dove va l italiano? note sulla (non-)politica linguistica dell italiano ser docente en las escuelas bilingües

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1 numero uno aprile 2011 Autorizzazione del Tribunale di Firenze n 5834 del 07/04/2011 carta bianca RIVISTA DI LINGUA E CULTURA ITALIANA note sulla (non-)politica linguistica dell italiano Massimo Vedovelli il Risorgimento delle donne Pietro Niegle ser docente en las escuelas bilingües Fanny Cativa Italia da leggere. Intervista ad Alfonso Berardinelli Alejandro Patat tradurre la cucina Anna Collia letture e visioni: Ferroni / Ghirri / Palermo / Serianni / Trifone / Vedovelli dove va l italiano? Massimo Arcangeli # 01

2 editoriale Comitato Scientifico Betãnia Amoroso Brasile Massimo Arcangeli Italia Hugo Beccacece Argentina Alfonso Berardinelli Italia Anna Ciliberti Italia Maria Pia Lamberti Messico Angela Di Tullio Argentina Patricia H. Franzoni Argentina Luca Serianni Italia Massimo Vedovelli Italia Comitato di Redazione Cecilia Casini Brasile Manuela Derosas Messico Francesca Gallina Italia Silvia Giugni Italia Mariano Pérez Carrasco Argentina Nora Sforza Argentina Analía Soria Argentina Paolo Torresan Brasile Lucia Wataghin Brasile Direttore scientifico Alejandro Patat - Argentina / Italia Direttore responsabile Massimo Naddeo Progetto grafico e impaginazione Cecilia Ricci ISSN: Autorizzazione del Tribunale di Firenze n 5834 del 07/04/2011 Editore 2011 Alma Edizioni Viale dei Cadorna, Firenze, Italia cartabianca è realizzato in collaborazione con Editorial sb Yapeyú 283 Buenos Aires, Argentina nasce cartabianca A partire dal primo incontro nel 2010 con Massimo Naddeo, responsabile della casa editrice fiorentina Alma, e Andrés Carlos Telesca, della casa editrice argentina sb, l idea di mettere in piedi una rivista di lingua e cultura italiana destinata al pubblico latinoamericano, mi è apparsa davvero audace. Nell era di Internet e dell informazione a portata di mano all istante, una rivista cartacea può sembrare anacronistica ma, nello stesso tempo, può diventare una grande sfida. Su tre grandi obiettivi ci siamo messi subito d accordo. Primo, creare uno strumento di divulgazione (con un forte sostegno nella produzione scientifica) in grado di mettere in collegamento tutti gli attori che operano nell ambito della ricerca e dell insegnamento dell italiano in America Latina. Secondo, favorire la costituzione di un comitato scientifico e di un comitato di redazione misto, cioè, italo-latinoamericano, per evitare qualsiasi visione unilaterale dei problemi legati alla lingua e alla cultura italiana e per non perdere di vista le specificità delle lingue e delle culture latinoamericane. Terzo, pubblicare contenuti di alto livello, che possano permettere a chi li legge, di aprirsi nuove strade, aggiornarsi, perfezionare le proprie competenze, apprendere cose nuove. Ed è così che, costituito il gruppo internazionale, con colleghi argentini, brasiliani, italiani e messicani (nella speranza che con il tempo altri si aggregheranno), è nata cartabianca. Il titolo è già un programma: rimanere uno spazio libero di incontro e di scambio sui dibattiti e sulle idee che circolano nel nostro ambito di lavoro. La rivista, che uscirà con frequenza semestrale, è composta di tre grandi aree: 1) questioni relative alla lingua italiana, nella loro dimensione teorica e nella loro dimensione applicativa; 2) problematiche specifiche della cultura italiana, intesa come vasto sistema pluriforme che va dalla letteratura alla storia, dal cinema al fumetto; 3) l incontro tra il mondo italiano e quello latinoamericano. Una vasta gamma di sezioni (dall articolo all intervista, dalla recensione alla fotografia) dovrebbe soddisfare il pubblico, dal quale a partire da oggi ci aspettiamo osservazioni, suggerimenti e richieste. Mi auguro che quanto ci siamo proposti diventi una realtà. c Alejandro Patat Roma, aprile 2011 pag. 1 / numero uno

3 indice sezione in primo piano note sulla (non-)politica linguistica dell italiano Massimo Vedovelli Massimo Vedovelli, rettore dell Università per Stranieri di Siena e il più esperto teorico della politica linguistica in Italia, spiega come l Italia abbia finora disatteso l elaborazione di una forte strategia organica di diffusione dell italiano entro i propri confini e nel mondo. Da tale visione critica emerge una puntuale ricognizione di tutti i fattori che con urgenza dovrebbero far parte di una vera e sistematica politica linguistica dell italiano. sezione in aula la natura delle scuole bilingui Sandra Tarquinio ser docente en las escuelas bilingües Fanny Cativa Una breve spiegazione sulle scuole bilingui, firmata da Sandra Tarquinio, direttrice didattica della circoscrizione consolare di Córdoba (Argentina), nella quale si afferma come esse siano e saranno in parte il focus principale degli interventi statali italiani nel mondo. L articolo è accompagnato da una relazione di Fanny Cativa sulla sua esperienza d insegnamento come docente di scienze in una scuola bilingue sezione lingue in uso infine, comparazione fra lo spagnolo e l italiano Un breve elenco delle parole, i sintagmi e le espressioni legati al campo semantico della fine. sezione traduzioni tradurre la cucina Anna Colia Osservazioni sulla recente versione brasiliana del famoso manuale di cucina di Pellegrino Artusi, vero capolavoro linguistico e socio-culturale dell Italia unita. sezione cultura e società il Risorgimento delle donne Pietro Neglie Contributo dello storico dell università di Trieste ai festeggiamenti per i 150 anni della nascita dello Stato italiano. Come ben ricorda l autore, tale omaggio non può prescindere dalla riflessione attorno al ruolo esercitato dalle donne nel processo di unificazione del paese. sezione il fumetto soldati del Papa Michele Petrucci In questa sezione si presenta un breve fumetto su uno dei tanti aspetti delle lotte risorgimentali, scritto e disegnato da un autore tra i più interessanti del panorama italiano sezione conversazioni Italia da leggere. Intervista ad Alfonso Berardinelli Alejandro Patat Uno dei più influenti e anticonformisti critici italiani ci offre una mappa utilissima per sapere quali siano gli autori ed i libri più rilevanti degli ultimi anni

