IMITAZIONE E CONCORRENZA NELL ABBIGLIAMENTO DI MODA: UN INTERPRETAZIONE ECONOMICO-AZIENDALE DELLA NORMATIVA VIGENTE

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "IMITAZIONE E CONCORRENZA NELL ABBIGLIAMENTO DI MODA: UN INTERPRETAZIONE ECONOMICO-AZIENDALE DELLA NORMATIVA VIGENTE"

Transcript

1 Università degli Studi di Brescia Dipartimento di Economia Aziendale Marco BERGAMASCHI IMITAZIONE E CONCORRENZA NELL ABBIGLIAMENTO DI MODA: UN INTERPRETAZIONE ECONOMICO-AZIENDALE DELLA NORMATIVA VIGENTE Paper numero 98 Dicembre 2009

2 IMITAZIONE E CONCORRENZA NELL ABBIGLIAMENTO DI MODA: UN INTERPRETAZIONE ECONOMICO-AZIENDALE DELLA NORMATIVA VIGENTE di Marco BERGAMASCHI Dottorando in Economia Aziendale Università di Brescia

3 Indice 1. Il fenomeno <abbigliamento di moda> nel contesto economico globale Introduzione Il mercato dei beni di lusso L imitazione del prodotto. Le forme di tutela giuridica La tutela disciplinata dal Regolamento CE n. 6/2002 in tema di disegni e modelli comunitari La tutela prevista dall art c.c.: condizioni e presupposti dell atto concorrenziale I profili economico-aziendali e giuridici della c.d. imitazione servile L imitazione in senso giuridico-aziendale Il look-alike <Originalità> delle forme imitate e <giudizio di confondibilità>: per un interpretazione economico-aziendale e di mercato Conclusioni...20 Bibliografia...22

4 Imitazione e concorrenza nell abbigliamento di moda 1. Il fenomeno <abbigliamento di moda> nel contesto economico globale 1.1. Introduzione L economia contemporanea si caratterizza per l abbondanza di beni di tutte le specie, largamente diffusi quantomeno dal punto di vista conoscitivo- nei consumatori di ogni ceto, cultura, continente. Tale dinamica economica è probabilmente il principale stimolo non solo alla diffusione delle produzioni e all ampliarsi della domanda, ma anche ai processi emulativi ogni giorno sempre più diffusi nelle classi sociali, nonché, in particolar modo, a quelli ineliminabili- di imitazione produttivocommerciale fra imprese concorrenti. Tale interazione, da tempo nota, si trova oggi facilitata proprio per le dimensioni assunte dal fenomeno- vuoi in generale, vuoi nella trasposizione in altre culture e continenti, vuoi infine nei profili patologici loro propri, nel degenerarsi talvolta nella concorrenza sleale per imitazione servile di prodotto. Del resto, il fenomeno della <globalizzazione> ha comportato il progressivo aumento di eventi e attori nei mercati di qualsivoglia settore merceologico e, conseguentemente, si sono create forme di iperconcorrenzialità fra imprese. In altre parole, tale fenomeno, da sempre esistito, si radica in quest epoca in settori merceologici sempre più vasti da un lato, sempre meno facilmente definibili dall altro, al fine di potersi declinare nelle proprie forme patologiche. Fra i numerosi settori nei quali più tipicamente si ravvisano comportamenti concorrenziali illeciti, occorre rammentare in particolare il mercato dell abbigliamento di moda. I prodotti di questa categoria afferenti, più in generale, alla categoria dei c.d. <beni di lusso personali>-, vuoi per l elevato cash flow che essi sono capaci di generare, vuoi per la relativa semplicità con cui si possono attuare processi di contraffazione e imitazione parassitaria degli stessi, sono sovente soggetti ad atti di concorrenza illecita da parte di terze economie. Si può peraltro notare come tali atti illeciti incrementino in maniera significativa nelle fasi di recessione economica, proprio come quella che dal 2008 ad oggi i mercati globali stanno attraversando. Per meglio comprendere le cause di questo incremento, occorre nel prosieguo annotare gli aspetti volti a descrivere il contesto economico mondiale dei beni di lusso personali e, in particolare, dell abbigliamento di moda. 1

5 Marco Bergamaschi 1.2. Il mercato dei beni di lusso Il valore del mercato globale dei beni di lusso personali nel mondo è stato stimato pari a 167 miliardi di Euro nel 2008 e, a causa della recente crisi finanziaria, si attesta a 153 miliardi di Euro nel 2009, con un decremento, quindi, pari all 8%. Di questi 153 miliardi di Euro, il 27% è cash flow generato dalle vendite del settore abbigliamento. Figura 1. Sviluppo del mercato dei beni di lusso personali ( ) Fonte: Bain & Company Altagamma, Figura 2. Sviluppo del mercato dei beni di lusso personali ( ) Fonte: Bain & Company Altagamma,

6 Imitazione e concorrenza nell abbigliamento di moda Questa fase di depressione economica colpisce il mercato globale dei beni di lusso personali in modo assai variabile, ciò essenzialmente dipendendo dal differente grado di <maturità> delle seguenti quattro aree geo-economiche: le vendite in Europa, per quanto colpite dalla crisi (- 8%), reggono discretamente grazie all apertura di vari punti-vendita nei mercati emergenti dell Europa dell Est (Repubblica Ceca, Russia, Ungheria); il mercato del Nord America è stato particolarmente penalizzato (- 7% nel 2008, -16% nel 2009), preminentemente a causa della crisi dei canali distributivi denominati <department store>; il mercato giapponese risente della recessione nel 2009 (-10%); i mercati emergenti dell Asia orientale mantengono il loro trend di crescita sia nel 2008 (+9%), sia nel 2009 (+10%) e confermano il loro periodo di espansione; la Cina rimane il mercato principale e con un aumento del 12% delle vendite, si assesta ad un valore pari a 6,6 miliardi di Euro 1. Si prevede inoltre che il mercato dei beni di lusso personali si avvii ad uscire dalla crisi economica in modo duraturo solo a muovere dal secondo semestre del 2010 (cfr. tab. 1). Tabella 1. Stime previsionali relative alla ripresa dei mercati per l anno 2010 Fonte: Altagamma Consensus, C. D ARPIZIO, Osservatorio mondiale altagamma sui mercati del lusso, Milano, Bain & Company Fondazione Altagamma, 2009, pp ; cfr. anche ALTAGAMMA, Fashion & luxury insight. International fashion & luxury listed companies annual survey, october,

7 Marco Bergamaschi Ad oggi, l intero settore si trova tuttavia esposto forse in misura più significativa rispetto ad altri comparti industriali- agli effetti <reali> prodotti dalla recente crisi finanziaria. Da questo punto di vista, sono sintomatici di tali difficoltà i casi di amministrazione straordinaria d impresa e ristrutturazioni del debito che hanno riguardato alcuni noti gruppi italiani appartenenti al comparto (ad esempio, It Holding S.p.A., Mariella Burani Fashion Group S.p.A.). I volumi di vendita dell abbigliamento di lusso hanno dunque subito si diceva- una flessione a livello mondiale sia nel 2008 (-6%), sia nel 2009 (- 11%) soprattutto a causa del <down-trading> dei consumatori nei confronti dei c.d. <premium brands>: in particolare, si può notare come le donne abbiano diminuito l acquisto di beni ad elevato contenuto simbolico, mentre gli uomini abbiano ridotto gli acquisti di abiti formali di lusso. Figura 3. Volumi delle vendite nell abbigliamento per donna ( ) Fonte: Bain & Company Altagamma,

8 Imitazione e concorrenza nell abbigliamento di moda Figura 4. Volumi delle vendite dell abbigliamento per uomo ( ) Fonte: Bain & Company Altagamma, Riprendendo quindi tuttavia con integrazioni e modifiche- la letteratura sul tema, pare di poter asserire che in questo periodo, a livello mondiale, siano emerse, con riguardo ai processi di spesa dei consumatori, le seguenti uniformità comportamentali: minore propensione agli acquisti di lusso; nel contempo, <understatement> e consumi meno ostentativi; rinvio dei medesimi al medio termine; ricerca del valore intrinseco (ad esempio, utilizzo di filati pregiati o, ancora, produzioni di stampo artigianale); incremento del fenomeno <chic-onomic> (riutilizzo di prodotti acquistati nel passato); incremento della spesa in prodotti <falsi>, siano essi contraffatti o meramente imitativi di beni di lusso. In altre parole, i consumatori tendono a porre tipicamente in essere comportamenti <shop in your closet>, cioè riutilizzando magari mediante nuove combinazioni- prodotti acquistati in passato; eventuali nuovi acquisti riguardano pochi prodotti <chiave> o accessori o, ancora, prodotti appartenenti alle seconde e terze linee. Appare pertanto evidente che in questo periodo incrementano i propri volumi di vendite le imprese che attuano strategie competitive volte alla 5

9 Marco Bergamaschi produzione di beni i) <fast fashion>, ii) imitativi di brand della moda e del lusso. Il primo caso concerne forme di concorrenza <lecite>, la cui peculiarità consiste nella creazione di marche giovani, innovative, con un migliore rapporto qualità/prezzo o anche meno costose, i cui prodotti vengono distribuiti attraverso numerosi punti-vendita posti nei quartieri più esclusivi delle grandi metropoli. Diversamente, il secondo caso riguarda atti di concorrenza illeciti quali l imitazione servile dei prodotti, la creazione di <abbigliaggi> simili, la contraffazione del marchio e, più in generale, dei segni distintivi. Poste tali premesse, il presente lavoro si prefigge in primo luogo lo scopo di esaminare il problema della concorrenza sleale con riguardo al profilo della <imitazione servile> e della natura sua propria. Richiamati i concetti economico-aziendali di <individualità> e <identificabilità> del prodotto - cioè le sue <caratteristiche connotative>, si analizza il <grado definibile> di avvicinamento capzioso, da parte di terze economie, a tali caratteristiche. Si prosegue con il tentativo di applicare tali concetti al settore dell abbigliamento di moda, vuoi per l elevata diffusione nello stesso di tali forme patologiche di concorrenza, vuoi per la meno discriminante definizione delle citate <caratteristiche connotative>, vuoi infine per le economie di costo mediante le quali quella viene sovente realizzata. È chiaro infatti che la moda vestimentaria, sia per la relativa semplicità dei processi produttivi, sia per la elevata redditività dei prodotti, presenta un elevato grado di <imitabilità> da parte di terze economie. Si cerca così di contribuire a meglio definire anche operativamente- le categorie interpretative elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza in tema di concorrenza sleale per imitazione servile di cui all art c.c.. Può infatti accadere che in fase giudiziale sorgano difficoltà di carattere tecnico, legate al delicato momento di comparazione e valutazione dei prodotti oggetto della controversia. Al riguardo, questo lavoro si proporrebbe di chiarire i concetti di <originalità> e <confondibilità> dei prodotti, elaborati dalla dottrina e dalla giurisprudenza, alla luce della speculazione scientifica degli studi di marketing, e questo anche al fine della preparazione tecnica per affrontare il c.d. <giudizio di confondibilità> espresso in merito ai prodotti dell abbigliamento di moda. 2 Sul punto, infatti, neppure il Regolamento 2 Per una panoramica su codesta partizione scientifica, si veda, G. BERTOLI, G. TROILO, L evoluzione degli studi di marketing in Italia, Brescia, Paper numero 10 del Dipartimento di Economia Aziendale, 2000; con riguardo al c.d. <fashion-system>, in particolare, anche A. F. FIRAT, N. DHOLAKIA, A. VENKATESH, Marketing in a postmodern world, in <European Journal of Marketing>, 29, 1, 1995, pp ; M. EASEY, Fashion Marketing, Oxford, Blackwell Science Ltd., 1995; A. FOGLIO, Il 6

