Panorami e spedizioni

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2 Prima edizione maggio zoo Bollati Boringhieti editore s.r.l., Torino, corso Vinorio Emanuele II,M I diritti di mcmorizzazione clertronica, di ripnduzione e di adattamento totale o parziale con qwalsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotosratiche) sono risentati Stampato in Italia dalla Stampatre di Torino ISBN 88-)39-138z-1 Indice Schema grafico drlla cwpertina di Pierliiici Ccrri Sianipatu su carta Palalitia &[le Carricrr Miliani Fabriano 7 Introduzione I tratti di un impegno (Luigi M. Lomhurdi Satriani) Panorami e spedizioni q7 I. Ninne nanne e giuochi infantili I1 cerimoniale e i canti deil'amore e delle nozze I lamenci funebri e l'esperienza arcaica della morte Le colonie albanesi calabro-lucane Spedizione in Lucania i r+ 6. Dibattito su Ernesro de Mareino 131 Poslfgziotre ErnestodeMartinoallaradio (Le~uza Bindi)

3 Introduzione I tratti di un impegno Luigi M. Lornbardi Satriani Nel 1953, Renzo Renzi, per aver scritto un soggetto cinematografico sulle vicende deli'ocrupazione militare dclla Grccia da parte delle tnippe italiane, L'amata s'agapb (s1agap6in greco significa ti amo»), e Guido Aristarco, per aver pubblicato tale soggetto rtelia rivista, allora quindicinale, da lui diretta «Cinema Niiovo n, furono arrestati e rinchiusi nelia fortezza di Peschiera; vennero quindi processari dal Tribunale Militare di Milano, che condannò Renzi a sette mesi e aua rimozione dal grado e Aristarco a sei mesi. Il reato conrestato era quello di «vilipendio delle Forze Armate e dell'arma di Cavalleria»; il Tribunale Supremo di Roma confermò successivamente la condanna di primo grado. 11 processo ebbe una vasta eco; si formò un ampio schieramento di solidarietà con gli imputati e Larerza pubblicò un volume intitolato Ilprocesso s'agapò. DalllArcadia a Peschiera (I 954) che, dopo una densa introdilzione di Piero Calamandrei, conteneva capitoli di Guido Aristarco e di Renzo Renzi, nonché un'ampia antologia di scritti sii1 caso apparsi su giorndi italiani e di altri paesi.' Cfr. anche R. Rmzi, Lo bel& stafione. Sconrn e incontri nqiiannidporn del cinema i~liano, Bulzoni, Roma Si ricordi che su iin argomento simile, nei primi anni novanta, il film Mediterm~o, diretro da Gabriele Salvatores, ha

4 8 LUIGI M. LOMBARDI ShTRiANl La guerra fredda della quale il processo era frutto quanto mai significativo aveva già marcato decisivamente la campagna elettorale del 1948, giocata tutta, da parte democristiana, sull'appello ai valori del cristianrsirno, della pabia, della famiglia, minacciari da un comuriismo apportarore di minaccia e di devastazione. Se si esaminano i manifesti elettorali di quella competizione e di quella siiccessiva, del I 953, si pub agevolmente constatare la riduzione dello scontro politico - che è anche scontro etico-politico e contrapposizione di costellazioni di valori - P una mera, e spesso liturgica, contrapposizione di formule, a uno schematismo estremaniente pericoloso, nella misura in cui fa appello a un'adesione viscerale, fideistica C srimola - ai posto di decisioni razionali, coinvolgenti anche a livello emotivo, di un globale e sofferto. impegno politico - istinti gregaristici e aspettative carismatiche. Vale la pena di sottolineare I'organicità dei valori che Ia Democrazia cristiana assunse, proponendosi come la loro. più valida garante - e sottolineandone, implicitamente, l'indiscussa superiorità. Si tratta di un nazionalismo gretto, grossolano e provinciale; dell'appello al valore trainante dell'identificazionc con il tricolore, con l'italia effigiata, ancora una volta, nella solida donna turrita che, in nome della Patria stessa, della Famiglia C della libertà, oppone ella falce e al martello che stanno per abbattersi su di lei lo scudo croito, mentre implora: adifeiidetemi! n E allora vengofio.enrrte immagini efficaci quella del gigantesco barbaro vie~ico (in realtà un «mostro») che sta per scavalcare e distruggere l'altare della Patria; del barbaro che, è il caso di dire, armato sino ai denti di pugnali, di gatto a nove vinto I'Oscar pcr il miglore film straniero; come ha rilevato lo stesso Renzi, il 13g1iv i! per6 multo diveno: cfr. Medimneo, lo commedia. E L ~ta&iu?, in Id., Lo Irelb~sbz~ionr cit., pp code, arrende di piombare sulltitalia a seminaremorte e distruzione, mentre si domanda agli elettori: «E lui che aspertate?»; del barbaro che, con un piede nudo e un ghigno sinistro, sta per piombare sull'i~alia impugnando falce e martelio. mentre il manifesto invita: Artenzione! I1 comunismo ha bisogno di uno STIVALE»; di Stalin sconfitto dalla matita adorna del tricolore che «vota Italia»; delia bandiera italiana che si spezza scontrandosi con la bandiera rossa, mentre un «No!» campeggia sul manifesto; della città iraliana che alza il suo ponte levatojo (lo scudo crociato) per diicndersi dalle bande armate comuniste di Garibaldi, che scrive a Stalin una diffida perché i comunisti italiani lo «scambiano continuamente» con lui, accostamento «errato» perchi. «io con le Camicie rosse scacciai gii stranieri dall'italia mentre t11 ce li hai maridarin; dei fiori del Comune e della l'rovincia minacciati dal moscone (sempre inevitabilmente coniunista) che va catturato dal voto; di Togliatti cararrerizzato come torva straniero scacciato dall'italia da Garibaldi al comando delle Camicie rosse al canto di «Va fuori d'italia /va fuori o straniero! P>; di Togliatti e Nenni che volano, con la loro valigetra, sospinti da rin nirbine di voti («Via col voton, recita il maiiilesto). Uno scenario di terrore viene evocato dai manifesti in cili si chiarisce che. se l'italiiirio non voterà secondo l'invito-ordine della DC, il suo «padrone* sarà Ilno scheletro dalla stella rossa, un condannato ai lavori forzati - con pa1ia di piombo a1 piede C sonregliato da una guardia sovietica armata - e paglicrà con il lavoro, mentre i1 Cremlino si erge minaccioso sullo sfondo,!'ingenuità di averlo votato per la lista cittadina; o che presentano la scena, che non deve concretarsi in realtà, del Campidoglio sovrastato da una croce spezzata dalla bandiera rossa sventolante, mentre un corteo di scioperanti agita minacciosamente pugni e cartelli. Del resto, un iorte impegno propagandistico contro lo sciopero è presente nei mariifesti

5 I TRATI'i DI UN IMPEGNO I I democristiani, che additano all'esecrazjone lo sciopero poli~ico, privilegiando, e non a caso, i sindacati autonomi. Si tratta, ancora, della «fede» cristiana, usata come ricatto per convogliare sulla DC i voti, nell'eqiiazione - imposta c così funestamente redditizia - cattolicesinio - Demo- crazia cristiana. Il cristianesimo non viene iilai presentato nel suo pur cos~itutivo aspetto di tensiotie alla giustizia, nel dovere cl-ie esso impone dell'amore per gli altri e quindi deila lotta alla sopraffazione, al domiriio, aiio sfruttamento c al privilegio; esso viene utilizzato, attraverso la ripetizione osscssiva di formule stereotipate, per impadronirsi e per mantenere, in condizioni di monopolio, un potcre la cui gestione 2 stata in realtà la più radicale negazione dei valori autenticamente evangelici. Anche la famiglia viene usata, attraverso grossolani ricatti emotivi, secondo alcuni tra gli stcreotipi pih vieti. Il padre deve, votando. difendere il figlio dal pericolo sovietico, ché «in Russia i figli sonndello Stato»; e il pugnale dei «voto cristiano» difende il nucleo familiare - una giovane coppia di sposi con in braccio una bambina - dai serpenti del divorzio, del libero amore e di altri mali inno- minati. Un gruppo di bambini procla~~ia: «Se papà e mamma non votario noi faremo la pipì a letto»; <<Salva i tuoi iiglin viene imperiosamente detto, mentre un carro armato sovietico sta per schiacciare una bambina. Infinc, la presentazione del comunismo, dei comunisti come viene fatta? Noil vicne indicata alcuria posizione comunista alla quale contrapporre, pur nel linguaggio schentatico e incisivo dei manitesti, la posizione dez~ocri- stianii, ~ ié la prcferi\>ilità della DC vicne suggerita aitraverso l'indicazione della propria collocazione politica o delle proprie prospettive specifiche, rinviando, magari implicitamente, alla coilocazione politica o alle prospettive specifiche del Partito comunista italiano. Niente di tutto quesio; nessun accenno alla dinamica politica in atto, nessun elemento di riflessione per la for- l mazione di un saldo convincimento viene offctto ai destinarari dei messaggi pubblicitari democristiani. Le industrie almeno, fingono di convincere gli eventuali acquirenti dei loro prodotti attraverso tecniche dimostrative. Si intende che anche in questo caso il contenuto reale del messaggio è l'imposizione di qucl determinato prodotto, ma a livello esplicito ciò cui si tende è la persuasione dell'acquirente della superiorità del bene proposto rispetto a rutti gli altri analoghi prodotti dalle ditte concorrenti. La W. era così arrogantemenre abituata al potere, si riteneva così profondamente predestinata a esso che neanche fingeva di convincere: ciò che solo importava ai detentori del potere era l'imposizione deiia necessita della carializzazione dei voti a loro iavore, al fine di difendersi da un avversario che viene presentato in maniera bassamente caricatiirale, totalmente stereotipata e deformata. I coinunisri, allora, non sono più portatori di un'alternativa globale aiia struttura e alla cultura della socicrà classista, ma vengono unificati nell'irnmagine di «Bafione» o di figuri minacciosi e armati, pronti a sparare o a pugnalare aiic spde e a porre siibdolamerite tagliole all'ignaro italiano. hlinaccioso è i1 nerboruto comunista che nel manifesto «i PETENMNI» impone, revolver in pugno, la petizione per la pace: «O la finna o la vita». I simboli comunisti costituiscono una tagliola, la pace va salvata dai provocatori deila giicrra - ovviamente i russi e i comunisti italiani, quinta colonna deii'escrcito sovietico» -, rnentre <(gli americani non hanno bisogno di fare la guerra». I comunisti, rappresentati come topi, divorano la forma di parmigiano dcll'a amministrazione comiinista )> e dovranno scappare urla volra che la gatta avrà votato; «la "distensione" di Togliatti» si risolve coli G pugnalate alle spalle* e tra le «domande utili apparse nei comizi,> si trova: «Il comunismo italiano segue o no le teorie del tedesco M&», e «Quante ragazze sono uscite sane dai baiii comunistici?».

