IMPIANTO AQUARNO: LA TRASFORMAZIONE IN PROCESSO TUTTO BIOLOGICO

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IMPIANTO AQUARNO: LA TRASFORMAZIONE IN PROCESSO TUTTO BIOLOGICO Andreanini N., Brogi A.C., Fiaschi C. Il Comprensorio conciario Toscano del Valdarno inferiore è situato in provincia di Pisa con alcune ramificazioni in provincia di Firenze. Comprende i comuni pisani di Santa Croce sull Arno, San Miniato, Castelfranco di Sotto, Santa Maria a Monte e Montopoli Valdarno, nonché il comune di Fucecchio in provincia di Firenze. In quest area il settore conciario impiega oltre 10.000 addetti occupati in 450 concerie integrate da circa 400 aziende conto terzi, con una valenza produttiva che lo pone ai primi posti nel contesto socio-economico della Regione e del Paese; detiene infatti una posizione di assoluta eccellenza nella produzione del cuoio da suola, con circa il 95% della produzione nazionale, e una posizione assolutamente rilevante nella produzione di pellame, rappresentando il 35% della produzione nazionale di pelli per calzatura, pelletteria, abbigliamento ecc.. In questo territorio la presenza di concerie è importante già all inizio del secolo scorso. Tuttavia, in maniera analoga a tanti altri comparti produttivi nazionali, un vero e proprio sviluppo di tipo industriale si è avuto nel dopoguerra quando il numero di attività dedicate alla concia delle pelle si è triplicato fino a toccare le duecentocinquanta aziende nella metà degli anni sessanta. Un processo di forte industrializzazione, come quello avvenuto nell area del Comprensorio del Cuoio nel dopoguerra, ha comportato, in analogia a qualsiasi processo di questo genere un forte impatto ambientale. L attività di concia della pelle, probabilmente più di altre attività industriali, è infatti contraddistinta da tutta una serie di potenziali impatti ambientali descritti di seguito: una forte idroesigenza

la conseguente produzione di grandi quantitativi di acque reflue inquinate lo sviluppo di sostanze maleodoranti un rapporto tra prodotto finito e materia prima altamente sbilanciato da cui derivano una serie di sottoprodotti secondari di scarto. Per tutti gli aspetti sopra riportati, in brevissimo tempo, i problemi di natura ambientale divennero ben presto insostenibili e imposero, prima che sussistessero obblighi di natura normativa, la realizzazione di impianti per il trattamento delle acque reflue scaricate degli insediamenti produttivi conciari. Per far fronte alla domanda di disinquinamento delle acque si realizzarono, negli anni settanta, quattro centri per la depurazione delle acque. La scelta vincente operata nel comprensorio del Cuoio fu quella di realizzare strutture centralizzate di depurazione, quali impianti al servizio di aree industriali. Come sarà chiaro in seguito, una tale soluzione, diversamente dall esasperazione dei trattamenti a piè di fabbrica, avrebbe consentito tutta una serie di vantaggi in relazione: alla continuità ed affidabilità di esercizio; alla possibilità di impiegare tecnologie di tipo avanzato, insostenibili in proprio dai singoli insediamenti; alla sensibile riduzione dei costi unitari di trattamento; alla migliore trattabilità dello scarico complessivo; alle maggiori garanzie di controllo e minor impatto ambientale globale. Purtroppo non si riuscì in quegli anni ad affrontare le problematiche su dimensioni territoriali maggiori di quella comunale e, in particolare per quanto riguarda la riva destra del fiume Arno, si costruirono tre impianti di grandi dimensioni realizzati a distanza di pochi chilometri l uno dall altro. L impianto di dimensioni maggiori è stato realizzato nel comune di Santa Croce sull Arno dove erano concentrate più della metà delle aziende produttive conciarie. Il primo lotto dell impianto centralizzato di depurazione di Santa Croce Sull Arno è stato costruito nei primi anni settanta, ed è entrato in funzione a partire dalla fine dell agosto del 1974. Negli anni precedenti si erano realizzati alcuni tratti di collettori fognari dedicati alle acque reflue conciarie e, con la