4 indice sezione viceversa los caminos a Roma Fernando Vallejo Con la sezione viceversa inauguriamo uno spazio al quale teniamo tanto: la pubblicazione di frammenti dei grandi autori latinoamericani sull Italia e degli italiani sull America Latina. In questo numero, è stato scelto un breve brano dell autobiografia di Fernando Vallejo, colombiano, che descrive in modo ironico ma fortemente emotivo il suo primo incontro con Roma. sezione profili Claudio Magris: la cultura di frontiera Alejandro Patat La sezione profili che intende offrire una breve raffigurazione dei grandi intellettuali italiani contemporanei si sofferma sulla produzione saggistica e narrativa di Claudio Magris e analizza il ruolo di Trieste nella cultura di ieri e di oggi. sezione angolo della memoria dalla Lombardia al Brasile Rafael Sozzi In questo spazio, dedicato all evocazione doverosa del fenomeno migratorio, Rafael Sozzi ricostruisce la storia dell arrivo di suo nonno in Brasile per questioni anche sentimentali. Si profila così uno sguardo poliedrico sulla immigrazione, molte volte vincolata ad immagini e ad idee stereotipate. dossier dove va l italiano? Massimo Arcangeli Nel dossier lo spazio più ampio di approfondimento scientifico della rivista Massimo Arcangeli, direttore scientifico del PLIDA a Roma e docente di Storia della lingua italiana all Università di Cagliari, affronta non senza ironia la questione spinosa del destino della lingua italiana alle prese con l inglese e con i linguaggi dell informatica. Gli esempi di cui si avvale per distinguere diverse nuove tipologie dell italiano sono davvero illuminanti sezione letture e visioni una riflessione internazionale sull insegnamento apprendimento dell italiano. Dialogo con i curatori Redazione di Roma ripensare l italiano Francesca Gallina ricorrere alla lingua materna degli studenti Paolo Torresan scattare la realtà Andrea Felici l italiano in aula Lisa Beltramo sguardo ironico e amaro sulla disgregazione (linguistica) italiana Sara Gobbini il lungo percorso della grammatica italiana per stranieri Francesco Feola la patria in mostra Alejandro Patat Oltre al commento ad una mostra, un numero nutrito di recensioni, firmate perlopiù da dottorandi dell Università per Stranieri di Perugia e di Siena, che mettono in luce quanto di più rilevante sia stato scritto negli ultimi mesi in Italia ma anche in America Latina nell ambito dell italianistica. In questo numero vengono analizzati libri di Paolo Torresan e Manuela Derosas, Massimo Vedovelli, Luigi Ghirri, Luca Serianni, Pietro Trifone e Massimo Palermo. sezione foto Tutta l informazione sulle attività formative, certificazioni, congressi, incontri, progetti di ricerca e altro in Italia e in America Latina. sezione immagini Una fotografia suggestiva di un angolo di Buenos Aires, che vuole richiamare l attenzione su quegli spazi dell italianità, più o meno contaminati, più o meno risemantizzati, che ormai fanno parte delle vaste geografie del Nuovo Mondo

5 in primo piano note sulla (non-)politica linguistica dell italiano Massimo Vedovelli Siena Massimo Vedovelli, rettore dell Università per Stranieri di Siena, pone il problema dell assenza storica (e anche attuale) di una autentica politica linguistica dell italiano in Italia e all estero, mettendo in evidenza gli obiettivi essenziali cui l Italia dovrebbe puntare. pag. 4 / carta Una rivista come quella che, partendo con questo numero, ospita il presente contributo, non può non scontrarsi con le questioni che legano in modo complesso, intricato, a volte nascosto ma fortemente presente i quadri teoretici e metodologici dell educazione linguistica e della linguistica educativa da un lato, e della politica linguistica dall altro: la prima, in una normale situazione di rapporto fra ambiti intrinsecamente diversi ma entrambi centrati sull attenzione allo sviluppo culturale degli individui e della collettività, dovrebbe fornire riferimenti e linee guida alla seconda. Ma per la situazione italiana, per la situazione dell italiano in Italia e nel mondo le cose non sempre stanno così e non sempre i rapporti fra i due ambiti si sviluppano entro un quadro di trasparente reciproco rispetto. Di conseguenza, l uno e l altro appaiono, storicamente, separati, a volte in conflitto, non infrequentemente in un atteggiamento di reciproca indifferenza: né per gli individui e i loro progetti di crescita culturale, né per le società e per i loro meccanismi comunicativi, espressivi, identitari da tale situazione possono derivare effetti positivi. La tesi che qui proponiamo è che, in realtà, una politica istituzionale di diffusione dell italiano non sia esistita, se con tale espressione si fa riferimento a un azione strategica, che raccolga il sentire di un popolo, di una società civile, i valori fondanti, la sua identità, da un lato; e dall altro sappia identificare i punti critici delle sue dinamiche comunicative, espressive, linguistiche, e di conseguenza sappia definire obiettivi di sviluppo della società che consentano di superare tali criticità, e che si attuino con coerenza e impegno, riconoscendo la centralità sociale di tale materia anche tramite l investimento delle necessarie risorse. E infine, dato che l Italia fa parte dell Unione Europea, e della più ampia comunità che si raccoglie nel Consiglio d Europa, un azione che sappia mettersi in sintonia con le scelte che a livello comunitario sovranazionale definiscono la politica linguistica europea. Quali e quanti sono stati gli atti normativi prodotti dalle nostre istituzioni e ascrivibili alla nozione di politica linguistica? Dopo i luminosi articoli della nostra Costituzione sul diritto all espressione linguistica, poche cose: una legge sulle minoranze linguistiche (l. 482/1999); la l. 153/1971 per gli emigrati italiani all estero; la l. 401/1990 sugli Istituti Italiani di Cultura all estero; la l. 17/1992, sulle due Università per Stranieri di Perugia e Siena; le leggi che determinavano i bei programmi per le scuole medie (1979) e elementari (1985); e poi, i recenti atti che limitano l insegnamento delle lingue straniere nella scuola dell obbligo (di fatto, una sola lingua, l inglese) o che propongono le classi-ponte per i figli degli immigrati stranieri. Poco altro esiste a livello normativo. Basta per poter parlare di una politica linguistica nel senso che abbiamo

6 indicato? Basta quel poco a sostenere la presenza della lingua italiana in quello che viene chiamato il mercato globale delle lingue? Noi riteniamo di no. Questi vari atti sono stati prodotti dalle nostre istituzioni, e dunque sembrano parti di un progetto di politica linguistica. Eppure, ci rimane difficile poter guardare all azione di governo in materia linguistica messa in atto oggi o anche nel passato riconducendola ai tratti pertinenti che conformano l idea di una politica linguistica di progettualità di sviluppo, di sistematicità, di piena sintonia con il corpo sociale e di capacità di raccolta e di analisi dei suoi bisogni. Li chiameremo, allora, atti di non-politica linguistica. La non-politica linguistica che ne deriva è creata, allora, fuori di un quadro generale di riferimento, e diventa il luogo delle azioni dal basso, come soluzione alle criticità e come effettiva risposta a bisogni concretamente emergenti nella società, oppure riconducibili a quel livello istituzionale intermedio dove prevalgono la logica burocratica e l ideologia uno Stato una nazione una lingua. In questo secondo caso ci troviamo davanti a azioni prive di coerenza concretizzate in circolari, note interpretative, disposizioni, oppure a scelte fatte senza alcuna logica di trasparenza e senza attenzione né alle leggi esistenti né ai principi fondanti della società. Ci troviamo di fronte a variabilità e fluttuazione di progetto; a iniziative di immagine e di poca sostanza; a inspiegabili sostegni forniti a soggetti non tanto impegnati nella materia per ruolo istituzionale, ma considerati utili strumenti di una logica politica; a imposizioni dirigistiche e centralistiche di linee al di fuori di un confronto con i soggetti rappresentativi e accreditati che operano sulla materia. Infine, ci troviamo di fronte a azioni in controtendenza rispetto alla politica linguistica delle istituzioni europee. Le scelte che le istituzioni italiane stanno compiendo ci spingono a porre una questione, dal momento che oggi ogni possibile azione di politica linguistica non può darsi pensando all italiano e all Italia come collocati entro un vuoto contestuale: esiste il mercato globale delle lingue; esiste una politica linguistica sovranazionale, per lo meno risalente alle Istituzioni comunitarie europee. Finora non è stata fatta nessuna riflessione su come l italiano sia potuto diventare la quarta/quinta lingua più studiata al mondo e la seconda lingua più visibile nella comunicazione sociale dei panorami linguistici urbani nel mondo, sui competitori nel mondo globale, sui punti di criticità da superare rapidamente, sulla mancanza di risorse investite sulla materia, sullo svilimento della posizione della nostra lingua entro le istituzioni comunitarie. Non esiste inoltre nessuna consapevolezza del fatto che per i giovani e giovanissimi discendenti dei nostri emigrati l italiano è ora solo una lingua straniera, da scegliere per apprenderla fra altre lingue straniere. Chi scrive ritiene che le posizioni conquistate dall italiano entro il mercato globale delle lingue nei due decenni appena passati siano oggi messe a rischio proprio dalla non-politica linguistica italiana che si concretizza in posizioni antiquate, di impronta linguistica nazionalistica, di fatto antieuropee. Dalla constatazione della mancanza di una vera e propria politica culturale di diffusione della lingua italiana deriviamo una ipotesi: la diffusione della nostra lingua La tesi che qui proponiamo è che, in realtà, una politica istituzionale di diffusione dell italiano non sia esistita. pag. 5 / numero uno

