Notiziario della Commissione Interregionale Scuole Alpinismo, SciAlpinismo e Arrampicata Libera TER

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1 Notiziario della Commissione Interregionale Scuole Alpinismo, SciAlpinismo e Arrampicata Libera TER Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 Conv. In L: 27/02/2004 n. 46 Art. 1, comma 2, DR/CBPA centro 1 Supplemento 1 al n 2 agosto 2006 Anno XLII del Notiziario Le Alpi Apuane della Sezione di Lucca del C.A.I. Anche quest anno rispettiamo l impegno di uscire con il nostro notiziario ed a questo punto direi che può considerarsi un punto fermo. Vedremo in futuro se ampliarlo, aumentare le uscite, inserire sponsor o quant altro. Dipende soprattutto da tutti voi se lo riterrete utile e ci aiuterete a sostenerlo fornendo il materiale necessario. Il notiziario è uno strumento importante per comunicare con tutti gli istruttori, sezioni e responsabili dei vari gruppi. Secondo noi lo scopo di è di informare su cosa venga fatto per le scuole e istruttori dai vari organi competenti, di raccogliere notizie utili dalle scuole e dal mondo della montagna e trasmetterle a tutti, deve fornire approfondimenti tecnici e culturali, deve quindi uniformare. In questo numero abbiamo cercato di dare questa impostazione. Consigli ovviamente sono sempre bene accetti. Il congresso degli Istruttori ter ha segnato la nascita della Commissione Scuole e con essa l istituzione di due gruppi di studio approvati dal congresso stesso, didattica e istruttore nel ter. Il progetto Montagna Sicura è portato avanti in Toscana e purtroppo è estremamente attuale, vedi l inverno passato. Il relativo gruppo di studio è coordinato dalle Scuole di Alpinismo. CerchIamo di contribuire al meglio certi del nostro ruolo nella sicurezza in montagna. La parte centrale del notiziario è dedicata ad un approfondimento tecnico sulla progressione in conserva sicuramente utile per tutti. Abbiamo pubblicato anche due lettere che stimoleranno una discussione costruttiva per tutti. Buona lettura e buona montagna a tutti. DAL CONGRESSO ISTRUTTORI DI SESTO FIORENTINO Bruno Barsuglia Dopo che l ultimo Congresso degli istruttori di alpinismo a Sesto Fiorentino ha chiuso i lavori non rimane che tracciare una breve sintesi della giornata, ottimamente organizzata dalla Scuola di Alpinismo Vero Masoni e dalla Sezione di Sesto Fiorentino. Il Congresso si è svolto in due sessioni: nella prima sono state presentate le relazioni della Commissione, delle Scuole Interregionali, della CNSASA mentre nella seconda sono state discusse e approfondite le potenzialità del sito web e discusso il ruolo dell istruttore, dal sezionale al nazionale, da cui la necessità di definire in modo preciso e univoco la vita dei vari Istruttori Titolati (I.A., I.S.A. e I.A.L) del TER e di definire meglio la figura dell Istruttore Sezionale, fondamentale per le scuole e spesso sottovalutata. Durante i lavori si sono tenute le elezioni per il rinnovo della Commissione che risulta così composta: Barsuglia Bruno (Cai Lucca Lucca) Crocetti Emanuele (V. Masoni Sesto F.) Aleardi Michele (Montanari Ferrara) Chesi Italo (Pietramora - Ravenna-Faenza-Rimini-Imola) Martini Fabrizio (T.Piaz Firenze) Cambi Stefano (C. Zappelli Viareggio) Balboni Roberto (Farina-Stagni Bologna) Franceschini Lorella (Bismantova Modena) Colombini Giuseppe (Montanari Ferrara) Il Congresso ha espresso ai commissari uscenti: Gianfranco Mucini, Aldo Terreni, Ermanno Rosti, Pier Luigi Prazzoli, un caloroso e sincero ringraziamento per il lavoro svolto nel precedente mandato.