6 12 1.UIGI M. LOMBARDI SATRIANI I TRATTI DI CN IMPEGXO I3 In realta, come informa un altro manifesto, «il comunismo è contro natura per questo è fauit.ow anche in Spagna, dove «i comunisti fiirono cacciati via dopo che avevano ucciso centinaia di migliaia di lavoratori, dissacrato chiese e cimiteri e commesso atrocità degrie di Nervnea. Nel «Paradiso dei comunisti» - e qui l'analisi vorrebbe esscre persuasiva nella sua presunta razionalità - «i lavoratori saranno trattati da schiavi [...], le università insegneranno a costruire bombe atomiche per I'imperiaIismo russo i...], i templi serviranno ai balli [...l, la gioventù sari proprieti dcllo Stato padrone [...l, la civiltà sari il sole deil'avvenire che in Russia e altrove fa piangere lacrime di sangiiep. L'invito a difendersi è una costatire della maggior parte di questi manifesti: difendrrc, recintandole con i voti, le propric Iinde casette e le proprie sventrirate compagne daiie griniie comuniste, sinistramente protese su di esse; bisogna votare prr difendersi da Stalin; perché il comunista con il mirra sotto il braccio e la sua solita iiria torva vota; difendersi dal trabocchetto della lista cittadina, mentrc la forca ricorda la sorte che toccherebbe agli italiani se ci fosse Batfone so1 che dicessero male del governo una volta. Un piano su cui la nc si pone ne1 presentare i siioi avversari C esemplificato da1 manifesto della «rivistn cittadina delle vivande» che sararirio servitc ncl pranzo d'onorc che «nel Salonr di Palazzo Rosso, I'Atnbasciata di Falce e Marre110 offrirà a turti i gonzi», lista contornata da i!lustrazioni minacciose o volgarmente caricaturali. quali qiiclltl dell'o. KIN~TO GIJSTUSO. Come si vede, al posto di argomentazionj vengono lisati impera tivi, grussolananientc ripetuti, senza chc sia rivolra alcuna attcnzio~ie all'intcliigenra dei destinarari dcl discorso politico, in realtà banalmente pubblicitario, globalniente assunti come bambirii da terrorizzare, secondo i criteri, seiiipre funzionali, alla pcrpetuazioiie del concctto di autorità, di una rozza pedagogia terroristica e repressiva. Eppure, il Comitato civico, appena tre giorni prima delle elezioni del 1948, finge di aver offerto agli italiani validi argomenti e non slogan e vieti Iiioghi comuni. Esso dichiara agli «italiani»: «Abbiamo voluto richiamare la vostra attenzione, colpire la vostra imrriaginaziorie, par- Iare a h vostra mente e al vostro cuore». Parlare ala mentc significa per il Comitato civico aver adenunciato la viltà dei conigli e [.,.] srnascheraro I'ipocrisia di coloro che nascoridono i loro propositi di asservire l'italia al reginie sovietico dietro il volto di Garibaldi, caro a tutti gli italiani, ma tradito dai comunisti del Fronre dernocratico popolare». Dopo questo saggio di razionalità, i1 Comitato civico illusrra la sua cristauina Iealtà verso gli «ideaii»: «Eppure noi non abbiamo privilegi da difendere, secondi ii.ni da imporre, e non siamo dci candidati alla ricerca di voti. Siarrio degli italiani che amano la Patria e vogliono sahare la civiltà cristiana deii11talia e delileuropa». Mi sono soffermaro a lungo su taii fonti iconografichc perché essr mi appaiono paradigrnatiche per testimoniare valori e temi doniirianti in quegli anni. In sintesi: nazionalismo conser~latore, fede cristiana srrumentiilizzata al fine dell'egemonia democristiana e muta dinanzi a tutti gli aspetti etici della dinamica socinle, csalrazione dei luoghi coniuni inerenti aila famiglia o, meglio, si urla visione srereotipa di essa e rozzamente ricattaroria, eq~iaziorie tra coniunisti e biechi sovvertitori di qualsiasi regola di convivenza umana. Xeiia tcrnperie ciilturale degli anni cinquanta chc eredita dal periodo immediatainente precedente veleni e livori, gli schierameriti ideologici, poiitici e, conscgrientemente, intellettuali erano nettamente delineati e si fxonteggiavano con forte tensione polemica. In tale clima ideologico e politico, la scienza demoantropologica U arroccava prevalentemente nel proprio asettico specialismo:

7 14 LUIGI M. LOMBAKDI SATRIANI I TRA?TI DI m1 JMF'EGNO 15 Sicché Ia scelta di Ernesto de Martino di occuparsi delle classi siibalterne meridionali ebbe iin preciso valore scientifico e intese testimoniare una scelta di campo. Nelle note polemiche scguite alla pubblicazione del saggio Intorno alla storia delmondo popolare subalterno, de Martino ha modo di ribadire: Nel saggio puhblicaro su «Società W dicevo solrnnto che la mia fatica di studioso voleva essere una cor~templazione, sul piano mondiale. dcll'oscura angoscia teogonica percnnemeritc iiicoiiibente nello sguardo dei contadini poveri di Piiglia, iina contemplazionc per qiianto posbibilc pura. c qiiiiidi, in questo senso, iin momento di uni co.mplessa vicenda di liberazioiie che è in otto sii scala mondiale. E verità pacifica che la non disti~izione fra teoresi e prassi fa precipitare la ciiltiira in un torbido caos pragmatistiro. toglie nerbo al sapere e dignità umana all'operare: posso io dimenricare quesro senza, fra l'altro, ignobiimenlc bararrare la mia esperienza di intcllettuale anrifascista?' Si tratta, allora, di chiarire in che senso l'impegno cidniralc dcmarriniano è anche, ed esserizialmencc, impegno politico. Non si tratta della meccanica rrasposizione di iin formulario politico in un discorso scientifico o coniunque rigoroso, benché divulgativo, bensì della motivazione di fondo e dell'orizzonre ideale nel quale si colloca la pur puntuale ricostruzione intellettuale. Ove si avesse dubbio al riguardo sarebbe utile ricordare quanro lo stesso etnologo napoletano dicliara a proposito dei colloqui preparatori la ricerca sul tarantismo. Fu anche discusso, in qucll'occasione, un altro problema di metodo che aveva importanza particolare per definire il carattere deil'indagine e quindi la struttura per il funzionamento dell'équipe. Una esplorazione etnografics sii1 tarantismo nel quadro di una ricostruzione storico-religiosa non puì, o\~vianiente proporsi in mdo dirctto il problema dei mezzi piìl adatti prr affrctrarc la scomparsa di un «relitto» coiì diiorganico rispetto al mondo rfioderiio. Per ' F.. de Martino, Ancora sulln nstorio delnirndopopohmsukiimro~, in USO- <irti», \'l [r950), n. 2, pp. 306 sg.; ora in R. Bricnza (a cura di), Madopopolarcc trrupi;~ VI Lucania, Rasilicataed., Roma-Mntera 1975, dove gli scrittidcmartiaieni so:io preceduti da una densa introduzione. quanto la scelta del fenomeno da esplorare e deila prospettiva srorico-religiosa in cui esplorarlo avevano la!oro radice I.,.] in iin nodo deila hrston'a conde~da, e pcr qilanto la conosreriza storica di una realtà da trasiormare giovi ad accrescere la potenza operativa deiì'azioce traskorniairice, non si poteva iri una stessa ricerca uriire e coniondere i due niomenti, e al tempo stesso volere conservare il fenomeno per sriidiarlo e non volerlo perche culturalmente earretraton. Se è vero che l'oggettività scientifica si conquista per entro una originaria n:orivazione trasforriiatrice, e se è vero che la efficacia deiia volontà di trasiormazione trae aiimento dal progresso della oggettivazionc scientifica, t anche vero clie si tratta di due momenti ri~orosamente disiinti, e che Ia scienza è tanto pih operarivamente efficace quanto più corqiiista e niaiitiene, nel movimerito generale deila vita cultiuale, la propria autonomia. Nella nostra esplorazione ctnografica noi ci impegnavamo, dunque, a scegliere il momento della conoscenza del fenomeno, C a mantenerci fedeli a questa scelta: il che escludeva qiialsiasi analisi sistciiiatica di modi di intervento pcr modificare la situazione etnogaficametitc osservabilc.' In un'intervista a Fabio Dei di qualcl-ie anno fa, Tullio Seppilli, discutendo del saggio di Gcorge R. Saunders su cui si tornerà pii1 avanti, ha sorcolineato corne per de il collegamento tra scienza e politica non i~iiplicasse la fiisione del piano cognitivo e di quello etica. In lui prevaleva l'idea (e in q~iesto c'è anche iin collegamento con Croce, sia piire niolto lontano) che poiché la ricerca nasce da im e un problema nascc da una condizione storica determinata, da iinn sguardo, da un'angolaziosie determinata e quindi da uri progetto politico determinato, il collegamento tra la scienza e la politica, il sisiema etico ecc., consistcvn nello stimolo a indagare siii processi reali chr costituiscono la base del problema, più che il mescolamrnto cotitinuo tra valori e processi cognitivi. Poiché io sto dalla parte dei contadii~i C della liberazione deil'uomo, indago sili meccanismi che frenano questo processo di librazione. Ma una volta che io indago sii questi meccaninili' il fatto che io sia per la liberazione dei contadirii non mi modifica rodicalmente i processa cognitivo; mi rnodiiica scmii;ai l'impianto e soprattutto la scelta rernatica e problernatica della ricerca. Detto così pub sembrare tagliato con la mannaia, ma, sc vogliamo usare una frase del tempo, si può dire che la scelta ideologica e politica era a inonre della ricerca - scegliere quale iingolazionc dare e quale prol~leiiia ' E. de Martino. h del rimono, ii Saggiatore, Milano 1994 (I' ed. r&r), PP. 35 sg..

