IL RITARDO MENTALE PROF. ADRIO SAVINI
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- Gustavo Baroni
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1 IL RITARDO MENTALE PROF. ADRIO SAVINI
2 1) - Cos è il disagio psichico? - Cos è l handicap? E importante condividere la stessa definizione
3 HANDICAP Definizione dell O.M.S.: Parlando di salute, per handicap si intende lo svantaggio che, ad un dato individuo, deriva da un danno o da una incapacità che limitano o impediscono lo svolgimento di un ruolo considerato normale (a seconda dell età, del sesso, di fattori sociali e culturali) per quell individuo.
4 . Quindi l handicap non è una malattia, ma il risultato di un danno organico o funzionale che determina una disabilità che provoca uno svantaggio nei rapporti tra individuo e società, una discordanza tra capacità o performance e aspettative sociali. Un handicap può essere relativo alle competenze di: Orientarsi nell ambiente e rispondere ai suoi stimoli; Essere indipendenti per i bisogni fisici (alimentazione, igiene personale, etc.); Spostarsi finalisticamente nel proprio ambiente; Occupare il tempo in modo conforme all età, compreso lo svolgimento di una occupazione e l esercizio di attività ludiche e ricreative; Partecipare e mantenere relazioni sociali; Sostenere la propria attività ed indipendenza socio-economica;
5 Definizione del termine disagio Nonostante il termine disagio sia largamente in uso nel linguaggio corrente, la ricerca sistematica di tale voce su svariati Dizionari ed Enciclopedie della Lingua Italiana, si è rivelata spesso infruttuosa.
6 Tra le poche definizioni reperibili del termine disagio citiamo quella presente nel Grande Dizionario della lingua italiana Garzanti: - Mancanza di agi e di comodità; condizione di vita particolarmente stentata o infelice, situazione incomoda e spiacevole. - Sofferenza, patimento. Per lo più al plurale: tormenti, tribolazioni, stenti, fatiche, travagli, privazioni. -Condizione di disadattamento, di non integrazione nella situazione ambientale (con particolare riferimento a quello giovanile). Imbarazzo, impaccio.
7 Nell Enciclopedia Italiana Treccani troviamo: Mancanza di agi, di comodità e simili; condizione o situazione incomoda: soffrire, patire, sopportare disagi di ogni specie. Senso di pena e di molestia provato per l incapacità di adattarsi a un ambiente, a una situazione, anche per motivi morali, o più genericamente, senso di imbarazzo.
8 Per ciò che concerne in particolare il termine disagio psichico vale ancor più quanto detto finora. Nonostante sia usato frequentemente, tanto da divenire il titolo di un insegnamento nella Facoltà di Psicologia, non esiste un manuale che dedichi un capitolo a tale argomento, non solo, ma non si trova nell indice generale o analitico di numerosi testi.
9 In un articolo E. Marchiori tenta una definizione del termine disagio: Il termine disagio ha molteplici valenze semantiche, è composto da dis e agio: il primo è un prefisso che indica separazione, dispersione, movimento in direzione opposta, negazione, il secondo deriva dal provenzale aize, vicinanza, dal latino adiacens, nel senso di vicino, comodo (Devoto, 1968). Il termine disagio ci porta quindi all idea di allontanamento da uno stato di benessere, alla perdita di una situazione comoda e vantaggiosa.
10 Il disagio può essere inteso allora come il corrispettivo psichico di una immobilità fisica, che vincola nella staticità il gioco tra individuo e ambiente.
11 DISAGIO PSICHICO Condizione di sofferenza psichica che investe la vita emotiva, affettiva e relazionale del soggetto. In età evolutiva esso è strettamente correlato alle funzioni dello sviluppo e alle variabili dell ambiente.
12 Quando si parla di persona con disagio psichico e di persona con handicap viene in mente il concetto di deficit, di malattia e si pensa quindi a quello che questi soggetti NON SONO, a quello che NON SANNO e a quello che NON SANNO FARE. E importante, invece, lavorare su quello che SONO, su quello SANNO e su quello che POSSONO FARE
13 Rispetto a questo è opportuno distinguere tra DIAGNOSI CLINICA (di carattere medico che fa riferimento a ciò che il soggetto non sa fare malattia) e DIAGNOSI FUNZIONALE (che si fonda sull osservazione di quello che il soggetto sa fare e su ciò che potrebbe saper fare - salute)
14 Si sta affermando il concetto che il disabile è prima di tutto una persona e come tale va aiutato. L interesse degli operatori si concentra pertanto sul chi è piuttosto che sul che cosa ha e l impegno dei servizi passa dal curare al prendersi cura e dall assistenza al progetto di vita
15 RITARDO MENTALE Il ritardo mentale è l insieme di una vasta gamma di condizioni dovute a cause organiche che hanno agito nel periodo prenatale, perinatale o postatale. E caratterizzato da un comune denominatore consistente in un anomalo sviluppo della psiche in misura tale che l individuo ha un insufficiente capacità di adattarsi all ambiente circostante in maniere efficiente ed armoniosa..
