ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI ANTONIO ARDOLINO SCALE E SBALZI

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1 ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI ANTONIO ARDOLINO SCALE E SBALZI CALCOLO ED ESECUTIVI DI SBALZI D ANGOLO E SCALE A SOLETTA RAMPANTE

2 ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI SERVIZI GRATUITI ON LINE Questo libro dispone dei seguenti servizi gratuiti disponibili on line: filodiretto con gli autori le risposte degli autori a quesiti precedenti files di aggiornamento al testo e/o al programma allegato. L'indirizzo per accedere ai servizi è:

3 ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI INDICE PARTE PRIMA Teoria per il calcolo degli sbalzi e delle scale Capitolo 1 Principi generali 1.1. Premessa... pag I materiali da costruzione...» Il conglomerato cementizio e i suoi componenti...» Il cemento...» L acqua...» I materiali lapidei...» Gli additivi...» Le caratteristiche dell impasto...» L acciaio...» La normativa di riferimento...» Estratto dal D.M. 9 gennaio » Estratto dal D.M. 14 settembre » Cenni sul metodo delle tensioni ammissibili...» Definizione degli stati limite...» Progetto della sezione rettangolare inflessa...» Esempio di calcolo...» Equazioni adimensionalizzate...» Esempio di calcolo...» Ancora sulla sezione rettangolare inflessa...» 45 Capitolo 2 Gli schemi di calcolo per i solai 2.1. Premessa...» L impalcato...» Schemi di calcolo...» Il concetto di fascia...» Le armature...» Casi particolari di solai...» Solai ad asse spezzato...» Sbalzi d angolo...» Sbalzo laterale...» 57 Capitolo 3 Il calcolo di uno sbalzo 3.1. Lo sbalzo d angolo...» Metodo delle tensioni ammissibili...» Metodo agli stati limite...» Metodo agli stati limite semplificato...» La trave di contrappeso...» Metodo delle tensioni ammissibili...» Metodo agli stati limite...» Lo sbalzo laterale...» Calcolo di fascia piena e semipiena nello sbalzo...» Calcolo armature nello sbalzo...» Calcolo travetti...» Travetti del solaio retrostante...» 72 Capitolo 4 Il calcolo di una scala a soletta rampante 4.1. Geometria e aspetti tecnologici della scala...» Classificazione delle scale...» Sfalsamento delle scale...» 78

4 ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI 4.4. Tipologie tecniche...» Norme sulle scale...» Esempio di calcolo di una scala ad una rampa...» Analisi dei carichi...» Calcolo dei momenti massimi...» Calcolo delle armature (metodo delle equazioni adimensionalizzate)...» Calcolo delle armature (metodo semplificato)...» 90 PARTE SECONDA Il programma allegato Capitolo 1 Utilizzo del software 1.1. Generalità...» Installazione...» Attivazione del programma...» Il sistema di protezione...» Attivazione via Internet...» Istruzioni per la attivazione via Internet...» La chiave software...» Come collegare la chiave per la prima volta...» Come scollegare la chiave...» Come collegare una chiave scollegata...» Esempi riepilogativi sull utilizzo della chiave software...» Attivazione telefonica...» Assistenza tecnica...» Partenza del programma...» Menu principale...» Menu FILE...» Menu MODIFICA...» Menu SBALZO D ANGOLO...» Menu SCALA A SOLETTA RAMPANTE...» Menu RAMPA A SOLETTA RAMPANTE...» Menu TIPO DI AUTOCAD...» Possibili problemi con AutoCAD...» 101 Capitolo 2 Sbalzo d angolo 2.1. Prima pagina dati...» Seconda pagina dati...» Calcolo e definizione degli esecutivi...» 109 Capitolo 3 Scala a soletta rampante 3.1. Prima pagina dati...» Seconda pagina dati...» Calcolo e definizione degli esecutivi...» La singola rampa...» 122 Capitolo 4 Esempi pratici 4.1. Calcolo di uno sbalzo d angolo...» Calcolo di una scala a soletta rampante...» 128

5 ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI PARTE PRIMA Teoria per il calcolo degli sbalzi e delle scale

