RIVISTA DELLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA

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1 RIVISTA DELLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA SAN FRANCESCO IMITATIO ROMÆ LA BOHÈME RITROVATA LA VIA DELLA CARTA SOLIDARIETÀ

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3 RIVISTA DELLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA 3 Editoriale 4 Intervista ad Arturo Lattanzi 5 La Fondazione, la memoria e 1668 scudi 10 Il Complesso di San Francesco 11 Il progetto del restauro: un esperienza esemplare 23 Da Elisa Baciocchi alla Fondazione Cr Lucca. Il processo di riqualificazione del settore orientale della città 33 Una storia lunga nove secoli 37 La storia nella terra 41 Scoperta la tomba di Ilaria del Carretto 42 Le sepolture dei Guinigi 44 Nella Cappella Santa Lucia il sepolcreto dei Guinigi 46 Romano Silva 47 Un volume per ricordare lo studioso lucchese 48 Una professione di interdisciplinarietà 50 Una vita segnata da generosa passione e rigore scientifico 52 La bohème ritrovata 53 Un autografo inedito riscrive la storia dell opera di Giacomo Puccini 56 La via della carta in Toscana 57 Un progetto di turismo culturale 59 La carta a Lucca: una storia che viene da lontano 60 Resistere alla povertà 61 «Credito di solidarietà» per chi si trova in difficoltà economica 62 Farsi prossimi: resistere alla povertà in tempi di crisi 68 Innovazione scolastica 69 Nasce UiBi il social network per le scuole della provincia di Lucca 70 Fortezza di Verrucole 71 L intervento di restauro e recupero di un bene storico-architettonico 72 Verrucole: storia di una fortezza 76 Flash In breve dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca FCRL MAGAZINE Marcello Bertocchini direttore Marcello Petrozziello direttore responsabile Comitato di redazione Giorgio Tori Marcello Bertocchini Marcello Petrozziello hanno collaborato a questo numero Gilberto Bedini, Giulio Ciampoltrini, Nadia Davini, Stefano Dini, Gabriele Donati, Giacomo Fedi, Gino Fornaciari, Iacopo Lazzareschi Cervelli, Franco Mungai, Marco Paoli, Gianclaudio Papasogli Tacca, Alessandro Petrini, Flavia Piccinni, Donatella Turri consulenza editoriale: Publied Editore in Lucca progetto grafico ed impaginazione: Marco Riccucci 2012, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

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5 EDITORIALE Abbiamo voluto dedicare questo numero di FCRL Magazine alla chiesa di San Francesco, o meglio, alle opere che la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca sta realizzando per restituire all utilizzo pubblico questo imponente complesso conventuale. L impegno della Fondazione è stato notevole, e non solo in termini economici. Un impegno ampiamente giustificato dagli obiettivi dell intervento: da un lato, contribuire alla riqualificazione della zona est della città, troppo a lungo dimenticata e degradata; dall altro, consegnare a Imt Alti Studi Lucca il suo Campus, la sua residenza. Imt, mi piace ricordarlo, riassume in sé tutta una serie di elementi sui quali si fonda la ricchezza del nostro territorio e, per estensione, del nostro Paese: in particolare, il sapere e la capacità di progettare e realizzare attraverso il sapere. Imt alimenta questa ricchezza e rappresenta il luogo in cui il sapere e l abilità di produrre soluzioni tecniche permettono di risolvere i problemi e di promuovere progetti innovativi, consentendo al nostro sistema socio-economico di essere competitivo. Marcello Bertocchini Direttore FCRLMAGAZINE 3

6 FCRL INTERVISTA PRESIDENTE I N T E R V I S TA A D a cura di Flavia Piccinni

7 ARTURO LATTANZI La Fondazione, la memoria e 1668 scudi Nel 1960, quando i suoi genitori avevano il tipico negozio di paese un negozio dove si vendeva di tutto: dalla scopa al baccalà, Arturo Lattanzi accompagnava a Lucca sua madre con la Seicento. Andavano a Borgo Giannotti, per la crusca e gli articoli per la casa, e dopo in Piazza Anfiteatro per comprare il vimini da Agostino Manni. Andavano in quella Lucca che adesso non c è più, ma di cui a volte Lattanzi ritrova qualche traccia fra i vicoli e le piazze: «C è un odore tipico. È un odore che ti ricorda qualcosa, ma allo stesso tempo è sempre attuale. Un odore che c era e che c è ancora, e che a volte ritrovo davanti alla bottega di Prospero in Via Santa Lucia». Mentre dice così, sorride appena. Ormai sono passati più di cinquant anni da quando Arturo Lattanzi si lasciava alle spalle Nazzano frazione con poche case a una manciata di chilometri da Carrara, dove è nato e cresciuto insieme a un fratello e due sorelle e costeggiava il mare, attraversava la Versilia e arrivava finalmente a Lucca. Sono passati cinquant anni, ma nei suoi ricordi tutto deve essere preciso e nitido come me lo racconta, incominciando dall esame a ragioneria e dall assunzione al Credito Italiano. «Mi diplomai il 17 luglio 1955 e il primo agosto ero già in banca. Dovetti rinunciare a un viaggio negli Stati Uniti di un mese, anche se era tutto pagato, perché in casa avevano bisogno di quattrini» spiega, con la voce che si fa orgogliosa e ha un accento indecifrabile, un miscuglio di carrarino e di lucchese addomesticato. Inizia proprio così la sua carriera: la promozione a funzionario del 1968, la laurea in economia e commercio a Pisa, il trasferimento a Viareggio e il ruolo di vicedirettore, e poi Roma, dove nel 1974 diventa condirettore di filiale del Credito Italiano in Via del Corso, a Largo Chigi. Nel 1976 Lattanzi viene promosso direttore a Cuneo, ma alla fine del 1977 arriva la svolta. «Ero in attesa di un trasferimento racconta. Sarei potuto diventare direttore di filiale a Bolzano o vicedirettore a Torino. La 5

