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2 IMPORTANTE: Il Seguente Opuscolo è un redazionale a scopo puramente divulgativo che tratta delle varie tecniche di distribuzione dell'aria realizzate mediante l'impiego dei tessuti. Presuppongo come intuizione e considerazione logica e personale, che l'uso di tecniche di ventilazione mirate, aiuti anche creare condizioni ambientali adatte a rendere più difficile il contagio di molte malattie che si trasmettano per via aerogena. Ciò non è stato provato ancora scientificamente, e non và assolutamente inteso come una cura generale contro le malattie di natura aerogena, o profilassi contro queste malattie. Ho più volte cercato contatti con vari medici di diverse specializzazioni per esempio su Internet per poter ricevere una opinione in merito oppure, sostegno incoraggiamento o meno alle linee generali di principio, anche per capire se certe intuizioni personali potevano essere condivise dalla comunità medico scientifica. Quando mi sono avvicinato, per tentare un minimo dialogo di verifica, ho sempre recepito una strana sensazione di fastidio. Avrò sicuramente sbagliato momento ed interlocutore.purtroppo una discussione seria su questi temi non mi è stato mai possibile avviarla tranne che in una sola eccezione,un medico dentista che ha addirittura pubblicato le mie osservazioni. I settori del condizionamento dell'aria e quello medico partono forse da presupposti diversi. Lo spirito della medicina è quello ovvio di curare l'ammalato. Quando si parla di prevenzione, per un medico è ovvio che se esiste, si parli solo ed unicamente del vaccino. Lo spirito di chi si occupa dei sistemi di climatizzazione è quello di cercare per quanto è possibile di creare microclima e condizioni ambientali adatte a non far sopravvenire malattie, almeno quelle che dipendono direttamente od indirettamente dal microclima e dall'aria. Questo ovviamente, non è sempre possibile. Insito nei termini del ragionamento però è il cercare almeno di capire cosa è la malattia, come si manifesta, perché la si acquisisce, quali sono i meccanismi per la quale si origina,come si può evitare. Un termotecnico, non può essere un medico; ed un medico non può ovviamente essere un termotecnico. Nonostante ciò, di fatto I due settori della scienza e della tecnica ogni tanto si incrociano ed interferiscono vicendevolmente l'uno con l'altro. Nella prassi comune,il rispetto dei valori microclimatici ambientali, quali temperatura, umidità relativa e velocità dell'aria con relativo indice di turbolenza e temperatura operativa, definisce e circoscrive la responsabilità del termotecnico. Con lo scorrere del tempo, in molti paesi Europei, si sono sviluppate tecniche di ventilazione diverse; una di queste per esempio quella a dislocamento, ha lo scopo di rimuovere con la maggiore efficienza possibile gli inquinanti ambientali, quali polveri, sedimenti organici, anidride carbonica emessa dalle persone,inquinanti biologici e chimici,fumi. Però fino a chè si parla sulle riviste di I.A.Q., sindrome dell'edificio malato, Co, VOC, CO2,SBS,ETS,BRI e tutte queste sigle strane, si pensa sempre che il problema riguardi i grattacieli americani e non viene realmente percepito come un problema reale qui in Italia. Questo giustifica il fatto che non si veda installato a giro nessun impianto o sistema a dislocamento, malgrado sia più di ventanni che se ne parla e lo si veda descritto a più riprese inutilmente nelle riviste di settore. Immaginiamo per un attimo invece, che al posto del termine "inquinanti biologici" ci possa essere il termine "Virus e batteri" che le persone emettono nel respirare. Il poter intervenire ed incidere sia pur marginalmente (?) per esempio sul meccanismo infettivo dell'influenza, dà tutto un altro fascino e sapore all'applicazione, ci incentiva di più e ci fa sentire più partecipi al benessere collettivo e sociale. Però si entra pericolosamente nel campo della biologia e della medicina che non ci appartiene.ecco perché i termotecnici come il sottoscritto se ne stanno prudentemente alla larga. Non possiamo prendere responsabilità per cose che non ci competono. Ecco che di fatto succede che certi temi sono disattesi da tutti,proprio perché di fatto non competono a nessuno. Però ne paghiamo tutti socialmente le conseguenze. Nell'opuscolo che segue ho cercato quindi di riassumere una esposizione di concetti ed idee a titolo assolutamente personale che mi sono derivate dalla passione per il mio lavoro. Leggendo riviste, libri,viaggiando, mi sono reso conto che nel nostro settore, si potrebbe fare molto meglio di quello che attualmente si fa.

3 Nello scrivere, ho volutamente assunto un tono un po scherzoso verso diverse categorie di professionisti che disattendono questi temi anche se la realtà è che hanno ragione a disattenderli perché a nessuno di loro realmente competono. L'intenzione è naturalmente bonaria e tendente a porgere qualche battuta per favorire lo scorrere della lettura ed appassionare un po senza annoiare troppo. In realtà sappiamo tutti che abbiamo bisogno dei nostri Ingegneri per i nostri progetti, dei nostri Architetti per le nostre costruzioni, dei nostri Installatori per i nostri Impianti, e sopratutto abbiamo necessità dei nostri Medici per la nostra salute. Aggiungo che in età dovuta, farò prudentemente il mio vaccino antinfluenzale. Tenete anche buon conto che sono un perito elettrotecnico (son partito dai fili elettrici per poi arrivare a quelli tessili) dedicato poi in età lavorativa alla termotecnica. Non sono ovviamente né un biologo né un medico e quindi se nella lettura di quanto segue ogni tanto mi sfugge qualche "corbelleria" ( come si dice a Firenze) vi prego di soprassedere bonariamente.fatevi qualche sorrisetto anche voi,tecnici medici e biologi. Ce l'ho messa tutta, per così dire e per quanto mi è possibile, a dimostrare una correlazione tra " clima interno" e malattia, più evidente nei fatti di quanto non comunemente percepito anche dagli stessi medici. Non ho la presunzione di aver scoperto nulla di strano e di nuovo. Quello che c'è, è sotto gli occhi di tutti, basta rilassarsi un attimo e prendersi il tempo per riflettere su cose vecchie e già ampiamente risapute. In Italia purtroppo non c'è una mentalità comune e socialmente sviluppata intorno alla "ventilazione" come tema di importanza sociale. Diciamo quindi che tutto quello che segue ha il valore del "sasso nello stagno", per provocare un minimo di dibattito nella comunità tecnico scientifica.il D.M. 626 non poteva di fatto omettere il rischio microbiologico tra l'elenco dei principali rischi.così di fatto ci obbliga tutti ad occuparci del rischio microbiologico negli ambienti di lavoro. Tra le altre cose la microbiologia non è il mio pane quotidiano: cosa potrei fare per rendere il mio ambiente di lavoro "confortevole" dal punto di vista microbiologico? Non credo che esista una tabella limite di esposizione alla yersinia pestis o allo streptococcus fecalis,o allo staffilococcus aureus. Allora che si fa? Ci si mette tutti sotto un filtro hepa od ulpa? Se lo fa un fornaio,con tutta quella farina, gli dura meno di due secondi. E se il fornaio invece si respira tutta quella farina? E' rischio microbiologico o nò? Quante malattie possono dipendere direttamente od indirettamente dal microclima e dall'aria? Mi sa che siano molte di più di quelle che noi termotecnici possiamo immaginarci. Allora mi sono chiesto quali potrebbero essere i requisiti minimi o le attenzioni minime che si potrebbero usare per ventilare un ambiente comune e renderlo il più possibile salubre. Salubre però vuol dire che non induce malattia. E si torna sempre lì, c'è bisogno della collaborazione del medico, da soli noi termotecnici non ce la facciamo. Ho scritto tutta 'sta cosa per cercare di far capire l'importanza di questi temi troppo lungamente trascurati,in maniera che sia abbordabile un po a tutti, senza equazioni, integrali, derivate, formule e cose strane.lo scopo è cercare di riuscire a promuovere una sensibilità comune e condivisa verso la materia ventilazione; sensibilità che per ora non c'è e non si vede. L'esperienza che ho maturato però, è che tutti voglian sapere, tutti vogliono conoscere, poi gli porti da leggere tre pagine e non te le leggono, perché ci vuol tempo. Allora dici facciamo le foto che si fa prima,che son più intuitive: ma te le guardano, spalancano gli occhioni e non le capiscono.allora uno si propone e dice dite a mè, faccio io per voi che così facciamo prima.allora si offendono e ti mandano a quel paese. La comunicazione è cosa difficile, però bisogna anche sforzarsi e provarci. Ho cercato di scrivere in modo da appassionare un po. L'argomento non è il massimo della spensieratezza, né induce al divertimento,ci vuole anche un po di passione per arrivare fino in fondo. Se per caso riuscite ad arrivare in fondo alla lettura senza " addormentarvi", non arrivate per favore alla conclusione che virus,batteri, pollini e polveri li ho inventati io apposta per spanderli nell'aria e per vendere le mie cose. Non sono un "untore". In fondo al redazionale ho riportato il rapporto annuale ISTISAN per l'influenza, in modo che il lettore possa farsi una valutazione autonoma ed indipendente verso il problema. 2