8 I 'Tni\TZ? DI CTls' IMPEGNO '7 aifrontare - e a valle, per quanto rigiiaida chi iisa socialmente la ricerca C a chc fine. Tant'è vero che aii'cpoca si diceva che ricerche finanziate da gruppi conservatori potevano, per il loro niiclco cognitivo, essere utiiizzrte in funzione di liberazione. Cosa che, si fosse trattato soltanto di ideologia, non sarebbe stata possibile. O!corre distinguere duriquc tra scheii~a etico e procediire della ricerca.' Mantenere rigorosamente distinti i due momenti - quello della conoscenza del fenomeno e quello dell'analisi sistematica dei modi di intervento - non comporta in alcun modo che si scelga un modello di scienza rigorosamente asettica, depurata da umana passione. In de Martino, irifatri, abbiarno una forre riveridicaziorie deila passionalità nel discorso ecnografico: Solo iri epoca relativamente reccnte, col tramonto deiia etnogafia positivis~a C sotto 18 spinta di episodi culruraii di varia qualità che haririu ir~ipcgnato la civiltà occidcnràle - la fine dell'epoca coloniale e lo srripefatto incontrarsi di diverse timaniti in un pianeta diventato troppo angusto pcr tollerare semplici cwsistenze, il consolidorsi di nuovi strtimensi di analisi della vita culturale come ii mamismo, la psicoanalisi e I'esistenzialisrno - cominciò ad affiorare ricll'indaginc etnografica la csigcriza di giustificare a se stessi e al proprio pd~blico entrambi i termini del rapporto, cioè chi viaggia pcr conosccrc e chi ì. visitato pcr esscrc conosciiito. Si venne SCOprendo che, a1 di fuori di questa duplice giuctificazione, Ia stessa indagiiie etriografica diventa impossibile, risolveridosi in un mondo di oxbre visiranri e visitare, insignificanti e vane malgrado il loro miniitissimo chiacchierio: e che l'oggrrtiviti per I'etnografo non consisre nel fingersi sin daii'inizio della ricerca al riparo da qualsiasi passione, col rischin di restar preda di passioni mediocri C voigari c di Insciarle inconsapevolmenrc operare nel discorso errografico, qi~asi vermi piillulanti neil'intcrno di iin decoroso sepolcro di niartno, nis si ton da nell'im pcgno di I' egare il prl oprio viiig ;io all'espliciro riconosci iticnto di 1 iina passia Inc attilale :, congiiin ta ad un problcnia vilalc i della civi1 ti cui si 2 ipparticne, à un no do deila 1 t 1,,... I, I l n7 prassi, a lino srimoio ciella ~rrtorm cunaczao o aciie res gerenclae, e 1x4 raccoritare conie qucl «patirce fu fiiticojameiirc oggettivato nel corso deil'esplorazione ecnografica mediante il successi\ro impiego deue tecniche di analisi storico-dtun1e.j F. Dei, intervista a T. SeppiUi, in aossimotia. VI1 (19951, De Mamino, LA t m delrimorso cir., pp. rg sg. p. 92. La cultura delle classi subalterne meridionali aveva prevalenterne~ite subito un giudizio di assoluta irrilcvanza mutuato dall'irrilevanza socialc inflitta aue classi sirbalternc, Xon è un caso che alla domanda cu muriu? che seguiva nei paesi calabresi il suono del mortorio annunciante il decesso di un componente della comuriirà paesana, la risposta se si trattava di un contadino era: nuiu, ossia nessuno. La stessa cultura folklorica aveva la percezione di tale feroce negazione e, icasticamente, affermava in proverbio: crr non ha won è. Gli stessi t'olkloristi - che comunque a tale cultura dedicavano, owiamente ognuno con i propri strumenti concettuali e metodologici, specifica attenzione - erano oggetto di sarcasmo r ironia o al massimo visti con condiscendenzà quali studiosi minori di cose minori. Da Luigi Bruzzana e I-Ietrme Capialbi a Giuseppe Pitré, sino al contrastar0 inseri mento della Storia delle tradizjoni popolari ncllc istituzioni irniversitarie e alla sua rnarginalixzazione, vi è un filo rosso di negativizzazione della cultcira folklorica e dei suoi indagatori che riflette una rigida gerarchizzazione dei saperi, a sua volta copertura di una non nieno rigida gerarchizaaziorie dei poteri. De Marlirio si unisce così a una schiera già folta di studiosi, il cui inipegno di ricerca aveva comunque inserito la culrrua degli strati popolari in un circuito più vasto, Ma il taglio dello studioso napoletano è fortemente innovatore e risiede essenzidrnente nel nesso che egli stabilicce tra produzione culturale e cundizione sociale. Si tratta di motivazioni scientificiie e intellet~uali svolte con grande rigore intellettuale e sulle quali ha influito in maniera decisiva il silo progressivo avvicinamento al marxismo. E opportuno a questo riguardo riflettere sull'itinerario demartiniano dal crocianesimo al marxismo. Sda tensione tra questi due orientamenti teorici in de Martino molto si è discusso e ancora oggi molto si sta discutendo essendo questa una cifra che marca decisiva-

9 mcnte la produzione dell'etnologo napoieiano. Come già ho avuto modo di sottolineare,"no si tratta tanto di assegnare ancora una volta de Martino studioso al campo crociano e de Martiilo civilmente irnpegriaro al campo marxista, che saiebbc iin modo di procedere quanto meno strano per un inteliettuale così continuamerire vigile, autocritico quale de Martino è stato. Si tratta di assumere tutto ciò come problerna da interpretare, con una profonda atrentionc alle diverse fasi del pensiero dcrnartiniano, problematitzando le ragioni profonde, ciiitura1i e politiche, di certi ritorni, di certi ripensamenti t tcncndo conto anche delle rnodalitii con Ie quali l'assunzione del folltlore avverine progressivarncntc da pane di de Martino e dei limiti di tale assunzione. I1 marxismo non appare dagli scritti di de ~Martino acqiiisito in tutto il suo rigore conceltuale; rion viene, ad esempio, sviluppato adeguatamentc il rapporto tra stratificazionc sociaie e dinarriica culturale; non viene esperita tutta la capacità di analisi teorica del concetto di ciasse che permea anche le produzioni cultriraii (com't testimonia to, ad esempio, dalla troppo facile equiparazionc demartitiiana tra foiklorc tradizionale e arretratezza culturale); sembra non venir colta tutta la problernalicità del rapporto struttura-solrrastruttura con gli spazi di relativa autonomia, oltre che di coiidizionalità che taie rapporto crea. Sembra cioè che l'istanza del moderrio unisnesimo - ravvisata, olire che neil'esistenzialirmo, relativariierire ai suo emotivo di veritàa, nel manisino - vcnga si utilizzata, ma in iin quadro coricei-tuale che appare, verrebbe da dire illiiministicame~ire, ancorato alla razionalità ideiilistica' in una impalcatiira formaimentc crociana, anche se di un crocianesimo rivisitato, arnpiiato, prowisoriamcntr I TWT'TI D1 UY IMPEGNO 19 espunto nelle singole acquisizioni scientifiche. Corifermerebbe tale ipotesi l'uso frequente che de ~Marrino fa del concetto di sopravvivenza riferita agli istituti folltlorici, quella sopravvivcnza che potrebbe dirsi aporia della stregoneria idealistica, cosl pericolosamente incline al giustificazionisnio; ma su questo punto si avra modo di ritornare. E ariche vero che è sempre errato, oltre che inipietoso, costringere una esperienza culturale complessa, a volte contraddi~toria, certo sempre vissuta con pnde vigore intellettuale, qiiale t cluclla di de Martino, nella tacile geriericità di una definiziorie che rischia di diventare etichetta. Ci sono anche dei brani demartiniani c delle iasi della sua vita dove l'esigenza di un rnarxisrtio critico emerge cori urgenza. E va tcniito conto anche delle vicende storiche di quegli anni, oltre che del clima culturale JcI tempo. Si è gii sottolineata l'esigcnxa di storicizzare la vicenda deniartiniana e basrerebbt ricordare quanto lo stesso de Martino scrive in irna let~era dei I 3 maggio 1957: Quando io detti la mia sclcsionc al partito, il qiiadro generale in cui doveva inserirsi l'azione particolare dei Partito cotnciriista italiano era chiara: un partito giiida 1x1 inondo, cioè il Partito comunista russo, un paese socialista giiida. cioè lo Stato socialista russo, wiii orgariizzazione di partiti comunisti iortenienic centralizzata, rina disciplina di ferro nell'interno di ciasciin parcirn. una prospettiva rivoluziomria di conquista violenta dei yoterc pm adottsra d!o varierà delle situazioni nazior~ali.~ E in un'altra lettera (9 dicembre r9 56) rivendica la vivezza del marxismo creativo: Se veramente noi crediamo che il marxismo non sia un dugrria rria una guida per l'azione, se I'cspressione marxismo creativo nun 6 una frase di comodo e se 1'at.ticolo dello stariiro che norr vincola l'appartenenza al partito all'accctrazioric dcll'ideologia marxisra non è ipocrisia, il processo di p:ai~iiaxiotic C di guide ci~ltuiale del C ir L. M Lombardi Sotriani, Intraduzione a E. de Martino, Fum Simbolo Vu/r,re> Fi.ltrinelli, Milano 1980 (I* cd. 191i2), pp. 9-76; dalla quale ven- Cfr. G. GB~AS~O, C~CCL; ~ m s ce i alh: sf~r:c!, Morirlaclori, hii!ario i 9 gono ri prcsc alcune considerazioni. 2'ad.,p. 312.

