Fondazione Cassa di Risparmio di Fano Le nature morte della Quadreria

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1 Fondazione Cassa di Risparmio di Fano Le nature morte della Quadreria a cura di Daniele Diotallevi

2 Presentazione Si è ritenuto utile, accogliendo l intelligente proposta di Daniele Diotallevi ieri funzionario di Soprintendenza nelle Marche oggi nostro socio e prezioso collaboratore, dare alle stampe questo piccolo catalogo, che riunisce tutti i dipinti raffiguranti Nature morte che fanno parte della Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, in modo che il visitatore potesse avere una guida, agile, e semplice, che illustrasse questo particolare settore della pittura, ritenuto di notevole importanza ancora nel settecento, epoca nella quale tali opere vennero realizzate. Non però un nuovo studio critico che riaffermasse la paternità delle tele, o la loro rilevanza, riconosciuta, quest ultima, da più parti e anche dalla partecipazione di questi dipinti ad importanti manifestazioni espositive, organizzate pure all estero. Il solo intento, e non in senso riduttivo, è stato quello di effettuare una rivisitazione delle opere, tutte di Carlo Magini, tranne una riconducibile a Sebastiano Ceccarini, e fornire elementi di riflessione ed approfondimento per le visite alla Quadreria. Fano, settembre 2015 Fabio Tombari Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Fano

3 Introduzione Le quattordici nature morte qui ricordate rappresentano parte importante della collezione di dipinti della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano. Ben tredici sono opera di Carlo Magini, (pittore fanese ( ) riscoperto e rivalutato nel secolo scorso proprio per le nature morte, ricordando che la Fondazione possiede anche sei ritratti da lui eseguiti). Il quattordicesimo dipinto poi si deve alla bottega di Sebastiano Ceccarini ( ), suo zio materno, rinomatoautore di ritratti, soggetti sacri, e pure nature morte, presso il quale Magini si formò; anche se nessuna natura morta direttamente assegnabile al Ceccarini ci è pervenuta, questa è attribuita alla sua bottega, e se il Magini è lì che lavorò per un periodo.... Nella riscoperta del Magini, è proprio al settore delle nature morte che molti storici dell arte attribuiscono il valore maggiore. In questa produzione assai vasta, se fino ad ora sono state inviduate 70 opere, viene riconosciuto che Magini riesce a cogliere, più che nei ritratti aspetti significativi della società in cui vive. Il realismo delle sue opere, viene collegato ad un recupero, un ritorno naturalistico alla tradizione seicentesca, senza la luce ed il colore che troviamo nei dipinti caravaggeschi, e neppure i sontuosi pasti fiamminghi e olandesi (forse talvolta immaginati più che ritratti), rimanendo nella linea della tradizione naturalistica emiliana e romagnola. Il tutto confluisce in opere che parlano di una vita semplice, che ruota intorno ad esistenze tranquille, in una luce soffusa, con situazioni abitudinarie, proposte con una semplicità certo costruita, ma non artefatta. L importanza dell opera del Magini non è tale da poter essere condensata in poche righe, rimandiamo dunque per analisi più meditate ai volumi qui ricordati, principalmente alla monografia curata da Pietro Zampetti, e, per vedere con quale interesse la questione delle nature morte continua ad essere seguita, l ultima esposizione realizzata sull argomento, dal titolo particolarmente in carattere, Nelle antiche cucine. C è poi un motivo, che prescinde dall autore stesso, e che mostra ancora meglio quale sia stata l importanza dell opera del Magini tanto da arrivare ad un giudizio positivissimo nei confronti delle nature morte. Ora, con il termine nature morte vengono accomunati, come è noto, i dipinti che ritraggono in genere oggetti inanimati, non persone (tranne che in dipinti di cucina ), non animali vivi, e dove non appaiono solamente piatti, bicchieri, pentolame vario, verdure e alimenti diversi, ma anche, specie prima del settecento, orologi, armi, strumenti musicali, stoffe preziose, e di tutto e di più, (le nature morte con fiori e piante ornamentali fanno quasi parte a sé). Dunque, come ricordato, senza personaggi viventi, ma biso- 2

