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2 Creiamo spazi di lavoro pensati su misura per le vostre esigenze, pratici e funzionali, con in sé la freschezza che solo idee sempre nuove e una grande sensibilità progettuale e immaginativa sanno garantire. Perché possiate essere ancora più fieri del vostro posto di lavoro. T F via Bolzano 30 - TN Reg.N 5521-A UNI EN ISO 9001:2000

3 In copertina: Dal 28 maggio al 2 giugno Trento ospiterà il terzo Festival dell Economia. COOPERAZIONE TRENTINA n 5 - maggio Anno 95 Periodico della Federazione Trentina della Cooperazione Trento, Via Segantini, 10 - Tel Direttore responsabile Walter Liber Coordinatore Corrado Corradini Comitato di Redazione Walter Liber, Diego Nart, Sara Perugini, Dirce Pradella, Corrado Corradini Franco de Battaglia, Cesare Dossi, Michele Dorigatti, Paolo Tonelli, Cristina Galassi, Silvia De Vogli, Sergio Ferrari, Umberto Folena Hanno collaborato Carlo Borzaga, Fabio Lucchi, Norma Benoni, Annalisa Borghese, Cristian Aiardi, Serena Avancini Art director Gabriele Dalla Costa - Progettazione grafica Cooperativa ARCHIMEDE - Stampa tipografica Cooperativa NUOVE ARTI GRAFICHE Abbonamenti Costo singola copia: 3 euro Abbonamento annuale (11 numeri): 30 euro Abbonamento semestrale (5 numeri): 15 euro Promozione 2008 Sconto speciale del 50% per chi sottoscrive più di 10 abbonamenti COOPERAZIONE TRENTINA n 5 - maggio 2008 EDITORIALE 03 Le Alpi sono il nostro ambito naturale di Diego Schelfi IN PRIMO PIANO Festival dell Economia Mercato o democrazia? 05 I forum della cooperazione 05 Sapelli: Possente forza di sviluppo civile e sociale 06 Caselli: Contro il pensiero unico 07 Boeri: L economia cresce di più se c è democrazia CULTURA COOPERATIVA Anniversario 09 Il messaggio di don Guetti a 110 anni dalla scomparsa ATTUALITÀ Confcooperative 12 «Basta pregiudizi, noi le tasse le paghiamo tutte» Assemblea 15 Cooperfidi diventa intermediario finanziario vigilato Mercati finanziari 16 Allacciate le cinture di sicurezza Progetto Restore 19 L impresa sociale per lo sviluppo locale Convegno 20 Il futuro degli anziani Anniversario 21 Un sogno romantico in risposta alla solitudine Servizi all infanzia 23 Tagesmutter premiate con il marchio Family in Trentino Ambiente 24 Costituita associazione per l edilizia sostenibile Incontri in cooperazione 25 Nuove teorie dell impresa RUBRICHE Economia 27 Difficili i rapporti con il sindacato - di Carlo Borzaga Finestra sul mondo 28 Don Guido Zendron, il vescovo delle favelas Educazione cooperativa 31 Soci marziani cercasi Storia 32 Strembo, Bocenago e Caderzone insieme da un secolo Viaggio nelle cooperative 35 Espo, la casa del porfido Pubblicazioni 36 Il mercato d azzardo Recensioni 37 Verdini e il merito Racconti di cooperazione 39 Il ragazzo del 1908 Fotocronaca 43 Foto e volti del mese OPINIONI Orizzonti 47 Chi non educa è perduto - di Umberto Folena La porta aperta 48 Modelli di comunità - di Franco de Battaglia Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Trento n. 26 Registro stampa di data

4 + archimede.nu Tassi massimi applicabili ai rapporti garantiti da Cooperfidi al 01/05/2008 CREDITO IN SALVO ANTICIPO ANTICIPO CREDITI ANTICIPO MUTUO CONTO CORRENTE BUON FINE CONTRATTI PUBBLICHE AMMIN. SU FATTURE CHIROGRAFARIO CASSA CENTRALE E CASSE RURALI TRENTINE 6,00% 5,30% 5,30% 5,30% 5,30% 5,60% UNICREDIT BANCA 6,838% + 1/8 5,838% 6,338% 6,088% 6,088% 5,738% BNL 6,427% 5,927% 5,927% 5,927% 5,927% 6,248% BANCA POPOLARE A/A 6,50% + 1/8 6,00% 6,00% 6,00% 6,00% 6,00% B.T.B. 6,088% 5,338% 5,588% 5,588% 5,588% 5,838% BANCA SELLA NORD EST - BOVIO CALDERARI 6,25% 5,50% 5,75% 5,75% 5,75% 6,15% BANCA COOP. LA VALSABBINA 6,472% 5,772% 5,772% 6,472% 5,772% 5,772% BANCA POP. SONDRIO 6,338% 5,838% 6,138% 6,138% 5,838% 5,938% MEDIOCREDITO TRENTINO AA 5,80% (SE FISSO DA 5,80% A 5,90% - SE VARIABILE 6,10%) FACILITA IL RAPPORTO CON LE BANCHE I SERVIZI PER I SOCI Cooperfidi, cooperativa provinciale di garanzia fidi, migliora il rapporto banca-utente, garantendo i finanziamenti e le linee di credito aperte dai soci presso gli Istituti di Credito convenzionati. La presenza della garanzia Cooperfidi agevola l accesso al credito, e le relative operazioni di finanziamento vengono trattate a tassi particolarmente convenienti. COOPERFIDI OFFRE AI PROPRI SOCI ULTERIORI SERVIZI - consulenza ed assistenza finanziaria; - finanziamenti tramite Fondo di Solidarietà Sait; - copertura rischio cambio; - anticipo contributi ai sensi L.P. 6/99; - prestiti partecipativi ai sensi L.P. 6/99; - operazioni speciali per gli allevatori e per i caseifici sociali. CHI PUÒ ACCEDERE AI SERVIZI DI COOPERFIDI Cooperfidi è aperta alle cooperative, ai contadini, alle società ed agli Enti operanti nell agricoltura. Possono associarsi al consorzio le cooperative di produzione lavoro, quelle di servizio, di consumo, edilizie, le cooperative agricole e tutti i contadini iscritti all albo provinciale, siano essi allevatori, apicoltori, frutticoltori, coltivatori di piccoli frutti ecc. ORARI E NUMERI UTILI Il personale del Consorzio è a disposizione dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle e dalle ore alle 17.00, per offrire tutte le informazioni desiderate. Trento - Via Vannetti, 1 Tel Fax N QUALITÀ 2000/14533

