CONFIMI. Rassegna Stampa del 02/09/2014

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1 CONFIMI Rassegna Stampa del 02/09/2014 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio.

2 INDICE CONFIMI 02/09/2014 Il Manifesto - Nazionale «Il lavoro cambierà totalmente» 02/09/2014 Il Mattino - Napoli Sud Conti pubblici, ad agosto fabbisogno in calo: risparmiati dieci miliardi 02/09/2014 Corriere di Romagna - Ravenna Bassette, tutti soddisfatti per le telecamere 02/09/2014 Gazzetta di Modena - Nazionale Confimi, proposta sui problemi dell'articolo 18 02/09/2014 La Voce di Romagna - Ravenna Confimi spera nelle telecamere "Unico argine contro i criminali" CONFIMI WEB 01/09/ :28 12:28 Confimi Impresa: no abolizione art 18 ma soglia a 35 dipendenti 01/09/2014 it.notizie.yahoo.com_economia 12:31 Confimi Impresa: no abolizione art. 18, ma soglia a 35 dipendenti 01/09/ :55 Lavoro, Confimi: No ad abolizione art. 18, sì soglia a 35 dipendenti 01/09/ :22 Parte la videosorveglianza alle Bassette, più sicurezza per le aziende 01/09/2014 ildiariodellavoro.it 16:12 No abolizione art. 18, ma soglia a 35 dipendenti SCENARIO ECONOMIA 02/09/2014 Corriere della Sera - Nazionale Del Vecchio: ecco perché ho scelto un triumvirato 02/09/2014 Corriere della Sera - Nazionale quei sorpassi subiti in rete 19 21

3 02/09/2014 Corriere della Sera - Nazionale mini Job e Servizi all'impiego Sindacati e Aziende Alleati 02/09/2014 Corriere della Sera - Nazionale L'attivismo di Renzi copre un'economia tuttora in affanno 02/09/2014 Corriere della Sera - Nazionale Mercato Auto stabile ad Agosto il Record della Jeep (+81%) 02/09/2014 Corriere della Sera - Nazionale Generali chiama un manager Allianz per il vino 02/09/2014 Il Sole 24 Ore I dilemmi Bce e i rischi di inerzia europea 02/09/2014 Il Sole 24 Ore Nuova frenata europea Euro ai minimi dell'anno 02/09/2014 Il Sole 24 Ore Parigi e Berlino premono su Draghi 02/09/2014 Il Sole 24 Ore «La nuova Luxottica non ha bisogno di Guerra Ora è pronta per i miei figli»* 02/09/2014 La Repubblica - Nazionale "Basta con gli errori di Merkel e Bce o l'italia fallirà per il Fiscal compact" 02/09/2014 La Repubblica - Nazionale L'austerity blocca il risiko frequenze Ue: "Pari dignità per telefoni e tv" Mediaset esulta 02/09/2014 La Stampa - Nazionale "Usciremo da Telecom" Telefonica annuncia l'addio 02/09/2014 La Stampa - Nazionale Il settembre nero dei negozi Due chiusure ogni apertura** 02/09/2014 MF - Nazionale Guerra lascia con 45 milioni 02/09/2014 MF - Nazionale Lo scontro Draghi-Merkel allontana l'ipotesi QE 02/09/2014 MF - Nazionale I piani non cambiano, cresceremo ancora 02/09/2014 MF - Nazionale Dal taglio delle partecipate non più di 600 mln nel

4 02/09/2014 MF - Nazionale Al di là delle telefonate la Bce chiarisca defi nitivamente i suoi piani 02/09/2014 MF - Nazionale Le banche online vanno in rete SCENARIO PMI Il capitolo non contiene articoli