4 gna convincersi che le nature morte, mai un termine è stato così riduttivo, e mortificante, sono forse più vive di tanti dipinti dove, pur vivi, i personaggi ritratti sono ingessati e bloccati in pose talvolta così artefatte da rappresentare davvero immagini ottenute in studio, quasi una foto cabinet ante litteram. Del resto molti ritratti, e ci si scusi di maneggiare così il paradosso, non sono forse il risultato di sedute in cui i personaggi posavano in vestaglia e papalina, magari su di un cavalletto per i grandi ritratti equestri, con i ricchi abiti, o le divise, i gioelli, le armi, e i destrieri dipinti in seguito? Le nature morte, di Magini, e di altri, (dovremmo dire dipinti di cucina e di dispensa), pur in assenza di addetti che vi lavorano, sono già in partenza, dalla prima occhiata, ben vive, con alimenti in procinto di essere cucinati, o in qualche caso, gia pronti per essere consumati, o direttamente sul tavolo dove sono, o a poca distanza, magari nella stessa stanza. In tutti i dipinti Magini raffigura sempre l angolo di quella che pensiamo essere una cucina, su un tavolo di servizio, o di appoggio, con, o senza una parete di fondo, spesso arricchita di una nicchia porta oggetti, con gli utensili e gli alimenti che si ripetono e ripropongono, spesso cambiando solo di posizione nella scena. Questo però non rende le scene copie banalmente ripetitive, né vedere oggetti di origine locale, (le terrecotte di Fratterosa, qualche ceramica di produzione pesarese), e alimenti della zona, come i formaggi, identificabili forse in caciotte urbinati fa pensare a un provincialismo riduttivo e ripiegato in se stesso. L autore utilizza quanto ha sottomano per illustrare una vita, potremmo dire di periferia, placidamente portata avanti, ma descritta in modo universale, non limitata all ambito fanese, marchigiano, romagnolo, od emiliano, tanto che gli studiosi che per primi analizzarono queste nature morte faticarono a collocarle in un ambito geografico preciso, quando Magini era ancora poco noto, e del tutto sconosciuto come pittore di nature morte. Quindi, non siamo di fronte ad un hortus conclusus elitario: nelle nature morte, troviamo una vita in fieri, pronta a muoversi, a partire, dopo il momentaneo congelamento sul tavolo, e sui muri di quest angolo di stanza, subito che incominciamo a guardare il dipinto, ad entrare nella scena. 3 Daniele Diotallevi Per approfondire: P. Zampetti (a cura di), Carlo Magini, Milano A.M. Ambrosini Massari, R. Battistini, R. Morselli (a cura di), I dipinti della Collezione Cassa di Risparmio, in La Pinacoteca Civica di Fano, Cinisello Balsamo F. Battistelli (a cura di), La Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, Fano M.M. Simari (a cura di), Nelle antiche cucine, Livorno 2015.

