Documento n. 5 Studio di fattibilità servizi per l infanzia

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1 Progetto T&O (Tempi&Orari) I tempi nelle nostre mani Codice identificativo VA/Varese n 31/ Approvato con Delibera di Giunta Comunale n. 405 del 22/06/05 e Delibera di Giunta Comunale n. 45 del 31/10/07 Progetto pilota Studio di fattibilità per la realizzazione di un nido aziendale o di eventuali altri servizi per l infanzia accessibili a tutte le lavoratrici e i lavoratori del Comune di Varese Documento n. 5 Studio di fattibilità servizi per l infanzia a) Il quadro normativo di riferimento - Leggi nazionali Legge 28 agosto 1997, n. 285 Disposizioni per la promozione di diritti ed opportunità per l infanzia e l adolescenza Ha istituito un Fondo nazionale con cui finanzia diverse tipologie di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell infanzia e dell adolescenza, tra cui progetti finalizzati all innovazione e alla sperimentazione di servizi socio-educativi per la prima infanzia non sostitutivi degli asili nido quali: servizi flessibili con caratteristiche educative, ludiche, culturali e di aggregazione sociale per bambini da 0 a 3 anni che prevedano la presenza di genitori, familiari o adulti che quotidianamente si occupano della loro cura; servizi di assistenza, con caratteristiche educative e ludiche, per bambini da 18 mesi a 3 anni per non più di 5 ore giornaliere e privi di mensa e riposo pomeridiano; servizi ricreativi ed educativi per il tempo libero; interventi che facilitano l uso del tempo e degli spazi urbani e naturali. Legge 8 novembre 2000, n. 328 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali Promuove la programmazione e la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza. La pluralità dell offerta deve essere tale da consentire il diritto di scelta fra i servizi e favorire il ruolo attivo delle persone e delle famiglie nella formulazione di proposte, nell organizzazione e nella valutazione dei servizi medesimi. Nell ambito del sistema integrato hanno la priorità, tra gli altri, servizi di sollievo per affiancare o sostituire chi, all interno delle famiglie, è più impegnato nella gestione delle responsabilità di conciliazione. 1

2 Lo strumento indicato dalla legge per l attuazione di quanto prescritto è il Piano di zona, il quale deve favorire la formazione di sistemi locali di intervento fondati su servizi e prestazioni complementari e flessibili, stimolando in particolare le risorse locali di solidarietà e di auto-aiuto, nonché responsabilizzando i cittadini nella programmazione e nella verifica dei servizi (art. 19). Legge 28 dicembre 2001, n. 448 Disposizioni per la predisposizione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2002) art. 70 Disposizioni in materia di asili nido Istituisce un Fondo, nell ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per finanziare asili nido e micro-nidi nei luoghi di lavoro, definendo i nidi quali strutture dirette a garantire la formazione e la socializzazione delle bambine e dei bambini di età compresa tra i tre mesi ed i tre anni e a sostenere le famiglie e i genitori e i micro-nidi strutture destinate alla cura e all accoglienza dei figli dei dipendenti, aventi una particolare flessibilità organizzativa adeguata alle esigenze dei lavoratori stessi. Legge 27 dicembre 2002, n. 289 Disposizioni per la predisposizione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2003) art. 91 Asili nido nei luoghi di lavoro Prevede il finanziamento dei datori di lavoro che realizzano, nei luoghi di lavoro, servizi di asilo nido e micronidi e definisce le modalità di presentazione delle domande di finanziamento e le modalità di rimborso. Legge 27 dicembre 2006, n. 296 Disposizioni per la predisposizione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2007) comma 630 Offerta formativa infantile Permette l attivazione di progetti di servizi educativi per i bambini al di sotto dei tre anni di età anche mediante la realizzazione di iniziative sperimentali di qualità pedagogica, flessibili, rispondenti alle caratteristiche della specifica fascia di età e articolati secondo diverse tipologie. 2

