Conflitto intergruppi

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Conflitto intergruppi Origine ed evoluzione del fenomeno Le dico esattamente ciò che penso. Bisognerebbe rispedirli da dove sono venuti. Metterli tutti su una bella nave e buttarli a mare. Violentano le ragazze e molestano i bambini. Non mi fraintenda, non sono razzista. Noi abbiamo bisogno dei negozi pakistani e dei take-away cinesi. Ma chi ha bisogno di questa gentaglia? <<Observer, 4 Ottobre 1998>>

Ostilità e conflitto intergruppi Quali sono i processi che portano a forme così dirette di aggressività e conflitto tra gruppi sociali? Come evolvono i conflitti? Come si risolvono? Aggressività e conflitto intergruppi Una reazione tipicamente associata al conflitto è quella di aggressività. Inclinazione a manifestare comportamenti che possono causare danno o dolore (fisico o psicologico) ad altri individui. In psicologia sociale, l aggressività dipende dalle motivazione della persona. Un atteggiamento o un comportamento sono aggressivi se vi è l intenzione di danneggiare gli altri. L aggressività può manifestarsi in forme e con intensità molto diverse, a seconda del contesto sociale e delle disposizioni individuali. L aggressività può, ad esempio, essere distinta in: Aggressività strumentale Aggressività emozionale

Teorie di conflitto intergruppi Teoria della frustazione/aggressività (Dollard e collaboratori, 1939) Teoria della deprivazione relativa (Stouffer, 1949) Teoria del Conflitto realistico (Sherif, 1966) Teoria della frustazione aggressività (Dollard et al., 1939) La presenza di un comportamento aggressivo è sempre conseguenza di uno stato di frustazione. La frustazione deriva da un deprivazione oggettiva determinata da un interferenza con il soddisfacimento di un bisogno primario dell individuo. Tale frustazione produce uno stato di arousal (attivazione, energia) aggressivo che deve essere sfogato.

Teoria della frustazione aggressività (Dollard et al., 1939) Tale carica aggressiva non sempre può essere sfogata verso la causa della frustazione: Troppo potente Non identificabile Non immediatamente disponibile Il più delle volte tale carica aggressiva viene dislocata su un gruppo estraneo (capro espiatorio): Diverso rispetto al gruppo frustato Debole Esposto, facilmente individuabile Teoria della frustazione aggressività (Dollard et al., 1939) Hovland e Sears (1940): ricerca d archivio negli Stati Uniti del Sud durante gli anni 50: la continua diminuzione del prezzo del cotone (stato di frustazione) era associata con l aumento di aggressioni razziali (linciaggio verso le persone di colore) Germania nazista: grande adesione a ideologie distruttive e aggressive verso gruppi minoritari causata da un passato di frustazioni e umiliazioni dovute al crollo dell economia tedesca.

Teoria della frustazione aggressività (Dollard et al., 1939) Interpretazione che si basa su un modello idraulico, fortemente influenzato da un approccio freudiano: Un energia che si accumula in un individuo o in gruppo non svanisce, deve necessariamente essere dissipata, dirigendosi anche lungo canali alternativi (dislocazione dell aggressività). Teoria della frustazione aggressività (Dollard et al., 1939) Teoria fortemente criticata.: Tiene conto di motivazioni intraindividuali, estendendoli a motivazioni intragruppo Difficile riuscire a prevedere e individuare quali sono i capri espiatori : Horowitz (1973): Birmania: polizia coloniale inglese reprime con violenza manifestazione dei birmani. Rivolta successiva colpì indiani musulmani (minoranza in Birmania) e non indiani induisti (altra minoranza). Perché?

Teoria della frustazione aggressività (Dollard et al., 1939) Ma soprattutto.: Ci possono essere dei comportamenti aggressivi senza la presenza di una frustazione oggettiva! (esperimenti di Milgram?) Reinterpretazione della teoria della frustazione/aggressività (Berkowitz, 1989) Recentemente Berkowitz (1989) ha reinterpretato la teoria di Dollard e coll., approfondendo tre diversi aspetti: Criterio fondamentale che identifica i gruppi capri espiatori : precedenti conflitti o sentimenti di antipatia e pregiudizio passati. La frustazione non è l unico elemento che determina aggressività, ma ci sono anche altri elementi oggettivi negativi: Dolore fisico Situazioni climatiche avverse (caldo o freddo eccesivo) Carlsmith e Anderson (1979): più probabili episodi di aggressività e rivolta nelle città americane quando faceva molto caldo, rispetto a quando le temperature erano moderate.

