La nascita del metodo tipografico

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1 La nascita del metodo tipografico Nel 1450 il tedesco Johanne Gensfeisch zum Gutemberg, discendente da una delle famiglie patrizie di Magonaza, inventò i caratteri mobili. Un invenzione che segna anche la storia del giornalismo e che avrà una portata epocale tanto da perdurare per tre secoli con l'apporto di piccole modifiche. Gutemberg in esilio a Strasburgo, riesce ad iscriversi nella corporazione degli orafi, non per un interesse legato ai metalli preziosi ma per la passione di sperimentare idee nel campo della tipografia. Nel 1452 rientra a Magonza dove ottiene un prestito per finanziare un progetto che nelle carte definisce <>. Cosi apre una bottega dove vedrà la luce un'edizione in due volumi della Bibbia in latino, il formato è in folio ( circa 40 centimetri per 28, ottenuti con una sola piegatura del foglio di stampa), stampate su due colonne in 21 righe e perciò chiamata delle 42 righe, la cui esistenza è documentata a prima dell'agosto Dalle stamperie di Magonza ne escono 150 copie in carta e 35 in pergamena: oggi se ne conservano ancora 45 esemplari del primo tipo e 12 del secondo, la grande novità è data dai caratteri gotici che si ripetono uniformi per tutto il libro. Fino a quel momento la tecnica di stampa era la xilografia: una matrice di legno in rilievo che riproduceva una pagina intera. Con la nuova tecnica tutte le lettere dell'alfabeto venivano incise singolarmente in rilievo e impresse più volte su una piastra d'ottone, sulla quale veniva versato del piombo fuso. Le piccole matrici di ogni lettera potevano essere composte insieme a formare una pagina per poi essere smontate e riutilizzate, nasce cosi il metodo tipografico. La rilevanza di questa tecnica risiede nel fatto che sia il processo di lavorazione che i materiali utilizzati non sono tanto costosi come quelli precedenti (papiro e pergamena), cosi il libro perde la sua accezione di oggetto raro e inizia a circolare in tutti gli ambienti della società. La periodizzazione della storia del giornalismo occidentale segue la strada delle rivoluzioni tecnologiche e industriali, individuando nella stampa a caratteri mobili l'ideazione capace di rivoluzionare tutte le principali forme di comunicazione e il punto di partenza per la storicizzazione dei media di informazione. Gli albori dell'editoria italiana Nel 1490 l'italiano Aldo Pio Manuzio crea i primi caratteri italici e alla fine del XV secolo erano già 73 le città italiane che vantavano botteghe di tipografi. La storia della stampa periodica italiana del 500 non ha avuto molta fortuna, anche se il passaggio dai fogli a mano dei dialoghi o dai trattati d'occasione, alle prime gazzette a stampa e alla formazione dei pubblicisti, hanno comunque contribuito alla circolazione di nuove idee. L'editoria giornalistica come il commercio librario, non rappresentò soltanto un capitolo della vita culturale e letteraria ma costituì anche un aspetto interessante di questa stagione profondamente segnata dalle relazioni con l'europa, dalla questione della decadenza, dalla svolta politica e sociale della penisola tra il desiderio della restaurazione aristocratica e l'avvento di nuove strutture burocratiche e assolutistiche. In questo contesto, l'affermarsi di nuovi mezzi di comunicazione e quindi dei primi organi periodici di informazione acquista un altro significato. Trattatisti, giuristi, poligrafi laici ed ecclesiastici, non avevano un ruolo definito nella società ma in questo periodo vennero acquisendo una nuova condizione professionale e sociale lavorando per la stesura dei libri, traducendo e firmando nuove opere di divulgazione politica e di narrativa per soddisfare le crescenti esigenze di informazione delle masse. Il primo giornalismo periodico è segnato dall'esposizione in prosa con intenzioni letterarie di missioni di viaggio, dai determinati avvenimenti epici, dalla cronaca dei fatti politici e diplomatici. Nella seconda metà del 500 le prime forme di attività giornalistica nacquero dal declino della figura classica dell'umanista aristocratico e si svilupparono entro lo stesso arco di interessi e di novità, dietro le pressioni di una circolazione del prodotto editoriale sempre più vasta o di una propaganda politico ideologica strettamente connessa all'attualità. La notizia manoscritta In origine l'attività giornalistica si espresse in forma manoscritta, facendosi strada tra le svariate manifestazioni di divulgazione minore o riproducendo i moduli dei prognostici, degli almanacchi, dei componimenti satirici. Le forme di divulgazione che comunque prevalsero in questo secolo, furono le lettere d'avvisi, i racconti, i fogli volanti, il passaggio dalle novelle a

2 mano o dagli almanacchi alla carta stampata non fu immediato. Per gran parte del cinquecento avvisi, relazioni, fogli di notizie, ospitarono spesso accanto alla cronaca rosa epigrammi pungenti. E quando non vestì gli abiti del pamphlet o della satira, affissa magari sui muri e sulle colonne, l'attività pubblicistica ricoprì funzioni di interesse collettivo con la raccolta e la divulgazione minuta di ragguagli di natura economica finanziaria e amministrativa. Riprendeva la tradizione trecentesca delle lettere private che mercanti e agenti d'affari si scambiavano periodicamente o che circolavano liberamente tra le sedi centrali, le filiali e le clientele delle grandi compagnie commerciali. Si trattava di notizie sul corso della moneta, sull'andamento dei prezzi e mercuriali. Roma e Venezia rappresentarono nel corso del XVI secolo le due diverse anime della cronaca e della prima letteratura giornalistica italiana. A Venezia gli "avvisi" acquistarono dal 1563 periodicità settimanale e assunsero il nome di gazzette, dal costo corrente per ogni copia di una monetina d'argento. Poche erano le gazzette che recassero un titolo, ad eccezione delle "relationi" che si limitavano a riportare nella prima pagina che fungeva da frontespizio una xilografia con la specificazione dell'argomento trattato, data e indicazione del luogo di provenienza figuravano in testa ai vari fogli e ai singoli paragrafi. A questo modello si ispirarono le altre relazioni periodiche che nel corso della seconda metà del cinquecento presero a circolare e di cui fu autorizzata la lettura in pubblico. A confronto della pubblicistica veneziana, quella romana aveva meno libertà di movimento perché i contributi erano sovente fatti dai dignitari e fazioni interne della stessa curia romana. Il contenuto degli avvisi romani è vario ed eterogeneo: fatti d'armi, congiure, trattati politici, matrimoni di principi. Nel 1572 Pio V Ghislieri emanò un motu proprio contro tutti coloro che scrivevano, dettavano, ritenevano e non distruggevano i libelli famosi e le lettere chiamate Avvisi, contenenti notizie lesive dell'onore di qualcuno, previsioni del futuro e rivelazioni dei fatti riguardanti il governo dello Stato ecclesiastico. La Congregazione dell'indice si era appena insediata a Roma con tutti i poteri per sottoporre a disciplina severa il commercio librario e ogni forma eterodossa di circolazione delle idee. In un paese in cui rogo e censura si incaricavano presto di stroncare sul nascere ogni libera manifestazione di pensiero, l'attività pubblicistica riusci a crearsi zone franche, alcuni margini d'azione e di difesa riuscendo a proseguire la propria attività. Con le rivoluzioni del XVII e XVIII secolo in Gran Bretagna, Francia e America che mettono fine all'antico regime assistiamo ad una vera e propria esplosione del numero di giornali e giornalisti. La stampa acquista sempre più importanza fino ad essere considerata al pari della magistratura, del parlamento e dell'esecutivo come un quarto potere. La tecnologia di Gutemberg fornisce le basi per le prime riviste e gazzette che fanno la loro comparsa nel primi anni del 1600 aggiungendo una nuova caratteristica della stampa moderna: la periodicità. Compare così una nuova ed attiva cultura della notizia che coglie l utilità sociale delle informazioni, il loro valore d uso e quindi il loro valore di scambio: si affaccia l idea che la notizia possa essere una merce appetibile per il pubblico e redditizia per chi la produce. Purtroppo la comunicazione teoricamente laica e potenzialmente libera viene sottoposta ad un controllo continuo ed alla legge non scritta dei privilegi. Il sovrano e le élite aristocratiche concedevano o proibivano il diritto di stampa e diffusione causando il crollo della cultura della notizia che non riuscirà facilmente ad affermarsi. Il giornalismo degli esordi si colloca in mezzo a questa contraddizione: rappresenta uno dei mezzi principali per legare gli individui fra loro, ma al tempo stesso il potere delle istituzioni ne ha intuito le potenzialità d uso e si adopera per ricondurre la stampa sotto il proprio dominio. Agli inizi del'600 i primi periodici a comparire sono tutti giornali in livrea: 1) periodici sottomessi al regime di privilegio concesso dal sovrano e alla censura preventiva. 2) non hanno una vera e propria testata, ma solo un occhiello che funziona da sommario delle notizie. Facendosi largo in un'epoca colma di impedimenti la cultura della notizia registra un salto di qualità decisivo: l informazione corrente prende il posto della curiosità per il fatto prodigioso, l attualità ordinaria acquista la dignità di un valore d uso e di scambio dotato di utilità, l esistenza di un flusso regolare di notizie diventa un elemento necessario e normale della vita quotidiana di ristrette élite politiche ed economiche. Anche il pubblico assume un ruolo più attivo, collaborando con i propri annunci alla confezione del foglio stampato. Età moderna significa anche informazione più colta e raffinata che lascia spazio allo sviluppo del dibattito culturale svolto dall'élite intellettuale e che coincide con la diffusione dei tanti Giornali dei letterati, pubblicati nelle diverse città italiane, al cui interno il lettore colto poteva trovare brevi e dotte recensioni dei libri appena pubblicati, insieme ad articoli di sapore umanistico, spesso accompagnati da notizie sulle teorie fisiche più recenti. Nei secoli successivi al XVII e specialmente nel periodo

