Introduzione La ricerca svolta rappresenta un esplorazione della costruzione dell identità attraverso i siti Web personali e delle eventuali differenze tra siti di autori donna e siti di autori uomo. Nel capitolo 1 si introdurrà il sito in generale e quindi il sito personale tracciando un profilo tecnico dei loro elementi chiave. Nel capitolo 2 si darà una definizione dei concetti di Sé e di identità dalla prospettiva sociale dell interazionismo simbolico, facendo particolare riferimento ai contributi di Mead, Goffman, Hewitt e D.R. Miller. Nel capitolo 3, dopo aver dato una panoramica delle comunità virtuali, si illustreranno le recenti teorizzazioni sulle modalità di comunicazione in questo ambito e sui tipi di identità manifestati nella Rete e specialmente nei siti personali. Nel capitolo 4 si tratteranno le differenze e l identità di genere con uno particolare riferimento all attività di scrittura e alla comunicazione virtuale. Nel capitolo 5 si illustreranno il campione scelto per la ricerca e la metodologia utilizzata nel campionamento. Si descriveranno gli strumenti della ricerca, ovvero il questionario inviato agli autori dei siti e la scheda di analisi messa a punto per la ricerca. Nel capitolo 6 si esporranno i risultati della ricerca, descritti per ogni singola voce e interpretati complessivamente, prima per quanto riguarda il campione totale e poi per quanto concerne i due gruppi, divisi dalla variabile sesso, messi a confronto. 4
Capitolo 1 Il Sé nell interazionismo simbolico 1.1 Aspetti di base del Sé Un carattere particolare della specie umana sembra essere il fatto che gli uomini definiscono o interpretano le azioni reciproche, piuttosto che rispondere con semplici azioni; in altre parole la risposta non riguarda direttamente lo stimolo, ma è basata sul significato attribuito a tale stimolo. Sotto questo profilo l interazione umana si costituisce attraverso la mediazione di simboli e l interpretazione e la decodifica del significato delle azioni reciproche ed è peculiare, in questa forma solo alla specie umana. Al riconoscimento della presenza di tale processo è collegata un ulteriore considerazione: l uomo può agire verso sé stesso come potrebbe agire verso gli altri e, più in particolare l uomo può essere oggetto delle proprie azioni e delle proprie interpretazioni. Volendo sintetizzare si può affermare che l uomo ha un Sé. L uomo può essere concepito non come un individuo circondato da oggetti preesistenti che ne indirizzano il comportamento, quanto piuttosto un individuo che costruisce i propri oggetti grazie alla sua attività quotidiana. Una seconda conseguenza dell osservazione che l uomo è capace di autoindicazioni è che le azioni sono progettate, costruite, programmate, piuttosto che improvvisate, afinalistiche, insensate, immotivate, prive di scopi. Lo sviluppo di simboli nell uomo rende più complesso il suo schema di riferimento spazio-temporale: in primo luogo perché la capacità di simbolizzare gli consente di rappresentarsi in un modo più efficace non solo la realtà concreta e manipolabile, ma anche gli eventi della propria esperienza. Inoltre lo sviluppo di simboli produce categorie di cose e classi di oggetti e quindi una certa esperienza di oggetti e di eventi, senza necessità della loro presenza fisica e così introduce, per così dire, l ambiente nell individuo che viene così reso capace di manipolazioni ipotetiche di situazioni, in tempi e spazi definiti secondo scelte 5
