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1 Per accelerare i tempi della pubblicazione i testi che seguono non sono stati editati Palermo, 25 settembre 2007, Inizio Requisitoria Processo Aiello Cuffaro e altri (talpe alla Dda) Pm, Michele Prestipino: Iniziamo a trattare l imputazione del reato di partecipazione all associazione mafiosa Cosa Nostra ai sensi dell art.416bis del codice penale, che in questo processo è stato contestato all imputato Michele Aiello, in aggiunta alle altre ipotesi di reato specifiche. La contestazione del reato associativo, e quindi della partecipazione, ha trovato nella formulazione del capo di imputazione una concreta specificazione in alcune frazioni di condotta e in particolare in quattro frazioni di condotta che sono state enucleate nel capo di imputazione con riferimento alla gestione di lavori, con riferimento alla raccolta di informazioni riservate da parte di pubblici ufficiali, informazioni finalizzate poi alla reimmisione nel circuito mafioso e quindi alla tutela dell organizzazione mafiosa Cosa Nostra. Informazione tutte coperte da segreto e reimmissione nel circuito mafioso in particolare attraverso la persona di Salvatore Eucaliptus, per quanto ad alcune di esse. La terza frazione di condotta che è stata contestata è quella relativa al finanziamento dell organizzazione mafiosa da parte dell imputato mediante erogazione di ingenti somme in contante. La quarta frazione è quella della disponibilità all assunzione presso imprese e società all imputato facenti capo, di diversi soggetti a seguito di segnalazioni, raccomandazioni ricevute da componenti dell organizzazione mafiosa, tra i quali i fratelli Rinella di Trabia e Nicolò Eucaliptus di Bagheria. Benché le frazioni di condotta determinate siano 4 in realtà i nuclei essenziali di queste condotte sono soltanto due, il primo connesso al profilo imprenditoriale dell attività dell imputato, secondo, il paradigma del cosiddetto patto di protezione che costituisce il segno distintivo del reato associativo quando, come è noto, a commetterlo è un soggetto che conduce un attività d impresa, imprenditoriale. L altro nucleo, il secondo, che è anch esso in questo caso specifico connesso all attività imprenditoriale di Aiello, ma che potenzialmente è scindibile, è invece attinente all attività di acquisizione di informazioni riservate. Informazioni coperte dal segreto d indagine, informazioni che in buona parte sono ulteriori e diverse rispetto a quelle che riguardavano e hanno riguardavato i procedimenti in corso nei confronti dello stesso imputato, cioè di Michele Aiello e delle sue imprese. Quindi sono informazioni che non riguardano più Michele Aiello indagato per mafia, non riguardano più Michele Aiello presumibilmente indagato in un processo sulla sanità, non riguardano più la gestione delle sue società operative nel settore della radioterapia, ma informazioni riservate che riguardano attività investigative aventi ad oggetto l attività dell organizzazione mafiosa e poi vedremo in particolare di quali specifiche attività si sia trattato. In particolare si fa rifermimento all attività di illecita acquisizione di informazioni sulle investigazioni che sono state condotte in un lungo e apprezzabile arco temporale da uno dei reparti d eccellenza dell arma dei carabinieri e cioè il Ros nell ambito delle iniziative di contrasto all organizzazione mafiosa Cosa Nostra e in particolare, nell ambito di attività, con riferimento alle ricerca di due dei più importanti capimafia da tempo latitanti, ossia Matteo Messina Denaro e il capo di Cosa Nostra, allora latitante Bernardo Provenzano. Queste informazioni venivano reimmesse nel circuito interno a Cosa nostra più vicino proprio ai due capi mafiosi. Chi è l imprenditore Michele Aiello da questo punto di vista, attraverso questo angolo prospettico del processo. L ing. Michele Aiello è l imprenditore bagherese che ha operato per lungo tempo nella realizzazione delle stradelle interpoderali, che a metà degli anni novanta si è attivato e ha operato anche nel campo sanitario in particolare nel settore della radioterapia, della diagnostica per immagini, dove ha segnato la sua presenza imprenditoriale per il tramite di alcune società, villa 1

2 Santa Teresa e società Atm, di cui Aiello era il diretto gestore e titolare di tutte o gran parte delle quote. Nell esercizio di tutte queste attività, sia la realizzazione delle strade interpoderali e sia le attività concernenti il settore della sanità, Michele Aiello ha certamente fruito dell appoggio, dell ausilio determinante, dell organizzazione mafiosa Cosa Nostra, con la quale è entrato in quel particolare rapporto di reciproco scambio di utilità che come dicevo caratterizza la condotta di partecipazione organica di chi esercita un attività imprenditoriale. È un paradigma noto nelle nostre aule, si ha da un lato un particolare ausilio da parte dell organizzazione mafiosa al quale consegue per l imprenditore l attribuzione di posizioni e vantaggi che non sarebbero stati altrimenti conseguibili, attraverso questo ausilio vengono piegate le regole del mercato, vengano realizzati interessi che perciò diventano illeciti, interessi funzionali sia al soggetto imprenditore che in tal modo diventa organico, che all organizzazione mafiosa, come vedremo. Questo determinante ausilio ha come controprestazione l impegno a finanziare l organizzazione attraverso il versamento di cospicue somme in favore delle sue articolazioni territoriali di competenza, nell ambito della scrupolosa osservanza della regole della così detta messa a posto. L ausilio ha come controprestazione l impegno, e lo ha avuto ovviamente per Michele Aiello, l assunzione di personale segnalato dai mafiosi, l impegno ad accettare le forniture da parte delle imprese amiche di Cosa Nostra, ha infine e lo vedremo in particolare nel caso di Michele Aiello, un altro impegno, quello di rendere ulteriori prestazioni e favori come l acquisizione e la reimmissione nel circuito mafioso di informazioni importanti, come appunto lo svolgimento di un ruolo di tramite, di cerniera con settori della vita pubblica con i quali l organizzazione mafiosa non avrebbe la possibilità di interloquire utilmente, per gli interessi della stessa organizzazione. Questa è la lettura degli atti del processo della pubblica accusa. Di segno opposto è quella, presentata nel corso di un lunghissimo esame, proposta dall imputato Michele Aiello, il quale si è presentato come un imprenditore che opera Sicilia, che dunque fa impresa in quella che viene definita una situazione difficile, che non lascia alternativa e, per come ci ha detto esplicitamente in alcuni passaggi del suo esame lo stesso M. A., con scelte che sono state, di conseguenza, coartate sempre e comunque dalla forza di intimidazione esercitata nei suoi confronti dall organizzazione mafiosa Cosa Nostra nelle sue diverse articolazioni. Dunque è complice, anzi come diciamo noi, vero e proprio protagonista organico di cn ai massimi vertici o vittima della mafia l ing Michele Aiello? È il tema che si propone nelle nostre aule di giustizia ogni volta che è imputato di reati di mafia un imprenditore ed è questo anche uno dei temi di questo processo che dovrà trovare nel proprio svolgimento sulla scorta dei rigorosi elementi di prova che sono stati raccolti nel corso dell istruttoria dibattimentale. Questi elementi di prova che riguardano anche la contestazione del reato associativo, hanno trovato nel corso dell istruttoria dibattimentale un ampia ed eterogenea rappresentazione. Noi, e mi riferisco allle fonte di prova che riguardano la contestazione del reato associativo, abbiamo raccolto elementi davvero eterogenei, dichiarazioni di soggetti che hanno scelto di collaborare con l autorità giudiziaria, abbiamo raccolto le dichiarazioni di numerosi testimoni, consulenti, abbiamo raccolto le dichiarazioni di imputati di questo stesso processo ma anche di imputati di reato connesso e poi abbiamo ricostruito conversazioni oggetto di intercettazioni telefoniche e ambientali e poi abbiamo fatto acquisire documenti che si sono rivelati particolarmente importanti e significativi. Si tratta di elementi di prova, tutti, che si pongono in un chiaro evidente reciproco rapporto di interazione, si combinano secondo un evidente equivalenza probatoria, un equivalenza probatoria di elementi che ha finito per caratterizzare tutti i processi di mafia celebrati nelle nostre aule, almeno negli ultimi anni. Se si volesse attribuire un ordine, anche solo di carattere logico, ai diversi elementi di prova, allora non c è dubbio che occorre prendere le mosse dalle dichiarazioni accusatorie che nei confronti di 2

3 Michele Aiello ha reso, nel corso dell istruttoria dibattimentale, il collaboratore Antonino Giuffrè. Dichiarazioni che per la loro ampiezza e complessità hanno assunto nell economia del processo la veste di chiamata di correo, nel senso più tecnico e sostanziale del termine, dopo che proprio le dichiarazioni di Antonino Giuffrè nei confronti di Michele Aiello avevano a suo tempo, ossia nel novembre del 2002, costituito l occasione per l avvio dello stesso procedimento penale per reati di mafia nei confronti dello stesso Aiello. Dunque occorre prendere le mosse proprio da Giuffrè. Antonino Giuffrè in questo processo ha reso un lungo e ampio esame e controesame e riesame nella veste di imputato di reato connesso nel corso delle udienze del marzo A seguito di una precisa richiesta della difesa di Michele Aiello, all udienza del 24 febbraio 2005 abbiamo anche esibito, e poi è stato acquisito nel fascicolo del pubblico ministero, per la parte di interesse di questo processo, il verbale illustrativo della collaborazione di Giuffré. Noi abbiamo provveduto ad analoga incombenza anche rispetto ad altri collaboratori di giustizia che pure sono stati esaminati nel corso dell istruttoria dibattimentale come aveva richiesto la stessa difesa, in osservanza del consolidato orientamento presso la corte di cassazione secondo cui la disciplina del verbale illustrativo della collaborazione si applica soltanto a chi ha fatto la scelta di collaborare dopo l entrata in vigore della legge del febbraio Sicché non è atto che produce effetti determinanti sia da un punto di vista penale che amministrativo nei confronti di quei collaboratori che avevano fatto la scelta di collaborare prima del febbraio del Giuffrè è stato tratto in arresto il 16 aprile 2002 dopo un lungo periodo di latitanza e dopo circa 2 mesi, nella metà del mese di giugno 2002 ha iniziato a collaborare con l autorità giustiziaria. GHa subito assunto gli impegni previsti dalla legge 45 del 2001 e al termine dei 180 giorni previsti dalla legge45/2001 ha anche sottoscritto il verbale illustrativo della collaborazione. È stato quindi ammesso in via definitiva al programma speciale per i collaboratori di giustizia che nel frattempo è stato anche più volte prorogato. Il percorso collaborativo di Giuffrè è lineare e senza intoppi. Giuffrè ha rilasciato dichiarazioni sia nella veste di imputato di reato connesso sia come imputato in tutti i più importanti e rilevanti processi che hanno avuto svolgimento negli ultimi 5 anni in tutte le sedi giudiziarie siciliane e non solo nei confronti dell organizzazione mafiosa Cosa Nostra. Molti di questi processi sono stati definiti con il riconoscimento della penare responsabilità degli imputati che erano stati tra l altro chiamati in causa proprio da Antonino Giuffrè e di conseguenza il suo contributo collaborativo durante questo periodo è già stato valutato positivamente in quanto alla cosiddetta attendibilità generica da diversi organi giurisdizionali, con un gran numero di sentenza che nel frattempo sono divenute definitive. Alcune di queste sentenze sono state prodotte nel corso dell istruttoria dibattimentale, faccio riferimento in particolar ad alcune decisioni che si segnalano anche da un punto di vista di attendibilità generica per i temi che abbiamo affrontato in questa sede. Faccio riferimento in primo luogo alla sentenza 6 maggio 2004, della corte di Cassazione, ed è il documento 28 della produzione del Pm acquisita all udienza del 10 maggio 2007, con la quale la Corte ha confermato la decisione della Corte d Assise di Caltanissetta dell 8 luglio 2003, processo contro Salvatore Riina e altri, imputati e condannati in via definitiva per il fallito attentato dell Addaura commesso il 21 giugno 1979 nei confronti di Giovanni Falcone. Questa motivazione della corte si segnala perché in esso è contenuto l esplicito riconoscimento dell inserimento di Antonino Giuffrè ai massimi livelli di Cosa Nostra in epoca anteriore al periodo delle stragi, quindi al Abbiamo poi prodotto la sentenza della corte d Appello di Palermo, in data 27 febbraio 2003, anche la sentenza di primo grado, sono i documenti 10 e 11 della produzione acquisita all udienza 10 maggio Si tratta della sentenza con la quale, sia in primo che in secondo grado è stata affermata la penale responsabilità di Nicolò La Barbera, di Mezzoiuso, per il reato di partecipazione mafiosa all organizzazione mafiosa C.n. La sentenza della corte di appello si segnala perché nel riconoscere la piena attendibilità delle deposizioni accusatorie che in quell occasione aveva reso Giuffrè, proprio nella fase d appello, ha ricostruito l attendibilità della ricostruzione fatta da Giuffrè durante la fase di appello, sul ruolo di Nicolò La Barbera quale punto di riferimento fino alla data del suo arresto, quindi parliamo degli anni che vanno dal fino al gennaio 2001, punto di 3