10 Imitazione e concorrenza nell abbigliamento di moda (CE) n. 6/2002, strumento certamente innovativo per tutelare i prodotti di moda e, per questo motivo, oggetto di specifico approfondimento, pare offrire adeguato sostegno ai giudici nella definizione dei concetti di <nuovo> e <individuale>. 2. L imitazione del prodotto. Le forme di tutela giuridica 2.1. La tutela disciplinata dal Regolamento CE n. 6/2002 in tema di disegni e modelli comunitari Con riferimento alle fonti normative che introducono forme di tutela applicabili all ipotesi di imitazione dei prodotti fra imprese concorrenti, occorre anzitutto muovere dal diritto comunitario e, specialmente, dal Reg. CE n. 6/2002. Mediante tale provvedimento il legislatore comunitario si è proposto di costituire un <regime unificato> per la protezione di disegni o modelli comunitari in tutto il territorio della Comunità Europea. In particolare, come si legge nel considerando n. 7, la ratio di una migliore efficacia protettiva dei disegni e dei modelli è ravvisabile nel tentativo di promuovere l eccellenza della produzione comunitaria, nonché di incoraggiare i processi innovativi affiché emergano nuovi prodotti e possano venire avviati investimenti produttivi. La portata innovativa del Regolamento è notevole, ove si consideri che l art. 1 introduce il c.d. <disegno o modello comunitario non registrato>, ossia un diritto di modello o disegno comunitario la cui titolarità i) viene acquisita gratuitamente ed automaticamente dall autore a muovere dalla data di pubblicazione o divulgazione e ii) ha durata triennale 3. marketing della moda. Politiche e strategie di fashion marketing, Milano, Franco Angeli, 2007; T. HINES, M. BRUCE, Fashion Marketing. Contemporary issues, Boston, Butterworth-Heinemann, Cfr. Ordinanza, Trib. di Bologna, 2 luglio 2008, inedita, ove si afferma che [ ] La protezione accordata dalla normativa comunitaria del Reg. (CE) 6/2002 (inteso come nuovo strumento di tutela dell industrial design) al modello/disegno ha oggetto l apparenza (forma esteriore) di un prodotto o di una parte dello stesso, ovvero il suo aspetto bidimensionale o tridimensionale, sia che si tratti di un prodotto di fabbricazione industriale che di fabbricazione artigianale; l aspetto può poi risultare dalle forme, linee, contorni, colori, consistenza, strutture, materiali ed ornamenti: in dottrina si è precisato che la privativa comunitaria non registrata tutela ogni forma determinata che sia utile a stabilire una relazione con il consumatore (c.d. market approach). Quanto ai requisiti di protezione, un disegno o modello comunitario deve possedere i requisiti della novità e del carattere individuale, rispetto ad altri disegni o modelli già in precedenza divulgati al pubblico; il requisito della novità va inteso [ ], in senso relativo, avendo quindi riguardo al settore merceologico cui il trovato appartiene, verificando, solo in questo ambito, se sussiste il 7

11 Marco Bergamaschi L istituto giuridico in questione pare quindi tutelare i prodotti con vita commerciale tendenzialmente a breve durata, quali, appunto, quelli appartenenti al settore dell abbigliamento di moda. Occorre infatti notare come per tale tipologia di beni, la registrazione brevettuale sia una procedura inidonea o, quantomeno, eccessiva, per tutelare i medesimi, atteso che questi sono destinati a restare sul mercato per periodi inferiori all anno. L art. 3 del Regolamento definisce inoltre come <disegno o modello> l aspetto di un prodotto quale risulta dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale, dei materiali, nonché del suo ornamento. Inoltre, l art. 4, 1 comma, così recita: un disegno o modello è protetto come disegno o modello comunitario se ed in quanto è nuovo e possiede un carattere individuale. Vengono in tal modo determinate le <caratteristichetipo> che un prodotto deve possedere per ottenere una protezione giuridica, ossia la <novità> e il <carattere individuale>. Sul punto, gli artt. 5 e 6 introducono le definizioni di: i) <nuovo>, cioè divulgato al pubblico per la prima volta, ii) <carattere individuale>, che viene riconosciuto se l impressione generale che il disegno o modello suscita nell utilizzatore informato differisce in modo significativo dall impressione generale suscitata in tale utilizzatore da qualsiasi disegno o modello che sia stato divulgato al pubblico. Si aggiunge infine che nell accertare il carattere individuale si prende in considerazione il margine di libertà dell autore nel realizzare il disegno o modello. Infine, l art. 19, 2 comma introduce, quale forma di tutela attivabile in via giudiziale per il disegno o modello comunitario non registrato, il diritto di vietare gli atti di copiatura (ossia di imitazione) che terzi indebitamente compiono, ipotesi questa, prevista dal 1 comma del medesimo articolo La tutela prevista dall art c.c.: condizioni e presupposti dell atto concorrenziale L ipotesi generale di tutela contro gli atti concorrenziali illeciti viene disciplinata dalla norma dell art c.c., il quale statuisce che: Ferme le citato requisito di proteggibilità; non trova dunque in questa materia applicazione il concetto di novità assoluta ; quest ultimo invero prescinde dal tempo e dal settore o comparto industriale in cui il prodotto si colloca (ed è lo stesso concetto di novità richiesto in materia di invenzioni); la prima accezione di novità, quella che è qui chiamata novità relativa, è stata presa in considerazione da parte del legislatore comunitario nella formulazione della normativa relativa al cit. reg. [ ].. 4 D. SARTI, Tutela dei disegni e modelli comunitari tra imitazione servile e protezione del diritto d autore, in <Il Diritto Industriale>, 2, 2008, pp

12 Imitazione e concorrenza nell abbigliamento di moda disposizioni che concernono la tutela dei segni distintivi e dei diritti di brevetto, compie atti di concorrenza sleale chiunque: 1. usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l attività di un concorrente; 2. diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull attività di un concorrente idonei a determinarne discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell impresa di un concorrente; 3. si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiarne l altrui azienda.. Tale norma, appartente alla categoria della responsabilità extracontrattuale (artt e ss. c.c.), è volta a tutelare tanto l interesse generale del corretto svolgimento della concorrenza fra operatori economici, quanto l interesse individuale del soggetto passivo che abbia a subire gli effetti distorsivi cagionati da altrui comportamenti sleali e anticoncorrenziali 5. Ad ogni modo, poiché un variabile <grado catallattico 6 > in seno a qualsivoglia mercato è, in linea di massima, fisiologico nonché, entro certi limiti, certamente auspicabile, rimane confermato come la differenza fra concorrenza lecita e concorrenza sleale non sia definita dallo scopo, solitamente identico, bensì dalla natura illecita o meno dei mezzi utilizzati; questa illiceità è <l unico> aspetto rilevante ai fini della qualificazione di un atto come di <concorrenza sleale>, ai sensi dell art c.c. 7. Occorre inoltre annotare che il c.d. <atto di concorrenza> proprio dell art c.c. si deve considerare quale mero <atto materiale> - indipendentemente quindi dalla possibile qualificazione dell atto in sé come, ad esempio, atto negoziale-, e viene altresì represso e sanzionato in ragione 5 AA.VV., Il diritto industriale. Proprietà intellettuale e concorrenza, Torino, Giappichelli, 2001; M. SCUFFI, M. FRANZOSI, A. FITTANTE, Il codice della proprietà industriale, Padova, CEDAM, 2005; A. VANZETTI, V. DI CATALDO, Manuale di diritto industriale, Milano, Giuffrè, 2005; F. DE BENEDETTI, G. GHIDINI, Codice della proprietà industriale, Il Sole 24 Ore, Milano, 2005; P. DI TULLIO, voce <Concorrenza sleale>, in <Il Diritto. Enciclopedia Giuridica del Sole 24 Ore>, Milano, 2007, vol. 3, pp Cfr. G. DEMARIA, Trattato di logica economica, vol. I, La catallattica, Padova, CEDAM, Lo studioso intende per <grado catallattico>, il livello concorrenziale di un determinato settore di mercato; tale termine deriva dal verbo greco che significa <scambio>, <permuto>, <baratto>. 7 Cass. Civ. n del

13 Marco Bergamaschi della sua sola idoneità a raggiungere determinati effetti astrattamente distorsivi della concorrenza fra operatori economici del settore; la tutela della concorrenza sleale veste una funzione preventiva e non repressiva, prospettandosi infatti il risarcimento del danno come sanzione civile solo eventuale 8. Si rende così indispensabile evidenziare il duplice presupposto soggettivo di applicabilità della norma in commento. Al riguardo, la disciplina della concorrenza sleale trova applicazione solo nell ipotesi in cui i) i soggetti interessati siano qualificabili come <imprenditori>, ai sensi dell art c.c.; ii) sussista fra questi soggetti un rapporto diretto di concorrenza, il quale peraltro sorge solo se gli operatori economici esitino ii)a) sul medesimo mercato <di sbocco> (ossia comunanza anche solo potenziale dei consumatori cui le imprese in concorrenza si rivolgono), ii)b) beni dello stesso settore merceologico (parzialmente o totalmente identici, ergo sostituibili, atti cioè al soddisfacimento delle medesime esigenze) 9. L aspetto sub ii), frutto dell opinione dominante nella giurisprudenza, pare tuttavia sorgere dall ingiustificata equazione per cui il danno concorrenziale si traduce sempre nel c.d. <sviamento della clientela> 10. Infatti, per alcuni Autori pare riduttivo attribuire rilevanza giuridica alla sola concorrenza concernente la c.d. <domanda finale>, ossia il mercato del consumo; non si può infatti negare che tale fenomeno economico possa avere luogo certo, in tutt altre forme- anche sui mercati di <approvvigionamento> dei fattori della produzione (capitali, lavoro, fattori produttivi a fecondità semplice e ripetuta) 11. Quindi, la <competizione economica> fra imprese può sorgere anche in assenza di sviamento della clientela; questa è infatti l effetto di una particolare categoria di atti concorrenziali inerenti al <mercato di sbocco>, non esaustiva tuttavia del concetto economico di <concorrenza> Trib. di Milano, 2 ottobre 1972 in <Giur. Annotata Dir. Ind.>, 1972, Cass. Civ. n del 2000 in <Mass. Giur. It.>, 2000; Cass. Civ. n del 1999 in <Danno e Resp.>, 1999, 8-9, 885, con nota di RONCO. 10 Cfr. in particolare, Cass. Civ. n del 1999; Trib. di Roma 16 gennaio 2006, in <Foro It.>, 2006, 3, 890; Trib. di Rimini 14 febbraio 2007, in <Dir. Industriale>, 2007, 4, 373, con nota di CAVALLARO. 11 G. GHIDINI, Della concorrenza sleale, artt c.c., in <Il Codice Civile Commentato>, diretto da P. SCHLESINGER, Milano, Giuffrè, 1990, pp Cfr. fra gli altri, T. ASCARELLI, Teoria della concorrenza e dei beni immateriali, Milano, Giuffrè, 1960; M. ROTONDI, Diritto industriale, Padova, CEDAM, 1965; M. CASANOVA, Impresa e azienda, in <Trattato di diritto civile>, diretto da F. VASSALLI, Torino, UTET,

