ntis Profili Luoghi Campania Da vedere le mostre in Italia Photo Maurizio Galimberti i n f o Alberto Biasi Pino Chimenti Renato Lipari Ciro Palumbo

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1 A BIMESTRALE D ARTE 0 novembre dicembre duemiladieci RT A ntis i n f o distribuzione gratuita Luoghi Campania CAM_Contemporary Art Museum Casoria Museo Emblema Terzigno Da vedere le mostre in Italia Jean Calogero Cesare Berlingeri Photo Maurizio Galimberti Profili Alberto Biasi Pino Chimenti Renato Lipari Ciro Palumbo

2 Renato Birolli Autunno, 1955 olio su tela, cm 73x94 FERNANDEZ ARMAN PABLO ATCHUGARRY ENRICO BAJ SIMON BENETTON FAUSTO BERTASA ALBERTO BIASI MARIO BIONDA RENATO BIROLLI DAVIDE BRAMANTE PIETRO CONSAGRA ROBERTO CRIPPA DADAMAINO FRANCESCO DE ROCCHI GIANNI DOVA AGOSTINO FERRARI OMAR GALLIANI JOHN HOYLAND WILFREDO LAM MARCO LODOLA TRENTO LONGARETTI GEORGES MATHIEU ZORAN MUSIC MARCELLO PALMINTERI MARIO RADICE MAURO REGGIANI OMAR RONDA EMILIO SCANAVINO TURI SIMETI MARIO TOZZI GIANNI VILLORESI HELIDON XHIXHA GILBERTO ZORIO Galleria Ferrari Via Matteotti, Treviglio (Bg) Tel DRAGOARTECONTEMPORANEA Via Consolare, Bagheria (Pa) MIMMO PALADINO Senza titolo 2010 tecnica mista su carta, cm 40x30

3 A BIMESTRALE D ARTE 0 novembre dicembre duemiladieci RT A ntis i n f o EDITORIALE Le mostre In galleria a cura di Alessio Bondioli 4 Jean Calogero La prima antologica a Catania di Serenella Di Marco Cesare Berlingeri Corpi e piegature di Gianfranco Labrosciano Luoghi. Campania CAM_Contemporary Art Museum di Graziella Melania Geraci Luoghi. Campania Il museo Emblema di Emanuele Leone Emblema SOMMARIO Artantis.info Bimestrale d arte Direttore artistico Vincenzo Silvano Redazione Federica Plaitano Pierpaolo Russo Francesco Verolino Hanno collaborato a questo numero Alessio Bondioli Serenella Di Marco Loredana Di Pietro Leone Salvatore Emblema Graziella Melania Geraci Gianfranco Labrosciano Giovanna Gabriella Pagano Marcello Palminteri Giuseppe Viviano Carissimi amici, mi permetto, se possibile, una confidenza. Non è facile, soprattutto in un momento come questo, guardare all orizzonte dell arte come a un mare aperto dove si vorrebbe navigare, sotto un cielo sereno. Il cielo, in verità, è alquanto scuro e il mare è appena scrutabile. Mi riferisco, naturalmente, alle difficili condizioni in cui versa una quotidianità di mercato davvero instabile e quanto mai insicura che purtroppo impedisce tutti di gettare uno sguardo fiducioso al futuro. Tuttavia l orizzonte va ri-creato perché questo è il destino dell arte, che deve procedere verso il futuro non secondo un sogno ma secondo il suo diritto. Certo, la morsa della crisi economica richiederebbe l intervento di maghi, cartomanti e via dicendo, per consentire a una rivista di arte di crescere e svilupparsi. Malgrado tutto, però, noi ci proviamo. Proviamo, cioè, a trasformare i nostri diritti d arte in idee e progetti. Tutto ciò che troverete nelle pagine seguenti ne è un esempio, e noi siamo orgogliosi di poter esserne gli araldi. 6 Maurizio Galimberti ovvero dell istantanea emozionante di Giuseppe Viviano 16 8 Alberto Biasi Una poetica di rigore di Marcello Palminteri Pino Chimenti L infinitamente complesso di Loredana Di Pietro Renato Lipari Euro e pittura di Gianfranco Labrosciano 24 3 Progetto grafico Studio emmepi Editore Artantis.Associazione Culturale, Napoli Stampa Officine Grafiche Francesco Giannini & Figli S.p.a, Napoli Con tanti auguri di una vostra attenta e prolungata lettura. Artantis.Associazione Culturale Vincenzo Silvano Ciro Palumbo La porta del sogno di Giovanna Gabriella Pagano 26 Osso Mastrosso Carcagnosso Enzo Patti e il codice svelato di Gianfranco Labrosciano 30 L intervista Piero Drago. Editore e gallerista a cura della Redazione 32 Domenico Zora 34 Tina Lupo La collaborazione ad Artantis.info è da considerasi del tutto gratuita e non retribuita. In nessun caso si garantiscono la restituzione dei materiali giunti in redazione. Gli scritti pubblicati impegnano solo la responsabilità dell autore. Senza preventiva autorizzazione è vietata ogni riproduzione integrale e parziale di testi ed immagini. Anno 1, Numero 0. In attesa di registrazione presso il Tribunale di Napoli 2010 Artantis.Associazione Culturale, Napoli In copertina Cesare Berlingeri Deposito di stelle, 2010 tecnica mista su tele piegate, cm 88x135x72 36 Nadjia Chekoufi 38 Artisti in vetrina 43

4 a cura di Alessio Bondioli Pieve di Cento (Bo) Roma Acqui Terme (Al) Milano Salerno 4MOSTRE Gradisca d Isonzo (Go) Spazzapan a Torino Le collezioni Accati e Villa Galleria Regionale d Arte Contemporanea Luigi Spazzapan Via Cesare Battisti, 34 Fino al 15 gennaio 2011 Martina Franca (Ta) Giuseppe Chiari Fondazione Noesi per l Arte Contemporanea - Palazzo Barnaba Via Principe Umberto, 49 Fino al 9 gennaio 2011 Milano Salvador Dalì Il sogno si avvicina Palazzo Reale Piazza del Duomo, 12 Fino al 30 gennaio 2011 Milano John Baldessari The Giacometti Variations Fondazione Prada Via Antonio Fogazzaro, 36 Fino al 26 dicembre 2010 Modena Lo spazio del sacro Alfredo Pini Immagina MAGI 900 Via Rusticana, 1 Fino al 12 dicembre 2010 Pisa Joan Mirò I miti del Mediterraneo BLU-Palazzo d arte e cultura Via Gian Battista Bertossi, 9 Fino al 23 gennaio 2011 Pordenone Corrado Cagli E il suo magistero Parco-Pordenone Arte Contemporanea Via Gian Battista Bertossi, 9 Fino al 30 gennaio 2011 Rivoli (To) Exibition Exibithion Castello di Rivoli Piazza Mafalda Di Savoia Fino al 9 gennaio 2011 Roma Nunzio Eighties are Back! MACRO-Museo d Arte Contemporanea di Roma Via Gian Battista Bertossi, 9 Fino al 12 dicembre 2010 Roma Vincent Van Gogh Campagna senza tempo. Città Moderna Complesso del Vittoriano Via di San Pietro in carcere Fino al 6 febbraio 2011 CoBrA e l Italia GNAM-Galleria Nazionale d Arte Contemporanea Viale Delle Belle Arti, 131 Fino al 13 febbraio 2011 Rovereto (Tn) Dana Schutz Young in the Future MART Corso Angelo Bettini, 43 Fino al 9 gennaio 2011 Sasso Caveoso (Mt) Kengiro Azuma MUSMA-Museo della scultura contemporanea Matera Via San Giacomo Fino al 29 gennaio 2011 Traversetolo (Pr) Renato Guttuso Passione e realtà Fondazione Magnani Rocca Via Fondazione Magnani Rocca Fino al 8 dicembre 2010 Rovereto (Tn) Dana Schutz Young in the Future MART Corso Angelo Bettini, 43 Fino al 9 gennaio 2011 Venezia Tony Cragg In 4d Galleria d Arte Moderna di Ca Pesaro Santa Croce, 2076 Fino al 9 gennaio 2011 Fausto Melotti L angelo necessario Galleria Repetto Via Amendola, 21/ 23 Fino al 12 dicembre 2010 Bolzano Giovanni Frangi Ring-A-Ring-O Roses Antonella Cattani Contemporary Art Rosengartenstrasse, 1A Fino al 20 dicembre 2010 Bologna Antonio Scarabozzi Antologica P420 Arte Contemporanea Piazza Dei Martiri , 5/2 Fino al 8 gennaio 2011 Genova Corrado Zeni Babel Guidi&Schoen Vico Della Casana, 31R Fino al 18 dicembre 2010 Livorno Giuseppe Uncini A carte scoperte Salvatore Fiume Un classico moderno Galleria Artesanterasmo Via Cusani, 8 Fino al 19 febbraio 2011 Napoli Antonio Riello Tarokki The Apartment Vico Belledonne a Chiaia, 6 Fino al 15 gennaio 2011 Napoli Gianni Moretti Intermittenza Changing Role - Main Space Via Chiatamone, 26 Fino al 4 dicembre 2010 Novara Paolo Serra Opere recenti Changing Role - Main Space Corso Giuseppe Garibaldi, 29 Fino al 6 gennaio 2011 Padova Claudio Verna Il colore dietro le quinte Anfiteatro Arte Via Ognissanti, 33 Fino al 18 dicembre 2010 Palermo Alessandro Bazan Mezzogiorno Galleria Bianca Discesa San Domenico, 4 Fino al 31 dicembre 2010 Paolo Scirpa L utopia praticabile Ophen Virtual Art Gallery Via Salvatore Calenda, 105D Fino al 6 gennaio 2011 Torino Afro Opere Galleria Mazzoleni Piazza Solferino, 2 Fino al 15 gennaio 2011 Venezia Monocromia Nelle profondità del colore Anti Gallery Via Mestrine, 58 Fino al 10 febbraio 2010 Verona Emilio Isgrò La Costituzione cancellata Boxart Gallery Via dei Mutilati, 7A Fino al 29 gennaio 2011 IN GALLERIA 5 Galleria Civica d Arte Moderna Corso Canalgrande, 103 Galleria Giraldi Piazza Della Repubblica, 59 Fino al 6 marzo 2011 Fino al 29 gennaio 2011 Napoli Milano Palermo Vicenza Marisa Albanese Spyholes & Grand Tour 2.0 Eva Marisaldi Un classico moderno Luciano Pasquini Sguardi lievi Francesco Bocchini Tutti vivi tutti morti. Tutti rivivi tutti rimorti Museo di Capodimonte Via Di Miano, 2 Nicoletta Rusconi Corsa Venezia, 22 Galleria Giuseppe Alcamo Via Marchese Ugo, 28A Andrea Arte Contemporanea Corso Andrea Palladio, 165 Fino al 9 gennaio 2011 Fino al 8 dicembre 2010 Fino al 11 dicembre 2010 Fino al 5 febbraio 2011

