CAPITOLO 3 AMPLIFICATORI OPERAZIONALI
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- Emma Gilda Tortora
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1 70 CAPITOLO 3 AMPLIFICATOI OPEAZIONALI Siamo adesso pronti per intraprendere lo studio di un elemento di grande importanza: l amplificatore operazionale. I primi amplificatori operazionali eniano costruiti con elementi discreti (tubi a uoto e poi transistor e resistori) e il loro costo era proibitio. Essi erano applicati esclusiamente nel campo del calcolo analogico e della strumentazione. Alla metà degli anni 60 del secolo scorso fu prodotto il primo amplificatore operazionale integrato (il A 709) e la sua apparizione segnò una nuoa era nel progetto dei circuiti elettronici. Esso fu sempre più utilizzato dai progettisti e il suo prezzo scese drasticamente. Una delle ragioni della popolarità dell amplificatore operazionale è la sua ersatilità. Con un amplificatore operazionale si può fare quasi tutto (amplificatori di tutti i tipi, filtri attii, amplificatori logaritmici, dispositii a commutazione, ecc.)! Ugualmente importante è il fatto che l amplificatore operazionale ha caratteristiche che si aicinano molto a quelle ideali. Ciò rende il progetto di un circuito elettronico più semplice e più aderente al funzionamento dei prototipi realizzati. 3.1 Generalità sugli amplificatori Sebbene il concetto di amplificatore sia (o perlomeno sembri ) abbastanza intuitio, gioa lo stesso darne una definizione più ufficiale : un amplificatore è un circuito biporta in grado di innalzare il liello del segnale d ingresso conferendo ad esso una potenza maggiore rispetto a quella che aea in ingresso. La necessità di amplificare un segnale deria dal fatto che i trasduttori (sistemi in gradi di trasformare un determinato tipo di segnale meccanico, ottico, ecc. in un segnale elettrico) forniscono segnali piuttosto bassi dell ordine di V o mv e dotati di energie piuttosto basse; essi non sono pertanto adatti ad essere sottoposti ad un elaborazione attendibile e possono facilmente confondersi con il rumore di fondo, sempre presente in qualsiasi sistema elettrico. L operazione di amplificazione iene effettuata all interno di un amplificatore operazionale o di altro tipo da speciali componenti elettronici detti transistor, che erranno studiati nei Capp. 6
2 71 e 7. Detto ciò, ci si potrebbe chiedere per quale motio scomodare i transistor per un operazione del genere, quando esistono già componenti elettrici tradizionali o, al limite, circuiti abbastanza semplici, in grado di realizzare ciò. Un trasformatore, ad esempio, non è in grado di innalzare il liello di tensione di segnale, progettando il numero di aolgimenti in modo opportuno? Leggete tuttaia bene, la seconda parte della definizione di amplificatore prima riportata. Ne siete ancora coninti?... Indicata con 1 la tensione sull aolgimento primario del trasformatore e con i 1 la corrente che ii scorre, con 2 la tensione secondario e con i 2 la corrente che scorre in esso, si ha 1 i 1 > 2 i 2, cioè la potenza in uscita del trasformatore è sempre minore di quella d ingresso o, in altri termini, il rendimento del trasformatore è sempre minore di 1. Analizzando allo stesso modo il duplicatore di tensione a diodi si scopre anche qui l inghippo: la corrente d uscita è sempre molto più bassa di quella in ingresso. itornando nuoamente alla definizione, qualcuno potrebbe obiettare che non può esistere un circuito in grado di fornire in uscita maggiore potenza rispetto a quella d ingresso, altrimenti si manderebbero a casa con buona pace dei padri fondatori della fisica moderna tutti i principi di conserazione dell energia (e si risolerebbero d un tratto i problemi energetici mondiali)! Tuttaia, non è neanche questo il caso: un amplificatore è senz altro in grado di fornire in uscita una potenza maggiore rispetto a quella del segnale d ingresso, semplicemente perché esso stesso la ricee dall esterno, diciamo da un secondo ingresso. In realtà, l amplificatore ricee all ingresso propriamente detto, un segnale alternato di bassa tensione e bassa potenza, mentre al secondo ingresso è applicata una tensione continua, in grado di fornire una corrente assai più eleata di quella che circola nel circuito d ingresso. L amplificatore in questo modo, fornisce in uscita un segnale alternato il cui andamento è lo stesso del segnale alternato d ingresso, ma con una potenza parecchio più eleata rispetto a quella di tale segnale. A tale incremento di potenza proede interamente la sorgente continua applicata all altro ingresso, che prende il nome di alimentazione. Quindi, uno schema semplificato di un generico amplificatore può essere quello riportato in Fig La Fig. 3.1 suggerisce una nuoa definizione dell amplificatore: quella di un conertitore di potenza DC-AC (il segnale d ingresso alternato allora sere soltanto a suggerire all amplificatore la forma e la frequenza che dorà aere il segnale d uscita).
