delle Perdite Operative) promosso dall ABI, ed ha, pertanto, in essere una regolare attività di raccolta delle informazioni sulle perdite operative allineata al sistema bancario italiano. Nel corso del 2013 è proseguita da parte della Funzione di Risk Management l attività di segnalazione delle perdite operative realizzate, raccolte ai fini DIPO. Con riferimento al rischio sottostante le partecipazioni detenibili la Funzione di Risk Management aggiorna annualmente i livelli massimi di propensione al rischio (risk appetite) sotto forma di limiti per i singoli portafogli in cui si classificano le partecipazioni e per la singola esposizione; la stessa Funzione provvede poi periodicamente al monitoraggio e verifica del rispetto dei suddetti limiti fornendo opportuna informativa al Consiglio di Amministrazione e alle competenti Funzioni aziendali. Per quanto riguarda i rischi verso Soggetti Collegati la Funzione di Risk Management sottopone annualmente per l approvazione al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo i livelli massimi di propensione al rischio (risk appetite) in termini di incidenza delle Attività di Rischio riferibili ai Soggetti Collegati sul patrimonio di vigilanza consolidato; la stessa Funzione provvede poi al monitoraggio dell esposizione verso Soggetti Collegati e alla verifica del rispetto dei limiti normativi e di risk appetite, fornendo apposita informativa al Consiglio di Amministrazione e alle competenti Funzioni aziendali. Funzione Compliance La Funzione Compliance, istituita presso la Capogruppo, svolge a livello di Gruppo un attività di controllo di secondo livello. Il ruolo della Funzione Compliance è quello di presiedere a livello di Gruppo, secondo un approccio risk-based, alla gestione dei rischi di non conformità, verificando che le procedure interne siano coerenti con l obiettivo di prevenire la violazione delle norme di eteroregolamentazione (leggi e regolamenti) e autoregolamentazione (statuti, codici di condotta, codici di autodisciplina) applicabili alle Banche e alle Situazione al 31 dicembre

14 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Società del Gruppo. La Funzione Compliance ha la responsabilità di prevenire e gestire il rischio di non conformità alle norme con riguardo a tutta l attività aziendale. La Funzione, incardinata nella Direzione Compliance e Antiriciclaggio (posta alle dipendenze gerarchiche del Direttore Generale della Capogruppo), riferisce direttamente agli organi aziendali delle società del Gruppo obbligate all istituzione della Funzione (Collegi Sindacali, Consigli d Amministrazione e, ove istituiti, Comitati per il Controllo e Organismi di Vigilanza ex D.Lgs. 231/01). Il Modello organizzativo di Gruppo delle Funzioni Compliance e Antiriciclaggio è accentrato per tutte le Banche, le SGR del Gruppo (dal 1 dicembre 2013 solo NEM SGR S.p.A.) e per la società PrestiNuova e prevede la nomina di Referenti unici per le due Funzioni presso le Controllate. Relativamente al modello organizzativo, nel 2013 è stata apportata una revisione allo stesso in linea con quanto previsto nel capitolo 7 Il sistema dei controlli interni del Titolo V, introdotto dal 15 aggiornamento alla Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 ( Nuove Disposizioni di Vigilanza prudenziale per le banche ) del 2 luglio La principale novità introdotta dalle Disposizioni è stata l apertura del perimetro operativo della Funzione. Infatti ora la Funzione Compliance di Gruppo presiede, secondo un approccio risk based, alla gestione del rischio di non conformità con riguardo a tutta l attività aziendale. Il coinvolgimento della Funzione è comunque graduato in relazione sia al rilievo che le singole norme hanno per l attività svolta sia all esistenza all interno della Banca di altre forme di presidio specializzato a fronte del rischio di non conformità relativo a specifiche normative. In particolare, come previsto dalle Disposizioni 1, per le norme più rilevanti ai fini del rischio di non conformità, quali quelle che riguardano l esercizio dell attività bancaria e di intermediazione, la gestione dei conflitti di interesse, la trasparenza nei confronti della clientela e, più in generale, la disciplina posta a tutela del consumatore, e per quelle norme per le quali non siano già previste forme di presidio specializzato all interno della Banca, la funzione è direttamente responsabile della gestione del rischio di non conformità. Con riferimento ad altre normative per le quali siano già previste forme specifiche di presidio specializzato, la Funzione Compliance valuta l adeguatezza dei controlli specialistici a gestire i profili di rischio di non conformità e collabora, con le funzioni specialistiche incaricate, almeno nella definizione delle metodologie di valutazione del rischio di non conformità e nell individuazione delle relative procedure, procedendo alla verifica dell adeguatezza delle procedure medesime a prevenire il rischio di non conformità. A tale scopo, la Funzione Compliance effettua un approfondimento annuale volto a mappare i rischi di non conformità gravanti sul Gruppo, a valutarli in termini di impatto/probabilità e a valutarne il presidio in termini di assetto organizzativo ( accountability del rischio di non conformità ). Il primo approfondimento è stato svolto nel corso del 2012 attraverso il Progetto Accountability del rischio di non conformità a livello di Gruppo, effettuato con un supporto consulenziale esterno, e ne è stato pianificato un successivo per il Relativamente alla metodologia, la Funzione Compliance opera sulla base di un proprio approccio metodologico fondato su tecniche di identificazione, valutazione, gestione e monitoraggio dei rischi di non conformità. Le tecniche implementate sono coerenti con quelle utilizzate dalle altre Funzioni di Controllo (Risk Management, Antiriciclaggio, Dirigente Preposto, Internal Audit) e devono produrre risultati comparabili. La Funzione Compliance nel corso del 2013 ha svolto le attività di propria competenza, come previsto dal Compliance Plan 2013, sia attraverso valutazioni preventive (attività ex ante) sia mediante monitoraggi nel continuo e verifiche dedicate (attività ex post). In particolare, si definiscono attività ex ante quelle di: identificazione nel continuo delle norme applicabili al Gruppo e misurazione/valutazione del loro impatto sui processi e sulle procedure aziendali; consulenza e assistenza agli Organi e alle Funzioni aziendali con l obiettivo di identificare i rischi di non conformità alle norme, misurarne l entità e individuare in via preventiva i presidi di controllo e le procedure per la gestione degli stessi. 1 Cfr. Par. 3.2, Sezione III, Funzione di conformità alle norme (compliance), Titolo V Capitolo 7, Circolare n. 263/2006 Nuove Disposizioni di Vigilanza prudenziale per le Banche. Situazione al 31 dicembre

15 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Sono invece attività ex post quelle di verifica dell idoneità del sistema dei controlli interni e delle procedure adottati e proposta delle modifiche organizzative e procedurali necessarie od opportune al fine di assicurare un adeguato presidio dei rischi, che trovano declinazione mediante l effettuazione di verifiche di conformità, approfondimenti, monitoraggi. Relativamente alle attività ex ante sono stati rilasciati al 31/12/2013 complessivamente n. 214 interventi (suddivisi in Alert, Valutazioni di conformità, Visti di conformità, Pareri e Due diligence ) per gli ambiti normativi Operations, Governance & Administration e Financial Markets & Investments. Nell ambito di tali attività sono state altresì esaminate, a livello di Gruppo, le iniziative di modifica di prodotti e processi e le proposte di nuovi prodotti (attraverso il rilascio di Pareri di Conformità per il Comitato Prodotti e Wealth Management ). Sono state anche valutate le bozze di delibere del Consiglio di Amministrazione che inerivano a fattispecie sensibili in termini di rischi di non conformità e le Direttive Commerciali in via di emanazione. Quanto alle attività ex post, i monitoraggi nel continuo hanno consentito un potenziamento dei presidi e stanno portando ad un graduale miglioramento dell efficacia predittiva degli indicatori di anomalia a disposizione della Funzione Compliance per svolgere le proprie verifiche e per pianificare i propri interventi. Tali monitoraggi riguardano, in particolare: i flussi dei dati provenienti dalle verifiche svolte dalla Direzione Internal Audit e dagli Addetti ai controlli di linea sul Gruppo; l attività di intermediazione assicurativa (non MiFID); le estrazioni specifiche in Area MiFID riguardanti i questionari, gli ordini e i movimenti titoli; la valutazione dell adeguatezza ed efficacia per la gestione dei conflitti di interesse; i tassi e le condizioni praticate per la verifica del rispetto della normativa antiusura, i dati sui reclami pervenuti dalla clientela a livello di Gruppo e i controlli sulla rete dei promotori finanziari. Al 31/12/2013 sono stati rilasciati complessivamente n. 136 monitoraggi per le aree di competenza della Funzione Compliance. Relativamente, invece, alle verifiche svolte (ex-post, follow up e approfondimenti) sono stati attuati complessivamente n. 24 interventi nei 3 macro ambiti normativi precedentemente indicati. Funzione Antiriciclaggio La missione della Funzione Antiriciclaggio di Gruppo è prevenire e contrastare la realizzazione di operazioni di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo per tutte le Società del Gruppo, mediante la verifica nel continuo che le procedure aziendali adottate dalle società del Gruppo siano coerenti con l obiettivo di prevenire e contrastare la violazione di norme di etero regolamentazione (leggi e norme regolamentari) e di autoregolamentazione in materia di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Inoltre la Funzione provvede a porre in essere gli specifici adempimenti che la normativa vigente le assegna in modo espresso (es. segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio). La Funzione, parimenti a quella di conformità alle norme (Funzione Compliance) è incardinata nella Direzione Compliance e Antiriciclaggio (posta alle dipendenze gerarchiche del Direttore Generale della Capogruppo) e riferisce direttamente agli organi aziendali delle società del Gruppo obbligate all istituzione ai sensi del Provvedimento emanato dalla Banca d Italia del 10 marzo della Funzione (Collegi Sindacali, Consigli d Amministrazione e, ove istituiti, Comitati per il Controllo e Organismi di Vigilanza ex D.Lgs. 231/01). Il Modello organizzativo di Gruppo delle Funzioni Compliance e Antiriciclaggio è accentrato per tutte le Banche, le SGR del Gruppo (dal 1 dicembre 2013 solo NEM SGR S.p.A.), per le società PrestiNuova e BPVi Multicredito Agenzia in Attività Finanziaria S.p.A. (solo Funzione Antiriciclaggio), e prevede la nomina di Referenti unici per le due Funzioni presso le Controllate. La Funzione Antiriciclaggio utilizza le medesime metodologie della Funzione Compliance. La Funzione Antiriciclaggio di Gruppo nel corso dell anno 2013 ha svolto le attività di propria competenza, come previsto nell Anti-money laundering Plan In particolare, sono stati rilasciati in ambito antiriciclaggio n. 14 interventi ex ante, n. 29 interventi ex post 2 e n. 60 monitoraggi (in materia di adeguata verifica della clientela, registrazione delle operazioni, segnalazioni di operazioni sospette e limitazioni all uso del contante). 2 Per la definizione degli interventi ex ante ed ex post si rimanda a quanto indicato nel Paragrafo sulla Funzione Compliance. Situazione al 31 dicembre

16 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Nel corso dell anno sempre maggiore attenzione è stata dedicata alle novità normative e ai relativi adeguamenti organizzativi, anche attraverso la partecipazione a numerosi progetti e gruppi di lavoro interdisciplinari, nonché al supporto consulenziale nell ambito dei più importanti progetti attuati dalla Banca. Tra questi si segnala, in particolare, il progetto adeguata verifica della clientela, coordinato dalla Funzione Antiriciclaggio, e avviato a seguito dell emanazione del Provvedimento della Banca d Italia del 3 aprile La Funzione Antiriciclaggio di Gruppo ha, inoltre, attuato gli adempimenti tradizionalmente svolti dalla Struttura di Antiriciclaggio (analisi e invio segnalazioni sospette; controlli a distanza sull esatta osservanza, da parte dei soggetti della Rete commerciale, delle disposizioni in materia di antiriciclaggio, comunicazioni al Ministero dell Economia e delle Finanze delle violazioni delle norme sull uso di contante e titoli al portatore e riscontro alle richieste delle Autorità). Infine, si rappresenta che nel 2013 è stata approvata la nuova Policy di Gruppo sul contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo che definisce responsabilità, compiti e modalità operative nella gestione, a livello di Gruppo, del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Dirigente Preposto Per quanto riguarda il Dirigente Preposto, il processo di revisione della normativa e dei modelli di corporate governance già avviato per le società quotate con la Legge 28 dicembre 2005, n. 262 recante Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, a modifica del Testo Unico della Finanza T.U.F. (D.Lgs. 58/98), è stato esteso alle società emittenti valori mobiliari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato dal Decreto Legislativo 6 Novembre 2007, n. 195, di attuazione della direttiva 2004/109/CE sull armonizzazione degli obblighi di trasparenza (cosiddetta Direttiva Transparency). In particolare, la suddetta disciplina [art. 154 bis del TUF] istituisce la figura del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari e prevede in capo al Consiglio di Amministrazione (ovvero degli organi amministrativi delegati) e allo stesso Dirigente Preposto specifiche responsabilità, funzionali a garantire una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell emittente e dell insieme delle imprese incluse nel consolidamento. In tale contesto Banca Popolare di Vicenza, che nell ambito di programmi di emissioni obbligazionarie sull euromercato (cosiddetti EMTN acronimo di European Medium Term Notes) ha emesso obbligazioni quotate presso la borsa del Lussemburgo scegliendo l Italia come Stato membro d origine, ha maturato l obbligo di istituire la Funzione di Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari, cui è stato dato seguito nel giugno 2008 con la modifica dell art. 39 dello Statuto sociale (che istituisce la Funzione del Dirigente Preposto stabilendone i requisiti di professionalità e le modalità di nomina), la designazione del Dirigente Preposto e la successiva approvazione del Modello di Governo e Controllo dei processi amministrativo contabili del Gruppo BPVi. Il Modello di Governo e Controllo dei processi amministrativo contabili del Gruppo BPVi, che costituisce parte integrante del Sistema dei Controlli Interni della Banca Popolare di Vicenza, è finalizzato a garantire l attendibilità, l accuratezza, l affidabilità e la tempestività dell informazione finanziaria. La definizione del Modello di Governo e Controllo dei processi amministrativo contabili del Gruppo BPVi è stata guidata: - dall individuazione preliminare di un modello di confronto riconosciuto e diffuso; - dal confronto con prassi di riferimento definite o richiamate da organismi istituzionali; - dal confronto con best practices nazionali e internazionali adottate da realtà comparabili con il Gruppo BPVi. Per la definizione del Modello del Dirigente Preposto è stato preso come riferimento il COSO Report Internal Control Integrated Framework, sviluppato dal Committee of sponsoring Organization of the Treadway Commission, composto dalle più importanti associazioni professionali americane di contabilità e di audit. Esso costituisce una metodologia di analisi e valutazione del Sistema dei Controlli Interni riconosciuta a livello internazionale e proposta anche dall ANDAF (Associazione Nazionale dei Direttori Situazione al 31 dicembre

17 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Amministrativi e Finanziari) nello specifico documento di consultazione (position paper) e dall ABI nella Circolare n. 13 del 27 aprile Sulla base del Modello definito, l operatività del Dirigente Preposto si sviluppa secondo un ciclo di attività sequenziali (cosiddetto DP cycle ), finalizzate a: - pervenire a un disegno completo dei processi amministrativo contabili; - valutare l adeguatezza e funzionalità dei relativi controlli; - attestare/dichiarare l informativa contabile societaria prevista dalla Legge con la consapevolezza derivante dall esistenza/adeguatezza dei processi e dall effettiva esecuzione dei controlli contabili. L insieme delle attività operative che costituisce il DP cycle è raggruppabile per sequenzialità, natura e finalità nelle fasi di seguito riportate: - Fase 1 - Valutazione dei controlli aziendali (Entity Level Control) del Modello amministrativo contabile; - Fase 2 - Definizione del perimetro e programmazione dell attività; - Fase 3 Formalizzazione/aggiornamento dei processi amministrativo contabili; - Fase 4 Valutazione dei rischi e del disegno dei controlli contabili, nonché monitoraggio piano azioni correttive (Risk & Control Assessment); - Fase 5 - Test dei controlli (Test of Control); - Fase 6 - Valutazione dei controlli di processo e predisposizione della dichiarazione/ attestazione. Le fasi menzionate del ciclo delle attività rientrano nella responsabilità del Dirigente Preposto che tuttavia si avvale, sotto la sua diretta supervisione e coordinamento, dell ausilio di altre funzioni aziendali al fine di efficientare il processo, minimizzando al contempo le risorse da impiegare nell attività. Nell ambito del Gruppo Banca Popolare di Vicenza più Unità/Funzioni aziendali concorrono all alimentazione del sistema amministrativo contabile e al controllo dei dati contabili che, successivamente, vengono raccolti ed elaborati ai fini della predisposizione e diffusione dei documenti contabili societari (in primis, bilancio d esercizio e consolidato). Inoltre, diversi Organi aziendali concorrono alla definizione degli indirizzi strategico, gestionali e organizzativi che possono assumere rilevanza nell ambito dell informativa di carattere economico-finanziario-patrimoniale. Ogni Organo/Funzione/Unità, pertanto, è chiamato ad assicurare che le informazioni fornite siano corrette e rispondenti alle effettive transazioni realizzate attraverso l implementazione di adeguati controlli. In considerazione del contributo che i diversi Organi sopra menzionati devono fornire per assicurare la correttezza dell informativa finanziaria, il Dirigente Preposto ha instaurato un sistematico e proficuo rapporto con i medesimi attraverso diverse tipologie di reporting quali quello strategico, gestionale, organizzativo, funzionale e di controllo. Il Dirigente Preposto prevede i seguenti tre momenti di reporting istituzionale, al fine di fornire ragionevole certezza circa l adeguatezza e l effettiva applicazione delle procedure amministrativo contabili e la corrispondenza dei documenti alle risultanze dei libri e delle scritture contabili: - report di pianificazione con il quale il Dirigente Preposto sottopone al Comitato per il Controllo e al Consiglio di Amministrazione il perimetro delle attività definito secondo la metodologia di scoping adottata, con l evidenza dei conti e dei processi sensibili ai rischi di informativa finanziaria; - report consuntivo con il quale il Dirigente Preposto, almeno semestralmente, informa il Comitato per il Controllo e il Consiglio di Amministrazione circa le attività svolte per l esercizio di bilancio, le risorse utilizzate, le criticità accertate e lo stato degli interventi di miglioramento proposti. Le attività svolte dal Dirigente Preposto nel corso dell esercizio 2013 hanno seguito quanto pianificato e definito dal corrispondente programma di lavoro. È stato concluso un ulteriore progetto di estensione del perimetro del Dirigente Preposto volto a pervenire ad un disegno completo del processo legato Situazione al 31 dicembre

18 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale all informativa di Bilancio sulle parti correlate e a valutarne l adeguatezza e funzionalità dei relativi controlli. Inoltre sono stati introdotti nuovi controlli nell ambito del Modello. Il Dirigente Preposto, sulla base di un applicativo web based raccoglie la sub-attestazione interna da parte dei Control Owner sull effettivo svolgimento dei controlli amministrativo contabili nel corso dell anno. Inoltre il Dirigente Preposto, coerentemente con la necessità di documentare adeguatamente i processi amministrativo contabili, ottiene da parte dei responsabili dei principali processi valutativi, una formale attestazione sui risultati dei medesimi. L analisi dei processi sopra menzionati ha evidenziato un esposizione a livello di Gruppo ai rischi amministrativo contabili compatibile con i requisiti di correttezza richiesti per l informazione finanziaria. I risultati raggiunti forniscono al vertice aziendale e al Dirigente Preposto la ragionevole certezza che i suddetti processi dai quali sono generati dati contabili risultano presidiati adeguatamente e i relativi controlli risultano efficacemente attuati e hanno consentito al Dirigente Preposto di giungere all attestazione dell informativa contabile individuale e consolidata del bilancio Funzione Internal Audit Con riferimento al modello organizzativo di internal audit, in ottica di Gruppo e conformemente a quanto stabilito dalle vigenti disposizioni, la Direzione Internal Audit della Capogruppo verifica la regolarità dell operatività, l andamento dei rischi, e la funzionalità del complessivo Sistema dei Controlli Interni delle Società del Gruppo, concorrendo altresì alla verifica della rispondenza degli standard delle Società appartenenti al Gruppo rispetto agli indirizzi della Capogruppo. In considerazione dell adozione da parte del Gruppo BPVi di un modello di internal audit accentrato, in coerenza con gli accordi di servizio stipulati, la Capogruppo gestisce direttamente le attività di revisione interna per le Banche e Società Controllate, valutando la funzionalità, l efficacia e la coerenza dei relativi Sistemi di Controllo Interni. A tal fine è prevista la nomina di Responsabili della Revisione Interna Delegati presso le Banche e Società del Gruppo che assumono rischi rilevanti, dipendenti gerarchicamente dal Responsabile della Direzione Internal Audit e funzionalmente dagli Organismi di governo e controllo delle Società medesime. La Funzione di Internal Audit è svolta a fronte di un Mandato (Audit Charter) che, in coerenza con le vigenti disposizioni normative e con gli standard per l esercizio della professione, definisce finalità, autorità e responsabilità della Direzione Internal Audit del Gruppo Banca Popolare di Vicenza. La Direzione Internal Audit è una funzione indipendente avente un riporto funzionale verso il Consiglio di Amministrazione, per il tramite dei Comitati per il Controllo, verso il Collegio Sindacale e verso gli Organismi di Vigilanza ex D.lgs. 231/01 delle Banche e Società per conto delle quali è svolta l attività di revisione interna. La nomina del Responsabile della Direzione Internal Audit è deliberata dal Consiglio di Amministrazione con parere favorevole del Collegio Sindacale. La Direzione Internal Audit svolge le proprie attività sulla base di un Piano Annuale di Audit dalla stessa redatto, condiviso dal Comitato per il Controllo e approvato dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo, sentito il parere del Collegio Sindacale. Per le Banche e Società del Gruppo, il Piano di Audit è condiviso con i rispettivi Comitati per il Controllo e Alte Direzioni ed è sottoposto, a cura dei Responsabili della Revisione Interna Delegati, ai competenti Consigli di Amministrazione, sentito il parere del rispettivo Collegio Sindacale. L efficace perseguimento degli obiettivi della Funzione di Internal Audit è favorito da una formalizzata separazione, all interno della Direzione, dell espletamento delle attività esclusivamente ispettive dalle attività di valutazione dei processi aziendali, monitoraggio dei rischi e giudizio sulla funzionalità del S.C.I.. La Direzione Internal Audit si fonda infatti su: - una Struttura Ispettiva con il compito di verificare, in loco o a distanza, la conformità comportamentale rispetto alla normativa, alle procedure interne e agli standard aziendali ed esprimere valutazioni di merito rispetto a determinate fattispecie; Situazione al 31 dicembre

19 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - una Struttura di Auditing, focalizzata sull attività core della revisione interna, che consiste nell effettuazione di verifiche dirette a valutare la funzionalità dei processi aziendali (regole, procedure e strutture organizzative) e l operatività delle Strutture Centrali, nonché nella prestazione di attività consulenziale a favore dei Vertici e dell Organizzazione aziendale finalizzata a migliorare i processi di controllo, gestione dei rischi e corporate governance. In tale ambito l Auditing svolge azioni di individuazione dei presidi, di valutazione sull adeguatezza degli stessi e, infine, di coerenza dei comportamenti rispetto al disegno normativo/procedurale: per questo ultimo genere di riscontro, l Auditing si basa anche sulle risultanze dei controlli della Struttura Ispettiva. L azione di auditing è focalizzata su processi (verificati trasversalmente) o su singole Strutture di Direzione Generale. La Funzione di Internal Audit indica alle strutture competenti l esito delle proprie verifiche e i provvedimenti da porre in essere per il superamento delle criticità rilevate. Successivamente, verifica l avvenuta adozione delle iniziative da assumere (audit tracking) ed eventualmente effettua una ulteriore verifica (follow-up). Le carenze e le successive attività volte al superamento delle stesse costituiscono altresì oggetto di reporting, secondo l entità dei rilievi e le relative necessità di intervento, agli Organi con funzione di supervisione strategica, gestione e controllo. La metodologia di auditing in uso alla Direzione Internal Audit della Banca Popolare di Vicenza è fondata sull utilizzo di un approccio per rischi e processi che consente una rilevazione qualitativa della rischiosità e la formulazione di un successivo giudizio di adeguatezza del Sistema dei Controlli Interni. Per quanto attiene alle attività svolte dalla Direzione Internal Audit nel corso del 2013 si rappresenta come, a livello di Gruppo: - siano stati chiusi positivamente 293 rilievi e 186 raccomandazioni frutto delle attività di audit sui processi aziendali; - siano state condotte, relativamente alle Banche, 187 verifiche ispettive sulle filiali, 13 verifiche ispettive su punti private, 13 verifiche su promotori finanziari, e 43 verifiche a distanza; - siano state concluse 52 verifiche di audit su Banche e Società Controllate. La cultura del rischio nel Gruppo BPVi Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza attua al suo interno una serie di azioni volte a sviluppare coscienza dei rischi ai quali è esposto. La diffusione della cultura del rischio all interno del Gruppo inizia con la definizione del c.d. Risk Appetite Framework, ovvero lo schema di riferimento che definisce la propensione al rischio del Gruppo. La sua definizione è approvata su base almeno annuale dal Consiglio di Amministrazione e il suo monitoraggio è oggetto di controllo da parte delle funzioni preposte che forniscono periodica informativa al Consiglio di Amministrazione. Gran parte dell attività del Gruppo, dal processo di definizione degli obiettivi di pianificazione strategica e operativa fino all operatività quotidiana, avviene nel rispetto del sistema di limiti operativi / soglie di attenzione definiti nell ambito del RAF. A ulteriore conferma dell importanza e sensibilizzazione concentrate sul RAF si segnala che taluni limiti operativi / soglie di attenzione sono utilizzati quali variabili chiave per l attivazione del sistema incentivante di Gruppo. La diffusione capillare della cultura del rischio è supportata dal processo interno di valutazione dell adeguatezza patrimoniale o c.d. ICAAP. Il processo rappresenta uno dei principali momenti di diffusione della cultura del rischio all interno del Gruppo, a partire dal Consiglio di Amministrazione, che approva il Rendiconto stesso e che riceve, trimestralmente, un aggiornamento circa i principali contenuti del medesimo, fino alle varie strutture operative, coinvolte nel risk self assessment volto alla costruzione della c.d. Mappa dei Rischi compilata a livello di Gruppo. Coerentemente con l innanzi descritta impostazione, anche la formazione del personale tiene debitamente in considerazione le tematiche connesse al rischio. Nel corso del 2013 è stato fortemente investito in giorni di formazione erogati sul tema del rischio (incluse tematiche quali sicurezza, trasparenza, responsabilità di impresa, tutela degli investitori), sono altresì incluse tematiche riguardanti il credito in generale. Le ore di formazione sull argomento hanno rappresentato quasi un terzo del totale. Tra le iniziative più rilevanti del 2013 si ricorda l avvio del piano di formazione previsto dal Progetto AIRB volto all introduzione dei modelli interni avanzati di determinazione del requisito a fronte del rischio di credito. Tale iniziativa nel 2013 ha riguardato, in una prima fase formativa, oltre mille dipendenti appartenenti a diversi ruoli. Situazione al 31 dicembre

20 Rischio di Credito Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il rischio di credito è stato definito dal Gruppo BPVi come il rischio di incorrere in perdite dovute al peggioramento inatteso del merito creditizio di un cliente affidato anche a seguito di situazioni di inadempienza contrattuale. Il rischio di credito è anche connesso al rischio di incorrere in perdite, a seguito della prestazione di servizi di consulenza in materia di finanza straordinaria e di acquisizione di partecipazioni non classificate nel portafoglio di negoziazione ai fini di vigilanza, dovute ad inadempienza della controparte. Strategie, processi e organizzazione della gestione del rischio Policy per la gestione del rischio di credito Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha adottato, con ultimo aggiornamento approvato dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo nel mese di dicembre 2013, un apposita policy che disciplina il processo di gestione del rischio di credito al fine di definire una corretta declinazione dei ruoli e responsabilità degli Organi e delle Funzioni aziendali. I principi cardine alla base del modello di governance del rischio di credito del Gruppo BPVi prevedono che: - la responsabilità della definizione delle linee guida di gestione del rischio di credito sia in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; - la rischiosità sia monitorata in maniera accentrata presso Capogruppo con riferimento alle singole legal entity e al Gruppo nel suo complesso; - le singole legal entity siano tenute a rispettare le linee guida definite dalla Capogruppo in materia di gestione dei rischi e del capitale. La suddetta policy prevede, inoltre, l articolazione del processo di gestione del rischio di credito nelle seguenti fasi: 1. definizione del risk appetite (propensione al rischio); 2. monitoraggio del rischio di credito e procedure di escalation; 3. reporting nei confronti degli Organi e delle Funzioni aziendali. La policy definisce le modalità di determinazione del risk appetite in relazione al rischio di credito prevedendo, tra l altro, che annualmente venga definita la propensione al rischio attraverso una soglia di attenzione in termini di livello target di Expected Loss del portafoglio in bonis a livello di Gruppo e la definizione dei Settori Critici, con definizione di un apposita soglia in termini di massimi affidamenti. Livello target di Expected Loss Il grado di rischiosità atteso del portafoglio crediti in bonis del Gruppo può essere quantificato attraverso l Expected Loss, ovvero determinando la perdita attesa del portafoglio crediti in bonis. Tale valore viene determinato utilizzando i modelli interni gestionali di PD (probabilità di default) e LGD (Loss Given Default). Al fine di monitorare, da un punto di vista gestionale, l evoluzione nel tempo (in particolare nel corso di un esercizio) della rischiosità del portafoglio crediti definendo una soglia di attenzione sul grado di possibile deterioramento della qualità creditizia, viene determinata una Expected Loss Target. Tale Expected Loss ha come obiettivo sia di incorporare l evoluzione dei parametri di rischio, PD ed LGD, del portafoglio crediti in bonis sia l evoluzione del portafoglio in termini di modifica della sua composizione a seguito degli obiettivi di budget fissati nel processo di pianificazione strategica e operativa. Situazione al 31 dicembre

21 Settori Critici Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale L identificazione dei c.d. settori critici avviene sulla base degli strumenti conoscitivi disponibili sotto il profilo quali/quantitativo. Tali comparti presentano infatti elementi di rischio sistemico tale da rendere opportuno sottoporre le imprese appartenenti ad esso ad una maggiore attenzione in fase di affidamento e nel processo gestionale del credito. L identificazione dei settori critici avviene con cadenza annuale, sulla base degli strumenti conoscitivi disponibili, unitamente dalla Divisione Crediti e dalla Direzione Risk Management. A partire da fine 2013 in sede di declinazione del Risk Appetite Framework viene definita ima soglia di attenzione relativa agli affidamenti concordabili alle controparti appartenenti ai settori critici. L attività creditizia del Gruppo Banca Popolare di Vicenza è, da sempre, rivolta a supportare sia le esigenze di finanziamento delle famiglie, sia lo sviluppo e il consolidamento delle imprese, in particolare di quelle piccole e medie che rappresentano la realtà economica tipica dei territori di insediamento delle banche del Gruppo. In linea con gli esercizi precedenti, le politiche del credito adottate dalle diverse realtà del Gruppo sono improntate a rispondere alle domande di privati e imprese ponendo particolare attenzione al problematico andamento della congiuntura economica, al rischio di credito e a un adeguata copertura a livello di garanzie. Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha aderito alle iniziative promosse in sede ABI e con l accordo delle associazioni imprenditoriali e dei consumatori e del Ministero dell Economia e della Finanza. Tali iniziative sono finalizzate a supportare imprese e famiglie in situazione di temporanea difficoltà causata dalla crisi congiunturale. Con riferimento alla clientela privati l attività di sviluppo si è concentrata sul comparto a medio lungo termine, attraverso l erogazione e/o la rinegoziazione di mutui casa ipotecari e sui prestiti personali, per mezzo di finanziamenti erogati direttamente dalle banche o da società dedicate. In relazione alla situazione congiunturale, con l obiettivo di dare respiro finanziario alla famiglie in difficoltà, le banche del Gruppo BPVi hanno aderito al Piano Famiglie, vale a dire l accordo tra ABI e le Associazioni dei Consumatori sottoscritto il 18 dicembre 2009, che prevede la sospensione del pagamento delle rate del mutuo ipotecario per 12/18 mesi. Tale accordo è stato rinnovato in più riprese negli anni successivi, fino alla definitiva scadenza del 31 marzo Dopo tale data è stato sostituito dal Fondo di solidarietà del Ministero delle Finanze, finanziato una prima volta con 20 mln di Euro e a settembre con ulteriori 40 mln (di cui 20 per il 2014 e altrettanti per il 2015). Per la clientela piccole imprese, invece, l attività di sviluppo si è focalizzata principalmente sul comparto degli impieghi a breve termine, caratterizzati da un elevato frazionamento del rischio e utilizzando, ove possibile, forme tecniche supportate da garanzie consortili. Per le imprese medie e grandi si è sostenuto l incremento dei finanziamenti a medio termine, privilegiando quelli supportati da garanzie reali. In ogni caso, particolare attenzione è stata posta nella selezione dei settori economici di appartenenza dei prenditori, in modo da favorire quelli ritenuti meno rischiosi. A questo proposito si sottolinea la crescente importanza che l analisi settoriale riveste nel processo di gestione del rischio di credito, esplicandosi tramite la rielaborazione di dati interni ed esterni forniti da società nazionali specializzate, in modo da massimizzare il loro significato alla luce delle caratteristiche dei diversi Istituti e dei territori in cui essi sono radicati. In relazione all attuale situazione congiunturale, con l obiettivo di dare respiro finanziario alla imprese in difficoltà, le banche del Gruppo BPVi hanno aderito all Avviso Comune sottoscritto il 3 agosto 2009 dal Ministero dell Economia e delle Finanze, dall ABI e dalle associazioni di rappresentanza delle imprese, e rinnovato in più riprese negli anni successivi. L accordo prevede la sospensione del pagamento della quota capitale del mutuo (ipotecario o chirografario) per 12 mesi, nonché l allungamento fino a un massimo di 270 giorni delle anticipazioni bancarie sui crediti. In occasione della seconda proroga (16 febbraio 2011) è stato siglato un ulteriore accordo tra ABI, MEF e associazioni imprenditoriali, che prevede, entro certi limiti, l allungamento (fino a un massimo di 2 anni per i chirografari e di 3 per gli ipotecari) - con rimodulazione delle condizioni ai tassi di mercato - della durata dei finanziamenti che abbiano fruito della sospensione ai sensi dell Avviso Comune. Si segnala anche che nell'ambito dello stesso accordo, le Parti avevano sottoscritto, lo scorso maggio 2012, due distinti Plafond per favorire lo smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione (Plafond Crediti PA) e il finanziamento dei progetti imprenditoriali di investimento Situazione al 31 dicembre

22 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale (Plafond Progetti Investimenti Italia). Il termine di validità dei due Plafond è stato prorogato al 31 dicembre Si precisa, infine, che il Gruppo non opera in derivati su crediti. Processo del Credito Il processo del credito risulta così strutturato: - Concessione del credito che si articola in: istruttoria, valutazione, delibera, perfezionamento di fidi ed eventuali garanzie; - Gestione del credito che si articola in: utilizzi, monitoraggio, revisione affidamenti, gestione dei crediti anomali; - Gestione sofferenze e recupero del credito. Secondo il Regolamento in materia di Gestione del Credito, recepito nelle norme generali dal Manuale del Credito di ciascun istituto del Gruppo, la valutazione del rischio deve essere improntata alla prudenza. Nella fase istruttoria del credito, va acquisita, a cura del proponente, tutta la documentazione necessaria per effettuare un adeguata valutazione del merito creditizio del prenditore, nonché per accertare l autonoma capacità di restituzione della controparte, avendo sempre le garanzie offerte natura di accessorietà (giuridica) e sussidiarietà (economica). Infatti la garanzia è da intendersi come copertura economica aggiuntiva, ritirata a salvaguardia del rischio di inadempienza ed è quindi uno strumento che si affianca sussidiariamente alla solvibilità del debitore principale. La documentazione acquisita deve consentire di valutare la coerenza tra importo, forma tecnica e progetto finanziato; essa inoltre deve permettere l individuazione delle caratteristiche e della qualità del prenditore, anche alla luce del complesso delle relazioni con lo stesso intrattenute. I rischi nei confronti di singoli clienti della medesima Banca sono da considerarsi unitariamente, pertanto qualora tra i clienti stessi sussistano connessioni di carattere giuridico o economico (Circolare Banca d Italia n Nuove Disposizioni di Vigilanza prudenziale per le banche Titolo V, cap.1 e successivi aggiornamenti), tali soggetti vengono a costituire un insieme unitario sotto il profilo del rischio, rappresentano cioè un Gruppo (gruppo economico o gruppo di rischio). All atto della concessione e/o rinnovo di affidamenti è fatto obbligo di verificare i rischi in essere del richiedente (e dell eventuale gruppo ad esso collegato) nei confronti dell intero Gruppo Banca Popolare di Vicenza. Il pricing e/o i ricavi indotti della relazione non possono costituire elemento per l apprezzamento del merito creditizio e la concessione del credito. Il processo di istruttoria segue un differente iter a seconda della tipologia di clientela. In caso di clientela privata e small business la concessione o meno del fido richiesto, di competenza della filiale o dell Area fino a importi non particolarmente elevati, segue un percorso semplificato e si serve del sistema di scoring interno per verificare il merito creditizio in fase di concessione di nuovi affidamenti utilizzando fonti informative interne ed esterne. Al fine di meglio presidiare la fase di concessione del credito alla clientela privata e small business, sono state introdotte più stringenti limitazioni alle facoltà deliberative, identificate in base al profilo di rischio attribuito alla controparte da parte del sistema di scoring interno. La concessione del credito alla clientela imprese/enti segue un procedimento più articolato in quanto le proposte di affidamento relative a tale clientela devono essere corredate del parere tecnico di analisti crediti di Area o di Sede Centrale a seconda dell ammontare degli affidamenti richiesti. Il gestore monitora e gestisce il credito giorno per giorno ed è responsabile della sua concessione. Quando il rischio cliente aumenta, l obiettivo della gestione è di contenere il rischio Banca, adottando tempestivamente tutte le misure necessarie allo scopo. Quanto descritto sta seguendo un processo evolutivo verso l introduzione di modelli di rating avanzati AIRB attraverso un omonimo progetto che ha interessato il Gruppo nel corso del Situazione al 31 dicembre