5 Jean Calogero DA VEDERE di Serenella Di Marco La prima antologica a Catania a sinistra, dall alto Acicastello 1990 olio su tela, cm 102x71 Shells 1949 olio su tela, cm 60x76 Catania, il Duomo 1975 olio su tela, cm 80x128 6 Catania dedica la prima grande retrospettiva al pittore catanese, naturalizzato francese, Jean Calogero ( ): il 23 ottobre si è inaugurata, infatti, presso la Galleria d Arte Moderna alle Ciminiere la mostra dal titolo Jean Calogero. L antologica, che ha visto la collaborazione di diversi enti. Su iniziativa dei figli Massimiliano e Patrizia, promossa dalla Provincia Regionale di Catania, e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Siciliana, della Provincia Regionale di Catania, del Comune di Catania - Assessorato alla Cultura e Grandi Eventi, del Comune di Acicastello e del Museo Diocesano di Catania, l esposizione è stata realizzata dall associazione Culturale SpazioVitale In, con la curatela scientifica di Carmelo Strano. Sostenitore di Jean Calogero, in Francia, dove si era trasferito giovanissimo nel dopoguerra, è stato Maximilien Gauthier che già nel 1954 scorgeva nelle sue prime sperimentazioni pittoriche cette luminositè pathétique, inesplicabile, un trattamento della luce patetico, passionale, e quindi intraducibile. La pittura costituisce il mezzo congeniale per rappresentare un mondo di passaggio, un mondo di mezzo, tra la Sicilia e la Francia, in un momento storico delicato per l Europa. Formatosi all Ecole Des Beaux-Arts, assorbe la lezione parigina e si confronta ben presto con le suggestioni figurative della capitale francese. La fortissima carica visionaria e la potente matrice immaginativa di Calogero sposano l ancoramento dualistico nei confronti della doppia patria, siciliana e francese, condizione che lo renderà celebre in campo internazionale, e per cui si accattiverà l attenzione non solo di diverse gallerie francesi, ma anche statunitensi e giapponesi: sono del 1952 e del 1953 le mostre presso l Associated American Artists di New York e presso la James Vigevano Galleries di Los Angeles, riconoscimenti critici significativi che hanno determinato l acquisizione successiva di diverse opere del maestro da parte del Museo d Arte Moderna di Parigi, il Museo di Tolone, il Museo d Arte di Tokyo, il Museo D Arte Moderna di New York, facendolo figurare tra i nomi più rappresentativi della cultura figurativa italiana dell ultimo cinquantennio. Premiato con la Grande Medaglia d Argento a Parigi, nel 1959 entra a far parte del catalogo internazionale dell arte Benezit tra i più autorevoli della pittura mondiale. Diversi critici hanno poi seguito la sua carriera, divisa per molto tempo tra la Francia e il ritorno ad Acicastello: George Waldemar (1956), Francois Christian Toussaint (1957), Leonardo Sciascia (1969) e poi in tempi più recenti Vanni Ronsisvalle (1977), Vito Apuleo (1979) e Francesco Gallo (1985), fino al più recente ritratto che ne ha fatto Vincenzo Di Maria. I suoi dipinti indagano con levità e curiosità un immaginario fantastico, in cui risuona un eco surrealista che ha rilevato lo stesso Sciascia: Calogero è un surrealista quale poteva nascere in Sicilia [ ] sfugge totalmente la vita reale. Carmelo Strano, per il catalogo della mostra, invece, gli attribuisce un diverso temperamento artistico, più calibrato, tendente verso una ricomposizione equilibrata e pacifica delle parti fenomeniche sulla tela, anche le più inconciliabili: Occorre l incursione nella psicologia del profondo. Ossia un attitudine (si direbbe, con Riegl, una volontà d arte ) Il duello 1982 olio su tela, cm 130x130 La sorpresa 1999 olio su tela, cm 71x102 fortemente introspettiva, spontaneista nella propria follia. [ ] Sotto questo aspetto, Calogero rimane molto mediterraneo, molto solare e soleggiato per essere un vero, seppure tardivo, surrealista (da Oltre l isola. Il basso continuo dell Etna ). Castelli e architetture fantastiche fuse a paesaggi tardo-medievali o futuribili, personaggi silenti e arlecchini malinconici, tra lo stupore di ottocentesche figure femminili e cavalli addobbati a festa: la superficie della tela lievita e l horror vacui prende il sopravvento, affrescando un mondo del sogno di un acceso cromatismo. Questo l alfabeto del maestro catanese, celebrato per la prima volta con la grande antologica che comprende un centinaio di dipinti e che sarà possibile visitare fino al 12 dicembre. 23 ottobre - 12 dicembre 2010 Galleria d Arte Moderna - Le Ciminiere Viale Africa/Piazzale Asia Catania 7

6 DA VEDERE Corpi e piegature Cesare Berlingeri di Gianfranco Labrosciano 8 Se l arte è la radicale rottura di un corpo capace di fare mondo col mondo circostante, quella di Cesare Berlingeri si sostituisce addirittura allo spazio del mondo e ne trova uno alternativo, inquietante e ambiguo, tanto esteso quanto può espandersi la sua opera, tanto indefinito quanto concreta è la materia del manufatto, che si realizza e si presenta come un accadimento, una specie di incidente non previsto ma necessario e assolutamente inevitabile. Come a dire, un corpo dell arte, come lui stesso definisce taluni lavori quando spiega che non si tratta più di definire un corpo nell arte, ma di dar forma al corpo stesso dell arte, alla sua sostanza e al suo stesso libero accadere, o essere, fuori da ogni schema e da qualsiasi pregiudizio. Insorgono, allora, e si manifestano con tutta la potenza dell apparizione, dei fatti o eventi artistici che si palesano quasi come corpi umani ma che tali non sono, e che tuttavia meravigliano per la loro fisica materialità. L irruenza della loro corporeità, anzi, è così sorprendente da creare una situazione ultima e definitiva, a sinistra, in senso orario sopra Avvolgere il giallo 2005 Corpo nero 2005 olio e pigmento su tela piegata, cm 49x45x45 tecnica mista su tela piegata, cm 110x58 Senza titolo 2007 tecnica mista su tela piegata, cm 64x54x7 courtesy Galleria Perlini Arte, Reggio Calabria da scacco matto, allo stesso destino del mondo, o della storia dell arte, che è la stessa cosa, che non può non palesarsi, o rivelarsi, secondo l atteggiamento spiegatisi nell opera di Berlingeri. Bisognerebbe vederli, questi corpi, fissati nell immobilità della materia ma dinamici, che richiamano alla mente certi torsi di un Rodin, o certi non finiti di Michelangelo, tanto sono dotati di interna energia palpitante. Solo che lì la superficie è graffiata, lavorata dalla gradina e la forma, pur sempre di un corpo umano, è sbozzata e non ancora ultimata. Qui invece la superficie è morbida e vellutata come una pietra levigata dall acqua di un fiume, e la forma è definita, compiutamente disegnata e composta. Ma è l energia che è simile, la potenza plastica insita nella materia che pare sprigionarsi in ogni momento fino a estendersi in ogni direzione. Quanto alla pittura, le sue opere, si tratti di geometrie intuitive o di magmatiche sostanze primigenie, di piegature progressive di superfici trasparenti, di grandi tele arrotolate in involucri di colore o ridotte, di piega in piega, a fagotti contenenti una materia più sordida e muta, come il tempo, o il silenzio, o il puro colore che assorbe e vivifica la materia del mondo, sono pur sempre corpi, e anche quando traccia su di essi segni e disegni di una elementare, ingenua e assolutamente libera frammentarietà, il tentativo, peraltro riuscito, è sempre lo stesso che sta alla base della sua operazione plastica. Dare un corpo a una forma di pittura totalizzante, iconica, se si vuole, dell universo, con tutta la carica emblematica del suo ineluttabile mistero. Senza titolo 2007 olio su tela piegata, cm 67x57x4 courtesy Galleria Perlini Arte, Reggio Calabria Corpo rosso 2005 olio e pigmento su tela piegata cm 67x57x4 Corpo bianco 2005 olio e pigmento su tela piegata cm 104,5x62 9 Senza titolo 2007 carbone su tela piegata, cm 83x80x16 L ombra 2006 tecnica mista su tela piegata, cm 78x67 Tre frammenti 2006 tecnica mista su tela piegata, cm 53x47 Una mostra di Cesare Berlingeri è attualmente allestita negli spazi della Galleria d Arte ELLEBI di Cosenza, e si protrarrà fino al 2 dicembre. Nel marzo 2011 una personale a cura di Marcello Palminteri sarà ospitata presso la Galleria Caffè Guerbois di Palermo. 2 ottobre - 2 dicembre 2010 Ellebi Galleria d Arte Via Riccardo Misasi, Cosenza