3 72 V C 1 (t) A 2 (t) Fig. 3.1 Schema semplificato di un amplificatore In qualunque modo si oglia definire un amplificatore, una cosa a questo punto dorebbe essere chiara, cioè che per amplificare un segnale aremo sempre bisogno, oltre che del segnale da amplificare, anche di una tensione continua di alimentazione proeniente da una sorgente in grado di fornire una corrente non troppo bassa. Si noti che il termine elemento attio, con il quale engono spesso indicati tutti i tipi di transistor, indica la loro capacità di fornire in uscita una potenza maggiore di quella d ingresso se opportunamente alimentati. Diodi, resistenze, condensatori, induttanze, non possedendo tale funzionalità, sono definiti elementi passii. È opportuno, a questo punto, illustrare l importanza della proprietà di linearità per gli amplificatori. Amplificando un segnale bisogna aere cura di non alterare le informazioni in esso contenute e di non introdurre informazioni differenti. In altre parole, ogliamo ottenere un segnale d uscita che sia un esatta replica del segnale d ingresso, a parte la maggiore ampiezza. Ogni alterazione della forma d onda è considerata distorsione ed è, oiamente, indesiderabile. Un amplificatore che conseri nei dettagli la forma d onda del segnale è caratterizzato dalla nota relazione o ( t) Ai ( t), doe o e i sono rispettiamente i segnale d uscita e d ingresso e A è una costante che rappresenta il alore dell amplificazione, chiamata guadagno dell amplificazione o semplicemente amplificazione. Tale relazione è di tipo lineare e quindi l amplificatore da essa caratterizzato è detto amplificatore lineare. Affinché la relazione sia lineare è fondamentale che A risulti sempre costante perché in tal modo le forme d onda d ingresso e d uscita aranno sempre lo stesso andamento, mentre l ampiezza del segnale d uscita sarà A olte quella del segnale d ingresso. Gli amplificatori che edremo più aanti sono di solito destinati a funzionare con segnali d ingresso molto piccoli. Il loro scopo è quello di rendere maggiore l ampiezza del segnale e, per tale motio, sono detti amplificatori di tensione o di segnale. Esiste anche un altra classe di amplificatori, detti di potenza. È chiaro che sia gli amplificatori di tensione che quelli cosiddetti di potenza, permettono sempre di aere in uscita una potenza maggiore di quella in ingresso, solo che nel primo caso ciò che daero interessa è l aumento di ampiezza del segnale, mentre la potenza si
4 73 mantiene a lielli non troppo alti, in genere inferiore a 1 watt. Gli amplificatori di potenza, inece, forniscono una modesta amplificazione di tensione ma una sostanziosa amplificazione di corrente. Quindi, pur assorbendo poca energia dal generatore di segnale ai quali sono connessi, forniscono una grossa quantità di energia al loro carico. Un esempio può essere costituito dall amplificatore di potenza di un sistema stereo hi-fi, il cui scopo è di erogare una potenza sufficiente a pilotare gli altoparlanti. Vale la pena notare che gli altoparlanti rappresentano il trasduttore d uscita del sistema, poiché conertono il segnale elettrico in uscita dal sistema in un segnale acustico. Mediante questo esempio possiamo anche apprezzare meglio la necessità, per gli amplificatori, della proprietà di linearità. Un amplificatore di potenza lineare fa in modo che sia i passaggi musicali forti che quelli bassi siano riprodotti senza distorsioni. 3.2 Amplificatore operazionale ideale Un semplice amplificatore può essere realizzato da un unico elemento attio (transistor cfr. Capp. 6 e 7) e da qualche resistenza, opportunamente alimentati. L amplificatore operazionale è inece un sistema amplificatore aente una complessità circuitale maggiore, ma delle proprietà molto icine a quelle che un amplificatore di tensione ideale dorebbe possedere. Un amplificatore operazionale è fondamentalmente un circuito integrato, costituito da diersi stadi amplificatori semplici posti in cascata, in grado di amplificare anche tensioni continue (non i sono, cioè, dei condensatori di blocco ). Idealmente, presenta amplificazione di tensione (A OL ) infinita, resistenza d ingresso ( i ) infinita e resistenza d uscita ( o ) nulla. Nella realtà l amplificazione è molto eleata, così come la resistenza d ingresso, mentre la resistenza d uscita risulta molto piccola. Per conoscere gli ordini di grandezza di tali parametri si rimanda al par In Fig. 3.2 è illustrato il simbolo circuitale: esso eidenzia la presenza di due ingressi, detti ingresso inertente (indicato con ) e ingresso non inertente (indicato con + ) a differenza del generico amplificatore di Fig. 3.2, in cui è presente un unico ingresso di segnale e di un terminale d uscita. La relazione tra la tensione d uscita e quelle applicate ai due ingressi è espressa da o = A OL ( + ), (3.1) doe A OL è l amplificazione ad anello aperto (OL open loop), oero in assenza di qualsiasi collegamento esterno tra uscita e ingressi. È consuetudine indicare con i la tensione differenziale d ingresso +, per cui la (3.1) diiene o = A OL i. Pertanto o e i presentano inersione di polarità.