3 b) Il quadro normativo di riferimento - Leggi regionali Regione Lombardia Legge Regionale 7 gennaio 1986, n. 1 Riorganizzazione e programmazione dei servizi socioassistenziali della Regione Lombardia Disciplina obiettivi, criteri e modalità per la programmazione, l organizzazione e l erogazione dei servizi. Piano regionale socio-assistenziale per il triennio 1988/1990 Strumento attraverso il quale la Regione stabilisce, come previsto dalla L.R. 1/86, obiettivi, criteri e priorità di intervento, risorse finanziarie e di personale, requisiti tecnici e gestionali per il funzionamento dei servizi socio-assistenziali. Legge Regionale 6 dicembre 1999, n. 23 Politiche regionali per la famiglia Promuove politiche organiche e integrate di sostegno al nucleo familiare attraverso diverse tipologie di intervento e agevolazione, tra cui il potenziamento dei servizi socio-educativi e la promozione dell associazionismo familiare: nidi famiglia, banche del tempo, convenzioni per aumentare la ricettività degli asili nido, elenchi di persone qualificate disponibili ad accudire bambini a domicilio, nidi aziendali, spazi di aggregazione educativo-ricreativa a favore dei minori. Legge Regionale 14 dicembre 2004, n. 34 Politiche regionali per i minori Stabilisce i compiti di Regione, Province e Comuni nella gestione dei servizi sociali per i minori, definisce le attività in cui si articolano la Rete dell offerta sociale (attività educative, di aggregazione e ricreative in particolare: servizi e interventi socio-educativi per la prima infanzia e ludico-ricerativi per l infanzia) e la Rete sanitaria e socio sanitaria. Dgr 11 febbraio 2005 n. VII/20588 Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia Identifica come servizi sociali per la prima infanzia (0-3 anni) nidi, micro-nidi, centri prima infanzia e nidi famiglia fornendo di ciascuno definizione, requisiti organizzativi generali e requisiti strutturali. Dgr 16 febbraio 2005 n. VII/ Scheda dell iniziativa FRISL (Fondo ricostituzione infrastrutture sociali Lombardia) 2005/2007 Realizzazione di asili nido e servizi per la prima infanzia Stabilisce condizioni di ammissibilità al finanziamento, spese ammissibili, criteri di valutazione dei progetti, documentazione da presentare per ottenere contributi per la realizzazione di asili nido (o similari) e servizi per la prima infanzia. 3

4 Circolare n. 11 del 22 febbraio 2005 Modalità per l accesso ai contributi FRISL 2004/2006 iniziativa Eliminazione barriere architettoniche, FRISL 2005/2007 iniziativa Realizzazione di asili nido e servizi per la prima infanzia e iniziativa Interventi a favore degli ospedali Illustra la natura dell iniziativa FRISL (Fondo ricostituzione infrastrutture sociali Lombardia) e le relative schede illustrative dei progetti, strumento finanziario diretto a sostenere e promuovere lo sviluppo e l ammodernamento delle strutture sociali in Lombardia, attraverso l erogazione di contributi in conto capitale da rimborsare alla Regione in 20 anni senza interessi e, in via straordinaria, di contributi a fondo perso. Circolare n. 35 del Primi indirizzi in materia di autorizzazione, accreditamento e contratto in ambito socio-assistenziale Specifica la natura di autorizzazioni al funzionamento, accreditamento e contratti, funzionali al progressivo riordino del sistema socio-saniario regionale. Circolare n. 45 del Attuazione della DGR dell «Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia»: indicazioni, chiarimenti, ulteriori specificazioni Fornisce specificazioni in merito all autorizzazione al funzionamento e alle caratteristiche di nidi, micro nidi, nidi famiglia e centri prima infanzia. Circolare n. 25 del Ulteriori indicazioni per i servizi per la prima infanzia Fornisce specificazioni in merito agli operatori dei centri prima infanzia e ai tempi minimi di apertura annuale dei nidi, sottolineando la possibilità di adeguamento di orari e periodi di apertura a quelli delle Scuole d Infanzia per i nidi collocati all interno i strutture che offrano più servizi, al fine di conciliare esigenze lavorative e familiari. 4

