OLTREPO PAVESE: SUOLO, NATURA E ACQUA Salice Terme (PV) Ottobre 2004

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1 OLTREPO PAVESE: SUOLO, NATURA E ACQUA Salice Terme (PV) Ottobre 2004 IL RETICOLO MINORE SOTTO GLI ASPETTI IDRO-GEO-MORFOLOGICI NELL AMBITO DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE Giuseppe Barbero* & Pier Luigi Vercesi** * Dott. di Ricerca Ing. Idraulica - Servizi Geo-Ingegneria e Progettazione, Via Bona di Savoia, 10/A - Pavia ** Prof. Ass. Dip. di Scienze della Terra, Univ. Studi Pavia, Via Ferrata, 1 Pavia GENERALITA La pianificazione territoriale riguarda differenti elementi del territorio, ciascuno dei quali la condiziona in misura più o meno marcata. Uno di questi elementi è il reticolo idrografico superficiale principale e minore, sia esso formato da corsi d acqua naturali oppure da canali artificiali. Il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) dell Autorità di Bacino del Fiume Po (adottato con delibera n. 18 del 26 aprile 2001 del Comitato Istituzionale e approvato con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 maggio 2004 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 183 dell 8 agosto 2001), ha espressamente previsto (art. 13 delle Norme di Attuazione) che debbano essere programmati gli interventi: di manutenzione degli alvei, delle opere di difesa e dei versanti; di sistemazione e difesa del suolo; di rinaturazione dei sistemi fluviali (e, aggiungiamo noi, dell intero sistema idrografico) e dei versanti; nel settore agricolo e forestale finalizzati alla difesa idraulica e idrogeologica; di adeguamento delle opere viarie di attraversamento. Tutte queste azioni devono essere precedute da una conoscenza dei fenomeni e da uno studio che ne individui le criticità. Ad esempio, l Art. 18 delle NdA del PAI prescrive che. i Comuni effettuano una verifica della compatibilità idraulica e idrogeologica delle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti con le condizioni di dissesto presenti e potenziali.. Le recenti norme (D.G.R. 7/7686 e modificata dalla D.G.R. 7/13950) hanno trasferito le competenze in materia di polizia idraulica e manutenzione del reticolo idrico minore agli enti locali quali i Comuni e le Comunità Montane; spetta quindi a loro attuare le attività che consentano al reticolo idrico minore di svolgere adeguatamente la sua funzione. La D.G.R., oltre a definire le modalità di individuazione del reticolo idrico minore e le norme principali che ne devono regolare la gestione, indica le linee essenziali per la

2 valutazione della compatibilità idraulica delle opere di interferenza con il corso d acqua. Nella Delibera si rimanda, inoltre, alla Direttiva dell Autorità di Bacino del Fiume Po per quanto riguarda i criteri tecnici e di calcolo per la valutazione della compatibilità idraulica. La D.G.R. individua anche i limiti di scarico nei corsi d acqua ricettori (escluse le zone montane e gli scarichi diretti nei laghi e nei principali fiumi della regione) e stabilisce che debba essere valutata e verificata la capacità del corpo idrico ricettore a smaltire le portate scaricate. E evidente che nell ambito della pianificazione gli aspetti idro-geo-morfologici siano di primaria importanza nell analisi del reticolo idrico minore e debbano fornire gli elementi tecnici per individuare le problematiche legate all uso e al mantenimento in piena efficienza dei corsi d acqua che lo compongono. Il reticolo idrico superficiale può essere classificato come naturale e artificiale; quest ultimo essenzialmente formato da canali di bonifica e di irrigazione nelle aree di pianura. Si è quindi data una prima classificazione del reticolo idrografico superficiale in funzione della propria origine. Il reticolo può essere anche classificato in base a elementi e caratteristiche dei corsi d acqua che lo compongono: 1. il loro regime idrologico; 2. la loro funzione. Il regime idrologico dei corsi d acqua può variare: nella quantità di deflusso delle acque e nella loro più o meno marcata stagionalità; nella quantità di trasporto solido. La funzione del reticolo è stata considerata differente a seconda delle zone nelle quali scorre. Tuttavia negli ultimi anni sono state attribuite al reticolo una molteplicità di funzioni prevalenti. Nelle aree di pianura la funzione del reticolo idrico minore (naturale e artificiale) classicamente riconosciuta come prevalente è quella di bonifica e trasporto e distribuzione della risorsa necessaria per l irrigazione. A questa, oggigiorno, si possono aggiungere altre funzioni: la difesa del territorio nei confronti delle piene attraverso il drenaggio e il controllo delle acque meteoriche che raggiungono il suolo; la fruizione turistico ricreativa sia dei corsi d acqua maggiori, sia del reticolo minore (naturale e artificiale), con la possibilità di risanare ambientalmente il territorio e quindi utilizzarlo; mantenimento delle condizioni minime di deflusso nei canali. 2

