RIVITALIZZAZIONE DEI NUCLEI STORICI MINORI L esempio dell Albergo Diffuso

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1 Politecnico di Milano Facoltà di Architettura e Società Corso di laurea in Architettura Ambientale RIVITALIZZAZIONE DEI NUCLEI STORICI MINORI L esempio dell Albergo Diffuso Relatore: Darko Pandakovic Candidato: Lorenzo Klarmann A.A

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3 INDICE 1 - Introduzione e metodo di lavoro L esperienza del corso di progettazione III L albergo diffuso di Lottano (Sondrio) Recupero e valorizzazione Il concetto di recupero e valorizzazione Le tipologie di intervento L Albergo Diffuso Analisi dei casi di studio L'albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio (L Aquila - Abruzzo) Approccio Modalità di recupero e modello gestionale Risultati L albergo diffuso di Lauco (Udine - Friuli Venezia Giulia) Approccio Modalità di recupero e modello gestionale Risultati L intervento sul nucleo di Curzùtt (Monte Carasso - Svizzera) Approccio Modalità di recupero e modello gestionale Risultati Conclusioni Considerazioni su Lottano Bibliografia

4 1 Introduzione e metodo di lavoro Nell'ambito del Corso di Progettazione III (A.A Prof. Darko Pandakovic), abbiamo affrontato il tema del recupero di un borgo (Lottano) in parte in fase di abbandonato in provincia di Sondrio, immaginando una sua rivitalizzazione attraverso la realizzazione di un Albergo diffuso. Da questa esperienza ho maturato l'interesse ad approfondire l argomento, decidendo di allargare il punto di vista, di approfondire la tematica della rivitalizzazione dei centri storici minori e di farne il centro della mia tesi di laurea. Pertanto, con il presente studio ho voluto interrogarmi sulle possibili modalità di recupero del patrimonio edilizio e architettonico del nostro paese, che, soprattutto nei piccoli borghi rurali e di montagna, è stato messo in pericolo nell ultimo secolo dai fenomeni di abbandono conseguenti all inurbamento della popolazione e allo sviluppo di nuove modalità produttive, valutando come la scelta di intervenire con l'albergo diffuso possa rappresentare una valida risposta per contrastare questi fenomeni e traendo da alcuni casi studio i punti di forza di questa modalità di intervento. L assunto di partenza è stato che il patrimonio edilizio racconta la storia di una comunità, pertanto il suo recupero e la sua valorizzazione sono fondamentali per conservare l identità stessa dei luoghi e della popolazione e per impostare nuovi modelli di sviluppo, più rispettosi dell ambiente e delle risorse naturali e umane. Ho voluto interrogarmi sui percorsi progettuali che possono garantire il successo e la sostenibilità nel tempo di interventi di rivitalizzazione dei borghi e centri storici minori; questo per evitare che, anche a seguito degli interventi di recupero, gli stessi borghi diventino una seconda volta oggetti da abbandonare, come in un ciclo che tende a ripetersi se non si contrastano le cause. Ho pertanto velocemente indagato su alcune tipologie di intervento sui borghi minori finora sperimentate, classificandole secondo quattro riconoscibili categorie: borghi con finalità turistica; borghi produttivi; borghi ad arte e creativi; borghi con finalità sociali. Partendo anche dall'esperienza progettuale sviluppata nell'ambito del Corso di progettazione III L albergo diffuso di Lottano, ho voluto approfondire, con lo studio di tre casi di positiva realizzazione, il tema della rivitalizzazione a finalità turistica, anche con la realizzazione di Alberghi Diffusi (AD). Ho potuto verificare come l'albergo Diffuso rappresentasse una modalità di intervento che più di altre mi permetteva di riflettere sul tema dell'integrazione, perché in grado di inserire lo sviluppo turistico al centro di una filiera che tiene insieme anche aspetti architettonici, culturali, sociali, produttivi e artistici e che più di altre sembra garantire la sostenibilità economica dell intervento e la sua efficacia in termini di rivitalizzazione di un territorio più ampio. 4

5 I tre casi di studio, approfonditi nella loro applicazione pratica, sono: l'albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio (L Aquila, Abruzzo); l'albergo diffuso di Lauco (Udine, Friuli Venezia Giulia); l'intervento di rivitalizzazione del nucleo di Curzùtt (Monte Carasso, Svizzera). I tre casi sono rappresentativi di 3 diverse tipologie di approccio: Santo Stefano di Sessanio come recupero di un borgo unitario che ha mantenuto nel tempo le sue caratteristiche architettoniche che sono diventate il punto di forza della sua valorizzazione; Lauco come recupero di più frazioni, piccolissimi nuclei tra loro distanti pochi chilometri, costituiti da edifici con elementi architettonici ricorrenti e tipici dell area; Curzùtt, scelto da una parte per lanciare uno sguardo fuori dall'italia, dall'altra per indagare su una variante dell'idea di albergo diffuso, che a mio giudizio potrebbe rappresentare una seconda possibile modalità di intervento nel caso di Lottano. Curzùtt è rappresentativo del recupero di un nucleo isolato, senza accessibilità stradale, ma raggiungibile solo in teleferica, che ha fatto del suo isolamento il suo punto di forza per proporre evidentemente un turismo, anche congressuale, o rivolto a gruppi organizzati, ma alla ricerca di tranquillità, e di luoghi nei quali ritrovare le giuste caratteristiche che invitassero alla riflessione e al contatto con la natura. Nei tre casi le iniziative hanno raggiunto l obiettivo iniziale: sviluppare un sistema competitivo e sostenibile che generasse ricadute positive sul territorio, rispettandolo nei suoi aspetti architettonici, ambientali, sociali e antropologici. Dalla riflessione sui casi di studio e sui motivi del loro successo, ho estrapolato degli insegnamenti di metodo e ho tratto i punti di forza che mi potessero dare le migliori indicazioni per analizzare l'esperienza di Lottano e valorizzarla al meglio. Cito di seguito un piccolo trafiletto tratto dall'articolo Borghi preziosi, apparso proprio in questi giorni sulla rivista del Touring Club Italiano: TOURING, numero luglio-agosto 2014; queste poche righe mi sembra riassumano in modo semplice e molto comunicativo il concetto stesso di Albergo diffuso, e rappresentano la sintesi delle mie riflessioni sul tema sviluppate in questo studio. L'albergo diffuso offre lo stile di vita di un luogo, permette cioè di vivere come vivono i residenti, con una proposta destagionalizzata che lo vede aperto tutto l'anno. Ciò vuol dire anche che il successo di un Albergo diffuso è direttamente collegato alla qualità della vita di un luogo. Se il borgo è accogliente, anche l'albergo diffuso lo sarà. Viceversa se il borgo è triste e inaccessibile, aumentano i rischi. In ogni caso è un motore di sviluppo che contribuisce a rendere più interessante la vita di un luogo, costruisce reti tra proprietari di case e tra produttori, stimola l'apertura di piccole botteghe e in sostanza offre un contributo per frenare lo spopolamento dei territori. 5