5 74 + Fig. 3.2 Simbolo circuitale dell amplificatore operazionale L amplificatore operazionale dee essere oiamente alimentato: nella maggior parte dei casi si richiede un alimentazione duale, cioè sono necessarie due tensioni uguali in alore assoluto, ma di polarità opposta. In Fig. 3.2 le due alimentazioni sono indicate con + V e V. 3.3 Funzionamento ad anello aperto Il modo più semplice per utilizzare un amplificatore operazionale è quello di collegare l ingresso inertente a massa e applicare all ingresso non inertente un segnale s (Fig. 3.3a). La tensione d uscita in tal caso sarà espressa dalla relazione o = A OL ( + ) = A OL s. (3.2) La relazione (3.2) rappresenta la transcaratteristica (cioè la relazione tra l uscita e l ingresso) dell amplificatore operazionale e la Fig. 3.3b riporta la sua rappresentazione grafica. -V D +V D a) b) Fig.3.3 a) Amplificatore operazionale in configurazione ad anello aperto. b) Transcaratteristica
6 75 Osseriamo innanzitutto che la regione lineare dell amplificatore operazionale è quella compresa tra V D e + V D che risulta molto stretta (tipicamente V D 10 V). A causa di ciò, la sua pendenza che coincide numericamente con A OL è molto eleata ( ), quindi è sufficiente un piccolissimo segnale a far sì che la tensione di uscita assuma alori eleatissimi (positii o negatii, a seconda che il segnale s sia positio o negatio). In realtà, non è ero che l uscita possa aumentare senza alcun limite, in quanto la dinamica di uscita di o ossia la sua massima escursione è limitata fra le tensioni di saturazione +V sat e V sat. I alori di questi due estremi si discostano lieemente dalle tensioni di alimentazioni, di circa 1 o 2 V, a causa della configurazione circuitale dello stadio d uscita dell amplificatore operazionale. Dalle considerazioni sopra esposte si deduce che l amplificatore operazionale ad anello aperto si presta molto bene a funzionare come comparatore di tensioni (cfr. par. 3.7): date due tensioni in ingresso, esso stabilisce quale delle due è più grande a seconda se l uscita sia pari a +V sat o a -V sat. Il funzionamento come amplificatore ero e proprio, inece, presenta noteoli difficoltà, proprio a causa del alore assai eleato di A OL. Dato che V D è dell ordine della decina di V, è sufficiente una ariazione della tensione d ingresso maggiore di tale alore per mandare immediatamente l amplificatore operazionale in saturazione. 3.4 Funzionamento ad anello chiuso Le osserazioni fatte nel paragrafo precedente ci permettono di affermare che la configurazione ad anello aperto presenta sostanzialmente un comportamento non lineare (la sua transcaratteristica non è lineare ma è una sorta di gradino ), pertanto non è adatta a realizzare circuiti amplificatori. In questi casi occorre inserire l amplificatore operazionale in una rete di reazione negatia (o di controreazione) che consenta di limitare il guadagno complessio e rendere la risposta del circuito lineare per escursioni relatiamente ampie del segnale d ingresso. In tal modo, l amplificazione risulta dipendente solo da parametri della rete esterna e non dipende più da A OL (che, tra l altro, può ariare parecchio da un componente all altro). Questa tecnica si basa sulla teoria dei sistemi ad anello e permette di realizzare circuiti ad amplificatori operazionali con guadagno stabile. La trattazione di tale teoria è complessa ed esula dagli scopi di questo corso. Tuttaia è utile fornire i principi generali di funzionamento di una rete di reazione negatia e osserare come essa agisce sul circuito al quale è applicata. Una rete esterna di reazione negatia comporta la diminuzione del guadagno complessio, tuttaia essa lo rende più stabile; inoltre si riducono i fenomeni di non linearità. Lo schema di principio di un amplificatore reazionato è riportato in Fig. 3.4.
7 76 s o i = s - f f Fig. 3.4 Schematizzazione di un amplificatore reazionato Supponendo che l amplificatore base da reazionare abbia amplificazione A (= o / i ), mentre il quadripolo di reazione abbia amplificazione (= f / o ). Indicando con A f l amplificazione dell intero amplificatore reazionato, si calcola facilmente che o = A i = A( s o ), (3.3) da cui segue: A f o s A. (3.4) 1 A Come si nota, l amplificazione diminuisce di un fattore (1 + A) a causa della reazione negatia. A causa di ciò, l amplificazione risulta più stabile: infatti, fissata l ampiezza del segnale s, ad un aumento di A per una causa qualsiasi, corrisponde un incremento del segnale di uscita o che, supposto costante, determina a sua olta un aumento di f. La conseguente riduzione del segnale i = s f tende a riportare l uscita al suo alore primitio: ciò equiale in pratica a mantenere sostanzialmente costante l amplificazione del segnale. Ad analoga conclusione si periene com è oio ipotizzando una diminuzione di A. Infine, anche la distorsione armonica douta alla non linearità delle transcaratteristiche iene ridotta di (1 + A) olte rispetto al caso di assenza di reazione. Per concludere, si osseri che un amplificazione A molto eleata come nel caso dell amplificatore operazionale (oppure un tasso di controreazione molto alto, cioè molto grande) comporta A» 1, per cui la (3.4) diiene
8 77 A 1 A f. (3.5) 1 A Come si nota, l amplificazione dell intero sistema reazionato non dipende più da A ma soltanto dalla rete di reazione. Attenzione! I benefici descritti da questa configurazione algono solo se la reazione è negatia. Se, al contrario, la reazione è positia (cioè f è sommata, anziché sottratta, a s ), l amplificazione tende ad aumentare sempre più e diiene sempre più instabile. Su questo principio si basano gli oscillatori sinusoidali: questi sono sistemi proisti solo di un uscita e di nessun ingresso, che generano forme d onda sinusoidali. itornando al caso degli amplificatori operazionali, esamineremo adesso le due configurazioni circuitali più comuni proiste di rete di reazione negatia. Per entrambe ricaeremo la relazione fra uscita e ingresso, oero l amplificazione di tensione ad anello chiuso A f (detta anche amplificazione di tensione con reazione). È bene dapprima puntualizzare che: 1. poiché la resistenza d ingresso è assai eleata, la corrente che entra negli ingressi dell amplificatore operazionale è del tutto trascurabile; 2. poiché l amplificazione ad anello aperto A OL è sempre molto eleata, qualsiasi alore della tensione d uscita in zona lineare (-V sat < o < V sat.) presuppone che la tensione i fra l ingresso inertente e l ingresso non inertente sia molto piccola e quindi trascurabile. Pertanto, in zona di funzionamento lineare, i due ingressi sono sostanzialmente allo stesso potenziale, oero, come si dice comunemente, fra gli ingressi esiste un cortocircuito irtuale. Il termine irtuale iene introdotto per specificare una peculiarità di tale cortocircuito, ale a dire che in esso non può passare alcuna corrente data l eleata resistenza (d ingresso) che sussiste tra i due terminali. Poiché uno degli ingressi è generalmente connesso a massa, si parla più comunemente per l altro ingresso di massa irtuale Amplificatore inertente In Fig. 3.5 è illustrato lo schema di un amplificatore inertente che fornisce in uscita un segnale amplificato inertito di fase rispetto al segnale in ingresso. L ingresso è quello inertente, mentre quello non inertente è posto a massa. La rete di reazione è costituita dalle resistenze 1 e 2 : in particolare la resistenza 2 riporta l uscita sull ingresso inertente in modo tale che la reazione risulti negatia.
