LA TRASFUSIONE NEL PAZIENTE CRITICO
|
|
|
- Alina Piccolo
- 8 anni fa
- Visualizzazioni
Transcript
1 LA TRASFUSIONE NEL PAZIENTE CRITICO La trasfusione di globuli rossi concentrati (GRC) è una pratica frequente e comune sia nei pazienti critici che nei traumatizzati. La maggior parte degli studi presenti in letteratura sono stati eseguiti sui pazienti politraumatizzati; è su questi studi che si basano al momento le principali linee guida e protocolli di emotrasfusione reperibili in letteratura. La motivazione appare evidente, lo shock emorragico e l anemizzazione, sono situazioni di comune riscontro nel paziente traumatizzato, soprattutto in fase acuta. La somministrazione di GRC viene utilizzata sia per trattare l anemia in quanto tale, sia per aumentare la possibilità di rilascio di ossigeno a livello tissutale (Do2), e questa pratica è sicuramente indicata in quei pazienti che abbiano raggiunto un livello di rilascio di ossigeno critico. Indipendentemente dal meccanismo di insorgenza, lo shock emorragico rappresenta la seconda causa di mortalità precoce in assoluto nei politraumatizzati, superata solo dalle lesioni del sistema nervoso centrale (SNC). Molti autori hanno ben documentato l utilizzo di questa pratica in Nord America, Europa ecc. arrivando a conclusioni simili indicanti che circa il 40% dei pazienti critici riceve una trasfusione, con una media di 5 sacche trasfuse a paziente, ed una concentrazione media di emoglobina (Hb) pre trasfusione di 8,5 g/dl. Nel 2009 l Insitute of Medicine degli Stati Uniti ha computato una spesa di circa 2,5 miliardi di dollari per emotrasfusioni di cui, almeno un terzo, ritenute non necessarie. Il problema non è solo clinico, ma economico ed etico; il buon utilizzo del sangue, infatti, è una pratica richiesta a tutti gli ospedali.(3) L efficacia dell emotrasfusione nel paziente traumatizzato o critico emodinamicamente stabile non è stata ancora dimostrata con chiarezza; molte linee guida utilizzano un trigger per iniziare la trasfusione basato sul livello di emoglobina, ma questa pratica viene messa in dubbio a causa delle potenziali reazioni avverse alla trasfusione, come le infezioni trasfusione correlate nei pazienti immunocompromessi, l edema polmonare, e addiritttura vi sono studi che evidenziano un peggioramento dell outcome dei pazienti trasfusi e una perdita di efficacia della pratica emotrasfusionale. Al momento è generalmente accettato il fatto che un paziente critico tolleri bene livelli di emoglobina fino ad un valore di 7 g/dl, con delle eccezioni rappresentate dai pazienti con storia di sindrome coronarica acuta (SCA), malattie del SNC e polmonari. Da qui la convinzione che alcuni pazienti, come quelli affetti da ARDS, insufficienza multiorgano (MOF), sepsi, lesioni traumatiche del SNC e malattia cerebrovascolare, possano beneficiare di trasfusioni anche con livelli di Hb superiori a 7 g/dl. (1).
2 Altri studi hanno preso in considerazione e confrontato l approccio emotasfusionale liberale e quello guidato da valori di Hb, restrittivo ; il maggiore di questi studi, il FOCUS, che lasciava la possibilità di trasfondere anche con livelli di Hb superiori a 10 g/dl, non ha dimostrato una maggiore incidenza di mortalità a 180 giorni, nei pazienti trasfusi liberamente, mentre ha evidenziato un incremento di mortalità in questo gruppo di pazienti rispetto al gruppo di controllo che veniva sottoposto a trasfusioni più restrittive. Questo però, al momento, risulta l unico studio che prenda in considerazione la mortalità a lungo termine (180 giorni) (2). Molti autori si sono dunque chiesti se esista un numero magico riferito al livello di Hb che possa indicare la necessità di trasfusione o meno. I dati e le revisioni della letteratura riportati nei più importanti studi che hanno confrontato l approccio restrittivo e quello più liberale, indicano quanto segue: - studio TRICC (The transfusion requirements in critical care): nel gruppo restrittivo (Hb 7-8 g/dl) mortalità a 30 giorni non diversa dal gruppo liberale (Hb g/dl); - studio TRACS (Transfusion requirements after cardiac surgery): gruppo restrittivo basato su ematocrito > 24% e gruppo liberale su ematocrito > 30%, nessuna differenza nella mortalità a 30 giorni; - studio FOCUS, già citato, differenza di mortalità a 180 giorni; - studio UGI (upper gastrointestinal bleeding): migliore outcome nel gruppo restrittivo (Hb < 7 g/dl) rispetto al liberale (Hb < 9 g/dl). - Studio MINT (Miocardial ischemia and transfusion): gruppo restrittivo Hb < 8 g/dl e liberale Hb > 10 g/dl. In questo studio si è notato un significativo aumento di mortalità nel gruppo restrittivo, cosa che ha portato a considerare che nei pazienti con malattia coronarica, l approccio più liberale sembra essere migliore e più sicuro. Questi studi hanno anche considerato i valori medi di Hb a cui trasfondere, e la conclusione sembra essere che 7 g/dl risulti il numero magico, considerando sempre che il valore di Hb rappresentando una concentrazione e non un valore assoluto, non solo è influenzato dalle variazioni del volume plasmatico, ma spesso riflette poco fedelmente il grado di anemizzazione, come nel caso dello shock emorragico acuto (3). Parametro di riferimento Approccio restrittivo Approccio liberale Emoglobina 7 9 g/dl > 9 g/dl Ematocrito Da 24 a 30 % > 30%
3 L approccio restrittivo supportato dai dati sopra esposti, consente quindi anche un risparmio in termini di unità di sangue non trasfuse. L approccio emotrasfusionale deve anche tenere conto, soprattutto nel politrauma, di dover e poter combattere la triade killer del trauma, ovvero la coagulopatia, l acidosi e l ipotermia. Cerchiamo quindi di elencare adesso, una serie di raccomandazioni e motivazioni che possano praticamente guidare nell instaurare una adeguata terapia trasfusionale nel paziente critico. La trasfusione nel paziente critico. 1) La trasfusione di GRC è indicata nei pazienti con evidenza clinica di shock emorragico (Livello evidenza I). La decisione di iniziare la trasfusione durante la fase di rianimazione del paziente critico in shock emorragico (trauma o non trauma) non può essere basata sul livello di Hb riscontrato, ma sullo stato fisiologico del paziente. Al momento il sangue è l unico elemento che garantisca un Do2. 2) La trasfusione può essere indicata nei pazienti con evidenza di shock emorragico acuto, instabilità emodinamica e/o inadeguato Do2. (Livello evidenza I) La somministrazione di sangue è indicata nei pazienti non responsivi al fluid challenge con cristalloidi. Si ricorda che il valore dei lattati è un buon indice per valutare le variazioni del metabolismo correlate con l ipoperfusione e, a differenza dell emoglobina, ha valore anche quando effettuato precocemente. 