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11 della rmltà meridionale [...]. In gencralc ncll'ambito dciia let ieratura r neridionalistica il materiale folkloristico-reiigioso non ha prariram. entc nessiin pcso: quel niaieriale, che il Pitré idoleggiava come liquien da a salvare B si ridiiceva per gli scrittori meridionalisti a iplici cd ovvic tcstimoniarizc di arretratezza morale ed inteilctle delle genti del Sud: al più nel condiirre inchieste slillc condizioni - econoniiclie di determirtate popolazioni si accennava? per comp! Ictare il qiiadro, al iolklore della regione, e quindi anchc al!a situaz ioric dclla vita religiosa." LC, srndioso avverte la necessità di fondere il filone delle inchieste [neridimalistiche e quelle delle indagini demc )logiche. Finor; a Ic cosiddcttc picbi del Mczzogiorno sono state oggetto di srudic I nell'ambiio di due distinti e indipendenti settori di ricerca: da uni 3 parte. sotto I'inipulso deila questione rncridionalen furono condo tte i.mportanti inchieste sulle condizioni economiche e sociali di quelle picbi, nel quadro deila societh meridionale e della sua storia: delll:~ltra parte, soprattutto per l'impulso c l'esempio di Giuseppe l'itre, sono state larganiente raccolte e indagate le loro tradi- "..,... 7;nni ciiltiirali, il folklore - cioè la loro cultura non scritta, ma aifida ta alla trasmissione orale e visiva, come si conviene che sia la cultiir a in iin moiido di uoinini che iion possicde il Ir,ezJo tcc~iico della s crittiirn. A noi sembra che la separazione e la indipendenza di *. qiicsri -. diie ordini di ricerche abbia ~iociuto tion poco ala esatu valina ziolie dd inondo contadino meridionale e che oggi stia davanti a iio i il cqrnpitu di hunderli organicamefite valutando le tradizioni mlturi ali popoiari del Mezzogiorno nei loro moltepiici nessi, con ciò che, Con una frase divenuta ormai di moda, si suo1 chiamare <<la condizione umana D. l" Le rrasrnissioni radiofoniche che nel de Marrino dedicò al folklore del Sud sono l'esito di tale problematica, di tale complesso di motivazioni. In esse è esplicitamente affermato: E se con il nostro racconto satemo riusciti a dare un contributo. sia pure modesto, per il riscatto del!e plebi meridionali dal giudizio mitico che ancora ne danno molti italiani del Sud e del Nord, è De Martino. Lo ttnn aèlrimorso cit., pp. 27 sg. lo Cfr. i&. p. 90. I TRATTi DI UN IMPEGNO 23 I~cito concluderr che spedizioni di questo genere sono tion soltanto conformi alla dignità nazionale, ma costituiscono in certo senso una tcstimoniariza di caldo patriottismo." La crasniissione del T 3 agosto I 953, 5ul Terzo Programma, venne presentata dallo stesso de Martino sul Radiocorriere»: Le tradizioni popolari iraliarie, soprattutto del Mezzogiorno e delle Isole, sono conosciiire soltanto da un ristretto gruppo di specialisti: il pubblico medio, anche se dotato di rina certa cuitiira, generalmente le ignora, oppure se ne fa un'idea ialsa attraversa il pittoresco di manitestazioni «turistizzate* come la iestn cli Piedigrotta o il Palio di Sictia. I1 materiale raccolto nella spcdizione etnologica in Lucania, che ha avuto Iiiogo nell'oitobre del 1952 per iniziativa del Centro etnologico italiano e del Centro di musica popolare presso 1'Accadeniia di Santa CcciIia, non P legata a nessuna di queste manifestaziorii turistizzate. né ha subito rnanomissioni e adattamenti da parte di qiialche ucomitato foiltloristicu~, ma rappresenta la genuina vita cultiirale rradizionale dci contadini e dei pastori lucani, cosl com'e possibile raccoglierla faticosamente sril posto, nella immediatezza e spon~aneità della vita di ogrii giorno nelle case o sui canipi. Nella scelta di questo materiale non è stato seguito il frivolo criterio del «pittoresco,>, di ciò che co1pisce la immaginazione per Ia siia piacevole stranezza o per il acolore~, poiché la spedizione aveva l'obiettivo iilolto piii serio e uniallamente interessato di ricosrruire i modi tradizivriali con i cluali i contadini e i pastori della Lucania hanno sentito e rappresentato la vicenda della vita umana dalla culla alla bara. " Cfr. &id. Oltre a queste trasmissioni radiofoniche, i cui testi veneono ripdotti in qucsto volume, e oltre alla tavola rotonda anch'essa qui riprtata, de Martino partecipò, assieme a Emilio Servadio, Elio Talarin, e Paolo Toschi, a un dibattito, diretro da Cesare D'Angelantonjo, di Parliamoneassieme del 14 febbraio 1958, sul tema: ~Nonostantc gli enormi progressi tecnici e scientifici dei nostri tempi. sopravvivono tuttora gravi iormc di superstizione come dirne strano recenti episodi nel nostro ed in altri paesi. Si tratta solo di ignoranza o vi conmmno altre ragioni's e a un'altra puntata della stessa rubrica dcl1'1 I novembre Di tali interventi non esiste più traccia negli archivi della Rnr: restano soltanto un appunto dello studioso con il tema del dihatrito per la trasmissione del 14 fcbbraio 1958 e la lettera della RAI per il compenso relativo alla trasmissione dell'r I novembre 1960, secondo quanto risulta nell'archivio de Martino, aistodito da Vittoria De Palma, che ringraxio per la cordiale disponibilità.