23 Politiche Creditizie Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Con Delibera del Consiglio di Amministrazione, fin dall introduzione nei processi aziendali dei rating interni, sono state modificate le facoltà deliberative e sono state definite le Politiche Creditizie a livello di Gruppo. Le Politiche Creditizie disciplinano le modalità attraverso le quali il Gruppo intende assumere il rischio di credito verso i propri clienti e riguardano sia la fase di concessione/rinnovo sia la fase di gestione del credito. Esse mirano a favorire un equilibrata crescita degli impieghi verso le controparti di più elevato standing e a regolare l erogazione del credito alla clientela di minore merito creditizio. Le Politiche Creditizie sono applicate sulla base della Valutazione Finale (Verde, Giallo, Rosso, Sorvegliata SOR- e Pre Past Due -PPD- 3 ). Tale valutazione è il risultato dell incrocio tra il Rating di controparte, che esprime la probabilità di insolvenza nei successivi dodici mesi, e dello Score di Monitoraggio Andamentale che rappresenta un indicatore sintetico della rischiosità del cliente in funzione dell andamento dei rapporti. Tenendo conto delle analisi condotte dalle strutture preposte sul portafoglio crediti del Gruppo, la Divisione Crediti ha individuato quattro differenti Politiche Creditizie : Sviluppo, Gestione e Protezione, Riequilibrio, Disimpegno. Tali politiche sono assegnate in sede di proposta di affidamento che comporti il ricalcolo della valutazione finale ovvero a seguito delle attività di analisi sulla controparte previste nell ambito dei processi di gestione del Credito Problematico (classificazione e gestione delle posizioni anomale). Il perimetro di applicazione delle Politiche Creditizie, in linea con la segmentazione introdotta ai fini della corretta applicazione dei modelli di rating, comprende le aziende small-business, small-corporate, midcorporate, corporate. Le regole di assunzione di rischio per tipologia di intervento seguono una macro distinzione tra Breve e Medio Lungo Termine. Per il Breve Termine (operazioni di durata originaria inferiore a 18 mesi) esse prevedono sostanzialmente indirizzi di mitigazione del rischio, fermo restando quanto previsto dai regolamenti in materia di facoltà in ordine alla concessione e gestione del credito in vigore. Relativamente alle operazioni di Medio Lungo Termine per cassa (operazioni di durata originaria non inferiore a 18 mesi), le Politiche Creditizie definiscono la durata massima concedibile da ciascun organo deliberante per tipologia di intervento e in funzione del tipo di garanzia richiesta o altra forma di mitigazione del rischio fermo restando il rispetto dei limiti di importo definiti nelle Facoltà in ordine alla concessione e gestione del credito. Dal 2011 la disciplina dei settori critici (comparti che, in base a valutazioni effettuate su dati esterni e interni alla Banca, presentano elementi di rischio sistemico tale da rendere opportuno sottoporre le imprese appartenenti a esso a una maggiore attenzione in fase di affidamento e di trattamento gestionale) viene rivista annualmente sia in termini di loro definizione sia di determinazione dei limiti di massime erogazioni, al fine di garantire un maggiore presidio del rischio, alzando i livelli deliberativi minimi per le imprese appartenente a tali settori. L erogazione a imprese appartenenti a tali settori è, infatti, disciplinata da limiti più severi rispetto a quelli ordinari. La classificazione in area critica di un settore ha valenza di Gruppo, anche se nell analisi potranno essere prese in considerazione le peculiarità locali, che eventualmente possono determinare un allargamento del perimetro per una controllata. Introduzione dei nuovi modelli di rating AIRB Nell ambito della gestione del rischio di credito, il rating rappresenta un importante strumento di valutazione del merito creditizio della clientela della Banca, e va ad integrare il lavoro di analisi già svolto dal personale della Banca. 3 Trattasi di specifiche classi gestionali previste dal sistema di early warning, oggetto di descrizione in uno specifico paragrafo di seguito riportato. Situazione al 31 dicembre

24 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Come già anticipato il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha avviato il percorso di adozione dei modelli interni di rating avanzato (AIRB) per la determinazione del requisito a fronte del rischio di credito. I pricipali obiettivi perseguiti con l introduzione del sistema AIRB sono: - efficientamento dei processi di Corporate Governance in materia creditizia, di Capital Management e di Gestione del Rischio; - fornire una visione complessiva dei rischi a cui è sottoposto il Gruppo Bancario. Il significato e il peso del rating si rafforzano ulteriormente con l introduzione dei nuovi modelli avanzati, che devono rispettare i dettami imposti dalla Normativa di Vigilanza di riferimento. A tale proposito è importante mettere in evidenza il fatto che, nell ambito della Pratica di Fido, il rating deve essere sempre e obbligatoriamente attribuito. Con l introduzione dei nuovi modelli non è infatti possibile procedere con una concessione in assenza di un rating valido, se non in limitati casi specifici per cui è previsto. Nell ambito del progetto AIRB che sta portando all introduzione dei modelli avanzati, i modelli di rating utilizzati in precedenza sono stati oggetto di una profonda revisione, che ha investito anche le modalità di segmentazione delle controparti. In particolare essi vanno a coprire le tipologie: Privati, Small Business, Sme Retail, Sme Corporate e Large Corporate. A gennaio del 2014 sono divenuti operativi i nuovi modelli di rating per i segmenti delle imprese SME retail, SME Corporate e Large Corporate, mentre entro la prima metà del 2014 saranno attivati anche i modelli relativi ai segmenti Retail (privati) e Small Business. Con l adozione dei modelli interni avanzati il Gruppo Banca Popolare di Vicenza si sta dotando degli strumenti e di tutta la manualistica necessari a supportare la messa in opera dei nuovi modelli. Sistemi di gestione, misurazione e monitoraggio del rischio Al fine di mantenere una corretta e prudente gestione del credito, in conformità altresì alle Istruzioni di Vigilanza (Titolo IV, Capitolo 11, Sezione II della Circolare n. 263/2006 e successivi aggiornamenti), sono stati attivati idonei sistemi di rilevazione, misurazione e controllo dei rischi. I controlli costituiscono parte integrante dell attività quotidiana del Gruppo e sono individuabili in quattro tipologie: - Controlli di linea: sono effettuati dalle strutture organizzative (es. i controlli di tipo gerarchico) o incorporati nelle procedure o eseguiti nell ambito dell attività di back-office; - Controlli sulla gestione dei rischi: hanno l obiettivo di concorrere alla definizione delle metodologie di misurazione del rischio, di verificare il rispetto dei limiti assegnati alle varie funzioni e di controllare la coerenza dell operatività. Tali controlli sono affidati a strutture diverse da quelle produttive; - Attività di revisione interna dei Fidi: mira a rivalutare il merito creditizio delle singole controparti, con cadenze prestabilite; - Controlli ispettivi: effettuati dalla Funzione di Audit che espleta il suo mandato con ispezioni dirette e controlli a distanza, mirati alla verifica della qualità del credito e della consapevolezza decisionale delle competenti funzioni preposte alla concessione e gestione del credito stesso. In ottemperanza alle disposizioni di Banca d Italia in ambito Basilea 2 riguardo ai cosiddetti gruppi di clienti connessi sono state introdotte delle regole in materia di gestione dei gruppi economici mirate ad aumentare il grado di oggettività e di reiterazione del processo di composizione degli stessi. Come già citato in precedenza, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza si è dotato di un sistema di limiti e soglie di attenzione volti a monitorare il rispetto della propensione al rischio definita dal Consiglio di Amministrazione in tema di rischio di credito. Situazione al 31 dicembre

25 Sistema interno di rating Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il Gruppo BPVi, pur adottando la metodologia standardizzata per la quantificazione del capitale interno attuale a copertura del rischio di credito, già dal 2008 ha implementato un sistema interno di rating che viene utilizzato nei processi aziendali di valutazione del merito creditizio, concessione e monitoraggio del credito. Per sistema di rating si intende l insieme strutturato e documentato delle metodologie, dei processi organizzativi e di controllo, delle modalità di organizzazione delle basi dati che consente la raccolta e l elaborazione delle informazioni rilevanti per la formulazione di valutazioni sintetiche della rischiosità di una controparte e delle singole operazioni creditizie. Si ricorda che il rating interno esprime, in sintesi, un giudizio, nell orizzonte di un anno, sulla qualità creditizia del cliente espresso come probabilità che la controparte possa divenire insolvente. Tale giudizio si articola secondo una scala interna di classificazione (Scala Maestra) composta nel caso del Gruppo BPVi da 11 classi di rating, ciascuna definita in termini di intervallo di probabilità di default (PD). Le classi di rating sono ordinate in funzione del rischio creditizio: muovendo da una classe meno rischiosa a una più rischiosa, la probabilità che i debitori risultino in default è crescente. I modelli implementati in BPVi consentono, di fatto, una valutazione automatica delle singole controparti sottoposte ad analisi, fornendo un numero (PD) che ne individua in misura sintetica lo stato di salute. Nei modelli sviluppati dal Gruppo BPVi, l evento di default era rappresentato dalla classificazione della posizione ad incaglio o sofferenza e dalle posizioni con affidamenti rateali per le quali si rileva un ritardo di almeno 90 giorni. In base alla classe di rating assegnata secondo la Scala Maestra, la controparte è considerata più o meno rischiosa. Il rating doveva essere attribuito in via ordinaria almeno una volta l anno, deve essere tempestivamente aggiornato in caso di eventi di peggioramento del profilo di rischio e deve essere oggetto di verifiche più frequenti nei casi di esposizioni nei confronti di debitori a più elevato rischio. Il Gruppo BPVi ha sviluppato i modelli interni di rating coprendo innanzitutto la tipologia di controparti sulla quale strutturalmente opera e sulla quale è maggiormente esposta ovvero: - Privati e Small Business; - Small Corporate (da 517 mila euro a 2,5 milioni di euro di fatturato); - Mid Corporate (da 2,5 a 50 milioni di euro); - Corporate (fatturato superiore a 50 milioni di euro). L applicazione della segmentazione sinteticamente descritta, comporta l esclusione dal calcolo del rating di alcune tipologie di clienti, tipologie per le quali gli attuali modelli di stima non hanno dimostrato attendibilità statistica. Tali controparti risulteranno pertanto unrated e seguono il normale percorso di istruttoria in virtù del quale si analizzano tutti gli elementi previsti dalla pratica elettronica di fido. Si riportano di seguito le tipologie di controparti escluse dal calcolo del rating: - Stati sovrani; - Banche; - Società finanziarie: leasing e factoring, assicurazioni; - Amministrazioni pubbliche; - Istituzioni senza scopo di lucro; - Società estere; - Unità non classificate e non classificabili. Il Gruppo Popolare di Vicenza è interessato dalla profonda revisione dei modelli interni di rating legata al sopra citato progetto AIRB. Il progetto, avviato nel 2013, sta portando all introduzione dei modelli interni di Situazione al 31 dicembre

26 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale rating avanzato con l aggiornamento, tra gli altri, delle modalità di segmentazione delle controparti e della definizione di default. Rispettivamente: - La nuova segmentazione definisce: o o o o o Privati; Small Business (ditte individuali, Società semplici, Società di persone con fatturato minore di Euro ed esposizione inferiore a 1 milione di Euro); SME Retail (Società di capitali con fatturato minore di 2,5 milioni di Euro ed esposizione inferiore a 1 milione di Euro, Società di persone con fatturato minore tra Euro e 2,5 milioni ed esposizione inferiore a 1 milione di Euro); SME Corporate (Società di capitali con fatturato minore di 2,5 milioni di Euro ed esposizione superiore a 1 milione di Euro, Società di persone e di capitali con fatturato tra 2,5 e 150 milioni di Euro); Large Corporate (Società con fatturato superiore a 150 milioni di euro). - La nuova definizione di default è stata adeguata, per la parte che riguarda i crediti scaduti (Past Due), alla definizione regolamentare. Inoltre l attribuzione del rating viene estesa a tutta la clientela che presenta un utilizzo o un fido, mentre in precedenza erano soggette a rating soltanto le controparti affidate. Sistema Early Warning Nel primo semestre del 2009 è stato inoltre ultimato il sistema di monitoraggio andamentale Early Warning. Questo sistema, il cui sviluppo è iniziato nella prima metà del 2008, ha come obiettivo quello di evidenziare i primi sintomi del possibile deterioramento della qualità creditizia delle controparti attraverso una serie di indicatori opportunamente selezionati. Il sistema Early Warning, unitamente alle valutazioni espresse dai sistemi di rating, sono gli elementi utilizzati per la classificazione gestionale dei clienti attraverso la procedura GdC (Gestione del Credito). Tale procedura è utilizzata per la gestione e classificazione delle posizioni anomale mediante strumenti e regole innovative che sfruttando appieno le potenzialità del motore Early Warning, e realizzando processi flessibili utili a guidare e monitorare nel tempo il portafoglio crediti e le iniziative della Rete di Vendita dal primo manifestarsi di anomalie andamentali fino all eventuale passaggio a sofferenza. Lo strumento informatico consente ai gestori di verificare l evoluzione del merito creditizio della clientela, individuando tempestivamente le posizioni affidate che ne evidenziano un deterioramento. Tale strumento gestionale classifica la clientela in classi a rischiosità crescente ( Bonis, Sorvegliato, Incaglio, ecc.). Il sistema valuta anche le relazioni tra i Clienti, con tracciatura del colloquio tra Gestori e organi di controllo, e gestisce tutto l iter di classificazione, autorizzazione e controllo dei relativi poteri. Tale sistema divenuto operativo presso la Capogruppo nel 2010, è stato esteso a Banca Nuova nei primi mesi del 2011 e a FarBanca negli ultimi mesi del Si ricorda che a partire dall esercizio 2012, la classificazione della clientela in stato diverso dal default, basata su tre classi a rischiosità crescente: in Bonis, in Osservazione oppure in Alto Rischio, è stata rivista e aggiornata. Tale impostazione è stata inizialmente rivista con l introduzione della nuova categoria gestionale Pre - Past Due (posizioni che presentano uno sconfinamento continuativo, indipendentemente dall entità, superiore ai 40 giorni e inferiore ai 90 giorni) e successivamente all eliminazione delle classi gestionali Osservazione (OS) e Alto Rischio (AR) e alla loro riconduzione a un'unica categoria gestionale Sorvegliata (SOR). Tale impostazione è stata mantenuta durante il Inoltre, alla luce dell attuale contesto economico, tenuto conto della crescente necessità di concludere con la clientela accordi di ristrutturazione del debito ricorrendo sia agli strumenti giuridici introdotti dalla riforma della Legge Fallimentare del 2005 e seguenti implementazioni (accordi di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell art. 182 bis L.F. e piani di risanamento ai sensi dell art comma lettera D) sia ad operazioni ordinarie di Situazione al 31 dicembre

27 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale ristrutturazione dei debiti in generale, è stata introdotta - ad ottobre 2012 in Capogruppo, a febbraio 2013 in Banca Nuova e Farbanca - la classe gestionale Ristrutturande. Queste posizioni sono gestite in modo specialistico da apposite Funzioni della Banca. Attività finanziarie deteriorate Relativamente alle attività finanziarie deteriorate, il credito anomalo non in sofferenza, oltre che dalle strutture della rete commerciale, viene monitorato da apposite unità organizzative, la cui missione è la prevenzione dell insolvenza. Tali strutture, dipendenti gerarchicamente e funzionalmente dalla Divisione Crediti, sono composte da addetti operativi sia presso la Sede Centrale sia presso le Aree Territoriali in cui è organizzata la Rete di Vendita della Banca. Per meglio presidiare i clienti che presentano i primi segnali di deterioramento, all interno della Divisione Crediti della Capogruppo e della Direzione Crediti di Banca Nuova sono presenti le U.O. Sorveglianza Crediti, con il compito di supportare i gestori su specifiche situazioni di anomalia, verificare l efficacia delle azioni gestionali intraprese e diffondere una cultura generale mirata alla tutela ed alla riduzione del rischio di credito. Ai Gestori viene richiesto un approccio operativo volto all eliminazione delle anomalie e al contenimento del rischio. Per quanto attiene le posizioni Ristrutturate, la cui identificazione e gestione avviene in ossequio alle norme di Vigilanza ( Esposizioni per cassa e fuori bilancio (finanziamenti, titoli, derivati, etc.) per le quali una Banca, a causa del deterioramento delle condizioni economico-finanziarie del debitore, acconsente a modifiche delle originarie condizioni contrattuali (ad esempio, riscadenzamento dei termini, riduzione del debito e/o degli interessi) che diano luogo ad una perdita ), la gestione è indirizzata alla verifica del rispetto del piano di ristrutturazione concordato e che le stesse possono coesistere con le altre classificazioni interne, inclusa quella di Incaglio. Relativamente alle posizioni soggette a ristrutturazione del debito nelle varie forme, compresi gli accordi di ristrutturazione ex art. 67 o ex art. 182 legge fallimentare, presso la Capogruppo è stato rafforzato l organico dei gestori dei crediti anomali al fine di una puntuale e professionale gestione dei suddetti accordi, creando un nucleo di operatori specializzati dedicato a questa attività. Per quanto attiene agli incagli, l attività è indirizzata prioritariamente al recupero bonario, ancorché graduale, del credito o quanto meno alla mitigazione di eventuali effetti negativi in caso di insolvenza. Tali unità sono composte da legali interni e da personale che svolge attività amministrativa-contabile relativa alle sofferenze. Per i processi contabili esse si avvalgono di una procedura informatizzata utilizzata da tutte le società appartenenti al consorzio Sec Servizi, outsourcer di servizi ICT. L attività di recupero viene svolta in forma proattiva ed è protesa ad ottimizzare le procedure legali e a massimizzare il risultato economico e finanziario. In particolare, nella valutazione delle iniziative da assumere, i legali interni privilegiano l attività stragiudiziale, con ricorso spesso ad accordi transattivi, che permettono di incidere positivamente sui tempi di recupero e sul livello dei costi sostenuti. Nei casi in cui tale soluzione non sia percorribile, ed in modo particolare per le posizioni di entità più rilevante e per quelle dove è presumibile un maggiore incasso, si ricorre, invece, a legali esterni per l avvio delle azioni giudiziali che costituiscono sempre un valido e fondamentale mezzo coercitivo di pressione verso il debitore e uno strumento risolutivo delle controversie. I crediti minimi, inesigibili o di difficile esazione, sono in genere trattati massivamente e resi oggetto di operazioni di cessione pro-soluto, atteso che per essi l azione legale viene ritenuta antieconomica in un ottica di rapporto costi/benefici. Ai fini di bilancio, le sofferenze sono oggetto di valutazione analitica per la definizione degli accantonamenti in relazione alle perdite attese. Per ciascuna posizione, e nell ambito di questa, per ogni rapporto, l entità della perdita prevista è determinata in base alla solvibilità dei debitori, alla tipologia ed al valore delle garanzie e allo stato delle procedure in atto. Le stime sono effettuate sempre con criteri di prudenza conformemente ai principi contabili applicando altresì i principi di attualizzazione. Situazione al 31 dicembre

28 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Tale complessa valutazione è agevolata dalla suddivisione del totale portafoglio in categorie omogenee e per anno di origine, pur non prescindendo in ogni caso dai valori effettivi di realizzo derivanti dal patrimonio personale e/o aziendale del debitore e dei garanti. Il corretto svolgimento dell attività di gestione e di valutazione svolta sulle sofferenze è, infine, assicurato anche dall effettuazione di periodici controlli sia interni, effettuati dalla Direzione Internal Audit, sia esterni, svolti, tra gli altri, dal Collegio Sindacale e dalla Società di Revisione. La gestione amministrativa delle posizioni a sofferenza è supportata, dall'inizio del 2009, da una procedura informatica che consentirà il progressivo abbandono di buona parte del fascicolo cartaceo delle pratiche e, una volta implementata, darà una visione immediata di sintesi delle medesime. Sistemi di monitoraggio del rischio Il monitoraggio del rischio di credito del Gruppo BPVi si basa: - sulla definizione di un sistema di deleghe coerenti con i limiti di rischio e sull identificazione delle connesse procedure di escalation nel caso tali limiti vengano superati; - sul controllo del rispetto dei limiti e delle deleghe. Il monitoraggio del rischio di credito avviene: - monitorando il livello di Expected Loss del portafoglio in bonis rispetto al livello target; - attraverso il controllo del flusso di nuove rettifiche di valore su nuovi crediti dubbi generati nel corso dell esercizio; - controllando la dinamica dei settori critici e monitorando la relativa soglia di attenzione in termini di massima esposizione; - fornendo adeguata informativa agli Organi e alle Funzioni aziendali coinvolte attraverso un azione di reporting coerente con quanto definito nel Sistema Informativo Direzionale. Modalità di conduzione degli stress-test Nell ambito della relazione periodica ICAAP sull adeguatezza patrimoniale, vengono condotte specifiche analisi di stress la cui finalità è quella di valutare l impatto di eventi negativi sull esposizione al rischio di credito e al rischio. In particolare i driver di stress identificati sono: - aumento nell utilizzo dei margini disponibili sui fidi committed e uncommitted alla clientela; - incremento dei passaggi a crediti deteriorati; - incremento del loan to value dei mutui ipotecari; - deterioramento della qualità media del portafoglio crediti in bonis; - ipotesi di perdita dei benefici patrimoniali sulle controparti imprese con rating ECAI; - downgrade di un notch del rating Italia. Tale reportistica viene presentata al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo e al Comitato per il Controllo. Sistemi di reporting del rischio Un efficace sistema di gestione dei rischi deve essere basato su un flusso informativo costante nei confronti di Organi e Funzioni aziendali per permettere una piena consapevolezza rispetto all esposizione del Gruppo Situazione al 31 dicembre

29 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale ai rischi stessi ma soprattutto consentire l attivazione delle leve gestionali funzionali ad un adeguata gestione dei rischi. Con riferimento al rischio di credito, di seguito vengono descritti i flussi informativi sui quali si basa il c.d. Sistema Informativo Direzionale del Gruppo BPVi: - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza trimestrale per il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo la Relazione sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti. All interno di detta relazione viene presentato l andamento dell expected loss rispetto a quella target. - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza trimestrale per il Consiglio di Amministrazione della controllata Banca Nuova la Relazione sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti contenente l andamento della rischiosità del portafoglio crediti della Banca. - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza mensile per il Direttore Generale, per il Responsabile della Divisione Mercati, per il Responsabile della Divisione Crediti e per il Responsabile della Direzione Crediti Ordinari un report sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti della Capogruppo e del Gruppo. - La Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza mensile per il Direttore Generale e per il Direttore e Vicedirettore Generale di Banca Nuova, per il Responsabile della Divisione Crediti della Capogruppo e per il Responsabile della Direzione Crediti di Banca Nuova il report sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti della controllata Banca Nuova. - La Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza mensile per il Responsabile Divisione Crediti e Responsabile Crediti Ordinari di Capogruppo e per il Direttore Generale Banca Nuova, Responsabile Divisione Crediti Capogruppo, Responsabile Direzione Crediti Banca Nuova di Banca Nuova un report sul monitoraggio delle erogazioni verso i settori critici. Si segnala, inoltre, che periodicamente viene svolta dalla Direzione Risk Management, attraverso la U.O. Risk Management, un attività di reporting sulle dinamiche dei crediti anomali, rese disponibili, tramite intranet aziendale, alla Rete commerciale fino ai singoli gestori. Politiche di copertura e di attenuazione del rischio L acquisizione di garanzie reali (pegno, ipoteca e privilegio) e/o personali (fideiussione, avallo, mandato di credito e lettera di patronage) attenuano il rischio di credito connesso alla singola controparte o gruppo. L attenuazione del rischio attribuita a ciascuna garanzia reale è disciplinata da specifica normativa che tiene conto della diversa tipologia delle garanzie acquisite. Situazione al 31 dicembre

30 Rischio di Concentrazione Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il rischio di concentrazione è definito come il rischio derivante da esposizioni nel portafoglio bancario verso controparti, incluse le controparti centrali, gruppi di controparti connesse e controparti operanti nel medesimo settore economico, nella medesima area geografica o che esercitano la stessa attività o trattano la stessa merce, nonché dell applicazione di tecniche di attenuazione del rischio di credito, compresi, in particolare, o rischi derivanti da esposizioni indirette, come, ad esempio, nei confronti di singoli fornitori di garanzie. Il rischio di concentrazione può essere distinto in due sottotipi: single name concentration risk (concentrazione verso soggetti appartenenti al medesimo gruppo economico e/o connessi); e sector concentration risk (concentrazione verso particolari settori economici e/o aree geografiche). Dal computo del rischio di concentrazione, per entrambe le suddette tipologie, sono escluse le esposizioni verso banche e intermediari vigilati ex-articolo 107 TUB. Strategie, processi e organizzazione della gestione del rischio Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha adottato, con ultimo aggiornamento approvato dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo nel mese di dicembre 2013, un apposita policy che disciplina il processo di gestione del rischio di concentrazione al fine di definire una corretta declinazione dei ruoli e responsabilità degli Organi e delle Funzioni aziendali. I principi cardine alla base del modello di governance del rischio di concentrazione del Gruppo BPVi prevedono che: - la responsabilità della definizione delle linee guida di gestione del rischio di concentrazione sia in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; - la rischiosità sia monitorata in maniera accentrata presso Capogruppo con riferimento alle singole legal entity e al Gruppo nel suo complesso; - le singole legal entity siano tenute a rispettare le linee guida definite dalla Capogruppo in materia di gestione dei rischi e del capitale. La suddetta policy prevede, inoltre, l articolazione del processo di gestione del rischio di concentrazione nelle seguenti fasi: 1. definizione del risk appetite (propensione al rischio); 2. monitoraggio del rischio di credito e procedure di escalation; 3. reporting nei confronti degli Organi e delle Funzioni aziendali. La policy definisce le modalità di declinazione del risk appetite in relazione al rischio di concentrazione prevedendo, tra l altro, che annualmente venga definita la propensione al rischio attraverso un limite operativo relativamente al livello di concentrazione single name, una soglia di attenzione con riferimento al livello di concentrazione geo-settoriale. Come anticipato, il rischio di concentrazione viene articolato in due fattispecie: - single name concentration risk (concentrazione verso soggetti appartenenti al medesimo gruppo economico e/o connessi); - sector concentration risk (concentrazione verso particolari settori economici e/o aree geografiche, anche concentrazione geo-settoriale). Livello di concentrazione single name Nell ottica di frazionamento del rischio è stato definito un indicatore di rischio di concentrazione single name. Situazione al 31 dicembre

31 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Tale indicatore è determinato rapportando l insieme dell accordato relativo a singoli clienti o a gruppi economici sopra una determinata soglia, variabile per le banche del Gruppo, rispetto al totale dei fidi delle banche stesse. Da tale computo, sia al numeratore che al denominatore, sono esclusi i fidi alle banche, alle società appartenenti a gruppi bancari e alle società di emanazione bancaria, ivi compresi, ovviamente, i fidi alle società del Gruppo BPVi; sono altresì esclusi i fidi alle società assicurative, alle società appartenenti a gruppi assicurativi e alle società di emanazione assicurativa. Nell ambito della definizione del risk appetite viene definito un limite operativo, differenziato per le banche del Gruppo. Livello di concentrazione geo-settoriale Il rischio di concentrazione geo-settoriale è il rischio derivante da una concentrazione delle esposizioni del portafoglio crediti verso controparti e/o gruppi di controparti del medesimo settore economico o che esercitano la stessa attività o appartenenti alla medesima area geografica. Sistemi di gestione, misurazione e monitoraggio del rischio Il monitoraggio del limite operativo del livello di concentrazione single name avviene da parte della U.O. Risk Management con cadenza mensile nell ambito delle apposite relazioni verso la Direzione Generale e trimestralmente all interno della Relazione sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti presentata al Consiglio di Amministrazione. In caso di superamento del limite, verrà data notifica al Direttore Generale e al Responsabile della Divisione Crediti da parte del Risk Manager, o in sua assenza dal Responsabile della U.O. Risk Management. Il Direttore Generale proporrà al primo Consiglio di Amministrazione utile le eventuali azioni correttive definendo le modalità e le tempistiche di rientro che comunque non saranno superiori ai tre mesi. Il monitoraggio del rischio di concentrazione avviene attraverso: - la definizione, nell ambito delle autonomie deliberative in materia creditizia, di limiti operativi, differenziati per le banche del Gruppo; - l analisi del portafoglio crediti di Gruppo e la produzione di reportistica indirizzata agli Organi e alle Funzioni aziendali. Per quanto attiene il rischio di concentrazione single name, il monitoraggio viene effettuato mensilmente: - per la Capogruppo viene inviata alla Direzione Generale e ai responsabili delle Divisioni Crediti, Mercati e Finanza un apposita relazione di dettaglio; - per Banca Nuova viene data un informativa mensile di sintesi, inviata alla Direzione Generale e ai responsabili delle Divisioni Crediti, Mercati e Finanza della Capogruppo, nonché al Direttore Generale, al Vice Direttore Generale e alla Direzione Crediti della controllata, - il Consiglio di Amministrazione viene informato trimestralmente sulle dinamiche dell indicatore nell ambito della Relazione Trimestrale sul Profilo di Rischiosità del Portafoglio Crediti. Si evidenzia inoltre che, rispetto a quanto previsto dalla Policy per la gestione del capitale del Gruppo BPVi, sotto il profilo regolamentare, al fine della determinazione del capitale interno, il Gruppo adotta l approccio del c.d. granularity adjustment (GA) così come definito nell Allegato B, Titolo III, Capitolo 1 della Circolare Banca d Italia 263/2006 e successivi aggiornamenti. Tale quantificazione di requisito di secondo pilastro, la cui evoluzione di norma conferma le evidenze fornite dal monitoraggio della concentrazione single name, è oggetto di quantificazione e stress testing in occasione della predisposizione annuale del Rendiconto ICAAP e di monitoraggio trimestrale nella Relazione ICAAP e nella Relazione sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti. Al fine di dare una quantificazione del rischio di concentrazione geo-settoriale il Gruppo BPVi utilizza la metodologia sviluppata dal Centro Studi e Ricerche di ABI e consultabile nel paper Proposta metodologica Situazione al 31 dicembre

32 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale ABI per il Rischio di Concentrazione Geo-Settoriale. Tale modello prevede il calcolo di un coefficiente di ricarico (add - on) da applicare al requisito patrimoniale del rischio di credito che tenga conto della concentrazione geo-settoriale della Gruppo rispetto ad una concentrazione benchmark (identificata con il Portafoglio del Sistema Bancario Italiano). Il rapporto tra tale add-on ed il requisito a fronte del rischio di credito in bonis (al netto delle posizioni a default, attività immobiliari, rischio di controparte) rappresenta l indice da monitorare e utilizzare come soglia di attenzione. Il rischio di concentrazione geo-settoriale è monitorato con cadenza trimestrale e viene presentato al Consiglio di Amministrazione nell ambito della relazione trimestrale sul Profilo di Rischiosità del Portafoglio Crediti Modalità di conduzione degli stress-test Nell ambito della rendicontazione periodica ICAAP sull adeguatezza patrimoniale, vengono condotte specifiche analisi di stress la cui finalità è quella di valutare l impatto di eventi negativi sull esposizione al rischio di concentrazione. In particolare i driver di stress identificati sono legati a: - aumento nell utilizzo dei margini disponibili sui fidi committed e uncommitted alla clientela; - incremento dei passaggi a crediti deteriorati; - incremento del loan to value dei mutui ipotecari; - deterioramento della qualità media del portafoglio crediti in bonis; - ipotesi di perdita dei benefici patrimoniali sulle controparti imprese con rating ECAI; - downgrade di un notch del rating Italia. Tale reportistica viene presentata al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo e al Comitato per il Controllo. Sistemi di reporting del rischio Un efficace sistema di gestione dei rischi deve essere basato su un flusso informativo costante nei confronti di Organi e Funzioni aziendali per permettere una piena consapevolezza rispetto all esposizione del Gruppo ai rischi stessi ma soprattutto consentire l attivazione delle leve gestionali funzionali ad un adeguata gestione dei rischi. Con riferimento al rischio di concentrazione, di seguito vengono descritti i flussi informativi sui quali si basa il c.d. Sistema Informativo Direzionale del Gruppo BPVi: - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza trimestrale per il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo la Relazione sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti contenente, oltre all andamento della rischiosità del portafoglio crediti del Gruppo, il monitoraggio del rischio di concentrazione single name (sia sotto il profilo regolamentare che gestionale) e geo-settoriale del Gruppo. - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza trimestrale per il Consiglio di Amministrazione della controllata Banca Nuova la Relazione sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti contenente, oltre all andamento della rischiosità del portafoglio crediti della Banca, il monitoraggio del rischio di concentrazione single name (sotto il profilo gestionale). - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza mensile per il Direttore Generale, per il Responsabile della Divisione Mercati, per il Responsabile della Divisione Crediti e per il Responsabile della Direzione Crediti Ordinari un report sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti e sull andamento del rischio di concentrazione single name (a livello gestionale) della Capogruppo e del Gruppo. Situazione al 31 dicembre

33 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - La Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza mensile per il Direttore Generale e per il Direttore e Vicedirettore Generale di Banca Nuova, per il Responsabile della Divisione Crediti della Capogruppo e per il Responsabile della Direzione Crediti di Banca Nuova il report sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti e sull andamento del rischio di concentrazione single name (a livello gestionale) della controllata Banca Nuova. - La Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza decadale per il responsabile Divisione Crediti e Responsabile Crediti Ordinari della Capogruppo il report sul profilo di rischiosità del portafoglio crediti e sull andamento del rischio di concentrazione single name (a livello gestionale) della Capogruppo e della controllata Banca Nuova. Politiche di copertura e di attenuazione del rischio Come già anticipato per le politiche di copertura e di attenuazione relative al rischio di credito, anche per il rischio di concentrazione queste misure si basano su l acquisizione di garanzie reali (pegno, ipoteca e privilegio) e/o personali (fideiussione, avallo, mandato di credito e lettera di patronage) attenuano il rischio di credito connesso alla singola controparte o gruppo. L analisi delle caratteristiche delle garanzie non evidenzia un particolare grado di concentrazione nelle diverse forme di copertura/garanzia, in quanto le garanzie acquisite, salvo i casi relativi alle fideiussioni generali, possono considerarsi sostanzialmente "specifiche" per ogni singola posizione. Inoltre, a livello generale, non si rilevano vincoli contrattuali che possano minare la validità giuridica delle stesse. Situazione al 31 dicembre

34 Rischio di Controparte Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il rischio di controparte è definito come il rischio che la controparte di una transazione avente a oggetto determinati strumenti finanziari risulti inadempiente prima del regolamento della transazione stessa (cfr. Titolo II, Capitolo 3 della Circolare Banca d Italia 263/2006 e successivi aggiornamenti). Più in particolare il rischio di controparte emerge in presenza di determinati tipi di transazione che presentano le determinate caratteristiche: 1. l esposizione al rischio generata è pari all eventuale fair value positivo generato dalla transazione stessa; 2. presentano un valore di mercato che evolve nel tempo in funzione delle variabili di mercato sottostanti; 3. generano uno scambio di pagamenti oppure lo scambio di strumenti finanziari o merci contro pagamenti. I tipi di transazione la cui presenza può comportare la presenza di un rischio di controparte sono: a. strumenti derivati finanziari e creditizi negoziati fuori borsa (OTC); b. operazioni SFT (Securities Financing Transactions); c. operazioni con regolamento a lungo termine. Strategie, processi e organizzazione della gestione del rischio Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha adottato, con delibera del Consiglio di Amministrazione della Capogruppo nel mese di dicembre 2013, un apposita policy che disciplina il processo di gestione del rischio di controparte al fine di definire una corretta declinazione dei ruoli e responsabilità degli Organi e delle Funzioni aziendali. I principi cardine alla base del modello di governance del rischio di controparte del Gruppo BPVi, sviluppati secondo una logica coerente con i ruoli e responsabilità definiti nell ICAAP, prevedono che: - la responsabilità della definizione delle linee guida di gestione del rischio di controparte sia in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; - la rischiosità sia monitorata in maniera accentrata presso Capogruppo con riferimento alle singole legal entity e al Gruppo nel suo complesso; - le singole legal entity siano tenute a rispettare le linee guida definite dalla Capogruppo in materia di gestione dei rischi e del capitale. Ai fini di una corretta declinazione dei ruoli e responsabilità degli Organi e delle Funzioni Aziendali, il processo di gestione del rischio di controparte viene articolato nelle seguenti fasi: 1. definizione del risk-appetite (propensione al rischio); 2. monitoraggio del rischio di controparte e procedure di escalation ; 3. reporting nei confronti degli Organi e delle Funzioni Aziendali. La definizione degli obiettivi di risk-appetite, a livello consolidato, viene effettuata nell ambito del processo di pianificazione strategica e operativa (budgeting) e si sostanzia nell esplicitazione dei target di capitale e dei limiti operativi o di massima esposizione sulle diverse tipologie di rischio da parte del Consiglio di Amministrazione della Capogruppo. La propensione al rischio (risk-appetite) viene definita attraverso una soglia di attenzione in termini requisito patrimoniale consolidato relativo al rischio di controparte. Il calcolo di tale assorbimento è in linea con quanto previsto dalla normativa prudenziale; si evidenzia a tal proposito che tale requisito patrimoniale include l assorbimento relativo al Credit Valuation Adjustment (CVA) su operazioni in derivati OTC previsto dal nuovo framework di normativa prudenziale (c.d Basilea 3) recepito a livello comunitario con il Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio (CRR). Situazione al 31 dicembre

35 Sistemi di gestione, misurazione e monitoraggio del rischio Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale L esposizione del Gruppo BPVi al rischio di controparte può essere rilevato attraverso il relativo requisito patrimoniale consolidato calcolato secondo la normativa di vigilanza. Si ricorda a tal proposito che attualmente lo stesso Gruppo BPVi per determinare tale requisito utilizza il metodo del valore corrente (cfr. Circolare Banca d Italia n. 263/2006, Titolo II, Capitolo 3, Sezione II e successivi aggiornamenti); si segnala in tale ambito che il metodo utilizzato per il calcolo del valore delle esposizioni riferite alle operazioni SFT è il c.d. CRM (metodo semplificato). Ciò in quanto le operazioni di SFT poste in essere dal Gruppo BPVi rientrano nell'ambito del "portafoglio bancario", cui si rende applicabile per il calcolo del valore delle esposizioni tale metodo. Si rammenta altresì che il Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio (comunemente noto anche come CRR) ha introdotto, come ulteriore assorbimento patrimoniale a fronte del rischio di controparte, il c.d. Credit Valuation Adjustment (CVA) su operazioni in derivati OTC, ovvero un add-on patrimoniale per tener conto delle potenziali perdite di valore connesse a rettifiche di valore derivanti da una variazione del merito creditizio della controparte in un contratto derivato OTC. Il monitoraggio del rischio di controparte del Gruppo BPVi si basa: - sulla definizione di un sistema di limiti di rischio e sull identificazione delle connesse procedure di escalation nel caso tali limiti vengano superati; - sul controllo del rispetto dei limiti. Il monitoraggio del rischio di controparte avviene : - rendicontando l assorbimento di capitale relativo al rischio di controparte rispetto al livello target; - fornendo adeguata informativa agli Organi e alle Funzioni aziendali coinvolte attraverso un azione di reporting coerente con quanto definito nel Sistema Informativo Direzionale. Il controllo della soglia di attenzione in termini di assorbimento di capitale relativo al rischio di controparte è previsto con cadenza trimestrale da parte della U.O. Risk Management attraverso apposita informativa Relazione trimestrale sull esposizione del Gruppo BPVi al rischio di controparte presentata dalla Direzione Risk Management al Consiglio di Amministrazione e al Comitato per il Controllo. In caso di sforamento verrà data notifica al Direttore Generale, al Responsabile della Divisione Finanza e al Responsabile della Direzione Pianificazione Strategica da parte del Risk Manager, o in sua assenza dal Responsabile della U.O. Risk Management. Il Direttore Generale relazionerà al primo Consiglio di Amministrazione utile le cause sottostanti tale sforamento proponendo le eventuali azioni correttive. Modalità di conduzione degli stress-test Nell ambito della relazione periodica ICAAP sull adeguatezza patrimoniale, vengono condotte specifiche analisi di stress la cui finalità è quella di valutare l impatto di eventi negativi sull esposizione al rischio di controparte, con specifico riferimento alla componente legata alla CVA. In particolare il driver di stress identificato è il deterioramento del merito creditizio delle controparti, in coerenza con quanto ipotizzato per lo stress sul rischio di credito. Tale reportistica viene presentata al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo e al Comitato per il Controllo. Per una quantificazione dell esposizione al rischio di controparte si rimanda alla Tavola 9. Sistemi di reporting del rischio Con riferimento al rischio di controparte, di seguito vengono descritti i flussi informativi sui quali si basa il c.d. Sistema Informativo Direzionale del Gruppo BPVi: - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza trimestrale per il Consiglio di Amministrazione e al Comitato per il Controllo della Capogruppo la Relazione trimestrale sull esposizione del Gruppo BPVi al rischio di controparte. Situazione al 31 dicembre