14 Imitazione e concorrenza nell abbigliamento di moda Tale critica ha indotto la giurisprudenza ad adottare il concetto di concorrenzialità <potenziale>, il quale, pur nell alveo del c.d. <mercato di sbocco>, valuta la concorrenza sotto i seguenti profili: territoriale (l area geografica in relazione alla quale l impresa può espandersi), temporale (dalla costituzione alla liquidazione dell impresa), merceologico (prodotti similari o succedanei) 13. Si è in tal modo riconosciuta l esistenza del <rapporto di concorrenza> anche tra imprenditori che operino in diversi stadi della stessa filiera produttivo-distributiva, ove la loro attività incida sulla medesima cerchia di clienti finali e, conseguentemente, l atto compiuto da uno dei concorrenti sia idoneo a causare lo <sviamento della clientela> in danno dell altro I profili economico-aziendali e giuridici della c.d. imitazione servile 3.1. L imitazione in senso giuridico-aziendale L art n. 1 c.c. delinea, in particolare, tre ipotesi di comportamenti illeciti in ragione della loro idoneità a cagionare confusione fra i consumatori sulla provenienza di determinati beni economici: uso dei segni distintivi altrui; imitazione servile; altri mezzi idonei a creare confusione. 13 Con riferimento alla sussistenza di concorrenza fra prodotti di alta classe e articoli offerti in canali non specializzati, si veda, in particolare, Trib. di Milano, 26 settembre Cass. Civ. n del 1997, inedita; si veda, sul punto, anche Cass. Civ. n del 2000, in <Riv. Dir. Ind.>, 2001, 2, 96, con nota di CEVOLINI, ove si afferma compiutamente che la comunanza di clientela data non già dalla identità soggettiva degli acquirenti dei prodotti delle due imprese, bensì dall insieme dei consumatori che sentono il medesimo bisogno di mercato, e, pertanto, si rivolgono a tutti i prodotti che quel bisogno sono idonei a soddisfare- è elemento costitutivo di detta fattispecie, la cui assenza impedisce ogni concorrenza, non potendo ritenersi decisiva di per sé, a tali effetti, la circostanza, da utilizzare solo come criterio integrativo, della idoneità del procedimento di commercializzazione adottato. Peraltro, la sussistenza della predetta comunanza di clientela va verificata anche in una prospettiva potenziale, dovendosi, al riguardo, esaminare se l attività di cui si tratta, considerata nella sua naturale dinamicità, consenta di configurare, quale esito di mercato fisiologico e prevedibile, sul piano temporale e geografico, e, quindi, su quello merceologico, l offerta dei medesimi prodotti, ovvero di prodotti affini o succedanei rispetto a quelli atttualmente dal soggetto che lamenta la concorrenza sleale.. 11

15 Marco Bergamaschi Tali fattispecie vengono definite <illeciti di pericolo>, in quanto assumono rilevanza giuridica a prescindere da concreti episodi di confusione, bastando in vero l idoneità al pregiudizio sulla base del c.d. <giudizio di confondibilità> di cui nel prosieguo. Con riguardo, anzitutto, al rischio di <confusione>, la dottrina giuridica e la giurisprudenza ritengono che costituiscano atti di concorrenza sleale i comportamenti che determinano la confusione tra prodotti appartenenti al medesimo settore merceologico, al fine di deviare la clientela dall acquisto di derminati beni in competizione con altri sul medesimo mercato. In via preliminare, si rende necessaria un osservazione di carattere metodologico sul c.d. <giudizio di confondibilità>: l interprete, pur affidandosi al proprio libero convincimento, deve valutare la tipologia di prodotti oggetto della controversia, tenendo conto dell idoneità di quello ritenuto imitativo a creare confusione ed equivoci in merito alla provenienza dei beni medesimi fra consumatori dotati di medie capacità percettive, di livello medio 15. Pertanto, allo scopo di accertare l esistenza della fattispecie della confondibilità tra prodotti, occorre che la comparazione fra i medesimi avvenga non tramite l esame analitico e separato dei singoli elementi caratterizzanti, bensì mediante una valutazione di tipo sintetico, tale da cogliere l impressione generale che l aspetto d insieme di questi elementi estrinseci offre all acquirente potenziale, considerando altresì che nella logica del consumatore medio la scelta può essere sovente determinata da percezioni di tipo immediato e da sollecitazioni di carattere superficialmente sensoriale 16. Per tornare al tema proposto e dunque in merito al campo dell abbigliamento di moda, fra le ipotesi sopra menzionate di <atti confusori>, si porgono ora alcune riflessioni concernenti il concetto di <imitazione servile>. Mediante tale locuzione si fa riferimento all illecito comportamento dell imprenditore che imiti un prodotto, la cui forma esteriore abbia un valore individualizzante e distintivo o, detto in altro modo, dotata di <originalità> 17. La nozione di prodotto cui la norma si riferisce non riguarda infatti la parte <sostanziale> dello stesso, bensì quella <esterna> e <formale>, ossia l Ausstattung, l aspetto caratteristico del medesimo. 15 Trib. di Verona, 30 agosto 1999, inedita. 16 Cass. Civ. n del 1998, in <Riv. Dir. Ind.>, 2000, II, 95 con nota di DI STEFANO. 17 In tema di imitazione servile relativa a orologi di lusso, cfr. Trib. di Milano, 9 novembre 2007, in <Giur. It.>, 2008, 4, 918, con nota di SARACENO. 12

16 Imitazione e concorrenza nell abbigliamento di moda In tal senso, l attore non può limitarsi a provare che il proprio prodotto sia stato imitato <fedelmente> dal concorrente, ma deve anche dimostrare che questa imitazione sia <confusoria>, cioè atta a ingenerare equivoci nel pubblico indistinto dei consumatori. In altre parole, affinché sorga un probabile rischio di <confusione>, il prodotto deve essere <originale>, cioè dotato di adeguata <capacità distintiva>. Tuttavia, collocandosi il <fashion-system> nel campo della produzione industriale, si prescinde dal concetto di <originalità> proprio dell Arte, bastando invero un quid novi, dovuto, ad esempio, dall innovativa combinazione di elementi estetici di diffuso impiego, sufficiente a differenziare la produzione altrui. Recente giurisprudenza di legittimità ha inoltre affermato che in tema di <originalità> del bene non si può attribuire carattere individualizzante alla forma funzionale, cioè a quella resa necessaria dalle stesse caratteristiche funzionali del prodotto. In altri termini, costituisce atto di concorrenza sleale per imitazione servile soltanto se la ripetizione dei connotati formali non si limiti ai profili resi necessari dalle stesse caratteristiche funzionali del prodotto, ma investa caratteristiche del tutto inessenziali alla relativa funzione 18. A titolo esemplificativo, nel sistema-moda si può allora ipotizzare la sussistenza della fattispecie illecita di <imitazione servile> qualora l impresa concorrente non si limiti a copiare elementi funzionali di un abito, bensì ne imiti taglio, tessuti, combinazione di colori, stampe e disegni. L illecito concorrenziale confusorio è inoltre compiuto anche quando il consumatore attento, pur conscio di essere innanzi a un imitazione, concluda l acquisto al fine di poter sfoggiare un bene che, per la sua portata imitativa, induca gli altri a pensare si tratti di un originale 19. Pertanto, l imitazione servile deve venire intesa come lo sfruttamento e l appropriazione del lavoro e della creatività altrui, atta a frustrare le aspettative reddituali e finanziarie dell imprenditore che abbia subito il danno concorrenziale. 18 Cass. Civ. n del 2006, in <Giur. It.>, 2006, 7, 1424, la quale ha negato l applicabilità della tutela di cui all art c.c. n. 1 per imitazione servile di un gioco in scatola, il quale, pur avendo caratteristiche e regole del gioco simili al prodotto imitato, era rispetto a questo confezionato in modo del tutto differente; cfr. anche Cass. Civ. n del 2008 in <Mass. Giur. It.>, 2008, e Trib. Bari, 10 marzo 2008, in <Dir. Industriale>, 2008, 6, 567, con nota di TAVOLARO. 19 Cfr. Ordinanza, Trib. di Torino, 15 luglio 2008, inedita; Ordinanza, Trib. Venezia, 13 febbraio 2008 in <Foro It.>, I, 3, 2009,

17 Marco Bergamaschi 3.2. Il look-alike Si innesta su tali considerazioni il c.d. <look-alike> (in italiano, letteralmente, <simile a>), fenomeno, questo, riconducibile preminentemente al primo comma dell art c.c., e manifestantesi nella presenza sul mercato di prodotti che ne imitino altri più noti, nel loro aspetto esteriore (colori, forme, scritte, disegni, figure) a un prezzo inferiore, in ragione dell assenza dei costi relativi a ricerca, sviluppo e commercializzazione del bene in parola 20. Come l ipotesi generale della <imitazione servile>, così anche il <lookalike> è un fenomeno di concorrenza illecita distinto da quello peraltro, di rilevanza penale- della contraffazione: solo in quest ultimo caso, infatti, la riproduzione del bene in violazione della privativa industriale, è talmente fedele all originale da ingannare salvo perizia- anche il commerciante. Precisamente, la contraffazione, che i dati indicano in costante aumento 21, si caratterizza, fra gli altri, per i seguenti elementi: estensione ad articoli di utilizzo domestico; realizzazione su scala industriale e conseguente affinamento delle tecniche che consentono la copiatura del prodotto; elevata qualità del prodotto finale contraffatto; estensione del commercio tramite Internet. La peculiarità del <look-alike> consiste invece nel fatto che il marchio del prodotto originale non è a sua volta contraffatto; ciò nondimeno l effetto distorsivo è del tutto palese ove si consideri l indebito sfruttamento, da parte dell imprenditore imitatore, dei cospicui investimenti nella pubblicizzazione del prodotto copiato, investimenti peraltro tanto necessari quanto rilevanti nell ambito dell abbigliamento di moda 22. A venire imitati sono, in particolare, i prodotti di consumo <fast moving>, ossia beni di <uso comune>, propri della grande distribuzione: ciò tuttavia non esclude che questo fenomeno possa verificarsi anche nel campo dell abbigliamento di moda, ove abiti griffati vengono copiati e, pur in 20 G. CASABURI, look-alike: situazione e prospettive, in <Diritto Industriale>, 6, 2003, pp ; nel marketing, cfr. M. RAFIQ, R. COLLINS, Lookalike and customer confusion in the grocery sector: an exploratory survey, in <The International Review of Retail, Distribution and Consumer Research>, 6, 4, 1996, pp ; S. BURT, S DAVIS, Follow my leader? Lookalike retailer brands in non- manufacturer-dominated product markets in the UK, in <The International Review of Retail, Distribution and Consumer Research>, 9, 2, 1999, pp Cfr. OECD, The economic impact of counterfeiting and piracy, Executive Summary, F. SANTONOCITO, L. MOSNA, Il lookalike: sailing too close to the wind, in <Rivista di diritto industriale>, 1, 2004, pp

