editoriale L ultimo editoriale di Strumenti si concludeva Gli effetti della corrispondenza tra il senso

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1 editoriale L ultimo editoriale di Strumenti si concludeva con un invito a resistere al piano di destrutturazione e dequalificazione dell organizzazione scolastica. Ma con rammarico bisogna ammettere che i nuclei di resistenza rischiano di essere travolti dalla martellante persistenza di interventi finanziari e amministrativi devastanti. Il taglio di 7,8 miliardi di euro fino al 2011 e la riduzione degli stanziamenti (un misero 1,1 per cento del PIL a fronte del 3% concordato a Lisbona dagli esponenti dell Unione Europea), stanno mettendo a dura prova il grado di sopportazione di quegli insegnanti che finora hanno supplito con l abnegazione e il volontariato alle deficienze dell apparato scolastico nazionale. La situazione negli istituti di ogni ciclo è ormai al limite della legalità. Infatti, la difficoltà crescente nel nominare e pagare i supplenti, nonché l assottigliamento del monte ore per le disposizioni e l alternativa alla religione, costringono alla distribuzione degli alunni nelle altre classi con una plateale infrazione delle più elementari norme di sicurezza. Per celare un tale sfacelo si cerca di negare le responsabilità governative, dirottando la colpa delle disfunzioni sui lavoratori fannulloni. Ma un operazione più subdola è stata escogitata per convincere le vittime a svolgere consensual mente il proprio ruolo di subordinati. Ovvero, una parte consistente degli insegnanti è stata persuasa che il mal funzionamento del sistema educativo è stato provocato dai decenni di permissivismo seguiti alle turbolenze del Sessantotto. Stabilito arbitrariamente questo nesso, si sta procedendo alla riparazione della stortura con il ripristino dell antico rigore pedagogico, che concedeva la promozione solo ai presunti meritevoli. Gli effetti della corrispondenza tra il senso di frustrazione dei docenti e l intento punitivo della Gelmini si sono visti alla fine dello scorso anno scolastico. Il numero dei bocciati è aumentato del 23% negli istituti professionali, del 16,3% nei tecnici, del 16% negli artistici, del 6,6% nei licei scientifici, del 4,8% nei classici. La minore percentuale nei licei non deve trarre in inganno, anzi è motivo di ulteriore preoccupazione se si considera che la percentuale degli studenti destinati a recuperare una o più insufficienze è salita del 25,4% negli scientifici, del 24,7% nei linguistici, del 22% nei classici. A questi dati va aggiunto il numero dei bocciati con il 5 in condotta. Il proposito di far girare gli ingranaggi dell istruzione pubblica con l adesione dei docenti non si esaurisce in queste prime battute. In via di definizione è il disegno che prevede l istituzionalizzazione del precariato con una massa di colleghi non di ruolo che, in cambio del punteggio annuale, si dichiareranno flessibilmente disponibili per qualsiasi tipo di supplenza. Per i docenti di ruolo non si prospetta un futuro migliore. Per loro è in serbo una classificazione che prevede la figura dell ordinario, dell esperto e del senior. Secondo quali criteri avverrà la selezione per ambire a spartirsi gli esigui fondi ministeriali e gli esangui fondi d istituto lo lascia intuire il disegno di legge Aprea, con il quale si rafforzano le prerogative prefettizie dei dirigenti scolastici, confermandone la funzione di esecutori delle direttive ministeriali. Per gli autolesionisti che vorranno provare a dissentire serva da monito la presa di posizione del dirigente dell ufficio scolastico dell Emilia Romagna, che ha affermato: I presidi non devono criticare la politica del Ministero. E una questione di lealtà nei confronti del datore di lavoro. Intanto i problemi dell istituzione scolastica si aggravano. E gli insegnanti, sentendosi abbandonati e inadeguati, scivolano pian piano ma inesorabilmente verso un rassegnato senso di impotenza. Sprovvisti di mezzi e di un congruo numero di ore (in Germania l orario settimanale è di 36 ore e lo stipendio il doppio di quello percepito dagli insegnanti italiani), stanno facendo appello alle energie residue, e, nonostante l invecchiamento anagrafico (solo il 3% dei docenti è al di sotto dei 30 anni, mentre quasi il 50% è compreso tra i 50 e 59 anni), si prodigano per non far affondare la nave. Una nave che sta viaggiando a vista, con le scorte agli sgoccioli e la strumentazione obsoleta. Eppure nella fase attuale, con l ingresso dei nativi