realizzazione del primo lotto dell impianto, che prevedeva un trattamento delle acque di tipo chimico fisico, si iniziava ad affrontare concretamente, prima di qualsiasi obbligo normativo (la legge Merli per la regolamentazione degli scarichi idrici industriali è del 10 maggio 1979) la problematica della depurazione delle acque scaricate dagli insediamenti produttivi conciari. Le acque reflue che l impianto doveva depurare erano contraddistinte da alti valori di inquinanti di natura organica ed inorganica ed avevano una caratterizzazione riportata nella tabella sottostante: le concentrazioni di inquinanti in ingresso. COD f : 5.000 6.000 mg/lt SS: 4.500 5.000 mg/lt COD tq : 9.500 11.000 mg/lt N-NH 3 : 300 400 mg/lt Cr 3+ : 90 150 mg/lt I primi passi furono indubbiamente difficoltosi sia per la difficoltà di reperire sul mercato tecnologie affidabili sia per gli adeguamenti normativi che, del tutto assenti in una prima fase, diventavano sempre più pressanti richiedendo sforzi economici sempre maggiori necessari alla realizzazione di ulteriori fasi di trattamento che consentissero di ottenere lo scarico di un acqua sempre più pulita. Allo stesso tempo, una volta realizzato l impianto, anche altre aree conciarie limitrofe, situate nei comuni di Castelfranco e di Fucecchio, sentirono l esigenza di allacciare le proprie reti fognarie all impianto aumentando, in questa maniera, i carichi inquinanti ed idraulici in ingresso. Nella tabella sotto riportata si sono riassunti i passaggi più importanti di quel processo di adeguamento che, successivamente al primo nucleo entrato in funzione nel 1974, ha portato all ampliamento dell impianto di Santa Croce sull Arno ed i relativi risultati ottenuti per quanto riguarda lo scarico finale.

lotto funzionale anno (*) risultato raggiunto note chimico fisico 1974 COD tq : 1.700 1.800 mg/lt la potenzialità dell impianto era pari a circa 8.000 m 3 /giorno sui circa 20.000 m 3 /giorno effettivamente in arrivo 1978 con l installazione di una filtropressa si iniziano a disidratare i fanghi prodotti 1982 in due lotti successivi la potenzialità dell impianto fu aumentata prima a 21.000 m 3 /giorno, successivamente a 30.000 m 3 /giorno biologico 1983 Tabella C legge Merli (**) si installano due ulteriori filtropresse per la disidratazione dei fanghi 1987 separazione delle reti fognarie domestica ed industriale chimico fisico terziario 1988 Tabella A legge Merli (***) lo stadio biologico fu completato con il processo di nitrificazione e denitrificazione per l abbattimento dell azoto ammoniacale (*) anno di entrata in funzione (**) tale tabella prevedeva per il parametro del COD valori inferiori ai 500 mg/lt (***) tale tabella prevedeva per il parametro del COD valori inferiori ai 160 mg/lt