12 24 LUIGI M. LOMBARDI SATRTANI L'articolo si concludeva anche in questo caso con un augurio: Noi ci aiigiiriamo che tanta passione trovi eco in nitti, e sia compresa nel SUO valore nazionale e umano: e pensiamo che la RAI, appoggiando iniziative del gcnrre nelle altre regioni del Mezzogiorno e delle Isole, possa nobilmente concorrere a foggiare una pii1 profonda unità e solidarietà tra gli italiani, una coscienza più ampia della storia e del destino deiia nazione.'* Ptu sottolineando, com'è giusto, le linee portanti dell'impegno intrllcttiiale di de Marcino non bisogna fare dello studioso irna sorta di ssntino della demoantropologia di sinistra, icona cui tributare un generico culto. La vicenda di ilno studioso è sempre un iter tormentato nel qiialc si sviluppano avanzamenti, tendenze regressive, rolture rivoluzionarle e attardamenti, intuizioni c acquisizioni stimolanti e conformisrni critici. Ma qual è la concezione del foikiore di de Martino e quale, conseguentemente, la valutazione demartiniana dei folkloristi che hanno operato prima di lui' Egli ritiene il folklore una insostituibile testimonianza di condizioni ciiltiirali e socioeconomiche da rilevare con rigore scienti- + fico, in quanto studioso; da trasformare radicalmente contribuendo al riscatto che lo hanno elaborato in quanto p01irico. Tanto più strano, allora, ritrovare nello stesso autore attardamenti in una concezione tradizionale del folklore. Lo stesso schema dalla culla alla bara nel quale de Martino inserisce i dati foiklorici è uno strumento ordinatore della tradizione demologica; egli ne fa uso per ordinare i dati per la spedizione in Lucania del I 952. Tutto ciò contrasta con la testimonianza di Clara Gallini che ricorda come lo stesso de Martino ironizzasse sullo strumento l2 E. de Martino, Spedizione in Lucanio, in nradiocorrierem, XXX, n. 32, qost daiia criiia alla bara nel corso delle sue lezioni ail1università di Cagliari.I3 In queste trasmissioni si ia ricorso al concetto di erelitto»; esso rinvia a una concezione del tutto tradizionale del folklore che appare saldamente sottesa a queste considerazioni di de Martino che, com'è noto, proprio sul folklore aveva elaborato un atteggiamento ben altrimenti comprensivo. Nello stesso articolo sii1 «Radiocorriere* appena citato, la evita ciiltiirale tradizionale dei contadini e dei pasrori lucani D viene presentata come «genuina 9. Ma accanto a tali spie linguistiche di attardarnenti si hanno notazioni rigorose che saranno successivamente riprese in più ampi lavori a carattere monografico, quali il fa~iioso Morte e pibnto itude nelmondo untico. Ad esempio: Ogni lamento presenta un aspetto di impersonalità e di stereotipia, appunto perché impersonaiità e stereotipia riducono l'insopportabilità di trovarci faccia a faccia con una morte che ci riguarda. D'altra parte, una volta presa questa misiira pruietciva, il dolore pub riguadagnare il piano persotiale e celebrare quel tanto di libertà e di singolariz7azione che esso deve avere per essere dolore umano e non spasimo bestiale o Ancora: 11 rituale funwario arcaico è dominato da un momento caratteristico: il terrore del cadavere e il bisogno di interrompere il coi.itagio magica che dal cadavere procede. 11 cadavere siiccliia il vivente, lo tnscina con 5é nel suo abbraccio, niba l'anima, isterilisce le donne, spgrie la capacità virile, secca Ie piante, ritorna come spctcro n tiirbare i sogni dei sopravvissuti. I1 rituale hnerario arcaico protegge i vivi da questi pericoli ed 6 quindi orientato in uii scriso diverso da quello che noi chiamiamo «la pietà verso i defunti». Il lamento fi~ncbre partecipa anche di questa ideologia arcaica della morte e ancora oggi, nel nostro folklore, ne conserva alcuni tratti. " Cfr. C. Gai, La ricerca. lo scrittura, in E. de Martino, Note di cumpo. &o, Lecce 1995, p. 57. Spedizione in Lucrinia, ~osett. - jr ott. 19~2, '' Ch. injru, p. 73.

13 Ca~l~are il lamento è un dovere verso il morto, non in senso morale, ma in senso magico, pexché soio così i1 rnurto si placa e si concilia con i vivi. La stessa fondamentale ricerca sulla morte e il pianto rituale sarà viziata daii'ideologia del relitto, come Mariano Meligrana e chi scrive hanno avuto modo di sottolineare riflettendo suìi'ideologia della morte nella societd contadina del Sud: L'irnpostazione storiografica di de Martino, tesa a rinuacciare la genesi, l'articolazione e la funzione del pianto funcbre nel mondo antico, firiisce cori l'assegnare al folklore delle «atee arretrate» il carattere di relitto e con il considerar10 comc documento storico sopravvivente di iin'antica vicenda ciilruraie. LI finalità storiogsafica di questa ricerca sollccita lo stiidiosv a rintracciare, in relazione alle modalità della crisi connessa al vrioto vegetale, solo gli avanzi C :e testimonianze iorinalmcnte rientranti nell'antico istituto del piantu rituale; per ciii costitutivaniente non rientrano nel siio campo d'indagine etnografica quegli istituti srissidiari, quelle nuove modalità c~iltiirali che hanno assolto o assolvono iina fiiriziorie ana.., loga o compleirientarc da q uella "' asso1 'ra dal pianto rituale. Anche I'aggettivazii Dne risen itc di un: ione tr: ,.... dizionale del folklore rivi1 ~vcirnte con M carica innovativa del complessivo approccio demartiniano. Così, ad esempio, riferendosi alle memorie cuiturali delle rniriorame albanesi in Italia dc Martino nota: I1 maggior Icttera tt 3 italo-albancsc, Giroiamo de Rada, fu perciì, anche un ra ccoglitore di canti e di tradizioni popolari. Questi canti e queste tradizioni sono oggi ancora vivi nelle colonie a1 hanesi calabro-lucane che dispongono di un folkiore relatii vamente n'ccu e ben conservato. [..,l I1 foiklore italoalban ese pizi caratterktico è, senza dubbio, quello delle nozze [...l». l7 Ir Cfr. infra, p. 75. l6 L. M. hmhardi Satriarii c M. Meligrana, 1lPmtesan Giacomo. Ideo&, dcih moac neh rocield conftrdina ddjud, Rizwii, Miiano I 982, p. 6r. ': Cfr. infu, pp. 77 sg. Coriivi miei. E ancora: in generale il rituale di nozze, COS~ come sopravuice ancor oggi nelle popolazioni italc-albnnesi dei paesi della Calabria e della Lucania»;lq i< ma lasciando da parte questi illristri esempi classici, nei quali i1 lamento funebre appare epicamente trasfigurato, il costume di "cantare i1 morto" era ancora vivo in qriasi tutte le plebi rustiche d'europa appena iin secolo e mezzo fa»;''' e. yurticolamenre ricca è, nel folkiorr italo-albanese, la lirica d'amore».'" A livello più generale, è forse utile domandarsi quale fosse l'atteggiamento di fondo da parte di de Martino nei confronti della cultura folklorica e dei suoi indagacori. Nell'introduzione a LA tema del rimorso I'etnologo rileva: La rradizione illustre del Pitré, così come si venne formando e svolgendo dal I 87 T al r 9 i j nella rnonumenrale l3ihliotecu delle trudizio~i popohti, dal 1882 con l'archivio, e dal I 885 con la colczione delle Cu>.iosità popokuri trrrduionlili, si era rivolta con zelo alla etnografia religiosa della Sicilia e delle varie rcgioni del Sud: ma nel 13tré, comc nei suoi imrncdiati discepoli e coilaboratori, operavario tcmi romantici risorgimeritali C positivistici in iin contrasto che non si compose mai in coerente risoiiizionc rncrodologica. Iìireneva il Pitré chc vi. fossero «due» storie, quclla dei domindtori e quella dci dominati, e che questa seconda non dovesse essere confusa con la prima: era quindi venuto il tempo di salvare le rnemorie dei dominati, cioè del apo~lo», le quali non coincidono con le memorie dei dominatori. In realti qiiertc nicmorie dei dominati, per quel che concerne la sfera deila vita religiosa, si ridriccvano - e il Pitré lo r i c ~ nosce senza sosta - a =echi di antiche civilràn, a «monumenti archeologici del pensiero», a «reliquie del passato*, a ct strati gcologici rivelatori delle varie epoche»: il che equivale a dire che, come fatti attuali, essi erano la non-storia, il negativo della civiltà moderna, ii scgno di un limite della sua poten7a di espansione e di plasrnazione reale del costumc, o, se si vuole, la continua ironia che si contrapponeva agli siorzi che la civiltà moderria aveva cornpiiito per realizzare la propria storia. Riusciva quindi oscuro quale potcssc essere propriamecte il possibile «senso storico» de1 materiaie IB Cfr. ixfm, p. 81. Cursivo mia. Cfr. in;ro, p. 83. Corsiva mio. Cfr. in/,#, p. 87. Corsivo mio.