7 Una efficace politica linguistica collegata ai processi economici deve sviluppare una adeguata azione che rivalorizzi i tratti positivi della nostra identità linguistico-culturale. pag. 6 / carta e cultura nel mondo, nel mercato globale delle lingue, si è svolta entro una dialettica fra soggetti diversi, istituzionali e di altra natura, che hanno creato un sistema plurimo, a geometria variabile, meno potente dei sistemi che sorreggono la diffusione di altre lingue dal destino internazionale: meno potente perché meno dotato di risorse; perché meno inquadrato nei termini di una politica fondata su una identità di popolo isomorfa alla identità linguistica oggetto dell opera di diffusione. Si tratta di una politica meno potente, certo, ma più spontanea, più capace di adattarsi alle diverse situazioni: solo così si spiega il successo che ancora oggi, nonostante tutto, ha la nostra lingua nel mondo. Ciò è potuto avvenire perché, trascinata dal periodo di espansione del mercato globale delle lingue culture società economie, l offerta formativa per la lingua italiana è stata capace di individuare le sacche di pubblico marginale (ma complessivamente di non inconsistente dimensione quantitativa), vario e diversificato, con specifici bisogni e attese. Ciò è potuto avvenire perché la lingua italiana e la sua offerta formativa hanno saputo tenere in equilibrio la rendita di capitale culturale data dall essere la lingua di una secolare tradizione intellettuale e di un inesauribile patrimonio storico-artistico-letterario-musicale-paesistico da un lato, l innovazione e la capacità di rispondere alle esigenze nuove di pubblici nuovi, dall altro. Lasciata la diffusione dell italiano sostanzialmente al libero gioco del mercato delle lingue e sostenuta da risorse non comparabili con quelle messe in gioco da altre realtà statali, la nostra lingua rischia di vedere limitato il suo potenziale di diffusione. Confidare nella rendita di capitale costituita dal legame fra la lingua italiana e la nostra tradizione storico-culturale non basta per competere nell attuale fase di rapporto fra i sistemi lingua-cultura-società-economia. Non ci si può permettere l assenza di una politica culturale di diffusione linguistica che non si appoggi sull idea di una rete plurima di soggetti, a geometria variabile, ciascuno messo in grado di svolgere la propria missione. Una politica centralistica e dirigistica ostacolerebbe i liberi commerci e la conseguente diffusione della nostra lingua. Una efficace politica linguistica collegata ai processi economici deve sviluppare una adeguata azione che rivalorizzi i tratti positivi della nostra identità linguistico-culturale: la qualità, la creatività, i valori estetici, l espressività, la polifonicità delle voci nell unità si dovranno ancora legare alle forme solari di vita, alla generosità nell accoglienza, alla capacità di produzione e diffusione di prodotti ad alta concentrazione degli elementi positivi della nostra identità, che gli stranieri attendono. I nostri ceti dirigenti devono impegnarsi a far sì che ciò accada: altrimenti, ne sconterà la società italiana e la presenza della nostra lingua-cultura nel mondo. Anche la promozione di una vera e propria industria della lingua italiana deve rientrare negli obiettivi dello sviluppo economico, sociale, culturale del Paese. Una industria della lingua presuppone un ceto imprenditoriale consapevole del ruolo della lingua-cultura italiana per la presenza internazionale del sistema economico italiano. Riteniamo che ciò richieda un cambio culturale nell imprenditoria, che la metta in grado di cogliere il valore anche economico dell investimento nel settore linguistico, dove occorre creare imprese per le tecnologie avanzate applicate alla didattica linguistica e nuovi profili professionali. Senza una forte industria della lingua italiana saremo sempre al traino delle industrie delle lingue presenti e forti negli altri Paesi, non daremo opportunità di lavoro a tanti giovani con alti livelli di formazione, non contribuiremo allo sviluppo del nostro sistema economico-produttivo. c Anche la promozione di una vera e propria industria della lingua italiana deve rientrare negli obiettivi dello sviluppo economico, sociale, culturale del Paese.

8 in aula la natura delle scuole bilingui Sandra Tarquinio Roma Sandra Tarquinio, dirigente scolastica della circoscrizione consolare di Córdoba (Argentina), sostiene che le scuole bilingui e biculturali all estero saranno il perno dei futuri investimenti italiani. Le scuole italiane all estero, secondo la loro diversa natura giuridica, si distinguono in statali, paritarie, private legalmente riconosciute, private con presa d atto. Nel mondo sono 295, di cui 183 costituiscono la rete scolastica vera e propria mentre 112 sono scuole bilingui o a carattere internazionale. Altra tipologia sono invece le scuole europee, 13 istituzioni intergovernative funzionanti nell Unione Europea e organizzate con sezioni linguistiche in riferimento alle lingue parlate in Europa. Delle prime 295 scuole, la maggior parte si concentra in Europa (152) e nelle Americhe (97); seguono il Mediterraneo e Medio Oriente (30), l Africa Sub-sahariana (14), l Asia e l Oceania (2). La presenza di studenti stranieri in queste scuole è dell 80% rispetto ai cittadini italiani. Le finalità prevalenti delle istituzioni scolastiche italiane all estero sono la promozione e diffusione della lingua e cultura italiana negli ambienti stranieri e il mantenimento dell identità culturale dei discendenti dei connazionali e dei cittadini di origine italiana, anche di seconda e terza generazione. La formula biculturale e bilingue, sia nelle scuole italiane sia in quelle straniere con sezioni italiane, rappresenta senza dubbio il futuro degli interventi della politica scolastica italiana. In tale ottica, già a partire dagli anni 90, sono state avviate iniziative non solo nelle scuole italiane, ma anche e soprattutto nelle scuole straniere di vari paesi europei; tali iniziative si sono concentrate nell Europa centro-orientale e nei Balcani ove, a seguito di accordi culturali conclusi o in via di definizione, si è dato vita a istituzioni bilingui riconosciute sia dalle autorità locali sia da quelle italiane; oggi ne contiamo 44. Ulteriori iniziative sono previste anche in altri Paesi. La notevole quantità d investimenti economici e culturali che queste scuole comportano, testimoniano non solo l esigenza di diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo, bensì l importanza di proporre un modello culturale capace di coniugare lingue e saperi nel progetto di formazione di un cittadino che sia quanto più capace di integrare codici diversi, per ampliare i propri spazi comunicativi e orientarsi nel mondo complesso e dinamico del terzo millennio. Il termine bilingue, dunque, è riferito non solo alle scuole che hanno questa natura giuridica, ma anche alle scuole paritarie, che sono stutturate sul doppio curricolo: quello italiano e quello del paese ospitante e pertanto, sono anche biculturali. pag. 7 / numero uno