4 Indice Prefazione Temperatura e società L'uomo come l'automobile I virus su Internet La tenda di Lulae L'epidemiologia Le gocce di Flugge "Dagli all'untore" Il "Virus" ci costa Il Bimbo "pestifero" Medico,Architetto,Ingegnere, Impiantista. La situazione in Italia Cosa SI Può FARE CON L'ARIA ESTERNA Le malattie aerogene industriali Cosa può fare Blowtex (Blowtex ed il progetto salute) Il condizionamento dell'aria Il ciclo Idrologico Il benessere fisiologico L'equilibrio nella cessione del calore Il controllo della temperatura e della umidità relativa Immissione ed estrazione I Prodotti Blowtex Pagina Diffusori in regime laminare e turbolento 33 Diffusori in regime laminare 36 Filtrazione ed aspetti microbiologici relativi ai diffusori a basso impulso 44 I diffusori a basso impulso negli ospedali 49 Un cenno riguardante i profili alari o profili portanti 52 I diffusori ad induzione (ad alto impulso) 54 Distribuzione verticale della temperatura 62 I diffusori in fibra tessile e gli aeroevaporatori o aerotermi 72 Sistemi di fissaggio,relativi accessori e conformazione dei diffusori 82 Ma non esistono i filtri a tasche? 91 Intasamento e manutenzione 92 I parametri del clima ambiente 96 Bibliografia 105 I materiali 106 I materiali autoestinguenti 107 LE ISO 7730 INFLUENZA 3

5 Prefazione Spero di non essere l unico, di tutta l umanità che se per caso prende freddo, poi s ammala. Mi ricordo che da piccolo, nei freddi di gennaio, mamma mi riassettava il colletto del cappottino, mi calcava in testa il cappellino da sherlock holmes (quello col paraorecchie ed il fiocco sulla testa), e mentre sulla porta si fumava nell aria fredda del mattino, mi dava il bacetto e mi raccomandava di stare attento a non prendermi qualche accidente nel tragitto che facevo a piedi da casa a scuola. Che sia una fissa mia, quella che a prender freddo ci si ammala? Mi sa che crescendo ho involontariamente associato il concetto di freddo a malattia; il concetto di caldo a salute. Nella vita è tutto relativo. Se fossi vissuto nel sahara,non l avrei certamente pensata così. Oggi ho quaranta anni, mi occupo di diffusione dell aria,riscaldamento,condizionamento, refrigerazione e ancora oggi se prendo freddo mi piglia ancora qualche accidente. Credendo maldestramente che la mia fosse una di quelle attività ovviamente strettamente correlata al tema salute, quando ho creato il mio primo sito web, per prima cosa mi è venuto in mente di segnalarmi ai medici in rete. Alla ricerca del virus in Internet Internet è un facile mezzo di comunicazione trasversale. In tre balletti, senza appuntamenti e trasferte chilometriche, parli con questo, parli con quello. Ho voluto provare a ricevere sensazioni riguardo alla mia attività anche per capire come la "gente comune" percepisce la correlazione tra clima e salute. Per uno come mè che stà sempre in ufficio e pensa,pensa, pensa si fissa e magari diventa anche scorbutico,è importante sapere quale è la mentalità comune riguardo certi temi.sicchè mi son detto, andiamo a sentire... "che aria tira..."in giro. Ho cominciato a compiere scorribande tra i siti di medicina, prevenzione sui luoghi di lavoro. Sono approdato su di un sito di medici che offriva ospitalità tramite links ad argomenti correlati col tema salute. C era ospitalità per tutti gli argomenti possibili ed immaginabili,dai materassi ortopedici,agli alberghi con le terme, agli istituti di cura per la bellezza del capello,alle erboristerie, ai cibi macrobiotici,etc. Ho proposto un link al ns sito pieno di fotografie dei prodotti Blowtex (secondo me dovevano parlare da sole), mi sono accapigliato subito col webmaster neurologo e s è fatto un parapiglia che non aveva fine. Che cosa c entrano i sistemi di diffusione dell aria con la salute? Certamente nulla;ho avuto il mio bel daffare a cercare di spiegargli che se metteva dieci persone in una stanza e non gli portava l aria, queste gli cascavano per terra da sole e senza che ci fosse stato nemmeno il bisogno di toccarle. Poi dieci persone in una stanza,sono anche dieci stufette che riscaldano l aria. Insieme alle lampade, a qualche marchingegno nella stanza portano su la temperatura. Sudano, respirano ed emettono qualche milione di batteri, un po di anidride carbonica. Che ci sia bisogno di un po d aria e di un qualche cosa che glie la porti? Nulla da fare. Argomento non correlato al tema salute anzi, di marginale attinenza per dirla con le sue. Questa presa di posizione del neurologo però mi ha dato un po sui nervi. Smettiamola qui mi son detto che sennò prima o poi mi tocca la disgrazia di capitargli in cura. Però l accaduto offre lo spunto a tutta una serie di riflessioni. Nella mia attività, trovo spesso Architetti, Ingegneri, Termotecnici, Installatori che di primo botto non afferrano il nesso tra quello che facciamo qua in Blowtex e la salute, ma non mi era mai capitato di discutere di questi temi con un medico. Di solito sono i medici che dettano le regole ed i comportamenti sanitari sociali ed amministrano la salute pubblica. Una bronchitella, un raffreddore, un po di tosse dovuti ad una ventata, sono la prima forma di malattia comune che sicuramente abbiamo sperimentato tutti, neurologo compreso.e per prima cosa un medico che ti viene a casa,piglia ti infila il termometro e si legge la Tua temperatura. E se un medico non afferra alla prima, e non realizza al volo, come può capire e realizzare un idraulico,un architetto, un ingegnere,un burocrate,la massaia?? Eppure noi dobbiamo avere a che fare con tutti loro,nessuno escluso. Possono essere loro nostri Clienti, i nostri Progettisti, i nostri Finanziatori ed infine i nostri Critici. E come possiamo noi progredire in mezzo a loro se nessuno di loro capisce quello che facciamo? E' anche un grosso problema di tecnica di comunicazione: 5

6 Se vuoi parlare al medico devi renderti interessante ed avere un sito pieno di camici bianchi e stetoscopi. Se vuoi parlare all'architetto allora devi far vedere le travi, mattoni,e lucernari. Interessare l'ingegnere significa che devi far vedere almeno un compasso,una calcolatrice ed un A3 arrotolato, e all'idraulico devi far vedere le pinze, il raccordo e la filettatrice. E come si fa per parlare a loro tutti quanti insieme; e a trovare un qualcosa che li accomuna? Tutti questi professionisti, vanno purtroppo ognuno per conto proprio. Non sarà mica la "salute" l'obiettivo finale, quello che li accomuna tutti?e che quello che fanno ha il solo obiettivo finale di portare benessere e salute? E come si fa a fermarsi un attimo e capire che sono parte di un " tutto armonico" e di un tutt'uno? E che i problemi nell'acqua, nell'aria, per terra ; nel fuoco sono sempre i soliti? Non è così facile. Ognuno ha la sua preoccupazione.e così facendo si perde il senso intrinseco dello scopo finale generale. Per esempio,vai dal termotecnico, lo trovi preoccupato per il fuoco, la classe uno, e gli 0,2 m/sec. Naturalmente si dimentica che quando cammina nell aria ci cammina ad un passo al secondo, che equivale ad un metro al secondo anche per un tappo con le gambette corte come mè. Si prende per caso una bronchite se passa da seduto a camminare senza mettersi il cappotto?? Le iso 7730 rimangono purtroppo sconosciute.capita così di trovarsi a capitolato condizioni ospedaliere anche in fonderia. Il motivo principale per il quale il corpo umano è disposto a tollerare correnti e velocità frontali molto elevate e non è disposto a tollerarle sulla schiena, è che siamo abituati a camminare in avanti ; e non indietro come le seppie ed i gamberi. Il fuoco è uno dei possibili rischi, non l'unico rischio e non il rischio per eccellenza.abbiamo molte più probabilità di beccarci l'influenza e di passarla alla moglie e alla figlia che non di finire arrosto. Sentito mai parlare di bocchette antincendio,impianti sprinkler,estintori, halon, vie di fuga, segnaletica,uscite di sicurezza? Ed il concetto di carico da incendio?? Se entri in un qualsiasi supermercato al mondo,ci trovi di tutto: travi di legno,striscioni di carta, babbo natale con le renne e la slitta,decine di tonnellate di prodotti imballati e che prendono fuoco a guardarli, tutti messi in fila su gli scaffali e pronti a prendere fuoco basta che passi un bambino con un cerino in mano. Ma quello pericoloso è il "canale" lassù in cima a sei metri dove non ci arriva nessuno nemmeno con il lanciafiamme: Quello lì ci vuole per forza in classe 0 oppure " almeno in classe uno ". Poi, che si possa smontare senza essere in duecento, si possa lavare senza che ti inventino una lavatrice apposta,o che si possa lavorare in maniera che non ti piova sul capo, che non ti spettini dal vento, che ti faccia star bene e sia integrato all'interno del tuo locale, diventa cosa di infima importanza. Mi sono purtroppo reso conto, che non c è niente al mondo che sia evidente a tutti e che si spieghi da solo. A dispetto della cultura dello studio ed a dispetto dell evidenza dei fatti, c è sempre bisogno di prodigarsi all'inverosimile per sottolineare ai quattro venti le cose più semplici, intuitive e concetti di totale, disarmante,allucinante banalità. Lo spiegare qualcosa ad altri e tentare sopratutto di convincerli presuppone prima di tutto l'aver cercato di capire, se non proprio l'aver capito ;e siccome gli aspetti coinvolti sono molteplici e argomenti di discipline delicate e altamente specializzate quali l'aerodinamica la microbiologia,la termotecnica, la filtrazione il benessere termoigrometrico spero di essere riuscito a cavarmela decorosamente in entrambe le cose. Ho affrontato i vari argomenti in una forma volutamente generica,perchè nel volerli approfondire tutti insieme in maniera più rigorosa rischiavo di essere terribilmente noioso, e sopratutto di non terminare mai. Sono grato a quanti vorranno prima di tutto correggere, poi portare esperienze,suggerire applicazioni nuove, e rendersi partecipi di una collaborazione quali "sparring partners" per utilizzare un termine sportivo, allo scopo di sostenere ed estendere le possibilità di utilizzo di questi nuovi ed entusiasmanti prodotti. Andrea Raddi (Perito Elettrotecnico) 6