8 FCRL INTERVISTA PRESIDENTE professione stava andando bene. Tramite degli amici di Viareggio seppi che a Lucca stavano cercando un vicedirettore addetto agli affari, per lo sviluppo e la clientela. La banca era la Cassa di Risparmio di Lucca e in una splendida giornata di sole del settembre 1977 partii da Cuneo per incontrare il presidente, l Ingegnere Sodini». L incontro gli cambia la vita: Lattanzi nel 1978 torna a Lucca, nella città dove andava a comprare la crusca e il vimini nemmeno vent anni prima, come vicedirettore alla Cassa di Risparmio e dopo pochi anni, nel 1983, viene nominato direttore generale. «Lo rimasi fino al 1997, quando decisi di lasciare: ero amministratore delegato di Casse del Tirreno e direttore generale della Cassa di Risparmio di Lucca, e non mi sembrava opportuno ricoprire entrambi i ruoli» commenta. Inizia così l avventura della privatizzazione della Cassa di Risparmio, che lo porta prima a diventare amministratore delegato della Banca Federale Europea Spa, e poi di Reti Bancarie Spa. Il legame con Lucca però non si spezza, e nel 2009 Lattanzi dopo aver prestato la sua consulenza nello studio del figlio viene nominato vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, di cui diventa presidente dopo la morte di Giovanni Cattani nell aprile Quando gli chiedo come sono i cambiati i suoi ritmi con la presidenza, solleva un po le spalle; poi, scandendo bene le parole, esordisce con un gentile «Mi sembra che lavoro di più. Ancora di più». Non è una sorpresa, visto il fermento all interno della Fondazione. «All inizio non credevo che fosse così impegnativo, ma sbagliavo. Lavoro tanto, e mi auguro di farlo bene. Le difficoltà sono numerose: dobbiamo infatti amministrare un patrimonio fortunatamente consistente, che a oggi sfiora 1miliardo e 200milioni di euro. Il nostro problema è farlo fruttare perché soltanto in questo modo possiamo erogare fondi a favore del territorio» spiega. Guardo la sua lunga scrivania sulla quale, oltre il computer e un telefono, ci sono diverse cartelline e alcuni fogli. Dalla finestra filtra una luce pallida, invernale, che restituisce una patina d attesa alle parole. «La Fondazione è nata nel 1991, quando la legge Amato ha scisso la Cassa di Risparmio che era un associazione in proprietà e proprietario. La Fondazione si è così trovata proprietaria di una banca, che poi, per legge, è stata obbligata a vendere: il ricavato è diventato il patrimonio di cui ci occupiamo. Fino a poco tempo fa questo era investito, anche se in varie forme come obbligazioni, titoli di Stato e azioni, quasi esclusivamente nella finanza. Attualmente puntiamo ad una diversificazione ancora più completa, cercando di distribuire l impiego del patrimonio in più settori ed in misura tale da non compromettere la gestione e l andamento complessivo, non dimenticando mai quanto affermato dal nostro statuto ed esplicitato nella legge Amato: le fondazioni devono amministrare il loro patrimonio per preservarne il valore economico al fine di poter erogare contributi. Se impegnassimo tutti i nostri beni in immobili di pregio senza adeguata redditività non assolveremmo al nostro scopo. Allo scopo per cui siamo stati creati. E non riusciremmo, in un anno difficile come questo, a distribuire sul territorio, proprio come abbiamo fatto nel 2012, ben 26 milioni di euro senza intaccare le riserve» spiega. Mi sembra di avere davanti una bilancia con due bracci che cerca l equilibrio: un rebus economico di vitale importanza per Lucca e la sua provincia. «Amministrare tutto continua Lattanzi è molto complesso, e non è un caso che perfino il mondo delle fondazioni in questo momento stia attraversando un periodo difficile. Il nostro problema è evidente: dobbiamo gestire al meglio il patrimonio per essere in grado di effettuare programmi triennali e quadriennali, e poi rispettarli». Rispettare programmi che comprendono i 28 milioni di euro per tre progetti strategici, come è accaduto per il quadriennio , non deve essere facile. Anche se l obiettivo finale riguarda progetti importanti come il restauro e la valorizzazione delle Mura di Lucca, un nuovo ponte sul 6

9 LA FONDAZIONE, LA MEMORIA E 1668 SCUDI Serchio e un programma di ammodernamento degli edifici scolastici. Anche se si lavora per il bene comune: nel 2011, i 24 milioni di euro erogati hanno infatti dato vita a 776 progetti per oltre 470 beneficiari, restituendo ossigeno puro a Lucca e al suo territorio. La domanda, pur nella sua ingenuità, diventa allora una e soltanto una: ma è più difficile amministrare tutto o scegliere i progetti da finanziare? Lattanzi mi guarda bonario, forse cerca le parole giuste per spiegare questo concetto complesso che porta alla moltiplicazione dei pani e a dare linfa vitale alla provincia. Osservandolo, mentre si ferma un attimo a riflettere, mi viene in mente Joseph Joubert quando affermava che «cercando le parole si trovano i pensieri». È così anche per chi ascolta, e appena Lattanzi ricomincia a parlare qualcosa cambia: è come se anche dentro di me si aprisse una Fondazione fatta di mille stanze, e dentro ogni stanza ci fosse un progetto o un iniziativa che aspetta, che spera, di venire finanziata. «Certamente, se non avessimo fondi non potremmo mai ottenere i risultati che ci siamo prefissi. Ma anche l erogazione è una fase delicata e complessa. C è sempre il rischio di sbagliare ritenendo più meritevole un progetto anziché un altro. Il ruolo della Fondazione non è quello di funzionare da bancomat, ma di comportarsi in modo proattivo sul territorio andando a individuare, con l aiuto di specifiche reti territoriali, come e cosa finanziare seguendo e anticipando i bisogni più sentiti». Negli anni sono stati numerosissimi i progetti portati avanti dalla Fondazione, e non basterebbero dieci mani per contarli. Fra i più recenti c è l housing sociale che, a fronte di un finanziamento di 9 milioni di euro della Cassa di Risparmio, ha dato la possibilità a più di 80 famiglie disagiate di prendere in affitto degli alloggi con tutti i comfort a canone calmierato. C è anche il microcredito per far fronte a situazioni di emergenza con finanziamenti che possono arrivare fino a dieci mila euro ciascuno, ed è impossibile non ricordare l instancabile lavoro di restauro e messa in sicurezza delle Chiese di Lucca e della provincia. «Negli anni sottolinea Lattanzi abbiamo restituito alla città lo splendido volto di San Romano, della Chiesa di San Frediano e del Duomo. Lucca ha ben 132 chiese, una ricchezza inestinguibile di cui anche la Fondazione si prende cura». Non posso fare a meno di pensare che tutto sia cominciato con un capitale di 1668 scudi lucchesi, corrispondenti al valore di 139 azioni di 12 scudi ciascuna, versati a fondo perduto dai 119 Soci Fondatori. Non riesco a pensare che tutto sia cominciato nel 1835 esattamente 178 anni fa con Carlo Lodovico di Borbone Duca di Lucca che approvò con motu-proprio la Cassa di Risparmio, nata con fini di beneficienza grazie a dei cittadini privati, e il suo statuto. Non posso credere che quello che quasi duecento anni fa è stato fatto per il territorio sia ancora qui, preservato e utilissimo, a fare da polmone alla città e che adesso quasi un ideale linea del tempo sfiorasse tutto ciò che riguarda Lucca si prenderà cura delle Mura, di cui a ottobre ricorrerà il cinquecentenario, con un finanziamento di 7 milioni di euro. «Il nostro compito è quello di accelerare la ristrutturazione, partendo da quegli elementi come la casa del boia o il paramento esterno che necessitano di interventi tempestivi» commenta Lattanzi, e d improvviso mi viene in mente Alice nel paese delle meraviglie, scritto esattamente trent anni dopo la fondazione della Cassa di Risparmio. Lewis Carrol diceva «badate al senso, e le parole andranno a posto per conto proprio». Non so perché ci ripenso proprio adesso, mentre Lattanzi si muove svelto e meticoloso nel dizionario della Fondazione, dove ogni lemma corrisponde a un finanziamento: lo splendido restauro di Casa Puccini a Lucca, gli interventi relativi al centenario di Pascoli, e poi numerosissimi, infiniti dettagli che punteggiano il nostro territorio e ne ricordano la memoria. Impossibile non ricordare allora il Complesso di San Francesco, che sarà la sede dell Istituto Alti Studi IMT, supportato fin dalla nascita 7