3 Nell ambito collinare e montano il reticolo idrografico (principale e minore) ha la funzione di drenaggio delle acque meteoriche e, attraverso il drenaggio, di risanamento idrogeologico del territorio. Oltre a questa finalità si può riconoscere, anche in questo ambito, la fruizione turistico ricreativa del reticolo idrico da ottenersi mediante il mantenimento di condizioni minime di deflusso. Perché le funzioni sopra elencate possano essere positivamente attuate dal reticolo idrico occorre, innanzitutto, che ne sia mantenuta la necessaria efficienza attraverso la programmazione delle attività di polizia idraulica e di manutenzione degli alvei. La mancanza di una programmazione degli interventi necessari per il mantenimento dell efficienza del reticolo può portare, viceversa, a innescare fenomeni di dissesto idrogeologico, quali alluvioni nelle aree di pianura e frane nelle aree di collina e montane. Inoltre la cattiva conduzione del reticolo ne pregiudica gli aspetti ambientali e il possibile utilizzo a fine ricreativo. L analisi del reticolo idrico minore finalizzata alla pianificazione deve tenere in considerazione alcuni elementi fondamentali che sono strettamente legati al territorio nel quale è inserito e che ha fortemente contribuito a formare e modellare. I tre elementi fondamentali riguardano: 1) le condizioni morfologiche; 2) l assetto geologico; 3) le caratteristiche idrologiche e idrauliche. I tre aspetti, che saranno esaminati sinteticamente in modo separato, sono in realtà legati e concorrono a definire le caratteristiche e le problematiche proprie del reticolo idrico e del territorio da questo solcato. LE CONDIZIONI MORFOLOGICHE Con questo termine ci si riferisce alle condizioni di acclività dei luoghi, normalmente più rilevanti nelle zone delle Prealpi e dell Appennino. La morfologia, in combinazione con gli aspetti geologici, a cui si accennerà nel seguito, incide prevalentemente su due fattori: la genesi e l evoluzione del reticolo idrico superficiale e, conseguentemente, le sue caratteristiche e la sua funzione; l assetto idrogeologico dell area e la sua propensione più o meno sensibile al dissesto. Il primo aspetto è di complessa trattazione e richiederebbe una specifica analisi che non viene qui sviluppata *. Il secondo tema, ancorché di non semplice esame, risulta di maggiore interesse nell ambito delle questioni legate alle problematiche del reticolo idrico minore soprattutto negli ambiti collinare e montano dell Oltrepò Pavese. * Si ricorda che, in funzione del numero di ordini del reticolo, si possono ricavare informazioni sulla sua genesi e sulla sua connessione con l evoluzione morfotettonica di un area. 3