7 LUOGHI campania CAM Contemporary Art Museum Casoria di Graziella Melania Geraci Casoria Contemporary Art Museum Veduta di alcune sale ed esterno Melita Coute Rose, 2004 capelli sintetici, specchio, cm 65x50x70 Huang Yan Senza titolo, 2004 fotografia, cm 109x82 nella pagina a fianco, in basso George Lilanga Senza titolo, 2004 cera su tessuto, cm 97x83 a destra Kivuthi Mbumo Senza titolo, 2009 olio su tela, cm 30x30 10 Cosa differenzia un museo di arte contemporanea da un altro? Quali sono le caratteristiche di uno spazio da ricordare rispetto ad un altro che entra nell oblio? Seguendo quello che è il significato assoluto di un istituzione museale, attribuire valori assoluti a determinate peculiarità è sicuramente un rischio, si può facilmente cadere nella banalità o nell anacronismo. Nuovi valori sono stati attribuiti al vecchio e polveroso contenitore di opere d arte, non più scatola di oggetti ma vivace centro culturale. Questa la premessa per una moderna visione del museo che si sviluppa in modalità eterogenee legate anche a fattori ambientali e sociali. La sorpresa è ancora maggiore quando nessuno dei due elementi citati favorisce lo sviluppo di un polo culturale che riesce comunque a superare le barriere contestuali per divenire crogiolo di idee internazionali. Il CAM_Contemporary Art Museum di Casoria, in provincia di Napoli, è riuscito in poco più di 5 anni di attività, ad abbattere la poco felice ubicazione intessendo una fitta rete di rapporti con artisti e istituzioni in quasi tutto il mondo. Fondato e diretto da Antonio Manfredi, il museo di Casoria opera come centro sperimentale e come gate aperto all attualità dell arte contemporanea non legata alla commercializzazione. Pittura, scultura, installazioni, foto, arte digitale sono i linguaggi presenti nella collezione permanente del CAM che annovera nel suo corpus più di 1000 opere provenienti da 80 nazioni differenti. La struttura del museo è underground, ricavata dai locali tecnici di una scuola, si mostra come un enorme open space bianco di circa mq. Lo spazio appare libero da condizionamenti di percorsi di visita e permette la libera fruizione delle opere. In occasione delle mostre, che si susseguono mediamente ogni tre mesi, gli allestimenti trasformano il museo e le opere cambiano ubicazione, offrendo così aspetti sempre nuovi al visitatore. Ogni mostra viene pensata, analizzata e soprattutto studiata per una diffusione sul territorio e per portare ad un più vasto pubblico informazioni sui linguaggi contemporanei, come la fotografia e i video, o sulle tecniche classiche, come la pittura. Sempre pronto a dare spazio alle nuove tendenze dell arte, il CAM agisce però al di fuori dei circuiti ufficiali, non facendosi influenzare dal mercato e dalle politiche commerciali. Così la continua ricerca in diversi ambiti artistici vede accostate nel museo opere di artisti giovani e meno giovani, famosi, storicizzati o sconosciuti e ignorati, tutto all insegna di un arte espressione di territorialità o di un pensiero. Il CAM ha lanciato più di una volta riflessioni sul sociale, affrontando tematiche forti e talvolta anche scottanti. Da CAMorra alla visione delle opere sofferte e colorate di AfriCAM, dalla Politik alla Censured, dalla società dell abuso di Wonderland fino ad arrivare alla Frantumazione italiana, tutte mostre apprezzatissime anche dai non addetti ai lavori e una selezione delle cui opere Fitsum Berhe Woldelibanos Moses, 2009 acrilico su tela, cm 119x119 Metka Erzar La mappa celestiale, 2005 acrilico su tela, cm 140x256 a sinistra Renato Barisani Curve nello spazio, 2004 ferro laccato, cm 400x100x150 è sempre esposta al CAM. La collezione permanente del CAM presenta tutti i linguaggi artistici contemporanei ma il museo di Casoria è particolarmente noto agli artisti e al mondo virtuale per aver costituito in pochi anni una delle migliori e più ricche collezioni d arte digitale e multimediale internazionale e per aver affrontato, tra i primi, il tema della fruizione e della conservazione di opere. Il Museo si prefigge di essere luogo di incontro e di scambio, un punto di riferimento culturale, vivace e stimolante ma soprattutto uno spazio di sperimentazione e ricerca. Con ampi programmi di iniziative culturali rivolte ai visitatori (dalle mostre ai convegni), il CAM svolge ormai una funzione promotrice di comprensione delle modalità, delle tecniche e dei significati dei linguaggi contemporanei spaziando dalla pittura al digitale focalizzando la propria attenzione sulle corrette modalità di fruizione. A tal fine il Museo si è dotato di un archivio/centro di documentazione che offre la possibilità di consultare per ricerche di settore circa 5000 testi. Inoltre la programmazione didattica del museo è volta al coinvolgimento delle scuole, attraverso percorsi ludici, e degli adulti che desiderano avvicinarsi all arte contemporanea. Numerosi sono gli strumenti utilizzati a tal fine come la connessione con web cam in real time che ha permesso il collegamento in diretta con strutture museali e università del nord Europa per discutere proprio della circolazione, della libertà e della diffusione dell arte multimediale. In occasione di alcune serate inaugurali non è mancata la diretta su canali web, che ha consentito di ampliare virtualmente la presenza dei visitatori internazionali. Lo stesso dicasi per le immancabili performance, ormai parte dell espressione contemporanea e che si offrono in ogni occasione diverse, interessanti e coinvolgenti. Un fiore all occhiello del museo è la collezione degli artisti napoletani che dal secondo dopoguerra hanno influenzato l arte locale. Una ricchezza unica nella fattispecie, che accosta i grandi maestri ai giovani talvolta scoperti ed esposti al CAM prima di diventare nomi di rilievo per gallerie e musei italiani. Il tutto in un museo internazionale con artisti che la gente incontra in occasione delle mostre e che portano il loro contributo dal mondo alla scatola delle meraviglie a Casoria, al CAM. Cam_Contemporary Art Museum Via Duca D Aosta 63A Casoria (Na) 11

8 Il museo emblema EMBLEMA LUOGHI campania Salvatore Emblema in una foto del 2000 a destra Terrae motus 1985 terre vulcaniche su juta, cm 300x600 sotto Museo Emblema sculture in ferro nel giardino del museo e veduta di alcune sale di Emanuele Leone Emblema 12 Museo Emblema una lezione all interno di una installazione scultorea di Salvatore Emblema Il primo embrione del Museo Emblema nasceva nel 2000 per il volere dello stesso artista di creare a Terzigno, sua città natale, un luogo riservato all educazione, allo studio ed alla diffusione dell arte contemporanea. La Casa-Museo di Salvatore Emblema ospita su una superficie di oltre 600 mq una documentata raccolta di tele che raccontano una ricerca pittorica lunga cinquant anni. In più, è presente un grande parco di sculture dove hanno trovato posto alcune tra le importanti Structure in rete metallica, degli anni 70, i grandi monoliti in legno dipinto degli anni 90 e le più recenti opere in pietra. Il tassello principale nella struttura educativa del Museo è senz altro il laboratorio educativo. Uno spazio espressamente dedicato ai bambini ed agli studenti, per lo svolgimento di attività didattiche e dimostrazioni pratiche dei processi di lavorazione artistica. Nell intuizione dello stesso Emblema tra le priorità di questo museo c è soprattutto l insegnamento del valore di trasparenza, inteso non solo come concetto culturale, ma anche e sopratutto come fatto di vita, di comportamento, di interazione e condivisione con l altro. Da questo presupposto, tanta attenzione dedicata, nei programmi del Museo, all educazione giovanile in un territorio difficile come quello napoletano. Per perseguire al meglio tale scopo nasce nel 2008 il LEEP (Laboratorio Etico/Estetico Permanente), la punta più avanzata ed operativa del museo. Oltre alle attività nelle quali i bambini entrano in contatto con i colori, le terre, e tutti gli strumenti più o meno tipici del fare arte, il Museo è in grado di mostrare agli studenti degli Istituti ad indirizzo artistico e tecnico, particolari ed innovativi processi di lavorazione delle terre vulcaniche e di fusione dei metalli, sfruttando gli attrezzatissimi laboratori d arte applicata messi in essere dai due figli dell artista. Il modus operandi del Museo nell approcciare didatticamente l arte contemporanea tiene conto che nelle scuole, soprattutto nei cicli delle elementari e delle medie, questa disciplina è relegata ai margini delle priorità d insegnamento, e spesso con brevi cenni a finitura dell ultimo anno di scuola. I moduli formativi elaborati nel corso di anni studio, anche presso i migliori musei americani ed europei, individuano dei nuclei tematici che, partendo da argomenti tratti dalle normali ore curriculari, come l arte preistorica, la statuaria classica, la prospettiva brunelleschiana o il barocco italiano, tracciano una linea evolutiva o isolano quei meccanismi estetici ancora validi e vivi nelle opere d arte contemporanea e nella ricerca di Emblema in particolare. Degna di menzione è anche l attività svolta direttamente presso le scuole con lezioni frontali e laboratori pratici propedeu- tici alle visite guidate al Museo. Grazie a questa azione costante e progressiva, negli ultimi due anni molte scuole del napoletano ed alcune Accademie di Belle Arti hanno lasciato al Museo Emblema la gestione annuale di aule speciali e corsi dedicati all arte del 900. All interno dei locali del museo è messa, inoltre, a disposizione degli studenti e degli appassionati una fornita biblioteca artistica ed un emeroteca specializzata consultabile gratuitamente, in vista di preparazioni di esami e tesi di laurea di argomento storico artistico. Di notevole incremento negli ultimi Senza titolo 2004 terre vulcaniche su tela detessuta, cm 300x300 a sinistra Salvatore Emblema 1980 realizzazione di alcune grandi tele 13