6 ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI CAPITOLO 1 PRINCIPI GENERALI 1.1. PREMESSA In questo primo capitolo sono riportati i principi fondamentali sui quali si basa la teoria del cemento armato. Ampio spazio è dedicato alle caratteristiche dei materiali e al legame costitutivo acciaio calcestruzzo. Per comodità del lettore è stata riportata integralmente la normativa di riferimento relativa alle strutture in esame I MATERIALI DA COSTRUZIONE Il calcestruzzo cementizio armato è formato dall accoppiamento del calcestruzzo e dell acciaio. Il primo è un materiale che resiste bene a compressione, il secondo è un materiale resistente a trazione. Il successo di tale accoppiamento è dovuto ad alcune circostanze fondamentali: uguale coefficiente di dilatazione termica; aderenza tra i materiali; capacità che ha il calcestruzzo di proteggere l acciaio sia dal fuoco che dalla corrosione. Una caratteristica importante del conglomerato cementizio armato è la sua attitudine di essere plasmato in qualsiasi forma; quando è fresco, infatti, non ha forma propria e quando indurisce acquisisce la forma della geometria della cassaforma Il conglomerato cementizio e i suoi componenti Il calcestruzzo è costituito da cemento + materiale lapideo + acqua. Un normale conglomerato è composto per ogni metro cubo di impasto da 300 kg di cemento, 0,400 mc di sabbia, 0,800 mc di ghiaia o pietrisco, litri di acqua. Aumentando il quantitativo di cemento e di sabbia rispetto alla ghiaia si ottengono calcestruzzi grassi che sono utilizzati per strutture particolari come archi e travate di ponti, capriate, travature reticolari, tubi, ecc., questi, per ogni m 3 di impasto contengono kg di cemento, 0,450-0,500 mc di sabbia, 0,750-0,700 mc di ghiaia, litri di acqua. Riducendo, invece, dall impasto normale la quantità di cemento a kg si ottengono i calcestruzzi magri utilizzati per le fondazioni, i muri, i blocchi.

7 PARTE PRIMA Teoria per il calcolo degli sbalzi e delle scale ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI Il cemento La scoperta del cemento è avvenuta tra i secoli XVIII e XIX, ma la sua diffusione si è avuta nella seconda metà dell 800 a seguito di una lunga sperimentazione che ha portato alla produzione di un legante idraulico con caratteristiche uguali a quelle di una pietra calcarea esistente nelle isole Portland in Gran Bretagna. Proprio da queste isole ha preso il nome il cemento portland che è il più diffuso dei leganti idraulici. Il cemento si ottiene principalmente da materiali quali calcare ed argilla, estratti dalle cave, e successivamente trasformati in un prodotto chiamato clinker, il quale, combinato con altri componenti, dà luogo a vari tipi di cemento. Il clinker può essere naturale od artificiale. Il primo si ottiene da materiali (marne) che già contengono i componenti necessari; il secondo si ottiene da miscele preparate artificialmente. Per ottenere il clinker si prepara prima la miscela cruda mediante frantumazione, miscelazione, omogeneizzazione. La seconda fase consiste nella cottura della miscela, fino ad una temperatura di circa 1450 C, generalmente effettuata in grandi forni a rotazione. Il cemento si ottiene con la miscelazione, in proporzioni prestabilite, del clinker raffreddato e degli altri componenti a secondo del tipo di prodotto finale. Questa miscela viene, infine, macinata fino ad ottenere una polvere finissima ed omogenea. Nel corso degli anni si è avuto un notevole aumento dei cementi prodotti. Il più diffuso nel mondo rimane il cemento portland ottenuto dalla macinazione di clinker con opportune aggiunte di gesso o anidrite. Il Italia è molto diffuso il cemento pozzolanico anche a causa della larga disponibilità del materiale di base con cui è ottenuto, la pozzolana, che è di origine vulcanica. Il cemento d altoforno è ottenuto dalla macinazione di clinker con scorie d altoforno granulate; il cemento alluminoso è ottenuto dalla macinazione di clinker di calcare e bauxite. Molto importanti sono i cementi speciali il cui impiego è dovuto a particolari necessità, e possono essere prodotti anche su commissione: cementi bianchi, ferrici, ferrici pozzolanici, per sbarramenti di ritenuta, per pozzi petroliferi. Il contatto tra cemento ed acqua provoca una reazione di idratazione che fa entrare in combinazione i due materiali che formano una massa solida che lega i materiali lapidei. La reazione di idratazione si esplica in due fasi: presa ed indurimento. La presa è dovuta ad una rapida idratazione di alcuni componenti, mentre l indurimento si deve ad una più lenta idratazione del silicato bicalcico ed alla formazione di idrosilicati gelatinosi, che avvolgono i granuli di cemento, rendendo più lenta l idratazione in profondità. La presa dura alcune ore, mentre l indurimento si protrae, è rapido nei primi 28 giorni e più lento nel successivo tempo. Dopo 7 giorni si raggiungono i tre quarti della resistenza a compressione che il cemento ha dopo 28 giorni. Durante la presa e l indurimento si ha un notevole sviluppo di calore ed una riduzione del volume (ritiro). I cementi più usati si dividono in: tipo normale e tipo ad alta resistenza. Il primo ha una resistenza minima a 28 giorni di 325 kg ed è il più diffuso; il secondo ha una resistenza minima a 28 giorni di 425 kg (o 525 kg se è anche a rapido indurimento) 10

