SEMINARIO COSTRUIRE INSIEME I PERCORSI DELL AFFIDO FAMILIARE 13 FEBBRAIO 2009

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1 SEMINARIO COSTRUIRE INSIEME I PERCORSI DELL AFFIDO FAMILIARE 13 FEBBRAIO 2009 Laura D Urbino, Giudice Tribunale per i Minorenni di Brescia. Non ho preparato un intervento organico perché su questo argomento mi sono espressa più volte e avevo il timore di ripetermi o di annoiare. Voglio però rispondere e dare soddisfazione alle domande che mi sono state fatte. Il signor Castellazzi, genitore, al di là delle sue premesse particolarmente utili, ha colto con intelligenza i punti critici dell attuale situazione degli affidi, portando in luce anche delle lacune del tribunale e merita senz altro una risposta immediata. L affido può essere disposto o dal tribunale per i minorenni o dal servizio sociale. Quest ultimo lo dispone quando c è il consenso dei genitori naturali e degli esercenti alla potestà. L affido viene poi reso esecutivo dal giudice tutelare.in caso contrario l affido eterofamiliare è disposto dal giudice su segnalazione del servizio sociale e a seguito di domanda del Pubblico Ministero minorile. Nel caso di affido consensuale, che è disposto dal servizio sociale territoriale e reso esecutivo dal giudice tutelare, la competenza per un eventuale proroga, dopo il primo biennio, diventa competenza per il tribunale per i minorenni. Analizziamo ora l affido disposto dal tribunale per i minorenni. La legge del 2001, che ha innovato sulla 184 del 1983, prevede che il servizio sociale, prima di segnalare il caso al tribunale per i minorenni, debba attivare tutta una serie di interventi di sostegno nei confronti della famiglia di origine. Solo nel momento in cui questi interventi di sostegno falliscono o comunque non abbiano sortito risultati soddisfacenti, il caso deve essere segnalato al Tribunale per i minorenni. Quindi il pubblico ministero ci chiede l apertura di un fascicolo a tutela di quel minore e allegato a quel ricorso del Pubblico Ministero c è una relazione del servizio sociale. Se in questa relazione il tribunale non legge che è già stato tentato il servizio ADM, il sostegno psicologico, etc., dispone, con un primo decreto, che il servizio sociale attivi quegli interventi nuovamente di sostegno, di supporto per evitare l allontanamento del bambino dalla famiglia di origine. In genere, dopo alcuni mesi, il servizio segnala i nuovi tentativi effettuati: aumento del carico ore del servizio ADM, sostegno e presa in carico dei genitori, etc Se non si sono ottenuti risultati, i servizi dichiareranno opportuno l affido eterofamiliare. La famiglia affidataria, a questo punto, è scelta dal servizio sociale. Il tribunale, quindi, affida il minore al servizio sociale territoriale perché lo collochi in una famiglia affidataria; in seguito chiede al servizio sociale stesso di riferire il 1

2 nominativo, l indirizzo della famiglia affidataria, quindi l esecuzione di quel decreto. Quando il tribunale riceve questa comunicazione dovrebbe convocare i genitori affidatari e l esercente la potestà, di solito detenuta dai genitori naturali, il minore, se ha compiuto dodici anni, anche se in genere si tratta di minori più piccoli, e, all esito di questa udienza, emanare un nuovo decreto di affido nominativo alla famiglia affidataria. All auspicio del sig. Castellazzi: Ci sono delle esperienze positive in cui siamo sentiti? rispondo che non sono esperienze positive, il tribunale deve sentire gli affidatari, e devo aggiungere anche che, per questioni organizzative del tribunale, su cui non starò ad addentrami, mi è capitato di vedere bambini che restano nella situazione di cui al primo decreto citato, cioè affidati al servizio sociale per idoneo collocamento, per un errore del tribunale, non per altre ragioni, visto che all affido nominativo si deve arrivare. Noi giudici togati abbiamo ereditato centinaia di situazioni in cui si vedono questi bambini, da anni e anni, affidati al servizio sociale per idoneo collocamento, agli atti ci sono le relazioni dei servizi e il fascicolo giace in archivio da anni. In questo caso rispondo di farsi sentire, servizi o famiglie affidatarie, che non lo sono per legge in quanto manca l affido nominativo. Questa situazione è una lacuna da segnalare. Non è solo un formalismo. La famiglia affidataria con decreto nominativo ha, per legge, la potestà sul minore per quanto riguarda le questioni di ordinaria amministrazione: possibilità di avere contatti con la scuola e con il medico di base, per le questioni ordinarie. È quindi importante che la famiglia affidataria abbia in mano questo provvedimento del tribunale, che è una legittimazione anche nei confronti dell esterno. Lo stesso vale per quanto riguarda la proroga d affido. Scaduto il primo biennio, sia nel caso di un affido che in origine era disposto dal servizio sociale e dal giudice tutelare, in un affido consensuale, sia nel caso di proroga di un affido originariamente disposto da noi, per ottenere legittimamente una proroga, il tribunale deve convocare nuovamente gli affidatari, i genitori esercenti la potestà o il tutore, e il minore se ha compiuto dodici anni. Come mi è stato recentemente segnalato dall Assessore del Comune di Bergamo alle Politiche Sociali, ci sono stati casi in cui si è arrivati alle proroghe degli affidi senza sentire gli affidatari. Questo è un errore da segnalare perché è un diritto degli affidatari essere sentiti sia prima del decreto di affido nominativo sia prima delle proroghe. Di regola gli affidatari dovrebbero essere convocati dal tribunale ogni due anni. Punto critico sono i tempi decisionali, il tribunale è infatti oberato di lavoro. Dispone di sei giudici togati che operano su mezza Lombardia, tra questi, la sottoscritta. Abbiamo competenze civili e 2