digitali nel mondo dell istruzione, più che mai si sente la necessità di un luogo di mediazione tra le conoscenze apprese mediante il connettersi, navigare, esplorare, e il sapere trasmesso attraverso l analisi e la riflessione critica. Per quanto malridotta, la scuola resta il contesto più idoneo per realizzare questo ambizioso compito, perché è il luogo deputato a far dialogare la molteplicità dei linguaggi, a spiegare il senso delle esperienze vissute, a tessere e comunicare narrazioni, a costruire gli organizzatori cognitivi capaci di mettere ordine nell incessante flusso di informazioni e di emozioni. Fino a quando? Michele Crudo Se apprezzi la rivista aiutaci a sostenerne i costi. È un investimento educativo! 2

2 TESTI SPUNTI SCOLASTICI DI RIFLESSIONE MATERIALI SUL LAVORO MINORILE A scuola... di scuola: insegnare, ma come? Insegnare alla luce delle Educazioni significa anche, imprescindibilmente, saper insegnare in modo efficace, il che, detto con altre parole, significa essere un buon insegnante. Può sembrare un affermazione ovvia, ma non lo è. La ormai lunga esperienza nella formazione dei docenti ci ha reso consapevoli di questa realtà: un insegnamento che abbia l ambizione di formare oltre che di istruire e questo sulla base di un auspicio di società strutturata sul concetto di cittadinanza globale quale oggi ancora non esiste ma che, ne siamo sempre più convinti, è l unica che può rispondere ai bisogni inderogabili di un futuro che voglia ancora dirsi civile 1, tale insegnamento, dunque, non può limitarsi a spiegazioni e interrogazioni per quanto corrette. Incuriosire, motivare, appassionare (perché no), insegnare a problematizzare, a ricercare, a fare fatica, a scegliere! Lo sappiamo da molto che solo così l insegnamento-apprendimento è reale crescita e non solo sterile sovrapposizione di strati di conoscenze che lasciano ad altre agenzie le potenzialità formative, nel bene e nel male, nella vita dei ragazzi. Ma, diciamo ancora una volta la verità: quanti insegnanti si sentono forti in questo senso, specie nella scuola media e superiore? Chi ci ha fornito tempo e strumenti per imparare non solo sulla pelle degli studenti e con l amarezza di un costante senso di inadeguatezza? Molte volte accade che il forte coinvolgimento personale suscitato o rafforzato nei docenti dai nostri corsi non riescono a tradursi poi in adeguata e soddisfacente crescita professionale proprio per questa diffusa carenza di preparazione didattica di base. Manca il know out! Da qui è nata l idea di pensare un percorso di lavoro aperto a tutti gli insegnanti di ogni livello scolastico che desiderano acquisire strumenti di progettazione e metodologie efficaci. Non c è nessuna pretesa di essere esaustivi. Ma mettersi insieme serve e può essere un investimento di tempo e di energie diverso dal solito e, con l aiuto di tutti, professionalmente e personalmente remunerativo. L abbiamo chiamato A scuola di scuola e lo abbiamo già sperimentato una prima volta, in questo caso presso la nostra sede di Milano. Pensando che la cosa possa interessare anche altri Docenti, ci sembra utile riportare qui il contenuto del corso (la cui organizzazione può essere scandita secondo tempi e modalità diverse a seconda delle esigenze). Durante gli inontri vengono affrontati i seguenti nodi tematici: Per cominciare: una ricetta onnicom-prensiva per andare bene a scuola Che cosa è di preciso il curricolo e come si costruisce: finalità formative, saperi e metodi La tematizzazione dei contenuti. Cioè? La motivazione! Facile a dirsi, ma spesso difficile da costruire (anche quella degli insegnanti!) L individualizzazione: mito, finzione o ineludibile dovere dell insegnante? Stili co-gnitivi e di apprendimento. Linguaggi : come realizzare e usare schemi, mappe ecc., ma anche che fare in merito ai linguaggi del 900 (televisione, cinema, nuovi media) Consegne e verifiche : diverse tipologie per scopi diversi. Tutti i dubbi e le incertezze sulla valutazione (perché e quando valutare, differenza tra verifica e valutazione, livelli, sufficienza, valutazione come comunicazione ecc. ecc.) La condotta in classe: è questione di armi nelle mani dell insegnante? Come rendere efficace la comunicazione in classe Quale relazione tra insegnante, allievo e genitori? Potenzialità e soprattutto errori ricorrenti dei consigli di classe. Lucia Bartolini, insegnante che ha seguito il corso, scrive: Ritrovarsi tra insegnanti a riflettere e interrogarsi sul senso del proprio lavoro e sulle modalità con cui