7 Temperatura e società Quando mi sono presentato sul web, con il nuovo sito,ho cominciato a chiedere della correlazione freddo / malattia un po a tutti i medici del web, se non proprio a tutti,a parecchi. E sono stato ignorato nell 85 % dei casi. Un medico mi ha risposto che ci si ammala anche a prendere caldo; giustissimo non fa una piega.hai mai provato a prendere una bronchite qua a Firenze in pieno ferragosto? Può anche darsi che ci si riesca ma bisogna metterci almeno un po d impegno. Ho avuto anche risposte sensate come quella che segue, riferendosi alle condizioni microclimatiche all interno di un ambiente consigliabili,(non sono d accordo su molti parametri ma può darsi che abbia l ipotalamo tarato male io, a 22 C d'estate batto i denti dal freddo),tuttavia la correlazione freddo - malattia o caldo - malattia non salta ancora fuori. Questa e' stata generata in automatico Ciao andrea raddi, la tua domanda: Quali correlazioni esistano tra temperatura ambiente e malattie infettive dell'apparato respiratorio??. Quali correlazioni fisiologiche esistono tra raffreddamento localizzato e dolori muscolari??? Grazie, cordiali saluti Andrea Raddi La risposta dell'esperto: Per rispondere adeguatamente al quesito sarebbe necessario avere più informazioni sulla situazione specifica alla quale si fa riferimento (tipo di attività, impianti di condizionamento, caratteristiche delle persone interessate, presenza di sostanze inquinanti, ecc.). Possiamo indicare alcune considerazioni generali relativi al microclima e al benessere termico. Le condizioni microclimatiche sono determinanti per la salubrità degli ambienti perché interagiscono direttamente e indirettamente con il benessere degli abitanti; variazioni, anche minime, nella temperatura e nell'umidità dell'aria rispetto ai valori ritenuti ottimali creano situazioni di disagio, possono comportare disturbi alla pelle e alle mucose e, in generale, favoriscono la produzione o il rilascio di contaminanti. Per quanto riguarda gli uffici l'articolo di legge cui, innanzitutto, ci si può riferire è l'art. 9 del DPR 303/56, il quale recita: "L'aria dei locali chiusi di lavoro deve essere convenientemente e frequentemente rinnovata. Qualunque sia il mezzo adottato per il ricambio dell'aria, si deve evitare che le correnti colpiscano direttamente i lavoratori addetti a posti fissi di lavoro". Il benessere termico è quella situazione climatica in cui il soggetto non è costretto ad attivare meccanismi di termoregolazione e non sente né caldo né freddo. È evidente che tale condizione è influenzata dal tipo di attività svolta, dal vestiario indossato e anche da sensazioni puramente soggettive. La zona di benessere termico per lavori di tipo sedentario e con vestiario normalmente in uso nel nostro paese, determinata statisticamente, è delimitata per l'estate dai valori di temperatura effettiva compresi tra 19 e 24 C (raccomandabile 22 C) e per l'inverno tra i 17,5 e 21,5 C (raccomandabile 19,5 C). Per la valutazione complessiva della situazione microclimatica, è necessario integrare l'indice di temperatura effettiva con i limiti per umidità relativa (tra il 40 e il 60%) e per velocità dell'aria (inferiore a 0,2 m/sec.). Un'umidità relativa bassa provoca secchezza delle mucose, facilitando l'insorgenza di processi infiammatori a carico delle prime vie aeree; mentre un'eccessiva velocità dell'aria può dar luogo, oltre che a malattie di raffreddamento, a dolori muscolari. Ricordiamo infine che la presenza di composti organici volatili, di fumo di tabacco o di odori sgradevoli (derivanti anche dall'emissione di resine, colle o smalti impiegati per la lucidatura o la finitura dei componenti d'arredo) contribuisce al peggioramento degli standard qualitativi dell'aria interna. I valori di umidità relativa ideali per gli ambienti chiusi si trovano in numerose raccomandazioni, in particolare negli standards ASHRAE e Molti agenti infettanti hanno la possibilità di moltiplicarsi e diffondersi facilmente in condizioni di elevata umidità ambientale. Il tasso di diffusione ed il livello di reattività di alcuni inquinanti di tipo chimico come la formaldeide e l'ozono possono variare significativamente al variare della umidità relativa. Anche la reattività degli individui agli inquinanti può variare in relazione all'umidità relativa: ad esempio l'aria troppo secca può disidratare le mucose dell'apparato respiratorio, rendendole più irritabili e vulnerabili agli agenti patogeni. La maggior parte delle malattie respiratorie batteriche e virali si trasmettono da soggetto a soggetto, attraverso l'inalazione di aerosol infetto emesso con starnuti e colpi di tosse. La maggioranza di queste particelle possiede una massa tale da provocarne la precipitazione nel raggio di un metro. Le particelle più piccole invece, possono formare per disidratazione dei nuclei di condensazione di diametro molto piccolo (da 0,5 a 5m), che possono rimanere in sospensione nell'aria per molto tempo. L'umidità relativa può influenzare il processo di disidratazione, che a sua volta determina la grandezza delle particelle e di conseguenza il tempo di decadimento. L'umidità relativa può determinare effetti complessi sulla trasmissibilità e sulla virulenza di molti agenti patogeni batterici e virali. Alcuni batteri sopravvivono a stento in particolari intervalli di umidità: ad esempio, la Legionella pneumophila ha una trasmissibilità molto bassa tra il 50% ed il 60% di umidità relativa. Generalmente parlando, si può dire che livelli di umidità relativa medio-alti diminuiscono la trasmissibilità aerogena della maggioranza delle malattie respiratorie batteriche e virali. E' da sottolineare in proposito il concetto di carica infettante: ovvero, la presenza di un determinato agente patogeno nell'aria non è sufficiente di per sè a causare la malattia, ma è necessario inalare una adeguata quantità minima di microorganismi per scatenare l'infezione. Per questo motivo è assolutamente importante una adeguata ventilazione degli ambienti, in modo da ridurre la concentrazione di eventuali batteri o virus infettanti presenti in sospensione. 7

