Codifiche a lunghezza variabile
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- Corinna Di Carlo
- 10 anni fa
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1 Sistemi Multimediali Codifiche a lunghezza variabile Marco Gribaudo [email protected], [email protected] Assegnazione del codice Come visto in precedenza, per poter memorizzare o trasmettere un segnale in digitale occorre prima di tutto trasformarlo in una serie di campioni attraverso un campionamento o una serie di coefficienti di una data base. La quantizzazione riduce i campioni o i coefficienti delle basi, ad un insieme intero finito di possibilita'. Assegnazione del codice La fase successiva, detta di assegnazione dei codici, associa una sequenza binaria ad ogni possibile valore ottenibile dalla quantizzazione. Esistono numerose opzioni con cui assegnare un numero binario ad valore quantizzato. Ognuna di esse presenta un diverso compromesso tra livello di compressione e facilita' di codifica/decodifica. Assegnazione del codice Il metodo di assegnazione del codice visto nella codifica PCM indicizza tutti i possibili valori quantizzati, ed associa la sequenza di bit corrispondente al valore binario dell'indice. Ogni indice utilizza un numero costante di bit, pari al minimo numero di bit necessari a codificare tutti i possibili valori prodotti dal quantizzatore. Assegnazione del codice Altre codifiche, come ad esempio i codici di Huffman, utilizzano un numero variabile di bit per ogni dato da codificare. Avendo a disposizione opportune statistiche, e' possibile costruire opportune tavole di codicifca, capaci di ridurre lo spazio minimo richiesto da ogni valore quantizzato. Il codice di Huffman costruisce una tabella di codifica-decodifica utilizzando un numero di bit differente a seconda della probabilita' che si ha di trovare uno specifico valore. Utilizzando meno bit per i codici piu' probabili, e piu' bit per quelli meno diffusi, si puo' risparmiare memoria.
2 Immaginiamo che p sia la probabilita' di trovare un valore specifico nell'insieme di dati che si vuole codificare. E' chiamata quantita' di informazione la grandezza: Tale valore rappresenta il minimo numero di bit teorico necessario per codificare l'elemento considerato. Viene utilizzato il termine Sorgente, per indicare una componente dell'archiettura capace di generare una sequenza di valori. L'output di un quantizzatore e' un esempio di sorgente. L'insieme S di possibili valori che una sorgente viene chiamato alfabeto. I valori si vengono detti simboli. Viene invece chiamata Entropia di una sorgente, il numero medio di bit necessari per codificare l'insieme di simboli da essa generati: S = {s1,..., sm} L'alfabeto e' considerato finito e costituito da m simboli. Supponiamo di ordinare i simboli in ordine di probabilita' decrescente: Ad esempio, supponendo di avere 6 simboli, il codice di Huffman creerebbe questa tabella: La codifica di Huffman associa ad ogni simbolo una sequenza di bit (detta parola) di lunghezza crescente:
3 Interpretando in modo frequentistico la probabilita', su 100 simboli codificati, il codice di Huffman richiederebbe 240 bit, contro i 300 bit (3 bit poiche' 6 valori x 100 simboli) della codifica binaria classica. Il codice viene costruito in modo iterativo, creando una struttura ad albero per la codifica-decodifica dei simboli. 60=30*2 30=10*3 40=20*2 20= 5*4 40=10*4 50=25*2 Si comincia selezionando i due ultimi elementi del codice, e si assegna i valori 0 ed 1 a ciascuno di essi. I due simboli vengono quindi uniti in un nuovo elemento che li raggruppa e le loro probabilita' vengono sommate. Si riordinano gli elementi per tener conto di questa nuova probabilita' cumulativa. Si ripete quindi il procedimento, assegnando 0 ed 1 e raggruppando gli ultimi due valori della tabella. L'algoritmo termina quando tutti i simboli sono stati raggruppati in un unico insieme.