9 78 Fig. 3.5 Amplificatore inertente Il modo più semplice per studiare il circuito è quello di sfruttare il concetto di massa irtuale. Il circuito di Fig. 3.5 è allora equialente allo schema di Fig Fig. 3.6 Schema equialente dell amplificatore inertente con la massa irtuale eidenziata Nonostante la presenza del nodo tra 1 e 2, la corrente sulle due resistenze è sempre la stessa, dato che il ramo erso massa assorbe una corrente I N = 0. Questo ramo rappresenta il percorso interno tra l ingresso inertente e quello non inertente dell amplificatore operazionale: esso connette l ingresso inertente (il nodo) con quello non inertente (a massa), poiché +, ma in esso non può passare corrente data l enorme resistenza che sussiste tra i due ingressi. In altre parole, l ingresso inertente è posto a massa irtuale. Possiamo allora scriere dalle quali si ottiene A f o s 2 i, (3.6) i 1 i o 2 2. (3.7) s 1i 1
10 79 Altrettanto semplice risulta il calcolo della resistenza d ingresso sfruttando la massa irtuale. È eidente che la resistenza d ingresso i dell amplificatore inertente è pari a i = 1, (3.8) in quanto l ingresso inertente è irtualmente connesso a massa. La resistenza d uscita dell amplificatore inertente è oiamente nulla se tale si considera quella dell amplificatore operazionale. In realtà la resistenza d uscita dell operazionale è piccola ma non nulla. Allora, se per l amplificatore operazionale si considera il modello equialente di Fig. 3.7a, sostituendo quest ultimo all operazionale di Fig. 3.5, si ottiene il circuito di Fig. 3.7b. 2 r o r i r i r o 1 a) b) Fig. 3.7 a) Modello equialente dinamico dell amplificatore operazionale b) Circuito equialente dell amplificatore inertente per il calcolo della resistenza d uscita La resistenza d uscita o si può calcolare come rapporto tra la tensione d uscita a uoto o e la corrente di cortocircuito i sc : i sc, (3.9) 2 o s 1 A i f io A A. (3.10) s i i OL 2 OL OL s 1 2 ro ro ro 1 2 In queste operazioni si è considerata infinita la r i dell operazionale e si è inoltre considerato il primo addendo della (3.10) molto minore del secondo. Si può così ricaare la resistenza d uscita: o 2 ro 1 2 r o 2 o s 1. (3.11) isc 1 AOL s 2 AOL 1 Osserando infine che generalmente 2 / 1» 1, ricordando la (3.7) si ha Af o ro. (3.12) A OL
11 80 Dato che l amplificazione ad anello aperto è certamente molto maggiore di quella ad anello chiuso (A OL» A f ), la resistenza d uscita dell amplificatore inertente risulta ancora minore della pur piccola resistenza d uscita dell operazionale. I risultati fin qui troati ci permettono di fare alcune considerazioni sul dimensionamento delle due resistenze 1 e 2. L amplificazione ad anello chiuso si può regolare come si uole scegliendo un rapporto opportuno per le due resistenze; è lecito tuttaia chiedersi quanto grandi o quanto piccole possono essere le due resistenze senza che si modifichino sensibilmente le prestazioni dell amplificatore inertente. un alore di resistenza 1 troppo basso implicherebbe una resistenza d ingresso troppo bassa (cfr. relazione (3.8)), pertanto l amplificatore inertente caricherebbe troppo la sorgente s (con conseguente riduzione dell amplificazione totale); un alore di resistenza 2 troppo basso implica oiamente un alore di 1 ancora più basso (se si uole amplificazione). Inoltre, poiché un punto di 2 è connesso a massa irtuale, allora 2 si può considerare in parallelo all uscita e se essa è confrontabile o più piccola di r o, la tensione d uscita cade maggiormente su r o piuttosto che su 2 : in tali condizioni non è più ero che o = A OL i e si può facilmente dimostrare che non è più neanche ero che A f = 2 / 1 ; un alore di resistenza di 2 troppo alto, confrontabile o maggiore di r i, implica che il terminale inertente non si può più considerare a massa irtuale in quanto la corrente inizia a scorrere anche su r i ; in questo modo l effetto di reazione tende a scomparire. Oiamente, per aere amplificazione, non è ugualmente possibile aere un alore di 1 troppo eleato, giacché ciò implicherebbe un alore di 2 ancora maggiore Amplificatore non inertente La configurazione inertente presenta una resistenza d ingresso relatiamente ridotta; essa infatti coincide con 1 e pertanto è molto più piccola di quella dell operazionale. Inoltre l inersione di fase talolta può costituire un problema. L amplificatore non inertente illustrato in Fig. 3.8 oia agli inconenienti citati. Il segnale iene applicato all ingresso non inertente, cosicché il guadagno A f dell amplificatore è positio. Attenzione! La rete di reazione è sempre connessa al terminale non inertente. La tensione all ingresso inertente può essere espressa in funzione di o, dato che le due correnti su 1 e 2 coincidono grazie all eleata resistenza d ingresso r i dell operazionale; pertanto si ricaa 1 o. (3.13) 1 2
12 81 s Fig. 3.8 Amplificatore non inertente Inoltre, la presenza del cortocircuito irtuale tra i due ingressi ci permette di asserire che = s. (3.14) Da queste due ultime relazioni si ricaa l amplificazione del circuito: A o f 1. (3.15) s 1 1 Calcoliamo adesso la resistenza d ingresso dell amplificatore non inertente, riferendoci allo schema equialente di Fig. 3.9, doe s si considera come generatore ausiliario. 2 1 r i r o Fig. 3.9 Circuito equialente dell amplificatore non inertente per il calcolo della resistenza d ingresso Trascurando r o si ha o = A OL i = A OL ( s ) (3.16)