8 I principali criteri da assumere nella scelta, progettazione e/o installazione di un qualsivoglia impianto di climatizzazione o di trattamento dell'aria, riguardano in primo luogo la possibilità di evitare il ristagno di polveri, batteri, spore e funghi mediante una facile pulizia -manutenzione di tutte le parti a rischio; e, secondariamente, l'alta efficienza della filtrazione e l'assenza di aria di ricircolo. Risulta inoltre importante prevedere i movimenti indotti nell'aria dell'ambiente per evitare le correnti fredde e la reimmissione di polvere nell'ambiente. ---fine messaggio--- Grazie, Greenlab - UniCredito Italiano HYPERLINK "http://www.greenlab.it" In effetti, quei pochi che rispondono, si prodigano a spiegarmi a quali condizioni generalmente si creano delle condizioni confortevoli per le quali si stà bene. Non si trova invece nessuno che ti spiega quali meccanismi si innescano e si ingenerano quando occasionalmente uno si trovi al di fuori di quei parametri. Che correlazione esiste tra freddo e malattia? Anche la letterale ricerca con il motore di ricerca su Internet non aiuta, digiti freddo e ti esce fuori il polo nord,digiti assideramento e ti riesce fuori il polo nord un altra volta, digiti ipotermia e ti escono i sintomi di uno che sta lì lì per esser congelato come una platessa. E chi si prende una ventata? La medicina almeno quella sul web non spiega, ed Internet nemmeno. Dunque, ho capito che il corpo umano deve mantenersi ad una temperatura compresa tra i 36 ed i 37 C. I primi guai seri intervengono quando la temperatura superficiale scende sotto i c. Quando la temperatura rettale scende sotto i 32 C comincia l ipotermia, che porta all assideramento. E prima? Nell intervallo tra i di temperatura superficiale di benessere e i di inizio dei guai seri che succede? Il margine è veramente molto ristretto, solo 2-3 gradi centigradi di differenza di temperatura. Visto che non ho capito cosa succede, insisto con i medici : Perché a prendere freddo ci si ammala? Questa è stata la domanda che ho posto su it.scienza.medicina, newsgroup di medici, moderato da un moderatore presumibilmente medico anche lui. La risposta è stata il silenzio assoluto per almeno una settimana, in un ambiente dove tra medici veri ; e veri o presunti ammalati si discettava di tutte le possibili ed immaginabili patologie umane,e di tutte le possibili cure presenti, prossime e future. Bah, forse ho posto male la domanda, così è troppo semplice e dà la sensazione di banalità, proviamo in un'altra maniera. Correlazione tra ambiente freddo e malattia: Buongiorno vorrei conoscere la correlazione che esiste tra ambiente freddo e malattia. La risposta è stata ancora il silenzio e l indifferenza assoluta per un'altra settimana. Ma che sia davvero solo ed unicamente una fissa mia? Nel bel mezzo di queste incursioni, un giorno arrivo in ufficio, apro l outlook e trovo una mail del provider che mi consiglia di non infastidire i newsgroup con temi insulsi, pena la estromissione dal servizio. MI ricordano la netiquette e la buona educazione in rete. Accapigliandomi di nuovo un po col medico moderatore, chè molto probabilmente non vedeva la ragione del tanto insistere,ho ripostato la domanda restringendo il campo alle malattie infettive che interessano l apparato respiratorio e per vedere se era possibile capire almeno così. Correlazione freddo e malattie infettive Nei fatti,mi sembra che esista una correlazione tra freddo" e malattie presumibilmente di tipo infettivo almeno per le vie respiratorie che sono le prime esposte all'ingresso di aria fredda nell'organismo. Tosse, raffreddore, influenza, bronchite,faringite non dovrebbero essere malattie tipiche del bollore di ferragosto almeno quà alle nostre latitudini. Ogni anno in autunno, c'è il solito TG che ci racconta dell'influenza tipica dell' anno,e mi ricordo sin da piccino che mia madre mi diceva, copriti che sennò prendi freddo e ti ammali.a Ferragosto, non mi son mai sentito dire, scopriti che sennò prendi la bronchite, ed il tg a Ferragosto si preoccupa dei governi balneari e di tutt'altre faccende. 8

9 Quindi volevo sapere da chi per mestiere lotta con virus,batteri, micobatteri, protozoi, alghe,muffe,funghi, lieviti, e microrganismi in generale che si introducono nell'organismo trasportati per via aerogena, qual è la correlazione che esiste tra "ambiente freddo" e malattia di tipo infettivo provocata da questi agenti patogeni. aiuto io con possibili ipotesi strampalate che mi vengono a mente: 1) "il freddo" riduce localmente le capacità di difesa del sistema immunitario. 2) Con il "freddo" i microrganismi sono più virulenti e si moltiplicano a velocità più elevata. ( è vero il contrario) 3) L'aria fredda tende a prosciugare le mucose del sistema respiratorio 4) l'aria fredda uccide la candida albicans che marca stretto e tiene sotto controllo lo S. aureus (arbitro lo S.fecalis) Insomma, che succede? Sempre che sia lecito saperlo e che non sia un segreto industriale o militare. C'è qualcuno che sà e che mi può rispondere? Grazie Andrea Raddi Di fronte all evidenza della correlazione, ed alla banalità della domanda,posta per di più in maniera evidentemente provocatoria ho finalmente ottenuto indietro i primi segni di vita: Non hai ipotizzato che, quando fa freddo, la gente tende a rimanere il meno possibile all'aria aperta, e a chiudere porte e finestre degli edifici. Aumenta quindi la probabilita' che ci si possa imbattere negli agenti infettivi veicolati dalle goccioline di saliva, (gocce di flugge n.d.r.) provenienti dai soggetti, trasportate nell'aria. E' vero, comunque, che l'aria fredda inibisce l'azione delle ciglia delle cellule epiteliali delle vie aeree. Ciao Alex (5630) "il freddo" riduce localmente le capacità di difesa del sistema immunitario. La componente più importante è senza dubbio questa. Saluti Lella E` vero che il caldo favorisce il riprodursi dei microrganismi, ma e` anche vero che per infettare si devono propagare per via aerea e solo con una piu` stretta vicinanza fra infetto e infettante cio` e` piu` agevole, in inverno, quando la permanenza in luoghi chiusi e caldi e` maggiore, ed è piu` facile il contagio. Saluti Beppe Fine del match. Allora tutta la correlazione tra freddo e malattia si riduce a quattro gatti che se ne stanno al chiuso e si scambiano virus e batteri? Ma non si stà in ufficio otto ore al giorno anche d estate? Magari con le finestre chiuse e con l impianto di condizionamento in funzione. E perché a Gennaio si piglia una bronchite e ad Agosto nò? Perché a prendere freddo ci si ammala? Se la correlazione freddo malattia pone imbarazzo ad un medico, quale può essere l approccio al problema da parte di un architetto? Eppure è l architetto che progetta l edificio ed ingegnerizza i disperdimenti termici. E l approccio al problema da parte di un ingegnere? E l ingegnere che stima i carichi termici, progetta il sistema di riscaldamento e climatizzazione, porta a spasso l'aria negli ambienti e la distribuisce. E l approccio dell'idraulico che esegue la manutenzione dei sistemi? Può essere lui responsabile? 9

10 l uomo come l automobile. In termini fisici, l uomo è una macchina, esattamente come l automobile. Anzi per essere più precisi un motore endotermico. Come tutte le macchine ha un proprio rendimento in termini termodinamici. Dal cibo assumiamo una certa quantità di energia che viene destinata alle varie funzioni vitali, (così come la benzina fà muovere le ruote ) ma non tutta l'energia assorbita viene destinata a lavoro meccanico utile o all'attività intellettuale. Parte di questa viene utilizzata per mantenere il corpo umano ad una temperatura costante che serve a garantire la funzione dei normali processi biologici e chimici molti dei quali avvengono in condizioni esotermiche (con cessione di calore verso l'esterno). Anche l auto scambia forzatamente lavoro verso l esterno tramite il radiatore. Il concetto di rendimento termodinamico si esplica così in aumenti di calore ceduto all'esterno in concomitanza di aumenti di lavoro o energia meccanica utile richiesti alla macchina uomo,così come aumenta la quantità di calore ceduta all'esterno di una automobile sottoposta ad aumenti progressivi di lavoro o di velocità. Dipendentemente dall'attività svolta il corpo umano si ritrova in condizioni di dover cedere all'ambiente più o meno energia per mantenere costante la temperatura corporea di 36 C,quando addirittura non cerchi di impedirne la trasmissione verso l'esterno per evitarne l'abbassamento. La sensazione di freddo con la conseguente "pelle d'oca" non è altro che il primordiale tentativo di rinfoltire la pelliccia oggi scomparsa. Quando questo non basta,intervengono movimenti costrittori involontari tipo tremori e brividi che costringono il corpo al movimento e alla produzione conseguente di una minima quantità di calore. La sudorazione invece è un mezzo di eliminazione del calore in eccesso prodotto dal corpo umano quando le condizioni ambientali lo impediscono, utilizzando il calore latente di evaporazione dell'acqua. Ogni litro di acqua che evapora,sottrae al corpo circa 600 kcal/h. Sarebbe impossibile sopravvivere in estate e mantenere una temperatura corporea di 36 C in corrispondenza di temperature ambiente di soli 38 C perchè la trasmissione del calore dal corpo verso l'esterno per conduzione e convezione sarebbe inattivata mentre subentrerebbe una trasmissione contraria, dall'ambiente all'uomo. Tra i due estremi esistono una innumerevole infinità di condizioni per le quali l'ipotalamo zona del diencefalo che soprassiede nel corpo umano alle funzioni di termoregolazione lancia al corpo stesso messaggi di insoddisfazione chiedendo di ristabilire una sensazione neutra. In base a questi stimoli,normalmente ci vestiamo,ci scopriamo,accendiamo un ventilatore, azionamo il condizionatore oppure l'impianto di riscaldamento oppure semplicemente ci lamentiamo perchè non siamo in grado di interagire con nessuno di questi mezzi correttivi artificiali in funzione della ns. mutata condizione di sensazione termica. Ecco così chiamati in causa i parametri che influiscono sul benessere ambientale fisiologico,quali la temperatura dell'aria in ambiente, la velocità dell'aria che ha l'effetto di facilitare l'evaporazione del sudore ed il relativo raffreddamento del corpo, il fattore di ricopertura dovuto agli abiti ed alla loro resistenza termica l'umidità relativa ambiente che ostacola i processi evaporativi,il livello di attività metabolica che obbliga il corpo umano a cessioni oppure a ritenzioni di certe quantità di calore. Oltre a questi che sono i più importanti,ce ne sono una infinità di molti altri quali la superficie corporea,la quantità di calore trasmesso per irraggiamento verso le superfici più fredde o accumulato per irraggiamento da quelle più calde. Il benessere fisiologico si realizza sostanzialmente quando la quantità di calore prodotta dal metabolismo corporeo uguaglia la quantità di calore ceduta all'ambiente. Anche l automobile scambia attraverso il radiatore una quantità di calore all esterno, per un buon funzionamento ha bisogno di mantenere una precisa temperatura interna che corrisponde agli 80 C di temperatura dell acqua. Come fa a mantenerla costante al variare della velocità,della temperatura dell aria esterna in estate ed in inverno,delle salite e delle discese? Semplice, c è una pompa che mette in circolazione l acqua glicolata nel radiatore ed una valvola tarata ad 80 C,che automaticamente strozza il circuito idraulico, creando una perdita di carico. Tanto più aumenta il numero di giri, tanto più aumenta la portata dell acqua al radiatore (la pompa è collegata all albero motore) ; ma siccome la temperatura e la portata dell aria esterna sono due variabili, la valvola termostatica apre e chiude il circuito in modo da fissare una precisa temperatura interna al motore. Passa più o meno fluido nell unità di tempo in funzione del variare della temperatura dell acqua. Viva i termotecnici! E come fa il corpo umano a mantenere costante la temperatura superficiale a 36 anche lui a dispetto delle salite, delle discese, della temperatura dell aria esterna sia in estate che in inverno? 10