2 Pagina 2 Anno III, Numero 3 Dopo la ratifiche necessarie la Commissione TER ha eletto al proprio interno Presidente Bruno Barsuglia, Vicepresidenti Stefano Cambi e Giuseppe Colombini, Segretario Emanuele Crocetti. Nel Congresso sono state tracciate delle linee programmatiche che incrementano il carico di lavoro della nuova Commissione e delle Scuole Interregionali finalizzate a proseguire la strada intrapresa nei precedenti mandati per offrire nuovi servizi alle Scuole Sezionali. Il verbale completo lo trovate sul nostro sito. Di seguito alcune attività che verranno intraprese. ISTRUTTORE TER : costituito il gruppo di studio Formazione e aggiornamento, sono questi alcuni dei temi che saranno oggetto di analisi e definizione del gruppo di studio costituito recentemente. L iniziativa nasce dall esigenza di avere un percorso codificato e uniforme, con le regole e le modalità che portano alla formazione di un istruttore titolato e dei diritti e doveri una volta acquisito il titolo. Una particolare attenzione sarà anche riservata al percorso, al ruolo ed all importante attività svolta dall istruttore sezionale. Il gruppo è così composto: Lucio Calderone Scuola Dodi Pier Luigi Dall Aglio, Scuola Bismantova Moreno Giorgetti Scuola Masoni Marco Chiarini Scuola Montanari Beppe Stauder SISA - Scuola Bismantova Alessandro Angelini SIA- Scuola Monteforato Bruno Barsuglia CISASATER Scuola CAI Lucca dal sito solo da istruttori delle scuole, quindi sarà richiesta l iscrizione al sito. Per questi motivi il materiale che verrà messo a disposizione sul sito dovrà essere certificato per garantire uniformità didattica, nel rispetto delle disposizioni della Commissione Nazionale, della CISASATER, delle Scuole Centrali e Interregionali. Il materiale, formato PowerPoint dovrà essere inviato ad un apposito indirizzo La valutazione, effettuata a seconda degli argomenti dalle Scuole Interregionali o dalla Commissione o da esperti del settore incaricati, consisterà, come detto in precedenza, nel constatare solo il rispetto dei contenuti sotto il profilo tecnico rispettando il profilo didattico e la paternità dell autore. Sulla prima diapositiva, oltre al titolo, all autore e alla Scuola di appartenenza, verrà apposto un logo (vedi figura) ad indicare l avvenuta certificazione. Ogni anno verranno riunite tutte le lezioni ricevute in un CD e distribuite alle Scuole Sezionali del TER. PROGETTO MONTAGNA SICURA : una realtà! DIDATTICA NEL TER: novità dalle Scuole Interregionali e dalla Commissione La Commissione Scuole TER, a seguito delle decisioni prese al Congresso Istruttori di Sesto F.no, ha deciso di chiedere alle Scuole Interregionali, ed a sé stessa, una attività supplementare tesa ad offrire un servizio aggiuntivo alle Scuole Sezionali. L attività richiesta è la validazione di lezioni teoriche, a carattere tecnico e/o culturale da inserire sul nostro sito web con l evidente finalità di avere a disposizione materiale per lezioni teoriche e aggiornamenti. Tale materiale potrà essere scaricato Continua a raccogliere giudizi favorevoli l iniziativa sulla sicurezza in montagna. Un recente convegno su tale tema organizzato a S. Marcello Pistoiese ha visto una vasta partecipazione dei vari organismi del CAI tra cui il vice presidente nazionale Bianchi confermando il carattere interdisciplinare della questione. Da tale riunione è nato un gruppo di lavoro toscano ed il coordinamento è stato affidato a Bruno Barsuglia, confermando il ruolo importante delle Scuole nella Sicurezza in Montagna. Ci sono ottime possibilità che nel 2007 si abbia un impegno della Regione Toscana a tale iniziativa, fornendo così un importante valore aggiunto al progetto. Informazioni in merito verranno messe sul nostro sito. Verrà prossimamente distribuito alle Scuole un CD sulla sicurezza in montagna invitando le medesime ad utilizzarlo nella prima lezione dei vari corsi con l intento di sensibilizzare ulteriormente gli allievi su tale problematica.

3 Pagina 3 Anno III, Numero 3 Tecniche di progressione della cordata in conserva Claudio Melchiorri, INA Scuola Centrale di Alpinismo Nella pratica alpinistica capita spesso di dover procedere su terreni considerati facili attuando una progressione in conserva, nella quale cioè i componenti della cordata sono legati tra loro e si muovono in contemporanea. Si tratta di itinerari di vario genere: tratti facili di roccia e di creste nevose, pendii di neve, creste rocciose, itinerari di misto che alternano passaggi di neve, di ghiaccio e di roccia. La lunghezza di questi itinerari, la necessità di rimanere esposti a pericoli By Vertical oggettivi il minor tempo possibile, l esigenza di conservare delle buone condizioni di neve impongono spesso di dover procedere rapidamente, pur conservando un certo grado di sicurezza. Per questo motivo su tratti facili di molte ascensioni e in