3 penali, i tempi si protraggono per una mera questione organizzativa. A mio avviso il punto delicato è che spesso scade l affido biennale e non riusciamo a emettere un decreto di proroga entro il termine di scadenza, questo, però, non deve creare ansia: tecnicamente il fascicolo viene chiuso quando si dispone l affido del minore per anni 2 alla famiglia e si chiede al servizio sociale di riferire ogni sei mesi, quando però arriva la penultima relazione, quindi mancano sei mesi alla scadenza, il fascicolo viene riaperto. Quindi l istruttoria per la proroga è in corso, e anche se non arriva nei tempi il decreto di proroga, il bambino rimane nella famiglia fino a un diverso provvedimento del tribunale. Per quanto riguarda il nodo della recuperabilità: si può guarire dall incapacità di essere genitori? È evidente che se un genitore sostenuto dal servizio sociale per lungo tempo, poi privato per due anni del bambino, ancora non mostra miglioramenti, i dubbi sulla difficoltà di guarire possono venire. Avevo evidenziato in precedenti interventi, fin dai tempi della legge del 2001, che c è una evidente lacuna legislativa. Il legislatore non ha disciplinato, a mio avviso, quei casi d affido che sono la maggioranza. Siamo tutti genitori dotati di normale intelligenza, e non è difficile comprendere che se si arriva, dopo il fallimento di tutta una serie di interventi, a disporre l affido per il bambino, siamo di fronte a casi di difficile recupero. Il legislatore che indica l affido come un provvedimento temporaneo di due anni, che solo eccezionalmente può essere prolungato, evidentemente, non conosce la realtà. Di fatto quasi tutti gli affidi vengono prolungati. Quando ci si rende conto che la famiglia d origine non sarà mai adeguata, oppure che nel tempo ha raggiunto un livello sufficiente di adeguatezza, ma il minore non ci vuole più tornare perché sta bene nella famiglia affidataria che offre un altro ambiente culturale, diverse e migliori opportunità e sensibilità, è bene che subentri l adozione mite, che consente di dare una veste giuridica adeguata a queste situazioni. Mi sento di segnalare che la famiglia affidataria si trova a questo punto in una situazione delicata. Essa dovrebbe essere formata alla temporaneità, essere consapevole che il bambino rimarrà lì per due anni e che avrà contatti con la famiglia di origine, perché così vuole il legislatore. Ma a un certo punto si dice a questi genitori che abbiamo cambiato idea. Viene detto loro che il bambino diverrà figlio loro, assumerà il loro cognome e i loro diritti ereditari, etc Stiamo pronunciando un numero significativo di adozioni miti, mentre il legislatore ha previsto questa istituzione come un istituto eccezionale e che dovrebbe maturare nel tempo. In realtà, in camera di consiglio, quando si discute circa il provvedimento da adottare, spesso sofferto, e disponiamo un affido del minore al servizio sociale perché lo collochi a una famiglia affidataria, 3