11 Semplice,fa come l automobile. Incrementa o diminuisce il battito cardiaco in funzione degli sforzi meccanici (attività metabolica), e chiude e apre vene e capillari. Attua cioè meccanismi vasodilatatori e vasoconstrittori in funzione del variare temperatura superficiale rilevata dalla pelle. Fa passare più o meno sangue nell unità di tempo. Viva il buon Dio! Il sangue è il fluido termovettore come l acqua glicolata ; il cuore è la pompa, i vasi sanguigni sono i tubi e la valvola insieme, la pelle è il nostro radiatore,i nervi le nostre sonde,l'ipotalamo la nostra centralina elettronica, non ci manca nulla. Oltre alla pelle, gran parte dello scambio termico naturalmente si estrinseca all interno dell apparato respiratorio.lì si scambiano ossigeno ed anidride carbonica: volete che non si scambi anche del calore? A gennaio quando fa freddo e respirando si butta fuori tutto quel nuvolone, è tutto calore latente che se ne và, naturalmente oltre al calore di natura sensibile. Ora non è il mio mestiere quindi vò per ipotesi: la sparo grossa: Ma il sangue non porta a spasso anche gli anticorpi?? In caso di vasocostrizione dovuta al freddo, meno sangue, a giro, meno anticorpi. Tra le varie incursioni in internet a proposito delle mie ricerche ho trovato siti che parlano dell ipotermia e ne parlano solo dal punto di vista del pronto soccorso sia all alpino congelato, sia all etilista. Si sottolinea che quando il tasso di alcool nel sangue supera i 200mg/100 ml anche l etilista và in ipotermia. Anche qui la sparo grossa, che non è il mio mestiere : Ma non sarà mica che aumentando il tasso di alcool nel sangue si abbassa la viscosità cinematica ed il sangue diventa molto più fluido? L organismo attua i meccanismi di vasocostrizione, ma vista la fluidità del sangue non riesce a frenarlo, ed il sangue scorre, scambia calore anche se non è richiesto, e porta l etilista in ipotermia.oppure l'alcool stesso è un..."vasodilatatore"? A questo punto ci vorrebbe un medico che confermasse o che smentisse. C'entra la vasoconstrizione con l'infezione o nò? Io consultando il web non sono riuscito a stabilirlo, se qualcuno ha notizie in merito è pregato di farmelo sapere. A parte la vasocostrizione un'altra ipotesi possibile è che abbiamo a disposizione dal cibo una certa quantità di energia disponibile. Presumibilmente, se una certa quota di energia la cediamo involontariamente all'esterno sotto forma di calore, non l'abbiamo più a diposizione per difenderci dai microrganismi.il produrre gli anticorpi costerà energeticamente qualcosa oppure nò? Difatto comunque una mezza sicurezza ce l'ho:almeno io mi ammalo più d'inverno che d'estate. Può darsi che il virus dell'influenza per esempio sia presente anche nella stagione estiva, ma che non siamo noi uomini generalmente in condizioni di essere particolarmente ricettivi verso questo tipo di microrganismo. D'estate, visto il range delle temperature a cui possono essere sottoposti i canali di mandata e di ripresa dei sistemi di condizionamento,è più facile che si possa essere infettati da qualche batterio o muffa messa in condizione di riprodursi favorevolmente ad una temperatura prossima a quella del corpo umano. Devo dire però che questa ultima mi sembra più una condizione accidentale, che non cronica come quella dell'influenza. L'influenza, son sicuro, la prendiamo d'inverno. 11

12 Torniamo ai virus di internet Dunque per quanto mi è sembrato di capire, la meccanica infettiva almeno per le infezioni che colpiscono le vie aree all interno del corpo umano mi sembra essere questa: Il clima freddo comporta (??) una tendenza alla vasocostrinzione, Questo potrebbe comportare una tendenza a ridurre la portata del sangue e conseguentemente la portata degli anticorpi.(il condizionale è d'obbligo fino a chè non si fa vivo un medico che conferma o che smentisce) Il clima freddo inibisce l'azione delle ciglia delle cellule epiteliali delle vie aeree,riducendo localmente le capacità di difesa del sistema,inoltre prosciuga le mucose dell apparato respiratorio. L aria nelle vie aeree entra e si postriscalda umidificandosi, sottoraffreddandole. (Come mi succedeva nel tragitto da casa a scuola) La popolazione in generale per mantenere la temperatura corporea a 36 cerca riparo dal clima rigido esterno addensandosi nei luoghi chiusi e termicamente controllati. Nonostante le temperature estreme all esterno che provocano un decadimento della crescita dei microrganismi,è nei luoghi chiusi, confinati e termicamente controllati che si verificano i meccanismi infettivi sia per la vicinanza tra infettato ed infettante, sia per la ridotta efficienza da parte del sistema immunitario causato dal clima esterno. I microrganismi che riescono ad entrare negli ambienti confinati invece trovano condizioni che ne permettano la crescita e la proliferazione a dispetto delle condizioni esterne.all'interno,degli ambienti confinati, aumenta la concentrazione dei microrganismi. Finchè stai fuori, potresti avere meno anticorpi ma anche meno concentrazione di microrganismi nell'aria. Le due cose potrebbero così bilanciarsi. Quando esci ed entri di continuo (mi sono ammalato letterelalmente visitando una fiera in Germania i cui padiglioni erano separati da tratti scoperti in pieno inverno) il sistema immunitario mi sembra non ce la faccia ad adeguarsi. Come può un microrganismo entrare all interno del corpo umano? Se sei tutto graffiato,(ogni tanto anche mia moglie dice la sua) anche la pelle escoriata può essere una facile via di accesso, altrimenti la via più comoda per un microrganismo è l aria. Lo sarebbe anche il cibo,ma lo cuciniamo prima. Un veicolo con il quale l infezione si trasmette sono le famigerate gocce di Flugge. Altro veicolo è la polvere vagante nell aria, che essendo prevalentemente di natura organica ed altamente igroscopica, costituisce substrato di cultura per vari microrganismi, patogeni e non. (anche i microrganismi come tutti gli esseri viventi, hanno il loro corpo costituito da acqua all 85%) Il succo del discorso è questo: in un ambiente a temperatura variabile tra i 19 ed i 26 C ci viviamo meglio noi, ma ci vivono molto meglio di noi anche i nostri tradizionali nemici, i microrganismi. Diversamente da noi uomini, i microrganismi residenti non fanno tutto quell andirivieni tra il dentro ed il fuori dell edificio non si espongono alle intemperie, e nella lotta tra noi e loro è quindi più facile che loro si trovino spesso in condizioni migliori delle nostre. Quando ci si trovano, attaccano e vincono loro. E dentro gli edifici quindi che si devono mettere in atto le strategie per controllarli. La migliore strategia possibile è la pulizia e l igiene preventiva,lungo le autostrade o meglio strade obbligate che i microrganismi percorrono prima di immettersi all interno del corpo umano. 12