8 CAPITOLO 1 Principi generali ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI e ha il vantaggio del risparmio di tempo nella esecuzione dei lavori in cantiere. In definitiva, i cementi normalizzati prodotti in Italia sono i seguenti: di tipo A (portland, altoforno e pozzolanico); di tipo B (alluminoso); di tipo C (cementi per sbarramenti di ritenuta). Per le opere di normali caratteristiche sono da preferire i cementi 325, ma comunque ragioni particolari possono portare all uso degli altri. Ad esempio, nel caso si richieda elevata resistenza meccanica a tempi brevi è preferibile l uso dei cementi alluminosi, che vanno usati sempre con maestranze specializzate. Per le opere in c.a.p. in genere si impiegano i cementi ad alta resistenza e quando la pretensione delle armature avviene in tempi brevi è preferibile il cemento 525 ad alta resistenza e rapido indurimento. Per i manufatti prefabbricati vanno bene i cementi di tipo A. Per le opere in ambiente aggressivo si usano i cementi d alto forno e pozzolanici di tipo 325 (capaci di fissare in composti stabili la calce che si libera durante la presa) perché è necessario che nel calcestruzzo indurito non sia presente calce libera. Per le strutture a faccia-vista si preferiscono i cementi bianchi. In caso di strutture massicce si utilizzano i cementi di Tipo C anche se sono a minore resistenza. Infatti, in tali opere il calore d idratazione viene disperso all esterno molto lentamente, con accelerazione dell indurimento del cemento che provoca fessurazione. Il dosaggio di cemento è funzione delle modalità di posa in opera, dell assortimento granulometrico, della forma e dimensione dei getti, della qualità del cemento impiegato e della resistenza a compressione richiesta per il calcestruzzo. Alti dosaggi migliorano la lavorabilità del conglomerato in quanto il cemento favorisce la plasticità e migliora la fluidità. Dosaggi troppo elevati, però, portano ad un eccessivo ritiro del calcestruzzo, soprattutto quando è alto il rapporto acqua/cemento L acqua L acqua per gli impasti deve essere limpida, priva di sali (particolarmente solfati e cloruri) in percentuali dannose e non essere aggressiva. In genere l acqua potabile è sempre idonea per confezionare il calcestruzzo, ad eccezione delle acque sulfuree che, anche se sono potabili, hanno un elevato contenuto di sali. I solfati ed i cloruri, se sono presenti nell acqua in misura superiore allo 0,5 1,0%, provocano una riduzione della resistenza meccanica. L acqua di mare può essere utilizzata ma comporta un abbassamento della resistenza meccanica, non può essere adoperata per il cemento armato precompresso. L acqua di impasto si divide in acqua di presa, acqua di bagnatura e acqua di lavorabilità. L acqua di presa è la quantità d acqua necessaria per le reazioni di presa e di indurimento del cemento ed è funzione della qualità e del dosaggio di cemento impiegato. 11