Questa prima fase può dirsi conclusa con l inizio degli anni novanta. A partire da quel periodo infatti l impianto non è interessato da ulteriori ampliamenti e gli sforzi si concentrano nel tentativo di garantire la continuità dei risultati ottenuti. Preme sottolineare come, relativamente alle concentrazioni di inquinanti in ingresso, riportate nelle pagine precedenti, il rispetto dei limiti di scarico della tabella A della legge Merli, richieda, ad esempio, l abbattimento delle sostanze organiche in ingresso di oltre il 98,5 %. Gli abbattimenti degli inquinanti in ingresso. SS: 99,5 % COD tq : 98,5 % N-NH 3 : 99,5 % Dalla metà degli anni novanta l impianto si può considerare a regime e, tranne in casi diventati ormai estremamente rari, garantisce una ottima continuità di risultati. Continuano tuttavia a sussistere alcuni problemi legati essenzialmente: all enorme produzione di fanghi di risulta al grande utilizzo di reagenti chimici alle emissioni di sostanze maleodoranti non ancora perfettamente sotto controllo In pratica nelle condizioni di esercizio di questo periodo l impianto centralizzato di depurazione rispetta costantemente i limiti di scarico previsti dalla vigente normativa e sono ridotte a livelli più che accettabili le emissioni maleodoranti. Per raggiungere tali risultati, occorre però un notevole consumo energetico ed un massiccio utilizzo di reattivi chimici (soprattutto calce, sali di ferro, acqua ossigenata e acido cloridrico) con conseguente notevole produzione di fanghi (nel frattempo le filtropresse installate sono diventate cinque) ed elevati costi gestionali. Inoltre, si ipotizza che la realizzazione di nuove aree industriali avrebbe portato, in tempi brevi, un ulteriore

incremento dei carichi idraulici ed inquinanti che potevano mettere in difficoltà il buon funzionamento dell impianto. A questo scopo, alla fine degli anni novanta, si intese adeguare, nuovamente, l impianto dal punto di vista idraulico, gestionale ed ambientale. Si iniziò una fase di studio che grazie anche ai risultati ottenuti tramite sperimentazioni pilota, ha portato alla realizzazione di un progetto denominato tutto biologico. Il nuovo percorso progettuale, per la prima volta, non era spinto dalla necessità di adeguarsi a normative, ma dal tentativo di arrivare ad una trasformazione dell impianto che ne ottimizzasse i risultati. Si era deciso cioè di indirizzare gli investimenti che, fino a quel momento, erano stati dedicati ad interventi di ampliamento necessari per il rispetto della normativa ambientale, verso la ricerca di una razionalizzazione del ciclo depurativo, della ottimizzazione della funzionalità e dei costi dell impianto. Il nuovo progetto è stato denominato tutto biologico perché, in pratica, si è cercato di rispondere alle problematiche descritte precedentemente e di ottenere i risultati sopra riportati attraverso un utilizzo più spinto di un trattamento depurativo di tipo biologico. La differenza sostanziale tra il processo depurativo utilizzato alla fine degli anni novanta ed il nuovo schema è relativa alla trasformazione del vecchio stadio chimico-fisico iniziale in un nuovo stadio biologico. Gli schemi a blocchi riportati nella pagina successiva descrivono, in estrema sintesi, le due diverse conformazioni. Nello schema relativo alla fine degli anni novanta si è riportato anche un comparto pre-biologico. In quel periodo, infatti, oltre alla sperimentazione su scala pilota si erano volute verificare, su scala reale, le possibili conseguenze di un potenziamento del processo depurativo di natura biologica.

schema processo depurativo (fine anni novanta) chimico-fisico comparto biologico chimico-fisico iniziale pre-biologico terziario schema processo depurativo tutto biologico primo stadio secondo stadio chimico-fisico biologico biologico terziario L intervento che si è concluso nel mese di dicembre dell anno 2001, ha portato alla realizzazione di due nuove vasche della volumetria di circa 15.000 m 3 utilizzate, insieme al recupero di parte delle volumetrie esistenti, come primo stadio di ossidazione biologica. I comparti successivi non sono stati interessati da interventi strutturali ed hanno mantenuto le volumetrie e le funzionalità precedenti. In particolare modo il vecchio comparto biologico, che, attualmente, funziona come secondo stadio biologico, continua ad essere utilizzato, in maniera perfettamente analoga al passato, sia ai fini di una ulteriore riduzione dell inquinante organico, sia per la demolizione dell inquinante ammoniacale con le fasi di nitrificazione e denitrificazione. In questo settore l unica modifica sostanziale introdotta è stata la sostituzione dei rotori di aerazione superficiali (mammuth) con dei tappeti di diffusori a microbolle. Una tale sostituzione ha comportato tutta una serie di vantaggi. Si è infatti aumentato il volume utile delle