5 CONFIMI 5 articoli

6 02/09/2014 Il Manifesto - Ed. nazionale Pag. 3 (diffusione:24728, tiratura:83923) Rottamare La disciplina dei licenziamenti verrà rivoluzionata? Intanto emerge la proposta di alzare da 15 a 35 la soglia dei dipendenti ARTICOLO 18 Renzi accelera sulla riscrittura dello Statuto, ma non rivela i progetti sulla giusta causa «Il lavoro cambierà totalmente» Sacconi (Ncd) preme per abolire la storica tutela, Angeletti (Uil) apre alla riforma: «Con Monti lo abbiamo già modificato» Antonio Sciotto «Alla fine dei Mille giorni il diritto del lavoro sarà totalmente trasformato e l'italia sarà un Paese semplice, in cui investire o non investire». Una promessa, quella del premier ieri in conferenza stampa, indirizzata non solo al pubblico italiano (ormai sempre più impaziente per una ripresa che non arriva), ma soprattutto all'europa, alla Ue e alla Bce: con Angela Merkel e con gli altri partner dell'unione, con Francoforte, Matteo Renzi dovrà confrontarsi nelle prossime settimane, da leader del semestre europeo. Ma per chiedere più «flessibilità» sui conti, dovrà portare sul tavolo le famose «riforme» più volte invocate: quindi sulla delega del Jobs Act si dovrà accelerare, prima degli stessi 1000 giorni. Per Renzi, che vorrebbe passare alla storia come il politico che "sblocca" l'italia, appunto europeizzandola, il faro da seguire non può che essere quello della "capoclasse": «Dobbiamo rendere il nostro mercato del lavoro come quello tedesco. La Germania è un modello in particolare su questo - ha spiegato ieri - Quando ci renderemo conto che un imprenditore non può morire di pastoie burocratiche per assumere una persona, l'italia sarà finalmente un paese normale». Il presidente del consiglio conferma quindi di voler riformare in modo profondo lo Statuto dei lavoratori, e in quello che non sarà solo un maquillage rischia di finire male, quindi, anche l'articolo 18. Ma per il momento il premier continua a glissare, insistendo con la formula che «non è quello il problema»: «Il dibattito estivo sull'articolo 18 è un evergreen», ha detto con una battuta, rispondendo ai giornalisti. «In Italia i casi che vengono risolti con l'articolo 18 sono circa 40 mila - ha proseguito Renzi - e per l'80% finiscono con un accordo. Dei restanti 8000, solo 3000 circa vedono il lavoratore perdere. Quindi noi stiamo discutendo di un tema che riguarda 3000 persone l'anno in un paese che ha 60 milioni di abitanti. Il problema non è l'articolo 18, non lo è per me e non lo sarà». Eppure le pressioni per modificare l'articolo 18 sono forti. Ieri Maurizio Sacconi, campione della battaglia per conto dell'ncd, ha chiesto una correzione alla delega che presto verrà discussa in Parlamento (e proprio dalla Commissione Lavoro del Senato, che lui stesso presiede): «Il presidente del consiglio riconosce la necessità di riscrivere lo Statuto dei lavoratori, criterio che non è oggi compreso nella legge delega e che dovrà quindi essere introdotto», nota l'ex ministro del Lavoro. L'Ncd mira a «produrre un nuovo Testo Unico il cui contenuto fondamentale è la disciplina del contratto a tempo indeterminato. La regolazione del recesso non interessa solo i pochi casi di contenzioso, ma tutti i datori di lavoro che hanno più di 15 dipendenti e i moltissimi disoccupati perché influenza la propensione ad assumere». Apre alle riforme la Uil, con Luigi Angeletti: «Per noi è una cosa possibile - ha spiegato - Faccio osservare che anche con il governo Monti abbiamo, in qualche modo, modificato l'articolo 18. I sindacati sono dei riformisti per definizione». Una «soluzione» per riformare l'articolo 18, togliendolo a una corposa fetta di lavoratori ma senza abolirlo del tutto, la offre Confimi Impresa (Confederazione Industria manifatturiera italiana e dell'impresa privata): «No all'abolizione dell'articolo 18, sì invece allo spostamento della soglia della sua applicazione dai 15 addetti attuali ai 35 - dice il presidente Paolo Agnelli - Questa modifica porterebbe alla fine delle paure della crescita per le piccole e medie imprese sotto i 15 dipendenti; alla fine dei motivi di nanismo di molte imprese; a eliminare l'uso fasullo dei co.co.pro; alla diminuzione del lavoro nero per gli eccedenti le 15 unità, al termine dell'utilizzo delle false partite Iva». CONFIMI - Rassegna Stampa 02/09/2014 6