personali (F. Carugati, 1979, p. 74). I simboli sono possibili e dotati di significato perché sono sociali, perché sono usati da membri di gruppi in determinati modi e perché rendono possibile il trasferimento di stati mentali da un individuo ad un altro. La produzione e il possesso di simboli tuttavia costituisce la base per una nuova forma di interazione sociale, che può definirsi, seguendo Blumer (1962), interazione simbolica. Individuo e società costituiscono un unità inseparabile per cui un esauriente comprensione dell uno esige una esauriente comprensione dell altra; fattore decisivo per la comprensione delle relazioni fra individuo e società è il Sé, prodotto dell attività di auto-indicazione e di costruzione di simboli dell individuo. È grazie al possesso del Sé che l uomo ha la capacità di esercitare un controllo sulla propria condotta. Se in termini psicanalitici il Sé si può definire come una rappresentazione mentale corrispondente alla funzione dell Io, ma che include l Io corporeo, il senso d identità e tutte le emozioni legate a esso (Dacquino, 1994), gli interazionisti simbolici usano questo termine specificamente per designare un oggetto ² che viene creato, ma anche il processo della sua creazione. Ogni volta che immaginiamo noi stessi fare qualcosa agiamo verso di noi come oggetti sociali; le conversazioni interiori, che chiamiamo pensiero, non possono avere luogo se non trattiamo noi stessi come tali. Ciò è possibile mediante la designazione simbolica degli altri e di sé. Denominando sé stessi e i membri del proprio gruppo le persone fanno propri, nella mente, i processi sociali. Ognuno può rappresentarsi le attività della vita del gruppo e agire di anticipo su ciò che si immagina faranno gli altri e oltre alle varie situazioni della vita di gruppo, interagisce anche con sé stesso, perché avendo un nome sociale è pure egli oggetto del proprio mondo (J.P. Hewitt, 1996, pp. 64-65) Mente o coscienza non sono in effetti che l incorporazione dei processi sociali all interno dell organismo. La mente, perciò, non è una misteriosa entità distinta e separata dal corpo, ma una forma di comportamento simile ad ogni altro comportamento umano. Per spiegare il processo di oggettivazione del Sé si risale alla classica formulazione sul Sé proposta da James (1890) che lo distingue in due momenti: il Me e l Io: sono consapevole di me stesso... allo stesso tempo sono io che sono consapevole. La stessa operazione viene ripresa da Mead (1934): l Io designa 6
la fase in cui l individuo risponde in quanto soggetto agente agli oggetti o a un particolare altro generalizzato (vedi oltre).., il Me corrisponde alla fase in cui le persone immaginano sé stesse come oggetti. L Io rappresenta la reazione dell individuo alla situazione sociale, è la sua risposta agli atteggiamenti degli altri; come risposta l Io é sempre imprevedibile ed è presente nella coscienza solo dopo che la risposta è avvenuta, sarebbe quindi la fase impulsivo-creativa. Il Me è costituito dall esperienza sociale e designa la fase oggettiva del processo del Sé. Il Me richiede un certo tipo di Io in relazione agli obblighi che la condotta stessa determina, ma l Io è (o può essere) sempre qualcosa di diverso da ciò che la situazione richiede. L Io e il Me, l azione e la riflessione, sono stati di coscienza che si alternano continuamente nel corso della condotta ed è così che le persone ottengono il controllo sul proprio comportamento. Tra Io e Me oltre che cooperazione c è tensione. Questo accade in primo luogo perché la capacità di esercitare un controllo sulla condotta dipende dall inibizione (non sempre possibile) delle iniziali risposte impulsive alla situazione (J.P. Hewitt, 1996, p. 69) Goffman (1971) afferma che l oggetto di studio dell interazione non debba essere l individuo e la sua psicologia,... ma piuttosto le relazioni sintattiche esistenti fra gli atti delle persone che vengono a contatto diretto... Non gli uomini e i loro momenti, quindi, ma piuttosto momenti e i loro uomini. Usando la sua metafora drammaturgica: Il Sé è il prodotto di una scena che viene rappresentata e non la sua causa... Nell analizzare il Sé ci siamo quindi allontanati dal suo detentore... perché lui e il suo corpo costituiscono soltanto il gancio al quale sarà attaccato per un po di tempo il prodotto dell azione collettiva. E i mezzi per produrre e mantenere il Sé no sono da ricercarsi nel gancio, ma sono spesso insiti entro la istituzione sociale (Goffman, 1969). Mentre per Mead la dialettica fondamentale del Sé è quella tra Io e Me, nel modello drammaturgico di Goffman i due protagonisti sono il Sé come personaggio e l attore. 7
