IL BILANCIO PER GLI INTERMEDIARI FINANZIARI: LE SOCIETÀ DI LEASING E CREDITO AL CONSUMO

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1 IL BILANCIO PER GLI INTERMEDIARI FINANZIARI: LE SOCIETÀ DI LEASING E CREDITO AL CONSUMO INTRODUZIONE 2 1 I SERVIZI OFFERTI IL CONTRATTO DI LEASING IL CREDITO AL CONSUMO 6 2 IL BILANCIO DI ESERCIZIO STRUTTURE FORMALI E COMPONENTI DEL BILANCIO STATO PATRIMONIALE CONTO ECONOMICO RENDICONTO FINANZIARIO PROSPETTO DELLA REDDITIVITÀ COMPLESSIVA NOTA INTEGRATIVA 21 3 ANALISI PER INDICI INDICI DI REDDITIVITÀ ALTRI INDICI 27 4 CONCLUSIONI 30 5 BIBLIOGRAFIA RIFERIMENTI NORMATIVI 31 1

2 INTRODUZIONE L argomento trattato di seguito si focalizza sulle aziende appartenenti al mondo degli intermediari finanziari, il cui principale compito secondo Saunders et al. (2008, p. 21) consiste nel raccogliere ed incanalare fondi da coloro che ne hanno in eccesso a coloro che non ne hanno abbastanza per svolgere la loro attività economica. Queste imprese, per la natura dell attività svolta e per la diffusione tra il pubblico dei servizi offerti, sono disciplinate da un sistema di leggi provenienti sia da fonti nazionali che di matrice comunitaria: la recente crisi, che si ritiene in parte scatenata dalla gestione imprudente di diverse società annoverabili all interno di questa categoria, ha poi contribuito al cambiamento di alcuni peculiari aspetti della normativa. 1 La volontà di approfondire la conoscenza di tali imprese deriva dalla curiosità sorta, durante il periodo di stage, di comprendere meglio le dinamiche che governano l attività di un azienda come quella che mi ha gentilmente ospitato. Infatti, avendo svolto l attività presso Porsche Financial Services Italia S.p.a., società appartenente al Gruppo Volkswagen - Porsche, ho avuto la possibilità di confrontarmi con temi in gran parte nuovi per me, poiché affrontati solo marginalmente nei primi tre anni del percorso universitario. L attività di ricerca e di documentazione che ha preceduto la redazione di questo elaborato ha certamente contribuito a soddisfare il desiderio di comprensione, ma è servita soprattutto a rendere più chiare molte operazioni che quotidianamente mi sono trovato ad affrontare in azienda: a tale fine hanno contribuito anche tutti i colleghi, sempre disponibili a chiarire qualsiasi dubbio mi sorgesse. 2 La complessità di questo settore è particolarmente elevata, soprattutto per la varietà delle imprese classificabili come intermediari finanziari. Solo a titolo di esempio, rientrano sotto la stessa denominazione banche, società di intermediazione mobiliare (SIM), società di gestione del risparmio (SGR), istituti di moneta elettronica (IMEL), aziende che concedono finanziamenti attraverso strumenti di diversa natura. Risulta, quindi, impossibile pensare di racchiudere enti così diversi sotto un denominatore comune senza correre il rischio di tralasciarne alcune peculiarità. Per questo motivo si rivela necessario restringere l oggetto di analisi, identificandolo nel sottoinsieme degli intermediari finanziari non bancari (IFNB), in particolare nelle aziende specializzate nella concessione di leasing e finanziamenti, spesso esaminate insieme alle società di factoring. È doveroso ricordare, come tali prestazioni possano essere fornite da diversi tipi di operatori, classificabili in tre differenti gruppi (Ferrari, 2009): Istituti bancari, nella cui offerta complessiva rientrano anche i servizi di leasing, factoring e credito al consumo; Banche o società finanziarie monoprodotto, specializzate in via esclusiva nell erogazione di uno dei prodotti sopra citati; Operatori specializzati pluriprodotto, costituiti come banche o enti finanziari. Generalmente le imprese che offrono leasing e factoring hanno natura bancaria, mentre gli intermediari specializzati in leasing e credito al consumo sono di derivazione industriale, con il fine di proporre al cliente diverse opportunità di finanziamento (La Torre, 2010). 1 In un suo recente intervento a Basilea (2012), Ignazio Visco, governatore della Banca d Italia, ha ripreso alcune parole di Amartya Sen (1991), premio Nobel per l economia nel 1998, il quale ricordando, come la finanza sia indispensabile per il funzionamento dell economia reale, si interrogava su come fosse possibile che in molti ne criticassero l utilità e la moralità. Il collegamento con quanto sta accadendo ai giorni nostri è limpido. 2 Diversi temi esposti in questo lavoro sono frutto del training e del learing by doing in azienda. 2

3 È opportuno, inoltre, distinguere tra le aziende open market e le captive, ovvero le società finanziarie di marca. Le prime, come suggerisce il nome, svolgono la loro attività sul mercato aperto senza particolari vincoli, mentre le seconde sono costituite da una specifica impresa (detta casa madre ) allo scopo di aumentarne le vendite attraverso la possibilità di frazionare nel tempo l onere dell acquisto per i clienti. In questo elaborato, gli aspetti normativi esposti e le conclusioni a cui si giungerà saranno riferiti alle aziende non di natura bancaria attive nel comparto leasing e credito al consumo, mentre gli esempi avranno come protagonista Porsche Financial Services Italia S.p.A. (di seguito PFSI), il cui oggetto sociale principale consiste nella concessione di finanziamenti finalizzati all acquisto di autoveicoli prevalentemente di marca Porsche. 3 Così come la maggior parte delle imprese, anche le società in esame hanno sofferto del cattivo stato di salute dell economia di questo periodo. Come evidenziato nel Rapporto sul leasing 2011 a cura di ASSILEA, nel nostro Paese il valore dello stipulato, ovvero l ammontare complessivo dei beni oggetto dei contratti di locazione finanziaria conclusi, è diminuito del 9,8%, per un valore dimezzato rispetto al Segno negativo registra anche il tasso di penetrazione, che rappresenta la quota di beni che sono stati concessi in leasing sul totale della produzione annuale (Tabella 1) 4. Tabella 1: Andamento del mercato del leasing negli ultimi 5 anni PIL Stipulato leasing Tasso di penetrazione 3,3 3,1 2,5 1,7 1,8 1,6 Fonte: elaborazioni Assilea su dati ISTAT Per quanto riguarda il settore del credito al consumo, invece, i dati rilevati dall Osservatorio ASSOFIN relativi al 2011 denunciano un rallentamento rispetto ai periodi precedenti, con prospettive di miglioramento solo a partire dal I numeri parlano di un -11% rispetto al primo trimestre dell anno scorso, con un trend che se si conferma tale, riporterebbe il comparto ai livelli del Un recente articolo de Il sole 24 ore parla di un passo del gambero del credito al consumo (che rappresenta il 7% del Pil) causato principalmente dal difficile scenario macroeconomico e il calo generalizzato dei consumi dovuto alla mancanza di fiducia nelle prospettive future. 5 L approfondimento teorico ha come obiettivo la presentazione dell attività delle aziende di questa natura e si aprirà con un introduzione che ha lo scopo di esporre brevemente i servizi offerti e la loro disciplina. Si procederà con l esposizione dei prospetti che compongono il bilancio così come disciplinato da Banca d Italia, inserendo richiami ai contratti in esame e portando l esempio specifico dei documenti redatti dalla società all interno della quale si sta svolgendo la mia esperienza di stage, al fine di rendere l analisi più comprensibile. Nella seconda parte di questo 3 Tratto dall atto costitutivo di Porsche Financial Services Italia S.p.A. 4 ASSILEA, Rapporto sul leasing Roma. 5 Consultabile attraverso: Visitato il 20/06/