18 Imitazione e concorrenza nell abbigliamento di moda assenza della contraffazione del marchio, commercializzati, mediante canali distributivi non specializzati 23. Il look-alike trova anzitutto un proprio compiuto rilievo giuridico nella giurisprudenza statunitense, la quale ha nel tempo assicurato una tutela più rigorosa ai titolari dei prodotti imitati, con particolare riferimento al c.d. <trade dress>, cioè l insieme dei molteplici elementi che compongono la forma tridimensionale del prodotto e ne rivelano in tal modo l origine 24. In ragione della tutela apprestata dall art n. 1 c.c., anche il lookalike viene sanzionato dalla giurisprudenza in quanto atto di concorrenza illecita e sleale 25. Le Corti di merito hanno in più occasioni ritenuto la sussistenza di atti di concorrenza sleale in tutte le ipotesi in cui si verifichino le c.d. <manovre di agganciamento>, attuate attraverso la messa in commercio di prodotti delle stesse categorie commerciali con <abbigliaggi> simili. Tale fenomeno sta ad indicare i casi di imitazione di confezioni o, più in generale, di altre esteriorità di immediato impatto visivo effettuate ai danni di un impresa che goda di notorietà da parte di altra meno nota, al fine di sfruttarne le caratteristiche di traino commerciale 26. L imitatore, nel look-alike, tende infatti a sfruttare <l affidamento> che di norma il prodotto di marca possiede, giacché questo è in grado di comunicare alla clientela il proprio differenziale qualitativo rispetto a prodotti simili. 23 Cfr. Trib. di Milano, 18 maggio 2004, inedita; Trib. di Milano, 22 giugno 2004, inedita. 24 G. CASABURI, op. cit., p Trib. di Napoli, 11 luglio 2000 in <Giur. Napoletana>, 2000, 357, ove si richiama esplicitamente il fenomeno, ben noto al diritto anglosassone, [ ] di prodotti che ne imitano altri, notori, anche senza esserne delle contraffazioni, e venduti ad un prezzo inferiore, con conseguente danno per il primo produttore. Si usa al riguardo il termine di knock-off, o look-alike. [ ] In definitiva e per quel che rileva- si tratta della immissione sul mercato di prodotti che per aspetto esteriore, ed in particolare per il packaging, richiamano prodotti già esistenti sul mercato. I knock-off, o look-alike imitano il trade dress di un prodotto, cioè l insieme dei vari elementi che compongono la confezione di un prodotto o la configurazione di un prodotto stesso, ciò anche perché il trade dress, ancorché elemento decorativo ed estetico, è veicolo identificatore della provenienza del prodotto. È un fenomeno che colpisce soprattutto i c.d. own brands products, prodotti con marchi di grandi catene distributive, che presentano sovente forma esteriore e marchi simili a quelli di prodotti già conosciuti. In buona sostanza, in forza del look-alike si realizza una associazione anche inconscia, anche solo subliminare (ma a maggior ragione pericolosa) tra le confezioni e quindi tra i prodotti. L imitatore consegue così un attenzione per i suoi prodotti che, altrimenti, non avrebbe avuto. Poco rileva poi la circostanza che il prodotto imitatore presenti un proprio marchio, distinto da quello imitato: egli ha comunque ottenuto una entratura (foothold) illecita e sleale.. 26 Corte d Appello di Milano, 28 giugno 2006 in <Giur. It.>, 2007, 7,

19 Marco Bergamaschi Occorre infine sottolineare come il fenomeno in parola possa venire ricondotto anche nella clausola generale di chiusura di cui all art. 2598, n. 3 c.c., qualora, come sovente accade, non sia ravvisabile il carattere di <confondibilità> richiesto dal n. 1 del medesimo articolo. Ciò in ragione del fatto che, pur in assenza del rischio di confusione, determinati comportamenti volti a imitare l altrui prodotto possono in via generale quantomeno rientrare nella categoria di quelli <professionalmente scorretti>, ergo illeciti e, conseguentemente, oggetto di proibizione, al fine di tutelare il lavoro di un impresa. Sulla necessità di reprimere o meno detto fenomeno si giunge allora alla contrapposizione di due differenti <logiche dell onnipotenza 27 >, la prima <pro-acquirente>, volta a tutelare il principio di libertà di concorrenza e, conseguentemente, la figura del consumatore, la seconda, viceversa, <proimpresa>, indirizzata dunque alla tutela della stessa (non necessariamente <monopolista>). 4. <Originalità> delle forme imitate e <giudizio di confondibilità>: per un interpretazione economico-aziendale e di mercato Le aziende operanti nel campo del c.d. <fashion system> orientano la propria strategia in ragione della competizione non solo <simbolica>, ma anche <economica> 28. Questo doppio livello concorrenziale evidenzia come il successo, in tale settore, sia determinato non solo dall accrescimento dei volumi di fatturato, delle quote di mercato, degli utili, ma anche forse preminentemente- dalla vis creativa dello stilista, intesa quale attitudine a incidere sul gusto dei consumatori tramite lo sfoggio di stili nuovi e distintivi 29. All interno di questo <binomio competitivo> si situano le molteplici azioni concorrenziali che le imprese possono porre in essere, azioni talvolta lecite, talaltra viceversa illecite e, di conseguenza, sanzionabili in sede civile mediante il disposto dell art c.c.. In particolare, nell ipotesi di imitazione servile di capi di abbigliamento, per meglio comprendere il senso dei concetti di <originalità> e di <confondibilità> elaborati dalla dottrina e dalla giurisprudenza, non si può 27 A. CANZIANI, I processi competitivi fra economia e diritto,, Brescia, Paper numero 15 del Dipartimento di Economia Aziendale, 2001, p R. CAPPETTA, V. PERRONE, A. PONTI, Competizione economica e competizione simbolica nel fashion system, in <Economia & Management>, 2, 2003, pp Cfr. P. KOTLER, Marketing management, Torino, Pearson Education Italia, 2007; P. KOTLER, G. ARMSTRONG, Principi di marketing, Torino, Pearson Education Italia,

20 Imitazione e concorrenza nell abbigliamento di moda prescindere dal valutare il grado definibile di avvicinamento capzioso al prodotto di moda da parte di soggetti terzi concorrenti. Più precisamente, tale grado di avvicinamento può riguardare sia le <caratteristiche connotative>, sia l immagine del bene imitato 30 ; in altri termini, l imitazione può riguardare il <significante> e il <significato> del <prodotto-moda> 31. Innanzitutto, studi di sociologia e di marketing ritengono che la peculiarità preminente del <fashion system> risieda nello <stile>, intendendo, con tale termine, un insieme di elementi formali ed espressivi, e composto dall eteroclita combinazione dei tipi di tessuto, delle trame dei materiali, dei colori e degli abbinamenti, dei volumi e della modellazione degli abiti 32. La diffusione dei redditi e l ampliarsi della c.d. <classe media> a livello globale sono le ragioni storico-economiche per cui, nel corso degli ultimi cinquant anni, si sono affermati comportamenti consumeristici legati allo stile e alla moda. Inoltre, le ragioni sociologiche dell importanza che lo stile ha assunto in quest epoca si possono forse rinvenire negli accresciuti processi di emulazione-ostentazione che in larga parte contraddistinguono gli individui di qualsiasi continente e classe sociale. Del resto, già dal 1899 Thorstein Veblen descriveva la diffusione di comportamenti che non si limitano a testimoniare una maggiore capacità di spesa, bensì l acquisto di simboli dell agiatezza, volti a migliorare la stima e la visibilità sociali 33. Il <consumo vistoso> si affissa in particolare sull abbigliamento, tipica espressione della <cultura pecuniaria>. L abito viene indossato solo per un breve periodo e non se ne prolunga l utilizzo, né tantomeno si indossano vestiti della stagione precedente dal momento che comportamenti di tal 30 Con riferimento invece agli studi di marketing, cfr. in particolare, D. A. AAKER, Managing brand equity: capitalizing on the value of a brand name, New York, Free Press, 1991; K. L. KELLER, Strategic brand management, Upple Saddle River, Prentice Hall, 1998; G. BERTOLI, E. VALDANI, Marketing e mercati internazionali, Milano, Egea, F. DE SAUSSURE, Corso di linguistica generale, Trad. It. di T. De Mauro, Laterza, Bari, Oltre alle opere di cui alla n. (1), si vedano, in particolare, anche G. SIMMEL, Die Mode, 1895, trad. it. di M. Monadi in ID., La moda e altri saggi di cultura filosofica, Milano, Longanesi, 1985; B. VINKEN, Fashion Zeitgeist: trends and cycles in the fashion system, Oxford, Berg Publishers, 2005; R. BARTHES, Il senso della moda. Forme e significati dell abbigliamento, Torino, Einaudi, 2006; Y. KAWAMURA, La moda, Bologna, Il Mulino, 2006; F. MONNEYRON, Sociologia della moda, Roma-Bari, Laterza, T. VEBLEN, La teoria della classe agiata, trad. it. di F. Ferrarotti, Torino, UTET,

Diritto Industriale e del Commercio Internazionale. aa. 2008/2009 Docente: Alessandra Zanardo

Diritto Industriale e del Commercio Internazionale. aa. 2008/2009 Docente: Alessandra Zanardo Diritto Industriale e del Commercio Internazionale aa. 2008/2009 Docente: Alessandra Zanardo CONCORRENZA SLEALE art. 2598 e ss. c.c. (primo intervento normativo statale specifico) atti di concorrenza sleale

Dettagli

Rivoluzione industriale Liberismo economico LIVELLI OTTIMALI DI QUALITA E DI PREZZI

Rivoluzione industriale Liberismo economico LIVELLI OTTIMALI DI QUALITA E DI PREZZI fine XVIII inizio XIX Rivoluzione industriale Liberismo economico Libertà di accesso al mercato Regime concorrenziale GARANTISCONO LIVELLI OTTIMALI DI QUALITA E DI PREZZI VALORIZZAZIONE DEGLI OPERATORI