5 1. Carlo Magini Natura morta con due zucche, cipolle, coltello, e pentolino di rame. Olio su tela; cm. 57,5x80 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1983 Con i dipinti seguenti, ai numeri 2, 3, 4, e 5, costituisce la parte originaria della collezione di nature morte, rappresentando un gruppo unitario, per provenienza, e per realizzazione compositiva. La struttura del dipinto è dunque quella che troveremo in tutti gli altri, con gli adeguamenti di volta in volta necessari, a seconda che siano a sviluppo orizzontale o verticale. Qui, sul piano di un tavolo, visto in prospettiva, colpisce subito il verde delle due grandi zucche a sinistra (ne ritroviamo una solo nel dipinto 3), colore non frequente per Magini, e comunque minoritario quando presente, mentre è usuale il tono generale bruno rossiccio, del rame, della terracotta, del pane, e del muro stesso di fondo, quando compare. In prima fila, vediamo un vaso in terracotta, da cui sporge il manico di un cucchiaio, o di un mestolino (vedi al n. 7), forse con sugo o salsa, cinque cipolle (ne troveremo, rosse, al 9, 10, e 13), un coltello (3, 6, 7, 8), un tegame di rame, con dentro forse una zuppa, ed una arancia, frutto questo molto presente (anche in 2, 3, 6, 7, 8, 10). In secondo piano, di rinforzo, un fiasco impagliato (2, 4, 6, 7, 8), una bottiglia piena a metà, pittoricamente di maggiore resa, rispetto ad una piena, o vuota (2, 4, 5, 6, 7, 8, 10, 11), ambedue con i tipici cartoccetti come tappi, piccola pigna in terracotta (4, 11), e orcio ( truffa ) sempre in terracotta invetriata (9, 10), infine, altro punto di colore, e di attenzione che stacca violentemente, una teiera in ceramica bianca, che ritroveremo al dipinto 4. Un piano di lavoro dunque, con quanto serviva per cucinare, e di appoggio per cose già utilizzate e riportate dopo l uso. 4

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7 2. Carlo Magini Natura morta con tavola imbandita, frittata e pane. Olio su tela; cm. 57,5x80 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1983 In questo caso ci troviamo di fronte a quello che pare essere un tavolo pronto per una colazione, forse già iniziata, come attesterebbe il piatto con una frittata, di cui manca uno spicchio, su una tovaglia che, disposta un po alla sans façon, copre parte del piano, assieme ad uno strofinaccio-tovagliolo (ritroveremo entrambi nel dipinto 6). Forse il pasto è stato interrotto, come le tre fette e la mezza pagnotta, (oltre ad una intera) di pane, alimento di costante presenza (2, 3, 4, 11) mostrerebbero, assieme allo strofinaccio, che è come gettato in un viluppo, e l assenza di posate. Le due arance (una tagliata) sono anch esse una presenza costante, in quantità variate, in altri sei dipinti (1, 3, 6, 7, 8, 10). A corolla, dietro, solito fiasco impagliato, che, assieme alla bottiglia di lato alla zuppiera con coperchio (5), sono i recipienti quasi sempre presenti. Su di una guantiera in metallo, assieme alla bottiglia ci sono un bicchiere, metà pieno d acqua, ed una brocca in ceramica fiorata. L attenzione alla realtà è curata, per esempio nel piatto su cui è posata la zuppiera, o perché ancora calda, o ad evitare che il contenuto che potesse uscirne, cada sulla tovaglia. Il bianco della tovaglia stessa e del tovagliolo, invita, quasi chiama con forza, ad avvicinarsi, a partecipare. 6

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9 3. Carlo Magini Natura morta con vasetto bombè, limone, ostriche, pane e zucca. Olio su tela; cm. 57,5x80 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1983 Le ostriche sul piatto in primo piano, e i gusci di quelle aperte di fianco, ci propongono un alimento nuovo, che non ritroveremo negli altri dipinti. Vicino ci sono un coltello, presumibilmente, per aprire le ostriche, tre arance intere, ed una a metà, tagliata forse per utilizzarne il succo sopra i molluschi, al posto di quello di un limone, così grosso da parere quasi un cedro, e due pagnotte del tipo a schiera (per come venivano cotte in lunghe file), ancora unite assieme. Contro la parete, da un grosso vaso in terracotta a tronco di cono rovesciato, che ritroviamo uguale al dipinto 12, spunta un cavolfiore, ortaggio ben presente (9, 12), ( e tipicissima coltivazione fanese fino a non molti decenni or sono), un grande vaso ad un ansa, (tipica pigna di Fratterosa), sempre in terracotta, ed una grossa zucca. Così come la osserviamo, la scena ci mostra i resti (non gli avanzi) di un pasto, o la sosta durante la preparazione di una vivanda particolare, da aggiungere a quanto e già stato apparecchiato sulla tavola da pranzo, e che qualcuno sta gustando. 8