5 EDITORIALE di Diego Schelfi Le Alpi sono il nostro ambito naturale Bisogna attrezzarsi culturalmente e concretamente per praticare i nuovi scenari dell Europa allargata. Le visite, gli incontri, le proposte di collaborazione rivolte alla Cooperazione Trentina da molti interlocutori vanno vagliate con apertura e generosità Nelle settimane scorse è stato firmato un protocollo di collaborazione fra la Cooperazione Trentina e quella della Valle d Aosta. La nostra società Cooperfidi sta concordando un documento finalizzato a un lavoro comune con il Friuli. Da quasi un anno è stata creata Jobcoop, società di avviamento al lavoro che coinvolge anche parte della cooperazione di Bolzano. Gli atteggiamenti che di solito si registrano davanti a fatti di questo tipo sono tesi a minimizzarne la portata; si valutano (giudicano) carte politiche e poi si ritorna a concentrarsi sulle proprie attività considerate, queste si, affari importanti. Siamo convinti che nel nostro mondo siano ancora presenti posizioni come quelle sopra richiamate. Sono sbagliate! E ciò in riferimento sia all autonomia (da Roma) sia alla costruzione di sempre nuovi rapporti (con l Europa). I nostri predecessori sia politici che cooperatori hanno avuto un compito estremamente difficile nel costruire e difendere la nostra autonomia. Per molte ragioni, non secondarie quelle riferite ad una cultura molto centralista che dominava sostanzialmente tutte le principali forze politiche, sociali ed economiche italiane. Il loro impegno è stato per lungo tempo caratterizzato dal fatto che non avevano retroterra. Erano loro con di fronte lo Stato e con dietro nessuno (o quasi). Eppure hanno lottato raggiungendo risultati ottimi. Oggi, paradossalmente, c è un grande substrato formato dai popoli dei 27 Paesi che costituiscono l Unione Europea, ma non sappiamo cogliere le nuove opportunità autonomistiche che da ciò derivano. Le collaborazioni sopra accennate, a nostro parere, devono diventare le basi su cui costruire alleanze organiche tali da delineare aree regionali da collocare non solo in rapporto con i governi degli Stati, ma per interloquire con Bruxelles. Per dirlo chiaramente: dobbiamo saper puntare su una nuova rete di rapporti tali da tratteggiare nuove macro regioni europee in grado di sancire capacità autonomistica e vigore per essere riconosciute come interlocutrici stabili dagli organi tecnici e politici della UE. In questo senso le Alpi sono il nostro ambito naturale. Le Alpi che tanti popoli vivono da millenni, le Alpi attraversate da sempre dalle persone migranti, le Alpi che non sono state da noi vissute come barriera ma come ponte. Pensate alla ricchezza di culture che vanno dalla Slovenia/Friuli alla Provenza/Liguria, da Mediterraneo a Mediterraneo passando per la Mitteleuropa. Abbiamo quindi la possibilità di impostare nuovi rapporti con Roma. In tutti i sensi e in tutti gli ambiti. Nessuna velleità antistatale ma capacità di vedere lontano, di delineare panorami nuovi. Bisogna quindi attrezzarsi culturalmente e concretamente per praticare i nuovi scenari. Le visite, gli incontri, le proposte di collaborazione che ci vengono da molti interlocutori e distribuite in molti campi di attività, vanno vagliate attentamente e non scartate con sufficienza. Nelle relazioni la reputazione delle parti è fondamentale ed essa si costruisce essendo generosi e curiosi (in tutti i sensi). In questo modo riusciremo a far conoscere positivamente la cooperazione trentina al resto d Europa. Sarà questa nuova collocazione della cooperazione trentina che potrà farci pensare a diverse, nuove e maggiormente libere relazioni con le istituzioni e le organizzazioni cooperativistiche centrali romane.

6 IN PRIMO PIANO festival dell economia 2008 MERCATO O DEMOCRAZIA? Con grandi nomi italiani e internazionali, torna l appuntamento a Trento. Cinque giorni di incontri: dal 29 maggio al 2 giugno. La manifestazione è promossa dalla Provincia autonoma, dall Università e dal Comune di Trento. Nel programma anche due convegni organizzati dalla Cooperazione Trentina. a cura di Corrado Corradini Il Festival di Trento è un idea coraggiosa che è diventata un successo spettacolare. Ha trasformato la scienza triste in una vivace avventura intellettuale... Sono parole di Ralf Dahrendorf il politologo che ha partecipato insieme a studiosi di tante altre discipline alla prima edizione del Festival dell Economia nel Lo slogan di quel primo anno l economia come non ve l hanno mai raccontata era un invito a condividere riflessioni e punti di vista diversi qualche volta opposti su temi di grande attualità. L inaspettata affluenza di pubblico fin da quel primo esordio e la fotografia del popolo dello scoiattolo, il piccolo roditore-logo del Festival, scattata da un indagine Ipsos testimoniano che il Festival dell Economia ha risposto a un bisogno di conoscenza e di partecipazione. Sia con Ricchezza e Povertà il tema della prima edizione, sia con Capitale umano, capitale sociale dello scorso anno, il Festival ha proposto opportunità importanti per comprendere i cambiamenti del mondo nel tempo della globalizzazione. Lo scorso anno si registrarono oltre 50 mila presenze. Con Mercato e democrazia, tema-guida dell edizione 2008, in programma dal 29 maggio al 2 giugno, il Festival torna a proporre occasioni di riflessione e incontro sulle grandi questioni del nostro tempo. L appuntamento avrà per protagonisti alcuni tra i migliori economisti italiani e stranieri, insieme a storici e filosofi, giuristi e antropologi, sociologi e linguisti, giornalisti ed esperti della comunicazione, imprenditori, politici e rappresentanti delle istituzioni. Paul Krugman, docente all Università di Princeton e alla London School of Economics, editorialista del New York Times, rifletterà su quanto le ideologie possano condizionare il funzionamento dei mercati; Paul Collier, professore all Università di Oxford, spiegherà per quale motivo i Paesi africani a basso reddito non riescono a intraprendere con successo la via dello sviluppo; Benjamin Friedman, docente ad Harvard, metterà in discussione la scuola di pensiero che imputa al benessere economico conseguenze morali gravi: dall individualismo allo sfruttamento del lavoro altrui, alla disintegrazione dei legami sociali tradizionali; Luisa Diogo, attuale primo ministro del Mozambico, illustrerà la sua esperienza di governo la cui efficacia ha destato l attenzione degli osservatori di tutto il mondo; Egor Gaidar, primo ministro russo all epoca di Eltsin e tra gli artefici delle prime grandi privatizzazioni, parlerà del passaggio dal sistema sovietico al libero mercato; John Lloyd, giornalista ed editorialista del Financial Times, analizzerà lo scenario dell informazione, in presenza di una crescente concentrazione nella proprietà dei giornali e della televisione sia in Europa che negli Stati Uniti. A questi e tanti altri nomi si aggiungono grandi personalità del dibattito pubblico italiano. Tra gli altri: Mario Monti, Guido Rossi, Luciano Gallino, Sergio Marchionne, Piercamillo Davigo. Il Festival punta sempre più alla qualità, nella convinzione che solo nella direzione dell eccellenza possa esserci risposta adeguata ad un mondo globalizzato che mette in rete infinite specificità. 4 > Foto Ufficio stampa Festival dell Economia