9 PARTE PRIMA Teoria per il calcolo degli sbalzi e delle scale ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI Si può scrivere: A p = a p. C dove a p è l acqua di presa unitaria in l/kg, mentre C è il dosaggio di cemento in kg/m 3. In genere l acqua di presa unitaria varia, in funzione della qualità del cemento, da 0,23 a 0,33 litri per ogni chilogrammo di cemento. L acqua di bagnatura serve a bagnare gli inerti. La quantità d acqua necessaria per l impasto è tanto maggiore quanto più sono fini i grani dell inerte, ed è direttamente proporzionale alla quantità di inerte. Infatti, aumentando la quantità di inerte o diminuendo i diametri dei granuli aumenta la superficie di inerte e quindi l acqua di bagnatura. Per l inerte fino l acqua di bagnatura unitaria si può calcolare con il metodo della parabola: si pesa un chilogrammo di inerte fino e si versa su di essa una piccola quantità d acqua, rimescolando il tutto. Si riempie un recipiente col miscuglio e si pesa. Si svuota il recipiente e si aggiunge la stessa piccola quantità d acqua messa in precedenza. E così via sempre la stessa operazione mettendo ogni volta la stessa piccola quantità d acqua. Man mano i pesi del miscuglio andranno diminuendo fino a raggiungere un minimo, dopodiché aumenteranno. L acqua corrispondente al peso minimo è l acqua di bagnatura unitaria. Per l inerte grosso si usa un metodo diverso: si riempie un recipiente di inerte e si pesa; si versa poi acqua nel recipiente fino al suo riempimento. Svuotato il recipiente si fa scolare l inerte e lo si pesa ancora bagnato. A questo peso si sottrae il peso dell inerte iniziale (senza bagnatura) e il risultato ottenuto si divide ancora per il peso iniziale di inerte, ottenendo l acqua di bagnatura unitaria. L acqua di lavorabilità riduce l attrito tra i materiali migliorando la fluidità e la lavorabilità I materiali lapidei I materiali lapidei o inerti sono lo scheletro portante del conglomerato. Essi si classificano in naturali ed artificiali. Gli inerti naturali sono quelli che derivano da fiumi, depositi fluviali, alluvionali, depositi di materiale sciolto. Quelli artificiali provengono dalla frantumazione di rocce. Gli inerti naturali hanno una superficie liscia ed arrotondata. Quelli artificiali hanno superficie rugosa ed a spigoli vivi. Altra classificazione può essere data dalla dimensione. Gli inerti con dimensione inferiore a 7 mm sono gli inerti fini e si chiamano sabbie; quelli di dimensioni maggiori di 7 mm sono gli inerti grossi e si chiamano ghiaie e pietrischi a seconda che si tratti di roccia sciolta o di roccia lapidea frantumata. Le sabbie naturali, a seconda della roccia da cui provengono, si distinguono in silicee, quarzose, granitiche, calcaree, gessose. Le più usate sono quelle silicee e vive (lavate cioè da materiali terrosi, prive di calcari teneri e con una percentuale di argilla che non superi il 10%) e preferibilmente di cava o di fiume. È da evitare la sabbia di mare perché contiene salsedine. 12

10 ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI PARTE SECONDA Il programma allegato