7 02/09/2014 Il Manifesto - Ed. nazionale Pag. 3 (diffusione:24728, tiratura:83923) Dal fronte del Pd, il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano (che a sua volta affronterà questo nodo nell'iter del ddl delega in Parlamento), cerca di spostare il dibattito dall'articolo 18 ai tanti contratti precarizzanti: «Gli ultimi dati Isfol danno ragione alla scommessa che come Pd abbiamo fatto insieme al ministro Poletti: far aumentare le assunzioni con l'apprendistato e il tempo determinato senza cannibalizzare il tempo indeterminato. Nel secondo trimestre 2014, il tempo determinato registra un +3,9%, l'apprendistato un +16,1% e il tempo indeterminato un +1,4%. Chiederemo al governo, nella delega, di disboscare la giungla delle modalità di impiego frutto della passata stagione di deregolazione». CONFIMI - Rassegna Stampa 02/09/2014 7

8 02/09/2014 Il Mattino - Napoli sud Pag. 6 (diffusione:79573, tiratura:108314) Conti pubblici, ad agosto fabbisogno in calo: risparmiati dieci miliardi In agosto si è realizzato fabbisogno del settore statale pari, in via provvisoria, a circa 7,5 miliardi, che si confronta con il fabbisogno di 9,421 miliardi del mese di agosto Lo comunica il ministero dell'economia. Nei primi otto mesi dell'anno il fabbisogno si è attestato a circa 50,4 miliardi, con un miglioramento di oltre 10,6 miliardi rispetto allo stesso periodo del In una nota il Tesoro commenta: «Il miglioramento registrato nel fabbisogno di agosto, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, è ascrivibile a minori pagamenti dal bilancio dello Stato, tra cui quelli per interessi sul debito pubblico, a fronte di una sostanziale invarianza degli incassi fiscali. Il miglioramento registrato nel fabbisogno di agosto, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, è dunque ascrivibile a minori pagamenti dal bilancio dello Stato, tra cui quelli per interessi sul debito pubblico, a fronte di una sostanziale invarianza degli incassi fiscali. Intanto ritorna in contrazione l'attività manifatturiera in Italia. Il relativo indice Pmi, calcolato da Markit Economics, è sceso ad agosto a 49,8 punti da 51,9 di luglio contro attese per un calo più contenuto a 51 punti. La soglia dei 50 punti fa da spartiacque tra espansione e contrazione del ciclo. «Il settore manifatturiero nell'eurozona ha perso ulteriore slancio», afferma l'economista di Markit Rob Dobson, sottolineando che le incertezze economiche e geopolitiche stanno pesando in particolar modo sull'attività manifatturiera. E così l'indice Pmi manifatturiero nell'eurozona è precipitato ai minimi da 13 mesi, mentre nei singoli Paesi tocca i minimi da 14 mesi in Italia, i minimi da 11 mesi in Germania e i minimi da 15 mesi in Francia. E sempre dal fronte del manifatturiero arriva il «No alla abolizione dell'articolo 18, sì invece allo spostamento della soglia della sua applicazione dai 15 addetti attuali ai 35.» Paolo Agnelli, presidente di Confimi Impresa - Confederazione dell'industria Manifatturiera Italiana e dell'impresa Privata sottolinea che «questa modifica - aggiunge Agnelli -porterebbe alla fine delle paure della crescita per le Pmi sotto i 15 dipendenti; alla fine dei motivi di nanismo di molte imprese; all'eliminazione dell'uso fasullo dei co.co.pro; alla diminuzione del lavoro nero per gli eccedenti le 15 unità, al termine dell'utilizzo delle false partite Iva». «Questa soluzione inoltre - conclude Agnelli - renderebbe stabile anche la situazione di molti lavoratori che al momento vivono situazioni di precarietà». Infine sulla necessità di liberare l'apprendistato da costi e vincoli introdotti dalla riforma Fornero, rilanciare l'alternanza scuola-lavoro, valorizzare le competenze, importare in Italia l'esperienza tedesca del sistema di formazione duale, efficace collegamento tra il mondo della scuola ed il mondo delle imprese che consente ai giovani di conseguire un titolo di studio imparando un mestiere ha insistito il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti. Apprezzando le parole di Renzi, in tema di riforme per rilanciare l'occupazione. «È questa la strada per affrontare il dramma della disoccupazione giovanile e potenziare la qualità manifatturiera made in Italy» sottolinea Merletti. «Bisogna utilizzare il Job Acts - continua - per definire un sistema di orientamento e di sostegno al lavoro». RIPRODUZIONE RISERVATA CONFIMI - Rassegna Stampa 02/09/2014 8