7 IN PRIMO PIANO festival dell economia 2008 I forum della cooperazione La presenza della Cooperazione Trentina all edizione 2007 del Festival è stata caratterizzata dai grandi numeri. Nello spazioso padiglione bianco (650 metri quadrati) montato in piazza Fiera sono passati più di 25 mila visitatori. 32 gli stand allestiti da altrettante cooperative. 16 gli incontri organizzati, a cui hanno partecipato centinaia di persone. Il forum più seguito ha avuto per protagonisti i presidenti di Confcooperative Luigi Marino e di Legacoop Giuliano Poletti, invitati a parlare dell ipotesi di unificare a livello nazionale la rappresentanza cooperativa. La partecipazione della Cooperazione Trentina al Festival 2008 sarà più leggera e consisterà essenzialmente nella proposta di due convegni. Il tendone montato nelle precedenti edizioni in piazza Fiera non sarà quest anno allestito. Il primo convegno, venerdì 30 maggio, approfondirà il tema della democrazia come valore costitutivo dell impresa cooperativa. La riflessione riguarderà la peculiare distintività imprenditoriale e sociale della cooperazione e le sue potenzialità come soggetto propositivo e dinamico capace di darsi nuove linee di innovazione legislativa, di governance, di ricambio generazionale. Interverranno: Diego Schelfi, presidente della Federazione; Victor Pestoff dell Università di Stoccolma; Lorenzo Caselli, docente di Etica economica e responsabilità sociale delle imprese all Università di Genova. Moderatrice: Mariangela Franch dell Università di Trento. Il secondo appuntamento è in programma sabato 31 maggio. Al centro della discussione sarà posto non Appuntamenti coop IMPRESA COOPERATIVA E DEMOCRAZIA ECONOMICA venerdì 30 maggio - ore Sala della Cooperazione - Trento COOPERAZIONE, DEMOCRAZIA E CONCORRENZA sabato 31 maggio - ore Sala della Cooperazione - Trento Spettacolo: DON LORENZO GUETTI E LE STAGIONI DELLA SOLIDARIETÀ Testi di Mauro Neri, musiche di G. Moroder e G. Solera, esegue il coro Croz Corona lunedì 2 giugno - ore 21 Centro S. Chiara - Trento solo il peso economico e culturale delle imprese cooperative, ma anche la loro capacità di essere protagoniste nel competitivo mercato globale creando allo stesso tempo mercato cooperativo. È previsto l intervento di: Mikel Lezamiz, Mondragón Corporación Cooperativa; Daniel Coté, professore di economia all Hec Montreal; Giulio Sapelli, docente di storia economica e di analisi culturale dei processi organizzativi all Università di Milano. Moderatore: Carlo Borzaga dell Università di Trento. Anticipiamo di seguito in forma sintetica i contenuti delle relazioni che saranno presentate da Giulio Sapelli e Lorenzo Caselli. Giulio Sapelli, docente di storia economica all Università di Milano POSSENTE FORZA DI SVILUPPO CIVILE E SOCIALE Oggi, grazie alla globalizzazione, a tutti può apparire evidente che il mercato è un costrutto artificiale: è il frutto di un complesso di regole che l uomo e il suo associarsi possono costruire. La spada del sovrano sospendeva la guerra nelle fiere già nel medioevo: senza di essa nessun mercato e nessun mercante. Le istituzioni di regolazione dei mercati oggi svolgono lo stesso ruolo: allontanano la guerra dal mercato diminuendone i fallimenti ed erigendo barriere all entrata più o meno alte, rendendo più o meno complesso l accesso di nuovi membri alla fiera che è oggi eminentemente finanziaria, non esistendo più nel mondo, neppure a Chi- 5

8 IN PRIMO PIANO festival dell economia 2008 cago, per secoli borsa merci per eccellenza, scambi fisici di beni, essendo tutto dematerializzato con costi di transazione tendenti allo zero grazie all uso delle tecnologie informatiche e della comunicazione (ITC). Naturalmente i rischi di fallimento dell accountability sono sempre in agguato, come dimostra il caso recente di Societe Generale. Anzi, l uso massiccio dell ITC può favorire comportamenti opportunistici altamente professionalizzati, aumentando il rischio delle frodi, diminuendo la pervasività dei controlli. È un tema, questo, destinato a divenire dominante in futuro e che occorre sorvegliare con somma attenzione. Sarebbe sbagliato e questo sarà il messaggio della riflessione che svilupperò al Festival rispondere ai fallimenti dei mercati invocando un nuovo statalismo o nuovi protezionismi. La crescita si arresterebbe molto di più di quanto oggi non accada. Si entrerebbe in una recessione profonda o in una stagnazione simile a quella del Giappone degli anni Novanta, a quella tedesca di pochi anni dopo. Occorre riscoprire i principi della sussidiarizzazione dei mercati. Ossia l unica via di uscita non è la costruzione di pesanti sistemi di controllo statolatrici, ma la frugale e leggera opera di trasformazione culturale che conduce gli attori dei mercati all autoregolazione. Fairness, regole semplici e compliance non stataliste ma affidate agli attori. Rivoluzione culturale e morale. Se non si supera la prova si muore. Ma deve esistere anche la roccia che non si muove nel torrente impetuoso. Ossia il mercato deve subire il confronto e la competizione anche da parte di gruppi di imprese che non sono pervasivamente regolate interamente da esso. E non parlo solo del not for profit, non a caso in sviluppo tumultuoso proprio per reazione alla pervasività assoluta del mercato e alla statolatria (la società si difende, sempre, perché il soggetto non si lascia sempre annichilire ): parlo in primo luogo della cooperazione nelle sua varie e mutevoli forme. Essa appare in una dimensione planetaria come una possente forza di sviluppo civile e sociale. Ecco il trionfo, nel mercato, non contro il mercato, del principio di sussidiarietà. È la cooperazione. Lorenzo Caselli, docente di Etica economica all Università di Genova CONTRO IL PENSIERO UNICO 6 Il pensiero unico può essere sconfitto. In economia più strade sono possibili; i problemi non hanno una e una sola soluzione. Gli elementi costitutivi dell economia di mercato la proprietà dei mezzi di produzione, il rapporto tra capitale e lavoro, il profitto e il suo utilizzo, i meccanismi di decisione e controllo, ecc. possono essere variamente declinati e combinati. In questa prospettiva, l impresa cooperativa, il mondo della cooperazione possono contribuire alla realizzazione di una economia di mercato coerente con la rimozione della ingiustizia sociale e con la promozione di condizioni atte a valorizzare nella diversità delle esperienze le capacità e le potenzialità delle persone e dei gruppi sociali. Il concetto da approfondire come riferimento fondamentale è quello di democrazia economica intendendo con tale espressione un progetto che, oltre alla definizione di precise regole per il mercato, si propone l attivazione di processi partecipativi, sul versante sia della gestione sia del controllo del sistema economico nonché il consolidamento dello stato sociale, facendo interagire dimensioni pubbliche e dimensioni private. L impresa cooperativa, il mondo della cooperazione sono fattori di pluralismo (oltre che plurali al loro interno), di arricchimento, di stimolo nella direzione di una economia multidimensionale, aperta, amica dell uomo lavoratore, consumatore, risparmiatore, cittadino. L impresa cooperativa concorre alla democrazia economica potendo mettere sul piatto della bilancia alcuni punti di forza. È un impresa dotata di stabilità ovvero radicata nella comunità. È un antidoto salutare contro la divaricazione tra dinamiche reali e dinamiche finanziarie speculative. È un impresa che poggiando sull affidabilità, su relazioni di fiducia e di mutualità tra i soci e con l ambiente, contribuisce all aumento del capitale sociale, fonte prioritaria di competitività dei diversi sistemi territoriali.