3) L approccio trasfusionale restrittivo (Hb < 7 g/dl) è efficace tanto quanto quello più liberale (Hb < 10 g/dl) nei pazienti critici, fatta eccezione per i pazienti con SCA in corso o pregressa (Livello evidenza I). 4) L uso di un valore trigger di Hb per decidere se trasfondere o no, dovrebbe essere evitato. La decisione se trasfondere si deve basare su criteri fisiologici, evidenza dello stato di shock, pregresse condizioni cliniche.(livello evidenza II). Sebbene sia accettato il valore di 7 g/dl come una soglia di riferimento, esistono trials dove anche per 5 g/dl con paziente stabile, non si è evidenziato un Do2 critico valutando sia i lattati che il consumo periferico di ossigeno (Vo2). 5) In assenza di emorragia acuta, ma di anemia, si deve considerare una trasfusione di una singola unità di GRC (Livello evidenza II). Questi possono essere pazienti emodinamicamente stabili, ed è raccomandato un controllo Hb post trasfusione. 6) Nei pazienti critici che necessitano di essere ventilati meccanicamente (VM), è utile considerare come trigger per la trasfusione il valore di 7 g/dl di Hb. Non vi sono
4 evidenze che una strategia liberale, in questi pazienti, possa portare vantaggi significativi (Livello raccomandazione II). I pazienti che rimangono a lungo in VM teoricamente potrebbero beneficiare di emotrasfusioni che aumentino il carrier di ossigeno nel sangue. Le evidenze raccolte suggeriscono invece che questa prassi aumenta le complicanze e la mortalità in terapia intensiva. 7) Nei pazienti critici rianimati è utile considerare come trigger per la trasfusione il valore di 7 g/dl di Hb. Non vi sono evidenze che una strategia liberale, in questi pazienti, possa portare vantaggi significativi (Livello raccomandazione II). 8) Nei pazienti critici con malattia cardiovascolare stabile, è utile considerare come trigger per la trasfusione il valore di 7 g/dl di Hb. Non vi sono evidenze che una strategia liberale, in questi pazienti, possa portare vantaggi significativi (Livello raccomandazione II). L approccio più liberale può essere di beneficio ai pazienti cardiopatici con angina instabile o SCA in corso (vedi n 10). 9) La trasfusione di GRC non dovrebbe essere considerata coma una procedura che garantisca sempre un miglioramento di Vo2 nei pazienti critici (Livello evidenza II). Lo scopo della trasfusione è semmai quello di aumentare la Do2. Si ricorda che la conservazione dei GRC può condurre i globuli a modifiche biomeccaniche e biochimiche tali da ridurre le loro funzioni in particolare la capacità di rilasciare ossigeno ai tessuti. Inoltre i GRC conservati mostrano una aumentata capacità di adesione all endotelio vascolare sia in vitro che in vivo. E stato visto infine che la Do2 aumenta uniformemente dopo le trasfusioni, mentre non si è notato un corrispettivo aumento di Vo2. 10) La trasfusione di GRC può essere utile nei pazienti con SCA e anemici all ingresso in ospedale (Hb < 8 g/dl) con l eccezione dei pazienti con infarto miocardico acuto (IMA) in corso o angina instabile dove si può adottare una strategia trasfusionale più liberale (Livello evidenza III). La trasfusione nel paziente con shock settico. Per quanto riguarda il paziente con shock settico, al momento non sono ben chiare evidenze di Livello I che supportino l emotrasfusione in questi pazienti. La necessità di trasfondere deve essere valutata singolarmente di volta in volta perché, al momento, non esiste un livello trigger per la somministrazione di GRC. Come per il paziente critico senza sepsi, la trasfusione di sangue aumenta la Do2 senza aumentare la Vo2. Studi condotti sui pazienti con sepsi e livelli
5 di emoglobina < 9 g/dl hanno evidenziato che la trasfusione aumenta il livello di Hb senza un corrispettivo miglioramento dei livelli di ossigenazione tissutale. In corso di sepsi l emotrasfusione sembra indicata in due condizioni specifiche: 1) durante la fase iniziale di rianimazione e dopo che 2) l ipoperfusione tissutale sia stata risolta. Per quanto riguarda il punto 1, il suggerimento è quello che durante le prime 6 ore dall inizio della terapia rianimatoria per la sepsi, se la saturazione di ossigeno venoso centrale ScVo2 e la saturazione di ossigeno venoso misto SVo2 non raggiungono rispettivamente il 70 e il 65% mediante la somministrazione di fluidi, diventa indicata la trasfusione con GRC, fino a raggiungere un ematocrito > 30%. Per il punto 2 una volta che l ossigenazione tissutale sia stata ripristinata, in assenza di patologie come la SCA acuta, emorragia in corso, malattie cardiache con shunt destro-sinistro o acidosi lattica grave, l emotrasfusione può essere effettuata con livelli di Hb < 7 g/dl. La trasfusione nel paziente con ALI (Acute Lung Injury) o ARDS (Acute respiratory distress syndrome). Di solito queste due condizioni sono sequele ben note dopo emotrasfusione massiva. Anche se la relazione tra trasfusione, ALI e ARDS non sia del tutto ben nota, non esistono evidenze di Livello I che possano suggerire questa pratica in corso di ALI e ARDS. In questi pazienti tutti gli sforzi devono orientarsi ad evitare l emotrasfusione, in quanto molti studi hanno mostrato un peggioramento di ALI e ARDS in corso di emotrasfusione; questo dato è stato inoltre confermato anche da studi effettuati su pazienti traumatizzati con ALI e ARDS. Tale sindrome caratterizzata da ipossia acuta, edema polmonare non cardiogeno durante emotrasfusione, è stata definita TRALI (TRanfusion Acute Lunge Injury). La trasfusione nel paziente con trauma cranico o malattia neurologica acuta. Due le note su questi pazienti. La prima è che non ci sono al momento indicazioni con livelli di evidenza I che supportino tale pratica in questi casi, la seconda è che non si è notato alcun beneficio nell utilizzo della strategia liberale nei pazienti con trauma cranico medio-grave (Livello evidenza II). Sebbene molti centri sostengano la teoria che con la trasfusione si aumenta il carrier di ossigeno a disposizione di un sistema nervoso centrale lesionato, non vi sono al momento evidenze certe che supportino questa ipotesi, anzi alcuni studi hanno evidenziato che l emotrasfusione non ha dato miglioramento dell outcome in questi pazienti,