4 La morfologia del corso d acqua, vista come acclività e pendenza, rappresenta uno dei fattori che determinano la potenzialità di erosione dei versanti e la capacità di innescare processi di dissesto negli stessi. È naturale che la più o meno marcata pendenza del corso d acqua sia l elemento essenziale per determinare la capacità di erosione del fondo e delle sponde. La pendenza di un corso d acqua naturale può essere definita mediante la retta di compenso (figura 1), ovvero la retta per la quale, tracciato il profilo del fondo, si compensano le aree comprese tra il profilo e la retta stessa. Cioè l area al di sopra della retta, compresa tra questa e la curva del profilo di fondo deve essere uguale all area posta al di sotto della retta. Quota (m s.l.m.) Profilo di fondo Retta di compenso Distanza dalla sorgente (m) Fig. 1 Esempio del profilo di fondo e della retta di compenso di un corso d acqua minore. La maggiore velocità della corrente nella parte superiore di un corso d acqua ne aumenta la capacità di erosione del fondo (approfondimento) e delle sponde con la possibile attivazione di instabilità dei versanti. Nelle fotografie 1a, 1b e 1c è evidenziato il processo erosivo in atto da parte del corso d acqua sviluppato nei momenti di piena e la conseguente prevedibile destabilizzazione delle sponde. FOTO 1a - Processo erosivo delle sponde di un corso d acqua in depositi colluviali. 4

5 FOTO 1b FOTO 1c Esempi di processi erosivi di sponda (FOTO 1b) e di fondo in un substrato roccioso (FOTO 1c) (depositi torbiditici a stratificazione sub-orizzontale). 5

6 Dall altro lato, il materiale eroso e trasportato a valle, per effetto della diminuzione della pendenza del fondo e quindi della velocità della corrente può depositarsi selettivamente e causare effetti di intasamento e di riduzione della capacità di deflusso della sezione (ad esempio, nei tratti tombinati di attraversamento delle infrastrutture stradali e ferroviarie la riduzione della sezione utile può essere causa di allagamenti anche per piene di modesta entità. Nella fotografia 2 è mostrato un attraversamento stradale parzialmente ostruito dal materiale depositato). FOTO 2 - Tombino parzialmente ostruito per la presenza di materiale depositato. L insorgenza di instabilità dei versanti favorisce, in molti casi, la movimentazione delle specie arboree e arbustive presenti e il loro trasporto verso valle che determina l ulteriore otturazione della sezione in corrispondenza di manufatti e la loro inadeguatezza al deflusso della portata di piena. Un ulteriore aspetto che riguarda la morfologia è rappresentato dall andamento planimetrico dell asta; questa caratteristica, trattandosi del reticolo idrico minore, è del tutto trascurabile. L ASSETTO GEOLOGICO In funzione delle litologie e delle loro caratteristiche reologiche, l azione che concerne l evoluzione del corso d acqua si sviluppa in modo radicalmente differenziato. 6

7 Nelle aree di pianura o di raccordo tra queste e le zone collinari si ha la prevalenza di litologie incoerenti (limi, argille, sabbie e ghiaie); per questo fatto si possono avere ripetuti fenomeni erosivo-deposizionali. Nell area collinare dell Oltrepò Pavese, predominano successioni pseudo coerenti o mediamente coerenti: argilliti più o meno marnose, siltiti, peliti, arenarie e conglomerati mediamente cementati. I fenomeni che prevalgono sono quelli erosivi, con forti incisioni e scarsa deposizione che avviene soprattutto in corrispondenza delle attenuazioni di pendenza e allo sbocco dei corsi d acqua nelle zone di fondo valle. Le forme di paesaggio derivate dall azione dei corsi d acqua sono caratteristiche, con forti tendenze alla costituzione di calanchi o pseudo calanchi (zona di Nivione, Rio Marchese, Rio Mola, etc.). FOTO 3 Esempio di calanchi del varzese Solo in settori alquanto limitati zona meridionale della provincia si ha la presenza di rocce coerenti: calcari più o meno marnosi, calcareniti e arenarie ben cementate che oppongono una forte resistenza all erosione. In questi ambiti (M. Calenzone, dorsale M. Colletta M Lesima, M Penice, placca di Bagnaria Pietragavina, e limitati pochi altri rilievi) lo sviluppo del reticolo assume forme molto incise, arrivando a costruire valli con versanti talora prossimi alla verticalità, assumendo, sia pure eccezionalmente, l aspetto di forre vere e proprie. In queste aree l erosione avviene in tempi lunghi, con scarso trasporto solido a meno che non insorgano particolari condizioni, peraltro non infrequenti. Queste ultime si esplicano nel colmamento più o meno parziale dell alveo da parte di pezzame lapideo, con materiale detritico derivato dallo sfasciume di zone cataclasate, molto spesso associate a resti vegetali (tronchi, ramaglie e arbusti). 7