5 c) Studio di fattibilità per lo sviluppo dell offerta di servizi all infanzia La Rete per l Infanzia della Commissione Europea, istituita nel 1986 dalla Commissione stessa per favorire il dibattito transnazionale sulla qualità nei servizi alla prima infanzia, ha elaborato nel 1995 un documento che potesse costituire un quadro di riferimento per la discussione avviata a partire dai primi anni 90: Quaranta obiettivi di qualità nei servizi per la prima infanzia 1. Gli obiettivi sono organizzati in nove blocchi (aree tematiche): Obiettivi per una politica quadro Obiettivi finanziari Obiettivi per i livelli e le tipologie di servizi Obiettivi educativi Obiettivi relativi al rapporto numerico adulto/bambini Obiettivi per il personale e la formazione Obiettivi in rapporto all ambiente e alla salute Obiettivi per i genitori e la comunità locale Obiettivi di valutazione del funzionamento dei servizi offerti Come dimostra l esperienza di altri Paesi europei 2 portare l attenzione su tali obiettivi (o su altri documenti analoghi) può avere un impatto significativo sia sui responsabili delle politiche, sia sugli operatori del settore, contribuendo allo sviluppo e all innovazione dell offerta di servizi all infanzia anche a livello locale. Il presente Studio di fattibilità non intende entrare nel merito dei dettagli degli Obiettivi proposti dalla Rete per l infanzia, ma ne raccoglie alcuni spunti in particolare l indicazione secondo cui (Obiettivo 12) i servizi dovrebbero essere flessibili negli orari e nelle modalità di frequenza, coprendo orario e calendario di lavoro dei genitori, se richiesto, e l offerta di servizi dovrebbe essere diversificata per offrire ai genitori una pluralità di scelte possibili (Obiettivo 13) per impostare il confronto tra diverse tipologie di servizi per la prima infanzia e fornire all Amministrazione Comunale e alla Città elementi di valutazione per l eventuale ampliamento o la differente articolazione e/o integrazione dell offerta locale. La sottolineatura dell importanza della flessibilità e della differenziazione come principi-cardine che dovrebbero caratterizzare l offerta di servizi all infanzia nei Paesi europei viene ribadita da una 1 Commissione Europea - Rete per l Infanzia, Quaranta obiettivi di qualità nei servizi per la prima infanzia, 1995, in: Bambini in Europa, Anno IV n. 3 Il ruolo dell Europa nei servizi per l infanzia. Dobbiamo mettere in comune i nostri valori nella ricerca della qualità?, Edizioni Junior, Azzano San Paolo (BG), novembre 2004), pp Cfr. Jan Peeters, Quaranta obiettivi ispirano la politica di assistenza per l infanzia nelle Fiandre, in Bambini in Europa, op. cit, pp

6 Raccomandazione del Consiglio d Europa del Essa invita i governi degli Stati membri a promuovere servizi all infanzia accessibili da ogni punto di vista (strutture, costi, comunicazione, attenzione alle differenze, ecc.) e flessibili, in modo tale che la differenziazione dell offerta possa rispondere alla varietà di situazioni in cui i bambini crescono e ai rispettivi bisogni, senza che ciò implichi alcun giudizio sul maggiore o minor valore di una tipologia di servizio rispetto ad un altra. La flessibilità, in particolare, viene indicata come elemento da applicare a tutti i livelli del sistema, dalla diversità di servizi disponibili alle modalità di funzionamento dei singoli servizi operanti a livello locale. Questi ultimi devono essere sensibili alle particolari condizioni del contesto in cui si collocano, adeguandovi la propria organizzazione (ad esempio riguardo agli orari di apertura e alle tipologie di servizio offerte) e mantenendo un elevato livello qualitativo. 3 Council of Europe, Committee of Ministers, Recommendation Rec(2002)8 of the Committee of Ministers to member states on child day-care (Adopted by the Committee of Ministers on 18 September 2002 at the 808th meeting of the Ministers Deputies). 6