16 Il 2% di tutta la popolazione rientra nel gruppo dei ritardi mentali. La percentuale sale a circa il 18% se si prende in considerazione solo la popolazione scolastica. Il Ritardo Mentale è una patologia qualitativa dell intelligenza, un disturbo di integrazione della personalità in evoluzione perché si manifesta in età evolutiva. E conseguenza di un complesso di sindromi o di entità cliniche dovute a cause multiple che hanno agito nel periodo prenatale o nella prima infanzia, la cui caratteristica principale è che il funzionamento intellettivo generale è significativamente al di sotto della media (Q.I.<70) e si associa ad un deficit del comportamento adattivo.
17 I fattori eziologici possono essere primariamente biologici o psicosociali, o una combinazione di entrambi. I principali fattori predisponesti sono: Ereditarietà(5%): es. errori congeniti del metabolismo, anomalie genetiche Alterazioni precoci dello sviluppo embrionale(30%): trisomia cr.21, danni prenatali da sostanze tossiche Alterazioni in gravidanza e nel periodo perinatale(10%): malnutrizione fetale, prematurità, infezioni, traumi Condizioni mediche generali acquisite postatali(5%): infezioni, traumi, avvelenamenti Influenze ambientali e altri disturbi mentali(15-20%): carenze di stimolazioni, di accudimento
18 - Fattori genetici, biologici o organici (ai quali si attribuisce l 81% del ritardo mentale grave ed il 42% dei medio-lievi): Prenatali: malattie genetiche embriopatie, fetopatie malattie infettive farmaci e droghe irradiazioni Perinatali: immaturità, prematurità traumi da parto Postnatali: malattie infettive, encefaliti fattore Rh disturbi alimentari - Fattori psicosociali o ambientali
19 Il funzionamento intellettivo generale è definito dal Quoziente di Intelligenza ottenuto tramite uno o più test di intelligenza: RIT. MENTALE LIEVE Q.I. da a circa 70 RIT. MENTALE MEDIO Q.I. da a RIT. MENTALE GRAVE Q.I. da a RIT. MENT. GRAVISSIMO Q.I. al di sotto di 20-25
20 CRITERI DIAGNOSTICI PER IL RITARDO MENTALE A. Funzionamento intellettivo significativamente al di sotto della media: un Q.I. di circa 70 o inferiore ottenuto con un test di Q.I. somministrato individualmente (in età infantile il giudizio clinico di funzionamento intellettivo significativamente sotto la norma)
21 B. Concomitanti deficit o compromissioni nel funzionamento adattivo attuale (cioè la capacità del soggetto di adeguarsi agli standard propri della sua età e del suo ambiente culturale) almeno due delle seguenti aree: comunicazione, cura della propria persona, vita in famiglia, capacità sociali/interpersonali, uso delle risorse della comunità, autodeterminazione, capacità di funzionamento scolastico, lavoro, tempo libero, salute e sicurezza C. L esordio prima dei 18 anni di età
22 RITARDO MENTALE LIEVE (Ex categoria educabili, costituisce circa l 85% dei R.M.) Tipicamente sviluppano capacità sociali e comunicative negli anni prescolastici (da 0 a 5 anni); hanno una compromissione minima nelle aree sensomotorie e spesso la diagnosi di R.M. non è precoce. Prima dei 20 anni possono acquisire capacità scolastiche corrispondenti alla quinta elementare. Durante l età adulta, di solito, acquisiscono capacità sociali e occupazionali adeguate per un livello minimo di sostentamento, ma possono aver bisogno di appoggio, guida e assistenza, specie se sottoposti a stress sociali o economici inusuali. Con sostegno adeguato possono vivere con successo nella comunità, o da soli o in ambienti protetti
23 RITARDO MENTALE MEDIO (MODERATO) (Ex categoria addestrabili, rappresenta circa il 10% dei R.M.) La maggior parte di questi soggetti acquisisce capacità comunicative durante la prima infanzia. Difficilmente progrediscono oltre il livello della seconda elementare nelle materie scolastiche. Durante l adolescenza le loro difficoltà nel riconoscere le convenzioni sociali possono interferire nelle relazioni con i coetanei. Traggono beneficio dall addestramento alle attività sociali e lavorative e, con moderata supervisione, possono provvedere alla cura della propria persona. Possono imparare a spostarsi da soli in luoghi familiari. Nell età adulta la maggior parte riesce a svolgere lavori non specializzati o semispecializzati, sotto supervisione e in ambienti di lavoro protetti o normali. Si adattano bene alla comunità, di solito in ambienti protetti.