13 82 e sostituendo la (3.13) nella (3.16) si ottiene A La resistenza d ingresso, considerando r, è uguale pertanto a i s i s s A r i 1 A r OL f i r r i i A A 1 OL s. (3.17) 1 AOL 1 2 s OL f i s 1 A 1 A ; OL OL 1 2 s r i 1 A OL (3.18) essendo A OL» A f, la resistenza d ingresso risulterà molto eleata ( i» r i ). Si calcola facilmente che la resistenza d uscita dell amplificatore non inertente risulta anch essa molto piccola, coincidente con la stessa espressione (3.12) già ricaata per l amplificatore inertente. 3.5 Circuiti lineari ad amplificatori operazionali Esaminiamo in questo paragrafo una piccola rassegna dei principali circuiti ad amplificatori operazionali. Essa oiamente non ha la pretesa di essere esaustia, essendo molteplici gli impieghi di tale dispositio. Una rassegna più completa delle applicazioni lineari degli amplificatori operazionali si può troare in rete sul sito della National Semiconductor ( o su quello della Texas Instruments ( Buffer (separatore di impedenza) È noto che per adattare l impedenza tra due circuiti, uno con eleata resistenza d uscita e l altro con ridotta resistenza d ingresso, si suole introdurre un circuito buffer che funzioni come adattatore d impedenza. Il circuito illustrato in Fig risponde a questa esigenza, adoperando un amplificatore operazionale. Fig Buffer a guadagno unitario
14 83 Tale circuito presenta guadagno unitario, infatti, grazie al cortocircuito irtuale la tensione al morsetto inertente coincide con quella del morsetto non inertente, al quale è applicato l ingresso; poiché l uscita è connessa direttamente al morsetto inertente risulta eidentemente o = = s. (3.19) Il buffer di Fig è un caso particolare dell amplificatore non inertente: esso si ottiene ponendo 1 = e 2 = 0. Sostituendo tali alori nelle espressioni relatie, si ottiene eidentemente un amplificazione unitaria ed inoltre la più alta resistenza d ingresso (A OL / A f massimo) e la più bassa resistenza d uscita (A f / A OL minimo) ottenibile con una configurazione non inertente Amplificatore differenziale Data la sua natura, un amplificatore operazionale può essere adoperato come amplificatore differenziale. Il circuito presentato in Fig realizza questa funzionalità Fig Amplificatore differenziale Per calcolare l espressione del segnale d uscita, il metodo più semplice è quello di usare il principio di sorapposizione degli effetti. Ciò è lecito, in quanto la rete è lineare. Per applicare la sorapposizione degli effetti, dapprima poniamo 1 a zero cioè connettiamo a massa il terminale su cui è applicata 1 e troiamo la tensione d uscita corrispondente, che sarà douta interamente a 2. Indichiamo questa tensione d uscita con o2. Il suo alore si può ricaare dal circuito di Fig. 3.12a che coincide con quello della configurazione inertente. Le due resistenze sul terminale non inertente non influiscono sull espressione dell amplificazione, poiché in nessuna di esse scorre corrente. Quindi. (3.20) 2 o Successiamente poniamo 2 a zero e calcoliamo la tensione d uscita corrispondente, o1. Il circuito prende adesso la forma mostrata in Fig. 3.12b, che è la configurazione non inertente con
15 84 l aggiunta di un partitore di tensione connesso all ingresso non inertente. Quindi la tensione di uscita o1 sarà data da. (3.21) o o2 1 1 o a) b) Fig a), b) Applicazione del principio di sorapposizione degli effetti all amplificatore differenziale Il principio di sorapposizione degli effetti afferma che la tensione d uscita o è uguale alla somma di o1 e o2. Quindi abbiamo O. (3.22) 2 o1 o Sommatore La semplice aggiunta di uno o più ingressi con il rispettio resistore ad un amplificatore inertente o non inertente consente la realizzazione di un circuito che fornisce in uscita la somma dei segnali applicati. Nel caso di un sommatore inertente (Fig. 3.13a) la somma dee essere cambiata di segno, mentre essa ha lo stesso segno dei segnali applicati nel caso di un sommatore non inertente (Fig. 3.13b). s1 s2 sn s1 a) b) sn Fig a) Sommatore inertente. b) Sommatore non inertente
16 85 Per il sommatore inertente di Fig. 3.13a, sfruttando la massa irtuale, si può scriere che o = - i, (3.23) doe per cui i s1 s2 sn, (3.24) 1 2 n Eidentemente, posto si ottiene o s1 s2 sn. 1 2 n (3.25) = 1 = 2 = = n, (3.26) Per il sommatore non inertente di Fig. 3.13b si dimostra che n o si. (3.27) i1 n o si. (3.28) i1 aendo posto 1 = 2 = = n e = f / (n 1) Conertitore corrente-tensione (I/V) Le configurazioni circuitali esaminate finora, appartengono tutte alla classe degli amplificatori di tensione. In alcuni casi però la grandezza d ingresso è rappresentata da un generatore di corrente, mentre in uscita si uole una tensione proporzionale alla corrente d ingresso. Un esempio può essere il caso in cui si oglia acquisire il segnale proeniente da un fotodiodo tramite una scheda d acquisizione connessa ad