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Corso di formazione specifica in Medicina Generale 2012 Reggio Emilia Gli ultimi giorni, le ultime ore: Daniele Govi Medico di Medicina Generale Team Hospice Casa Madonna dell Uliveto Reggio Emilia

La fase terminale non può essere considerata semplicemente la continuazione delle precedenti fasi di malattia. In questa fase infatti si manifestano nuove e particolari cause di sofferenza sia per il malato che per i suoi cari. Occorre quindi adeguare il piano di cura.

La sofferenza del morente può fissarsi nella mente dei suoi cari come ultima e persistente immagine negativa che, spesso, rischia di vanificare un consolante giudizio su un intero percorso di buone cure fino a quel punto realizzato.

Alla fase terminale si giunge attraverso percorsi diversi, più o meno lunghi e tortuosi, con diversa consapevolezza, con diverse storie, diverse età, diverso tempo a disposizione (per la persona ammalata, per i familiari, per i curanti). L ultimo faticoso tratto che resta da percorrere è collegato al precedente.

La fase pre-agonica (quando non è aperta da uno squilibrio acuto che fa precipitare il quadro clinico e la performance) è solitamente preceduta da un periodo di progressivo distacco del paziente dall ambiente ( sindrome da morte imminente ).

Quando il paziente si avvicina alla morte diventa sempre più stanco, debole e sonnolento (allettamento prolungato o totale) è sempre meno interessato a ciò che gli succede intorno e a ricevere visite rifiuta cibo e liquidi, ha difficoltà ad assumere la terapia per bocca è spesso confuso e occasionalmente agitato; è spesso alterato il ritmo sonno-veglia ( sundowning ); non rare sono le manifestazioni di franco delirium

Pochi di questi aspetti possono risultare singolarmente nuovi. Tuttavia, ciò che deve far pensare all inizio dell ultima fase è che la maggior parte di essi si evidenziano, si mantengono e si accentuano contemporaneamente.

il linguaggio simbolico di chi si avvicina alla morte In questa fase, non raramente, alcuni sogni ( belli e brutti ) e deliri possono essere letti come segni di morte imminente

I sogni, a volte, possono essere l unico mezzo sostenibile di espressione della paura della propria morte, spesso nascosta in angosce paranoidi. I temi dei deliri e dei sogni ( brutti ) dei morenti sono spesso a sfondo persecutorio, con la proiezione del persecutore interno, il cancro o qualunque altra patologia mortale, all esterno. I sogni ( belli ), ma altrettanto significativi, riguardano prevalentemente incontri con persone amate e già morte. A qualunque età si può invocare la mamma.

Il malato è chiuso

Per molti ammalati la depressione e l isolamento sono quegli stati d animo in cui è contenuto il dolore preparatorio della morte. Il paziente sente ciò che sta perdendo e ciò che perderà e comincia a provare disinteresse per il mondo esterno, inizia, cioè, a separarsi emotivamente dagli oggetti, ossia dalle cose e dalle persone così come dalle attività mentali da Imparare a dirsi addio di E. Adler Segre

Molti ammalati, quando realizzano un significativo peggioramento, non riuscendo più a reggere investimenti emotivi troppo intensi, si barricano nel silenzio (non raramente mantenendo gli occhi chiusi). Spesso questo isolamento viene interpretato come un rifiuto, mentre per il malato è un segnale anticipatorio del distacco imminente.

Agonia L etimologia della parola greca agōnia rimanda al significato di lotta. Per fase agonica intendiamo il periodo, di poco precedente la morte (ultime ore), caratterizzato dal fallimento, rapidamente progressivo e irreversibile, delle funzioni organiche vitali (cardio-circolatorie, respiratorie, renali, cerebrali ).

I segni che precedono la morte contrazione della diuresi (poche urine ipercromiche), fino all anuria polso radiale debole, accelerato, a volte irregolare ipotensione: valori di pressione arteriosa in progressiva discesa frequente evidenza di chiazze di marezzatura cianotica della cute (meno visibili se c è anemia) ad esordio periferico (spesso inizialmente alle ginocchia) raffreddamento delle estremità occhi infossati e spenti ( velati ), naso affilato, pallore periorale ( mascherina )

possibili mioclonie (più frequenti nei pazienti in trattamento con elevate dosi di oppioidi) non rara accentuazione di uno stato di irrequietezza, di agitazione possibile incontinenza sfinterica respirazione irregolare rantolo obnubilamento della coscienza fino al coma ( sembra che le capacità di udito siano a lungo conservate)

Alterazioni della frequenza, profondità e ritmo della respirazione Bradipnea Respiro periodico di Cheyne-Stokes

Alterazioni della frequenza, profondità e ritmo della respirazione sono descritti altri ritmi respiratori anomali, prevalentemente nei pazienti comatosi con danno esteso al tronco encefalico: Iperpnea-polipnea (iperventilazione neurogena centrale): lesioni del mesencefalo-ponte Respiro caotico ( atassico di Biot): lesioni del bulbo

Rantolo Gli anticolinergici (Buscopan, Transcop) riducono le secrezioni che si accumulano successivamente alla loro somministrazione ma non agiscono su quelle preesistenti: l inizio della terapia deve quindi essere tempestivo, al primo accenno di respiro umido ( profilassi del rantolo), utilizzando, ad es., il Buscopan (20-80 mg/24) e, se ancora utile, anche Lasix per via sottocutanea.

a volte, quando il respiro si fa più superficiale, il rantolo (fino a quel momento non controllato dalla terapia attuata) finalmente cessa, poco prima della morte.