4 lavoro, invece, si procederà con l esposizione e la spiegazione di alcuni dei più comuni indicatori di performance economico-finanziaria, costruiti partendo dai dati presenti nei vari prospetti del bilancio. Alcuni di essi sono comunemente utilizzati da aziende appartenenti a settori diversi da quello in esame, mentre altri ne riflettono la peculiarità. Alcune riflessioni su quanto proposto, infine, ci accompagneranno alla conclusione dell elaborato. 4

5 1 I SERVIZI OFFERTI Per meglio comprendere l attività delle società in esame e la composizione delle voci che saranno presentate nei documenti che compongono il bilancio, è opportuno ricordare brevemente i tratti caratteristici di leasing e credito al consumo, i soggetti coinvolti e la specifica regolazione normativa. Va fin da ora ricordato che non esiste una disciplina ad hoc per le aziende che stiamo descrivendo: tuttavia, qualora la loro attività sia esercitata nei confronti del pubblico, sono assoggettate a quanto disposto dal Titolo V del Testo Unico Bancario (La Torre, 2010). 6 Riconducono alla fattispecie del leasing anche gli articoli dal 106 al 115, oltre che gli artt. 117, 118, 119 del Titolo IV, intitolato Trasparenza delle condizioni contrattuali (Buonocore, 2008). 1.1 Il contratto di leasing Il contratto di locazione finanziaria, conosciuto anche come leasing, non è, ad oggi, espressamente disciplinato dall ordinamento italiano. Non si può considerare, tuttavia, un contratto atipico, poiché (Iudica, Zatti, 2009) segue modelli costanti ed è definito in alcuni testi legislativi, come, ad esempio, l art. 17 (secondo comma) della Disciplina dell intervento straordinario nel Mezzogiorno per il quinquennio che riporta quanto segue: Per operazioni di locazione finanziaria si intendono le operazioni di locazione di beni mobili e immobili, acquisiti o fatti costruire dal locatore, su scelta e indicazione del conduttore, che ne assume tutti i rischi, e con facoltà per quest ultimo di divenire proprietario dei beni locati al termine della locazione, dietro il versamento di un prezzo prestabilito 7. Emergono da subito alcuni tratti caratterizzanti l operazione in esame, come il fatto che la società concedente diventa proprietaria del bene solo in seguito all acquisto presso terzi di quanto indicato dall utilizzatore. Le parti coinvolte, quindi, sono tre: l utilizzatore del cespite oggetto del contratto (persona fisica o giuridica che esercita un attività economica), la società concedente il servizio di locazione finanziaria del bene e il fornitore (produttore) dello stesso. La sequenza di fatti che porta alla conclusione dell operazione è la seguente (La Torre, 2002): il futuro utilizzatore individua il bene che ne soddisfa le esigenze e ne concorda il prezzo con il fornitore; 8 una proposta contrattuale irrevocabile precede l analisi del merito di credito da parte della società concedente: in essa vengono specificate le caratteristiche del contratto, come durata, anticipo e costo del servizio; nel caso in cui il potenziale utilizzatore sia ritenuto finanziariamente affidabile, si procede alla stipula del contratto di locazione finanziaria; a questo punto, la concedente acquista dal fornitore il bene stabilito dall utilizzatore, oppure ne ordina la costruzione; il processo si conclude con la consegna del cespite all utilizzatore a cura del fornitore/produttore. 6 Un primo grande contributo alla disciplina degli intermediari finanziari è il Dlgs del 1 settembre 1993, n.385, in seguito riformato attraverso il Dlgs 141/2010, noto come Testo Unico Bancario (t.u.b.). 7 L. 2 maggio 1976, n La possibilità di personalizzare il prodotto e le sue componenti è uno dei principali punti di forza riconosciuti al leasing rispetto alla classica locazione. 5

6 La trilateralità dell operazione (e non del contratto, che è comunque bilaterale) decade qualora fornitore e utilizzatore coincidano, perfezionandosi in tal modo il c.d. sale and lease back, situazione in cui il produttore vende alla società di leasing il bene per poi chiederne l utilizzazione in leasing (Iudica, Zatti, 2009). Tra le variabili contrattuali da definire prima della stipula ricordiamo la quota da corrispondere a titolo di anticipo, calcolata sull imponibile del bene, la definizione del tasso d interesse annuale e la durata dell operazione, fattori che influiscono sull importo dei canoni che mensilmente l utilizzatore si impegna a corrispondere. 9 Esistono due tipologie di leasing, così come evidenziato dai principi contabili internazionali, in particolare dallo IAS 17. Si usa distinguere (Cerbioni, Cinquini, Sostero, 2011): Leasing finanziario (o traslativo/capital leasing): in questo caso si assiste al sostanziale trasferimento dei rischi e dei benefici derivanti dalla proprietà del bene (IAS 17, p.8). In questa situazione le parti ritengono che il valore di mercato del cespite al termine della locazione finanziaria sia superiore al valore previsto dall opzione di riscatto, oppure che la durata del contratto superi il periodo di utilità economica del bene. Analogo è il caso in cui il cespite sia costruito ad hoc per l utilizzatore e solo da esso può essere utilizzato senza sostanziali modifiche (La Torre, 2010). Qualora non avvenga quanto sopra descritto, si parla di leasing operativo (di godimento). Questo, avvicinandosi maggiormente alla classica locazione, è solitamente caratterizzato dall assenza dell opzione finale di acquisto e dalla lunga durata del contratto, che consente di locare il bene a più utilizzatori successivi nel tempo (La Torre, 2010). Alla scadenza contrattualmente prevista del rapporto, all utilizzatore sono concesse sostanzialmente tre scelte: riconsegnare il bene, rinunciando all esercizio dell opzione di riscatto, prolungare la durata del contratto attraverso la proroga e riscattare il bene corrispondendo il valore residuo (Buonocore, 2008). Qualora il rapporto abbia natura operativa, invece, viene meno quest ultima possibilità. A seconda della tipologia dell operazione cambia la modalità di contabilizzazione della stessa, poiché lo IAS 17 prevede sia la prospettiva patrimoniale che quella finanziaria, nella quale vige il principio di prevalenza della sostanza sulla forma: assume, quindi, maggior rilievo la realtà economica dell operazione rispetto alla forma giuridica dell accordo. La differenza tra queste due metodologie risiede nella presenza o meno del cespite concesso in locazione finanziaria tra gli asset del conduttore (Simoncini, 1996). 1.2 Il credito al consumo Il primo comma dell art.121 del Testo Unico Bancario 10 recita che Per credito al consumo s intende la concessione, nell esercizio di un attività commerciale o professionale, di credito sotto forma di dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria a favore di una persona fisica che agisce per scopi estranei all attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta (consumatore). Il soddisfacimento di esigenze di carattere esclusivamente personale, ossia la destinazione del finanziamento è, quindi, la caratteristica essenziale del credito al consumo, indipendentemente dalla forma tecnica assunta (Ferrari, 2009). 9 Tutte le variabili appena descritte impattano sulla redditività e sulla rischiosità dell operazione. Di questi aspetti si avrà modo di parlare più avanti nell elaborato. 10 Dlgs 1 settembre 1993, n.385. Al credito al consumo sono riservati gli artt