4 riferimento nella gestitone della latitanza, e di tutti gli aspetti connessi alla latitanza, sia di Benedetto Spera che di Bernardo Provenzano. Nella motivazione di questa sentenza viene riconosciuta l attendibilità, in particolare delle dichiarazione con cui Giuffrè ha ricostruito i rapporti, che attraverso Nicolò La Barbera aveva avuto fino alla data del 30 gennaio 2001 con B Provenzano e B Spera, e ha riconosciuto attendibilità alla ricostruizione di Giuffrè delle modalità, tempi, oggetto delle riunioni di vertice che si erano tenute proprio nel territorio di Mezzoiuso, in locali nella disponibilità di La Barbera e suoi parenti e fratelli, tra lo stesso Giuffrè, Spera, Provenzano, con altri capi mafia quali Pino Lipari e Tommaso Cannella, entrambi condannati più volte per il reato di associazione, condannati anche di recente anche sulla scorta delle dichiarazioni di Giuffrè e poi tratti in arresto di nuovo, ma questa è storia di questi ultimi tre mesi. Abbiamo anche prodotto, sempre in riferimento all attendibilità generica di Giuffrè, la sentenza 12 dicembre 2003 del Gup di Palermo, confermata dalla corte di cassazione. È una sentenza importante, che si segnala perché ha riconosciuto la genuinità, l attendibilità e l importanza delle plurime chiamate in causa che in quel processo Giuffrè Antonino ha effettuato nei confronti di Pino Lipari e di tutti gli altri numerosi imputati che fino alla data del 2 ottobre 2002 hanno fatto parte di quello strettissimo circuito fiduciario di tipo mafioso che garantiva la circolazione dei pizzini e quindi la comunicazione di Bernardo Provenzano, latitante, e che ne gestivano gli affari, ne curavano, amministravano il patrimonio. In ultimo abbiamo prodotto una quarta sentenza, che è quella del gup presso il tribunale di Palermo in data 27 febbraio 2004, confermata in appello l 11 febbraio Questa sentenza si segnala sotto un altro profilo perché con questa sentenza sono stati segnalati sotto un altro profilo per il reato di associazione mafiosa cosa nostra, per altro con funzioni di promotore e organizzatore, alcuni soggetti che fino al avevano occupato una posizione ed un ruolo determinante all interno di cosa nostra in particolare nelle zone di Trabia e Termini Imerese. Si tratta di Diego Rinella, di soggetti operanti nell aria di Trabia e Termini Imerese e nelle motivazioni della sentenza c è il riconoscimento del ruolo apicale fino al 2002, fino al momento del suo arresto, aveva volto Antonino Giuffrè nell ambito del mandamento di Caccamo che comprende nel suo territorio anche le zone di Trabia e Termini Imerese. Come dicevo, sono sentenze queste che forniscono una prova certa, sotto tutti i profili a partire dal periodo precedenti alle stragi, l attendibilità intrinseca delle dichiarazioni rese nei vari processi dal collaboratore di giustizia Giuffrè. Su questa attendibilità, su quella che si chiama intrinseca, certamente nessuna incidenza negativa può avere la circostanza, che è pure stata oggetto di discussione nel processo, che Giuffrè durante la sua carcerazione ha avuto la possibilità di leggere i giornali e di informarsi. In Particolare di leggere le pagine del giornale di Sicilia. Durante la discussione dibattimentale era stata avanzata una richiesta da parte della difesa di Aiello, e questa richiesta è stata respinta. Sotto questo profilo, va detto subito, a prescindere dall individuazione sotto il profilo temporale dello specifico momento in cui Giuffrè avrebbe avuto la possibilità di leggere i giornali e di guardare la televisione, deve comunque ribadirsi e sottolinearsi che tutte le notizie riguardanti Michele Aiello e le vicende processuali che lo hanno riguardato hanno avuto una vasto eco sulla stampa solo dal giorno 6 novembre 2003, cioè quello successivo al suo arresto e l arresto di Giuseppe Ciuro e Giuseppe Riolo. Al 6 nnovembre 2003 il termine di legge dei 180 giorni perché il collaboratore renda le sue dichiarazioni era già trascorso da quasi un anno. Giuffrè, lo ricordo, ha sottoscritto il verbale della sua collaborazione l 11 dicembre 2002 e in questo verbale già figurano le dichiarazioni che nel frattempo Giuffrè aveva reso sui fatti, sulle vicende, sulla persona di Michele Aiello, dichiarazioni che ha poi reiterato nella sostanza durante l istruttoria dibattimentale. Detto questo, va anche detto c he di Giuffrè, con i consenso delle parti, nell udienza dell 8 marzo 2005, all apertura del suo esame, sono state acquisiti i verbali di altri processi, in particolari le dichiarazioni che Giuffrè ha reso di fronte al tribunale di Termini Imerese nell ambito del processo a Giuseppe Biondolillo e altri, durante l udienza dibattimentale del 16 ottobre Nel corso di quella lunga deposizione, il verbale ne da ampio conto, Giuffrè ha ricostruito la propria storia personale all interno dell organizzazione mafiosa Cosa Nostra ed ha chiarito circostanze 4

5 modi e tempi del suo avvicinamento e della sua affiliazione agli inizi degli anni ottanta all organizzazione all interno della famiglia di Caccamo e omonimo mandamento. In quella deposizione ha chiarito circostanze, modi e tempi della successiva assunzione, in via temporalmente graduata di cariche formali all interno dell organizzazionee e in particolare della carica di rappresentante del mandamento di Caccamo, carica conferitagli da salvatore Riina nel 1987 epoca in cui, nella sua qualità di capomandamento di Caccamo, entra a far parte della commissione centrale di Cosa nostra. Sempre in quel verbale Giuffrè ci ha dato contodelle circostanze, modalità e tempi con le quali dopo il 1993, dopo le stragi aveva svolto un ruolo apicale, di vertice, tra l altro suolo riconosciuto dalle sentenze ai sensi dell articolo 416bis comma 2 in relazione a questi periodi, un ruolo apicale all interno di quel ristretto gruppo attraverso il quale Bernardo Provenzano dal ha ininterrottamente governato cosa nostra fino alla data del suo arresto. Sempre in quella lunga deposizione di fronte al Tribunale di Termini Imerese Giuffrè ci ha chiarito circostanze tempi modi del suo arresto e della successiva scelta di collaborare, raccontando la genesi del suo rapporto di collaborazione, avvenuto su sua richiesta senza lo svolgimento di colloqui investigativi, e soprattutto ci ha chiarito le motivazioni della sua scelta. Dopo di che Giuffrè ha reso l esame nell istruttoria dibattimentale di questo processo e in tutta la fase iniziale dell esame Giuffrè ha tenuto conto del fatto che era stato acquisito il verbale delle deposizioni di fronte il Tribunale di Termini Imerese. Durante l esame reso in questo processo Giuffrè ha in primo luogo ricostruito, con molto particolari, i contatti personali ed epistolari che aveva avuto fino a pochi giorni prima il suo arresto, quindi fino ad aprile del 2002, con Bernardo Provenzano allora latitante. Ha riferito in particolare degli incontri con Provenzano e dei temi affrontati durante questi incontri e in particolare ci ha fornito indicazioni assolutamente specifiche che erano stati utilizzati e reciprocamente utilizzati per il recapito della corrispondenza tra i due capi latitanti e per l organizzazione degli appuntamenti. In questa prima parte dell esame Giuffrè sotto questo profilo ci ha indicato una per una le persone che fino al suo arresto avevano il contatto per raggiungere Provenzano e ne costituivano altrettanti tramiti nei rapporti anche epistolari con il resto dell organizzazione mafiosa. Giuffrè nel corso dell esame ha ricordato di aver fatto questo dettagliato elenco per la prima volta nel suo primo interrogatorio reso al pm come collaboratore di giustizia e quindi nella data del giugno Quindi in epoca non sospetta. Viene chiesto a Giuffrè, quale fu l oggetto del primo interrogatorio dopo ache lui aveva preso la decisione di collaborare, del Giuffrè risponde, [Prestipino legge] penso di non sbagliare, l argomento iniziale, forse l argomento più importante è stato Bernardo Provenzano. Pm: lei ricorda in quell interrogatorio chi indicò come possibili tramiti per arrivare alla cattura di Provenzano per tutte le zone di cui abbiamo parlato e in particolare per Bagheria? Giuffrè: in modo particolare, per quanto riguarda Bagheria, ho indicato Pietro Loiacono e Onofrio Monreale, Pino Pinello su Baucina e poi persone di Ciminna di cui ho parlato in precedenza: Angelo Tolentino, Nino Episcopio e sempre per quanto riguarda il contesto di Mezzoiuso, l ambito familiare di Nicola La Barbera, ma in modo particolare ho indicato su Ciminna Ciccio Episcopo, Nino Episcopo e Angelo Tolentino. Ecco dunque quali erano i tramiti operativi di Bernardo Provenzano fino al 16 aprile 2002, nelle zone di interesse in questo processo. Pietro Loiacono e Onofrio Monreale du Bagheria, Pino Pinello su Baucina e La Barbera per Mezzoiuso e i fratelli Eposcopo e Angelo Tolentino su Ciminna. Il paese che fino all estate del 2002, quindi oltre la catture di Giuffrè e la data in cui segretamente aveva iniziato a collaborare, era stato proprio il quartier generale per gli appuntamenti e le riunioni e lo smistamento della posta di Provenzano il quale, divenuta pubblica la notizia della collaborazione di Giuffrè, il 20 settembre del 2002, aveva immediatamente spostato il quartier generale da Ciminna a Bagheria- Villabate e non era la prima volta che Bagheria assumeva il ruolo di quartier generale, Si trattava solo di un ritorno. Si tratta di nomi e circostanze cui ha fatto ampio cenno il colonnello Antonio Damiano nel corso dell udienza del aprile 2005, riferendoci sulle attività e sui risultati dell attività di investigazione condotte dal Ros negli ultimi 4-5 anni, in particolare sull area territoriale di Bagheria. Basti qui dire che le indagini che si sono sviluppate sia da parte del Ros che della polizia di Stato a seguito delle dichiarazioni di Giuffrè, indicazioni 5