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11 4. Carlo Magini Natura morta con pane, bottiglia di vino e piatto con affettato. Olio su tela; cm. 78x62 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1983 Il dipinto, che si sviluppa in verticale, risulta come più compatto, e nello stesso tempo più armonioso e arioso dei precedenti, con la presenza nella scena di una parete di fondo, dove compare una nicchia, un vano-ripostiglio che rivedremo nei dipinti 5 e 10. Anche qui il tavolo ci appare come un piano di servizio per posare alimenti da preparare, o da servire, come il cespo di lattuga a sinistra, o riportati in cucina dopo il pasto. La presenza del piatto con cinque fette di lonza, e del salume stesso da cui risultano ad evidenza tagliate per le identiche proporzioni di magro e grasso, i due pani, la piccola pigna in terracotta, e la bottiglia, ancora una volta piena a metà, non fanno decidere per l una o l altra ipotesi. Ritroveremo ai dipinti 6 e 7 il piatto di affettato, il pane, la bottiglia, e la piccola pigna. Sul fondo una pigna più grande, con coperchio (vedi 3 e 5) ed un orcio invetriato, o truffa, come se ne vedono al nono ed al decimo dipinto Sul muro una pentola in rame, mentre a destra nella nicchia pende una lucerna ad olio in ferro, come al dipinto seguente; appoggiati la teiera bianca del numero 1 ed il candeliere a bugia in ottone molto raffigurato (5, 9, 12). Unico oggetto spurio, pur non unico nella produzione maginiana, la chiave sul bordo del tavolo, forse della dispensa, o della porta di casa, magari posata in fretta al rientro con la spesa. 10

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13 5. Carlo Magini Natura morta con aglio, piatto con trancio di carne e grembiale. Olio su tela; cm. 78x62 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1983 Con la stessa angolazione del dipinto precedente, delle medesime dimensioni, e anche alcuni degli oggetti, ne ripropone le stesse tonalità, con analoghi punti di attenzione, risultando però più luminoso. Partendo dal bordo del tavolo, anche qui c è un piatto in posizione centrale, però con un trancio di carne cruda, da preparare e da cuocere, un grembiule di fianco e due teste d aglio, una già aperta ed utilizzata; dietro, l orcio del dipinto precedente è sostituito da una pigna, sempre con coperchio, che vedevamo pure nel dipinto 4, ma a sinistra, dove qui invece fa bella mostra una zuppiera, in terracotta completamente invetriata. Il candeliere a bugia prima nel vano del muro, è ora sul tavolo, mentre la lucerna appesa, è traslata a sinistra. Nella nicchia ora ci sono una bottiglia, un vasetto bianco in ceramica che rivedremo ai dipinti 8 e 10 (e che ripropone il punto di attenzione bianco che nel precedente era costituito dalla teiera), ed un piccolo involto di carta, presumibilmente con spezie. Nell angolo di sinistra, sul muro, una padella ha sostituto il tegame che c era nel dipinto 4, sempre in rame, ma ora con un effetto più schiarente della tonalità complessiva, dato che mostra l interno stagnato. 12