7 Tale servizio, infatti, può essere fornito attraverso diverse modalità, come ricordato nel sito di Banca d Italia nella sezione dedicata a questa disciplina 11 : può essere concesso sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito, di leasing o altre facilitazioni finanziarie. Secondo Filotto (1998) è possibile suddividere l intero comparto nelle seguenti categorie: Credito finalizzato, rivolto cioè all acquisto di beni o servizi specifici. Le somme concesse a titolo di credito sono vincolate nel loro utilizzo a quanto pattuito alla stipula. Rientrano all interno di questa categoria i finanziamenti concordati con un intermediario finanziario contestualmente all atto di compravendita del bene nell esercizio commerciale.. Credito personale (non finalizzato), che si differenzia da quanto sopra descritto nella mancanza della destinazione del finanziamento: il consumatore è libero di impiegare come meglio crede gli importi che ricevuti, non essendo questi legati all acquisto di particolari prodotti o servizi. Credito basato sull utilizzo di carte revolving, che prevede l assegnazione di una carta di credito utilizzabile entro un limite di spesa stabilito ex ante. Cessione del quinto dello stipendio: la durata massima di questa forma di finanziamento non finalizzata è 10 anni, durante i quali il lavoratore finanziato pattuisce di cedere fino al massimo un quinto del suo stipendio a fronte del credito ricevuto. Una particolare forma di credito finalizzato è il leasing, a patto che siano rispettati requisiti previsti ex lege, come il fatto che l utilizzatore sia definibile consumatore e che sia presente la clausola di acquisto del bene: solo in questi casi si può parlare di leasing traslativo al consumo (Cuzzola, Mafrica, 2005). Il secondo comma dell articolo sopra riportato circoscrive l insieme delle società abilitate alla concessione di credito al consumo a banche, intermediari finanziari e altri soggetti autorizzati nel territorio italiano alla sola dilazione di pagamento (La Torre, 2010). Così come le società di leasing, quindi, anche gli enti non commerciali diversi dalle banche specializzati in quest attività sono disciplinati dell ormai noto art.107 t.u.b.. All interno del sito di Banca d Italia sono rintracciabili ulteriori indicazioni su tale disciplina, la quale riconosce come fonte normativa principale il Dlgs. 13 agosto 2010, n.141, disposizione attuativa della direttiva comunitaria 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori. Una di queste spiega che il costo del servizio di cui il privato usufruisce è comunemente misurato attraverso un indicatore chiamato TAEG, acronimo per Tasso Annuo Effettivo Globale. 12 Comprendendo tutti gli oneri sopportati dal consumatore durante il periodo il cui il contratto è in essere come, ad esempio, spese di istruttoria, di incasso o di chiusura contrattuale, questo solitamente assume un valore più elevato rispetto al TAN (tasso annuo nominale), ovvero del tasso d interesse applicato sull importo finanziato. Concludendo questa sezione, è opportuno ricordare che il servizio di finanziamento è concesso dall intermediario finanziario e non dalla società presso la quale si acquista il bene oggetto del contratto, la quale può limitarsi ad accordare il pagamento diluito nel tempo di quanto dovuto: solo in questo caso il rapporto è bilaterale e non coinvolge la società di intermediazione finanziaria. 11 Visitato il 13/07/ Un altro indice che esprime l onerosità del servizio è l ISC, Indicatore Sintetico di Costo. Così come il TAEG (le cui modalità di calcolo sono stabilite dal Comitato Italiano per il Credito al Consumo (CICR) anche l ammontare dell ISC deve comparire nel prospetto di sintesi del finanziamento e nel contratto proposto al cliente, così come previsto della legge 262/2005 a tutela dei consumatori. 7

8 2 IL BILANCIO DI ESERCIZIO Alla conclusione dell esercizio, gli amministratori di ogni azienda sono tenuti a redigere il bilancio secondo i principi e le modalità stabilite dalla legge. Il modello del bilancio rappresenta le operazioni fondamentali di gestione che caratterizzano la vita dell impresa (Sostero, Ferrarese, 2000, p. 1). Le funzioni principali di tale documento hanno natura essenzialmente informativa (Cerbioni, Cinquini, Sostero, 2011) a beneficio di soggetti interni ed esterni all azienda: gli organi interni ne usufruiscono per prendere decisioni e comprenderne le conseguenze economiche, mentre gli attori esterni attraverso i dati di sintesi possono valutare l andamento generale della gestione e la solidità finanziaria dell impresa. Il bilancio di esercizio, quindi, viste le finalità e i destinatari, deve fornire informazioni utili per la formazione di giudizi e la presa di decisioni economiche a una pluralità di enti, istituzioni o singoli (Favotto, 2007, p. 210). Spostando l attenzione sulla struttura formale dei documenti che compongono il bilancio, è opportuno mettere momentaneamente da parte gli schemi imposti dagli artt e 2425 del nostro codice civile, punto di riferimento per le società industriali. Gli intermediari finanziari rientrano, infatti, tra le aziende obbligate a redigere i prospetti di sintesi seguendo quanto disposto dai principi contabili internazionali (International Accounting Standard IAS), introdotti attraverso il Dlgs. 38/2005, attuazione del regolamento comunitario 1606/2002, al fine di favorire la comprensione e la comparabilità delle informazioni anche al di fuori dei confini nazionali. Questi provvedimenti (Saunders, Millon Cornett, Anolli, 2008), volti ad armonizzare le discipline dei Paesi della Comunità Europea, hanno assecondato la crescente internazionalizzazione dei mercati, in particolar modo quelli finanziari, cui ha contribuito anche l introduzione della moneta unica nel Le finalità di redazione sono le medesime imposte dall art c.c., anche se la prospettiva privilegiata è quella dell investitore, così come evidenziato nel Quadro sistematico per la preparazione e presentazione del bilancio del 2003 a cura della Fondazione Luca Pacioli. I principi contabili internazionali, inoltre, pongono particolare enfasi sulla comprensibilità e comparabilità delle informazioni fornite: proprio la necessità di uniformare i documenti di sintesi provenienti dai diversi Paesi appartenenti alla Comunità Europea, in modo da renderli tra loro confrontabili, è stata tra gli stimoli più rilevanti che hanno portato all adozione degli IAS. La redazione del bilancio secondo tali criteri richiede esplicitamente l aderenza ai principi di prevalenza della sostanza sulla forma, della rilevanza e della neutralità. 2.1 Strutture formali e componenti del bilancio Il testo di riferimento è il decreto emanato da Banca d Italia in data 13 marzo 2012, intitolato Istruzioni per la redazione dei bilanci e dei rendiconti degli Intermediari finanziari ex art. 107 del TUB, degli Istituti di pagamento, degli IMEL, delle SGR e delle SIM. Come evidenziato in questa fonte normativa e nel framework, i documenti che compongono il bilancio di esercizio di un intermediario finanziario di questo tipo sono: Stato patrimoniale Conto economico Prospetto della redditività complessiva Rendiconto finanziario Prospetto delle variazioni del patrimonio netto Nota integrativa 8