vasche eliminando il deposito che si veniva a creare sul fondo; si è potenziata la capacità di dissoluzione di ossigeno e si sono eliminate, drasticamente, le emissioni di aerosol. Per l esercizio dell impianto nella nuova conformazione sono stati, inoltre, realizzati due impianti di produzione di ossigeno gassoso in parziale sostituzione dei vecchi stoccaggi di ossigeno liquido. L intervento di ampliamento si poneva tre obiettivi fondamentali : la riduzione del consumo di reagenti chimici migliorando le efficienze depurative con l esercizio di due stadi biologici in serie ; la riduzione della produzione di fanghi sia per il minor consumo di reagenti sia, nuovamente, attraverso un utilizzo più spinto della depurazione biologica; la riduzione degli impatti ambientali eliminando la formazione di aerosol e riducendo ulteriormente le emissioni di sostanze maleodoranti. Attualmente, dopo più di tre anni di esercizio dell impianto nella nuova conformazione, si può tranquillamente sostenere che i risultati ottenuti sono assolutamente confortanti in relazione a tutti gli obiettivi sopra riportati. In particolare modo, se si analizza l andamento dei parametri più significativi nell arco temporale che va dall annata 2001 (ultimo anno prima del passaggio a processo tutto biologico ) all annata 2004 (terzo anno di esercizio nella nuova conformazione), si nota:

per quanto riguarda la spesa per l acquisto (e quindi l utilizzo) di reagenti chimici: spesa per l acquisto di reagenti chimici ( ) 2001 2002 2003 2004 5.968.000,00 3.851.000,00 2.952.000,00 2.315.000,00 (*) (**) - 35,47 % - 23,34 % - 21,57 % (*) confrontando le spese relative all anno 2001 rispetto a quelle relative all anno 2004 si evidenzia una riduzione di oltre il 60 %. Tenendo conto degli aumenti di prezzo riscontrati per quasi tutti i reagenti chimici nel periodo analizzato si può tranquillamente affermare che la riduzione nell utilizzo di reagenti chimici è ben superiore al 60 %. (**) in questa riga si sono riportate le riduzioni percentuali della spesa per l acquisto di reagenti chimici rispetto all anno precedente. A titolo qualitativo, non potendo disporre di un parametro di consumo cumulativo, si sono riportate nella tabella di sopra le spese relative all acquisto dei reagenti chimici nell arco temporale successivo al passaggio a processo tutto biologico. Nel 2001 le spese si erano attestate intorno a 5.968.000,00 euro; nel 2002, primo anno di esercizio del nuovo processo, erano scese a 3.851.000,00 euro; nel 2003 si è verificata una ulteriore diminuzione a 2.952.000,00 euro; infine nel 2004 tali spese si sono attestate intorno a 2.315.000,00 euro. Dall analisi degli andamenti dei consumi dei vari reattivi suddivisi per gruppi funzionali si traggono le seguenti conclusioni: i quantitativi sempre maggiori di ossigeno autoprodotto hanno comportato una progressiva riduzione dei consumi di ossigeno liquido. I reagenti precedentemente utilizzati nel trattamento chimico fisico iniziale sono praticamente scomparsi già nel primo anno di esercizio, i cosiddetti reattivi ambientali, utilizzati cioè per evitare l insorgere di emissioni di sostanze maleodoranti, a testimonianza delle ottime prestazioni dell impianto in relazione a questo particolare aspetto si sono fortemente ridotti.