3 napoleonico, i giornali abbandoneranno gradualmente gli impeti rivoluzionari per sottomettersi al conformismo imperiale, scevri ormai dalle illusioni del passato recente e attenti, pragmaticamente, alla ragion di stato. I giornali nel XVIII secolo Nella prima metà del Settecento, la storia del giornale segnò delle tappe significative. Esso si qualificava come strumento di reale comunicazione tra i dotti, in quanto non si limitava semplicemente a segnalare nuovi testi, ma pubblicava anche critiche e giudizi, a tal punto che i dibattiti che vennero a crearsi sulle pagine dei giornali ebbero maggiore impatto rispetto al testo stesso. Il giornale divenne così il manifesto di una corrente socio-politico-culturale,.alla cui base si modellava il libero scambio di opinioni. I modelli europei La base strutturale che diede vita a questa importante evoluzione è da ricercarsi ancora una volta nei modelli europei. Paradigmatico è la formula del Journal des Savants. Il letterato francese Pierre Bayle diede vita alle Nouvelles de la république des lettres (Notizie della repubblica delle lettere), mettendo a punto una forma di recensione che univa alla notizia non solo la critica ma anche il giudizio, conferendo al giornale la funzione di manifestare una coscienza critica non solo di fronte ad eventi di carattere letterario e culturale, ma anche rispetto alle questioni politiche. Nel 1682 vennero costituiti a Lipsia gli Acta eruditorum lipsiensium (Atti degli eruditi di Lipsia): che disciplinavano sulla composizione di un giornale che sceglieva la lingua latina ispirandosi ad un cosmopolitismo ideale e si proponeva come espressione dell ambiente intellettuale legato all università. I giornali veneziani In Italia,i giornali della prima metà del settecento erano quasi tutti Veneziani. A Venezia,infatti, non mancavano né un pubblico ben qualificato ed esigente nella sua richiesta, né librai in grado di soddisfare tali esigenze. Era questo quindi l ambiente ideale per far sorgere un giornale che desse notizia riguardo le novità letterarie europee, elencandole periodicamente e descrivendone il contenuto. L estratto divenne così la parte centrale del periodico configurandosi come un riassunto. Questa singolarità è dovuta alla vitalità del mercato librario di Venezia, il più importante d Italia e uno dei più vivi d Europa. I librai e gli stampatori veneziani capirono subito che la pubblicazione di un periodico potesse avere un aspetto economico interessante, e furono molto sensibili alla risonanza che le recensioni dei giornali diedero ai propri libri. A questi motivi bisogna aggiungere che, nella città di Venezia, la stampa era sottoposta a minori controlli dalle autorità competenti dell'epoca. Il Giornale de letterati d Italia Nel 1710 nacque a Venezia,dopo un anno di animate discussioni e preparativi, il primo numero del periodico italiano più importante della prima metà del Settecento: il Giornale de letterati d Italia.Il giornale nacque dall'incontro di: Scipione Maffei,Antonio Vallisnieri membro della Royal Society e il poeta filologo Apostolo Zeno. Il giornale raccolse l esortazione di Ludovico Antonio Muratori a dar vita ad una repubblica delle lettere e dotarla degli stessi strumenti d informazione di cui disponevano i letterati europei. Incontrandosi a Padova i tre,raccolsero un capitale di trecento ducati,affidando i compiti di direzione e coorrdinamento a Zeno. Di particolare rilievo è il fatto che Il giornale de' letterati d'italia fu il primo giornale ad avere una redazione vera e propria. La prima scelta significativa, dichiarata dallo stesso Scipione Maffei nella presentazione del primo numero, fu quella di non recensire testi stranieri dedicando unicamente la propria attività a quelli italiani,in modo tale da offrire al pubblico dei lettori,la parte più significativa della cultura italiana e a legarsi in quella repubblica letteraria auspicata da Muratori. Un altra dichiarazione d intenti fu particolarmente interessante. il giornale voleva prendere le distanze dalla letteratura del Seicento e dal Barocco, in nome del buon gusto. Dell eredità del Seicento raccolse, però, la tradizione del pensiero scientifico e lo sperimentalismo galileiano. Fin dal primo tomo si potevano chiaramente intuire i lineamenti della politica culturale a cui la rivista apparteneva. I redattori sostenevano una ricomposizione complessa della cultura generale nelle singole professioni. Nel si vide una prima rottura all'interno della redazione del giornale,in quanto, il nuovo

4 gruppo redazionale voleva seguire delle linee di lavoro differente da quello precedente. Essi volevano rinunciare all'obiettività del giornale,elemento tradizionalmente fondante dell'attività giornalistica stessa favorendo invece una esaltazione del bello, inteso come rappresentazione dell'estetica e della forma tipica del secolo. Cosi, fra gli anni 1710 e il 1730, venne accantonata l'idea di obbiettività giornalistica affermandosi in contrapposizione il segno della critica come giudizio. In questo senso la prefazione del giornale rimase il sintomo di un cambiamento di cui si intuiva almeno a livello teorico l'esigenza. L ultimo numero usci nel 1740,ma già nel 1727 si potè dichiarare conclus l fase propositiva e innovativa del Giornale LE NOVELLE Con il giornale dei letterati,l'area veneta aveva dominato la vita giornalistica italiana per un triennio,anche oltre il periodo meno felice del giornale. Nel frattempo nacque un nuovo giornale a Firenze,dove dal punto di vista di una politica culturale,non mancava di certo una tradizione editoriale. Firenze aveva alle spalle la più gloriosa e consolidata tradizione culturale che l'italia potesse offrire accanto a Roma,in qualche modo unica esperienza di tradizione nazionale dal punto di vista linguistico.(c'era l'eredità del Cimento e la stessa esperienza della Crusca). La prima edizione delle Novelle risale in data 1 Gennaio Era un settimanale distribuito ogni venerdi,costituito da 8 pagine contenente notizie culturali sotto il nome delle città di provenienza. Ogni numero era aperto dalle novelle di Firenze e seguivano le notizie delle altre città italiane, infine di Parigi, Londra, Amsterdam, eccetera. Accanto alle segnalazioni letterarie comparivano interventi critici, che si rivelavano come vere e proprie prese di posizione culturali e ideologiche. Fin dal primo anno di vita del giornale si poteva individuare una linea culturale e politica abbastanza precisa, che si manifestava nelle prese di posizione contro il deismo e il materialismo e nell interesse per le problematiche religiose dibattute al di fuori del cattolicesimo. Punta di spicco della redazione del giornale fu l erudito Giovanni Lami, che nel 1743 divenne unico redattore. Egli appoggiava vivamente la politica del nuovo papa Benedetto XIV, facendosi portavoce di un cattolicesimo illuminato e più in generale delle istanze civili e religiose di quegli anni. Dal 1750 cominciava a prevalere l interesse per l economia: il giornale,infatti, ospitava il dibattito sulla moneta e sulle riforme in agricoltura, avvicinandosi alla politica riformista dei Lorena e operando in armonia con l attività dell Accademia dei Georgofili. Negli stessi anni si delineò un atteggiamento critico nei confronti della cultura illuminista, che si espresse nelle recensioni del Dizionario filosofico di Voltaire, dell Emilio e del Contratto sociale di Rousseau, e soprattutto nell Enciclopedia di Diderot e d Alembert. Gazzette, avvisi, lunari Nella prima metà del Settecento continuarono a moltiplicarsi quelle forme che erano apparse già nel '600. Le gazzette raccoglievano le notizie provenienti dall estero (soprattutto dalle corti) ed erano strettamente controllate dal potere. Nel Settecento ogni Stato possedeva una gazzetta, mentre i giornali pubblicati in città marginali godevano di un controllo meno stretto. Le gazzette erano rivolte soprattutto a funzionari, uomini dell apparato politico e amministrativo. Gli avvisi davano notizie di carattere economico e si rivolgevano soprattutto a coloro che avevano un attività commerciale. I lunari (considerati gli antenati dei calendari) uscivano periodicamente come i giornali, sebbene soltanto all inizio di ogni anno. Fornivano notizie sulle ricorrenze religiose, il lavoro dei campi, la meteorologia e.c.c... erano notizie schematizzate e semplificate, adatte a un pubblico popolare. L'800 Nel secolo XIX la stampa in Italia divenne un inarrestabile fenomeno di massa in risposta di una crescente sete di conoscere da parte dell opinione pubblica. Per effetto della Rivoluzione francese e della discesa napoleonica in Italia la stampa periodica parve smuoversi dal suo torpore. Con la nascita delle prime Repubbliche e per tutto il triennio Rivoluzionario ( ) ci fu un dilagare di nuove testate. Per la prima volta in Italia i giornali raggiungevano se non le masse, un pubblico ben più vasto e piano iniziò ad emergere una nuova categoria professionale: il giornalista. Il triennio rivoluzionario provocò una vera eubriacatura del diritto di stampa assoluto e illimitato per effetto delle idee rivoluzionarie francesi. Durante il regime napoleonico, il principio di libertà subì delle pesanti lacerazioni ma gli stessi