9 02/09/2014 Corriere di Romagna - Ravenna Pag. 9 SICUREZZA Bassette, tutti soddisfatti per le telecamere RAVENNA. «Do po un 2013 costellato di numerosi fenomeni delinquenziali ai danni di tante imprese, speriamo che un importante cambio di rotta arrivi grazie all' in stal lazione nella zona Bassette di un sistema di videosorveglianza, come anticipato nei giorni scorsi dall'as se ss ore ai lavori pubblici Andrea Corsini». E' l' auspicio di Mauro Basurto, segretario generale di Confimi Impresa Ravenna che delinea un quadro preoccupante sul fronte della sicurezza. «Molte nostre aziende situate in quella zona hanno subito furti e danni di ogni tipo negli ultimi due anni al punto che già dai primi mesi del 2013 avevamo in più occasioni sollevato questo problema alle istituzioni del territorio. La recente approvazione dei progetti esecutivi per la realizzazione degli impianti ci fa ben sperare che un simile deterrente ponga un freno all' attività delinquenziale che per tanti mesi ha tenuto in scacco le imprese della zona». CONFIMI - Rassegna Stampa 02/09/2014 9

10 02/09/2014 Gazzetta di Modena - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:10626, tiratura:14183) Confimi, proposta sui problemi dell'articolo 18 Confimi, proposta sui problemi dell'articolo 18 Confimi, proposta sui problemi dell'articolo 18 Paolo Agnelli, presidente nazionale di Confimi Impresa - interviene nel dibattito sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. «No alla abolizione dell'articolo 18 - dice Agnelli - sì invece allo spostamento della soglia della sua applicazione dai 15 addetti attuali ai 35. Questa modifica porterebbe alla fine delle paure della crescita per le pmi sotto i 15 dipendenti; alla eliminazione dell'uso fasullo dei co.co.pro; alla diminuzione del lavoro nero per gli eccedenti le 15 unità». CONFIMI - Rassegna Stampa 02/09/

11 02/09/2014 La Voce di Romagna - Ravenna Pag. 14 (diffusione:30000) VIDEOSORVEGLIANZA BASSETTE L'auspicio del segretario Basurto Confimi spera nelle telecamere "Unico argine contro i criminali" opo un 2013 costellato di numerosi fenomeni delinquenziali ai danni di tante imprese, speriamo che un cambio di rotta arrivi grazie all'installazione alle Bassette di un sistema di videosorveglianza". E' l'auspicio di Mauro Basurto, segretario generale di Confimi Impresa Ravenna, che ricorda in una nota come molte aziende situate in quella zona hanno subìto "furti e danni di ogni tipo negli ultimi due anni al punto che, già dai primi mesi del 2013, avevamo in più occasioni sollevato questo problema alle istituzioni. La recente approvazione dei progetti esecutivi per la realizzazione degli impianti (zona Bassette e Marchesato a Marina di Ravenna) ci fa ben sperare che un simile deterrente ponga un freno all'attività delinquenziale. Ancora una volta - conclude Basurto - la coesione tra sistema istituzionale ed economico confidiamo possa rappresentare il più efficace strumento per contrastare simili fenomeni e restituire tranquillità alle aziende già provate dalla crisi". Mauro Basurto segretario generale di Confimi Impresa Ravenna CONFIMI - Rassegna Stampa 02/09/