9 IN PRIMO PIANO festival dell economia 2008 L economia cresce di più se c è democrazia L analisi di Tito Boeri, responsabile scientifico del Festival. I regimi liberali, di norma, generano minori disparità di reddito delle dittature e ci consegnano società meno diseguali Democrazia e mercato non sono termini necessariamente legati. Secondo Tito Boeri, responsabile scientifico del Festival dell Economia, ci eravamo abituati a credere che non ci potesse essere mercato senza democrazia, ma ci siamo dovuti ricredere. Ci possono essere regimi totalitari che tollerano la presenza di mercati. Così è stato con il Cile di Pinochet, così è oggi con il caso della Cina. Non solo i mercati possono coesistere con regimi autoritari, ma dentro ai mercati operano organizzazioni che, al loro interno, non sono affatto democratiche. Chiarisce Boeri: le imprese sono, in genere, gestite in modo autocratico. Decide il boss, il più delle volte senza interpellare i dipendenti e tutti coloro, fornitori e clienti abituali, che sono portatori di interessi nei confronti dell azienda. Se il boss rende conto a qualcuno, è agli azionisti, ma ci sono sempre o quasi sempre alcuni azionisti che contano più degli altri, indipendentemente dal numero di quote che detengono. Il fatto che esistano al mondo mercati senza democrazia e che il mercato pulluli di organizzazioni non democratiche non significa che un economia di mercato possa sopravvivere a lungo senza democrazia. La crescita economica, misurata nell arco di decenni, sembra essere più forte nei regimi democratici che in quelli totalitari. E i regimi democratici, di norma, generano minori disparità di reddito delle dittature, ci consegnano società meno diseguali. Tutto questo permette che ci sia maggiore consenso attorno all operato dei mercati. L analisi di Tito Boeri entra nel dettaglio. La democrazia spiega il docente della Bocconi serve alla sopravvivenza di un economia di mercato perché porta > L economista Tito Boeri alla creazione di istituzioni che difendono i mercati e che rimediano ai fallimenti dei mercati. Senza queste istituzioni, sistemi di leggi, apparati chiamati ad applicarle, autorità di regolazione dei mercati, chi ha maggiore potere economico riuscirebbe a soffocare la concorrenza. Senza sistemi di protezione sociale adeguati, ad esempio, è difficile che il mercato trovi molti sostenitori, si creano margini di consenso per politici che chiedono di imporre dazi e tariffe. Difendono i monopoli ma possono essere ascoltati da lavoratori in ansia per un posto di lavoro minacciato dalla concorrenza internazionale. Non tutte le democrazie sono ugualmente efficienti nel regolare i mercati e nel costruire una infrastruttura a loro protezione. Sempre più economisti studiano i sistemi elettorali, il ruolo delle lobby e i meccanismi di selezione della classe politica, consapevoli dei loro effetti sulla dimensione ed efficienza dei mercati. Studiano anche il pluralismo nell informazione. Guardano con preoccupazione all intreccio fra potere economico e potere mediatico un problema molto forte nel nostro paese dove i primi cinque quotidiani sono posseduti da grandi gruppi industriali convinti che un informazione inadeguata sulla situazione finanziaria delle imprese possa impedire lo sviluppo dei mercati. Non c è in questa scelta solo l interesse distaccato dello studioso, ma anche un impegno civile, democratico. Queste analisi conclude Boeri ci servono oggi a valutare i rischi, sempre presenti, di una degenerazione delle nostre democrazie. Forse un giorno ci serviranno anche a individuare le chiavi per promuovere sviluppi democratici in quei regimi totalitari che oggi hanno un economia di mercato. 7

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11 CULTURA COOPERATIVA anniversario Il messaggio di don Guetti a 110 anni dalla scomparsa Il fondatore del movimento cooperativo trentino è stato ricordato il 19 aprile con una celebrazione nella Pieve di Vigo Lomaso officiata da don Bruno Tomasi, delegato vescovile alla cooperazione. Riportiamo l intervento commemorativo pronunciato dal presidente della Federazione: La cooperazione è messaggio di pace. La povertà non è scomparsa, soprattutto quella culturale. Per questo ci sarà sempre più bisogno di cooperazione di Diego Schelfi Credo non sia un caso che si stia sempre più diffondendo la consapevolezza della centralità della memoria. Ci si sente sempre più spaesati e i più avveduti capiscono che vale la pena cercare nel passato. Noi oggi siamo qui in memoria del nostro fondatore don Lorenzo Guetti ma chiediamoci un attimo che cosa effettivamente significa memoria, e soprattutto che cosa significa il presupposto della memoria, che è il ricordo. La nostra capacità di ricordare è direttamente proporzionale al fatto che la memoria possa sedimentarsi. Il verbo latino recorder esprime il ricordarsi, il rievocare nella mente, ma indica anche l idea di immaginarsi qualcosa al futuro. È costituito da re e cor. Il prefisso re in composizione significa indietro, ma anche di fronte. Il ricordare perciò vive come raccordo fra passato e futuro. Il ricordo è insieme ciò che sta indietro e ciò che ci sta di fronte. Quindi, potrà sembrare strano, ma avere memoria significa pensare al futuro, con il dissolversi della memoria si appanna la visione del futuro. Una proposta per le generazioni future Io penso che il nostro atteggiamento verso la memoria debba essere proprio questo: noi non abbiamo solo memoria del passato, non veniamo qui con atteggiamento contemplativo, quasi fossimo persone esterne al teatro cooperativo, a meditare sui valori, sui principi, sul lavoro del passato. No; noi veniamo qui a ricordarli e quindi a proporli per il futuro. Diciamo qui, accanto alla tomba dove riposa don Guetti che oggi siamo più convinti di ieri che la cooperazione è una proposta per le generazioni future. Davanti allo scambio ineguale che la globalizzazione ha determinato essa è correzione del mercato ma soprattutto è pace. Le parole che Alcide Degasperi > L intervento del presidente Diego Schelfi 9