6 2 - L esperienza del Corso di Progettazione III Nell'ambito del Corso di Progettazione III (A.A Prof. Darko Pandakovic), abbiamo sperimentato un intervento di recupero di un piccolo nucleo parzialmente abbandonato della provincia di Sondrio con l'obiettivo di realizzare un Albergo Diffuso. Ogni studente aveva l'incarico di sviluppare nella prima fase del corso un progetto di recupero di uno degli edifici esistenti e in una seconda fase di progettare nuovi edifici necessari a garantire alcuni servizi funzionali alla nuova destinazione del nucleo: sala polivalente, cucina, magazzino per gli attrezzi, servizi igienici; nonché la sistemazione degli spazi aperti, anche produttivi: aree gioco, vigneti, ecc. 2.1 L albergo diffuso di Lottano (Sondrio) La scelta di realizzazione un Albergo diffuso è stata decisiva per l'approccio da tenere all'atto del recupero degli edifici storici e per la scelta dei nuovi inserimenti. Nella prima fase del lavoro mi sono concentrato sul recupero di un piccolo edificio in grave stato di abbandono nel quale sia la copertura sia il solaio interno erano completamente distrutti e i muri perimetrali presentavano condizioni di forte degrado dovute all'azione nel tempo degli agenti atmosferici. Foto stato di fatto di un edificio rilevato a Lottano Escluso l'approccio prettamente conservativo per le pessime condizioni in cui versava l'edificio, ho mantenuto la cubatura modificando però le aperture e quindi i prospetti. Tra un livello e l altro ho inserito un solaio ligneo con la stessa orditura di quello precedente ormai andato perso. Considerate le ridotte dimensioni delle superfici calpestabili non ho previsto una scala interna, bensì una struttura leggera di metallo e vetro che includesse la scala esterna, recuperata con i materiali originari, e permettesse il passaggio tra un livello e l altro. In considerazione dell'edificio originario, addossato ad un terrapieno che arrivava al primo piano sul fianco, ho deciso di localizzare al piano inferiore la camera da letto e i servizi igienici, riservando tutto il piano superiore ad un unico locale cucina-sala da pranzo, direttamente collegato con uno 6

7 spazio esterno, al di sopra del terrapieno esistente. Per garantire la salubrità e il comfort termico del piano inferiore ho inserito nelle fondazioni un vespaio areato e dei pannelli isolanti sui muri, posti a circa 3 cm dal muro per evitare problemi di umidità. Prospetto sud recupero Data la posizione dell edificio molto in ombra ho aumentato le dimensioni delle aperture, sia delle porte sia, soprattutto delle finestre, in modo da ricevere abbastanza luce naturale modificando in questo modo il prospetto principale e quello laterale. Il mio intervento ha modificato l aspetto dell edificio sotto molti aspetti, la scelta è stata comunque quella di rendere tutte le modifiche evidenti rispetto all'esistente, attraverso l utilizzo di materiali moderni che rendessero maggiormente leggibili le aggiunte e facessero leggere ancora le caratteristiche originarie dell edificio rimaste inalterate. Nella seconda fase mi sono concentrato sulla progettazione di un nuovo edificio destinato a sala polivalente, che, secondo il numero dei visitatori previsti per l Albergo Diffuso, potesse contenere circa 60 persone. Ho riflettuto molto sulla scelta migliore per la localizzazione del nuovo edificio, perchè, considerate le sue dimensioni necessariamente più importanti rispetto agli edifici preesistenti, volevo che interferisse il meno possibile con l'impianto dell'insediamento preesistente, rimasto immutato a causa dell abbandono. Volevo, inoltre, che lo stile architettonico della nuova costruzione si differenziasse decisamente da quello degli edifici del nucleo storico, per dichiararne apertamente la nuova funzione non più un edificio rurale come i precedenti, ma un nuovo edificio per nuove funzioni mai avute in quel luogo. Nell'inserimento del nuovo edificio ho pertanto privilegiato una posizione adiacente al vecchio nucleo, in modo che fosse facilmente fruibile, ma, per non sconvolgere l assetto originario del borgo e i rapporti tra le antiche volumetrie, ho previsto un edificio in posizione perimetrale e che fosse in parte coperto dalla quinta storica di un muro, residuo di un antico edificio crollato, come a sottolineare anche il simbolismo di qualcosa di nuovo che stava rinascendo dal vecchio inutilizzabile. 7

8 Planimetria Lottano con edificio di nuova costruzione Sempre per gli stessi motivi, ho scelto di sviluppare il nuovo volume in orizzontale su un unico livello, di utilizzare dei listelli di legno posti orizzontalmente come finitura delle pareti esterne e di trattare la copertura piana con una coperta verde utilizzando della vegetazione autoctona. L edificio si articola in due volumi - uno comprendente la sala polivalente e i servizi igienici, l'altro comprendente la cucina -, collegati da un atrio realizzato in metallo e vetro, posto in una zona intermedia quasi un prolungamento dello spazio originario aperto tra due edifici storici e che permetteva l affaccio sulla valle verde e alberata retrostante. Anche la sala polivalente è pensata per valorizzare la localizzazione in prossimità del verde e la visuale perso la valle, pertanto è chiusa sui due lati paralleli riservati ai servizi e all'atrio, ma si apre nella parte rivolta verso il bosco ed è caratterizzata da una serie di aperture intervallate da setti di legno, che accentuano la verticalità della vegetazione esterna e ne moltiplicano l effetto visivo. Prospetto est dell edificio di nuova costruzione Per avere la possibilità di godere della vista verso l'area verde e la valle, l'atrio si apre verso uno spazio esterno, una zona piana nella quale poter posizionare tavoli e sedie per eventuali iniziative all'aperto, oppure semplicemente dove sostare per godere del panorama. Proprio per valorizzare la vista ho pensato di sfoltire il bosco nelle dirette vicinanze inserendo una vegetazione di dimensioni più contenute, come visto in altre parti del borgo. 8