6 specifiche ne dimostrano la fondatezza, la rilevanza, l attendibilità di quelle dichiarazioni sul punto specifico. Ne fa prova, l esito del processo Grande mandamento di cui sono stati acquisiti all interno di questo processo la richiesta di rinvio a giudizio, il decreto che ha disposto il giudizio, il dispositivo del giudizio abbreviato con il quale in primo grado è stata definita la posizione di un gran numero di imputati. E sono i documenti 2 3 e 4 che abbiamo acquisiti all udienza del 20 giugno Giuffrè nel corso del suo esame ci ha poi riferito sul sistema di comunicazione facente capo a tutti i capi mafioso, a lui e a Bernardo Provenzano, in particolare in merito alla circolazione dei cosidetti pizzini. Ci ha parlato dei destinatari dei pizzini. Ci ha riferito dei mittenti e ci ha spiegato le ragioni per cui lui, Giuffrè, ne aveva conservati, anche se occultati, un così cospicuo numero, e cioè tra quelli che sono stati poi rinvenuti e sequestrati. Giuffrè si è poi soffermato sui soggetti e sul contenuto dei diversi rapporti epistolari che intratteneva con gli altri capi mafiosi e in particolare ha trattato del rapporto che aveva con Provenzano. Sulla base di queste premesse, Giuffrè ha poi affrontato il tema oggetto del processo. L esame è iniziato con domande sulla posizione, sul ruolo, occupato da Michele Aiello nell ambito di Cosa Nostra. Possiamo sintetizzare le dichiarazioni di Antonino Giuffrè su Michele Aiello con il riferimento in particolare a tre punti. Nel corso del suo esame, nel fornirci il quadro della posizione e del ruolo di Aiello nell ambito di Cosa Nostra, Giuffrè ci ha innanzitutto Punto1: riferito sui suoi rapporti di conoscenza, suoi di Giuffrè prima con il padre dell ingegnere Aiello, cioè Gaetano Aiello e poi con l ingegnere personalmente e direttamente. Punto 2: ha ricostruito le relazioni mafiose di Michele Aiello in particolare nell ambito della famiglia di Bagheria, ci ha spiegato, passo passo, le ragioni e lo sviluppo della particolare protezione che il capo d Cosa Nostra Bernardo Provenzano ha riservato a Michele Aiello, e ce ne ha fornito i motivi Punto 3: ha fatto specifico riferimento e ci ha spiegato l intreccio di interessi connesso alle attività imprenditoriali di Michele Aiello, indicandolo come un imprenditore di fatto organico all organizzazione mafiosa che da tempo ha sistematicamente finanziato, sia attraverso elargizioni spontanee sia soprattutto attraverso l adesione al sistema della messa a posto delle attività esercitate e dei singoli lavori realizzati. Partendo dal primo dei tre profili che ho indicato: Giuffrè ci ha in primo luogo riferito di aver conosciuto, per quanto in maniera superficiale, Michele Aiello negli anni ottanta. Ma ci ha detto che aveva approfondito tale rapporto di conoscenza agli inizi degli anni novanta, quando era accaduto un fatto particolare. Dice testualmente Giuffrè: Conoscerò Michele Aiello negli anni novanta perché ci sarà un passaggio importantissimo per lui, probabilmente il più importante. Dovremmo essere attorno al 91, e qua ci dovrebbe essere quella famosa data dell arresto di Nicola Eucaliptus, io conoscerò indirettamente Michele Aiello tramite Nicola Eucaliptus. Conoscevo già Michele Aiello come un ingegnere, come un imprenditore però mi sarà detto da parte di Nicola Eucaliptus che lo stesso Michele Aiello si era avvicinato alla famiglia mafiosa, cioè alla corrente, alla parte di Nicola Eucaliptus e di Bernardo Provenzano. Giuffrè ci ha poi specificato quale era stata l occasione concreta che aveva messo in contatto diretto, sia pure con il tramite di Nicola Eucaliptus, Michele Aiello con Antonino Giuffrè. Dice testualmente Giuffrè: conoscerò Michele Aiello nel contesto di una strada interpoderale che interesserà a me personalmente, nel mio paese, che sarà nell interesse dei fratelli Liberto su Caccamo, dove il Giorgio e il Giovanni Liberto sono uomini d onore della mia famiglia, ragion per cui farò il favore della mia famiglia con l interessamento a favore dei Liberto per fare questa strada interpoderale. Ci ha spiegato Giuffrè che già prima del 90-91, quando colloca questa circostanza, quindi negli anni ottanta, aveva già conosciuto personalmente il padre di Michele Aiello, Gaetano Aiello. Giuffrè ha indicato Gaetano Aiello come un abituale frequentatore di Cosimo Lanza, uomo d onore che per un periodo di tempo aveva avuto la coreggenza della famiglia di Bagheria assieme con Franco Baiamonte, soggetto quest ultimo legatissimo, allora, a Bernardo Provenzano. Ci ha detto Giuffrè 6

7 che Cosimo Lanza, testualmente Era colui che intratteneva contatti con altri esponenti di rilievo di Cosa Nostra, in particolare con il Presti Filippo con i Greco di Ciaculli. Di natura imprenditoriale E ci ha detto che Cosimo Lanza alla fine era stato ucciso in una delle tante guerre di mafia che aveva visto contrapposti schieramenti anche sull area territoriale ove ricade Bagheria. In questo contesto, ci ha detto Giuffrè Gaetano Aiello aveva intrattenuto stretti rapporti imprenditoriale quindi vere cointeressenze economiche, anche di tipo socetario con il gruppo dei Mineo e in particolare con Antonino Mineo uno dei capi storici della famiglia mafiosa di Bagheria, con il quale, ha detto Giuffrè Gaetano Aiello era particolarmente legato. Giuffrè ha poi riferito sui rapporti che Michele Aiello aveva stretto con la famiglia mafiosa di Bagheria in epoca successiva. Ci ha parlato di queste relazioni mafiose indicandoci di quali punti di riferimento importantissimi di queste relazioni, dapprima Nicolò Eucaliptus e quindi Pietro Loiacono. A seconda dei rispettivi periodi di disponibilità nel senso dei periodi di libertà da provvedimenti restrittivi che avevano riguardato entrambi questi capi mafiosi negli anni novanta in particolare. Ricostruendo la vicenda e il succedersi di questi rapporti, Giuffrè ha testualmente affermato che Michele Aiello si era avvicinato al gruppo dell Eucaliptus e del Provenzano, poi probabilmente sarebbe nel 1993, all arresto di Nicola Eucaliptus, all ingegnere Aiello mancherà il punto di riferimento basilare, che era Eucaliptus. L ingegnere Aiello dice Giuffrè sa perfettamente che io faccio parte del gruppo del Provenzano, sa che faccio parte e sono legato in maniera particolare a Nicola Eucaliptus, sa che sono in modo particolare legato ad Antonio Gargano ed automaticamente si viene a rivolgere a me. Ci abbiamo il discorso d entrata, grosso modo quello della strada di Liberto, poi ci abbiamo il discorso delle conoscenze di suo padre e diciamo che per un periodo di tempo su Bagheria, quasi quasi, diventerò io il punto di riferimento di Michele Aiello. Del discorso informerò il Provenzano e dopo un periodo di tempo, si era affacciata la figura di Pietro Loiacono, sento il dovere di mettere Michele Aiello nelle mani di un'altra persona giusta del discorso mafioso di Bagheria. Ha aggiunto Antonino Giuffrè che a questo punto, sempre in accordo con Provenzano informato di tutto, aveva provveduto a quelle che lui stesso, il collaboratore, ha chiamato le presentazioni tra Michele Aiello e Pietro Loiacono. Presentazioni, lo ha detto chiaramente Giuffrè, dal punto di vista mafioso, perché dal punto di vista personale di rapporti altri e diversi da Cosa Nostra, Michele Aiello e Pietro Loiacono già si conoscevano. E questo è un dato pure acquisito nel corso dell istruttoria dibattimentale. E da allora, ci ha detto Giuffrè, che inizia il cammino nuovo dell ingegnere Aiello nei rapporti con Cosa Nostra di Bagheria che portano a Bernardo Provenzano. Nello specifico i rapporti che agli inizi degli anni novanta erano intercorsi tra Michele Aiello e Nicola Eucaliptus ci sono stati spiegati da Giuffrè, il quale in via preliminare ci ha spiegato chi era, in quel momento, agli inizi degli anni novanta, Nicola Eucaliptus e di quali speciali rapporti fossero entrambi legati lui Giuffrè con Nicola Eucaliptus, in un medesimo contesto, che ne accumunava la specifica appartenenza all organizzazione mafiosa che era appunto la comune condivisione dello schieramento facente capo direttamente al capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. Ci ha detto su questo punto, dei rapporti con Eucaliptus, Giuffrè io con Eucaliptus, in modo particolare dopo l arresto di Nicola Gargano, restiamo particolarmente legati, e d'altronde siamo molto legati e molto vicini a Provenzano. Quindi io, avendo già un mandamento nelle mani, diciamo che godo di un prestigio in più da parte di Nicola Eucaliptus, quindi spesso e volentieri parliamo e lo stesso mi tiene informato dei discorsi su Bagheria. Proprio nell ambito di questo particolare rapporto che legava Eucaliptus a Giuffrè, ci ha detto il collaboratore, Nicola Eucaliptus gli aveva parlato dell ingenere Michele Aiello. Gliene aveva parlato come di un imprenditore che si era avvicinato alla famiglia mafiosa di Bagheria che si comportava molto bene tanto che in una circostanza nell approsimarsi di un Natale a cavallo del , Michele Aiello aveva contribuito alle esigenze della famiglia e dei carcerati. Lo aveva fatto con un versamento volontario di 100 milioni di lire in una sola volta, versamento effettuato 7

8 nelle mani di Nicola Eucaliptus. Dice Giuffrè testualmente in modo particolare, c è stato un discorso che mi è rimasto particolarmente impresso, che mi dirà dell avvicinamento del Michele aiello a loro, cioè al nostro gruppo. E nello stesso tempo c è un fatto importantissimo, che siamo nelle vicinanze del Natale, però signor presidente non ricordo esattamente se era il 90 o il 91, e Nicola Eucaliptus con un certo stupore, mi dice sai l ingegnere Aiello oltre a essersi messo nelle nostre mani, nell avvicinarsi delle festività natalizie, per la nostra famiglia e per i carcerati in modo particolare ci ha offerto la somma di 100 milioni, di allora dice Giuffè e prosegue diciamo che questo è un discorso che mi è rimasto particolarmente in mente e mi serve, se ce ne fosse di bisogno, di spinta a portare avanti Michele Aiello nell ambito di Cosa Nostra, in modo particolare di Bagheria. Questo, diciamo è uno dei motivi più importanti che mi porta a metterlo nelle mani dell atro nascente di Bagheria, Pietro Iacono, che poi siamo sempre nel contesto Provenzano. Giuffrè, sulla natura di questa generosa dazione, di 100 milioni di lire è stato assolutamente chiaro, perché sul punto dopo l esame è stato nuovamente interpellato e ha sempre ribadito che, per come gli era stato riferito da Nicola Eucaliptus, quei 100 milioni costituivano il frutto di una vera e propria donazione spontanea, non di un adempimento di messe a posto di lavoro e di altre attività imprenditoriali. In particolare Giuffrè lo haribadito e chiarito ancora all udienza del 9 marzo 2005, quando uno dei difensori ha chiesto Senta, ma Eucaliptus le disse che questi 100 milioni erano un regalo, Giuffrè Eucaliptus, ripeto sempre le stesse cose avvocato, è rimasto sorpreso dell azione dell ingegnere Aiello, appositamente perché era un dono, un regalo dell ingegnere Aiello alla famiglia di Bagheria e in particolare per i carcerati. A seguito della contestazione di precedenti dichiarazioni rese da Giuffrè nel corso dei suoi interrogatori al pm, Giuffrè ha ribadito e spiegato Signor presidente, l ingegner Aiello non è che prende 100 milioni così, che sarebbe troppo bello, ma sempre questo è un investimento sul futuro, perché appositamente l ingegnere aiello ha di bisogno perché ha dei lavori nelle zone di Caccamo e di altre parti. Allora viene chiesto Ma scusi, questi sono lavori per cui lui paga già la messa e posto?, Giuffrè: non c entra, signor presidente, il discorso della tangente è uno, il discorso dei 100 milioni è tutto un altro discorso. Insomma nelle parole di Giuffrè, per come la circostanza gli era stata rierita da Nicola Eucaliptus, la dazione della somma serviva a Michele Aiello come prezioso passpartout per ingraziarsi in gruppo di Cosa Nostra al quale lui si era avvicinato, quello che in quel momento faceva capo a Nicola Eucaliptus e quindi a Bernardo Provenzano. E dunque quella dazione non aveva causa in messa a posto di lavori o attività imprenditoriali, era un altra cosa. Giuffrè ci ha spiegato, gli equilibri mafiosi che governavano su Bagheria e ci ha detto che Bagheria, da sempre, si dagli anni ottanta era la roccaforte di Provenzano ed infatti di Bagheria Provenzano aveva fatto il quartier generale e, nel corso del suo esame, Giuffrè ci ha spiegato gli appuntamenti che Provenzano teneva, vere e proprie riunioni di vertici mafiosi, siamo nella meta degli anni ottanta, riunioni e appuntamenti che venivano organizzate da Franco Baiamonte e Nicola Eucaliptus anche presso locali nella loro diretta disponibilità, come la casa d abitazione di Nicolò Eucaliptus che allora era in costruzione, in contrada Consona a Bagheria. E a Bagheria, ci ha detto Giuffrè, Provenzano dalla fine degli anni ottanta, aveva potuto contare su diversi esponenti di punta, lui, Giuffrè l ha chiamata la triade: certamente Nicola Eucaliptus, che dopo l arresto di Nino Gargano era stato chiamato ad occuparsi della famiglia e del discorso di Provenzano. Lo aveva fatto, dice Giuffrè, fino ai giorni nostri, anche con il genero Onofrio Monreale. A Bagheria Provenzano poteva contare su Nino Gargano, che per un periodo era stato il rappresentante della famiglia, e su Greco, che aveva pure lui un ruolo apicale e formalmente svolgeva le funzioni di consigliere della famiglia. Poi, ci ha detto Giuffrè, agli inizi degli anni novanta, Nicolò Eucaliptus era stato arrestato, Michele Aiello aveva potuto fare riferimento su di lui, su Giuffrè, per poi assumere come proprio punto di riferimento mafioso Pietro Loiacono. Puntualizza Giuffrè per un perdilo Michele Aiello si rivolgerà a me per il discorso della messa a posto in determinate zone, su come si deve muovere, e poi io lo metterò nelle mani di Pietro Loiacono. Giuffrè ovviamente spiega perché si era rivolto a lui e indica il motivo della precedente circostanza, indica il motivo della particolare vicinanza, di 8