ogni giorno ci si mette in relazione con i propri studenti è una pratica che dovrebbe costantemente accompagnare l attività didattica di ogni docente. Tanto più in una scuola in trasformazione come quella di oggi, pressata da un lato dall evoluzione della società, dai nuovi bisogni formativi di cui sono portatrici le nuove generazioni e dalle prescrizioni che ci vengono dall Unione Europea, dall altro dalle ricorrenti e variegate azioni riformatrici messe in atto dai ministri succedutisi negli ultimi anni alla Pubblica Istruzione. Il corso A scuola di... scuola ha costituito perciò una preziosa occasione di formazione per noi insegnanti che abbiamo partecipato ai sei incontri organizzati dal CRES. 1 Chi ci conosce e ci segue sa che questo non ha nulla a che fare né con indottrinamento né con vuoti pedagogismi, ma che significa fornire strumenti intellettuali e culturali finalmente capaci, almeno come potenzialità, di ridare senso e passione alla partecipazione comunque attiva al proprio tempo e al proprio vivere. 3

3 Un percorso che ci ha guidato ad interrogarci in primo luogo sul significato del nostro essere insegnanti, sulle aspettative che orientano la nostra attività quotidiana in classe, sugli stili cognitivi e relazionali messi in gioco con gli studenti, ma anche sui nuclei fondanti delle discipline d insegnamento e sulle finalità delle stesse, per la formazione dei nuovi cittadini di un mondo globalizzato. Tenendo dunque insieme la dimensione affettiva e quella cognitiva: i due aspetti che qualificano ogni momento dell attività didattica, ma che esigono consapevolezza e padronanza. Perchè, è stato sottolineato, l identità che si forma a scuola passa attraverso l immagine di sé che ai ragazzi viene rimandata da noi docenti, come da uno specchio: ci siamo allora chiesti in che misura e con quali modalità relazionali riusciamo a restituire ai nostri studenti un immagine capace di valorizzare le potenzialità di ciascuno, anche nei momenti di difficoltà, rendendo percepibile la solidarietà dell insegnante in ogni fase del percorso scolastico. La simulazione di situazioni di conflitto ci ha consentito di sperimentare il vissuto che parole e atteggiamenti dell insegnante possono avere sulla classe e di ripensare in modo critico il nostro stile relazionale. La constatazione che la scuola costituisce per i ragazzi di oggi solo una delle molteplici agenzie educative e fonti di conoscenza, ci ha condotto a riflettere sul suo specifico ruolo formativo, sui contenuti del nostro lavoro e sulla alterità che a volte gli studenti esprimono rispetto ad essi. Ne è emersa l urgenza di andare oltre la tradizionale nozione di programma e una visione enciclopedica del sapere, costruendo invece un percorso di apprendimento che, partendo dall alunno, dal suo vissuto, dalle sue preconoscenze e dal suo stile d apprendimento, promuova la ricerca attiva a partire da nuclei problematici vicini all esperienza dei ragazzi e capaci di coinvolgerli emotivamente, suscitando interesse e quindi la motivazione che sta alla base di ogni apprendimento. La scuola dunque come laboratorio in cui lo studente diventa protagonista dell apprendere insieme ai compagni con cui va incoraggiato a collaborare e all insegnante nel ruolo di mediatore. Ruolo la cui efficacia richiede una padronanza dei nuclei fondanti della disciplina, non solo per quanto attiene alla sua struttura i concetti di base, gli ambiti tematici, le procedure di ricerca, i linguaggi ma anche per quanto riguarda gli elementi di convergenza con altre discipline. La costruzione di una dimensione unitaria del sapere, dove le discipline si integrano tra loro e con le educazioni, aiuta infatti lo studente a cogliere con maggiore profondità il senso di ciò che sta facendo e gli consente di cogliere la complessità della realtà in cui vive, rendendola però anche leggibile e dunque dominabile. Richiede inoltre che il percorso didattico sia ben chiaro nelle sue finalità formative, nei suoi snodi, nelle sue tappe, nei suoi criteri e modalità di accertamento dei progressi compiuti. Non solo esso va dunque esplicitato agli studenti all inizio dell anno scolastico, o meglio ancora negoziato e costruito insieme a loro, ma continuamente ripreso e verificato: un programma di lavoro sempre disponibile alla consultazione, magari appeso in classe e ben leggibile da tutti. Un percorso che sia inoltre parte di un curricolo coerente sia nel suo dipanarsi nel corso degli anni che nel convergere con le altre discipline nello sviluppo