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15 6. Carlo Magini Natura morta con tavola imbandita, piatto con lonza, uova al tegamino e zuppiera di rame. Olio su tela; cm. 61x78 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1984 Il dipinto, pur non costituendo una coppia vera e propria con quello seguente, si sovrappone in buona parte a questo, e per gli oggetti, e per la loro disposizione. Qui, più che vedere i preliminari della preparazione di un pasto, o di qualche piatto, parrebbe che ci troviamo davanti ad una tavola apparecchiata vera e propria, solo accennata al dipinto 2, con il piano quasi tutto coperto dalla tovaglia appena dispiegata, tovagliolo, e tutto pronto per mangiare. In prima fila, un piatto con le solite fette di lonza, viste al numero 4 e che ritroveremo nel dipinto che segue, un tegame in coccio con quattro uova appena cotte, posato su un piatto, per il calore, un pane intero, e posate, coltello e cucchiaio; subito dietro, due mele, mezzo bicchiere di vino, la solita bottiglia piena a metà. Ancora dietro un candeliere, pronto con candela, caraffa (con vino?) e mezza arancia come tappo, il fiasco usuale con cartoccetto di chiusura cilindrico, ed una zuppiera in rame con mestolo appoggiato sopra (con chissà quale minestra), sempre appoggiata su un piatto, questa volta grande, di portata, sempre, forse, per proteggere la tovaglia dal calore del contenitore. Il risultato finale, anche per la completezza della scena, risulta arioso e stimolante. 14

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17 7. Carlo Magini Natura morta con oliera, piatto con lonza e mazzo di rape. Olio su tela; cm. 47,5x62,5 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1984 Dal dipinto vengono dunque riproposti diversi dei soliti oggetti: c è il medesimo candeliere (ma qui la candela è più lunga), è identica la bottiglia, c è anche il solito fiasco impagliato, con la treccia di sollevamento in identica posizione, ritroviamo il piatto con le fette di lonza, e pure il coltello è lo stesso. Certo in tutto potrebbe essere sufficiente, per uno spuntino freddo e veloce: ci sono anche una mela ed una arancia, e, per la prima volta troviamo un mazzo di rape, forse da condire con l oliera in metallo (non la rivedremo) ed il macinino per il pepe. A ben vedere, però, manca il pane, e poi: con che cosa e in che piatto si potrebbe gustare, se si volesse, il contenuto dell alto vaso in terracotta, già provvisto di cucchiaione o di mestolo, che si trova nell angolo a sinistra, già notato nei dipinti 3, 4, e 5. Tutto ben considerato, dunque, anche in questo caso dobbiamo ritenere di trovarci di fronte ad un semplice piano d appoggio,un tavolo di servizio, se ogni scena è da considerare come un universo ben definito. 16

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19 8. Carlo Magini Natura morta con mele, piatto con formaggi, limone. Olio su tela; cm. 77x46 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1986 La scena è certo affollata, quasi costipata, dai molti oggetti che vi compaiono, ma lo sviluppo verticale del dipinto la rende abbastanza ariosa. Troviamo proprio di tutto, a cominciare dal piatto con due formaggi (gli stessi saranno anche nel dipinto seguente), poi due mele, un limone, un mestolo, che quasi separa questo gruppo dal resto che gremisce il tavolo. C è una tazza alla margherita, forse di manifattura pesarese, con un coperchio che pare non suo, ancora una volta la pigna con cucchiaio, gli immancabili fiasco impagliato e la bottiglia che quasi nasconde il vasetto bianco dalla forma particolare. Poi lo sguardo si stacca dal piano del tavolo, e percorre la parete di fondo, con sei rocchi di salsiccia, ed una padella in rame, di cui spicca la stagnatura interna, per schiarire ulteriormente la scena, come nel dipinto 5, dove ritroviamo il vasetto bianco ricordato sopra. 18