9 cui Michele Aiello era ben consapevole, tra Giuffrè e Nicola Eucaliptus. Ovviamente, ci ha detto Giuffrè, lui non si era tirato indietro all idea di sostituire, seppur momentaneamente, il punto di riferimento mafioso per Michele Aiello, per le sue esigenze di attività, per le sue messe a posto e per tutto. In questa particolare fase, di transizione, lui personalmente, Giuffrè si era occupato delle messe a posto delle strade interpoderali che le imprese di Aiello avevano in fase di realizzazione e aveva costituito per lui un punto di riferimento per ogni tipo di necessità, anche fuori territorio, cosa che sarebbe accaduta anche in futuro. Ha aggiunto Giuffrè, che si era adoperato in tal modo, anche per questa fase transitoria, soltanto dopo averne parlato a chiare lettere con Provenzano. Chwe già era stato informato dagli Eucaliptus sull avvicinamento e sulle dazioni di denaro. In quel periodo, ci dice testamente Giuffrè non sono a conoscenza di discorsi tra Provenzano ed Aiello, per me è la prima volta che parlo di Aiello con Provenzano, però il Provenzano era al corrente, perché Eucaliptus si era messo a posto con il Provenzano, per meglio dire aveva informato dell avvicinamento del Michele Aiello prima, del discorso dei 100 milioni, e tutto. Cioè il Provenzano sapeva tutto, nello stesso tempo mi dava lo sta bene perché trattavasi di persona che si ci può affidare. Ci spiega Giuffrè, lo ha ripetuto anche all udienza del 9 marzo 2005, alla domanda su cosa avesse fatto lui Giuffrè per Michele Aiello, risponde vado a fare da ponte di congiunzione tra lui e il gruppo di Bagheria e Bernardo Provenzano. E ha proseguito spiegando appunto cosa avesse fatto per Michele Aiello, aggiungendo Ci faccio un regalo all ingegnere Aiello, un regalo grandissimo, che spesso è un termine che non si viene a capire, ma è quello il passaggio che poi nel futuro si troverà a cambiare, che gli metterò in contatto altre persone e nello stesso tempo, nel momento in cui io parlo con Provenzano, lui è autorizzato, e lo sa e lo capisce, continuare la sua attività tranquillamente perché ha le spalle coperte. Ci ha detto Giuffrè per un periodo, per quanto breve, di transizione tra Nicola Eucaliptus e Pietro Loiacono, si erano sviluppati rapporti personali e diretti tra lui, Giuffrè e Aiello. Dice testualmente il discorso è continuato così, ci incontravamo presso il suo ufficio, però è stato un periodo abbastanza limitato, poi verrà fuori la figura di Pietro Loiacono, io conoscerò Pietro Loiacono, lo conoscerò nell ambiente di Provenzano e arrivati a un certo punto, sempre d accordo con Provenzano, l ho passato, diciamo, a Pietro Loiacono. E fino al 2001 Michele Aiello per alcuni versi, diciamo che le notizie messe a posto e altre, mi arrivavano attraverso Pietro Loiacono e altri. Cioè il discorso ha funzionato da allora fino a quando le condizioni permettevano il movimento del pietro Loiacono stesso. E il Giuffrè ci ha spiegato chi è Pietro Loiacono e ciha detto che è un uomo d onore della famiglia di Bagheria, che come tale gli era stato, a lui Giuffrè, formalmente presentato come uomo d onore, attorno agli ani 90, e dice Giuffrè, Pietro Loiacono si abffaccerà sulla ribalta di cosa Nostra dopo l arresto di Gargano e quello successivo di Nicola Eucaliptus. Loiacono, ci ha detto Giuffrè, manteneva stretti rapporti con bernardo Provenzano, si era occupato di lui subito dopo che Eucaliptus si era trovato nell impossibilità di provvedervi perché tratto in arresto. Con Provenzano, ha specificato Giuffrè, Loiacono era in rapporti epistolari, tant è che in un paio d occasioni Provenzano gli aveva trasmesso anche biglietti allegati che provenivano da Loiacono ed erano appunto indirizzati a Provenzano. Si trattava di biglietti che riguardavano vicende che poi doveva gestire lui nel mandamento di Caccamo e quindi, come soleva fare ogni tano, il Provenzano aveva allegato alla sua lettera anche il biglietto o la copia di Pietro Loiacono. Tra il il 2001, ci ha detto Giuffrè, Loiacono era uno dei punti di riferimento di Provenzano su Baghero, e quindi, ha detto Giuffrè che dopo averne parlato con Provenzano aveva presieduto alla presentazione formale di Michele Aiello a Pietro Loiacono. Non era una presentazione tra uomini d onore perché Michele Aiello non era e non è uomo d onore normalemtne affiliato, ci ha detto però che era una presentazione da un punto di vista formale perché loiacono veniva presentato come lui lo stava facendo, a Michele Aiello come un punto di riferimento preciso di carattere mafioso al di là delle appartenenze di tipo formale a seguito di combinazioni. 9

10 E ha aggiunto giuffrè. Il rapporto traaiello e Loiacono si era sviluppato dopo la fase di Michele Eucaliptus e dopo la fase transitoria in cui il ruolo era stato svolto da Giuffrè. In quel periodo, ha detto Giuffrè, era stato Loiacono ad occuparsi dell Aiello. Testualmente dal 1994 in poi non incontrerò Michele Aiello però io con Michele Aiello indirettamente sono in continuo contratto tramite il Provenzano, ma io sono rimasto un punto di riferimento per fuori, buona parte dei discorsi di Aiello per fuori passavano da me. Lo vedremo, Giuffrè in questa fase dell esame intendeva riferirsi alla sua, di Giuffrè, attività di messe a posto che sono continuate nel 2001, per i lavori delle stradelle interpoderali che l impresa di Michele Aiello effettuavano fuori dalla provincia di Palermo e in particolare in quella di Messina, e questi sono i famosi discorsi di fuori cui fa riferimento Giuffrè. È stato sollecitato Giuffrè su quali specifici vantaggi avessero tratto reciprocamente Cosa Nostra e Michele Aiello dai rapporti che quest ultimo aveva intrattattenuto con i principali vertici mafiosi di Bagheria. E Giuffrè, nell udienza del 9 marzo 2005 si è a lungo soffermato sulle ragioni e sui motivi che hanno da sempre spinto Cosa Nostra ad avvicinare all organizzazione, in varie forme, anche attraverso rapporti di compenetrazione del tutto organici, soggetti, in particolare coloro che esercitano attività imprenditoriali. Su questo punto Giuffrè è stato molto chiaro, testualmente da parte di cosa nostra c è un discorso di natura econoca importantissimo, che va dal discorso della tangente, dal discorso della fornitura dei mezzi, inerti, ferro, cemento, movimento terra e trasporti, e c è un altro motivo importantissimo, che si ripercuote sui rapporti di potere, cioè questo cunnubio che si viene a creare tra cosa nostra e la parte imprenditoriale, automaticamente acquisisce una certa forza cosa nostra perché sfrutterà alcuni imprenditori per trarne dei vantaggi non solo economici ma anche favori che poi vanno ad interessare altri organi dello stato. In una parte privata del processo è stato chiesto a Giuffrè, se da questo punto di vista, in base alle sue conoscenze, per Michele Aiello ci fossero stati questa tipologia di vantaggi di cui lui stesso aveva parlato, e Giuffrè ha testualmente risposto Aiello interessava nel discorso imprenditoriale, cioè interessava, ripeto ancora una volta, perché erano in crisi personaggi di Bagheria e interessavano personaggi nuovi nel discorso imprenditoriale, che poi andrà a sfociare nei discorsi della diagnostica, discorsi che vanno a interessare contatti con i politici, con i vari assessorati e così via di seguito. E tutto questo, tranquillamente, anche da parte di Aiello, c è stato. E alla sucessiva domanda, nello specifico quali contatti politici a favore di Cosa Nostra ha creato Aiello?, Giuffrè ha aggiunto Aiello ormai faceva parte appositamente del gruppo di potere più importante di Bagheria, era una pedina di Provenzano e della famiglia, con cui giustamente l Aiello era particolarmente legato. E nel momento in cui Aiello entra a far parte, non da mafioso ma, diciamo, come qualcuno che appoggia quel gruppo mafioso, deve portare avanti quella strategia di quel gruppo e la porta avanti sia da un punto di vista imprenditoriale, sia da un punto di vista sociale, si da un punto di vista prettamente politico. E Aiello ha concluso Giuffrè, anche sotto questo profilo aveva fatto la sua parte. Giuffrè si è poi soffermato sui rapporti e sulle relazioni che nel tempo Aiello aveva stretto con esponenti di famiglie mafiose diverse da quella di Bagheria. Ed in particolare con la famiglia mafiosa di Trabia, capeggiata da Salvatore Rinella, che ne era il rappresentante, coadiuvato dai fratelli Diego, detto Dino, e Piero Rinella. [ ]. Ha specificato Giuffrè che Aiello aveva rapporti con i fratelli Rinella, ha detto sapevo che già da quando eravamo liberi già c era un rapporto tra Salvatore Rinella e Michele Aiello, e quando lo stesso Salvatore Rinella era latitante so che Michele Aiello si incontrava con i fratelli e se ricordo bene c era addirittura il Piero che lo andava trovare di tanto in tanto a Bagheria. Di questi rapporti Giuffrè ci ha detto di essere stato messo a conoscenza da Salvatore rinella, che da sempre a Bagheria aveva sempre avuto buoni rapporti con Nino Gargano e con lo stesso Aiello per motivi di lavoro, e questi rapporti, come quelli intrattenuti dagli altri due fratelli, erano rapporti che lo stesso Giuffrè, come capo del mandamento conosceva e aveva autorizzato. Arriviamo al terzo profilo delle sue dichiarazioni. Giuffrè si è soffermato sulle attività imprenditoriali nelle quali era stato impegnato Michele Aiello e si è soffermato in particolare sui 10