9 Il tutto dev essere accompagnato da una relazione sulla gestione redatta dagli amministratori della società, nella quale sono riportati i fatti di rilievo avvenuti nel corso dell esercizio. Voci, indicate da numeri arabi, e sottovoci, riportate in lettere, costituiscono i conti che compaiono in bilancio: elementi di ulteriore dettaglio per una più completa informazione possono essere inseriti, così come è possibile l aggiunta di voci se di particolare rilievo. Ogni conto deve essere espresso in unità di Euro e deve riportare il corrispondente valore riferito all esercizio precedente, in modo da facilitare il confronto temporale per poter meglio esprimere giudizi sull andamento della gestione. Qualora ciò non fosse possibile, è opportuno segnalarlo e motivalo in nota integrativa. Si procederà ora alla presentazione dei vari documenti che compongono il bilancio, cercando di prestare particolare attenzione alle voci caratterizzanti l attività delle società in analisi, riportando quanto previsto per ciascun caso dalla fonte normativa sopra citata e attingendo informazioni e spiegazioni utili dal testo degli autori Saunders, Millon Cornett e Anolli (2008). Per i prospetti di conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario, è riportato lo standard imposto da Banca d Italia e il relativo esempio con riferimento all esercizio 2011 di PFSI. Questo parallelismo aiuterà a calare nel concreto i dettami legislativi e aiuterà il lettore a comprendere meglio contenuti e struttura di questi documenti Stato Patrimoniale Lo stato patrimoniale si propone di rappresentare la situazione di un impresa alla data di chiusura dell esercizio, fornendo (Sostero, Ferrarese, 2000, p. 41) le informazioni di base per evidenziare impieghi e fonti di risorse finanziarie in essere alla data del bilancio, ovvero classificando secondo una rigida struttura gli investimenti e le obbligazioni in essere, oltre che la struttura del capitale proprio: è la fotografia scattata il 31 dicembre della situazione dell azienda. È composto da attivo e passivo, all interno del quale si trovano anche le voci relative al patrimonio netto (Airoldi, Brunetti, Coda, 1994). Lo schema imposto da Banca d Italia per gli intermediari ex art.107 TUB è qui sotto riportato (Figura 1, seguito dal prospetto dell azienda di riferimento (Figura 2), che sarà utile per evidenziare le voci più rilevanti per le aziende specializzate nel finanziamento tramite leasing o nel credito al consumo. 13 È opportuno ricordare come il principio contabile internazionale di riferimento per la disciplina del contratto di leasing sia lo IAS 17. Al suo interno, è proposta una differente trattazione per la locazione finanziaria e per quella di natura operativa, in quanto, come sopra ricordato, cambia il soggetto proprietario del bene oggetto del contratto. 9

10 Figura 1 : Stato Patrimoniale. Voci dell attivo, del passivo e del patrimonio netto Allegato A - Schemi di bilancio e nota integrativa degli intermediari finanziari BILANCIO DELL IMPRESA Schemi - Stato Patrimoniale STATO PATRIMONIALE INTERMEDIARI FINANZIARI VOCI DEL PASSIVO E DEL PATRIMONIO NETTO VOCI DELL'ATTIVO Voci del passivo e del patrimonio netto T T Debiti 20. Titoli in circolazione Voci dell'attivo T T Cassa e disponibilità liquide 20. Attività finanziarie detenute per la negoziazione 30. Passività finanziarie di negoziazione 30. Attività finanziarie valutate al fair value 40. Passività finanziarie valutate al fair value 50. Derivati di copertura 60. Adeguamento di valore delle passività finanziarie oggetto di copertura generica (+/-) 70. Passività fiscali a) correnti b) differite 80. Passività associate ad attività in via di dismissione 90. Altre passività 100. Trattamento di fine rapporto del personale 110. Fondi per rischi e oneri: a) quiescenza e obblighi simili b) altri fondi 120. Capitale 130. Azioni proprie (-) 140. Strumenti di capitale 40. Attività finanziarie disponibili per la vendita 50. Attività finanziarie detenute sino alla scadenza 60. Crediti 70. Derivati di copertura 80. Adeguamento di valore delle attività finanziarie oggetto di copertura generica (+/-) 90. Partecipazioni 100. Attività materiali 110. Attività immateriali 120. Attività fiscali a) correnti b) anticipate 130. Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione 140. Altre attività 150. Sovrapprezzi di emissione 160. Riserve TOTALE ATTIVO 170. Riserve da valutazione 180. Utile (Perdita) d'esercizio TOTALE PASSIVO E PATRIMONIO NETTO Fonte: Adattato dagli schemi riportati in: Istruzioni per la redazione dei bilanci e dei rendiconti degli Intermediari finanziari ex art. 107 del TUB, degli Istituti di pagamento, degli IMEL, delle SGR e delle SIM. 10

11 PORSCHE FINANCIAL SERVICES ITALIA S.P.A Sede Sociale in Padova - Corso Stati Uniti n. 35 Capitale Sociale Euro ,00= i.v., C.F./P.Iva Socio unico Iscritta al Registro Imprese di Padova al n R.E.A. n Figura 2: Stato patrimoniale PFSI. Soggetta ad attività PORSCHE di direzione FINANCIAL e coordinamento SERVICES di Porsche ITALIA Financial S.P.A Services GmbH Sede Sociale in Padova - Corso Stati Uniti n. 35 Capitale Sociale Euro ,00= i.v., C.F./P.Iva Socio unico Iscritta al Registro Imprese BILANCIO di Padova AL al 31 n DICEMBRE R.E.A. n Soggetta ad attività di direzione e coordinamento di Porsche Financial Services GmbH STATO PATRIMONIALE BILANCIO AL 31 DICEMBRE 2011 ATTIVO 31 dicembre dicembre 2010 STATO PATRIMONIALE 10. Cassa e disponibilità liquide ATTIVO 31 dicembre dicembre Crediti Cassa e disponibilità liquide Derivati di copertura Crediti Attività materiali Derivati di copertura Attività immateriali Attività materiali Attività fiscali Attività a) correnti immateriali b) anticipate Attività fiscali Altre a) attività correnti b) anticipate Totale dell'attivo Altre attività Totale dell'attivo PASSIVO E PATRIMONIO NETTO 31 dicembre dicembre Debiti PASSIVO E PATRIMONIO NETTO 31 dicembre dicembre Derivati Debiti di Copertura Passività Derivati di fiscali Copertura a) correnti b) Passività differite fiscali a) correnti b) differite 90. Altre passività Altre passività Trattamento di fine rapporto del personale Trattamento di fine rapporto del personale Fondi per rischi ed oneri b) Fondi altri fondi per rischi ed oneri b) altri fondi Capitale Capitale Riserve Riserve Riserve da valutazione Riserve da valutazione Utile/(Perdita) d'esercizio Utile/(Perdita) d'esercizio Totale Totale del del passivo passivo e e Patrimonio Patrimonio Netto Netto Fonte: Bilancio 2011 PFSI. 11