delle competenze riconosciute necessarie dalla Comunità Europea affinché lo studente diventi in grado di elaborare il senso della propria esperienza, di avere accesso alla cultura nella sua declinazione plurale, di assumere un ruolo attivo nella società, di dotarsi degli strumenti necessari ad orientarsi e operare scelte per il proprio futuro. Poiché un apprendimento è tanto più efficace quanto maggiore è la consapevolezza e il controllo delle strategie adottate, fondamentale nel lavoro didattico è lo spazio da riservare alla riflessione metacognitiva: ripercorrendo il percorso compiuto, ripensando alle strategie messe in atto, alle difficoltà incontrate e alle risorse utilizzate per superarle, e confrontando il proprio stile cognitivo e la sua efficacia nelle diverse situazioni con quelle dei compagni, lo studente impara ad imparare, cioè a selezionare ed adeguare le proprie modalità di apprendimento al compito. Con la guida dei formatori e attraverso il confronto reciproco tra docenti di discipline diverse e provenienti da realtà scolastiche eterogenee, durante gli incontri abbiamo ragionato su frammenti di didattica coerenti col percorso delineato, utili come innesco di una nuova modalità di fare scuola, più consapevole e all altezza delle sfide che un compito formativo sempre più complesso lancia a noi insegnanti. Frammenti che trasferiti nella pratica quotidiana personale hanno iniziato a produrre mutamenti più complessivi di punto di vista, di priorità, di impostazione del lavoro, con ricadute positive sulla relazione con gli studenti e sul clima generale all interno della classe. 4

4 La campagna globale per l educazione e le proposte per il 2010 Clara Castellucci* L Education for All Fast Track Initiative e il Forum di Dakar L Education for All - Fast-track Initiative è una partnership mondiale tra paesi del Nord e del Sud del mondo che ha lo scopo di monitorare il processo di attuazione di uno degli 8 obiettivi del Millennio: l istruzione di base universale e obbligatoria per tutti prima del Tutti i Paesi del Sud del mondo che dimostrano di voler sviluppare seri e concreti impegni per raggiungere questo obiettivo possono ricevere supporto da questo meccanismo creato nel 2002 per incentivare i finanziamenti all educazione a livello internazionale. Questa iniziativa, in particolare, impegna in primo luogo i Paesi in Via di Sviluppo a finalizzare i Piani d azione nazionali con l indicazione precisa di obiettivi, impegni, strategie e risorse necessarie, i Donatori a finanziare i Piani nazionali di qualità e gli Organismi internazionali ad assistere i Paesi in fase di programmazione e realizzazione dei Piani. Nonostante i progressi degli ultimo anni, ancora 75 milioni di bambini e bambine non hanno accesso all istruzione, la metà circa solo nell Africa Sub- Sahariana. Il diritto universale e inalienabile all educazione (right to education) di ogni essere umano è riconosciuto da numerose convenzioni internazionali, sia come diritto in sé sia come empowerment right, mezzo necessario e indispensabile per la realizzazione degli altri diritti umani 1. L articolo 26 della Dichiarazione Universale, l articolo 13 e 14 del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, gli articoli 28 e 29 della Convenzione sui diritti dei bambini e degli adolescenti e l articolo 24 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità affermano proprio questo principio riconoscendo anche il valore dell educazione come vero e proprio fattore di sviluppo capace di contribuire significativamente alla lotta alla povertà, allo sviluppo economico, sociale ed umano di un paese. Nei paesi che hanno conosciuto una crescita economica continua e rapida, almeno il 40% della popolazione era alfabetizzata. Al di sotto di questa soglia, lo sviluppo economico diventa irrealizzabile. * Referente di Mani Tese per la Campagna. Per affermare questo diritto, a Dakar nell aprile del 2000 si è tenuto il Forum Mondiale dell Educazione, primo e unico evento del genere a cui hanno partecipato più di 1100 rappresentanti provenienti da tutto il mondo. I capi di Stato di Nigeria e Senegal, oltre 100 ministri dell educazione e dei dipartimenti per lo sviluppo internazionale, più di 100 organizzazioni non governative ma anche donatori, giornalisti, insegnanti e attivisti si sono riuniti e hanno riaffermato il loro impegno per il raggiungimento, entro il 2015, di un istruzione di base, di qualità, obbligatoria e universale designando l UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l