9 ser docente en las escuelas bilingües Fanny Cativa Córdoba (Argentina) Saberes y experiencias Ser docente en una escuela bilingüe aporta a la vida profesional un cúmulo de saberes y experiencias: pag. 8 / carta Antes que nada, invita a reflexionar acerca de la propia práctica y estimula el trabajo en equipo con docentes, autoridades de la escuela e instituciones italianas (las distintas direcciones didácticas operativas en los consulados) e investigadores de diferentes universidades de Italia. Brinda la posibilidad de adquirir un esquema de trabajo que articula las competencias y los saberes de manera vertical y horizontal. Enriquece la propia experiencia didáctica con la novedad de la inclusión de los padres en el proceso de enseñanza-aprendizaje, a través de los consejeros (consiglieri). Y favorece el acercamiento a la lengua y la cultura italiana a toda la comunidad educativa. El método En cuanto mi experiencia de la que intento dejar un breve testimonio la práctica docente en las escuelas bilingües ha tenido el siguiente desarrollo: el primer paso fue descubrir cómo empezar a comprender la vocación y la profesionalidad del docente bilingüe. Al principio era un horizonte inexplorado y se presentaba como un nuevo camino por recorrer: había que abandonar viejas seguridades y dejarse cuestionar por lo que aún no se conocía. Hoy no se puede menos que reconocer que la escuela bilingüe y su dinámica aportan nuevos aires, ideas, conocimientos y hasta valores y afectos culturales. La escuela bilingüe es sobre todo un acercamiento a un método nuevo: el método CLIL, en el cual la lengua es el vehículo para la adquisición del saber disciplinario, que, en mi caso, son las ciencias naturales. En segundo lugar, la búsqueda profesional de la integración entre el método CLIL y el método propio de cada disciplina. En cuanto a la formación de los alumnos, pude comprobar a lo largo del desenvolvimiento de las clases bilingües cómo los alumnos desarrrollan nuevas competencias y, por lo tanto, fortifican el proceso de construcción del saber, adquiriendo los conceptos en otra lengua sin mayores problemas. A su vez, el inevitable trabajo con el rigor disciplinario los lleva a manejar el lenguaje, tanto escrito como oral, teniendo en cuenta la formalidad que cada materia impone. Ciencias/lengua italiana se complementan positivamente y cada alumno desarrolla dicho proceso a lo largo de su etapa escolar, según sus propias capacidades. Veamos un ejemplo. Los alumnos de prima media, en clase de ciencias naturales, luego de experimentar sobre las transformaciones

10 y las transferencias de la energía, construyendo un modelo de turbina hidroeléctrica, tuvieron que expresar de manera oral cómo funcionaba la misma y qué transformaciones y transferencias de la energía identificaban. Una vez en el aula se les solicitó que construyeran en el pizarrón el siguiente esquema. Potenziale Una vez construido el esquema, se les pidió que agregaran las palabras que faltaban para construir oraciones que explicarán lo que sucedió en el laboratorio. Potenziale Acqua Acqua è dell Cinetica Cinetica Energia L Energia si trasmette alla si trasforma in Potenziale Potenziale Turbina della Turbina Cinetica Una vez escritas las palabras se extrajeron las frases: 1. L energia dell acqua è potenziale. 2. L energia dell acqua si trasforma in cinetica. 3. L energia dell acqua si trasmette alla turbina. Y así continuaron escribiendo nuevas oraciones, utilizando conceptos nuevos aprendidos en lengua italiana. Finalmente redactaron un texto con coherencia y cohesión a partir de las frases: L energia potenziale dell acqua si trasforma in cinetica. Questa energia si trasmette dall acqua alla turbina e l energia potenziale della turbina si trasforma in cinetica. Con este trabajo previo se introdujo la ley de conservación de la energía. Luego trabajaron el material de estudio, aplicando la lectura comprensiva, sin problema alguno, ni de lengua ni de contenido. Esta es la complementación positiva que se da en cada clase bilingüe: de la experimentación directa a la lengua, de la lengua a la reflexión è si trasforma in Cinetica científica, utilizando los elementos de gramática. Se logra así el avance en el aprendizaje de la lengua en contexto y, a la vez, utilizando la lengua como vehículo para la adquisición del saber disciplinar. Enumeraremos ahora otras experiencias muy positivas de la escuela bilingüe, que podemos rescatar, sin intentar profundizarlas: Elaboración del diagnóstico del inicio del año de manera dinámica y motivante, tomando en cuenta que la escuela bilingüe busca desarrollar competencias y no solo contenidos. Uso de modelos (en lenguaje científico) o transcodificación (en lenguaje CLIL) para explicar lo que no se ve; en este caso la disposición de las moléculas en cada uno de los estados de la materia. Experimentación, observación directa, en permanente aprendizaje cooperativo. Registro de datos, toma de apuntes de lo que se observa, uso de tablas, y construcción de gráficos a partir de los datos registrados. Acceso al léxico específico (microlingua científica), ejercitación permanente de la oralidad (con todas sus especificidades fonético-fonológicas, morfosintácticas, semánticas y discursivas). Elaboración de conclusiones por escrito, que den cuenta de la experimentación. Producción de multimedia (pps movimaker) tomando fotos de las experiencias realizadas y presentación de lo producido a la clase, como formas motivantes y alentadoras de evaluación de los alumnos. Desarrollo de la competencia en italiano con palabras específicas de cada unidad didáctica para fijar términos por parte de los alumnos y evaluarlos por parte del docente. Y en la actualidad, implementación de nuevos materiales de trabajo y estudio únicos, pensados para la escuela bilingüe, con actividades interdisciplinarias. Material elaborado con ayuda de expertos, secuenciado, experimentado y perfeccionado luego de ser utilizado por alumnos de 7 escuelas de Córdoba. Se trata de la colección Scubi, que contempla cada disciplina y la aborda desde la metodología CLIL, con un soporte de ayuda y formación para el docente. Scubi, además de desarrollar competencias y saberes, ayuda a evaluar su alcance. En definitiva, una experiencia más que motivante, enriquecedora y positiva, ésta de ser docente en una escuela bilingüe!, o al menos estar aprendiendo a serlo. c pag. 9 / numero uno

11 conversazioni Italia da leggere Alejandro Patat Roma Alfonso Berardinelli, uno dei più prestigiosi critici letterari e della cultura, segnala le letture fondamentali d oggi e riflette sulla difficoltà degli italiani di comprendere il presente e di comprende se stessi. pag. 10 / carta Negli ultimi anni Alfonso Berardinelli, nato a Roma nel 1943, si è trasformato nell intellettuale più scomodo dell Italia odierna. Difficilmente catalogabile né di destra né di sinistra, non usa mezzi termini ogni volta che analizza o critica la cultura e la società. La sua opera si è affermata tra gli scrittori giovani, che lo considerano, forse, uno dei pochi punti di riferimento dell Italia d oggi. Ma, in realtà, al di fuori di quell apparenza di enfant terrible, si cela un uomo coltissimo, sensibilissimo, amante della conversazione e della compagnia. Tu sei uno dei pochi critici letterari che negli ultimi anni ha dato indicazioni precise su che cosa leggere e che cosa non leggere. In Italia la scena letteraria è cambiata così come, credo, sia cambiata dappertutto. Se prima avevamo una decina di romanzieri, saggisti e poeti, adesso ne abbiamo molte decine, anzi centinaia. C è stata una mutazione: tutti scrivono. Purtroppo scrivono abbastanza bene, al punto che pubblicano con editori importanti e ricevono premi che una volta erano importanti. Cosa deve fare la critica? Selezionare è diventato un compito crudele e antisociale. Non è possibile, per esempio, dire che un narratore di successo non vale molto. Così, per evitare conflitti i critici sono diventati benevoli verso gli autori in attività, e allora la critica stessa ha perso prestigio. Potresti indicare quali sono, secondo te, le letture contemporanee, se non imprescindibili, almeno importanti o interessanti: Io, per esempio, ho l impressione che la saggistica ha prodotto opere più solide rispetto alla narrativa. Basti pensare a Cesare Garboli, Claudio Magris, Piergiorgio Bellocchio, Roberto Calasso, Giorgio Agamben, Carlo Ginzburg. Nel campo della poesia, senza voler essere femminista, è necessario affermare che le donne hanno prodotto i migliori libri degli ultimi anni, creando addirittura un nuovo stile poetico: più teatrale, più comunicativo, più elaborato tecnicamente e più consapevole del rapporto tra lingua parlata e lingua scritta. Lo si vede in Patrizia Cavalli, Bianca Tarozzi, Anna Maria Carpi e Patrizia Valduga. I romanzieri, come ho detto, disinibiti da una politica editoriale interessata sfrenatamente a produrre best-seller, si sono moltiplicati fino all assurdo. Sono talmente tanti, che pochi critici riescono a leggerli per farsene un idea. Si tratta di libri di un unica stagione, che in pochi mesi si dimenticano. Il successo internazionale di alcuni autori italiani, invece, è sconcertante e mi lascia perplesso. Noi italiani siamo abituati al fatto che gli stranieri preferiscano il nostro lato pittoresco e tipico, il lato comico e buffonesco, la caricatura: Umberto Eco, Dario Fo, Roberto Benigni, Alessandro Baricco. Che peccato! Dato che hai scritto un bellissimo libro dal titolo Autoritratto italiano, potresti fare un tuo autoritratto per chi non ti conosce? Per molto tempo ho avuto il problema di capire che tipo di scrittore fossi io stesso. Da giovane, logicamente, pensai al romanzo. Più tardi, per ragioni intellettuali, mi sembrò che la poesia avesse nel mondo d oggi più chance: forma breve, concentrata, manipolabile. Allora, cominciai come poeta, ma mi resi conto velocemente che il mio interesse per la poesia era strano. La poesia per me non era tanto uno strumento formale, bensì