12 Attivo Si procede ora esaminando le voci presenti nei vari prospetti, soffermando l attenzione su quelle che più di tutte caratterizzano l attività delle società in esame. 14 L aggregato cassa e disponibilità liquide rappresenta quanto è posseduto dall azienda in termini di moneta e valori assimilabili (cash and cash equivalents): è composto, ad esempio, dal denaro presente nel conto corrente bancario della società. Le attività finanziarie detenute per la negoziazione sono attività acquistate principalmente al fine di essere vendute nel breve termine: è quindi presente una chiara strategia nella trattazione dei titoli che rientrano all interno di questa voce. Solitamente rientrano all interno di questa voce titoli di debito, titoli di capitale, derivati e partecipazioni in imprese in cui si esercita notevole influenza (IAS 28 e IAS 31). Nel conto numero 30, invece, sono riunite le attività finanziarie per cassa valutate al fair value, i cui risultati sono evidenziati in conto economico. Per quanto riguarda, invece, le attività finanziarie disponibili per la vendita, si tratta di asset allocati all interno del portafoglio la cui finalità è fornire risorse liquide all azienda in caso di bisogno attraverso la loro cessione. Non c è, quindi, una scadenza prevista ex ante per la loro detenzione. Al contrario, le attività finanziarie detenute fino alla scadenza sono caratterizzate da un time to maturity ben definito: vengono inserite sotto tale denominazione i titoli che si pensa di possedere fino alla loro scadenza. Come si può notare, le ultime voci descritte non compaiono nel bilancio preso ad esempio, poiché non caratteristiche del business in esame. Procedendo, al numero 60 si trovano i crediti, ovvero attività finanziarie non quotate in un mercato attivo: possono essere verso istituti di credito o verso clienti 15. Nel caso di Porsche Financial Services Italia S.p.a. 16, questo conto comprende le attività finanziarie derivanti dalle concessioni di leasing e finanziamenti, il core business dell azienda. Alla determinazione dell ammontare del credito relativo ad una singola operazione concorrono tutti i costi ed i proventi che ne sono direttamente imputabili, in modo da diluirne l effetto lungo tutta la durata del finanziamento, poiché rientranti nel piano di ammortamento. I canoni che mensilmente sono corrisposti dall utilizzatore vanno ad abbattere il credito residuo della quota capitale finanziata. Diversamente accade qualora il leasing abbia natura operativa, poiché, come detto, i rischi e i benefici riconducibili al bene restano in capo al locatore, ragion per cui il cespite compare all interno suo dello stato patrimoniale e, come qualsiasi immobilizzazione, è sottoposto ad ammortamento periodico (Simoncini, 1996). La qualità del credito concesso impatta direttamente sul rischio del credito stesso, che è il maggiore tra tutti quelli connessi all attività di finanziamento: un accurata valutazione del portafoglio è fondamentale a livello operativo, oltre che obbligatoria 17. Il valore iscritto in bilancio è al netto del relativo fondo svalutazione, il quale è alimentato da svalutazioni analitiche, effettuate valutando caso per caso l importo della singola rettifica, o generiche, qualora questo non fosse possibile. Le voci sin qui esposte costituiscono (Saunders, Millon Cornell, Anolli, 2008) il cosiddetto attivo fruttifero dell intermediario finanziario, ovvero l insieme degli asset che alimentano il conto economico generando interessi attivi e ricavi. Procedendo, si trovano i derivati di copertura, strumenti finanziari che consentono, appunto, la copertura (hedging) di eventuali perdite su particolari elementi il cui rischio è rilevabile, attraverso 14 I riferimenti sono al decreto del 13 marzo 2012 emesso da Banca d Italia sulla redazione del bilancio, all interno del quale sono brevemente presentate tutte le voci che compongono i vari prospetti. 15 A differenza di quanto previsto nel bilancio civilistico, come si può notare, non vi è distinzione tra i crediti esigibili entro l esercizio e quelli che superano tale scadenza: spesso tale informazione è riportata nella nota integrativa e può aiutare l analista esterno nella valutazione dell impresa (Gryer 2006). 16 Come ricordato in diversi punti nel bilancio di esercizio, i leasing concessi dalla società hanno natura finanziaria: pur essendo di proprietà, il cespite non compare nello stato patrimoniale del locatore. Testimonianza di ciò è la cospicuità della voce crediti rispetto alle attività materiali. 17 In particolare, il decreto di Banca d Italia 216 rimanda a quanto dettato da Basilea 3, che per il calcolo del rischio di credito propone sia il metodo Standardizzato che quello Standardizzato Semplificato. 12

13 gli utili generati da elementi diversi, qualora il rischio legato ai primi si dovesse manifestare. La valutazione al fair value e la disciplina di questi strumenti sono argomento dello IAS 39. In stretto rapporto con quest ultima voce è il conto contraddistinto dal numero 80 accoglie il valore corrispondente all adeguamento di valore delle attività finanziarie oggetto di copertura generica: questo comprende il saldo del cambiamento di valore delle sopracitate attività. Tra le attività materiali vanno annotati, invece, i beni ad utilità pluriennale funzionali allo svolgimento dell attività d impresa, così come previsto dallo IAS 16: le condizioni per l iscrizione sono la probabilità di ottenere benefici economici futuri dal cespite e la possibilità di determinare in modo attendibile il costo dello stesso. Rientrano tra le attività materiali, come già ricordato, i beni oggetto di contratti di leasing operativo. Qualora questi, invece, coinvolgano attività immateriali, vanno annotati all interno della rispettiva voce (numero 110), assieme ai beni durevoli di questa natura soggetti ad ammortamento: oltre a marchi e brevetti, contribuisce al valore di questo gruppo di asset anche l eventuale avviamento. Il successivo conto riepiloga, invece, le attività fiscali, ovvero quelle che hanno come controparte l Erario e sono regolate dalle aliquote fiscali vigenti alla chiusura dell esercizio, evidenziando la distinzione tra quelle correnti e quelle anticipate (IAS 12). La penultima voce della sezione dell attivo di stato patrimoniale accoglie attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione: queste sono regolate dall IFRS 5 (International Financial Reporting Standard). Infine, all interno di altre attività confluiscono tutte le partite non riconducibili ad altre voci previste: un esempio sono gli anticipi che la società esegue in nome e per conto dei clienti riguardo le polizze assicurative dei beni concessi in locazione finanziaria. Passivo Anche la sezione del Passivo di stato patrimoniale è sostanzialmente lontana da quella di derivazione civilistica, eccezion fatta per alcune voci. La prima voce che si incontra è quella che solitamente pesa più di tutte sul totale del passivo, ovvero i debiti: questi rappresentano la somma delle obbligazioni assunte dalla società con le rispettive controparti, che possono essere altri istituti di credito o clienti 18. Andando a leggere quanto indicato in nota integrativa, la quasi totalità dei debiti dell impresa in esempio ha come controparte Volkswagen Group Service SA, la quale le fornisce i mezzi finanziari necessari per lo svolgimento del business a condizioni difficilmente pareggiabili in termini di convenienza: l attività di raccolta di risorse è, dunque, favorita dalla comune appartenenza al medesimo Gruppo di queste società. Il tasso d interesse applicato è variabile, è negoziato ogni due settimane ed è agganciato all Euribor. Considerando quanto previsto dalla normativa di Banca d Italia, confluirebbero all interno di questo conto anche i fondi ricevuti dalla Pubblica Amministrazione e destinati ad uno specifico impiego, a patto che siano previsti interessi passivi a carico della società ricevente. I titoli di debito emessi quali, ad esempio, le obbligazioni o i certificati di deposito, vanno ad alimentare un apposita voce, denominata titoli in circolazione, mentre i debiti verso fornitori di risorse diverse da quelle finanziarie ricadono tra le altre passività. Le passività finanziarie di negoziazione e le passività finanziarie valutate al fair value, invece, hanno il medesimo trattamento delle relative voci dell attivo 19. Il conto derivati di copertura accoglie gli strumenti di questa natura che alla data di bilancio sono 18 Con riferimento alla società esaminata, i debiti che compaiono in bilancio, oltre che verso l istituto di credito nominato, possono avere come controparte clienti, ad esempio per rimborsi, o concessionari, per il pagamento dei cespiti oggetto di locazione finanziaria o finanziamento. 19 Come già detto per la sezione dell attivo, queste voci non sono caratteristiche dell attività delle aziende che stiamo esaminando, motivo per cui non sono presenti nel prospetto preso ad esempio. 13