Arresto cardio-respiratorio La fisiopatologia finale comune del processo di morte, preparata dallo scompenso multi-organo della fase agonica, consiste nel danno cerebrale ischemico, esteso e irreversibile, determinato dalla cessazione della respirazione e dall asistolia miocardia anossica.

Cause principali di morte in una vasta casistica di pazienti oncologici: Infezioni..47% Insufficienza d organo.. 25% Infarti...11% Cachessia..10% Emorragie.7%

I sintomi prevalenti durante gli ultimi giorni di vita: Astenia Dolore Dispnea Respirazione umida Confusione Agitazione, irrequietezza Mioclonie Anoressia Secchezza delle fauci Disfagia Nausea Stipsi Disfunzioni urinarie

Gli obiettivi della cura nella fase terminale rivolti al paziente: 1. Mantenere il miglior comfort possibile 2. Proteggere la sua dignità 3. Ottenere, in particolare con una adeguata terapia farmacologica, il miglior controllo possibile dei sintomi disturbanti

Gli adeguamenti della terapia farmacologica agli obiettivi Si sospende la somministrazione orale dei farmaci Si sospende ogni altra terapia non più utile Si continua ogni terapia utile, scegliendo la via di somministrazione più appropriata, solitamente quella sottocutanea (a volte anche quella rettale o quella endovenosa se già disponibile e sicura, ad es. attraverso un Port-a-cath)

Si sospende ogni terapia per bocca e parenterale non più utile Antibiotici Cortisonici EBPM sospensione Insulina sospendere alimentazione enterale o parenterale nella maggior parte dei casi non è utile somministrare liquidi per via parenterale durante le ultime ore di vita se il paziente è soporoso-comatoso si sospenda l erogazione di O 2

si continua ogni terapia necessaria, solitamente per via s.c. dolore (morfina) dispnea (morfina) non va mai sospesa, anche se il paziente è comatoso! rantolo (butilbromuro di joscina) nausea-vomito (aloperidolo) delirium (aloperidolo) ansia-paura-agitazione (midazolam) mioclonie (midazolam) crisi convulsive (midazolam, fenobarbital)

I farmaci (più utilizzati) in questa fase terminale sono: morfina midazolam butilbromuro di joscina aloperidolo tutti somministrabili per via sottocutanea

Quando si manifesta uno stato di agitazione, non dimentichiamo mai di verificare, anche in questa ultima fase, la possibilità di una ritenzione acuta di urine (globo vescicale). Anche in caso di dubbio è giustificata l applicazione di un catetere vescicale.

Se i sintomi sono fortemente disturbanti e non altrimenti controllabili (refrattari), occorre procedere ad una sedazione palliativa terminale

Liverpool Care Pathway Promoting best practice for care of the dying

Liverpool Care Pathway Promoting best practice for care of the dying Il Team ha condiviso che il paziente sta morendo. Si sono realizzate almeno due delle seguenti situazioni: Il paziente è allettato E semi-comatoso Può assumere solamente sorsi di liquidi Non è più in grado di assumere terapia in compresse

Liverpool Care Pathway Promoting best practice for care of the dying Goal 1: adeguamento della terapia in corso (conversione per via s.c.) e sospensione dei farmaci non più utili Goal 2: terapia continua e prescizione anticipata scritta per i sintomi disturbanti (dolore, agitazione, secrezioni respiratorie, nausea/vomito, dispnea) segue schema di controllo ogni 4 ore del risultato Goal 3: sospensione di interventi inappropriati (esami ematici, antibiotici, terapia/idratazione per via e.v., mobilizzazione frequente, etc.) comunicazione, aspetti spirituali, supporto ai familiari

dolore dolore controllato dolore non controllato Il pz. sta già assumendo morfina per os? sì no sì no Conversione per via s.c. (3:1) Morfina a.b. a dosi di 2,5-5 mg s.c. Conversione per via s.c. (3:1) Morfina a.b. a dosi di 2,5-5 mg s.c. utilizzare dosi a.b. di morfina pari a 1/6 della dose totale/die dopo 24 ore utilizzo di pompa s.c. se sono state richieste 3 o più dosi utilizzare dosi a.b. di morfina pari a 1/6 della dose totale/die dopo 24 ore utilizzo di pompa s.c. se sono state richieste 3 o più dosi

Alterazioni della frequenza, profondità e ritmo della respirazione Tachipnea (rapido e superficiale): spesso il paziente è vigile e manifesta dolore/sofferenza Bradipnea: coma diabetico, ipertensione endocranica, oppiacei e BDZ atassico (Biot): lesioni encefaliche (tipicamente midollari) Profondo (Kussmaul): acidosi metabolica