Dettagli

La concorrenza sleale

La concorrenza sleale La concorrenza sleale di Giulia Serena Paganini 12 marzo 2013 Giulia Serena Paganini 1 Profilo privatistico della disciplina sulla concorrenza Vengono disciplinate le modalità di svolgimento della gara

Dettagli

Diritto Industriale e del Commercio Internazionale. aa. 2008/2009 Docente: Alessandra Zanardo

Diritto Industriale e del Commercio Internazionale. aa. 2008/2009 Docente: Alessandra Zanardo Diritto Industriale e del Commercio Internazionale aa. 2008/2009 Docente: Alessandra Zanardo DENIGRAZIONE E APPROPRIAZIONE DI PREGI a) diffusione di notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull'attività

Dettagli

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Tribunale di Verona Sentenza 6.6.2014 (Composizione monocratica Giudice LANNI) REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI VERONA SEZIONE I nella persona del dott. Pier

Dettagli

4. L azienda e la concorrenza tra le imprese

4. L azienda e la concorrenza tra le imprese 4. L azienda e la concorrenza tra le imprese Di cosa parleremo L azienda rappresenta il complesso dei beni organizzati dall imprenditore per l esercizio dell impresa. Di essa, pertanto, fanno parte sia

Dettagli

Avv. Alberto Pojaghi. Con sentenza n. 24036 del 24 settembre 2008 la Corte di Cassazione ha ritenuto che un'espressione

Avv. Alberto Pojaghi. Con sentenza n. 24036 del 24 settembre 2008 la Corte di Cassazione ha ritenuto che un'espressione NOVEMBRE 2008 Titoli generici ma distintivi. Tra marchio e concorrenza sleale Avv. Alberto Pojaghi Con sentenza n. 24036 del 24 settembre 2008 la Corte di Cassazione ha ritenuto che un'espressione generica

Dettagli

Herman Miller Limited, Filiale Italiana

Herman Miller Limited, Filiale Italiana Herman Miller Limited, Filiale Italiana Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo [ex D. Lgs. 231 del 2001] Parte Speciale 4 Edizione settembre 2011 PARTE SPECIALE 4 Reati contro l industria e il

Dettagli

Web, televisione, pubblicità: diritti, tutele, risarcimenti

Web, televisione, pubblicità: diritti, tutele, risarcimenti Web, televisione, pubblicità: diritti, tutele, risarcimenti Milano 5 dicembre 2011 Il risarcimento del danno da comunicazione scorretta: profili tendenze Cesare de Sapia Risarcimento del danno norme del

Dettagli

Diritto della proprietà industriale ed intellettuale Prof. G. Giannelli A.A. 2010 2011

Diritto della proprietà industriale ed intellettuale Prof. G. Giannelli A.A. 2010 2011 Diritto della proprietà industriale ed intellettuale Prof. G. Giannelli A.A. 2010 2011 Sentenza Corte di Giustizia Europea del 14 settembre 2010 (C 48/09 P) Lezione del 4 novembre 2010 Presentazione del

Dettagli

LA SISTEMATICA IMITAZIONE (CD. PARASSITARIA) DI POLITICHE AZIENDALI

LA SISTEMATICA IMITAZIONE (CD. PARASSITARIA) DI POLITICHE AZIENDALI LA CONCORRENZA SLEALE (PARTE QUARTA) PROF. GUIDO BEVILACQUA Indice 1 LA SISTEMATICA IMITAZIONE (CD. PARASSITARIA) DI POLITICHE AZIENDALI ------------------ 3 2 LE VIOLAZIONI DI NORME PUBBLICISTICHE --------------------------------------------------------------------

Dettagli

ADOZIONE DELL ALTRUI SEGNO DISTINTIVO COME SEGNO DIVERSO

ADOZIONE DELL ALTRUI SEGNO DISTINTIVO COME SEGNO DIVERSO LA CONCORRENZA SLEALE (PARTE SETTIMA) PROF. GUIDO BEVILACQUA Indice 1 ADOZIONE DELL ALTRUI SEGNO DISTINTIVO COME SEGNO DIVERSO ------------------------------- 3 2 LA TUTELA DEL MARCHIO DI FATTO E DELLA

Dettagli

Il Ciclo di Vita del Prodotto nella Moda

Il Ciclo di Vita del Prodotto nella Moda Il Ciclo di Vita del Prodotto nella Moda Conoscendo l evoluzione storica della moda, è possibile affermarne la caratteristica di variabilità nel tempo, che dà vita ad un processo di cambiamento continuo,

Dettagli

Lo statuto di non decettività del marchio fra diritto interno e diritto comunitario

Lo statuto di non decettività del marchio fra diritto interno e diritto comunitario Lo statuto di non decettività del marchio fra diritto interno e diritto comunitario Milano, 2 luglio 2008 Prof. Paola A.E. Frassi Bird & Bird, Milano Recenti evoluzioni normative dello statuto di non decettività

Dettagli

Federico Sorrentino Il marchio d impresa. Prefazione di Giuliana Scognamiglio

Federico Sorrentino Il marchio d impresa. Prefazione di Giuliana Scognamiglio A12 Federico Sorrentino Il marchio d impresa Prefazione di Giuliana Scognamiglio Copyright MMXIV ARACNE editrice int.le S.r.l. www.aracneeditrice.it info@aracneeditrice.it via Quarto Negroni, 15 00040

Dettagli

DOMAIN NAMES E MARCHI Camera di Commercio di Ancona 7.6.2011

DOMAIN NAMES E MARCHI Camera di Commercio di Ancona 7.6.2011 DOMAIN NAMES E MARCHI Camera di Commercio di Ancona 7.6.2011 Fare clic per modificare lo stile del sottotitolo dello schema MARCO BIANCHI Internet è una rete telematica mondiale strutturata in codici di

Dettagli

LE FATTISPECIE DI CUI ALL ART. 2598 N. 2 COD. CIV.

LE FATTISPECIE DI CUI ALL ART. 2598 N. 2 COD. CIV. LA CONCORRENZA SLEALE (PARTE NONA) PROF. GUIDO BEVILACQUA Indice 1 LE FATTISPECIE DI CUI ALL ART. 2598 N. 2 COD. CIV. -------------------------------------------------------- 3 2 LA DENIGRAZIONE ---------------------------------------------------------------------------------------------------------

Dettagli

RELAZIONE DI ADRIANA BOVE

RELAZIONE DI ADRIANA BOVE RELAZIONE DI ADRIANA BOVE INTRODUZIONE Il sistema brevettuale europeo appare fondato su vari principi. Alla previsione, contenuta nell art. 52, I comma CBE, secondo cui un invenzione per essere brevettabile

Dettagli

Attuazione dell articolo 14 della direttiva 2005/29/Ce che modifica la direttiva 84/450/Cee sulla pubblicità ingannevole

Attuazione dell articolo 14 della direttiva 2005/29/Ce che modifica la direttiva 84/450/Cee sulla pubblicità ingannevole Testo aggiornato al 10 dicembre 2007 Decreto legislativo 2 Agosto 2007, n. 145 Gazzetta Ufficiale 6 Settembre 2007, n. 207 Attuazione dell articolo 14 della direttiva 2005/29/Ce che modifica la direttiva

Dettagli

PROTEGGIAMO I VOSTRI MARCHI E LE VOSTRE IDEE.

PROTEGGIAMO I VOSTRI MARCHI E LE VOSTRE IDEE. PROTEGGIAMO I VOSTRI MARCHI E LE VOSTRE IDEE. STUDIO TRINCHERO Lo Studio Trinchero è una società di consulenza che tratta il tema della Proprietà Intellettuale specializzata nel deposito, mantenimento,

Dettagli

Cos e un disegno o un modello?

Cos e un disegno o un modello? Disegni e modelli La forte propensione all innovazione ed i repentini mutamenti di scenario, che caratterizzano il contesto economico attuale, rendono gli interventi di tutela e valorizzazione della Proprietà

Dettagli

Lezione 1 INTRODUZIONE AL DIRITTO DEI MARCHI. GSS - a.a. 2010-2011 - Facoltà di Economia - UNIBA -Introduzione al diritto dei marchi

Lezione 1 INTRODUZIONE AL DIRITTO DEI MARCHI. GSS - a.a. 2010-2011 - Facoltà di Economia - UNIBA -Introduzione al diritto dei marchi Lezione 1 INTRODUZIONE AL DIRITTO DEI MARCHI 1 FONTI Art. 15 L. 12 dicembre 2002 n. 273 Dlgs. n. 30/2005 Codice della proprietà industriale (modificato Dlgs 13 agosto 2010 n.131) 2 Il codice (c.p.i.) =

Dettagli

Copyright Esselibri S.p.A.

Copyright Esselibri S.p.A. CAPITOLO TERZO LE SINGOLE FATTISPECIE DI CONCORRENZA SLEALE Sommario: 1. Atti di confusione. - 2. Denigrazione e appropriazione di pregi. - 3. Atti contrari alla correttezza professionale. 1. ATTI DI CONFUSIONE

Dettagli

Diritto dei mezzi di comunicazione. Indice

Diritto dei mezzi di comunicazione. Indice INSEGNAMENTO DI DIRITTO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE LEZIONE VI LA DISCIPLINA DELLA PUBBLICITÀ COMMERCIALE ATTRAVERSO I MEZZI DI COMUNICAZIONE PROF. SIMONE OREFICE Indice 1 Premessa ---------------------------------------------------------------------------------------------------

Dettagli

IL VINO, L ETICHETTA E LA SUA TUTELA. Non c è dubbio che, negli ultimi tempi, il packaging (ovvero

IL VINO, L ETICHETTA E LA SUA TUTELA. Non c è dubbio che, negli ultimi tempi, il packaging (ovvero IL VINO, L ETICHETTA E LA SUA TUTELA Non c è dubbio che, negli ultimi tempi, il packaging (ovvero etichette e contenitori) ha rivestito sempre più un ruolo fondamentale nel fenomeno vino. Come evidenziato

Dettagli

Edizione dicembre 2011

Edizione dicembre 2011 COCA-COLA ITALIA S.R.L. Modello di Organizzazione Gestione e Controllo D. Lgs. 231/2001 P a r t e S p e c i a l e 7 Reati in materia di segni di riconoscimento e contro l industria e il commercio Edizione

Dettagli

TRIBUNALE DI MILANO. Sezione specializzata in materia di impresa. Sezione A *******

TRIBUNALE DI MILANO. Sezione specializzata in materia di impresa. Sezione A ******* TRIBUNALE DI MILANO Sezione specializzata in materia di impresa Sezione A ******* Il giudice, dott. Claudio Marangoni; sciogliendo la riserva assunta all esito dell udienza dell 11.6.2013 nel procedimento

Dettagli

PARTE SPECIALE SEZIONE XI DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO

PARTE SPECIALE SEZIONE XI DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO PARTE SPECIALE SEZIONE XI DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO INDICE 1. FATTISPECIE EX ART.25-BIS.1 D.LGS. 231/01 2. PRINCIPI DI COMPORTAMENTO 3. PRINCIPI GENERALI DI CONTROLLO 4. AREE A RISCHIO

Dettagli

La Responsabilità Oggettiva della Condotta Antitrust

La Responsabilità Oggettiva della Condotta Antitrust Master in Consulente Legale d Impresa Prospettive Nazionali e Internazionali La Responsabilità Oggettiva della Condotta Antitrust a cura di: Dott.ssa Stefania Palumbo Pagina 1 La responsabilità oggettiva

Dettagli

Il diritto e la moda: aspetti giuridici essenziali ad uso degli operatori della moda e del tessile

Il diritto e la moda: aspetti giuridici essenziali ad uso degli operatori della moda e del tessile Fashion Law: valore della proprietà intellettuale nel settore della moda e del tessile Il diritto e la moda: aspetti giuridici essenziali ad uso degli operatori della moda e del tessile Avv. Maria Grazia

Dettagli

La contraffazione su Internet dei segni distintivi dell impresa: quali tutele ad opera della legislazione in materia

La contraffazione su Internet dei segni distintivi dell impresa: quali tutele ad opera della legislazione in materia La contraffazione su Internet dei segni distintivi dell impresa: quali tutele ad opera della legislazione in materia - 10 dicembre 2013 - Camera di Commercio di Torino 1 PECULIARITA DI INTERNET visibilità

Dettagli

Area Marketing. Approfondimento

Area Marketing. Approfondimento Area Marketing Approfondimento STRATEGIA AZIENDALE STRATEGIA AZIENDALE CONOSCENZE IL CONCETTO DI ORIENTAMENTO STRATEGICO DI FONDO (OSF) L orientamento strategico di fondo delle imprese si basa su una nozione

Dettagli

LE PROSPETTIVE NEL SETTORE DEL LUSSO

LE PROSPETTIVE NEL SETTORE DEL LUSSO http://www.sinedi.com ARTICOLO 19 GENNAIO 2008 LE PROSPETTIVE NEL SETTORE DEL LUSSO Anche per il 2007 Altagamma, l associazione che riunisce le aziende del lusso, in collaborazione con Bain & Company,

Dettagli

IL CARATTERE DISTINTIVO DEL MARCHIO ACQUISITO MEDIANTE L USO

IL CARATTERE DISTINTIVO DEL MARCHIO ACQUISITO MEDIANTE L USO IL CARATTERE DISTINTIVO DEL MARCHIO ACQUISITO MEDIANTE L USO NELL INTERPRETAZIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA Sommario: 1. Brevi cenni sul marchio Europeo 2. L art. 3 comma 3 della direttiva e i precedenti

Dettagli

OSSERVAZIONI SUL DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE CONSOB REGOLAMENTO INTERMEDIARI RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2004/39/CE (MIFID)

OSSERVAZIONI SUL DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE CONSOB REGOLAMENTO INTERMEDIARI RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2004/39/CE (MIFID) Roma, 15 settembre 2007 OSSERVAZIONI SUL DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE CONSOB REGOLAMENTO INTERMEDIARI RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2004/39/CE (MIFID) L ANIA ha esaminato i contenuti della documentazione pubblicata

Dettagli

RISOLUZIONE N. 113 /E

RISOLUZIONE N. 113 /E RISOLUZIONE N. 113 /E Direzione Centrale Normativa Roma, 29 novembre 2011 OGGETTO: Interpello - articolo 11, legge 27 luglio 2000, n. 212. Trattamento tributario dell attività di mediazione svolta ai sensi

Dettagli

CRESCITA DELLA DISTRIBUZIONE COMMERCIALE E NASCITA DI NUOVE TIPOLOGIE DI MARKETING

CRESCITA DELLA DISTRIBUZIONE COMMERCIALE E NASCITA DI NUOVE TIPOLOGIE DI MARKETING CRESCITA DELLA DISTRIBUZIONE COMMERCIALE E NASCITA DI NUOVE TIPOLOGIE DI MARKETING Dalla fine degli anni 70 la distribuzione commerciale italiana è stata protagonista di un imponente processo di cambiamento

Dettagli

IL PIANO DI MARKETING NOTE. tratto da MARKETING WORKBOOK Executive MBA MIB School of Management www.mib.edu

IL PIANO DI MARKETING NOTE. tratto da MARKETING WORKBOOK Executive MBA MIB School of Management www.mib.edu IL PIANO DI MARKETING NOTE tratto da MARKETING WORKBOOK Executive MBA MIB School of Management www.mib.edu 1 Because its purpose is to create a customer, the business has two - and only two - functions:

Dettagli

Aspetti legislativi relativi al Trattamento acque reflue in enologia 1

Aspetti legislativi relativi al Trattamento acque reflue in enologia 1 Aspetti legislativi relativi al Trattamento acque reflue in enologia 1 Franco Giampietro I. Premessa 1. Attività viticolo-enologica come attività industriale ovvero come impresa artigianale?... (700.000

Dettagli

LA RISARCIBILITA DEL DANNO NELL IPOTESI DI SEPARAZIONE CON ADDEBITO Avv. Matteo Santini Dott.ssa Roberta Lumaca

LA RISARCIBILITA DEL DANNO NELL IPOTESI DI SEPARAZIONE CON ADDEBITO Avv. Matteo Santini Dott.ssa Roberta Lumaca LA RISARCIBILITA DEL DANNO NELL IPOTESI DI SEPARAZIONE CON ADDEBITO Avv. Matteo Santini Dott.ssa Roberta Lumaca La problematica circa l ammissibilità o meno del risarcimento del danno nell ipotesi di separazione

Dettagli

La disciplina dei prodotti alimentari

La disciplina dei prodotti alimentari Associazione Italiana di Diritto Alimentare La disciplina dei prodotti alimentari Etichettatura, marchi e pubblicità dei prodotti alimentari Le normative europee e nazionali (Stefano Masini) Roma, Cassa

Dettagli

Febbraio 2015. L imposta sostitutiva sui finanziamenti ex DPR 601/1973. Una storia infinita

Febbraio 2015. L imposta sostitutiva sui finanziamenti ex DPR 601/1973. Una storia infinita Febbraio 2015 L imposta sostitutiva sui finanziamenti ex DPR 601/1973. Una storia infinita Paola Flora, Responsabile Servizio Consulenza e Compliance Fiscale UBI Banca, e Stefano Loconte, Professore a

Dettagli

Il punto di pratica professionale. Risarcimento del danno da licenziamento illegittimo: l aliunde perceptum e i recenti orientamenti giurisprudenziali

Il punto di pratica professionale. Risarcimento del danno da licenziamento illegittimo: l aliunde perceptum e i recenti orientamenti giurisprudenziali Il punto di pratica professionale Risarcimento del danno da licenziamento illegittimo: l aliunde perceptum e i recenti orientamenti giurisprudenziali a cura di Antonio Saccone Avvocato - Funzionario della

Dettagli

I CONTROLLI SUL LAVORATORE: IMPIEGO DI INVESTIGATORI E TUTELA DELLA PRIVACY

I CONTROLLI SUL LAVORATORE: IMPIEGO DI INVESTIGATORI E TUTELA DELLA PRIVACY I CONTROLLI SUL LAVORATORE: IMPIEGO DI INVESTIGATORI E TUTELA DELLA PRIVACY E legittimo negare la comunicazione delle informazioni personali raccolte in fase di indagine prima dell avvio del processo a

Dettagli

Cessione d azienda 1.

Cessione d azienda 1. di Sabrina Pugliese Cessione d azienda 1. SOMMARIO 1. La nozione di azienda. 1.1. Premessa. 1.2. Gli elementi costitutivi dell azienda: l importanza dell elemento organizzazione. 1.3. La natura giuridica

Dettagli

Marzo 2013. Il concordato preventivo dopo la decisione della Cassazione a sezioni unite

Marzo 2013. Il concordato preventivo dopo la decisione della Cassazione a sezioni unite Marzo 2013 Il concordato preventivo dopo la decisione della Cassazione a sezioni unite Rolandino Guidotti, Professore aggregato di diritto commerciale dell Università di Bologna 1. A distanza di pochi

Dettagli

1. Orientamento al prodotto 2. Orientamento alle vendite 3. Orientamento al mercato 4. Orientamento al marketing

1. Orientamento al prodotto 2. Orientamento alle vendite 3. Orientamento al mercato 4. Orientamento al marketing L ATTIVITA COMMERCIALE DELL AZIENDA: MARKETING Attività e processi mediante i quali l azienda è presente sul mercato reale su cui colloca i propri prodotti. Solitamente il marketing segue un preciso percorso,

Dettagli

Il tema principale che giustifica il provvedimento che quest oggi ci. occupa verte sulla possibilità di confusione fra le denominazioni di due

Il tema principale che giustifica il provvedimento che quest oggi ci. occupa verte sulla possibilità di confusione fra le denominazioni di due Il tema principale che giustifica il provvedimento che quest oggi ci occupa verte sulla possibilità di confusione fra le denominazioni di due società, regolamentata dell art. 2564 c.c., che prevede l integrazione

Dettagli

Scheda n. 10 L'azione di classe in antitrust a cura della redazione dell Osservatorio ARC di Giorgio Afferni (Università degli Studi di Genova)

Scheda n. 10 L'azione di classe in antitrust a cura della redazione dell Osservatorio ARC di Giorgio Afferni (Università degli Studi di Genova) Scheda n. 10 L'azione di classe in antitrust a cura della redazione dell Osservatorio ARC di Giorgio Afferni (Università degli Studi di Genova) 1. A cosa servono le azioni di classe? 2. Quali soggetti

Dettagli

Coordinamento Nazionale Quadri Direttivi

Coordinamento Nazionale Quadri Direttivi Coordinamento Nazionale Quadri Direttivi TUTTO SUL DEMANSIONAMENTO (Parte 3 di 4) 6 IL DANNO ALLA PROFESSIONALITÀ L articolo 2103 cod. civ. afferma pertanto il diritto del lavoratore all effettivo svolgimento

Dettagli

Il dovere di fedeltà del lavoratore dipendente

Il dovere di fedeltà del lavoratore dipendente Il dovere di fedeltà del lavoratore dipendente L obbligo di fedeltà del prestatore di lavoro ha come fonte principale la norma contenuta nell art. 2105 c.c. che così recita: il prestatore di lavoro non

Dettagli

La pubblicità è l anima del commercio, dovrebbe quindi sembrare naturale l utilizzo degli strumenti pubblicitari da parte di un libero professionista.