11 suoi personali interventi, di Giuffrè, per la messa a posto di lavori ed attività. Dice Giuffrè Michele Aiello io l ho conosciuto come imprenditore che si occupava, diciamo, di strade, in modo particolare interpoderali. Ha poi fatto riferimento Giuffrè alle stradelle interpoderali che Michele Aiello aveva realizzato sul suo mandamento, quindi nella zona di Caccamo. A Caccamo Aiello aveva come riferimento l ingegnere Antonino Guzzino, uomo d onore dell importante famiglia mafiosa dei Guzzino, nonché cognato dello stesso Intile, che nel mandamento di Caccamo era stato capo, rappresentante della famiglia fino al L ingegnere Guzzino è stato assessore all urbanistica del comune di Caccamo. Dice Giuffrè che il punto di riferimento di Aiello era Guzzino Antonino, che si occupava sia per quanto riguarda tutti i bisogni di Aiello ne comune e poi, spiega Giuffrè, avere un punto di riferimento nella zona, nel settore della realizzazione delle strade interpoderali, significava avere un punto di riferimento utile per organizzare le diverse fasi che precedevano la realizzazione della stradella, in particolare la costituzione dell associazione fra proprietari dei terreni limitrofi interessati all opera, la scelta e la designazione del presidente dell associazione,, fino alla vera e propria istanza di richiesta di finanziamento al competente assessorato e a seguire l iter burocratico che ne derivava. Per esempio, la scelta del presidente era importante, perché doveva essere una persona affidabile, perché era quello che doveva percepire materialmente il contributo regionale o era quello che doveva firmare la procura per riscuotere il contributo una volta realizzati i lavori. E poi, ha detto Giuffrè, certamente Guzzino era un punto di riferimento, un po per la sua posizione in comune, un po perché era il fratello di Diego Guzzino, aveva un influenza forte nella scelta formalmente effettuata dall associazione interpoderale e dal suo presidente, ma aveva un peso nella scelta dell impresa che doveva poi eseguire i lavori della strada. E Aiello si avvantaggiava di questo particolare rapporto con Guzzino proprio sotto il profilo della scelta delle sue imprese per realizzare le strade interpoderali. Ci ha detto Giuffrè che Antonino Guzzino era deceduto sul finire degli anni novanta a causa di una grave malattia. Aiello invece non aveva bisogno di nessun punto di riferimento e non aveva alcun problema per la gestione della procedura, per la fase competente all assessorato, testualmente c era l assessorato con cui l ingegnere Aiello era, in gergo, ammanicato, e non aveva problemi in questo. E Giuffrè ci ha indicato la fonte di tale conoscenza, sia in alcuni uomini d onore di Bagheria ma anche, come fonte di questa sua conoscenza, dell essere ammanicato con l assessorato, anche nel contesto imprenditoriale, in quegli imprenditori che lavoravano in concorrenza con Aiello e quindi si opponevano, dal punto di vista imprenditoriale, al regime di sostanziale monopolio con il quale Aiello occupava tutto il settore della realizzazione delle stradelle, in particolare nella zona di Caccamo. Pm: lei come sa che l ingegnere Aiello era ammanicato con l assessorato? Giuffrè: Signor procuratore, lo so perché come ho detto andavo a Bagheria, avevo notizie da parte di Eucaliptus, da Pietro Loiacono, ed ero in contatto con Provenzano, che il discorso lo sapeva, ed inoltre, diciamo altrettanto, che vi era una certa ostilità da parte di altre imprese che si occupavano di queste costruzioni di strade interpoderali, perché diciamo, che il monopolio ce lo aveva quasi Michele aiello e anche tra imprenditori non è che lo vedevano di buon occhio, lo stesso Michele Aiello, per una questione di concorrenza pura. Nel mio paese vi era anche un altro personaggio importante, lo stesso Cosimo Leone si occupava di strade interpoderali, m se ne occupava Giuseppe Panseca insieme ad Antonino Priolo e verso Aiello, vi era un ostilità imprenditoriale da parte di Giusepe Panseca, uomo d onore della famiglia di caccamo, nipote di uno dei suoi capi storici, ossia Lorenzo Digesù. I loro rapporti, [tra Giuseppe panseca e Michele aiello] erano conflittuali, magari come gelosia di mestiere. Perché pansefa faceva pochissime strade. A Caccamo l Aiello era di casa, l Aiello andava per la maggiore perché fra l altro, le posso tranquillamente dire, anche un altro fatto, che il Panseca e il Digesù non erano in buoni rapporti con l ingegnere Guzzino, in modo particolare Giuseppe Panseca e Tonino Priolo. Giuffrè ci ha poi riferito di una complessa vicenda che è lo specchio di come si intrecciano interessi particolari con gli interessi che erano riferibili all organizzazione mafiosa, un episodio che riguarda la realizzazione di una strada da parte dei fratelli Liberto, vicini a Giuffrè [ ]. 11

12 Giuffrè ha poi parlato dell altro ruolo imprenditoriale esercitato da Michele Aiello, ossia l attività esercitata nel settore della diagnostica per immagini e la radio terapia. Che aveva appunto sede in Bagheria nel centro specializzato Villa santa Teresa. Sin dall inizio ci ha detto Giuffrè questo centro era il fiore all occhiello di Bagheria ed è stato molto sponsorizzato nell ambito nostro, io sono stato subito informato che c era questo progetto e sono stato informato per due motivi, uno di natura, che vado a interessare cosa nostra di Bagheria per un verso e Provenzano per l altro verso, anche per un altro motivo, nel momento in cui si può avere di bisogno sappi che tra Michele Aiello e noi c è questo discorso, se avete di bisogno, a disposizione. Questo discorso, dice Giuffrè, gli era stato fatto in tempi diversi da due persone diverse, sia da Pietro Loiacono, sia da Bernardo Provenzano. E ci ha detto Giuffrè che la realizzazione di questo centro avevasostanzialmente soddisfatto anche dei precisi interessi di Cosa Nostra che Giuffrè aveva così specificato c è un duplice interesse anche se diciamo che poi è sempre uno. C è un interesse della famiglia mafiosa di Bagheria, portata avanti da Pietro Loiacono, c è un altro interesse anche qua duplice. Uno di natura economica del Provenzano, e uno che vanno ad interessare la salute personale del Provenzano stesso e non solo. Giuffrè ha precisato che anche tali notizie avevano come fonte Pietro Loiacono e che di tali questioni lui aveva parlato anche con Provenzano, ci ha detto Pietro Loiacono mi ha detto che era un discorso che interessava la famiglia mafiosa proprio di Bagheria, che la famiglia aveva degli interessi economici e li aveva assieme allo zio, ossia a Bernardo Provenzano. E ha aggiunto che appunto ne aveva parlato con Provenzano, ricevendone una sostanziale conferma anche con Bernardo Provenzano per il quale, in quel periodo, Michele Aiello era già diventato il nuovo imprenditore su Bagheria. E ce lo ha spiegato Giuffrè il motivo del provenzano comunque, volente o dolente, Michele Aiello era un punto di riferimento preciso per tutto un complesso di cose. E ci ha spiegato Giuffrè che in un certo momento, che noi sappiamo essere intorno alla metà degli anni novanta, a Bagheria molti dei personaggi più importanti dal punto di vista mafioso e imprenditoriale, Giuffrè ci ha fatto i nomi di Enzo Giammanca e Pino Scianna, erano stati arrestati e dunque c era il problema per Cosa Nostra e soprattutto per Bernardo Provenzano che di queste persone era per così dire lo sponsor naturale, c era il problema di trovare nuove figure di riferimento dal punto di vista mafioso e imprenditoriale. Ci ha detto Giuffrè nel momento in cui questi personaggi sono offuscati da tutto un complesso di cose c è bisogno di una persona pulita, nuova a Bagheria, e l astro nascente di Bagheria da questo punto di vista è Michele Aiello. Per questo i discorsi di Aiello erano di ordinaria amministrazione con lo stesso Provenzano, e questo ha concluso Giuffrè si riferiva anche all attività e ai relativi interessi che avevano sede nel settore della sanità. Giuffrè ha infine fatto riferimento anche all acquisto da parte di Aiello della struttura che ospitava l albergo Zabara. Questa struttura era sulla statale 113, in prossimità di Bagheria, in passato questo albergo, che Giuffrè ha significativamente definito l anti zagarella, era stato al centro di complesse controversie e contrapposti interessi che aveva coinvolto la famiglia di Bagheria e Nino Gargano in particolare, ai quali era sfuggito sostanzialmente il potere di controllo sulle attività che venivano svolte in questa struttura alberghiera, che aveva dei punti di riferimento diversi, fuori da Bagheria, benché avesse sede a Bagheria, cosa che invece non accadeva per l hotel Zagarella che aveva come punto di riferimento, appunto, Nino Gargano. E Giuffrè nel ricostruire questa situazione complessa di contrasto di interessi e mancanza di controllo sulla struttura Zabara, ci ha detto che l acquisizione di questa struttura da parte di Aiello aveva segnato un punto conclusivo, l ingegnere Aiello chiuderà il cerchio del discorso Zabara e la famiglia mafiosa di Bagheria si metterà nelle mani l hotel Zabara. Giuffrè ha poi riferito anche sulle specifiche messe a posto delle attività imprenditoriali di Aiello e sul ruolo attivo di Giuffrè in numerose vicende che hanno poi trovato, come si vedrà, un evidente traccia nel contenuto di alcuni documenti, in pizzini inviati da Provenzano a Giuffrè. Prima di entrare nello specifico delle messe a posto a Giuffrè è stato chiesto e lui ha spiegato le ragioni che stanno alla base del sistema della messa a posto. 12