9 3 Il concetto di recupero e valorizzazione 3.1. Il concetto di recupero e valorizzazione Da sempre il patrimonio edilizio e urbano esistente è stato ripensato dall uomo in funzione delle mutate esigenze della società e della scarsità di risorse, in questo modo gli edifici sono stati riadattati per usi completamente diversi da quelli originari trasformando così completamente i loro volumi e cancellando difatti la loro storia. Il modo di operare è molto cambiato e le trasformazioni attuali tendono a tenere in considerazione la compatibilità delle nuove funzioni con la conservazione della testimonianza storica dell edificio ed il suo recupero, non solo per quelli di maggior pregio architettonico ma anche per il patrimonio minore riconosciuto per il valore storico. Il recupero è tornare in possesso di ciò che è andato perduto, la riacquisizione di una condizione scomparsa, ed è un azione solitamente complessa che deve saper coniugare il rispetto dell esistente con le esigenze dei fruitori attuali. In architettura questo concetto si concretizza in interventi sull esistente rispettosi, evitando l aggiunta di nuovi volumi, utilizzando metodi costruttivi storici e materiali in armonia con quelli già presenti. In Italia, come in tutta Europa, una quantità sempre crescente di interventi edilizi riguarda il patrimonio esistente dovuti ad una maggiore consapevolezza del valore architettonico e storico degli edifici sul suolo nazionale. Oltre a questo si sta via via diffondendo una maggiore consapevolezza dell importanza culturale dei centri storici minori, della rilevanza delle loro tradizioni, della bellezza dei loro paesaggi antropizzati e naturali. Questa evoluzione va di pari passo con l estensione del campo di interesse dal singolo edificio al contesto nel quale è inserito, alle stratificazioni che hanno portato negli anni alla generazione del tessuto urbano, ai cambiamenti del paesaggio circostanti dovuti alle azioni dell uomo. Questo nuovo pensiero include anche le costruzioni più modeste, gli spazi pubblici e l ambiente circostante nell insieme degli oggetti da studiare e recuperare anche solo come testimonianza dei processi formativi dell architettura, della città, del territorio e della cultura. Tutto ciò ha fatto sì che nel corso degli anni il concetto di recupero si evolvesse dal semplice restauro architettonico ad una disciplina molto più ampia che andasse ad avvicinarsi a concetti come la valorizzazione, il riuso, la rivitalizzazione, la riqualificazione. Si può quindi affermare che il recupero abbia raggiunto un elevato livello storico-critico, in cui le opposizioni tra le recenti teorie della conservazione e del restauro critico si siano attenuate in favore di una posizione critico-conservativa. Si cerca in questo modo di evitare la mummificazione di un bene garantendone la vita attraverso l uso. Date queste premesse diventa basilare un processo di conoscenza, i cui scopi sono in particolare di capire le cause che hanno portato all abbandono e al degrado le strutture, reperire le informazioni sui metodi costruttivi locali e sulle particolarità degli elementi architettonici della zona, per poter 9

10 arrivare ad un progetto di recupero che rispetti veramente l esistente. Il processo di analisi deve quindi essere sia sul contesto, evoluzione del tessuto urbano, accessibilità, sia sugli edifici stessi, elementi architettonici tipici della zona, individuazione di modifiche stratificate del costruito, analisi dei materiali e dei metodi costruttivi. Questa analisi ha come obiettivo l individuazione dei metodi di intervento più adeguati e meno invasivi per riuscire a rendere fruibile e in linea con le attuali esigenze abitative l edificio. Il concetto di recupero, come precedentemente accennato, è sempre più abbinato al concetto di valorizzazione, infatti il solo recupero architettonico non basta a eliminare la causa del degrado, cioè l abbandono. La valorizzazione attribuisce il riconoscimento dell importanza di un bene, sia esso un edificio, un paesaggio o una tradizione e con il recupero fa sì che il bene torni ad essere fruibile preservandolo dall abbandono. Dal Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 Legge 6 luglio 2002, n. 137 La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, anche da parte delle persone diversamente abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale. In riferimento al paesaggio, la valorizzazione comprende altresì la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati. Obiettivo principale è rendere i beni culturali il più possibile fruibili garantendo la loro sopravvivenza attraverso il loro utilizzo, la conoscenza e l informazione. Attraverso l informazione il valore del bene deve essere reso attraente favorendo la visita e la conoscenza. Inoltre la valorizzazione è da intendere come opportunità di crescita e di investimento per il mercato culturale, puntando all allargamento del pubblico e dell offerta culturale presente sul territorio piuttosto che come trasformazione della cultura in prodotto commerciale. Gli interventi devono quindi essere in stretto contatto con il concetto di tutela che differisce da quello di valorizzazione in quanto ha come obiettivo quello di proteggere e conservare un bene ed è di competenza esclusiva dello Stato. Solo la sinergia tra le due garantisce la salvaguardia della memoria storica e del patrimonio che rende quel territorio unico, senza questa infatti si corre il rischio che la valorizzazione diventi una mera operazione economica oppure che la tutela del bene ne impedisca l utilizzo e quindi la sopravvivenza. Affinché la valorizzazione di un bene sia efficace questo non deve essere semplicemente restaurato e gestito da attori esterni, ma bisogna piuttosto dare alla collettività l opportunità di inserirsi nella vita attiva dell offerta culturale. La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale. 10