8 L assemblaggio dei suddetti detriti comporta il più delle volte l otturazione dell alveo con il conseguente verificarsi dell effetto diga e l innesco di veri e propri debris-flows con le inevitabili e facilmente immaginabili conseguenze. FOTO 4 Esempio di forra nella placca di Pizzocorno La caratteristiche di questi fenomeni è data, spesso, dalla rapidità con cui avvengono in seguito a precipitazioni anche di modesta entità. Una funzione di rilevante significato, per non dire di assoluta importanza, è data, di conseguenza, alla corretta regimazione di queste aste idriche che, anche se di limitate dimensioni, possono arrecare e produrre danni e rischi talora cospicui. I danni alle infrastrutture, con conseguenti disagi alla popolazione per l interruzione dei servizi, della viabilità, etc., sono, come ciascuno ben conosce, molto frequenti e definiti con un termine entrato nell uso corrente come dissesto idrogeologico. Però, a ben vedere, non di questo si tratta, nella nuova definizione della dizione, ma di mal funzionamento di un elemento (il corpo idrico) che attraverso una corretta manutenzione (e regimazione) non produrrebbe effetti indesiderati e dannosi. Gli esempi che si possono portare sono molto numerosi e, per lo più, sono contraddistinti dalla carenza di manutenzione. Uno dei tanti esempi tragici è dato dalla frana di Borgomanero innescata dall otturazione di un tombino e dalla conseguente fuoruscita dell acqua che impregnando il versante ha innescato il fenomeno franoso causa di alcune vittime. 8

9 FOTO 5 Esempio di accumulo di debris flow FOTO 6 La cattiva regimazione e la mancata manutenzione provoca la scarsa funzionalità delle opere idrauliche di attraversamento della sede stradale 9

10 LE CARATTERISTICHE IDROLOGICHE E IDRAULICHE Il terzo aspetto riguarda l analisi dell idrologia dell area e l idraulica dei corsi d acqua che formano il reticolo. Come visto in premessa, la corretta gestione del reticolo idrico, principale e minore, richiede, da un lato che ne sia mantenuta l efficienza idraulica attraverso interventi di pulizia e conservazione, dall altro che siano debitamente valutate le condizioni di interferenza tra il corso d acqua e le strutture presenti lungo il suo corso, nuove e esistenti. L analisi idrologica consente di determinare la portata di deflusso (superficiale, ipodermica e profonda); in mancanza di misure dirette la portata è derivata da una procedura di trasformazione degli afflussi in deflussi. La metodologia e le equazioni che intervengono nell operazione sono diverse a seconda dell ambito in cui si deve operare e, di conseguenza, della grandezza idrologica che si vuole ottenere mediante il calcolo. Se, ad esempio, l interesse è volto alla conoscenza della sola portata di piena si fisserà l attenzione dell analisi sulle variabili che maggiormente condizionano il risultato. Se si vuole, invece, conoscere l intero ciclo dell acqua all interno di un bacino (compreso quanto avviene nel sottosuolo), occorre affrontare il problema della trasformazione completa, cioè considerando tutte le variabili e tutti i processi di scambio che hanno luogo tra l esterno e il bacino, e all interno dello stesso, che può essere risolto mediante l equazione del bilancio idrologico. Il bilancio idrologico, ad esempio, si esegue per determinare il fabbisogno irriguo di una coltura e, quindi, valutare la portata necessaria per mantenere le condizioni ottimali di crescita delle piante. L analisi idraulica, fissato il valore della portata, permette di valutare le condizioni di deflusso in un corso d acqua, date le sue caratteristiche geometriche (area, pendenza del fondo) e idrauliche (scabrezza, coefficienti di espansione e contrazione) oppure determinare una caratteristica geometrica (solitamente la sezione del canale). Nel primo caso si verifica un corso d acqua esistente, nel secondo caso si progetta un nuovo canale. L indagine idrologica, attraverso la quale si arriva a determinare le portate di deflusso per mezzo di un processo di trasformazione, è basata, nel caso specifico del reticolo idrico minore, sull analisi dei fattori climatici (o meglio dalle variabili climatiche) proprio dell area che si sta considerando, dei fattori morfologici, di uso del suolo e geologici. Le variabili principali che si possono prendere in considerazione per caratterizzare il clima dell area sono: la precipitazione, la temperatura e l umidità relativa. La loro importanza può essere differente a seconda delle zone e, in particolare, della funzione che si assegna al reticolo idrico minore. Ad esempio in ambito di pianura, ai fini di una funzione irrigua del reticolo idrico, le tre variabili rivestono pari importanza nel determinare la disponibilità della risorsa, le necessità idriche delle colture e la Trattandosi del reticolo idrico minore la totale mancanza di misure dirette di portata è assolutamente la norma. Più correttamente si è soliti chiamare volume di controllo la zona entro la quale avvengono i processi di bilancio idrologico. Nel bilancio idrologico il bacino si fa coincidere con il volume di controllo. 10