un computer. Il fotodiodo come studieremo nel Cap. 8 è un trasduttore ottico-elettrico, che fornisce un segnale di corrente, ma la scheda di acquisizione può leggere soltanto tensioni. In questo caso la configurazione circuitale più adatta da utilizzare come interfaccia tra il dispositio e il computer, è quella relatia ad un conertitore corrente-tensione (I/V). Utilizzando un amplificatore operazionale è molto semplice realizzare un conertitore I/V: il suo schema circuitale tipico (insieme ad un generatore di corrente con la sua resistenza interna in ingresso) è riportato in Fig Il conertitore I/V idealmente è in grado di fornire una tensione o proporzionale alla corrente d ingresso i s, indipendentemente dalla resistenza interna s del generatore d ingresso e della resistenza di carico L. Esso presenta quindi resistenze d ingresso e di uscita, entrambe pari a zero. Infatti, se la resistenza d ingresso è nulla, la corrente non scorre su s, ma entra direttamente nel
17 86 ramo di reazione; allo stesso modo, se la resistenza d uscita è nulla, la corrente non passa dal carico, poiché entra dal terminale d uscita dell operazionale che è a resistenza zero e si chiude a massa. Le caratteristiche dell amplificatore operazionale consentono, almeno da un punto di ista ideale, di ottenere le prestazioni richieste. Fig Conertitore I/V Il circuito di Fig rappresenta la struttura più semplice. Poiché l ingresso inertente costituisce una massa irtuale, la corrente che scorre su s è nulla e i s fluisce interamente attraerso la resistenza 2. La tensione di uscita ale pertanto o = 2 i s. (3.29) La resistenza d ingresso è praticamente nulla in quanto coincide con quella di un amplificatore inertente, oe si è posto 1 = 0; la stessa cosa ale oiamente anche per la resistenza d uscita Integratore e deriatore La configurazione circuitale di Fig. 3.15, nota come integratore di Miller o semplicemente integratore, permette di ottenere in uscita una forma d onda che rappresenta l integrale della tensione d ingresso. s s I N = 0 a) b) Fig a) Integratore e b) suo circuito equialente
18 87 Sfruttando la massa irtuale (e ricordando che la corrente che scorre in un condensatore è pari alla capacità moltiplicata per la deriata della tensione ad esso applicata rispetto al tempo) si può ricaare la tensione d uscita come segue o 1 C i d t ; (3.30) poiché s i, (3.31) sostituendo nella (3.30) si ricaa o 1 C s d t. (3.32) In genere, al fine di mantenere una reazione negatia tra ingresso e uscita, in parallelo al condensatore si aggiunge una resistenza ottenendo così un integratore approssimato. Se si applicano più ingressi con il rispettio resistore ad un integratore si ottiene un sommatore integratore, doe l uscita risulta proporzionale all integrale della somma degli ingressi. Il circuito duale dell integratore, proposto in Fig. 3.16, rappresenta inece un deriatore. s I N = 0 s a) b) Fig a) Deriatore e b) suo circuito equialente Il suo funzionamento è semplice da analizzare ricorrendo anche questa olta alla massa irtuale: o = i, (3.33) d s i C, (3.34) d t e sostituendo si ha o d s C. (3.35) d t
19 Caratteristiche degli amplificatori operazionali reali Le prestazioni degli amplificatori reali differiscono da quelle dei dispositii ideali a causa di alcuni fattori che determinano errori talolta inaccettabili. Abbiamo, infatti, già detto che gli amplificatori operazionali reali presentano alori del guadagno e della resistenza d ingresso non infiniti e alori della resistenza d uscita non nulli. Per aere un idea dei alori reali si riportano i parametri tipici di due amplificatori operazionali tra i più diffusi. Tab. 3.1 Parametri ideali e tipici di due amplificatori operazionali A parte la discrepanza che oiamente sussiste tra i alori reali e quelli ideali, si deono considerare anche alcuni fattori che possono influire sulle prestazioni circuitali. Vediamo di analizzare tali fattori più in dettaglio. - Tensione di offset (in ingresso): Se si applica un segnale nullo all ingresso di un amplificatore operazionale, la tensione di uscita risulta diersa da zero. Tale tensione, detta di offset, è determinata principalmente da sbilanciamenti tra i due lati dello stadio d ingresso, oltre che da liei asimmetrie interne. Questo effetto può essere rappresentato da un generatore di tensione V OS in serie ad uno dei terminali d ingresso, come mostrato in Fig. 3.17a: questa tensione, amplificata, determina indesiderate tensioni di offset in uscita. Poiché i alori tipici della tensione di offset in ingresso sono dell ordine del mv, è chiaro che tale tensione è sufficiente a portare l amplificazione in saturazione anche in assenza di ingresso applicato. È sufficiente, infatti, osserare la caratteristica di trasferimento di Fig. 3.17b, in presenza di un offset d ingresso pari a V OS = 5 mv: in assenza di segnale d ingresso ( Id = 0) il alore della tensione d uscita o è decisamente in saturazione. Molti amplificatori operazionali in commercio presentano terminali per la regolazione dell offset; inoltre i manuali consigliano quasi sempre i circuiti più adatti per minimizzare gli errori di offset.