14 t8 LVTGI M. LOMBARDI SA'IRIANI I TnATTi DI UN IMPEGNO 29 folkloricn-religioso: c la oscurith dipendeva dall'assunzione iniziale delle wdiie storie», con i suoi sortiniesi romantici e con l'esaltazione dcl *popolo>> specchio di verità, di virrìi e di poesia. 11 materiale folklorico-religioso che l'analisi etnografica isola dal plesso \'rvente ' delle nazioni moderne può diventare documenro di storia non nella sua attualità e nel suo isolamento di rottame disorganico, ma come stimolo che aiuta a ricostruire I'epoca o la civiltà religiosa in ciii rion stava come rottame disorganico, iiia come momento vivo e vitale, come organo di un organismo funziotiatìre nella pienezza della sua realti sociale e culriirale; oppure può diventare documento della storia dclla civiltà rcligiosa in cui attualmente sta mme rottame, e di ciii segnala, come si C detto, un episodio di arresto nel siio processo di espansione, utia traversia che ha concretamente limitato la sua volontà di sioria obbligandola in certi strati della società, in certe epochee in certe arcc, a tollerar ize, compr omessi, si1 icret ismi, abdicazioni." De Martino C pronto a riconoscere ai ljitre e alla «tradizione illustre» da lui rappresentata, «zelo» e una qualche utilirà, ma il giudizio complessivo, sia sul piano metodologico sia su quello della prospettiva critica, è nrttamenite negativo. L'ttnologo napoletano - il cui impegno progressista è fuori discussione - non rireneva si potesse pensare - cosa che egli stesso rimprovera a Pitrii - «che vi fossero "due" storie, quella dei dominatori e quella dei dotriinati, e che questa seconda non dovesse essere con tusa con la priliia D. La complessiva negatività del giudizio è di poco attenuata dal ri( lento che :«tutta- via la ideologia della "storia" r acchiiide 'va un m otivo di vero, che occorre sottolineare se si vuo le rcndei :e piena giustizia al Pitrè e alla sua opera». \. iyon vi è, pcro, una pietia assunzi( me della à in qual [che moc lo autonoma del mate :ride folk tligioso, i I suo esse ire tesci- ---l: J:. monianza di iiiuul ui vua e ul pensare uit: -L- :- -..a Iri quaiuic modo si contrappongono - come aveva visto Granisci, pur con precisazioni e cautele - alle concezioni del mondo e della vita ufficiali. Per de Martino, «il materiale folklo- De Marrino, La rtmr &i rimono cic., pp. 24 sg. rico-religioso diventa documento storico importante come indice dei luoghi, dei tempi e dei modi della circolazione ciilturale dei beni religiosi». I n ogni caso, per lo storicista de Martino, «non si tratta [...l di "due" storie concorrenti in una stessa civiltà religiosa: ma di un'unica storia, resa più concreta dalla continua valutazione della sua dimensione sociologica, con tutte le corrispondenti parricolarizzazioni di tempo, di luogo, di mezzo sociale nnz2 Il dibattito demoantroplop,ico degli ultimi decenni si è sviluppato - ovviamente, con una pluralità di posizioni - più nella direzione della relativa autonomia dclla cultura folklorica che in quella di una rigida impalcatura storicistica unitaria. Anche se è opportuno aggiungere - per quanto possa apparire superfluo - che sugli studi demoantropologici degli ultimi decenni Ernesto de Martino ha avuto, ma per altri aspetti, particolare rilevanza. Significativa 2 la sostanziale analogia individuata dailo srudioso napoletano tra le forme folkloriche occidentali e quelle etnologiclie ex traeuropee e, conseguentemente, tra demologia ed etnologia: [...l In tal modo si è venuta raccorciando la distanza che separava le torme culturali subalterne interne alla civiltà occiden~ale dalle culture indigene dd'epoca coloniale: 1s differenza fra le une e le altre appm sinpte più esser di misura e non di qualità, e sempre meno appare giustificabile una distinzione rigorosa dell'oggerto della etnolagia da quello deuc tradizioni popolari perché in entrambi i casi oggi stanno davanti a noi sincretismi intcrculturali, rapporti fra!ivelli diversi di cultura, dinamiche nlcssc in rnovimcnto da questi rapporti." Con riferimento alla spedizione in Lucania del 1952, Clara Galiini ha notato: Spedizione. Parola imponente, financo eccessiva sc confronrata ai tenipi C agli spazi di altri percorsi di ricerca, capaci di atiraversare " Ibid., p. 27. E. dc Manino, LB fmc del mondo. Cudtribtttn all'ano~~si deile apoocnfi~si cuhmfi. a cura di C. Gdini, Einaudi, Torino 1977, p. 392.

15 itera Airica subsahariana, da Occidente a Oriente. Ma i11 quegli ni adeguata ad iin viaggio chc per tutti si rappresentava (ed era in 'ctti) come iiiia lunga discesa in iin profondo remoto c per la cui CUI noscenza ancora non si disponeva di strumenti idonei. Va anche conrestuaiiz;iato l'aggettivo «etnologican che si accoml ia - gn; i. alla parola <ts~dizione». I duc rcrmini di c<etnogratia W r di «( etno. Io~ia* - ce nc informa Binsutti nella relativa voce s~til'enciclo~ )e- I. azr I~crlirinu edita nel I erano «tisati spesso indifferenterner ite come sinonimi *. ima tutto concorreva a ridurre l'ct nografia a <<disciplina puramente descrirriva chc raccoglie i materiali di ossc :rvazionc siii quali opcra l'etriulogiaa. Forse de hlartino non avreb be avuto difficoltà a drsignare come «etnografici» i materiali appuntati nelle note di campo: che di certo lo sono, ne1 senso tradizionale della parola. Ma intuianio anche le ragioni della prifcrctiza a designare come «ctnologica» Cina «spedizione» intesa come ricerca motaiite atrorno a un problema.24 La trasmissione Spedizione in Lucania, i1 cui testo qui si riprodiice, si apre con le considerazioni demartiniane: L'idea di una spedizione in Liicania per la raccolta del materiale relativo alla vita ciiltiuale tradizionale del mondo popolare di questa regione puù suscitare qiialche riserva e qualchc diffidenza, soprattutto per I'in~piego, L proposi10 della Lucania, della parola a spcdiziorie», iiormulmentc usata per viaggi collettivi di SI udio in regioni lontanc e poco conosciiite come il Congo o i1 'I'iber..Ma la colpa non è nostra se gii italiani conoscono qiialche volta il Congo o i1 Tibet meglio di alcuni aspetti della loro patria e se oggi siamo ancora rie1la deplorevole condizione di dover organizzare spedizioni per conoscere la storia c la vita di alcuni gruppi di cittadini delta Repubblica. D'altra parte noi non siamo andati in qiicllc zorie per gusto del pittoresco o pcr iiiero giisro erudito, ma per tentare di ricostniire la vita cliliurale tradizionale delle generazioni contadine che si sono avvicendatc sul suolo l~cano.'~ Aticora una volta, impegno scientifico e impegno politico si ritrovano congiunti nella corisapevolezza teorica e nella pratica di ricerca del1'etnologo napoletario. I1 rapporto che de Martino vede tra la persistenza di «relitti folklorici» e condizioni economico-sociali del tut- to inaccettabili emerge nettamente dal «caloroso augu-, rio» che egli rivolge a <<tutte le contadine lucane che di buon grado gli fornirono Ie informazioni richieste, piegandosi alla ingrata fatica di rinnovare davanti ad altri, tiella forma del rito, il cordoglio per i loro morti, stmmenti, esse, di iina scienza che non intendevano, e per la quale tuttavia pagavano senza saperlo un umile tributo di dolore.. Ed è con questo «caloroso augurio» che de Mar- ' i tino conclude la Prcfaxione aua sua monografia sul pianto ( funebre: 1 Per queste pvcre donne chc vivono negli sqirallidi villaggi disseminati tra il Bradiino e il Sinni, non saprernnio disgiungere il nostro ringraziamento dal caloroso aiigiirio che, se non esse, almeno lc loro figlie o le loro nipori perdano i1 nefasto privilegio di essere ancora in qualche cosa irn dociimento pcr gli storici della vita religiosa del mondo antico, e si elevino a quella piìi alta disciplina del pianto che forma parte non del tutto irrilevanrc de:la emancipazione economica, sociale, politicà e ciilturale del nostro Mezzogiorno.'" È l'incontro con il Sud - iin incontro rrde con un concreto mondo culturale di oppressi» - che completerà l'esperienza demartiniana di un <<viaggio ideaic», che aveva già esplorato il mondo magico degli Aranda australiani, dei Yamani e dci Selk'nam della Terra del Fuoco, dei Tungusi della Siberia: L'interesse per Ie formazioni cultrirali natc daua espcricnza di una radicale precaricti esistenziale è maturata nella lotra contro I'angoscia di mantenersi come persone davanti all'insorgere dei niomenrì critici deli'esisten~a storica, questo interesse trii spinse già a compiere un viaggio ideale, e a esplorare il mondo magico degii Aratida australiani, dei Yamana e dei Selk'narn de!la Terr~ del Fuoco, dei Tiingusi delia Siberia. Ma iì quel viaggio ideaie mancava, appiiti to, l'esperienza di un incontro reale con iin concreto mondo culturale di oppressi (corneche sia determimta qiicsta oppressione, dalla natura o dagli uomini). Per questo incontro bastava tuttavia iriolto meno di Gallini, La ricm, h smithdm cit., p. gr?' Clt. ~rdro, p, 89, '' E. de Martino, Mortr e m io rituale ne! mondo nfitico. Dal lamenro funebre anrico sl pianto di Manh, Bollati Boringhieri. Torino zoo3 (I' cd. i 958), p. 5.