11 conseguente capacità di trasporto e distribuzione da parte dei canali (altre variabili che possono essere utilizzate ma i cui valori sono più difficilmente reperibili sono: l irraggiamento solare e la velocità del vento). Sempre a titolo di esempio, per quanto riguarda l ambito collinare appenninico, il fattore climatico essenziale nell analisi del reticolo è la precipitazione che, ad esempio, determina in molti casi le condizioni di innesco dei fenomeni di dissesto idrogeologico. La conoscenza delle quantità e delle modalità con cui si verificano i fenomeni pluviometrici consentono di individuare le condizioni di drenaggio delle acque superficiali e, quindi, valutare in modo il più preciso possibile la funzione dei fossi e dei corsi d acqua nella stabilizzazione e prevenzione dei dissesti potenziali e in atto. STAZIONE Bacino m s.l.m.m. CERVESINA Staffora 70 VOGHERA Staffora 93 VILLA MORINI Staffora 120 RICCAGIOIA Coppa 140 CODEVILLA Luria 146 RIVANAZZANO Staffora 153 TORRAZZA COSTE Luria 159 LANGUZZANO Staffora 384 VARZI Staffora 409 PIZZOCORNO Staffora 478 TORRE DEGLI ALBERI Coppa 545 CASANOVA Staffora 580 S.ALBANO Staffora 604 ZAVATTARELLO Tidone 560 ROMAGNESE Tidone 635 PASSO DEL PENICE Tidone 1146 BRALLO DI PREGOLA Staffora 1005 CASALE STAFFORA Staffora 1070 Tab. 1 Stazioni pluviometriche e pluviografiche utilizzate per il calcolo delle isoiete. La piovosità è, come detto, l elemento climatico che maggiormente condiziona le funzioni e le proprietà del reticolo idrico. La sua variabilità determina la diversità di risposta di un corso d acqua o, nel caso specifico, del reticolo idrico minore alla precipitazione caduta sul suolo. E noto che l altezza di precipitazione (riferita a diverse durate: oraria, giornaliera, ecc.) è una grandezza variabile con la quota. 11