Reinterpretazione della teoria della frustazione/aggressività (Berkowitz, 1989) Ma soprattutto LA FRUSTAZIONE NON E SOLO UNO STATO DI DEPRIVAZIONE OGGETTIVA, MA PUO ANCHE INCLUDERE DEGLI ELEMENTI SOGGETTIVI LA SOLA IDEA DI ESSERE DEPRIVATI PUO DETERMINARE AGGRESSIVITA. Frustazione e insoddisfazione come stato soggettivo Dirigente di un azienda perennemente insoddisfatto, operaio della stessa azienda felice del suo posto di lavoro. Marco felicissimo della sua macchina di terza mano, Enrico insodisfatto nonostante la sua nuova Ferrari. Paesi Occidentali esprimono malcontento per la crisi economica mentre nei paesi Africani si continua a soffrire la fame.

La teoria della deprivazione relativa Assunzione principale: Lo stato di deprivazione (o soddisfazione) di una persona o di un gruppo è relativo, non è oggettivo. Le valutazioni di sé avvengono tramite il confronto. Se mi confronto con altri che stanno peggio di me, o con una situazione passata che reputo peggiore, allora non provo deprivazione. Prime evidenze di deprivazione relativa: la ricerca di Stouffer (1949) Ricerca su vasta scala volta a stabilire gli atteggiamenti del soldato americano. Evidenze che hanno provato l esistenza del concetto di deprivazione relativa: Lamentele per la mancata promozione (deprivazione) molto più veementi nell aereonautica che nella polizia militare. C erano però molte più promozioni nell aereonautica che nella polizia militare! I soldati di colore del Sud avevano un morale uguale se non più alto rispetto ai soldati del Nord. Eppure subivano molte più discriminazioni razziali! PERCHE?

Prime evidenze di deprivazione relativa: la ricerca di Stouffer (1949) Ciò che conta non è lo stato oggettivo ma il termine di confronto: Nel caso dell aereonautica il confronto è con gli altri commilitoni. Nel caso dei soldati di colore del Sud il confronto è con i civili di colore degli Stati del Sud. Sono però spiegazioni a posteriori, l individuazione del termine di paragone avviene soltanto successivamente. Indispensabile riuscire a capire i meccanismi che con cui le persone scelgono un termine di paragone. La teoria della deprivazione relativa Cosa determina le aspettative di una persona ed eventuale deprivazione relativa? Livello individuale: Gurr (1970): capacità e aspettative di valore Crosby (1976): cinque criteri fondamentali che portano a deprivazione Livello di gruppo: Davies (1969): confronto con esperienze passate Runciman(1966): deprivazione egoistica e fraterna

La teoria della deprivazione relativa in una prospettiva individuale Gurr (1970). L individuo percepisce uno stato di deprivazione relativa quando sente che c è discrepanza tra ciò che un individuo crede di meritare (aspettative di valore) e ciò che crede possibile ottenere (capacità di valore). Le persone provano deprivazione quando sentono di non avere la possibilità di avere ciò che vogliono e che spetta loro. Più il divario tra aspettative e capacità di valore è ampio più è probabile lo scontento sociale e la messa in atto di azioni di protesta. La teoria della deprivazione relativa in una prospettiva individuale Gurr (1970). Esistono tre tipi di deprivazione relativa: Decrementale (ad es., recessione economica): aspettative di valore rimangono costanti, capacità di valore diminuiscono. Aspettative Capacità Aspirazionale (ad es., promesse elettorali): aspettative di valore salgono, ma le capacità di valore rimangono costanti. Capacità Aspettative Progressiva (ad es., boom economico): salgono sia aspettative che capacità di valore, ma le aspettative più velocemente. Aspettative Capacità

La teoria della deprivazione relativa in una prospetti va individuale Crosby (1976). Affinchè un individuo provi deprivazione, sono necessari si verifichino cinque condizioni: vedere che qualcun altro possiede X volere X sentire di aver diritto (meritarlo) a possedere X sentire che è possibile possedere X non sentirsi responsabili per il fatto di non possedere X X è un qualcosa che un individuo può ottenere, sia concreto che astratto. La teoria della deprivazione relativa in una prospetti va individuale Esperimento di Bernstein e Crosby (1980). 528 studenti americani leggono una storiella in cui il protagonista è John, uno studente universitario. A seconda della condizione sperimentale, viene manipolata l assenza o presenza di una delle 5 condizioni. La X è l ottenimento di un voto alto.