7 d) Le tipologie di servizi per l infanzia previste dalla normativa esistente Alla luce di tali considerazioni proponiamo un quadro descrittivo delle principali tipologie di servizi all infanzia perché le rispettive caratteristiche possano essere comparate e vengano prese in considerazione, insieme alle informazioni raccolte su domanda e offerta cittadina di servizi all infanzia, per valutare la possibilità di ampliare l offerta territoriale degli stessi. Non va dimenticato che l analisi condotta ha lo scopo di fornire all Amministrazione Comunale gli elementi necessari a decidere se ed in che termini possano essere effettivamente attivati servizi all infanzia rivolti ai bisogni delle proprie lavoratrici e dei propri lavoratori con figli piccoli. La prima considerazione da fare è che l apertura di un nido aziendale, da cui lo studio di fattibilità aveva preso le mosse, non sembra essere una soluzione sostenibile, sia per i costi che comporterebbe, sia in relazione alla domanda effettivamente espressa dalle/dai potenziali beneficiari. Più opportuna sembrerebbe essere l ipotesi di aumentare le forme di convenzione che il Comune potrebbe attivare con i servizi già esistenti alcuni dei quali hanno già dato la loro disponibilità o di ampliare le forme di flessibilità di orari e tipologie di servizi offerti su tutto il territorio, andando così incontro alle necessità sia di chi lavora per l Amministrazione Comunale nelle sue diverse sedi, sia delle famiglie residenti a Varese 4. Per ogni tipologia di servizio è stata costruita una scheda nella quale viene fornita una definizione che mira a metterne in evidenza la natura, la capacità ricettiva e le modalità/responsabilità di gestione e finanziamento. Viene inoltre proposto uno schema di comparazione delle possibili voci di costo dei diversi servizi, affinché si possa valutarne l effettiva sostenibilità in rapporto alle risorse disponibili e alla domanda espressa o potenziale. Rimandiamo infine alla mappatura dei servizi all infanzia realizzata dal Progetto Pilota (Doc. 2) per la descrizione di come funzionano in concreto le diverse tipologie di servizio che già operano a Varese. 4 Per maggiori dettagli circa le proposte di lavoro nate a partire dal Progetto Pilota si veda il Doc. 6 Proposte per continuare 7

8 ASILO NIDO Struttura diretta a garantire la formazione e la socializzazione delle bambine e dei bambini di età compresa fra 3 e 36 mesi e a sostenere famiglie e genitori. Si tratta di un servizio diurno con finalità educative e sociali assicurato in forma continuativa attraverso personale qualificato presso strutture, anche aziendali (Nido aziendale). Collabora con le famiglie alla crescita e formazione dei minori, nel rispetto dell identità individuale, culturale e religiosa. Svolge anche servizio di mensa e riposo. Capacità ricettiva: da 11 a 60 bambine/i da 3 a 36 mesi, con possibilità di integrare le compresenze di bambini fino al 20% in più dei posti autorizzati, per consentire la migliore saturazione dei posti disponibili (es. 15 posti autorizzati > possibilità di compresenza fino a 18 bambini). Possibili forme di finanziamento e/o convenzione: finanziamento pubblico (comunale) o privato, anche aziendale. Riferimenti normativi Circolare n. 25 del Ulteriori indicazioni per i servizi per la prima infanzia Circolare n. 45 del Attuazione della DGR dell «Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia»: indicazioni, chiarimenti, ulteriori specificazioni Dgr 11 febbraio 2005 n. VII/20588 Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia Legge 28 dicembre 2001, n. 448 Disposizioni per la predisposizione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2002) art. 70 Disposizioni in materia di asili nido Legge Regionale 6 dicembre 1999, n. 23 Politiche regionali per la famiglia art. 4 comma 2.b 8

9 MICRO NIDO Servizio diurno continuativo con finalità educative e sociali, assicurato in forma continuativa attraverso personale qualificato presso strutture, anche aziendali (Micro nido aziendale). Collabora con le famiglie alla crescita e formazione dei minori, nel rispetto dell identità individuale, culturale e religiosa. Svolge anche servizio di mensa e riposo. Capacità ricettiva: max. 10 bambine/i da 3 a 36 mesi Possibili forme di finanziamento e/o convenzione: finanziamento pubblico o privato (anche aziendale) o promosso e gestito da associazioni di famiglie. Riferimenti normativi Circolare n. 45 del Attuazione della DGR dell «Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia»: indicazioni, chiarimenti, ulteriori specificazioni Circolare n. 35 del Primi indirizzi in materia di autorizzazione, accreditamento e contratto in ambito socio-assistenziale Dgr 11 febbraio 2005 n. VII/20588 Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia Legge 28 dicembre 2001, n. 448 Disposizioni per la predisposizione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2002) art. 70 Disposizioni in materia di asili nido 9