12 CONFIMI WEB 5 articoli

13 01/09/ :28 Sito Web 12:28 Confimi Impresa: no abolizione art 18 ma soglia a 35 dipendenti pagerank: 7 "Questa soluzione aiuterebbe stabilita' lavoratori" (ASCA) - Roma, 1 set Confimi Impresa, la confederazione dell'industria manifatturiera e dell'impresa privata, e' contraria all'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma chiede di alzare la soglia della tutela a 35 dipednenti. "No alla abolizione dell'articolo 18 - dice il presidente Paolo Agnelli - si' invece allo spostamento della soglia della sua applicazione dai 15 addetti attuali ai 35". Questa modifica, aggiunge, "porterebbe alla fine delle paure della crescita per le Pmi sotto i 15 dipendenti; alla fine dei motivi di nanismo di molte imprese; all'eliminazione dell'uso fasullo dei cocopro; alla diminuzione del lavoro nero per gli eccedenti le 15 unita', al termine dell'utilizzo delle false partite Iva. Questa soluzione, inoltre, renderebbe stabile anche la situazione di molti lavoratori che al momento vivono situazioni di precarieta'". Vis CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 02/09/

14 01/09/ :31 it.notizie.yahoo.com_economia Sito Web Confimi Impresa: no abolizione art. 18, ma soglia a 35 dipendenti pagerank: 6 Roma, 1 set. (TMNews) - Confimi Impresa, la confederazione dell'industria manifatturiera e dell'impresa privata, è contraria all'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma chiede di alzare la soglia della tutela a 35 dipednenti. "No alla abolizione dell'articolo 18 - dice il presidente Paolo Agnelli - sì invece allo spostamento della soglia della sua applicazione dai 15 addetti attuali ai 35". Questa modifica, aggiunge, "porterebbe alla fine delle paure della crescita per le Pmi sotto i 15 dipendenti; alla fine dei motivi di nanismo di molte imprese; all'eliminazione dell'uso fasullo dei cocopro; alla diminuzione del lavoro nero per gli eccedenti le 15 unità, al termine dell'utilizzo delle false partite Iva. Questa soluzione, inoltre, renderebbe stabile anche la situazione di molti lavoratori che al momento vivono situazioni di precarietà". CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 02/09/

15 01/09/ :55 Sito Web Lavoro, Confimi: No ad abolizione art. 18, sì soglia a 35 dipendenti pagerank: 4 Roma, 1 set. (LaPresse) - Confimi Impresa dice "no all'abolizione dell'articolo 18", mentre è favorevole "allo spostamento della soglia della sua applicazione dai 15 addetti attuali ai 35". Lo si legge in una nota del presidente della confederazione, Paolo Agnelli. "Questa modifica - aggiunge - porterebbe alla fine delle paure della crescita per le Pmi sotto i 15 dipendenti; alla fine dei motivi di nanismo di molte imprese; all'eliminazione dell'uso fasullo dei co.co.pro; alla diminuzione del lavoro nero per gli eccedenti le 15 unità, al termine dell'utilizzo delle false partite Iva". "Questa soluzione inoltre - conclude Agnelli - renderebbe stabile anche la situazione di molti lavoratori che al momento vivono situazioni di precarietà". CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 02/09/