11 Questa integrazione con il territorio e le comunità locali fa sì che la storia del bene, del paesaggio o della tradizione non venga denaturata poiché gestita da attori estranei e non finisca così per essere persa Le tipologie di intervento Indagando sui diversi interventi di valorizzazione di borghi e centri minori sembra possibile ricondurre le esperienze a quattro principali tipologie: valorizzazione a fini turistici; valorizzazione a fini produttivi; valorizzazione a fini creativi-artistici; valorizzazione a fini sociali La valorizzazione a fini turistici Normalmente risponde ad una domanda crescente connessa a nuove tendenze e stili di vita e all'esclusività dell'esperienza di viaggio e/o residenzialità. L'elemento importante è la nuova accezione di offerta turistica, intesa come l'occasione di vivere un'esperienza, di calarsi in una rete di abitudini e stili di vita nuovi. Sono i casi di: Santo Stefano di Sessanio (descritto nel paragrafo 3.1). Castello di Postignano (PG) I borghi della Valnerina e Casteldilago (TR) il borgo di Vagli (AR) Castelnuovo dei Sabbioni (AR) La valorizzazione a fini produttivi E' contraddistinta da iniziative animate dalla volontà di valorizzare borghi e contesti storici di particolare valenza per la localizzazione di attività manifatturiere, formative, di ricerca e innovazione, favorendo iniziative e progetti. Sono i casi di: Borgo di Solomeo (PG) Borgo il Pischiello (PG) 11

12 La valorizzazione a fini creativi-artistici E' contraddistinta da iniziative che intendono favorire lo sviluppo di attività legate alle arti, alla cultura e all intrattenimento, promuovendo la localizzazione in borghi e piccoli comuni di attività di produzione artigianale, di formazione professionale e/o artistica in differenti ambiti, di riutilizzo del patrimonio abitativo per sperimentazioni artistiche, produzioni culturali, attività formative e stage su cantieri di recupero, etc. Sono i casi di: Provvidenti - Borgo della Musica (CB) Aliano (MT) Borgata Paralup (Rittana - CN) La valorizzazione a fini sociali Il progetto di valorizzazione fa leva su un ancor più ampio coinvolgimento dei soggetti della comunità locale che si esplica nella possibilità di partecipare alle attività proposte in relazione alle esigenze specifiche e alla volontà di contribuire alla crescita della comunità. Sono i casi di: Riace città futura (RC) Mondavio: borgo solidale Valdivetrica (PU) I casi richiamati dimostrano l'importanza dei tematismi, di indirizzi strategici per l'impostazione dell'intervento di valorizzazione, come pure il fatto che i nuclei sui quali si incentrano gli interventi siano inseriti in circuiti turistici di qualità e non esposti a flussi turistici di massa. Tutti i casi citati dimostrano come la collaborazione tra pubblico e privato sia l'elemento che ha permesso di intervenire sull'intero tessuto dei borghi interessati, secondo modalità integrate in cui il recupero di abitazioni private, l'innesto di ricettività diffusa, la rifunzionalizzazione di edifici civili e/o religiosi di valore storico ha ridato vita al contesto generale. Anche Chiese e luoghi di carattere religioso hanno dato il proprio apporto trasformandosi in veri e propri centri di cultura, ospitando conferenze, concerti e contribuendo alla ripresa della vita nel borgo. Nella maggior parte dei casi il capitale investito proviene da investitori privati, tuttavia il successo delle iniziative di valorizzazione sembra essere garantito dall'integrazione tra risorse private e forme di finanziamento pubblico. Non è secondario riflettere sulle modalità gestionali che spesso assumono forme cooperativistiche, con il coinvolgimento diretto degli enti locali: vedi l'esempio dell'ad di Lauco (paragrafo 5.2) laddove il centro di prenotazione/gestione dell'albergo è presso il municipio del Comune. 12

13 In generale si rileva che la buona riuscita degli interventi si accompagna ad una accresciuta qualità della vita della popolazione residente perché nella maggioranza dei casi i dati statistici fanno registrare: un incremento importante delle presenze turistiche; l'incremento del valore degli immobili (ad esempio in Santo Stefano di Sessanio si è registrato un aumento di quasi il 90% del valore); il recupero di professionalità in fase di dismissione legate al recupero di tradizioni edilizie In generale si rileva che la buona riuscita degli interventi si accompagna ad una accresciuta qualità della vita della popolazione residente e manifatturiere; lo sviluppo dell'indotto e la creazione di nuovi posti di lavoro (coinvolgimento delle maestranze locali; gestione dei servizi e manutenzione delle opere realizzate); il recupero delle filiere alimentari e delle tradizionali tecniche di trasformazione. Gli esempi più riusciti integrano diverse tipologie. Una volta avviate, le diverse funzioni dei borghi si sostengono vicendevolmente (+ affluenza turistica + possibilità per artigiani e produzioni locali, + artigiani e eventi + affluenza turistica, ecc. ecc.) Foto di un telaio, dal sito web di Sextantio 13