11 ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI CAPITOLO 2 SBALZO D ANGOLO 2.1. PRIMA PAGINA DATI Uno sbalzo d angolo, nella sua schematizzazione di calcolo, può risultare come mensola incastrata nel pilastro oppure può essere ancorato nel solaio retrostante (vedere il paragrafo della parte prima del testo). Qui è stato considerato solo il caso di ancoraggio nel solaio retrostante tramite una trave di contrappeso, schema che comporta minori problemi sul pilastro. Per lanciare la sezione dello sbalzo basta scegliere INSERIMENTO DATIdal menu SBALZO D ANGOLO, oppure cliccando sul relativo pulsante situato nella barra degli strumenti. Si apriranno le finestre per l input dati in cui occorre inserire i valori necessari a caratterizzare lo sbalzo che vogliamo calcolare e disegnare. L inserimento dei dati avviene in maniera molto semplice ed intuitiva. Per maggiore facilità, oltre che la barra di stato, è stata prevista la presenza di un piccolo riquadro in cui appariranno i necessari suggerimenti per l inserimento dei valori nelle varie caselle che compongono la finestra. Nella prima pagina bisogna inserire le caratteristiche dei materiali utilizzati e i dati geometrici dello sbalzo. Si può, ma non è obbligatorio, descrivere il problema nella casella OGGETTO, descrizione che sarà riportata nella relazione finale, ma che non serve al calcolo. È obbligatorio, invece, ma solo ai fini del disegno, indicare la scala con cui quest ultimo sarà portato su carta. In genere, per avere una più chiara e precisa rappresentazione dell esecutivo, si preferisce utilizzare la scala 1:20, già memorizzata nella casella corrispondente. L utente può comunque utilizzare la scala che più preferisce, tenendo, però, presente che più la scala diminuisce (1:50, 1:100, ecc.) più le scritte aumenteranno di dimensione e potranno sovrapporsi tra loro o con delle linee. Le caratteristiche dei materiali sono indicate dalla resistenza caratteristica cubica del calcestruzzo che, in genere, per i casi più utilizzati, vale 250 oppure 300 kg/cmq, dalla tensione ammissibile dell acciaio (il più usato è 2200 kg/cmq) e dal coefficiente di omogeneizzazione n che viene posto sempre pari a 15 (solo tensioni ammissibili). Le resistenze caratteristiche variano a seconda che si utilizzi la verifica alle tensioni ammissibili oppure quella agli stati limite. Nel secondo caso le resistenze indicate verranno divise, dal programma, per un coefficiente e diventeranno resistenze di calcolo, con cui si confronteranno le azioni di calcolo ottenute moltiplicando le azioni agenti sulla struttura per un coefficiente di amplificazione.

12 PARTE SECONDA Il programma allegato ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI Figura 2.1. Indicazione delle dimensioni dello sbalzo Solo se si sceglie la verifica agli stati limite sarà possibile inserire i valori di questi coefficienti (uno di riduzione per il calcestruzzo, uno di riduzione per l acciaio e due di amplificazione dei carichi). In caso di verifica alle tensioni ammissibili le caselle dei coefficienti saranno disabilitate. I dati geometrici riguardano principalmente le lunghezze dello sbalzo, sia dalla parte dello sbalzo di prosecuzione che dalla parte dello sbalzo laterale. Non è 104

13 ABSTRACT CAPITOLO 2 TRATTO Sbalzo d angolo DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI accettato un valore minore di 50 cm. Occorre, poi, inserire le dimensioni della sezione del pilastro e indicare la direzione dei travetti del solaio inserendo le lettere V oppure O a seconda che il verso sia verticale o orizzontale (figura 2.1). In figura 2.2 è visualizzato il caso in cui la direzione dei travetti è verticale. Indicare poi le larghezze delle due travi che confluiscono nel pilastro, ed infine gli scostamenti tra i centri delle travi e dei pilastri. Questi ultimi servono per l allineamento tra travi e pilastro. Cambiando il loro valore si sposta la trave fino alla posizione voluta. In ogni momento si possono controllare gli effetti dei dati inseriti osservando il disegno. I campi della prima finestra di dati sono: Figura 2.2 Prima pagina sessione sbalzi OGGETTO Indicare, in questo campo, una descrizione del calcolo che si va ad effettuare. Quanto riportato in questo campo viene copiato semplicemente nella relazione di calcolo finale. Ad esempio si può scrivere qualcosa che indichi la posizione dello sbalzo: Sbalzo n. 1 del piano primo. SCALA DEL DISEGNO Indicare in che scala si stamperà il disegno finale. Inserire 20 per la scala 1:20; 50 per la scala 1:50, ecc. Il valore di default è 20, che è la scala più adatta per questo tipo di particolari. Il valore di questo campo agirà esclusivamente sulla dimensione dei caratteri e dei numeri del disegno. Le linee saranno disegnate sempre con la scala: 1 unità video = 1 m. 105

