ASSOCIAZIONE ITALIANA DI GROSSISTI DI ENERGIA E TRADER

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1 Milano, 21 Novembre 2012 Spett.le Ministero dello Sviluppo Economico Dipartimento per l Energia Via Molise Roma, RM Nota AIGET in merito alla proposta di Strategia Energetica Nazionale sottoposta a consultazione pubblica da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico Desideriamo innanzitutto ringraziarvi per l occasione che ci è concessa con questa audizione. In secondo luogo vorremmo dedicare il tempo che ci è concesso in questa sede per poter esprimere le linee-guida della nostra posizione, facendo cenno ad alcuni principali spunti di riflessione evidenziati nel documento in consultazione, rimandando poi ad un successivo invio le risposte integrali ai questi posti in consultazione. Ciò detto, esprimiamo un apprezzamento per aver finalmente reso pubblico un documento integrale in cui si parla, unitariamente, di Strategia Energetica Nazionale. Manifestiamo anche nel contempo apprezzamento per la metodologia di lavoro e per l impostazione molto schematica adottata, e nello stesso tempo ci auguriamo che a una strategia sull'energia corrispondano e vengano al più presto rese pubbliche una relativa analisi di scenari e costi-benefici da un lato, e una più generale visione industriale del Paese dall'altro. A proposito di quest'ultima, vediamo il rischio generale che un forte accento alla realizzazione di infrastrutture in regime regolato da parte di aziende partecipate dal Governo abbia in sé un'impostazione potenzialmente dirigista, che preoccupa chi, come AIGET, ha a cuore il funzionamento non distorto dei mercati. Il modello di uno Stato-imprenditore che con gli oneri delle tariffe energetiche remunera aziende da lui stesso controllate comporta rischi per il consumatore, e rischia di rendere velleitario e non credibile l'obiettivo di abbassare i costi dell'energia per i consumatori. Riguardo alla funzione della SEN come strumento normativo, ci preoccupa l'eventualità che essa non acquisisca adeguata cogenza e capacità di permanenza rispetto ai futuri Governi. In questo senso ci auguriamo che alla delibera CIPE conseguente alla SEN segua una relativa consultazione parlamentare in questa legislatura. Ciò premesso, desideriamo essere molto chiari su che cosa intendiamo per una Strategia Energetica Nazionale vincolante. Perché ci potrebbero essere 2 visioni opposte dell intervento dello Stato in esito alla consultazione. Il primo, che noi rigettiamo, potrebbe essere una sorta di iper-regolamentazione di tutti i campi in cui si stabiliscono a priori compiti, responsabilità, ma anche margini di ciascun attore per i prossimi anni a venire. E uno scenario legittimo che però mortificherebbe molto del lavoro fatto negli ultimi anni.

2 Il secondo che, noi invece auspichiamo, è quello in cui si afferma con forza che il settore energetico è un settore strategico per la Nazione e in cui quindi lo Stato definisce il contesto dove gli operatori possono liberamente competere dando loro certezze regolatorie per un periodo medio-lungo, e tuteli gli investimenti degli operatori e gli interessi dei cittadini con tutte le risorse disponibili. E in cui nei segmenti affidati al mercato (per esempio il retail) la regolamentazione sappia essere discreta al punto giusto, senza eccessi di invasività (per esempio sul formato delle bollette), quanto stringente riguardo al livello di servizio dei settori regolati. Quello che però vorremmo si evitasse è un mix tra le 2 visioni, ossia un po di dirigismo e un po di libero mercato. Noi saremmo contenti se alla fine di questo processo di consultazione si eliminassero incoerenze tra una parte e l altra del quadro che si sta tracciando. Quello che è successo negli ultimi anni è che si è intervenuti seguendo le mode del momento. Si è incominciato dal settore elettrico con la vendita delle ex Genco dell'ex incumbent a un nutrito numero di nuovi operatori che di fatto potevano solo puntare sui cicli combinati (prima moda). Le Genco sono state vendute; l ex incumbent (quindi lo Stato) ha incassato cifre rilevanti; sono state spese cifre altrettanto rilevanti per rimodernare gli impianti; oggi abbiamo il parco termoelettrico a ciclo combinato a gas più efficiente d Europa. Peccato che sia sottoutilizzato. Sia per motivi esogeni (crisi, prezzo del gas non sufficientemente basso per rendere economica la produzione ma del gas parleremo fra un attimo) ma, soprattutto per scelte politiche. Ci riferiamo alla seconda moda iniziata a partire da metà degli anni 2000 ossia quella delle rinnovabili. Gli incentivi che sono stati stanziati per le rinnovabili sono stati di entità tale che l Italia è stato tra i Paesi europei più veloci nel raggiungere gli obiettivi europei. Ma questo a discapito di enormi costi che dovremo sostenere nei prossimi anni, e a discapito della prima moda. Inoltre la rete non è stata sviluppata in maniera coerente con le nuove produzioni rinnovabili, la regolazione ha sottratto di fatto metà della produzione dal libero mercato e oggi, a 10 anni dalla liberalizzazione, il risultato è che la quantità di energia che si può scambiare liberamente (il mercato a cui noi teniamo) è più piccola di quella di qualche anno fa. Se a questo aggiungiamo che i prezzi per i consumatori in un momento in cui la capacità produttiva è sottoutilizzata (ossia l offerta potenziale supera di gran lunga la domanda) restano alti rispetto a quelli europei, sembra che ci siano tutti gli estremi per dire che il risultato della mancata coerenza tra scelte fatte in tempi ravvicinati ha generato uno scenario negativo. Scenario in cui tutti si lamentano e in cui tutti vorrebbero qualcosa. Chi ha investito in centrali termoelettriche flessibili chiede il capacity payment; chi ha investito nelle rinnovabili oggi chiede il mantenimento dei vari conti energia; i consumatori chiedono che il prezzo dell energia scenda. In sostanza tutti chiedono risorse allo Stato. Noi pensiamo che il mercato, se disegnato e regolato bene, possa generare le risorse necessarie per remunerare gli investimenti presenti e futuri che davvero avvantaggiano il sistema.