24 RITARDO MENTALE GRAVE (categoria che rappresenta il 3-4% dei R.M.) Durante l infanzia acquisiscono un livello minimo di linguaggio comunicativo, o non l acquisiscono affatto. Durante il periodo scolastico possono imparare a parlare ed essere addestrati alle attività elementari di cura della propria persona. Traggono beneficio limitato dall insegnamento delle materie prescolastiche, come familiarizzare con l alfabeto o compiere semplici operazioni, ma possono imparare a riconoscere a vista alcune parole utili per le necessità elementari. Nell età adulta possono svolgere compiti semplici in ambienti protetti. La maggior parte si adatta alla vita di comunità alloggio o con la propria famiglia.
25 RITARDO MENTALE GRAVISSIMO ( rappresenta 1-2% dei R.M.) La maggior parte di questi soggetti ha una condizione neurologica diagnosticata che spiega la gravità del ritardo. Durante la prima infanzia mostrano considerevole compromissione del funzionamento sensomotorio. Uno sviluppo ottimale può verificarsi in ambiente altamente specializzato con assistenza e supervisione costanti e con una relazione personalizzata con la figura che si occupa di loro. Lo sviluppo motorio e la capacità di cura della propria persona e di comunicazione possono migliorare se viene fornito un adeguato addestramento. Alcuni possono svolgere compiti semplici in ambiente altamente controllato.
26 L INTELLIGENZA si esercita e si sviluppa attraverso l utilizzazione mirata di alcune funzioni neuropsicologiche di base: attenzione, percezione, memoria. I bambini con R.M. dimostrano alcune tipiche difficoltà nell uso intelligente di queste funzioni: - sono attenti per tempi brevi e hanno fluttuazioni nell intensità, nell estensione e nella profondità del campo attentivo; - non sanno selezionare fra percezioni rilevanti, irrilevanti e percezioni incongruenti o ambigue; faticano a collegare, in una matrice di scambio, percezioni modali diverse;
27 non sanno distinguere e confrontare il mondo della memoria con il mondo della percezione; hanno un archivio mnemonico senza catalogo e, non avendo il senso dei loro ricordi, non possono usare la memoria come strumento di sollecitazione e di controllo per la progettazione; (Teoria dei conflitti cognitivi) Dunque, la vulnerabilità del bambino, più che alla complessità del compito, è collegata al numero dei conflitti che devono essere localizzati e superati per trovare una soluzione. Per i bambini con RM il problema chiave è cogliere, definire, affrontare e superare situazioni di conflitto cognitivo.
28 Nel DSM-5 il termine ritardo mentale è stato ufficialmente sostituito da disabilità intellettiva' (disturbo dello sviluppo intellettivo). Il disturbo è stato collocato in un raggruppamento metasindromico denominato disturbi del neurosviluppo. D ora in poi, per poter formulare la diagnosi in accordo al DSM, devono venir soddisfatti i seguenti 3 criteri: A. Deficit delle funzioni intellettive, come il ragionamento, la soluzione di problemi, la pianificazione, il pensiero astratto, il giudizio, l apprendimento scolastico o l apprendimento dall esperienza, confermato sia da valutazione clinica che da prove d intelligenza individualizzate e standardizzate.
29 B. Deficit del funzionamento adattivo che si manifesti col mancato raggiungimento degli standard di sviluppo e socio-culturali per l indipendenza personale e la responsabilità sociale. Senza supporto continuativo i deficit adattivi limitano il funzionamento in una o più attività della vita quotidiana, quali la comunicazione, la partecipazione sociale e la vita indipendente, in più ambiti diversi, come la casa, la scuola, il lavoro e la comunità. C. Insorgenza dei deficit intellettivi e adattivi nell età evolutiva.