numerose discese si preferisce non adottare le classiche tecniche di progressione in cordata, che prevedono il movimento di un componente alla volta assicurato dai compagni, vincolati a loro volta al terreno da opportune soste. Su terreni facili, questo tipo di progressione tiro per tiro è poco consigliabile, a meno che uno dei compagni sia in difficoltà per la poca esperienza, sia infortunato o non si senta bene. Su questi terreni i componenti della cordata potrebbero slegarsi e procedere indipendentemente: questa soluzione che da un lato è buona perché permette un notevole risparmio di tempo è anche potenzialmente pericolosa perché un appiglio che cede, l inciampo su un rampone, l essere colpiti da un sasso possono causare la perdita d equilibrio e una possibile caduta impossibile da trattenere. Il procedere slegati può risultare un rischio accettabile solo raramente (quando i membri della cordata hanno elevata esperienza, medesime capacità ed un alto margine di sicurezza rispetto alle difficoltà): nella maggior parte dei casi il pericolo a cui si espone la cordata viaggiando slegata non giustifica la riduzione dei tempi e l eliminazione dei fastidi prodotti dall uso della corda. Il miglior sistema resta dunque la progressione in conserva che prevede la legatura in cordata senza l adozione delle normali procedure di assicurazione, ma che tuttavia richiede molta esperienza, attenzione e decisione da parte dei componenti e soprattutto del più esperto se nella cordata vi sono elementi che presentano una netta differenza di competenza. In queste note vengono riportate alcune considerazioni, già pubblicate in [1] e [2], sulla progressione di una cordata in conserva, evidenziando le tecniche e i materiali da impiegare. Ci sono due aspetti importanti che devono essere valutati di volta in volta dalla persona più esperta. Il primo elemento è costituito dalla grande varietà di situazioni offerte dal terreno che necessitano la conoscenza di un gran numero di tecniche non sempre facili da gestire. Il secondo elemento da considerare è costituito dal fatto che il vincolo tra cordata e la montagna è realizzato dai componenti la cordata stessa, mancando spesso ancoraggi naturali e chiodi. Ogni persona svolge cioè contemporaneamente il ruolo di colui che assicura e di chi viene assicurato: l errore di un componente si ripercuote sull intera cordata e le conseguenze potrebbero essere tragiche. La persona più esperta deve quindi saper adottare in qualsiasi momento le scelte più opportune a garantire la sicurezza applicando le tecniche più adatte sia in base al terreno che alle condizioni psicofisiche della cordata; infatti a condizionare l andatura e il tipo di progressione sarà sempre il più debole. Inoltre anche l aspetto psicologico non va sottovalutato soprattutto quando fra i componenti vi è una netta differenza di esperienza: l alpinista esperto deve saper capire quando, anche su terreni facili, è meglio legare alla corda una persona inesperta oppure stanca: oltre a fornire una sicurezza psicologica si produrrà una velocità di progressione maggiore. La progressione in conserva è quindi un compromesso tra la maggior sicurezza della progressione per tiri di corda (intrinsecamente più lenta) e la velocità del procedere slegati. Come si vede la discrezionalità nello scegliere di procedere in conserva è ampia e numerosi sono i fattori da considerare: Difficoltà della salita Percoli oggettivi (esposizione, crepacci, caduta pietre, condizioni di ghiaccio/neve ) Condizioni psicofisiche del gruppo Capacità tecniche degli alpinisti Tempo a disposizione per completare la salita (o discesa) Prima di descrivere le varie tipologie di assicurazione adottabili nella progressione in conserva si ricordi che: 1. La corda tra due alpinisti deve essere sempre tesa: se essa è lasca e si trascina sul suolo, in molti casi è minacciata la sicurezza della cordata; con corda tesa la caduta è arrestata immediatamente in quanto essa è quasi inesistente, viceversa con corda lasca il colpo che si riceve dalla persona che cade e che acquista Solo se la corda è tesa si arresta la caduta.

4 Pagina 4 Anno III, Numero 3 velocità è tale da rendere assai difficile l arresto. 