14 caratterizzati da un fair value negativo (Saunders, Millon Cornett, Anolli, 2008). Nel caso preso ad esempio, le uniche operazioni poste in essere di questo tipo sono dette di cash flow hedge, ovvero mettono la società al riparo da possibili variazioni di flussi finanziari attesi. In particolare, il rischio dal quale ci si vuole proteggere è quello legato al tasso d interesse: come già detto, il tasso di raccolta è variabile mentre quello concesso ai clienti è fisso per tutta la durata del contratto. La successiva voce (60) accoglie la variazione complessiva delle passività oggetto di macrohedging, ossia di copertura generica. Le voci contrassegnate dai numeri 70, 80, e 90 sono disciplinate allo stesso modo delle corrispondenti presenti nell attivo di stato patrimoniale. Il fondo per il trattamento di fine rapporto del personale, analogamente a quanto accade per qualunque impresa, anche non operante nel settore finanziario, è alimentato dagli accantonamenti rilevati annualmente in conto economico riguardanti i benefici ex lege previsti verso i dipendenti. Il fondo rischi ed oneri, invece, accoglie gli accantonamenti per possibili esborsi monetari futuri, il cui ammontare non è definito o non è determinabile il momento in cui si realizzeranno (Saunders, Millon Cornett, Anolli, 2008). Non è un fondo rettificativo di corrispondenti voci dell attivo, a differenza, ad esempio, del fondo ammortamento o svalutazione crediti (che tuttavia non compaiono in bilancio). Accantonamenti di questo genere sono tipicamente legati a spese legali per contratti in contenzioso che si prevede di sostenere per definire la posizione della controparte. Patrimonio netto Il patrimonio netto esprime l ammontare di capitale di proprietà dell azienda, confluito all interno della stessa attraverso apporti da parte dei soci attraverso conferimenti o tramite autofinanziamento, che si manifesta qualora una parte degli utili di esercizio non venga distribuita (Abriani, Calvosa, Ferri jr et alt, 2008). Essendo costituite ex t.u.b. come società di capitali, in particolare con la forma di società per azioni, e quindi non esponendo i soci oltre la quota versata, il patrimonio netto rappresenta l unica garanzia per tutte le obbligazioni dall azienda assunte nel perseguimento dell oggetto sociale. Per le dimensioni che solitamente società che operano come intermediari finanziari hanno in termine di giro di affari e per l impatto che una possibile crisi di uno di essi può avere per l intero sistema, Banca d Italia impone alcuni requisiti per l esercizio dell attività d impresa, rinviando talvolta alle disposizioni di Basilea (come, ad esempio, relativamente al patrimonio di vigilanza). Il capitale sociale è composto dal valore nominale delle singole azioni moltiplicate per il numero delle stesse. Rappresenta il totale degli apporti effettuati da parte dei soci a titolo di conferimento, al netto del capitale sottoscritto ma non ancora versato. Qualora ci siano azioni proprie in portafoglio, è opportuno indicarne l ammontare all interno della voce 130, con segno negativo. Banca d Italia richiede che per l esercizio dell attività d impresa un capitale iniziale almeno pari a 2 milioni per gli intermediari il cui oggetto sociale non preveda il rilascio di garanzie, mentre la soglia iniziale si alza a 3 milioni in caso contrario. I conferimenti in natura non possono, inoltre, eccedere il 30% del totale, fatte salve alcune tassative eccezioni. Eventuali titoli rappresentativi di patrimonio netto diversi da capitale e riserve, vanno indicati all interno della voce 140, strumenti di capitale. Qualora, invece, ci sia una differenza tra il valore nominale dei conferimenti e l ammontare degli stessi, il saldo è rilevato come sovrapprezzo di emissione. Le riserve, annoverate nel conto numero 160 della sezione passivo e patrimonio netto, sono di diverso tipo, tra cui, a titolo di esempio: riserva legale 20, riserve di utili, riserve statutarie, per acquisto di azioni proprie. L aggregato detto riserve da valutazione è costituito dall importo di eventuali rivalutazioni di componenti dell attivo di stato patrimoniale. 20 Ex art cc la riserva legale è alimentata attraverso la destinazione del 5% degli utili di esercizio fino al raggiungimento del 20% del valore del capitale sociale. 14