12 converzasioni la storia eroica di quei misantropi inflessibili, che per più di un secolo sono stati i poeti. Avevano sfidato la società e il pubblico, non volevano essere capiti da tutti. Questo mi piaceva, mi piaceva moltissimo. Solo che, dopo aver pubblicato il mio primo e unico libro di poesie, vidi che non mi ci identificavo in assoluto, che io non ero esattamente un poeta, ma uno che pensava la poesia anziché crearla. E alla fine come hai risolto il problema della tua identità come scrittore? Cosa ero io? (si domanda sorridendo Berardinelli, felice di ricordare la controversia giovanile.) Scrivendo poesia non ero completamente me stesso. Il linguaggio poetico mi spingeva all autocensura. Si trattava di scoprire quale fosse il mio proprio genere letterario. In fondo, i versi non mi avevano mai visitato spontaneamente, semmai, i pensieri o gli aforismi, Cioè, nessun gioco formale che non fosse motivato da una passione o da una curiosità semantica e dialettica. Compresi che non ero un critico letterario puro, ma uno che riflette prima e dopo aver letto un libro, e che usa i libri, non per capirli, ma per capire se stesso e il mondo che lo circonda. Cioè, passai al saggio. In effetti, nel tuo libro La forma del saggio sostieni che il saggio è un genere che consiste nella demolizione del pensiero degli altri per la costruzione di un proprio pensiero. Anzi, hai scritto anche che il saggista è un visionario del pensiero che rimane sempre deluso. Quali sono i libri che ti hanno formato e che non ti hanno deluso? In principio fu l epica (e sorride compiaciuto della sua ironia): Tolstoi e Dostoievski, letti tra i tredici e i sedici anni, gli autori che più di ogni altro hanno influenzato la mia vita. Certo che erano letterariamente inimitabili. Compresi presto che la modernità si orientava verso la sintesi. Preferii le forme brevi. Durante alcuni anni lessi Hemingway, Fitzgerald, Faulkner, Lorca, Machado, Eliot, Camus. Ora comprendo che quello che mi attraeva era lo scrittore o il poeta che non distinguono molto tra pensiero e metafora, letteratura e filosofia. E quali sono i libri scritti da te che hai amato o che ami di più? Con i miei libri ho avuto sempre un rapporto problematico. La maggior parte di essi sono un insieme di saggi occasionali legati spesso, a volte troppo, al contesto italiano. Naturalmente, la mia speranza è che siano perfettamente comprensibili anche per quei lettori che sanno molto poco o quasi nulla dell Italia. Ma è una speranza piena di dubbi. Sono consapevole che non potrò avere il destino di Dante, che cantò le lodi di Dio, scrivendo la cronaca della società del suo tempo. Non posso illudermi che i miei saggi abbiano la forza comunicativa di Karl Kraus o di George Orwell. Eppure, anche se i libri miei che preferisco, per la sua vivacità e aggressività stilistica sono Cactus, Stili dell estremismo. Critica del pensiero essenziale (2003) ed il più politico Nel paese dei balocchi. La politica vista da chi non la fa (2001), mi rendo conto che il pubblico preferisce i miei saggi letterari o accademici. Hai sempre privilegiato il saggio e la poesia. Alla fine, però, ti sei occupato anche del romanzo, quando hai contribuito al vasto progetto della casa editrice Einaudi di costruire una mappa universale sul romanzo. Nel corso del tempo, imparai che i generi letterari erano importantissimi e sono stati importantissimi, non solo pag. 11 / numero uno

13 per me, ma per la letteratura della cosiddetta seconda modernità o postmodernità. Negare o ridurre a zero i generi era stata una delle utopie estremiste della modernità e, soprattutto, delle avanguardie. In realtà, se un autore non riesce a focalizzare qual è il suo unico genere letterario o almeno quello in cui è più forte, corre il rischio di sbagliare troppo. La tarda modernità, dagli anni cinquanta agli anni sessanta del Novecento, ci aveva abituati a credere che si poteva scrivere un romanzo senza saper narrare, senza la passione né l ossessione per la narrazione, oppure che si potevano scrivere poesie senza quel riscaldamento emotivo o visionario che costringe la lingua ad uscire dalla sua quotidianità puramente comunicativa per farla ballare in una specie di stato di ebbrezza... Perciò, dopo essermi soffermato troppo a lungo sulla poesia e sul saggio, tornai alcuni anni fa all amore della prima gioventù: il romanzo. i dardi di Berardinelli l accademico Dicesi accademico colui per il quale un affermazione evidente e vera è meno vera e meno evidente se non è accompagnata da note a piè di pagina. ( Lessico. Accademico. Complessità. Genio e Genius, Semiologia, in «Diario», a. I. n. 1, giugno 1985) sulla bruttezza Bruttezza? Be, anche nel paese della bellezza, nel paese nel quale si concentra il massimo di bellezza artistica prodotta dall Homo sapiens sapiens, cioè in Italia, il brutto non manca. Brutti, spesso raccapriccianti i giocattoli dei bambini. Brutte le scuole: dentro cui si passa nella noia e nell angustia gran parte della vita fra i sei e i diciotto anni. Brutte, irreali e stralunate le chiese costruite negli ultimi due secoli. Brutti i francobolli italiani: senza dubbio i più brutti del mondo. ( Sulla bruttezza, «Liberal», ottobre 1996). il calcio Che cos è il calcio? A sentire i più competenti e appassionati, quelli che tendono a farne una filosofia, un punto di vista sul mondo e infine lo specchio dell intera realtà, il calcio non è qualcosa: è tutto. ( Il Calcio, «Panorama», 13 luglio 2000). l intellettuale militante Personalmente non mi sento un intellettuale come categoria, ceto, gruppo sociale. Quando ci si schiera, ci si militarizza e si smette di considerare che l avversario potrebbe anche avere ragione. (Che intellettuale sei?, nottetempo, Roma, 2011, p. 13). pag. 12 / carta La tua tesi sul romanzo è assai originale. Puoi sintetizzarla? Nel saggio che ho scritto sul romanzo ho voluto fare un lavoro un po audace: definire il romanzo da Cervantes a Kafka come una serie di esperimenti, nei quali si produce l incontro tra personaggio e realtà esterna. All inizio, in Cervantes, la realtà è visibile e ovvia, e la follia sognatrice del protagonista urta contro la realtà. In Kafka, invece, la realtà è diventata insidiosa, inafferrabile e invisibile: coincide con una legge misteriosa e crudele che nessuno conosce, ma davanti alla quale tutti soccombono. La situazione si è capovolta, ma il problema rimane, perché, nonostante le sue metamorfosi, il destino del romanzo è sempre quello di far incontrare il personaggio con la realtà. E quest ultima appare sempre imprevedibile, irrazionale e praticamente ingovernabile, sia in Cervantes che in Kafka. Ovviamente, quando dico realtà non penso in assoluto alla poetica specifica del realismo, che è uno dei tanti modi di capire la realtà. Il nome di Kafka dovrebbe chiarire le idee. Anche quando la realtà è un mistero, è sempre qualcosa che costringe l individuo a uscire da sé e a sentire che c è qualcosa che trascende o colpisce la sua coscienza soggettiva. Ho l impressione che la saggistica ha prodotto opere più solide rispetto alla narrativa In molti libri hai parlato della perplessità del riconoscersi italiani. Cosa comporta oggi essere italiano? Noi italiani non sappiamo più cosa fare: se dimenticarci di essere italiani, sperando quindi di essere più comprensibili e meno caratteristici, oppure, se affrontare con coraggio quello che siamo. Se accettassimo questa seconda opzione, probabilmente produrremmo un grande romanzo postmoderno che finalmente ci rappresenti in modo veritiero e crudele. Siamo in attesa da tanti anni dell autore che si dimostri in grado di farlo. Ma la speranza è corta... Il problema è che abbiamo una storia talmente lunga e complessa che siamo costretti a dimenticarla. Per eccesso di passato siamo diventati semibarbari senza memoria. c