16 32 LUIGI 31. LOMBARDI SATRZAM iin viaggio in ttn continenrc Ionrano: bastava un viaggio di dieci ore, parrc itì treno, parrc in amo, sino a raggiungere una terra che si cstendc a qoatrrwento chilornctri da R~ma.~' E questa la cornice nella quale si inseriscono i vi iaggi dernartiriiani in Lucania: E da Roma si ditrii awiu alla sequenza di quelli che ormai af ranno come viaggi in un mondo altro. La Lucania di Rocco S( jaro è il primo terrcriu. Tra il 1949 e il ~951, in almeno tre giorni, tutti a Tricarico, Erriesto e Vittoria sono ospiti suoi o, il LI >\La assenza perché deteniito, della madre, Francesca Armento. Tricarico significa la Rabara, la siia miseria, i suoi canti! tiitia q iiella passione civile, di cui si tesrimonia in Note Iucanc, su r<società a del I 950. Sempre Ira Tricarico e Matera, tiel I 95 I, in collaborazione con la <:[;IL dc Marrino orgariizzerà anche una piccola <<inchiesta sidia miseria del bracriailrato agricolo» che si presenta come un insieme di biografie* apparentemente ispirate ai metodi della raccolta di storie di vita - I'ulrima framtnentaria eco di questo tipo di interessi si protrard fino alle scarne biografie presenti nei nostri tacciiini Ma il niondo della Habara appare ancora saturo di quella «miseria psicologica» contro cui si ergerehbe i1 baliiardo della magia: t la miseria economica, l I'oppressic rne sociale, l'oggetto dcll'atterizione e di iina deniincia che passa i attrilvers o la valoriz7~zione del canto.28 La cifra meridionalistica mi appare, in questa prospettiva, uno dei tratci fondanti l'opera demartiriiana. Ad altri, i~ivece, è sembrato che sonoiineare fortemente I'impegno meridionalistico costitiiisca uii ostacolo alla comprensione della statura teorica complessiva di de Martino o dell'importanza di alcune sue specifiche acquisizioni. Così, ad esempio, Clara Gallirii introdticéndo La fine del mando, nel paragrafo de Martino met+dinmfista? afierma: «Di fatto, egli non si occupò sofo di Meridione, ma anche di Meridione. Lo specifico cuiturale che egli prendeva in esamc poteva - almeno in potenza - essere scam- " E.dtMartim,No&diyiogo.io,inaNuovi~menti~,I (rg~j),n.~,oravi Id., L'opera a cui hvom. Apparato crifico e docrtrnentario rlh aspedizione etnologica» in Lucutrin, a cura rli C. Gailini, Argo, Leccc 1996, p. 96. ""diillini, Ln ricerca. In rc~tturn cit., pp. 30 sg. biato con altri, qualora fossero stare tenute ferme le tesi teoriche e fossero state trovate motivazioni politico-culturali sufficientemente valide~.~ Ho già avuto modo di rilevare a questo proposito che I'interscambiabilità - almeno potenziale - delle aree di ricerca sembra o affermazione totalmente ovvia - al livello gerieralissirno chiulique può fare, «almeno in potenza,,, qualsiasi. cosa - o posizione difficilmente sostenibile per chiunque svolga ricerche demoant ropologiche, a ciò motivato (ma potrebbe essere diversamente?) anche daiia propria vicenda esistenziale C ciiltiiralc. 11 nostro apparato concerruale, le nostre acquisizioni teoriche, la nostra produzione scientifica possono esserc totalmente immuni, preservate in un'asettica e imrnobile purezza dalle csperienze concrete che avremo vissuto nel corso delle nostre riccrchc, dagli incontri con i protagoilisti di quelle societi che abbiamo scelto di indagare, per comprenderle e, attraverso cssc, comprenderci? Tutto questo 2 ancora pii1 vero per lo studioso che ha fatto del concetto di patria cultrirale e dcll'insopprimibile esigenza di attuare la donlesticiti del mondo alcuni ~lcmenti portanti della sua impalcatura teorica. Non è un caso che de hlartino, rilereiidosi alle Noie di viaggio relative alla spedizione etnologica in Lucania del I 95 t, dichiari: <(Data la loro natiira di documento vivo di una urrianità che cerca dramma t icamente un'altra umanit8, queste note di viaggio non contemplano solo la vita crilturale dei contadini e dei pastori della Liicania, ma anche la reazione del mio proprio mondo ciilturale alle esperienze della spedizione >>."' L'incontro con l'alterit à contadina meridionale degli anni cinquanta non è stato, forse, decisivo anche per Ia messa a fuoco del quadro teorico di de Martirio, inteilettuale meridionale che scopre nel Sud i limiti della cuitura idealistica oeua quale si era formato? 29 C. Gatuni, Induzione a de Miutino, Lafine del mondo cit., p. LXX~X. 'O De htartino, No& di viaggio cit., pp. 96 sg.

17 > ~ - ~ - ~ 34 LUIGI M. LOMBARDi SATRIANI T TRATTI DI W ISlTZGNO 3 5 Placido e Maria Cherchi, hanno rilevato criticamente iina mia presunta eccessiva insistenza su dc Martino meridionalista, ritenendo che essa conduca ad attenuar e ror- ' temente I'iniportanza di alcune sue acquisizioni teor,iche, quale quella dell'etnocentrismo critico. In un loro excursus su de Martino e il marxismo nc infatti: Su questo problema è molto ir i..., quel che i dice L. AI bardi Sacrlani, 11 qiiaie 1...J individua proprio nel meridionaiismo dcmartiniano il piitito a partire dal quale è veniitv assiimendo concisrcma l'orizzonte problematico del suo pensiero. Mcssa tra parentesi la relazione che qui trattiamo, iri generale si potrebbc cssere d'accordo con I.onibardi Samiani circa la funzione, per così dire, qualificante che il meridionatismo riveste nell'opcra demartiniana. Ne MPR, né SJW, n4 la ix, nb.ffv si potrebbero spiegare al di fuori di questa funzione. Mii ci pare in qualche modo cccessi\.n, nonostante i lesti dcniartitiiani richiamati da 1.ornbardi Satriatii, l'identificazione dclia patria culturale nel Mcridione. Ci pare che una simiic interpretazioiie, che ha il siro precedctiie in Kocco Brienza e cl!c è in qualche modo rititracciahile nella I'w/azior?e scritta da Galasso per I'uItima edizione della TR, distorca alquanto la tcorizzazione demartiniana di un netnocentrisnio critico~p, nel senso che rischia di ridurre tale crnoccntrismo all'ctnccentrismo torrr court e nel senso che rischia di toglerr al Meridione Ia funzione dialettica che de Martino gli h;isempre riconosciuro riel processo di rimesse in causa da lui irissuto come etnologo. La funzione del hleridione nella coscienza storica demartiniaria è quella di un'inqiiietante cattiva coscienza. E nella cattiva coscienza è difficile trovare appaesamento, sia pure «culturale». Siamo propensi a credere, piuttosto, che la «patria culturale>> de Martino l'avesse già detta neli'orizzonrc dclla grande Kult.ur occidcnta1~ e che si trattasse, però, dal suo punto di vista di ripercorrerc a ritroso cluclla sorta di catol~asf nega tiva della ~dialcltica dell'illurninisnio~~ di cui ha ra~ionato Adoriio calcolandone bene colpe e Iimirazioni, grazie al concreto incontro con I'crnos meridionsie, per ritrovare infine il senso piano di qiiel Iogos unificante che sul piano ecumenico appartiene ail'occidcnte. I...] il mcridionaiismo demartiniano appare come un necessario polo dialettica del suo pensiero, rna nnn il polo focalizzante. I'er quanto troviamo bella e scdiicentc la rcsi di Lombardi Satriani, ci pare, allora, che esista in dc ~Martino una continua tensione a trascendere verso altro la dimensioiic rneridionalistica, e che il mo-,. mento deiia concreta catabasi in meno a questa umanitii ancora dominata da un'«oscura angoscia teogonica P> sia dawero il pib dia- '---;--) so10 a condizione che non vi si isoli la tematica meridionali- :orne cenr ro ideale dell'opera demaruniana." ef fecti, la pregnanza del concetto di «etnocentrismo --&ALA. rrltlro» non è in alcun modo attenuata daiia forte sottolineati Ira del de AMartino meridianalista. E tutta L'impalcat lira teorica del1 'etnologo napoletano a indurlo all'assunzionr : dell'incontro con l'altro - nel suo caso essenziaimentc ari traverso le ricerche nel Sud - come scaridalo e come «WC asione per il pii1 radicale esame di coscienza che sia --or. tn3ji bile aii'uomo occidentale*. Sulla messa in crisi dclla ProP ria cittadinanza occidentale e sul paradosso dell'inconti ro etnograiico, de Martino ha scritto pagine di gran- CIP cr -L "t- lesmre. Sii gniiicativamenre, George R. Sauriders tnette in connessi one, nell'opera dernartiniana, l'interesse per la «CUItiira -.-- dei poveri e dei diseredati d'europa» e I'anibito del- I' emr xenrrismo critico, quale quello delineato dall'etnologo napo letano. T,,, *ru I:" scra comprensione deila nostra propria visione del mondo può e deve 2sscre approiondita, esaminandoh in raffronto alle visioni del mond o degli altri. Ed <resaminare*, per de Marino, significa «stoticizzar C),. P. Lon i1 progredire sul lavoro, de Martino si interessò seiupre meno allo studio del «primitivov nel Terzn imondo e sempre più alla criltura dei poveri e dei diseredati d'europa, iti spccic dcll'italia meridionale. I1 problema del rapporto tra stiidioso e Altro assumeva nuove dimensioi~i quando criiran~bi si rrovav;<m ad essere membri della stessa società (atiche se appartenenti a classi sociali diverse). I testi da analiiiarc divc~uvario «folkiurr», i soggetti le <(classi subalternen, e l'ispirazione teorica veniva non tanto da etnologi come Lévy-Bruhi qiiatilo da Marx (filtrato attraverso Croce e Gramsci), Freud, i fenomenologi e gli esistenzialicti - vaic a dire, teorici la ciii " P. e M. Chcrchi, Eiiresto dp Martino. Dal& &i &[la pwxenra alh cornunird unrmrn, Liguori, Napoli 1987, pp. jzr sg. I rifcrimcnii re'opera cli dc Ma- uno indicari dagli autori sono: MR, Morteepianb rifuufe; SAI, S:rd e magia; m, la &a del rimono; FSV, Furon Simbolo Valore.