15 2.3 Conto economico Dopo aver brevemente presentato le voci dello stato patrimoniale, è bene spostare l attenzione sul documento che descrive il risultato della gestione aziendale nell arco dell anno: il conto economico (Abriani, Calvosa, Ferri jr et alt, 2008). Così come quello previsto all art del codice civile, anche I BILANCI il prospetto DEGLI INTERMEDIARI redatto FINANZIARI, dagli intermediari DELLE SGR E DELLE finanziari SIM ha forma scalare, ma le voci e i risultati Allegato A - Schemi di bilancio e nota integrativa degli intermediari finanziari BILANCIO DELL IMPRESA parziali sono sensibilmente diversi (Figura 3). Schemi Conto economico CONTO ECONOMICO INTERMEDIARI FINANZIARI Figura 3: Conto economico degli intermediari finanziari. 10. Interessi attivi e proventi assimilati 20. Interessi passivi e oneri assimilati Voci T T 1 MARGINE DI INTERESSE 30. Commissioni attive 40. Commissioni passive COMMISSIONI NETTE 50. Dividendi e proventi simili 60. Risultato netto dell attività di negoziazione 70. Risultato netto dell attività di copertura 80. Risultato netto delle attività e delle passività finanziarie valutate al fair value 90. Utile/perdita da cessione o riacquisto di: a) attività finanziarie b) passività finanziarie MARGINE DI INTERMEDIAZIONE 100. Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di: a) attività finanziarie b) altre operazioni finanziarie 110. Spese amministrative: a) spese per il personale b) altre spese amministrative 120. Rettifiche/riprese di valore nette su attività materiali 130. Rettifiche/riprese di valore nette su attività immateriali 140. Risultato netto della valutazione al fair value delle attività materiali e immateriali 150. Accantonamenti netti ai fondi per rischi e oneri 160. Altri proventi e oneri di gestione RISULTATO DELLA GESTIONE OPERATIVA 170. Utili (Perdite) delle partecipazioni 180. Utili (Perdite) da cessione di investimenti UTILE (PERDITA) DELL ATTIVITÀ CORRENTE AL LORDO DELLE IMPOSTE 190. Imposte sul reddito dell'esercizio dell operatività corrente UTILE (PERDITA) DELL ATTIVITÀ CORRENTE AL NETTO DELLE IMPOSTE 200. Utile (Perdita) dei gruppi di attività in via di dismissione al netto delle imposte UTILE (PERDITA) D'ESERCIZIO Fonte: Adattato da quanto riportato in: Istruzioni per la redazione dei bilanci e dei rendiconti degli Intermediari finanziari ex art. 107 del TUB, degli Istituti di pagamento, degli IMEL, delle SGR e delle SIM. - A

16 Figura 4: Conto economico PFSI. PORSCHE FINANCIAL SERVICES ITALIA S.P.A Sede Sociale in Padova - Corso Stati Uniti n. 35 Capitale Sociale Euro ,00= i.v., C.F./P.Iva Socio unico Iscritta al Registro Imprese di Padova al n R.E.A. n Soggetta ad attività di direzione e coordinamento di Porsche Financial Services GmbH CONTO ECONOMICO CONTO ECONOMICO 01/01/ /12/ /08/ /12/ Interessi attivi e proventi assimilati Interessi passivi e oneri assimilati MARGINE DI INTERESSE Commissioni attive Commissioni passive COMMISSIONI NETTE MARGINE DI INTERMEDIAZIONE Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di: a) Attività finanziarie Spese amministrative: a) Spese per il personale b) Altre spese amministrative Rettifiche/riprese di valore nette su attività materiali Rettifiche/riprese di valore nette su attività immateriali Accantonamenti netti ai fondi per rischi ed oneri Altri proventi e oneri di gestione RISULTATO DELLA GESTIONE OPERATIVA UTILE (PERDITA) DELL'ATTIVITA' CORRENTE AL LORDO DELLE IMPOSTE Imposte sul reddito dell'esercizio dell'operatività corrente UTILE (PERDITA) DELL'ATTIVITA' CORRENTE AL NETTO DELLE IMPOSTE UTILE (PERDITA) DELL'ESERCIZIO Fonte: Bilancio 2011 PFSI 11 16

17 All inizio del prospetto si trovano interessi attivi e proventi assimilati, alimentati dal c.d. attivo fruttifero (voci 10 60), seguiti da interessi passivi ed oneri assimilati composti dal risultato delle obbligazioni costituenti il passivo oneroso (10 40). Per le società in esame, i primi derivano dal decorso dei contratti stipulati: per il cliente rappresentano il costo del servizio di dilazione temporale del pagamento del bene, mentre per la società concedente sono la remunerazione per quanto erogato. Anche gli interessi di mora (dovuti al mancato o ritardato pagamento), se previsti, sono rilevati in questo conto. La riscossione di un canone, quindi, movimenta anche il conto economico. Le rate corrisposte dalla controparte sono composte sia da capitale che da interessi: la quota capitale abbatte il credito residuo per il cespite finanziato, mentre la seconda componente evidenzia il costo del servizio, conseguenza del valore temporale del denaro e solo quest ultimo valore compare nel conto in analisi. La somma algebrica tra queste prime due voci compone il margine di interesse, che evidenzia la differenza tra quanto percepito e quanto pagato per procurarsi le risorse necessarie alla gestione del business. Rappresenta, in altri termini, quanto resta dei ricavi che il servizio di diluizione nel tempo del pagamento del cespite genera, dopo aver sostenuto le spese per la raccolta del fattore produttivo denaro. Procedendo verso la bottom line, si trovano le commissioni attive e passive. Queste sono le spese accessorie previste contrattualmente che il cliente si trova a sostenere durante il periodo in cui usufruisce del servizio di finanziamento. Alcuni esempi possono aiutare a chiarire le idee: spese di istruttoria, spese per subentri o proroghe del contratto, spese di chiusura ecc. Tra le commissioni passive, invece, rientrano i costi per i servizi usufruiti: importi come spese bancarie e bonus corrisposti alla rete di vendita al raggiungimento degli standard richiesti. Il saldo tra le due partite appena illustrate compare in conto economico sotto la voce commissioni nette. L aggregato successivo è denominato margine di intermediazione (MINTM), il quale esprime la quota di reddito generato all attività di intermediazione a disposizione dell azienda per coprire tutti i costi diversi da quelli di raccolta del fattore produttivo denaro. Il suo valore si determina sommando algebricamente: dividendi o proventi assimilabili percepiti nel corso dell esercizio; i saldi dell attività di negoziazione e dell attività di copertura che riflettono i risultati derivanti dalla gestione delle rispettive voci presenti nell attivo e nel passivo di stato patrimoniale. Inoltre, contribuisce alla formazione del margine di intermediazione anche il risultato netto delle attività e delle passività finanziarie valutate al fair value, che riepiloga gli esiti riconducibili alla detenzione di asset disponibili per la vendita, oltre ciò che è scaturito dall eventuale riacquisto delle proprie passività (voci 80 e 90 di conto economico). All interno della partita contraddistinta dal numero 100, rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di attività finanziarie, sono riassunti gli accantonamenti eseguiti in seguito a svalutazioni di asset o le rettifiche qualora i motivi che hanno portato alla precedente svalutazione vengano meno. Un elevato valore di questa voce può essere segnale di una cattiva qualità della clientela. Le spese amministrative hanno per oggetto i sacrifici economici per il personale, marketing, costi per servizi accessori e consulenze. Successivamente, sono indicate le rettifiche di valore relative alle altre voci presenti nell attivo dello stato patrimoniale, come attività materiali o immateriali: queste sono solitamente ammortamenti, che esprimono il processo di degrado tecnico ed economico di un cespite ad utilità pluriennale. La movimentazione di segno opposto del conto consiste nella rivalutazione dell asset, che avviene qualora i motivi della precedente svalutazione vengano meno (numeri di riferimento: 120 e 130). Analoghe considerazioni sono valide per l analisi della voce 140, risultato netto della valutazione al fair value delle attività materiali e immateriali. Gli accantonamenti netti ai fondi per rischi ed oneri concorrono a determinare l ammontare dei relativi fondi, il cui significato è stato precedentemente illustrato nella sezione dedicata allo stato patrimoniale. L ultima riga prima del risultato della gestione operativa, che non è altro che la somma algebrica di tutti i conti fino ad ora presentati, accoglie oneri o proventi di gestione che per loro natura non sono riconducibili ad altre voci. Le plusvalenze o le minusvalenze derivanti dalla vendita delle auto concesse in locazione finanziaria e sulle quali non è stata esercitata l opzione di 17