1.2 Ruoli sociali e definizione del Sé La coordinazione sociale dipende dall autocontrollo, il quale a sua volta dipende dalla capacità di farsi oggetto a sé stessi. Ma non facciamo esperienze di noi stessi in modo diretto e intuitivo, né la comprensione delle circostanze che abbiamo di fronte si limita al nostro punto di vista. Noi ci vediamo dal punto di osservazione degli altri (J.P. Hewitt, 1996, p. 70): in minima parte vi riusciamo per l esperienza diretta avuta con determinate persone, ma nel caso di situazioni nuove siamo comunque abili ad anticipare gli avvenimenti e le azioni degli altri e darvi un senso grazie alla definizione della situazione e grazie alla conoscenza dei ruoli. La condotta umana è sempre situata e definendo la situazione, un organizzazione percettiva all interno della quale sono contenuti oggetti, significati e altro, si agisce in modo coerente e organizzato. In qualunque situazione, abbiamo un idea, più o meno corretta, di quale sarà l organizzazione sociale delle attività che vi si svolgono. La definizione della situazione consente anche di renderci conto noi stessi. Il Me che emerge è sempre un Me situato. Il ruolo, così come viene concepito dagli interazionisti, esula dal classico approccio normativo della sociologia e viene spiegato mediante tre concetti interrelati. I partecipanti alla situazione sociale hanno un idea della sua struttura: i partecipanti ad una situazione definita sono noti e denominati e i nomi che si usano sono i nomi dei ruoli. Fortemente legata alla cognizione della struttura di ruolo vi è l idea del ruolo come gestalt (configurazione), ovvero una visione del ruolo come un intero organizzato di principi comportamentali, anziché come un insieme di doveri. Infine i ruoli possono essere considerati come risorse: la situazione fornisce un contenitore di ruoli ai quali i partecipanti possono dar vita. Dunque agli interazionisti preme sottolineare che non siamo bloccati all interno di particolari strutture di ruolo, non seguiamo un copione, poiché il ruolo è flessibile e noi abbiamo l abilità di creare nuove strutture. L influenza dei ruoli sociali nell interazione sociale e nella formazione della condotta può essere colta attraverso due concetti: (Turner, 1962; Callero, 1986) role making e role taking. 8
Role making vuol dire esecuzione del proprio ruolo: è il processo tramite il quale la persona costruisce la sua attività in modo da adattarsi alla definizione della situazione, al proprio ruolo e all attività degli altri. Il role taking è l assunzione immaginaria del ruolo dell altro, ovvero il processo tramite il quale la persona immagina di occupare il ruolo di un altra e guarda al Sé e alla situazione da quel punto di vista per date luogo al role making. Le emozioni sono un elemento fondamentale del Sé; contrariamente al senso comune, che le vuole in contrasto con la razionalità, sono di appoggio ai processi cognitivi e possono incrementare la riuscita delle azioni. Le emozioni sono associate a sensazioni fisiche (risposte fisiologiche), ma hanno anche un origine sociale: hanno un nome e questo influenza o addirittura determina la modalità in cui viene esperita. L esperienza emotiva richiede l oggettivazione di sé, l attribuzione di significato attraverso il role taking, così come ogni altra forma di esperienza umana. Ad esempio per provare rabbia è necessario riconoscere le sensazioni fisiche come un sentimento di rabbia. Le emozioni si dividono in primarie (per Kemper: paura, rabbia, depressione, soddisfazione), universali e secondarie (orgoglio, vergogna, amore, ecc.) che si basano su emozioni primarie, ma variano di cultura in cultura perché dipendenti da aspettative sociali condivise. 9