6 quindi soprattutto i traumi con lesioni del sistema nervoso centrale non dovrebbero utilizzare soglie di emotrasfusione diverse da quelle del paziente critico prima elencate (1). Protocollo di trasfusione massiva. Una volta elencale le principali indicazioni e raccomandazioni alla trasfusione, vediamo adesso di analizzarle nel dettaglio. I principali studi sulla pratica di emotrasfusione derivano da pazienti traumatizzati e la definizione di trasfusione massiva viene riservata a quei casi che necessitano di almeno 10 Unità di GRC nelle 24 ore, di un rimpiazzo completo di tutto il volume circolante nelle 24 ore, di un rimpiazzo del 50% del volume circolante in 3 ore, di trasfondere più di 4 Unità di GRC in 1 ora, una perdita costante di sangue di 150ml/hr. TRASFUSIONE MASSIVA CRITERI DI DEFINIZIONE Trasfusione di almeno 10 Unità di GRC in 24 ore Rimpiazzo di tutto il volume circolante in 24 ore Rimpiazzo del 50% del volume circolante in 3 ore Trasfusione di più di 4 Unità di GRC in 1 ora Emorragia costante di 150 ml/hr Obiettivo di questa fase della rianimazione soprattutto nel paziente traumatizzato è evitare che si instauri la triade killer composta da ipotermia, acidosi e coagulopatia. L ipotermia nel trauma può essere a genesi multifattoriale; da una prolungata esposizione all ambiente esterno, all infusione di liquidi a temperatura ambiente. Inoltre il metabolismo anaerobio che accompagna le fasi di emorragia, produce meno calore rispetto a quello aerobio, il che comporta una riduzione di calore nel corpo del paziente ed aumenta l ipotermia. L ipotermia si definisce lieve (34-36 C ), moderata (32-34 C ), e grave (< 32 C ). L ipotermia ha effetto diretto sulla coagulazione riducendo tra l altro, la produzione di trombossano e quindi riducendo, di fatto, l adesione piastrinica, e interferendo con la fibrinolisi. Questi affetti possono essere persi dal punto di vista laboratoristico a causa del riscaldamento a cui i campioni ematici vengono sottoposti durante gli esami. In sintesi l ipotermia aggrava la coagulopatia, l acidosi metabolica, i disordini elettrolitici e la funzionalità cardiaca. L acidosi deriva da una inadeguata perfusione tissutale e susseguente produzione di acido lattico derivante dal metabolismo anaerobio. L acidosi può essere aggravata da un eccessivo
7 uso di Soluzione Fisiologica che porta ad una acidosi ipercloremica. Ora, l azione di molti fattori della coagulazione è ph dipendente, e più il ph tende all acidosi, meno i fattori della coagulazione operano regolarmente. Ad esempio una riduzione del ph da 7.4 a 7 riduce l attività del Fattore VIIa di oltre il 90% e l attività del complesso Xa/Va di oltre il 70%. In pratica il valore del ph e dei lattati all ammissione di un paziente in Pronto Soccorso dimostrano una buona correlazione con la mortalità dello stesso. La coagulopatia ha una genesi più complessa che può risultare dai seguenti elementi: - coagulopatia da diluizione a causa delle infusioni eseguite nella fase di rianimazione. I dati del trauma registry tedesco hanno evidenziato una correlazione tra l insorgenza della coagulopatia (40% dei pazienti) e la somminisrazione di più di 2 litri di infusione, e nel 70% dei pazienti che ricevono più di 4 litri.; - la coagulopatia può insorgere anche per un ridotta trasfusione di plasma fresco congelato. La coagulopatia post traumatica risulta dipendente anche dall attivazione della Proteina C dai tessuti danneggiati; la Proteina C è una proteasi serica che riduce gli attivatori del plasminogeno e inibisce il fattore V e VIII (4). Per rompere il circolo vizioso della triade killer quindi si deve mirare ad un rapido controllo dell emorragia, prevenire l ipotermia, prevenire l emodiluizione e trattare la coagulopatia. Approccio trasfusionale al paziente in shock (Massive transfusion). Tra il 20 e il 40% dei decessi nei pazienti traumatizzati in ospedale, è dovuto ad emorragia massiva; queste morti possono essere potenzialmente evitabili con un rapido controllo della emorragia ed un migliore approccio rianimatorio. La damage control resuscitation (DCR) è definita come una tecnica atta al controllo rapido delle emorragie per mezzo della somministrazione di sangue ed emoderivati in proporzioni fisse e prestabilite, prevenzione ed immediata correzione della coagulopatia ed una riduzione delle infusioni di cristalloidi. La DCR è stata ideata per trattare il deficit di volume, la coagulopatia acuta post trauma, preservare la capacità del carrier di ossigeno ematico, riparare l endotelio ed evitare la coagulopatia da diluizione. E divenuta standard nel 2004 soprattutto sui campi di battaglia, per poi passare all applicazione in ambito civile nei trauma centers. Non ci sono molti studi multicentrici con trials clinici randomizzati che abbiano la sopravvivenza come end point primario, così si trovano in letteratura raccomandazioni a volte contrastanti tra loro, promulgate da diverse associazioni scientifiche.
8 Lo schema di seguito riportato, è stato ripreso dallo studio PROMMTT (Prospective Observational Multicenter Major Trauma Transfusion) che ha messo in rapporto l approccio trasfusionale 1:1:1 (1 unità di plasma, 1 unità di piastrine ed 1 di GRC) con quello 1:1:2. Il PROMMTT ha evidenziato una migliore sopravvivenza dei pazienti a 6 ore seguendo l approccio 1:1:1; e questo è un dato rilevante considerando che molti ricercatori hanno evidenziato un picco di mortalità dovuto ad emorragia nelle prime 2-3 ore post trauma (5, 6, 7, 8, 9). Uno studio successivo, il PROPPR (Pragmatic Randomized Optimal Platelet and Plasma Ratios) ha con più precisione delineato la sicurezza e l efficacia del rapporto 1:1:1 rispetto al 1:1:2 nel controllo delle emorragie. I risultati ottenuti infatti, per non mostrando una differenza significativa della mortalità a 24 ore e a 30 giorni tra gli approcci 1:1:1 e 1:1:2, hanno però evidenziato come il gruppo trattato con 1:1:1 abbia raggiunto una emostasi più efficace nelle prime 24 ore, periodo in cui la morte per emorragia ha un suo picco. Tra i due gruppi di pazienti non sono state infine notate differenze per quanto riguarda le complicanze trasfusione-correlate (edema polmonare, MOF, sepsi, tromboembolismo venoso) (5). La sequenza di trasfusione dei vari emocomponenti è stata altrettanto fissata e regolamentata, ed è così schematizzabile Nel protocollo 1:1:1 tutti i pack forniti dal centro trasfusionale sono uguali e contengono pari quantità di piastrine, GRC e plasma. Emocomponente Piastrine GRC Plasma Sequenza di infusione Nel protocollo 1:1:2, i pack forniti dal centro sono diversi, rispettivamente tutti i pack dispari (il primo, il terzo, il quinto forniti) contengono: 3 unità di plasma, 0 piastrine e 6 GRC. I pack pari (il secondo, il quarto forniti) contengono 3 unità di plamsa, 1 di piastrine (6 unita in realtà) e 6 di GRC. Di seguito le tabelle con le sequenze di infusione.