5 funzionari del regime napoleonico ritenevano che fosse saggio prestarle almeno un omaggio formale. Nel 1806, Napoleone, presentandosi come un padrone di larghe vedute, abolisce la censura preventiva e cambia il nome della Magistratura di revisione chiamandola Ufficio della Libertà di Stampa. Ancora nel 1812 Napoleone procede a un riordinamento della stampa dettando le regole in materia di stampa politica: non più di un foglio di questo tipo per dipartimento, fatta eccezione per il Dipartimento di Milano, nel quale ne possono uscire fino a otto. Durante la Restaurazione il miraggio della libertà di stampa rimase nell aria. I governi della Restaurazione agirono in due modi divergenti e allo stesso tempo complementari, da una parte tentarono di fugare l incombenza del fantasma della libertà di stampa, dall altra fecero alcune limitatissime concessioni. Per meglio comprendere la fisionomia del giornalismo della Restaurazione è utile conoscerne le c ause: 1. Espansione delle testate giornalistiche e conquista di un vasto pubblico 2. Irrigidimento del regime napoleonico che costrinse al silenzio la stampa libera e semilibera oppure ne fece organo ufficiale e quindi mezzo di propaganda. È in questo contesto che nasce un vero e proprio servilismo giornalistico in cui i giornalisti diventano dei veri e propri funzionari di governo. L iter è sempre lo stesso il regime appoggia in vari modi taluni giornali creando una vera e propria organizzazione del consenso I governi della Restaurazione ricalcarono quelle orme privilegiando alcune gazzette cui erano riservati i notiziari ufficiali e scarni commenti politici. Spesso accadde che la vita di questi giornali stipendiati e sostenuti dai governi come strumenti di propaganda fosse piuttosto languente. La stampa come strumento di propaganda provocò lo sdegno e il disgusto negli spiriti più liberi. Il giornale era ormai diventato ciò che prima della Rivoluzione non era mai stato: un arma di combattimento. Insieme a questa profonda trasformazione si ebbe correlativamente un radicale mutamento del linguaggio uno stile caldo e mosso, con perorazioni spesso enfatiche, con frequenti trascorsi polemici, fino all aperta satira e invettiva, e con l appello ai sentimenti più elementari della persona umana Sicuramente non più un linguaggio per circoli di dotti ma quello gridato in piazza. Più tardi con l irrigidirsi della censura il tono mutava: da un lato assumeva le movenze insincere dell adulazione e del conformismo, dall altro si faceva allusivo, con prevalenti e accorti travestimenti del pensiero politico sotto innocenti sembianze letterarie. Una caratteristica di alcuni importanti giornali dell 800 è l esistenza di un gruppo culturalmente affiliato di promotori e ispiratori, anche se questa caratteristica non è propria del secolo, infatti Il Conciliatore, L Antologia, Gli annali universali di statistica potevano a buon diritto guardare al Caffè della Milano settecentesca come a un loro precursore. Gli elementi in comune possono essere rintracciati nel loro respiro europeo, nel proposito di ricongiungimento alla cultura e alla moderna civiltà d oltralpe. Dopo gli eventi europei del primo 800 per i giornali italiani fu sempre più ovvio che l Italia non era affatto estranea all Europa. Questo intrecciarsi con la cultura e la vita sociale europea era tutt altro che facile, e mai come in questi anni, la stampa periodica, almeno quella che volle conservare una certa indipendenza, si vide costretta al travestimento del proprio pensiero sotto accenni vaghi e allusivi. Si può tranquillamente affermare che i migliori giornalisti della Restaurazione furono esiliati, esclusi dal pubblico impiego o costretti ad un soggiorno forzato nello Spielberg, come nel caso di Silvio Pellico. Già durante il regime napoleonico vi era stata una fioritura di giornali specializzati di argomento tecnico-scientifico o economico come, per esempio, Giornale di fisica, chimica e storia naturale oppure Il giornale di giurisprudenza universale di Romagnosi. I progressi scientifici e tecnici, le trasformazioni economico-sociali e le fondamentali riforme giuridiche contribuirono al diffondersi della stampa specializzata. Nel primo 800, abbiamo anche il diffondersi di un giornalismo di consumo in cui l assenza della politica ha l intento vero e proprio di soddisfare il bisogno di lettura. Nei vari Stati italiano gli unici giornali che possono trattare di politica sono quelli ufficiali, in Lombardia la Gazzetta di Milano, nel Regno delle due Sicilie il Giornale delle due Sicile e Giornali delle Intendenze, in Toscana la Gazzetta di Firenze,nel Regno Sardo oltre ad essere vietata la circolazione delle riviste straniere nemmeno i giornali ufficiali potevano occuparsi di politica. Si può dire, sostanzialmente, che fino agli anni 40 la stampa era ancora imbavagliata.

6 A questa stampa ufficiale, imbavagliata, controllata e censurata va affiancata la stampa clandestina che rifletteva anche l eterogeneità culturale, politica e sociale dei membri delle società segrete tuttavia in queste riviste sono ravvisabili due aneliti: 1. Un vago costituzionalismo 2. L aspirazione ad una confederazione di Stati Nel scoppiano i moti carbonari preceduti da L sotterraneo agitarsi dei gruppi rivoluzionari in Europa. I nuclei carbonari di Romagna e Napoli riuscirono a far circolare dei fogli clandestini stampati artigianalmente, tra i quali ricordiamo l Illumiatore, Gli annali del patriottismo o La Minerva napoletana Nel 1931, in molte città italiane si riaccesero moti insurrezionali, in particolare innescati dai rivoluzionari di Modena. I governi imposero alla stampa una nuova generale stretta di freni. L anno successivo a Marsiglia Giuseppe Mazzini fondò la Giovine Italia con l obiettivo di far giungere in Italia un cospicuo numero di copie da far circolare. La fondazione di questa rivista segna l avvento nella lotta politica del giornalismo mazziniano, che non può non essere considerato uno dei migliori giornalisti italiani del l Ottocento, se non proprio il migliore. Dal 1840 si ebbero delle condizioni favorevoli per una svolta moderata e ci si avviò ad una graduale riforma legislativa in materi di stampa nei vari Stati della penisola italica, per esempio, nel Granducato di Toscana vi fu una liberalizzazione, retava la censura preventiva ma era possibile fare ricorso, la pubblicazione giornalistica doveva avvenire previa autorizzazione sovrana e dopo il pagamento di un bollo; Negli Stati Sardi Carlo Alberto, accolte le richieste dei riformatori, allentò le maglie della censura civile e abolì quella ecclesiastica sulla pubblicistica che non riguardava la religione. Solo la censura Lombardo-Veneta non venne attenuata per via dei moti insurrezionali che avevano inasprito ulteriormente gli austriaci. Il biennio ebbe una forte caratterizzazione politica e un intensa carica partecipativa, vi fu una vera e propria pullulazione di testate giornalistiche che trattavano argomenti politici. La caratterizzazione fisica dei quotidiani e dei trisettimanali prevedeva quattro pagine del formato in folio o atlante divise in 3 o 4 colonne. L impaginazione era semplice e monotona. Vi era un editoriale di apertura, un secondo articolo di commento e di discussione politica, si proseguiva con notizie dall Italia e dall estero, eventuali resoconti dei lavori parlamentari, rubriche informative economiche e commerciali e infine un appendice di tipo letterario, teatrale, artistico, scientifico o di varietà.i fogli maggiori vantavano già i corrispondenti dall estero. Dal L età dell'oro Nella seconda parte dell 800 la stampa periodica del mondo occidentale vive la sua età dell oro. In questa età dell oro la stampa conquista una propria collocazione organica entro un processo più generale di modernizzazione delle società nazionali. Gran Bretagna e Francia, insieme ai 2 nuovi stati di Germania e Italia, varano una serie di riforme: - l introduzione dell istruzione obbligatoria - l estensione dei diritti politici elettorali - il riconoscimento delle organizzazioni sindacali dei lavoratori - il varo di sistemi assicurativi e pensionistici obbligatori e centralizzati - il riordino dell imposizione fiscale su base progressiva rispetto al reddito - la crescita degli apparati burocratici della macchina statale - l aumento di censimenti e servizi statistici - l introduzione di politiche monetarie e doganali Si allarga così in modo irreversibile il fossato economico che separa il mondo occidentale dal resto del pianeta. Per studiare da vicino questi mutamenti sociali nasce una nuova scienza: la sociologia, che li inscrive all interno di un passaggio epocale dalla comunità di villaggio e di paese (contrassegnata da relazioni personali faccia a faccia) alla società (governata da relazioni anonime e funzionali). In questa società spersonalizzata la stampa assolve un compito cruciale, che si inserisce a pieno titolo nel processo di costruzione della società: - permette agli individui di socializzare a distanza in modo, per così dire, virtuale - diffonde e omogeneizza lingue e culture - forma e orienta l opinione pubblica non solo nei comportamenti politici, ma anche nei costumi privati, nei gusti e nei consumi Se vogliono sopravvivere, giornali e giornalisti devono crescere senza soste in efficienza e produttività: se non riescono ogni giorno a soddisfare le necessità e le inclinazioni di un