12 CULTURA COOPERATIVA anniversario pronunciò in occasione dell assemblea del Sait del 1950 sono presenti in noi come fossero scolpite nella pietra: vorrei augurarmi che tutta la nostra famiglia nazionale fosse una famiglia cooperativa, che avesse delle vostre cooperative non soltanto il senso della solidarietà, ma anche quello della responsabilità. Oggi si parla di cooperazione internazionale europea. È lo stesso concetto, lo stesso principio che si muove, onde certi discorsi che sembravano strani da parte dei fondatori del nostro movimento, non erano così vani se si pensa che oggi il principio e lo spirito di quegli ideali sono diventati una necessità internazionale. La cooperazione vuol dire pace e fuori della cooperazione c è la guerra. Pensate, cari cooperatori trentini, che questo nostro principio che voi avete attuato, è lo stesso principio che si deve attuare per salvaguardare la pace! I cultori del dio-profitto Se questo è l atteggiamento giusto che dobbiamo assumere, allora è nostro compito difendere, oggi più di qualche giorno fa, lo strumento e i valori cooperativi come attuali e ottimi per il futuro, dalla critica degli iperliberisti e dalla irrisione dei cultori del dio-profitto. Queste occasioni che giustamente viviamo come nostre, come momento dei cooperatori devono essere anche circostanze per parlare a noi stessi; usare questi momenti per farci lezione, per ripensare il modo con il quale il movimento al quale apparteniamo ha agito per moltissimi anni e su quali binari culturali dovrà agire per il futuro. La cooperazione, quando è nata in queste valli, ha contribuito in maniera determinante ad estirpare la miseria. La condizione largamente maggioritaria fra la popolazione era una condizione di povertà e lavorare su presupposti generalizzati di povertà è, in un certo senso, più facile che lavorare sulle sacche di povertà che sono l altra faccia o il prodotto del benessere diffuso. Se guardiamo alla condizione sociale ed economica di vaste aree dell Africa, ci accorgiamo che è sì la povertà l elemento dominante, ma che dentro e accanto a questa povertà vivono tradizioni, valori, orgoglio, culture. Va anche e subito detto che ciò che sta accadendo in questi ultimi mesi circa il prezzo dei cereali, dimostra che tutti i progetti di sviluppo che non hanno tenuto conto del fatto che la povertà è l altra faccia della ricchezza sono miseramente naufragati. Infatti la Agenzia delle Nazioni Unite per l alimentazione e l agricoltura, la Fao, denuncia che 37 Paesi del mondo o sono già o a breve saranno preda della fame. L aumento dei prezzi d importazione dei cereali negli Stati africani aumenterà nel 2008 del 74%. Quindi ancora una volta è dimostrato che la carestia non è fatto contingente legato alla calamità naturale, ma fatto strutturale intrinseco al modello di sviluppo maggioritariamente diffuso nel mondo. Se invece guardiamo alla povertà nei grandi agglomerati urbani dell America Latina, vediamo che nella povertà di quelle periferie i valori svaniscono, le culture si sono perse. Perdere la speranza Purtroppo quando la povertà, oltre a essere prodotto della ricchezza vive accanto a essa, è spessissimo accompagnata anche da regressione morale, culturale e civile. I poveri delle favelas o delle villas miserias sono immersi quotidianamente nelle regole, nelle immagini, nei costi delle società ricche. Insieme al pane perdono anche la speranza, poi perdono la capacità di discernimento, poi perdono la dignità e vivono riconoscendosi nei sogni e nello sfavillio che i ricchi confezionano virtualmente per loro. Le sacche di povertà nelle nostre aree europee assomigliano a questo secondo esempio e quindi dobbiamo sapere che seppure numericamente di gran lunga inferiori alla condizione della povertà di fine 800 sono qualitativamente diverse e molto più difficili da affrontare. Quindi la cooperazione ha ancora oggi davanti a sé questo compito: la povertà non è scomparsa, è rimasta in alcuni segmenti sociali come povertà pura, in altri come inesorabile impoverimento assoluto, in altri ancora e sempre più vasti, come povertà relativa e si è ulteriormente appesantita della povertà culturale. 10

13 Diritti e doveri Un altra considerazione che mi è venuto di fare quando pensavo alle parole da dire in questa occasione, è quella riferita ai diritti e ai doveri. La questione è sostanzialmente questa: la cooperazione è nata per rispondere al diritto delle persone ad avere una vita dignitosa per sé, per i propri figli e per la comunità. Cioè la molla è stata il prendere atto che i diritti basilari dell uomo non erano esauditi. Ancora oggi spesso non lo sono e anzi disparità e spaventosi squilibri si sono aggiunti. La cooperazione, che don Lorenzo definiva: l arma, il rifugio, la vita dei deboli, ha cercato di dare una risposta a questi diritti attraverso il suo metodo: la responsabilità. Essa implica il dovere di agire in prima persona. Che cos è il dovere per noi? È farci carico, prendere su di noi il nostro problema e il problema di chi ci sta vicino, quindi dovere non è una parola contrapposta alla parola diritto. Il dovere è l evoluzione, secondo noi la più logica, della parola diritto. Quindi il dovere non nega il diritto, il dovere vede il diritto e lo assume su di sé cercando, nella misura del possibile, la soluzione del problema. Insomma se non abbiamo ben chiaro che il dovere è un modo per esaudire un diritto e lo viviamo come contrapposto al diritto, finiremo che i nostri occhi non vedranno più il diritto. Dico questo perché qualche volta mi sembra che anche nelle nostre discussioni tendiamo a contrapporre il dovere al diritto ed è in questa contrapposizione che rischiamo di non accorgerci sia di qualche vecchio diritto mai soddisfatto, sia soprattutto dei nuovi diritti. I più deboli oggi E questi nuovi diritti sono relativi, come sempre, alle persone più deboli. Ma chi sono oggi, le persone deboli? Io penso innanzi tutto ai bambini, quasi totalmente sprovvisti di difese dalle migliaia di aggressioni cui sono sottoposti. Le donne separate o divorziate con figli. Le famiglie il cui reddito non permette loro di vivere dignitosamente. Gli immigrati. Non smettete mai di pensare ai nostri trentini emigrati. È facile cadere in reazioni sbagliate. Riflettete su quanto hanno sofferto nel prendere la decisione di lasciare la loro terra spinti dal bisogno, sulle difficoltà che hanno trovato davanti a lingue incomprensibili, a leggi diverse, a costumi e abitudini totalmente nuovi. Ai sacrifici che hanno fatto per ricongiungere le loro famiglie. Oggi la storia si ripete a rovescio. Anche in questo caso dobbiamo far vivere la memoria e non dimenticando che il Trentino ha accolto in tutta la sua storia popoli migranti; pensate ai Mocheni ed ai Cimbri. E a proposito dei diritti e dei doveri voglio sottolineare una cosa che credo a don Guetti farebbe piacere visto che nel 1887 scriveva: Voi che sedete nelle aule dorate dei parlamenti alla disamina di tante cose minori, cessate ogni ulteriore pertrattazione: c è qui un popolo collo spettro della fame sulla porta... Mi riferisco al comportamento delle cooperative di lavoro e sociali trentine nei confronti dei loro soci e dipendenti (non accenno alle cooperative di tutti gli altri settori dove il problema non si pone). Esse hanno garantito e garantiscono salari uguali o superiori a quelli dei contratti nazionali nonostante la legge permetta loro di agire altrimenti. È una piccola cosa ma molto significativa! Qui la cooperazione non agisce con modalità che contribuiscono a distruggere l etica del lavoro soprattutto nella mente dei giovani. Certe situazioni che conosciamo producono danni incalcolabili non solo in relazione alla buona reputazione della cooperazione. Al giovane, alla giovane, magari già appartenenti a segmenti sociali deboli, cui vengono riservati certi trattamenti sul lavoro viene prima di tutto conculcato il diritto a salari dignitosi e onesti e quindi a una vita nella quale sia effettivamente possibile un progetto di famiglia, di figli, di avere una casa, di futuro. Ma disintegrando in essi l idea stessa di lavoro giusto si impedisce loro di praticare il diritto che riteniamo fondamentale: il diritto di esercitare il dovere, il dovere della responsabilità. È la distruzione della responsabilità. Con ciò aumentando ulteriormente le difficoltà di costruzione di una società autenticamente democratica e libera. Mi direte, mi dico: com è difficile essere sempre in tensione, cercare di essere sempre all altezza di tutto ciò che sappiamo di dover fare. È vero, è molto faticoso! Ma ancora una volta l indicazione del nostro don Lorenzo Guetti ci aiuta: continuiamo cooperando, ce la faremo! > La celebrazione della messa e il momento di preghiera sulla tomba di don Guetti 11