Particolare attenzione merita, infine, la riduzione dei reagenti utilizzati nel trattamento chimico fisico terziario a testimonianza che l impianto, nella nuova conformazione, ha minori necessità di ricorrere a trattamenti di tipo terziario. per quanto riguarda i quantitativi di fanghi prodotti: quantitativi di fanghi prodotti(ton/anno) 2001 2002 2003 2004 124.769 107.688 81.739 74.239 (*) - 13,69 % - 24,09 % - 9,17 % (*) confrontando i quantitativi prodotti nell anno 2001 rispetto a quelli relativi all anno 2004 si evidenzia una riduzione di oltre il 40 %. Nell anno 2004 all impianto di Santa Croce si sono collegati anche i reflui, conciari e domestici, precedentemente in ingresso all impianto di Castelfranco. Particolarmente confortanti appaiono i dati relativi alla produzione dei fanghi. Come si può notare nella tabella, alla riduzione di oltre il 13,5%, ottenuta nel 2002, primo anno di esercizio dell impianto tutto biologico, si deve sommare una, ulteriore, riduzione della produzione complessiva, relativa all anno 2003, secondo anno di esercizio, del 24,1%. Anche nella terza annata si è riscontrata una importante riduzione del 9,17%. Nel complesso, confrontando i dati relativi alle annate 2001 e 2004, si ottiene che, attualmente, la produzione di fanghi è diminuita di oltre il 40 %. La produzione complessiva di fango ottenuta nell anno 2004 è la minima mai ottenuta dall impianto Aquarno. Naturalmente i quantitativi di fanghi prodotti dipendono dal quantitativo di acque trattato dall impianto. Il quadriennio analizzato è stato caratterizzato da una sostanziale invarianza delle acque in ingresso. Ad ogni maniera, al fine di verificare con una precisione ancora superiore i

risultati del nuovo processo in merito alla produzione di fanghi possiamo analizzare l andamento della produzione specifica di fanghi. Nella tabella sottostante si è riportato il quantitativo di fanghi che l impianto ha prodotto per ogni metro cubo di acqua utilizzato dagli insediamenti produttivi. Produzione specifica di fanghi prodotti(kg/m 3 ) 2001 2002 2003 2004 35,39 30,98 25,71 22,30 (*) - 12,46 % - 17,01 % - 13,26 % (*) confrontando la produzione specifica dell anno 2001 rispetto a quella relativa all anno 2004 si evidenzia una riduzione di quasi il 37 %. Come si può notare proprio dall analisi di questa tabella, la produzione specifica, dato che come abbiamo già ricordato è indipendente dall acqua trattata dall impianto, diminuisce in termini sostanziali. Tale parametro che si era abbassato, nel biennio 2001-2002, da 35 a 30 kg/m3, si è ulteriormente ridotto nell annata successiva risultando inferiore ai 26 kg/m3. La produzione specifica si è infine attestata intorno ai 22 kg/m3 nell ultimo anno. per quanto riguarda i risultati ambientali: Infine, risultati assolutamente confortanti si sono ottenuti sul fronte delle emissioni di sostanze odorigene. La sede locale dell Agenzia per la Protezione dell Ambiente ricostruisce, ogni anno, la distribuzione della concentrazione di idrogeno solforato sul territorio del Comprensorio del Cuoio. Tali ricostruzioni sono probabilmente lo strumento migliore per analizzare l evoluzione delle emissioni di sostanze maleodoranti sul territorio circostante