7 pubblico di lettori in costante evoluzione, sono destinati al declino e alla chiusura. La stampa diventa così parte integrante dell economia. L oggettività dell informazione è un mito, destinato ad essere strumentalizzato e sbandierato piuttosto che essere effettivamente perseguito almeno come obiettivo cui tendere. L attenzione si sposta allora sui contenuti della stampa. Dal raffronto tra le varie testate emergono differenze significative nei modi di trattamento delle stesse notizie: 1. la selezione, cioè la scelta di quelle pubblicabili 2. la gerarchizzazione, cioè la collocazione all interno dell impaginazione complessiva la presentazione, cioè il tono, il linguaggio, il punto di vista con cui vengono illustrate politica e sulla cultura, la seconda sulla cronaca nera, lo sport, l intrattenimento e la mondanità. La cultura della notizia sembra così dividersi: alla pari di qualsiasi altro oggetto di consumo, l informazione perde la propria organicità complessiva e si frammenta in generi diversi con pubblici diversi. Risalgono a questo periodo le prime voluminose indagini sulla rete distributiva statunitense. Anche solo questa sommaria sequenza delle innovazioni nel settore pubblicitario sottolinea l affermarsi della potenza americana. Può sembrare paradossale ma, per molti aspetti, alla radice dell ascesa della stampa statunitense c è la guerra civile degli anni 60. I 4 anni della guerra di Secessione, infatti, segnano un incremento della stampa periodica nel suo complesso. Ma è soprattutto nella stampa quotidiana che la guerra civile determina un vero e proprio cambiamento. Per i giornali del sud degli Stati Uniti è una crisi spesso fatale, mentre i maggiori quotidiani di New York raddoppiano le proprie tirature: un risultato al quale concorre, com è ovvio, la sete di notizie dovuta alla drammatica emergenza del conflitto, ma che premia anche l inevitabile radicalizzazione di linea politica delle diverse testate. Sull altro fronte si rafforza il sindacato dei tipografi. Numerosi giornalisti vengono inviati nelle zone di operazioni militari: nasce la figura del corrispondente di guerra. I loro articoli esercitano un influenza, destinata a rimanere irreversibile, sulle formule giornalistiche: si introduce il lead (l attacco o cappello dell articolo: una vera e propria frase-titolo che introduce ogni notizia) e lo stile dei pezzi diventa ancora più coinciso (regola delle cinque W). Rispetto alla stagione immediatamente precedente alla penny press, si viene affermando nella stampa quotidiana americana anche un nuovo standard formale: la pubblicità viene bandita dalla prima pagina, il formato è sempre più spesso quello grande. Il giornale leader tra i quotidiani di New York è l Herald: la sua è una linea editoriale fortemente antischiavista, ma non priva di critiche nei confronti dello stesso presidente Lincoln, accusato di eccessiva debolezza nei confronti degli stati secessionisti. Il Tribune, invece, nega il diritto di stampa alle posizioni favorevoli alla rivolta degli stati del sud, ma nello stesso tempo rivendica il diritto di critica al governo. Il New York Times, infine, si distingue per il suo appoggio incondizionato a Lincoln e per essere uno strumento per la sua propaganda La fine della guerra civile apre una fase di grandi cambiamenti nel mondo del giornalismo americano Per il giornalismo inglese l età dell oro si apre con una serie di misure legislative che cancellano il regime di tasse fiscali che pesava sulla stampa periodica e liberalizzano quasi completamente la produzione e la distribuzione di giornali e riviste. Grazie a questo processo di liberalizzazione la stampa inglese mette così in mostra mutamenti paralleli a quelli statunitensi, anche se in maniera più lenta: Con il nuovo giornalismo degli anni 80 nella stampa periodica inglese figura il Daily Mirror, il primo quotidiano scritto da giornaliste donne rivolto ad un pubblico femminile. Il giornale conosce un buon successo iniziale, ma poi va incontro ad un crollo verticale: il mercato inglese si dimostra ancora resistente alla formula giornalistica di un quotidiano espressamente rivolto al pubblico femminile. Anche nel caso francese l età dell oro del giornalismo si collega ad un processo di liberalizzazione legislativa Il panorama francese appare dominato da 4 grandi giornali quotidiani: - Le Petit Journal, il più antico, vittima nei primi anni del 900 di un calo di vendite dovuto all atteggiamento di netta chiusura conservatrice osservato in occasione del processo Dreyfus - Le Petit Parisien, fondato da Jean Dupuy, la cui informazione politica è sempre moderata, mai estrema; questa riedizione giornalistica del giusto mezzo porta fortuna al quotidiano

8 - Le Matin, fondato da Maurice Bunau-Varilla, che è quello che con maggior decisione si distacca dalla formula ispirata allo yellow journalism americano; il giornale riflette il tono neutro e lo sforzo di imparzialità; l immaginazione è accurata e nelle vesti di cronista politico si alternano diversi giornalisti a seconda delle loro opinioni; impone spesso l uso dello pseudonimo ai cronisti; in redazione circola una lista nera che indica i personaggi da attaccare - Le Journal, quotidiano, fondato da Fernand Xau, di formato tabloid, il quale riserva lo spazio maggiore agli annunci commerciali Nel vecchio continente la crescita della stampa inglese e francese è resa ancor più visibile dall alto grado di centralizzazione nelle 2 capitali di Londra e Parigi. Viceversa, in un paese appena unificato come la Germania di Bismarck la stampa mantiene a lungo un carattere decentrato e locale. Bismarck è abituato ad includere nei suoi metodi di governo l uso e l abuso della stampa. Dopo la metà dell 800 si afferma infatti il quotidiano conservatore che ha accompagnato fin dagli esordi la carriera politica del cancelliere (Neue Preussische Zeitung). In seguito gli si affianca la Frankfurter Zeitung, diretta da Leopoldo Sonnemann sulla base di un orientamento indipendente e progressista, che contribuisce a farne un caso a parte nella storia del giornalismo tedesco: sopravviverà infatti fino alla soppressione decretata da Hitler. Viene inaugurata la formula del periodico di intrattenimento, aprendo alla pubblicità commerciale e rivolgendosi espressamente al pubblico degli imprenditori. Come la Germania, anche l Italia arriva tardi all appuntamento dell unità politica. L ingombrante presenza della Chiesa le impone un processo di modernizzazione a 2 tempi: più rapidi per il contenimento dell influenza ecclesiastica e l omogeneizzazione culturale del paese attraverso l obbligo scolastico (1877), più lenti per l integrazione politica della grandi masse (suffragio universale maschile solo dal 1912). La stampa si colloca entro tale contesto e sconta un ritardo relativo rispetto agli altri paesi occidentali. Il giornalismo viene lasciato all iniziativa privata, rimanendo in un solco di stretta continuità con la tradizione di pedagogia politica sviluppata durante il Risorgimento. Il risultato è che fino alla prima guerra mondiale, le statistiche relative alla tiratura complessiva della stampa quotidiana rimangono assolutamente lontane dai livelli raggiunti in altri paesi occidentali. Al momento del suo costituirsi, il Regno d Italia estende a tutto il paese la legge sulla stampa che Carlo Alberto aveva concesso in Piemonte, ma, in modo simile a quanto avviene nella situazione tedesca, rimane operante una prassi di abusi polizieschi che continua a rendere difficile la vita di giornalisti e periodici, sottoposti ad una ripetizione continua di sequestri e soppressioni. D altra parte il tasso di analfabetismo rimane alto, con punte elevatissime nel Mezzogiorno. La stampa si conferma come lo strumento principe di una comunicazione politica ristretta alle élite del paese: i periodici riflettono una gestione artigianale e personalistica, con tirature e circolazione limitate. La natura oligarchica del giornalismo italiano si riflette in una relativa arretratezza di mezzi e risorse. All indomani dell unificazione politica del paese, paradossalmente il primo quotidiano stampato in Italia e L Osservatore Romano, dal 1861 organo ufficiale della Santa Sede: è il segno di un attenzione alle forme moderne della comunicazione che contraddistingue lo sforzo della autorità ecclesiastiche di mantenere una base di consenso all interno dell Italia laica. Nell ambito dell Italia laica il primo quotidiano ad affermare la propria autorità è Il Secolo, fondato nel 1866 a Milano dai fratelli Sonzogno, proprietari di una casa editrice di libri popolari. Questo giornale assegna maggior spazio alla cronaca della vita cittadina; diventa presto il giornale della borghesia colta riformatrice e dell aristocrazia artigiana della città. 1867, Torino: Gazzetta Piemontese,La Stampa 1869, Firenze: La Nazione Purtroppo, però, il risultato complessivo della stampa italiana è deludente: nel 1873 circolano 55 quotidiani per un totale di quasi 800 mila copie, meno di quelle che il Petit Journal parigino produce da sé. Accanto ai segnali di stretta continuità con il passato, non mancano elementi di novità. Nel 1875 nasce a Milano La Plebe, quotidiano della sinistra democratica e repubblica, nel 1876 a Milano Il Corriere della sera, nella Roma dell Osservatore Romano nasce nel 1878 Il Messaggero, che nel giro di poco tempo raggiunge un alta tiratura anche grazie al basso