20 89 a) b) Fig a) Modello circuitale di un amplificatore operazionale con tensione di offset in ingresso V OS. b) Transcaratteristica di un amplificatore operazionale con V OS = 5 mv - Corrente di polarizzazione (in ingresso): Il problema delle correnti di polarizzazione in ingresso è illustrato in Fig Per far funzionare l amplificatore operazionale, i suoi due terminali d ingresso deono essere alimentati con correnti continue di alore finito, dette per l appunto correnti di polarizzazione (o bias). In altre parole si ha un assorbimento di corrente da parte degli ingressi (doute al fatto che i componenti elettronici d ingresso hanno resistenza d ingresso non infinita). Fig appresentazione delle correnti di polarizzazione attraerso i due generatori di corrente I B1 e I B2
21 90 La corrente di polarizzazione d ingresso è definita come il alore medio di queste due correnti assorbite dal circuito, cioè I B I B1 I B2. (3.36) 2 Tipicamente per dispositii con ingressi a BJT, I B è dell ordine dei 500 na, mentre per dispositii con ingressi a FET, I B è intorno a 50 pa. Per alutare in che modo essa influisce sulla tensione d uscita, basti considerare la classica configurazione dell amplificatore inertente doe s = 0 (ale a dire con la resistenza 1 connessa a massa); considerando per l operazionale il modello di Fig. 3.18, la tensione di uscita è pari a o = 2 I B1 2 I B. (3.37) Questo oiamente fissa un limite superiore per la resistenza 2 (un altro, oltre a quelli già isti precedentemente!). Si consideri ad esempio 2 = 1 M e I B = 0,5 A: con tali alori, in assenza di segnale in ingresso, si ottiene o = 0,5 V, alore oiamente non tollerabile. Una tipica tecnica di compensazione consiste nel fare in modo che le resistenze iste dai due terminali d ingresso erso massa coincidano. Per l amplificatore inertente si dorà allora inserire un resistore di compensazione c = 1 // 2 come illustrato in Fig c = 1 // 2 Fig Amplificatore inertente con resistore c di compensazione - Corrente di offset (in ingresso): Il metodo di compensazione citato è efficace se le correnti I B1 e I B2 sono uguali. In realtà, la non perfetta simmetria dello stadio differenziale d ingresso determina una differenza tra le correnti di polarizzazione. Si definisce allora la corrente di offset come I OS I I. (3.38) B1 B2
22 91 Valori massimi comuni per I OS sono 200 na e 10 pa, rispettiamente per dispositii con ingresso bipolare e a FET. Nella alutazione dell errore commesso in uscita a causa delle correnti di polarizzazione, si era supposto che le due correnti I B1 e I B2 fossero all incirca uguali, ricaando in tal modo la (3.37). Poiché esse non lo sono, si dee considerare anche l errore nella tensione d uscita douto alla corrente di offset, il quale come è possibile dimostrare è pari a 2 I OS. Per minimizzare gli effetti della corrente di offset coniene pertanto assumere alori di 2 non eccessii. - Limitazione della corrente d uscita: La corrente d uscita degli operazionali non può essere grande indefinitamente ma è in genere limitata dalla massima corrente di cortocircuito. Essa ale tipicamente I sc 25 ma per parecchi modelli ed il suo alore è sempre riportato nei fogli tecnici forniti dal costruttore. Se si considerano le correnti che scorrono in uscita di un amplificatore inertente si ha i o = i 2 + i L, (3.39) doe i o è la corrente che entra dentro l uscita dell operazionale (cioè che scorre su r o ), i 2 è la corrente che scorre sulla resistenza di reazione 2 e i L è la corrente che scorre sul carico L. Pertanto, affinché i o non superi il limite sopraddetto, occorre scegliere alori opportuni di 1, 2 e L. In altre parole, per alori di corrente inferiori a 5 10 ma, l uscita si comporta come un generatore di tensione ideale (ossia con resistenza d uscita nulla) o = A f s, doe A f dipende solo dalle resistenze 1 e 2, ma non dal carico applicato. Inece, per alori di corrente superiori, la tensione di uscita diminuisce: ciò è douto alla circuiteria interna che regola la corrente d uscita e fornisce una protezione contro il cortocircuito dell uscita, pertanto l uscita dipende dal carico applicato (e ciò è oiamente da eitare). 3.7 Comparatori In Fig. 3.20a è illustrato un circuito che consente di comparare il segnale s applicato all ingresso inertente, con una tensione di riferimento V. L uscita dell amplificatore operazionale commuta a V sat quando s scende al di sotto di V (infatti + > ), rimanendo altrimenti a o = V sat (cfr. Fig. 3.20b). L'amplificatore operazionale utilizzato ad anello aperto costituisce un comparatore semplice ed economico. Occorre tuttaia eidenziare i limiti di un comparatore realizzato con una struttura circuitale così scarna e con operazionali adatti ad usi generici:
23 92 a) b) Fig a) Amplificatore operazionale usato come comparatore e b) transcaratteristica relatia L'operazionale per usi generici (general purpose) è piuttosto lento nella commutazione; occorre, in certi casi, alutare le prestazioni dell'operazionale per quanto riguarda il tempo di propagazione o di risposta. Le uscite degli operazionali generalmente commutano fra ±V sat ; in questo modo non è possibile pilotare dispositii che richiedono lielli di tensione particolari, ad esempio 0 e 5 V, come gli integrati TTL, o 0 e 5 15 V, come i CMOS. La maggior parte degli operazionali integrati richiede alimentazioni duali ± V (ad esempio ± 15 V) e presenta una dinamica di uscita fra ± V sat, con V sat V 2 V. Per pilotare porte TTL o CMOS è possibile utilizzare una sola alimentazione, ponendo il terminale V a massa e il terminale + V all'alimentazione positia (ad esempio 30 V): in questo modo però la dinamica di uscita si sposta fra circa + V 2 V e 1 2 V; inoltre anche agli ingressi non potranno essere applicate tensioni negatie, per eitare danni all'operazionale. Infine, un comparatore realizzato con una struttura ad anello aperto si riela assai sensibile ai disturbi o al rumore presente ad uno o all'altro degli ingressi. L'integrato 311 (come gli equialenti 111 e 211, caratterizzati da un interallo di temperatura di laoro più ampio) è inece un comparatore assai ersatile che fornisce ottime prestazioni per quanto riguarda sia il tempo, sia la precisione della risposta. Esso può essere alimentato con la classica alimentazione duale ± 15 V oppure con alimentazione unipolare, da 30 V a 5 V, il che consente una noteole semplificazione dei circuiti di alimentazione. Un altro aspetto molto interessante è costituito dal fatto che, indipendentemente dai alori dell alimentazione, il 311 può pilotare direttamente circuiti digitali TTL e CMOS. In Fig è illustrato lo schema funzionale interno con le connessioni ai terminali del contenitore: si noti che lo stadio di uscita è costituito da un dispositio sinora mai incontrato. Si tratta di un