9 14 anni è stata anche l attività espositiva dedicata ai talenti emergenti o alle realtà più affermate dell arte italiana, con concept curatoriali innovativi ed eventi che spesso cercano una via alternativa al vernissage comunemente inteso, per una fruizione culturale che sia allargata e consapevole di un territorio, spesso non incline all accettazione delle forme artistiche più moderne. Esemplare di questo approccio è la doppia personale Luce Trame Vita che ha visto il giovane ma affermato duo TTozoi accostare la loro ricerca informale sulle muffe alle trasparenze di Emblema. Il Museo è sede dal 2006 anche dell Archivio Generale, un ufficio dedicato alla raccolta, alla catalogazione ed alla tutela della ricerca e delle opere di Salvatore Emblema. La sezione Archivio, diretta sotto il controllo unanime di tutti gli eredi dell artista, è l organo che garantisce e certifica sul complesso della produzione dell artista. Svolge, inoltre, compiti di supervisione storico-documentaria sulla redazione del Catalogo Generale. Anche l attività dell archivio si è posta, negli anni, come una irrinunciabile guida per i collezionisti ed un supporto per tutti quegli operatori del mondo dell arte che hanno bisogno di raccogliere notizie e certificazioni sull artista di Terzigno. L archivio Emblema che annovera oltre 2000 collezionisti registrati, adopera i più moderni sistemi di catalogazione e sarà, dopo l uscita del definitivo Catalogo Generale, il primo archivio artistico italiano completamente digitalizzato e consultabile in rete grazie ad un sistema di password nominali rilasciate ai possessori delle opere ed agli studiosi che, previa ogni garanzia di riservatezza, ne facciano richiesta. Per l archivio, fin dai suoi primi passi è stato di vitale importanza annullare la distanza che solitamente si viene a creare tra le persone che desiderano ricevere informazioni e certificazioni sulle opere d arte e l istituzione che si occupa di fornirne, in un mondo spesso pieno di pregiudizi e sospetti come quello dell arte contemporanea. Stabilendo un rapporto che è essenzialmente basato sulla fiducia, la trasparenza ed una assoluta partecipazione per tutti i collezionisti che si affidino ai servizi dell archivio. Autoritratto 1958 terre colorate e ceneri su juta, cm 200x180 sotto a sinistra, in senso orario Emblema Opificio bracciale in bronzo, fermacarte in metallo vassoi in pietra lavica All interno della struttura museale è attivo, infine, l Emblema Opificio, azienda che dal 1987 lavora nel campo del design internazionale, realizzando una ricerca tesa ad innovativi e non convenzionali processi di lavorazione dei materiali. Pezzi unici e serie limitate per complementi d arredo, oggetti d arte applicata e gioielli si affiancano in questa realtà, ad una lavoro sviluppato a tutto tondo sull architettura e sull arredamento contemporaneo. Ad Emblema Opificio ed ai suoi laboratori di oreficeria in particolare è dedicata la nuova sede distaccata del Museo Emblema, operativa dal 2010 nel centro urbano di Terzigno. Museo Emblema Via Vecchia Campitelli Terzigno (Na) KATYA ANDREEVA Ciclisti olio su tela, cm 40x50 G A L L E R I A S I M M I Via dei Soldati, 20/ Roma Tel

10 PHOTO Maurizio GALIMBERTI di Giuseppe Viviano ovvero dell istantanea emozionante Ready made: Tessera Ordine Goliardico, Napoli 2010 courtesy The Apartment Contemporary Art, Napoli Ready made: Italia 2010 courtesy The Apartment Contemporary Art, Napoli 16 Maurizio Galimberti non è un fotografo. O perlomeno non lo è nel senso convenzionale del termine, non limitandosi semplicisticamente a rappresentare la realtà. Egli stesso si definisce un artista della fotografia, o meglio un Istant Artist, perché nei suoi scatti insegue la vibrazione emozionale. Il suo nome è legato alla fotografia istantanea, quella particolare fotografia che consente di vedere i risultati subito dopo lo scatto. E - cosa di non poca importanza per l autore - di poter intervenire in fase di sviluppo sulla superficie impressionabile, facendovi pressione con uno stilo, al fine di ottenere effetti originali e irripetibili. Quella di Galimberti è una vicenda artistica costantemente votata alla ricerca. Una ricerca stilistica e di contenuti che aderisce a forme di rappresentazione di una realtà soggettivamente interpretata, in cui gli elementi fisici, pur conservando la loro plasticità e riconoscibilità, sono trasfigurati dalla volontà e dall azione dell artista. Leitmotiv di questa ricerca è la creatività, che contraddistingue e identifica le opere. Maurizio Galimberti si avvicina alla fotografia sperimentando dapprima con una Widelux a pellicola tradizionale, dotata di obiettivo rotante per panoramiche, e a partire dal 1983 passa definitivamente alla Polaroid a sviluppo istantaneo, il mezzo espressivo che contribuirà alla formazione e allo sviluppo della sua cifra stilistica. Egli padroneggia il mezzo fotografico ed è consapevole delle sue potenzialità espressive. Della Polaroid lo affascina, oltre all immediatezza dello sviluppo, la resa delle tonalità cromatiche tipica della pellicola. Intraprende allora un intenso percorso di sperimentazione, tuttora in atto, che rivelerà il valore artistico di questo autore e che nei primi anni Novanta gli consentirà di iniziare un rapporto di collaborazione con Polaroid Italia, di cui diventerà il testimonial ufficiale. Sin dai primi approcci con la fotografia, la produzione di Galimberti risente degli echi dei movimenti avanguardisti del secolo scorso. Sono il Cubismo e, principalmente, il Futurismo e il Dadaismo, a influenzare i suoi primi lavori, le panoramiche realizzate attraverso un obiettivo rotante. Lo stesso artista ha dichiarato in più occasioni di ispirarsi al futurista Umberto Boccioni e al dadaista Marcel Duchamp, e di avere in Picasso un punto di riferimento essenziale. Delle avanguardie storiche, l artista viene attratto dal concetto della scomposizione della forma su piani visivi diversi, già applicata dai cubisti alla dimensione spaziale, per la possibilità di rappresentare lo stesso soggetto non solo da punti di osservazione differenti, e dunque con prospettive differenti, ma anche in momenti diversi, operando in tal modo sulla dimensione temporale. Attraverso un evoluzione graduale e ragionata, che trae spunto da movimenti artistici che hanno segnato un epoca per poi svilupparsi in maniera autonoma e originale, comincia a delinearsi quello stile inconfondibile che caratterizzerà la produzione dell artista, passando dalla fotografia singola ai famosi mosaici in cui le immagini sono disposte su piani visivi sfalsati e scomposte in frammenti, talvolta numerosi. Soggetti ricorrenti dei mosaici sono i ritratti, i paesaggi urbani, gli elementi architettonici. La tecnica del mosaico, già utilizzata da autori come David Hockney e Lucas Samaras, viene reinterpretata in modo personale nei ritratti. I primi mosaiciritratti risalgono alla fine degli anni Ottanta, con composizioni di due o tre immagini. In seguito Galimberti applica alla comune Polaroid un collector, ossia una scatola in grado di ottenere immagini a grandezza naturale, e realizza opere composte anche da un gran numero di istantanee seguendo uno schema ricorrente: inizia a fotografare dall alto al basso e da sinistra a destra, appoggiando il collector al volto, attento a valorizzare le peculiarità dei soggetti e a coglierne l anima, quindi ordina in sequenza le immagini. Una creazione a mano libera, la sua, impulsiva, alimentata dall esperienza e dall emozione che egli stesso sente nel momento in cui fotografa. L artista ha eseguito ritratti di star internazionali del cinema, del mondo della moda, dello spettacolo, dello sport, della cultura, della politica e persino della religione. Ha scomposto, tra gli altri, personaggi come Robert De Niro, Catherine Zeta Jones, George Clooney, Jonnhy Depp, Lady Gaga, guadagnandosi il primo posto nella classifica dei foto-ritrattisti italiani stilata dalla rivista Class nel 1999; le emozioni più forti, però, le vive quando ha a che fare con personaggi del mondo della cultura, Mario Luzi o Norberto Bobbio ad esempio, che si mostrano nella loro vera natura, senza resistenze né sovrastrutture. La stessa tecnica è utilizzata nei mosaici più recenti raffiguranti ambienti urbani: veri e propri reportage che presentano un luogo o un edificio-simbolo della città da un punto di vista insolito, o meglio da molteplici punti di vista. Una ricerca che ha portato alla pubblicazione di volumi a tema, come Metacittàfisica, che raccoglie mosaici di varie città europee, Napoli Istantanea, A Journey to Italy - Viaggio in Italia. Galimberti ha una particolare attenzione per gli edifici, sia per i monumenti con cui si identifica una città che per i palazzi dell economia, della Mosaico Galleria Umberto, Napoli Polaroid, cm 120x60 courtesy The Apartment Contemporary Art, Napoli a destra Mosaico Roby Polaroid, cm 120x50 collezione privata cultura, della fede, del potere. I mosaici, più delle foto singole, non lasciano spazio all improvvisazione: richiedono un piano progettuale e si caratterizzano per l intenzionalità. Sono lavori di un certo rigore, che risentono della formazione tecnica del loro autore, maturata durante gli studi da geometra e affinata sul campo nei cantieri edili di famiglia. Di particolare suggestione è inoltre la recente produzione di ready made che richiama, ancora, la poetica dadaista. L osservazione del quotidiano e l analisi di oggetti comuni presenti nei luoghi di vita vissuta, profondamente intrisi di valori emozionali, conducono l artista lombardo a una promettente sperimentazione su materiali e prodotti già utilizzati, trasformati in oggetti altri e investiti di nuovi significati. Egli opera su cartoline e materiali pubblicitari, mappe e carte geografiche, vecchi documenti, giornali e riviste, buste e carta da pacchi affrancata e bollata, pagine e biglietti su cui si leggono messaggi lontani nel tempo, ne fotografa un frammento, quello che l istinto e l esperienza gli suggeriscono, e vi applica l istantanea ottenuta, non prima di averla manipolata in fase di sviluppo come nel suo stile classi- co. Il risultato è un nuovo prodotto, un opera d arte che splende di luce propria, in cui due piani materici, semantici e temporali convivono e si fondono in un armonia di segni, linguaggi e messaggi. Un timbro, personalizzato con il nome dell artista e datato, viene posto a suggello dell atto creativo, fornendo all opera un ulteriore elemento di connotazione temporale. L intervento dell artista trae origine da un istinto emotivo, dal sentimento che suscitano gli oggetti sui quali agisce, le piccole cose della vita di tutti i giorni concettualmente assimilabili agli oggetti d affezione di Man Ray, nell intimo bisogno di riappropriarsene per mezzo dell atto creativo. Anche nell era del digitale, Galimberti continua ad esprimersi attraverso la tradizionale Polaroid per le straordinarie possibilità di manipolazione intenzionale che la pellicola a sviluppo istantaneo offre nel breve lasso di tempo che intercorre tra lo scatto e il momento il cui l immagine si è fissata. Maurizio Galimberti vive e lavora tra Meda (MB), Peschiera del Garda(VR) e Parigi 17