36 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Politiche di copertura e di attenuazione del rischio A copertura e attenuazione del rischio di controparte si evidenzia che il Gruppo BPVi pone in essere sistemi di mitigazione e, più in generale, interventi volti a garantire un miglior presidio del rischio di controparte. Tra le principali iniziative in tale ambito si ricorda la sottoscrizione con i principali operatori di mercato di contratti ISDA, GMRA, Credit Support Annex (CSA) e accordi bilaterali di netting, che consentono di mitigare e attenuare il rischio di controparte. Situazione al 31 dicembre

37 Rischio di Mercato Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il rischio di mercato è definito come il rischio di variazione sfavorevole del valore di una posizione in strumenti finanziari, inclusa nel portafoglio di negoziazione ai fini di vigilanza, a causa dell'andamento avverso di tassi di interesse, tassi di cambio, tasso di inflazione, volatilità, corsi azionari, spread creditizi, prezzi delle merci (rischio generico) e merito creditizio dell emittente (rischio specifico). L attività di gestione e monitoraggio del rischio di mercato viene effettuata avendo a riguardo sia il portafoglio di trading della Capogruppo BPVi e di BPV Finance, sia i portafogli strategici delle singole legal entity che compongono il Gruppo. Strategie, processi e organizzazione della gestione del rischio La gestione del rischio di mercato del Gruppo Banca Popolare di Vicenza è disciplinata da una specifica policy, che indica i seguenti principi cardine alla base del modello di governance del rischio: - la responsabilità della definizione delle linee guida di gestione del rischio di mercato sia in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; - la rischiosità sia monitorata in maniera accentrata presso Capogruppo con riferimento alle singole legal entity e al Gruppo nel suo complesso; - le singole legal entity siano tenute a rispettare le linee guida definite dalla Capogruppo in materia di gestione dei rischi e del capitale. La responsabilità nella definizione della propensione al rischio di mercato e delle linee guida per la gestione del medesimo è in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo che si avvale del Comitato Finanza e ALMs e delle Funzioni aziendali preposte alla gestione operativa e strategica della stessa. In particolare, con riferimento alla gestione del rischio di mercato: - il Comitato Finanza e ALMs propone le linee guida per la gestione del rischio, nell espletamento delle sue funzioni di tipo consultivo, nei confronti del Consiglio di Amministrazione; - la Divisione Finanza ha compiti di gestione operativa delegando la Direzione Global Markets allo svolgimento delle attività relative alla negoziazione degli strumenti finanziari nel rispetto dei limiti di rischio e delle deleghe assegnate; - il Direttore Generale della Capogruppo, nell ambito delle deleghe attribuite dal Consiglio di Amministrazione e per il tramite della Divisione Finanza, gestisce il portafoglio strategico; - la Direzione Risk Management per il tramite dell U.O. Risk Management monitora i limiti di rischio in termini di VaR del portafoglio di negoziazione della Capogruppo e della Controllata BPV Finance. Viene altresì monitorato il limite di rischio in termini di VaR specificatamente assegnato all operatività della Capogruppo in covered call scritte su Titoli di Stato ed equity presenti nel portafoglio AFS: tale scelta di decoupling trova la sua ratio nella specificità di tale operatività che, essendo scritta su titoli già presenti in portafoglio, rappresenta nella sostanza il rischio di un potenziale mancato profitto; - la Divisione Finanza per il tramite dell Ufficio Financial Monitoring & Documentation monitora i limiti operativi e di stop loss assegnati al portafoglio di trading e all operatività in covered call della Capogruppo aventi come sottostante Titoli di Stato ed equity afferenti la categoria contabile AFS. Ai fini di una corretta declinazione dei ruoli e responsabilità degli Organi e delle Funzioni aziendali, il processo di gestione del rischio di mercato viene articolato nelle seguenti fasi: - definizione del risk appetite (propensione al rischio) e delle linee guida di investimento; - monitoraggio del rischio di mercato e delle procedure di escalation; - reporting nei confronti degli Organi e delle Funzioni aziendali. Situazione al 31 dicembre

38 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo delibera, con cadenza annuale, su proposta del Comitato Finanza e ALMs, la propensione al rischio di mercato, sia per la Capogruppo (con riferimento al portafoglio HFT) sia per la Controllata BPV Finance (con riferimento al portafoglio HFT e AFS con esclusione del c.d. portafoglio strategico dove vengono allocati taluni investimenti deliberati dal Consiglio di Amministrazione). Per la Capogruppo la propensione al rischio viene definita dal Consiglio di Amministrazione in termini di: - Valore a Rischio (VaR); - Limiti di massima perdita cumulata (stop loss); - Limiti operativi. Il Consiglio di Amministrazione può delegare la declinazione della propensione al rischio relativa ai Limiti operativi al Direttore Generale che, sentito il Comitato Finanza e ALMs, ne definisce il livello e l articolazione con riferimento all esercizio in corso. Per la Controllata BPV Finance la propensione al rischio viene definita dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo in termini di: - Valore a Rischio (VaR); - Limiti di massima perdita cumulata (stop loss). Sistemi di gestione, misurazione e monitoraggio del rischio Il monitoraggio del rischio di mercato del Gruppo BPVi si basa: - sulla definizione di un sistema di deleghe coerenti con i limiti di rischio e sull identificazione delle connesse procedure di escalation nel caso tali limiti vengano superati; - sul controllo del rispetto dei limiti e delle deleghe. Con riferimento al portafoglio di proprietà (HFT), il Gruppo BPVi ha definito un sistema di deleghe di tipo risk-based coerenti con gli obiettivi di risk appetite deliberati dal Consiglio di Amministrazione. In particolare, quest ultimo può delegare il Direttore Generale della Capogruppo, sentito il Comitato Finanza e ALMs, alla definizione delle deleghe operative della Divisione Finanza che si caratterizzano come segue: - limiti in termini di VaR articolati per singolo desk (o strategia); - limiti di stop-loss su base mensile e su base cumulata articolati per singolo desk (o strategia); - limiti operativi. Il VaR (Value at Risk) è una metodologia per la misurazione del rischio di perdite in uno specifico portafoglio di assets (strumenti) finanziari. Tale misura identifica la massima perdita potenziale in caso di movimenti avversi del mercato causati da qualsiasi fonte di rischio (tassi d interesse, tassi di cambio, corsi azionari, ecc.). In ottica operativa, il VaR è definito come il valore soglia tale per cui la probabilità che il valore mark-tomarket della perdita del portafoglio ecceda tale soglia, in un determinato orizzonte temporale, sia pari al livello di probabilità dato. Tra le possibili scelte metodologiche, il Gruppo ha adottato una metodologia basata sulla simulazione storica. Questo tipo di analisi permette di costruire la funzione di distribuzione cumulata dei rendimenti di mercato. Contrariamente alla maggioranza dei modelli parametrici, la simulazione storica non formula alcuna ipotesi sulla distribuzione dei rendimenti futuri degli assets, assumendo che la distribuzione dei fattori di rischio possa essere approssimata con quella verificatasi nel passato. Situazione al 31 dicembre

39 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il processo di determinazione del VaR prevede la stima dei rischi di portafoglio sulla base di: - movimenti di mercato verificatisi nei periodi precedenti; - holding period pari a un giorno; - intervallo di confidenza del 99%. Le modalità di determinazione del VaR constano delle seguenti fasi: - identificazione dei fattori di rischio e del modello di calcolo per determinare il prezzo di uno strumento; - raccolta dei fattori di rischio relativi al periodo preso come riferimento, in modo da risalire alla serie storica delle variazioni dei fattori di rischio relativi alla valutazione dello strumento. Le serie storiche utilizzate per il calcolo del VaR hanno una profondità di circa un anno. Ogni giorno la serie storica considerata "perde" la rilevazione più lontana nel tempo e "incorpora" quella del giorno lavorativo più recente. Sulla base dei nuovi dati, il valore risulta aggiornato quotidianamente; - calcolo delle perdite e dei profitti giornalieri relativi all ultimo anno applicando i predetti fattori di rischio alla posizione del portafoglio al giorno precedente. La serie viene quindi ordinata dall utile più elevato alla peggiore perdita registrata. Il VaR corrisponde alla terza massima perdita giornaliera che si è verificata nell ultimo anno: statisticamente questo equivale a considerare un intervallo di confidenza del 99%. Di seguito si riporta un elenco non esaustivo dei principali fattori di rischio utilizzati nella determinazione del VaR: 1) Security Spot - variazioni del prezzo del titoli azionari e fondi; 2) FX Spot - variazioni del tasso di cambio; 3) FX Volatility - variazioni della volatilità del tasso di cambio (sia ATM che smile); 4) Zero coupon - o variazioni dei tassi di interesse; 5) Swaption Volatility - variazioni della volatilità delle swaptions (sia ATM che skew); 6) Cap Floors Volatility - variazioni della volatilità dei cap e floor (sia ATM che smile); 7) CRD Market rate - variazioni dei Credit Default Swap. Il rispetto dei limiti assegnati in termini di VaR dovrebbe garantire, entro un dato intervallo di confidenza, un tetto alla perdita massima giornaliera. Tuttavia, non si può escludere che, pur rispettando i limiti prefissati in termini di VaR giornaliero, si generino, per più giorni, perdite la cui somma, in un determinato intervallo di tempo, raggiunga valori non in linea con il risk appetite della Banca. Da ciò è nata l'esigenza di abbinare i limiti di VaR con indicatori volti a monitorare le eventuali perdite per periodi più lunghi (c.d. stop-loss). La stop-loss rappresenta, infatti, la massima perdita cumulata in un determinato intervallo temporale (ad es. il mese e/o l'intero esercizio) consentita, in relazione alle deleghe attribuite dal Consiglio di Amministrazione, a un dato livello gerarchico senza l'obbligo di definire specifiche azioni correttive. Il VaR permette di sintetizzare in un unico numero la perdita massima che si può realizzare con un dato livello di confidenza. Tuttavia, tale misura risulta valida solo in condizioni normali di mercato e con una serie di assunzioni teoriche; quindi i suoi risultati devono sempre essere interpretati alla luce delle assunzioni sottostanti. Per un monitoraggio più puntuale del rischio di mercato e del profilo di rischio sul portafoglio di proprietà, oltre a quanto già illustrato in materia di VaR e stop-loss, il Gruppo BPVi ha definito un set articolato di limiti operativi tra i quali si ricorda: Situazione al 31 dicembre

40 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - Sensitivity (rischio di tasso): variazione dei profitti e delle perdite che si verificherebbe in caso di una variazione di un basis point della curva di riferimento (shift parallelo); - Vega (rischio di tasso): variazione dei profitti e delle perdite che si verificherebbe in caso di una variazione dell 1% della volatilità (o delle curve di volatilità) caratterizzante lo strumento finanziario; - Vega (rischio azionario): variazione dei profitti e delle perdite che si verificherebbe in caso di una variazione dell 1% della volatilità (o delle curve di volatilità) caratterizzante lo strumento finanziario; - Vega (rischio di cambio): variazione dei profitti e delle perdite che si verificherebbe in caso di una variazione dell 1% della volatilità del tasso di cambio; - Delta in controvalore monetario (rischio di cambio): posizione equivalente cash per portafoglio spot, termine, derivati su cambi; - Delta equivalent (rischio azionario): valore di mercato per le azioni e posizione equivalente cash per derivati azionari e su indici azionari; - Importo investito massimo (posizione): controvalore dei titoli cash/fondi ai prezzi di carico (al lordo del delta dei derivati) per garantire l equilibrio fra attivo e passivo entro i vincoli di budget assegnati; - Concentrazione: limite massimo, in percentuale o in valore assoluto, di un asset detenibile in portafoglio (per titolo o per emittente); - Credit Risk Sensitivity (rischio di credito): variazione dei profitti e delle perdite che si verificherebbe in caso di una variazione di un basis point della curva di credito di riferimento. Modalità di conduzione degli stress-test Lo stress-test è un processo di aggiustamento che permette di capire come il portafoglio reagirebbe a piccoli (Sensitivity Analysis) o più drastici (Stress Analysis) mutamenti delle condizioni dei mercati. Lo stress-test mira a identificare quegli eventi estremi che possono innescare perdite catastrofiche sul portafoglio. Esistono tre tipi di stress-test: storico, customized e il reverse stress-testing. Lo stress-test storico ha come principale obiettivo quello di verificare lo stato di salute del portafoglio analizzando cosa potrebbe accadere allo stesso se particolari condizioni di mercato, verificatesi nel passato, dovessero presentarsi nuovamente. La scelta dello scenario deve essere coerente con gli strumenti finanziari che risultano essere presenti in maniera preponderante nel portafoglio. Allo scopo di evitare alcuni degli inconvenienti che si possono presentare in uno stress-test storico, viene solitamente implementata una metodologia di tipo customized, dove lo stress viene applicato in modo mirato alle variabili che maggiormente possono impattare il portafoglio, senza per questo dover ricreare una situazione verificatasi nel passato. Il reverse stress-test mira a identificare quei rischi che possono portare l istituto al default. Contrariamente agli approcci precedentemente esposti, che partendo dalla situazione presente cercano di stressare alcune variabili per identificare il punto massimo dove l azienda può spingersi senza fallire, il reverse stress-test identifica direttamente quei tipi di rischi che possono condurre l istituto al default. Il Gruppo ha optato per l implementazione di stress-test sia di tipo storico che customized, con la finalità di verificarne l impatto sul market value del portafoglio di negoziazione. Gli scenari di stress test utilizzati nell analisi rappresentano una griglia di variazioni estreme e simmetriche che riguardano i mercati azionari, le curve dei tassi in parallel shift, l andamento delle valute, le volatilità e i credit spread. Situazione al 31 dicembre

41 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Nella loro definizione, sono state effettuate le seguenti ipotesi sulla correlazione tra i fattori di rischio: - a movimenti in rialzo del mercato azionario si accompagna un movimento in ribasso dei titoli di stato e quindi le azioni e i tassi di rendimento free-risk salgono contemporaneamente; - a movimenti in ribasso del mercato azionario segue un crollo anche del mercato dei corporate bond (correlazione elevata tra equity e credit spread), per cui contestualmente a un ribasso dei mercati azionari i credit spread aumentano. Gli scenari appena descritti simulano una situazione ipotetica di mercato. A complemento dei citati scenari sono stati identificati scenari storici rappresentativi di crash che hanno realmente interessato i mercati (ad es. l attacco terroristico al World Trade Center e il default Lehman). Le suddette ipotesi vengono riviste periodicamente per accertarne la coerenza rispetto al profilo di rischio del Gruppo. Modalità di conduzione dei backtesting Il backtesting è ritenuta la principale metodologia per giudicare le performance del VaR. Esso mira a valutare l accuratezza del modello VaR, dove per accuratezza si intende: la precisione con cui il modello misura il percentile di una distribuzione di Profit & Losses (P&L) e la precisione con cui il modello prevede l ammontare e la frequenza delle perdite. Il Gruppo ha deciso di adottare una metodologia di backtesting basandosi su di un approccio di tipo standard. Lo scopo di tali test retrospettivi è permettere di valutare l efficienza previsionale dei risultati del Value at Risk, confrontando la perdita stimata dal modello di calcolo con il dato di P&L risultante dalla rivalutazione delle posizioni con gli effettivi dati di mercato. In particolare, l analisi ha come oggetto il cosiddetto clean backtesting, che confronta il dato di VaR calcolato al tempo t per stimare la perdita attesa per il tempo t+1 con la variazione di P&L computata utilizzando i parametri mercato tra tempo t e il tempo t+1 a parità di portafoglio. Sistemi di reporting del rischio Un efficace sistema di gestione dei rischi deve essere basato su un flusso informativo costante nei confronti di Organi e Funzioni aziendali per permettere una piena consapevolezza rispetto all esposizione del Gruppo ai rischi stessi ma soprattutto consentire l attivazione delle leve gestionali funzionali a un adeguata gestione dei rischi. Con riferimento al rischio di mercato di seguito vengono descritti i flussi informativi sui quali si basa il c.d. Sistema Informativo Direzionale del Gruppo BPVi: - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza giornaliera il report sull assorbimento dei limiti di VaR, sulle evidenze del back-testing (esclusivamente per la Capogruppo) e sulle risultanze delle prove di stress-test per la Capogruppo e per la Controllata BPV Finance Plc. La medesima reportistica viene prodotta a beneficio del Comitato Finanza e ALMs; - la Divisione Finanza, per il tramite dell Ufficio Financial Monitoring & Documentation, produce con cadenza giornaliera il report sull assorbimento dei limiti di stop-loss e dei limiti operativi per la Capogruppo. La medesima reportistica viene prodotta a beneficio del Comitato Finanza e ALMs; - la Direzione Risk Management produce, con cadenza trimestrale, l informativa relativa alla dinamica dei rischi di mercato sul portafoglio di proprietà (HFT) della Capogruppo e sulla Controllata BPV Finance a beneficio del Consiglio di Amministrazione e del Comitato per il Controllo; - la Direzione Risk Management, con cadenza trimestrale, produce l informativa relativa alla dinamica degli investimenti del portafoglio c.d. tattico/strategico della Capogruppo a beneficio del Consiglio di Amministrazione e del Comitato per il Controllo; - la Direzione Risk Management produce, con cadenza settimanale, l informativa relativa alla dinamica degli investimenti del portafoglio c.d. tattico/strategico della Capogruppo a beneficio del Comitato Finanza e ALMs. Situazione al 31 dicembre

42 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Di seguito si illustrano separatamente le dinamiche di VaR sul portafoglio di negoziazione di Banca Popolare di Vicenza e di BPV Finance nel corso del Con riferimento all esercizio 2013, l assorbimento espresso come il Value at Risk 99% a 1 giorno dell aggregato Global Markets di BPVi è risultato, in media, pari a 1,40 milioni di Euro che, in termini di assorbimento del limite, fissato a 4 milioni di Euro, corrisponde ad una media del 34,92% (al 31 dicembre 2013, il VaR al 99% a 1 giorno del portafoglio analizzato è risultato pari a 1,12 milioni di Euro con un assorbimento del limite pari a 27,90% circa). Nel periodo esaminato, il Value at Risk 99% a 1 giorno di BPV Finance è risultato in media pari a 428 mila Euro che, in termini di assorbimento del limite fissato a 1,2 milioni di Euro, corrisponde ad una media del 35,64% (al 31 dicembre 2013, il VaR al 99% a 1 giorno del portafoglio analizzato è risultato pari a 499 mila Euro con un assorbimento del limite pari a 41,62%). Situazione al 31 dicembre

43 Politiche di copertura e di attenuazione del rischio Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Le politiche di copertura e di attenuazione del rischio di mercato del Gruppo Banca Popolare di Vicenza sono definite all interno del Comitato Finanza e ALMs. Quest ultimo si riunisce normalmente su base settimanale; durante i meeting vengono tra l altro presentati reportistiche in termini di rischio di mercato quali VaR, greche e scenari di stress e altri limiti operativi; sono inoltre oggetto di monitoraggio gli specifici plafond deliberati dal Consiglio di Amministrazione per gli investimenti strategici. All interno del Comitato Finanza e ALMs vengono inoltre declinate eventuali particolari strategie di copertura per quanto concerne sia il trading book sia il banking book. Il Comitato Finanza e ALMs ha funzione consultiva nei confronti del Consiglio di Amministrazione; le indicazioni e gli indirizzi consultivi espressi dal Comitato Finanza e ALMS sono vincolanti per il Responsabile della Divisione Finanza della Capogruppo che, pertanto, nell esercizio delle deleghe ricevute è tenuto ad adeguarsi ai pareri consultivi del Comitato. Situazione al 31 dicembre

44 Rischio di tasso di interesse del banking book Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il portafoglio bancario è costituito dal complesso delle posizioni diverse da quelle ricomprese nel portafoglio di negoziazione ai fini di vigilanza. Il rischio di tasso di interesse sostenuto dal Gruppo Banca Popolare di Vicenza relativamente al portafoglio bancario deriva principalmente dall attività di trasformazione delle scadenze. In particolare, è generato dallo sbilancio tra poste dell attivo fruttifero e del passivo oneroso in termini di masse, scadenze e tassi. Il rischio di tasso di interesse del banking book è rappresentato dalla possibilità che le fluttuazioni dei tassi di interesse di mercato producano significative variazioni sulla situazione economico-patrimoniale della Banca. Le variazioni dei tassi di interesse impattano sia sul risultato reddituale che sul valore delle poste patrimoniali, in quanto possono modificare il margine di interesse (nonché il livello di altri costi e ricavi operativi sensibili ai tassi di interesse) e il valore delle attività e delle passività sensibili al rischio tasso (e per tale via il valore economico del patrimonio netto, ottenuto come differenza tra il valore delle attività e delle passività, al netto del valore dei derivati di copertura). Pertanto, un efficace sistema di misurazione, controllo e gestione, che mantenga l esposizione al rischio di tasso di interesse entro limiti prudenti, è essenziale per la solidità della Banca e per una corretta declinazione del risk appetite. Strategie, processi e organizzazione della gestione del rischio La gestione del rischio di tasso del Gruppo Banca Popolare di Vicenza è disciplinata da una specifica policy che definisce i principi cardine della governance del rischio e i criteri e l informativa per la sua gestione. Il rischio di tasso d interesse, come anticipato connesso alla possibilità di subire perdite in conseguenza di una dinamica sfavorevole dell andamento dei tassi di remunerazione relativi a strumenti di natura obbligazionaria, può essere declinato in tre tipologie di rischio: - di livello, connesso ad una variazione assoluta della struttura a termine dei tassi di interesse privi di rischio (movimenti paralleli della curva dei rendimenti); - di curva e di base, il primo identifica i rischi derivanti da una variazione relativa nell ambito della struttura dei tassi d interesse e il secondo deriva da una non perfetta correlazione tra le componenti di una posizione, in particolare nel contesto di strategie di copertura; - di spread di credito, derivante dai movimenti nei prezzi delle obbligazioni e di strumenti derivati sul credito connessi a variazioni inattese del merito creditizio dell emittente. I principi cardine alla base del modello di governance del rischio sono: - la responsabilità delle linee guida di gestione del rischio di tasso è in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; - il rischio di tasso è gestito in maniera accentrata presso la Capogruppo, sia per quanto riguarda le singole legal entity sia per quanto concerne il Gruppo nel suo complesso; - le singole legal entity, per le quali è previsto un coinvolgimento strutturato nel processo di gestione del rischio tasso, sono tenute a rispettare le linee guida definite dalla Capogruppo in materia di gestione del rischio tasso ed a contenerne l esposizione entro limiti predefiniti. Eventuali diversità di visione vengono riportate e discusse con la Capogruppo. I criteri e l informativa utilizzati per la gestione del rischio sono: - i principi e i criteri di gestione del rischio con riferimento ai ruoli e alle responsabilità degli Organi e delle Funzioni aziendali; - i criteri di misurazione del rischio, di definizione dei limiti operativi, di articolazione del processo di gestione del rischio; - i criteri e le metodologie utilizzate per la conduzione degli stress test; - il Sistema Informativo Direzionale. Situazione al 31 dicembre

45 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale La responsabilità delle linee guida per la gestione del rischio di tasso del banking book è in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo, che si avvale del Comitato Finanza e ALMs e delle Funzioni aziendali preposte per la gestione strategica e operativa del medesimo sia a livello di Gruppo sia di singola legal entity appartenente al Gruppo. Il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo approva le linee guida strategiche e i limiti operativi proposti dal Comitato Finanza e ALMs, e viene informato periodicamente in merito all evoluzione dell esposizione al rischio di tasso e alla gestione operativa del medesimo. La governance del rischio di tasso rappresenta un processo complesso e articolato che prevede il coinvolgimento, a vario titolo, di una pluralità di Organi e Funzioni aziendali sia della Capogruppo che delle Controllate. In particolare, e in via non esaustiva, il processo di gestione del rischio tasso prevede il contributo principale degli Organi e delle Funzioni aziendali di seguito elencate: - il Comitato Finanza e ALMs della Capogruppo; - il Direttore Generale della Capogruppo; - la Direzione Risk Management della Capogruppo; - la Divisione Finanza della Capogruppo; - i referenti per la gestione del rischio tasso presso le Banche e le Società interest rate sensitive controllate. Il Comitato Finanza e ALMs propone le linee guida strategiche, nell espletamento delle sue funzioni di tipo consultivo nei confronti del Consiglio di Amministrazione. Il Direttore Generale della Capogruppo, sentito il parere del Comitato Finanza e ALMs, valutati i potenziali impatti sul margine di interesse pluriperiodale del Gruppo derivanti dalle strategie di gestione del rischio di tasso proposte, definisce formalmente le azioni che la Divisione Finanza pone in essere in materia di gestione del rischio di tasso sia a breve sia a medio-lungo termine, nel rispetto delle linee guida definite dal Consiglio di Amministrazione. La Direzione Risk Management alimenta il sistema informativo di Asset & Liability Management attraverso un flusso continuo e articolato di dati, e istruisce i temi di discussione nelle riunioni del Comitato Finanza e ALMs. La Direzione é responsabile dell attività di reporting e del monitoraggio dei limiti operativi e svolge congiuntamente alla Divisione Finanza, attività consultiva nei confronti di tutti gli Organi e Funzioni aziendali del Gruppo in materia di rischio tasso. La Divisione Finanza ha la responsabilità diretta della gestione operativa del rischio di tasso, la quale può essere eventualmente delegata, in tutto o in parte, alla Direzione Global Markets. Sistemi di gestione, misurazione e monitoraggio del rischio Il processo di misurazione, controllo e gestione del rischio di tasso del banking book è incentrato su una molteplicità di modelli di ALM statico riconducibili ai due approcci di seguito richiamati: - la prospettiva degli utili correnti, che stima l impatto delle fluttuazioni dei tassi di interesse sul margine di interesse d'esercizio, su un orizzonte temporale di breve periodo; - la prospettiva dei valori di mercato, che stima l impatto delle fluttuazioni dei tassi di interesse sul valore economico del banking book, su un orizzonte temporale di medio lungo periodo. I modelli di ALM impiegati per la misurazione del rischio di tasso adottano un ottica statica, in assenza quindi di ipotesi riguardanti la nuova produzione, sia in termini di volumi sia in termini di mix di prodotto. Si ipotizza, infatti, che tutte le poste patrimoniali incluse nel banking book in corrispondenza della data di analisi giungano alla loro naturale scadenza secondo quanto previsto contrattualmente. Il rischio cui è soggetto il Gruppo BPVi nel caso di una variazione delle curve dei tassi di interesse è monitorato tramite Situazione al 31 dicembre

46 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale l applicativo ALMPro ERMAS, strumento di ALM che consente di misurare gli impatti sul margine finanziario e sul valore patrimoniale legati ad una variazione dei tassi di interesse. La gestione del rischio di tasso in base alla prospettiva degli utili correnti ha l obiettivo di assicurare il contenimento dell esposizione del margine di interesse d esercizio alle fluttuazioni dei tassi di interesse, al fine di preservare la redditività di breve termine della Banca da movimenti avversi delle condizioni di mercato. Per questo motivo, l orizzonte temporale di riferimento (gapping period) è pari a 12 mesi. La metodologia utilizzata per la misurazione del rischio cui è soggetto il margine di interesse d esercizio è quella basata sul modello di repricing gap, che individua gli eventuali mismatch di repricing, superiori ed inferiori ai 12 mesi, tra le poste attive fruttifere e le poste passive onerose. Coerentemente con lo sviluppo del modello di repricing gap, viene proposta, in corrispondenza dei medesimi bucket temporali, la rappresentazione del modello di refixing gap. Tale modello analizza unicamente le poste patrimoniali a tasso variabile, per le quali individua gli eventuali mismatch di date di refixing. I gap generati dalle poste patrimoniali non sono rappresentati in base alla data di repricing, ma in base alla prima data di fixing successiva alla data di analisi. La prima data di fixing individua l'istante temporale in corrispondenza del quale sorge il rischio di tasso di interesse per le poste a tasso variabile. I gap di refixing evidenziano l eventuale mismatch di refixing per i diversi fattori di rischio ai quali sono parametrate le poste a tasso variabile. Il modello è quindi finalizzato a stimare la volatilità del margine di interesse a seguito di variazioni non parallele delle curve dei tassi di interesse (lags and basis risks). In corrispondenza dei medesimi bucket temporali viene anche calcolato, con il metodo della full evaluation, la variazione del margine di interesse a seguito di uno shock parallelo e immediato delle curve dei tassi pari a ±50 basis points nonché ±100 basis points. Si evidenzia a tal proposito che laddove il livello dei tassi dovesse attestarsi su livelli contenuti (Euribor a 1 mese inferiore all 1%), tenuto anche conto del vincolo di non negatività dei tassi, a causa della loro scarsa significatività vengono esclusi dall analisi gli shock di -50 basis points e di 100 basis points. La gestione del rischio di tasso in base alla prospettiva dei valori di mercato ha invece l obiettivo di assicurare il contenimento dell esposizione del valore economico del banking book alle fluttuazioni dei tassi di interesse, al fine di preservare la redditività di medio lungo termine della Banca (calcolata come valore attuale atteso di tutti i flussi di interesse generati negli esercizi futuri). L orizzonte temporale di riferimento corrisponde dunque alla scadenza delle poste patrimoniali del banking book. La metodologia utilizzata per la misurazione del rischio cui è soggetto il valore economico del banking book è quella basata sul modello di duration gap, il quale individua gli eventuali mismatch di duration tra le poste attive fruttifere e le poste passive onerose. Oltre alle analisi tipiche della metodologia basata sul modello di duration gap, vengono effettuate anche simulazioni e analisi di sensitivity del valore economico del banking book a seguito di uno shock parallelo ed immediato delle curve dei tassi pari a +100 basis points e +200 basis points. In particolare, la sensitivity +100 basis points del valore economico viene collocata sui diversi bucket temporali in cui è suddiviso l orizzonte temporale di riferimento, con la finalità di stimare la volatilità del valore economico del banking book non solo in valore assoluto, ma anche in corrispondenza dei singoli bucket temporali, a seguito di una variazione dei tassi di interesse. La prospettiva dei valori di mercato rappresenta non solo l esposizione al rischio, ma anche il valore economico del banking book (calcolato come il valore attuale dei flussi di cassa attesi di tutte le poste attive, passive e fuori bilancio del banking book), e con esso gli eventuali embedded gains & losses (determinati come differenza tra il valore economico del banking book ed il valore di libro delle relative poste patrimoniali). Infatti, se, da un lato, l obiettivo principale è rappresentare gli impatti di possibili future variazioni dei tassi di interesse sulla performance della Banca, è comunque importante, dall altro, sempre ai fini di una efficace gestione del rischio di tasso, mantenere sotto monitoraggio anche l impatto che i movimenti passati dei tassi di interesse possono aver determinato sulla performance della Banca stessa. In particolare, gli strumenti del banking book possono già includere alla data di analisi profitti o perdite impliciti, dovuti ai movimenti passati dei tassi di interesse. Questi profitti o perdite impliciti possono esplicitarsi nel tempo sulla redditività della Banca, anche nel caso in cui i tassi di interesse non siano più soggetti a ulteriori variazioni. Tra gli indicatori di rischio definiti con la logica della full evaluation, particolare rilevanza è rivolta allo scenario che prevede uno shock parallelo ed immediato della curva pari a ±200 basis points (secondo una logica coerente con quanto definito nella Circolare della Banca d Italia n. 263 / 2006 e successivi aggiornamenti in materia di rischio tasso sul banking book nell ambito del processo di valutazione dell adeguatezza patrimoniale ICAAP). L esposizione potenziale al rischio tasso è calcolata come Situazione al 31 dicembre

47 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale variazione del valore economico (a seguito dello shock ipotizzato pari a ±200 basis points) rapportata al patrimonio di vigilanza Consolidato. Per una quantificazione dell esposizione al rischio di tasso di interesse sul banking book, si rimanda alla Tavola 14. Modalità di conduzione degli stress-test Le prove di stress rappresentano l insieme delle tecniche qualitative e quantitative attraverso le quali il Gruppo valuta la propria vulnerabilità a scenari di mercato avversi. Il Gruppo conduce periodicamente prove di stress per la misurazione e il controllo del rischio di tasso del banking book. Le analisi di stress interessano le variabili obiettivo proprie degli approcci basati tanto sulla «prospettiva degli utili correnti» quanto sulla «prospettiva dei valori di mercato». Le analisi di stress vengono condotte con le seguenti finalità: evidenziare il rischio generato dagli eventuali mismatch tra poste attive fruttifere e poste passive onerose, e quindi delineare in modo chiaro quali siano gli interventi necessari per l attenuazione e il contenimento del rischio di tasso entro i limiti predefiniti; produrre misure di sensitivity per il monitoraggio dei limiti operativi sul rischio di tasso. La conduzione delle prove di stress, attraverso l utilizzo di misure di sensitivity, presuppone la formulazione di scenari definiti soggettivamente secondo una logica di tipo judgemental. La scelta delle ipotesi alla base della conduzione delle prove di stress è stata effettuata cercando di garantire una comparabilità intertemporale dell esposizione al rischio tasso per ciascuna legal entity e un confronto cross dell esposizione al rischio tra le diverse legal entity del Gruppo. Gli scenari alla base delle prove di stress possono essere suddivisi in categorie come segue: scenari di shift, che prevedono lo shock parallelo ed immediato per le curve di tutte le divise; scenari di twist, che prevedono shock non paralleli ed immediati per le curve di tutte le divise. In entrambi i casi, lo shock riguarda sia le curve zero coupon (costruite con il metodo del bootstrapping) sia le curve desunte dai dati e dalle informazioni di mercato (market quote). Gli scenari applicati per misurare l esposizione al rischio del margine di interesse sottendono ipotesi di shift delle curve pari a +50 basis points e +100 basis points; mentre gli scenari applicati per misurare l esposizione al rischio del valore economico del banking book sottendono ipotesi di shift delle curve pari a +100 basis points e +200 basis points. In ciascuno di questi scenari tutti i fattori di rischio subiscono il medesimo shock. La necessità di valutare la vulnerabilità del Gruppo a fronte di eventi eccezionali ma plausibili richiede la formulazione di scenari più complessi ed articolati rispetto agli scenari di shift. Gli scenari di twist rispondono a questa esigenza: la costruzione di tali scenari prevede che vengano inizialmente applicati degli shock su specifici nodi delle curve (ad esempio sui nodi a 2 anni ed a 10 anni), e che il differenziale di shock che si genera tra i nodi identificati venga trasferito, attraverso interpolazione lineare, su tutti gli altri nodi della curva. Gli scenari di twist applicati per misurare l esposizione al rischio del valore economico del banking book possono essere schematicamente ricondotti alle seguenti tipologie: - scenari di steepening, che prevedono l irripidimento della curva, ossia la generazione di un differenziale positivo tra lo shock applicato al nodo a 10 anni e lo shock applicato al nodo a 2 anni (entrambi i nodi subiscono shock aventi il medesimo segno); - gli scenari di flattening prevedono l appiattimento della curva, ossia la generazione di un differenziale negativo tra lo shock applicato al nodo a 10 anni e lo shock applicato al nodo a 2 anni (entrambi i nodi subiscono shock aventi il medesimo segno); Situazione al 31 dicembre

48 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - gli scenari di inversion prevedono l inversione della curva (i due nodi subiscono shock di segno contrario), inversione che corrisponde ad un irripidimento / appiattimento della curva più marcato rispetto a quanto accade negli scenari di steepening / flattening. Sistemi di reporting del rischio La Direzione Risk Management alimenta il sistema informativo di Asset & Liability Management attraverso un flusso continuo e articolato di dati, e istruisce i temi di discussione nelle riunioni del Comitato Finanza e ALMs. É, inoltre, responsabile dell attività di reporting e del monitoraggio dei limiti operativi. Svolge, infine, congiuntamente alla Divisione Finanza, attività consultiva nei confronti di tutti gli Organi e Funzioni aziendali del Gruppo in materia di rischio tasso. In particolare, l U.O. Risk Management della Direzione Risk Management: - produce analisi di ALM statico, sia per le singole legal entity sia per il Gruppo nel suo complesso; - conduce le prove di stress, sia per quanto riguarda la «prospettiva degli utili correnti» sia per quanto riguarda la «prospettiva dei valori di mercato»; - monitora i limiti operativi definiti dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; - fornisce adeguata informativa al Comitato Finanza e ALMs attraverso un azione di reporting; Al superamento dei limiti definiti nei paragrafi seguenti, la Direzione Risk Management comunica l avvenuto superamento al primo Comitato Finanza e ALMs utile, al quale fornisce l informativa necessaria al fine di valutare le contromisure adeguate per la gestione del superamento dei limiti. Al superamento dei limiti deve essere fornita adeguata informativa al Consiglio di Amministrazione e al Comitato per il Controllo alla prima riunione utile. Politiche di coperture e di attenuazione del rischio Hedge Accounting A partire dal primo gennaio 2005 tutte le imprese quotate con sede nell'unione Europea devono attenersi, per la predisposizione dei bilanci consolidati, alle regole previste dai nuovi principi contabili internazionali, noti come IAS/IFRS. Una importanza particolare per i bilanci di banche e intermediari finanziari è assunta dallo IAS 39, dedicato alla rilevazione e valutazione degli strumenti finanziari. Lo IAS 39 stabilisce che possono essere designati come oggetti coperti, nell ambito di operazioni che hanno lo scopo di proteggere dal rischio di variazioni avverse dei tassi di interesse, non solo le attività e le passività in bilancio, ma anche gli impegni contrattuali e le transazioni altamente probabili. Nell ambito della copertura del rischio di interesse, lo strumento di copertura deve essere necessariamente uno strumento derivato, la cui valutazione deve avvenire sempre al fair value. Le regole di rilevazione degli elementi coperti sono, però, diverse a seconda della tipologia di copertura. Lo IAS 39 prevede due distinte tipologie di copertura per il rischio di interesse: Fair Value Hedge e Cash Flow Hedge. Attività di copertura del fair value Il Gruppo applica il Fair Value Hedge quando intende coprire l'esposizione alle variazioni di fair value dell'elemento coperto attribuibili ad un rischio specifico in grado di influenzare il conto economico. L'utile o la perdita risultante dalla rivalutazione dello strumento di copertura al fair value deve essere rilevato nel conto economico. L'utile o la perdita sull'elemento coperto, attribuibile al rischio coperto, deve rettificare il valore contabile dell'elemento coperto, e deve essere rilevato immediatamente nel conto economico. Per l'applicazione dell'hedge Accounting la Banca deve rispettare un complesso di disposizioni: è necessaria una documentazione formale che individui l'operazione di copertura, specifichi i rischi coperti ed illustri gli obiettivi dell'operazione nell'ambito della più generale politica di risk management perseguita dal Gruppo. È Situazione al 31 dicembre

49 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale necessaria, inoltre, una esplicita attività di controllo sull'efficacia della copertura 4. Il Gruppo attualmente pone in essere operazioni di copertura in regime di Fair Value Hedge specifica su: - mutui a tasso fisso; - mutui a tasso variabile con cap embedded; - prestiti obbligazionari branded a tasso fisso; - titoli obbligazionari classificati AFS a tasso fisso; - raccolta core anelastica (componente della raccolta a vista con clientela, rappresentata ai fini delle analisi di ALM attraverso un apposito modello statistico comportamentale). Attività di copertura dei flussi finanziari Il Gruppo applica invece il Cash Flow Hedge quando si propone di coprire i rischi che gravano su flussi di cassa futuri originati da particolari poste di bilancio o da operazioni programmate a tasso variabile. Il Cash Flow Hedge ha lo scopo di stabilizzare i flussi di cassa futuri, neutralizzando gli impatti di specifiche categorie di rischio. La parte dell'utile o della perdita sullo strumento di copertura viene rilevata direttamente a patrimonio netto per la quota di copertura ritenuta efficace 5. L'eventuale parte dell'utile o della perdita sullo strumento di copertura per la quota ritenuta inefficace deve essere invece imputata a conto economico. Il Gruppo attualmente pone in essere operazioni di copertura in regime di Cash Flow Hedge specifica su: - mutui a tasso variabile - titoli obbligazionari classificati AFS a tasso variabile. 4 Per essere considerata altamente efficace una copertura di Fair Value Hedge deve generare risultati effettivi che rientrano nell'intervallo 80%-125%, corrispondente al rapporto tra le oscillazioni del valore dello strumento di copertura e quelle dell'elemento coperto. 5 Per essere considerata altamente efficace una copertura di Cash Flow Hedge deve generare risultati per il rapporto tra outstanding dell elemento coperto e outstanding dello strumento di copertura che sia superiore ad una determinata soglia prudenziale (comunque non inferiore al 100%) per ogni time bucket rilevante (c.d. test di capienza). Situazione al 31 dicembre