14 4 L Albergo Diffuso L idea e il nome di Albergo Diffuso prende origine dalla volontà di utilizzare gli immobili ristrutturati dopo il terremoto del 1976, rimasti inabitati in particolare nella zona montana della Carnia nella provincia di Udine. L idea del progetto di Comeglians (UD), comune in cui venne per la prima volta utilizzato questo termine nel 1982, era di destinare questi immobili a fini turistici mettendo in campo un nuovo esempio di offerta ricettiva che stimolasse una rivitalizzazione dell economia locale attraverso la valorizzazione delle case rimaste vuote e del loro contesto. Durante tutti gli anni 80 l idea di Albergo Diffuso si diffonde lentamente e si assiste a diversi tentativi di realizzazione e solo nel 1989 si assiste alla prima definizione compiuta del modello con un primo piano di fattibilità messo a punto con il progetto Turismo dell amministrazione Comunale di San Leo nel Montefeltro (RN), che prevedeva l utilizzo di case e appartamenti dislocati dei pressi della piazza principale del paese. Fino agli anni 90 però questo modello non trova concreta attuazione e solo nel 1998 viene per la prima volta normato con Legge Regionale da parte della Regione Autonoma della Sardegna (legge regionale n.27 del 12 agosto 1998). Il progetto sviluppato a San Leo (RN, non realizzato) era stato precedentemente ripreso ed esteso nel comune di Bosa in provincia di Oristano, nell ambito del Piano di sviluppo turistico della Comunità Montana Marghine Planargia (Nuoro, 1995), e per la prima realizzato con l acquisizione ed il recupero di alcuni immobili dislocati nel paese e la gestione unitaria di tipo alberghiero. L Albergo Diffuso infatti ha come caratteristiche principali quella di offrire un modello di distribuzione orizzontale piuttosto che verticale, nel quale le stanze sono dislocate all interno del borgo e non in un unico stabile costruito appositamente a fini turistici, e quella di avere una gestione unitaria, ovvero che fa capo ad un unico soggetto per la fornitura dei principali servizi. Questo tipo di conformazione fa sì che non solo le stanze ma tutto il borgo con le sue botteghe, ristoranti e altre attività entri a far parte dell offerta ricettiva. Per permettere una facile gestione e la possibilità di offrire servizi di tipo alberghiero gli immobili devono trovarsi a distanze ragionevoli. Assumono la denominazione di albergo diffuso gli alberghi che forniscono alloggio e altri servizi in camere dislocate in più stabili separati, esistenti, ubicati in un centro storico integrati tra loro dalla centralizzazione in un unico stabile dell ufficio ricevimento, nello stesso o in altro stabile delle sale di uso comune ed, eventualmente, degli altri servizi offerti. Le unità abitative, distanti non più di 200 metri effettivi dallo stabile nel quale è ubicato il servizio di ricevimento, sono caratterizzate da uno stile riconoscibile, uniforme e rispettoso dell identità del luogo e sono dotate di arredi, attrezzature e servizi tra loro omogenei. (Giancarlo D Allara, Presidente Associazione Alberghi Diffusi) L esempio di Bosa è da considerarsi come modello di riferimento anche per altre caratteristiche, oltre alle due sopracitate, che hanno fatto sì che l offerta dell Albergo Diffuso si distinguesse da una semplice rete di edifici caratterizzata solo dall offerta di alcuni servizi centralizzati. Il modello messo a punto infatti cambia l idea iniziale mettendo al primo posto l obiettivo di riuscire a proporre la possibilità di vivere il territorio, la vita di un borgo e la cultura dei luoghi. 14

15 Il recupero degli edifici rende questo tipo di ospitalità particolarmente rispettoso in quanto non vengono edificati nuovi immobili e vengono mantenute le stesse volumetrie e interazioni tra il costruito e il suo intorno. In molti casi ne conseguono anche recuperi di piazze, vie e zone del borgo, e l'aspetto interessante e affascinante dei borghi antichi, cioè la ricchezza e la complessità degli spazi pubblici e collettivi, che si sono venuti a formare nei secoli dalle sovrapposizioni di innumerevoli interventi edilizi, vengono in questo modo preservati contribuendo a rendere l esperienza autentica. L autenticità dell offerta ricettiva sta anche nello stretto contatto che l AD si prefigge di avere sia con il borgo e la sua cultura, che con il territorio circostante in quanto anche esso facente parte della storia del luogo. Per centrare questo obiettivo l AD valorizza le risorse del borgo e del suo intorno rendendo queste il vero punto di forza di questo modello di ospitalità, facendo sì che non vengano intaccate ma anzi preservate. L integrazione dell Albergo con il territorio e la sua cultura fa sì che l ospite entri a far parte della vita stessa del borgo e abbia più la sensazione di essere un abitante temporaneo piuttosto che un turista. Per far sì che questo avvenga l Albergo Diffuso deve essere inserito in un contesto con una comunità ospitante che sia testimone e detentore della storia e delle tradizioni del luogo. Le tradizioni e le attività del borgo entrano in questo modo a far parte dell esperienza dell ospite all interno dell Albergo Diffuso e rendono il borgo stesso più attrattivo nell ottica di un turismo più consapevole e sostenibile sempre più diffuso negli ultimi decenni. I caratteri di autenticità dell offerta ricettiva, di integrazione col territorio e la sua cultura, di presenza di una comunità ospitante sono quindi altrettanto importanti nell ottica di questo modello di ospitalità. Riassumendo quello scritto finora le caratteristiche di un Albergo Diffuso sono: Recupero di edifici esistenti Distanza ragionevole fra le unità abitative e gli spazi comuni Gestione unitaria Presenza di locali adibiti a servizi comuni per gli ospiti Offerta di servizi alberghieri (accoglienza, colazione, pulizie, ecc.) Presenza di una comunità ospitante Integrazione nel territorio e nella sua cultura Ambiente autentico 15

16 5 - Analisi dei casi di studio 5.1. Santo Stefano di Sessanio (L Aquila, Abruzzo) Santo Stefano di Sessanio è un borgo fortificato medievale che si trova sulla sommità di un colle ai piedi del Gran Sasso a metri s.l.m., il borgo è circondato da una corona di monti che rendono l atmosfera suggestiva e legata all aspetto naturalistico del luogo. Il borgo si trova all interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Foto aerea di Santo Stefano di Sessanio, dal sito web di Sextantio Le prime notizie, dopo la caduta dell Impero Romano e il conseguente abbandono e decadimento del sistema insediativo, risalgono all' VIII secolo e sono legate alla storia del monastero di S. Vincenzo al Volturno che ricevette in dono la zona di Carapelle da parte di Desiderio, re longobardo. L intervento monastico contribuì ad aumentare le terre coltivabili, determinando il ripopolamento delle campagne dopo l invasione longobarda del VI secolo. Il ripopolamento si tradusse in una nuova esigenza insediativa, segnata dalla costruzione del Castello o meglio dell agglomerato di case protette da mura che possiamo collocare nel XII secolo. La costruzione del borgo è stata realizzata interamente in pietra calcarea bianca che crea un omogeneità visiva nonostante la stratificazione degli edifici e che nel tempo ha perso il suo originario candore, diventando opaca con toni sabbia. La configurazione urbana dell'insediamento si presenta nella forma topografica tipica dell Italia Centrale e nel caso di Santo Stefano di Sessanio è rimasta inalterata, inoltre le zone limitrofe conservano ancora elementi di archeologia del territorio come stazzi e terrazzamenti. I Medici donarono grande splendore a Santo Stefano, individuando qui la base operativa della Signoria di Firenze per il commercio della lana carfagna inserendola nel mercato internazionale e incentivando notevolmente lo sviluppo dell agricoltura e della pastorizia. 16