11 PROFILI Alberto BIASI una poetica di rigore di Marcello Palminteri a destra Contrazione-Espansione tecnica mista, cm 70x104x3 sotto Rompere il cerchio 2001 tecnica mista, cm 50x45x3 18 L integrità dell opera di Alberto Biasi (Padova, 1937) è scandita da una cifra stilistica inconfondibile e coerente, pregnante e persuasiva, che da oltre un cinquantennio lo pone tra gli artisti più interessanti del panorama non solo nazionale. Unanimamente considerato tra i maggiori esponenti dell Arte Cinetica e Programmata, Biasi è artista che non ama le classificazioni: Se proprio mi si vuole etichettare, - dichiara in una recente intervista - vorrei essere catalogato e distinto per quello che effettivamente sono, cioè per la mia ricerca poliedrica... quindi artista cinetico, ma anche optical, anche programmato, soprattutto gestaltico, insomma un artista caleidoscopico, iniziatore dell arte interattiva, creatore di opere che non rappresentano ma diventano, costruttore di contenitori d energia, di strumenti che interagiscono con chi li guarda, dando origine a immagini e forme virtuali, non cinetiche, si badi bene, ma dinamiche. Costante, nel suo lavoro, è la ricerca di un equilibrio compositivo la cui razionalità strutturale non si esaurisce nella sola dimensione volumetrica; una razionalità che si accompagna, sempre, ad una interiorità che evidenzia l assimilazione poetica come sentimento liberatorio. Infatti, se Dinamica visuale triangolare 1965 tecnica mista, cm 100x115x4,5 Distorsione gialla 1965 tecnica mista, cm 130x110x4 da un punto di vista tecnico rivela un sorprendente mestiere, necessario a chi, come lui, opera in ambiti di precisione e rigore, dal punto di vista emotivo rivitalizza una sintassi che si presenta senza cedimenti, densa di valori appartenenti all universo dell uomo e alle sue discipline. Negli anni Sessanta, anni inquieti e di intensa sperimentazione, la volontà di scoperta, la necessità di confronto, porteranno l artista a formare il Gruppo N (1959, con il quale opererà sino al 67); più tardi sarà tra i promotori di Nuove Tendenze (1961) e tra i fondatori di Arte Programmata (1962). Il superamento della pittura tradizionalmente intesa, avverrà con l ausilio di strutture lamellari in pvc, prismi di cristallo, plexiglas e altri materiali utili ai congegni visivi immaginati dall artista. Tuttavia Alberto Biasi non rinnegherà mai la pittura; il senso del colore, del resto, dà la dimensione dell amore e del rispetto che l artista nutre per essa. E lo si ravvisa nelle variazioni cromatiche, nelle sovrapposizioni, nel fascino misterioso delle sue forme su materiali trasparenti, nel rapporto tra movimento e staticità negli assemblaggi. Di più. Dopo gli anni di sperimentazione di gruppo, terminata la carica propulsiva del lavoro d insieme, ovvero quando la ricerca di Biasi proseguirà da solista, la pittura invaderà il campo emergendo con rinnovata potenza: il suo lavoro assumerà un inconfondibile ritmo musicale, armonico, polifonico; giallo e ocra, celeste e azzurro, rosa e rosso, grigi e neri, fino a riflettere i suoi moti in una ondulazione di linee che nel tempo e soprattutto nelle opere più recenti, amerà sempre meno il rigore lineare e sempre più la diffusione cromatica, attraverso una deformazione che si specifica in una personalissima stilizzazione. Ne sono prova alcuni parti- colari elementi linguistici: l organizzazione della complessità strutturale, la tendenza alle stratificazioni visive che mutano percettivamente le superfici, la disposizione della gamma dei colori, l attenzione ad evitare gerarchie cromatiche; un modo per superare il vincolo di sincronie troppo rigide come antidoto all irrigidimento dell articolazione formale. Esaminare il corpus della sua opera, permette di comprendere come il genio della forma abiti nell artista veneto e come esso sia capace di concretizzare uno stile capace di elaborare un vasto repertorio immaginifico il cui vigore formale e cromatico si agita in ogni composizione, non negando mai i lati emozionali del suo intervento. Potremmo dire che Biasi riesce a far coincidere le verità della geometria con le verità della natura e dell idea, sorprendendoci attraverso l opera d arte grazie alla concretezza immediata con la quale si propone, con un vitalismo pulsante e la perfetta disponibilità nei confronti dell esperienza visiva di chi guarda. E in virtù di queste regole, di questa poetica di rigore, che l opera di Alberto Biasi riesce, come un contrappunto, un canone o una fuga, a destare assai presto l impressione di una espressività sentita e vissuta, lirica ed elegiaca, come solo alla musica è concesso. Alberto Biasi vive ed opera a Padova 19

12 RENZO MEZZACAPO w w w. m e z z a c a p o. i t G A L L E R I A DEI RAVVIVATI Tre elefanti rosa, 2009, olio su tela, cm 120x60 Via Leonardo da Vinci, Piombino (Li) Tel Fax CHIMENTI Pino Mimetismo di un essere grazioso in sintonia con il proprio osservatorio esistenziale 1999 tempera e acrilico su carta, cm 18x13 Neo condottiero della fiction con ombelico etnico 2000 tempera e acrilico su carta applicata su cartone, cm 36,5x67 di Loredana Di Pietro l infinitamente complesso Pino Chimenti appartiene alla generazione di artisti che, nati intorno alla metà del secolo scorso, si sono trovati a dover fare i conti, negli anni Settanta, con il recupero della rappresentazione e della figurazione in pittura dopo la tensione informale che aveva attraversato l arte nel decennio precedente. A seguito di un esordio concettuale avvenuto alla metà degli anni settanta, la pittura di Chimenti sviluppa, con il ciclo di Fabule mitopoietiche, un inclinazione fantastica e vagamente astratta, in cui il dato di realtà non è del tutto tralasciato, ma ricomposto e trasfigurato liberamente attraverso le dinamiche della favola e del sogno. Si tratta di un ciclo di opere dalle dimensioni contenute, caratterizzate da una figurazione minutissima e accurata, sorta di microcosmi in cui il segno allude, senza mai definirla compiutamente, ad una realtà vista, pensata, decantata. Si pensi ad opere come Uccello/sasso che vegeta nelle acque materne, del 1981, o Poeta, nuvola e musa, del 1986, in cui sembra di leggere in trasparenza la lezione di Paul Klee - rendere il visibile 1 e non riprodurlo. Il mondo pittorico di Chimenti si struttura quindi nei territori del gioco e dell immaginazione, nutrendosi di libera associazione in un movimento che vuol essere insieme ludico e ironico. Ciò appare evidente già dalla scelta dei titoli delle opere, come Amore primitivo con smorfia leggera (1987) o Entelechia di un consumatore ordinato (1988): didascalie vagamente descrittive che, nell aggancio obliquo e improbabile con la realtà raffigurata, appaiono esse stesse elementi poetici, esornativi. L opera di Chimenti esprime qui la volontà di tessere un racconto dove entrino in gioco fattori disparati - ora ironici e giocosi, ora magici e mitici, come ha scritto Gillo Dorfles 2, in cui personaggi - tra il surreale e il ludico, tra il grottesco e l affabile - si trastullano in mezzo a ghirlande di forme variopinte, di marezzature cromatiche, di sottili estroflessioni magnetiche, sempre sostenute da un minuzioso grafismo 3, nel quale però la dimensione pittorica resta quella prevalente, al di là della divagazione poetica, in una tensione intesa a recuperare la valenza iconica e squisitamente ornamentale della pittura: la ricerca di raffinate sfumature, di inattesi incastri cromatici, l utilizzazione di superfici a trattini, punteggiate, zigzagate, fa di molte di queste opere delle vere e proprie antologie ornamentali 4. E tale tendenza appare riconfermata, e ulteriormente affinata, nel successivo ciclo Entelechie immaginifiche realizzato negli anni Novanta. In queste opere, molte delle quali di più grandi dimensioni, le superfici si accendono di più meditati accostamenti cromatici, in una composizione organizzata e minutamente articolata, come in Curiosità acquatiche e PROFILI 21