educazione, la scienza e la cultura) come coordinatore delle attività. La Dichiarazione di Dakar è stata importante, prima di tutto, per aver sancito che nessuna nazione seriamente impegnata nel raggiungimento degli obiettivi dell Education For All debba essere ostacolata da una mancanza di risorse ; questa affermazione impegna da un lato i paesi del Sud del Mondo ad aumentare la quota del loro bilancio pubblico dedicata al settore dell istruzione, arrivando al 20%, e dall altro i paesi del Nord del Mondo a destinare maggiori e migliori aiuti al settore dell educazione globale, e in particolare all istruzione primaria. Grazie all impegno della comunità internazionale, in 10 anni siamo passati da 103 milioni a 75 milioni di bambini non scolarizzati. La comunità Internazionale si è impegnata, quindi, a realizzare i sei obiettivi dell Education For All (EFA) : espandere e migliorare la cura e l educazione della prima infanzia; assicurare, entro il 2015, l istruzione primaria universale (UPE) obbligatoria e gratuita per ogni bambino e bambina; assicurare l accesso universale di tutti i giovani e gli adulti alla formazione lungo tutto l arco della vita; raggiungere un aumento di adulti alfabetizzati del 50% specie donne- ed un equo accesso all istruzione primaria e alla formazione continua per tutti gli adulti; eliminare le disparità di genere nell istruzione primaria e secondaria entro il 2005, ed arrivare alla piena eguaglianza di genere nel settore educativo nel 2015; migliorare la qualità generale dell istruzione impartita. Uno degli obiettivi di Dakar è stato posto anche al centro della Dichiarazione del Millennio, con la quale gli Stati si sono impegnati (OSM 2) ad assicurare a tutti i bambini e le bambine del mondo il completamento del ciclo di istruzione primaria, a pre- 1 Affermazione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali nel Commento Generale n.13 adottato l 8 dicembre 1999 sul diritto all educazione. 5

5 scindere dal posto in cui sono nati, dalla situazione politica del loro paese o dal reddito della loro famiglia. La Campagna Globale per l Educazione La Global Campaign for Education (GCE) nasce nel 2002 come movimento composto da associazioni della società civile, educatori, insegnanti, ONG e sindacati con due obiettivi principali: mobilitare idee e risorse al fine di raggiungere gli obiettivi dell Education For All/Fast Track Initiative e incentivare i finanziamenti all educazione a livello internazionale. Dato il ruolo chiave che l Italia ha ricoperto nel 2009 in particolare rispetto alla Presidenza del G8, un gruppo di organizzazioni ha deciso di lanciare, l 11 dicembre 2008, la coalizione italiana della Campagna Globale per l Educazione. Action Aid, Mani Tese, Ucodep che ospita l ufficio campagne di Oxfam International in Italia FLC Cgil e Save the Children (con un ruolo di coordinamento della Coalizione) sono ancora oggi capofila della coalizione che comprende sedici delle più importanti organizzazioni e associazioni sul territorio nazionale: ACRA, ARCS, Children in Crisis, CISL Scuola, CISV, Intervita, Magis, PRO.DO.C.S., Sightsavers International Italia, Terre des Hommes, VIS. L obiettivo generale della campagna è quello di sensibilizzare e mobilitare l opinione pubblica italiana al fine di incrementare il ruolo del Governo italiano e ottenere un maggior impegno nel finanziamento dell educazione nel mondo. Per raggiungere tale scopo ci si sofferma in particolare sull attività di interlocuzione con le istituzioni affinché l Italia incrementi le risorse finanziari destinate all EFA-FTI garantendo per il 2010 un contributo superiore ai 10 milioni di euro. Inoltre, per coinvolgere l opinione pubblica a mobilitarsi sul tema educazione, viene organizzata ogni anno nel mese di aprile quella che viene chiamata Global Action Week, settimana di mobilitazione a tema che ogni anno coinvolge milioni di ragazzi e adulti in tutto il mondo. Nel 2003 più di 2 milioni persone hanno preso parte alla prima Global Action Week sull istruzione femminile; nel milioni di persone hanno partecipato al World s Biggest Lobby; l evento organizzato nel 2005, Send My Friend to School, ha coinvolto quasi 5 milioni di persone e nel milioni di persone hanno aderito al Every Child Needs a Teacher; nel milioni di persone JOINED UP in favore del diritto all educazione ed infine nel 2008 quasi 8.8 milioni di persone sono ritornate a scuola per prender parte alla World s Biggest Lesson. Global Action Week 2010 Il tema di quest