La pubblicità è l anima del commercio, dovrebbe quindi sembrare naturale l utilizzo degli strumenti pubblicitari da parte di un libero professionista. PROFESSIONE E PUBBLICITÀ PROFESSIONALE La pubblicità è l anima del commercio, dovrebbe quindi sembrare naturale l utilizzo degli strumenti pubblicitari da parte di un libero professionista. Tuttavia: >>

Dettagli

Brevi note sulla differenza tra contratto autonomo di garanzia e contratto di fideiussione alla luce dell'analisi giurisprudenziale

Brevi note sulla differenza tra contratto autonomo di garanzia e contratto di fideiussione alla luce dell'analisi giurisprudenziale Brevi note sulla differenza tra contratto autonomo di garanzia e contratto di fideiussione alla luce dell'analisi giurisprudenziale Corte di Cassazione, sezione terza civile, Sentenza del 7 gennaio 2004,

Dettagli

STUDIO LEGALE TRIBUTARIO LEO

STUDIO LEGALE TRIBUTARIO LEO STUDIO LEGALE TRIBUTARIO LEO P.zza L. Ariosto, n. 30-73100 LECCE Tel./fax: 0832 455433 www.studiotributarioleo.it e-mail: info@studiotributarioleo.it OPINIONI CONTRASTANTI: IL VALORE DELL AZIENDA RISPETTO

Dettagli

Le strategie internazionali

Le strategie internazionali Le strategie internazionali Le strategie internazionali costituiscono alternative di fondo seguite nella costruzione e/o nel rafforzamento del vantaggio competitivo in ambito internazionale (Valdani &

Dettagli

La nozione di prova e di argomenti di prova

La nozione di prova e di argomenti di prova 1 La nozione di prova e di argomenti di prova SOMMARIO 1. L attività istruttoria nel processo civile. 2. La prova. 3. L oggetto della prova. 4. Classificazione delle prove. 5. L onere della prova. 1. L

Dettagli

Caratteristiche del mercato dell abbigliamento giapponese

Caratteristiche del mercato dell abbigliamento giapponese Caratteristiche del mercato dell abbigliamento giapponese Alta competitività, sia per qualità che per numero di concorrenti Alta diversificazione di prodotti Forte attenzione dei consumatori per tendenze

Dettagli

PARTE SPECIALE Sezione IV. Reati contro industria e commercio

PARTE SPECIALE Sezione IV. Reati contro industria e commercio PARTE SPECIALE Sezione IV Reati contro industria e commercio PARTE SPECIALE Sezione IV Sommario 1.Le fattispecie di Reati Presupposto (Artic 25 bis 1 D lgs 231/01)... 3 2.Processi Sensibili... 5 3.Regole

Dettagli

I nomi a dominio Corso Nuove tecnologie e diritto

I nomi a dominio Corso Nuove tecnologie e diritto I nomi a dominio Corso Nuove tecnologie e diritto 3 maggio 2006 Claudia Cevenini claudia.cevenini@unibo.it Cos è un nome a dominio - Combinazione di lettere e numeri a cui sono associati univocamente uno

Dettagli

NEWSLETTER. N 1 - Gennaio 2009. STUDIO LEGALE VANZETTI & ASSOCIATI Milano - Venezia. www.vanzettieassociati.it studio@vanzettieassociati.

NEWSLETTER. N 1 - Gennaio 2009. STUDIO LEGALE VANZETTI & ASSOCIATI Milano - Venezia. www.vanzettieassociati.it studio@vanzettieassociati. NEWSLETTER N 1 - Gennaio 2009 STUDIO LEGALE VANZETTI & ASSOCIATI Milano - Venezia www.vanzettieassociati.it studio@vanzettieassociati.it GIURISPRUDENZA 1. La Cassazione nega la tutela ai sensi dell art.

Dettagli

Area Marketing. Approfondimento

Area Marketing. Approfondimento Area Marketing Approfondimento ANALISI DEL MERCATO COMPETITIVO ANALISI DEL MERCATO COMPETITIVO CONOSCENZE L AREA STRATEGICA D AFFARI (ASA) IN RAPPORTO ALLE STRATEGIE AZIENDALI Nella definizione del comportamento

Dettagli

www.marchiodimpresa.it

www.marchiodimpresa.it www.marchiodimpresa.it Indice 3 La valutazione del marchio. 3 Come avviene la valutazione. 3 Strategie di valorizzazione. INTRODUZIONE In un mercato globale e competitivo, la chiave del successo consiste

Dettagli

Il contratto di trasporto come contratto a favore di terzo

Il contratto di trasporto come contratto a favore di terzo Massimiliano Musi Il contratto di trasporto come contratto a favore di terzo ARACNE Copyright MMVIII ARACNE editrice S.r.l. www.aracneeditrice.it info@aracneeditrice.it via Raffaele Garofalo, 133 A/B 00173

Dettagli

TUTELA DEL SOFTWARE e nuove prospettive attraverso la Mediazione.

TUTELA DEL SOFTWARE e nuove prospettive attraverso la Mediazione. TUTELA DEL SOFTWARE e nuove prospettive attraverso la Mediazione. GATTUSO ANTONIA DOTTORE COMMERCIALISTA E REVISORE DEI CONTI REGGIO CALABRIA Il problema della tutela del software è piuttosto recente ed

Dettagli

La nozione di Brand, le procedure per la sua tutela e la casistica rilevante

La nozione di Brand, le procedure per la sua tutela e la casistica rilevante La nozione di Brand, le procedure per la sua tutela e la casistica rilevante Savona, 20 dicembre 2011 Dr. Giorgio Karaghiosoff BRAND MARCA MARCHIO ALTRO? DESIGN Il marchio è un segno distintivo Il marchio

Dettagli

CONTRIBUTORY INFRINGEMENT, CIRCOLAZIONE DI TECNOLOGIE FARMACEUTICHE E MERCATI INTERNAZIONALI

CONTRIBUTORY INFRINGEMENT, CIRCOLAZIONE DI TECNOLOGIE FARMACEUTICHE E MERCATI INTERNAZIONALI CONTRIBUTORY INFRINGEMENT, CIRCOLAZIONE DI TECNOLOGIE FARMACEUTICHE E MERCATI INTERNAZIONALI Avv. Debora Brambilla Dottore di ricerca brambilla@iplawgalli.com Contributoryinfringement o contraffazione

Dettagli

Il risarcimento del danno per violazione dei diritti di proprietà intellettuale

Il risarcimento del danno per violazione dei diritti di proprietà intellettuale Il risarcimento del danno per violazione dei diritti di proprietà intellettuale Avv. Prof. Paola A.E. Frassi Università degli Studi, Milano Studio legale Bird & Bird, Of counsel Alcune considerazioni preliminari

Dettagli

Premi di maggioranza e sconti di minoranza nella valutazione delle partecipazioni: aspetti teorici ed ambiti di applicazione

Premi di maggioranza e sconti di minoranza nella valutazione delle partecipazioni: aspetti teorici ed ambiti di applicazione Premi di maggioranza e sconti di minoranza nella valutazione delle partecipazioni: aspetti teorici ed ambiti di applicazione di Massimo Buongiorno docente di Finanza Aziendale, Università Bocconi, Milano

Dettagli

Il marchio come strumento di competitività di un impresa

Il marchio come strumento di competitività di un impresa Il marchio come strumento di competitività di un impresa RINGRAZIAMENTI buonasera, sono Aldo Fittante e prima di tutto vorrei ringraziare l organizzazione di questo Forum Internazionale ed i Colleghi relatori.

Dettagli

Contraffazione dei Marchi in Internet Analisi del fenomeno e soluzioni possibili

Contraffazione dei Marchi in Internet Analisi del fenomeno e soluzioni possibili Contraffazione dei Marchi in Internet Analisi del fenomeno e soluzioni possibili Consulenti in proprietà intellettuale dal 1882 INDICE - PREMESSA Gli obiettivi di questo ebook - CONTESTO I numeri del fenomeno

Dettagli

IL MARCHIO: NOZIONE E FUNZIONE

IL MARCHIO: NOZIONE E FUNZIONE IL MARCHIO: NOZIONE E FUNZIONE PROF. GUIDO BEVILACQUA Indice 1 SEGNI DISTINTIVI E CONCORRENZA -------------------------------------------------------------------------------- 3 2 LE FONTI LEGISLATIVE --------------------------------------------------------------------------------------------------

Dettagli

Anna Teresa Paciotti. Presidente Canevari Relatore Coletti De Cesare. Ritenuto in fatto

Anna Teresa Paciotti. Presidente Canevari Relatore Coletti De Cesare. Ritenuto in fatto Redditi percepiti per lo svolgimento di attività connesse all esercizio della libera professione.sono soggetti alla imposizione contributiva delle Casse di previdenza Corte di Cassazione Sentenza n. 14684/2012

Dettagli

ISTITUTO TECNICO SUPERIORE PER LE NUOVE TECNOLOGIE PER IL MADE IN ITALY

ISTITUTO TECNICO SUPERIORE PER LE NUOVE TECNOLOGIE PER IL MADE IN ITALY ISTITUTO TECNICO SUPERIORE PER LE NUOVE TECNOLOGIE PER IL MADE IN ITALY TECNICO SUPERIORE RETAIL E MARKET INTELLIGENCE SETTORE MODA-CALZATURA OBIETTIVO DEL PERCORSO Il progetto intende formare una figura

Dettagli

L attività di ricerca e sviluppo nell organizzazione aziendale

L attività di ricerca e sviluppo nell organizzazione aziendale CAPITOLO PRIMO L attività di ricerca e sviluppo nell organizzazione aziendale SOMMARIO * : 1. Il ruolo dell innovazione tecnologica 2. L attività di ricerca e sviluppo: contenuti 3. L area funzionale della

Dettagli

STUDIO LEGALE MAGGI A cura di Michela Maggi

STUDIO LEGALE MAGGI A cura di Michela Maggi A cura di Michela Maggi Avvocato e Dottore di ricerca in Proprietà Intellettuale Copyright 2013 Michela Maggi Vietato riprodurre totalmente o parzialmente o comunque utilizzare, senza il consenso dell

Dettagli

INDENNIZZO EQUO PER IL FINANZIATORE IN CASO DI RIMBORSO ANTICIPATO DEL FINANZIAMENTO

INDENNIZZO EQUO PER IL FINANZIATORE IN CASO DI RIMBORSO ANTICIPATO DEL FINANZIAMENTO Settembre 2014 INDENNIZZO EQUO PER IL FINANZIATORE IN CASO DI RIMBORSO ANTICIPATO DEL FINANZIAMENTO A proposito di ABF Napoli, n. 5318/2013 Massima. In ipotesi di estinzione anticipata di un rapporto di

Dettagli

ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE

ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE Allegato B alla delibera n. 380/06/CONS ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE L analisi dell impatto regolamentare richiede di valutare: a) l ambito dell intervento regolamentare proposto, con particolare

Dettagli

CRIF DECISION SOLUTIONS - EURISKO OSSERVATORIO SULLE CARTE DI CREDITO

CRIF DECISION SOLUTIONS - EURISKO OSSERVATORIO SULLE CARTE DI CREDITO CRIF DECISION SOLUTIONS - EURISKO OSSERVATORIO SULLE CARTE DI CREDITO Settembre 2003 INDICE PRESENTAZIONE DELL'OSSERVATORIO...pag. 1 EXECUTIVE SUMMARY... 3 Capitolo 1 STATO ED EVOLUZIONE DEL MERCATO...7