10 FCRL INTERVISTA PRESIDENTE servizio fotografico foto alcide lucca 8

11 LA FONDAZIONE, LA MEMORIA E 1668 SCUDI dalla Fondazione. Con i suoi meravigliosi portici, San Francesco ha visto la Fondazione coinvolta in prima persona tanto nell acquisizione degli spazi comunali che versavano in pessime condizioni, quanto nel processo di restauro. «L intervento complessivo supererà i 25 milioni di euro mettendo in moto un circolo virtuoso che restituirà alla città uno splendido spazio, ma anche offrendo lavoro alle imprese locali» chiarisce Lattanzi. Così, Lattanzi inanella una serie di parole chiave che mi guidano nel cuore della Fondazione. Perché se «cercando le parole si trovano i pensieri» è anche vero che ogni parola custodisce una suggestione. E allora ecco i bisogni del territorio, la necessità di portare sviluppo, il ruolo sussidiario ma non sostitutivo che tante volte ho incontrato consultando il bilancio della Fondazione ed esaminandone la storia. All inizio ero titubante, mi domandavo come potesse un ente con un patrimonio così immenso riuscire a dare senza subire alcun contrappasso. «È la collaborazione» mi ha spiegato Lattanzi. «Ci preoccupiamo di dare continuità a tutto ciò che facciamo». Mentre lo guardo, in questo studio elegante e di basso profilo, con questa enorme scrivania di noce che ci divide, Arturo Lattanzi che ama scherzare dicendo «sono a Lucca soltanto da trentacinque anni» e afferma sicuro che «se l Italia assomigliasse un po più a Lucca sarebbe migliore» mi sembra il più lucchese di tutti i lucchesi che ho conosciuto: rigoroso e sobrio come ama descrivere la Fondazione di cui è presidente, schivo e riservato come la città in cui ha scelto di vivere, con il pallino per rispettare la parola data e un idea, quella del fare sistema, che attraversa tutto ciò che dice e che si declina nel cercare di affrontare qualsiasi cosa immaginando e valutando tutti i possibili risvolti: quelli culturali, ambientali, sociali e ovviamente economici. «Quando si fa il mio lavoro, non si può dimenticare niente» conclude, allungandomi la mano. Non si possono dimenticare i numeri che equivalgono a scuole rimesse a norma, a meravigliosi conventi restituiti alla città, a luoghi e memorie recuperati proprio come non si possono scordare le parole, e la storia. E allora sembra proprio che quel sogno di 119 Soci Fondatori, che quasi duecento anni fa misero insieme 1668 scudi immaginando di fare beneficienza, non si sia ancora esaurito. Sia anzi più saldo e rigoglioso che mai. Flavia Piccinni, nata a Taranto ventisei anni fa, ha trascorso l adolescenza a Lucca. Nel 2005 ha vinto il Premio Campiello Giovani. Ha curato due antologie, e pubblicato i romanzi Adesso tienimi (Fazi, 2007) e Lo sbaglio (Rizzoli, 2011). Collabora con numerosi giornali e Radio3 Rai. Il suo ultimo libro è il saggio di ndrangheta La mala vita (Sperling&Kupfer, 2012). 9

12 FCRL SAN FRANCESCO IL COMPLESSO DI

13 SAN FRANCESCO Il progetto del restauro: un esperienza esemplare Il recupero degli spazi urbani inutilizzati e dei monumenti abbandonati dalle originarie funzioni è una delle sfide più interessanti e complesse di fronte alle quali si trovano oggi le nostre città. A Lucca gli interventi per l insediamento dell istituzione universitaria IMT Alti studi possono ragionevolmente essere considerati come esperienza esemplare di inserimento di nuove funzioni culturali compatibili nel tessuto storico cittadino; un occasione colta, frutto della proficua sinergia tra Comune, Fondazione Cassa di Risparmio e Soprintendenza per i Beni Architettonici. Il restauro del Convento di San Francesco andrà a completare il campus urbano di IMT, aggiungendosi a Biblioteca, e uffici amministrativi già realizzati nel vicino complesso di San Ponziano. Il percorso progettuale ha avuto inizio nel 2005, con un primo studio di fattibilità che ha verificato la compatibilità tra le funzioni richieste dal campus universitario, le caratteristiche tipologiche degli spazi conventuali e le necessità di conservazione delle strutture architettoniche e dell apparato decorativo. Il convento, che si estende su di una superficie di circa mq di cui più della metà costituita da spazi a verde, ha una organizzazione compatta, basata sulla successione di tre chiostri e di un cortile, che con la chiara geometria su base quadrata organizzano su due livelli tutto il complesso e diventano il filo conduttore anche dello sviluppo progettuale. A piano terra i porticati, in parte chiusi con diaframmi in cristallo, distribuiranno attorno ai giardini i percorsi pubblici che attraversano il convento e quelli che collegano gli spazi dell istituto universitario; al piano primo gli ampi deambulatori, con interventi di allestimento, sono trasformati in spazi studio, di diverso taglio per le diverse esigenze dei ricercatori e connettono le celle trasformate in uffici per docenti e studiosi; che, compresa la struttura all interno della biblioteca di San Ponziano, potranno accogliere fino a 180 tra docenti e ricercatori di vario livello. L impianto architettonico connette gli spazi del convento con varie destinazioni, tutti restaurati Stefano Dini e Franco Mungai La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca sta completando un imponente progetto di restauro e di adeguamento funzionale del Complesso Conventuale di San Francesco, acquistato dal Comune di Lucca per 4,7 milioni di euro e destinato a diventare sede del Campus universitario di IMT Alti studi Lucca. L investimento complessivo, interamente a carico della Fondazione, è di circa 30 milioni. e restituiti alle nuove funzioni: nella Cappella Guinigi è stata allestita l aula magna per 120 posti a sedere, con dotazioni impiantistiche estremamente complete e possibilità, nel caso di particolari eventi, di riportarla ad un assetto museale, rimettendo in vista le lapidi della famiglia Guinigi. L ex biblioteca, il refettorio, la chiesa di San Franceschetto, e la Sagrestia vecchia sono state allestite a sale studio e spazi meeting variamente attrezzate per le diverse esigenze di ricerca. La Ca nova, antico deposito di grano e prodotti alimentari, è stata destinata a mensa ristorante e spazi di aggregazione. Nella porzione nord del complesso, sul cortile e sul giardino interno, unici spazi aperti di esclusiva fruizione per la scuola, si concentrano gli spazi per la residenza, poco più di cento posti letto, suddivisi in camere doppie e singole e mini appartamenti per i docenti, con relativi servizi e spazi di incontro. L intervento assumerà valenze anche dal punto di vista del recupero urbano in quanto parte dei percorsi dei chiostri saranno aperti al pubblico e connetteranno direttamente piazza San Francesco con il Giardino degli Osservanti e il parcheggio Mazzini. La fase di intervento è iniziata con il rilievo architettonico e una accurata analisi delle condizioni di degrado, della consistenza e dell epoca di tutte le parti del convento. Sulla base delle conoscenze acquisite sono state tracciate le linee guida per l intervento di restauro e di riuso dei diversi spazi per le nuove funzioni previste. In questa fase è risultata particolarmente complessa la messa a punto dello schema distributivo generale: l impianto conventuale è stato riletto in modo da proporre una soluzione progettuale rispondente alle necessità di IMT, ma compatibile con l architettura storica. In particolare si è ricercato il recupero delle spazialità e delle percorrenze del convento e l originaria organizzazione interna degli edifici. Definita questa prima fase il complesso è stato convenzionalmente suddiviso in quattordici unità minime di intervento, che hanno avuto approfondimenti progettuali paralleli ma cronologicamente diversi, in modo da procedere contemporaneamente e senza soluzione di continuità 11