9 Pack dispari Emocomponente Sequenza di infusione Piastrine GRC Plasma Pack pari Emocomponente Sequenza di infusione Piastrine 1 5. GRC Plasma Rimane indiscusso il fatto di far guidare la fase rianimatoria e trasfusionale anche dai risultati di test quali il tromboelastogramma. Di fondamentale importanza anche la ripetizione seriata di alcuni test di laboratorio, primo tra tutti la calcemia. Ogni unità di GRC contiene circa 3 g di citrato, quantità che viene metabolizzata nel fegato normo funzionante in circa 5 minuti. Unità trasfuse ad intervalli inferiori ai 5 minuti, oppure un fegato non perfettamente funzionante, determinano un accumulo di citrato, che può determinare ipocalcemia, a causa del formarsi di citrato di calcio. In quest ottica deve essere considerata l infusione di calcio cloruro (2,5 ml/litro di sangue trasfuso). Acido tranexamico. L uso dell acido tranexamico è stato delineato sia nello studio Crash-2 che nel MATTERs, ed ha evidenziato una riduzione della mortalità rispettivamente dal 16 al 14,5% e di rischio di sanguinamento dal 5,5 al 4,9% nel Crash-2 e una riduzione della mortalità dal 23,9 al 17,4% in ambito militare (MATTERs). L acido tranexamico va sommnistrato alla dose di 1 grammo endo vena in bolo entro tre ore dall evento traumatico, ed 1 grammo sempre endo vena da infondere nelle successive 8 ore.
10 Esempio di schema di approccio al paziente con shock emorragico e che necessita di trasfusione massiva.
11 Bibliografia. 1) Clinical practice guideline: red blood cell transfusion in adult trauma and critical care. L.Napolitano et alt. Crit.Care Med Vol 37 n 12 pagg ) Liberal versus restrictive blood transfusion strategy: 3-year survival and cause of death result from the FOCUS randomised controlled trial. J.L.Carson et alt. Lancet 2015, March 28; 385(9974): ) Is there a magic hemoglobin number? Clinical decision support promoting restrictive blood transfusion practices. L.Goodnough, N.Shah. American Journal of Hematology. Accepted article doi /ajh ) Damage control resuscitation in trauma. H.M.A.Kaafarani, G.C.Velmahos. Scandinavian Journal of Surgery. 0: 1-8, ) Transfusion of plasma, platelets, and red blood cells in a 1:1:1 vs 1:1:2 ratio and mortality in patients with severe trauma. The PROPPR randomized clinical trial. J.B.Holcomb et alt. Jama 2015; 313(5): ) Detailed description of all death in both the Shock and Traumatic Brain injury hypertonic saline trials of the resuscitation outcome consortium. SA.Tisherman et alt. Ann.Surg July 2014 doi ) Increased plasma and platelet to red blood cell ratios improves outcome in 466 massively transfusedcivilian trauma patients. J.B. Holcom et alt. Ann.Surg.2008;248(3): ) Death in the operating room:an analysis of multi center experience. DB Hoyt et alt. JTrauma 1994;37(3): ) Out of hospital hypertonic resuscitation after traumatic hypovolemic shock. A randomized placebo controlled trial. EM Bulger et alt. Ann.Surg. 2011;253 (3) :
Dssa Giovanna Perone Dssa Elisa Seghelini Dssa Paola Bera Dssa Angela Faletti. Basi di Bs-Ao-Co
Dssa Giovanna Perone Dssa Elisa Seghelini Dssa Paola Bera Dssa Angela Faletti Basi di Bs-Ao-Co I decessi precoci sono imputabili a : Emorragia controllo delle perdite, trattamento della coagulopatia,
Studio SENIORS Trial sull effetto di nebivololo su mortalità e ospedalizzazioni per malattie cardiovascolari in pazienti anziani con insufficienza
Trial sull effetto di nebivololo su mortalità e ospedalizzazioni per malattie cardiovascolari in pazienti anziani con insufficienza cardiaca (1) Introduzione (1) Età media dei pazienti con insufficienza
La Medicina Trasfusionale verso l' Europa Crotone, 10 ottobre 2015 Dott. F. Bossio Anestesia e Rianimazione Crotone
L appropriatezza del sangue ed emoderivati in medicina perioperatoria La Medicina Trasfusionale verso l' Europa Crotone, 10 ottobre 2015 Dott. F. Bossio Anestesia e Rianimazione Crotone Trasfusione di
I trigger relativi alle cure
Massimo Geraci Direttore MCAU ARNAS Ospedali Civico Di Cristina Benfratelli Palermo Rosario Squatrito Direttore MCAU San Raffaele Giglio Cefalù Sono 14 trigger identificati dalla lettera C Trigger: solo
Trigger e appropriatezza trasfusionale. Dott. Marco Pavesi
Trigger e appropriatezza trasfusionale Dott. Marco Pavesi Anemocentro-sud 22-23 Settembre 2011 Omogeneità di linee guida - Hb come parametro di riferimento - ampio range decisionale Hb < 6 g/dl Ampia variabilità
Il Patient Blood Management
Il Patient Blood Management Il PBM è l applicazione tempestiva multimodale e multidisciplinare delle conoscenze basate sull evidenza scientifica, sia in ambito medico che chirurgico che si prefigge di
LA TRASFUSIONE DI SANGUE ED EMODERIVATI. C.P.S.E Cristofori M.Grazia
LA TRASFUSIONE DI SANGUE ED EMODERIVATI C.P.S.E Cristofori M.Grazia DM 25/1/2001 LA TRASFUSIONE CORRESPONSABILITA MEDICO INFERMIERE COMPETENZE SPECIFICHE INTEGRATE COMPETENZE MEDICHE E INFERMIERISTICHE
Dott. Massimo Giammaria Cardiologia Ospedale Maria Vittoria,
Dott. Massimo Giammaria Cardiologia Ospedale Maria Vittoria, Torino Che cosa e il contropulsatore Il contropulsatore aortico o Intra-Aortic Balloon Pump o IABP e uno strumento di assistenza cardiaca temporanea
S H O C K CARDIOGENO. Stefano Simonini Cardiologia NOCSAE
S H O C K CARDIOGENO Stefano Simonini Cardiologia NOCSAE DEFINIZIONE Sindrome caratterizzata da un disturbo acuto generalizzato della circolazione con ipoperfusione e disfunzione severa di organi critici
Riabilitazione dopo sindrome coronarica acuta
Riabilitazione dopo sindrome coronarica acuta INTRODUZIONE Le malattie cardiovascolari sono la causa principale di morte e disabilità in tutti i paesi del mondo occidentale,inclusa l Italial Le malattie
Fondazione IRCCS Ca Granda Ospedale Maggiore Policlinico
IL RUOLO DEL LATTATO NEL SETTING DELL URGENZA Alessandro Protti Fondazione IRCCS Ca Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano, Italia METABOLISMO ENERGETICO CELLULARE: AEROBIOSI ALESSANDRO NOME COGNOME
OTTIMIZZAZIONE EMODINAMICA IN SALA OPERATORIA
OTTIMIZZAZIONE EMODINAMICA IN SALA OPERATORIA Redazione: Verifica: Approvazione: Dott. L.Spagnesi Dott.ssa L. Pompei SOC Anestesia e Rianimazione Dr.ssa Maria Gabriella Costa SOC Anestesia e Rianimazione
LO SHOCK. discrepanza fra perfusione tessutale ed effettive richieste da parte dei tessuti metabolicamente attivi.