18 riscatto sono l esempio più limpido di ciò che determina il valore totale di questo conto. Per arrivare al risultato economico complessivo (utile/perdita d esercizio), da questo punto, bisogna considerare l impatto di eventuali utili o perdite causate dalla dismissione di investimenti e partecipazioni, oltre al contributo della gestione fiscale, relativamente alle imposte da versare all Erario. 2.4 Rendiconto finanziario Il rendiconto finanziario, o cash flow statement, (Figura 5) è obbligatorio per qualunque impresa decida di adottare (o sia obbligata a farlo) i principi contabili internazionali. Questo prospetto non rientra, invece, tra i documenti che compongono il bilancio disciplinato dal codice civile, così come previsto dall art La dottrina 21, tuttavia, ritiene sia fondamentale la redazione di tale prospetto anche se non previsto dalla legge, al fine di meglio comprendere (Sostero, Ferrarese, 2000, p. 198) la capacità dell azienda non solo di creare nuova ricchezza, ma di renderla monetariamente disponibile per successivi investimenti. Lo IAS 7 disciplina le modalità di compilazione del rendiconto finanziario proponendo due metodologie alternative e di pari dignità: il metodo diretto ed il metodo indiretto. Per entrambe, la finalità principale è quella informativa, sia per uso interno che per eventuali stakeholder esterni. Infatti, la redazione del rendiconto finanziario consente (Saunders, Millon Cornett, Anolli, 2008) di rappresentare in modo schematico i flussi finanziari e monetari generati o assorbiti nel corso dell esercizio. 21 Pareri positivi a riguardo sono stati espressi da autorità come il Consiglio Nazionale dei Ragionieri e Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti. 18

19 I BILANCI DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI, DELLE SGR E DELLE SIM Allegato A - Schemi di bilancio e nota integrativa degli intermediari finanziari Schemi Rendiconto finanziario BILANCIO DELL IMPRESA Figura 5: Rendiconto finanziario per gli intermediari finanziari. RENDICONTO FINANZIARIO INTERMEDIARI FINANZIARI METODO DIRETTO A. ATTIVITÀ OPERATIVA Importo T T 1 1. Gestione (+/-) (+/-) - interessi attivi incassati (+) - interessi passivi pagati (-) - dividendi e proventi simili (+) - commissioni nette (+/-) - spese per il personale (-) - altri costi (-) - altri ricavi (+) - imposte e tasse (-) - costi/ricavi relativi ai gruppi di attività in via di dismissione e al netto dell effetto fiscale (+/-) 2. Liquidità generata/assorbita dalle attività finanziarie (+/-) (+/-) - attività finanziarie detenute per la negoziazione - attività finanziarie valutate al fair value - attività finanziarie disponibili per la vendita - crediti verso banche - crediti verso enti finanziari - crediti verso clientela - altre attività 3. Liquidità generata/assorbita dalle passività finanziarie (+/-) (+/-) - debiti verso banche - debiti verso enti finanziari - debiti verso clientela - titoli in circolazione - passività finanziarie di negoziazione - passività finanziarie valutate al fair value - altre passività B. ATTIVITÀ DI INVESTIMENTO Liquidità netta generata/assorbita dall attività operativa A (+/-) A (+/-) 1. Liquidità generata da (+) (+) - vendite di partecipazioni - dividendi incassati su partecipazioni - vendite/rimborsi di attività finanziarie detenute sino alla scadenza - vendite di attività materiali - vendite di attività immateriali - vendite di rami d azienda 2. Liquidità assorbita da (-) (-) - acquisti di partecipazioni - acquisti di attività finanziarie detenute sino alla scadenza - acquisti di attività materiali - acquisti di attività immateriali - acquisti di rami d azienda C. ATTIVITÀ DI PROVVISTA Liquidità netta generata/assorbita dall attività d investimento B (+/-) B (+/-) - emissioni/acquisti di azioni proprie - emissioni/acquisti di strumenti di capitale - distribuzione dividendi e altre finalità Liquidità netta generata/assorbita dall attività di provvista C (+/-) C (+/-) LIQUIDITÀ NETTA GENERATA/ASSORBITA NELL ESERCIZIO D=A+/-B+/-C D=A+/-B+/-C Fonte: Adattato da quanto riportato in: Istruzioni per la redazione dei bilanci e dei rendiconti degli Intermediari finanziari ex art. 107 del TUB, degli Istituti di pagamento, degli - A.1.10 IMEL, - delle SGR e delle SIM. 19

20 PORSCHE FINANCIAL SERVICES ITALIA SPA BILANCIO AL 31 DICEMBRE 2011 Rendiconto Finanziario - in unità di Euro Figura 6: Rendiconto finanziario PFSI. A. ATTIVITA' OPERATIVA Importo 31/12/ /12/ Gestione interessi attivi incassati (+) interessi passivi pagati (-) dividendi e proventi simili (+) commissioni nette (+/-) spese per il personale (-) altri costi (-) altri ricavi (+) imposte e tasse (-) costi/ricavi relativi ai gruppi di attività in via di dismissione e al netto dell'effetto fiscale (+/-) Liquidità generata/assorbita dalle attività finanziarie attività finanziarie detenute per la negoziazione attività finanziarie valutate al fair value attività finanziarie disponibili per la vendita crediti verso banche crediti verso enti finanziari crediti verso clientela altre attività Liquidità generata/assorbita dalle passività finanziarie debiti verso banche debiti verso enti finanziari debiti verso clientela titoli in circolazione passività finanziarie di negoziazione passività finanziarie valutate al fair value altre passività Liquidità netta generata/assorbita dall'attività operativa B. ATTIVITA' DI INVESTIMENTO 1. Liquidità generata da vendite di partecipazioni dividendi incassati su partecipazioni vendite/rimborsi di attività finanziarie detenute sino alla scadenza vendite di attività materiali vendite di attività immateriali vendite di rami d'azienda Liquidità assorbita da acquisti di partecipazioni acquisti di attività finanziarie detenute sino alla scadenza acquisti di attività materiali acquisti di attività immateriali acquisti di rami d'azienda Liquidità netta generata/assorbita dall'attività di investimento C. ATTIVITA' DI PROVVISTA - emissione/acquisti di azioni proprie emissione/acquisti di strumenti di capitale - distribuzione dividendi ed altre finalità Liquidità netta generata/assorbita dall'attività di provvista LIQUIDITA' NETTA GENERATA/ASSORBITA NELL'ESERCIZIO RICONCILIAZIONE Importo 31/12/ /12/2010 CASSA E DISPONIBILITA' LIQUIDE ALL'INIZIO DELL'ESERCIZIO LIQUIDITA' TOTALE NETTA GENERATA/ASSORBITA NELL'ESERCIZIO CASSA E DISPONIBILITA' LIQUIDE ALLA CHIUSURA DELL'ESERCIZIO Fonte: Bilancio 2011 PFSI

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