14 ATTUALITÀ Confcooperative «Basta pregiudizi, noi le tasse le paghiamo tutte» All assemblea nazionale di Confcooperative il presidente Luigi Marino, riconfermato per acclamazione, interviene su un luogo comune duro a morire: i privilegi fiscali delle cooperative. Dati alla mano, nessun privilegio «Il governo affronti le necessità dell'italia, mettendo in campo una politica per la crescita, secondo una esigenza che non è specifica delle cooperative, ma di tutta la realtà economica italiana». È questo l'appello arrivato dal presidente Marino, in occasione dell assemblea nazionale che si è tenuta a Roma, auditorium della Tecnica, il 17 e 18 aprile scorsi. Oltre 800 i delegati in rappresentanza delle circa 20mila imprese aderenti e ricco il parterre istituzionale che ha partecipato all evento. Si sono visti, tra gli altri, gli esponenti del governo uscente con il vicepremier Rutelli e i ministri Damiano, Lanzillotta e De Castro, il leader dell Udc Casini e due futuri ministri del nuovo Governo Berlusconi come Tremonti e Sacconi. Sono intervenuti ai lavori anche il presidente di Confcommercio Sangalli, il segretario Cisl Bonanni e il presidente di Legacoop Poletti. Marino ha affermato che «non devono esserci più cooperative di nessun colore - bianco, verde, rosso - ma solo cooperative», autonome dalla politica e centrate su mutualità e sul socio e soprattutto libere da quei pregiudizi di agevolazioni fiscali che ne offuscano l'immagine. «Noi ha ribadito Marino paghiamo tutte le tasse». Il presidente di Confcooperative auspica anche che la frammentazione sia bandita dai tavoli di concertazione, dove non dovrebbero essere ammesse più di dodici grandi associazioni imprenditoriali. La ricetta per rilanciare la competitività italiana, secondo Marino, prevede tra l'altro contratti più snelli, detassazione del lavoro straordinario e del salario di produttività, lotta ad ogni forma di dumping socio - contrattuale. Ovvero tolleranza zero verso le cosiddette cooperative spurie, non autentiche, che speculano sul modello cooperativo senza averne le qualità. Costoro ha detto Marino non sono cooperatori un po meno virtuosi, ma pericolosi nemici della cooperazione. Il falso mito delle agevolazioni fiscali Secondo Marino occorre fare chiarezza sulle mirabolanti voci relative alle agevolazioni fiscali concesse alle cooperative, come se queste non pagassero le tasse. Non è così ha affermato. Le cooperative pagano tutti i contributi previdenziali, l Inail, l Irap, l Iva, l Ici e le tasse sugli utili, tranne (solo in quest ultimo caso) le cooperative a mutualità prevalente. Non sarebbe meglio dire che sono utili tassati con aliquota 100% per una destinazione sociale vincolata (dato che a quegli utili i soci rinunciano per sempre)? Il leggendario tesoro del regime fiscale cooperativo, sul quale tanti vorrebbero mettere le mani, si aggira in realtà intorno ai 300 milioni di euro. Rinnovo la nostra proposta: questo regime fiscale tassare parzialmente gli utili destinati a riserve indivisibili sia applicato a qualunque impresa lo voglia utilizzare alle stesse condizioni della cooperativa. I numeri del sistema Negli ultimi quattro anni il numero delle imprese aderenti alla Confederazione delle cooperative italiane è salito a unità, per un aumento del 5,7% sul Inoltre, sempre negli ultimi quattro anni, il fatturato delle associate è balzato del 31,5%, attestandosi a 59 miliardi di euro. 12 > Il presidente di Confcooperative, Luigi Marino