La teoria della deprivazione relativa in una prospetti va individuale Esperimento di Bernstein e Crosby (1980). Sentire di aver diritto di possedere X: Presente: John pensa che il proprio lavoro sia stato eccellente e di meritare il massimo dei voti. Assente: John si accorge che il proprio lavoro non è stato un granchè e non merita più di un voto discreto. Sentirsi responsabili per non avere X: Presente: John sente che se non avesse scelto quel corso non sarebbe andata così. Per questo, si sente molto responsabile di questa situazione. Assente: John sa che non poteva prevedere l andamento degli eventi e perciò non si rimprovera della situazione in cui si trova. La teoria della deprivazione relativa in una prospetti va individuale Esperimento di Bernstein e Crosby (1980). A seconda della condizione sperimentale, chiesto ai partecipanti quanto secondo loro John si sentiva: Insoddisfatto, frustrato, arrabbiato, felice. La percezione di responsabilità sembra avere dei risultati contrari rispetto alle ipotesi: Tanto più John si sentiva responsabile di non avere X tanto si pensava provasse deprivazione.

La teoria della deprivazione relativa: verso una prospettiva di gruppo Davies (1969). Le aspettative di un gruppo si generano da un confronto con il passato: E più probabile si provi deprivazione dopo un lungo periodo di crescita, piuttosto che dopo un periodo di lunga privazione. E il declino improvviso delle condizioni di vita che porta alla deprivazione relativa. Nigeria CURVA A J Germania Condizioni di vita Condizioni di vita 1900 1910 1920 Periodo temporale 1900 1910 1920 Periodo temporale La teoria della deprivazione relativa: verso una prospettiva di gruppo Davies (1969). Le aspettative di un gruppo si generano da un confronto con il passato: Germania nazista, rivoluzione francese, guerra civile americana La deprivazione di un gruppo non si origina soltanto da un confronto con il passato ma anche con un confronto con altri gruppi..(ricerca di Stouffer)

La teoria della deprivazione relativa: verso una prospettiva di gruppo Runciman (1966): Distingue due tipi di deprivazione: Deprivazione egoistica (individuale): un individuo si sente deprivato a causa della sua condizione personale. Il confronto avviene, quindi, con altri individui. Deprivazione fraterna (collettiva): un individuo si sente deprivato per la condizione del suo gruppo di appartenenza. E questa deprivazione che porta con più probabilità alla volontà di cambiare la situazione sociale esistente. La teoria della deprivazione relativa: verso una prospettiva di gruppo Caplan (1970): leader politici del Black Power rappresentati da persone di ceto medio elevato (alta deprivazione fraterna), piuttosto che da persone emarginate. Crosby (1982): donne maggiormente attive in movimenti femministi erano coloro insoddisfatte della posizione della donna nella società rispetto agli uomini, rispetto a quelle insoddisfatte della loro posizione personale.

La teoria della deprivaz ione relativa: deprivazione fraterna e pregiudizio Vanneman e Pettigrew (1972): misurato in un campione di cittadini bianchi americani il rapporto tra deprivazione relativa e pregiudizio verso le persone di colore. Campione suddiviso in: Partecipanti gratificati : sentivano di stare meglio rispetto agli altri bianchi e anche rispetto all outgroup nero. Partecipanti egoisticamente deprivati : sentivano di stare meglio rispetto all outgroup nero ma peggio rispetto ai membri del loro stesso gruppo bianco. Partecipanti collettivamente deprivati : sentivano di stare peggio soltanto rispetto all outgroup nero. all outgroup nero ma peggio rispetto Partecipanti collettivamente ed egoisticamente deprivati : sentivano di stare peggio sia rispetto all outgroup nero che rispetto ai membri del loro stesso gruppo bianco. La teoria della deprivazione relativa: deprivazione fraterna e pregiudizio Vanneman e Pettigrew (1972): pregiudizio nei confronti dei neri Esempio di item: Ritieni che gli studenti bianchi e neri dovrebbero frequentare scuole separate? Tipo di deprivazione Gratificazione collettiva ed egoistica Deprivazione egoistica Deprivazione collettiva Deprivazione collettiva ed egoistica Pregiudizio -20.6-13.9 +14.3 +29.1 N.B: punteggi positivi indicano pregiudizio, punteggi negativi assenza di pregiudizio