14 lingue in uso infine per una comparazione tra lo spagnolo e l italiano español italiano Todo terminará / acabará como habíamos previsto. Tutto finirà come avevamo previsto. Acabará por odiarlo. / Terminará odiándolo. Finirà per odiarlo. Acabo de recibir una mala noticia. (Argentina: Recién recibí una mala noticia.) Ho appena ricevuto una cattiva notizia. Esa es su obra más acabada. (más perfecta) Quella è la sua opera più compiuta. Es un hombre acabado. (fracasado) È un uomo finito. Acabáramos! (Cuando se entiende por fin algo que no se entendía.) Finalmente ho capito!! Basta, se acabó! Basta, è finita! Muerto el perro, se acabó la rabia. Morto il cane, finita la rabbia. De tantos disgustos, acabó con él. Con tutti quei dispiaceri ha finito per ucciderlo. Cuánto quisiera una casa en el fin del mundo! Quanto vorrei una casa alla fine del mondo! Al fin y al cabo, no era tan complicado. / En fin de cuentas, no era tan complicado. Alla fine / In fin dei conti. Por fin juntos! / Al fin juntos! Finalmente insieme! En fin, qué te pidieron? Insomma, che cosa ti hanno chiesto? Es necesario poner fin a esa discusión. Bisogna mettere / porre fine a questa discussione. Ocurrió al final de la guerra È successo alla fine della guerra. Tuvo un final trágico. (Un desenlace.) Ha avuto una fine tragica. Lo explicamos a fin de que todos comprendieran el porqué. Lo abbiamo spiegato affinché tutti comprendessero il perché. No sé cuál es la finalidad de este encuentro / el fin de este encuentro. Non so quale sia la finalità / il fine di quest incontro. Llegamos al término / al final del viaje. Siamo arrivati al termine / alla fine del viaggio. El trabajo deberá presentarse en el término de diez días. Il lavoro dovrà essere presentato entro dieci giorni. En último término, buscaremos ayuda. In ultima istanza, cercheremo aiuto. Llevar a término / a cabo una caso. Portare a compimento / a termine una cosa. En conclusión. In conclusione / Infine. almarivistalista.indd 13 pag. 13 / numero uno Si presenta qui un breve schema delle divergenze morfosintattiche e semantiche delle parole, dei sintagmi e delle espressioni legati al campo semantico fine. 4/24/11 8:42:43 PM

15 traduzioni pag. 14 / carta tradurre la cucina Anna Colia Siena È appena uscita in Brasile la prima traduzione in portoghese del famoso manuale di cucina di Artusi, pubblicato in Italia nel Si afferma nel mondo la tradizione culinaria italiana. Uscito nel 2009 in Brasile, A Ciência na Cozinha e a Arte de Comer Bem è la traduzione in portoghese della quattordicesima edizione della Scienza in cucina e l Arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi (Forlimpopoli 1820 Firenze 1911). Il celebre testo di cucina, pubblicato nel 1891 dopo diverse difficoltà e opinioni di dotti ed editori che gli pronosticavano poca fortuna, fu invece ripubblicato per quindici volte fino al 1911 e innumerevoli altre nei decenni successivi, e ad oggi è stato tradotto in inglese, olandese, portoghese, spagnolo e tedesco (probabilmente lo si potrà presto leggere anche in giapponese e in russo). Lo studioso Piero Camporesi, che ne curò l edizione einaudiana del 1970, affermò che «La Scienza in cucina» ha fatto «per l unificazione nazionale più di quanto non siano riusciti a fare i Promessi sposi». Artusi, infatti, che di professione non fece il cuoco, scegliendo «voci del volgare toscano» (più specificamente fiorentino) fra i tanti altri geosinonimi e quindi varietà linguistiche esistenti, contribuì in maniera significativa col suo ricettario, destinato ad entrare nelle case italiane e ad essere consultato quotidianamente dalle massaie, alla formazione di un identità Ricetta n Crescente Che linguaggio strano si parla nella dotta Bologna! I tappeti (da terra) li chiamano i panni; i fiaschi, i fiaschetti (di vino), zucche, zucchette; le animelle, i latti. Dicono zigàre per piangere, e ad una donna malsana, brutta ed uggiosa, che si direbbe una calìa o una scamonea, danno il nome di sagoma. Nelle trattorie poi trovate la trifola, la costata alla fiorentina ed altre siffatte cose da spiritare i cani. Fu là, io credo, che s inventarono le batterie per significare le corse di gara a baroccino o a sediolo e dove si era trovato il vocabolo zona per indicare una corsa in tranvai. Quando sentii la prima volta nominare la crescente, credei si parlasse della luna; si trattava invece della schiacciata, o focaccia, o pasta fritta comune che tutti conoscono e sanno fare, con la sola differenza che i Bolognesi, per renderla più tenera e digeribile, nell intridere coll acqua diaccia e il sale, aggiungono un poco di lardo. Pare che la stiacciata gonfi se la gettate in padella coll unto a bollore, fuori del fuoco. Sono per altro i Bolognesi gente attiva, industriosa, affabile e cordiale e però, tanto con gli uomini che con le donne, si parla volentieri, perché piace la loro franca conversazione. Codesta, se io avessi a giudicare, è la vera educazione e civiltà di un popolo, non quella di certe città i cui abitanti son di un carattere del tutto diverso. Il Boccaccio in una delle sue novelle, parlando delle donne bolognesi, esclama: O singolar dolcezza del sangue bolognese! quanto se tu sempre stata da commendare in così fatti casi! (casi d amore) mai di lagrime né di sospir fosti vaga; e continuamente a prieghi pieghevole e agli amorosi desiderii arrendevol fosti; se io avesse degne lodi da commendarti, mai sazia non se ne vedrebbe la voce mia.