50 Rischio di liquidità Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il rischio di liquidità è definito come il rischio di inadempimento dei propri impegni di pagamento, causato dall incapacità di reperire fondi (funding liquidity risk) ovvero dalla presenza di limiti allo smobilizzo delle attività (market liquidity risk). Per funding liquidity risk si intende il rischio che il Gruppo non sia in grado di far fronte ai propri impegni di pagamento e alle proprie obbligazioni in modo efficiente (secondo logiche coerenti, dunque, con il profilo di rischio desiderato e a condizioni economiche eque ) per incapacità di reperire fondi senza pregiudicare la sua attività caratteristica e/o la sua situazione finanziaria. Per market liquidity risk si intende il rischio che il Gruppo non sia in grado di liquidare un asset se non a costo di incorrere in perdite in conto capitale a causa della scarsa liquidità del mercato di riferimento e/o in conseguenza del timing con cui è necessario realizzare l operazione. Strategie, processi e organizzazione della gestione del rischio La gestione del rischio di liquidità del Gruppo Banca Popolare di Vicenza è disciplinata da una specifica policy, che indica i seguenti principi cardine alla base del modello di governance del rischio: - la liquidità è gestita in maniera accentrata presso la Capogruppo Banca Popolare di Vicenza con riferimento alle singole legal entity e al Gruppo nel suo complesso; - la responsabilità nella definizione della propensione al rischio di liquidità e delle linee guida per la gestione del medesimo è in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; - le singole legal entity sono tenute a rispettare le linee guida definite dalla Capogruppo in materia di gestione dei rischi e del capitale. La responsabilità nella definizione della propensione al rischio di liquidità e delle linee guida per la gestione del medesimo è in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo che si avvale del Comitato Finanza e ALMs e delle Funzioni aziendali preposte per la gestione operativa e strategica della stessa. In particolare: - il Consiglio di Amministrazione, su proposta del Direttore Generale della Capogruppo, sentito il parere del Comitato Finanza e ALMs, delibera le linee guida (tra le quali si richiama la definizione del Liquidity Funding Plan e del Contingency Funding Plan nonché il sistema di prezzi di trasferimento interno dei fondi e le regole di tesoreria) e la propensione al rischio (limiti operativi, soglie di Early Warning e ipotesi di stress) nell ambito della gestione del rischio di liquidità. Il Consiglio di Amministrazione è responsabile del mantenimento di un livello di liquidità coerente con la soglia di tolleranza all esposizione al rischio e della definizione delle politiche di governo e dei processi di gestione afferenti allo specifico profilo di rischio. Oltre a definire la soglia di tolleranza al rischio di liquidità (c.d. propensione al rischio) approva le metodologie utilizzate dalla Banca per determinare l esposizione al rischio di liquidità e le principali ipotesi sottostanti agli scenari di stress; - il Direttore Generale della Capogruppo, in attuazione degli indirizzi strategici e delle politiche di governo approvate dall Organo con Funzione di Supervisione Strategica, definisce le linee guida del processo di gestione del rischio di liquidità, alloca le funzioni relative alla gestione del rischio di liquidità all interno della struttura organizzativa, definisce i flussi informativi interni, approva il complessivo sistema di prezzi di trasferimento interno dei fondi. Infine, sentito il parere del Comitato Finanza e ALMs, gestisce le situazioni di tensione di liquidità, propone eventuali azioni correttive nell ambito delle deleghe attribuitegli dal Consiglio di Amministrazione, e sottopone le proposte di azione, che esulano dalle deleghe attribuite, agli Organi competenti; - il Collegio Sindacale, in qualità di Organo con funzione di controllo, nell ambito della generale attività di verifica del processo di gestione dei rischi aziendali, vigila sull adeguatezza e sulla rispondenza del processo di gestione del rischio di liquidità ai requisiti stabiliti dalla normativa; Situazione al 31 dicembre

51 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - la Divisione Finanza ha compiti di gestione operativa delegando la Tesoreria e la Direzione Global Markets, e in particolare la U.O Treasury, allo svolgimento delle attività relative alla gestione operativa del rischio di liquidità nel rispetto dei limiti di rischio e delle deleghe assegnate; - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, monitora, con le cadenze definite nella specifica Policy, i limiti di rischio, le evidenze delle prove di stress, gli indicatori di Early Warning e, più in generale, la situazione di liquidità del Gruppo e delle singole Società Controllate. Inoltre, con il supporto della Divisione Finanza e della Divisione Bilancio e Pianificazione, verifica regolarmente e aggiorna sulla base delle risultanze delle prove di stress il Contingency Funding Plan. Informa gli Organi aziendali delle risultanze dell attività svolta; - la Divisione Bilancio e Pianificazione per il tramite della Direzione Controllo di Gestione e Pianificazione Operativa e della Direzione Pianificazione Strategica congiuntamente alla Divisione Finanza e alla Direzione Risk Management, definisce le modalità di funzionamento del sistema di prezzi di trasferimento interno dei fondi, sottoponendole al parere preventivo del Comitato Finanza e ALMs e successivamente al Consiglio di Amministrazione. Per il tramite della Direzione Controllo di Gestione e Pianificazione Operativa monitora inoltre, con le cadenze definite nella specifica policy, il rapporto impieghi / raccolta diretta; - il Direttore Generale della Capogruppo, sentito il parere del Comitato Finanza e ALMs, gestisce le situazioni di tensione di liquidità, propone eventuali azioni correttive, nell ambito delle deleghe attribuitegli dal Consiglio di Amministrazione, e sottopone le proposte di azione, che esulano dalle deleghe attribuite, agli Organi competenti. - la Direzione Internal Audit effettua verifiche periodiche sull adeguatezza del sistema di rilevazione e verifica delle informazioni, sul sistema di misurazione del rischio di liquidità e sul connesso processo di valutazione interna, nonché sul processo relativo alle prove di stress, sul processo di revisione e aggiornamento del Contingency Funding Plan e sul sistema di prezzi di trasferimento interno dei fondi. Inoltre la Direzione Internal Audit valuta la funzionalità e l affidabilità del complessivo sistema dei controlli che presiede alla gestione del rischio di liquidità e verifica il pieno utilizzo da parte degli organi e delle funzioni aziendali delle informazioni disponibili. Gli esiti delle verifiche effettuate vengono sottoposti agli Organi aziendali con cadenza almeno annuale. Ai fini di una corretta declinazione dei ruoli e responsabilità degli Organi e delle Funzioni aziendali, il processo di gestione del rischio di liquidità viene articolato nelle seguenti fasi: - definizione del risk appetite (propensione al rischio) e delle linee guida di gestione del rischio di liquidità; - monitoraggio/gestione del rischio di liquidità e procedure di escalation; - reporting nei confronti degli Organi e delle Funzioni aziendali. La gestione della liquidità di breve termine o operativa ha l obiettivo di assicurare la capacità del Gruppo di far fronte alle uscite di cassa attese e inattese, senza pregiudicare il normale svolgimento delle attività, con riferimento ad un orizzonte temporale di 12 mesi. La sua gestione avviene attraverso la Maturity Ladder Operativa, strumento che consente di valutare gli sbilanci tra flussi di cassa in entrata e flussi di cassa in uscita attesi per ciascuna fascia temporale (liquidity gap puntuali). Gli sbilanci cumulati (liquidity gap cumulati) permettono di calcolare il saldo netto del fabbisogno/surplus finanziario in corrispondenza dei diversi orizzonti temporali considerati. Le forme tecniche che considerate nell ambito del monitoraggio della liquidità operativa sono riconducibili all aggregato forme tecniche oggetto di gestione diretta da parte della Tesoreria accentrata : operatività in pooling con BCE, depositi interbancari collateralizzati e unsecured in euro e in divisa, Pronti contro Termine, Long Term Repo, prestiti obbligazionari e time deposit con controparti wholesale e Counterbalancing Capacity a disposizione della Tesoreria (include tra gli altri i titoli eligible nel portafoglio di proprietà e rivenienti da operazioni di prestito titoli, pronti contro termine e collateral swap, il saldo puntuale di chiusura relativo alla Riserva Obbligatoria). Situazione al 31 dicembre

52 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale La Circolare 263/2006 di Banca d Italia Titolo V Capitolo 2 prevede che le banche che partecipano ai sistemi di pagamento, regolamento e compensazione si dotino di adeguate strategie e procedure per il presidio della liquidità infragiornaliera, al fine di essere in grado di adempiere continuativamente alle proprie obbligazioni, sia in condizioni di normale corso degli affari, sia in situazione di stress. Tale condizione deve essere garantita indipendentemente dal tipo di regolamento (lordo o netto) utilizzato nei sistemi di pagamento e regolamento dove opera in prevalenza la Banca. Particolari presidi devono essere predisposti con riferimento al cut-off in cui è previsto l adempimento delle proprie obbligazioni nei sistemi di pagamento, nei sistemi di regolamento titoli nonché nei confronti delle controparti centrali. La gestione infragiornaliera della liquidità comporta quanto meno: - il monitoraggio continuativo e il relativo controllo dei flussi di cassa, disponendo di affidabili e tempestive previsioni della successione degli stessi all interno del singolo giorno lavorativo; - la predisposizione di riserve di liquidità specifiche per l operatività infragiornaliera, utilizzabili a fronte del manifestarsi di situazioni di stress; - la definizione, nell ambito dei piani di emergenza (Contingency Funding Plan), di specifiche azioni da intraprendere in ipotesi di illiquidità improvvisa dei mercati, con una chiara definizione dei ruoli e delle responsabilità delle unità organizzative coinvolte; - la definizione di scenari di stress che prevedano almeno il default di un importante operatore partecipante ai sistemi di pagamento e di regolamento dei titoli sui quali la Banca è esposta. Il monitoraggio della dinamica dell operatività infragiornaliera della Tesoreria avviene innanzitutto attraverso il monitoraggio della posizione di liquidità cumulata infragiornaliera (posizione cumulata, ordinata temporalmente, di tutti i flussi di cassa positivi e negativi), che permette di verificare, tra gli altri, il minimo della posizione di liquidità cumulata infragiornaliera e la posizione di chiusura della giornata lavorativa che è oggetto di analisi. Inoltre, il monitoraggio avviene anche attraverso la verifica dell adeguatezza dell Intraday Liquidity Buffer (calcolato come sommatoria tra il collateral BCE eligible in anticipazione infragiornaliera ed il saldo puntuale sul conto di gestione, con riferimento alla chiusura della giornata lavorativa precedente) rispetto al minimo della posizione di liquidità cumulata infragiornaliera, sia in corrispondenza dello scenario base sia in corrispondenza di specifici scenari di stress (che prevedono il default di una controparte). Sono infine oggetto di monitoraggio anche i c.d. pagamenti time critical, ossia i pagamenti per i quali esiste un cut-off temporale definito. Per ciascuno di essi si procede a verificare se il momento in cui la Tesoreria effettua il pagamento è antecedente rispetto al cut-off definito. Un incidenza elevata di pagamenti time critical pagati oltre il cut-off definito rispetto al totale dei pagamenti dovuti potrebbe comportare problemi reputazionali per il Gruppo Banca Popolare di Vicenza. La gestione della liquidità strutturale è finalizzata a garantire l equilibrio e la stabilità del profilo di liquidità del Gruppo Banca Popolare di Vicenza su un orizzonte di medio/lungo periodo (superiore all anno). L equilibrio strutturale è tipicamente garantito dall adeguato rapporto tra le passività e le attività a medio/lungo termine e da un efficace diversificazione delle fonti di raccolta (funding). La sua gestione avviene attraverso la Maturity Ladder Strutturale, strumento che consente di valutare l equilibrio tra le poste attive e passive attraverso la contrapposizione delle poste patrimoniali attive e passive non solo in termini di flussi di cassa, ma soprattutto in termini di ratio patrimoniali. L obiettivo è quello di garantire il mantenimento di un profilo di liquidità strutturale che sia sufficientemente equilibrato, ponendo dei vincoli alla possibilità di finanziare attività a medio-lungo termine con passività aventi una duration non coerente (c.d. regola di trasformazione delle scadenze). Nell ambito della complessiva gestione del rischio, si ricorda che il Consiglio di Amministrazione stabilisce annualmente la propensione al rischio di liquidità sia per la Capogruppo che per le singole Società del Gruppo rientranti nel perimetro di monitoraggio. La propensione al rischio viene definita fissando limiti operativi e soglie di attenzione in termini di: - Liquidity Coverage Ratio gestionale: indicatore di liquidità operativa o LCR limite operativo; - Liquidity Coverage Ratio regolamentare: indicatore di liquidità a breve termine o LCR soglia di attenzione; Situazione al 31 dicembre

53 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - Net Stable Funding Ratio gestionale: indicatore di liquidità strutturale o NSFR soglia di attenzione; - Leverage Ratio: indicatore di leva finanziaria soglia di attenzione. Congiuntamente alla definizione dei limiti operativi e delle soglie di attenzione, il Consiglio di Amministrazione delibera, nell ambito della definizione della propensione al rischio, le soglie di Early Warning e le ipotesi della conduzione delle prove di stress. La definizione della propensione al rischio si concretizza inoltre, nell ambito del processo di pianificazione strategica e operativa, nell individuazione di un obiettivo, a livello di Gruppo e di singole legal entities, di rapporto impieghi/raccolta diretta. L indicatore di riferimento selezionato per il monitoraggio della liquidità a breve termine è il cosiddetto Liquidity Coverage Ratio determinato secondo logica gestionale, ovvero statica e non stressata. Tale indicatore identifica, a livello di Gruppo, l ammontare di attività prontamente liquidabili (Stock of High Quality Liquid Assets) non impegnate detenute dalla Banca, le quali possono essere utilizzate per fronteggiare i flussi di cassa netti in uscita (Net Cash Outflows) che l Istituto potrebbe trovarsi ad affrontare in uno scenario di crisi di liquidità su un orizzonte di breve termine. L indicatore di riferimento selezionato per il monitoraggio della liquidità a medio-lungo termine è il cosiddetto Net Stable Funding Ratio determinato secondo logica gestionale, ovvero statica e non stressata. Tale indicatore identifica, a livello di Gruppo, il rapporto tra Available Stable Funding (ammontare disponibile di provvista stabile) e Required Stable Funding (ammontare necessario di provvista stabile), entrambi calcolati come sommatoria dei flussi di cassa in conto capitale del banking book in scadenza a partire dal time bucket a 1 anno escluso fino al termine dell'orizzonte temporale in riferimento al quale il Gruppo opera. La definizione della propensione al rischio di liquidità si concretizza inoltre: 1. nell individuazione di un obiettivo per il Gruppo e per le singole legal entities (laddove rilevante), di rapporto tra impieghi e raccolta diretta. Tale obiettivo viene definito nell ambito della definizione degli obiettivi in sede di pianificazione strategica e operativa; 2. nella definizione di una soglia di attenzione per quanto concerne il Leverage Ratio (indice di leva finanziaria calcolato come rapporto tra patrimonio e totale attività in bilancio e fuori bilancio) a livello consolidato. Oltre agli indicatori sopra descritti, il Gruppo ha definito degli indicatori di Early Warning che vengono utilizzati per identificare e anticipare uno stato di stress o una tensione di liquidità. Essi vengono suddivisi nelle seguenti categorie: - indicatori di Early Warning segnaletici che forniscono segnali sulla potenziale presenza di una situazione di tensione di liquidità (i citati indicatori sono tipicamente rappresentati da indici e variabili di mercato); - indicatori di Early Warning strutturali che forniscono evidenze sulla potenziale presenza di una situazione di tensione di liquidità (gli indicatori in analisi sono tipicamente costruiti sfruttando le informazioni derivanti dalla maturity ladder operativa). Gli indicatori del primo tipo forniscono delle semplici indicazioni o dei segnali di allarme rispetto a una potenziale situazione di tensione sul fronte della liquidità tipicamente indotta da variabili di mercato. Gli indicatori del secondo tipo forniscono dei veri e propri warning sulla situazione strutturale della liquidità del Gruppo. Situazione al 31 dicembre

54 Liquidity e Contingency Funding Plan Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Sempre seguendo le indicazioni fornite dal Comitato di Basilea, in riferimento alla diversificazione delle fonti di finanziamento, il Consiglio di Amministrazione approva la soglia di attenzione relativa al livello di concentrazione del funding sulle singole controparti, per le seguenti due forme tecniche di provvista: - raccolta a vista wholesale comprensiva di time deposit; - raccolta sul mercato interbancario non collateralizzato euro. Per quanto concerne la definizione delle linee guida per la gestione del rischio di liquidità, il Consiglio di Amministrazione, nell ambito del processo di pianificazione strategica e budget, con cadenza almeno annuale, delibera, su proposta del Direttore Generale della Capogruppo, sentito il parere del Comitato Finanza e ALMs, il Liquidity Funding Plan, il Contingency Funding Plan, il sistema di prezzi di trasferimento interno dei fondi e le regole di tesoreria. Cause endogene (crisi specifica o errori interni) o esogene (condizioni macroeconomiche e di Sistema) potrebbero porre il Gruppo di fronte al rischio di: - un improvvisa riduzione della liquidità disponibile; - un improvvisa necessità di aumentare il funding. Al fine di garantire il rispetto dei propri impegni di pagamento anche in una situazione di tensione di liquidità, il Gruppo BPVi si dota di un Contingency Funding Plan (piano di reperimento della provvista in condizioni di tensione). Il Contingency Funding Plan definisce le strategie di intervento in ipotesi di tensione di liquidità, prevedendo le procedure per il reperimento di fonti di finanziamento in caso di emergenza. In particolare il piano contiene almeno le seguenti informazioni: - catalogazione delle diverse tipologie di tensione di liquidità per identificarne la natura sistemica o specifica; - individuazione delle competenze e delle responsabilità di organi e funzioni aziendali in situazioni di emergenza; tali previsioni sono soggette periodicamente a revisione e portate a conoscenza di tutte le strutture potenzialmente coinvolte; - stime di back-up liquidity che, in presenza di scenari avversi, siano in grado di determinare con sufficiente attendibilità l ammontare massimo drenabile dalle diverse fonti di finanziamento. Il Contingency Funding Plan prevede inoltre la definizione e il monitoraggio di un sistema di indicatori di rischio di liquidità (cd. early warning indicators). Le strategie previste dal Contingency Funding Plan possono includere il ricorso ad azioni non programmate e talvolta di natura straordinaria; a seconda del livello di gravità esse possono infatti prevedere: - operazioni anche a costi consistenti rispetto al costo medio del funding o la cessione di asset prontamente liquidabili (solitamente non strategici); - interventi esterni, la cessione di asset strategici, interventi sull operatività e sulla gestione caratteristica del Gruppo (ad esempio blocco delle nuove erogazioni e delle politiche di sviluppo, congelamento dei budget di spesa già allocati, revisione dei piani di investimento, ecc.). Il Contingency Funding Plan ha quindi lo scopo di identificare una serie di azioni non vincolanti (in quanto andranno valutate caso per caso e in relazione alla situazione dei mercati di riferimento e della struttura attivo/passivo del Gruppo) e di fornire un ventaglio di alternative strategiche e operative da intraprendere per gestire gli stati di allerta definendo differenti piani di intervento in relazione alla gravità dello stato. Situazione al 31 dicembre

55 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale La costruzione del Contingency Funding Plan viene effettuata con cadenza almeno annuale - o qualora la situazione del Gruppo e dei mercati di riferimento ne richiedano un aggiornamento/revisione dalla Direzione Risk Management congiuntamente con la Divisione Finanza, per il tramite della Direzione Global Markets, e viene monitorato nell ambito dell Informativa sulla dinamica del rischio di liquidità. Sistema di prezzi di trasferimento interno dei fondi e Regole di Tesoreria La determinazione del sistema di prezzi di trasferimento interno dei fondi è un aspetto critico nella gestione complessiva della Banca poiché, incidendo sulle modalità di attribuzione della redditività tra le diverse unità, è in grado di determinare incentivi all assunzione di rischi non coerenti con le politiche aziendali. Il sistema di prezzi di trasferimento interno dei fondi del Gruppo BPVi si basa: - sulla policy per la determinazione dei Tassi Interni di Trasferimento (insieme di logiche che disciplinano le regole di consuntivazione della Rete Commerciale e delle business unit, ove rilevanti); - sulla definizione delle c.d. Regole di Tesoreria (insieme di logiche che disciplinano il rapporto tra la Tesoreria accentrata presso la Capogruppo e le singole Società Controllate). Il monitoraggio del rispetto delle Regole di Tesoreria è svolto dalla Divisione Finanza, per il tramite della Direzione Global Markets e dell U.O. Treasury, che rendiconta al Comitato Finanza e ALMs. La Divisione Bilancio e Pianificazione, per il tramite della Direzione Controllo di Gestione e Pianificazione Operativa, monitora la corretta applicazione sulla Rete Commerciale del liquidity funding spread e del sistema dei TIT (tassi interni di trasferimento). Il modello dei TIT offre una valutazione, ponderata per il rischio di tasso e di liquidità, dei prodotti di raccolta e impiego del Gruppo, e consente quindi di: - valutare ex-ante le condizioni alle quali offrire alla clientela prodotti di raccolta e impiego, dati gli obiettivi di rischio-rendimento e definite le strategie e politiche commerciali generali; - misurare ex-post la redditività effettivamente conseguita, in termini di contribuzione al margine di interesse, con riferimento alle singole posizioni finanziarie o a una qualunque loro aggregazione. Sotto il profilo operativo, il Tasso Interno di Trasferimento si compone di due elementi: - il tasso base, che rappresenta il tasso risk free (Euribor o IRS) di riferimento per operazioni che, rispetto a quella in oggetto, presentano uguali condizioni in termini di scadenza, divisa, tipologia di tasso, periodo di repricing e periodicità di pagamento degli interessi e del capitale; - il funding spread, che rappresenta il costo aggiuntivo della raccolta rispetto al tasso base, in funzione del merito creditizio del Gruppo (c.d. rischio specifico) e della durata dell operazione. Con particolare riferimento alla determinazione del funding spread, il modello prevede una curva di riferimento individuata sulla base del costo effettivo di tutte le forme di raccolta wholesale (emissioni obbligazionarie wholesale, private placement, raccolta interbancaria e istituzionale a breve termine) e della raccolta retail tramite prestiti obbligazionari e conti correnti. Il costo di tali componenti viene ponderato per giungere alla definizione di una curva di funding spread c.d. blended. Il modello dei TIT contempla anche gli effetti, di tasso e comportamentali (ossia con caratteristiche effettive diverse da quelle contrattuali e definite con tecniche econometriche) connessi alle c.d. poste a vista. Le Regole di Tesoreria descrivono gli strumenti (forme tecniche di funding) da utilizzare per far fronte alle esigenze di funding delle Controllate, i volumi/importi collegati ai singoli strumenti attivabili, le gerarchie di attivazione dei singoli strumenti, i meccanismi di pricing e remunerazione connessi ai singoli strumenti e agli sbilanci attivi/passivi della posizione finanziaria netta delle Controllate. Esse vengono definite almeno con cadenza annuale nell ambito del processo di pianificazione strategica e budgeting. Situazione al 31 dicembre

56 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Con riferimento agli strumenti (forme tecniche di funding) attivabili da parte delle Società Controllate, di seguito se ne riporta un elenco non esaustivo suscettibile di integrazione e modifica: - operazioni di cartolarizzazione; - conto corrente reciproco di Tesoreria; - depositi a termine (time deposit); - PcT di raccolta; - prestito titoli; - emissioni obbligazionarie/finanziamenti a medio-lungo termine. Le Regole di Tesoreria hanno come obiettivo: - una gestione equilibrata del rischio di liquidità e del rischio tasso sul banking book in linea con gli obiettivi di propensione al rischio deliberati dal Consiglio di Amministrazione; - una efficiente gestione della liquidità a livello di Gruppo; - una corretta distribuzione a livello di Gruppo dei costi connessi al reperimento dei fondi per far fronte alle esigenze del Gruppo stesso e delle singole Società. Sistemi di gestione, misurazione e monitoraggio del rischio Il monitoraggio del rischio di liquidità deve avvenire sia in condizione di normale corso degli affari che in condizione di tensione di liquidità, caratterizzata da bassa probabilità di accadimento e da impatto elevato. Il monitoraggio del rischio di liquidità del Gruppo BPVi in condizione di normale corso degli affari si basa: - sulla definizione di un sistema di deleghe coerenti con i limiti di rischio e sull identificazione delle connesse procedure di escalation nel caso tali limiti vengano superati; - sul controllo del rispetto dei limiti e delle deleghe. La metodologia utilizzata per la gestione della liquidità e per la misurazione del rischio è quella del maturity mismatch, che viene utilizzato per costruire una maturity ladder allocando i flussi di cassa o i valori delle poste in e fuori bilancio in diversi bucket temporali. La maturity ladder operativa consente di valutare l equilibrio dei flussi di cassa attesi, attraverso la contrapposizione di attività e passività la cui scadenza è all interno di ogni singola fascia temporale e di evidenziare i saldi, e quindi gli sbilanci, tra flussi in entrata e flussi in uscita attesi per ciascuna fascia temporale. Attraverso la costruzione di sbilanci cumulati (o gap cumulati), permette inoltre di calcolare il saldo netto del fabbisogno (o del surplus) finanziario nell orizzonte temporale considerato. La maturity ladder strutturale consente di valutare l equilibrio delle poste attive e passive, in e fuori bilancio, attraverso la contrapposizione di attività e passività la cui scadenza è all interno di ogni singola fascia temporale, e di evidenziare i saldi, e quindi gli sbilanci, tra poste attive e poste passive per ciascuna fascia temporale. L obiettivo perseguito è quello di garantire il mantenimento di un profilo di liquidità strutturale sufficientemente equilibrato, ponendo dei vincoli alla possibilità di finanziare attività a medio/lungo termine con passività aventi una duration non coerente. Il monitoraggio del rischio di liquidità avviene: - alimentando la maturity ladder operativa, monitorando la dinamica dei cash inflows / outflows e della Counterbalancing Capacity e vigilando sull osservanza del limite operativo in termini di LCR gestionale; - monitorando la soglia di attenzione in termini di LCR regolamentare Basilea 3 outflows; Situazione al 31 dicembre

57 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - alimentando la maturity ladder strutturale e monitorando la soglia di attenzione in termini di NSFR; - monitorando la soglia di attenzione di leverage ratio e il rispetto dell obiettivo di rapporto impieghi/raccolta diretta; - analizzando il livello degli indicatori di early warning segnaletici e strutturali; - analizzando la dinamica dell operatività infragiornaliera della Tesoreria; - analizzando le evidenze delle prove di stress condotte sulla scorta delle modalità della presente policy e verificando, in tale ambito, l adeguatezza delle riserve di liquidità; - verificando il grado di liquidabilità e il valore di realizzo delle attività che rientrano nel novero delle riserve di liquidità, con indicazione dello scarto di garanzia (haircut); - monitorando i livelli di concentrazione della raccolta; - fornendo adeguata informativa al Comitato Finanza e ALMs, agli Organi e alle Funzioni aziendali coinvolte attraverso un azione di reporting coerente con quanto definito nel Sistema Informativo Direzionale. Modalità di conduzione degli stress-test Le prove di stress rappresentano l insieme di tecniche adottate per valutare la vulnerabilità del Gruppo a scenari di liquidità avversi. Per quanto attiene alle prove di stress previste per il rischio di liquidità, in uno scenario base case, i driver utilizzati nonché gli effetti sulle attività di rischio, sui ratio patrimoniali e sugli utili sono la difficoltà a reperire fondi e l aumento del costo del funding. L incremento del costo del funding, in questo caso, dipende: - dalla necessità di finanziare il tiraggio delle linee committed alla clientela; - dalla situazione di tensione di liquidità che comporta un generalizzato incremento degli spread. In uno scenario worst case, le ipotesi adottate sono, in generale, la difficoltà a reperire fondi, l incremento del fabbisogno di liquidità e l aumento del costo del funding. In questo scenario, si ipotizza uno stress a livello internazionale che si concretizza tra l altro in: - una maggiore necessità di funding connesso all aumento degli utilizzi dei fidi committed concessi alla clientela dei fidi a revoca nonché al richiamo degli impegni residui sottoscritti dal Gruppo con fondi di private equity terzi; - un incremento del costo del funding della raccolta a vista per la clientela retail core e non core e wholesale; - un incremento del costo della raccolta a scadenza; - un remix delle fonti di raccolta per effetto del deterioramento dei prezzi dei titoli costituenti la Counterbalancing Capacity, della perdita di raccolta da alcune controparti wholesale di maggiori dimensioni, di uno stress sul funding della Rete e dell incremento della raccolta sull interbancario e del ricorso a MTS Repo; Sistemi di reporting del rischio Un efficace sistema di gestione dei rischi deve essere basato su un flusso informativo costante nei confronti di Organi e Funzioni aziendali per permettere una piena consapevolezza rispetto all esposizione del Gruppo ai rischi stessi, ma soprattutto consentire tempestivamente l attivazione delle leve gestionali funzionali a un adeguata gestione dei rischi. Con riferimento al rischio di liquidità di seguito vengono descritti i flussi informativi sui quali si basa il c.d. Sistema Informativo Direzionale del Gruppo BPVi : - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce con cadenza giornaliera il report sull assorbimento del limite di LCR gestionale, sui livelli degli indicatori di Situazione al 31 dicembre

58 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale early warning segnaletici e strutturali, sullo scenario operativo di riferimento e, più in generale, sulla situazione della liquidità di breve periodo a livello di Gruppo, nonché sulla dinamica dell operatività infragiornaliera della Tesoreria; - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, produce e presenta al Comitato Finanza e ALMS con cadenza mensile il report sull andamento delle soglie di attenzione relative al LCR regolamentare, al NSFR gestionale e al Leverage Ratio, sul livello di concentrazione del funding sulle singole controparti e, più in generale, sulla situazione della liquidità di medio-lungo termine a livello di Gruppo e per le singole legal entity; - la Divisione Finanza, per il tramite della Tesoreria e della Direzione Global Markets, produce con cadenza giornaliera il c.d. report di Tesoreria. La medesima reportistica, integrata con la situazione di funding a livello consolidato e per le singole Società del Gruppo relativamente alle c.d. Regole di Tesoreria, viene prodotta settimanalmente a beneficio del Comitato Finanza e ALMs; - la Direzione Risk Management, con il supporto della Divisione Finanza e della Divisione Bilancio e Pianificazione, produce con cadenza mensile, l informativa relativa alla dinamica del rischio di liquidità a beneficio del Consiglio di Amministrazione e del Comitato per il Controllo; - la Direzione Controllo di Gestione e Pianificazione Operativa, produce con cadenza settimanale l informativa relativa alla dinamica del rapporto impieghi / raccolta diretta a beneficio del Comitato Finanza ed ALMS; - la Direzione Risk Management, con il supporto della Divisione Finanza e della Divisione Bilancio e Pianificazione, produce con cadenza annuale e aggiorna con cadenza trimestrale, l informativa relativa al Contingency Funding Plan a beneficio del Consiglio di Amministrazione, del Comitato per il Controllo e del Comitato Finanza e ALMs. I flussi informativi verso gli Organi in situazioni di allerta di liquidità verranno definiti di volta in volta dal Consiglio di Amministrazione. Si rammenta che in data 16 aprile 2013 il Parlamento Europeo ha approvato il pacchetto CRR / CRD IV finalizzato ad incrementare la solidità dei gruppi bancari in termini sia di patrimonializzazione sia di posizione di liquidità, traducendo in normativa comunitaria le guidelines introdotte dal Comitato di Basilea con il nuovo framework denominato comunemente Basilea 3. Più in dettaglio, in linea con quanto previsto dalla citata Basilea 3, il pacchetto CRR / CRD IV prevede novità volte, tra l altro, a introdurre un indice di copertura della liquidità di breve termine (Liquidity Coverage Ratio), un indicatore semplificato di medio termine (Stable Funding) e dei monitoring tools (da definire da parte dell EBA). La normativa europea, oltre che dei citati CRR e CRD IV, si compone dei cosiddetti Binding Technical Standard (BTS), e delle Guidelines dell European Banking Authority (EBA). Proprio a quest ultima il framework affida il compito di disciplinare l attuazione della normativa nonché di definire le regole da seguire nel reporting alle Autorità di Vigilanza. Gli stessi Binding Technical Standard si suddividono a loro volta in: - Regulatory Technical Standard (RTS): ovvero declinazione tecnica di attuazione della normativa; - Implementing Techcnical Standard (ITS): strumento di reporting tramite il quale le banche segnalano alle Autorità di Vigilanza le proprie esposizioni in termini di rischio e capitale. Rispetto a quanto indicato da Basilea 3 in tema di liquidità, la CRR introduce infine delle differenze negli strumenti di monitoraggio del rischio di liquidità. Si evidenziano per la loro significatività i seguenti nuovi report: Behavioural Maturity Ladder: volto ad esprimere i cash flow attesi (inflows/outflows) sulla base dello scenario economico utilizzato dalla Banca nella sua pianificazione aziendale (budget & forecasting); Situazione al 31 dicembre

59 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Concentration of counterbalancing capacity by issuer/counterparty: che rappresenta la concentrazione per emittente e controparte delle riserve di liquidità; Prices for various lengths of funding: volto a raccogliere informazioni circa il volume medio delle transazioni e dei prezzi pagati dalle istituzioni per il funding su differenti scadenze; Rollover of funding che rappresenta, su un orizzonte temporale mensile, i volumi della raccolta in scadenza e quella derivante dal rolling delle poste in funzione della scadenza delle stesse. Nell ambito dei ratios di liquidità Basilea 3 compliant, già anticipati, si segnala che il Gruppo BPVi ha provveduto, sulla base delle indicazioni attualmente fornite dal Comitato di Basilea e riprese negli studi di impatto quantitativo condotti dall EBA, ad implementare il calcolo degli indicatori Liquidity Coverage Ratio (LCR) e Net Stable Funding Ratio (NSFR) in ottica Basilea III. Si ricorda che l indicatore LCR in ottica Basilea III è calcolato come il rapporto tra lo stock di attività liquide di elevata qualità (ad esempio, cassa, titoli di Stato eligible, ecc.) e il totale dei deflussi di cassa netti nei 30 giorni di calendario successivi. L indicatore NSFR in ottica Basilea III è calcolato come il rapporto tra l ammontare disponibile di provvista stabile (ad esempio, patrimonio, obbligazioni con durata superiore all anno, ecc.) e l ammontare richiesto di provvista stabile in base alla struttura dell attivo patrimoniale (in bilancio e fuori bilancio). Relativamente a questi indicatori, in relazione ai valori stimati al 31 dicembre 2013 si segnala che tanto l indicatore LCR quanto l indicatore NSFR si attestavano su valori prossimi al 100%, valore soglia previsto in ottica di applicazione a regime della nuova normativa prudenziale (Basilea 3). Specificamente per l LCR il valore risultava ben al di sopra del minimo regolamentare in vigore a partire dal 1 gennaio Politiche di copertura e attenuazione del rischio Fonti di finanziamento (Funding) Il Gruppo BPVi annovera quali principali fonti di funding il segmento retail e il segmento wholesale: in particolare, quale fonte primaria di funding wholesale, il Gruppo considera le passività di tipi secured e unsecured emesse da istituzioni corporate, banche, enti governativi e sovranazionali. In accordo con quanto stabilito dal Comitato di Basilea, con particolare riferimento alla diversificazione delle fonti di finanziamento, il Risk Appetite Framework del Gruppo BPVi, approvato annualmente dal Consiglio di Amministrazione, prevede una soglia di attenzione relativa al livello di concentrazione del funding sulle singole controparti, per le seguenti forme tecniche di provvista: - raccolta a vista wholesale (definita tale se il contributo della singola controparte è almeno pari a 50 milioni di Euro), comprensiva di time deposit; - raccolta sul mercato interbancario unsecured Euro. Situazione al 31 dicembre

60 Rischio operativo Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il rischio operativo è definito come il rischio di subire perdite derivanti dalla inadeguatezza o disfunzione delle procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni. Rientrano in tale tipologia, tra l altro, le perdite derivanti da frodi, errori umani, interruzioni dell operatività, indisponibilità dei sistemi, inadempienze contrattuali, catastrofi naturali. Sono compresi il rischio legale, il rischio di sicurezza informatica e il rischio di sicurezza fisica; sotto un profilo squisitamente gestionale è incluso altresì il rischio di non conformità. Ne sono esclusi il rischio strategico ed il rischio di reputazione. Relativamente alle attività di monitoraggio dei rischi operativi, la Capogruppo ha aderito, fin dalla costituzione nel 2002, al consorzio interbancario DIPO (Database italiano delle Perdite Operative) promosso dall ABI, e ha, pertanto, in essere una regolare attività di raccolta delle informazioni sulle perdite operative. Si ricorda che ai fini dei requisiti patrimoniali prudenziali a fronte dei rischi operativi, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza determina il requisito patrimoniale prudenziale relativo al rischio operativo secondo il Metodo Base (BIA Basic Indicator Approach) che prevede un requisito patrimoniale pari al 15% della media sugli ultimi 3 anni del Margine di Intermediazione dell istituto. Strategie, processi e organizzazione della gestione del rischio La responsabilità nella definizione del framework per la gestione dei rischi operativi è in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo che si avvale delle Funzioni aziendali preposte per la gestione operativa e strategica dello stesso. In particolare, con riferimento alla gestione dei rischi operativi: - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, con il supporto della Direzione Internal Audit e della Direzione Compliance e Antiriciclaggio, propone al Consiglio di Amministrazione le linee guida per la gestione dei rischi operativi; - la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, svolge attività di rilevazione periodica dei rischi operativi, coerentemente con le linee guida deliberate dal Consiglio di Amministrazione, e di reporting verso gli Organi, i Comitati e le Funzioni aziendali a vario titolo coinvolte. Ai fini di una corretta declinazione dei ruoli e responsabilità degli Organi e delle Funzioni aziendali, il processo di gestione dei rischi operativi viene articolato nelle seguenti fasi: - definizione delle linee guida e del framework per la gestione del rischio operativo; - monitoraggio del rischio operativo; - reporting nei confronti degli Organi e delle Funzioni aziendali. Il Consiglio di Amministrazione della Capogruppo delibera, su proposta della Direzione Risk Management, che si avvale del supporto della Direzione Internal Audit e della Direzione Compliance e Antiriciclaggio, le linee guida e il framework per la gestione del rischio operativo, in termini di: - perimetro e criteri per la valutazione dei presidi organizzativi di 1 e 2 livello e per la costruzione della c.d. Mappa dei Rischi; - perimetro e modalità di raccolta delle c.d. perdite operative (attività di Loss Data Collection). Con riferimento al framework relativo alla gestione dei rischi operativi, si rileva che il Gruppo BPVi ha identificato le seguenti dimensioni del rischio: - i fattori di rischio ovvero gli elementi del contesto operativo che in seguito ad una gestione non ottimale concorrono al manifestarsi dell evento dannoso; Situazione al 31 dicembre