2. Si deve sempre cercare, per quanto possibile, di mantenere sempre il contatto visivo tra i componenti della cordata Per quanto riguarda le tecniche di progressione in conserva adottabili, si ribadisce il fatto che le situazioni in montagna sono molto varie ed è quindi difficile stabilire in base al tipo di terreno un elenco standardizzato di sistemi di assicurazione. Come sovente accade, in materia di alpinismo non esiste una soluzione ideale. La scelta del tipo di progressione dipende: dalle caratteristiche del terreno dalle capacità ed esperienza dei componenti la cordata dalla valutazione del rischio Fatte queste premesse, le tecniche di progressione in conserva si possono suddividere in: 1. Conserva corta: legatura a 5 metri 2. Conserva media: legatura a 10 metri 3. Conserva lunga: tutta la corda tentativo di scivolata del compagno e quindi l immediato intervento 5. non si realizzano i nodi a palla e nemmeno il cordino prusik sulla corda 6. il più esperto procede da primo in salita e nei traversi e da ultimo in discesa 7. se il percorso segue un tratto diagonale fianco al pendio gli alpinisti tengono la corda nella mano a valle e la piccozza in quella a monte con la dragonne ben stretta al polso conserva corta a due 2 cordata 2 di cordata 2 m (legatura a 5 m) conserva corta a tre 2 di cordata 1 di cordata 3 di 3 cordata cordata 1 di cordata corta con ( 2 m) e media (10 m) senza asola ( 5 m) lunga (25-50 m) 1a- Terreno facile su neve e roccia conserva corta Su terreno facile, sul quale il movimento non richiede l uso degli arti superiori, costituito da pendii nevosi non ripidi, creste nevose e rocciose ampie e con poca pendenza, cenge e gradoni con brevi tratti più impegnativi (2-3 m) si adotta una progressione in conserva corta che presenta le seguenti modalità: 1. si utilizza una corda semplice oppure una mezza corda e si legano le estremità alle imbracature con nodo a otto infilato 2. raggiunti i 5 m di distanza tra due componenti si fissa la corda all anello di servizio tramite moschettone a ghiera e nodo barcaiolo; si dispone la corda rimanente a tracolla e la si fissa con nodo bulino con bretella. Nella cordata a tre il 2 (la persona meno esperta) si lega alla metà della corda con nodo barcaiolo e all anello di servizio tramite moschettone con ghiera 3. il capocordata tiene 3-4 asole aperte in mano di lunghezza decrescente con l'accortezza che la corda che va al compagno esca dalla mano in direzione del compagno. Nella cordata a tre anche il 3 impugna le asole di corda Le asole di corda che il più esperto deve impugnare. 4. la corda deve essere tesa e la distanza effettiva tra due alpinisti è circa 2 m; si tratta quindi di un tratto molto corto che permette la marcia senza toccarsi e soprattutto consente di sentire subito il La progressione in conserva corta si basa sul principio di arrestare la scivolata prima ancora che inizi. Per questo motivo tra i componenti della cordata la corda deve rimanere il più tesa possibile. E fondamentale che il capocordata, soprattutto nella cordata a due, tenga sempre sotto controllo il movimento del compagno: infatti in caso di scivolata di quest ultimo bisogna reagire immediatamente per avere buone possibilità di arrestare la caduta. Viceversa con corda lasca, a causa della velocità acquistata dalla persona, la trattenuta diventa molto difficile se non impossibile. Nel caso di gradoni che presentano in salita brevi tratti più impegnativi (2-4 m) si possono adottare due sistemi di progressione: a) il primo accelera l andatura facendo svolgere le asole di corda, supera il salto di roccia e realizza una sicurezza a spalla; in questo modo egli si posiziona fuori dalle difficoltà prima che queste vengano affrontate dal secondo b) il secondo di cordata si ferma (ed eventualmente anche il terzo), il primo supera il salto e tramite un cordino attorno ad uno spuntone realizza una assicurazione tramite mezzo barcaiolo. Nella fase di discesa in presenza di salti, il più esperto che sta a monte e possibilmente sulla verticale, una volta accertata la fattibilità del percorso, può assicurare la calata del compagno sia a spalla che ricorrendo ad assicurazione veloce con cordino passante intorno a spuntoni o ad ancoraggi vari. 1b - Pendio di neve di pendenza moderata (fino a ) conserva corta Quando l itinerario della cordata si svolge su un pendio di neve, privo di crepacci, che possa presentare anche brevi tratti in cui si adoperano le punte avanti dei ramponi, si affronta il percorso nel seguente modo :

5 Pagina 5 Anno III, Numero 3 a) legati in conserva corta a distanza di 5 m b) non si tengono le asole in mano e la corda deve restare tesa c) si procede lungo la linea di massima pendenza con un solo attrezzo oppure con due attrezzi sia in appoggio verticale che in appoggio-di becca d) come di consueto il più esperto procede da primo in salita e nei traversi e da ultimo in discesa; questo sistema vale anche per la cordata a tre nella quale la persona meno esperta si posiziona al centro. - Ulteriori considerazioni sulla conserva corta La progressione in conserva corta è un metodo veloce in quanto non viene impegnato tempo in operazioni di assicurazione e la speditezza della cordata è limitata solamente dall impaccio di muoversi con la corda in mano e dalla necessità di mantenere la corda tesa. Tuttavia la sicurezza della cordata è riposta nella capacità dei compagni di trattenere la scivolata. Nella cordata a due se il meno esperto, che procede dietro, dovesse scivolare