15 Da sottolineare il boom del lavoro rosa nelle cooperative: è donna il 50,56% degli occupati. E il gentil sesso avanza anche nei ruoli manageriali, rappresentando il 22,5% dei ruoli quadro (rispetto al 16% di quattro anni fa). Ma cresce anche la presenza dei giovani: la composizione della base sociale sotto ai 31 anni è pari al 21% rispetto al 12% del 2003 e quattro amministratori su dieci sono under 40. Botta e risposta su Legacoop L intervento in assemblea di Giuliano Beltrami, direttore della cooperativa sociale Lavori in corso di Roncone, ha provocato la risposta immediata del presidente Marino. Cos era successo? Il cooperatore trentino aveva ripreso due passaggi della relazione, in particolare sui rapporti con l ente pubblico, che va vissuto come partner e mai come controparte, e poi sul progetto di fusione con Legacoop. Beltrami, forte anche dell esperienza trentina, rimasta unica in Italia, ha espresso delusione per non aver trovato nei dieci punti di programma presentati dal presidente nemmeno un accenno all ipotesi di fusione. Marino non si è fatto attendere. Mi pare di dover precisare ha risposto - che cercheremo di fare con trasparenza e autonomia e sensibilità dei cooperatori questo percorso. Ma il rischio che intravedo è di perdere pezzi di soci, e fare passi indietro. Si fa dumping associativo se non si coinvolgono tutti. Noi lavoriamo con onestà intellettuale, ma non vogliamo dare l illusione di processi facili. In Trentino la Lega è stata annessa, ma a livello nazionale non possiamo azzardare. Dobbiamo fare, questo sì, un grande patto di collaborazione. L obiettivo dell'unità è nella storia della cooperazione, ma ci troviamo di fronte ad associazioni profondamente diverse. Vogliamo realizzarlo nel medio periodo, ma dobbiamo trovare le condizioni politiche ed ideologiche. Tutti insieme. Per la crescita non bastano i numeri Luigi Marino nella sua relazione ha ribadito con energia la necessità della crescita dimensionale delle imprese cooperative. Ed ha citato un dato: a livello europeo tra le 25 maggiori cooperative agricole non ce n è nessuna italiana. Eppure, ha affermato intervenendo all assemblea il direttore della Federazione Trentina Carlo Dellasega, proprio nel momento di grande crescita delle cooperative dovremmo uscire dall autocelebrazione e guardarci dentro, ai valori che talvolta sembrano perduti, ai numeri che da soli non rappresentano garanzia di successo. E il concetto stesso di crescita che non ci soddisfa ha affermato Dellasega - perché in essa riconosciamo solo l'aumento della dimensione quantitativa. Ci rendiamo conto invece che dobbiamo puntare allo sviluppo, che porta con sé crescita ma soprattutto è in grado di modificare qualitativamente il sistema economico dentro il quale operiamo. Non basta più misurare i capitali fisici. Sempre di più si riconosce il ruolo fondamentale del capitale umano, frutto degli investimenti in conoscenza, e del capitale sociale inteso come valore delle relazioni presenti in una persona o in una organizzazione. E insieme allo sviluppo dobbiamo produrre progresso, con i suoi elementi di natura etica e civile, di civilizzazione del mercato. È indispensabile ma non è sufficiente avere i conti a posto, deve essere l'uomo, la persona nella sua interezza ad essere al centro della nostra attenzione. Stiamo attenti ha avvertito Dellasega - a non scivolare, complice una normativa sempre più asfissiante, verso una deriva fatta di istituzionalizzazione esasperata e di burocrazia che ci allontanano dalla stretta relazione con i nostri soci e con le nostre comunità. Guai se ci ostiniamo a voler navigare a vista senza avere nessuna stella di riferimento. Perché così si rischia di incagliarsi anziché ritornare, come scriveva monsignor Ravasi, a guardare il cielo, ritrovando la luce fissa e viva della natura umana, della verità solida e dei valori morali autentici. RICONFERMATI I VERTICI Tutti confermati i vertici della Confederazione Cooperative Italiane: Luigi Marino, presidente; Carlo Mitra (vicario); Maurizio Ottolini; Giovenale Gerbaudo; Gaetano Mancini e Diego Schelfi (vicepresidenti). Assieme a Schelfi, compongono la rappresentanza trentina Clara Mazzucchi (nuovo ingresso al posto di Giorgio Fiorini), Ennio Magnani, Michele Odorizzi. > Gli interventi di Carlo Dellasega e Giuliano Beltrami 13

16 Affrontiamo insieme il domani con fiducia e serenità. ITAS, dal 1821 assicuratori veri. ti è sempre più vicino.

17 ATTUALITÀ assemblea Cooperfidi diventa INTERMEDIARIO FINANZIARIO VIGILATO Nei prossimi mesi il consorzio di garanzia fidi della cooperazione completerà la trasformazione in intermediario finanziario vigilato. L evoluzione, che porterà molti vantaggi ai soci, è stata presentata in occasione dell assemblea annuale Con un utile di 802 mila euro il bilancio 2007 di Cooperfidi, presentato in assemblea ai soci, testimonia una situazione stabile, punto di partenza fondamentale per affrontare con fiducia la trasformazione in intermediario finanziario vigilato, come previsto dalle disposizioni recentemente emanate dalla Banca d Italia. Si tratta di un operazione che consentirà a Cooperfidi di ampliare l operatività aziendale e di migliorare i servizi ai soci, offrendo garanzie eligibili dal sistema bancario, quindi in grado di ridurre i tassi di interesse applicati sui finanziamenti. La trasformazione in organismo vigilato dalla Banca d Italia ha spiegato il presidente Fausto Masè si traduce in maggiori controlli, ma anche in maggiori garanzie ed è questo che ci consentirà di offrire condizioni più favorevoli ai nostri soci. Per raggiungere questo risultato, nel corso dell autunno del 2007, Cooperfidi si è sottoposta ad un approfondito check up aziendale, condotto dal servizio internal audit della Federazione Trentina della Cooperazione, che ha messo in luce una situazione di partenza soddisfacente. Successivamente, l azienda ha provveduto a definire un calendario che preveda l individuazione di un software gestionale integrato, l implementazione della struttura organizzativa e la formalizzazione dei controlli interni. Fra centinaia di confidi in tutta Italia ha detto il presidente della Federazione Diego Schelfi Cooperfidi è tra quelli che possono vantare una struttura solida. Si tratta di una realtà sana ha aggiunto l assessore provinciale alla cooperazione Franco Panizza con una buona situazione patrimoniale che gli permette di svolgere bene le sue funzioni e affrontare con tranquillità questa nuova sfida. In questa fase Cooperfidi lavora in collaborazione con gli altri due confidi provinciali per individuare soluzioni operative e gestionali comuni. Tra queste anche l adozione di un programma gestionale integrato, realizzato da una software house trentina, in grado di corrispondere alle esigenze di Banca d Italia e di migliorare ulteriormente il profilo organizzativo aziendale. Il bilancio In linea con quanto previsto per la trasformazione in intermediario vigilato, Cooperfidi offre una situazione aziendale positiva. Il bilancio 2007, presentato dal direttore Claudio Grassi e approvato dai soci, chiude con un utile di 802 mila euro in crescita rispetto al 2006 (259 mila euro) grazie ai maggiori proventi finanziari e a un attento controllo dei costi generali. Le perdite si attestano sui 194 mila euro, pari allo 0,19% delle garanzie complessive, in calo rispetto all anno precedente (210 mila euro). Le garanzie in essere ammontano a 102 milioni di euro. Il dato di quest anno non è tuttavia influenzato dalle garanzie straordinarie Agea, che nel 2006 avevano permesso ai contadini trentini di ottenere nei tempi consueti i contributi pubblici. Dall esame delle garanzie sussidiarie emerge un aumento del ricorso a Cooperfidi da parte delle aziende agricole, in particolare di quelle appartenenti al settore zootecnico, motivato dalla convenienza dei tassi praticati. La base sociale è cresciuta nel corso del 2007 raggiungendo quota 778 soci, di cui 472 aziende agricole, 38 cooperative e associazioni agricole e 265 cooperative non agricole (s.p.). > Da sinistra: Fausto Masé e Claudio Grassi 15