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16 FCRL SAN FRANCESCO 14

17 IL PROGETTO DEL RESTAURO: UN ESPERIENZA ESEMPLARE 15

18 FCRL TITOLO ABBREVIATO 16

19 IL PROGETTO DEL RESTAURO: UN ESPERIENZA ESEMPLARE 17

20 FCRL SAN FRANCESCO con approfondimenti analitici, definizione degli obiettivi, dei progetti e dei lavori, con notevole riduzione dei tempi di realizzazione. Il cantiere di restauro ha preso avvio con una estesa campagna di scavi archeologici e saggi stratigrafici; ne sono stati eseguiti oltre sulle strutture murarie e soffitti che hanno riportato alla luce frammenti di apparati decorativi di grande pregio che si sono succeduti nei secoli. Con le nuove conoscenze attraverso un continuo processo dialettico con la competente Soprintendenza per i Beni Architettonici sono stati messi a punto i progetti e definite le scelte di intervento che hanno portato al restauro delle varie porzioni del convento. La valorizzazione dei frammenti recuperabili ha permesso di caratterizzare gli spazi interni che si sviluppano come variazioni sul tema, rendendo il percorso all interno del monumento un viaggio attraverso la sua stessa storia. Attualmente si sta procedendo al completamento del complesso intervento di miglioramento sismico e al restauro delle coperture della chiesa di San Francesco. È in fase avanzata il restauro degli apparati decorativi, del coro e di tutti gli arredi. È ancora da definire, invece, la dotazione impiantistica, che permetterà di utilizzare lo spazio della chiesa per grandi eventi culturali. Alla fine dell intervento il recupero dei due accessi originari del complesso, adiacenti alle chiese di San Francesco e di San Franceschetto si ricollocheranno sulla scena urbana della piazza come ingressi del percorso monumentale e della nuova istituzione per gli Alti studi, e questa doppia valenza sarà l esplicitazione fisica del valore aggiunto che l intervento ha prodotto per la ferma volontà dell istituzione di far crescere la scuola dentro il centro storico, quale occasione di recupero di spazi monumentali nel cuore della comunità lucchese. 18

21 IL PROGETTO DEL RESTAURO: UN ESPERIENZA ESEMPLARE 19

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23 IL PROGETTO DEL RESTAURO: UN ESPERIENZA ESEMPLARE 21

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25 Gilberto Bedini Da Elisa Baciocchi alla Fondazione Cr Lucca. Il processo di riqualificazione del settore orientale della città La porzione orientale di Lucca, che va dalla cintura dei fossi fino alle Mura è caratterizzata da una dimensione e una spazialità diversa rispetto ad altre parti della città. Qui l assetto urbano è principalmente contrassegnato dalla presenza dei grandi complessi monasteriali e conventuali e dalle loro estese aree a corredo, originariamente a giardino e ad orto, connesse visivamente alle aree verdi e alle alberature delle Mura. È una zona che, fino ai primi anni dell Ottocento, era rimasta sostanzialmente appartata, periferica rispetto alla città di formazione più antica, serrata e compatta nel suo tessuto edilizio stratificatosi sulla maglia stradale di matrice romana, qualificato da una forma diversa nella quale la presenza delle numerose e diversificate attività quotidiane rendeva la scena urbana più viva e frequentata. I cambiamenti avvenuti in quest area e l avvio del processo di riqualificazione si possono far risalire agli inizi dell Ottocento quando gli interventi voluti da Elisa Baciocchi «offriranno l occasione per pensare in maniera radicalmente nuova un intero settore della città e porre le basi per un vasto progetto completamente libero dai condizionamenti imposti dall antico tessuto edilizio e soprattutto dai vincoli dovuti alla proprietà dei privati» (Mario Ferretti). Fu aperta una nuova porta nella cerchia cinque-seicentesca delle Mura (che nella cintura orientale non aveva aperture); fu avviato ma non fu concluso il nuovo disegno dell ingresso in città all interno della Porta Elisa, in forma di emiciclo con portici e arcate tuttora visibili sul lato meridionale della strada che prese, come la nuova Porta, il nome di via Elisa. Gli interventi comportarono la demolizione del Convento dei Cappuccini, che si trovava tra il monastero di San Ponziano e il complesso di San Micheletto, e avviarono una ingente opera di ristrutturazione urbanistica che si può sinteticamente riassumere rinviando all esame di uno dei progetti che furono allestiti in quegli anni (vedi fig. 11). Quel processo di trasformazione avviato dalla prin- 2 23