anno è il finanziamento all istruzione, ma ci sono importanti novità rispetto agli anni precedenti. In occasione della prossima World Cup 2010, la FIFA ha deciso di collaborare in modo esclusivo con la Global Campaign for Education ed insieme hanno lanciato la Campagna Internazionale 1 GOAL: Education for All che ha come obiettivo condiviso di raccogliere 30 milioni di firme proprio nel periodo del Campionato Sudafrica 2010, quando la Campagna sarà al centro dell attenzione del pubblico mondiale. Il sostegno della FIFA in questo progetto è di particolare rilievo in quanto il Campionato mondiale di calcio in Sudafrica sarà il più grande evento sportivo del 2010, e sarà seguito da milioni di persone in ogni paese. La Global Week of Action di quest anno si collocherà proprio in questo contesto che permetterà di coinvolgere un numero molto elevato di persone e di autorità. Sono previste diverse attività ma una in particolare permetterà di unire il lavoro nelle scuole e svolto dai gruppi locali con gli eventi di livello internazionale. L idea è quella di fare una lezione in contemporanea in tutto il mondo, da personalizzare a seconda del contesto e del Paese, ma che si concentrerà sul tema del finanziamento allo sviluppo e dei mondiali di calcio in Sud Africa. La proposta alle scuole avverrà tramite una scheda didattica i cui obiettivi saranno: - Riflettere sul fatto che milioni di bambini e adulti in tutto il mondo non sono in grado di leggere o scrivere perché non hanno mai avuto la possibilità di andare a scuola. - Parlare delle promesse fatte dai leader mondiali e del fatto che non siano ancora state mantenute. - Parlare della Campagna 1Goal nel contesto della Coppa del Mondo FIFA 2010 e di come i calciatori, il mondo del calcio e i suoi rappresentanti stiano incoraggiando i tifosi di tutto il mondo ad unirsi a loro per fare in modo che tutti i bambini possano avere la possibilità di andare a scuola ed imparare. - Spiegare come gli alunni possono inviare un messaggio su questo tema, se vogliono, ed essere parte di questo impegno globale. L insegnante potrà svolgere una lezione sul tema e far entrare la propria classe a far parte del record mondiale 1GOAL: una lezione per tutti che si terrà il 20 aprile 2010 in oltre 100 paesi in tutto il mondo: campioni di calcio di ogni paese si uniranno a milioni di bambini per manifestare affinché tutti abbiamo la possibilità di andare a scuola ed imparare. Oltre ad organizzare eventi su un tema così importante, l augurio è di entrare nella storia realizzando il record ufficiale mondiale per la più grande lezione simultanea mai tenuta. Dalla coalizione verranno proposte, inoltre, altre attività di tipo extra-scolastico sempre per sensibilizzare sul tema dell importanza dell istruzione nel mondo e per portare il messaggio dell educazione per tutti ai prossimi mondiali di calcio in Sud Africa. Tutte le informazioni verranno pubblicate sul sito internet della coalizione italiana della Campagna Globale per l Educazione insieme alle modalità di partecipazione alla Global Action Week Si può tradurre Obiettivo 1: educazione per tutti!, ma la traduzione letterale non rende il gioco di parole perché, come si sa, il vocabolo inglese goal, che alla lettera significa obiettivo, è entrato nel gergo calcistico internazionale ed anche italiano per indicare la rete segnata da una squadra di calcio 6

6 PROPOSTE DIDATTICHE Storie di una storia: progetto cooperativo di scrittura creativa Elena Fiume* La società nella quale viviamo è caratterizzata da notevoli eterogeneità e complessità. Mai come in questi tempi ci si deve confrontare con visioni talmente lontane dalle proprie e dal proprio modo di vedere ed intendere rapporti e situazioni, da sentirsi costretti a catalogarle per comprenderle. Laddove questo risulti eccessivamente difficile, le si definisce impossibili, inaccettabili e, di conseguenza, sbagliate. Nonostante questo, ogni comunità, dalla più piccola alla più grande, è composta da persone che, pur avendo tradizioni e valori differenti, si trovano ad interagire. L interazione genera, in tal modo, un altra comunità, che si crea e si riconosce in nuovi sistemi di valori. Come educare, allora, i ragazzi alla comprensione, ossia all assunzione non solo mentale ma anche emotiva, di queste differenze? Come far comprendere loro che, al di là del particolarismo che caratterizza le realtà individuali, esiste altro, sicuramente diverso, non condiviso forse, ma non necessariamente sbagliato? Prima di tutto voglio