13 A Giuffrè è stato chiesto: Pm Lei dice che lei ha messo a posto Aiello per le strade interpoderali, che cosa vuol dire che lei metteva a posto Aiello?, Giuffrè sta a significare cha Aiello come qualsiasi altro impresa che va a fare un lavoro in una qualsiasi altra zona, alla famiglia di quel comune, dove ricade il lavoro, deve essere versata una tangente che in linea di massima corrisponde al 2%. Giuffrè ha quindi precisato che tale regola riguardava indistintamente tutti, cioè compresi i lavori, le attività realizzate da imprese che appartengono a uomini d onore a soggetti organici a cosa nostra. Questa regola riguarda tutti, anche imprese di uomini d onore ha detto Giuffrè quando io ho detto tutti intendo riferirmi a tutti, cioè le posso tranquillamente dire a mo di esempio che Provenzano Bernardo, a metà, attorno agli anni novanta, sul finire dell 89 aveva fatto un lavoro grazie ad Enzo Giammanco nella zona di Castronuovo di Sicilia, mandamento di Caccamo. La prima cosa che ha fatto, mi ha chiesto quanto doveva versare, e stiamo parlando di Provenzano. Anche se io poi, per i fatti miei, sul Provenzano non ho fatto versare una cifra, però tutti devono versare predendosi un lavoro, una determinata tangente. Tuttalpiù, per essere più precisi, quando si vuole rispettare che c è un uomo importante, una determinata persona, si ci fa qualche sconto, questo sì. Lo ha spiegato Giuffrè le ragioni per le quali un imprenditore, che già gravita all interno di Cosa Nostra, è tenuto a versare questo obbligo contributivo. Pm perché uno che è già di Cosa Nostra nostra deve pagare una tangente a un'altra famiglia se va a fare il lavoro in quel posto?, G perché nel momento in cui c è un giro di soldi, che siano di natura imprenditoriale, che siano anche altri discorsi, perché è un modo di finanziamento per la famiglia di quel luogo dove va a ricadere quel determinato lavoro. Diciamo in assoluta franchezza che è il sistema più importante di finanziamento delle famiglie mafiose, in modo particolare dell entroterra siciliano. Oltre al discorso della tangente ha aggiunto G su quella zona l imprenditore che fa un determinato lavoro si deve appoggiare per quelle che sono le forniture di materiali, di quelle che sono i movimenti terra, a tutto un complesso di altre situaizoni. Giuffrè ci ha detto di essersi personalmente occupato di alcune messe a posto per la realizzazione di strade interpoderali realizzate da Michele Aiello, sia nella provincia di Palermo che in altre provincia, in modo particolare nel periodo del 2000 nella provincia di Messina. Ha spiegato come funzionavano i distinti passaggi attraverso i quali si completava la messa a posto di Michele Aiello per quanto riguarda le strade interpoderali, ci ha detto Michele aiello nel momento in cui si accingeva a costruire una determinata strada, parlava con Bagheria, Bagheria, con Pietro Loiacono, o con altri che c erano in quel periodo, fava pervenire al Provenzano e il provenzano, se erano discorsi che dovevo fare io me li passava a me. Successivamente, sempre per le stesse mani, finito il lavoro, Michele Aiello mi faceva pervenire attraverso lo stesso passaggio, i soldini che poi li facevo pervenire alla famiglia delle zone dove ricadeva il lavoro. G. ha spiegato che ogni volta che Aiello e chicchessia deve iniziare un lavoro, deve andare a mettersi a posto, deve dire che deve portare i mezzi in quel determinato territorio a dire che è a disposizione. Quando si dice a disposizione si dice per versare la tangente primo, per secondo per quella che è la zona di bisogno per quanto riguarda i materiali. Dopo di ciò ci ha detto G inizia il lavoro. Finito il lavoro, e in linea di massima non sono lavori di grande entità quelli di Aiello, successivamente, nel momento in cui incassa il mandato Aiello, prenderà i soldi, che in linea di massima sono il 2%, e la strada era sempre la stessa. Due anni fa la messa a posto, poi consegnerà anche i soldi: cioè nel momento in cui io mettevo a posto a messina un lavoro di Aiello io per messina sono la persona responsabile per andare a versare i soldini, ma non solo, sono responsabile per tutti i discorsi di Aiello, cioè anche nel momento in cui aiello o chicchessia dovrebbe fare una cattiva figura nei confronti delle persone del posto vengono a cercare sempre a me. G. a precisato che il punto di incontro tra lui e Bagheria era sempre Provenzano il discorso parte da Aiello, nello specifico, Aiello-Pietro Loiacono. Pietro Loiacono Provenzano, Provenzano me per quanto riguarda la messa a posto, stesso discorso, stesso passaggio per quanto riguarda i soldini. Ci 13

14 ha detto di ricordare che nell ultimo periodo l aiello aveva fatto molti lavori nel territorio di Caccamo e nel molti lavori nel territorio di Ciminna. [ ]. G. ci ha spiegato che la cifra per la messa a posto corrispondeva a sette milioni di lire per strada e la datione ha un valore complessivo di 400 milioni di lire che era il valore dei lavori finanziati e realizzati per ogni singolo lotto di lavori, per ogni strada. A conclusione del suo esame, G. ci ha puntualizzato chi è Michele Aiello, nell udienza nel 9 marzo 2005, M. A. è un adulto, un emancipato, comincia a muoversi per i fatti una volta tracciata la strada, e in parte in questo ho dato anch io il mio contributo, e Michele Aiello sarà negli anni 90 e parte del 2000 il fiore all occhiello anche di Provenzano. Quindi Giuffrè chiama in causa complessivamente Michele Aiello non solo come soggetto perfettamente inserito nell ambito di cosa nostra e particolarmente legato, sotto questo profilo, agli esponenti di vertice che nel tempo hanno retto le sorti della famiglia mafiosa di Bagheria o ne sono stati i punti di riferimento, Nino Gargano, Nicola Eucaliptus, Pietro Loiacono. Ma soprattutto G. indica Michele Aiello dal punto di vista mafioso, come un soggetto pienamente organico dentro cosa nostra, al sistema provenzano, di quel sistema, ha detto g. Michele aiello era un anello importante. Alla fine del suo esame lo ha definito il fiore all occhiello. Non c è dubbio che queste dichiarazioni, lunghe e complesse devono essere analizzate all ambito del paradigma probatorio che ci pone l art192 terzo comma del codice di rito, sui cui criteri, da ultimo e proprio in riferimento alla prova nel reato associativo di tipo mafioso, è intervenuta con una sentenza importante la cassazione a sezioni unite, faccio riferimento alla sentenza 12 luglio 2005, la famosa sentenza Mannino. Questa sentenza è nota, anzi notissima, per i principi dettati in materia del reato di partecipazione all organizzazione di tipo mafioso, sul finire della motivazione la sentenza contiene un altro importante arresto, che noi condividiamo, in materia di parametri di valutazione nella chiamata di correo nel reato associativo di tipo mafioso. [ ]. Nel caso di Aiello, il ruolo ovvero la funzione nei quali è concretizzato il suo fare parte, devono individuarsi in primo luogo in quello connesso allo svolgimento della sua attività imprenditoriale nel rispetto del patto di protezione contratto con l organizzazione, e quindi deve essere riscontrata la concreta disponibilità ad adempiere agli obblighi di finanziamento, ad adempiere alla disponibilità all assunzione. Ma nel caso di Michele Aiello, la peculiarità della sua posizione, del suo ruolo, sono dati anche da un ruolo autonomo che è quello del procacciamento e comunicazione di informazioni di vitale importanza per l organizzazione. Allora sulla scorta di questi principi devono essere analizzati i numerosi elementi di riscontro, che con riferimento alle dichiarazioni rese da Antonino Giuffrè sono stati raccolti nel corso della complessa istruttoria dibattimentale. Da un primo esame di massima delle dichiarazioni di Antonino Giuffrè, Michele Aiello si presenta come un imprenditore organico, che trae vantaggi dall organizzazione mafiosa e che a sua volta adempie esattamente, in termini civilistici, a tutti gli obblighi derivanti dal vincolo associativo, primo fra tutti quello di finanziamento. Da quelle dichiarazioni emerge ancora che M A, come imprenditore organico ha in concreto reso quegli ulteriori favori, quelle prestazioni a carattere speciale che G ha sintetizzato in due battute dicento che cosa nostra sfrutterà alcuni imprenditori per trarne dei vantaggi non solo economici ma anche favori che poi vanno ad interessare anche altri organi dello Stato. Sotto questo profilo, G. ci dice che A è contraente del patto di protezione e ha adempiuto esattamente le sue prestazioni di finanziamento, assunzioni. Ci dice anche che m. A. ha anche effettuato altre prestazioni di carattere speciale: sotto questo profilo l istruzione dibattimentale ha evidenziato che questi speciali favori si sono materializzati tra l altro nell acquisizione di informazioni riservate rivelatisi strategiche per l organizzazione mafiosa e in particolare al suo capo Provenzano, consentendogli di eludere gli effetti di diverse importanti attività investigative condotte sul territorio. Il particolare attivismo di m.a. in questo settore concorre ad enucleare un autonomo e distinto ruolo nel quale si articola la condotta associativa che viene contestata sotto il profilo dell articolo 416bis. 14

15 Viene contestata sulla scorta di elementi di prova che in questo processo si atteggiano in modo sostanzialmente autonomo rispetto alle dichiarazioni di Giuffrè, pertanto saranno oggetto di un successivo e distinto esame, ruolo autonomo e distinto, risultandovi peraltro strettamente connesse anche la posizione del coimputato Giorgio Riolo. Dunque le dichiarazioni di giuffrè vanno riscontrate in primo luogo in riferimento all esercizio dell attività imprenditoriale esercitata da aiello e tale vaglio deve essere condotta sotto il profilo degli intrecci di interessi che lo svolgimento di queste attività ha garantito, e avendo in particolare riguardo ai reciproci vantaggi che sono scaturiti dal rapporto organico di qualificata appartenenza all organizzazione mafiosa di Michele aiello. L esame e la valutazione di questo intreccio di interessi evidenzia il ruolo di imprenditore protetto, e quindi che si è giovato del determinante appoggio dell organizzazione mafiosa, ma evidenzia nel contempo l adempimento delle controprestazioni, evidenzia il ruolo di finanziatore il particolare reticolato delle relazioni mafiose attraverso cui tali interessi, prestazioni e controprestazioni hanno trovato realizzazione. Partiamo dalle attività imprenditoriali: Giuffrè ci ha fornito indicazioni sul contesto relazionale del padre dell ingegnere Aiello, Gaetano, dicendoci che aveva delle cointeressenze economiche nell ambito della famiglia mafiosa di Bagheria. Questa circostanza, di contesto, ha formato oggetto dell esame dello stesso Aiello che all udienza del gennaio 2006 ci ha detto testualmente che la famiglia dei Mineo è la sotria della mafia di Bagheria, e che la mafia d bagheria aveva sottratto l impresa a suo padre quando i Mineo avevano imposto a suo padre la costituzioni di un associazione temporanea di imprese che poi era stata abbandonata da Gaetano Aiello. Sul punto significative indicazioni ci sono state fornite da un testimone, Domenico Pancera [ ] Giuffrè ha riferito dell attivissima presenza di Michele aiello nel settore della costruzione delle strade interpoderali. La presenza di Michele Aiello nel settore della realizzazione delle strade interpoderali ha occupato gran parte dell istruttoria dibattimentale, e in particolare ricostruita dal maggiore Stefano Sancricca e dal Maggiore Michele Miulli che sentiti nelle udienze di febbraio 2005, ci hanno in primo luogo riferito attraverso quali società aiello ha operato in tale settore, le loro compagini e le vicende che avevano caratterizzato la gestione di tali società [ ] Aiello, dice Giuffrè ha lavorato in regime di quasi monopolio, ha lavorato nella provincia di Palermo, lo ha fatto soprattutto nella zona di caccamo e in quella zona ha avuto un punto di riferimento essenziale in Antonino Guzzino, fratello di Diego Guzzino, elemento di spicco della locali famiglia mafiosa. G. ha indicato come fonte della sua conoscenza non solo la sua esperienza come capomandamento diretto di Caccamo ma anche, che queste notizie lui le aveva apprese sia in ambito mafioso di bagheria che in un contesto non mafioso, di tipo imprenditoriale, da parte di quegli imprenditori, semplici concorrenti di Aiello nella realizzazione delle strade interpoderali e dei quali Giuffrè aveva appreso le lamentele perché tutti i lavori li faceva Michele Aiello. Noi dobbiamo cercare il riscontro in questa duplice direttrice: qualche preziosa indicazione ci viene fornita da Angelo Siino, collaboratore di giustizia, la posizione, il ruolo interno a cosa nostra, la scelta di collaborare, la storia di Siino sono ampiamente ripercorse e tracciate in alcune sentenza definitive, alcune acquisite [ ]. Angelo Siino è stato sentito durante l udienza dell 8 giugno 2005 e ci ha riferito sul punto di una particolare circostanza, ha detto che avendo intenzione di ottenere un finanziamento da parte della regione siciliana per trasformare una stradella interpoderale una vecchia trazzera che attraversava una proprietà di sua madre in contrada Cerasa d Monreale, nel 1997 aveva preso contatti con certo Serafino Morici, un personaggi certamente vicino a Cosa nostra ma non di grande pese. Dopo aver preso contatto con Morici lo aveva mandato all assessorato all agricoltura. Dice Siino dove potevo mandarlo? all assessorato all agricoltura, dove facevano questo tipo di finanziamenti e lui di ritorno mi aveva detto angelo, non c è chi ffari, perché bisogna rivolgersi a questo ingegnere Aiello. Mi venne a dire subito Angelo, guarda che per avere fatta la stradella a cerase l unica persona che ti devi rivolgere è a Bagheria, ma Bagheria, chi? Aiello ma scusami, Aiello chi? l ingegnere Aiello al che insomma ero un po 15