61 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - gli eventi di rischio ovvero fatti/atti aziendali o extra-aziendali all accadere dei quali può conseguire un danno per la società; - gli effetti di rischio ovvero le modalità di manifestazione degli eventi (ad esempio cause legali, sopravvenienze passive, diminuzione di valore degli assets, ecc.). I principi cardine alla base del modello di governance dei rischi operativi del Gruppo BPVi, sviluppati secondo una logica coerente con i ruoli e responsabilità definiti nell ICAAP, prevedono che: - la responsabilità della definizione delle linee guida di gestione dei rischi operativi sia in capo al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; - la rischiosità sia monitorata in maniera accentrata presso la Capogruppo con riferimento alle singole legal entity e al Gruppo nel suo complesso; - le singole legal entity siano tenute a rispettare le linee guida definite dalla Capogruppo in materia di gestione dei rischi e del capitale. Il framework per la gestione dei rischi operativi del Gruppo BPVi si basa: - sulla valutazione dei presidi organizzativi di 1 e 2 livello e sulla costruzione della Mappa dei Rischi; - sulla raccolta delle perdite operative (attività di Loss Data Collection - LDC-). Ai fini della valutazione dei presidi organizzativi, il perimetro ai fini della valutazione dei presidi organizzativi coincide con la definizione di gruppo bancario ai sensi dell art. 65 del TUB ovvero con il perimetro rappresentato dai soggetti inclusi nell ambito della vigilanza consolidata. Per quanto riguarda la raccolta delle perdite operative, il perimetro della LDC si estende alla Capogruppo Banca Popolare di Vicenza e alla Società Controllata Banca Nuova; tutte le altre Società appartenenti al Gruppo BPVi sono escluse perché complessivamente al di sotto della soglia di rilevanza (materiality) fissata al 10% dell indicatore rilevante Margine di Intermediazione di Gruppo (Voce 120 del Conto Economico). Si ricorda che rispetto alla precedente informativa, BPVi Fondi SGR è stata considerata ai fini LDC solo fino a Novembre 2013 risultando giuridicamente fusa per incorporazione nella Capogruppo a partire dal 1 dicembre Il livello è stato determinato prendendo come riferimento i criteri di rilevanza definiti dalla normativa di vigilanza prudenziale per quanto concerne la possibilità di operare in esenzione per le banche e i gruppi bancari che utilizzano approcci avanzati (in particolare si richiama la possibilità, per le banche e i gruppi bancari che utilizzano metodologie avanzate di tipo standardizzato, di mantenere una copertura con l approccio base fino al 10% dell indicatore rilevante a livello consolidato). In deroga al limite sopra identificato, potranno rientrare nel perimetro società la cui operatività sarà valutata come particolarmente esposta a rischi operativi. Sistemi di gestione, misurazione e monitoraggio del rischio L attività di monitoraggio dei rischi operativi del Gruppo BPVi si estrinseca: - nell analisi dei presidi organizzativi di 1 e 2 livello e nella costruzione della Mappa dei Rischi con cadenza annuale; - nella raccolta delle perdite operative per la Capogruppo e per le Controllate Banca Nuova con rendicontazione trimestrale nonché nell analisi di benchmark con il Sistema, ove possibile. L analisi dei presidi organizzativi di 1 e 2 livello viene condotta dalla Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management. Le evidenze derivanti dalla citata analisi vengono integrate con le valutazioni relative all efficacia e adeguatezza dei presidi organizzativi e dei sistemi di attenuazione e Situazione al 31 dicembre

62 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale controllo dei rischi formulati dalla Direzione Internal Audit e dagli esiti delle attività di verifica condotte dalla Direzione Compliance e Antiriciclaggio. Tutti questi contributi sono utilizzati per determinare la Mappa dei Rischi. Il monitoraggio degli interventi per la rimozione di eventuali carenze e criticità rilevate viene svolta dalla Direzione Risk Management, dalla Direzione Internal Audit e dalla Direzione Compliance e Antiriciclaggio servendosi delle altre Funzioni aziendali a vario titolo coinvolte. La raccolta dei dati di perdita è effettuata dalla Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, con il supporto delle diverse Funzioni aziendali della Capogruppo e delle Controllate rientranti nel perimetro della Loss Data Collection, che provvede all invio periodico del flusso DIPO (database consortile di raccolta delle perdite operative istituito dall ABI). La Direzione Risk Management produce la reportistica relativa all andamento delle perdite operative articolate per legal entity, business line e event type da indirizzare agli Organi e alle Funzioni aziendali sulla scorta di quanto previsto nel Sistema Informativo Direzionale; alla ricezione del flusso di ritorno da DIPO, è di sua competenza effettuare le analisi di benchmark e posizionamento con il Sistema. La programmazione degli interventi per la rimozione di eventuali carenze e criticità rilevate viene svolta nell ambito delle azioni attivate dal Sistema dei Controlli Interni. Sistemi di reporting del rischio Un efficace sistema di gestione dei rischi deve essere basato su un flusso informativo costante nei confronti di Organi e Funzioni aziendali per permettere una piena consapevolezza dell esposizione ma soprattutto per consentire l attivazione delle leve gestionali funzionali ad un adeguata gestione dei rischi. Con riferimento ai rischi operativi di seguito vengono descritti i flussi informativi sui quali si basa il c.d. Sistema Informativo Direzionale del Gruppo BPVi: 1. la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, con cadenza annuale, sottopone all attenzione del Comitato per il Controllo e del Consiglio di Amministrazione della Capogruppo la Mappa dei Rischi; 2. la Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, con cadenza trimestrale, produce la reportistica relativa alla raccolta delle perdite operative (Loss Data Collection) a beneficio del Comitato per il Controllo e del Consiglio di Amministrazione della Capogruppo. Le analisi di benchmarking verranno fornite all interno della reportistica trimestrale ma con cadenza semestrale in relazione alla disponibilità dei flussi di ritorno da parte di DIPO. Anche per l esercizio 2013 la Capogruppo ha provveduto a segnalare le perdite operative al consorzio ABI Database Italiano delle Perdite Operative (DIPO). Politiche di copertura e di attenuazione del rischio Coperture Assicurative Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza investe nell impianto di un adeguato modello di integrazione tra mappatura del Rischio Operativo e coperture assicurative. Tale modello è considerato un obiettivo strategico che permette di rafforzare il processo di governo dei rischi operativi, è finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di contenimento delle perdite operative nette (al netto cioè dell eventuale recupero assicurativo) e di adeguamento alle disposizioni regolamentari in materia. La mitigazione dei rischi operativi è ottenuta anche mediante la stipula dei contratti assicurativi: - polizza globale BBB, trattasi di un programma assicurativo a copertura dei rischi di perdite patrimoniali derivanti da atti dolosi (rapine, furti, infedeltà dipendenti e promotori, falsificazioni e frodi); - polizza All Risks per la copertura dei rischi dell attività aziendale del Gruppo BPVi,, trattasi di un programma assicurativo comprensivo delle polizze eventi naturali e catastrofici, incendio, responsabilità civile terzi/dipendenti, opere d arte, RCAUTO/Kasko; Situazione al 31 dicembre

63 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - polizza D&O - Directors' & Officers' Liability, per la copertura delle responsabilità civili di Amministratori e Dirigenti. Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza, nel corso del mese di luglio 2013, ha incaricato dei professionisti esterni, ai quali ha espresso le proprie esigenze di intervento, in materia di gestione e copertura dei Rischi Operativi. In questo ambito è stata richiesta e svolta una perizia di efficienza ed efficacia del processo di mitigazione assicurativa, sono state valutate le polizze utilizzate dal Gruppo e sostanzialmente trovate in linea con un benchmark di mercato di riferimento. Business Continuity e Disaster Recovery A partire dal 2005, in risposta alla Circolare di Banca d Italia Circolare n del 2002, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha affrontato la definizione del Piano di Continuità Operativa, e ne ha curato annualmente la revisione. Il piano comprende tutte le iniziative che la Banca ha individuato per poter ridurre ad un livello accettabile i danni e le conseguenze in seguito al manifestarsi di un evento disastroso che possa colpirla direttamente o indirettamente. In esso sono contenuti i principi e gli obiettivi e descrive le procedure alle quali attenersi per gestire la continuità operativa dei processi aziendali critici. Il piano consta di due documenti: Il Piano di Continuità Operativa che contiene le modalità di governo di una situazione di emergenza, al fine di reagire alla crisi e consentire ai processi di continuare a funzionare. Consta di 5 procedure organizzative con le quali affrontare e gestire una crisi e 3 procedure con le quali mantenerlo efficiente ed attuale. Il Piano Operativo di Continuità che contiene le modalità operative e le specifiche soluzioni con le quali garantire il funzionamento dei processi critici, processo per processo, in situazione di crisi. Il piano di Disaster Recovery, che è parte integrante del Piano di Continuità Operativa, stabilisce le misure tecniche ed organizzative per fronteggiare eventi che provochino l indisponibilità dei centri di elaborazione dei dati; è predisposto e gestito dall outsourcer informatico SEC Servizi. Il piano è finalizzato a consentire il funzionamento delle procedure informatiche rilevanti in siti alternativi a quello principale. Procedimenti di rilievo Alcuni esponenti della Banca risultavano coinvolti, a titolo di concorso, nell ambito di un procedimento penale avviato nel 2010 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma contro Callisto Tanzi e Giambattista Pastorello per i reati di bancarotta fraudolenta, nella vicenda relativa al default Parmalat. Si precisa che la Guardia di Finanza aveva eseguito nel 2010, nei confronti della Banca, un sequestro preventivo per complessivi 4,2 milioni di euro, somma in seguito ridotta a 2,7 milioni di euro ad esito di istanza per riesame proposta dalla Banca medesima. Il Giudice per le Indagini Preliminari, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, ha disposto in data 19 giugno 2013, l archiviazione del procedimento penale nei confronti di tutti gli esponenti coinvolti; inoltre, con provvedimento in data 2 agosto 2013 ha disposto altresì il dissequestro della citata somma di 2,7 milioni di euro e la restituzione della medesima alla Banca. Si segnala che la vicenda è stata altresì risolta nel corso del 2013 anche sotto il profilo civilistico. E stata infatti raggiunta una definizione stragiudiziale con la procedura concorsuale per una somma non superiore all'importo originariamente sequestrato e prudenzialmente accantonato sin dal Procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma a carico, tra gli altri, del prof. Andrea Monorchio Situazione al 31 dicembre

64 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Il Vice Presidente, Prof. Andrea Monorchio, risulta coinvolto in qualità di legale rappresentante della società Operae S.p.A. a titolo di concorso nei reati di cui agli artt. 2 e 8 del D. Lgs. n. 74/2000 (Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) nell ambito del procedimento penale nr 2592/09 instaurato avanti la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Il procedimento, allo stato, è ancora in fase dibattimentale. A detta della difesa dell Esponente, il quale era stato nominato con delega unicamente per i rapporti con le Istituzioni e con il sistema bancario e quindi assolutamente estraneo ad ogni atto di gestione la vicenda dovrebbe concludersi con una decisione ampiamente liberatoria. Situazione al 31 dicembre

65 Altre tipologie di rischio Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale Nel processo di valutazione dell adeguatezza patrimoniale ICAAP, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza, nella predisposizione della mappa dei rischi ha incluso, oltre ai rischi innanzi citati: - rischio residuo: è definito come il rischio che le tecniche riconosciute per l attenuazione del rischio di credito utilizzate dalla Banca ai fini del primo pilastro risultino meno efficaci del previsto. In sostanza il rischio residuo è collegato all inefficacia delle garanzie, in fase di escussione e/o recupero del credito deteriorato e anomalo, connesse alla non corretta gestione della garanzia tanto in fase di acquisizione che di monitoraggio e/o rinnovo; - rischio reputazionale: in linea con le disposizioni normative di Banca d Italia, è definito come il rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da una percezione negativa dell immagine della Banca da parte di clienti, controparti, azionisti della Banca, dipendenti, investitori o Autorità di Vigilanza. Il rischio reputazionale viene considerato un rischio di secondo livello, o derivato, in quanto viene generato da una molteplicità di fattori, spesso riconducibili a eventi esterni alla Banca, anche se conseguenza di una responsabilità diretta della stessa e/o dei suoi esponenti. Tra i principali fattori di rischio impattanti sul rischio reputazionale possono essere annoverati: i rischi operativi, il rischio di compliance, il rischio strategico. - rischio strategico: è il rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da cambiamenti del contesto operativo, da decisioni aziendali errate, da un attuazione inadeguata di decisioni e da scarsa reattività a variazioni del contesto competitivo e di mercato; - rischio immobiliare: è il rischio di incorrere in perdite derivanti dalle fluttuazioni del valore del portafoglio immobiliare detenuto dalle Società del Gruppo; - rischio da cartolarizzazione: è il rischio che la sostanza economica dell operazione di cartolarizzazione non sia pienamente rispecchiata nelle decisioni di valutazione e di gestione del rischio. Esso si configura, ad esempio, in presenza di un supporto implicito da parte dell originator al veicolo, nella presenza di opzioni non esplicitate contrattualmente che obbligano l originator a supportare la capacità del veicolo a ottemperare alle proprie obbligazione, nella presenza di pagamenti da parte dell originator al veicolo non previsti contrattualmente, ecc; - rischio connesso all assunzione di Partecipazioni: il rischio di un eccessivo immobilizzo dell attivo derivante da investimenti partecipativi e il rischio di conflitti d interesse e di non adeguata separatezza organizzativa o societaria fra l attività di investimento in partecipazioni e la rimanente attività bancaria, creditizia in particolare; - attività di rischio nei confronti dei Soggetti Collegati: il rischio che la vicinanza di taluni soggetti ai centri decisionali della Banca possa compromettere l oggettività e l imparzialità delle decisioni relative alla concessione di finanziamenti e ad altre transazioni nei confronti dei medesimi soggetti, con possibili distorsioni nel processo di allocazione delle risorse, esposizione della Banca a rischi non adeguatamente misurati o presidiati, potenziali danni per depositanti e azionisti. Nel corso del 2013 la tassonomia dei rischi è stata confermata rispetto a quella utilizzata nella precedente Informativa al pubblico e relativo esercizio. Sono stati consolidati i profili di rischio attraverso le definizioni di nuova politica e risk appetite per il rischio di controparte e l affinamento del risk appetite per altri rischi, quali mercato e liquidità, al fine di garantire un adeguata e sempre migliore gestione, misurazione e monitoraggio degli stessi. L aggiornamento della tassonomia dei rischi sarà oggetto dell esercizio in corso e del prossimo aggiornamento dell Informativa al pubblico per quanto riguarda il Rischio paese, Rischio trasferimento, Rischio di base e Rischio di leva finanziaria eccessiva, come da richiesta normativa a decorrere dal Di seguito la loro descrizione. - rischio paese: il rischio paese è il rischio di perdite causate da eventi che si verificano in un paese diverso dall Italia. Il concetto di rischio paese è più ampio di quello di rischio sovrano in quanto è riferito a tutte le esposizioni indipendentemente dalla natura delle controparti, siano esse persone fisiche, imprese, banche o amministrazioni pubbliche; Situazione al 31 dicembre

66 Informativa al Pubblico -TAVOLA 1 - Requisito informativo generale - rischio trasferimento: il rischio di trasferimento è il rischio che una Banca, esposta nei confronti di un soggetto che si finanzia in una valuta diversa da quella in cui percepisce le sue principali fonti di reddito, realizzi delle perdite dovute alle difficoltà del debitore di convertire la propria valuta nella valuta in cui è denominata l esposizione; - rischio di base: nell ambito del rischio di mercato, il rischio base rappresenta il rischio di perdite causate da variazioni non allineate dei valori di posizioni di segno opposto, simili ma non identiche; - rischio di leva finanziaria eccessiva: il rischio di una leva finanziaria eccessiva è il rischio che un livello di indebitamento particolarmente elevato rispetto alla dotazione di mezzi propri renda la Banca vulnerabile, rendendo necessaria l adozione di misure correttive al proprio piano industriale, compresa la vendita di attività con contabilizzazione di perdite che potrebbero comportare rettifiche di valore anche sulle restanti attività. Tra gli altri rischi possono essere riportati alcuni rischi specifici per cui il Gruppo Banca Popolare di Vicenza attua misure di gestione per ricondurli al trattamento dei profili di rischio sopra descritti o trasferendoli attraverso forme assicurative. Tra questi, a carattere organizzativo e tecnologico ci sono, oltre ai già citati business continuity e disaster recovery: - tecnologici e di outsourcing, avvalendosi di un outsourcer per servizi tecnologici e ICT, i rischi legati all impiego di infrastrutture tecnologiche e all esternalizzazione di servizi sono fortemente correlati per il Gruppo Banca Popolare di Vicenza. In questo caso la gestione dei rischi si avvale del citato piano di disaster recovery, che stabilisce le regole tecniche e organizzative per fronteggiare eventi che provochino l indisponibilità dei centri di elaborazione dati, e di una serie di polizze assicurative volte, ad esempio, a coprire eventi naturali e catastrofici, incendi e responsabilità civile di terzi/dipendenti. Questa fattispecie di contromisure appartiene alle politiche di copertura e attenuazione del rischio operativo. Situazione al 31 dicembre

67 TAVOLA 2 - Ambito di applicazione Informativa al Pubblico - TAVOLA 2 - Ambito di applicazione Informativa Qualitativa (a) Denominazione del Gruppo cui si applicano gli obblighi di informativa Il contenuto del presente documento di Informativa al Pubblico è riferito al Gruppo Banca Popolare di Vicenza. (b) Illustrazione delle differenze nelle aree di consolidamento rilevanti per i fini prudenziali e di bilancio Al 31 dicembre 2013 non si rilevano differenze nelle aree di consolidamento ai fini prudenziali e di bilancio. Ai fini prudenziali si sono applicati i metodi di consolidamento previsti dalla Circolare della Banca d Italia n. 155 del 18 dicembre 1991 (e successivi aggiornamenti) Istruzioni per la compilazione delle segnalazioni sul patrimonio di vigilanza e sui coefficienti prudenziali. In particolare si è applicato: - il metodo di consolidamento integrale, alle società bancarie, finanziarie e strumentali appartenenti al gruppo bancario; - il metodo di consolidamento proporzionale, alle società bancarie, finanziarie e strumentali partecipate dal gruppo bancario in misura pari o superiore al 20% quando siano sottoposte a controllo congiunto con altri soggetti e in base ad accordi con essi; - il metodo del patrimonio netto per: a. le altre società bancarie e finanziarie partecipate dal gruppo bancario in misura pari o superiore al 20% o comunque sottoposte a influenza notevole ; b. alle imprese, diverse da società bancarie, finanziarie e strumentali, controllate dal gruppo bancario in modo esclusivo o congiunto, oppure sottoposte a influenza notevole. Alla data del 31 dicembre 2013 non sono presenti partecipazioni in società controllate in modo congiunto. L'area di consolidamento al 31 dicembre 2013 viene riepilogata nel prospetto alla pagina seguente. Situazione al 31 dicembre

68 Informativa al Pubblico - TAVOLA 2 - Ambito di applicazione Società consolidate con il metodo integrale Società consolidate con il metodo del patrimonio netto Capogruppo Banca Popolare di Vicenza S.c.p.A. 100% 66,85% Banca Nuova S.p.A. Farbanca S.p.A. Hotel San Marco S.r.L. Società Cattolica di Assicurazione S.c.p.A. 46% 14,92% 100% NEM SGR S.p.A. 60% ABC Assicura S.p.A. 40% 100% 99,99% BPVI Multicredito S.p.A. BPV Finance International Plc 60% 60% Berica Vita S.p.A. Cattolica Life Ltd. 40% 40% 100% 96% 99,92% Prestinuova S.p.A. 1% Servizi Bancari S.c.p.A. 0,04% Immobiliare Stampa S.c.p.A. 1% 1% 1% 0,04% 0,10% 0,10% 1,66% SEC Servizi S.c.p.A. Interporto della Toscana Centrale S.p.A. Magazzini Generali Merci e Derrate S.p.A. 47,95% 20% 25% 100% Monforte 19 S.r.l. Le società assicurative Berica Vita SpA, Cattolica Life Ltd e ABC Assicura SpA sono dedotte dal patrimonio di vigilanza. La società Popolare Assessoria e Consultoria Ltda controllata dalla Capogruppo al 99% è stata esclusa dall area di consolidamento in quanto presenta valori di bilancio irrilevanti rispetto al bilancio consolidato di Gruppo. La suddetta controllata è stata valutata al costo (Euro 10 mila) ed anch essa dedotta dal patrimonio di vigilanza. (c) Eventuali impedimenti giuridici o sostanziali, attuali o prevedibili, che ostacolano il rapido trasferimento di risorse patrimoniali o di fondi all interno del gruppo Si precisa che alla data di riferimento del presente documento non si rilevano impedimenti giuridici o sostanziali, attuali o prevedibili, che ostacolano il rapido trasferimento di risorse patrimoniali o di fondi all interno del Gruppo. d) Per i gruppi, l eventuale riduzione dei requisiti patrimoniali individuali applicati alla capogruppo e alle controllate italiane In ottemperanza a quanto previsto dal regolatore, le banche del Gruppo - non rilevandosi deficienze patrimoniali a livello consolidato - riducono il loro requisito patrimoniale individuale del 25%. Situazione al 31 dicembre

69 Informativa Quantitativa Informativa al Pubblico - TAVOLA 2 - Ambito di applicazione (e) Denominazione di tutte le controllate non incluse nel consolidamento e ammontare aggregato delle loro deficienze patrimoniali rispetto a eventuali requisiti patrimoniali obbligatori La società Popolare Assessoria e Consultoria Ltda controllata dalla Capogruppo al 99% non è stata inclusa dall area di consolidamento in quanto presenta valori di bilancio irrilevanti rispetto al bilancio consolidato di Gruppo. La suddetta controllata è stata valutata al costo (Euro 10 mila). Situazione al 31 dicembre

70 Informativa al Pubblico - TAVOLA 3 - Composizione del patrimonio di vigilanza TAVOLA 3 - Composizione del patrimonio di vigilanza Informativa Qualitativa a) Principali caratteristiche contrattuali degli elementi patrimoniali Patrimonio di vigilanza Il patrimonio di vigilanza è costituito dal patrimonio di base e dal patrimonio supplementare. Nel patrimonio di vigilanza al 31 dicembre 2013 non sono presenti strumenti innovativi di capitale, strumenti non innovativi di capitale e strumenti ibridi di patrimonializzazione così come non figurano componenti di terzo livello. A nessun elemento che compone il patrimonio di vigilanza si applicano clausole di salvaguardia (cd. granfathering). Si segnala tuttavia che con la comunicazione del 9 maggio 2013, l Organo di Vigilanza ha istituito uno specifico trattamento prudenziale in merito agli effetti derivanti dagli affrancamenti multipli di un medesimo avviamento al fine di sterilizzarne i relativi benefici economici. Più precisamente, l ammontare delle Deffered Tax Assets DTA rilevate successivamente al primo affrancamento di un avviamento per effetto di una nuova operazione di affrancamento sullo stesso avviamento, devono essere incluse tra gli elementi negativi del Core Tier 1 nella misura di 1/5 all anno a partire già dal 31/12/2012, al netto dell eventuale quota delle stesse che si tramuta in fiscalità corrente. Infine si ricorda che per la quantificazione del patrimonio di vigilanza il Gruppo ha adottato la sterilizzazione piena delle riserve da valutazione riferibili ai titoli di debito emessi da Amministrazioni Centrali di Paesi dell Unione Europea detenuti nel portafoglio Attività finanziarie disponibili per la vendita. Al 31 dicembre 2013, le riserve da valutazione riferibili ai suddetti titoli non computate nel Patrimonio di base erano negative per euro mila. 1. Patrimonio di base Il patrimonio di base è costituito dalle voci del patrimonio netto e del patrimonio di terzi computabili in base alla normativa in vigore al netto degli intangibili iscritti in bilancio (gli avviamenti al netto delle connesse passività fiscali differite, le differenze positive di patrimonio netto incorporate nel valore di bilancio delle partecipazioni in società sottoposte a influenza notevole e valutate in base al metodo del patrimonio netto e le altre attività immateriali). Tra i cd. filtri prudenziali, ovvero le correzioni di vigilanza apportate alle voci di patrimonio netto di bilancio allo scopo di salvaguardare la qualità del patrimonio di vigilanza e di ridurne la potenziale volatilità indotta dall applicazione dei principi contabili internazionali, figurano: - a incremento del patrimonio di base le minusvalenze cumulate nette su passività subordinate computabili nel patrimonio supplementare, iscritte in bilancio tra le Passività finanziarie valutate al fair value ; - a decremento del patrimonio di base: o o o o o le riserve da valutazione negative su titoli di debito iscritti tra le Attività finanziarie disponibili per la vendita diversi da quelli emessi da Paesi dell U.E.; le riserve da valutazione negative connesse alla valutazione attuariale dei piani previdenziali a benefici definiti; gli utili netti cumulati iscritti a conto economico su Passività finanziarie valutate al fair value (diverse da quelle computabili nel patrimonio di vigilanza) connessi alla variazione del proprio merito creditizio; le attività per imposte anticipate derivanti da affrancamenti multipli di medesimi avviamenti per un ammontare pari al 40% dell importo complessivo delle stesse che non si è ancora trasformato in fiscalità corrente; le plusvalenze cumulate nette su attività materiali detenute a scopo di investimento. Situazione al 31 dicembre

71 Informativa al Pubblico - TAVOLA 3 - Composizione del patrimonio di vigilanza Dal patrimonio di base è dedotto, secondo le specifiche regole previste dalla Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 e successive modifiche e dalla Circolare n. 155 del 18 dicembre 1991 e successivi aggiornamenti, il 50% dell ammontare complessivo delle interessenze azionarie in banche e società finanziarie e dalle partecipazioni in società assicurative detenute dal Gruppo e degli altri strumenti finanziari emessi sempre da banche, società finanziarie ed assicurative che sono computabili nel patrimonio di vigilanza dell emittente. Si precisa che al 31 dicembre 2012 è scaduta la deroga che permetteva la deduzione dal patrimonio di vigilanza complessivo delle partecipazioni in società assicurative acquisite prima del 20 luglio Pertanto, a partire dal 1 gennaio 2013, i suddetti investimenti partecipativi sono dedotti per il 50% dal patrimonio di base e per il 50% dal patrimonio supplementare al pari di tutti gli altri investimenti della specie effettuati dopo il 20 luglio Tra gli elementi dedotti dal patrimonio di vigilanza del Gruppo BPVi figura anche la partecipazione detenuta in Banca d Italia (n. 687 quote corrispondenti ad una quota di partecipazione dello 0,23%). La deduzione è stata effettuata sulla base del relativo valore di bilancio (Euro mila) che si è determinato a seguito della rivalutazione effettuata ai sensi delle previsioni del Decreto Legge n. 133 del 30 novembre 2013 ( D.L. 133/2013 ) convertito con la Legge n. 5 del 29 gennaio Patrimonio supplementare Il patrimonio supplementare è costituito, per la quota delle stesse computabile ai sensi della normativa, dalle passività subordinate emesse e da talune fattispecie di riserve da valutazione iscritte nel patrimonio netto del Gruppo (riserve da rivalutazione di attività materiali connesse a leggi speciali di rivalutazione, riserve da valutazione su Attività materiali a uso funzionale, riserve da valutazione positive riferibili ai titoli di capitale e quote O.I.C.R. iscritti in bilancio tra le Attività finanziarie disponibili per la vendita ). Tra i cd. filtri prudenziali figurano tra gli altri: - a incremento del patrimonio supplementare, il 50% delle plusvalenze cumulate nette su attività materiali; - a decremento del patrimonio supplementare, il 50% della riserva da valutazione positiva riferibile alle Attività materiali a uso funzionale e ai titoli di capitale e quote O.I.C.R. iscritti in bilancio tra le Attività finanziarie disponibili per la vendita. Dal patrimonio supplementare sono dedotte, secondo le specifiche regole previste dalla Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 e successive modifiche e dalla Circolare n. 155 del 18 dicembre 1991 e successivi aggiornamenti, il 50% dell ammontare delle interessenze azionarie in banche e società finanziarie e dalle partecipazioni in società assicurative detenute dal Gruppo. Di seguito si riporta la descrizione delle principali caratteristiche contrattuali dei prestiti subordinati che concorrono a formare il patrimonio supplementare nel limite previsto dalla normativa di vigilanza. consistenze al 31/12/2013 (in migliaia di euro) Codice ISIN Tasso di interesse Voce di bilancio (1) data di emissione data di scadenza Valore nominale in circolazione Quota computabile nel PdV XS (2)(3) Euribor3m + 0,45 30 P.P. 03/02/ /02/ XS (2)(3) Euribor3m + 2,35 30 P.P. 20/12/ /12/ IT (2)(3)(4) 3,70% 30 P.P. 31/12/ /12/ IT (2)(3) 4,60% 30 P.P. 15/12/ /12/ IT (2)(5) 6,65% 30 P.P. 24/06/ /06/ IT (2)(3) 8,50% 30 P.P. 28/12/ /12/ IT (2) 5,00% 50 P.P. 31/12/ /12/ IT (2)(3) 4,00% 30 P.P. 16/11/ /11/ Totale strumenti subordinati computabili nel patrimonio supplementare (1) 30 P.P.= Titoli in circolazione; 50 P.P.= Passività finanziarie valutate al fair value. Situazione al 31 dicembre

72 Informativa al Pubblico - TAVOLA 3 - Composizione del patrimonio di vigilanza (2) I prestiti obbligazionari con clausola di subordinazione in base alla quale, nel caso di liquidazione dell Emittente, le obbligazioni saranno oggetto di rimborso solo dopo il soddisfacimento di tutti gli altri creditori non ugualmente subordinati. (3) I prestiti obbligazionari con clausola di rimborso anticipato, in forza della quale l Emittente si riserva il diritto di rimborsare anticipatamente il prestito trascorsi non meno di 18 mesi dalla data di fine collocamento e previa autorizzazione della Banca d Italia, con preavviso di almeno un mese. (4) Prestito obbligazionario convertibile in azioni ordinarie Banca Popolare di Vicenza secondo i seguenti rapporti di conversione: 1. dall'1 novembre 2014 al 30 novembre 2014 tramite assegnazione di 1 azione più 0, di azione di nominali 3,75 Euro per ogni obbligazione del valore nominale di 64,50 Euro posseduta; 2. all'1 novembre 2016 al 30 novembre 2016 tramite assegnazione di 1 azione di nominali 3,75 Euro per ogni obbligazione del valore nominale di 64,50 Euro. Ai portatori delle obbligazioni è riservata la facoltà di conversione anticipata in caso di operazioni straordinarie sul capitale, ad eccezione di operazioni di fusioni con società del Gruppo Banca Popolare di Vicenza o con società controllate dall Emittente. (5) Prestito obbligazionario di tipo zero coupon, emesso nell ambito dell OPS promossa nel corso dell esercizio su polizze index linked emesse dalle società collegate Berica Vita e Cattolica Life, collocate presso la clientela del Gruppo ed aventi come sottostanti titoli emessi da banche islandesi in default. La stessa non rientra nel calcolo del patrimonio di vigilanza in quanto non soddisfa tutte le condizioni previste dalla normativa di vigilanza per la computabilità. Situazione al 31 dicembre

73 Informativa Quantitativa Informativa al Pubblico - TAVOLA 3 - Composizione del patrimonio di vigilanza Patrimonio di Vigilanza (in migliaia di euro) 31/12/ /12/2012 Elementi positivi del patrimonio di base Capitale Sovrapprezzo di emissione Riserve Utile d'esercizio (al netto della quota potenzialmente distribuita) Filtri prudenziali: incrementi del patrimonio di base Minusvalenze cumulate nette su passività subordinate computabili nel patrimonio supplementare, iscritte in bilancio tra le Passività finanziarie valutate al fair value Elementi negativi del patrimonio di base Azioni o quote proprie Avviamenti netti e differenze di consolidamento su partecipazione valutate al patrimonio netto Altre attività immateriali nette Perdita dell'esercizio Riserve negative connesse alla valutazione attuariale di piani previdenziali a benfici definiti Filtri prudenziali: deduzioni del patrimonio di base Fair value option : variazioni del proprio merito creditizio Riserve negative su titoli di debito iscritti tra le "Attività finanziarie disponibili per la vendita" Plusvalenza cumulata netta su attività materiali detenute a scopo di investimento Attività per imposte anticipate derivanti da affrancamenti multipli di medesimi avviamenti Deduzioni del patrimonio di base Interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari pari o superiori al 20% del capitale dell'ente partecipato 5 10 Interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari superiori al 10% ma inferiori al 20% del capitale dell'ente partecipato, inclusi strumenti innovativi e non innovativi di capitale Partecipazioni in società di assicurazione Patrimonio di base Elementi positivi del patrimonio supplementare Riserve da valutazione attività materiali "Leggi speciali di rivalutazione" Riserve da valutazione attività materiali "Attività materiali ad uso funzionale" Riserve da valutazione positive su titoli di capitale e quote OICR iscritti tra le "Attività finanziarie disponibili per la vendita" Passività subordinate Filtri prudenziali: incrementi del patrimonio supplementare Plusvalenza cumulata netta su attività materiali Filtri prudenziali: deduzioni del patrimonio supplementare Quota non computabile (50%) della riserva da valutazione su attività materiali ad uso funzionale Quota non computabile (50%) delle riserve positive su titoli di capitale e quote OICR iscritti tra le "Attività finanziarie disponibili per la vendita" Elementi da dedurre del patrimonio supplementare Interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari pari o superiori al 20% del capitale dell'ente partecipato 5 10 Interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari superiori al 10% ma inferiori al 20% del capitale dell'ente partecipato, inclusi strumenti innovativi e non innovativi di capitale Partecipazioni in società di assicurazione Patrimonio supplementare Elementi da dedurre dal patrimonio di Base e Supplementare Partecipazioni in società di assicurazione Patrimonio di vigilanza Patrimonio di vigilanza incluso patrimonio di terzo livello Si precisa che al 31 dicembre 2013, la voce Utile d esercizio si riferisce integralmente alla quota di utile di terzi che non è oggetto di distribuzione. Situazione al 31 dicembre

74 Informativa al Pubblico - TAVOLA 3 - Composizione del patrimonio di vigilanza Nella tabella che segue si fornisce indicazioni in ordine alla computabilità nel patrimonio di vigilanza delle varie voci del patrimonio netto del Gruppo e di terzi. (dati in migliaia di euro) Patrimonio Netto al 31 dicembre 2013 Patrimonio del Gruppo Patrimonio di terzi Totale Quota computata nel Patrimonio di base Quota computata nel Patrimonio supplementare Quota non computata nel Patrimonio di vigilanza Capitale sociale Riserva sovrapprezzo azioni Riserve Riserve da valutazione (12) (9.192) (92.265) Strumenti di capitale Azioni proprie (7.752) - (7.752) (7.752) - - Utile (perdita) d'esercizio (28.228) (26.570) (27.741) Totale (87.762) Si precisa che nel corso del 2013 la Capogruppo Banca Popolare di Vicenza ha perfezionato un operazione di aumento di capitale riservata a nuovi soci che prevedeva la possibilità di richiedere un finanziamento finalizzato alla sottoscrizione delle azione, in conformità a quanto disposto dall articolo 2358 del codice civile. Le azioni pagate con le somme finanziate dall Emittente sono sottoposte a vincolo di lock-up (obbligo di non cedere in tutto o in parte le azioni detenute) sino alla scadenza del finanziamento ovvero al rimborso integrale dello stesso. In considerazione di ciò, alla voce Azioni o quote proprie del patrimonio di vigilanza sono state incluse sia le azioni proprie detenute direttamente (Euro mila) sia l ammontare residuo al 31 dicembre 2013 delle azioni acquistate con i finanziamenti erogati a margine dell operazione di capitale sopra descritta (Euro mila). Nella tabella che segue si dettaglia la composizione delle riserve da valutazione al 31 dicembre 2013 (del Gruppo e di terzi) e la relativa computabilità nel Patrimonio di vigilanza. (dati in migliaia di euro) Società del Gruppo BPVi Riserve da valutazione al 31 dicembre 2013 Società collegate Terzi Totale Quota computata nel Patrimonio di base Quota computata nel Patrimonio supplementare Quota non computata nel Patrimonio di vigilanza Attività finanziarie disponibili per la vendita (51.539) (35.666) (2.977) (50.638) - di cui su titoli di Stato emessi da Paesi U.E. (87.208) (77.642) - - (77.642) - di cui su altri titoli di debito (3.487) (2.005) (2.977) di cui su altri titoli di capitale e quote di OICR Copertura di flussi finanziari (41.530) (136) - (41.666) - - (41.666) Attività materiali Utili (perdite) attuariali su piani previdenziali a benefici definiti (6.362) 159 (12) (6.215) (6.215) - - Leggi speciali di rivalutazione Totale (12.955) (12) (9.192) (92.265) Le riserve da valutazione delle Attività finanziarie disponibili per la vendita non computate nel patrimonio di vigilanza includono quelle relative a titoli di debito emessi da Paesi U.E. in quanto, come ricordato in precedenza, il Gruppo ha optato per la sterilizzazione piena delle stesse. Inoltre non sono state computate le riserve da valutazione connesse ad interessenze azionarie oggetto di deduzione dal Patrmonio di Vigilanza, incluse quelle derivanti dal consolidamento con il metodo del patrimonio netto delle partecipazioni sottoposte ad influenza notevole. Le riserve da valutazione per coperture dei flussi finanziari non sono state dedotte in quanto relative ad attività iscritte in bilancio al costo ammortizzato o a titoli di Stato emessi da Paesi U.E. iscritti tra le Attività finanziarie disponibili per la vendita. Infine, è stato applicato il filtro del 50% sulle riserve da valutazione positive diverse da quelle relative a Leggi speciali di rivalutazione. Situazione al 31 dicembre

75 TAVOLA 4 - Adeguatezza patrimoniale Informativa al Pubblico - TAVOLA 4 - Adeguatezza patrimoniale Informativa Qualitativa (a) Metodo adottato dalla banca nella valutazione dell adeguatezza del proprio capitale interno per il sostegno delle attività correnti e prospettiche Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza valuta la propria adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica attraverso il Processo ICAAP, così come previsto dalle disposizioni prudenziali di vigilanza ex Circolare 263/2006 della Banca d Italia e successivi aggiornamenti e Circolare 285/2013. A tal proposito si evidenzia che la Classe di appartenenza del Gruppo BPVi coincide con la Classe 2 (Gruppi bancari e banche che utilizzano metodologie standardizzate, con attivo, rispettivamente, consolidato o individuale superiore a 3,5 miliardi di euro). Il Consiglio di Amministrazione, coerentemente con i rischi identificati e con le modalità di determinazione del capitale interno a fronte degli stessi, definisce con periodicità annuale la propensione al rischio (o risk appetite) nell ambito del processo di pianificazione strategica e di budgeting. La propensione al rischio complessivo viene definita in sede di approvazione del Piano Industriale e del budget annuale e viene espressa, su base consolidata, in termini di livello target del Core Tier 1 Ratio. Si ricorda a tal proposito, come già precedentemente evidenziato, che il Gruppo Banca Popolare di Vicenza non dispone attualmente, né ha pianificato l emissione, di strumenti ibridi di patrimonializzazione e per tale motivo il Core Tier 1 e Tier 1 coincidono. Come anticipato, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza, in ottemperanza a quanto introdotto dalla nuova normativa Basilea 3 per il calcolo dei coefficienti patrimoniali e recepita da Banca d Italia nella Circolare n.285, emanata il 17 dicembre 2013, ha già avviato l adozione, pianificandoli per il 2014, dei target di Common Equity Tier 1(CET1) e Total Capital ratio. Inoltre, per alcune tipologie di rischio il Consiglio di Amministrazione definisce su base annua i limiti che considera accettabili in virtù della propria operatività e dei mercati di riferimento. Tecniche di quantificazione del capitale interno Ai fini della determinazione del capitale interno complessivo rispetto al quale viene condotta l autovalutazione dell adeguatezza patrimoniale, il Consiglio di Amministrazione ha stabilito che esso deve essere determinato come somma dei capitali interni a fronte dei singoli rischi (cosiddetto approccio buildingblock). Il capitale interno viene determinato, su base attuale e prospettica, a fronte dei seguenti rischi: - rischio di credito; - rischio di controparte; - rischio di mercato; - rischio operativo; - rischio di concentrazione; - rischio di tasso del banking book. Si aggiunge inoltre che, nell ambito del processo di determinazione del capitale complessivo devono essere inoltre considerate le seguenti valutazioni: a. il livello di assunzione di rischi nei confronti dei Soggetti Collegati e, in particolare, nei casi di superamento dei limiti prudenziali, a integrazione delle iniziative previste nel piano di rientro, tiene conto delle eccedenze nel processo di determinazione del capitale interno complessivo (come disciplinato dalla normativa di vigilanza - Circolare 263/2006 e successivi aggiornamenti - Titolo V, Capitolo 5); Situazione al 31 dicembre