13 la Tenda di Lulae I miei genitori sono tornati or ora dalla Lapponia, hanno voluto passare là le vacanze natalizie. Come tutti fanno, sono tornati a casa con il solito filmino girato con la videocamera. All'arrivo a Lulae, una bella tenda di pelle di renna come un tepee dei pellerossa pronta per accogliere i turisti, e un bel falò nel mezzo alla tenda :fiamme alte 5 metri (almeno loro non sono preoccupati per il fuoco e la classe uno) Da una parte solo soletto, un pezzo di tubo appoggiato per terra. Per tutti è un pezzo di tubo, per mè è un diffusore d'aria a dislocamento. Ora a uno come mè gli viene da pensare: E' così densamente affollata la Lapponia? Quanti Co,VOC,CO2,SBS,ETS,BRI,batteri, muffe, alghe, virus e protozoi? Quanta polvere? Sono tutti ghiacci e foreste. Fuori si arriva anche a meno 50 C sotto zero. Che senso c'è ad installare un sistema di diffusione dell'aria a dislocamento? Perché sono così sensibili ai principi di bonifica ambientale al punto da installare quella cosa anche in una tenda?perché lo fanno naturalmente e senza pensarci troppo? Sono tutti matti??? La risposta mi sembra ovvia e semplice: Non è un caso che i sistemi a dislocamento siano nati, studiati ed applicati nel nord europa. Lì fa molto freddo e lì il sistema immunitario, per quanto la popolazione sia abituata a convivere con forti sbalzi di temperatura, ha delle difficoltà maggiori ad adeguarsi. In più stanno sempre rinchiusi all'interno degli spazi confinati di quanto non lo siano i mediterranei.quindi non hanno i microrganismi fuori, ma li producono dentro come noi ed in quantità uguale alla nostra.siccome non gli fanno compagnia, cercano di buttarli fuori il più possibile. Non sarebbe semplice imparare da loro? In Italia si parla però purtroppo solo del fumo, e purtroppo, facciamo fumo anche nel parlare del fumo. Al di là del fumo, comunque nocivo, ogni persona emette nel respirare e nel sudare qualche milione di batteri, funghi e virus. Quando molte persone convivono all'interno di uno spazio confinato e vi permangono per un periodo di tempo abbastanza lungo, sono soggette anche alla possibilità di mutuo contagio e infezione, ad opera delle gocce di flugge ;cioè microscopiche goccie trasmesse per starnuti colpi di tosse, evaporazione del sudore. Questo per esempio mi risulta essere il meccanismo infettivo del virus dell'influenza. Temo che se dovesse oggi ripresentarsi un nuovo virus geneticamente attrezzato e sconosciuto come fù a suo tempo quello della "spagnola" con la nuova e diversa concentrazione di persone nello spazio rispetto a tanti anni fà sarebbe una vera catastrofe ed una vera carneficina. Ai tempi della "spagnola" banalissima influenza, non c'erano le discoteche,le aule scolastiche densamente affollate,gli uffici multipiano, le nursery,i megaristoranti,gli aeroporti ed i centri commerciali ed il rapporto tra uomo e spazio occupato nell'ambiente confinato era molto diverso.quì a Firenze per esempio, c'erano degli appartamenti con i soffitti alti cinque metri, i serramenti non erano gli stessi di oggi, c'erano stufe e camini con prese di aria esterna. Malgrado tutto ciò, "la spagnola" ha lasciato il segno,circa ventimilioni di morti. Parrebbe quindi che oggi le possibilità di contagio, siano purtroppo moltiplicate, e l'acquisita sicurezza derivata dall'uso dei medicinali faccia abbassare la guardia un pò a tutti, forse anche ai medici. Per diluire la concentrazione anche dei microrganismi patogeni è opportuno che qualsiasi sistema di climatizzazione, si incarichi di prelevare aria esterna in quantità predeterminata e consigliata per occupante dipendentemente dall'attività svolta, e la immetta all'interno degli spazi confinati. Altri sistemi di filtrazione possono aiutare a mantenerla pulita ed in condizioni igienicamente accettabili ; tuttavia un minimo quantitativo di aria esterna deve essere trattata, dal momento che si deve diluire la concentrazione degli inquinanti biologici e non, all'interno degli ambienti. Oggi, con la nuova immigrazione, si rende anche possibile il ripresentarsi di malattie comunemente ritenute un tempo debellate e scomparse almeno quà in Italia come la TBC, che si trasmettono per via aerogena. 13

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15 Ora che abbiamo visto a che servono i sistemi a dislocamento,e quel che si dovrebbe in fare in teoria proviamo ad immaginarci una situazione esattamente contraria ed a riprodurre quello che avviene tutti i giorni in ogni dove e nella pratica corrente, e senza che nessuno si meravigli e si stravolga più di tanto, tranne il sottoscritto (magari è la solita fissa mia del prender freddo ). Mettiamo che è inverno e si và in un locale affollato.che ne sò,andiamo ad una bella riunione in sala conferenze con almeno una trentina di persone.nel mezzo alla sala ci si mette a sedere uno un pò ammalazzato che s'è beccato l'influenza. Capita ricorrentemente a tutti, non può capitare anche a lui???.allora con i puntini rossi vi ho segnato quelli che per eufemismo possiamo chiamare i suoi "inquinanti biologici " che caldi a 36 C vorrebbero salire in sù. Invece nulla da fare, trovano il getto degli anemostati che con l'induzione li buttano nuovamente in giù. Come se non bastasse gli anemostati sono magari quelli ad alta efficienza, quindi gli inquinanti vengono risucchiati e sparpagliati in ogni dove come le bocce del biliardo impazzite a giro per la sala senza trovar la buca. Come se non bastasse nemmeno questo, ecco la griglia di ripresa che li richiama tutti verso il basso.voi ora mi direte ce l'abbiamo messa tutta per far ammalare e contagiare anche gli altri ventinove che stanno lì? Nò non ce l'abbiamo messa tutta, perchè è un impianto di riscaldamento a convezione; tratta almeno cinque o sei volumi ora; e di aria esterna ci ha poco o nulla.non ce l'hai fatta a respirarti tutti i virus la prima volta?? Non c'è problema, ogni dieci minuti l'intero quantitativo d'aria infetta ti ripassa sotto il naso. Bè, siete convinti che abbiamo toccato il fondo??? Mannò, si può far di peggio.si prende un bel canale di mandata e di ripresa e si mette in collegamento la nostra sala riunioni con altre sale o su piani diversi oppure sullo stesso piano. A questo punto, ebbene sì, abbiamo toccato il fondo e di peggio non si può fare.si potrebbe far di peggio solo all aeroporto dove arrivano persone da aree a rischio portandosi a spasso invece dell influenza, la famosa TBC. Meno male che il buon Dio ci ha dato gli anticorpi buoni, meno male che i medici hanno anche il vaccino,ma di dare una mano a tutteddue usando solo il buon senso e tutto quello che l'industria mette a disposizione, non se ne parla proprio??? Abbiamo visto che lo scopo dei sistemi a dislocamento è quello della diluizione e dell'allontanamento dei contaminanti biologici e non ; dall'interno della zona occupata. In particolare, i sistemi di ventilazione a dislocamento hanno il compito di portare i contaminanti al di fuori della cosiddetta "Breathing Zone"la zona di respiro, e poi allontanarli attraverso l'espulsione. Bene o male,rappresentano la razionalizzazione di un atteggiamento tecnico verso il contagio aerogeno. E' un primo tentativo di preoccuparsi di dove naturalmente si indirizzano i..."contaminanti biologici", raggrupparli e separarli sfruttando la coesione delle correnti convettive ed ascendenti,portarli in una zona dove non si respirano più, e poi buttarli fuori.