deve avvertire il primo chiamando a gran voce in modo da cercare di non coglierlo totalmente impreparato. La cordata a tre viene in generale considerata più sicura di quella a due; valutiamo alcune situazioni in fase di salita o di traverso: a) la scivolata del meno esperto, posizionato al centro, sebbene venga osservata da chi procede dietro, richiede comunque di essere segnalata da colui che cade, per dar modo al primo di reagire prontamente b) nel caso dovessero scivolare il terzo o il primo, i quali tengono in mano gli anelli, la capacità di trattenuta offerta da due persone è comunque superiore al caso di caduta del più esperto in una cordata a due. Va comunque ribadita l importanza di valutare la pericolosità del percorso e le conseguenze di una scivolata collettiva; in caso di dubbio è meglio affrontare dei singoli tratti di itinerario applicando le tecniche usuali di assicurazione in parete. 2 Tratti rocciosi e creste di bassa difficoltà conserva media Su tratti rocciosi e su creste che presentano basse difficoltà (I II grado) sui quali il movimento richiede l uso degli arti superiori e dove sono presenti spuntoni e lame si adotta una progressione in conserva media che presenta le seguenti modalità : 1. utilizzare corda semplice oppure mezza corda doppiata e tenere una distanza tra i componenti di circa 10 m 2. con corda semplice: nella cordata a due si legano le estremità alle imbracature con nodo a otto infilato; raggiunti i 10 m di distanza tra i due componenti fissare la corda all anello di servizio tramite moschettone a ghiera e nodo barcaiolo; disporre la corda rimanente a tracolla. Nella cordata a tre il 2 (la persona meno esperta) si lega alla metà della corda con nodo barcaiolo e all anello di servizio tramite moschettone con ghiera; tenere 10 m + 10 m di distanza e la corda rimanente va posta dal 1 e dal 3 a tracolla e fissata mediante il nodo bulino con bretella (medesimo sistema di legatura della conserva corta, si allunga solo la distanza tra i componenti) 3. Con mezza corda bisogna considerare che essa va usata doppia; in questa situazione non è adatto l impiego della sola mezza corda in quanto, se essa, in caso di volo di uno dei componenti, dovesse impigliarsi attorno ad uno spuntone si creerebbe una situazione di corda bloccata e la mezza corda non avrebbe la capacità di sopportare questo tipo di caduta. Nella cordata a due si adotta la stessa legatura del caso con corda semplice: 10 m di distanza, nodo barcaiolo su moschettone con ghiera collegato all anello di servizio dell imbracatura e corda rimanente a tracolla per entrambi. Nella cordata a tre disponendo di una mezza corda lunga 50 m si realizza una cordata a V rovesciata: il capocordata si lega all imbracatura a circa metà corda con bulino, raccoglie a tracolla circa 10 metri di corda e la blocca con barcaiolo all anello di servizio. I secondi si legano alle rispettive estremità con nodo a otto infilato avendo l accortezza di restare in posizione sfalsata in modo da evitare interferenze durante la progressione 4. non si tengono asole di corda in mano 5. il più esperto procede da primo in salita e nei traversi e da ultimo in discesa 6. la corda non deve rimanere lasca e viene fatta passare intorno a lame e spuntoni perché questi aumentano la possibilità di trattenere eventuali cadute. E a volte opportuno che il capocordata posizioni dei rinvii sfruttando gli ancoraggi naturali; in tal caso è da prevedere dei punti di ricongiungimento della cordata per la riconsegna del materiale al primo In caso di brevi passaggi tecnici può essere adottata una sicura a spalla o una sosta veloce (cordino attorno a spuntone e mezzo barcaiolo). Si ribadisce l importanza di controllare la bontà degli ancoraggi naturali perché a volte su basse difficoltà si possono trovare blocchi o lame instabili 7. su terreno di misto a volte per superare un passaggio bisogna impegnare entrambe le mani :in tal caso la piccozza deve essere facilmente disponibile e comunque assicurata con un cordino. Essa può essere posta sullo spallaccio oppure tenuta su un fianco sfruttando il porta-materiale dell imbracatura 8. se si dovesse verificare la caduta di un componente della cordata mentre si percorre il filo di cresta bisogna aver fiducia nelle proprie capacità di trattenere il compagno e spostarsi velocemente sul versante opposto per controbilanciare il volo. 3 Pareti di neve o di ghiaccio facile -conserva lunga- Su pareti di neve, su pendii di ghiaccio facile, su creste che presentano tratti con pendii aperti nevosi o ghiacciati oppure su successione di gradoni sui quali non si ritiene necessario eseguire tiri di corda e relative soste, si adotta una progressione in conserva lunga che presenta le seguenti modalità : 1. utilizzare corda semplice oppure due mezze corde e tenere la corda completamente distesa 2. nella cordata a due si legano le estremità alle imbracature con nodo a otto infilato; nella cordata a tre si adotta la formazione a V rovesciata dove il capocordata si lega al vertice e i due secondi si legano alle estremità sfalsati di 3-4 m in modo da seguire singolarmente le tracce del primo ed evitare di intralciarsi a vicenda. Nell ipotesi si disponesse di una sola mezza corda bisogna considerare che essa va usata doppia (25 metri di distanza massima tra i componenti con una corda lunga 50 m); infatti il primo di cordata non può collegare all imbracatura una sola mezza corda in quanto, in caso di volo, se essa dovesse impigliarsi