ASSISTENZA AL PAZIENTE CON SHOCK EMORRAGICO LO SHOCK Stato di insufficienza circolatoria periferica che determina una ridotta perfusione tissutale a livello sistemico e quindi un inadeguato apporto di
L errore trasfusionale ABO. Cosa fare e cosa evitare di fare
L errore trasfusionale ABO. Cosa fare e cosa evitare di fare Roma, 27 giugno 2013 è il tipo giusto per me? Giuliano Grazzini Emovigilanza Effetti indesiderati nei riceventi Incidenti gravi Reazioni indesiderate
IPOTERMIA TERAPEUTICA
APPLICAZIONE DELLA IPOTERMIA TERAPEUTICA Competenze del Servizio Urgenze ed Emergenze Mediche (SUEM 118) Protocollo di trattamento clinico SI APPLICA A: Pazienti adulti colti da arresto cardio-circolatorio
La trasfusione di concentrati piastrinici: efficacia e indicazioni cliniche
La trasfusione di concentrati piastrinici: efficacia e indicazioni cliniche Vincenzo Toschi SIMT & Centro Emostasi e Trombosi AO San Carlo Borromeo - Milano Open Issues Goodnough LT, Levy JH, Murphy MF,
Miglioramento dell appropriatezza nell utilizzo di plasma fresco congelato
3 Forum Risk Management in Sanità Arezzo, Centro Affari e Convegni 25-28 novembre 2008 Miglioramento dell appropriatezza nell utilizzo di plasma fresco congelato Lorenzo Sommella Direttore Sanitario ACO
Tipi di shock. Ipovolemico o emorragico Cardiogeno Anafilattico o allergico Neurogeno Endotossico. Tipi di shock. Lo shock 28/12/2014. Lo shock.
Shock Lo shock Grave sindrome polieziologica caratterizzata da una insufficiente perfusione dei tessuti responsabile di gravi alterazioni metaboliche cellulari a carico praticamente di tutti gli organi.
Il RITARDO EVITABILE: 15 anni dopo
Il RITARDO EVITABILE: 15 anni dopo Il ruolo delle associazioni dei cardiopatici nel ridurre la mortalità e nel limitare il danno cardiaco nelle persone colpite da un infarto cardiaco acuto. il tempo è
L ostetrica e il protocollo dell emorragia ostetrica
Responsabile: Dottor Paolo Beretta L ostetrica e il protocollo dell emorragia ostetrica Ostetrica Coordinatore Sala Parto Busto Arsizio Martina Bianchi S Perché il protocollo? Il protocollo è uno strumento
La stratificazione del rischio nelle emorragie digestive del tratto superiore. Dott.ssa Anna Felletti Spadazzi Congresso regionale SIMEU 2013
La stratificazione del rischio nelle emorragie digestive del tratto superiore Dott.ssa Anna Felletti Spadazzi Congresso regionale SIMEU 2013 Emorragia acuta del tratto digestivo superiore : una patologia
COMPLICANZE MATERNE SEVERE DURANTE IL PARTO ED IL PUERPERIO (PARTO NATURALE) PROTOCOLLO OPERATIVO
COMPLICANZE MATERNE SEVERE DURANTE IL PARTO ED IL PUERPERIO (PARTO NATURALE) PROTOCOLLO OPERATIVO - Definizione Per struttura di ricovero: Proporzione di complicanze materne gravi entro i 42 giorni successivi
EVENTI MAGGIORI CARDIOVASCOLARI E CEREBROVASCOLARI (MACCE) A 12 MESI NEI SOPRAVVISSUTI AD INFARTO ACUTO DEL MIOCARDIO. PROTOCOLLO OPERATIVO
EVENTI MAGGIORI CARDIOVASCOLARI E CEREBROVASCOLARI (MACCE) A 12 MESI NEI SOPRAVVISSUTI AD INFARTO ACUTO DEL MIOCARDIO. PROTOCOLLO OPERATIVO - Definizione Per ASL di residenza: proporzione di pazienti sopravvissuti
Compilazione Richiesta Emocomponenti e relativo Consenso Informato INDICE. Data Descrizione Redatto Verificato Approvato
Pag. 1 di 5 INDICE 1. SCOPO 2. CAMPO DI APPLICAZIONE 3. RIFERIMENTI 4. DEFINIZIONI 5. RESPONSABILITÀ 6. DESCRIZIONE ATTIVITA' Data Descrizione Redatto Verificato Approvato 11-12-2012 Emissione Dott.ssa
La BPCO e le comorbilità. Federico Sciarra
La BPCO e le comorbilità Federico Sciarra La BPCO, essendo una malattia cronica con caratteristiche di infiammazione sistemica, facilmente coesiste con altre patologie sia acute che croniche, che influenzano
Il paziente con problema renale: non solo Insufficienza Renale Cronica ma Malattia Renale Cronica
Il paziente con problema renale: non solo Insufficienza Renale Cronica ma Malattia Renale Cronica Clinical Practice Guidelines for Chronic Kidney Disease Chronic kidney disease: NICE guideline LINEA GUIDA
Training in Trombosi Società Italiana per lo Studio dell Emostasi e della Trombosi. Introduzione. Cremona settembre 2016
Training in Trombosi Società Italiana per lo Studio dell Emostasi e della Trombosi Cremona 19-23 settembre 2016 Introduzione Anna Falanga Ospedale Papa Giovanni XXIII Bergamo www.siset.org Chi Siamo S
Protocolli di stimolazione eritropoietica. Dott. Marco Pavesi
Protocolli di stimolazione eritropoietica Dott. Marco Pavesi Anemo11, Milano 6 Aprile 2011 Strategie di risparmio del sangue Anemo11 Razionalizzazione dell utilizzo della terapia trasfusionale INDICAZIONI
Medicina di genere e appropriatezza nel setting della Medicina Generale e Cure Primarie
Medicina di genere e appropriatezza nel setting della Medicina Generale e Cure Primarie Dr Marchi Rita Medico di Medicina Generale Presidente S.I.M.G di Ferrara 24 settembre 2016 Dati ISTAT 2012-2013,
(Dr Mary Armitage, Guideline Development Group Chair National Institute for Health and Clinical Excellence)
I pazienti che si ricoverano in ospedale credono di trovarsi in un luogo sicuro dove loro e i loro famigliari ritengono che riceveranno le migliori cure possibili; essi sono sicuri che se le loro condizioni
Approccio Terapeutico all iperglicemia a digiuno e postprandiale. Irene Brandolin S.C. Medicina Interna E.O. Ospedali Galliera Savona, 23 Marzo 2013
Approccio Terapeutico all iperglicemia a digiuno e postprandiale Irene Brandolin S.C. Medicina Interna E.O. Ospedali Galliera Savona, 23 Marzo 2013 La triade glicemica nella gestione del diabete Glicemia
La Gestione della Temperatura
La Gestione della Temperatura Tommaso Pellis Anestesia, Terapia Intensiva e C.O. 118 AAS 5 Friuli Occidentale Ospedale Santa Maria degli Angeli Pordenone Direttore: F. Bassi [email protected] COI:
DOLORE TORACICO E INSUFFICIENZA RESPIRATORIA
Ospedale S. Giovanni Calibita FATEBENEFRATELLI- Isola Tiberina Roma, 15/06/17 DOLORE TORACICO E INSUFFICIENZA RESPIRATORIA Dott. Giovanni Battista Capoccetta Medicina Interna Ospedale S. Giovanni Calibita
F. Tomassini, F. Varbella, A. Gagnor, V. Infantino, S. Lebini, A. Badalì, G. Podio, C. Sollai, A. Isabello, G. Bovì, L. Castaldo, M. R.