9 prezzo. Nel 1883 nasce a Roma La Tribuna che alla fine del 1893 rimane pesantemente coinvolta in una grave scandalo che porta alla caduta del primo governo Giolitti e alla crisi di molte testate giornalistiche. Nel frattempo nascono altre testate : 1885, a Bologna: Il Resto del Carlino (giornale della borghesia cittadina laica; vi collaborano nomi illustri della letteratura italiana come Carducci e Pascoli) 1886, a Genova: Il Secolo XIX (quotidiano a difesa della nascente industria italiana) 1891, a Napoli: Il Mattino (quotidiano che ha il proposito di divenire organo del conservatorismo italiano: nel mito coloniale individua il terreno per una rivalsa delle classi dirigenti meridionali contro la preminenza di un ceto politico in larga misura di origine settentrionale; pone una cura approfondita del profilo culturale: vengono chiamati a collaborare scrittori come D Annunzio e Matilde Serao di cui rimarranno famosi i 'mosconi', che rappresentano una sorta di equivalente italiano, quindi umanistico e letterario piuttosto che giornalistico, della cronaca di human interest introdotta dalla penny press americana) 1887, a Venezia: Il Gazzettino (quotidiano espressamente indirizzato alle plebi rurali e cattoliche) Così: - il numero dei quotidiani in Italia aumenta, anche se la grande maggioranza di essi rimane confinata ad un ambito strettamente provinciale - si diffondono le edicole - cresce il mercato pubblicitario - la prosa giornalistica rinnova l italiano introducendo nuove forme sintattiche - le redazioni dei giornali cominciano ad ingrandirsi - compare la figura del caporedattore, incaricato di vagliare i dispacci di agenzia, 'passare' i pezzi dei collaboratori e fare i titoli Nel 1896 nasce Avanti!, il quotidiano del partito socialista. Che afferma un genere giornalistico del tutto nuovo: la stampa di partito, che riprende in forma diversa la tradizione risorgimentale del giornalismo educativo e politico. Un altra novità è la stampa sportiva: nel 1896 nasce La Gazzetta dello Sport, quotidiano su carta rosa. Per lungo tempo resterà l unico quotidiano sportivo italiano. L età dell oro della stampa occidentale propaga i propri effetti alla periferia del mondo. In Russia lo zar abolisce la censura preventiva, ma i giornalisti, in modo simile a quanto accade nella Germania di Bismarck, osservano una sorta di autocensura che li porta a bandire la politica dal proprio mestiere. Con il 900 inizia a diffondersi la stampa socialista clandestina. In Giappone lo sviluppo della stampa segue invece la penetrazione del colonialismo occidentale: nel 1854 la spedizione militare americana apre di forza i mercati e le relazioni diplomatiche di un paese ancora feudale. Gli effetti si fanno immediatamente sentire: i commercianti stranieri si dotano infatti di periodici a proprio uso e consumo. La comparsa di questi fogli (che spesso utilizzano ancora le tecniche della xilografia) radicalizza lo scontro tra occidentalisti e xenofobi all interno delle classi dirigenti giapponesi. La restaurazione del potere imperiale avvia un processo di modernizzazione che passa per: - l abolizione dei privilegi feudali - l obbligo scolastico - la leva obbligatoria Il nuovo clima non manca di riflettersi sulla stampa. In Cina, lo sviluppo della stampa riflette l ascesa del movimento indipendentista. Dopo la fioritura di periodici della seconda parte dell 800 (tutti in regime di concessione accordata dal governo imperiale), nel 1900 la propaganda di un quotidiano organo della lega rivoluzionaria si rivela decisiva nel preparare la caduta del Celeste Impero e nel permettere la nascita della nuova repubblica cinese. In India si assiste ad un fenomeno in qualche modo parallelo. Nel 1867 il protettorato inglese introduce il registro di libri e periodici: è la condizione preliminare per la persecuzione dei reati a mezzo stampa. La crescente presenza di indiani alla guida di quotidiani e riviste rende però la situazione più difficilmente controllabile. Ma il fatto più importante del periodo avviene in Sudafrica, dove nel 1903 Gandhi fonda il

10 settimanale Indian Opinion, rivolto alla comunità indiana di quel paese, con cui comincia la predicazione del metodo non violento di lotta politica, fondato sulla resistenza passiva e la disobbedienza alle leggi ritenute ingiuste. L unico scopo del giornalismo deve essere quello di servire.. la stampa è un potere enorme; ma come il torrente scatenato inonda intere campagne,e devasta i raccolti,così una penna non controllata serve soltanto a distruggere Mohandas Karamcand Gandhi. Prima metà del ' L'industrializzazione del mondo editoriale. La nuova fase del processo di industrializzazione non solo modificò i rapporti tra città e campagne, ma vide l'espansione di nuovi ceti cittadini, operai e impiegatizi. Grazie al processo di mobilità sociale la popolazione si concentra nei centri urbani. Non solo, ma migliorano notevolmente le condizioni di vita: la popolazione nazionale aumenta e con essa anche il reddito, i consumi e le remunerazioni, mentre l'alfabetismo diminuisce. Ad accentuare la concentrazione produttiva nei centri all'avanguardia contribuisce, inoltre, il rinnovamento editoriale e giornalistico. In questo periodo in Italia, sebbene in notevole ritardo rispetto agli altri paesi più avanzati, il mercato editoriale acquista un nuovo spessore. I dati lo dimostrano: secondo il censimento delle pubblicazioni condotto nel 1905 la Lombardia, il Lazio e il Piemonte stampano rispettivamente 544, 421 e 400 tra quotidiani e periodici. Ne risentono certamente le stampe più deboli che, vittime di una selezione di mercato, sono costrette a lasciare spazio alle testate più forti. E' un fenomeno evidente sin dai primi del secolo, come risulta dalla progressiva diminuzione o dalla mancanza di nuove iniziative pubblicistiche e dal declino dei giornali locali. I centri editoriali di irradiamento nell'italia centro-settentrionale sono Milano, Torino, Genova, Venezia, Firenze e Bologna. All'inizio del '900 spiccano tra tutti tre quotidiani: Il Secolo, il Corriere della Sera e La Tribuna i quali tirano sulle 100 mila copie. Il sistema editoriale risente ancora, come in passato, di una forte selezione su base geografica che lo porta a concentrarsi ed evitare la frammentazione. Ad un sistema editoriale sempre più organizzato si aggiunge il processo di svecchiamento dell'apparato giornalistico: i giornalisti, non più editori impegnati e organizzatori, conoscono da vicino le condizioni reali del paese e i nuovi interessi economico-sociali così da operare secondo un giudizio critico intorno alla cosa pubblica. Il lavoro in azienda. Il giornale, grazie al processo di industrializzazione, diventa in Italia lo strumento d'informazione per eccellenza per le classe medie e popolari. Da artigianali le imprese pubblicistiche assumono sempre di più i connotati di vere e proprie aziende, gestite con criteri economici. Diventano organizzazioni sempre più specializzate: aumenta il personale in redazione e i collaboratori esterni, il tirocinio e la pratica diventano tappe indispensabili e la selezione professionale si fa sempre più rigida. L'organizzazione del lavoro è accentrata e nettamente gerarchica (molto simile alle imprese commerciali e industriali). La figura di rilievo è quella del direttore che si pone come u monarca assoluto sui redattori. Rapidità della notizia. Le notizie vengono raccolte ed elaborate in maniera rapida grazie ai nuovi strumenti di trasmissione sempre più efficaci. Tra il 1902 e il 1903 vengono installate le prime linee telefoniche da Torino a Milano con Roma e Parigi. Il giornalismo italiano può così sprovincializzarsi e creare così delle prime forme di collegamento editoriale con la stampa europea. La foliazione. La rapidità della trasmissione delle notizie comporta un aumento del numero delle pagine del giornale. Nel 1904 la foliazione normale diventa di sei pagine ma già nel 1906 i giornali più importanti, come il Corriere della Sera, escono ad otto pagine alcune volte alla settimana. Si modifica inoltre la suddivisione delle notizie per argomenti: inaugurazione di speciali rubriche, estensione dello spazio dedicato alla cronaca, alle corrispondenze dall'estero, ai servizi degli inviati speciali.gli elementi fondamentali del quotidiano moderno erano quattro: cronaca, ideologia, intrattenimento-istruzione e pubblicità, sebbene alla base del giornale rimaneva sempre l'informazione politica. La Terza Pagina. Ora che i quotidiani dispongono di maggiore spazio la parte culturale, in particolare quella letteraria, sta acquistando maggio peso rispetto al passato. Questo rilievo

11 letterario formalizza nella terza pagina creata da Alberto Bergamini, allora direttore responsabile del Giornale d'italia. Il successo del ruolo di Bergamini nella storia del giornalismo italiano è strettamente legato all'intuizione di riunire nella stessa pagina articoli di argomento culturale. Il primo esempio di Terza Pagina viene considerata quella uscita il 10 dicembre 1901 nella quale si trovano i quattro articoli di cronaca e critica dedicati alla prima rappresentazione della Francesca da Rimini di Gabriele D'Annunzio. Bergamini comprende subito la portata della sua idea e per questo arruola studiosi e letterari di prestigio, come Benedetto Croce, o di gran successo. La creazione di Bergamini riscuote vasto successo nell'italia centro-settentrionale e trova presto imitatori a Roma, Napoli e altre città del meridione. Al nord l'adozione della Terza Pagina è più lenta: le prime compaiono sul Corriere della Sera, sulla Stampa e sul Secolo tra il 1905 e il Se prima l'articolo culturale si trovava sulla prima pagina nella posizione di spalla o di risvolto, ora diventa un punto di forza e un terreno di concorrenza tra i diversi quotidiani. La Grande Guerra. La divergenza tra interventisti e neutralisti riguardo l'ingresso dell'italia nel conflitto mondiale si svolse innanzitutto all'interno della stampa. I neutralisti sono: La Stampa, La Tribuna, Il Mattino e La Nazione. I giornali cattolici, invece, mantengono una posizione autonoma per finire poi ad unirsi agli interventisti. Un posto a sé occupano i socialisti con il motto nè aderire né sabotare. Gli interventisti fanno sentire la loro voce nel Corriere della Sera, Il Secolo, La Gazzetta del Popolo, Il Resto del Carlino, Il Giornale d'italia e Il Messaggero. In quegli anni, a smuovere la situazione tra gli incerti, contribuisce Benito Mussolini, con la fondazione del Popolo d'italia che esce a Milano il 15 novembre Il giornale di Mussolini promuove l'interventismo accentuando gli aspetti espansionistici e autoritari. Nel momento in cui l'italia interviene nella guerra la stampa quotidiana non ha il solo scopo di dare informazioni generali sulla guerra ma anche quello di permettere alle famiglie dei soldati di seguire da vicino gli avvenimenti che coinvolgono direttamente la popolazione. I primi quotidiani che formarono una redazione militare furono gli interventisti Corriere della Sera e Il Secolo, ma presto si mossero anche La Stampa e La Tribuna. Ma il Governo già a marzo, prima dell'entrata in guerra, appronta le misure per il controllo della stampa. Il 21 marzo il primo decreto legislativo Provvedimenti per la difesa economica e militare dello Stato conferma al governo il potere di vietare, tutte le volte che fosse necessario, la pubblicazione di notizie ed articoli di argomento militare. Un decreto che si farà ancora più pesante il 28 marzo quando viene vietata la pubblicazione di qualsiasi notizia che riguardasse le forze armale, la loro dislocazione, preparazione e spostamenti. Il 24 maggio un nuovo decreto vieta ai giornali di dare notizie sul numero di feriti, dei morti e dei prigionieri (all'infuori dei comunicati ufficiali). Entra, così, in vigore la censura militare coordinata dall'ufficio stampa del Comando Supremo delle Forze Armate insediato ad Udine. Gli ordini di Luigi Cadorna, il comandante in capo, sono perentori: nessun inviato speciale può entrare nella zona delle operazioni. Solo quando la guerra si mostra più lunga del previsto gli stessi comandanti si rendono conto dell'importanza della stampa nelle trincee e nel fronte interno. In mancanza di corrispondenze dirette non servivano a molto i servizi delle agenzie, i cui comunicati a proposito delle operazioni militari spesso erano contrastanti. In questo periodo è facile cogliere in quasi tutti i giornali le difficoltà provocate dalla rigida censura del Comando Supremo, con la differenza che mentre gli organi interventisti, pur protestando, indicavano ai propri lettori che l'esercizio della censura fosse una dura necessità della guerra e uno strumento essenziale per la tutela dell'ordine pubblico, mentre le altre testate vicine al neutralismo mettevano in luce soprattutto le discriminazioni e i limiti all'informazione. Da un periodo di censura si passa ad una grande cautela informatica che tranquillizza i familiari dei combattenti. Primo Dopoguerra. L'ingresso dell'italia in guerra aveva costituito, all'inizio, un ulteriore stimolo alla diffusione dei quotidiani dal momento che rappresentava il mezzo più tempestivo per soddisfare l'esigenza di essere informati in tempo reale. Ma, del resto, i massicci interventi della censura resero vana l'illusione che si potesse avere una visione realistica della guerra. Inoltre, anche le condizioni materiali favorevoli vennero meno: le materie prime rincararono, il valore della carta era salito alle stelle e molti giornalisti vennero a mancare perché richiamati al servizio militare. La guerra, perciò, interruppe quel processo di sviluppo in corso nel mercato