6 Pagina 6 Anno III, Numero 3 attorno ad uno spuntone si creerebbe una situazione di corda bloccata e la mezza corda non avrebbe la capacità di sopportare una caduta con fattore 2 3. il movimento del secondo o dei secondi deve essere tale da mantenere la corda sempre il più tesa possibile 4. nessuno degli alpinisti tiene in mano asole di corda 5. il più esperto procede da primo in salita e nei traversi e da ultimo in discesa 6. il primo deve predisporre delle protezioni intermedie (viti da ghiaccio, chiodi, anelli di cordino su spuntoni e lame, nut e friend,..) che vengono recuperati dai secondi durante la progressione in conserva. E bene avere sempre almeno due punti intermedi tra il capocordata e gli altri componenti: infatti nel caso di caduta del primo la sicurezza della cordata è riposta nella tenuta delle protezioni intermedie la cui sollecitazione potrebbe essere molto forte. A questo proposito va sottolineato che su pendii innevati anche di modesta inclinazione (dai 30 in avanti) e a maggior ragione su tratti ghiacciati un corpo che cade produce uno scarso attrito sulla superficie e acquista in breve tempo alta velocità ed elevata energia cinetica. Si ribadisce l importanza di controllare la bontà degli ancoraggi naturali 7. Quando il primo di cordata è prossimo a terminare il materiale deve predisporre una sosta e recuperare i compagni. Una volta ripreso il materiale il capocordata ricomincia la progressione e riprende la posa delle varie protezioni 8. Se la cordata percorre il filo di una cresta rocciosa sarebbe opportuno collocare la protezione su un lato, poi spostarsi sull altro e posizionare la successiva protezione : i rinvii vengono così collocati in modo sfalsato. Se invece la cordata si muove lungo un canale è più probabile incontrare ancoraggi naturali su un lato 9. Risulta utile l impiego di un bloccante (noti i bloccanti meccanici -TIBLOC o ROPEMAN -che, posto in corrispondenza di un rinvio intermedio consente alla corda di muoversi solo in un verso: Ropeman così utilizzato l autobloccante trattiene l eventuale scivolata del secondo di cordata senza coinvolgere il primo. Ropeman (sopra) e Tibloc RIFERIMENTI : [1] Alpinismo su Ghiaccio e Misto, CNSASA, 2005 [2] G. Bressan, Progressione in conserva della cordata 1 e 2 parte, Le Alpi Venete, 2005 e 2006 [3] L. Calderone, Disco Magic Ring, La Rivista del CAI, 2006 Infatti mentre il volo del capocordata è trattenuto dalla presenza di un rinvio e dal peso del secondo, la caduta del primo a seguito di una scivolata del secondo può essere evitata dalla presenza di un bloccante meccanico. Il TIBLOC può essere usato sia su corda semplice che su mezza corda (l attuale versione del ROPEMAN richiede solo corda avente diametro di 10 e 11 mm). Studi recenti della Commissione Centrale Materiale e Tecniche hanno evidenziato che entrambi questi dispositivi tendono peraltro a rovinare in modo molto deciso la calza della corda (il TIBLOC maggiormente) e quindi potrebbe essere bene utilizzare il MAGIC RING, [3], che si basa su un nodo autobloccante e in pratica non rovina le corde in caso di caduta. Con una cordata a due, composta da alpinisti di buone capacità e di pari livello, che si muove su un pendio di neve o ghiaccio facile e che dispone di 2 bloccanti si propone la seguente progressione: a) il capocordata posiziona dei rinvii intermedi e una volta arrivato alla fine della prima lunghezza di corda, colloca un chiodo da ghiaccio e vi collega un bloccante b) la cordata prosegue in contemporanea a corda distesa e quando il secondo giunge al rinvio con bloccante, il capocordata predispone un ancoraggio e inserisce un secondo bloccante, successivamente il secondo toglie chiodo e il primo bloccante e quindi la cordata riprende il movimento in conserva c) alla fine della terza lunghezza, terminati i bloccanti e considerando comunque che saranno state posizionate 5-8 protezioni, si realizza una sosta nella quale si ricongiunge la cordata e si consegna il materiale al capocordata d) bisogna far notare che con l uso dei bloccanti il secondo non può scendere, perché il bloccante impedisce alla corda di muoversi verso il basso e quindi egli non deve commettere degli errori di percorso in particolare nei