16 esarcebato dal fatto di essere stato in galera, di essere stato male, e me ne uscii con una forte espressione ma chi cavolo è questo aiello? O la fa o non la fa, e va beh vedremo chi è questo ingegnere Aiello dai bagarioti, a Bagheria, ora lo vediamo. Poi ci dirà Siino di avere colto in una particolare occasione di incontro con particolari personaggi e con Lorenzo Vaccaro, uno dei capimafia del nisseno, e Lorenzo Vaccaio, con parole colorite gli aveva sostanzialmente detto chi era questo ingegnere Aiello di Bagheria, una persona che aveva protezioni importanti perché molto vicina a bernardo provenzano. Indicazioni del tutto analoghe e riferibili alla zona di Caccamo ci sono state riferite anche una altro collaboratore di giustizia che abbiamo sentito nel dibattimento e cioè Salvatore Barbagallo. Anche per Salvatore Barbagallo inserimento mafioso e collaborazione, etc. mi riporto alle sentenze definitive dove sono contenute valutazioni sia sull inserimento mafioso sia sul percorso collaborativi di Barbagallo, sicuramente la sentenza del tribunale di palermo in data 2 marzo 2002 nei confronti di Simone Castello, sicuramente la sentenza della corte d assise di palermo, anch essa definitiva, in data 13 marzo 1999 contro Andrea Cottone e altri. Anche Barbagallo Salvatore è stato sentito all udienza dell 8 giugno 2005, e barbagallo ha ricostruito i suoi rapporti di conoscenza con Michele Aiello datandoli agli inizi degli anni ottanta, e ci ha detto che all epoca l ing aiello era un giovane professionista che faceva capo alla calcestruzzi termini, famosa calcestruzzi di Termini Imerese, dove barbagallo come longa manus di Giuseppe Panseca era addetto agli uffici di ragioneria. Ci ha detto in quegli anni aiello andava alla cancestruzzi per rifornirsi di calcestruzzi per la realizzazione di strade nei dintorni e che con aiello aveva avuto dei rapporti non sempre lineari, nel senso che ci furono delle discussioni sulla qualità di alcune forniture di calcestruzzi in relazione alle quali a un certo punto cessò di fornirsi presso la calcestruzi termini. In quel periodo Salvatore Barbagallo, lui dice forse verso il 1996 forse dopo, aveva ricevuto un incarico da parte di Giusepe Panseca, il suo punto di riferimento mafioso, il uale dicendogli di essere stato interessato da parte di antonino Giuffrè, si era recato a bagheria presso l ufficio dell ing aiello e ci ha detto barbagallo che questa volta nono aveva trovato più il giovane professionista che aveva conosciuto alla calcestruzzi ma un professionista affermato, in uffici importanti, con particolari di un certo tenore. Si era recato dall ing aiello per ritirare una busta con dei soldi dentro che lui poi aveva portato a caccamo e consegnato a giusepe panseca, venendo a sapere ci ha detto Barbagallo che si trattava di solfdi che l ing doveva versare perché in quel periodo realizzava moltissime strade interpoderali nella zona di caccamo. Ci ha detto Barbagallo che anche Panseca si occupava insieme ad un altro imprenditore di nome Priolo di strade interpoderali che voleva realizzare nella zona di Caccamo. E Panseca si era lamentato in modo forte della presenza che lui aveva giudicato eccessiva di Michele aiello nella zona di caccamo, che tra l altro era la zona di Giuseppe Panseca. E ci ha raccontato B. che panseca dicendogli queste cose gli aveva detto Aiello Michele, Aiello Michele, sempre aiello ogni qualvolta lui cercava di prendersi un lavoro [lui, panseca] il lavoro era sempre già preso, cioè lo doveva fare Michele aiello con le sue imprese. Ci ha detto poi barbagallo che panseca, in occasione della consegna della busta, gli aveva esplicitamente detto che Michele aiello aveva, testualmente un esclusiva sulle strade interpoderali, un po su tutta la provincia di palermo, in particolare sulla zona di caccamo. Doveva realizzare strade interpoderali e ancora non si era presentato a pagare, nel senso che non si era presentato da nessuno lì a dire se poteva farlo e quanto doveva pagare. Salvatore Barbagallo ha aggiunto che pochi giorni dopo a questo fatto, ossia il ritorno e consegna della busta, panseca era tornato alla calcestruzzi, lo aveva chiamato e lo aveva mandato di corsa dall ingegnere aiello per restituirgli la busta che aveva ricevuto pochi giorni prima, dicendogli in buona sostanza che Michele Aiello era un protetto di bernardo provenzano. Barbagallo ci ha detto che adempiendo all incarico conferitogli da panseca siera recato a Bagheria, era andato presso gli uffici di Michele aiello, gli aveva personalmente consegnato la busta con i denari e, almeno così gli era apparso, aiello aveva considerato quella restituzione un fatto assolutamente normale, un fatto quasi scontato, tanto quanto si era invece meravigliato l aiello quando lui si era presentato per esigere denaro e busta. Ora questo 16

17 specifico episodio, della busta, non è stato confermato da Antonino Giuffrè, il cui ruolo non risultava direttamente al barbagallo, il barbagallo non aveva cioè diretti con Giuffrè, ma gli era stato riferito l interessamento del giuffrè da giuseppe panseca, che ovviamente, poteva avere molte buone ragioni per tirare in ballo giuffrè come mandante di una vicenda tanto delicata, tanto da farne il nome con barbagallo. Comunque per questo aspetto, al di là di ogni plausibile giustificazione, per questo aspetto per lo specifico fatto che rimane privo di riscontro, la dichiarazione di barbagallo non può certo costituire una fonte di prova contro aiello, però posso essere certamente utilizzate le altre circostanze sempre riferite da barbagallo che invece sono del tutto coerenti con le altre risultante processuali che lo confermano e in particolare il regime di quasi monopolio esercitato da Michele Aiello nella provincia di palermo e in particolare nella zona di Caccamo. E sotto il profilo in questione, va specificato che le dichiarazioni di Barbagallo nel loro nucleo essenziale sono state rese all inizio della sua collaborazione con la giustizia e siamo nel quando, come vedremo, aiello era un perfetto sconosciuto. E così al racconto di barbagallo che risale a quegli altri e che contiene certamente un nucleo di circostanze riscontrate da altri elementi di prova, va riconosciuta il crisma della genuinità. Ma che Michele aiello gestisse gran parte dei lavori nella zona di caccamo era circostanza, ci ha detto barbagalo, che gli era stata riferita non solo da giuseppe panseca, mafioso imprenditore, ma anche da un altro soggetto che, dico io è un imprenditore mafioso, e cioè Dolce Sebastiano. Ci ha detto narbagallo di aver incontrato diverse volte e aver commesso dei reati con dolce Sebastiano, in materia di gestioni dei lavori pubblici, in materia di appalti, di combine di appalti, e dolce Sebastiano si era lamentato con lui del fatto che aiello facesse lui tutti i lavori nella zona di caccamo, agli inizi degli anni novanta, quando praticamente si era svolta una gare per la realizzazione del parco urbano nella zona di caccamo. L udienza del 5 giugno 2007 è stato sentito in qualità di indagato di reato connesso l imprenditore mafioso Sebastiano dolce, che ha ovviamente escluso di aver mai parlato con barbagallo della gestione dei lavori nella zona di caccamo, e ha escluso di aver mai fatto riferimento al ruolo che Michele aiello vi avrebbe avuto, in posizione predominante, considerato ha detto dolce che lui questo aiello manco lo conosceva. Ma Sebastiano Dolce ci ha detto anche una seconda cosa, durante la sua deposizione perchè ha escluso di sapere chi fosse Michele aiello ma ha escluso anche di aver avuto rapporti di alcun genere con salvatore barbagallo che conosceva, ci ha detto, solo per averlo visto qualche volta negli uffici di giuseppe panseca, con il quale lui, dolce, in associazione temporanea di imprese, si era aggiudicato dei lavori che poi aveva fatto da solo panseca. Per dire quale era nella testa di dolce lo stato dei rapporti con salvatore barbagallo. Dice dolce i miei rapporti con salvatore barbagallo erano buongiorno e buonasera e qualche battuta nell ufficio del dottor panseca. Punto e basta. Certo, diciamo noi, punto e basta, peccato che per questo buon giorno e buona sera sebastano dolce ha poi chiesto, lui stesso e ottenuto, l applicazione della pena per concorso esterno in associazione mafiosa, commesso, manco a dirlo in concorso con quello stesso barbagallo che dolce ci ha detto di non aver mai conosciuto. Faccio riferimento alla sentenza definitiva del gip presso il tribunale di palermo in data 14 maggio 1999, acquisita all udienza del 20 giugno 2007, e basta leggere il capo di imputazione per capire di cosa stiamo parlando. La deposizione di Sebastiano dolce in quest aula è durata pochissimi minuti, in tutto 3 pagine di trascrizione, durante le quali Sebastiano dolce ha detto sostanzialmente due cose, su una ha mentito completamente, quella dei suoi rapporti con barbagallo, co l altra valuterà il tribunale quale attendibilità può avere. Sulla stessa questione dell attività imprenditoriale di Aiello di quasi monopolio, come le ha definite giuffrè, abbiamo sentito un altro imprenditore che opera nella zone ricompresa nella zona di caccamo e che si chiama Sebastiano iuculano e che abbiamo sentito come indagato di reato connesso all udienza 15 maggio Iuculano è un imprenditore del settore edilizio, è stato sentito come indagato di reato connesso perché il suo nome è stato scritto nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ma poi la sua posizione è stata archiviata. Ci ha 17