Dettagli

Il Merger Leveraged Buy Out. a cura di: Dott. Claudio Alviggi

Il Merger Leveraged Buy Out. a cura di: Dott. Claudio Alviggi Master in Consulente Legale d Impresa Prospettive Nazionali e Internazionali Il Merger Leveraged Buy Out a cura di: Dott. Claudio Alviggi 1 Il merger leveraged buy out -Introduzione -Profili civilistici

Dettagli

Centro Studi Anticontraffazione LA CONTRAFFAZIONE ON-LINE. Avv. Daniele Caneva Milano, 24 marzo 2011

Centro Studi Anticontraffazione LA CONTRAFFAZIONE ON-LINE. Avv. Daniele Caneva Milano, 24 marzo 2011 Centro Studi Anticontraffazione LA CONTRAFFAZIONE ON-LINE Avv. Daniele Caneva Milano, 24 marzo 2011 Due gruppi di illeciti che riguardano la violazione on-line di diritti di proprietà industriale e intellettuale

Dettagli

LA TUTELA PENALE DEL CONSUMATORE

LA TUTELA PENALE DEL CONSUMATORE Cendon / Book Collana diretta da Emilio Graziuso IL DIRITTO DEI CONSUMATORI 02 LA TUTELA PENALE DEL CONSUMATORE FRODI INFORMATICHE - BANCHE ED INTERMEDIARI Luca Baj Edizione LUGLIO 2015 Copyright MMXV

Dettagli

STUDIO LEGALE AVVOCATI BRUNO C. SO UMBERTO I, 61 Avellino Tel e Fax 0825/756566 E-Mail. studioavvocatibruno@virgilio.it

STUDIO LEGALE AVVOCATI BRUNO C. SO UMBERTO I, 61 Avellino Tel e Fax 0825/756566 E-Mail. studioavvocatibruno@virgilio.it TRIBUNALE DI NAPOLI - SEZIONE SPECIALIZZATA PROPRIETÀ INDUSTRIALE ED INTELLETTUALE - RICORSO EX ART. 131 D. LGS. 30/2005 Per e difesa dall Avv. Francesco Ettore Bruno e dall Avv. Francesca Silvestri ed

Dettagli

LE FORME <>

LE FORME <<INDEROGABILI>> LA CONCORRENZA SLEALE (PARTE OTTAVA) PROF. GUIDO BEVILACQUA Indice 1 LE FORME FUNZIONALI -------------------------------------------------------------------------------------------------- 3 2 LE FORME

Dettagli

Registrazione I soggetti del diritto d autore

Registrazione I soggetti del diritto d autore Cosa sono i beni informatici? I beni informatici Corso Nuove tecnologie e diritto Lezione 2-4 maggio 2004 Claudia Cevenini Beni in senso giuridico = cose che possono formare oggetto di diritti (art. 810

Dettagli

I SEGNI DISTINTIVI NELLE ATTIVITA TURISTICHE

I SEGNI DISTINTIVI NELLE ATTIVITA TURISTICHE I SEGNI DISTINTIVI NELLE ATTIVITA TURISTICHE 1.1. Introduzione I segni distintivi sono beni immateriali, la cui funzione è assolta nel rapporto che l imprenditore ha con la sua clientela. Infatti, permettono

Dettagli

Oggetto: chiarimenti in materia di vendita diretta dei prodotti agricoli (art. 4 d.lgs. n. 228 del 2001 e art. 4 del d.lgs. n. 99 del 2004).

Oggetto: chiarimenti in materia di vendita diretta dei prodotti agricoli (art. 4 d.lgs. n. 228 del 2001 e art. 4 del d.lgs. n. 99 del 2004). Oggetto: chiarimenti in materia di vendita diretta dei prodotti agricoli (art. 4 d.lgs. n. 228 del 2001 e art. 4 del d.lgs. n. 99 del 2004). Sono pervenute allo scrivente Servizio molteplici richieste

Dettagli

IL GUP. sulla riserva assunta all udienza del 12.1.2009 in ordine alle istanze di esclusione delle parti civili costituite proposte da:

IL GUP. sulla riserva assunta all udienza del 12.1.2009 in ordine alle istanze di esclusione delle parti civili costituite proposte da: IL GUP sulla riserva assunta all udienza del 12.1.2009 in ordine alle istanze di esclusione delle parti civili costituite proposte da: 1. difesa BELLEN, RANZINI, MAGURANO, BONI, GRATTAGLIANO, MARINELLI,

Dettagli

SPACE S.P.A. - POLITICA DI INVESTIMENTO AI SENSI DEL REGOLAMENTO DEI MERCATI ORGANIZZATI E GESTITI DA BORSA ITALIANA S.P.A.

SPACE S.P.A. - POLITICA DI INVESTIMENTO AI SENSI DEL REGOLAMENTO DEI MERCATI ORGANIZZATI E GESTITI DA BORSA ITALIANA S.P.A. SPACE S.P.A. - POLITICA DI INVESTIMENTO AI SENSI DEL REGOLAMENTO DEI MERCATI ORGANIZZATI E GESTITI DA BORSA ITALIANA S.P.A. 1. PREMESSE La presente politica di investimento è stata approvata dall assemblea

Dettagli

Casa Editrice Vallardi, Milano, 1954.

Casa Editrice Vallardi, Milano, 1954. Contratto di sponsorizzazione e sfruttamento del diritto all immagine del minore nello sport dott. Vinella Paolo Giuseppe P&D.IT Un ruolo decisivo nel mondo dello sport ha svolto negli ultimi anni il maggior

Dettagli

Direttore generale e responsabilità da amministratore

Direttore generale e responsabilità da amministratore 2/2009 Il Caso Direttore generale e responsabilità da amministratore IN BREVE L inquadramento della figura del direttore generale di S.p.A. rimane una questione aperta, che non è stata del tutto risolta

Dettagli

LA TUTELA DEI SISTEMI DI CONFEZIONAMENTO E DEL PACKAGING ATTRAVERSO IL BREVETTO ED IL DESIGN

LA TUTELA DEI SISTEMI DI CONFEZIONAMENTO E DEL PACKAGING ATTRAVERSO IL BREVETTO ED IL DESIGN LA TUTELA DEI SISTEMI DI CONFEZIONAMENTO E DEL PACKAGING ATTRAVERSO IL BREVETTO ED IL DESIGN Fabio D Angelo Consulente in Proprietà Industriale Mandatario abilitato Italiano, Europeo e Comunitario per

Dettagli

Cenni introduttivi sulla disciplina dei marchi e dei brevetti. (Traccia per la relazione)

Cenni introduttivi sulla disciplina dei marchi e dei brevetti. (Traccia per la relazione) Cenni introduttivi sulla disciplina dei marchi e dei brevetti. (Traccia per la relazione) Prof.ssa Patrizia Grosso Facoltà di Economia Università di Torino 1. Premessa. 2. La disciplina dei marchi. 3.La

Dettagli

Considerato in diritto

Considerato in diritto Considerato in diritto 1. La Corte di cassazione, terza sezione penale, con ordinanza del 15 ottobre 2013 (r.o. n. 275 del 2013), ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione,

Dettagli

GOVERNO DEL TERRITORIO, PAESAGGIO E AMBIENTE. PROFILI GENERALI REPORT ANNUALE 2014 - ITALIA. (maggio 2015) Girolamo SCIULLO

GOVERNO DEL TERRITORIO, PAESAGGIO E AMBIENTE. PROFILI GENERALI REPORT ANNUALE 2014 - ITALIA. (maggio 2015) Girolamo SCIULLO GOVERNO DEL TERRITORIO, PAESAGGIO E AMBIENTE. PROFILI GENERALI REPORT ANNUALE 2014 - ITALIA (maggio 2015) Girolamo SCIULLO Il presente scritto non ha la pretesa di approfondire gli argomenti che considera,

Dettagli

LA CONFUSIONE DELLA SUPREMA CORTE IN TEMA DI MEDIAZIONE

LA CONFUSIONE DELLA SUPREMA CORTE IN TEMA DI MEDIAZIONE INFORMA. Circolare informativa - ottobre 2009 Materia Giuridica: Mediazione tipica e mediazione atipica: i nuovi profili di responsabilità delineati dalla pronuncia della Cassazione civile 14.07.2009 n.

Dettagli

Stampa 3 D e diritti di proprietà intellettuale: vantaggi, rischi e tutele. Avv. Emidia Di Sabatino

Stampa 3 D e diritti di proprietà intellettuale: vantaggi, rischi e tutele. Avv. Emidia Di Sabatino Stampa 3 D e diritti di proprietà intellettuale: vantaggi, rischi e tutele Avv. Emidia Di Sabatino Definizione: La Stampa 3D Metodo di produzione per la realizzazione di oggetti con diverse caratteristiche

Dettagli

Lidia Undiemi GIURETA. Vol. VIII 2010. Rivista di Diritto dell Economia, dei Trasporti e dell Ambiente

Lidia Undiemi GIURETA. Vol. VIII 2010. Rivista di Diritto dell Economia, dei Trasporti e dell Ambiente BREVE COMMENTO A MARGINE DELLA SENTENZA SULLA ESTERNALIZZAZIONE EUTELIA-AGILE-OMEGA. IL RUOLO DEI COLLEGAMENTI SOCIETARI NELLA VALUTAZIONE DELLA ANTISINDACALITA DELLA CONDOTTA NELL AMBITO DEL TRASFERIMENTO

Dettagli

I commenti di seguito formulati sono suddivisi in osservazioni di carattere prioritario e osservazioni relative alle specifiche disposizioni proposte.

I commenti di seguito formulati sono suddivisi in osservazioni di carattere prioritario e osservazioni relative alle specifiche disposizioni proposte. OSSERVAZIONI ALLO SCHEMA DI REGOLAMENTO SULLE MODALITÀ DI RACCOLTA DELLE ADESIONI ALLE FORME PENSIONISTICHE COMPLEMENTARI In via preliminare, si esprime apprezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione

Dettagli

ABBIGLIAMENTO INFANTILE SETTEMBRE PAROLA D ORDINE: DELOCALIZZARE. La voce di Databank EDIZIONE 16. prima parte

ABBIGLIAMENTO INFANTILE SETTEMBRE PAROLA D ORDINE: DELOCALIZZARE. La voce di Databank EDIZIONE 16. prima parte EDIZIONE 16 prima parte SETTEMBRE La voce di Databank 2012 Cerved Group Spa Tutti i diritti riservati Riproduzione vietata ABBIGLIAMENTO INFANTILE PAROLA D ORDINE: DELOCALIZZARE PAROLA D ORDINE: DELOCALIZZARE

Dettagli

Il marchio collettivo

Il marchio collettivo Il marchio collettivo Natura e definizione Il marchio collettivo è un segno distintivo che svolge principalmente la funzione di garantire particolari caratteristiche qualitative di prodotti e servizi di

Dettagli