18 opera affondava Ie radici nelle complessità della società occidentale stessa. In questo contesto, I'crnocentrismo critico fid per incliidere l'analisi delle relaziorii interne alle società complesse dell'occidcnte.j2 Scrive infatti de Martino: La vcrità è che, in generale, la scienza non è degii apolidi, e che, in particolare, la scienza dell'etnos si determina come messa in causa dcliberaia della propria cittadinanza occidentale sotto lo stimolo dcllo scaridalo inizialc deil'inrontro e~no~rafico.~~ E ancora: E il cararterisrico paradosso deir.incontro ctnografico: o l'cm,.,., tenta di prescindere totalmente dalla propria storia culturale neua pretesa di tarsi nudo cotne un verme» di fronte ai fenomeni culturali da osservare, e allora diventa cieco e miito davanti ai!atti etnografici e pcrde, con i farti da osservare e da descri\frrc,!a propria voc:iziane specialistica; ovvero si affida ad alcune «o\lvie» categorie antropologiche, assrintc magari in un loro preteso significato «Iriedio» o «minimo* o «di hnori senso*, e allora si espone senza possibiiità di controllo al rischio di inirnediatc valutazioni ernocentriche x partire dallo stesso livello della più elemenrare osservazione (cioè la siia vocazione spccialisticn viene questa valra comriromessa dalla impossibilità di una osservazione oggetriva). 1,'unico modo di risolvere questo paradosso è racchiiiso nello stcsso concetto deli'incontro etnografico come duplice tematizzazione del <(proprio» e del- 17aalicno». L'ettiografo è chiamato cjot. ad esercitare urla epoché etnogralica che consistc neii'inaiigurare, sotto lo stimo!o de1l'ir.- cotitro con detcrrriinati con~portamcnti ciiltiirali alieni, iin conironto sistematico ed esplicito fra lo storia di ciii questi comportamenti soiio documento e la storia cititurale occidentale che è scdimentata nelle categorie dell'c~nogafo impiegato per osservarli, descriverli e interpretarli: questa diiplicc tematizzazione della storia propria e della storia aliena è condotta nel proposito di raggiungere quel fondo uni\~crsalmente umano in cui il «proprio» e l'<'alieno» sono sorprcsi come diic possibilità storiche di csscrc uomo, qiiel fondo, diiriqiie, a partire da1 quale anche noi avremmo potiito imboccare la strada che condiice alla umanità aliena che ci sta davanti neilo scandalo iniziale deli'incontro ctnografico. I n qursto senso l'incontro " G. R. Saundcrs, L'~ietn0centrima mcriico» e l'ehologia di E ~ delllor- w tino, i11 xossimorim, 1'11 izgr)5), p. 63. '' Dc Mariino, Furore.Sim60lu k'alore cit., p. r4o. etnopfico costituirce Ioccasione per il più mdicak esame di coscienza che sia possibil-all'rromo occidentale; un esame il cili esito media una -:'---ma del sapere antropologico e delle sue categorie valutative, rerifica deile dimensioni umane oltre la consapevolezza che,,sere uomo ha avirto l'occidente.'" 3 proposta deinartiniana di un etnocentrismo critico a la sua ragione in questo quadro concettuale e in iina iza conoscitiva che vuole rivolgere la sua tensione crianche verso la propria costellazione di valori. Tale msta, come è opportunamente stato sorrolineato, è una I complessa operazione di verifica c~ilturale di se stesso sugli,.l O: dlc1 L, al h e di una messa in caiisa dei propri valori, non per sfuggirc versa I l'esotico, ma per recuperarsi a un Occidente da migliorare. Sul p iano teorico, è senza diibbio la proposta pii: matiira che siriora sia ur ;cita dal campo degli stiidi etriologici, che negli anni in cui de.,,viartino scriveva contini~ax,ano per lo più ad esprimersi nci rermiiii di un contestabile relativisino culturale e, in tempi piii vicini n noi, stanno di nuovo conoscendo pericolose forme di rcvival di un esotismo rinnovato nci senso di un'esaltazione di presunti valori comiinirari, antieconomici e antisrarali, iporcticamente propri di civilth 'cprimitive~ non per condizioni storiclic, ma per scelta deliberata. La proposta demarriniana non consente fughc dri noi stessi, e propone un'autocritica costnit tiva.j5 testi delle trasmissioni qui plibbhcati ribadiscano riormente, sc pur ve ne fosse bisogno, come la società meridionale e la cultura tradizionale da essa elaborata fossero il iiilcru della sua attenzione di studioso e del suo impegno di intcucttuale militante e di divulgatore. Si ì- fatto piu volte riferimento d'articolo di Saunders, che ha suscitato un notevole interesse nel nostro paese: acossimori» ne ha pubblicato la traduzione italiana, facendola segyire da niimerosi coinrnenri da parte di studiosi italiani. E un dato positivo: una comunità scientifica non può essere rigidamente costretta nei confini nazionali; essa non pirò che potenziare il dialogo tra gli studiosi De Manino, [mjìnc&lmondo cit., p Corsivo mio. j5 Gdini, Inhpd.rrione a de Martino, Ldfincrlrrl mondo cit., pp. XCi SR.

19 38 LUfG1 hl. LOMRARDI SAl?7TA!Ti deile diverse nazionaljth e tradizioni intellettuali. Che qiiesto spesso non sia avvenuto C effetto, e causa ulteriore, di c1uelle chiusure e incomprensioni, di quei fraintendimenti cl-ie tanto hanno nociuto allo sviluppo degli studi etnoan tropologici. Ottima cosa, dunque, che Saunders abbia discusso su ~American Ar~tluoplo~ist n di de Martino e di altri studiosi italiani; ottima cosa che in Italia si discuta anche di Saunders. Molto meno condivisibile, a sommesso parere di chi scrive, sarebbe la ricezione dcll'interesse dimostrato da Saunders come una sorta di legittjmazione, anche se tardiva, di de Martitio e di quanti alla sua problematica si sono variamente rapponati, come se ora ci si potesse occupare a pieno titolo della prospettiva demartiniana o di quelle analoghe, dal momento che su di esse si è comunque posato uno sguardo autorevole, anche perché a straniero», iti una rivista prestigiosa, anche perché «straniera». De Martino ha suscitato ripulse e stizzite, sia nel corso della sua vita sia, più specificame~ite, in quello della siia travagliata esperienza scielitifica C accademica. EmMeniatica di tale atteggiamento di ripnlsa la «recensione» dedicata a Furore Simholo Valore da Paolo Toschi: «recensione in qiiattro parole: furore molto, calore poco». Niimerose testimonianze sottolineano lo stupore, I'incomprensione, il risentimento chc gli scritti dello studioso iiapolctano suscitavano. Giuseppe Bonomo, ad e- sempio, afferma: Clic altri ctudiosi (non phi altri) in Italia in quegli anni continuassero a non condividere ie sue idee, lo SaMO quelli della generazione di chi scrive, che conobbero de Martino personalmente, e lo sanno per aver vissuto in un clima non facile, nel quale si svilupparono tra sccidiosi polemiche spesso aspre. Chi scrive è stato restinione diretto dell'incomprcnsione, dello stupnre e anche del risencimeiito che i lil~ri e gli articoli di de Martino suscitavano in larga parte del mondo accademico tra gli anni cinqiianta-se~santa.1~ '"C;. Bwiumo, btmdwione ad Aa.Vv., L mu~ia. vio, Palermo i 979- p I 3. Segno e NM~~UO, Ram I 1aATTI DI UN IMPEGNO 39 Significative, anchc le difficoltà insormontabifi inconite dallo stesso de Martino nella sua aspirazione a esre chiamato a svolgere il suo insegnamento nell'università di Roma. Tale rabbioso rigetto è continuato nel tempo: si t spesso assisitito in questi anni a itltense dichiarazioni antidemaniine, a enfatiche messe sotto accusa di sue specifiche afferizioni. E persino troppo owio notare che ogni aiirore ssa essere discusso, chc ogni af ferrnazioiie scientifica ssa essere contraddetta con altre argomentazioni, più o me.no convincenti. Ciò che si vuole qui sottolineare 2 che ne: i confronti di de Manino è stata operante quaicosa in pih Ai, -a una normale» dialettica scientifica neila quale le diverse P! sizioni si confrnntaiio, magari interagenclo polemicame 'nte. NeUa storia deiìa fortuna demartiniana è dato ritrovai T un'emotività che ha sostanziato atteggiamenti stizzosi, qu; ando non lividi, e, di converso, assunzioni globali vissilre coi nc scelte di campo etico-politiche, oltre che scicntifiche, Receiitemente Clifford Geertz - dopo aver ribadito la SUL i posizioi ne: «le cose, indubbiamente, sono quelle clie sor 10: che al tro potrebbero essere? ima ciò che noi ci scarnbia!nm sona I i resoconti su di esse, i resoconti dei nostri inf ormatori, dei nos tri colleg :hi, dei nostri precursori, e i no! itri, cd cssi suno c ostnizioi li. Storie di storie, visioni di vis ioni,> - dichiara: Per chi mai questa idea, C cioi- clie la descriziorie culturale è conolza modellata, di seconda mano, debba innervosire così tanto.uni, non mi è dc! tutto chiaro. Fnrse I'accoglimcnto di qiiesta.-l' i ci costringe ad assumervi prsonalniclite la responsabilità di ciò che cliie o scrivete, perché dopo tiitto cicce voi chc lo avete detto o scri tto ossia non vi consente di addossarc ralc rcsporisabilità d a n re; ~lràn, la «natura», «il mondoa o a qiialche altra vaga e capace -. rise - rva di verità incontaminnrc. Forsc tale avvcrsioxie è il risiiltato di una paura secondo la quale riconoscere che avete merso insieme qiia Icosa piuttosto che averlo trovato lì bello luccicante sulla spiaqgia r ~ignifica minarne la pretesa al vero essere e alla vera esistenza. "

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