17 A Santo Stefano la presenza medicea è ancora testimoniata dallo stemma nella Porta Orientale, dal restauro della torre che appunto porta il loro nome e dall intervento del 1600 alla Chiesa di Santo Stefano Protomartire, inoltre vennero costruiti buona parte delle corti, dei patii e delle logge di cui appartengono ai Medici quelli centrali disposti ad arco con formelle fiorite, bifore e finestre finemente decorate. Con i Medici si conclude anche l opera di costruzione del borgo, che ad oggi si presenta come il frutto di uno sviluppo urbano spontaneo, sfuggito alle leggi di pianificazione, evidente nelle sue stratificazioni storiche. Foto del borgo Santo Stefano di Sessanio A partire dal 1900 si assiste ad un graduale ma costante fase di abbandono del borgo dovuta alla crisi dell agricoltura montana e alla crescente industrializzazione che sempre più attirava grandi masse ai centri urbani provvisti di maggiori possibilità di occupazione. Grafico comunità residente , dati ISTAT 17

18 Approccio L intervento nasce dalla iniziativa di Daniele Kihlgren, fondatore della Sextanio S.p.A., che decide di recuperare e valorizzare il borgo di Santo Stefano di Sessanio attraverso un investimento privato. i borghi sono un patrimonio italiano importante, sistematicamente violato, ma che merita, come dovere morale, di essere consegnato integro alle nuove generazioni. Inoltre possono rappresentare un valore economico rilevante. Così è nata l idea di recuperare un borgo antico e di dargli una destinazione turistica, pensando ad un turismo qualificato, attento alla storia, alla civiltà, alla cultura. così Daniele Kihlgren (Presidente della Sextantio S.p.A.), sintetizza il suo modo di avvicinarsi a Santo Stefano e di immaginare una sua rivitalizzazione. La filosofia dell'intervento prende le mosse dal riconoscimento del valore del patrimonio sul quale si intende lavorare; un patrimonio dalle caratteristiche identitarie molto spiccate, che si intendono valorizzare nel più assoluto rispetto dei luoghi e di chi li ha abitati. L'approccio metodologico scelto è quindi quello di interferire il meno possibile ed è pertanto un approccio estremamente conservativo, recuperando gli elementi perduti con materiali storici tipici dell area e inserendo eventuali nuovi elementi utilizzando tecniche storiche. Un utilizzo così rispettoso e rigoroso ha fatto assumere ai materiali e alle soluzioni scelte un valore identitario quasi simbolico, che rimanda alla realtà contadina dell'area abruzzese, che ha come presenza forte la montagna del Gran Sasso. Gli interni degli edifici ricettivi rimandano agli interni delle abitazioni storiche: povere, ma accoglienti e dignitose; tipiche di aree con un clima duro, in cui la case erano dei veri e propri rifugi dalle intemperie. Questo tendere alla ricerca dell'identità però ha cercato di non scadere in forme di musealizzazione o di esposizione di elementi di recupero come è tipico di alcune strutture ricettive ai nostri giorni e che fa pensare ad approcci di maniera. Non una ricostruzione slegata dalla realtà del luogo, ma la scelta di riproporre degli ambienti con le loro caratteristiche che permettessero di cogliere il senso più profondo che questi luoghi comunicano. Gli interventi sugli edifici abitativi hanno rimosso le tracce incoerenti degli interventi degli anni sessanta e settanta, per ricercare il valore originario, unitario e unico, dell'insieme territoriale; anche se sono stati realizzati comunque interventi per favorire il massimo comfort dell'offerta ricettiva. Non si è infatti tralasciata la comodità, attraverso l'inserimento di elementi di arredo contemporaneo, che però si distinguessero in modo forte dagli altri elementi tradizionali per colori e forme. All'intervento strettamente di recupero edilizio, si è affiancato anche importante impegno di studio e conoscenza delle tradizioni dell'area e del folclore, elemento di grande importanza per il recupero dell'identità culturale della zona; sono stati pertanto recuperati modi di produzione di 18

19 elementi artigianali quali tessuti, coperte, mobili tipici del luogo e che rimandassero alla quotidianità delle comunità locali. Queste iniziative hanno avuto tutte come obiettivo quello di creare un'offerta unica, inimitabile, che avvicinasse i turisti all'esperienza della vita quotidiana in quella zona e la collettività locale a riconoscersi nelle proprie radici culturali valorizzandole giorno dopo giorno. L'intervento di Santo Stefano di Sessanio sembra aver dimostrato che la forte componente culturale del modello di intervento ha rappresentato un esempio economicamente più proficuo di tutti i progetti che contemplavano la tradizionale maniera di tentare la ridestinazione turistica di questi borghi storici puntando lo sviluppo sul nuovo edificato e facendo venir meno il rapporto instauratosi col tempo tra costruito e territorio, il vero patrimonio di questa storia minore. Si può dire che l'intervento conservativo non ha però coinciso con una ricostruzione integrale di tutti gli elementi storici, ma con un loro recupero filologico, che rendesse evidenti le aggiunte e gli interventi attuali, guidando in modo quasi didascalico alla comprensione dell unitarietà del borgo Modalità di recupero e modello gestionale Santo Stefano di Sessanio, come molti altri borghi storici dell'appennino, alcuni costituitisi nel periodo dell incastellamento in pieno medioevo, altri più rurali e successivi di qualche secolo, ha visto sopravvivere incorrotto il proprio originario rapporto col territorio circostante, con scarse od assenti urbanizzazioni nel secolo appena trascorso nel fenomeno più generale di abbandono della montagna e impoverimento del meridione italiano. Nel borgo il progetto ha previsto un rapporto di tutela degli immobili con la conservazione dei volumi, con uso esclusivo di materiale di recupero architettonico e di arredo locale e la disciplina con gli enti territoriali dell inedificabilità integrale non sussistendo, tra l altro, alcun indice urbanistico a necessitare nuovo costruito. Foto interno camera, dal sitoweb di Sextantio 19