13 22 23 sonore di un uccello-ponte (1992) o Rotte confuse di un giocoliere celeste (1995). Proprio in questo periodo fa la sua apparizione, accanto a temi già noti come il libero riassemblaggio di elementi della natura (uccelli) o quello, sempre presente, del viaggio celeste (raffigurato nei simboli, spesso ricorrenti, di sole e luna), la riflessione sulla modernità, esemplificata nell accostamento tra dimensione arcaica e cibernetica. Si pensi ad opere come Il mio giocattolo del futuro (1990) o Danza apotropaica con asta virtuale (1995). In esse, mitologie antiche e moderne si alternano liberamente, con la libertà immaginativa che presuppone un analoga distanza dal mito figurato, trasfigurato favolisticamente. Tale tema sarà più compiutamente sviluppato nelle opere del periodo più recente. Gli anni a cavallo del millennio, con il ciclo dei Cartigli Ermetici, vedono altresì l ampliarsi dello spazio pittorico in un continuum che tutto contiene e fagocita: seguendo la traccia semantica delle intitolazioni, il cosmo figurativo di Chimenti diventa mappa dell anima, del suo continuo mettersi in relazione con il mondo per ricondurre tutto a se stessa. Osservatori dell anima, magie della memoria, voluttà dionisiache, sino al grande affresco dei Cartigli iridescenti della memoria guerriera con ombre colorate vagamente gioiose/giocose (2001), tutto sembra rifarsi a una dinamica esistenziale che affronta l icastica varietà dei casi e delle forme del mondo ricomponendola in un insieme figurativo eterogeneo e variopinto ma connesso ed unitario. Il soggetto dell opera impegna tutta la tela, lasciando pochissimo spazio a quella superficie colorata, neutra o contrastante, che in precedenza si definiva come margine o confine del soggetto stesso. Qui non c è dicotomia o dialettica, tutto è assimilato in uno spazio concepito come tutto-pieno il cui codice figurativo, come è stato detto, affonda le sue radici nell Oriente pittorico 5. Nel periodo più recente, tale compattezza figurativa conosce una nuova disgregazione secondo le dinamiche della dialettica e della relazione. Con il ciclo Nuove icone dell invisibile (in cui il titolo scavalca l allusione per farsi vera e propria chiave esegetica) Chimenti sembra mettere in scena una drammaturgia dell essere, in cui (come in ogni drammaturgia che si rispetti) due elementi figurativi, raddoppiamento e rovesciamento della medesima figura, dialogano tra loro: sono gli amanti immaginifici, i gemelli cyborg dall unico ombelico, le figure simbiotiche (i ricorrenti simbionti) che definiscono una ineliminabile relazione del sé, una sua necessità di rispecchiamento e riconoscimento. Ancora una dinamica esistenziale forse, ma aperta alle inquietudini e alle incertezze del collettivo: ricompare il tema del futuro (Rivisitazioni nostalgiche di due guerrieri simbiotici del futuro, 2003) e della sua convivenza, in un alterità irrisolvibile, con tutto quanto è immanente - l archetipo e l origine, adombrata nell elemento ombelicale. Nel Dittico dell identità con simbionti sopra Dittico dell identità con simbionti immaginifici vagamente industriosi 2003 tempera e acrilico su tavola, cm 70x200 sotto Danza apotropaica con asta virtuale 1995 tecnica mista su cartone, cm 35x50 immaginifici vagamente industriosi (2003) due figure vagamente cavalleresche, armate di spada, si fronteggiano ai lati di un elemento centrale che sembra essere una giostra: uno scontro di elementi che la figurazione (l essere composti dalle medesime parti) e l intitolazione dell artista definiscono come identici, come articolazioni di una medesima identità. Quello che Chimenti mette in scena qui, a uno degli estremi della sua vicenda artistica, è uno scontro impossibile - eppure necessario - dell uno con il sé stesso ed insieme altro da sé, in una dimensione dicotomica che sola può garantire il perpetuarsi dell immaginazione, della memoria e dell oblio, dell affettività e del distacco, dell esistenza in tutte le sue parti infinitamente complesse e minute che la pittura dell artista ha saputo indagare con puntualità soave e immaginifica. 1 Luca Beatrice, L ornamento non è delitto. Elogio della pittura di Pino Chimenti, in Catalogo mostra personale, L Idioma Centro d Arte, Ascoli Piceno, Gillo Dorfles, Microcosmi, in Pino Chimenti. Microcosmi, Edizioni Gabriele Mazzotta, Milano, Gillo Dorfles, Op. cit. 4 Gillo Dorfles, Pino Chimenti, in Catalogo mostra personale, L Idioma Centro d Arte, Ascoli Piceno, Giorgio Cortenova, La carezza della fabulazione, in Catalogo mostra personale, Forum Artis Museum, Montese, Modena, 1997 Pino Chimenti vive ed opera a Spezzano Albanese (Cs)

14 Lipari Renato euro e pittura PROFILI di Gianfranco Labrosciano 24 Nel caos di una materia caratterizzata da un movimento tanto leggero e sintetico quanto aggrovigliato ed espanso, generatore di una grandiosa, granulosa sostanza filiforme simile a una grata-struttura pittorica, il linguaggio di Renato Lipari si autoproclama come generatore di senso, e perfino di ordine, su una superficie informe ma ordinata e unitaria, di una regolare complessità il cui risultato non è altro che la continua mescolanza di un unico segno vermicolante che amplifica sia l impatto visivo che emozionale. L elemento di base, allora, ossia il segno-motore, aziona una macchina estetica di un cromatismo semplice che ripete i medesimi toni pur in gradazioni diverse nelle complesse architetture di una texture che muta continuamente ed è sempre la stessa, nel gioco infinito di una metamorfosi straniante che implode ed esplode in un evento visivo che pare accadere all istante, frutto di un hic et nunc imprevisto e inevitabile e invece non altrimenti elaborato che dalle leggi intrinseche di una tecnica a lungo sperimentata e perfezionata. sopra Allegro con brio 2009 euro triturati su tela, cm 40x50 sotto da sinistra Verticale 2008 euro triturati e ferro spinato su tela cm 50x50 Andante 2009 euro triturati su tela cm 30x30 a destra Onde 2009 euro triturati su tela, cm 60x80 Isola 2008 euro triturati e ferro spinato su tela, cm 50x50 a destra Emersioni 2009 euro triturati su tela, cm 30x20 Ovvero, accade ma si produce non spontaneamente, ma in virtù di una singolare procedura estetica e di una tavolozza creata da un insolito tessuto che sebbene triturato, sfilacciato e ridotto a pochi motivi cromatici, è e resta il fattore essenziale, ineliminabile dell intero processo creativo, l euro, senza il quale la ricerca di Renato Lipari sarebbe, per così dire, senza materia. Una materia, alla fine, ispessita e compressa, come addensata in grumi di particelle elementari reticolanti e intrecciantisi in territori capaci di fare mondo unitario e composito, come un respiro regolare. Questo in rapporto all immagine. Concettualmente l opera si estende nelle forme che la abitano, per quelle stratificazioni di toni che sembrano agitarsi e muoversi come nuvole, tra i rivoli sottilissimi della carta utilizzata in frammento (l euro) a cui non è estraneo il luccichio offerto dalla filigrana e che qui assume importante valenza cromatica. Talvolta, tuttavia, il senso gioioso che pure appartiene a questo pittura, vira verso una concettualità ora drammatica, ora di denuncia, per l inclusione di un elemento esterno, sempre di natura filiforme, costituito dalla materia del ferro spinato, che indurisce la trama del reticolo pittorico e le conferisce un significato pesante, tragico e inquietante. Probabilmente allude a spazi recintati, claustrati, entro i quali l uomo contemporaneo è costretto a vivere senza possibilità di fuga ed evoca altri spazi, oltre i confini del segno, di più ampie e illimitate libertà. Sono, probabilmente, gli spazi angusti nei quali l individuo è prigioniero a causa dello stesso danaro - l euro - o dei miti negativi di cui la società contemporanea non riesce a liberarsi. Quel ferro spinato, allora, diventa piuttosto protezione e difesa, una sorta di trincea nella quale ci si rinserra per garantire un equilibrio che altrimenti sarebbe compromesso. In ogni caso è un elemento inquietante che si propone come un lacerto di possibilità esistenziale in un campo che, sebbene amorfo, si presenta omologato e incapace di estendersi in maniera diversa. Il fatto stesso che spesso, in queste opere, il colore non raggiunga tonalità diverse da quelle consuete sta a indicare, probabilmente, non certo l impossibilità dovuta alla materia propria che viene triturata (che Lipari supera mescolando frammenti di tagli diversi) ma soprattutto la volontà di indicare, attraverso una contrastata monocromia, il senso di un appiattimento esistenziale. Questa la ricerca, peraltro già largamente sperimentata, di un elaboratore di merce preziosa che diventa, per l azione alchemica di quella cosa inutile che è l arte, prodotto estetico a partire dall impiego del danaro, col quale, ironia della sorte, dovrebbe essere acquistata la stessa opera. Renato Lipari vive ed opera a Palermo