4 I simboli vengono quindi codificati con il percorso (dalla radice fino al nodo) necessario per raggiungerli. Sebbene il codice di Huffman sia molto efficace, rischia di produrre parole estremamente lunghe per simboli poco probabili La versione modificata risolve questo problema raggruppando in un unico simbolo tutti i codici estremamente improbabili Il simbolo che raggruppa i codici meno probabili e' chiamato ELSE, e la sua probabilita' corrisponde alla somma delle probabilita' degli elementi che vi appartengono. Viene costruito il codice di Huffman in modo tradizionale. Un simbolo che non appartiene ad ELSE, viene codificato con la codifica standard di Huffman Un codice poco probabile, viene codificato con il codice del simbolo ELSE, seguito dalla codifica binaria classica dell'elemeto. Il codice di e' leggermente meno efficiente rispetto al codice di Huffman classico - anche se la differenza in pratica risulta minima. 0xxxx Il risparmio nella memorizzazione delle tabelle di codifica e decodifica e' pero' decisamente significativo.
5 Huffman a blocchi Huffman a blocchi Se il codice ha un simbolo estremamente probabile (p1 ~ 1), allora la codifica di Huffman risulta non essere molto efficiente. Questo poiche' la lunghezza minima che il codice di Huffmann puo' assegnare e' 1 bit, mentre invece l'informaizione relativa a quel simbolo e' prossima a 0. Una alternativa puo' essere quella di raggurppare sequenze di n simboli, e codificare le sequenze come se fossero valori singoli Huffman a blocchi Sebbene questa tecnica risulti molto semplice, essa non e' particolarmente efficace. Il numero di simboli cresce infatti esponenzialmente con la dimensione del gruppo, ed in alcuni casi sono necessari un gran numero di elementi per ottenere buoni risultati. La codifica aritmetica permette di codificare sequenze di simboli, e risulta efficiente anche in caso di simboli particolarmente probabili. Essa associa un intervallo di numeri reali ad ogni sequenza di simboli. Una sequenza puo' quindi essere rappresentata da un qualunque elemento di questo intervallo. A partire dalla probabilita' dei simboli, si possono associare degli intervalli: Il primo simbolo da trasmettere definisce il primo intervallo:
6 A questo punto, l'intervallo viene scalato e suddiviso proporzionalmente agli intervalli originali. In questo nuovo contesto si seleziona l'intervallo relativo al secondo simbolo... E si ripete il procedimento... Un qualunque numero appartenente all'ultimo intervallo, puo' codificare la sequenza. Una qualsiasi codifica binaria di un numero all'interno dell'intervallo puo' essere sufficiente a ricostruire l'intera sequenza. Pur non essendo complessa, la codifica del numero presenta alcune piccole difficolta' dovute al rischio di perdita di precisione macchina. Per questo sono state inventate alcune tecniche che codificano il numero basandosi su numeri interi. In una pagina di testo scansita, il colore della carta copre oltre il 95% della superficie. Per questo motivo, codifiche come Huffman a blocchi o aritmetica hanno assunto una notevole importanza.
7 In pratica, l'architettura di un sistema per la digitalizzazione di un segnale e' la seguente: La trasformazione associa ad un segnale un insieme finito di valori che possono essere campioni, coefficienti di una base, o differenze rispetto ad una predizione. La quantizzazione riduce questi valori ad un insieme finito di grandezze discrete. Infine ad ogni grandezza discreta viene associato un codice binario con cui memorizzarla su di un dispositivo o trasmetterla attraverso un canale. Il processo di decodifica lavora in modo inverso: La decodifica trasforma le parole del codice nei valori generati dalla quantizzazione.
8 La trasformazione inversa ricostruisce il segnale affiancando i campioni, eseguendo l'anti-trasformata o sommando la differenza al valore predetto. Nell'architettura della decodifica non vi e' una "quantizzazione inversa", in quanto come accennato in precedenza, la quantizzazione e' irreversibile.?
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(71,1), (35,1), (17,1), (8,1), (4,0), (2,0), (1,0), (0,1) 0, 7155 2 = 1, 431 0, 431 2 = 0, 862 0, 896 2 = 1, 792 0, 724 2 = 1, 448 0, 448 2 = 0, 896
2 Esercizio 2.2 La rappresentazione esadecimale prevede 16 configurazioni corrispondenti a 4 bit. Il contenuto di una parola di 16 bit può essere rappresentato direttamente con 4 digit esadecimali, sostituendo
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