CORSO DI PSICOLOGIA DELL EDUCAZIONE

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1 CORSO DI PSICOLOGIA DELL EDUCAZIONE A.A SCIENZE INFERMIERISTICHE POLO DI PISA II ANNO V LEZIONE Dott.ssa Chiara Toma

2 I DISTURBI DELLO SVILUPPO Disturbi del linguaggio Autismo e disturbi pervasivi dello sviluppo Disprassia evolutiva Disabilità intellettiva Disturbi dell apprendimento

3 I DISTURBI DEL LINGUAGGIO

4 I LATE TALKERS Bambini a cui non è ancora stato diagnosticato un Disturbo Specifico di Linguaggio ma che si collocano at the lower end of the normal development continuum (Paul e Elwood, 1991).

5 I LATE TALKERS Produzione lessicale: MESI MENO DI 10 PAROLE MESI - MENO DI 50 PAROLE - NESSUNA COMBINAZIONE DI ALMENO DUE PAROLE Esclusione di fattori cognitivi, percettivi, neurologici, alla base del ritardo linguistico: normale sviluppo intellettivo e socio-affettivo. A rischio per successivi problemi specifici del linguaggio.

6 I LATE TALKERS INDICATORI DIAGNOSTICI E PROGNOSTICI: Forte ritardo fonologico che si accompagna al ritardo nella produzione lessicale e che si evidenzia già nell attività di lallazione prelinguistica Familiarità per problemi di linguaggio e di apprendimento Prevalenza nei maschi Storia di otiti ricorrenti nei primi anni di vita.

7 I LATE TALKERS INDICI DI RISCHIO PER SVILUPPO DSL: mesi: deficit della comprensione verbale e entità del ritardo lessicale mesi: sviluppo grammaticale gravemente ritardato 36 MESI: età critica per fissare il limite dei ritardi transitori

8 DISTURBO SPECIFICO DI LINGUAGGIO Difficoltà di varia entità nella produzione, comprensione e nell uso funzionale del linguaggio, in una o in tutte le componenti linguistiche (fonologia, semantica, sintassi e pragmatica) Evoluzione nel tempo che varia relativamente alla gravità e alla persistenza del disturbo linguistico.

9 DISTURBO SPECIFICO DI LINGUAGGIO Disordine di natura evolutiva, attribuibile ad un fallimento nella normale evoluzione di una o più componenti linguistiche; Si distingue da afasia acquisita (improvvisa menomazione della facoltà linguistica normalmente acquisita, riconducibile a malattie o lesioni neurologiche che coinvolgono aree circoscritte del cervello).

10 DISTURBO SPECIFICO DI LINGUAGGIO PERCHÉ SPECIFICO? Forma pura di questi disordini o ritardi linguistici, che si dissociano da quadri psicopatologici caratterizzati da deficit di natura cognitiva, motoria, sensoriale o dovuti a carenze socio-ambientali. In realtà spesso associazione di difficoltà di natura non-verbale quali i deficit di Attenzione ed Iperattività, deficit percettivi e di coordinazione motoria (Hill, 2001).

11 CRITERI PER RICONOSCERE DSL Prestazioni significativamente inferiori alla media nei test di valutazione linguistica; QI non verbale adeguato all età del bambino (uguale o maggiore di 85); Esame audiometrico negativo; Nessuna anomalia strutturale a carico dell apparato orale o della motricità oro-bucco-linguale; Assenza di disfunzioni neurologiche che caratterizzano quadri di disordini primari (epilessia, paralisi cerebrale infantile); Adeguate capacità psicofisiche e di relazione sociale. Leonard (1998)

12 CLASSIFICAZIONE (DSM IV) Disturbo dell espressione del linguaggio: compromissione dello sviluppo del linguaggio espressivo Disturbo misto dell espressione e della ricezione del linguaggio: compromissione riguarda anche la comprensione Disturbo della fonazione: incapacità di utilizzare adeguatamente i suoni del linguaggio parlato Balbuzie: compromissione del normale fluire e della cadenza del discorso Disturbo della comunicazione non altrimenti specificato

13 EZIOLOGIA Ipotesi neurocognitiva (disturbo della rappresentazione delle informazioni fonologiche nella memoria a breve termine) Ipotesi neurologica (minimo danno neurologico) Ipotesi genetica (familiarità)

14 DIFFICOLTA LINGUISTICHE Piano fonologico: lallazione poco variata e successivo persistente disordine nell organizzazione, costruzione e stabilizzazione dei suoni all interno delle parole (omonimi, omissione parole, linguaggio scarsamente intelligibile) Piano lessicale: difficoltà ad acquisire e memorizzare parole nuove e difficoltà di recupero lessicale. Piano sintattico: produzione di enunciati con lunghezza media ridotta, linguaggio telegrafico. (Leonard, Sabbadini, 1995).

15 DISTURBI PERVASIVI DELLO SVILUPPO

16 DISTURBI PERVASIVI DELLO SVILUPPO Disturbo autistico Disturbo di Asperger Disturbo di Rett Disturbo Disintegrativo dell Infanzia Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato

17 DISTURBO AUTISTICO Compromissione grave e generalizzata in diverse aree dello sviluppo: capacità di interazione sociale capacità di comunicazione presenza di comportamenti, interessi, e attività stereotipate. Ritardi o funzionamento anomalo ha esordio prima dei 3 anni Spesso associato a Ritardo Mentale.

18 DISTURBO AUTISTICO Compromissione interazione sociale: Comportamento non verbale (sguardo diretto, espressione mimica, posture corporee, gesti che regolano interazione sociale) Sviluppare relazioni con i coetanei Ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone Reciprocità sociale o emotiva

19 DISTURBO AUTISTICO Compromissione della comunicazione: Sviluppo del linguaggio parlato (no gesti e mimica) Iniziare e sostenere la conversazione con altri Linguaggio stereotipato o ripetitivo o eccentrico Giochi di simulazione vari e spontanei

20 DISTURBO AUTISTICO Attività e interessi ristretti: Inutili abitudini o rituali specifici Manierismi motori stereotipati e ripetitivi Persistente e eccessivo interesse per parti di oggetti

21 EZIOLOGIA Multifattorialità di cause genetiche, organiche o acquisite precocemente Anomalie metaboliche Fattori esogeni infettivi, tossici, farmacologici, traumatici o vascolari No conseguenza di interazioni patologiche con il genitore o di assenza di calore emotivo!

22 DEFICIT DI FUNZIONAMENTO Teoria della mente: incapacità di attribuire stati mentali (credenze, pensieri, intenzioni) a sé e ad altri Percezione e espressione delle emozioni Attenzione condivisa Orientamento sensoriale e regolazione dell arousal Imitazione Gioco simbolico Comunicazione e linguaggio (no pragmatica) Attaccamento Comportamento intenzionale o finalistico (no azioni proto-dichiarative)

23 DISTURBO DI ASPERGER Autismo ad alto funzionamento Difficoltà qualitative nelle interazioni sociali Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi Non esiste un significativo ritardo nelle abilità linguistiche né un significativo ritardo nello sviluppo cognitivo SI comportamento adatto alle circostanze (tranne che nelle interazioni sociali) SI curiosità per l'ambiente esterno nell'infanzia

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