16 01/09/ :22 Sito Web Parte la videosorveglianza alle Bassette, più sicurezza per le aziende pagerank: 4 Dopo un 2013 costellato di numerosi fenomeni delinquenziali ai danni di tante imprese, speriamo che un importante cambio di rotta arrivi grazie all'installazione nella zona Bassette di un sistema di videosorveglianza, come anticipato nei giorni scorsi dall'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Corsini. "Molte nostre aziende situate in quella zona hanno subito furti e danni di ogni tipo negli ultimi due anni - spiega Mauro Basurto, segretario generale di Confimi Impresa Ravenna - al punto che già dai primi mesi del 2013 avevamo in più occasioni sollevato questo problema alle istituzioni del territorio". "La recente approvazione dei progetti esecutivi per la realizzazione degli impianti (zona Bassette e Marchesato a Marina di Ravenna) ci fa ben sperare che un simile deterrente ponga un freno all'attività delinquenziale che per tanti mesi ha tenuto in scacco le imprese della zona. Ancora una volta - conclude Basurto - la coesione tra sistema istituzionale ed economico confidiamo possa rappresentare il più efficace strumento in nostro possesso per contrastare simili fenomeni e restituire un minimo di tranquillità alle aziende già provate dal complesso periodo ancora in atto". CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 02/09/

17 01/09/ :12 ildiariodellavoro.it Sito Web No abolizione art. 18, ma soglia a 35 dipendenti Confimi Impresa, la confederazione dell'industria manifatturiera e dell'impresa privata, è contraria all'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma chiede di alzare la soglia della tutela a 35 dipednenti. "No alla abolizione dell'articolo 18 - dice il presidente Paolo Agnelli - sì invece allo spostamento della soglia della sua applicazione dai 15 addetti attuali ai 35". Questa modifica, aggiunge, "porterebbe alla fine delle paure della crescita per le Pmi sotto i 15 dipendenti; alla fine dei motivi di nanismo di molte imprese; all'eliminazione dell`uso fasullo dei cocopro; alla diminuzione del lavoro nero per gli eccedenti le 15 unità, al termine dell`utilizzo delle false partite Iva. Questa soluzione, inoltre, renderebbe stabile anche la situazione di molti lavoratori che al momento vivono situazioni di precarietà". CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 02/09/

18 SCENARIO ECONOMIA 20 articoli

19 02/09/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 1 (diffusione:619980, tiratura:779916) INTERVISTA Il futuro di Luxottica Del Vecchio: ecco perché ho scelto un triumvirato Fabio Tamburini di Fabio Tamburini e Daniela Polizzi a pagina 25 «Oggi si apre la terza fase di vita dell'azienda. All'inizio la nascita, poi il passo indietro del fondatore con la nomina di Andrea Guerra come amministratore delegato, ora un triumvirato perché, nel frattempo, l'azienda ha più che raddoppiato le vendite arrivando a 7,5 miliardi di euro». L'annuncio è di Leonardo Del Vecchio che, alla soglia degli 80 anni, ha deciso di riorganizzare il vertice di Luxottica e varare una nuova governance. «Guerra era l'unico capo azienda, mentre abbiamo deciso che è meglio averne tre, due amministratori delegati e un responsabile delle attività produttive, perché il gruppo è diventato molto più grande e globale. Così sarà facile anche ogni eventuale successione. Finché ci sono io, nel caso di uscita di un amministratore delegato solo al comando, non ci sono problemi, per l'esperienza che ho. Ma va tenuto conto della mia età, che non è più giovanile». La scommessa è continuare a crescere con obiettivi ambiziosi: «Il 6-7 % di aumento del fatturato all'anno per linee interne, che significa raddoppiare ancora nei prossimi dieci anni», aggiunge Del Vecchio, spiegando che, «se capita e sono profittevoli, aggiungeremo altre acquisizioni. In questo caso la crescita sarà ancora maggiore». Quando ha maturata la scelta del triumvirato? «Le prime riflessioni sono di quattro, cinque mesi fa, quando mi sono confrontato con Guerra proponendogli di farne parte». Come ha reagito? «L'ha presa come una caduta di fiducia nei suoi confronti. E ha reagito come avrei reagito io: non ha accettato e mi ha detto no. Così le strade hanno cominciato a dividersi. La frattura si è creata quando ho deciso di procedere e lui non ha cambiato posizione». Le prime incomprensioni sono cominciate con la partecipazione di Guerra alla Leopolda, l'iniziativa che ha lanciato Matteo Renzi? «Non ci ho neppure fatto caso. Mi ha dato un certo fastidio, invece, che abbia impiegato tre giorni a smentire le indiscrezioni sulla candidatura a ministro nel governo Renzi e, forse, il ritardo con cui me l'ha comunicato anche se non ho mai creduto molto al suo impegno in politica. Sono forzature in cui, soprattutto la televisione, è maestra. Vedono due insieme e dicono subito che fanno l'amore...». Lei conosce bene Guerra, lo ritiene più adatto come amministratore delegato di società come l'eni? «Certamente non ha le doti di un politico, che è un mestiere diverso con logiche diverse. In politica, per esempio, se uno caccia balle nessuno si stupisce troppo. Guerra non lo vedo portato e l'amministratore delegato dell'eni è già stato scelto. Oggi, secondo me, lo Stato avrebbe bisogno di coordinare le grandi aziende che ancora controlla. Un istituto com'era l'iri di una volta. E Guerra sarebbe perfetto». Ha condiviso la sua scelta di cedere le stock option quando era ancora in Luxottica? «In effetti quando un capo azienda vende i titoli della società c'è il rischio che ne derivi l'impressione di previsioni negative basate su notizie riservate. Nel caso di Luxottica, però, non è così perché le azioni cedute da Guerra le ho comprate io come facciamo da anni per tutte quelle vendute in blocchi, per evitare oscillazioni speculative. Quindi era una partita tutta interna al vertice del gruppo». Lei era d'accordo sulla fusione tra Luxottica e la Essilor, leader francese nella produzione di occhiali? «Non c'entra con l'uscita di Guerra. È stata una operazione a cui abbiamo lavorato e i francesi avevano accettato che il capo azienda diventasse lui. Io avrei mantenuto poco più del 30% ma non ho accettato perché, secondo il progetto, avrei contato come il maggior azionista di Essilor, che sarebbe sceso al 4% circa della nuova società». SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 02/09/