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21 9. Carlo Magini Natura morta con due cipolle rosse, cavolfiore, piatto con formaggi, tazza. Olio su tela; cm. 68x85 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1987 Lo sviluppo in orizzontale del dipinto, e l utilizzo della parete di fondo, da più aria alla scena, per i vuoti che si alternano agli oggetti, che pure non sono pochi e sono disposti, come altrove, su tre piani ideali, in diversi gruppi. Sul bordo del tavolo, un cavolfiore e due cipolle, rosse questa volta, e il piatto con due formaggi, dal dipinto precedente; dietro, sfalsato, un gruppo con bottiglia, orcio di fratte rosa a imboccatura larga, il candeliere-bugia, stavolta con candela, visibilmente usata, già visto, e che ritroveremo ancora, e la tazza in ceramica a due manici, decorata alla margherita pesarese del dipinto precedente. Sulla parete, salsicce, ora solo quattro rocchi, una teglia in rame, ancora a mostrare la stagnatura interna, e nell angolo destro, ugualmente appesi, un matterello in legno a solchi minuti e ravvicinati trasversali, per la pasta, ed un insaccato sottile dall involucro bianco. La scena è armoniosa, ma per ariosa che sia, dà come l impressione di qualche indecisione. 20

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23 10. Carlo Magini Natura morta con aglio fresco, tegame e melegrane. Olio su tela; cm. 78x46,5 Acquisto della Cassa di Risparmio di Fano, 1991 Lo sviluppo verticale facilita l apprezzamento anche di questo dipinto, che ha una precedente attribuzione, ormai caduta, a Paolo Antonio Barbieri, cui un tempo erano assegnate molte nature morte in realtà opera del Magini. Il numero e la vicinanza degli oggetti, quasi sovrapposti, soffoca però un poco la scena. Dal bordo del piano, un mazzo di aglio fresco precede una padella in terracotta (con l impugnatura cava anche per inserire un manico in legno) dal coperchio in ferro a nascondere il contenuto, forse carne, mentre di lato stanno due melograni. Questa volta manca il quasi onnipresente fiasco, ma c è la bottiglia in vetro, con davanti mezza arancia, e che fa quasi da lente con il liquido, sempre a metà, ad altre due arance. Poi l orcio di terracotta invetriata, con sopra un mestolo stagnato che brilla, ancora il macinino del dipinto 7, ed un elegante bicchiere a calice, anche questo pieno a metà di acqua, o vino bianco. Sulla parete, a grossi blocchi di pietra al solito, due coperchi in terracotta sono trattenuti da una cordicella, mentre nella nicchia a destra una ricca treccia di cipolle copre la parte bassa del vasetto bianco dei dipinti 5 e 8, qui coperto da carta, o da un tessuto sottile. Il tono rossiccio generale è mitigato dai punti bianchi e da quelli chiari, disposti strategicamente. 22

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25 11. Carlo Magini Natura morta con bottiglie, piatto di uova, carne e pane. Olio su tela, cm.76x58 Acquisto della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, 2005 I punti chiari del dipinto fanno sì che l impressione generale è quella di una scena con più respiro, perché risulta come più vuota di quanto sia nella realtà, chè gli oggetti, ben definiti, disposti in tre ranghi ideali, non sono pochi. Ovviamente, anche qui tutto è disposto non a caso, con un ordine logicamente, geometricamente studiato, in moda poter essere percepito, raggiunto con lo sguardo, con il minimo sforzo. In primo piano, sul marrone del tavolo, spiccano delle uova, forse nove, da cuocere presumibilmente, ammonticchiate su un piatto ugualmente bianco, che formando un forte stacco di colore, con la brocca a decoro floreale, mentre la piccola pigna in terracotta e la pagnotta di pane preparano ai toni più scuri della parete. Le due bottiglie invece, sempre cimate da cartoccetti, e ancora una volta piene a metà, e il mortaio in bronzo con pestello, quasi si confondono con il muro, dove si percepisce appena un mestolo appeso, mentre spiccano, con toni un poco smorzati, la scamorza (che può anche parere una vescica di strutto), la padella in rame, ed un pezzo di carne. 24