16 Receita n Crescente Que língua estranha se fala na erudita Bolonha! Os tapetes (do chão) são chamados panni; os garrafões (para o vinho), zucche, zucchette; as moelas, latti. Dizem zigàre para chorar, e a uma mulher doentia, feia e tediosa, que poderia se dizer uma pessoa doentia ou aborrecida, dão o nome de sagoma. Nas cantinas encontra-se a trifola, a chuleta à moda fiorentina e outras coisas desse tipo que deixam os cachorros endiabrados. Foi lá, creio eu, que inventaram as batterie para indicar as competições com carroças e onde encontraram o termo zona para indicar uma corrida de bonde. Quando ouvi falar pela primeira vez em crescente, achava que falassem da lua; ao contrário, era a schiacciata, ou focaccia, ou a massa frita comum que todos conhecem e sabem preparar, com a única diferença de que os bolonheses, para que a massa fique macia e mais digestível, ao misturar a farinha com água fria e sal, adicionam um pouco de banha. Parece que a schiacciata cresça melhor se colocada na frigideira, com a gordura já fervendo, ao lado do fogo e ñao em cima dele. Além disso, os bolonheses são pessoas, ativas, trabalhadoras, amáveis e cordiais, e è um prazer conversar tanto com os homens como com as mulheres, porque gostam de uma boa conversa. Se eu tivesse de avaliar, esta é a verdadeira educação e civilização de um povo, não como a de outras cidades onde os habitantes possuem um caráter totalmente diferente. O poeta Boccaccio ( ), em uma das suas novelas, falando das mulheres bolonhesas, disse: O singolar dolcezza del sangue bolognese! quanto se tu sempre stata da commendare in così fatti casi! (casi d amore) mai di lagrime né di sospir fosti vaga; e continuamente a prieghi pieghevole e agli amorosi desiderii arrendevol fosti; se io avesse degne lodi da commendarti, mai sazia non se ne vedrebbe la voce mia. [Ó extraordinária doçura do sangue bolonhês! Quanto você foi sempre doce, para entregar casos assim! (casos de amor), quanto a lágrimas e a suspiros você jamais foi incerta; e você se dobrou continuamente a preces, e aos desejos amorosos você se rendeu; se eu tivesse que louvá-la dignamente, jamais a minha voz se veria apagada.] linguistica nazionale, uniformando il lessico culinario italiano. La traduzione, ideata e approntata da Anabela Cristina Costa da Silva Ferreira e rivista in ultima battuta da Marusca Oliva Bertolozzi e da Jessia Picichelli de Arruda Sampaio, ripropone in portoghese, in chiave linguisticamente ammodernata, le 790 ricette del famoso trattato in cui l autore, rendendolo ancora più gustoso, dissemina commenti, descrizioni di momenti di vita passata, citazioni letterarie, proverbi e riferimenti alla terra d origine. Il testo portoghese, pensato in primis per riannodare i fili delle identità emiliano-romagnole sparse sul vasto territorio brasiliano, soddisfa gli emigrati che potranno cimentarsi in cucina seguendo, altra cosa in cui Artusi fu innovativo, le indicazioni precise della quantità degli ingredienti basate su un numero di persone finalmente ragionevole. Inoltre, osservando il valore che la tradizione ha attribuito al cibo proposto da Artusi (ricordiamo che un numero significativo di ricette fu inviato all autore dalle sue lettrici), potranno facilmente, avendo origini italiane, riscoprire e tornare a condividere un patrimonio culinario comune. Più difficile, invece, sarà per i lusofoni, a causa dell ammodernamento linguistico e della rarefazione della presenza delle varianti, riscoprire il valore di alcune scelte lessicali artusiane che portano in sé motivazioni linguistiche non solo formali, ma anche personali e culturali. Un ottimo esempio che, senza bisogno di commenti, ci parla della complessità del panorama linguistico italiano e della consapevolezza che ne aveva Artusi è la ricetta n. 194 della Crescente (vedi riquadro), in cui si può assaporare il gusto artusiano per la buona lingua e per le ricette della sua terra d origine. c Il libro in portoghese: P. Artusi, A Ciência na Cozinha e a Arte de Comer Bem, Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo, Regione Emilia- Romagna, Comune di Forlimpopoli, Provincia di Forlì-Cesena e Associazione Emiliano Romagnola Bandeirante di Salto e Itu in Brasile, Il libro in italiano. L edizione di riferimento della traduzione è on-line ed è scaricabile in pdf: in_cucina. pag. 15 / numero uno

17 cultura e società il Risorgimento delle donne Pietro Niegle Trieste L Italia celebra quest anno i 150 anni dell unità. Lo storico Pietro Neglie, professore di Storia contemporanea all Università di Trieste, sottolinea il ruolo delle donne nel processo d unificazione dello Stato italiano. pag. 16 / carta L Italia celebra questo anno il 150 anniversario della sua unità. È però necessario rammentare che l unificazione del paese avvenne a più riprese. Quella del 1861, dunque, è la tappa iniziale, benché ufficiale, che segna la fine della divisione in tanti stati, prevalentemente sotto il controllo austriaco. Nel 1866 si combatté la terza guerra di Indipendenza, grazie alla quale diventarono italiane le Venezie, fatta eccezione per Trieste e Trento. Nel 1870, invece, grazie alla iniziativa dell esercito italiano, che approfittò dell impegno francese in Alsazia contro la Prussia, fu conquistata Roma e si pose fine al potere temporale del Papa. Questo anniversario è una data importante, che cade in un momento segnato ancor più che nel passato da un impoverimento del sentimento nazionale, delle ragioni dello stare insieme. Non è il caso, ora, di addentrarsi nelle questioni politiche più rilevanti del giorno d oggi; mentre invece è opportuna una rievocazione che non sia solo la ripetizione di stanchi slogan patriottici. Questo mi sembra il modo migliore per ripensare a quei giorni, a ciò che significarono e che, ancora, possono significare. E per confermare l intenzione di procedere in modo difforme dalle altre iniziative in onore del Risorgimento, ci dedicheremo ad un aspetto particolare, cioè al contributo e al ruolo delle donne. Un Risorgimento al femminile, dunque? Quello raccontato fino ad oggi è un Risorgimento tutto al maschile, fatto da martiri ed eroi; la storiografia, infatti, sembra aver reso invisibili le donne del Risorgimento, così come potrei dire ha fatto per le donne della Resistenza. In genere si è parlato di loro solo come la moglie di oppure la figlia, o la madre di. Invece un vero universo al femminile ha costellato e persino contrassegnato il Risorgimento: donne con ruoli diversi, che hanno profuso il loro impegno in tante maniere ed hanno pagato prezzi altissimi. Non intendo certo bilanciare con una lettura tutta al femminile la tradizionale