12 In particolare, si ha un aumento della quantità di pioggia caduta al crescere della quota. Nella figura 2 si mostra, a titolo di esempio, la distribuzione spaziale della precipitazione nel territorio dell Oltrepò Pavese calcolata attraverso il metodo di kriging (una specifica procedura di interpolazione spaziale dei dati) a partire dai dati noti di altezze di precipitazione annuale registrate in una serie di stazioni di misura poste all interno del territorio. Nella tabella 1 è riportato l elenco delle stazioni di misura unitamente al bacino idrografico di appartenenza e alla quota sul livello medio del mare (purtroppo non tutte le stazioni di misura sono ancora funzionanti). Nell ambito di questa regione, riferendosi alla pioggia annuale, si osserva una forte variabilità spaziale, passando da circa 700 mm/anno ai piedi delle prime propaggini fino a circa 1600 mm/anno nelle zone montane (quote superiori a 1000 m s.l.m.m.). Un comportamento simile si può riscontrare se si esamina la distribuzione spaziale delle altezze di precipitazione riferite a durate inferiori all anno. La variabilità nello spazio della precipitazione incide nella trasformazione afflussi deflussi, in misura tanto maggiore, quanto maggiore è la dimensione del bacino che si indaga. Per affrontare in modo adeguato il calcolo della trasformazione afflussi deflussi è necessario che sia mantenuta in piena efficienza la rete di misura e di monitoraggio della variabili climatiche, in primis la pioggia. La pianificazione della tutela e degli interventi sul reticolo idrico deve, quindi, tenere conto della funzione essenziale della misura nelle analisi delle caratteristiche idrologiche. L analisi idrologica applicata a un dato bacino imbrifero collinare e montano o di pianura (di bonifica e/o d irrigazione) solcato da un reticolo idrico minore deve, in sostanza, fornire i valori di deflusso in prefissate (in modo adeguato alle necessità del calcolo) posizioni del bacino stesso (sezioni di chiusura). La determinazione della portata di deflusso è essenziale per poter avviare le operazioni di analisi della funzionalità del corso d acqua, la quale consiste, essenzialmente, nel verificarne idraulicamente le sezioni, cioè nel valutarne la capacità di trasporto della portata di pioggia raccolta sul bacino e drenata dal reticolo idrico verso il recapito finale (ad esempio il torrente Staffora nel caso della valle omonima). L analisi idraulica deve essere in grado di verificare le situazioni di insufficienza nel caso del deflusso delle portate di piena. Con insufficienza si intende la condizione per la quale la portata di piena non è in grado di defluire attraverso un data sezione senza che si abbiano effetti negativi (straripamenti, velocità eccessive, ecc.). Inoltre deve identificare le condizioni di deflusso delle portate minime e di magra per potere, conseguentemente, individuare le criticità dovute alla scarsità della risorsa idrica. Nel caso della verifica delle insufficienze del reticolo idrico si possono riconoscere: criticità puntuali determinate da strutture interferenti quali ponticelli, tombinature e altri manufatti; 12

13 criticità distribuite quando la sezione di deflusso di un canale è insufficiente per tratti di una certa lunghezza. Fig. 2 Distribuzione spaziale della precipitazione: isoiete relative ai totali annui dell altezza di pioggia (in mm) in una parte dell Oltrepo Pavese. 13

14 Nella maggior parte delle situazioni relative al reticolo idrico minore, le insufficienze sono dovute all inadeguatezza delle singolarità. Le dimensioni delle strutture interferenti sono spesso non idonee al transito delle portate di piena; in molti casi, specialmente nelle aree di pianura, l insufficienza delle sezioni dei manufatti è dovuta all aumento dell antropizzazione dei bacini imbriferi e al conseguente aumento delle superfici impermeabili. (Il limite posto sui valori della portata massima di scarico nei corsi d acqua, fissata nel PRRA e dalla D.G.R. 7/13950, è indirizzato proprio a intervenire su questo aspetto del problema dell eccesso di deflusso e di insufficienza dei corsi d acqua.) Le strutture possono essere inadeguate al deflusso della portata di piena a causa del parziale intasamento della sezione per effetto di materiale depositato (come illustrato nel paragrafo dedicato agli aspetti morfologici). La non completa pervietà della sezione di deflusso può condurre a condizioni di criticità e straripamenti anche per eventi meteorici non eccezionali. L insufficienza distribuita può essere data, oltre che dalle cause riportate sopra a proposito delle singolarità, anche dalla crescita della vegetazione spontanea che può portare a una riduzione sensibile della sezione utile e ad un aumento consistente della scabrezza dell alveo. Nelle FOTO 7a e 7b sono riportati un esempi di tratti di corsi d acqua nei quali la vegetazione ha occupato quasi interamente la sezione. Non sono condizioni di un libero sviluppo dell ambiente naturale ma di una mancanza totale di manutenzione dell alveo. FOTO 7a Alveo occupato dalla vegetazione arborea. 14

15 FOTO 7b La vegetazione arbustiva ha invaso l alveo ostruendone la sezione. FOTO 8a Sezione di un attraversamento stradale ridotta per il materiale depositato 15