20 Le linee guida seguite allo scopo di recuperare i manufatti edilizi, e ricalcate poi anche da altri piccoli proprietari di Santo Stefano di Sessanio, hanno riguardato la conservazione della cubatura originaria, del numero e delle dimensioni delle aperture (porte e finestre), delle partizioni interne e, ove possibile, la conservazione della destinazione d uso dei vani nell'originaria organizzazione domestica. Per l esecuzione dei lavori, si è fatto ricorso prevalentemente a materiale di recupero o a materiale proveniente dalla stessa area geografica; i materiali sono stati riproposti secondo la loro corretta composizione storica dedotta da studi tipologici su parte del patrimonio architettonico rimasto integro; sono state conservate le tracce di chi aveva vissuto negli edifici, recuperando gli intonaci e le stratificazioni del costruito. Per quanto riguarda gli interni, l arredo è diventata parte importantissima del progetto laddove si è ricercata un unitarietà estetica dell edificio e di tutto il borgo; per l arredo è stato considerato prioritario il recupero di elementi originari: mobili costruiti per secoli secondo un unico stile e secondo le esigenze di una comunità agropastorale; sono stati restaurati i letti, le madie e le cassepanche; oggetti di maggiore deperibilità come coperte e lenzuola sono state confezionate secondo le tradizionali tecniche; l'introduzione di elementi non esistenti storicamente (i sanitari, ad esempio) ha privilegiato oggetti dal design minimalista che esaltasse il patrimonio originario, presentando una percezione neutra. Il recupero degli edifici è stato eseguito nel rispetto della loro integrità architettonica. La volontà è stata quella di restituire il borgo al suo aspetto più autentico, smontandone, restaurandone e ripristinandone i singoli elementi costruttivi, come solai in legno, pavimenti in cotto e travature lignee, consolidando e ricostituendo murature in pietra e intonaci, ma anche integrando e celando sofisticate dotazioni impiantistiche come impianti elettrici a bassa tensione, comandi remoti, teleriscaldamento radiante a pavimento, internet e intranet per renderlo rispondente alle necessità della vita contemporanea. Le tecniche edilizie adottate per il recupero si sono avvicinate il più possibile a quelle originali dell'epoca, non solo per una maggiore integrazione e compatibilità degli elementi o per un recupero stilisticamente adeguato, ma anche per la consapevolezza che solo in questo modo avviene la migliore e più duratura conservazione. Negli immobili acquistati nel borgo una parte delle case è stata destinata a ricettività alberghiera, altri edifici sono stati restaurati come case private che possono usufruire non solo dei comuni servizi della parte ricettiva come il ristorante, la cantina, l organizzazione del tempo libero ma anche di specifici servizi, secondo consuetudini, non tutte riducibili alla formazione professionale ma, parte integrante dello spirito di un popolo, conservato anche per il destino di marginalità di questi luoghi. 20

21 All'intervento vero e proprio legato alla ricettività, si sono affiancate iniziative di vario genere: le botteghe artigiane: nell artigianato domestico l unica produzione dove si potevano esprimere valori estetici era la tessitura, unica attività parzialmente svincolata dai bisogni primari e ricca di una tradizione locale; la cucina: il ristorante, con l azienda agricola connessa per la produzione diretta della materia prima, che prevede la riproposizione di colture autoctone, propone le ricette puntualmente riscoperte da un estensiva ricerca con gli anziani della zona; la cantina: luogo di aggregazione, offre una selezione di formaggi e salumi della zona accompagnati da vini abruzzesi. la tisaneria e il liquorificio: con la ricca tradizione dei decotti locali, ancora in uso nella medicina popolare e con la vasta tradizione dei fermentati; l'ensemble in Residence: un orchestra che organizza una stagione di concerti, Risultati Alcuni dati dell intervento: Mappa degli edifici sui quali si è concentrato l'intervento mq - superficie di intervento investimento totale (90% privato, 10% pubblico) 42 camere 8 spazi conviviali sala ristorante sala convegni/concerti 21

22 6 botteghe centro relax Il progetto di valorizzazione del nucleo storico di Santo Stefano di Sessanio ha inoltre avuto un impatto molto forte sul territorio soprattutto dal punto di vista economico. Si possono individuare 4 principali ambiti: Sviluppo dell economia locale Incremento del valore degli immobili Recupero di professionalità in fase di dismissione e sviluppo dell indotto Impatto sull agricoltura Lo sviluppo dell'economia locale Secondo la Sextantio S.p.A. la ristrutturazione degli ambienti ha un costo di 1600 euro al metro quadro, ed è destinata quindi a riversare nei prossimi 5 anni circa 20 milioni di euro sul territorio. Già nel 2008, a seguito di tutta l attività di ristrutturazione sostenuta da Sextantio, a Santo Stefano di Sessanio si registrano circa presenze all anno (in media l 87% dei turisti proviene dall Italia) con una crescita anno su anno a livello esponenziale. Tabella 2 Confronto dati ricettività anni 2001 e 2012 (Fonte SEXTANTIO S.p.A.) Dati riferimento Abitazioni non utilizzate 75,50% n.d. Popolazione residente Strutture alberghiere 3 Vedi dettaglio tabella 3 Posti letto 79 Vedi dettaglio tabella 3 Presenze annue Tasso occupazione - più 30,00% Tabella 3 Strutture ricettive anno 2012 (Fonte SEXTANTIO S.p.A.) Strutture Quantità Posti letto / coperti Agriturismo 4 42 Affittacamere Camping 1 n.d. Ristoranti Botteghe 17 n.d. Bar 7 n.d. 22