10 NIDO AZIENDALE Servizio nido/micro nido collocato presso le sedi di imprese pubbliche e private, a favore dei figli di lavoratrici e lavoratori. Possono essere organizzati direttamente dall impresa o, previa convenzione con questa, da associazioni e/od organizzazioni del privato sociale, con una particolare flessibilità organizzativa adeguata alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori stessi. Capacità ricettiva: come nidi e micro nidi, con almeno 51% del posti riservati ai figli delle/dei dipendenti dell azienda. Possibili forme di finanziamento e/o convenzione: gestione diretta o indiretta (tramite organizzazioni del privato sociale o società di servizi) da parte di Comuni e/o aziende, con possibilità di incentivi regionali. Riferimenti normativi Circolare n. 45 del Attuazione della DGR dell «Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia»: indicazioni, chiarimenti, ulteriori specificazioni Dgr 11 febbraio 2005 n. VII/20588 Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia Legge Regionale 6 dicembre 1999, n. 23 Politiche regionali per la famiglia art. 4 comma 2.f 10

11 NIDO FAMIGLIA Nido domiciliare, con finalità educative e sociali, svolto senza fini di lucro, promosso da famiglie utenti associate e/o associazioni familiari scegliendo il modello educativo e gestionale ritenuto più idoneo nel rispetto dell identità individuale, culturale e religiosa. Si tratta di una forma di auto-organizzazione e mutualità familiare che prevede attività di cura autogestita dalle famiglie utenti (direttamente, attraverso l individuazione della persona che si occupa dell accudimento dei bambini o tramite l affidamento di tutte o parte delle prestazioni a terzi, quali professionisti, cooperative, etc ). Capacità ricettiva: max. 5 bambine/i da 0 a 36 mesi Possibili forme di finanziamento e/o convenzione: finanziamento regionale (L. 23/99), dichiarazione di inizio attività da presentare al Comune di ubicazione e per conoscenza all Asl. Riferimenti normativi Circolare n. 45 del Attuazione della DGR dell «Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia»: indicazioni, chiarimenti, ulteriori specificazioni Circolare n. 35 del Primi indirizzi in materia di autorizzazione, accreditamento e contratto in ambito socio-assistenziale Dgr 11 febbraio 2005 n. VII/20588 Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia Legge 28 dicembre 2001, n. 448 Disposizioni per la predisposizione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2002) art. 70 Disposizioni in materia di asili nido Legge Regionale 6 dicembre 1999, n. 23 Politiche regionali per la famiglia art. 4 comma 2.a 11

12 CENTRO PRIMA INFANZIA Struttura simile all asilo nido che offre un servizio temporaneo (max. 4 ore consecutive) di assistenza e socializzazione, accogliendo in maniera non continuativa bambine e bambini da 0 a 36 mesi, eventualmente con la presenza di genitori e/o adulti di riferimento (la responsabilità dell accudimento dei bambini spetta comunque al personale educativo). Non prevede la somministrazione di pasti. Capacità ricettiva: max. 30 bambine/i da 0 a 36 mesi Riferimenti normativi Circolare n. 25 del Ulteriori indicazioni per i servizi per la prima infanzia Circolare n. 45 del Attuazione della DGR dell «Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia»: indicazioni, chiarimenti, ulteriori specificazioni Dgr 11 febbraio 2005 n. VII/20588 Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia Legge Regionale 6 dicembre 1999, n. 23 Politiche regionali per la famiglia art. 4 comma 2.c 12

13 BABY-PARKING, LUDOTECA, TEMPO PER LE FAMIGLIE Servizi con finalità esclusivamente ludica e di socializzazione destinati a bambini accompagnati sempre da un adulto di riferimento che ne è responsabile. Possibili forme di finanziamento e/o convenzione:finanziamento pubblico o privato. Riferimenti normativi Circolare n. 45 del Attuazione della DGR dell «Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia»: indicazioni, chiarimenti, ulteriori specificazioni Legge Regionale 6 dicembre 1999, n. 23 Politiche regionali per la famiglia art. 4 comma 2.c 13