12 editoriale. Negli anni 1919 e 1922 si delineano alcune caratteristiche generali a livello nazionale. La prima riguarda il fervore di iniziative nuove che si realizzano soprattutto nel primo anno dopo la guerra: si tratta di quotidiani che si presentano al lettore come fogli di opinione impegnati a difendere o attaccare la politica di Nitti, di Giolitti o di Mussolini e che durano il periodo necessario ad assolvere questo obiettivo. Sembrano fogli necessari alla comprensione di quel che accade alla Camera o al Senato, ma senza voler diventare giornali affermati e destinati spesso a scomparire non appena il leader a cui fanno riferimento perde di importanza nello scenario politico nazionale. Il secondo elemento riguarda anch'esso un fenomeno legato strettamente alla vita politica, infatti tra il 1920 e il 1924 sorgono a Roma e a Milano una serie di testate che sono espressione diretta dei movimenti politici e dei partiti sorti nel dopoguerra. Avranno, però, breve vita dal momento che il regime fascista li colpirà con durezza decretandone la chiusura. La terza caratteristica del dopoguerra che riguarda i rapporti tra potere politico e giornali attiene all'evoluzione del quotidiano che riguarda la terza pagina, la cronaca cittadina e la politica estera. La terza pagina è segnata, nel primo dopoguerra, da un tentativo di rinnovamento. Dopo il 1919 si tenta di introdurre temi e problemi non solo letterari e fino a quel momento esclusi dai quotidiani. La terza pagina non era più solamente letteratura ed arte, ma anche politica e dibattito delle idee legato alla prospettiva culturale del quotidiano: comparvero rassegne di riviste italiane ed estere, segnalazioni di libri nuovi e anticipazioni di ricerche storiche. Si tratta non di un assetto definito ma più che altro di una linea di tendenza. Si può parlare in quegli anni di una terza pagina più culturale che letteraria La cronaca cittadina conquista spazio ed è seguita con attenzione da una parte sempre più larga di lettori. La cronaca cittadina finisce per essere canale di trasmissione assai efficace di valori culturali, modelli di vita. Per quanto riguarda la politica estera si verifica una progressiva restrizione del quadro: come se gli stessi giornali si rendessero conto che il peso dell'italia nel quadro europeo, dopo la conclusione del conflitto mondiale e le conseguenze economiche e politiche che ne sono derivate, non era tale da giustificarne un particolare interesse. Fascismo. Rispetto alle cronache culturali del 1919, fitte di riferimenti alla lotta politica, si osserva una sorta di ripiegamento verso la letteratura che investe quasi tutti i giornali. Definibile come una sorta di rinnovata tendenza all'evasione. Inoltre, attraverso la cronaca cittadina, che mescola fatti di cronaca locale a notizie di costume e rilievo politico, filtreranno gli umori (che non potevano certamente esprimersi nella prima pagina) della società nei primi anni del fascismo. Nel triennio che va dal 1923 al 1925 emergono tre aspetti: il primo riguarda l'immagine tranquillizzante del Paese che affiora dalla lettura dei quotidiani; in secondo luogo il comportamento professionale dei giornalisti che dovrà confrontarsi con la prima limitazione del loro spazio (che nel periodo liberale gli aveva permesso di esercitare una certa influenza sulla società); infine la struttura formale dei quotidiani, ovvero la cronaca, la terza pagina e la prima che sembra quasi coperta da una patina di grigiore. Nel 1923 un Decreto Regio annunciato dal Governo sulla stampa viene firmato da Vittorio Emanuele II. Il Decreto non viene promulgato, però, immediatamente ma emanato il 10 luglio dell'anno successivo (un mese esatto dopo il delitto Matteotti). Da questo momento i giornalisti sanno che ogni espressione di dissenso potrà costituire il pretesto per attuare restrizioni della libertà di stampa: qualunque quotidiano si fosse azzardato a criticare l'opera del Governo poteva considerarsi chiuso. Mussolini procede alla fascistizzazione attraverso la conquista dei due maggiori quotidiani del Paese (il Corriere della Sera e La Stampa ), ottenendo l'appoggio dei fogli cattolici e varando una legge il 31 luglio 1925 che ingabbia i giornali. Il Duce procede così alla fascistizzazione integrale della stampa, a seconda delle situazioni e dei propri vantaggi, attraverso operazioni complesse, a volte drastiche e a volte graduali. Il capo del fascismo intende servirsi dei quotidiani più influenti e non sopprimerli: il suo interesse è sfruttare nel modo più vantaggioso il ruolo di queste testate. Del resto, la stampa doveva essere lo strumento principale per l'organizzazione del consenso e per attuare la propria politica estera e interna. Nella legge del 1925, l'art. 7 istituisce l'ordine dei giornalisti con rispettivo Albo, al quale occorre essere iscritti per esercitare la professione. Inoltre, alla cronaca nera il fascismo è costantemente attento affinché attraverso di essa potessero filtrare solamente gli aspetti positivi: Mussolini sollecitava i grandi giornali perché scomparisse la cronaca nera. In effetti, per affermare la nascita dell' uomo nuovo era necessario fare in modo che i giornali fossero colmi di notizie positive. Verso la Seconda Guerra mondiale. Dopo dieci anni dalla fascistizzazione integrale, la stampa si trova a misurarsi con la prima guerra del regime: l'accentramento dittatoriale sui mezzi di

13 informazione e della propaganda e l'uniformità dei giornali sono accentuate dalle esigenze belliche. Molti giornalisti partecipano alla guerra in Etiopia: i giornalisti arruolati nei diversi reparti risultano 164 (120 volontari). Grande importanza acquisisce la stampa anche nella campagna antisemita, che sfocia nella persecuzione degli ebrei, decisa dal Gran Consiglio del fascismo il 6 ottobre La stampa ha tentato di convincere che la difesa della razza imponeva gli interventi persecutori contro gli ebrei (senza dimenticare che l'antisemitismo non era così diffuso in Italia prima del fascismo se non in alcuni ambienti ristretti). Il 2 settembre 1939 titoli a piena pagina annunciano lo scoppio della guerra e per evitare titoli allarmistici i giornali dovevano seguire una precisa impostazione. Una tra queste consisteva nel marcare la simpatia dell'italia nei confronti della Germania. Lunedì 10 giugno 1940 Il Messaggero apre con il titolo a tre colonne: Vigilia. Nell'edizione straordinaria della sera si legge L'Italia è in guerra. Fine del fascismo. Nel 1943 il Re d'italia accetta le dimissioni del cavaliere Benito Mussolini. In quella notte i giornali affrontano ore frenetiche e all'indomani mattina tutti i quotidiani vanno a ruba. Anche nel giornale il Popolo d'italia si è lavorato eppure in nessun testo compare il nome di Mussolini. Un gruppo di dimostranti, però, entra nel palazzo e impedisce l'uscita del giornale. Con la morte del Popolo d'italia si chiude la vicenda della stampa nel regime fascista, la quale non resusciterà nemmeno nel periodo del fascismo di Salò. Seconda metà del ' La nascita della Repubblica Con le elezioni del 2 giugno 1946 si ha la prima grande prova dei giornali d informazione e la prima verifica della loro effettiva influenza sulle scelte elettorali fra repubblica e monarchia. I vari atteggiamenti adottati dai quotidiani più diffusi non sono omogenei e si va dalla scelta repubblicana di Mario Borsa, al sostegno della monarchia da parte della Gazzetta del popolo, mentre a Roma Il Tempo si schiera a favore della monarchia, al contrario de Il Messaggero. Durante il primo periodo di libertà, la stampa si trova ad operare in un regime di autorizzazioni, stabilite dagli Alleati nei territori liberati e successivamente dal governo Badoglio col decreto 14/01/1944, incompatibile con la libertà di espressione. Tale decreto infatti consente ai prefetti di autorizzare la pubblicazione di quotidiani e periodici, ma verrà poi abrogato dal governo De Gasperi. La legge dell 8 febbraio 1948, per quanto concerne la libertà di stampa, definisce i seguenti punti: - Requisito della cittadinanza italiana per possedere o dirigere un giornale. - Conferma della figura del direttore responsabile o vicedirettore, se il primo è parlamentare. - Diritto di rettifica. - Aggravamento delle pene per diffamazione. - Particolari norme che stanno molto a cuore ai democristiani per le pubblicazioni destinate all infanzia. - Norme che puniscono l asportazione, distruzione o deterioramento di stampati a scopo di impedirne la vendita. Il 18 aprile 1948 lascia una profonda traccia nella stampa, per via del fenomeno della polarizzazione delle forze politiche, il quale, attraverso la campagna elettorale contribuisce a determinare un effetto deformante. L azione di controllo e di conquista dei mezzi d informazione da parete della DC iniziata nel 46 giunge così a livelli notevoli. Gli anni '50 Durante gli anni 50, col progressivo miglioramento delle condizioni economiche del paese e con l aumento delle pagine dei quotidiani, il fattore pubblicitario comincia ad espandersi in tutte le sue potenzialità. Il 1956 poi è un anno particolare, per via della crisi del PCI e la comparsa de Il Giorno, il 24 aprile. Un altro anno fondamentale è il 1958, in cui avviene il convegno organizzato dagli Amici del Mondo, I Diritti della Stampa e della sua libertà. Vengono qui