tratti rocciosi. Magic Ring (sinistra) e suo uso nella progressione in conserva (sotto). Tipo corda fattore caduta forza d'arresto tipo bloccante note Tibloc rottura camicia corda semplice Ropeman rottura camicia nuova nodo prusik diametro mm 10,5 0,5 371 Tibloc inizio rottura camicia corda 0,5 349 Ropeman 0,5 408 nodo prusik Tibloc rottura camicia corda semplice Ropeman rottura camicia vecchia nodo prusik diametro mm 11 0,5 410 Tibloc inizio rottura camicia corda 0,5 406 Ropeman 0,5 420 nodo prusik Tibloc rottura camicia mezza corda Ropeman rottura camicia e rottura di 1 trefolo nuova nodo prusik camicia leggermente fusa diametro 9 mm 0,5 368 Tibloc inizio rottura camicia corda 0,5 372 Ropeman rottura camicia 0,5 361 nodo prusik Tibloc rottura camicia mezza corda Ropeman rottura camicia vecchia nodo prusik camicia leggermente fusa diametro 9 mm 0,5 418 Tibloc inizio rottura camicia corda 0,5 393 Ropeman rottura camicia e rottura di 2 trefoli 0,5 400 nodo prusik camicia leggermente fusa

7 Pagina 7 Anno III, Numero 3 IN SVOLGIMENTO IL 2 CORSO PER ISTRUTTORE DI ARRAMPICATA LIBERA Ha preso il via il secondo corso per istruttore di arrampicata libera. La prima fase del corso/esame si è svolta il 16, 17 e 18 settembre alla Pietra di Bismantova, con una fase di formazione/selezione, arrampicata su monotiri e vie a più tiri, manovre di assicurazione, autoassicurazione e di autosoccorso. Una parte del corso sarà dedicata alla fisiologia e allenamento, materiali e didattica. La seconda parte di verifica si svolgerà il 7, 8 e 9 ottobre ad Arco di Trento. In bocca al lupo ai partecipanti. RADUNO SCIALPINISTICO DELL ITALIA CENTRALE Nei giorni 30 e 31 marzo, 1 e 2 aprile si è tenuto a Prati di Tivo il 3 Raduno Scialpinistico dell'appennino Centrale. Folta partecipazione di circa un centinaio di scialpinisti provenienti da tutta Italia. Sono stati raggiunti il Corno grande, il Monte Corvo, L'Intermesoli, il Monte di Mezzo, La Sella dei Due Corni. Il Ter era rappresentato da 12 scialpinisti da Lucca, 3 da Parma, 7 dalla Scuola Bismantova, 2 dalla Pietramora e 2 da Bologna. Luca Mazzoleni è stato l'organizzatore del raduno e ha splendidamente condotto le gite. CONCLUSO IL CORSO PER ISTRUTTORE DI SCI-ALPINISMO Si è conclusa la seconda parte del corso svolto presso la Capanna Coaz in Engadina. Gli istruttori e gli allievi hanno proficuamente utilizzato le quattro giornate sugli splendidi ghiacciai del Roseg e del Sella, raggiungendo le vette del Caputschin, del La Sella, dei Gemelli, della Muongia, del Piz Roseg e del Piz Sella. Congratulazioni ed un augurio di un proficuo impegno per le scuole ai prossimi istruttori di sci alpinismo. CORSO DI AGGIORNAMENTO PER ISTRUTTORI SEZIONALI La Scuola Interregionale di Alpinismo, su incarico della Commissione Scuole TER, ha programmato per il 2006 un Corso di Aggiornamento sulle tecniche di neve e ghiaccio riservato a Istruttori Sezionali di Alpinismo e Sci Alpinismo Il Corso si è svolto nei giorni 16 e 17 settembre 2006 nel gruppo del Monte Disgrazia presso il rifugio Ventina (1970 mt.). Scopo di tale corso è di offrire alle Scuole un supporto per l aggiornamento dei propri organici e di creare i presupposti per una partecipazione ai prossimi corsi per istruttori titolati. SVOLTO IL CORSO DI AGGIORNAMENTO OBBLIGATORIO PER ISTRUTTORI DI ALPINISMO Si è svolto con regolarità il corso di aggiornamento obbligatorio per I.A. tenutosi in Marmolada a fine Giugno. Gli Istruttori che hanno partecipato hanno dimostrato competenza e interesse verso gli aggiornamenti proposti. Purtroppo alcuni istruttori non si sono presentati alla seconda chiamata e pertanto, come da regolamento,verrà proposto alla CNSASA il ritiro del loro titolo. VAL DI MELLO: un incanto che non può finire! ll comitato in difesa della Val di Mello ha iniziato la raccolta firme contro il progetto della Geogreen spa di captare TUTTI i torrenti che alimentano la Val di Mello. Per maggiori dettagli e per firmare la petizione vi rimando al link. f irmapetizione Informazione del 4 agosto 06 di Alessandro Pedrazzi - Scuola Bismantova SCRIVI LE TUE SALITE! Ricordiamo che sul sito abbiamo una sezione dedicata alle prime salite di roccia, ghiaccio, scialpinismo ed una dedicata agli itinerari consigliati. Inoltre è stato inserito dal buon Michele Aleardi un forum dove si possono inserire commenti su itinerari, proporre gite, indicazioni sulle condizioni ecc Il testo, il commento, le eventuali foto e la relazione degli itinerari alpinistici vanno trasmessi all indirizzo di posta elettronica: altrimenti per il forum basta iscriversi seguendo le semplici istruzioni fornite direttamente sul sito. CORSI PER ISTRUTTORI NAZIONALI In parallelo abbiamo anche i Corsi per Istruttori Nazionali di Alpinismo e di Arrampicata Libera dove il TER partecipa con alcuni Istruttori. In bocca al lupo a tutti quanti!