RISULTATI A MEDIO TERMINE DELL ANGIOPLASTICA CORONARICA NEI PAZIENTI ANZIANI CON SINDROME CORONARICA ACUTA IN SHOCK CARDIOGENO: ESPERIENZA DI UN SINGOLO CENTRO F. Tomassini, F. Varbella, A. Gagnor, V.
Portfolio tecnico. Rivascolarizzazione miocardica. Chirurgia della valvola mitrale. Ventricolotomia sinistra riduttiva
Portfolio tecnico Rivascolarizzazione miocardica Chirurgia della valvola mitrale Ventricolotomia sinistra riduttiva Devices di contenimento ventricolare Trapianto cardiaco Assistenza meccanica al circolo
I FATTORI DI CRESCITA IN ORTOPEDIA
I FATTORI DI CRESCITA IN ORTOPEDIA Dott. VINICIO L. G. PERRONE Medico Chirurgo Specialista in Ortopedia e Traumatologia Divisione Ortopedia e Traumatologia Ospedale S. Cuore di Gesù Gallipoli (LE) L ingegneria
Il problema TRALI: cos è la TRALI. Maurizio Soli - Bologna
Il problema TRALI: cos è la TRALI Maurizio Soli - Bologna TransfusionRelatedAcute LungInjury Danno Polmonare Acuto Associato alla Trasfusione TRALI TRALI Dispnea acuta, con ipossia, infiltrato bilaterale
Possibilità terapeutiche attuali nelle sindromi mielodisplastiche
Possibilità terapeutiche attuali nelle sindromi mielodisplastiche Luca Malcovati, Professore Associato di Ematologia, Dipartimento di Ematologia e Oncologia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo & Dipartimento
La gestione della temperatura nel paziente candidato alla chirurgia d'urgenza
La gestione della temperatura nel paziente candidato alla chirurgia d'urgenza Dr. M. Villa Ospedale Generale di Zona Moriggia Pelascini Gravedona ed Uniti Dipartimento Emergenza Accettazione U.O. Anestesia
L assistenza al post partum Silvia Vaccari
Presentazione della linea guida Prevenzione e trattamento della emorragia del post partum Sistema nazionale linee guida Roma, 25.09.09 L assistenza al post partum Silvia Vaccari Roma 24 ottobre 2016 Aula
Il paziente con problema renale: non solo Insufficienza Renale Cronica ma Malattia Renale Cronica
Il paziente con problema renale: non solo Insufficienza Renale Cronica ma Malattia Renale Cronica I miei riferimenti per questa relazione: le linee-guida nazionali e internazionali Clinical Practice Guidelines
TRAUMI DEL TORACE TRAUMI DEL TORACE 28/12/2014
TRAUMI DEL TORACE Prof. Roberto Caronna Azienda Policlinico Umberto I Università di Roma La Sapienza Traumi che determinano lesioni della parete toracica con interessamento o danni degli organi endotoracici
Riduzione del colesterolo con simvastatina in pazienti ad alto rischio: risultati definitivi dello studio HPS
Clinoscopio Heart Protection Study Collaborative Group. MRC/BHF Heart Protection Study of cholesterol lowering with simvastatin in 20.536 high-risk individuals: a randomised placebocontrolled trial. Lancet
Costo-Efficacia delle Strategie Terapeutiche di Riperfusione
Costo-Efficacia delle Strategie Terapeutiche di Riperfusione Furio Colivicchi, FESC U.O.D. Qualità e Controllo di Gestione Dipartimento Cardiovascolare A.C.O. S. Filippo Neri Roma Valutazione Costo-Efficacia
EVENTI MAGGIORI CARDIOVASCOLARI E CEREBROVASCOLARI (MACCE) A 12 ME SI DE I SOPR AVVISUTI DOPO UN RICOVERO PER ICTUS ISCHEMICO PROTOCOLLO OPERATIVO
EVENTI MAGGIORI CARDIOVASCOLARI E CEREBROVASCOLARI (MACCE) A 12 ME SI DE I SOPR AVVISUTI DOPO UN RICOVERO PER ICTUS ISCHEMICO PROTOCOLLO OPERATIVO - Definizione Per area di residenza: proporzione di eventi
Analisi di Impatto del Clinical Decision Rule di Goldman nel Management di Pazienti con Sospetto d Ischemia Miocardica Acuta
A S L VITERBO Progetto di Appropriatezza - Budget Progetto di Appropriatezza - Budget 2004 Analisi di Impatto del Clinical Decision Rule di Goldman nel Management di Pazienti con Sospetto d Ischemia Miocardica
Fondamentale riconoscere e trattare correttamente in Pronto Soccorso le gravi complicanze per evitare lesioni cerebrali fatali ai bambini
Fondamentale riconoscere e trattare correttamente in Pronto Soccorso le gravi complicanze per evitare lesioni cerebrali fatali ai bambini DIABETE INFANTILE SOTTO CONTROLLO CON LINEE GUIDA E CAMPAGNA DI
INSUFFICIENZA RENALE ACUTA
INSUFFICIENZA RENALE ACUTA Sindrome clinico-metabolica caratterizzata da una rapida (ore, giorni) riduzione del filtrato glomerulare (VFG) con conseguente ritenzione dei prodotti del catabolismo azotato
L infermiere e l anziano con delirium: competenze e responsabilità in medicina. Ermellina Zanetti, GRG Brescia e APRIRE network
L infermiere e l anziano con delirium: competenze e responsabilità in medicina Ermellina Zanetti, GRG Brescia e APRIRE network L infermiere e l anziano con delirium I pazienti affetti da delirium dovrebbero
APPROPRIATEZZA NELLA TRASFUSIONE DI PLASMA E PIASTRINE
APPROPRIATEZZA NELLA TRASFUSIONE DI PLASMA E PIASTRINE Dr. Roberto Reverberi Servizio Trasfusionale Azienda Ospedaliera-Universitaria di Ferrara UNITA' DI PLASMA E PIASTRINE TRASFUSE 8000 7000 6000 5000
Colchicina nella prevenzione degli eventi cardiovascolari
Revisione Cochrane 2016 Colchicina nella prevenzione degli eventi cardiovascolari Hemkens LG, Ewald H, Gloy VL, et al. Colchicine for prevention of cardiovascular events. Cochrane Database Syst Rev 2016;1:CD011047.