14 discussi i principali problemi dell informazione, i giornalisti infatti vogliono una stampa libera, ma anche responsabile secondo la legge comune. Alla fine degli anni 50 la mappa politica dei quotidiani è la stessa che si era consolidata attorno al I quotidiani, compresi quelli sportivi, sono 93 ed il prezzo di vendita è 30 lire. Il numero delle pagine va da 16 per i maggiori e ad 8 per quelli di provincia, ed i quotidiani più diffusi sono tre: il Corriere, la Stampa e il Giorno. Gli anni '60 È negli anni 60 che si hanno i primi tentativi di rinnovamento giornalistico. Il quadro nazionale infatti muta con la guerra fredda e la situazione italiana si ritrova vicina ad un punto di svolta. Quasi tutti i quotidiani indipendenti e i più diffusi settimanali d attualità non solo appoggiano il governo monocolore democristiano, ma svolgono anche un opera di persuasione e di propaganda dell equilibrio centrista. Novità di spicco nei primi anni 60 sono il progetto di Rizzoli di lanciare il quotidiano Oggi ed il passaggio della direzione del Corriere della Sera da Mario Missiroli ad Alfio Russo. I vari quotidiani di informazione si schierano contro la sinistra, a parte Il Giorno, mentre operazioni di rinnovamento avvengono nella stampa comunista. Il PCI è infatti l unico partito con una presenza considerevole nel settore della stampa e che riesce a contrastare il predominio assoluto dei quotidiano d informazione legati alla DC. Tra il 1968 e il marzo 1969 cinque importanti quotidiani cambiano direttore: al Corriere della Sera Giovanni Spadolini sostituisce Russo, alla Stampa Alberto Ronchey prende il posto di De Benedetti, Piero Ottone prende la direzione de Il Secolo XIX a Genova e Alberto Cavallari si sposta a Venezia per dirigere Il Gazzettino, infine Domenico Bartoli succede a Spadolini nella direzione de Il Resto del Carlino. A proposito della contestazione delle autorità nelle scuole e nelle fabbriche, il linguaggio giornalistico muta e diventa violento, immediato, e si può ritrovare nei primi periodici del 68. Importantissimo su questi temi è il saggio di Umberto Eco e Patrizia Violi, La controinformazione. L informazione fornita dai giornali definiti borghesi viene messa in discussione ed il 7 giugno si arriva addirittura ad un attacco organizzato dal movimento studentesco milanese contro il Corriere della Sera. Tre studenti redattori di un giornale del liceo Parini di Milano vengono poi denunciati per un inchiesta su Cosa pensano le ragazze d oggi, accusati di offese al sentimento morale. I telegiornali e i giornali radio restano in questo clima dominati dal potere della DC: l informazione si caratterizza quindi per la sua lacunosità, non sfruttando affatto le enormi potenzialità del mezzo. Gli anni del terrorismo Nei primi anni 70 nascono dei quotidiani della sinistra extraparlamentare, ovvero Il Manifesto (28 aprile 1971) e Lotta Continua (11 aprile 1972). Gli essenziali mutamenti avvenuti fra marzo 1972 e luglio 1974 sono i bilanci passivi nel Corriere della Sera e nella Stampa, il passaggio di direzione sempre del Corriere a Pietro Ottone e del Giorno a Gaetano Afeltra. Nel 1975 viene attuata invece la riforma della RAI TV: si passa così da una RAI TV controllata esclusivamente dalla DC ad un azienda politicamente più articolata. A metà degli anni 70 la situazione della stampa italiana presenta due aspetti contrastanti: da un lato viene manifestata una particolare vivacità editoriale e giornalistica, dall altra cresce la crisi finanziaria dei quotidiani, il tutto sullo sfondo della drammatica stagione del terrorismo. Le tensioni politiche e sociali, le violenze, i misteri di Stato, le aspettative di cambiamento espandono il mercato di lettura della stampa periodica e quotidiana e anche sul campo radio-televisivo maturano mutamenti destinati a cambiare il sistema italiano dei media: nascono dapprima varie emittenti radiofoniche locali, quindi è la volta di emittenti televisive impiantate artigianalmente via cavo. Nel 78, quando i telegiornali cominciano a differenziarsi, la corte costituzionale da via libera all emittenza privata in ambito locale, anche se la RAI conserva il monopolio in ambito nazionale. Cresce addirittura il livello di autonomia dei

15 giornalisti: alla maggiore libertà di cronaca e di critica si accompagna un più forte e diffuso coinvolgimento politico-ideologico di molti giornalisti, mentre nei gruppi di potere cresce l interesse a dominare i media. La forte ondata di terrorismo scatenatasi in questo periodo investe il giornalismo in maniera diretta, con due giornalisti uccisi e sette feriti in quattro anni. La notizia della cattura di Aldo Moro viene diffusa dalla radio, dalla televisione e dalle edizioni straordinarie di molti quotidiani la mattina del 16 marzo I resoconti vengono diffusi con sensazionalismo ed approssimazione, i giornalisti non arrivano mai a niente di certo. Prevale la scelta di informare i cittadini, pur cercando di evitare la propaganda dei terroristi. Un grande dilemma che divide i partiti e i giornali è quello di trattare o meno con i brigatisti per cercare di salvare la vita di Moro. Favorevoli alla trattativa sono il partito socialista, i radicali, il Manifesto, Lotta Continua e l Avanti!. Contrasti analoghi sorgono poi alla fine del 1980, quando la sfida delle Brigate Rosse si volge direttamente ai giornali. Per rilasciare il magistrato Giovanni D Urso i terroristi chiedono la pubblicazione dei proclami dei loro compagni in rivolta nei penitenziari di Trani e Palmi, pubblicati poi su il Messaggero, il Secolo XIX, l Avanti!, il Manifesto e Lotta Continua. Gli anni '80 Il 1984 è un anno radicale per la storia dei media, Silvio Berlusconi riesce a completare l edificazione del suo impero televisivo. Sempre in quest anno Bettino Craxi salva lo stesso Berlusconi dall oscuramento delle sue reti con un decreto. L aumento della scolarizzazione provoca in questi anni una maggiore diffusione dei quotidiani, grazie anche all aggiunta dei lettori che attraverso la tv hanno acquisito l abitudine di seguire le varie vicende. Intorno alla metà degli anni 80 si inasprisce pure la lotta fra il Corriere della Sera e la Repubblica, quest ultima rappresentante la voce che critica Craxi e che evidenzia ciò che non va nella politica nazionale. Molto importante è la guerra per il controllo della Mondadori e del gruppo L Espresso. Pensando ad una Mondadori in mano a Berlusconi, Scalfari si mostra preoccupato, considerando che i partiti di governo avrebbero così dalla loro parte tutti i quotidiani e i periodici. Verrà eletto presidente della Mondadori il 25 gennaio 1990, ma la Repubblica si rifiuta di riconoscerlo come editore, mentre Claudio Rinaldi, direttore di Panorama, sceglie di lasciare il settimanale con Altan, Michele Serra e Giampaolo Pansa. Nelle settimane successive si svolgono incontri per giungere ad un accordo, ma Berlusconi non ha intenzione di rinunciare al controllo del più diffuso quotidiano italiano e, in un discorso riferito da tutti i giornali il 10 febbraio 1990, attacca il sistema dei partiti che vuole interferire con le vicende editoriali. Ritornando alla stampa quotidiana resta da dire che con la fine degli anni Ottanta l editoria è entrata di nuovo in una fase di difficoltà, che agli inizi del 1992 subito si traduce in un forte calo degli investimenti pubblicitari ed in un ristagno delle vendite. Le ragioni sono da ricercarsi prima di tutto nella recessione economica generale che ha colpito l Italia, ma anche nella parte da leone che la televisione privata e pubblica fa nel budget pubblicitario disponibile nel mercato. Avanti! Fondazione: 1896 Sede: Roma Anno di chiusura: 1994 Ultimo direttore: Francesco Gozzano Nasce come organo ufficiale del partito socialista italiano (Psi) il 25 dicembre 1896 a Roma. Il fondatore e primo direttore fu Leonida Bissolati. Tra le collaborazioni vanta quelle di Edmondo De Amicis e Cesare Lombroso. Nel 1911 la sede viene trasferita a Milano, sotto la direzione di Claudio Treves. Nel Luglio del 1912 ne diviene direttore Benito Mussolini. Mussolini adotta una nuova linea editoriale da neutralista a una interventista ( di fronte alla possibile partecipazione italiana alla guerra), nel 1914 sarà costretto a dimettersi e il giornale tornerà alla sua vecchia