La teoria della deprivazione relativa: conclusioni e critiche Sembra dunque che solo una deprivazione relativa collettiva abbia delle conseguenze a livello intergruppo (aumento pregiudizio, sostegno attivo a movimenti di protesta). Tuttavia, ci sono alcuni problemi in questa teoria: 1. Come la teoria della frustazione/aggressività è una teoria che ha basi individuali, e viene soltanto successivamente generalizzata al gruppo. La teoria della deprivazione relativa: conclusioni e critiche 2. Non è chiaro quando effettivamente la deprivazione si traduce in azione collettiva. Tre sono gli elementi da considerare: L identificazione con l ingroup Percezione di sentirsi efficaci e attivi nel cambiare lo stato delle cose Sentirsi deprivati ingiustamente. Necessario percepire che la propria situazione di inferiorità sia ingiusta. 3. Impossibile stabilire a priori i confronti sociali, con chi si confronta il gruppo deprivato: Fortemente dipendente dal contesto sociale e dallo scopo che si vuole perseguire.

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966) Rispetto alla Teoria della Deprivazione Relativa la Teoria del conflitto realistico analizza: le origini dei conflitti intergruppi a un livello primariamente di gruppo. i conflitti tra gruppi con ugual potere e status. non solo le origini dei conflitti ma anche il loro evolversi e la loro evoluzione. La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966) Assunto principale: Gli atteggiamenti e i comportamenti fra gruppi riflettono gli interessi oggettivi del proprio gruppo in confronto ad altri gruppi. All origine del conflitto c è un incompatibilità di obiettivi tra gruppi: Se gli obiettivi sono in contrasto, nasce il conflitto, che porta a atteggiamenti e comportamenti apertamente ostili e discriminativi. All origine dei rapporti armoniosi tra gruppi c è una compatibilità di obiettivi: Se al contrario gli scopi sono comuni, i comportamenti dei membri di gruppo diventano più concilianti e amichevoli, diminuisce il favoritismo per l ingroup e aumenta la cooperazione.

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966) I conflitti tra gruppi nascono principalmente quando c è competizione per scarse risorse. Le risorse possono essere di tipo: Materiale (ad es., territori contesi) Astratto (ad es., potere, status sociale). In tutti quei casi in cui il raggiungimento dell obiettivo del mio gruppo dipende dal fallimento dell outgroup. La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966)

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966) I primissimi israeliani che vidi erano dei soldati. Vennero nel mio paese ed entrarono nella scuola. Penso che non ci sia nulla di buono da dire su di loro. Quando vedo dei soldati, penso che un giorno saranno uccisi Non ci sarà pace. Un giorno ci sarà un altra guerra, e gli arabi vinceranno. Ci riprenderemo tutta la Palestina. Najeh Hassan, 20 anni, palestinese Dovete capire gli ebrei. Noi siamo un piccolo popolo; la nostra identità nel passato era quella di gente perseguitata, gente odiata. I giovani israeliani come me sentono che è tempo che Israele non sia oppresso ma una nazione indipendente in grado di controllare il proprio destino (un palestinese) è uno che è povero, fisicamente e mentalmente debole la cui mentalità è rivolta a come ricavare un profitto Yaacov Leviatan, 20 anni, ebreo La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966) C è un conflitto di interessi fondamentale tra noi e i palestinesi: ciò che è un bene per noi è un male per loro, e ciò che è bene per loro è un male per noi Shlomo Leviatan, padre di Yaacov

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966) La Teoria del conflitto realistico si sviluppa tra il 1949 e il 1953, a cavallo tra la fine della seconda Guerra Mondiale e l inizio della Guerra Fredda. Si basa su una visione razionale e funzionale dell individuo e dei gruppi: Comportamenti e atteggiamenti intergruppi determinati dalle relazioni funzionali tra gruppi; tutti i processi psicosociali intergruppi (favoritismo per l ingroup, derogazione dell outgroup) sono conseguenti della compatibilità o incompatibilità degli interessi tra ingroup e outgroup. La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966) Ha origini dall approccio funzionale del sociologo Sumner (1905) e dal suo concetto di etnocentrismo: I membri di un we-group sono in rapporto di pace, ordine, legge, governo e operosità tra loro. La loro relazione con tutti gli estranei, o con altri gruppi, è di guerra e saccheggio..i sentimenti sono prodotti in rapporto a ciò. La fedeltà e lo spirito di sacrificio verso il proprio gruppo, il cameratismo al suo interno, l odio e il disprezzo per gruppi estranei e l ostilità contro di essi crescono tutti assieme, prodotti comuni della stessa situazione.