15 Ciro PALUMBO la porta del sogno PROFILI di Giovanna Gabriella Pagano Isolata 2010 olio su tela, cm 60x70 26 Ciro Palumbo, nato a Zurigo nel 1965 ma di origine campana, pittore e scultore, vive e lavora a Torino; dopo aver intrapreso inizialmente la professione di disegnatore pubblicitario, sin dai primi anni Novanta si dedica esclusivamente all attività pittorica. Costante punto di riferimento, essa sarà per lui un faro nella notte che lo guiderà tra i meandri sconosciuti della sua mente per poi riportalo lì dove tutti l attendono, sulla tela, ovvero il luogo in cui svela e rivela, a noi semplici fruitori del suo fare, ciò che di più nascosto cela il suo estro artistico e ciò che lo tiene saldamente ancorato tra i voli pindarici della sua fantasia. La tela bianca è, come l artista stesso ci racconta, la porta del mio sogno, le mie colonne d Ercole oltrepassate le quali mi tuffo nel mondo immenso ed immaginifico del sogno, il mondo che con la sua unicità e la sua inafferrabilità è la ragione vivente del mio essere artista La Dea creatrice 2010 olio su tela, cm 50x70 a sinistra Mi è apparso un sogno 2010 olio su tela, cm 50x40 sotto La stanza del circo 2010 olio su tela, cm 30x30 sopra La stanza della magia 2010 olio su tela, cm 40x50 a destra Il luogo dell oracolo 2010 olio su tela, cm 50x50 poiché mi permette di esplorare e di comunicare i meravigliosi voli della fantasia. Sarà questa fantasia quindi, i suoi pensieri, le sue angosce, le sue speranze e, ancora, i suoi giochi, la sua allegria mista alla nostalgia, la precisa pennellata unita alla cura maniacale del dettaglio, la chiarezza delle linee e i precisi tagli prospettici, l assenza di umane presenze e gli immensi spazi vuoti che ci presenteranno i temi a lui più cari. Palumbo si impone nel panorama artistico italiano riuscendo a trovare un punto di incontro, un sottile equilibrio tra un linguaggio di dechirichiana derivazione e la variegata e vasta moltitudine di pittura figurativa. Reinterpretando, infatti, gli insegnamenti di De Chirico e Savinio (ma anche di Fabrizio Clerici), con i quali intesse dei legami artisticamente evidenti e manifesti, colloca le sue pitture in un contesto a lui più noto, più familiare, attraverso i rimandi alla sua terra tanto amata e alle sue capacità immaginative. Così le opere di Ciro Palumbo, da spazio fisicamente circoscritto, divengono proiezione di una dimensione che oscilla tra vero e onirico per espandersi verso una surrealtà illimitata. In esse si alternano variegati e simbolici soggetti che costantemente in dialogo fra loro alternano e scandiscono l arte di Palumbo, definito a ragione un affabulatore di momenti astorici e atemporali (Vittorio Sgarbi). Così, da stanze magiche (La stanza della magia) a stanze da un soffitto assente o infinito (Mi è apparso un sogno), ammiriamo statue classiche o templi dimenticati ricolmi di giochi (La Dea creatrice) che da luogo inviolabile e sacro per eccellenza si trasformano in un non-luogo dove tutto può accadere: come quando sopraggiunge un cavallo (Il Gioco della guerra) ricolmo di oggetti e colori che da archetipo motivo di sventura si trasforma in veicolo di messaggio positivo e di allegria. Elemento quasi sempre presente, che fa da sfondo o da cornice, è il mare, infinito mare che altro non è, per Palumbo, l orizzonte dove proiettare le nostre speranze e, anche, le nostre paure (Il luogo dell oracolo). Chi non si è mai perso nei propri pensieri osservando il fascino delle onde, che vanno e vengono, indipendentemente da ciò che accade dentro e fuori di noi? È forse anche questo ciò che vuole comunicarci? Certo vuole darci uno spunto, un motivo in più per riflettere o per suggerirci, in silenzio, che quel mare o quelle isole non saldamente ancorate (Isolata), vagano insieme a noi, ai nostri pensieri più reconditi, ci accompagnano nella nostra ricerca intima e profonda che dura tutta una vita, attraverso un viaggio per cui si parte sapendo già che la meta non è se non il viaggio stesso. Così, come i protagonisti delle opere di Palumbo, anche noi vaghiamo, attirati e catturati da posti magici, atmosfere incantate e luoghi surreali. Affascinati e sedotti da oggetti improbabili, ma dipinti come credibili, essi divengono il punto focale che attira il nostro sguardo, conducendolo silenziosamente dietro una tenda (La stanza del circo) che si discosta appena, lasciando intravedere quel poco che basta per riportarci indietro, al punto di partenza. Si spalanca un senso di inquietudine e malinconico richiamo ad un lontano passato che si intreccia con un gioco di presenza-assenza, lasciando spazio ad una pittura che si nutre dei contrasti di luce-ombra, una pittura fiabesca, che rimanda ad un ulteriore significato, ad un grado di esistenza che Adriano Olivieri ha definito atemporale, astorico e indefinibile, appunto Metafisica. Ma nello stesso tempo è anche una pittura che scava dentro noi stessi perchè a noi, sempre, si rivolge. Questo il messaggio dell arte di Ciro Palumbo. Un messaggio che è alla base della sua progettualità immaginativa nella visione del mondo (Enrico Crispolti); l artista, infatti, ancora una volta ci suggerisce tacitamente ciò che Francesca Bogliolo sintetizza in poche parole: la pittura è un vascello che conduce ad un isola sconosciuta, che in realtà si trova dentro noi stessi. Ciro Palumbo vive ed opera a Torino 27

16 maria giovanna peri galleria caffè guerbois via valdemone 35 abc palermo telefono cellulare w w w. g u e r b o i s. i t nei locali adiacenti alla galleria è aperto il nuovo spazio caffè guerbois ceramiche d autore in esposizione ceramiche dei maestri di caltagirone

17 OSSO MASTROSSO E CARCAGNOSSO ENZO PATTI e il codice svelato LIBRI di Gianfranco Labrosciano Guardandoli più da vicino si vedeva ch erano tre cavalieri Se un codice è un insieme di segni e di comportamenti chiusi in una sorta di camera oscura che occorre illuminare per disvelarne i contenuti, l operazione estetica di Enzo Patti sulla leggenda di Osso, Matrosso e Carcagnosso offre una chiave, uno strumento visivo che traduce in immagini un mondo oscuro e impenetrabile e ne svela i particolari e le regole nascoste, tenute segrete, che vengono alla luce e si scoprono come i nodi di una matassa che, sbrogliandosi, si dipana. Intanto, le lettere di un alfabeto criptico, più vicino all impaginato numerico di un antica, sepolta civiltà. E già l artista ci aveva abituati alla sua scrittura straniante e misteriosa allorché, riscoprendo e lavorando attorno all arte cappera, aveva riscoperto in altri cicli estetici il fondamento di una scomparsa civiltà i cui reperti, rinvenuti a Favignana, erano la metafore di un altra, incomprensibile e inaccessibile realtà. Ma lì il rimando era all arte. Qui è al delitto, alla morte e alla distruzione devastante. Certo, Enzo Patti è uno scopritore di segni e si comporta con l isola di Dopo il giuramento, una stretta di mano più un bacio al capo società... Enzo Ciconte, Vincenzo Macrì, Francesco Forgione Osso, Mastrosso Carcagnosso Immagini, miti e misteri della ndrangheta prefazione di Nino Buttitta illustrazioni di Enzo Patti Rubbettino Editore ISBN Asso di coppe e due di bastoni... Osso sbarcò in Sicilia e non andò più oltre, Mastrosso oltrepassò lo stretto e si fermò in Calabria, Carcagnosso proseguì il viaggio e raggiunse la Campania... Favignana come l archeologo nei riguardi del territorio. La scava e la studia. E se un segnale, un reperto, una qualunque traccia viene alla luce ecco che la mitizza e finanche la razionalizza, in un certo senso sublimandola, sebbene con l ausilio di quello strumento alchemico che è l arte. In questo caso, però, non si tratta di mitizzare ma di raccontare una triste leggenda, e l artista raggiunge un duplice scopo: rendere vieppiù leggendaria l isola di Favignana e dire la verità ingannando, poiché l arte, alla fine, altro non è che la capacità di ingannare per dire la verità, che è la stessa cosa. L inganno, allora, è nel castello-fortezza che non è una dimora principesca ma una prigione nefasta, tre nodi che non sono di un fazzoletto ma di tre padri fondatori delle più abominevoli nefandezze, Osso, Matrosso e Carcagnosso,ovvero mafia, ndrangheta e camorra, una ciotola di pane che però è cotto nel vino, l albero delle tredici foglie come i tredici signori dell onorata società dello sgarro, e via dicendo. Un lungo catalogo, insomma, di appunti visivi per rendere palese un segno oscuro, anzi, un sistema di segni e di rapporti convergenti in un insieme solo all apparenza irrazionale, ma in realtà prodotto in tutte le declinazioni di una sottocultura religiosa, materiale e folkloristica Sul tavolino c era una cassetta, pure di noce finissimo, e dentro la cassetta c erano tre spade tutte d oro, incrociate e legate insieme... il cui unico scopo era e resta quello della sopraffazione, della violenza e della più cieca barbarie. Per questo giudico lo sforzo di Enzo Patti assolutamente prezioso. Se si osservano i disegni con i quali l artista siciliano ha da poco illustrato Osso, Matrosso e Carcagnosso, il volume di Enzo Ciconte, Francesco Forgione e Vincenzo Macrì edito da Rubbettino, si evince chiaramente come negli sguardi, nei gesti e persino negli oggetti rappresentati circoli un aria sinistra, bieca, torva e triste, minacciosa e cattiva. La quale, sostanzialmente, è il giudizio dell artista di aperta condanna, e il freddo alone che circonda taluni soggetti - per tutti, si veda la tavola rappresentante il bacio del giuramento - pur nel sapiente dosaggio delle ombre e dei chiaroscuri che evidenziano masse e volumi, nel deciso tratteggio incrociato e nell uso magistrale del pennino, rivela pur sempre l animus dell uomo, ostile, sebbene coinvolto per forza di cose, all oggetto rappresentato. Rubbettino Editore 31