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27 12. Carlo Magini Natura morta con germano, salsicce, vaso in cotto, bugia e ciotola. Olio su tela; cm. 78,5x55 Acquisto della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, 2007 Fa coppia con il dipinto 13, di cui propone stesso formato e identiche dimensioni. La disposizione degli oggetti ed il colore, più chiaro del solito, del piano del tavolo e della parete di fondo, rendono la scena particolarmente equilibrata ed armoniosa. In primo piano, un germano, attira subito l attenzione per il cromatismo vivo, e la postura. Subito dietro, una mela, la tazza alla margherita, con coperchio come al n. 8, ed il candeliere-bugia, già in 4, 5, e 9, mentre dal grande vaso in terracotta esce, come al dipinto 3, un cavolfiore, (questa volta rosso) che si collega, come arrampicandosi e fondendovisi, alla parete. Su questa, a sinistra pendono i canonici sei rocchi di salsiccia dell ottavo dipinto, un mestolo stagnato, e singolare come utensile da cucina, una lanterna, elegante nella forma, e nei colori, ma più adatta ad un esterno, anche ad uno spalto di fortezza. La luce poi, che anche qui proviene da sinistra, è però tale da illuminare tutto in maniera uniforme, senza penalizzare alcun particolare. 26

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29 13. Carlo Magini Natura morta con pollo, prosciutto, cipolle e vaso di rame. Olio su tela; cm. 79x55 Acquisto della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, 2007 Ancora più che nel dipinto precedente, con cui abbiamo visto fa coppia, lo sviluppo verticale della scena viene assolutizzato da alcuni oggetti appesi, o posizionati verso l alto sul tavolo. Sul piano un pollo, spennato, e già aperto sul petto, per togliere qualcuna delle interiora, si lega, quasi in un unico elemento verticale con le cipolle appese sul muro, già presenti in altri dipinti, mentre, sempre sul piano, due pomodori (uno rosso, l altro verde), la grande zuppiera in rame e due arance dividono il tavolo in diagonale, quasi escludendo, emarginando il grembiule a destra. Sullo sfondo, una elegante lampada ad olio a tre luci, ben più d effetto rispetto alla lucerna in ferro dei dipinti 4 e 5, con tutti gli attrezzi di servizio che pendono, riconferma il verticalismo della scena, separando le cipolle appese a sinistra dal prosciutto che pende a destra. Anche se il dipinto risulta un poco più scuro del precedente, la sapiente e schematica distribuzione degli oggetti, fa sì che ogni cosa, e ogni suggerimento vengano percepiti perfettamente dall osservatore. 28

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31 14. Bottega di Sebastiano Ceccarini Natura morta con grosso pesce, cipolle novelle, sporta con rape, e altra sporta con pesci. Olio su tela; cm. 67,7x94,2 Acquisto della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, 2004 L unico dipinto della collezione attribuito alla bottega di Sebastiano Ceccarini, lo zio, presso il quale si formò, si differenzia in questo caso alquanto dalla tipica impostazione maginiana della scena, che è qui più raccolta, quasi compattata. Pare quasi che si sia voluto cogliere il momento in cui, al ritorno dal mercato (magari da due acquisti distinti, due sporte di paglia, elegantemente intrecciate, sono state posate, forse anche in fretta, sul tavolo di cucina. Dalla più grande spuntano rape, bietole e ravanelli, che nascondono chissà quali altri contenuti, sei cipolle novelle e due arance (che non mancano mai nel Magini), sono posate sul piano, con allo stesso livello un grosso pesce (un orata, forse), mentre nove sarde parte fuoriescono e parte fanno capolino da una sporta più piccola, questa senza manici. Pur se compressa, la scena è vicinissima all osservatore e il grande pesce, posato con il dorso verso l esterno, invita quasi ad andare più da presso, come ad entrare dentro il dipinto per vederlo meglio. 30