76 Informativa al Pubblico - TAVOLA 4 - Adeguatezza patrimoniale b. l attività delle strutture e profili organizzativi dedicati ai compiti di Banca depositaria sono stati cessati nel corso del primo semestre 2013, peraltro a seguito della valutazione analitica ( autovalutazione ) di adeguatezza svolta nel 2012, confermando un profilo di rischio del tutto marginale sul capitale a tutela dei requisiti normativi, (come disciplinato dalla normativa di vigilanza - Circolare 263/2006 e successivi aggiornamenti - Titolo V, Capitolo 6). Per la quantificazione del capitale interno riferibile ai singoli rischi si evidenzia che, alla data di competenza della presente Informativa: - sul rischio di credito, il Gruppo BPVi utilizza la metodologia standardizzata nell ambito della determinazione dei requisiti patrimoniali prudenziali (cfr. Circolare Banca d Italia n. 263/2006, Titolo II, Capitolo 1, Parte Prima e successivi aggiornamenti). Si ricorda che nel corso del 2013 è stata avviata la progettualità di implementazione dei modelli AIRB, grazie alla quale si sta evolvendo verso l adozione dei modelli interni per la determinazione dei requisiti patrimoniali; - sul rischio di controparte, il Gruppo BPVi utilizza il metodo del valore corrente 6 nell ambito della determinazione dei requisiti patrimoniali prudenziali (cfr. Circolare Banca d Italia n. 263/2006, Titolo II, Capitolo 3, Sezione II e successivi aggiornamenti). Con l introduzione dei requisiti espressi dal Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio è già stata normata l introduzione e sarà utilizzato il c.d. Credit Valuation Adjustment (CVA) per il calcolo di ulteriori assorbimenti patrimoniali legati a operazioni in derivati OTC - sul rischio di mercato, il Gruppo BPVi utilizza la metodologia standardizzata nell ambito della determinazione dei requisiti patrimoniali prudenziali (cfr. Circolare Banca d Italia n. 263/2006, Titolo II, Capitolo 4, Parte Seconda e successivi aggiornamenti); - sul rischio operativo, il Gruppo BPVi utilizza l approccio base nell ambito della determinazione dei requisiti patrimoniali prudenziali (cfr. Circolare Banca d Italia n. 263/2006, Titolo II, Capitolo 5, Parte Seconda, Sezione I e successivi aggiornamenti); - sul rischio di concentrazione, il Gruppo BPVi utilizza, per la concentrazione single name, l approccio basato sul granularity adjustment di cui all Allegato B, Titolo III, Capitolo 1 della Circolare Banca d Italia n. 263/2006 e successivi aggiornamenti, mentre per la concentrazione sectorial utilizza la metodologia sviluppata dal Centro Studi e Ricerche di ABI e consultabile nel paper Proposta metodologica ABI per il Rischio di Concentrazione Geo-Settoriale come da ultimo aggiornamento di febbraio Nel primo caso, il capitale interno viene determinato stimando, sul solo portafoglio crediti verso imprese, il requisito aggiuntivo derivante dalla considerazione delle esposizioni verso gruppi di clienti connessi. Nel secondo, il modello Centro Studi e Ricerche ABI prevede il calcolo di un coefficiente di ricarico da applicare al requisito patrimoniale del rischio di credito che tenga conto della concentrazione geo-settoriale della Banca rispetto a una concentrazione benchmark (identificata con il Portafoglio del Sistema Bancario Italiano). - sul rischio di tasso il Gruppo BPVi stima il capitale economico sulla base dello scenario di shift delle curve dei tassi di interesse previsto dal Titolo III, Capitolo 1, Allegato C della Circolare 263 Banca d Italia e successivi aggiornamenti. In particolare, lo strumento utilizzato per le analisi di ALM statico è utilizzato anche per calcolare con la metodologia full evaluation l impatto sul valore economico del banking book derivante da una variazione dei tassi di interesse stimata con approccio probabilistico su un periodo di osservazione di 6 anni (1 gennaio dicembre 2013), considerando alternativamente il 1 percentile (ribasso) o il 99 percentile (rialzo). In sostanza, fatta eccezione per i rischi di concentrazione e di tasso, coerentemente alle indicazioni normative per i Gruppi di Classe 2, il capitale interno coincide con i requisiti regolamentari. 6 Si precisa che il metodo utilizzato per il calcolo del valore delle esposizioni riferite alle operazioni SFT è il CRM - metodo semplificato. Ciò in quanto le operazioni di SFT poste in essere dal Gruppo BPVi rientrano nell'ambito del "portafoglio bancario", cui si rende applicabile per il calcolo del valore delle esposizioni il CRM - metodo semplicato (cfr. Circolare n. 263/2006 Banca d Italia, Titolo II, Capitolo 3). Situazione al 31 dicembre

77 Informativa al Pubblico - TAVOLA 4 - Adeguatezza patrimoniale I criteri e le logiche utilizzati per la determinazione dei requisiti patrimoniali prudenziali ai fini del primo pilastro vengono altresì usati, coerentemente con le linee guida definite nel processo di pianificazione pluriennale e di budgeting, per la quantificazione del capitale interno prospettico a fronte degli stessi rischi. Modalità di conduzione delle prove di stress L autovalutazione dell adeguatezza patrimoniale avviene anche attraverso la conduzione delle c.d. prove di stress. Queste ultime rappresentano l insieme delle tecniche quantitative e qualitative attraverso le quali il Gruppo BPVi valuta la propria vulnerabilità, da un punto di vista economico e patrimoniale, a scenari di mercato avversi. Nell ambito del quadro di attuazione del secondo pilastro di Basilea 2, recepito con la Circolare Banca d Italia n. 263/2006 e successive modifiche, lo stress test viene considerato un elemento fondamentale per la valutazione dell esposizione ai rischi, della robustezza dei relativi sistemi di attenuazione e controllo e, ove ritenuto necessario, dell adeguatezza del capitale interno. Il Gruppo BPVi, coerentemente con i requisiti normativi richiamati innanzi, adotta un sistema articolato di prove di stress che comprendono sia analisi di sensitivity (effetti di variazione di un unico fattore di rischio sul capitale interno) che analisi di scenario (effetti della variazione contemporanea di un insieme di fattori di rischio sul capitale interno). Il Gruppo BPVi utilizza le prove di stress con le seguenti finalità: 1. analizzare la robustezza delle metodologie utilizzate per la determinazione del capitale interno a fronte dei diversi rischi quantificabili; 2. evidenziare il rischio generato da eventi eccezionali ma plausibili, e quindi delineare in modo chiaro gli interventi necessari per l attenuazione e il contenimento dei rischi entro i limiti predefiniti; 3. valutare l adeguatezza patrimoniale prospettica con riferimento alla copertura di tutti i rischi rilevanti (anche considerando le perdite e gli impatti sugli RWA e sul capitale generatesi in condizioni di scenari estremi), alle esigenze di sviluppo strategico e al mantenimento di un adeguato profilo di rischio; 4. produrre misure per il monitoraggio dei limiti operativi; 5. supportare la definizione della propensione al rischio e del Risk Appetite Framework. I principi cardine alla base del modello di governance nella conduzione delle prove di stress ai fini ICAAP sono di seguito richiamati: il Consiglio di Amministrazione (Organo con funzione di supervisione strategica ai fini ICAAP) stabilisce le linee guida per la conduzione delle prove di stress e approva le principali ipotesi sottostanti agli scenari sulla base delle proposte definite dall Organo con funzione di gestione; le linee guida in materia di conduzione delle prove di stress sono definite in maniera accentrata presso la Capogruppo, sia per quanto riguarda le singole legal entity sia per quanto concerne il Gruppo nel suo complesso, tanto ai fini ICAAP quanto ai fini gestionali interni. I rischi oggetto di stress test vengono periodicamente identificati in fase di definizione della Mappa dei Rischi. In ogni caso, gli stress test vengono condotti almeno sulle seguenti tipologie di rischio: - rischio di credito; - rischio di controparte; - rischio di mercato; - rischio di concentrazione; Situazione al 31 dicembre

78 - rischio di tasso di interesse sul banking book; - rischio di liquidità; - rischio strategico. Informativa al Pubblico - TAVOLA 4 - Adeguatezza patrimoniale L elenco riportato innanzi non è esaustivo, è periodicamente rivalutate per essere arricchito con l inserimento di ulteriori rischi, rilevanti ai fini ICAAP, da sottoporre a stress. L eventuale inserimento di ulteriori rischi è comunque sottoposto all attenzione del Consiglio di Amministrazione da parte della Direzione Risk Management in fase di approvazione delle ipotesi per la conduzione delle prove di stress. All interno del Processo ICAAP, il Gruppo BPVi ha identificato due scenari principali per la conduzione delle prove di stress: - scenario base case che ipotizza una crisi economica di media entità a carattere nazionale che interessa tanto il Gruppo BPVi che il sistema bancario nazionale; - scenario worst case che ipotizza una crisi economica di elevata entità a carattere internazionale che interessa tanto il Gruppo BPVi che il sistema bancario nazionale e internazionale. Con l aggiornamento delle logiche di conduzione delle prove di stress è stato dato rilievo ed evidenza agli affinamenti intervenuti nelle ipotesi rispetto all esercizio precedente. In particolare per la conduzione dello stress test sul rischio di credito è stato introdotto un c.d. modello satellite che permette di stimare gli impatti degli scenari macroeconomici avversi sui parametri di probabilità di default PD del Gruppo BPVi. La definizione delle ipotesi alla base degli scenari viene effettuata in condivisione tra le Strutture aziendali coinvolte, in senso lato, nei processi di gestione dei rischi (Divisione Crediti, Divisione Finanza, Direzione Risk Management, Direzione Pianificazione Strategica) e più in generale portatrici di informazioni e knowhow ritenuti fondamentali ai fini di una robusta definizione delle ipotesi di stress, seguendo in ogni caso, ove ritenuto coerente e sufficiente, le linee guida in materia di prove di stress pubblicate dall EBA. Nel presente esercizio, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha inoltre apportato degli affinamenti nella modalità di conduzione delle prove di stress coerentemente con l approvazione del Regolamento UE n. 575/2013. Le prove sono state quindi condotte sulla base dei nuovi requisiti patrimoniali calcolati secondo il framework internazionale di Basilea 3. La conduzione delle prove di stress, in relazione agli scenari innanzi delineati, è effettuata con riferimento: - agli impatti sugli RWA e sul capitale interno; - agli impatti sulle grandezze economiche (margine di interesse e di intermediazione, rettifiche di valore su crediti, ecc.) e quindi sull utile di periodo; - agli impatti sul patrimonio di vigilanza diversi da quelli direttamente collegati alla variazione dell utile. Raccordo tra capitale interno e patrimonio di vigilanza Nell autovalutazione dell adeguatezza patrimoniale, il Consiglio di Amministrazione definisce che a copertura del capitale interno attuale e prospettico deve essere utilizzata una definizione di capitale complessivo coincidente con quella di patrimonio di vigilanza ex Circolare Banca d Italia 263/2006 e successive modifiche e coerente, con riferimento al capitale prospettico, con le ipotesi di evoluzione del patrimonio previste dal Capital Plan nell ambito del processo di pianificazione strategica e di budgeting. A tal proposito, a carattere consutinvo, il raggiungimento degli obiettivi patrimoniali pianificati per il 2013, riassunti nell introduzione della presente informativa, chiude e conferma la bontà dell attività di raccordo tra capitale interno e patrimonio di vigilanza svolta, per l esercizio trascorso, attraverso i processi di pianificazione strategica e di budgeting. Allo stesso modo, è stato stimato il patrimonio di vigilanza prospettico per il Inteso come assorbimento di capitale in termini di requisiti prudenziali e, Situazione al 31 dicembre

79 Informativa al Pubblico - TAVOLA 4 - Adeguatezza patrimoniale conseguentemente, di ratio patrimoniali prospettici, è stato definito prendendo a riferimento le ipotesi sviluppate in sede di redazione del budget 2014, considerando, peraltro, quale punto di partenza il dato consuntivo al 31 dicembre 2013, che in sede di budget risultava stimato in base delle informazioni disponibili a quella data. Autovalutazione adeguatezza patrimoniale inclusa nel Rendiconto ICAAP al 31 dicembre 2013 A seguito del Processo ICAAP, conclusosi con la predisposizione, e successiva approvazione dal parte del Consiglio di Amministrazione della Capogruppo, del Rendiconto al 31 dicembre 2013, si sottolinea che il patrimonio di vigilanza (ovvero il capitale complessivo) risulta adeguato, sia su base attuale al 31 dicembre 2013 che prospettica al 31 dicembre 2014, a fronteggiare tutti i rischi cui è esposto il Gruppo Banca Popolare di Vicenza in relazione alla sua operatività, ai mercati e al quadro normativo di riferimento, tenuto conto della propensione al rischio (risk appetite) deliberato dallo stesso Consiglio di Amministrazione. Situazione al 31 dicembre

80 Informativa Quantitativa Informativa al Pubblico - TAVOLA 4 - Adeguatezza patrimoniale Adeguatezza patrimoniale (in migliaia di euro) 31/12/ /12/2012 REQUISITI PATRIMONIALI DI VIGILANZA Rischio di credito e di controparte (Metodologia standard) Amministrazioni centrali e banche centrali Intermediari vigilati Enti territoriali Enti senza scopo di lucro ed enti del settore pubblico Banche multilaterali di sviluppo Imprese e altri soggetti Esposizioni al dettaglio Esposizioni verso organismi di investimento collettivo del risparmio (O.I.C.R.) Esposizioni garantite da immobili Esposizioni scadute Esposizioni ad alto rischio Altre esposizioni Posizioni verso la cartolarizzazione Rischi di mercato (Metodologia standard) Rischio di posizione Rischio di regolamento Rischio di concentrazione Rischio di cambio Rischio di posizione in merci - - Rischi operativi (Metodo base) Altri elementi del calcolo - Altri requisiti patrimoniali specifici - Totale requisiti prudenziali Coefficiente patrimoniale di base (Tier 1 capital ratio ) Coefficiente patrimoniale totale (Total capital ratio ) 9,21% 8,23% 11,81% 11,26% Nella tabella che segue viene fornito il dettaglio del requisito per rischio di contropoarte per singolo portafoglio regolamentare. (in migliaia di euro) 31/12/ /12/2012 Rischio di controparte (Metodologia standard) - Intermediari vigilati Enti senza scopo di lucro ed enti del settore pubblico Imprese e altri soggetti Esposizioni verso organismi di investimento collettivo del risparmio (O.I.C.R.) Esposizioni scadute Totale requisiti per rischio di controparte Si precisa che il rischio di controparte attiene alle operazioni SFT e ai derivati OTC, le cui esposizioni sono state calcolate, rispettivamente, con il CRM metodo semplificato e con il metodo del valore corrente. L incremento che si è verificato rispetto al dato del 2012 attiene principalmente ai maggiori requisiti connessi ad operazioni SFT aventi quali sottostanti i titoli rivenienti dall operazione di auto-cartolarizzazione effettuata nell esercizio. Situazione al 31 dicembre

81 Informativa al Pubblico - TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Informativa Qualitativa (a) i) Definizioni di crediti scaduti e deteriorati utilizzate a fini contabili Ad ogni chiusura di bilancio viene effettuata un analisi volta all individuazione di crediti problematici che mostrano oggettive evidenze di una possibile perdita di valore. Rientrano in tale ambito i crediti inclusi nelle categorie di rischiosità sofferenze, incagli, ristrutturati e esposizioni scadute, come definite dalla normativa di vigilanza. (a) ii) Descrizione delle metodologie adottate per determinare le rettifiche di valore La rettifica di valore di ciascun credito è pari alla differenza tra il suo costo ammortizzato (o costo per i crediti a breve termine o a revoca) al momento della valutazione e il valore attuale dei relativi flussi di cassa futuri, calcolato applicando il tasso di interesse effettivo originario. Per determinare il valore attuale dei flussi di cassa futuri, gli elementi fondamentali sono costituiti dal presumibile valore di realizzo dei crediti tenuto anche conto delle eventuali garanzie che assistono le posizioni, dai tempi di recupero attesi e dagli oneri che si ritiene verranno sostenuti per il recupero dell esposizione creditizia. I flussi di cassa relativi a crediti il cui recupero è previsto entro breve durata (12/18 mesi) non vengono attualizzati. Per i crediti in sofferenza, la cui valutazione è determinata per singola posizione, il calcolo del valore di recupero viene effettuato in base all importo del credito secondo le seguenti modalità: - fino a euro , le posizioni sono oggetto di valutazione analitica ma non sono oggetto di attualizzazione, in quanto si tratta di posizioni che spesso non vengono sottoposte ad un recupero giudiziale ma sono oggetto di cessione dopo gli usuali tentativi di recupero bonario e la loro permanenza nella categoria è in linea di massima non superiore a 12/18 mesi, ossia di breve termine; - da euro a euro , le posizioni sono sottoposte ad una valutazione analitica con identificazione di una previsione di recupero oggetto di attualizzazione in base alla stima dei tempi medi di recupero, determinati su base storico-statistica; - le posizioni superiori a euro sono sottoposte ad una valutazione analitica con identificazione di una previsione di recupero oggetto di attualizzazione in base alla stima dei tempi effettivi di recupero, determinati dalle competenti funzioni aziendali. I crediti incagliati di importo superiore ad euro sono valutati analiticamente, identificando una previsione di recupero oggetto di attualizzazione in base alla stima dei tempi medi di recupero, determinati su base storico-statistica. Le restanti posizioni sono oggetto di valutazione collettiva mediante l utilizzo di parametri di PD Probabilità di default e LGD Loss Given Default (differenziati per fascia di importo), attualizzando i relativi flussi nominali futuri sulla base dei tempi medi di recupero, determinati su base storico-statistica. I crediti ristrutturati sono valutati analiticamente, rilevando altresì l eventuale perdita implicita derivante dalla ristrutturazione della posizione. Ove dalla valutazione analitica non emergano evidenze di perdita le esposizioni sono oggetto di valutazione collettiva sulla base di parametri di PD e LGD calcolati su base storico-statistica e finalizzati a stimare la perdita latente. I relativi flussi nominali futuri attesi sono attualizzati sulla base dei tempi medi di recupero, determinati anch essi su base storico-statistica. Qualora, invece, dalla valutazione analitica emerga l evidenza di una perdita per riduzione di valore, i crediti ristrutturati sono classificati ad incaglio o a sofferenze e valutati conformemente alle regole proprie di tali categorie. Le esposizioni scadute sono oggetto di valutazione collettiva. Tale valutazione avviene per categorie di crediti omogenee con caratteristiche simili in termini di rischio di credito e le relative percentuali di perdita sono determinate su basi storico-statistiche, che consentano di stimare il valore della perdita latente in Situazione al 31 dicembre

82 Informativa al Pubblico - TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche ciascuna categoria omogenea di crediti. La stima dei flussi nominali futuri attesi si basa su parametri di PD e di LGD differenziati per forma tecnica e i flussi così calcolati sono attualizzati sulla base dei tempi medi di recupero, determinati su base storico-statistica. I crediti per i quali non sono state individuate singolarmente evidenze oggettive di perdita, ovvero i crediti in bonis, sono sottoposti alla valutazione di una perdita di valore collettiva. Tale valutazione avviene per categorie di crediti omogenee con caratteristiche simili in termini di rischio di credito e le relative percentuali di perdita sono stimate tenendo conto di serie storiche, che consentano di stimare il valore della perdita latente in ciascuna categoria omogenea di crediti. La stima dei flussi nominali futuri attesi si basa su parametri di PD e di LGD differenziati per forma tecnica e i flussi così calcolati sono attualizzati sulla base dei tempi medi di recupero, determinati su base storico-statistica. La perdita attesa (pari all esposizione lorda x PD x LGD) viene rettificata per il parametro LCP (Loss Confirmation Period), il quale esprime, per le diverse categorie di esposizione omogenee, il ritardo medio che intercorre tra il deterioramento delle condizioni finanziarie del debitore (c.d. incurred losses) e l effettiva classificazione a default delle singole esposizioni ed ha come funzione quella di "correggere" la PD che viene tipicamente espressa su un orizzonte annuale. Non vengono operate svalutazioni su crediti rappresentati da operazioni di "pronti contro termine"e prestito titoli, nonché su crediti verso Istituzioni senza scopo di lucro e Amministrazioni Pubbliche e locali e Cassa Compensazione e Garanzia. Il credito deteriorato svalutato è oggetto di ripresa di valore solo quando la qualità del credito è migliorata al punto tale che esiste una ragionevole certezza del recupero tempestivo del capitale e degli interessi, secondo i termini contrattuali originari del credito, ovvero quando l ammontare effettivamente recuperato eccede il valore recuperabile precedentemente stimato. Tra le riprese di valore sono, inoltre, ricompresi, per i soli crediti in sofferenza, gli effetti positivi connessi al rientro dell effetto attualizzazione derivante dalla progressiva riduzione del tempo stimato di recupero del credito oggetto di valutazione. L importo delle rettifiche di valore al netto dei fondi precedentemente accantonati e i recuperi di parte o di interi importi precedentemente svalutati sono iscritti nel conto economico nella voce rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di crediti. I crediti vengono cancellati dal bilancio quando sono considerati definitivamente irrecuperabili oppure in caso di cessione, qualora essa abbia comportato il sostanziale trasferimento di tutti i rischi e benefici connessi ai crediti stessi. Situazione al 31 dicembre

83 Informativa Quantitativa Informativa al Pubblico - TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Tabella 5.1 Esposizioni creditizie 7 lorde per tipologie di esposizione e di controparte Esposizioni al 31/12/2013 Esposizioni / Voci di bilancio (in migliaia di euro) Attività finanziarie detenute per la negoziazione Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Attività finanziarie disponibili per la vendita Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Attività finanziarie detenute sino alla scadenza Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Crediti verso banche Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Crediti verso clientela Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Derivati di copertura Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Garanzie e impegni Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizioni per cassa Sofferenze Incagli Esposizioni ristrutturate Esposizioni scadute Altre esposizioni Totale esposizioni per cassa Esposizioni "fuori bilancio" Attività deteriorate Altre esposizioni Totale esposizioni "fuori bilancio" Totale al 31 dicembre Totale al 31 dicembre Le esposizioni deteriorate del portafoglio Attività finanziarie detenute per la negoziazione, tutte riferibili a contratti derivati in essere con la clientela, sono state rettificate per complessivi 1,3 milioni di euro per tener conto del rischio di insolvenza della controparte. Le suddette esposizioni sono classificate per 168 mila euro a sofferenze, per mila euro ad incagli, per 55 mila euro a ristrutturati e per mila euro ad esposizioni scadute. Il dato medio non viene riportato, in quanto si ritiene che il dato di fine esercizio sia rappresentativo dell esposizione al rischio durante l esercizio. 7 Conformemente alle disposizioni contenute nella Circolare della Banca d Italia n. 262 del 22 dicembre 2005 (e successivi aggiornamenti), le esposizioni creditizie riportate nella presente tabella non comprendono i titoli di capitale e le quote di OICR. Situazione al 31 dicembre

84 Tabella 5.2 Informativa al Pubblico - TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Distribuzione territoriale delle esposizioni creditizie 8 per cassa e "fuori bilancio" verso banche Esposizioni / Aree geografiche (in migliaia di euro) Esposizioni per cassa Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizioni al 31/12/2013 Italia Altri paesi europei America Asia Resto del mondo Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Sofferenze Incagli Esposizioni ristrutturate Esposizioni scadute Altre esposizioni Totale esposizioni per cassa Esposizioni "fuori bilancio" Sofferenze Incagli Altre attività deteriorate Altre esposizioni Totale esposizioni "fuori bilancio" Totale al 31 dicembre Totale al 31 dicembre Conformemente alle disposizioni contenute nella Circolare della Banca d Italia n. 262 del 22 dicembre 2005 (e successivi aggiornamenti), le esposizioni creditizie riportate nella presente tabella non comprendono i titoli di capitale e le quote di OICR.. Situazione al 31 dicembre

85 Informativa al Pubblico - TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Distribuzione territoriale delle esposizioni creditizie 9 per cassa e "fuori bilancio" verso clientela Esposizioni / Aree geografiche (in migliaia di euro) Esposizione lorda Italia Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Altri paesi europei Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizioni al 31/12/2013 Esposizione lorda America Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Asia Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Resto del mondo Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizioni per cassa Sofferenze Incagli Esposizioni ristrutturate Esposizioni scadute Altre esposizioni Totale esposizioni per cassa Esposizioni "fuori bilancio" Sofferenze Incagli Altre attività deteriorate Altre esposizioni Totale esposizioni "fuori bilancio" Totale al 31 dicembre Totale al 31 dicembre Conformemente alle disposizioni contenute nella Circolare della Banca d Italia n. 262 del 22 dicembre 2005 (e successivi aggiornamenti), le esposizioni creditizie riportate nella presente tabella non comprendono i titoli di capitale e le quote di OICR. Situazione al 31 dicembre

86 Tabella 5.3 Informativa al Pubblico - TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Distribuzione delle esposizioni creditizie 10 per tipo di controparte Esposizioni / Controparti (in migliaia di euro) Esposizioni per cassa Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizioni al 31/12/2013 Governi e Banche Centrali Altri enti pubblici Banche Società finanziarie Imprese di assicurazione Imprese non finanziarie Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Rettifiche di valore Esposizione netta Esposizione lorda Altri soggetti Rettifiche di valore Esposizione netta Sofferenze Incagli Esposizioni ristrutturate Esposizioni scadute Altre esposizioni Totale esposizioni per cassa Esposizioni "fuori bilancio" Sofferenze Incagli Altre attività deteriorate Altre esposizioni Totale esposizioni "fuori bilancio" Totale al 31 dicembre Totale al 31 dicembre Conformemente alle disposizioni contenute nella Circolare della Banca d Italia n. 262 del 22 dicembre 2005 (e successivi aggiornamenti), le esposizioni creditizie riportate nella presente tabella non comprendono i titoli di capitale e le quote di OICR. Situazione al 31 dicembre

87 Tabella 5.4 Informativa al Pubblico - TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Distribuzione temporale per durata residua contrattuale delle attività e passività finanziarie Categorie/scaglioni temporali (in migliaia di euro) A Vista Da oltre 1 giorno a 7 giorni Da oltre 7 giorni a 15 giorni Da oltre 15 giorni a 1 mese Esposizioni al 31/12/2013 Da oltre 1 mese fino a 3 mesi Da oltre 3 mesi fino a 6 mesi Da oltre 6 mesi fino a 1 anno Da oltre 1 anno fino a 5 anni Oltre 5 anni Durata indeterminata Attività per cassa Titoli di Stato Altri titoli di debito Quote OICR Finanziamenti Banche Clientela Totale attività per cassa Passività per cassa Depositi ( ) (73.793) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) (51.963) Banche ( ) - (39.967) ( ) (80.000) ( ) (81.000) Clientela ( ) (73.793) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) (51.963) - - Titoli di debito (93.756) (2.836) (4.519) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) - Altre passività (72.463) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) (39.882) ( ) ( ) - Totale passività per cassa ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) - Operazioni "fuori bilancio" Derivati finanziari con scambio di capitale - (3.334) (309) posizioni lunghe posizioni corte - (25.681) ( ) ( ) ( ) (50.856) (85.555) (24.336) (43) - Derivati finanziari senza scambio di capitale posizioni lunghe posizioni corte ( ) (294) - - (3.436) (1.955) Depositi e finanziamenti da ricevere posizioni lunghe posizioni corte Impegni irrevocabili a erogare fondi (46.263) (6.209) (17.952) posizioni lunghe posizioni corte (87.994) (6.209) - - (22.643) (199) (18.330) Garanzie finanziarie rilasciate Garanzie finanziarie ricevute Derivati creditizi con scambio di capitale posizioni lunghe posizioni corte Derivati creditizi senza scambio di capitale posizioni lunghe posizioni corte Totale operazioni "fuori bilancio" (8.567) (14.576) Totale attività per cassa al 31/12/ Totale passività per cassa al 31/12/12 ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) ( ) - Totale "fuori bilancio" al 31/12/12 ( ) (8.348) Situazione al 31 dicembre

88 Tabella 5.5 Informativa al Pubblico - TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Esposizioni creditizie per cassa 11 verso banche: dinamica delle rettifiche di valore complessive Causali/Categorie (in migliaia di euro) Rettifiche di valore verso banche al 31/12/2013 Sofferenze Incagli Esposizioni ristrutturate Esposizioni scadute Rettifiche complessive iniziali di cui: esposizioni cedute non cancellate Variazioni in aumento Rettifiche di valore Perdite da cessione Trasferimenti da altre categorie di fondi Altre variazioni in aumento Variazioni in diminuzione Riprese di valore da valutazione Riprese di valore da incasso Utili da cessione Cancellazioni Trasferimenti a altre categorie di fondi Altre variazioni in diminuzione Rettifiche complessive finali di cui: esposizioni cedute non cancellate Causali/Categorie (in migliaia di euro) rettifiche di valore verso banche al 31/12/2012 Sofferenze Incagli Esposizioni ristrutturate Esposizioni scadute Rettifiche complessive iniziali di cui: esposizioni cedute non cancellate Variazioni in aumento Rettifiche di valore Trasferimenti da altre categorie di fondi Altre variazioni in aumento Variazioni in diminuzione Riprese di valore da valutazione Riprese di valore da incasso Cancellazioni Trasferimenti a altre categorie di fondi Altre variazioni in diminuzione Rettifiche complessive finali di cui: esposizioni cedute non cancellate Conformemente alle disposizioni contenute nella Circolare della Banca d Italia n. 262 del 22 dicembre 2005 (e successivi aggiornamenti), le esposizioni creditizie riportate nella presente tabella non comprendono i titoli di capitale e le quote di OICR. Situazione al 31 dicembre

89 Tabella 5.6 Informativa al Pubblico - TAVOLA 5 - Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Esposizioni creditizie per cassa 12 verso clientela: dinamica delle rettifiche di valore complessive Causali/Categorie (in migliaia di euro) Rettifiche di valore verso clientela al 31/12/2013 Sofferenze Incagli Esposizioni ristrutturate Esposizioni scadute Rettifiche complessive iniziali di cui: esposizioni cedute non cancellate Variazioni in aumento Rettifiche di valore Perdite da cessione Trasferimenti da altre categorie di fondi Altre variazioni in aumento Variazioni in diminuzione Riprese di valore da valutazione Riprese di valore da incasso Utili da cessione Cancellazioni Trasferimenti a altre categorie di fondi Altre variazioni in diminuzione Rettifiche complessive finali di cui: esposizioni cedute non cancellate Causali/Categorie (in migliaia di euro) rettifiche di valore verso clientela al 31/12/2012 Sofferenze Incagli Esposizioni ristrutturate Esposizioni scadute Rettifiche complessive iniziali di cui: esposizioni cedute non cancellate Variazioni in aumento Rettifiche di valore Trasferimenti da altre categorie di fondi Altre variazioni in aumento Variazioni in diminuzione Riprese di valore da valutazione Riprese di valore da incasso Cancellazioni Trasferimenti a altre categorie di fondi Altre variazioni in diminuzione Rettifiche complessive finali di cui: esposizioni cedute non cancellate Conformemente alle disposizioni contenute nella Circolare della Banca d Italia n. 262 del 22 dicembre 2005 (e successivi aggiornamenti), le esposizioni creditizie riportate nella presente tabella non comprendono i titoli di capitale e le quote di OICR. Situazione al 31 dicembre

90 Informativa al Pubblico - TAVOLA 6 Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell ambito dei metodi IRB TAVOLA 6 Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell ambito dei metodi IRB Informativa Qualitativa Il Nuovo Accordo di Basilea sul Capitale Basilea 2, entrato in vigore il 1 gennaio 2008, ha rivisto in maniera significativa la disciplina prudenziale per le banche e i gruppi bancari intervenendo in particolare sulle metodologie di gestione e misurazione dei rischi da parte degli intermediari. La disciplina prudenziale per le banche e i gruppi bancari, regolamentata dalla Circolare Banca d Italia 263/2006 e successivi aggiornamenti, prevede la possibilità, nell ambito del Rischio di Credito, di utilizzare il metodo Standardizzato. Al riguardo, questo è il metodo di base che il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha deciso di utilizzare, per l esercizio di riferimento, nell ambito della determinazione del requisito patrimoniale derivante dal Rischio di Credito in ottica Basilea 2. La scelta è a valere per le Banche del gruppo (Banca Popolare di Vicenza Scpa, Banca Nuova Spa, Farbanca Spa), oltre che per il Gruppo Bancario medesimo. Tale metodo prevede la suddivisione delle esposizioni in diversi portafogli regolamentari a seconda della natura della controparte e l applicazione a ciascun portafoglio di coefficienti di ponderazione diversificati anche in funzione dei rating espressi dalle External Credit Assessment Institution (ECAI, Agenzia esterna di valutazione del merito di credito) riconosciute dalle Autorità di Vigilanza (le ECAI attualmente riconosciute da Banca d Italia sono Fitch Ratings, Moody s Investors Service, Standard & Poor s Rating Services, Cerved Group, già Lince, limitatamente al comparto imprese ed altri soggetti e solo per rating unsolicited, ossia il rating rilasciato in assenza di richiesta del soggetto valutato - e DBRS Ratings Limited). In tale ambito, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha al momento scelto di avvalersi: - dei rating esterni unsolicited prodotti dalla ECAI DBRS per il portafoglio Amministrazioni centrali e banche centrali (in base a quanto stabilito dalla Circolare Nuove Disposizioni di Vigilanza prudenziale per le banche per le categorie Intermediari vigilati, Enti del settore pubblico ed Enti territoriali si deve fare riferimento alla classe di merito nella quale sono classificate le esposizioni verso Amministrazioni Centrali dello Stato nella quali tali soggetti hanno la sede principale); - dei rating esterni solicited forniti dalla ECAI Cerved Group per il portafoglio regolamentare Esposizione verso imprese e altri soggetti (si definiscono imprese per il Gruppo Banca Popolare di Vicenza tutte le società con fatturato superiore a 5 milioni di euro o con esposizione calcolata a livello consolidato se appartenenti a un gruppo, superiore a 1 milione di euro, coerentemente con quanto stabilito dalla Circolare Banca d Italia n. 263/2006 (Titolo II, Capitolo 1, Parte Prima, Sezione III, Paragrafo 7 Esposizioni verso imprese e altri soggetti ); - dei rating esterni unsolicited elaborati dalle ECAI Fitch Ratings, Moody s Investors Service, Standard & Poor s Rating Services per il portafoglio regolamentare Esposizioni verso cartolarizzazioni. Per i restanti portafogli che ammettono l utilizzo di rating il Gruppo attualmente non si avvale di alcuna ECAI e, pertanto, alle relative esposizioni si applica la ponderazione standard prevista dalla normativa di Vigilanza. Progetto AIRB: Passaggio ai metodi avanzati sul rischio di credito I modelli basati sui rating interni, già in uso nel Gruppo BPVi ai soli fini gestionali, presentano indubbi vantaggi sia qualitativi sia quantitativi rispetto all utilizzo di rating esterni, in quanto sono il risultato sintetico dell analisi di un ampia gamma di informazioni riferibili alla clientela propria degli intermediari Situazione al 31 dicembre

91 Informativa al Pubblico - TAVOLA 6 Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell ambito dei metodi IRB stessi e, inoltre, consentono una valutazione dell affidabilità creditizia anche a soggetti tipicamente sprovvisti di rating esterno, quali ad esempio le imprese di media-piccola dimensione. L adozione di metodi avanzati determina altresì, sotto il profilo della gestione aziendale, numerosi altri benefici. Tra questi si segnala il rafforzamento e la maggiore integrazione dei processi e i presidi aziendali attinenti la gestione, il monitoraggio e l erogazione del credito e dei processi di pianificazione strategica e operativa, nonché, il miglioramento nell approccio commerciale attraverso politiche di pricing calibrate sulle misure di rischio della clientela validate. Nell ambito del progetto AIRB che sta portando all introduzione dei modelli avanzati, i modelli di rating utilizzati in precedenza sono stati oggetto di una profonda revisione, che ha investito anche le modalità di segmentazione delle controparti. In particolare essi vanno a coprire le tipologie: Privati, Small Business, Sme Retail, Sme Corporate e Large Corporate. A gennaio del 2014 sono divenuti operativi i nuovi modelli di rating per i segmenti delle imprese SME retail, SME Corporate e Large Corporate, mentre entro la prima metà del 2014 saranno attivati anche i modelli relativi ai segmenti Retail (privati) e Small Business. Situazione al 31 dicembre

92 Informativa al Pubblico - TAVOLA 6 Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell ambito dei metodi IRB Informativa Quantitativa Tabella 6.1 Portafogli di esposizioni, con e senza attenuazione del rischio di credito Portafogli di attività (in migliaia di euro) esposizione totale garanzie reali garanzie personali Esposizioni dedotte dal PdV Amministrazioni centrali e banche centrali Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Intermediari vigilati Esposizioni a ponderazione nulla Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Enti senza scopo di lucro ed enti del settore pubblico Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Enti territoriali Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Banche multilaterali di sviluppo Esposizioni a ponderazione nulla Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Imprese e altri soggetti Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 3 e Classe di merito di credito 5 e Esposizioni al dettaglio Organismi di investimento collettivo del risparmio (O.I.C.R.) Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 3 e Classe di merito di credito 5 e Esposizione trattate con il fattore medio di ponderazione Posizioni verso cartolarizzazioni Consistenze al 31/12/ Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Esposizione trattate con il metodo look-through Esposizioni garantite da immobili Immobili residenziali Immobili non residenziali Esposizioni sotto forma di obbligazioni bancarie garantite Esposizioni scadute Esposizioni ad alto rischio Altre esposizioni Totale Le esposizioni per cassa sono rilevate al valore di bilancio, mentre le garanzie rilasciate e gli impegni a erogare fondi sono esposti sulla base dell equivalente creditizio calcolato, conformemente a quanto previsto Situazione al 31 dicembre

93 Informativa al Pubblico - TAVOLA 6 Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell ambito dei metodi IRB dalla normativa di vigilanza, applicando ai valori delle esposizioni fattori di conversione diversificati per tenere conto della probabilità che le stesse possano trasformarsi in un esposizione per cassa. Portafogli di esposizioni, con e senza attenuazione del rischio di credito Portafogli di attività (in migliaia di euro) esposizione totale garanzie reali garanzie personali Esposizioni dedotte dal PdV Amministrazioni centrali e banche centrali Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Intermediari vigilati Esposizioni a ponderazione nulla Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Enti senza scopo di lucro ed enti del settore pubblico Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Enti territoriali Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Banche multilaterali di sviluppo Esposizioni a ponderazione nulla Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 4 e Classe di merito di credito Imprese e altri soggetti Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 3 e Classe di merito di credito 5 e Esposizioni al dettaglio Organismi di investimento collettivo del risparmio (O.I.C.R.) Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito 3 e Classe di merito di credito 5 e Esposizione trattate con il fattore medio di ponderazione Posizioni verso cartolarizzazioni Consistenze al 31/12/ Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Classe di merito di credito Esposizione trattate con il metodo look-through Esposizioni garantite da immobili Immobili residenziali Immobili non residenziali Esposizioni sotto forma di obbligazioni bancarie garantite Esposizioni scadute Esposizioni ad alto rischio Altre esposizioni Totale Situazione al 31 dicembre