26 FCRL SAN FRANCESCO Vista della città dalla parte di levante. 2. Porzione orientale della città nella veduta assonometrica del 1669 (copia fedele dell originale, realizzata da Renata Martini nel 1949 ed esposta nella «Sala della Seta» della CCIAA di Lucca). 3. Ricostruzione assonometrica del settore orientale della città con il Monastero di San Ponziano, il Convento dei Cappuccini e il Monastero di San Micheletto, prima degli interventi voluti da Elisa Baciocchi, realizzati nei primi anni dell Ottocento. 4. Ricostruzione prospettica del paesaggio stradale con la chiesetta del convento dei Cappuccini; a destra il muro del monastero di San Micheletto. 5. Il fianco settentrionale del monastero di San Micheletto (anni Settanta del secolo scorso) che delimitava l antica via rappresentata nel disegno precedente. Si noti, nella fotografia, la configurazione del complesso monasteriale e della piazzetta prima dei recenti interventi di riqualificazione. 6. Il settore orientale della città nelle planimetrie catastali elaborate dal geometra Antonio Pelosi nel Si noti la presenza delle estese aree a giardino e ad orto in continuità con la vegetazione delle Mura, ASLu, Catasto (Nuovo). 24

27 DA ELISA BACIOCCHI ALLA FONDAZIONE CR LUCCA. IL PROCESSO DI RIQUALIFICAZIONE DEL SETTORE ORIENTALE DELLA CITTÀ cipessa si interruppe per le note vicende connesse alla caduta dell impero napoleonico, ma alcune sostanziali modifiche dell area sono avvenute anche in epoche successive. Se ne citano alcune. Fra il 1881 e il 1892 fu realizzata la tramvia a vapore che dalla stazione ferroviaria di Lucca raggiungeva Ponte a Moriano, aggirando la città sul lato orientale interno alle Mura (l opera comportò l esecuzione di un nuovo «buco» nella cerchia murata nei pressi del laghetto dell Orto Botanico) e suggerì il tracciato della via dei Bacchettoni che dopo la disattivazione del servizio di trasporto su ferro prese forma sul quel percorso. Nel 1925, lungo la nuova via servita dalla nuova porta San Jacopo, fu costruito, su progetto dell ingegnere Virginio Paolinelli, il villino per l industriale Giovanni Niemack (che nel 1878 aveva introdotto a Lucca la lavorazione del cotone greggio) e, nel 1930, poco più a sud del nuovo edificio, fu realizzato il maneggio coperto, poi utilizzato come palestra comunale, nota come «la Bacchettoni». Intorno alla metà degli anni Cinquanta, sempre nei pressi della porta San Iacopo, fu anche approvata una vera e propria lottizzazione edilizia all interno delle Mura. Tutto il settore urbano orientale aveva lentamente assunto i caratteri di una periferia di città. Il convento di Santa Chiara (che sorgeva sull angolo della piazza San Francesco, dov è attualmente l Ufficio del Genio Civile), nel 1892 fu ceduto da parte del Comune di Lucca alla Pia Casa di Beneficenza in cambio della prestigiosa villa dei Guinigi, che solo nel 1960 fu ceduta allo Stato per essere restaurata e destinata a Museo Nazionale. Il complesso conventuale di San Francesco venne adibito a caserma militare e negli antichi orti dei francescani stazionarono per tanti anni i carri armati. Dall altra parte della via della Quarquonia si era localizzata la caserma dei Vigili del Fuoco. Se si fanno salvi gli interventi ottocenteschi voluti dalla principessa Elisa, che corrispondevano ad un preciso disegno di riorganizzazione funzionale della città e alla realizzazione di una nuova scenografia urbana, gli interventi che seguirono, come si è visto, non ebbero una analoga matrice culturale. Non perseguirono un obiettivo strategico generale che tenesse conto del delicato equilibrio tra la parti interne della città chiusa dalle Mura e delle relazioni con il contesto territoriale esterno, che nel contempo andava sviluppandosi. Si trattò di una serie di interventi tra loro non correlati, né funzionalmente né formalmente, che non tennero conto della qualità delle aree preesistenti, connotate dalla presenza delle estese zone verdi degli orti. 6 Nel 1992, nel corso dei lavori per l elaborazione del nuovo piano regolatore del centro storico di Lucca, venne posta all attenzione degli amministratori, delle componenti economiche e produttive, delle forze sociali e sindacali una ipotesi di intervento fondato sull assunto che il centro storico di Lucca dovesse considerasi come un isola in ragione dei suoi caratteri storici, urbanistici e architettonici sostanzial- 25

28 FCRL SAN FRANCESCO mente diversi dal resto del territorio e che all isola fosse necessario approdare per assicurare i necessari parcheggi per gli abitanti e per chi dovesse usufruire dei servizi che la città antica offriva e che continua ad offrire, nonché per gli esercizi commerciali e per ogni altra attività economica ed amministrativa. I principali punti di approdo all isola (che si caratterizzava altresì per la sua dimensione pedonale) furono individuati nelle porzioni orientali e occidentali della città (nell area compresa tra la via del Fosso e le Mura e nell area del piazzale Verdi e San Donato, dalla Manifattura alle vecchie Stanze Mortuarie). Due aree con grandi complessi architettonici, con le strutture conventuali e le loro ampie aree verdi, nonché opifici e magazzini che occupavano le aree periferiche della città antica, rimaste racchiuse nell ultima cerchia muraria. In queste zone si sarebbero dovuti concentrare una serie di interventi e di funzioni direzionali, culturali, di servizio tali da potere consentire di attivare interventi nelle parti più interne del tessuto urbano che ha connotazione più spiccatamente residenziale e commerciale. Tale piano non fu mai approvato, ma di fatto, oggi possiamo riscontrare che una serie di interventi, sostanzialmente ispirati a quelle ipotesi, sono stati attuati o sono in corso di realizzazione. Non è il caso di riproporre i temi del PIUSS che riguardano l area occidentale. L oggetto di queste note e riflessioni riguarda il settore orientale della città dove una serie coordinata di interventi, in gran parte dovuti alle intelligenti scelte e ai proficui e ingenti finanziamenti della Fondazione Cassa di Risparmio, ha dato nuovo impulso alla ristrutturazione dei grandi complessi architettonici esistenti e alle azioni di recupero di grandi contenitori urbani, di estese superfici e di notevoli volumetrie, che erano sostanzialmente abbandonate, suggerendo, al contempo, contenuti nuovi per l uso della città e per la sua crescita economica e culturale. Tali interventi ripropongono di fatto un concetto e una visione di città sostenuta da studiosi di chiara fama: «la vera città moderna è ancora la città antica, intelligentemente usata, attrezzata, recuperata» (Francesco Guerrieri). I PROGRAMMI E NUOVI INTERVENTI PER LA CITTÀ REALIZZATI DALLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA I programmi e nuovi interventi per la città realizzati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca hanno una matrice iniziale comune; non sono da vedere a sé stanti, ma come elementi che compongono un quadro complessivo di ampio valore, anche se realizzati in vari periodi, in rapporto all impiego delle risorse finanziarie disponibili e accuratamente programmati. Sono componenti di un progetto organico, fedele ad una valida idea originaria. Sono interventi che hanno ricadute positive sulla città in vari settori economici e incidenti nello sviluppo complessivo della comunità lucchese. I grandi complessi conventuali dell area orientale quali il San Micheletto, parte del complesso immobiliare e la chiesa di San Ponziano, il convento di San Francesco e le loro aree di pertinenza sono stati tutti recuperati (o sono in corso i lavori) per il loro nuovo uso prevalentemente orientato e destinato a funzioni culturali, di ricerca e di studio. Si vedano il Centro studi-fondazione Licia e Carlo Ludovico Ragghianti (con ampie sale riservate a conferenze, eventi espositivi, aule e biblioteche) e l IMT Istituto di Alti studi di Lucca (un istituto a ordinamento speciale inserito nel sistema universitario italiano) che si struttura al tempo stesso come Graduate School, come Institute of Technology e come Institute for Advanced Studies. Per ampliarne le dotazioni e le superfici necessarie alle varie attività suddette sono in corso ulteriori interventi per il riuso del convento di San Francesco. Opere tutte finanziate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che si sommano e si integrano ad altre come quelle che hanno portato alla realizzazione di un grande parcheggio interrato di servizio alla città, nelle aree degli antichi orti del convento e al possibile recupero della vecchia palestra vicina alla passeggiata delle Mura, della Casa del boia e dell ex canile sul baluardo il Salvatore. 26