24 93 transistor BJT, il cui studio errà affrontato più aanti. Basti per ora semplicemente sapere che esso si comporta da interruttore aperto se il terminale B è negatio (si dice che il BJT è in interdizione), mentre da interruttore chiuso se B è positio (si dice che il BJT è in saturazione). Il terminale C dee essere collegato, tramite un opportuna resistenza, ad una sorgente di alimentazione positia e costituisce l uscita del sistema. Quando l'ingresso IN + è più positio dell'ingresso IN, l uscita dell operazionale dorebbe essere pari a +V sat : l uscita tuttaia è negata (pallino al terminale di uscita dell operazionale) quindi il potenziale di B è V sat. Pertanto il transistor si comporta da interruttore aperto e la tensione di uscita, preleata al terminale C, è pari alla tensione che alimenta il transistore stesso ( liello alto ). Quando iceersa IN + è minore di IN, il potenziale di B è +V sat, il transistor si comporta da interruttore chiuso e l'uscita C è sostanzialmente collegata al terminale E, che normalmente iene connesso a massa ( liello basso ). B Fig Schema funzionale e piedinatura del comparatore LM311 Si noti che in commercio sono disponibili ari altri comparatori integrati con caratteristiche analoghe e con prestazioni anche superiori. In particolare si può citare l'integrato 339, che contiene ben quattro comparatori simili al 311. Connettendo opportunamente più operazionali, assieme ad altri dispositii, è possibile realizzare comparatori a finestra, ossia comparatori proisti di due soglie. Un esempio sarà mostrato nel Cap. 5, par. 5.8, dopo che sarà stato affrontato lo studio del diodo a giunzione. 3.8 Fogli tecnici (data sheets) di amplificatori operazionali Le case costruttrici di dispositii a semiconduttore forniscono normalmente, per ogni tipo di dispositio a semiconduttore, dei fogli tecnici (data sheets) esplicatii. In tali fogli è oiamente
25 94 indicato il tipo di componente, identificato da una sigla, in genere mista numerica-alfanumerica, e le corrispondenti prestazioni. Queste ultime engono espresse in termini di dati caratteristici, alori nominali, alori nominali massimi assoluti. I dati caratteristici (in genere indicati come electrical characteristics) forniscono informazioni sulle prestazioni del dispositio in determinate condizioni di laoro (ad esempio, per un determinato alore di corrente o di temperatura). Secondo i casi, i alori caratteristici engono indicati come alori tipici o come alori massimi e minimi garantiti. Spesso, i dati caratteristici sono riportati in forma di grafici che riportano una o più cure, relatie a dierse condizioni di laoro. È bene osserare che le informazioni date sotto forma di grafico sono utilizzabili esclusiamente a scopo indicatio, giusto per aere subito un idea qualitatia del comportamento di un determinato dispositio. È sempre meglio eitare di estrapolare dati numerici da tali grafici, iste le loro ampie dispersioni. In altri termini, i grafici si riferiscono spesso ai alori tipici del dispositio, tuttaia i alori reali possono diergere da questi anche di più del 50%. I alori nominali sono i alori consigliati dal costruttore, che garantiscono un buon funzionamento del dispositio nelle peggiori condizioni di laoro. I alori nominali massimi assoluti (absolute maximum ratings) rappresentano i alori che non possono essere superati senza rischio di danneggiare il dispositio. Oltre a tali indicazioni, le case costruttrici possono fornire ulteriori informazioni, quali dati meccanici, dati sul contenitore, informazioni sui circuiti di misura, temperatura massima per le saldature, etc. Nel caso degli amplificatori operazionali, tra gli absolute maximum ratings figurano la massima tensione d alimentazione (supply oltage), la massima tensione d ingresso (input oltage) e quella differenziale (differential input oltage); tra le electrical characteristics sono oiamente inserite la tensione di offset (input offset oltage), la corrente di polarizzazione (input bias current), quella di offset (input offset current) e la corrente di cortocircuito d uscita (output short circuit current). Come per gli altri componenti, i costruttori forniscono, a titolo orientatio, pagine di Selection Guide. Una classificazione, non assoluta, ma utile ai fini applicatii, può essere la seguente: General purpose: operazionali per usi generali, sono quelli meno costosi e non particolarmente eloci. Le applicazioni tipiche comprendono: sommatori, amplificatori inertenti, buffer, filtri. Low bias current, High input impedance, FET-input: realizzati di solito in tecnologia BIFET, sfruttano l alta impedenza d ingresso tipica dei transistor di tipo FET e troano particolarmente impiego nelle applicazioni che preedono integratori e conertitori I/V.
26 95 FET-input dual: sono assai utili quando si necessiti di due operazionali con caratteristiche simili (matched) nello stesso contenitore (package), come in alcune applicazioni particolari (ad esempio, negli amplificatori logaritmici). High-accuracy, Low drift, Differential input: offrono eleate prestazioni rispetto alle derie termiche, agli offset, al guadagno ad anello aperto. Sono usati nella strumentazione di precisione e per l amplificazione di segnali di piccola ampiezza. Wide bandwidth, Fast settling, High speed: sono caratterizzati dal ridotto settling time (importante in applicazioni con rapide commutazioni, nei conertitori digitali-analogici), da una larghezza di banda per piccoli segnali molto ampia (importante nei preamplificatori e nell elaborazione di piccoli segnali in alta frequenza) e da un eleato slew rate, cioè la massima elocità di ariazione della tensione di uscita quando all ingresso è applicato un segnale a gradino (importante per il trattamento di segnali di alta frequenza o di ampiezza eleata). Occorre aggiungere che molti amplificatori permettono di compensare gli errori douti alla tensione di offset o alle correnti di polarizzazione o di offset, connettendo una rete esterna ad un piedino particolare dell integrato. Generalmente le sigle degli operazionali comprendono, oltre ad un prefisso che indica la casa costruttrice e una sigla numerica che identifica il tipo di componente, una o più lettere che specificano l interallo di temperature di laoro e indicano la serie commerciale, industriale, militare, oppure segnalano prestazioni superiori rispetto a qualche parametro. Infine, rassegne di circuiti applicatii sono spesso pubblicate da alcune case costruttrici o messe a disposizione gratuitamente in rete.
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