RISK MANAGEMENT DEL PAZIENTE A RISCHIO TROMBOEMBOLICO
PREVENZIONE DEL TROMBOEMBOLISMO VENOSO E UTILIZZO DELLA RELATIVA SCHEDA DI VALUTAZIONE: INTEGRAZIONE OSPEDALE-TERRITORIO RISK MANAGEMENT DEL PAZIENTE A RISCHIO TROMBOEMBOLICO ACIREALE 7 DICEMBRE 2013 GENERALITA
27 Gennaio 2017 Dr.ssa Chiara Sturaro XVIII CONGRESSO REGIONALE FADOI EMILIA ROMAGNA
27 Gennaio 2017 Dr.ssa Chiara Sturaro XVIII CONGRESSO REGIONALE FADOI EMILIA ROMAGNA L infusione endovenosa è l immissione diretta di liquidi, farmaci, nutrienti, sangue o emoderivati nel torrente ematico
Il feto in travaglio di parto
Il feto in travaglio di parto WWW.FISIOKIENSITERAPIA.BIZ FCF: caratteristiche Frequenza di base Variabilità della frequenza di base Accelerazioni Decelerazioni Linea di base Frequenza cardiaca media in
PROFILASSI ANTITROMBOTICA IN CHIRURGIA GENERALE
CHIRURGIA GENERALE MAGGIORE (tutti gli interventi di durata > 30 minuti o di chirurgia addominale) TIPO DI PATOLOGIA TIPO DI CHIRURGIA MIRE (tutti gli interventi di durata < 30 minuti, esclusa la chirurgia
PATOLOGIE DELL AORTA
PATOLOGIE DELL AORTA LE ISCHEMIE MESENTERICHE EMBOLIA: Occlusione acuta soprattutto in pazienti cardiopatici con disturbi del ritmo o alterazioni valvolari reumatiche. L'EMBOLO si arresta dove il calibro
Effetti del Trattamento Insulinico Intensivo nei pazienti diabetici (glicemia 198 mg/dl) con STE- MI.
Effetti del Trattamento Insulinico Intensivo nei pazienti diabetici (glicemia 198 mg/dl) con STE- MI. Riduzione rischio relativo:31% DIGAMI study JACC 1995;26:57-65 65 I pazienti con diabete mellito hanno
Pubblica Assistenza Valnure Via F. Parri 10 Ponte dell'olio (PC) Tel
Via F. Parri 10 Ponte dell'olio (PC) Tel.0523-877988 www.pubblicavalnure.it Definizione Lo SHOCK è un GRAVE STATO PATOLOGICO caratterizzato da una generale RIDUZIONE DELLA PERFUSIONE SANGUIGNA con conseguente
SCOMPENSO CARDIACO E ATTIVITÀ FISICA
SCOMPENSO CARDIACO E ATTIVITÀ FISICA Scompenso cardiaco Sindrome clinica molto complessa, caratterizzata da una rilevante diminuzione della portata cardiaca e soprattutto da una serie di adattamenti neuroendocrini,
Eventi maggiori cardiovascolari e cerebrovascolari (MACCE) entro 12 mesi da un ricovero per infarto acuto del miocardio.
Eventi maggiori cardiovascolari e cerebrovascolari (MACCE) entro 12 mesi da un ricovero per infarto acuto del miocardio. - Definizione Per struttura di ricovero o area di residenza: proporzione di eventi
Capitolo 3.2. La valutazione economica dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NOACs) nella prevenzione di ictus in pazienti con fibrillazione atriale (SPAF)
La valutazione economica dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NOACs) nella prevenzione di ictus in pazienti con fibrillazione atriale (SPAF) Analisi di Budget Impact a livello nazionale e regionale 159 Analisi
Gestione della gastroenterite: ruolo dell Osservazione Breve
Gestione della gastroenterite: ruolo dell Osservazione Breve XXI Congresso Nazionale Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale Alberto Villani Annalisa Grandin UOC Pediatria Generale Dipartimento
Prova d ingresso 2 L emocromo
L emocromo è un esame di laboratorio, che fa parte delle comuni analisi del sangue e fornisce valori importanti per stabilire lo stato di salute del corpo umano, tra cui: la quantità di globuli rossi,
NOTA INFORMATIVA IMPORTANTE CONCORDATA CON L AGENZIA EUROPEA DEI MEDICINALI (EMA) E L AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO (AIFA)
NOTA INFORMATIVA IMPORTANTE CONCORDATA CON L AGENZIA EUROPEA DEI MEDICINALI (EMA) E L AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO (AIFA) Agosto 2012 Comunicazione diretta agli operatori sanitari sull associazione tra
Esiti e qualità dell assistenza diabetologica.