l impianto. Tali emissioni, già a livelli più che accettabili fin dall anno 2002 si sono ulteriormente ridotte, contribuendo a garantire un sempre minore impatto ambientale dell impianto di depurazione e del distretto produttivo ad esso allacciato. La ulteriore diminuzione del livello delle emissioni, riconosciuto in numerose occasioni, è stata oggetto di studi approfonditi. In particolare modo nell anno 2003 è stato presentata la relazione conclusiva di uno studio effettuato in collaborazione con l Università di Pisa che ha dimostrato come, anche in condizioni atmosferiche particolarmente sfavorevoli, l impianto, nella nuova conformazione, sia perfettamente in grado di ridurre a livelli assolutamente inferiori a quelli degli anni precedenti, lo sviluppo di maleodoranze e la conseguente ricaduta di quest ultime sul territorio. L ente di controllo, infine, recentemente, in occasione di uno dei consueti incontri per l analisi della qualità dell aria ha rilevato come le emissioni odorigene dell impianto siano risultate, per periodi di tempo piuttosto lunghi, così limitate da non riuscire ad evidenziare differenze tra i dati relativi a questi periodi e quelli relativi al mese di Agosto, dove vengono trattati solo reflui domestici che non comportano nessuna emissione. In definitiva si sottolinea come nei primi tre anni di funzionamento dell'impianto nella nuova conformazione si siano ottenuti risultati estremamente confortanti in relazione a tutti gli obiettivi prefissati. L ordine di grandezza dei risultati raggiunti può essere riassunto con le cifre sotto riportate: la produzione dei fanghi si è ridotta di oltre il 40 % l utilizzo di reagenti chimici si è ridotto di oltre il 60% gli ottimi risultati ambientali dell impianto sono stati ampiamente riconosciuti dall ente di controllo nei vari rapporti sulla qualità dell aria Parallelamente alla realizzazione dei lavori di trasformazione in processo tutto biologico, dal 1999 al 2001, si è completata la progressiva dismissione del comparto di disidratazione dei fanghi. Tale comparto, che prevedeva l utilizzo di cinque filtropresse caricate da pompe Abel ad alta pressione, è stata sostituito da un nuovo impianto denominato Ecoespanso.

Presso l impianto di Ecoespanso la disidratazione dei fanghi viene effettuata attraverso l ausilio di centrifughe. Aquarno ed Ecoespanso sono collegati attraverso un fascio tubiero in cui transitano sia il fango ispessito sia il chiarificato in uscita dalle centrifughe che torna ad Aquarno per completare il ciclo di depurazione. L impianto di Ecoespanso è stato costruito per trasformare i fanghi di depurazione in prodotti riutilizzabili in maniera da evitare lo smaltimento in discarica. Pertanto il processo di trasformazione effettuato prevede, a valle della fase di centrifugazione, due ulteriori fasi di essiccamento e di trattamento termico. Le ceneri residuali di questi trattamenti vengono attualmente utilizzate come materiali per la bitumatura delle strade e come filler nella produzione di calcestruzzi. Il recupero dei sottoprodotti derivati dalla produzione conciaria è completato da due ulteriori impianti consortili il Consorzio SGS ed il Consorzio Recupero Cromo, operativi, a Santa Croce sull Arno, da ormai molti anni,. Al primo impianto sono inviati, per essere trasformati in grassi, proteine e fertilizzanti, i carnicci derivanti dalle operazioni di scarnatura e spaccatura della pelle grezza. Al secondo impianto sono conferiti, tramite autobotte, i bagni esausti della fase di concia al cromo. Il cromo recuperato viene restituito ai conferitori che lo reimpiegano direttamente nel processo produttivo. In definitiva, come si può notare dallo schema inserito nella pagina successiva, una generica conceria risulta collegata con tutta una serie di impianti consortili. Lo scopo principale di questi impianti è la minimizzazione degli impatti ambientali. Il Consorzio Aquarno, nella nuova versione di impianto tutto biologico, insieme agli altri impianti consortili garantiscono alle aree industriali ad esso collegate una posizione di assoluta eccellenza in termini di sostenibilità della produzione industriale e di rispetto dell ambiente.