14 ELENCO BABY-SITTER QUALIFICATE PER INTERVENTI A DOMICILIO Elenchi di persone qualificate e disponibili a svolgere attività di cura di bambini a domicilio posti c/o luoghi pubblici e volti a facilitarne la ricerca da parte delle famiglie. Possibili forme di finanziamento e/o convenzione: gestione diretta da parte di altri servizi (es. c/o asili, Pubblica Amministrazione), finanziamento regionale (L. 23/99). Riferimenti normativi Dgr 11 febbraio 2005 n. VII/20588 Definizione dei requisiti minimi strutturali ed organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei servizi sociali per la prima infanzia Legge Regionale 6 dicembre 1999, n. 23 Politiche regionali per la famiglia art. 4 comma 2.e 14

15 BANCA DEL TEMPO Forma di organizzazione mediante cui persone disponibili ad offrire gratuitamente parte del proprio tempo per attività di cura, custodia e assistenza vengono poste in relazione con soggetti e famiglie in condizioni di bisogno, con l intermediazione di associazioni senza scopo di lucro. Possibili forme di finanziamento e/o convenzione: finanziamenti privati (associazionismo) e contributi regionali/comunali (Piani Territoriali degli Orari). Riferimenti normativi Legge Regionale 28 ottobre 2004, n. 28 Politiche regionali per il coordinamento e l amministrazione degli orari, art. 6 comma 4.e Legge 8 marzo 2000, n. 53" Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città" art. 27 Legge Regionale 6 dicembre 1999, n. 23 Politiche regionali per la famiglia art. 4 comma 2.d e art. 5 commi 1 e 6 15

16 SCHEDA DI SINTESI DELLE TIPOLOGIE DI SERVIZI IDENTIFICATE Voci di costo Nido Micro nido Nido famiglia Centro prima infanzia Elenco babysitter Banca del tempo PERSONALE Coordinamento Operatrici/tori socio-educativi Cuoca/o (se previsto) Addette/i ai servizi 1:8 bambini 1 1, con possibilità di affidamento a profess. o cooperative 1 1 Possibilità di affidamento a profess. o coop. 1:30 posti di ricettività STRUTTURE E ATTREZZATURE Spazi 20m 2 sup. tot. netta Locale per igiene bambini Cucina (se prevista) scaldavivande Spazi per il personale Spazi esterni (se previsti) ALTRO + 6m 2 :posto 1 lavabo + wc:10 posti 1 vasca:10 posti fasciatoi Cucina e dispensa o scaldaviv. 1 spogliatoio + servizio: fino a 3 addetti compresenti Servizio aggiuntivo da 4 a 15 addetti compresenti Attrezzati e piantumati secondo norme igieniche e di sicurezza 1 Possibilità di affidamento a profess. e/o coop. 20m 2 sup. tot. netta + 5,5m 2 :posto (c/o appartamento ad uso esclusivo, spazi distinti dentro strutture polifunzionali, azienda) 1 lavabo 1 wc 1 vasca Cucina ad uso civile abitazione o scaldaviv. 1 servizio igienico/ spogliatoio Attrezzati e piantumati secondo norme igieniche e di sicurezza Caratteristiche abitative meglio se di residenza, in uso di una delle fam. o associaz. di fam. (requisiti di civile abitazione) Bagno con vasca/doccia, accorgimenti di sicurezza senza obblighi di modifiche strutturali Cucina ad uso civile abitazione 2 Numero variabile babysitter volontari m 2 sup. tot. netta 4m 2 :posto 1 lavabo + wc:15 posti 1 vasca Area ristoro per merende 1 spogliatoio 1 servizio igienico Attrezzati e piantumati secondo norme igieniche e di sicurezza Servizio erogato a domicilio Ufficio di appoggio per la gestione dell elenco -- Possibile sostegno da parte dei Comuni 16

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