23 Nel 2001 lo sviluppo turistico è pressappoco nullo e il 75,5% delle abitazioni non è utilizzato. Le strutture ricettive si sono moltiplicate (oltre a strutture alberghiere si contano numerosi appartamenti in affitto per i periodi di vacanza e locande). Di questi l Albergo Diffuso Sextantio rappresenta circa il 30% delle camere e delle presenze. Risulta inoltre evidente che la maggior parte della comunità residente ha trovato nell azione della valorizzazione un opportunità di lavoro, subordinato o in proprio; il Comune di Santo Stefano di Sessanio ha infatti rilevato che il tasso di occupazione è aumentato di 30 volte. Non va dimenticato che gli interventi, oltre all ideazione e all investimento iniziale della Sextantio S.p.A., hanno registrato l'intervento di numerosi sponsor: le Costruzioni Iannini; la Banca di Credito Cooperativo; la Rosa edilizia s.r.l.; Comune di Bresso; l'enel; la Fondazione Micron; le Costruzioni Soccodato; l'istituto Caporale; la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia de L Aquila; la Camera di Commercio de L Aquila. Altri sponsor tecnici sono stati: l'arteria installazione di oggetti d arte; il Gruppo Spee; la Sandritana Viaggi; il Teatro Stabile d Abruzzo. Inoltre il progetto ha avuto il patrocinio del Comune di Firenze; del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; del Ministero del Turismo; nonché l adesione del Presidente della Repubblica Incremento del valore degli immobili Dall analisi dei dati riportati nella tabella 4 seguente si evidenzia un incremento del 90% circa del valore degli immobili in soli due anni, tra il 2006 e il Tabella 4 Incremento valore immobili tra 2006 e 2008 (Fonte Agenzia delle Entrate) Tipologia Valore immobiliare medio ( /mq) Incremento (%) Abitazioni civili % 44 % 89 % Abitazioni di tipo economico % 44 % 89 % Box % 43 % 90 % Posto auto coperto Posto auto scoperto % 44 % 89 % % 47 % 95 % Ville e villini % 44 % 91 % 23

24 Recupero delle professionalità in fase di dismissione e sviluppo dell indotto La valorizzazione del borgo per mezzo di nuove strutture ricettive ha significato anche il trasferimento del valore al territorio anche attraverso lo sviluppo di un indotto forte e articolato che l'investimento della Sextantio è riuscito a riattivare o a generare dal nuovo. Un primo importante risvolto è il recupero di professionalità antiche e soprattutto in via di abbandono, quali: fabbro, falegname, ebanista, restauratore, tessitrice, merlettaia. A questo va aggiunto il valore prodotto con le strutture ricettive che hanno significato, oltre ad un forte incentivo per i turisti all acquisto di prodotti del territorio, anche interessanti ricadute dal punto di vista occupazionale, perché gli abitanti sono stati coinvolti e impiegati nelle attività di accoglienza. Foto da brochure di Santo Stefano di Sessanio Impatto sull agricoltura L impatto sull agricoltura si è evidenziato attraverso un programma di rimessa a coltura di sementi in disuso, la base della produzione di pane e pasta che vengono serviti nel ristorante dell albergo, e di recupero di tutta la filiera produttiva della lana. Il flusso turistico è determinante per la produzione agricola e l artigianato, assicurando un impiego costante degli abitanti. L utilizzo di prodotti a chilometro zero e coltivazioni tradizionali hanno contribuito a far rinascere alcune figure tradizionali. Queste informazioni raccontano di una esperienza di successo in cui la collaborazione tra soggetti pubblici e privati ha rappresentato un ottimo esempio da seguire e da copiare in contesti simili. 24

25 5.2. L albergo diffuso di Lauco (Udine, Friuli Venezia Giulia) Il comune di Lauco si trova in Carnia, zona montuosa a nord-ovest del Friuli Venezia Giulia, adagiato su un altopiano che sovrasta la Valle del Tagliamento, situato a un altitudine di 700/800 metri s.l.m. Fanno parte del territorio comunale il capoluogo Lauco, le frazioni di Chiassis, Trava, Avaglio, Allegnidis, Vinaio, Buttea e numerose piccole borgate. Foto aerea di Lauco I primi cenni storici riguardanti questa località risalgono al 914 d.c., è citato infatti nei documenti medioevali relativi alla donazione di Berengario I al prete Pietro di alcuni beni in Carnia, tra i quali alcuni collocati a Lauc e nella frazione di Vinaio. Ma l origine è certamente più antica, l altopiano infatti è stato certamente abitato, non si sa bene se in forma stabile, sin dalla preistoria. A quest epoca viene fatta risalire la posizione fortificata ubicata in località Muris, a sud-est del capoluogo, lungo il precipizio che dà sulla piana di Villa Santina. In seguito i rinvenimenti di una spada ritualmente piegata e il suo fodero, tre cuspidi di lancia ed un rasoio datati tra il 200 e il 150 a.c. testimoniano la presenza di due siti celtici. Anche nel Medioevo, Lauco fu un centro importante; ne sono testimonianza le numerose tombe scavate nella roccia e rinvenute in varie località del Comune collocate in epoca altomedioevale (V- VI secolo d.c.) ed attribuite a popolazione autoctona. Troviamo il nome del paese anche in un documento del 1015, nel quale il Patriarca di Aquileia, Giovanni, dona la decania di Lauc al preposito Moronto ed al Capitolo di Cividale. Sempre in epoca medioevale viene datato il castello di Somcolle, in località Lauciania, abitato dal 1260 al 1337 da tale Simone che esercitava importanti diritti feudali sulla vallata di Forni. Passò in seguito nel 1420 alla Repubblica di Venezia e nel 1797 all Impero Asburgico. Il Comune di Lauco, comprendente il territorio attuale, sorse ufficialmente dopo il trattato di Campoformido del 1797 e fu annesso all Italia solamente nel 1866, dopo la terza guerra d indipendenza e fu uno dei luoghi interessati dall avanzata dell esercito austro-ungarico, durante la prima guerra mondiale. 25

26 A partire dagli anni 20 a causa della prima guerra mondiale, del declino dell agricoltura montana, dell industrializzazione si inizia ad assistere ad un forte spopolamento del Comune di Lauco in favore di mete estere o città a fondo valle. La popolazione, che nel 1920 contava 3100 unità, inizia a decrescere costantemente e attualmente è composta da 760 abitanti. Grafico comunità residente , dati ISTAT Il terremoto che nel 1976 che colpì il Friuli provocando ingenti danni contribuì ad accentuare questo fenomeno di abbandono e fece sì che molte case, ricostruite dopo il sisma, rimanessero disabitate. Le abitazioni che riuscirono a resistere al terremoto sono testimoni di uno stile architettonico tipico dell area, caratterizzato da muri in pietra tagliata, con archi di tufo e tetti e balconi in legno. Villa Santina nel 1976, foto della Protezione Civile 26

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