29 DA ELISA BACIOCCHI ALLA FONDAZIONE CR LUCCA. IL PROCESSO DI RIQUALIFICAZIONE DEL SETTORE ORIENTALE DELLA CITTÀ 7. Planimetria delle principali trasformazioni avvenute nel settore orientale della città dall Ottocento ad oggi (in colore più intenso gli interventi realizzati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca). 1 Percorso della tramvia a vapore Lucca Ponte a Moriano (fine del XIX secolo). 2 Area dell Orto Botanico (1820) realizzato nella zona denominata «Piaggia Romana», dove si faceva «il Gioco del Calcio». 3 Il complesso monumentale della chiesa e del monastero di San Micheletto. Nel 1972 la Cassa di Risparmio di Lucca acquistò il complesso, già convento clausura, in parte occupato da aule della succursale dell Istituto Tecnico Industriale «Enrico Fermi». L immobile venne successivamente destinato, in parte, a sede della Fondazione Ragghianti (1979 e segg.) e poi anche a sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (1998 e segg.) 4 Apertura della Porta Elisa (inaugurata nel 1811) che comportò anche la realizzazione della via Elisa (1812 e segg.) e delle altre sistemazioni connesse: palazzo Froussard, oggi Sodini; casa Matteucci; ecc. 5 Adeguamento funzionale della chiesa di San Ponziano ad uso biblioteca dell IMT e restauro di una parte del complesso monumentale, precedentemente occupato dall Istituto Musicale Luigi Boccherini, destinato a sede amministrativa dell IMT ( ). 6 Aree del monastero di San Ponziano che nell Ottocento erano destinate all educandato femminile voluto da Elisa Baciocchi. Nel il complesso architettonico venne destinato a scuola media Giosuè Carducci e, in parte a sede dell Istituto Musicale Luigi Boccherini. 7 Area dell antico convento di Santa Chiara poi demolito per la costruzione dell Ufficio del Genio Civile (1960 e segg.). 8 Area della villa Guinigi, ceduta dal Comune allo Stato, per la realizzazione del Museo Nazionale (1960). 9 Area degli orti del convento di San Francesco (ex Caserma Mazzini) oggetto di recupero e riqualificazione ad uso parco pubblico e parcheggio interrato (2006 e segg.). 10 Porzione del convento di San Francesco (denominato «La Stecca») oggetto di recupero e riqualificazione per essere destinato a residenza universitaria e altre attività connesse, compresa la ristorazione ( ). 11 Complesso monumentale della chiesa e del convento di San Francesco oggetto di restauro e di risanamento edilizio (intervento in corso, con conclusione prevista nel 2013). 12 Maneggio Coperto (realizzato nel 1930), poi palestra comunale, in attesa di recupero per nuove destinazioni d uso. 13 Villino Niemack (costruito all inzio del XX secolo per l industriale Giovanni Niemack) destinato a nuova sede della Croce Rossa Italiana (lavori completati nell anno 2009). 14 Area di lottizzazione edilizia degli anni Cinquanta del secolo scorso. 7 27

30 FCRL SAN FRANCESCO Il restauro del monastero di San Micheletto Il restauro del monastero di San Micheletto è il primo degli interventi di riqualificazione condotti nel settore orientale della città e nota ai cittadini di Lucca e agli ospiti italiani e stranieri. Il complesso architettonico fu acquistato dalla Cassa di Risparmio di Lucca nel La frequentazione del complesso, in ragione degli eventi e delle manifestazioni culturali che qui hanno luogo, ma anche per le attività quotidiane della Fondazione Cassa di Risparmio e della Fondazione Ragghianti che qui hanno la loro sede, oltre alla presenza delle aule di lezione dell IMT e le sale della biblioteca Ragghianti, hanno fatto si che il grande complesso architettonico, da convento di clau - sura sorto in un area appartata della città, sia diventato parte organica e vitale della città stessa. La biblioteca nella chiesa di San Ponziano La realizzazione dell intervento nella chiesa di San Ponziano ha creato un nuovo spazio: «uno spazio inatteso» come è stato appropriatamente definito da Saverio Pisaniello che si rivela come «una cristallinea casa della cultura» intessendo un nuovo rapporto tra il linguaggio tecnologico contemporaneo e lo spazio interno della chiesa. L intervento, non ha mutato l assetto esteriore dell edificio e non interferisce con i segni della scena urbana di questa parte della città, già rivisitata nell Ottocento. Fa eccezione l addizione funzionale del «giardino d inverno», realizzato con una struttura in acciaio e vetro che copre, ma lascia in vista, il cortiletto sul fianco meridionale del complesso monumentale, che peraltro, come detto, non si intromette nella prospettiva di via Elisa. 8 9a 9b 28

31 DA ELISA BACIOCCHI ALLA FONDAZIONE CR LUCCA. IL PROCESSO DI RIQUALIFICAZIONE DEL SETTORE ORIENTALE DELLA CITTÀ Gli orti del monastero di San Micheletto, prima degli interventi di restauro del complesso monumentale (fotografia degli anni Settanta del secolo scorso). 9. Vedute assonometriche del complesso monumentale di San Micheletto con vista da ponente (9a) e da levante (9b). 10. Planimetria della città allegata alla Guida di Lucca di Enrico Ridolfi del Si noti il tracciato della tramvia a vapore Lucca-Ponte a Moriano che, una volta disattivata, permise la realizzazione della via dei Bacchettoni. 11. Planimetria di progetto relativa alla sistemazione del comparto urbano di via Elisa, Veduta dell orto del complesso di San Ponziano quando, nell Ottocento, era utilizzato come educandato femminile