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Sherif e collaboratori hanno condotto tre diversi esperimenti sul campo Luogo: Studi effettuati in una situazione reale, campi estivi nel contesto statunitense della durata di tre settimane. Partecipanti: bambini bianchi (11 e 12 anni) di estrazione medio-borghese, senza alcun problema caratteriale. Animatori del campo erano in realtà i ricercatori. Obiettivo: confermare le assunzioni principali della teoria: atteggiamenti e comportamenti intergruppi si originano da un conflitto di interessi tra gruppi o da obiettivi comuni. La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Variabili indipendenti: Introduzione compiti, attività, risorse che presupponevano obiettivi conflittuali o compatibili fra i due gruppi. Variabili dipendenti: Misurazione identificazione con l ingroup, atteggiamenti e comportamenti intergruppi.

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi INTRODUZIONE COMPITI FUNZIONALI INTERINDIVIDUALI FASE I FORMAZIONE DEI GRUPPI SVILUPPO IDENTITA E CULTURA DI GRUPPO INTRODUZIONE COMPETIZIONE INTERGRUPPI PER SCARSE RISORSE FASE II CONFLITTO INTERGRUPPI ATTEGGIAMENTI DI FAVORITISMO PER L INGROUP E DEROGAZIONE DELL OUTGROUP INTRODUZIONE SCOPI SOVRAORDINATI FASE III COOPERAZIONE INTERGRUPPI RAPPORTI ARMONIOSI FRA GRUPPI La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase I : a) amicizia interpersonale (Studio 1 e 2) e b) formazione del gruppo: 1) Amicizia interpersonale: i ragazzi inizialmente interagivano a livello interpersonale. Successivamente venivano divisi in due gruppi (due capanne diverse), in modo che migliori amici appartenessero a due gruppi diversi. In questo modo, si eliminava la possibilità che i risultati successivi fossero influenzati dall attrazione interpersonale.

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase I : 2) formazione del gruppo (Studio 3): the Robber s Cave Experiment (durata: 3 settimane). Durante la prima settimana, creati due gruppi, ognuno non consapevole della presenza dell altro. A questi gruppi assegnati: Un nome (Aquile vs. Serpenti) e un simbolo. Compiti (cucinare, campeggio) che presupponevano collaborazione tra i membri del gruppo, funzionali ad aumentare lo spirito di gruppo e coesione. La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase I : 2) formazione del gruppo (Studio 3) Si forma un identità e cultura di gruppo: Si crea una leadership e una gerarchia di status. Norme di gruppo. Mini-culture all interno dello stesso gruppo. Soprannomi per i membri, segreti, modi preferiti dal gruppo per fare le cose.

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase II : introduzione conflitto realistico (Studio 3): Durante la seconda settimana, gruppi informati della presenza dell altro gruppo e introdotti compiti competitivi fra i due gruppi, che presupponevano un interdipendenza negativa: Competizioni atletiche, tiro alla fune, baseball; al gruppo vincitore veniva data una coppa e a ogni membro del gruppo vincitore un distintivo e un coltellino. La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase II : introduzione conflitto realistico (Studio 3): Immediati atteggiamenti di favoritismo per il proprio gruppo : Favoritismo per il proprio gruppo era sistematico e si estendeva a tutte le situazioni di contatto. Il caso del gioco lancio dei fagioli : sistematica sovrastima della prestazione dei membri dell ingroup rispetto ai membri dell outgroup. Diviene importante la dimensione di giustizia: proprio gruppo considerato leale, giusto, l altro sleale e disonesto.