insegnarti un semplice trucco, Scout, e se lo imparerai andrai molto più d accordo con tutti: se vuoi capire una persona devi cercare di considerare le cose dal suo punto di vista Come hai detto? Se vuoi capire una persona devi metterti nei suoi panni e riflettere un poco 1 Esiste, poi, un altra problematica. Con la crescita le difficoltà che i ragazzi si trovano ad affrontare aumentano e si complicano, così come le possibili soluzioni che la società offre. L incapacità di lettura delle situazioni complesse o in veloce divenire è legata all insufficienza della nostra capacità percettiva, la quale soffre di una specie di calcificazione : il nostro angolo visuale tende a non spostarsi dal luogo dove è solitamente collocato, che coincide con il cosiddetto hic et nunc, probabilmente perché non siamo abituati a farlo e ciò ci impedisce di scorgere il nuovo, costringendoci a rimanere impantanati in situazioni * docente di lettere presso l ITIS Alessandrini di Vittuone (MI) asfissianti o poco piacevoli. Il punto di svolta è sempre lo stesso: cambiare il punto di vista. Contesto Il progetto è stato proposto all inizio del secondo anno ad una classe della Scuola Media Statale Sperimentale Rinascita-Livi di Milano caratterizzata da una particolare eterogeneità di competenze linguistiche e di storie individuali. In una classe di venti alunni, infatti, ben cinque non erano italofoni, due erano seguiti da un insegnante di sostegno avendo, di conseguenza, un piano educativo individualizzato ed uno, d origine egiziana ma che aveva da poco lasciato l Austria, si era inserito solo in quel momento nel contesto della classe. Metodo di lavoro L idea centrale del progetto è stata la manipolazione di un semplice testo narrativo in decine di modi differenti, modificandone uno degli elementi costitutivi, ossia il punto di vista. Per punto di vista (point of view, per gli anglofili) s intende di solito il modo di vedere la storia attraverso gli occhi di un personaggio. Agli allievi è stato quindi dato un testo assai semplice, a focalizzazione zero (narratore esterno), chiedendo loro di rinarrare gli eventi, assumendo l identità di qualcuno che in un qualche modo si trovasse all interno della scena. Il brano era il seguente: Lucilla ed Edmondo vogliono costruire una casetta sull albero di noce della nonna: sarà il loro rifugio. Dopo aver preso assi e rami, averli legati insieme e fermati con chiodi, si soffermano a contemplare il loro lavoro. Dopo qualche istante il ramo portante cede e la casetta cade rovinosamente al suolo. I due tornano a casa disperati. I ragazzi hanno riscritto la storia assumendo differenti identità (chi l asse di legno, chi l albero, chi il gatto del vicino o il picchio che assisteva al lavoro dei bambini) e hanno letto i loro elaborati ai compagni. La classe si è poi assunta il compito di esprimere opi- 1 Harper Lee, Il Buio oltre la siepe, Universale Economica Feltrinelli,

7 nioni sull elaborato, di fornire nuove idee su come migliorarlo e renderlo più adeguato alle richieste, il tutto in un atmosfera non di giudizio ma di condivisione. Ogni testo è stato corretto individualmente dall autore, seguendo le indicazioni desunte dal momento dell eterovalutazione. I ragazzi hanno successivamente cercato di comprendere se ci fossero - e, nel caso, quali - elementi comuni ai brani in modo da poter trovare delle categorie sotto le quali far rientrare le loro produzioni. Una volta trovate, gli alunni si sono divisi in gruppi cooperativi e hanno condotto un ulteriore rilettura. L obiettivo, questa volta, era di tipo metalinguistico: i componenti del gruppo dovevano riflettere sull ortografia e sulla morfosintassi delle produzioni e correggere gli eventuali errori. Ogni gruppo ha infine consegnato l insieme degli elaborati e la classe, su proposta dell insegnante, ha incaricato quattro compagni di produrre, concretamente, un libro. L attività si è quindi spostata dalla classe, intesa come spazio-luogo fisico, al laboratorio d informatica e il lavoro di II C, inserendosi nel contesto della Biblioteca di Amleto, è diventato un prodotto della scuola media Rinascita-Livi. La Biblioteca di Amleto è infatti la collana editoriale della scuola. Inaugurata nel 1995, questa ha attualmente un catalogo di più di trenta pubblicazioni. Promotore ed organizzatore del progetto è il professor Fabrizio Pasquali, insegnante specialista che elabora, con i colleghi dei corsi, proposte per attività operative interdisciplinari volte al recupero o al potenziamento delle