32 FCRL SAN FRANCESCO

33 DA ELISA BACIOCCHI ALLA FONDAZIONE CR LUCCA. IL PROCESSO DI RIQUALIFICAZIONE DEL SETTORE ORIENTALE DELLA CITTÀ Un intervento coraggioso ed efficace, destinato allo sviluppo e all attenzione della cultura in merito alle problematiche relative al recupero architettonico e alla riqualificazione formale e funzionale delle città antiche. Il restauro della «Stecca» e la ristrutturazione del complesso conventuale di San Francesco Il complesso conventuale di San Francesco ha avuto più fasi di intervento. Le prime realizzazioni sono state quelle relative alla ristrutturazione e riqualificazione del corpo di fabbrica definito «La Stecca» che ha restituito alla sua antica identità una parte del complesso monumentale, diventato uno spazio per lo studio, per la residenza universitaria e per i servizi di mensa a disposizione di IMT Alti studi Lucca. Un luogo deputato al rafforzamento delle relazioni tra IMT e la città di Lucca. Successivamente, nel 2011, la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha acquistato l intero complesso conventuale, già di proprietà del Comune di Lucca. Il progetto di restauro e di adeguamento funzionale ha richiesto un investimento di circa 20 milioni di euro, interamente a carico della Fondazione. L intervento prevede tutte le opere e le dotazioni impiantistiche necessarie per il restauro e l adeguamento funzionale del complesso conventuale per destinarlo a nuova sede del Campus universitario dell Istituto Alti studi IMT. Una destinazione che prevede spazi residenziali, a completamento dell intervento già realizzato nella porzione del complesso denominata «la Stecca», spazi per la didattica, zone di rappresentanza e per l amministrazione oltre a superfici destinate ai vani tecnici e di servizio. Per quanto riguarda la chiesa di San Francesco gli interventi sono esclusivamente improntati al restauro e al risanamento conservativo e si attueranno in due fasi. Nella prima si provvederà al consolidamento strutturale complessivo, con particolare riferimento alla copertura ed al fianco sud; successivamente saranno eseguiti interventi di restauro e ricollocate tutte le opere d arte e gli arredi Sezione longitudinale della chiesa di San Ponziano adibita a biblioteca dell IMT Interno della chiesa di San Ponziano prima e al termine dei lavori. 16. Il «Giardino d inverno» nel complesso monasteriale di San Ponziano Gli interventi di restauro e di adeguamento al corpo di fabbrica denominato «La Stecca»

34 FCRL SAN FRANCESCO 21. Veduta della villa Niemack, dopo gli interventi di restauro eseguiti nel 2009 per la sua destinazione a sede della Croce Rossa Italiana. originali. Negli ambienti annessi all abside della chiesa di San Francesco, in corrispondenza dell accesso al Giardino degli Osservanti, sarà allestito un piccolo museo archeologico dove saranno esposti gli esiti della campagna di scavo. Gli spazi del Campus IMT Il progetto prevede una macrozonizzazione planimetrica: la residenza, con camere e appartamenti a completamento degli spazi già realizzati nella Stecca, sarà realizzata nella parte che si affaccia sul grande giardino a nord del complesso, mentre gli spazi per la didattica saranno organizzati attorno al primo e secondo chiostro e nel cortile. Una seconda organizzazione per livelli prevede la sistemazione a piano terra di tutti gli spazi di uso collettivo, quali l aula magna, le sale per conferenze e seminari di studio, laboratori e aule; al piano primo troveranno posto gli uffici e parte della residenza, ed infine al piano secondo solo residenza. Si può affermare, in sintesi, che nell arco di tempo di circa vent anni, in questo settore della città, grazie agli investimenti della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, sono state attivate iniziative di rinnovo e di riqualificazione che hanno introdotto nuove funzioni e forme 21 architettoniche, recuperando i complessi conventuali che giacevano abbandonati e che meglio di altri complessi immobiliari si prestavano all uso di attività tipiche della società d oggi, connotando coerentemente alle forme della città antica, quella contemporanea. Possiamo solo augurarci che sia dato seguito ad ulteriori interventi che completino la revisione formale e funzionale di questo settore urbano. Si attendono soluzioni, ad esempio, per una configurazione diversa della piazza San Francesco e per la riqualificazione della via dei Bacchettoni e di tutte le aree che costituiscono il tessuto connettivo della porzione orientale della città murata. 32

35 Gabriele Donati Una storia lunga nove secoli Secondo una tradizione seicentesca, san Francesco d Assisi sarebbe appartenuto ad un ramo della famiglia lucchese dei Moriconi trapiantatosi anticamente in Umbria. Non stupisce, dunque, che nel suo testamento del 4 giugno 1700 il canonico Libertà Moriconi lasciasse ben centocinquanta scudi affinché venisse realizzata, per l altare maggiore della chiesa lucchese di San Francesco, una lampada d argento con le armi familiari e iscrizione di dedica a «divo Francisco de Moriconis». Si trattava, in ultima analisi, d un tentativo di risarcire in qualche modo Lucca della mancata visita da parte del santo. Il medesimo Libertà, da buon erudito qual era, sapeva d altronde che l esistenza d un insediamento dei francescani in Lucca risaliva al 10 aprile 1228, giorno in cui il cittadino Perfetto di Graziano aveva offerto a Goffredo da Castiglione, cardinale prete di San Marco, un pezzo di terra adibito ad orto con annessa capanna, affinché vi venissero erette una chiesa ed una casa ad uso dei frati minori. Tre mesi dopo, secondo quanto ci assicura una lettera dello stesso Goffredo al vescovo di Lucca (31 luglio 1228), i lavori di costruzione erano già iniziati, e la chiesa veniva detta dedicata a Santa Maria Maddalena titolo che soltanto nel corso del Trecento venne progressivamente sostituito da quello in onore dell Assisiate. L area prescelta nota con il toponimo di Fratta era estesa all esterno della cinta muraria duecentesca, ed era caratterizzata dalla presenza di rade costruzioni abitative e di servizio, frammezzate ad orti con vigneti e alberi da frutto. Grazie all importante nucleo di pergamene conservate oggi presso l Archivio di Stato di Lucca possiamo seguire nel dettaglio il susseguirsi delle donazioni ai francescani, così come anche gli acquisti da loro promossi. Il primitivo cantiere della chiesa di Santa Maria Maddalena era forse già concluso l 8 agosto 1232, quando Jacopo e Albertino del fu Rustico Guinigi concessero ai frati quattro braccia di terra «accanto alla casa della suddetta chiesa», verso oriente, evidentemente allo scopo di facilitare un ingrandi- 33