14 PARTE SECONDA Il programma allegato ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI RESISTENZA R CK Inserire il valore della resistenza caratteristica cubica del DEL CALCESTRUZZO calcestruzzo. I valori consigliati variano da 150 a 500 kg/cmq, ma quelli utilizzati frequentemente sono Da questo valore il programma calcolerà la tensione di rottura di calcolo f c. TENSIONE AMMISSIBILE Il valore da inserire in questo campo dipende dal tipo di DEL FERRI verifica che si va a fare. Per le tensioni ammissibili occorre indicare la tensione ammissibile del ferro in kg/cmq. Per le usuali armature potremo avere: Per gli stati limite occorre indicare la tensione caratteristica di snervamento che potrà essere: AMPLIF.CARICHI COEFF. PER CLS COEFF. ACCIAIO LUNGH. SBALZO L1 LUNGH. SBALZO L2 BASE PILASTRO ALTEZZA PILASTRO Composto da due campi. Nel primo bisogna indicare il coefficiente amplificativo dei carichi γ g (peso proprio + permanenti); l EC2 lo pone pari a 1.4. Nel secondo indicare il coefficiente amplificativo γ q (accidentali); l EC2 lo pone pari a 1,5. I due campi saranno disabilitati se è selezionato il metodo delle tensioni ammissibili. Indicare il coefficiente riduttivo per il calcestruzzo γ c. La normativa attuale fornisce 1.5 per il cemento armato precompresso ed 1,6 per il cemento armato e il cemento armato parzialmente compresso. Il campo sarà disabilitato se è selezionato il metodo delle tensioni ammissibili. Indicare il coefficiente riduttivo per l acciaio γ a. La normativa attuale fornisce 1,15. Il campo sarà disabilitato se è selezionato il metodo delle tensioni ammissibili. Inserire in centimetri la lunghezza dello sbalzo indicato come L1 nella figura. Non saranno accettati valori minori di 50 cm. Inserire in centimetri la lunghezza dello sbalzo indicato come L2 nella figura. Non saranno accettati valori minori di 50 cm. Indicare in centimetri la dimensione orizzontale di figura della sezione del pilastro. Indicare in centimetri la dimensione verticale di figura della sezione del pilastro. 106

15 CAPITOLO 2 Sbalzo d angolo ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI ORDITURA SOLAIO In questo campo sono ammesse solo due lettere. Inserire la lettera O se l orditura del solaio è orizzontale rispetto al disegno visualizzato. Inserire la lettera V se è verticale. LARGHEZZA TRAVE T1 Indicare in centimetri la larghezza T1 della trave verticale del disegno. LARGHEZZA TRAVE T2 Indicare in centimetri la larghezza T2 della trave orizzontale del disegno. SCOSTAMENTI Indicare in centimetri le distanze tra i centri delle travi e dei pilastri. Questi valori servono a posizionare bene le travi rispetto al pilastro. Verificarne l esattezza guardando il disegno SECONDA PAGINA DATI La seconda pagina riguarda l analisi dei carichi che gravano sulla struttura. Buona parte dei dati è già assegnata per default e riguarda il peso specifico e lo spessore dei materiali che normalmente si utilizzano in uno sbalzo, quali il pavimento, il massetto e l intonaco. Rimane da inserire solamente lo spessore dello sbalzo che, in genere, è di circa 4 cm più piccolo dello spessore del solaio (il solaio, a sua volta, varia con la luce, così come da normativa), e lo spessore della soletta collaborante che è di circa 4-5 cm. ALTEZZA DELLO SBALZO SPESSORE SOLETTA PESI SPECIFICI SPESSORI Indica in centimetri l altezza complessiva dello sbalzo. In genere l altezza dello sbalzo è 4 cm più bassa di quella del solaio retrostante. Modificando il valore si aggiorna automaticamente il carico fisso sullo sbalzo mostrato nel riquadro a destra. Indica lo spessore della soletta dello sbalzo. Questa dimensione è utile per l analisi dei carichi sullo sbalzo laterale, visto che il programma considera lo sbalzo d angolo come zona tutta piena di calcestruzzo, senza alleggerimenti con laterizi. Nelle caselle dei pesi specifici sono già indicati i valori tipici per i materiali che completano lo sbalzo, quali intonaco, pavimento, massetto. Anche le caselle degli spessori dei predetti materiali contengono già dei valori prestabiliti. Modificando tutti questi 107