16 L'epidemiologia: L'epidemiologia è quella branca della scienza medica che si avvale dell'uso della statistica, un esempio è l'individuazione del vibrione del colera, attraverso l'indagine statistica. Esempio : Indagine di John Snow nell epidemia inglese di colera degli anni Il dr. Snow esaminò i sintomi dell allora sconosciuta malattia, caratterizzata da diarrea profusa, e la sua distribuzione: egli osservò che nonostante quasi tutti i membri di una medesima abitazione ne risultassero colpiti, i medici e le infermiere che li visitavano rimanevano generalmente sani. Su questa base, egli ipotizzò che la malattia venisse trasmessa non per contatto diretto, bensì mediante l ingestione di acqua contaminata. Questa sua ipotesi subì aspre critiche da parte dei suoi contemporanei, i quali attribuivano alla cattiva aria la maggior parte delle malattie di quel tempo. Snow analizzò i tassi di mortalità e ne riportò l ubicazione su una cartina di Londra; in questo modo fu in grado di mostrare una stretta associazione tra il livello di colera di una zona della città e la compagnia che vi forniva l acqua. Individuata la pompa principalmente incriminata, ne rimosse la maniglia. Gli abitanti di questa zona di Londra si videro così costretti a camminare fino ad un altra pompa per rifornirsi di acqua. Da ciò derivò un brusco calo di mortalità e morbilità, confermando l ipotesi epidemiologica del dr. Snow. L'osservazione della cura e dell'attenzione con la quale i popoli nordici tendono a ventilare i loro spazi affollati mediante l'uso dei sistemi a dislocamento, potrebbe suggerire una indagine epidemiologica per verificare se molte delle "malattie aerogene" il cui meccanismo di infezione e contagio si innesca tramite la circolazione d'aria negli ambienti,non siano individuabili tramite statistica. Mentre ad un medico potrebbe sfuggire una correlazione tra diversi sistemi di riscaldamento o climatizzazione e malattia, questa potrebbe non sfuggire al termotecnico. Và detto che l'influenza, dipendentemente dai vari tipi di Virus, la si può trasmettere anche per contatto diretto tra le mani che magari poi si portano agli occhi alla bocca ed al naso,quindi alle vie respiratorie. Non è comunque la sola influenza il tipo di malattia che si trasmette per via aerogena. Ci sono per esempio le malattie esantematiche, i pollini che causano allergia, gli acari che vivono sulla polvere, la TBC, la difterite,la meningite cerebrospinale endemica,la parotite epidemica,la pertosse,il raffreddore,la sinusite,le varie faringiti,laringiti,bronchiti,polmoniti congiuntiviti. Ci sono inoltre le infezioni da ferita aperta, negli ambulatori dove si fanno le analisi del sangue,dove si fanno le operazioni di dialisi,dove vengono generalmente usati cateteri e mezzi invasivi, bisognerebbe usare comunque dei mezzi di diffusione dell'aria che evitino per quanto possibile di disseminare microrganismi a giro. Per semplificare e per scherzare e per impressionare un pò, dico che tutta 'stà roba che vola per l'aria senza che a nessuno venga il coraggio di chiedergli qualcosa e si prenda la curiosità di vedere in dove và, ha causato direttamente o indirettamente infezioni di sola influenza nel 2000, più tutto il resto. Penso che valga la pena almeno ragionarci sopra un minimo e capire se nel ventilare un ambiente possiamo prendere qualche precauzione. Ovviamente non possiamo vivere in camera sterile, questo d'accordo. Ma il ragionamento seguito sino ad ora è che non potendo vivere in camera sterile è stupido interessarsi dove vanno a finire i microrganismi che respiriamo e mutualmente ci scambiamo. Questo è un po come dire che visto che non potendo ipotizzare di non avere mai un incidente d'auto, ci è lecito prendere l'autostrada contro mano e vada come vada. Un minimo di attenzione e di regola sociale, probabilmente aiuta tutti. Un minimo di attenzione in questo caso, anche se auspicabile, non è che la si possa pretendere ovunque.però almeno dove molte persone convivono gomito a gomito per un periodo di tempo abbastanza lungo e dove possono originarsi fenomeni di mutua infezione, per esempio sul posto di lavoro,o a scuola. Anche dove la gente notoriamente stà in condizioni di salute non proprio ottimali. Dal medico, nell'ambulatorio, dal dentista,all'ospedale. Quando parliamo della camera sterile chirurgica,è un po come se parlassimo della Rolls Royce. Da questa al nulla,o al caso, c'è molto probabilmente qualcosa che stà in mezzo e che può far comodo :monopattino, pattini, bicicletta, motorino, automobili nelle varie classi. Proviamo ad occuparci un minimo della contaminazione biologica ambientale,usando solo il buon senso.se questo nuovo interesse funzionasse potremmo intervenire sul meccanismo del mutuo contagio.forse potremmo contribuire ad aiutare i nostri dr Snow, nel dare un piccolo giro alla maniglia. 15

17 Le gocce di Flugge Le gocce di flugge sono delle piccole gocce di saliva, di sudore, di acqua e materiale biologico che vengono liberate nell aria per nebulizzazione a seguito di starnuti, colpi di tosse, sudore etc. Il signor Flugge è un signore che si è dedicato allo studio della contaminazione particellare atomica.questo binomio dovrebbe anche far capire quanto siano piccole queste goccie e quanto sia difficile filtrarle singolarmente. Però, essendo così piccole da permanere in sospensione nell'aria,è possibile ipotizzare che dove và la corrente d'aria, vanno anche loro.quindi si può anche espellere un po d'aria, e cercare di buttarle fuori il più possibile, che ce le teniamo a fare? Ci fanno compagnia? Essendo composte essenzialmente da acqua e materiale organico, sono l ambiente ideale ed il veicolo ideale attraverso il quale i microrganismi patogeni possono sopravvivere ed infettare. Queste gocce di Flugge mi ricorrono a giorni alterni, tanto che me le ritrovo sempre tra i piedi. Vò in biblioteca,e mi cade per terra un trattato di microbiologia clinica. O non mi si apre per l appunto su un capitolo dedicato a queste benedette gocce? Lì c è scritto che sono tra le principali responsabili delle infezioni alle vie aree che nel complesso affliggono sino al 40% della popolazione ospedaliera. Dicono inoltre che i microrganismi patogeni contenuti in queste gocce,vagando in un ambiente relativamente circoscritto come può essere un ambulatorio od un ospedale, finiscono prima o poi trasportate a contatto con gli agenti sterilizzanti o con i medicinali. Come tutto ciò che si riproduce molto velocemente (si può prendere esempio anche dai topi) in poche generazioni i microrganismi imparano a corazzarsi geneticamente contro gli sterilizzanti e gli antibiotici incontrati dai genitori. Il risultato è una continua lotta tra uomo e microrganismi per trovare antibiotici ed anche antivirali che mantengano la loro efficacia contro batteri virus e microrganismi sempre nuovi. Vabbè, lasciamo perdere che non è il mio settore. Esco dalla biblioteca e passo dal dentista: E amico mio ed è medico chirurgo. Abbiamo fissato un appuntamento per la pulizia dei denti. Mi sdraio sulla sedia. Altro che gocce di Flugge: un nubifragio,un nebbione, schizzi di qua e getti di là. Mi spiega che son tutti batteri e microrganismi che avevo in bocca. Esco io e ne entrano altri due a far la stessa cosa. Buon per loro che io stò bene e bene anche per il mio amico chirurgo. Chissà come stava però quello che è entrato dal dentista prima di mè. Speriamo tanto che fosse abbastanza in salute anche lui. Non mi azzardo a chiedere al mio amico dentista se per caso potesse fargli comodo un sistema di ventilazione e di estrazione di tutto quel nebbione. E se mi si arrabbia come il neurologo? Ma lo saprà di queste goccioline?sono combattuto. Entro in ufficio accendo il computer, vò sul sito lì parlano di aria che è il mio settore, mica la medicina. Eccoci un altra volta con questa legionella.ennesimo articolo. Sono vent anni che ci martirizzano sulle riviste di settore con questa bestia qua. Chi l ha mai vista? O non era un batterio tutto a stelle e strisce? Abbiamo importato anche quello? Apro l articolo linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi edito dalla CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO. Ueilà, questa è la regina delle gocce di Flugge. Tè pensa: vive nell acqua,si replica nelle amebe,e arriva sino ai polmoni trasportata dall acqua nebulizzata nell aria. E anche un batterio mobile. Ha le cilia anche lei e scorrazza, saltellando di qua e di là. Dicono qui che rappresenta il 20-30% delle infezioni nosocomiali totali. 16