94 TAVOLA 8 Tecniche di attenuazione del rischio Informativa al Pubblico - TAVOLA 8 Tecniche di attenuazione del rischio Informativa Qualitativa (a) Politiche e processi in materia di compensazione in bilancio e fuori bilancio con l indicazione della misura in cui il Gruppo ricorre alla compensazione Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza non applica processi di compensazione delle esposizioni a rischio di credito con partite di segno opposto in ambito di bilancio o fuori bilancio, salvo quanto espressamente ammesso. Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza adotta invece politiche di riduzione del rischio di controparte con controparti istituzionali, stipulando accordi di compensazione (netting agreement) e accordi di collateralizzazione (collateral agreement), sia per derivati che per repo (repurchase agreement). (b) Politiche e processi per la valutazione e la gestione delle garanzie reali Si ricorda che il Rischio di Credito è il rischio di incorrere in perdite dovute a inadempienza della controparte (in particolare l impegno a restituire i prestiti) o, in senso lato, al mancato adempimento delle obbligazioni, anche da parte di eventuali garanti. In linea con gli esercizi precedenti, le politiche del credito adottate sono state improntate a rispondere alle domande di privati e imprese ponendo particolare attenzione al problematico andamento della congiuntura economica, al rischio di credito e a un adeguata copertura a livello di garanzie. Il rischio residuo è stato definito dal Gruppo BPVi come il rischio che le tecniche riconosciute per l attenuazione del rischio di credito utilizzate dalla Banca ai fini del primo pilastro risultino meno efficaci del previsto. In sostanza il rischio residuo è collegato all inefficacia delle garanzie, in fase di escussione e/o recupero del credito deteriorato e anomalo, connesse alla non corretta gestione della garanzia tanto in fase di acquisizione che di monitoraggio e/o rinnovo. Con riferimento al rischio residuo, il Gruppo BPVi non determina un capitale interno a presidio dello stesso, ma ha definito e implementato una serie di policy e strumenti che ne permettano un adeguato presidio. Il Gruppo ha implementato un processo di monitoraggio e mitigazione del rischio in ottica coerente ai dettami normativi previsti dalla Circolare n. 263/2006 e successivi aggiornamenti in ambito CRM. Nell ambito del complessivo processo di adeguamento alla nuova normativa di vigilanza prudenziale, già dal dicembre 2007, la Capogruppo aveva concluso le attività che hanno avuto l obiettivo di mettere in atto tutti gli interventi di implementazione e informativi necessari al riconoscimento delle garanzie in ambito CRM per le garanzie costituite da ipoteca su immobili residenziali e non residenziali e su quelle costituite da pegno titoli. Ai fini del calcolo del requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito, il riconoscimento degli effetti derivanti dall utilizzo di strumenti di attenuazione del rischio creditizio è condizionato al rispetto dei requisiti generali e specifici delle diverse tipologie operative. I requisiti generali sono: - certezza giuridica; - tempestività di realizzo; - requisiti organizzativi. La normativa relativa al metodo standardizzato per il rischio di credito offre la possibilità di utilizzare il metodo semplificato o il metodo integrale. La Banca ha deciso di adottare il c.d. metodo semplificato. Per quanto concerne le garanzie rappresentate da pegni e garanzie personali, si è verificato che le procedure informatiche attualmente in uso consentono già una gestione coerente con i requisiti normativi. Si è comunque proceduto a un aggiornamento del Manuale del Pegno, in particolare relativamente al controllo della capienza, alla gestione dei rischi operativi e ai requisiti organizzativi per la protezione del credito. Situazione al 31 dicembre

95 Informativa al Pubblico - TAVOLA 8 Tecniche di attenuazione del rischio In relazione alle garanzie rappresentate da ipoteca su immobili, allo scopo di poter beneficiare della riduzione dei requisiti patrimoniali per le esposizioni garantite da immobili, prevista dalla CRM, la Banca si è dotata di una serie di strumenti volti a ottemperare ai requisiti normativi, riportati in sintesi di seguito: - una procedura per la gestione degli immobili (c.d. procedura IMMO ), integrata con l alimentazione automatica delle perizie di stima da parte della società fornitrice di tale servizio per il segmento privati, da utilizzarsi come fonte dati per le Segnalazioni di Vigilanza per quanto relativo agli immobili; - un fornitore Nomisma per la rivalutazione statistica massiva come previsto dalla normativa per gli immobili a garanzia di esposizioni fino a 3 milioni di euro; - la definizione di un processo interno per la rivalutazione, mediante specifiche perizie di stima, degli immobili a garanzia di esposizioni oltre a 3 milioni di euro; (c) Descrizione dei principali tipi di garanzie reali accettate dalla banca Tra le principali tipologie di garanzie reali acquisite ci sono il pegno, l ipoteca e il privilegio. (d) Principali tipologie di garanti e di controparti in operazioni su derivati creditizi e il loro merito di credito Si precisa che il Gruppo non opera in derivati su crediti. (e) Informazioni sulle concentrazioni del rischio di mercato o di credito nell ambito degli strumenti di attenuazione del rischio di credito adottati L analisi delle caratteristiche delle garanzie non evidenzia un particolare grado di concentrazione nelle diverse forme di copertura/garanzia, in quanto le garanzie acquisite, salvo i casi relativi alle fideiussioni generali, possono considerarsi sostanzialmente "specifiche" per ogni singola posizione. Inoltre, a livello generale, non si rilevano vincoli contrattuali che possano inficiare la validità giuridica delle stesse. Situazione al 31 dicembre

96 Informativa Quantitativa Informativa al Pubblico - TAVOLA 8 Tecniche di attenuazione del rischio Tabella 8.1 Esposizioni coperte da garanzie Esposizioni garantite per portafogli di attività (in migliaia di euro) 31/12/ /12/2012 garanzie reali garanzie personali garanzie reali garanzie personali Amministrazioni centrali e banche centrali Intermediari vigilati Enti senza scopo di lucro ed enti del settore pubblico Enti territoriali Organizzazioni internazionali Banche multilaterali di sviluppo Imprese e altri soggetti Esposizioni al dettaglio Esposizioni a breve termine verso imprese organismi di investimento collettivo del risparmio (O.I.C.R.) Posizioni verso la cartolarizzazione Esposizioni garantite da immobili Esposizioni sotto forma di obbligazioni bancarie garantite Esposizioni scadute Esposizioni ad alto rischio Altre esposizioni Totale La tabella fornisce, per classe regolamentare di attività, le esposizioni del Gruppo Banca Popolare di Vicenza considerate ai fini del rischio di credito metodo standardizzato coperte da garanzie reali e da garanzie personali; le esposizioni considerate, determinate secondo le regole di vigilanza prudenziale, sono al netto degli accordi di compensazione. Non sono presenti alla data del 31 dicembre 2013 coperture di esposizioni tramite derivati creditizi, valide ai fini delle tecniche di mitigazione del rischio. Situazione al 31 dicembre

97 TAVOLA 9 Rischio di controparte Informativa al Pubblico - TAVOLA 9 Rischio di controparte Informativa Qualitativa (a) i) Metodologia utilizzata per assegnare i limiti operativi definiti in termini di capitale interno e di credito relativi alle esposizioni creditizie verso la controparte Il rischio di controparte è stato definito dal Gruppo Banca Popolare di Vicenza come il rischio che la controparte di una transazione avente a oggetto determinati strumenti finanziari risulti inadempiente prima dell effettivo regolamento della stessa. Può considerarsi una particolare fattispecie del rischio di credito. Le esposizioni soggette al rischio di controparte sono: - strumenti derivati finanziari e creditizi negoziati fuori borsa (OTC); - operazioni SFT (Securities Financing Transactions); - operazioni con regolamento a lungo termine. Il Gruppo Popolare di Vicenza, per il primo e terzo punto di cui sopra, utilizza la metodologia del valore corrente per la quantificazione del capitale interno e la determinazione delle esposizioni creditizie e dei corrispondenti requisiti patrimoniali prudenziali. La metodologia permette di calcolare il costo che la Banca dovrebbe sostenere per trovare un altro soggetto, seconda controparte, disposto a subentrare negli obblighi contrattuali dell originaria controparte qualora questa fosse insolvente (cfr. Circolare Banca d Italia 263/2006, Titolo II, Capitolo 3, Sezione II e successivi aggiornamenti). Per quanto riguarda le operazioni SFT, il metodo utilizzato dal Gruppo per il calcolo del requisito patrimoniale è il c.d. CRM a metodo semplificato, le operazioni rientrano tutte nell ambito del portafoglio bancario (cfr. Circolare Banca d Italia 263/2006, Titolo II, Capitolo 3, Sezione II e successivi aggiornamenti). Il metodo rientra nelle tecniche di attenuazione del rischio di credito di cui si fornisce informativa alla Tavola 8. Con l introduzione dei requisiti espressi dal Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio è già stata normata l introduzione e sarà utilizzato il c.d. Credit Valuation Adjustment (CVA) per il calcolo di ulteriori assorbimenti patrimoniali legati a operazioni in derivati OTC. (a) ii) Politiche relative alle garanzie e alle valutazioni concernenti il rischio di controparte Con riferimento al rischio di controparte, di seguito vengono descritti i sistemi di mitigazione dei rischi e i principali interventi effettuati per un miglior presidio dello stesso. In relazione agli interventi sui processi di business e sulle procedure informatiche relativi alla negoziazione in strumenti finanziari derivati OTC con la clientela e in strumenti derivati più in generale, si è proseguito nell attività di costante evoluzione dell impianto operativo e di adeguamento alle nuove normative europee. In particolare sono state portate avanti le seguenti iniziative: - adeguamento alla normativa EMIR con particolare riferimento alla raccolta ed invio di flussi informativi relativi a tutte le transazioni effettuate sui derivati ad un trade repository certificato, alla standardizzazione dei processi legati all operatività in derivati OTC non compensati presso Controparte Centrale mediante tecniche di mitigazione del rischio quali la timely confirmation, la riconciliazione e compressione del portafoglio e la cd. dispute resolution. Sono inoltre state avviate le attività del terzo pillar inerenti la compensazione presso controparte centrale dell operatività in derivati di tipo plain vanilla; - l aggiornamento della pricing policy che disciplina, tra le altre, le modalità di determinazione delle commissioni da applicare alla clientela sull operatività in analisi. Come previsto dalla normativa interna in materia di servizi di investimento la citata policy prevede una revisione periodica con frequenza almeno annuale. L ultimo aggiornamento è stato autorizzato dal Consiglio di Amministrazione del 28 maggio 2013; Situazione al 31 dicembre

98 Informativa al Pubblico - TAVOLA 9 Rischio di controparte - la manutenzione, nell ambito dell applicativo di position keeping e di risk management Murex, del modulo per la gestione dei cash collateral; - la sottoscrizione e il costante aggiornamento con i principali operatori di mercato di contratti ISDA, GMRA, Credit Support Annex (CSA), e accordi bilaterali di netting per mitigare e attenuare il rischio di controparte; - la revisione e il costante monitoraggio della modalità di determinazione degli assorbimenti delle linee di credito su operatività in derivati OTC; - le modalità di erogazione del servizio di consulenza e del servizio di negoziazione per conto proprio per quanto concerne l operatività in derivati OTC con la clientela; - l impianto adottato dalla Banca per la classificazione di rischio dei prodotti finanziari ai fini MiFID, anch esso soggetto a revisione periodica da parte della Direzione Risk Management. Adeguamenti alla normativa EMIR La Banca ha completato gli interventi di adeguamento ai primi due pillar della normativa EMIR, Risk Mitigation e Trade Repository. In particolare: - con riferimento alle tecniche di mitigazione del rischio per operatività in derivati non oggetto di compensazione (Risk Mitigation) sono state completate le seguenti attività: attivazione di un sistema di conferma elettronica immediata di tutti i contratti OTC non cleared e delle relative market operations nonché implementazione di un reporting in merito ai contratti non confermati per più di 5 giorni lavorativi (cd. timely confirmation). I processi operativi di conferma delle operazioni alle controparti (banche e clientela) sono stati ridisegnati in funzione delle tempistiche di gestione dell operatività imposte dalla normativa EMIR. In quest ottica, sono state integrate nella gestione delle operazioni in derivati OTC nuove soluzioni applicative (ad esempio, invio automatico delle paper confirmation alla Clientela mediante PEC) e definite nuove soluzioni gestionali (accentramento presso il Back Office del processo di gestione delle conferme per l operatività in derivati OTC di tipo plain con controparti di mercato); implementazione di un sistema automatico di riconciliazione giornaliera (piattaforma Triresolve) dell intero portafoglio di derivati OTC (cd. portfolio reconciliation); previsione di processi di clearing compression almeno due volte l anno in caso di presenza di un numero superiore ai 500 contratti OTC in essere con una controparte non soggetta a obbligo di clearing; definizione di un processo specifico per l identificazione, la registrazione e il monitoraggio delle dispute sul riconoscimento dei contratti e sulla valutazione del collateral (cd. dispute resolution); - per quanto concerne invece la raccolta ed invio di flussi informativi relativi a tutte le transazioni effettuate sui derivati (sia OTC che regolamentati) ad un trade repository certificato si è proceduto in primis alla selezione del repository di Regis TR come soluzione consortile per la nuova segnalazione. Sono quindi stati effettuati i test massivi per l alimentazione delle operazioni e per il back-loading dell operatività successiva al 16 agosto 2012, come previsto dalla normativa. L impianto complessivo è stato rilasciato nel corso del mese di febbraio 2014 in linea con gli obblighi di legge; Nel contempo sono state avviate le attività inerenti l attivazione della compensazione presso cassa centrale (CCP) dell operatività in derivati di tipo plain vanilla (terzo pillar, Clearing OTC). In particolare è stato condiviso a livello consortile il modello applicativo per la gestione dell operatività oggetto di compensazione presso controparte centrale. La Banca aderirà alla CCP in maniera indiretta: è in fase di finalizzazione da parte della Divisione Finanza la scelta dei Clearing Broker. Sono inoltre in corso di definizione i nuovi processi per la gestione dell operatività cleared. Situazione al 31 dicembre

99 Informativa al Pubblico - TAVOLA 9 Rischio di controparte L adesione alla Clearing House da parte della Banca risulta particolarmente importante al fine di: - mitigare il rischio controparte: l adesione alla Clearing House permette infatti alla Banca di trasferire il rischio di controparte per tutte le operazioni oggetto di clearing; - diminuire i requisiti patrimoniali; - mitigare i rischi operativi: la revisione del processo di negoziazione dell operazione permette alle strutture di middle/back office un presidio di controllo sul deal in tempo reale e il miglioramento nella gestione elettronica della documentazione e della reportistica contrattuale; - mitigare il rischio di default del clearing broker: la scelta di uno o più Clearer di back up consente alla Banca di sfruttare la portabilità immediata in caso di malfunzionamenti o default del Clearer principale. Definizione della pricing policy Attraverso la pricing policy la Banca garantisce che le condizioni applicate alle operazioni di negoziazione in conto proprio in strumenti derivati OTC effettuate con la clientela siano allineate alle condizioni di mercato e che tale allineamento sia documentabile e tracciabile nel tempo. In particolare, la Banca ha definito nell ambito dei propri processi operativi e di business le modalità di quotazione degli strumenti in analisi attraverso l esplicitazione del prezzo teorico dello strumento, del margine connesso ai costi operativi e di gestione nonché alla remunerazione del rischio che la Banca stessa assume. In tal senso, la Banca ha definito i parametri di mercato, i modelli di pricing da utilizzare e le modalità di rilevazione (fonte e timing) per la determinazione del prezzo teorico degli strumenti derivati nonché i criteri oggettivi sulla base dei quali viene determinato il margine commissionale attribuibile a ciascuna delle componenti operative e di rischio associabili alla specifica operazione. In particolare con l ultimo aggiornamento il Consiglio di Amministrazione ha approvato l aggiornamento della metodologia di pricing con riferimento alla quotazione in qualità di specialist sul mercato EuroTLX dei prestiti obbligazionari di tipo multicallable e alla negoziazione in conto proprio delle obbligazioni non quotate sul sistema multilaterale di negoziazione EuroTLX. Costante manutenzione dell applicativo di position keeping Murex Per un miglior presidio del rischio di controparte connesso all operatività di derivati OTC, è stata condotta negli anni scorsi la mappatura dei processi e dei controlli inerenti il cosiddetto collateral management la cui finalità è stata quella di predisporre un apposita normativa interna che ne disciplinasse i contenuti e le modalità operative. In concomitanza con tale attività, finalizzata al perseguimento del miglioramento continuo e all adozione di una infrastruttura tecnologica in grado di supportare in maniera sempre più efficiente ed efficace l operatività della Banca, è stato attivato il modulo Murex Collateral Manager, quale soluzione presente sul mercato per automatizzare il controllo dell esposizione creditizia nei confronti delle controparti. L importante investimento cui la Banca ha fatto fronte si è collocato all interno di un ulteriore intervento riguardante la revisione dell impianto con riferimento alla gestione: - dei contratti ISDA, cioè degli accordi bilaterali che disciplinano il rapporto tra due controparti che detengono reciproche posizioni in derivati OTC; - dei collateral, che rappresentano le garanzie che una parte debitrice deve versare ad una creditrice in presenza di uno specifico allegato al contratto ISDA (es. Credit Support Annex) e GMRA. La revisione del processo di gestione del collateral in essere presso la Banca 13 e l adozione del modulo Murex, hanno permesso il raggiungimento dei seguenti obiettivi: 13 A livello di Gruppo, poiché l operatività in strumenti finanziari sui mercati è svolta in modo accentrato dalla Divisione Finanza della Capogruppo, le attività di collateral management sono svolte dalla sola Banca Popolare di Vicenza. Situazione al 31 dicembre

100 Informativa al Pubblico - TAVOLA 9 Rischio di controparte - la riconduzione delle attività in esame ad una struttura organizzativa preposta alla gestione della contrattualistica denominata Nucleo Documentation; - la creazione di un unico repository elettronico per l archiviazione ed il censimento delle diverse tipologie di Collateral Agreement (es. CSA, GMRA, OSLA, GMSLA); - la riduzione dei tempi di rivalutazione del mark to market delle posizioni di rischio, coerentemente all evaluation timing contrattualizzato con le controparti; - l automatizzazione del calcolo dell esposizione (ad oggi eseguito con frequenza giornaliera), degli importi di margin call e degli interessi maturati sulle garanzie scambiate; - la definizione di un workflow di processo per la gestione dei margin call; - l aumento della frequenza dell adeguamento del collateral alle variazioni delle operazioni da coprire e automatizzazione delle attività di verifica del bilanciamento tra posizioni di rischio e di garanzia; - l automatizzazione della riconciliazione tra i valori di esposizione della Banca e i mark to market inviati dalle controparti con dettaglio per posizione mediante l utilizzo di una specifica funzionalità del modulo Murex (reconciliation tool); - la definizione di un processo operativo che garantisce la separatezza delle attività di controllo e validazione tra Nucleo Financial Controlling e Back Office relativamente alle garanzie ed agli interessi scambiati e definizione di status rule relative al processo di validazione. L adozione del modulo Murex Collateral Manager e il suo costante presidio/monitoraggio hanno inoltre garantito un notevole miglioramento del processo operativo e di controllo relativo alle attività di collateral management, evolvendo una gestione prevalentemente manuale in una gestione automatizzata, sia in termini di processo che di controlli. Sottoscrizione di contratti ISDA, GMRA e CSA Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza, per un monitoraggio più attento del rischio di controparte connesso alle operazioni in strumenti derivati OTC, già nel 2008, ha concluso un progetto specifico ai fini del riconoscimento della cosiddetta compensazione contrattuale. In particolare, al fine di rispondere ai requisiti normativi, sono state svolte le seguenti attività: - analisi di dettaglio dei contratti ISDA in essere con le controparti di mercato; - raccolta di specifiche legal opinion attestanti la opponibilità a terzi degli accordi di compensazione in essere tra le parti; - definizione del processo di revisione periodica delle legal opinion e della contrattualistica e di archiviazione dei dati. La Banca Popolare di Vicenza ha sottoscritto con le controparti di mercato con cui opera in derivati OTC specifici contratti ISDA. Al fine di soddisfare il secondo requisito previsto dalla normativa, relativo all acquisizione di specifici pareri legali attestanti che, nel caso di impugnazione in giudizio, verrebbero confermati dalle autorità giudiziarie ed amministrative competenti gli effetti degli accordi in conformità ai diversi ordinamenti degli Stati nei quali operano le controparti di mercato, la Banca ha proceduto poi alla richiesta di associazione al board of directors dell ISDA. Nel mese di novembre 2008, a seguito della riunione dell ISDA, è stata approvata l associazione di Banca Popolare di Vicenza in qualità di Primary Regional Member. Contestualmente sono state rese disponibili e archiviate le legal opinion relative alla opponibilità di fronte a terzi degli accordi bilaterali di compensazione Situazione al 31 dicembre

101 Informativa al Pubblico - TAVOLA 9 Rischio di controparte con riferimento a tutti gli ordinamenti giuridici in cui operano le controparti di mercato con cui la Banca ha in essere contratti ISDA. Per disciplinare le varie attività spettanti alle diverse unità della Banca, è stato inoltre emanato il Manuale Operativo per la Gestione dei Contratti ISDA e dei Cash Collateral. La Banca Popolare di Vicenza ha inoltre sottoscritto con le controparti di mercato: - specifici contratti GMRA per normare l operatività in Repo e Bond Buy Sell Back; - specifici contratti GMSLA per normare l operatività in Prestito Titoli (con sottostante Bond e Equity). La direttiva sull adeguatezza patrimoniale ha introdotto requisiti stringenti in termini di gestione e monitoraggio del rischio di credito, tra cui la possibilità di utilizzare specifiche tecniche di Credit Risk Mitigation, riconosciute in sede di calcolo dei requisiti patrimoniali prudenziali. Tra tali tecniche assume rilevanza, per quanto riguarda l operatività in strumenti derivati OTC, l utilizzo di garanzie reali finanziarie denominate collateral o credit support. Per la gestione del collateral, l architettura contrattuale ISDA prevede come forma di protezione aggiuntiva la sottoscrizione tra le parti di uno specifico allegato al master agreement denominato Credit Support Annex (CSA), che consente di ridurre il rischio di controparte attraverso lo scambio periodico di margini di garanzia, calcolati in base al monitoraggio del valore dei contratti (mark to market) ed alle eccedenze negative che di volta in volta si verificano rispetto ad un determinato limite operativo (threshold). Nell ambito delle iniziative volte a mitigare il rischio di controparte, l attività di negoziazione e sottoscrizione di nuovi accordi di collateralizzazione ha portato alla stipula di CSA con varie controparti, coprendo in modo significativo l operatività della Banca nel mercato dei derivati OTC. E stata effettuata anche un attività di rinegoziazione delle condizioni di CSA esistenti, volta in particolare a definire threshold amount e minimum transfer amount a livelli ritenuti più coerenti rispetto agli andamenti dei mercati finanziari. Al fine di dare una disclosure agli Organi preposti al monitoraggio e alla supervisione, viene predisposta settimanalmente una specifica reportistica per il Comitato Finanza e ALMs con le informazioni in termini di Mark to Market e di collaterale scambiato sia a livello di singola controparte sia a livello di esposizione complessiva della Banca nei confronti del mercato. Revisione delle modalità di determinazione degli assorbimenti delle linee di credito Nel corso del 2013 sono state ridefinite le modalità di determinazione degli assorbimenti delle linee di credito deliberate a fronte dell operatività in derivati OTC con controparti di mercato. In particolare dal 1 gennaio, al fine di migliorare ed evolvere ulteriormente la metodologia adottata per il monitoraggio e la gestione degli assorbimenti delle linee di credito relative all operatività in derivati OTC con banche, sono state rilasciate in produzione le implementazioni volte a: - introdurre il collaterale incassato/versato nel calcolo dell esposizione al rischio di controparte; - applicare le clausole di compensazione (netting) tra mark to market positivi e negativi relativi a contratti regolati tramite CSA. Tale approccio è in linea con l operatività della Banca che presuppone di operare solo con controparti con cui sono stati perfezionati contratti di CSA. Interventi sui processi di business e sulle procedure informatiche Con riferimento agli interventi sui processi di business e sulle procedure informatiche relativamente all operatività in derivati OTC con la clientela, nell ultimo triennio sono state condotte diverse attività volte all efficientamento del comparto. Situazione al 31 dicembre

102 Si richiamano in particolare: Informativa al Pubblico - TAVOLA 9 Rischio di controparte - la progressiva automazione del processo di compilazione della modulistica d ordine, con implementazione di specifici blocchi procedurali in caso di esito negativo della verifica di adeguatezza o laddove vengano rilevate incoerenze nell ordine rispetto al risultato della consulenza (obbligatoria); - l implementazione di controlli automatizzati sul rispetto della pricing policy adottata dal Gruppo in termini di livelli massimi di remunerazione percepibile a fronte delle diverse tipologie di rischio assunte dalla Banca; - l aggiornamento della documentazione consegnata al cliente e delle modalità di archiviazione della stessa, nonché la predisposizione della reportistica periodica; - l adeguamento dell operatività in derivati OTC alle diverse previsioni normative nel tempo susseguitisi (es. decreto Salva-Italia); - la costante revisione della normativa interna in materia. Impianto per la classificazione di rischio ai fini MiFID Con delibera del Consiglio di Amministrazione del 26 ottobre 2010 è stata approvata la Policy per la classificazione di rischio dei prodotti finanziari e per il trattamento degli strumenti illiquidi ai fini MiFID (cfr. Allegato 11). Tale policy è stata poi oggetto di costante monitoraggio ed evoluzione con successive revisioni approvate dal Consiglio di Amministrazione nelle sedute del 20 novembre 2011 e del 22 gennaio La policy disciplina, tra le altre, l aggiornamento della metodologia per la classificazione di rischio degli strumenti finanziari attivata a partire da fine Coerentemente con quanto previsto dalla normativa MiFID, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha definito una propria metodologia di classificazione dei prodotti finanziari in base alla rischiosità. Tale metodologia si basa su un approccio quali-quantitativo che contempla gli elementi suscettibili di influenzare la rischiosità dei prodotti negoziati con la clientela e che si caratterizza inoltre per l elevata oggettività nei criteri e nelle logiche classificatorie. Le logiche di classificazione dei prodotti finanziari definite dal Gruppo Banca Popolare di Vicenza prevedono una griglia articolata in quattro classi di rischio e che l attribuzione dei prodotti, ad ogni singola classe, dipende dai seguenti fattori: - rischio di mercato, determinato utilizzando logiche VaR (intervallo di confidenza 99% e holding period 1 giorno) coerentemente con le misure di rischiosità utilizzate sul portafoglio di proprietà della Banca; - rischio di credito, determinato utilizzando l expected loss ad un anno dei singoli strumenti (Probabilità di default dell emittente e Loss Given Default dello strumento); - rischio di liquidità, determinato utilizzando un approccio misto, di tipo quali-quantitativo, che prevede, oltre all utilizzo di informazioni anagrafiche relative alla tipologia di prodotto finanziario, ulteriori informazioni di mercato come ad esempio gli spread denaro-lettera, l ammontare dei volumi delle migliori proposte in acquisto e in vendita, la presenza di un mercato di quotazione. Ad ogni singola classe di rischio sono associate specifiche soglie a fronte del rischio di mercato, di credito e di liquidità: il superamento anche di una sola delle tre soglie, sulle differenti tipologie di rischio identificate, prevede la classificazione del prodotto nella classe immediatamente successiva (e dunque caratterizzata da una maggiore rischiosità); si tratta pertanto di un approccio multi-variato. La scala utilizzata dal Gruppo Banca Popolare di Vicenza ai fini della classificazione di rischio dei prodotti finanziari è articolata in 4 classi (A, B, C e D) secondo un grado crescente di rischio (dove A rappresenta la classe meno rischiosa e D rappresenta la classe più rischiosa). Situazione al 31 dicembre

103 Informativa al Pubblico - TAVOLA 9 Rischio di controparte Per i derivati OTC viene attribuita una classe di rischio in funzione di un approccio judgmental (qualitativo) prudenziale. In particolare, i derivati c.d. plain vanilla vengono classificati in classe B se hanno finalità di copertura del rischio. In caso contrario la classificazione è D. Si ricorda che per quanto attiene la clientela al dettaglio è prevista esclusivamente la possibilità di negoziare derivati OTC plain vanilla con finalità di copertura. L eventuale negoziazione di derivati con finalità non di copertura è riservata esclusivamente alla clientela cosiddetta professionale avente i requisiti di adeguatezza previsti dalla normativa MiFID. (a) iii) Politiche rispetto alle esposizioni al rischio di correlazione sfavorevoli (wrong-way risk) Non sono previste delle politiche rispetto alle esposizioni al rischio di correlazione sfavorevole. (a) iv) Impatto, in termini di garanzie che la banca dovrebbe fornire, in caso di abbassamento della valutazione del proprio merito di credito (downgrading) Il Gruppo Popolare di Vicenza adotta la stipula di Credit Support Annex (CSA) a garanzia e mitigazione del rischio di controparte nella sottoscrizione di nuovi accordi di collateralizzazione. In occasione della definizione dei nuovi accordi, così come in rinegoziazione delle condizioni di CSA esisti, sono oggetto di aggiornamento le threshold amount e minimum transfer amount su livelli ritenuti più coerenti rispetto agli andamenti dei mercati finanziari. Tale comportamento è adottato con i contratti di collateralizzazione in essere con primarie controparti di mercato, nel caso di variazione del proprio merito di credito. Situazione al 31 dicembre

104 Informativa Quantitativa Informativa al Pubblico - TAVOLA 9 Rischio di controparte Tabella 9.1 Rischio di controparte (in migliaia di euro) Fair value positivo lordo Compensazioni Fair value positivo netto Garanzie Esposizione Contratti derivati Al fine di attenuare il rischio di credito derivante dall'operatività in derivati OTC, sono stati attivati accordi bilaterali di compensazione con le maggiori controparti finanziarie con cui il Gruppo opera, che prevedono la possibilità di compensare le posizioni creditorie con le posizioni debitorie in caso di default della controparte. Inoltre sono stati altresì attivati specifici contratti di Credit Support Annex, volti a disciplinare la prestazione di garanzie finanziarie in cash collateral connesse all esposizione derivante dall operatività in derivati OTC. Al 31 dicembre 2013, le suddette garanzie ammontavano a 278,8 milioni di euro. L'esposizione riportata nella tabella in esame è al lordo delle garanzie ed è stata determinata secondo il metodo del valore corrente che si basa sul fair value positivo, al netto degli accordi di compensazione, incrementato dell'esposizione creditizia futura (add-on). L'esposizione creditizia futura tiene conto della probabilità che in futuro il valore corrente del contratto, se positivo, possa aumentare o, se negativo, possa trasformarsi in una posizione creditoria. Tale probabilità, legata alla volatilità dei mercati finanziari, è calcolata applicando al valore nominale del contratto il fattore di ponderazione previsto dalla normativa di vigilanza, diversificato sulla base del sottostante e della vita residua. Si precisa che con riferimento alle operazioni di pronti contro termine attive e passive su titoli (Securities Financing Transaction - SFT) al 31 dicembre 2013 si registra un esposizione complessiva pari a 6.658,9 milioni di euro, riferibili principalmente ad operazioni di raccolta garantite da depositi in contanti per milioni di euro e ad operazioni in essere con Banche Centrali o garantite da titoli di Stato emessi da Paesi U.E. per 1.492,3 milioni di euro. Si precisa altresì che figurano altresì esposizioni verso intermediari vigilati per 940 milioni di euro per lo più assistiti da accordi bilaterali di compensazione di cui non si è tenuto conto nella determinazione delle esposizioni in attesa del completamente delle necessarie verifiche in ordine al riconoscimento degli stessi ai fini della Credit Risk Mitigation prudenziale. Tabella 9.2 Distribuzione del fair value positivo dei contratti derivati per tipo di sottostante (in migliaia di euro) Tassi d'interesse Valute e oro Titoli di capitale Altro Totale Contratti derivati Si precisa che al 31 dicembre 2013 il Gruppo non ha in essere contratti derivati su crediti. Situazione al 31 dicembre

105 TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione Informativa al Pubblico - TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione Informativa Qualitativa (a) i) Descrizione degli obiettivi del Gruppo relativamente all attività di cartolarizzazione Nell ambito delle operazioni di cartolarizzazione il Gruppo opera sia come originator sia come investitore in cartolarizzazioni di terzi. Operazioni di cartolarizzazione proprie Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza ha individuato nelle operazioni di cartolarizzazione il principale strumento di raccolta per far fronte alle esigenze di funding. Più precisamente, le operazioni di cartolarizzazione effettuate rispondono ai seguenti obiettivi: - liberare risorse dell attivo, migliorando al contempo la situazione di tesoreria; - diminuire il mismatching delle scadenze fra raccolta e impieghi a medio-lungo termine; - diminuire il rapporto fra gli impieghi a medio-lungo termine e il totale degli impieghi. Al 31 dicembre 2013 sono in essere dieci operazioni di cartolarizzazione originate dal Gruppo BPVi denominate Berica Residential MBS 1, Berica 5 Residential MBS, Berica 6 Residential MBS, Berica 8 Residential MBS, Berica 9 Residential MBS, Berica 10 Residential MBS, Berica ABS, Berica ABS 2, Berica PMI e Piazza Venezia (quest ultime due perfezionatasi nel corso dell'esercizio 2013). Tutte le suddette operazioni di cartolarizzazione sono state effettuate ai sensi della legge 130/1999 mediante la costituzione di società veicolo (SPE) cui gli attivi cartolarizzati sono stati ceduti pro-soluto. Nessuna delle sopra citate SPE è stata oggetto di consolidamento, non ricorrendo le condizioni previste dallo IAS 27 e dal SIC 12. Si precisa tuttavia che, con esclusione dell operazione denominata Berica Residential MBS 1 14, tutte le attività cartolarizzate sono state riprese in bilancio, al pari delle correlate passività, in quanto le varie operazioni non soddisfacevano i requisiti previsti dallo IAS 39 per procedere alla cosiddetta derecognition, avendo il Gruppo sostanzialmente mantenuto al proprio interno i rischi e i benefici relativi ai crediti ceduti. Operazioni di cartolarizzazione originate da terzi L attività di investimento in cartolarizzazioni originate da terzi è fatta dalla Capogruppo Banca Popolare di Vicenza e dalle controllate Banca Nuova e BPV Finance. L operatività svolta della Capogruppo Banca Popolare di Vicenza e da Banca Nuova rappresenta una diversificazione delle strategie di investimento a supporto delle imprese del territorio dove il Gruppo tradizionalmente opera. In particolare sono state sottoscritte le tranche senior e mezzanine dei titoli ABS emessi nell ambito di diverse operazioni di cartolarizzazione originate da società di costruzioni operanti con enti pubblici, dalla Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Palermo e da PMI siciliane. Per le suddette operazioni il Gruppo, attraverso una propria struttura dedicata, ha svolto il ruolo di arranger in sede di strutturazione delle operazioni. L operatività di BPV Finance invece, è orientata alla valorizzazione nel medio termine dei titoli ABS acquisti. Gli investimenti vengono effettuati su titoli ABS relativi a operazioni di cartolarizzazione di mutui residenziali e commerciali, nonché di crediti derivanti da leasing, prestiti a piccole e medie imprese corporate e carte di credito. La politica di investimento prevede che gli stessi siano denominati in euro e abbiano (salvo approvazione specifica del consiglio di amministrazione) un rating minimo di singola A. La 14 Per quanto riguarda l operazione di cartolarizzazione Berica Residential MBS 1, effettuata in data anteriore al 1 gennaio 2004, in sede di prima applicazione dello IAS 39, come disposto dal par. 27 dell IFRS 1, non si è proceduto alla ripresa delle attività cartolarizzate. Situazione al 31 dicembre

106 Informativa al Pubblico - TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione distribuzione geografica delle attività sottostanti alle suddette operazioni interessa prevalentemente l Europa Occidentale e il Nord America. (a) ii) Natura dei rischi, tra cui il rischio di liquidità, inerenti alle attività cartolarizzate Il rischio da cartolarizzazione è stato definito dal Gruppo BPVi come il rischio che la sostanza economica dell operazione di cartolarizzazione non sia pienamente rispecchiata nelle decisioni di valutazione e di gestione del rischio. Poiché nel calcolo degli assorbimenti patrimoniali sul rischio in analisi il computo viene effettuato sempre sugli asset ceduti come se l operazione non fosse stata effettuata, e poiché, inoltre, il Gruppo BPVi, in qualità di originator, non fornisce alcun supporto implicito al veicolo, non prevede nella struttura dell operazione la presenza di opzioni non esplicitate contrattualmente e che la obblighino a supportare la capacità del veicolo a ottemperare alle proprie obbligazioni, non garantisce pagamenti al veicolo non previsti contrattualmente (supporto implicito), il rischio di cartolarizzazione non è stato ritenuto rilevante per il Gruppo BPVi, essendo tra l altro già ricompreso nel computo del rischio di credito. Le operazioni di cartolarizzazione originate dal Gruppo BPVi hanno un esclusiva finalità di funding e non hanno mai la finalità di trasferire il rischio con conseguente riduzione dei requisiti patrimoniali obbligatori. Nel corso del 2013 sono state eseguite due nuove operazioni di cartolarizzazione denominate Berica PMI e Piazza Venezia. In entrambe Banca Popolare di Vicenza opera come originator assieme e rispettivamente con le controllate Banca Nuova e Farbanca. Le operazioni di tipo multioriginator sono disciplinate della legge 130/1999 e gestite mediante la costituzione di società veicolo (SPE). Nel corso dei primi mesi del 2013 sono inoltre state cedute sul mercato le tranche di titoli ABS rivenienti dalle operazioni di cartolarizzazione denominate Berica 10 Residential MBS e Berica ABS2, operazioni nate come auto-cartolarizzazioni con l intento di disporre di titoli stanziabili presso la Banca Centrale Europea, per operazioni di finanziamento in pronti contro temine a tassi relativamente competitivi di mercato, ovvero utilizzabili per accedere al mercato collateralizzato in bilaterale con primari istituti di credito internazionali. (a) iii) Il tipo di rischi per le posizioni verso la ri-cartolarizzazione proprie e di terzi Non sono in essere posizioni verso le ri-cartolarizzazioni proprie e di terzi al 31 dicembre 2012 per il Gruppo BPVi. (a) iv) Ruoli svolti nel processo di cartolarizzazione Per tutte le operazioni di cartolarizzazione proprie poste in essere, le Banche originator, ciascuna per la parte di propria competenza, hanno sottoscritto con le rispettive società veicolo specifici contratti di servicing per il coordinamento e la supervisione dell attività di gestione, amministrazione e incasso dei mutui cartolarizzati, oltre che per l attività di recupero in caso di inadempimento da parte dei debitori. Tali contratti prevedono la corresponsione di una commissione annua per il servizio di servicing prestato e un risarcimento per ogni pratica oggetto di recupero. Si precisa che la funzione di servicer è svolta da apposite strutture interne dall azienda, la cui operatività è stata debitamente regolamentata ed è soggetta al controllo degli organi ispettivi che ne verificano la correttezza dell operatività e la conformità con il rispetto delle disposizioni presenti nel contratto di servicing sottoscritto. Infine, il Gruppo attraverso la Capogruppo Banca Popolare di Vicenza e la controllata Banca Nuova, svolge il ruolo di servicer, calculation agent, cash manager, paying agent e collection account bank, per talune operazioni di cartolarizzazione di terzi in cui ha svolto il ruolo di arranger. Situazione al 31 dicembre