4 sappiamo benissimo che quell affido diventerà adozione mite. Io suggerisco ai servizi sociali di cercare una famiglia disponibile a diventare famiglia adottiva, se intravediamo questa situazione sin dall inizio, la segnaliamo. Queste sono scelte fatte rispetto a bambini, in genere piccoli, in cui ci si pone il dilemma: adozione legittimante o affido? Sono scelte in cui si decide della vita di un bambino ed è difficile prevedere il futuro, anche perché non sempre sono situazioni urgenti o, per diverse ragioni, è mancato un giusto approfondimento. Credo che la soluzione dell affido sia una soluzione umana e più sicura rispetto all adozione legittimante. Quest ultima provoca, nella maggior parte dei casi, l impugnazione da parte della famiglia naturale e il rischio concreto della riforma del provvedimento da parte della corte d appello a distanza di anni. Ho dei casi di bambini che ho dichiarato in stato di adottabilità e, a distanza di anni, la corte di appello mi ha riformato. I bambini sono dovuti rientrare nella famiglia di origine con conseguenze immaginabili: sono bambini rovinati. Con l adozione mite non si provoca la reazione della famiglia di origine, non ho visto mai impugnare un adozione mite, e si dà una stabilità e una garanzia sia alla famiglia sia al minore. È un istituto di cui caldeggio l applicazione. Nel primo intervento, quello sull adozione mite, si è parlato di chiusura del caso, di quando si pronuncia l adozione mite. Una volta pronunciata l adozione mite, per il tribunale, il caso è chiuso. Per la famiglia questo può rappresentare un problema, perché finché la famiglia è affidataria, ha tutta una serie di sostegni; con la sentenza di adozione mite, il bambino affidato diventa un figlio a tutti gli effetti e il tribunale non dispone più supporti. Ci si può eventualmente rivolgere spontaneamente ai servizi, se essi sono disponibili, ma il tribunale non emette più sentenze che aiutino la famiglia. Il problema che può nascere, oltre al fatto che il bambino può dare dei problemi, è nella gestione dei rapporti con la famiglia di origine che devono essere mantenuti. Le famiglie si trovano sole nel regolamentare tali rapporti, ma deve essere tenuto presente che il bambino è figlio della famiglia adottiva a tutti gli effetti, anche se porta il doppio cognome. È questa famiglia che decide nell esercizio della potestà, quando, se, come e dove, fare incontrare il bambino con i genitori naturali. Per questo possono consultarsi con i servizi sociali, ma non dipendono dalle decisioni dei servizi, la potestà è esclusivamente in capo alla famiglia adottiva. C è la possibilità residuale che il tribunale intervenga ancora nel momento in cui la famiglia adottiva non fa incontrare il bambino con i genitori biologici, o comunque sorgono dei contrasti su questo punto; la famiglia naturale può rivolgersi al tribunale dei minorenni perché disciplini i rapporti. Io non ho mai visto casi del genere. Per ora è una possibilità in astratto, anche perché in genere si arriva all adozione mite in situazioni 4

5 di assoluto disinteresse dei genitori naturali verso il figlio, e si accontentano spesso di due visite l anno, sapendo così di non aver perso il bambino. Volevo cogliere uno spunto di riflessione sull intervento del Dott. Nicoli che ha parlato della diagnosi di irrecuperabilità. È una problematica profonda e importante, che però, sollevata nell incontro di oggi, è esemplificativa della schizofrenia della legge: la legge prevede che l affido sia un istituto temporaneo, e quindi postula che la famiglia di origine sia sempre recuperabile, mentre si deve rispondere a diagnosi di irrecuperabilità che, ad essere rigorosi, non dovrebbe portare a un affido, ma ad un adozione legittimante. Direi che su questo dobbiamo riflettere. Questo è un tema che evidenzia l enorme discrasia tra la realtà che gli operatori devono affrontare tutti i giorni e un dettato normativo senz altro lacunoso da questo punto di vista. Concludo trattando il nodo della consulenza legale che per i servizi sociali è quanto mai opportuna. Oggi, infatti, è obbligatorio per tutte le parti del procedimento minorile andare in tribunale assistiti da un avvocato. Nell interpretazione del tribunale per i minorenni di Brescia, noi non lo riteniamo obbligatorio per i procedimenti di affido né per la famiglia affidataria né per quella naturale. Pur essendo entrata in vigore nel 2007 una legge che impone a tutte le parti del procedimento minorile l assistenza di un difensore, noi non lo richiediamo nei procedimenti volti all affido eterofamiliare e devo dire che da un punto di vista statistico sono poche le famiglie di origine che si avvalgono del difensore. È importante invece che ci sia un servizio di consulenza legale presso i servizi sociali per i problemi che possono essere creati dagli avvocati delle famiglie naturali. Da ultimo, la collaborazione fra tutte le persone preposte è importantissima, ma sottolineo una difficoltà del tribunale, perché ricordo che quando sono arrivata conoscevo tutti i miei casi in modo perfetto, erano pochi e mi sentivo telefonicamente con i servizi, ora siamo talmente oberati che non solo non a riusciamo rispondere al telefono se ci chiamano, ma anche se riuscissimo, non sapremmo di cosa stanno parlando i nostri interlocutori perché non conosciamo più i casi che ci sono stati assegnati essendo ormai svariate centinaia per giudice. Questo è un grave problema, e vi chiedo quindi di scrivere anziché telefonare, perché tutte le relazioni vengono lette attentamente. Versione non rivista dall autore 5

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