3 Quindi chiediamo che il mercato dell'energia venga messo in grado di esprimere in modo competitivo le indicazioni di scarsità per le varie risorse necessarie (incluse la riserva e i servizi ancillari, da approvvigionare anche a termine). Quello che ci preme sottolineare è che l Italia può sfruttare tutti gli investimenti fatti, e generare ricchezza, se si traccia una linea chiara di indirizzo di politica energetica che deve essere coordinata a livello centrale e fatta eseguire a livello periferico. Il timing delle decisioni e delle realizzazioni delle decisioni prese è fondamentale. Per l energia noi vediamo uno scenario in cui Terna deve potenziare la rete e soprattutto il regolatore ottenere un'integrazione europea dei mercati dei servizi ancillari - in modo da far diventare l Italia il modulatore d Europa. I paesi a noi vicini hanno investito in tecnologie (nucleare e carbone) che consentono la produzione di energia baseload a più basso costo e questo fa sì che se mai sono i servizi che noi potremo esportare. Certo, a fronte della discussione di integrazione internazionale, è incredibile che ancora la rete elettrica italiana presenti gravissimi colli di bottiglia (Sicilia-Calabria e Foggia-Centrosud i casi più clamorosi mentre Terna si occupa di batterie contro il parere della stessa Autorità). Colli di bottiglia che danneggiano sia i consumatori sia i produttori più efficienti, tanto che questi ultimi rischiano in assenza dei correttivi che abbiamo menzionato di uscire dal mercato e favorire un ritorno al monopolio o a un oligopolio. Dobbiamo puntare, in sintesi, a riprogettare il mercato perché ci sia più energia contendibile e siano correttamente remunerate le infrastrutture che servono davvero. Il mercato energetico italiano è forse il più liberalizzato d Europa con una pluralità di operatori che competono seriamente ogni giorno. Diamo loro un contesto serio e lasciamoli lavorare. Dicevamo poco fa dei prezzi del gas. E un dato di fatto che il prezzo del gas nel mercato all ingrosso si è allineato a quelli europei e che invece alcuni segmenti di consumatori finali pagano il gas di più dei loro omologhi europei. Questo è dovuto a una serie di numerosi fattori su cui anche recentemente si sta intervenendo. Oggi non vogliamo intervenire su quello che è stato ma su quello che potrebbe essere il mercato del gas in Italia. Ci siamo quasi; manca poco affinché si possa dire che in Italia ci sia un mercato del gas. Non facciamoci prendere dal panico adesso, e andiamo avanti. Però andiamo avanti consci del nuovo contesto in cui operiamo e anche in questo caso non facciamo troppo i realisti. Se oggi si può parlare di mercato all ingrosso del gas, è perché il mercato è lungo (come nell elettrico); e il mercato è lungo perché i consumi sono bassi (crisi) ma anche perché esistono contratti di lungo termine di alcuni operatori con clausole di Take or Pay e perché si è insistito con decisione sui cosiddetti sbottigliamenti delle capacità di trasporto internazionali.