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase II : introduzione conflitto realistico (Studio 3): Immediati atteggiamenti di derogazione dell outgroup: Atti verbali intimidatori, appellattivi dispregiativi (ad es., stinkers, pigs, communists ). In alcuni casi vere e proprie aggressioni e atti vandalici. All aumentare del conflitto, gli atteggiamenti di favoritismo per l ingroup e di derogazione dell outgroup vanno al di là delle dimensioni di confronto rilevanti, ma si estendono a tutte le dimensioni La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase II : introduzione conflitto realistico (Studio 3): I cambiamenti erano anche a livello intragruppo: Aumentava la coesione Aumentava l uniformità Cambiava la leadership (scelti i leader più bellicosi) aggressivi e

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase III : introduzione obiettivi sovraordinati (Studio 3): Cambiata l interdipendenza tra i due gruppi da negativa (conflitto di interessi) a positiva, attraverso l introduzione di obiettivi sovraordinati. Gli obiettivi sovraordinati sono degli obiettivi importanti per ogni gruppo, il cui raggiungimento dipende dalla cooperazione e partecipazione dell altro gruppo. I due gruppi devono dunque agire assieme e in maniera coordinata per raggiungerlo. La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase III : introduzione obiettivi sovraordinati (terza settimana), (Studio 3): Principali scopi sovraordinati introdotti dagli sperimentatori: Rottura tubatura dell acqua: necessario la presenza di almeno 25 persone per individuare la causa del problema Guasto al camion che portava i viveri: per farlo ripartire necessario lo sforzo di molte persone.

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi Fase III : introduzione obiettivi sovraordinati (Studio 3): Sviluppo comportamenti cooperativi e atteggiamenti favorevoli verso l altro gruppo: Entrambi i problemi risolti grazie alla cooperazione fra i due gruppi. Spariscono atteggiamenti di favoritismo per l ingroup e derogazione dell outgroup, relazioni intergruppi amichevoli e armoniosi. Nascono amicizie anche fra membri di gruppi diversi. Si riduce la salienza dei confini dei due gruppi. Alla fine della settimana addirittura si parla di NOI per rappresentare entrambi i gruppi!! La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): Gli studi dei campi estivi INTRODUZIONE COMPITI FUNZIONALI INTERINDIVIDUALI FASE I FORMAZIONE DEI GRUPPI SVILUPPO IDENTITA E CULTURA DI GRUPPO INTRODUZIONE COMPETIZIONE INTERGRUPPI PER SCARSE RISORSE FASE II CONFLITTO INTERGRUPPI ATTEGGIAMENTI DI FAVORITISMO PER L INGROUP E DEROGAZIONE DELL OUTGROUP INTRODUZIONE SCOPI SOVRAORDINATI FASE III COOPERAZIONE INTERGRUPPI RAPPORTI ARMONIOSI FRA GRUPPI

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): i meriti La prima teoria che ha analizzato l origine, l evolversi e la risoluzione dei conflitti ad un livello di gruppo. Ha un grande e immediato potere applicativo (ad es., contesto aziendale) Ha valorizzato il ruolo degli scopi sovraordinati La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): un esempio di scopi sovraordinati LOTTA CONTRO LA FAME E MALNUTRIZIONE DISARMO NUCLEARE RISCALDAMENTO GLOBALE LOTTA CONTRO L AIDS NAZIONI UNITE E O.N.U

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): i limiti L effetto positivo degli scopi sovraordinati dipende fortemente dal loro esito. Se fallisce il raggiungimento dell obiettivo? Quando è conflitto realistico e quando è conflitto percepito? Sherif ha sempre parlato di conflitto legato a problematiche reali (terreno, denaro, potere politico). Esistono però anche dei conflitti percepiti ma non necessariamente reali come risolverli? La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): i limiti La nascita di atteggiamenti di favoritismo per l ingroup e di derogazione dell outgroup non necessita dell introduzione di scopi conflittuali, basta anche una semplice categorizzazione tra ingroup e outgroup (..Teoria dell Identità Sociale???) Anche negli studi sui campi estivi, primi atteggiamenti di favoritismo per l ingroup appena ragazzi informati della presenza dell altro gruppo, ancor prima di introdurre gli scopi conflittuali!!

La Teoria del Conflitto Realistico (Sherif, 1966): i limiti Quando l ingroup cominciava ad essere chiaramente identificato, c era una tendenza a considerare gli altri come out-group I Serpenti non sapevano dell esistenza dell altro gruppo fino a quando non han sentito le Aquile giocare al campo da baseball; ma da quel momento l outgroup era costantemente presente nella loro vita Un giorno in cui le Aquile stavano giocando, Wilson (membro Serpenti) li sentì e si riferì a loro chiamandoli nigger campers.. (Sherif, 1966)