30 I livelli di gravità vengono definiti sulla base del funzionamento adattivo e non sui punteggi di quoziente intellettivo (QI), poiché è stato giudicato che sia il funzionamento adattivo, nelle aree della concettualizzazione, della socializzazione e delle abilità pratiche, a determinare il livello di supporto necessario a mantenere una condizione di vita accettabile. Si continuano a distinguere 4 livelli di gravità (lieve, moderato, grave e gravissimo)
31 Finalità primarie dell'educazione dei bambini con R.M. - stabilire una comunicazione, anche non verbale; - suscitare un interesse per la realtà e aiutare il bambino a percepirla; - aiutarlo a entrare nell'esperienza percettivo motoria e organizzatrice, aiutandolo a maturare i concetti di base e le categorie fondamentali di pensiero che servono a giudicare l'esperienza e a operare sulla realtà;
32 - aiutarlo a maturare un migliore schema corporeo e una migliore organizzazione dello spazio e del tempo. Spesso gli I.M. non comprendono i termini astratti relativi al corpo, allo spazio e al tempo. Gli apprendimenti scolastici implicano strutturazioni spazio-temporali astratte, cioè non solo vissute ma anche pensate e l'insufficiente mentale non può "accedervi se non può maturare questi aspetti di base; - aiutarlo a raggiungere un'autonomia personale e sociale, anche se minima, e un'immagine di sé positiva e realistica. L'immagine di sé si crea attraverso processi di identificazione successive con gli altri e attraverso l'immagine che gli altri ci rimandano.
33 Nel ritardo mentale, l'immagine di sé del soggetto non si forma con l'aiuto del ragionamento, spiegandogli quello che si pensa di lui e si vuole da lui. Essa si forma, piuttosto, attraverso il comportamento che noi abbiamo nei suoi confronti. È fondamentale tener sempre presente che il soggetto con ritardo mentale per la sua debolezza è estremamente sensibile alle reazioni e agli apprezzamenti degli altri.
34 Il riabilitatore rappresenta il sistema di controllo esterno che fornisce il metodo perché il soggetto con RM si costruisca un sistema di controllo interno. L autoconsapevolezza è correlata al grado di ritardo ma è necessario che il soggetto raggiunga almeno la consapevolezza che il riabilitatore costituisce il modello da seguire.
35 REAZIONI DI FRONTE AD UN SOGGETTO CON DISAGIO PSICHICO E AD UN SOGGETTO CON HANDICAP
36 Quando si parla di HANDICAP si deve tener conto dei limiti dettati dal contesto, non solo della condizione del soggetto
37 E importante essere consapevoli delle emozioni, dei sentimenti che si provano di fronte ad un soggetto con handicap e ad un soggetto con disagio psichico perché condizioneranno il modo in cui questi soggetti verranno accolti e le modalità con le quali ci si relazionerà con loro: se si sentiranno accettati sicuramente potranno dare il meglio rispetto alle loro possibilità
38 DI FRONTE AD UN COMPORTAMENTO DEVIANTE : DUE POSSIBILITA A) GIUDICARLO E CERCARE UNA RISPOSTA AD ESSO B) CAPIRE IL MESSAGGIO CHE CI VIENE TRASMESSO
39 E importante essere consapevoli delle emozioni, dei sentimenti che si provano di fronte ad un soggetto con handicap e ad un soggetto con disagio psichico perché questi condizioneranno il modo in cui tali soggetti verranno accolti e le modalità con le quali ci si relazionerà con loro
40 SENTIMENTI DI FRONTE O VERSO L HANDICAP E/O L HANDICAPPATO: - RABBIA - IMPOTENZA - UMILIAZIONE
41 ATTEGGIAMENTI E REAZIONI AI SENTIMENTI VERSO L HANDICAPPATO: - ALLONTANARSI, DISTANZIARSI - CREARSI ASPETTATIVE MIRACOLISTICHE - DELEGARE
42 - UTILIZZARE LA TECNOLOGIA - NON ACCETTAZIONE - ACCETTAZIONE TARDIVA
43 Bibliografia - Caracciolo E., Rovetto F. (a cura di) (1997), Ritardo Mentale: strategie e tecniche di intervento, FrancoAngeli. - Ianes D. (1992), Il sostegno alla famiglia con handicap nell ottica della community care. In F. Folgheraiter e P. Donati (a cura di) Community Care. Teoria e pratica del lavoro sociale di rete, Trento, Edizioni Centro Studi Erickson. - Ianes, D., L intervento educativo sui comportamenti problema, in: Ianes, D. (a c. di), Autolesionismo stereotipie aggressività. Intervento educativo nell autismo e nel ritardo mentale grave, Trento, Centro Studi Erickson 1992.
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