18 riferito che nel corso degli ultimi 20 anni aveva realizzato tra mille difficoltà, pur avendo intenzione di impegnarsi nel settore, soltanto tre strade interpoderali tra il , a un certo punto aveva addirittura rinunziato all idea di realizzare altre strade interopoderali e riferendosi agli uffici del genio civile ci ha detto, ho rischiato per farmi arrestare là dentro per un mio diritto, non ci vado più. Nel 1996 in una specifica occasione lui aveva in corso di finanziamento una domanda per la realizzazione di una stradella interpoderalare in contrada Malluta, Cerda, paese d origine dello Iuculano. Ci ha detto che come tutti gli altri imprenditori e tecnici seguivano passo passo l istruttuoria delle pratiche e quindi se ne era andato di buon mattino all ufficio del genio civile per seguire l iter della sua pratica [ ]. A fronte di queste prime emergenze, Aiello si è difeso e ci ha fornito una serie di numeri e una spiegazione di carattere preliminare. I numeri, che ci ha fornito aiello dovrebbero dirci che le sue imprese non hanno acquisito alcuna posizione predominante o ancor meno di monopolio nel settore della realizzazione delle stradelle interpoderali, la spiegazione logica invece è funzionale a contestare in radice la stessa possibilità che anche ove si sia realizzata, questa posizione predominante non sarebbe comunque il frutto di atti di imposizione, di un ausilio di tipo mafioso perché, ci ha detto in sostanza aiello, le imprese che realizzavano i lavori venivano liberamente scelte dalle diverse associazioni interpoderali che si istituivano proprio a tal fine. I numeri: 8 marzo 2006, nel corso dell esame Michele aiello ha quantificato il numero delle strade interpoderali nelle quali erano state impegnate le sue imprese con riferimento a tutto il territorio della regione siciliana abbiamo presentato 1080 progetto, ne abbiamo realizzati 289 e ha precisato che in quota percentuale rispetto a quelli presentati da noi siamo sull ordine del 20%. Michele aiello ha poi precisato che con riferimento al dato complessivo e avendo come termine di riferimento il numero di stradelle finanziate e realizzate, testualmente se si guarda il dato palermo intendeva la provincia di palermo possiamo arrivare anche alla percentuale del 30 % rispetto alle opere globalmente finanziate, sul dato globale regionale noi potremmo essere in ordine al 10% orientativo, non ho i dati ufficiali potrei anche discostarmi. Poi in sede di contro esame, all udienza del 14 marzo 2006 e facendo riferimento ai documenti che nel frattempo erano stati depositati su iniziativa della difesa aiello ha fornito dati più precisi, infatti, domandato sul punto ha detto ho il dato ufficiale di tutte le strade interpoderali che sono state finanziate dall assessorato regionale agricoltura e foreste e sono 2151 strade complessivamente realizzate nel territorio siciliano, tutte fino al decreto del 2002 in relazione al programma del è ancora aiello che parla cioè tutte le strade interpoderali realizzate nel territorio regionale sono 2151, e quelle da noi realizzate sono 289. Ripeto, ha dato questi dati avendo come punto di riferimento un serie di elenchi depositati dalla difesa. Il geometra antonino puleo lo abbiamo sentito all udienza del 10 novembre Il geometra puleo non è uno dei geometri di Michele aiello, Antonino Puleo è Il geometra di Michele aiello, perché alla specifica domanda su quante strade interpoderali avesse realizzato lui ci ha detto 1089, per chi? per Michele Aiello, quante strade interpoderali aveva progettato per altri nessuna. Quindi antonino puleo, peraltro associato al geometra antonino cusimano in uno studio, è il geometra di Michele aiello. Ci ha detto Puleo che insieme al geometra cusimano avevano presentato fino al 1995, per conto dell ing, aiello e quindi in collaborazione con le sue imprese 1058 progetti per strade interpoderali, realizzandone 289. Ne corrispondente periodo e cioè ci ha detto puleo nel , fino al 2003 sono stati realizzate in tutta la Sicilia circa 2000 stradelle interpoderali. Quindi ha confermato il dato globale fornito anche dall ingengere aiello, 2151 strade interpoderali realizzate complessivamente da sempre sul territorio siciliano e a fronte di questo dato, 289 realizzate dalle imprese di Michele aiello su 1058 progetti presentati. Alcuni dati utili ci sono stati però forniti dal maggiore Miulli che ci ha quantificato il dato complessivo dei progetti ammessi al finanziamento nel decennio Ha detto Miulli: abbiamo acquisito presso l assessorato regionale agricoltura e foreste un elenco di strade che sono state ammesse a finanziamento nel decennio , accertando che in quel periodo ha finanziato 727 progetti, in altri termini ha precisato il 18

19 maggiore Miulli sono stati erogati 727 in favore di queste associazioni per la realizzazioni di strade di penetrazione agraria. [ ] Quindi noi sappiamo che negli ultimi 15 e passa anni l assessorato all agricoltura ha proposto due programmi di intervento, uno nel 1985, uno nel Dopo allora non ci sono stati più altri programmi di intervento deliberati dall assessorato ne, tanto meno ovviamente, approvati dalla giunta regionale di governo. Sappiamo che il programma di intervento approvato nel 1991 ce lo dice Puleo prevedeva più di 3700 richieste, cioè nel programma di intervento c era un elenco di più di 3700 richieste, ma ci ha detto puleo la copertura finanziaria per quelle domande, nel 1991 era per meno di 600. Sappiamo che dal , sulla base dei programmi di intervento approvati nel 85 e nel 91, sono state in concreto realizzate 700 strade. Allora per meglio capire che cosa significano questi numeri e coglierne la specifica inferenza con quanto sul punto hanno concordemente dichiarato Giuffrè, barbagallo, Siino e che ci ha confermato Iuculano, occorre disaggregare questi dati numerici. Occorrre disaggregare questo dato numerico complessivo, innanzitutto per un semplice banalissimo motivo, perché sia giuffrè, barbagallo, siino e iuculano hanno tutti fatto riferimento e specificamente localizzato nella provincia di palermo lo stratopotere di Aiello nel settore delle strade interpoderali. Mentre il dato complessivo che ci è stato fornito in valutazione, 289 strade realizzate dalle imprese aiello contro le 2151 finanziare e realizzate complessivamente, si riferisce appunto a tutto il territorio della regione siciliana. Non solo ma è lo stesso aiello che ci ha detto che in diverse province della regione siciliana, dove risultano realizzate molte strade interpoderali, lui con le sue imprese non ne aveva realizzata nemmeno una. Ora come si desume dai documenti 33 e 36 del secondo elenco prodotto dalla difesa aiello, noi possiamo disaggregare un primo dato. E cioè è vero che le imprese aiello hanno realizzato in tutto 289 strade interpoderali ma è vero che di queste 289 ben 184 sono localizzate tutte nel territorio della provincia di palermo. Oran i non abbiamo il dato di tutte le strade interpoderali finanziate e realizzate nella sola provincia di palermo, da tutte le imprese, e dunque non siamo in condizione di calcolare la percentuale di quelle riferibili alle imprese di aiello. Aiello ci ha detto che la percentuale di quelle realizzate dalle sue imprese, nella sola provincia di palermo è comunque prossima la 30%. E questo è certamente un dato di per sè significativo ma è un dato ancora più significativo ove si tenga conco anche di un altra circostanza. E cioè, dire che le imprese di aiello hanno realizzato il 30% delle strade interpoderali finanziate e realizzate nella provincia di palermo, di per sé ha un significato assolutamente limitato se non si dispone dell altro dato su cui parametrare questo dato percentuale. Un altro dato che deve essere costituito dalla quota percentuale dei lavori realizzati dalle altre imprese. Ed è chiarissimo il motivo, perché è chiaro è una cosa è se il restante 70%, ammesso che quello sia un 30% che per ora prendiamo per buono, una cosa dicevo è se il restante 70% dei lavori se lo sono divoso soltanto 2, 3, 4, imprese, allora noi possiamo trarre una conclusione, ossia che intorno ad un impresa che occupa il 30% del mercato, ce ne sono 2 o 3 che ne occupano il 70%, e cioè che accanto alla posizione di quasi monopolio di aiello ci sono altre posizioni altrettanto ed egualmente significative, che possono aggiungersi. Ma c è un altro dato, che è completamente diverso. È completamente diverso se invece i lavori corrispondenti alla quota residua del 70% si sono spalmati sdu un numero maggiore di imprese in modo che ciascuna di esse ne ha realizzato solo una piccola quota imprenditoriale, quindi abbiamo una realtà imprenditoriale che occupa una quota del 30% del mercato e poi abbiamo una miriade di imprese che occupano con percentuali bassissime tutto il sestante segmento del mercato. Allora sì che il 30% dei lavori effettuati dalle imprese di Michele aiello assumerebbe una connotazione ancora maggiore, diventerebbe una quota di quasi monopolio o una posizione certamente predominante. Ora, noi durante il dibattimento l abbiamo raccolta la testimonianza di due imprenditori che fanno strade interpoderali e sotto questo profilo Sebastiano Iuculano e Nicolò Testa di strade interpoderali ne hanno realizzate ben poche, Iuculano 3, dal 1992 e il 1996, Testa ci ha detto che dopo il 1992 di strade interpoderali ne ha realizzate in tutto, no ricordava bene, 8 o 10, e ricordava che la maggior parte di queste strade erano state realizzate ad Agrigento Enna e caltagirone. Ma sempre dal punto di vista di numeri c è un secondo profilo che è 19

20 altrettanto se non più interessante rispetto a quello cui ho fatto finora cenno. Motivo per cui i numeri globali vanno disaggregati. Giuffrè ci ha dato un indicazione, guardate Michele aiello è l imprenditore che fa le strade interpoderali in provincia di palermo e in particolare nella zona di Caccamo perché ha le spalle coperte, ha l appoggio di cosa nostra, Provenzano, Bagheria, ci sono io, etc. Però giuffrè ci ha datato questo avvicinamento, ci ha parlato della fine degli anni 80, del natale , e ci ha detto che da quel momento in poi si era realizzato l avvicinamento di Aiello all organizzazione mafiosa, a Eucaliptus, a bernardo provenzano, consegna la famosa dazione dei 100 milioni. Allora noi questo dato lo dobbiamo disaggregare perché è nel periodo successivo la 90 e 91 che dobbiamo capire, valutare che cosa è successo. Ed è soprattutto con riferimento a questo momento successivo che il dato numerico disaggregato ci offre delle indicazioni ancora più puntuali e pertinenti. In altri termini, se Michele aiello si avvicina alla famiglia mafiosa di bagheria, provenzano, eucaliptus e gli altri, nel 91 noi dobbiamo verificare se dopo tali anni, si registra come effetto di tale avvicinamento un significativo incremento rispetto al dato precendente delle strade realizzate da Michele aiello, sì da dire che questo incremento ha una sua ragion d essere, una radice, nell avvicinamento di Michele aiello alla mafia che conta, quella che negli affari detta legge, quella di bernardo provenzano. Proviamo a disaggregare questo dato. Sappiamo ce lo ha detto Miulli che tra il 93 e il 2003 in tutta la Sicilia sono state finanziate 727 strade interpoderali e sappiamo che nell ultimo programma di intervento approvato, cioè quello del 1991 figuravano 2700 domande inserite. Di queste 727 strade interpoderali realizzate nel decennio ben 181 risultano essere state realizzate dalle imprese di aiello dal 26 settembre 1991 fino al 26 febbraio Nel periodo precedente, quello del 24 ottobre 1979 faccio riferimento ai dati degli elenchi depositati dalla difesa - al 15 ottobre 1990, che è l ultima strada realizzate prima di quella del 91, le imprese di aiello avevano realizzato 108 strade interpoderali, 108 strade per le quali erano intervenute il verbale di collaudo. Un dato che già di per sè evidenzia un significativo, assolutamente significativo, perché siamo quasi vicini a un aumento in percentuale del 90%, un incremento di strade realizzate. Un incremento che è ancor più significativo perché va riferito delle 3700 strade contenute nel documento di intervento approvato. Ed è un dato di incremento che è significativo da un punto di vista generale, e certamente non è che in Sicilia l esigenza di realizzare strade interpoderali non c era negli anni ottanta e invece c era negli anni novanta, ed è un dato di incremento, quasi vicino al 905 sul dato generale, diventa ancora più significativo e va oltre il 100% proprio in quelle zone indicate da Giuffrè e da Barbagallo come quelle nelle quali il superpotere di aiello si è manifestato, per capirci la provincia di palermo e il territorio di caccamo. E allora disaggreghiamo il dato soltanto sulle zone relartive al mandamento di caccamo: se analizziamo i dati numerici abbiamo questi dati, per le ragioni bipartisan che ci hanno fornito da una parte Antonino Giuffrè e dall altro l architerro Nicosia, loro ci hanno spiegato come si configura il territorio di caccamo e quello prossimo, confinante con il comune montemaggiorebelsito, e ci hanno spiegato che è un comune che entra a cuneo fino a dentro all altro paese, basta pensare che nell associazione interpoderale dei fratelli liberto, che tutto il mondo sa che sono di caccamo, la presidenza era di Nicosia che è di montemaggiore, conseguenza della particolare configurazione territoriale. Configurazione territoriale che impone di considerare insieme il dato relativo ai due comuni, caccamo e montemaggiore. Le imprese di aiello hanno realizzato dal 1991 in poi 19 strade a caccamo e 10 a montemaggiore, per un totale di 29 strade su questi due territori dal Non solo, ma ll interno dei 10 anni, c è un dato che diventa ancora più significativo, che di queste 19 strade di caccamo ben 17 sono state realizzate dal 1996, su 10 strade realizzate a montemaggiore, 8 sono state realizzate del 99 e il Confrontiamolo con gli anni precedenti: dal 1979 al 1991, in tutte e due le zone complessivamente lo stesso aiello aveva realizzato 6 strade, 6 contro 29 e nel dato delle 29 sono 25 quelle realizzate dopo il 1996, cioè gli anni in cui su caccamo antonino giuffrè ha un predominio assoluto, provenzano governa tutti quei territori addirittura, se vogliamo con la presenza fisica. 20

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