107 Informativa al Pubblico - TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione (a) v) Descrizione delle procedure messe in atto per monitorare le variazioni dei rischi di credito e di mercato delle posizioni verso la cartolarizzazione Il rischio residuo che permane in capo al Gruppo a fronte di una eventuale insolvenza totale dei debitori è rappresentato, per le operazioni proprie non oggetto di ripresa in bilancio, dall ammontare dei titoli con il maggior vincolo di subordinazione (c.d. titoli junior) detenuti in portafoglio. Per tali operazioni di cartolarizzazione viene effettuato un monitoraggio sull andamento delle variabili chiave della gestione creditizia e finanziaria da parte delle competenti strutture della Capogruppo. In un ottica di controllo dei rischi, particolare attenzione è rivolta all andamento, degli indicatori di performance sui default e delinquent relativi ai portafogli sottostanti. (a) vi) Descrizione delle politiche di copertura dei rischi inerenti alle posizioni verso la cartolarizzazione Contestualmente all emissione dei titoli ABS, sono state sottoscritte più operazioni di back to back swap, costituite da contratti di Interest Rate Swap (IRS), con lo scopo di immunizzare la società veicolo (SPV) dal rischio di tasso di interesse. (a) vii) Indicazione dei metodi per il calcolo degli importi delle esposizioni ponderati per il rischio che la banca applica all attività di cartolarizzazione Per la quantificazione delle attività di rischio ponderate relativamente alle esposizioni derivanti da cartolarizzazione originate da terzi (tutte riferibili a titoli ABS), il Gruppo, nell ambito della metodologia standardizzata e della metodologia semplificata della mitigazione del rischio, utilizza i rating unsolicited forniti Moody s, S&P e Fitch. Per le esposizioni prive di rating, invece, il Gruppo applica il metodo del lookthrough. (a) viii) Le tipologie di società veicolo che il Gruppo, in qualità di promotore, utilizza per cartolarizzare esposizioni di terzi Il Gruppo BPVi non svolge il ruolo di promotore per cartolarizzazioni di terzi. (a) ix) Elenco dei soggetti che il Gruppo istituisce e gestisce e che investono in posizioni verso la cartolarizzazione di attività che il Gruppo ha originato o in società veicolo di cartolarizzazioni di cui il Gruppo è promotore La suddetta tipologia di attività non è in uso presso il Gruppo BPVi. (b) Sintesi delle politiche contabili che il Gruppo segue con riferimento all attività di cartolarizzazione Si ritiene di precisare che relativamente all operazione di cartolarizzazione propria posta in essere in data anteriore al 1 gennaio 2004 (Berica Residential MBS 1 Srl), in sede di prima applicazione dei principi contabili IAS-IFRS, non si è proceduto alla ripresa delle attività cartolarizzate in bilancio, così come disposto dal par. 27 dell IFRS 1. Per quanto attiene invece alle altre operazioni di cartolarizzazione effettuate successivamente all 1 gennaio 2004, poiché le stesse non soddisfacevano i requisiti previsti dallo IAS 39 per procedere alla c.d. derecognition, si è proceduto alla iscrizione in bilancio delle attività cartolarizzate residue alla data per la quota riferibile ai crediti ceduti dal Gruppo, nonché allo storno delle corrispondenti tranche di titoli ABS sottoscritte. Più precisamente, le attività cartolarizzate e le correlate passività, sono state riprese in bilancio, iscrivendo le attività cartolarizzate nella voce Crediti verso clientela dell attivo per la quota corrispondente all ammontare residuo dei crediti ceduti e le correlate passività nella voce Debiti verso clientela del passivo, stornando altresì la corrispondente quota dei titoli ABS rivenienti da dette operazioni e Situazione al 31 dicembre

108 Informativa al Pubblico - TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione presenti nel portafoglio di proprietà del Gruppo. Nel caso in cui dalla suddetta elisione emerga uno sbilancio negativo, lo stesso è iscritto nella voce Crediti verso clientela. A fronte delle suddette attività e passività si è proceduto all iscrizione delle relative componenti economiche maturate nell esercizio (interessi attivi e passivi, commissioni passive, rettifiche di valore, ecc.) nelle pertinenti voci di conto economico. In particolare si precisa che le attività cartolarizzate iscritte in bilancio sono state valutate secondo gli stessi criteri delle attività proprie del Gruppo. Per quanto attiene invece alle esposizioni verso cartolarizzazioni di terzi, le stesse sono rappresentate da titoli ABS allocati nel portafoglio Crediti e sono contabilizzate secondo le specifiche regole previste dai principi contabili internazionali. (c) Denominazioni delle agenzie esterne di valutazione del merito di credito utilizzate per le cartolarizzazioni e le tipologie di esposizioni per le quali ciascuna agenzia è usata Le agenzie di rating incaricate di effettuare la due diligence delle operazioni di cartolarizzazione del Gruppo Banca Popolare di Vicenza e di assegnare il rating ai titoli Asset Backed relativi sono state: - Operazione Berica Residential MBS 1 Srl: Standard & Poor s e Fitch Ratings; - Operazione Berica 5 Residential MBS Srl: Standard & Poor s e Fitch Ratings; - Operazione Berica 6 Residential MBS Srl: Standard & Poor s, Fitch Ratings e Moody s; - Operazione Berica 8 Residential MBS Srl: Fitch Ratings e Moody s; - Operazione Berica 9 Residential MBS Srl: Fitch Ratings e Moody s; - Operazione Berica 10 Residential MBS Srl: Moody s e DBRS; - Operazione Berica ABS Srl: Moody s e DBRS; - Operazione Berica ABS 2 Srl: Fitch Ratings e DBRS; - Operazione Berica PMI Srl: Fitch Ratings e DBRS; - Operazione Berica Piazza Venezia Srl: Fitch Ratings. Situazione al 31 dicembre

109 Informativa Quantitativa Informativa al Pubblico - TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione Tabella 10.1 Esposizioni per cassa verso SPE relativi a operazioni di cartolarizzazione tradizionali originate dal Gruppo in essere al 31/12/2013 Società veicolo (in migliaia di euro) Esposizioni per cassa senior mezzanine junior Totale Berica Residential Mbs Berica 5 Residential Mbs Berica 6 Residential Mbs Berica 8 Residential Mbs Berica 9 Residential Mbs Berica 10 Residential Mbs Berica Abs Berica Abs Berica PMI Piazza Venezia Totale Tutte le esposizioni riportate nella tabella in esame, con la sola eccezione di quelle riferibili all operazione Berica Residential Mbs 1, non figurano nell attivo patrimoniale in quanto le suddette operazioni di cartolarizzazione non soddisfano i requisiti previsti dallo IAS 39 per procedere alla c.d. derecognition. Si è pertanto proceduto allo storno delle suddette esposizioni detenute dal Gruppo, alla ripresa in bilancio delle attività cartolarizzate residue alla data e delle correlate passività. I valori indicati in tabella, attengono ai valori nominali residui per le diverse tranche di titoli ABS detenuti dal Gruppo e al credito residuo per le altre esposizioni. Al 31 dicembre 2013, non sono in essere esposizioni fuori bilancio verso le SPE. Le esposizioni relative all operazioni Berica Residential MBS 1 Srl sono assoggettate alle disposizioni in materia di cartolarizzazione in quanto, come previsto dalla vigente normativa di Vigilanza, le stesse realizzano l effettivo trasferimento del rischio. Si precisa che il relativo requisito patrimoniale non può essere superiore al requisito delle attività cartolarizzate calcolato come se queste ultime non fossero state cartolarizzate (c.d. cap). Per contro, le esposizioni relative alle altre operazioni non sono assoggettate alle disposizioni in materia di cartolarizzazioni in quanto le medesime non sono riconosciute ai fini di vigilanza poiché non realizzano l'effettivo trasferimento del rischio. Il requisito relativo a tutte le operazioni di cartolarizzazioni sopra riportate è pertanto pari al valore ponderato delle attività cartolarizzate residue, come se le stesse non fossero state cedute. Relativamente alle attività cartolarizzate dal Gruppo si fornisce di seguito il dettaglio dell'ammontare lordo residuo al 31 dicembre 2014 e delle relative rettifiche di valore. Situazione al 31 dicembre

110 Tabella 10.2 Informativa al Pubblico - TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione Attività cartolarizzate lorde sottostanti le esposizioni detenute al 31/12/2013 Società veicolo (in migliaia di euro) Sofferenze Attività cartolarizzate (esposizione lorda) Esposizioni Esposizioni Incagli Bonis ristrutturate scadute Totale Berica Residential Mbs Berica 5 Residential Mbs Berica 6 Residential Mbs Berica 8 Residential Mbs Berica 9 Residential Mbs Berica 10 Residential Mbs Berica Abs Berica Abs Berica PMI Piazza Venezia Totale Rettifiche di valore contabilizzate sulle attività cartolarizzate sottostanti le esposizioni detenute al 31/12/2013 Società veicolo (in migliaia di euro) Sofferenze Attività cartolarizzate (rettifiche di valore) Esposizioni Esposizioni Incagli Bonis ristrutturate scadute Totale Berica Residential Mbs Berica 5 Residential Mbs Berica 6 Residential Mbs Berica 8 Residential Mbs Berica 9 Residential Mbs Berica 10 Residential Mbs Berica Abs Berica Abs Berica PMI Piazza Venezia Totale Situazione al 31 dicembre

111 Tabella 10.3 Informativa al Pubblico - TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione Esposizioni verso cartolarizzazioni di terzi al 31/12/2013 Si fornisce di seguito il dettaglio delle esposizioni, costituite da titoli Asset Backed Securities, detenute dal Gruppo e appartenenti al portafoglio bancario di vigilanza. Sottostanti Ponderazioni 20% 50% 100% 350% 1250% Prive di rating 1 Mutui residenziali Senior Mezzanine Mutui commerciali Senior Mezzanine Prestiti collateralizzati Senior Mezzanine Leasing Senior Mezzanine Altri crediti Senior Mezzanine Totale Il requisito relativo alle cartolarizzazioni prive di rating è stato calcolato, conformemente a quanto previsto dalla normativa di vigilanza, in base al metodo del look-through. Totale Situazione al 31 dicembre

112 Tabella 10.4 Informativa al Pubblico - TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione Operazioni di cartolarizzazione effettuate nell esercizio - Società veicolo: Berica PMI srl - Data di cessione dei crediti: 28/02/ Tipologia dei crediti ceduti: - Qualità dei crediti ceduti: In bonis Mutui chirografari e ipotecari erogati in favore di piccole e medie imprese - Garanzie su crediti ceduti: Ipoteca di 1 grado per il 24,57% dei mutui - Area territoriale dei crediti ceduti: Italia - Attività economica dei debitori ceduti: Imprese Ipoteca di 2 grado per il 7,22% dei mutui Privi di garanzie per il 68,21% dei mutui - Numero crediti ceduti: di cui: Banca Popolare di Vicenza di cui: Banca Nuova Prezzo dei crediti ceduti: ,92 di cui: Banca Popolare di Vicenza ,53 di cui: Banca Nuova ,39 - Valore nominale dei crediti ceduti: ,61 di cui: Banca Popolare di Vicenza ,58 di cui: Banca Nuova ,03 - Rateo interessi maturato sui crediti ceduti: ,31 di cui: Banca Popolare di Vicenza ,95 di cui: Banca Nuova ,36 Nell ambito della suddetta operazione sono stati emessi i titoli PMI di seguito riportati: tranche senior per Euro mila (integralmente collocate sul mercato) avente rating esterno assegnato da Fitch ( AA+ ) e DBRS ( AA ) con rendimento indicizzato all Euribor 3 mesi maggiorato di 240 bps e per Euro 758 mila (integralmente sottoscritta dagli originator) avente rating esterno assegnato da Fitch Rating ( AA+ ) e DBRS ( AA ) con rendimento indicizzato all Euribor 3 mesi maggiorato di 100 bps; tranche junior per Euro mila (tutta sottoscritta dagli originator) priva di rating con rendimento indicizzato all Euribor 3 mesi. Alla società veicolo è stato altresì erogato un subordinated loan di Euro 50 milioni. Situazione al 31 dicembre

113 Informativa al Pubblico - TAVOLA 10 Operazioni di cartolarizzazione - Società veicolo: Piazza Venezia srl - Data di cessione dei crediti: 31/05/ Tipologia dei crediti ceduti: - Qualità dei crediti ceduti: In bonis Mutui chirografari e ipotecari erogati in favore di piccole e medie imprese - Garanzie su crediti ceduti: Ipoteca di 1 grado per il 24,39% dei mutui - Area territoriale dei crediti ceduti: Italia - Attività economica dei debitori ceduti: Imprese Ipoteca di 2 grado per il 7,35% dei mutui Privi di garanzie per il 68,25% dei mutui - Numero crediti ceduti: di cui: Banca Popolare di Vicenza di cui: Farbanca Prezzo dei crediti ceduti: ,60 di cui: Banca Popolare di Vicenza ,59 di cui: Farbanca ,01 - Valore nominale dei crediti ceduti: ,00 di cui: Banca Popolare di Vicenza ,00 di cui: Farbanca ,00 - Rateo interessi maturato sui crediti ceduti: ,60 di cui: Banca Popolare di Vicenza ,59 di cui: Farbanca 351,01 Nell ambito della suddetta operazione sono stati emessi i titoli Piazza Venezia di seguito riportati tutti sottoscritti dagli originator in proporzione al portafoglio crediti ceduti. Nel dettaglio: tranche senior per Euro mila avente rating esterno assegnato da Fitch ( A ) con rendimento indicizzato all Euribor 6 mesi maggiorato di 85 bps; tranche mezzanine per Euro mila avente rating esterno assegnato da Fitch ( A ) con rendimento indicizzato all Euribor 6 mesi maggiorato di 105 bps per la classe A2 e rating esterno assegnato da Fitch ( BBB ) con rendimento indicizzato all Euribor 6 mesi maggiorato di 125 bps per la classe A3; tranche junior per Euro mila priva di rating con rendimento indicizzato all Euribor 6 mesi. Alla società veicolo è stato altresì erogato un subordinated loan di Euro mila Situazione al 31 dicembre

114 TAVOLA 12 Rischio operativo Informativa al Pubblico -TAVOLA 12 Rischio operativo Informativa Qualitativa Per Rischio Operativo si intende il rischio di subire perdite derivanti dall inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni. Rientrano in tale tipologia, tra l altro, le perdite derivanti da frodi, errori umani, interruzioni dell operatività, indisponibilità dei sistemi, inadempienze contrattuali, catastrofi naturali. Nel rischio operativo è compreso il rischio legale, il rischio di sicurezza informatica e il rischio di sicurezza fisica, mentre non sono inclusi quelli strategici e di reputazione. Il Gruppo Banca Popolare di Vicenza determina il requisito patrimoniale prudenziale relativo al rischio operativo secondo il Metodo Base (BIA - Basic Indicator Approach): prevede l applicazione di un coefficiente fisso del 15% al margine d intermediazione medio degli ultimi tre esercizi Il rischio operativo riflette l evoluzione attesa della media mobile del margine d intermediazione coerentemente con quanto previsto dalla normativa di Vigilanza per l approccio base (BIA). Per la quantificazione del capitale interno attuale, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza utilizza il corrispondente approccio nell ambito della determinazione dei requisiti patrimoniali prudenziali (cfr. Circolare Banca d Italia 263/2006 e successivi aggiornamenti, Titolo II, Capitolo 5, Parte Seconda, Sezione I). Come descritto nella sezione introduttiva, il Gruppo Banca Popolare di Vicenza effettua la raccolta dei dati di perdita ad opera dalla Direzione Risk Management, per il tramite dell U.O. Risk Management, con il supporto delle diverse Funzioni aziendali della Capogruppo e delle Controllate rientranti nel perimetro della Loss Data Collection. In quanto aderente, il Gruppo provvede all invio periodico del flusso DIPO (database consortile di raccolta delle perdite operative istituito dall ABI). Sulla base della classificazione Dipo, gli eventi rilevati nel Gruppo nel corso del 2013, e di cui si è avuto un riscontro economico in termini di perdita, sono, per il 48,65% dell ammontare totale delle perdite, riconducibili ad errori nella esecuzione, consegna e gestione dei processi, per il 34,64% alla tipologia clientela, prodotti e prassi professionali, il 10,01% è attribuibile alla casistica frode esterna, il 3,71% riferito alla fattispecie rapporto di impiego e sicurezza sul lavoro, l 1,72% è ascrivibile a frode interna, l 1,27% è dato da danni da eventi esterni. La linea operativa retail incide in modo preponderante sul totale dell ammontare della perdita, 78,17%. Segue l intermediazione al dettaglio con il 12,82% e le linea operativa commercial che esaurisce l universo con una quota pari al 9,01% dell ammontare totale delle perdite. Situazione al 31 dicembre

115 Informativa al Pubblico - TAVOLA 13 Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario TAVOLA 13 Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa Qualitativa (a) i) Differenziazione delle esposizioni in funzione degli obiettivi perseguiti Il portafoglio bancario delle banche del Gruppo è costituito dalle interessenze azionarie di minoranza classificate come disponibili per la vendita (AFS) e da fondi comuni d investimento. Sono inoltre incluse le partecipazioni di collegamento e di controllo. Non sono in essere operazioni di copertura del relativo rischio di prezzo. Le esposizioni in strumenti di capitale con l obiettivo di realizzare guadagni in conto capitale sono tipicamente connesse a investimenti in quote di fondi comuni, mentre le altre interessenze azionarie sono funzionali al business bancario ancorché non qualificabili come di controllo, collegamento o joint venture. (a) ii) Descrizione delle tecniche di contabilizzazione e delle metodologie di valutazione utilizzate La designazione di titoli di capitale e quote di OICR alla categoria Attività finanziarie disponibili per la vendita è fatta in sede di rilevazione iniziale. L iscrizione iniziale delle Attività finanziarie disponibili per la vendita avviene alla data di regolamento sulla base del loro fair value incrementato dei costi di transazione direttamente attribuibili all acquisizione dello strumento finanziario. Successivamente alla rilevazione iniziale, le Attività finanziarie disponibili per la vendita sono valutate al fair value, con rilevazione degli utili o delle perdite derivanti dalle variazioni di fair value in una specifica riserva di patrimonio netto fino a che l attività finanziaria non viene cancellata o non viene rilevata una riduzione di valore. Qualora vi sia un obiettiva evidenza che l attività finanziaria disponibile per la vendita abbia subito una riduzione di valore, l importo della perdita eventualmente accertata viene rilevato nella voce di conto economico rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di attività finanziarie disponibili per la vendita. Tale ammontare include altresì il rigiro a conto economico degli utili/perdite da valutazione precedentemente iscritti nella specifica riserva di patrimonio netto. Le riprese di valore su titoli di capitale e quote di OICR classificati come disponibili per la vendita sono rilevate a patrimonio netto. Il fair value è definito dall IFRS 13 come il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un attività ovvero che si pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione nel mercato principale (o più vantaggioso) alla data di valutazione, alle correnti condizioni di mercato (ossia un prezzo di chiusura), indipendentemente dal fatto che quel prezzo sia osservabile direttamente o che venga stimato utilizzando una tecnica di valutazione. Nel caso di strumenti finanziari quotati in mercati attivi, il fair value è determinato sulla base delle quotazioni (prezzo ufficiale o altro prezzo equivalente dell ultimo giorno di borsa aperta dell esercizio di riferimento) del mercato più vantaggioso al quale il Gruppo ha accesso. A tale proposito uno strumento finanziario è considerato quotato in un mercato attivo se le operazioni relative allo strumento finanziario si verificano con frequenza e con volumi sufficienti a fornire informazioni utili per la determinazione del prezzo su base continuativa. In assenza di un mercato attivo, il fair value viene determinato utilizzando tecniche di valutazione generalmente accettate nella pratica finanziaria volte a stimare il prezzo a cui avrebbe luogo una regolare operazione di vendita o di trasferimento di una passività tra operatori di mercato alla data di valutazione, alle correnti condizioni di mercato. Tali tecniche di valutazione prevedono, nell ordine gerarchico in cui sono riportate, l utilizzo: Situazione al 31 dicembre

116 Informativa al Pubblico - TAVOLA 13 Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario 1. dell ultimo NAV (Net Asset Value) pubblicato dalla società di gestione per i fondi armonizzati (UCITS - Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities), gli Hedge Funds e le Sicav; 2. di prezzi quotati per le attività o passività in mercati non attivi (ad esempio, quelli desumibili da infoprovider esterni quali Bloomberg e/o Reuters o forniti da Borse e/o da circuiti elettronici di negoziazione che non presentino però le caratteristiche per essere definiti mercati attivi) o prezzi di attività o passività similari quotati in mercati attivi; 3. del fair value ottenuto da modelli di valutazione (ad esempio, Discounting Cash Flow Analysis, Option Pricing Models) che stimano tutti i possibili fattori che condizionano il fair value di uno strumento finanziario (costo del denaro, rischio di credito, rischio di liquidità, volatilità, tassi di cambio, tassi di prepayment, ecc.) sulla base di dati osservabili sul mercato, anche in relazione a strumenti similari, alla data di valutazione. Qualora, per uno o più fattori di rischio non risulti possibile riferirsi a dati di mercato, vengono utilizzati parametri internamente determinati su base storico-statistica (i modelli di valutazione sono oggetto di revisione periodica al fine di garantirne la piena e costante affidabilità); 4. delle indicazioni di prezzo fornite dalla controparte emittente eventualmente rettificate per tener conto del rischio di controparte e/o liquidità (ad esempio, il valore della quota comunicato dalla società di gestione per i fondi chiusi riservati agli investitori istituzionali o per altre tipologie di O.I.C.R. diverse da quelle citate al punto 1, il valore di riscatto determinato in conformità al regolamento di emissione per i contratti assicurativi); 5. per gli strumenti rappresentativi di capitale, ove non siano applicabili le tecniche di valutazione di cui ai punti precedenti: i) i prezzi di transazioni dirette sullo stesso titolo o su titoli similari osservate in un congruo arco temporale rispetto alla data di valutazione ii) il valore risultante da perizie indipendenti se disponibili; iii) il valore corrispondente alla quota di patrimonio netto detenuta risultante dall ultimo bilancio approvato della società; iv) il costo, eventualmente rettificato per tener conto di riduzioni significative di valore, laddove il fair value non è determinabile in modo attendibile. Si assume che il fair value iniziale di uno strumento finanziario sia sempre pari al prezzo sostenuto per l acquisto dell attività o al prezzo incassato per il trasferimento della passività, ivi inclusi i costi/ricavi accessori. Tuttavia, laddove in situazioni particolari e specificatamente documentate si determini un significativo scostamento tra il prezzo della transazione e il relativo fair value, lo strumento finanziario dovrà essere iscritto ad un valore (il fair value) diverso dal prezzo della transazione. Sulla base delle considerazioni sopra esposte e conformemente a quanto previsto dall IFRS 13, il Gruppo classifica le valutazioni al fair value sulla base di una gerarchia di livelli (Fair Value Hierarchy) che riflette la significatività degli input utilizzati nelle valutazioni. Si distinguono i seguenti livelli: Livello 1 - prezzi quotati (non rettificati) in mercati attivi per attività o passività identiche a cui l entità può accedere alla data di valutazione; Livello 2 - input diversi di prezzi quotati inclusi nel Livello 1 osservabili direttamente o indirettamente per l attività o per la passività. Appartengono a tale livello le metodologie di valutazione basate sulle valutazioni di mercato che utilizzando in prevalenza dati osservabili sul mercato, i prezzi desunti da infoprovider esterni e le valutazioni delle quote di O.I.C.R. effettuate sulla base del NAV (Net Asset Value) comunicato dalla società di gestione, il cui valore viene aggiornato e pubblicato periodicamente (almeno mensilmente) ed è rappresentativo dell ammontare a cui la posizione può essere liquidata, parzialmente o integralmente, su iniziativa del possessore; Livello 3 - input che non sono osservabili per l attività e per la passività ma che riflettono le assunzioni che gli operatori di mercato utilizzerebbero nel determinare il prezzo dell attività o passività. Appartengono a tale livello i prezzi forniti dalla controparte emittente o desunti da perizie di stima indipendenti e quelli ottenuti con modelli valutativi che non utilizzano dati osservabili sul mercato per stimare significativi fattori che condizionano il fair value dello strumento finanziario. Rientrano altresì le valutazioni degli equity non quotati corrispondenti alla frazione di patrimonio Situazione al 31 dicembre

117 Informativa al Pubblico - TAVOLA 13 Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario netto detenuta nella società o desunte da transazioni dirette osservate in un congruo arco di tempo. Sono altresì inclusi gli strumenti finanziari mantenuti al costo. Le partecipazioni includono le interessenze in società collegate e in società soggette a controllo congiunto (joint venture) del Gruppo Banca Popolare di Vicenza e sono iscritte in bilancio secondo il metodo del patrimonio netto in accordo con quanto previsto dagli IAS 28 e 31. Il metodo del patrimonio netto prevede l iscrizione iniziale della partecipazione al costo e il suo successivo adeguamento sulla base della quota di pertinenza nel patrimonio netto della partecipata. Le differenze tra il valore della partecipazione e il patrimonio netto della partecipata alla data di acquisto o del primo consolidamento, se non sono attribuibili a specifiche voci dell attivo o del passivo, sono incluse nel valore di iscrizione della partecipazione. Successivamente all acquisizione il valore della partecipazione in una società collegata o soggetta a controllo congiunto è rettificata in conseguenza delle variazioni nella quota di pertinenza della partecipante nel patrimonio netto della partecipata. Se esistono evidenze che il valore di una partecipazione possa aver subito una riduzione, si procede alla stima del valore recuperabile della partecipazione stessa, tenendo conto del valore attuale dei flussi finanziari futuri che la partecipazione potrà generare, incluso il valore di dismissione finale dell investimento e/o di altri elementi valutativi. L ammontare dell eventuale riduzione di valore, determinato sulla base della differenza tra il valore di iscrizione della partecipazione e il suo valore recuperabile, è rilevata a conto economico alla voce utili (perdite) delle partecipazioni. Qualora i motivi della perdita di valore siano rimossi a seguito di un evento verificatosi successivamente alla rilevazione della riduzione di valore, vengono effettuate riprese di valore con imputazione a conto economico, nella medesima voce di conto economico, fino a concorrenza della rettifica precedente. Le partecipazioni vengono cancellate dal bilancio quando scadono i diritti contrattuali sui flussi finanziari derivati dalle attività stesse o quando la partecipazione viene ceduta trasferendo sostanzialmente tutti i rischi e benefici a essa connessi. Conformemente allo IAS 28, i risultati d esercizio pro-quota delle società collegate e delle società soggette a controllo congiunto sono rilevate a conto economico nella voce utili (perdite) delle partecipazioni. Situazione al 31 dicembre

118 Informativa Quantitativa Informativa al Pubblico - TAVOLA 13 Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Tabella 13.1 Esposizioni in strumenti di capitale Portafoglio Bancario Esposizioni al 31/12/2013 Voci (in migliaia di euro) Livello Valore di bilancio Fair Value Valore di mercato Utili Utili/Perdite realizzati/e Perdite Rettifiche di valore Plus/Minus non realizzate 1 Plus Minus Attività finanziarie disponibili per la vendita 1 Le plus/minus non realizzate sono riportate al netto del relativo effetto fiscale. Le plusvalenze nette computate nel Patrimonio Supplementare ammontano a euro mila. Legenda: Titoli di capitale n.d. n.d (3.561) (10.836) (3.056) valutati al fair value L L1= Livello 1 L2= Livello 2 L3= Livello 3 L n.d. L n.d. valutati al costo L n.d. n.d. Quote di OICR n.d (6) (2.160) (26.804) valutati al fair value L L n.d. L n.d. Patecipazioni n.d. n.d Interessenze azionarie quotate su mercati attivi Altri titoli di capitale n.d. n.d. Totale n.d. n.d (3.567) (12.996) (29.860) Situazione al 31 dicembre

119 Informativa al Pubblico - TAVOLA 14 Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario TAVOLA 14 Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa Qualitativa (a) i) Natura del rischio tasso di interesse Il portafoglio bancario è costituito dal complesso delle posizioni diverse da quelle ricomprese nel portafoglio di negoziazione ai fini di vigilanza. Il rischio di tasso di interesse sostenuto dal Gruppo Banca Popolare di Vicenza relativamente al portafoglio bancario deriva principalmente dall attività di trasformazione delle scadenze. In particolare, è generato dallo sbilancio tra poste dell attivo fruttifero e del passivo oneroso in termini di masse, scadenze e tassi. Il rischio di tasso di interesse può essere definito come il rischio attuale e prospettico di volatilità degli utili o del capitale derivante da movimenti avversi dei tassi di interesse. Il rischio di tasso di interesse oggetto di analisi è quello connesso alle poste (attive e passive) del banking book. Il rischio di tasso di interesse è rappresentato dalla possibilità che le fluttuazioni dei tassi di interesse di mercato producano significative variazioni sulla situazione economico-patrimoniale della banca. Le variazioni dei tassi di interesse impattano sia sul risultato reddituale che sulle poste patrimoniali, in quanto possono modificare il margine di interesse (nonché il livello di altri costi e ricavi operativi sensibili ai tassi di interesse) e il valore delle attività e delle passività sensibili al rischio tasso (e per tale via il valore economico del patrimonio netto, ottenuto come differenza tra il valore delle attività e delle passività). Le differenze di carattere finanziario tra le attività e le passività presenti nel bilancio della banca, e di conseguenza la potenziale esposizione al rischio di tasso di interesse, derivano tanto dalle preferenze della clientela in merito alle caratteristiche finanziarie degli strumenti di investimento e di indebitamento, quanto dalle scelte della Banca riguardanti le modalità di raccolta e di impiego dei fondi. Alla generica definizione di rischio tasso appena richiamata, possono essere ricondotte le fattispecie di rischio di seguito riportate: - Gap / basic risk; - Lags and basis risks; - Value / market risk; - Option risk; - Volume risk; - Volatility risk; - Interaction effects. La fattispecie di rischio tasso di più immediata percezione, definita gap / basic risk, è determinata dall ampiezza del disallineamento, chiamato appunto gap, tra le date di scadenza e / o di repricing delle poste attive fruttifere e delle poste passive onerose, all interno di uno specifico periodo di analisi (il cosiddetto gapping period). Questo tipo di rischio è insito nell attività di trasformazione delle scadenze tipica degli intermediari finanziari. Il rischio che discende da tale attività non è quindi solo il rischio di liquidità, ma anche quello derivante dallo sfasamento delle date di revisione dei tassi di interesse. Inoltre, anche a parità di scadenze contrattuali, il rischio di tasso di interesse compare quando vengono contrapposti strumenti a tasso fisso e strumenti a tasso variabile. Infine, in presenza di soli strumenti a tasso variabile, il gap / basic risk emerge ogniqualvolta le date di riprezzamento delle poste attive e delle poste passive non coincidono. I lags and basis risks insorgono come conseguenza della diversa reattività (intesa sia in termini di sfasamento temporale tra le variazioni sia in termini di entità delle medesime variazioni) con la quale i tassi dei vari strumenti finanziari, attivi e passivi, si adeguano alle mutate condizioni del parametro benchmark di Situazione al 31 dicembre

120 Informativa al Pubblico - TAVOLA 14 Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario mercato. Un esempio è rappresentato dell adozione di panieri diversi di indicizzazione tra operazioni di raccolta ed operazioni di impiego. Una terza fattispecie di rischio è definita value / market risk, ed è riconducibile alle oscillazioni dei valori di mercato delle posizioni afferenti al portafoglio bancario. Ogniqualvolta vengono riconosciuti ai detentori di strumenti finanziari diritti specifici, suscettibili di impattare sui margini clientela della Banca, emerge il cosiddetto option risk. Questa tipologia di rischio è collegata, in primo luogo, alla possibilità concessa ai debitori di effettuare rimborsi anticipati su finanziamenti a medio lungo termine o di esercitare eventuali opzioni put sul debito sottoscritto e, in seconda battuta, dalla possibilità che, in particolari circostanze, alcuni strumenti non siano in linea con le condizioni di mercato (ciò si verifica tipicamente in presenza di interest rate caps, floors e collars). Il verificarsi di modifiche, sia in aumento sia in diminuzione, dei volumi intermediati nonché del mix di strumenti finanziari in portafoglio (modifiche dovute a mutamenti delle preferenze della clientela, a seguito di variazioni dei tassi di interesse) determina l insorgere di quello che viene definito volume risk. L impatto di questo tipo di rischio dipende da vari fattori, quali, ad esempio, il mix iniziale di prodotti e la definizione, nonché la commercializzazione, dei nuovi prodotti. Un ulteriore fattispecie è rappresentata dal volatility risk, riconducibile alle variazioni della volatilità dei tassi di interesse. Tale categoria di rischio acquista particolare rilevanza per il controllo dell esposizione al rischio di portafogli composti da strumenti finanziari con opzioni su tassi di interesse, in quanto il prezzo di questi strumenti finanziari è direttamente correlato con la volatilità dei rispettivi underlying assets. Infine, si osserva come, al variare dei tassi di interesse, due o più fonti di rischio possano combinarsi, ed in alcuni casi parzialmente compensarsi, dando luogo ai cosiddetti interaction effects. Schematicamente, è possibile ricondurre le numerose fattispecie di rischio di tasso di interesse appena illustrate alle tre seguenti macrocategorie: - rischi diretti, naturale conseguenza delle caratteristiche tecniche delle operazioni poste in essere dall intermediario (a questa categoria appartengono il gap / basic risk, i lags and basis risks, il value / market risk, il volatility risk); - rischi correlati, dovuti alle possibili variazioni dei flussi di cassa previsti, indotte dalle fluttuazioni dei tassi di interesse (l option risk appartiene a questa categoria); - rischi indiretti, generati da discontinuità nel sistema economico e finanziario, anche a seguito di variazioni dei tassi (una fattispecie tipica di rischio indiretto è rappresentata dal volume risk). Ai fini della policy sul rischio di tasso del banking book e, più in generale, nell ambito del processo di misurazione, controllo e gestione del rischio tasso del Gruppo BPVi, pur garantendo la necessaria flessibilità in termini di focus su fattispecie di rischio differenti, le metodologie utilizzate coprono funzionalmente le seguenti fattispecie di rischio tasso, ritenute le più rilevanti in base all attuale operatività del Gruppo: gap / basic risk, lags and basis risks, value / market risk e option risk. (a) ii) Ipotesi di fondo utilizzate nella misurazione e gestione del rischio, in particolare relative ai finanziamenti con opzione di rimborso anticipato e alla dinamica dei depositi non vincolati Le metodologie di Asset & Liability Management adottate dal Gruppo rispondono prevalentemente all esigenza di monitorare l esposizione al rischio tasso di tutte le poste attive fruttifere e passive onerose al variare delle condizioni di mercato. È prevista la produzione di una reportistica, finalizzata all analisi dell esposizione al rischio sia del margine di interesse sia del valore economico del banking book. La metodologia utilizzata per la misurazione del rischio cui è soggetto il margine di interesse d esercizio è quella basata sul modello di repricing gap, che individua gli eventuali mismatch di repricing tra le poste attive fruttifere e le poste passive onerose. Coerentemente con lo sviluppo del modello di repricing gap, viene proposta, la rappresentazione del modello di refixing gap. Tale modello analizza unicamente le poste patrimoniali a tasso variabile, per le quali individua gli eventuali mismatch di date di refixing. Situazione al 31 dicembre

121 Informativa al Pubblico - TAVOLA 14 Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario La metodologia utilizzata per la misurazione del rischio cui è soggetto il valore economico del banking book è quella basata sul modello di duration gap, il quale individua gli eventuali mismatch di duration tra le poste attive fruttifere e le poste passive onerose. Oltre alle analisi tipiche della metodologia basata sul modello di duration gap, vengono effettuate anche simulazioni ed analisi di sensitivity del valore economico del banking book a seguito di uno shock parallelo ed immediato delle curve dei tassi pari a +100 basis points e+200 basis points. Le analisi effettuate sono di carattere statico, ed escludono quindi ipotesi sulle variazioni future della struttura patrimoniale in termini di volumi e di mix di prodotto. (a) iii) Frequenza di misurazione di questa tipologia di rischio Il Consiglio di Amministrazione attribuisce alla Direzione Risk Management la responsabilità di produrre le analisi di ALM, finalizzate a istruire i temi di discussione e supportare le decisioni del Comitato Finanza e ALMs nell ambito del processo di Asset & Liability Management strategico, oltre che di provvedere alla gestione/manutenzione/evoluzione del sistema informativo di Asset & Liability Management e dei modelli che ne sono parte integrante. La reportistica è su base mensile e con la stessa frequenza è presentata al Comitato Finanza e ALMs, che è l organo preposto al coordinamento dei processi di gestione del rischio di tasso. Situazione al 31 dicembre

122 Informativa al Pubblico - TAVOLA 14 Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa Quantitativa Le prove di stress rappresentano l insieme delle tecniche qualitative e quantitative attraverso le quali il Gruppo Banca Popolare di Vicenza valuta la propria vulnerabilità a scenari di mercato avversi. Il Gruppo conduce prove di stress per la misurazione e il controllo del rischio di tasso del banking book. Le analisi di stress interessano le variabili obiettivo proprie degli approcci basati tanto sulla «prospettiva degli utili correnti» quanto sulla «prospettiva dei valori di mercato». Le prove di stress vengono condotte con le seguenti finalità: - evidenziare il rischio generato dagli eventuali mismatch tra poste attive fruttifere e poste passive onerose, e quindi delineare in modo chiaro quali siano gli interventi necessari per l attenuazione e il contenimento del rischio di tasso entro i limiti predefiniti; - produrre misure di sensitivity per il monitoraggio dei limiti operativi sul rischio di tasso. Gli scenari applicati per misurare l esposizione al rischio del margine di interesse sottendono ipotesi di shift delle curve pari a +100 basis points (stante l attuale struttura dei tassi, che per la parte a breve è prossima allo zero, l ipotesi -100 basis points non viene considerata e sostituita con l ipotesi +50 basis points). Gli scenari applicati per misurare l esposizione al rischio del valore economico del banking book sottendono ipotesi di shift delle curve pari a +100 basis points e +200 basis points. In ciascuno di questi scenari tutti i fattori di rischio subiscono il medesimo shock. A seguire si riportano i principali indicatori di rischio di tasso di interesse alla data del 31 dicembre 2013, relativi al solo portafoglio bancario. Come detto precedentemente, le stime sono condotte ipotizzando l invarianza della struttura patrimoniale in termini di volumi e di mix di prodotto. La vischiosità e la persistenza degli aggregati delle poste a vista con clientela vengono gestite attraverso l applicazione di un apposito modello interno. La necessità di valutare la vulnerabilità del Gruppo a fronte di eventi eccezionali ma plausibili ha richiesto la formulazione di scenari più complessi e articolati rispetto agli scenari di shift. Gli scenari di twist rispondono a questa esigenza: la costruzione di tali scenari (riconducibili alle topologie di steepening, flattening e inversion) prevede che vengano inizialmente applicati degli shock su specifici nodi delle curve, e che il differenziale di shock così generato tra i nodi identificati venga trasferito su tutti gli altri nodi. L applicazione di questi scenari permette di stimare indicatori di sensitivity rispetto a una pluralità di fattori di rischio, rappresentati dai singoli nodi delle curve dei tassi. I titoli azionari non quotati non sono, al momento, oggetto di specifica misurazione di sensitività. Situazione al 31 dicembre

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