8 Pagina 8 Anno III, Numero 3 Ho ricevuto recentemente due lettere che ritengo interessanti e didattiche. -La prima affronta il ruolo importante degli istruttori sul fronte della sicurezza ed il tipo di impatto che abbiamo sugli allievi, psicologico e materiale. -La seconda lettera ci propone l annoso ed irrisolto, almeno ai più, problema dei dopo corsi. Abbiamo un forum sul sito. Proviamo ad intavolare una discussione costruttiva. Bruno Nell agosto scorso la Scuola di Alpinismo Alpi Apuane terminò il proprio corso al Rif. Vajolet. Al mattino furono percorse varie vie nella zona delle Torri. Era in programma una salita nel pomeriggio, ma fu deciso di non effettuarla per il tempo pessimo che si stava chiaramente avvicinando, confermato anche dalle previsioni meteo. A questo punto ripeto le testimonianze del Direttore del Corso (INA) e di altri due istruttori della Scuola. mentre i nostri scendevano al rifugio o si apprestavano a scendere, saliva il gruppo di un altra Scuola con numerosi allievi e vari istruttori, decisi a iniziare le salite, salvo il parere contrario di uno di essi, INA, che se ne andò protestando. Istruttori e allievi erano riccamente forniti di materiale da arrampicata ma nessuno aveva uno zaino o una mantellina e molti erano in pantaloni corti. Iniziarono le salite. Furono presi da un violento temporale con grandinata e tornarono scaglionati fino a tarda notte. Alcuni allievi sembravano choccati.. Nessun segno di pentimento fu percepito da parte dei nostri testimoni anzi qualcuno sembrava fiero di quanto avvenuto. Non mi sembra un buon esempio per prevenire gli incidenti in montagna. Angelo Nerli (Istruttore Emerito) Approfittando dell invito gentilmente fattomi dall amico Bruno, vorrei esprimere alcune mie considerazioni sull argomento Scuole. Le Scuole sono una delle componenti fondamentali del Club Alpino Italiano. Il loro compito è di grandissima rilevanza in quanto sono loro, con i vari tipi di corsi, ad insegnare le tecniche più adeguate a procedere con sicurezza sui diversi percorsi e nelle diverse situazioni che la montagna presenta. Una ulteriore dimostrazione della validità della loro funzione si ha leggendo i numeri degli interventi del CNSAS: gli interventi per soci CAI, alpinisti o escursionisti, che hanno frequentato corsi regolari presso una qualunque scuola sono in numero praticamente irrilevante rispetto al totale. Quando si parla di formazione si parla sempre di Scuole, ma le Scuole sono fatte da persone e cioè dagli istruttori ed è a loro che chiaramente deve essere rivolto il plauso per la capacità, la pazienza e la disponibilità che mettono nello svolgere la loro opera di insegnamento. E non va dimenticato che moltissimi di loro sono anche membri del sopra ricordato CNSAS e quindi doppiamente meritevoli. Passando ora a considerare gli allievi delle Scuole, credo si possa, schematizzando molto, distinguere due categorie: - persone già socie CAI che ad un certo momento sentono appunto il desiderio di migliorare il loro bagaglio tecnico - persone che si iscrivono al CAI appositamente per frequentare un corso, attratte dai motivi più diversi Il primo tipo di regola non presenta problemi: essendo già soci sono sicuramente già ben inseriti in qualche gruppo della Sezione e finito il corso rientrano nei ranghi continuando a partecipare alle attività sociali. Per il secondo gruppo la cosa può non essere così semplice specialmente quando si tratta di persone isolate che, terminato il corso, dovrebbero potersi inserire nella vita della Sezione facendo amicizie ed entrando a far parte di un gruppo. Purtroppo, invece, l attività sociale spesso si svolge in gruppi chiusi che tendono, anche se involontariamente, a respingere i nuovi ingressi. La dimostrazione di quanto detto la si ha guardando l andamento dei rinnovi delle tessere: per fare il corso in genere viene richiesta l iscrizione al CAI, ma dei partecipanti nuovi soci spessissimo l anno dopo non si trova più traccia. Ecco allora che forse occorrerebbe una collaborazione molto stretta fra la Scuola e le altre componenti della Sezione per quella che usando un termine di marketing si potrebbe chiamare post vendita. Chiaramente sono il primo a rendermi conto che si tratta di una cosa più facile a dirsi che a farsi, ma sono anche convinto che sia una cosa strettamente necessaria. La Sezione dovrebbe possibilmente organizzare attività specifiche per queste persone, attività mirate appunto ad ottenere un loro graduale inserimento nella vita sociale, e non parlo solo di gite, ma anche di serate, conferenze e simili che facciano conoscere e capire quali sono gli scopi, gli ideali, il modo di concepire la montagna da parte del CAI. Nello stesso tempo anche la Scuola, oltre agli insegnamenti tecnici ovviamente fondamentali, dovrebbe forse anche lei mettere un po più l accento sulla parte etica del Club Alpino ricordando appunto che il primo articolo dello Statuto dice che il Club Alpino ha per scopo l alpinismo in ogni sua manifestazione, lo studio delle montagne e la difesa del loro ambiente naturale E chiaro che tutte queste sono solo opinioni personali di un socio ultra cinquantennale, opinioni che possono essere anche sbagliate e comunque discutibilissime. Concludo ringraziando per lo spazio a disposizione ed augurando a tutti buon lavoro. Riccardo Focardi (pres. Gruppo Regionale Toscano)

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