36 FCRL SAN FRANCESCO mento delle strutture conventuali. Nel 1253 si ha la prima testimonianza di un operaio cioè di un responsabile della fabbrica della chiesa di Santa Maria Maddalena, nella persona di Anterminello di Rustichello Cornadore, ed è quindi verosimile che fossero in corso lavori di ampliamento e/o di ricostruzione del complesso, chiesa compresa. Nondimeno, l unica indiscutibile prova documentaria che si stesse procedendo all ingrandimento dell edificio sacro risale al testamento di Ugolino Cardellini, in data 15 gennaio 1269, il quale lasciava quaranta lire «pro elevando ecclesiam fratrum minorum». Non ci rimangono, purtroppo, dati archivistici più precisi relativi alla costruzione dell attuale chiesa: un sicuro termine ante quem è senz altro quello del 10 giugno 1351, in cui il legnaiolo lucchese Buto del fu Buto prometteva di eseguire per la chiesa di Santa Maria della Rosa volte in legno a somiglianza di quelle già esistenti nelle cappelle absidali di San Francesco. L esame di ulteriori indizi, epigrafici e materiali, induce comunque a credere che l edificio sacro avesse già assunto le forme attuali allo scadere del XIII ovvero al principio del XIV secolo. La chiesa di San Francesco in Lucca, con la sua aula unica senza transetto e terminazione in tre cappelle absidali, corrisponde ad una tipologia da lungo tempo riconosciuta come peculiare dell architettura mendicante e soprattutto francescana toscana del XIII e XIV secolo. Del tutto singolare è, però, la scelta per cui le due cappelle laterali non si aprono in una consueta parete piatta, bensì su pareti inclinate trasversalmente rispetto a quelle delle navate. Tradizionalmente, ma in maniera errata, l erezione dell intera parte absidale viene ritenuta risalente ad un intervento di Paolo Guinigi, signore della città dal 1400 al L attuale conformazione della cappella mediana, di pianta rettangolare, risale peraltro ad un ingrandimento del , allorché si decise di trasferirvi il coro ligneo che occupava lo spazio antistante all altare maggiore (il coro oggi ivi presente non è tuttavia quello quattrocentesco originale, andato smarrito, bensì un manufatto proveniente dalla chiesa di Sant Agostino). Ciò premesso, un ante quem alquanto stringente per la conclusione dei lavori è rappresentato dall anno 1314 in cui l arcighibellino Castruccio Castracani s impadronì di Lucca, sconfiggendo e cacciando gli esponenti della parte guelfa che avevano sino ad allora governato la città: è infatti inverosimile che possa essere stato eretto dopo tale data il sepolcro pensile del cuore di Nino Visconti, il «Nino gentil» con cui Dante conversa in Purgatorio (VIII, 47-48), uno dei capi del guelfismo toscano scomparso l 11 gennaio Tale sepolcro, oggi gravemente frammentario, è innestato in alto nella parete 34

37 UNA STORIA LUNGA NOVE SECOLI destra della navata, presso l apertura della relativa cappella absidale. Ulteriore conferma della datazione duecentesca della parte absidale dell edificio è data dai bacini ceramici che ne ornano l esterno, entro una croce sagomata nella muratura in laterizio. Se poi ci rivolgiamo all analisi della facciata, prescindendo ovviamente dalla porzione superiore realizzata in epoca fascista, ci accorgiamo che i due avelli ai lati del portale maggiore sono pure duecenteschi: quello a sinistra, anzi, reca la data del 1249, e fu eretto in onore di Ricciardo Ricciardi; quello a destra, della famiglia Bettori, non riporta più una data leggibile, ma non sembra comunque di troppo posteriore al precedente. Sul fianco sinistro della chiesa, all interno dell attuale secondo chiostro, sta infine il sepolcro di Bonagiunta Tignosini, un arcosolio decorato da un affresco di Deodato Orlandi e datato 1274 anche se il Tignosini scomparve soltanto nel Alla metà del Trecento risale l erezione della cappella di Santa Lucia, voluta da Francesco di Bartolomeo Guinigi come luogo di sepoltura di tutti i membri della propria casata due lastre terragne, una per gli esponenti maschili e l altra per quelli femminili della famiglia, decorano a tutt oggi l interno dell ambiente. Il legame dei Guinigi con il convento di San Francesco si era d altronde consolidato fin dal XIII secolo. Purtroppo, il piccolo edificio sacro in laterizio ha avuto una storia alquanto travagliata, soprattutto a causa della soppressione ottocentesca del convento, allorché il suo orientamento venne invertito rispetto all originale, mediante la tamponatura dell ingresso verso il secondo chiostro e la realizzazione di una nuova facciatina tramite l abbattimento della scarsella absidale (1869). Soltanto i recenti scavi e restauri hanno consentito di fare chiarezza su tale trasformazione, altrimenti caduta nel dimenticatoio. La cappella dei Guinigi non ebbe dunque mai una diretta connessione con il «palazzo dei Borghi», cioè con l attuale Museo Nazionale di Villa Guinigi, eretto da Paolo Guinigi a partire dal Né si può credere, come talvolta sostenuto, che nella cappella trovasse mai alloggio il sepolcro di Ilaria del Carretto, capolavoro di Jacopo della Quercia, pensato per la Cattedrale anche se sappiamo con certezza che i corpi della terza e quarta moglie di Paolo Guinigi vennero riposti proprio in Santa Lucia. Nell anno 1454 il convento di San Francesco passò all Osservanza francescana. L evento, fortemente desiderato dalla cittadinanza, portò ad una rifioritura del complesso: sembra che l erezione dell attuale terzo chiostro spettasse alla volontà del primo guardiano osservante, il lucchese Paolo Iova, morto poi in odore di santità. Il legame del convento con le classi popolari lucchesi ci è reso evidente dal fatto che fu presso la chiesa che si radunò nel 1531 l assembramento di artigiani del settore tessile destinato a dare vita al cosiddetto Tumulto degli Straccioni. D altro canto in San Francesco non mancavano neppure sepolture di personalità di spicco, come il bel sepolcro del letterato Giovanni Guidiccioni, vescovo di Fossombrone, scomparso a Lucca nel Gli altari della chiesa furono progressivamente rifatti nel corso del XVII secolo, e conservano ancora oggi l assetto conferito loro in tale periodo. Un restauro del 1844 riportò invece le finestre della chiesa al loro verosimile aspetto primitivo, a foggia di bifore. Rispetto alla breve soppressione avvenuta durante il periodo napoleonico, ben più grave e dannosa fu quella avvenuta per opera del neoistituito Regno d Italia a partire dal 1862: il convento fu trasformato in caserma e la chiesa in magazzino. A questo deplorevole stato delle cose si riuscì a porre rimedio soltanto al principio del Novecento, quando la chiesa fu riaperta al culto e i francescani si riappropriarono degli edifici conventuali (salvo la porzione denominata la Stecca, adibita a caserma fino al 1989). La definitiva partenza dei religiosi è fatto recente (2003). 35

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