18 .Dagli all untore Mentre scrivo di queste fesserie,dalle reminescenze scolastiche, la mente mi corre al Manzoni,alla peste a Milano, a Renzo, ed il famoso assalto al forno delle grucce. Mi sembra di aver letto da qualche parte,che l uomo si è liberato dalla peste bubbonica e dall yersinia pestis quando ha realizzato una rivoluzione culturale ed ha imparato a costruire le fosse biologiche e le fogne, lasciando nelle fogne i ratti. Poi ha anche imparato ad andare a letto col pigiama svestendosi e lasciando morire così le pulci,che succhiano il sangue sia dai ratti sia dall uomo, trasmettendo il microrganismo. Quindi se le cose stanno così, non è stato un medicinale,oppure un vaccino, ma una rivoluzione culturale che ha permesso di risolvere il problema. Magari sarà stata una rivoluzione culturale suggerita dai medici dell'epoca, non lo so. Ma se noi termotecnici ci convincessimo oggi di tentare a lasciare da qualche parte anche queste benedette gocce di flugge? Diciamo che le fogne hanno sconfitto la peste. Se uscisse fuori uno al giorno d'oggi che dicesse in piena epidemia di peste bubbonica che si potrebbe cominciare a costruir le fogne, scoppierebbe un vero parapiglia ed un vero pandemonio. Via tutti di corsa a vedere se è un costruttore di fogne di destra o di sinistra,se la costruzione delle fogne sarebbe attinente alla posizione ufficiale della medicina,ne verrebbe fuori un caso nazionale, e come successe al buon Renzo,il costruttore di fogne e magari anche quello di pigiami verrebbero arrestati addirittura come untori colpevoli di essersi espressi in pubblico. Ed il conflitto di interesse? Non credo comunque che quando l'uomo si è deciso a costruire le fogne, lo abbia fatto con dati precisi, certi e con i calcoli matematici e statistici alla mano, e facendo un censimento in tempo reale dei ratti e delle pulci e dei pigiami. Sono state quelle intuizioni e quelle immediate repulsioni socialmente condivise per tutto quello che è sporco, si vede, e puzza. Proviamo ad immaginare di fare altrettanto con quei rifiuti prodotti dall'uomo, e dispersi nell'aria. Putroppo non si vedono ma ci sono, e ci accorgiamo che puzzano soltanto quando si mangia "pesante",o quando si stà male. Pensiamo come potrebbe essere un untore moderno: Io entrerei zitto zitto in un bel supermercato. Mi assicurerei che l impianto di condizionamento e di ventilazione fosse in funzione. Due colpettini di tosse, quattro starnuti e sarebbe cosa fatta. Milioni di batteri e gocce di flugge sparpagliati a giro. Un po sugli scaffali,un po sugli alimenti,un po sulle persone, ma soprattutto nelle unità di termoventilazione,sui filtri,nei canali di ripresa e di mandata dell aria,. Là, cosa fatta, praticamente senza nessun ostacolo. Gocce di flugge a vita anche per i pronipoti. Se il medico avesse insegnato all architetto qualcosa sulla correlazione caldo-freddo-malattia, il buon architetto avrebbe lasciato a piano terra un locale di servizio molto vicino al locali vendita dove sistemare l unità di trattamento ed i sistemi di filtrazione dell aria. I tratti di collegamento aeraulico sarebbero così i più corti ed i più ispezionabili possibile. Passerebbe così ogni tanto anche un furgoncino con l impiantista a bordo che potrebbe togliere i filtri vecchi sostituendoli con quelli nuovi, ripulendo i canali di mandata e di ripresa, ripulendo inoltre gli anemostati,le batterie di scambio termico. Alla unità di trattamento aria, si potrebbe far fare anche un ciclo di pastorizzazione come si fa per il latte: La potremmo riscaldare su a 100 gradi e poi la potremmo raffreddare in volata. Zacchete gocce di flugge e batteri tutti belli secchi e stecchiti. Ma le cose non stanno mai così. Dove sono ubicate le unità di trattamento aria? Naturalmente sui tetti, ci piove dentro spesso e volentieri e per ispezionarle ci vuole l elicottero. Il problema poi è che non solo al supermercato le cose stanno così. Le cose stanno così anche dove ci sono particolari condizioni di rischio, negli ospedali e specialmente in pneumologia. All asilo dove si passano per via aerea le malattie esantematiche, a scuola,e sul posto di lavoro. Quindi ci si becca l infezione in questi posti, e poi la si porta a casa. Evvia andare. L untore può essere contento. Che ci vuole? Basta poco. 17

19 Il Virus ci costa A parte gli scherzi,gli untori intenzionali non ci sono mai stati, ma il meccanismo infettivo aerogeno avviene più o meno così e siamo tutti degli untori, più o meno consapevoli, e più o meno negligenti. Non sono più mortali, ma faringiti, bronchiti, influenze, malattie esantematiche si prendono ancora, ed un costo sociale in termine di ricoveri, assenze dal lavoro,preoccupazioni e medicinali ce l hanno. Per non parlare poi delle malattie di tipo allergico ai vari acari, pollini, etc che sono in aumento statistico. Mi piacerebbe avere dal ministero della sanità una indicazione del costo per la collettività di questo tipo di malattie. Su C è scritto che le malattie che derivano dalle infezioni aerogene costituiscono il 10% della spesa sostenuta per l assistenza sanitaria negli Stati Uniti. E se parte di questi costi potessero essere convertiti in posti di lavoro nei settori che riguardano sia la realizzazione, la manutenzione dei sistemi di climatizzazione, sia di trasporto,di distribuzione, di filtrazione di monitoraggio dell aria,e dei relativi consumi energetici? In poche parole, non sarebbe meglio crearsi dei posti di lavoro in questi settori ed investire in prevenzione invece che spendere per la cura di queste malattie? I buoni impianti di climatizzazione, costano molto.nessuno li acquista se non sono correlati culturalmente al tema salute. Un po è colpa anche di quel senso di imbarazzo di cui parlavo prima a proposito delle varie categorie che non si preoccupano granchè della correlazione freddo caldo-aria -infezione. D altra parte la colpa è dovuta anche al fatto che manca ancora una visione unitaria e sociale del problema che trovi uniti tecnici, medici,e politici.giusta la rottamazione delle auto, perchè non proporne una per i vecchi impianti di riscaldamento? La salute pubblica,è gestita interamente dai politici che generalmente avendo passato la vita a fare politica, si fanno consigliare in questo campo giustamente poi solo dai medici. Nel settore della climatizzazione molti investimenti non vengono fatti, proprio perché quantunque esista una correlazione evidente e banalmente individuabile tra clima e salute, i medici che di solito gestiscono la salute tendono a non occuparsi del clima, ed i termotecnici che tendono ad occuparsi del clima non si occupano della salute. E abbastanza naturale questo. I medici per studi fatti e per cultura propria, non possono essere esperti di batterie di scambio termico filtri, ventilatori,freon ammoniaca,compressori e condensatori, torri evaporative. Come noi termotecnici ovviamente non potremmo essere esperti di medicina e di come funziona il corpo umano, degli anticorpi,delle immunoglobuline,delle arterie, vene e capillari. Esiste quindi, una specie di terra di nessuno di cui nessuno 18

20 Il bimbo "Pestifero " A proposito di bimbi e di scuola,vorrei su questo spendere due parole in più:ogni tanto vedo mio fratello e sua moglie che sono "ammalazzati" con le varie influenze che la bimba (mia nipote) si porta a casa dall'asilo. Metti una ventina di questi "frugoletti" a correre, a saltare e sudare in una stanza tutta bella chiusa di inverno perché ad aprir le finestre si prendon le ventate fredde. Dal rapporto Istisan sull'influenza vedo appunto che i bimbi sono quelli più colpiti,insieme agli anziani. Preoccupato della cosa, ho postato così su sito di medici e medicina: Argomento: Influenza ed infezioni alle vie respiratorie... ANDREA inviato il 02/01/ Ho letto che la banalissima e comune influenza è ancora la più diffusa causa di mortalità e morbilità del mondo (istisan 99).I costi sociali sono alti anche in Italia.Oltre a spendere per curarsi (posso inviare rapporto istisan sul numero dei contagi comunque scaricabile in rete)non si potrebbe spendere per la prevenzione e curare i sistemi di ventilazione che spandono virus e batteri all'interno degli spazi confinati?? Quanta aria esterna tocca procapite ad un bimbo a scuola? e all'asilo???se uno entra con l'influenza,non l'appiccica a tutti senza un adeguato sistema di diluizione? I mezzi di prevenzione esistono,mettiamoli in atto. Campagna di sensibilizzazione offerta da Blowtex risposta ad andrea argomento influenza il 30/01/ Quello che hai detto è del tutto vero. so per esperienza che è cosa comune mandare i bambini a scuola anche se non stanno bene e presentano già qualche linea di febbre. la famiglia fa così forse sperando che migliorino miracolosamente e perchè tutti sono impegnati e un bambino a casa è solo un fastidio, non si rendono conto che in questo modo fanno del male non solo al proprio figlio ma contagiano anche i figli degli altri e aiutano il propagarsi del virus. Mi chiedo a questo punto se non sia particolarmente utile introdurre un qualsiasi particolare provvedimento destinato a migliorare le condizioni di abitabilità all'interno di questi ambienti. Da un punto di vista strettamente epidemiologico, questi particolari ambienti mi sembrano essere veramente tra quelli più a rischio di infezione e trasmissione; molto più di una sala operatoria. Non voglio fare il menagramo, ed evocare cose strane, e non voglio "portar tigna".ma il ragionamento porta susseguente ragionamento.prendete il tutto per un contributo di tipo positivo, se mi sbaglio mi scuso, può darsi che io sia troppo sensibile su queste questioni,siamo in epoca di mucca pazza ; sicuramente non ho la competenza necessaria per fare certe constatazioni. Però osservo che c'è un esercito di medici impegnati nel controllo e nella segnalazione dei casi di influenza in Europa, e c'è l'organizzazione Mondiale della Sanità che sovrintende giustamente a registrare questi dati. Sono giustamente preoccupati ed ansiosi per possibili mutazioni genetiche impreviste da parte dei virus. Non so se un buon impianto di ventilazione possa aiutare a ridurre il possibile problema, io pongo solo l'interrogativo. Mi chiedo se non sarebbe opportuno consigliare alla popolazione di ventilare in maniera adeguata chi permane all'interno di questi ambienti,usando magari i sistemi a dislocamento; solo che si sapesse in giro che cosa sono e a che servono?? 19

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