18 ATTUALITÀ mercati finanziari Allacciate le cinture di sicurezza In un incontro in Federazione Claudio Picozza, esperto di economia e banche, ha proposto alcune valutazioni prospettiche sui possibili scenari economici e monetari internazionali. La crisi non è risolta. Dopo un periodo di forte deregulation, è il tempo di tornare a maggiori controlli sulle aziende di Norma Benoni Gli strattoni potrebbero essere forti! Con queste parole ha aperto il suo intervento Claudio Picozza, docente collaboratore dell Università La Sapienza di Roma, che ha fatto visita alla Federazione a fine gennaio. È dalla metà del 2007 che i mercati finanziari sono in tensione e tuttavia gli indicatori finanziari e monetari ancora indicano che la crisi non è affatto risolta. Se è nella normalità delle cose che una singola azienda si trovi in una situazione di crisi, ciò che lascia sconcertati è che la crisi sta attraversando il mercato nel suo complesso e il venir meno della fiducia tra gli stessi operatori. La crisi sembra aver coinvolto anche le istituzioni che dovrebbero sovrintendere i controlli sul mercato. Dopo un periodo di forte deregolamentazione, forse è il tempo di tornare ad un sano controllo delle aziende. La crisi sui mercati finanziari si manifesta in agosto 2007 con il crollo degli indici di borsa a Wall Street, che poi si propaga sulle altre borse asiatiche ed europee. Si comincia a parlare della crisi dei mutui subprime. Si tratta di mutui concessi a clientela con scarse capacità di rimborso delle rate e per questo sono emessi ad un tasso più elevato di quello chiesto per gli altri mutui. I mutui subprime sono un fenomeno tipicamente americano e si sono sviluppati moltissimo tra il 2004 ed il 2006 quando i tassi di mercato erano bassi. Gli effetti catastrofici di questi mutui si sono poi propagati dall America su tutti i mercati mondiali. Circa l 80% dei mutui subprime viene cartolarizzato, ovvero trasformato in attività vendute agli investitori (fondi o altre banche) che forniscono liquidità aggiuntiva alle banche che li hanno emessi e che utilizzano per accendere nuovi mutui. Si è stimolato in tal modo la domanda di case (anche da parte di chi non era assolutamente in grado di farvi fronte) e indirettamente si è alimentata la tendenza crescente del prezzo degli immobili. Questo meccanismo ha indotto una più ampia diffusione della proprietà delle abitazioni da parte delle famiglie e, parallelamente, un aumento del loro grado di indebitamento. Un ulteriore spinta alla crescita del settore giunge inoltre dalla rinegoziazione dei mutui garantita fino a qualche anno fa a condizioni estremamente favorevoli. Tutto questo ha portato ad un forte aumento del tasso di crescita del prezzo degli immobili. 16 > Claudio Picozza

19 La spirale tra rinegoziazione dei mutui e ascesa del prezzo delle case ha termine quando la Fed la banca centrale americana imprime una svolta restrittiva alla propria politica monetaria, aumentando i tassi. A partire da quel momento il mercato entra in crisi. L accesso ai finanziamenti diventa più costoso e restrittivo, mentre la domanda d immobili e i prezzi iniziano a seguire un trend discendente. A tutto questo si aggiunge che la maggior parte dei mutui subprime è a tasso variabile, per cui ogni piccola variazione di tasso si riversa subito su un aumento della rata che va a pesare su un debitore già di per sé poco solvibile. Ne segue evidentemente un aumento della morosità e delle insolvenze, che nella primavera del 2007 subiscono un accelerazione. Questo si traduce in perdite per le finanziarie specializzate in mutui e per le banche il prezzo degli immobili crolla e si riduce il valore delle garanzie reali e perdite in conto capitale anche sui titoli frutto della cartolarizzazione. Le agenzie di rating declassano, seppur tardivamente, il grado di rischio di questi titoli. Gli investitori finali (es. i clienti dei fondi di investimento che hanno acquistato i mutui subprime cartolarizzati ed emesso titoli) temono che le insolvenze sui mutui si traducano in insolvenze sui titoli in portafoglio del fondo di cui sono clienti. Ciò scatena un ondata di richieste di riscatto di quote. I fondi cercano di vendere i titoli in portafoglio, ma non trovano compratori. I fondi sospendono i riscatti creando panico tra gli investitori. Le banche cercano di approvvigionarsi sul mercato interbancario, ma non ci riescono. Le banche diventano caute nel concedere credito alle famiglie e alle imprese, e non si fidano più a concedere prestiti tra di loro perché non sono in grado di valutare la rischiosità dei portafogli delle banche che richiedono liquidità. In alcuni casi i depositanti presi dal panico sono corsi a ritirare i depositi come nel caso della Banca Northern Rock in Inghilterra. Quindi il rischio di credito sui mutui subprime si è tradotto subito dopo in una crisi di fiducia associata al crollo del prezzo dei titoli relativi ai mutui subprime cartolarizzati e a macchia d olio si è diffusa da un mercato finanziario all altro, generando una crisi di liquidità su tutti i mercati azionari e dei fondi interbancari di tutto il mondo. Le banche centrali, a questo punto soprattutto Fed e BCE ma anche la Bank of England hanno cominciato ad intervenire massicciamente come prestatori di ultima istanza per evitare il peggio ovvero il fallimento delle banche (in verità parecchie banche americane sono già nel frattempo fallite). In questo scenario la domanda più importante è quando e come si supererà questa difficile crisi che dai mercati del credito è diventata una crisi di liquidità. Per ristabilire condizioni adeguate sul mercato della liquidità e dell intermediazione creditizia è prioritaria la ricostruzione della fiducia verso il merito di credito e la solidità delle istituzioni finanziarie. Ma questo potrà avvenire solo se sarà ritenuta appropriata la valutazione dei titoli che vengono negoziati sui mercati e dell esposizione al rischio e alla liquidità dei diversi operatori. Le autorità monetarie dovranno maggiormente sostenere la trasparenza di mercato e dei processi di valutazione. Per capire meglio le cause che hanno portato a questi dissesti e come prevenirli, c è chi afferma che la causa remota della crisi dei subprime è la ricerca di alti rendimenti e l associato appetito per il rischio determinatosi dopo il crollo del mercato azionario del 2000 che aveva posto termine alla cosiddetta bolla della New Economy. Gli investitori soprattutto quelli istituzionali a caccia di rendimenti si sono rivelati disposti ad accettare titoli più rischiosi in portafoglio e non trovandone sul mercato azionario si sono rivolti al mercato immobiliare e in particolare ai titoli cartolarizzati dei mutui subprime. Tutto questo inducendo da un lato i consumatori/debitori ad indebitarsi oltre le loro capacità reali di rimborso e i consumatori/investitori a perseguire alti profitti che prima o poi si rivelano insostenibili. Torna quindi in campo il tema dell educazione finanziaria e della valutazione della propria capacità di indebitamento oltre che della sobrietà nel perseguire il giusto profitto anche dai propri risparmi. > La crisi dei mutui subprime ha generato gravi problemi di liquidità sui mercati di tutto il mondo 17

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