18 L INTERVISTA LIBRI D ARTE? LIBRI ILLUSTRATI? NARRATIVA? PIERO DRAGO a cura della Redazione editore e gallerista Maurizio Padovano Santi, folli e animali Illustrazioni di Lucio Del Pezzo Roberto Alajmo Le ceneri di Pirandello Illustrazioni di Mimmo Paladino Paolo Nori Esattamente il contrario Illustrazioni di Fausto Gilberti Dacia Maraini Un sonno senza sogni Illustrazioni di vari artisti Daniela Gambino Le cattive abitudini Illustrazioni di Marco Cingolani a sinistra, dall altro Frederic Tuten Autoritratto con Sicilia Illustrazioni di Mimmo Paladino 32 Libri d arte? Libri illustrati? Narrativa? Il confine appare vago, si sa, e su questo equivoco giocano i volumi che, da qualche anno, sono pubblicati e distribuiti da un gallerista/editore che mette insieme alcuni tra i migliori scrittori italiani ed i più rinomati artisti visivi per dare alle stampe una interessante collana. Esempi? Mimmo Paladino, Lucio Del Pezzo, Giosetta Fioroni, Fausto Gilberti, Marco Cingolani, Concetto Pozzati hanno lavorato all illustrazione di racconti creati da scrittori del calibro di Raffaele La Capria, Dacia Maraini, Paolo Nori, Roberto Alajmo. Il risultato? Volumi interamente stampati a colori, carta piacevole al tatto, sapiente miscuglio di parole e immagini: bei libri, insomma. Per farci raccontare come nascono questi volumi abbiamo incontrato l editore Piero Drago (che è anche un gallerista, come dicevamo; le opere realizzate per le illustrazioni dei libri vengono infatti esposte negli spazi della galleria Drago Artecontemporanea) e gli abbiamo rivolto alcune domande. Raffaele La Capria 4 Storie d amore Illustrazioni di Mimmo Paladino sotto Raffaele La Capria Colapesce Illustrazioni di Giosetta Fioroni Buongiorno Piero. Quanta fatica vi costeranno questi volumi! Non era più semplice la stampa di cataloghi d arte come fanno tutti i galleristi? Buongiorno a voi. Non so, in realtà, se sarebbe più semplice realizzare cataloghi, non ci ho mai messo mano. So che per me sarebbe certo più noioso e so, come sanno bene tutti quelli che si occupano d arte, che la maggior parte dei cataloghi delle gallerie d arte finiscono nei magazzini delle gallerie stesse o peggio nella spazzatura. Gli unici che conservano i cataloghi (a parte, poche, luminose eccezioni che riguardano cataloghi ben fatti) sono i clienti che hanno comprato una delle opere riprodotte. Realizzando dei veri e propri libri, con una distribuzione vera in libreria, riusciamo ad arrivare ad un pubblico a cui non avremmo accesso con i cataloghi ed in più c è il piacere della lettura. Quanti leggono i saggi critici dei cataloghi? Si sa già come va a finire: il critico scelto (e pagato) dalla galleria per il suo articolo cosa vuoi che dica dell artista? Che è un asino? In cosa consiste, concretamente, il tuo lavoro? Essenzialmente nel cercare di fare pochi errori. Mi trovo tra le mani materiale prezioso: testi spesso inediti di scrittori che stimo ed opere originali realizzate appositamente per illustrare il racconto. Si tratta di mettere insieme, in maniera armoniosa, queste due parti e di farlo tenendo conto del tipo di carta che abbiamo scelto, del giusto posizionamento di ciascuna opera all interno della narrazione, della eventuale necessità, dolorosa, di non inserire una delle opere per non interrompere la continuità della lettura. Poi, più prosaicamente, correggere le bozze, fare arrivare in tempo i libri ai distributori, contattare le librerie per la presentazione dei libri, organizzare in galleria una mostra delle illustrazioni che sia accessibile e godibile anche da parte di chi non compra il libro. i nostri libri presso il distributore di riferimento o, laddove non ci fosse distribuzione, direttamente dal nostro sito internet. Il sito è un ottimo strumento di distribuzione, molti lettori e appassionati d arte preferiscono comprare direttamente in questo modo i nostri libri. Alcune delle vostre edizioni contengono, in edizione limitata, una incisione o una serigrafia dell artista che ha illustrato il libro. C è ancora un collezionismo di grafica d autore? Davo dire, che sì, ci sono ancora molti appassionati di grafica d autore. Le incisioni e le serigrafie che proponiamo agli appassionati hanno la particolarità anch esse di essere pensate e realizzate in riferimento al testo che abbiamo sottoposto all artista. Forse questo permette all artista di esprimersi meglio, di essere meno ripetitivo e di offrirci quindi grafiche e opere che danno al collezionista la sensazione di trovarsi davanti ad opere ben pensate. Inoltre la presenza delle incisioni rende più semplice per noi la possibilità di tenere il prezzo dei libri ad un livello accettabile. Progetti? Prossime uscite? Molte cose in cantiere, ma di molte non posso ancora parlare non avendo la certezza che si realizzeranno. Sono più i libri che restano nella mia immaginazione che quelli che si pubblicano davvero. Tra le cose che quasi certamente vedranno la luce c è un bel libro in edizione bilingue (italiano ed inglese, per la distribuzione negli Stati Uniti) di Frederic Tuten, uno scrittore americano di origini italiane che, tradotto in undici lingue nel mondo non era mai stato pubblicato in Italia. Sta preparando le illustrazioni per il racconto Mimmo Paladino e come sempre quando si tratta di un così grande artista, sono convinto che mi proporrà delle opere strepitose. 33 Giosetta Fioroni Acquaforte e puntasecca per Colapesce di Raffaele La Capria Mimmo Paladino Acquaforte per 4 storie d amore di Raffaele La Capria I libri Drago Edizioni dove si possono trovare? Abbiamo una discreta distribuzione nella maggior parte delle regioni italiane. Tieni conto che trattandosi di edizioni limitate non riusciamo a coprire tutte le librerie. Ma ogni libreria o biblioteca italiana, se vuole, può ordinare Drago Edizioni

19 Domenico ZORA Studio Via G.Rossini, Altofonte (Pa) Telefax Si puo dire che ogni scultura di Zora sia un fenomeno di esperienza che adatta stile e sensibilità alla situazione concreta dell opera, che è incontro specifico di forma e contenuto, interessato ora alla metafora ora alla somiglianza, ma senza un articolato interesse naturalistico quale e quello che lo caratterizza ogni opera rimarrebbe priva dello spiccato senso plastico che la personalizza. Una poetica complessa la sua, sia dal punto di vista dei soggetti scelti di volta in volta, sia da quello dei materiali, dei modi di lavorazione e delle patine con cui esprimerli; ma spesso Zora preferisce lo sviluppo diffuso di una tematica, con la qualità di materiali che sono lavorati con senso di durata come opere che vogliono e riescono a sfidare il tempo. ( ) L idea di bellezza che egli caratterizza viene da lontano, quasi da una condizione antropologica di siciliano nato e vissuto in un mondo di bellezza che si trova dappertutto, in un territorio stratificato di scultura, pittura e architettura che finisce per essere imprinting, continuato dall istruzione artistica più importante del mondo, in cui non si e mai spezzato il filo della continuità e della legittimità, anche a dispetto del forte differenziale introdotto dal nostro tempo, diventato veloce consumatore di scuole e tendenze stilistiche, portate al limite della loro capacita espressive. ( ) Non si tratta di un idea statica di bellezza, ma di una complessa attività di ricerca, che Zora porta avanti con i mezzi espressivi della contaminazione, di elementi emulsionati da una sapiente attività inventiva. Nel suo lavoro compositivo Zora prende spunto da momenti diversi che vengono resi omogenei dalla capacità di tradurre la forma materiale in forma spirituale per poi riportarla in una forma altra che è quella dell arte. (...) (...) Mi riferisco qui alla scena di tragedia e di trionfo che è data dalla mattanza di tonni, vista nel momento del sacrificio, nel bagno di sangue. Un rito oltre che un mito, fatto di gesti, di uomini, di ripetizioni ossessive che servono a scandire il movimento della macchina di morte, ma senza che in essa vi sia senso di offesa, di violenza mentale, ma solo una ieratica e paradossale affermazione di vita. Zora ha lavorato a questa scena collettiva con una grande forza d invenzione, facendo fare un salto di qualità all evento, immortalandolo, prima della sua inevitabile scomparsa e consegna al museo, del lavoro inteso come fatica emblematica del dare la morte per permettere la vita. Zora ha composto un semicerchio dove avviene la scena e si incrociano i movimenti rituali dei pescatori, obbedienti alle prescrizioni disciplinari, con quelli scomposti delle bestie marine che annegano nel sangue il momento della loro involontaria passione. Si tratta di un bassorilievo che non ha nulla di oleografico e di decorativo, ma corrisponde ad una funzione sociale che l arte conserva in occidente, senza per questo cadere nella sociologia, nell essere al posto di un altra cosa. (...) Francesco Gallo Zora. Tunisi Cartagine Campo Edizioni d Arte, Alcamo 2002 Omaggio a Carla Fracci: Giulietta Insieme (Maternità) Il Satiro danzante La grande mattanza (part.)

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