16 ABSTRACT TRATTO DA PARTE SECONDA - TUTTI I Il DIRITTI programma RISERVATI allegato valori nei modi opportuni si potrà raggiungere qualsiasi valore del carico che possa servire. CARICO ACCIDENTALE Indica il valore del carico accidentale dello sbalzo. È stabilito dalla normativa in base alla destinazione d uso dell edificio. Per gli usuali edifici per civile abitazione va posto pari a 400 kg/mq. Figura 2.3 Seconda pagina sessione sbalzi Anche i dati del solaio servono per definire i carichi necessari al calcolo. In un normale solaio si è soliti utilizzare, in un metro, due travetti da 10 cm e due laterizi di 40 cm. Se la casella dello spessore del solaio è vuota, nel momento in cui si inserisce lo spessore dello sbalzo sarà calcolato automaticamente anche quello del solaio pari a 4 cm più grande. Nel riquadro DATI DEL SOLAIO si hanno i seguenti campi, riferiti ad un metro di solaio. ALTEZZA SOLAIO SPESSORE SOLETTA Questo campo sarà definito in automatico quando si indica l altezza dello sbalzo. Comunque è sempre possibile modificarne il valore per adeguare i carichi alla situazione reale. Indicare lo spessore della soletta collaborante presente nel solaio. In genere è pari a 4-5 cm. NUMERO TRAVETTI In genere in un solaio classico il numero dei travetti è 2 ciascuno con larghezza di 10 cm. L analisi può essere 108

17 CAPITOLO 2 Sbalzo d angolo ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI effettuata anche per solai diversi da quelli usuali. Ad esempio per un solaio pieno si ha un numero di travetti uguale ad 1 ed una larghezza del travetto uguale a 100 cm. SPESSORE TRAVETTI In genere in un solaio classico il numero dei travetti è 2 ciascuno con larghezza di 10 cm. L analisi può essere effettuata anche per solai diversi da quelli usuali. Ad esempio per un solaio pieno si ha un numero di travetti uguale ad 1 ed una larghezza del travetto uguale a 100 cm. INCIDENZA TRAMEZZI In genere, per tener conto del peso dei tramezzi si considera un carico di 100 kg/mq spalmato sul solaio. CARICO ACCIDENTALE Il carico accidentale sul solaio è dato dalla normativa in funzione della destinazione d uso dell edificio CALCOLO E DEFINIZIONE DEGLI ESECUTIVI Una volta inseriti tutti i dati fondamentali, si può passare al calcolo con l apposito comando CALCOLO del menu SBALZO D ANGOLO. Sarà visualizzata una finestra con l indicazione dell armatura calcolata per lo sbalzo d angolo, per la trave di contrappeso e per lo sbalzo laterale. È possibile cambiare l armatura calcolata in automatico scegliendo dei tondini che più si preferisce utilizzare. Nel riquadro ARMATURA DELLO SBALZO D ANGOLO si hanno i campi di seguito indicati. NUMERO FERRI DI DIAMETRO Nel campo è indicato il numero di tondini calcolato in automatico dal programma. Inserire un diverso valore nel caso si voglia cambiare l armatura calcolata. Per rendere effettivo il cambio del numero dei ferri eseguire [INVIO] per memorizzare il nuovo valore. Indica il diametro dei ferri; è possibile inserire un diametro diverso se si ritiene che quello calcolato non sia soddisfacente. Per memorizzare il nuovo diametro eseguire [INVIO]. Nel riquadro ARMATURA SULLA TRAVE DI CONTRAPPESO si hanno i campi di seguito indicati. LARGHEZZA Indica la larghezza della trave di contrappeso; nel caso che si preferisca una trave più larga di quella calcolata basta cambiare il valore in questo campo ed eseguire [INVIO] per memorizzarlo e renderlo effettivo. 109