competenze dei diversi studenti. In questo caso Fabrizio ha lavorato con quattro ragazzi che, per motivi differenti (due non erano madre lingua, due invece avevano un PEI), necessitavano di condurre un lavoro individuale ed elementare sulla produzione scritta. La ricopiatura dei testi dei compagni, così come la riflessione che il docente ha condotto con loro sulle singole produzioni hanno fatto sì che i suddetti studenti colmassero alcune lacune, soprattutto quelle ortografiche, ampliassero alcune conoscenze, quali quelle lessicali, o ne consolidassero altre, quali quelle informatiche. I ragazzi hanno imparato ad usare Publisher, un programma a loro sconosciuto e, curando anche gli aspetti grafico-editoriali, hanno sperimentato il lavoro di una vera redazione. Obiettivi e finalità Mediante un progetto di scrittura creativa così strutturato l alunno giunge gradualmente ad acquisire ed esprimere l esperienza del mondo di sé, stabilire rapporti interpersonali e sociali, prendere coscienza del patrimonio culturale col quale è giunto alla scuola media e accedere via via ad un mondo culturale più ampio. Attraverso la riflessione sul linguaggio il ragazzo riesce inoltre a sviluppare una consapevolezza circa il proprio uso della lingua per cogliere i rapporti tra la lingua, il pensiero e il comportamento umano. A questi obiettivi specificamente legati all insegnamento della lingua italiana se ne aggiungono altri di natura trasversale quali la trasformazione di conoscenze in competenze spendibili, l approfondimento delle relazioni tra le discipline, la sperimentazione di modelli organizzativi funzionali alternativi. In ultimo i ragazzi sperimentano il lavoro in équipe, con tutte le difficoltà che esso comporta. La collaborazione tra pari è motivante e fa sì che l attività sia percepita come meno faticosa. Posto questo, il gruppo di compagni deve funzionare come un vero e proprio gruppo di lavoro e non di amici: ognuno deve assumersi un compito, rinunciare ad alcune posizioni per giungere alla mediazione, portare puntualmente il materiale richiesto, pena l empasse o addirittura l arresto del lavoro dell intero gruppo. Verifiche e valutazioni La dimensione progettuale fa sì che lo stesso prodotto finito funga da elemento di valutazione: il riuscire a produrre, nel reale senso della parola, un oggetto completo, ben fatto e ben strutturato, è, paradossalmente, il primo ed ultimo obiettivo. Per quanto riguarda le fasi di lavoro, tutte queste sono state osservate e concertate dall insegnante che, periodicamente, ha chiesto ai ragazzi di ricostruire il percorso svolto, con un approccio metacognitivo strutturato. I ragazzi avevano l onere di tenere un diario di bordo che documentasse le suddette fasi e che è stato loro utile per non perdere il senso del discorso che si stava conducendo. Questi diari di bordo, periodicamente ritirati, sono stati valutati dall insegnante secondo i criteri dell ordine e della completezza; nei momenti comunitari di ricostruzione del percorso è stata, invece, osservata la consapevolezza degli alunni. Durante lo svolgersi dell attività non aveva, invece, senso, valutare tutti gli elaborati come se fossero produzioni scritte, classici temi: dato che la finalità ultima è la produzione di un testo ben pianificato, ortograficamente e morfosintatticamente corretto, coeso, coerente e rispondente alle richieste, solo quest ultimo è stato valutato, intendendo gli altri come work in progress. Naturalmente il lavoro funziona solo se tutte le équipe di lavoro cooperano adeguatamente, per cui il docente ha osservato le dinamiche interne ai vari gruppi; la capacità dei ragazzi di mediare o di giungere, talvolta, a dei compromessi; la serietà con la quale hanno cercato di conseguire l obiettivo, intervenendo quando alcuni gruppi apparivano non produttivi o incapaci a gestire le più che naturali tensioni. L ultimo elaborato da loro prodotto è stato scritto da un gruppo molto numeroso: tutte le ragazze hanno assunto il punto di vista di Edmondo, mentre i ragazzi hanno assunto quello di Lucilla e, lavorando insieme, hanno prodotto i seguenti elaborati. E, visto che non si è voluto correggere in alcun modo quello che loro avevano scritto, credo si possa dire che l obiettivo è stato raggiunto. Testo scritto dai ragazzi della II C Lucilla Questa mattina mi stavo bevendo beatamente il mio succo all albicocca. Quando vado a buttarlo guardo nel cestino e vedo dei pezzettini di carta straccia- 8

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