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33 Sebastiano Ceccarini (Fano ) Noto, importante, ed attivissimo pittore fanese del 700 fu allievo di Francesco Mancini di Sant Angelo in Vado, lavorando nella sua bottega, e per la realizzazione di molte opere, oltre che a Roma, a Forlì, e Perugia. Proprio a Roma tenne una propria attiva bottega dal 1738, con la esecuzione di molti dipinti, seguendo le orme dei più grandi maestri romani, pale d altare, soggetti profani, come allegorie e nature morte, e soprattutto ritratti, anche di personaggi noti. Rientrato a Fano nel 1754, continuò ad avere importanti commissioni, da chiese, conventi, e monasteri, ma anche dalla nobiltà locale, con l aiuto dei figli Nicola e Giuseppe, e del nipote Carlo Magini, che, tutti, si formarono con lui. La sua produzione fu numerosa, tanto che solo quelle più importanti superarono il centinaio, e molte sono tutt ora distribuite, per riferirci alla nostra città, nelle chiese di Sant Antonio Abate, nella Cattedrale, San Paterniano, San Pietro in Valle, in Episcopio, numerose nella Pinacoteca Civica, e tre fra le opere della Fondazione. Della sua opera si è detto che lo stile eclettico si traduce in forme di delicato e garbato realismo, pur non rinunciando, quando necessario all economia dei dipinti, soprattutto nei ritratti, al fasto degli abiti, arricchiti da pizzi, gioielli, e alle elaborate parrucche ed acconciature. Carlo Magini (Fano ) Nipote di Sebastiano Ceccarini, ne fu allievo e collaboratore a Perugia e a Roma dove ebbe modo di formarsi ed esercitarsi nelle diverse forme di espressione pittorica nella bottega che lo zio tenne fin oltre la metà del secolo, con produzione che copriva tutti i generi. Come il Ceccarini ritornò a Fano, dove operò fino a tarda età, anche qui, stavolta in proprio, fu autore di una vasta produzione, sia di soggetti sacri, sia di opere profane in special modo di ritratti, non limitando l attività a soggetti fanesi Pur se la notorietà di Carlo Magini, e la conoscenza di parte delle sue opere si mantenne viva nel tempo, queste furono per così dire limitate ad un ambito locale, o regionale, e risultava sotto considerata, o tuttaffatto sconosciuta ai più la produzione di nature morte. Come già ricordato, fu solo dagli anni cinquanta del secolo scorso che gli storici dell arte riscoprirono l attività del Magini, e principalmente la sua produzione di nature morte, assegnandogli a tutt oggi un corpus di una settantina di opere, che fino ad allora si ritenevano di altri autori, talvolta nemmeno individuati, e attribuite ai più varie ambiti geografici e scuole. A tal punto è arrivata la riscoperta dell opera del Magini che si ritiene ora che proprio le nature morte costituiscano la parte più importante della sua produzione, pur ricca di soggetti sacri, e di ritratti per i quali fu apprezzato dai contemporanei in maniera particolare. In conclusione, tutti quelli che lo hanno studiato, e in varia misura rivalutato la sua produzione, fra i quali Pietro Zampetti, autore della monografia a lui dedicata, hanno riconosciuto la valenza particolare delle sue nature morte, anche come testimonianza puntuale della società nella quale viveva ed operava, con capacità di sintesi che trascendeva sia il soggetto stesso delle opere, sia l ambito locale nel quale agiva. 32

34 Coordinamento: Claudio Paci Stampa: Grapho 5 - Fano Referenze fotografiche: Archivio Fondazione Cassa di Risparmio di Fano In copertina: da Carlo Magini, Natura morta con tavola imbandita, piatto con lonza, uova al tegamino e zuppiera di rame. Olio su tela; cm. 61x78, Quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano Fondazione Cassa di Risparmio di Fano Produzione artistica e letteraria riservata per tutti i Paesi. Ogni riproduzione, anche parziale e con qualunque mezzo, è vietata. Il presente volume è fuori commercio. Editore: Fondazione Cassa di Risparmio di Fano Via Montevecchio n. 114, Fano (PU) Tel. (39) / Fax (39)

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