Esiti e qualità dell assistenza diabetologica [email protected] Esiti e qualità dell assistenza diabetologica in Toscana: - la situazione in sintesi - confronto con le altre regioni - impatto
ECMO : ExtraCorporeal Membrane Oxygenation Tecnica di supporto cardiopolmonare per pz con insufficienza i cardiaca potenzialmente t reversibile ma non
Paziente con ECMO veno-arterioso Caso assistenziale in cardiochirurgia terapia intensiva Airoldi Barbara Infermiera Cchti Ospedale Maggiore della Carità Novara ECMO : ExtraCorporeal Membrane Oxygenation
CPAP-scafandro post operatoria nei pazienti cardiochirurgici. Confronto tra pazienti trattati e storico pazienti non trattati
CPAP-scafandro post operatoria nei pazienti cardiochirurgici. Confronto tra pazienti trattati e storico pazienti non trattati Inf. Barletta Claudia Inf. Annoni Alice Dipartimento di Medicina Perioperatoria
CONTROVERSIE NELLA GESTIONE TRASFUSIONE DEL PAZIENTE SOTTOPOSTO A MASSIVA. Dott. M. Marietta. Azienda Ospedaliero-Universitaria Modena
CONTROVERSIE NELLA GESTIONE TRASFUSIONALE DEL PAZIENTE SOTTOPOSTO A TRASFUSIONE MASSIVA Dott. M. Marietta Azienda Ospedaliero-Universitaria Modena Relazioni con soggetti portatori di interessi commerciali
Diabete e cardiopatia ischemica cronica. Lorenzo Grazioli Gauthier MD Clinica Luganese Dip. Medicina Interna -Lugano
Diabete e cardiopatia ischemica cronica Lorenzo Grazioli Gauthier MD Clinica Luganese Dip. Medicina Interna -Lugano Cardiopatia ischemica stabile e Angina: dimensioni del problema! 17 milioni di adulti
EPIDEMIOLOGIA DELLA DONAZIONE DI CUORE A PAVIA
EPIDEMIOLOGIA DELLA DONAZIONE DI CUORE A PAVIA S. Poma, F. Riccardi, G. Pamploni, P. Geraci, M. Langer SERVIZIO DI ANESTESIA E RIANIMAZIONE II COORDINAMENTO DEL PRELIEVO DI ORGANI E TESSUTI IRCCS POLICLINICO
Emogasanalisi Arteriosa
Emogasanalisi Arteriosa Dr. Francesco Ponzetta UO Anestesia Rianimazione NOCSAE Modena L'EGA è un analisi dei gas ematici su sangue arterioso, può essre effettuata in laboratorio ma anche, in maniera decentralizzata,
VALUTAZIONE E DIGIUNO
POLO UNICO OSPEDALIERO UNIVERSITARIO DI PERUGIA Sezione di Anestesia, Analgesia e Terapia Intensiva Scuola di Specializzazione in Anestesia e Rianimazione Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione
STEMI: cosa c è di nuovo? Anticoagulanti. Giovanni Gnecco
STEMI: cosa c è di nuovo? Anticoagulanti Giovanni Gnecco STEMI e anticoagulazione La PCI è il trattamento di scelta nello STEMI L anticoagulazione è la pietra d angolo della PCI Gli eventi ischemici avversi
CAPITOLO 11 BIBLIOGRAFIA
CAPITOLO 11 BIBLIOGRAFIA 1. Linee guida politrauma; Dipartimento di emergenza urgenza ASL AT ultima revisione 30 agosto 2008 2. Autori: Chiara, Cimbanassi Protocolli per la gestione intraospedaliera del
Diabete e nutrizione artificiale. Edoardo Guastamacchia Università degli Studi di Bari A. Moro
Diabete e nutrizione artificiale Edoardo Guastamacchia Università degli Studi di Bari A. Moro NUTRIZIONE ARTIFICIALE La Nutrizione Artificiale (NA) è una procedura terapeutica destinata alle persone in
EMOFILIA LE MALATTIE EMORRAGICHE DA DIFETTO PLASMATICO SI DISTINGUONO IN COAGULOPATIE CONGENITE ED ACQUISITE. EMOFILIA A EMOFILIA B
I FATTORI CHE CONCORRONO AL PROCESSO EMOSTATICO SONO FONDAMENTALMENTE TRE: VASI PIASTRINE EMOCOAGULAZIONE A CUI PARTECIPA INFINE ANCHE LA FIBRINOLISI IN SINTESI SI PUO DIRE CHE LA LESIONE DETERMINA DELLE
NUOVI ANTICOAGULANTI ORALI NEL CARDIOPATICO ISCHEMICO
+ Gianluca Secchi Giovanni Meliota NUOVI ANTICOAGULANTI ORALI NEL CARDIOPATICO ISCHEMICO Guardando il passato un tuffo nel futuro Scuola di specializzazione in Malattie dell Apparato Cardiovascolare Università
Maria Beatrice Rondinelli UOC Medicina trasfusionale Direttore:Prof. Luca Pierelli A.O. San Camillo-Forlanini ANEMO CENTRO-SUD Roma,22/
Maria Beatrice Rondinelli UOC Medicina trasfusionale Direttore:Prof. Luca Pierelli A.O. San Camillo-Forlanini ANEMO CENTRO-SUD Roma,22/23-9-2011 Blood Management Maggio 2007 Giugno 2010 Lawrence Goodnough
EPIDEMIOLOGIA CARDIOPATIA ISCHEMICA 1 CAUSA DI MORTE IN ITALIA 44% DI TUTTI I DECESSI ANNUI TOLGONO OGNI ANNO OLTRE NEGLI UOMINI E 68
1 OBIETTIVI RICONOSCERE LE PRINCIPALI PATOLOGIE CARDIOCEREBRO VASCOLARI, CHE RICHIEDONO L ATTIVAZIONE DEL SISTEMA D EMERGENZA CON UN FOCUS PARTICOLARE SU ICTUS ED IMA IDENTIFICARE IL RUOLO DEL SOCCORRITORE
Appunti di Cardiochirurgia Direttore: Prof. Giuseppe Di Benedetto
DIPARTIMENTO CUORE Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Salerno Appunti di Cardiochirurgia Direttore: Prof. Giuseppe Di Benedetto Card iochiru rgia Dipartimento Cuore Principi di circolazione
La Circolazione ALESSIA JULIANO MAX RICCARDO 2^A TRIUGGIO
La Circolazione ALESSIA JULIANO MAX RICCARDO 2^A TRIUGGIO APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO CUORE ARTERIE VENE CAPILLARI SANGUE PLASMA, GLOBULI ROSSI, GLOBULI BIANCHI E PIASTRINE HA FUNZIONI NUTRITIVA E DIFENSIVA.
Interpretazione dell emogasanalisi
Interpretazione dell emogasanalisi Guglielmo IMBRIACO Gaetano TAMMARO Rianimazione Terapia Intensiva Ospedale MAGGIORE - Bologna A cosa serve l emogasanalisi? Esame rapido Valutare la ventilazione Valutare
SINDROME DA ANTICORPI ANTI-FOSFOLIPIDI
SINDROME DA ANTICORPI ANTI-FOSFOLIPIDI Malattia caratterizzata da trombosi arteriose e/o venose ricorrenti, aborti ripetuti, trombocitopenia,, in associazione a titoli medio-alti di anticorpi anti-fosfolipidi
FOLLOW UP DELL EMBOLIA POLMONARE DOPO LA DIMISSIONE
Focus sull EMBOLIA POLMONARE SEMINARIO INTERDIPARTIMENTALE FOLLOW UP DELL EMBOLIA POLMONARE DOPO LA DIMISSIONE dott. UOC Medicina Ospedali Riuniti della Val di Chiana senese Abate Auditorium Nottola 30
Monitoraggio della terapia eparinica in corso di Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea: dati preliminari
Monitoraggio della terapia eparinica in corso di Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea: dati preliminari Petronelli Mariella U.O. Patologia Clinica I Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico
Una Medicina su Misura
2 aprile 2011 Una Medicina su Misura Ogni paziente ha la sua Malattia Dott.ssa Sara Mazzoldi Una Medicina su Misura per In questa parte prenderemo in esame 3 tipi di pazienti: paziente con diabete mellito