PELLAME GREZZO Consorzio Recupero Cromo soluzioni esauste di cromo cromo rigenerato CONCERIA carniccio acque reflue industriali PRODOTTO FINITO Consorzio SGS Consorzio Aquarno Fertilizzanti fanghi scarico nel corpo idrico ricettore ispessiti acque di ritorno dalla centrifugazione Impianto Ecoespanso Cementifici, Bitumifici

Il percorso ed i risultati fin qui descritti potrebbero far pensare ad un traguardo ormai raggiunto. Si potrebbero pensare che gli sforzi maggiori nei prossimi anni dovessero essere dedicati esclusivamente ad una ottimizzazione di un processo ormai consolidato. In realtà siamo agli inizi di una nuova fase che porterà una trasformazione radicale della realtà attuale. Le associazioni dei conciatori hanno infatti firmato un accordo con il Ministero dell Ambiente e le autorità locali che, recependo in anticipo rispetto alle date di entrata in vigore tutta una serie di normative ambientali, farà compiere al Comprensorio del Cuoio un ulteriore, decisivo passo in avanti verso il massimo rispetto ambientale e la minimizzazione degli impatti dell industria conciaria. L elemento centrale di questo accordo è rappresentato dal trattamento congiunto, nel Comprensorio del Cuoio, dei reflui industriali scaricati dagli insediamenti produttivi conciari e dei reflui domestici provenienti da aree limitrofe. Gli obiettivi fondamentali che questo si prefigge sono: La realizzazione di un acquedotto industriale per l alimentazione degli insediamenti produttivi conciari. Tale acquedotto sarà alimentato da parte delle acque reflue domestiche collettate nel Comprensorio del Cuoio. Il trattamento e l affinamento dei reflui di origine domestica fino agli standard qualitativi necessari alle concerie è estremamente più semplice che non l affinamento di un refluo di origine industriale. L acqua distribuita attraverso l acquedotto industriale garantirà una forte riduzione dei quantitativi attualmente emunti dal sottosuolo e la progressiva ricarica delle falde sotterranee. Il riutilizzo di un acqua reflua domestica garantirà di preservare importantissimi quantitativi di una risorsa importante come l acqua sotterranea in anticipo rispetto agli obblighi previsti all interno del decreto del Ministero dell Ambiente et altri del 12 giugno 2003 recante norme tecniche per il riutilizzo di acque reflue in attuazione dell art. 26 del d. lgs. del 11 Maggio 1999 n 152.

L eliminazione delle sostanze pericolose a valle del trattamento dei reflui industriali. I trattamenti a cui sono sottoposti i reflui di natura industriale saranno ulteriormente specializzati per ottenere, prima del miscelamento con le acque reflue domestiche, l eliminazione delle sostanze pericolose. L eliminazione delle sostanze pericolose a valle del trattamento dei reflui industriali garantirà l assenza di tali sostanze nello scarico finale nel corpo idrico ricettore in anticipo rispetto agli obblighi previsti dal decreto del Ministero dell Ambiente et altri del 8 gennaio 2004 recante il regolamento per la riduzione delle sostanze pericolose. Ci troviamo nuovamente all inizio di una nuova fase in cui, in analogia a quanto fatto in passato per la realizzazione degli impianti consortili, il superamento di nuove problematiche di carattere ambientale potrà essere ottenuto attraverso interventi di natura strutturale. Diversamente dal passato le nuove problematiche potranno essere risolte affrontando il problema su basi più ampie rispetto alle dimensioni comunali del Comprensorio. L accordo firmato con Ministero dell Ambiente, Regione Toscana e Amministrazioni locali teso alla realizzazione di sinergie tra le gestioni degli impianti del Comprensorio del Cuoio ed il gestore delle acque reflue domestiche appare una possibilità importantissima per compiere il passo definitivo verso la sostenibilità ambientale dell industria conciaria. Inoltre è un opportunità importantissima anche per le aree di provenienza dei reflui domestici che saranno indirizzati nel Comprensorio del Cuoio. In tale zone infatti i trattamenti depurativi sono eccessivamente frazionati e di dimensioni ridotte tali da non garantire, a fronte di costi elevati, il rispetto delle normative vigenti.