18 PARTE SECONDA Il programma allegato ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI ARMATURA SUP. N. FERRI DI DIAMETRO ARMATURA INF. N. FERRI DI DIAMETRO Indica il numero di tondini che formano l armatura. È possibile indicare un diverso numero di tondini superiori per la trave di contrappeso. Eseguire [INVIO] per memorizzarlo. È possibile indicare un diametro diverso se si ritiene che quello calcolato non sia soddisfacente. Per memorizzare il nuovo diametro eseguire [INVIO]. Indica il numero di tondini che formano l armatura inferiore. È possibile indicare un diverso numero di tondini inferiori per la trave di contrappeso. Eseguire [INVIO] per memorizzarlo. È possibile indicare un diametro diverso se si ritiene che quello calcolato non sia soddisfacente. Per memorizzare il nuovo diametro eseguire [INVIO]. Nel riquadro ARMATURA SULLO SBALZO LATERALE si hanno i campi di seguito indicati ARMATURA NUMERO Indica il numero di tondini che formano l armatura dello sbalzo laterale. Eventualmente è possibile indicare un diverso numero di tondini tenendo presente la larghezza del travetto. Eseguire [INVIO] per memorizzarlo. FERRI DI DIAMETRO FASCIA PIENA FASCIA SEMIPIENA Indica il diametro dei ferri. È possibile indicare un diametro diverso se si ritiene che quello calcolato non sia soddisfacente. Per memorizzare il nuovo diametro eseguire [INVIO]. Indica la larghezza della fascia piena. Eventualmente cambiare il valore della fascia piena indicata in questo campo. Eseguire [INVIO] per memorizzare. Indica la larghezza della fascia semipiena. Eventualmente cambiare il valore indicato in questo campo. Eseguire [INVIO] per memorizzare. Dopo il controllo delle armature il successivo passo è quello di creare il disegno esecutivo e la relazione di calcolo. Per ottenere ciò bisogna ricorrere ai comandi del menu ESPORTA GRAFICO IN DXF e RELAZIONE TECNICA. Con il primo comando sarà visualizzata la finestra di dialogo per l inserimento del nome del file e sarà creato il file dxf del disegno esecutivo formato da una 110

19 CAPITOLO 2 Sbalzo d angolo ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI Figura 2.4 Pagina correzione armature sbalzi carpenteria della zona dello sbalzo d angolo e dai particolari di tre sezioni con relativa distinta ferri: una sezione sullo sbalzo d angolo; una sezione sulla trave di contrappeso; una sezione sullo sbalzo laterale. I colori utilizzati nel disegno sono tre: il rosso per le linee più sottili (generalmente pennino 0,25); il verde per le linee intermedie (generalmente pennino 0,35); il nero per le linee doppie (generalmente pennino 0,50). Comunque, ogni particolare del disegno è posto in layer (piani) differenti, in modo che il suo colore può essere modificabile facilmente cambiando il colore del layer corrispondente. I layer creati dal programma sono i seguenti: LIN-EST per le linee esterne delle sezioni; LATERIZI che contiene le linee dei laterizi; FERRI che contiene i disegni dei ferri; RIPART per la rete di ripartizione; TRATPUNT per le linee tratto-punto; TESTO1 per le scritte più grandi; DIMENS per le linee di dimensione; TESTO2 per le scritte del tipo di ferro; TESTO3 per le dimensioni dei ferri; DESCRIZ per le indicazioni. Selezionando il comando RELAZIONE TECNICA, si aprirà una finestra con la relazione creata dal programma. È possibile modificarla e stamparla. Volendo usare un word processor più completo si può salvare la relazione in un file e riprenderla con qualche altro elaboratore testi. È conveniente salvare le modifiche effettuate in un file anche quando si ritorna alle schermate precedenti, in quanto ogni volta che si eseguirà il comando RELA- 111

20 PARTE SECONDA Il programma allegato ABSTRACT TRATTO DA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI ZIONE TECNICA ci sarà una nuova elaborazione e saranno perse le modifiche effettuate in precedenza. Una volta creati il disegno e la relazione il lavoro è concluso. A questo punto si possono salvare i dati inseriti, si può tornare alle pagine di inserimento dati oppure si può chiudere il programma. Se dalla finestra INDICAZIONE E CORREZIONE DELLE ARMATURE si ritorna a quelle di inserimento dati e si cambiano alcuni valori i comandi ESPORTA GRAFICO IN DXF e RELAZIONE TECNICA saranno di nuovo disabilitati. Per abilitarli nuovamente sarà necessario rieffettuare il calcolo. 112

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