4 Nel corso dell ultimo anno lo spread tra mercato Italiano e il mercato del Nord Europa è drasticamente calato. Ma non basta. Occorre ora consolidare le basi che abbiamo posato anni fa se vogliamo far diventare l Italia un hub del gas. E non sono sufficienti né efficienti gli incentivi agli investimenti in nuove infrastrutture. L Italia non è purtroppo affidabile da questo punto di vista. Il terminale di rigassificazione di Brindisi forse è l esempio più eclatante: ha ottenuto tutte le autorizzazioni ormai circa 10 anni fa e dopo innumerevoli vicissitudini ancora è tutto fermo. Bisogna dunque che in questo caso lo Stato faccia lo Stato e che arrivi in porto la riforma della governance prevista nella SEN, garantendo agli investitori tempi certi e un unico interlocutore. Se un opera è strategica deve essere realizzata. Dopo di che il mercato tramite i suoi strumenti (ad es. esenzioni third party access, accordi bilaterali) farà la sua parte. Ma non tutti gli investimenti sono per noi strategici. In un contesto di capacità di importazione che in termini di commodity è e resterà ridondante rispetto ai consumi in base alle stesse previsioni della SEN, per noi sono strategiche solo le infrastrutture che effettivamente aggiungono flessibilità o quelle che diversificano le fonti di approvvigionamento. Perché l Italia diventi hub del gas devono essere però anche sviluppati servizi (in primis finanziari) in cui siamo molto carenti. Da noi ancora si ragiona di fideiussioni pluriennali da una parte, e dall altra si permette che si crei un buco di alcune centinaia di milioni di euro sul mercato del bilanciamento in cui non si è ancora in grado di espellere operatori scorretti dal sistema. A volte la soluzione è semplicemente copiare i mercati più evoluti. Anche in questo caso il timing è fondamentale. Il semplice fatto che l Italia è nel mezzo del Mediterraneo non è sufficiente per far diventare l Italia il luogo di scambio del gas del sud Europa. Segnaliamo che, in sordina e con efficienza teutonica, l Austria ha iniziato a modificare il proprio modello di mercato e si sta candidando a diventare un hub dell Europa continentale a partire dal Ha senso avere 2 hub attigui? (Italia Austria). Forse, se capiamo che siamo arrivati tardi, non conviene collaborare con chi è più avanti e rendere accessibile il nostro paese a quella piattaforma investendo le risorse in potenziamento della rete in controflusso? Dicevamo poco prima di dove indirizzare gli investimenti. Innanzitutto una discriminante: suggeriamo di investire in progetti e non in prodotti. Sarebbe bello se in Italia nascessero dei poli di eccellenza in cui il saper fare italico si possa cimentare in un know how applicato per il settore energetico.

5 Know how protetto da brevetti e copyright per poi far produrre altrove i prodotti a meno valore aggiunto. Evitiamo gli errori delle rinnovabili dove tutti gli incentivi che abbiamo pagato e che pagheremo sono serviti e serviranno per pagare pannelli fotovoltaici cinesi, impianti eolici del nord Europa, banche straniere e qualche sviluppatore di provincia. Investiamo invece massicciamente in riqualificazione ed efficientamento energetico; il conto Termico non deve essere considerato come un conto di serie B, ma anzi come quello in cui dirottare le maggiori e migliori risorse (anche se a nostro parere l'intero suo finanziamento sulle tariffe del gas è iniquo). Va considerato l indotto (settore delle costruzioni, impiantistica) che si potrebbe muovere grazie al conto termico. Sfruttiamo l energia per dare energia al paese. Negli ultimi 10 anni si sono creati molti posti di lavoro, si sono create competenze e professionalità uniche ed è forse uno dei pochi settori che oggi è solo relativamente in crisi. Noi speriamo che la SEN serva anche a mettere in evidenza quanto è stato fatto e quanto valore è stato creato grazie ai processi di liberalizzazione. Concludiamo con un paragone sportivo per disegnare ciò che ci aspettiamo in ultima istanza da questa SEN e anche per inquadrare il nostro ruolo di grossisti. Noi vorremmo che alla fine del percorso di consultazione: Il Governo ci dica a che gioco si gioca. Ad esempio: calcio. Che tutti ci impegniamo a giocare a calcio almeno per qualche anno. Poi vorremo che l Autorità per l energia elettrica ed il gas detti le regole basilari del gioco (si gioca in 11 e così via ). Poi vorremmo che l Antitrust impedisca che al campionato partecipino squadre artificialmente troppo forti (con tutti stranieri ad esempio). E poi - basta. Vorremmo fare la nostra partita svolgendo un ruolo (che so, quello di attaccanti dell ultimo metro dell aria di rigore) che a volte può sembrare quello di opportunisti (per non dire altro) ma che è degno e da rispettare e soprattutto utile al risultato - come quello di altri giocatori della squadra. Grazie. Giovanni Apa (Presidente)

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