20 02/09/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 1 (diffusione:619980, tiratura:779916) Vi ha diviso anche l'intesa con Google? «Non c'entra neppure questo. Intanto perché più che un accordo strategico è una semplice collaborazione. Noi facciamo occhiali. Punto. A loro il compito di migliorare la tecnologia applicata, a cui noi collaboriamo. Più ci riusciranno meglio sarà». Nella nuova Luxottica lei tornerà operativo? «Per la verità non ho mai smesso di esserlo. Certo Guerra faceva bene e io quando uno fa bene non rompo le scatole. Adesso sono impegnato a far andare le cose ancora meglio». Il gruppo avrà un modello organizzativo diverso? «Un'altra novità è la creazione di un comitato direttivo formato dai manager del triumvirato e dal sottoscritto, che discuterà le decisioni da portare in consiglio di amministrazione». Suo figlio e suo nipote avranno ruoli particolari? «No. Stanno bene così come sono». Come giudica l'esordio del governo Renzi? «Ha il coraggio di dire quello che pensa. Dobbiamo soltanto sperare che riesca a farlo, anche se comincio ad avere qualche dubbio. I vincoli europei pesano». Cosa sarebbe necessario fare? «Ritrovare un po' di entusiasmo e voglia d'investire. Basterebbe una crescita anche piccola, magari dell'1%, per spezzare la spirale negativa. Siamo tutti mortificati da un'europa che ci strozza un po'. Servono più fiducia e più consumi. Occorrono riforme e puntare sullo sviluppo». Servono gli 80 euro in busta paga? «Li hanno criticati in tanti, ma è una leva che può funzionare». Condivide la critica di chi ritiene che il tasso di esperienza di troppi ministri sia troppo basso? «Le ministre giovani non sono certamente peggio dei loro predecessori, che dicevano sempre le stesse cose senza fare nulla. Meglio una ragazza con un po' di vivacità, anche se può sbagliare». RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: Leonardo Del Vecchio, 79 anni, è presidente di Luxottica, di cui controlla il 66%. Ha un patrimonio stimato di 19,5 miliardi di dollari SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 02/09/