16 linea. Il 24 maggio 1915 l'italia entra in guerra e la censura militare vieta la distribuzione dei giornali neutralisti, quali l'<anti>, riprenderà ad uscire solo dopo la Liberazione il 25 aprile 1945, poi fino al Avvenire Fondazione: 1967 Sede: dal 1968 a Milano Formato: Broadsheet Editore: Avvenire Nuova Editoriale Italiana spa Tiratura: (giugno 2011) Diffusione: (giugno 2011) Direttore attuale: Marco Tarquinio Sito web: Conosciuto come il giornale dei "vescovi italiani", nasce nel 1967 dalla fusione dei quotidiani "L'Italia" di Milano e "L'Avvenire d'italia" di Bologna, fortemente voluto da Papa Paolo VI. E' una testata d'ispirazione cattolica, uno strumento di evangelizzazione e di dialogo con i proprio fedeli. E' on-line dal Corriere della sera Fondazione: 1876 Sede: dal 1904 a Milano Formato: Broadsheet Editore: Rcs Quotidiani S.p.A. Tiratura: (novembre 2011) Diffusione: (novembre 2011) Direttore attuale: Ferruccio de Bortoli Sito web: Fondato da Eugenio Torelli Viollier e Riccardo Pavesi, all'inizio esce ogni due giorni, la sera: il primo numero stampato in copie, la successiva tiratura si stabilizza a copie. Tra i collaboratori più illustri annovera: Giovanni Verga, Gabriele D'Annunzio, Ada Negri, Luigi Pirandello, Luigi Einaudi, Grazia Deledda, Enzo Biagi. Con l'avvento del fascismo, come tutta la stampa, il <<Corriere>> subisce gravi limitazioni dalla censura del regime, i direttori che si susseguono in questo periodo sono: Ugo Ojetti, Aldo Borelli e Indro Montanelli. Dopo la Liberazione come i quotidiani che non si sono programmaticamente opposti al regime fascista, si autosospende temporaneamente. Quando riprende ad uscire la testata include, l'aggettivo <<Nuovo>>, per evidenziare la differente impostazione rispetto ai tempi del fascismo. Nel 1973 il giornale pubblica la Carta dei diritti che sancisce tra l'altro l'indipendenza dell'informazione dal potere politico, dai gruppi di pressione e la separazione dei resoconti dai commenti.

17 Il giornale Fondazione: 1974 Sede: Milano Formato: Berlinese Editore: Società Europea di Edizioni Tiratura: (giugno 2011) Diffusione: (giugno 2011) Direttore attuale: Alessandro Sallusti Sito Web: Fondato da Indro Montanelli, insieme a Raymond Aron, Frane Barbieri, Enzo Bettiza, Paolo Cattaneo, Mario Cervi, Francois Festo, Giafranco Piazzesi. L'orientamento politico è quello di una destra moderata che si oppone all'apertura a sinistra verso il Pci e assume posizioni critiche nei confronti dei movimenti sociali di quegli anni. Inizialmente in prima pagina c'è: la rubrica fissa, Controcorrente, condatta da Montanelli. Il giorno Fondazione: 1956 Sede: Milano Formato: tabloid Editore: Poligrafici Editoriale Tiratura: (dicembre 2010) Diffusione: (dicembre 2010) Direttore attuale: Giovanni Morandi Sito web: La testata fin dalla sua nascita si schiera a sostegno del governo di centro-sinistra, caratterizzato da un'edizione nuova per quei tempi: prima pagina a vetrina costituita da 8 colonne ( contro le nove tradizionali) sul modello della stampa anglosassone. Il Manifesto Fondazione: 1969 Sede: Roma Formato: berlinese Editore: Cooperativa editoriale Tiratura: (marzo 2010)

18 Diffusione: (marzo 2010) Direttore attuale: Norma Rangeri Sito web: Il 28 aprile 1971 esordisce in edicola, noto come periodico dell'ala più a sinistra del Partito Comunista Italiano (Pci), il 23 giugno 1969, ne viene presto sospesa la pubblicazione in quanto ritenuto vicino alle posizioni della Cina maoista piuttosto che all'urss di Breznev. Successivamente nasce l'idea di trasformarlo in un quotidiano portavoce di una particolare linea di pensiero dal panorama della sinistra, esordisce con un'edizione spartana: quatto pagine nessuna foto, niente pubblicità per scelta politica. La novità interessante di questa testata è la struttura aziendale: una coperativa a salario fisso, identico per tutti i lavoratori, questa caratteristica rende tutti i giornalisti editori di se stessi. Fra i collaboratori più noti Stefano Benni, Giulietta Chiesa, Erri De Luca, Umberto Eco, Daniele Luttazzi, Gianni Vattimo. Il Mattino Fondazione: 1892 Sede: Napoli Formato: Broadsheet Editore: Caltagirone Editore Tiratura: media giornaliera superiore alle copie Diffusione: (2008) Direttore attuale: Virman Cusenza Sito web: Fondato da Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao, di orientamento politico moderato, definito centrista. Oggi è il primo quotidiano della Campania per diffusione. Dal 2044 è l'ente promotore del Premio Giancarlo Siani, intitolato ad un giovane giornalista partenopeo ucciso dalla camorra nel 1985, proprio a causa dei suoi articoli pubblicati nella testata. Il Messaggero Fondazione: 1878 Sede: Roma Formato: Broadsheet Editore: Caltagirone Editore Tiratura: (giugno 2011) Diffusione: (giugno 2011) Direttore attuale: Mario Orfeo Sito web: Quotidiano romano fondato da Luigi Cesena e Baldassare Avanzini. Agli inizi del nocevento

19 entra nella proprietà la famiglia Perrone e nel 1920 il quotidiano viene trasferito nella sede attuale di Via del Tritone. Tra i collaboratori della terza pagina: Alberto Moravia, Ugo Betti, Gaetano Volpe, Guido Mazzoni, Luigi Salvatorelli, Arturo Tofanelli, Giovanni Comisso. Il secolo XIX Fondazione: 1886 Sede: Genova Formato: standard Editore: Carlo Perrone Tiratura: recentemente copie Diffusione: (2007) Direttore attuale: Umberto Larocca Sito web: Quotidiano regionale Ligure, fondato da Ferruccio Mocala è tra i più antichi e storici quotidiani italiani. La testata è innovativa perchè è volutamente simile a un notiziario: punta alla brevità degli articoli. Nel 1897 viene acquisito da Ferdinando Maria Perrone, proprietario degli stabilimenti Ansaldo di Genova, alle cui famiglie il quotidiano appartiene tuttora. Il Sole 24 Ore Fondazione: 1865 Sede: Milano Formato: Broadsheet Editore: Confindustria Tiratura: (giugno 2011) Diffusione: (giugno 2011) Direttore attuale: Roberto Napoletano Sito web: Quotidiano d'informazione economico-finanziaria. Nasce per volontà di alcuni produttori e commercianti tessili, il quotidiano <>, 80 anni dopo, il 12 settembre 1946 l'inaugurazione della Fiera di Milano dava l'occasione per presentare un quotidiano legato al Partito d'azione: <<24 ore>>. L'8 novembre esce la versione unificata dei due quotidiani, acquisiti entrambi da Confindustria: <>. Nonostante la sua vocazione il quotidiano non nasconde una vocazione generalista, espressa da articoli dedicati alla cronaca politica, dal supplemento culturale della domenica, considerato tra i migliori in Italia. La Gazzetta dello Sport Fondazione: 1896

20 Sede: Milano Formato: Compact Editore: Rcs MediaGroup Tiratura: (giugno 2011) Diffusione: (giugno 2011) Direttore attuale: Andrea MontiSito web: E' il maggiore quotidiano sportivo in Italia, i fondatori sono Eugenio Castamagna ed Eliseo Rivera. <> nasce come periodico bisettimanale (esce il lunedi e il giovedi) con l'obiettivo di rendere popolare lo sport e la sua diffusione. La Notte Fondazione: 1952 Sede: Milano Primo direttore: Nino Nutrizio Quotidiano del pomeriggio pubblica a Milano dal 1952 al 1995, nasce per iniziativa dell'imprenditore Carlo Pesenti che, preoccupato da una possibile ascesa dei partiti di sinistra, intende contrastare la propaganda dei giornali che li sostengono. Il primo numero esce il 7 gennaio 1952 la prima tiratura è di copie, ma in pochi mesi in quotidiano raggiunge un'altissima tiratura che sfiora le copie. Offre un'informazione di servizio approfondita, dedicando una pagina agli spettacoli serali, con l'indicazione di indirizzi, prezzi, orari e l'inserimento dell'indice di gradimento, contrassegnato mediante asterischi. La Repubblica Fondazione: 1976 Sede: Roma Formato: Berlinese Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso Tiratura: (giugno 2011) Diffusione: (giugno 2011) Direttore attuale: Ezio Mauro Sito web: Fondato da Eugenio Scalfari, già direttore del settimanale L'Espresso. Tra i collaboratori sono da annoverare: Gianni Rocca, Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Giuseppe Turani. Giorgio Forattini. Inizialmente esce con un formato di dimensioni più piccole rispetto alle altre testate, non vengono pubblicate le notizie inerenti allo sport e gran parte della cronaca, perché mira ad essere un giornale di riflessione, puntando sulla forza dei commenti. Composto di 20 pagine esce solo la il martedì e la domenica, la grande novità sono le notizie inerenti la cultura che vengono pubblicate in prima pagina abolendo la terza pagina tradizionale. L'orientamento politico oscilla tra la sinistra

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