16 Nella fotografia 8a è mostrata la sezione di un altro attraversamento stradale parzialmente ostruita dal materiale inerte depositato; nella fotografia 8b è mostrata la sezione di un attraversamento stradale ridotta per effetto della vegetazione. Anche in questo caso la parzializzazione della sezione di deflusso può condurre a condizioni di criticità e straripamenti per eventi meteorici di non eccezionale intensità. FOTO 8b Sezione di un attraversamento stradale ridotta per la presenza di folta vegetazione Come riportato appena sopra, la condizione di insufficienza di una sezione è strettamente correlata con la scarsa manutenzione della stessa. Non è infrequente, infatti, il caso in cui, a fronte di eventi meteorici non eccezionali, ossia caratterizzati da bassi tempi di ritorno, si abbiano danni anche ingenti dovuti a straripamenti dei corsi d acqua. L analisi idraulica è in grado, se opportunamente indirizzata, di fornire gli elementi per quantificare l effetto di una strozzatura. Prendendo, ad esempio, una sezione rettangolare di un attraversamento stradale, in condizioni di moto uniforme della corrente, pendenza del corso d acqua (o meglio del tratto di corso d acqua in esame) i uguale a 0,005 m/m e di scabrezza K ** uguale a 60 (valore tipico per canali in cemento), una riduzione del 25% dell area A provoca una riduzione della portata che può defluire uguale a circa il 40%. A parità di portata, (oltre che di pendenza e di scabrezza dell alveo) una riduzione della larghezza della sezione B pari al 25% causa un Si può definire il tempo di ritorno di un evento l intervallo di tempo, espresso in anni, che mediamente intercorre tra due superamenti di un dato valore della grandezza in esame (portata, pioggia, ecc.). ** La scabrezza è qui definita mediante il coefficiente K di Strickler; tanto maggiore è il valore di questo coefficiente, quanto minore è la scabrezza della sezione d alveo. 16

17 incremento dell altezza d acqua h pari a circa il 44%. Ossia, perché una fissata portata possa transitare in una sezione la cui larghezza sia ridotta del 25% occorre che il tirante idrico aumenti di circa il 44%. La differenza tra la condizione di parziale intasamento della sezione e di completa pervietà è stata calcolata non tenendo conto dell effetto di aumento della scabrezza dovuto al materiale che, una volta depositatosi, ostruisce parzialmente la sezione. Più difficile è, invece, agganciare al tempo di ritorno dell evento meteorico l innesco di fenomeni franosi e, di conseguenza, valutare con precisione l influenza della scarsa manutenzione degli alvei dei corsi d acqua e delle opere di attraversamento. CONCLUSIONI La valutazione attenta delle caratteristiche idro-geo-morfologiche del reticolo idrico e, in particolare di quello minore, è condizione assolutamente necessaria per comprenderne il funzionamento e programmare gli eventuali interventi di manutenzione da mettere in atto per la conservazione dell efficienza dei corsi d acqua, anche in funzione di quanto previsto dalla normativa vigente richiamata in premessa. Interventi che devono essere attuati non solo per contenere e ridurre i potenziali dissesti idrogeologici che possono derivare dalla scarsa efficienza del reticolo nel drenaggio delle acque meteoriche, ma anche per il mantenimento di una condizione ambientale tale per cui diventi una risorsa anche dal punto di vista turistico-ricreativo. La conoscenza dei diversi aspetti, che si sono richiamati brevemente nel testo, è condizione essenziale per ben operare nel rispetto delle caratteristiche proprie dell area dell Oltrepò Pavese caratterizzata dalla presenza di zone di pianura, di collina e montane. Gli enti locali, a cui è stata trasferita la competenza in materia di polizia idraulica e manutenzione del reticolo minore, hanno sicuramente la conoscenza diretta del proprio territorio e sono i soggetti più idonei per svolgere adeguatamente queste funzioni. Tuttavia occorre che siano sostenuti nelle loro nuove attività, sia dal lato delle competenze tecniche, sia da quello finanziario ed economico. La percentuale Perc è calcolata come rapporto della differenza tra le variabili modificate (X mod ) e originarie (X or ): Perc = 100 (X mod X or )/X or. 17

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