18 Adelaide Ristori pag. 17 / numero uno

19 pag. 18 / carta La contessa di Castiglione interpretazione al maschile, ma solo offrire con ciò una lettura completa del fenomeno e, dunque, dei suoi protagonisti. Uomini e donne. Dei primi, solo di loro, si è parlato finora, dunque adesso occorre quanto meno far conoscere al grande pubblico l importanza e la varietà del contributo delle donne. Il Risorgimento è stato un fatto élitario, sia nell indirizzo, sia nei programmi e nella partecipazione. In alcune circostanze sono stati coinvolti elementi della borghesia e più raramente del popolo, pertanto la quantità e la qualità della partecipazione femminile non può certo essere relegata ai margini, come questione storicamente infondata. Anzi, per le esponenti dell aristocrazia e della grande borghesia non si può certo parlare di contributo inesistente o superficiale senza commettere un falso storico. Le donne parteciparono in mille modi differenti, che sintetizzerò per offrire uno spaccato di quella realtà, di quei tempi: mille modi che sono poco conosciuti dal grande pubblico. Il clima politico-culturale dell Italia pre-unitaria Ma prima di passare ad una sommaria ricostruzione del contributo delle donne, ritengo di dover spendere qualche parola sul periodo in generale, sul clima politico e culturale che accompagna il Risorgimento italiano. Il clima di fiducia nel futuro aveva preso il sopravvento con l Illuminismo; la cultura di allora postulava la supremazia della ragione, e ciò faceva ben sperare nei cambiamenti sociali che la ragione riteneva necessari perché naturali. L idea di giustizia che si afferma in quel periodo nasceva dalla considerazione che tutti gli uomini nascono liberi. Quelle idee tennero a battesimo la Rivoluzione francese, con i suoi ideali di uguaglianza, libertà e fraternità. L eco di quelle parole così affascinanti, che prefiguravano un mondo più giusto e più bello, si sparse in tutta l Europa. E oltre che diffondersi per mezzo dei libri, degli articoli, dell opera di artisti e intellettuali, si trasmisero attraverso le armate napoleoniche, in quegli anni dominatrici nel mondo. I paesi conquistati non si piegavano solo alla forza delle armi, ma anche a quella dei princìpi universali che le armate portavano con sé. Alla fine del Settecento, Napoleone giunse in Italia, proclamò la Seconda Repubblica Cisalpina e deliberò la nascita della Repubblica Italiana con Milano capitale. In quegli anni ci fu in pratica una vera semina degli ideali liberali, che formò la base Quello raccontato fino ad oggi è un Risorgimento tutto al maschile, fatto da martiri ed eroi; la storiografia, infatti, sembra aver reso invisibili le donne del Risorgimento, così come potrei dire ha fatto per le donne della Resistenza. culturale su cui poggiò il progetto e il sogno dell indipendenza, accarezzato in primo luogo dall aristocrazia lombarda e dai primi segmenti della grande borghesia agraria. La sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna, che fu organizzato per ridisegnare i confini dei paesi europei, rimettere sul trono i legittimi regnanti e ripristinare l ordine, abolì tutte quelle riforme e perseguì chiunque inseguisse l ideale della libertà e dell indipendenza. In Italia, tali sentimenti si tradussero pian piano in un progetto, inizialmente portato avanti da una società segreta, la Carboneria, che perseguiva l ideale nazionale e rivendicava una monarchia Costituzionale. Ma la presenza di una efficace rete di spie, di un esercito vigile e pronto ad intervenire, di una polizia molto attiva ed efficiente rese il compito di quella ristretta élite molto difficile. Alcuni degli ostacoli maggiori erano lo scarso livello teorico e organizzativo dei patrioti, la debole e limitata coscienza nazionale, l insufficiente coinvolgimento della classe dirigente e la sua arretratezza economica e sociale. La partecipazione e il ruolo delle donne A partire da quegli anni, sino alla conclusione del Risorgimento, la presenza delle donne fu cospicua e apportò un contributo concreto ed efficace sia in termini di partecipazione diretta, sia sotto forma di attività volta a sensibilizzare le classi dirigenti, promuovere e diffondere gli ideali patriottici. Donne che riuscirono a coniugare la famiglia con l amor di patria, e portarono la politica nella loro vita quotidiana, con o senza uomini al loro

20 fianco. Anzi, talvolta gli uomini sono presenti nella loro vita come autorità, come simbolo della loro sottomissione stabilita dalla legge. Ma molto più spesso, nel caso delle donne protagoniste del Risorgimento, il legame che le unisce ai loro mariti è l amore reciproco e l amore per la patria, per l indipendenza e la libertà. Dunque la presenza e il ruolo svolto dalle donne non è certo marginale; pensiamo a eroi passati alla storia per esser stati processati e giustiziati dopo aver partecipato ad un moto rivoluzionario. O a coloro che dalle prigioni imperiali hanno scritto pagine importanti, assurte a simbolo della lotta all oppressore. Moltissime donne hanno svolto le stesse funzioni, hanno corso gli stessi rischi e pagato allo stesso modo degli uomini. Donne che hanno combattuto con le armi in mano, come Rosalia Montmasson, povera donna del popolo, compagna e moglie di Francesco Crispi futuro presidente del Consiglio, unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille. O come Antonietta De Pace, figlia di una nobile e un borghese e figlia della terra di Puglia, che per partecipare ai moti del 1848 si travestì da uomo; poi venne arrestata e due anni di duro carcere non la piegarono, non la spinsero a rivelare nulla dei suoi compatrioti e dell attività cospirativa. La brasiliana Anita Garibaldi è forse la più nota fra le donne combattenti; al fianco di Garibaldi partecipò a molte spedizioni e iniziative, fino alla morte per stenti e malattia, in fuga dal nemico. La forza delle armi era necessaria in quel contesto, ma ciò che avrebbe dato senso e un seguito alle iniziative armate era la consapevolezza del bene primario dell indipendenza e la nascita di una coscienza nazionale. L unificazione di fatto e giuridica del Donne che riuscirono a coniugare la famiglia con l amor di patria, e portarono la politica nella loro vita quotidiana, con o senza uomini al loro fianco. paese era il punto d arrivo del movimento indipendentista, ma allo stesso tempo era il punto di partenza per coloro che volevano costruire un Italia nuova, libera non solo dall oppressione dello straniero, ma libera anche dalla miseria e dall ignoranza. Un paese unito anche culturalmente, socialmente, economicamente. Elena Casati, rappresentante dell alta borghesia agraria lombarda, finanzia generosamente le imprese organizzate da Giuseppe Mazzini e, dopo aver visto da vicino la povertà e la miseria dell Italia, capisce quanto sia importante la cultura, quanto serva per migliorare l esistenza, dunque lavora assiduamente per creare un sistema di istruzione pubblico. E come lei, sostenitrice della centralità della cultura, incontriamo Adelaide Ristori, attrice friulana che contribuì a creare un sentimento patriottico condiviso, una comunanza di ideali e sentimenti senza i quali il movimento indipendentista non avrebbe avuto né forza né anima. La poetessa abruzzese Giannina Milli, dopo aver collaborato, come tante altre, a far nascere un sentimento patriottico, si prodigò come ispettrice scolastica nell organizzazione della cultura in un paese in cui l analfabetismo toccava in alcune zone più dell 80 per cento della popolazione. Come tacere di personaggi leggendari come la Contessa di Castiglione, che mise la bellezza e la seduzione al servizio della Patria? Ebbe il compito di conquistare con le sue grazie l Imperatore francese, Napoleone III, e influenzare la sua politica verso l Italia. Oppure la principessa di Belgioioso, che con la sua azione si caratterizza come combattente attiva (organizza un battaglione di napoletani che partecipano alle cinque giornate di Milano, nel 1848), diventa la prima direttrice di un giornale (L Ausonio) in Europa, inventa e allestisce un servizio sanitario, antenato del corpo delle Crocerossine. Impossibile non fare cenno a Olimpia Rossi Savio e Adelaide Bono Cairoli: la loro coerenza, il loro sentire con responsabilità il senso del dovere di liberare il paese, le spinse ad educare i figli ai valori patriottici. Adelaide perse nelle guerre risorgimentali 4 figli su 5, Olimpia 2 su 3. Insignite da Garibaldi dell appellativo di Madri della Patria, soffrirono la pena più grande e contro natura che una donna possa provare: seppellire i propri figli. Eppure di fronte alla pietà umana di chi cercava di offrire consolazione, Adelaide rispose che l immenso dolore di una donna, di una famiglia, è nulla di fronte a quello di un paese privato della sua libertà. Non possiamo tacere nemmeno le brigantesse: eroine passionali e crudeli, libere ed indipendenti spesso anche in campo sessuale, furono fiere combattenti per l indipendenza del Sud. Il brigantaggio femminile fu una forma di ribellione allo straniero e alla condizione di soggezione delle donne; un momento tragico di protagonismo per il riscatto economico e sociale del Mezzogiorno. Dimenticare questo, o considerarlo marginale come è stato finora è un offesa che il paese ha fatto a se stesso. Ed ora vuole riparare restituendo una dignità ed un onore per niente retorici. c pag. 19 / numero uno

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