21 02/09/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 1 (diffusione:619980, tiratura:779916) L'arretratezza digitale italiana quei sorpassi subiti in rete GIAN ANTONIO STELLA Ci ha spezzato le reni, per dirla ironicamente col Duce, anche la Grecia. Da ieri, sentenzia il sito netindex.com che misura la velocità di download domestica sulla base di cinque milioni di test al giorno, siamo novantottesimi al mondo. Dopo l'amata e malmessa Ellade e davanti al Kenya. Nel dicembre 2010 eravamo al 70º posto. Nel dicembre 2012 all'84º. Sempre più giù, giù, giù... Coi nostri mediocri 8,51 megabyte mediamente scaricabili al secondo siamo ultimi tra i Paesi del G8 (penultimo è il Canada che svetta dal 23,09: il triplo), penultimi tra quelli europei davanti alla Croazia e ultimissimi tra i 34 dell'ocse. Abissalmente lontani dalla velocità con cui scaricano dal Web i cinesi di Hong Kong, quasi undici volte la nostra, ma anche i sudcoreani, gli svedesi, gli svizzeri. C'è chi dirà: si tratta di realtà disomogenee e in qualche modo eccentriche rispetto alle realtà economiche, tanto da vedere ai primi posti per eccellenza della Rete la Romania, dove però i cittadini dialogano ancor peggio di noi con gli sportelli informatici pubblici. Vero. Resta il fatto che in classifica siamo staccati di 58 gradini dalla Cina, 65 dalla Spagna, 69 dalla Germania, 71 dalla Gran Bretagna, 76 dalla Francia con la quale fino a una dozzina di anni fa eravamo sostanzialmente alla pari. Per non dire della velocità di upload, cioè del tempo che si impiega per caricare un documento in Rete: quattro anni fa eravamo ottantaseiesimi. Oggi siamo al 157º posto. Molto ma molto più distanti dalla Francia che dal Congo o dal Burkina Faso. Ora, se il Web servisse solo ai ragazzini per dibattere dei tatuaggi preferiti o alle amanti della tisana per consigliare la menta piperita, poco male. Il nodo, come dimostra un'analisi di MM-One Group su dati Eurostat, è che la Rete è sempre più un volano per l'economia. Il fatturato delle imprese europee ricavato dal Web nel 2013 è stato in media del 14%. Ma la Gran Bretagna e la Slovacchia sono già al 18, la Repubblica ceca al 26, l'irlanda al 31%: quasi un euro su tre, a Dublino e dintorni, arriva via Internet. Noi siamo al 7%: la metà o meno delle altre europotenze. Per non dire del turismo, che vive un boom spropositato a livello planetario ma che solo parzialmente ci sfiora nonostante il nostro immenso patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico. Il business vacanziero europeo dipende per un quarto dal Web ma la quota si impenna fino al 39% nel Regno Unito. Noi siamo al 17%: nettamente sotto la Francia e la Spagna, le concorrenti dirette. Quanto al rapporto fra cittadini e pubblici sportelli, un'altra ricerca MM-One sui Paesi che sfruttano meglio le potenzialità della Rete dice che, se la Danimarca sta a 100, noi siamo a 9. Umiliante. Come se mancasse la consapevolezza, al centro e in periferia, di quanto il settore sia centrale. Come se nessuno si fosse accorto che perfino qui da noi, negli ultimi anni, come spiega l'agenda digitale italiana, il Web ha creato 700 mila posti di lavoro: sei volte più degli addetti di un settore storico quale la chimica. Eppure, davanti a un quadro così, lo stesso governo del primo premier incessantemente affaccendato tra Facebook e Twitter, WhatsApp ed Instagram pare aver deciso, stando alle bozze dello Sblocca Italia, di limitare gli aiuti per l'estensione della banda larga, sulla quale siamo in angoscioso ritardo sulla tabella di marcia europea, agli sgravi fiscali (sostanziosi o meno non si sa) per chi investirà sulle «aree a fallimento di mercato», quelle dove gli operatori non mettono soldi per paura di perderci. Che dire? #inboccaallupo. RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 02/09/

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