Rapporto di ricerca Il lavoro part-time. Italia e Lombardia nel contesto europeo

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1 Progetto FSE Obiettivo 3 Misura E1 Rapporto di ricerca Il lavoro part-time. Italia e Lombardia nel contesto europeo Istituto per la Ricerca Sociale Unioncamere Lombardia Centro di Iniziativa Europea 30 Aprile 2003

2 Gruppo di lavoro Coordinamento: Manuela Samek Lodovici e Renata Semenza (IRS) Enzo Rodeschini (Unioncamere Lombardia) Ricercatori: Simona Comi Elena Ferrari Manuela Galetto Daniela Loi Claudio Malpede Sabrina Mazzucchelli Daniela Oliva Federica Origo Nicola Orlando Monica Patrizio Flavia Pesce Anna Ponzellini Francesca Strada Cristiana Zanzottera Comitato Scientifico: Claudio Lucifora, Emilio Reyneri, Paola Villa

3 INDICE INTRODUZIONE E SINTESI DEI RISULTATI...3 Continuità e nuove tendenze del lavoro part-time in Europa... 5 Il modello italiano...10 Il modello regionale...12 Alcune implicazioni di policy L OFFERTA DI LAVORO PART-TIME Definizioni, classificazioni e misurazione dell'incidenza del part-time Le caratteristiche degli occupati part-time in Lombardia...22 BOX 1: Probabilità per un individuo di lavorare part-time Il part-time involontario...29 BOX 2: Part-time e doppio lavoro La forza lavoro potenziale part-time Distribuzione degli orari di lavoro e delle giornate lavorative Dall'inoccupazione al lavoro part-time: un'analisi delle transizioni...36 Approfondimento 1: Incidenza, evoluzione e diffusione dei contratti di lavoro part-time in alcune Regioni Europee...38 Approfondimento 2: Analisi longitudinale dei percorsi lavorativi e dei differenziali retributivi degli occupati part-time - Dati Inps Approfondimento 3: I differenziali retributivi tra full-time e part-time - Dati Inps LA DOMANDA DI LAVORO PART-TIME: L'ORIENTAMENTO DELLE IMPRESE I motivi del ricorso al lavoro part-time L indagine sull utilizzo del lavoro part-time nelle imprese lombarde Un analisi descrittiva dei dati I dati di impresa La struttura e la composizione dell occupazione La valutazione del part-time da parte delle imprese Le caratteristiche del part-time Caratteristiche d'impresa e probabilità di utilizzare contratti part-time Conclusioni Approfondimento 4: Il lavoro part-time all'aeroporto di Malpensa LA LEGISLAZIONE SUL LAVORO PART-TIME IN ITALIA E IN EUROPA La normativa precedente alla riforma del L'Interazione fra part-time e sistemi di protezione sociale Il contributo dell'unione Europea alla riforma del part-time La nuova disciplina prende forma: quadro complessivo dell attuale legislazione sul part-time (versione consolidata)

4 3.4.1 Nuovi elementi di flessibilità: le innovazioni introdotte dal D. Lgs. 61/2000 sul lavoro part-time e le ultime modifiche a seguito del D. Lgs. 100/ Il dibattito in corso e le prospettive di ulteriori modifiche Analisi comparativa europea Il "lavoro a chiamata", come nuova tipologia contrattuale La normativa sul part-time nei diversi ordinamenti europei: Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia, Spagna Conclusioni BOX 3: Tavola di comparazione europea delle leggi sul lavoro part-time GLI ACCORDI AZIENDALI SUL LAVORO PART-TIME Introduzione La contrattazione aziendale del part-time in Italia I criteri di lettura dei contratti aziendali La classificazione dei tipi di accordi aziendali e le best practices Part-time per esigenze di organizzazione aziendale Part-time per esigenze di conciliazione dei dipendenti Part-time per fronteggiare esuberi e/o ridurre il costo del lavoro Part-time per inserimento di fasce deboli Conclusioni BOX 4: Tavola degli accordi aziendali più significativi LE POLITICHE PER L INCENTIVAZIONE DEL PART-TIME IN ITALIA E IN EUROPA L accordo Quadro europeo sul lavoro a tempo parziale I Piani Nazionali per l Occupazione Best practices europee sulle politiche di part-time L'Austria e il pensionamento progressivo La Grecia La Francia La Germania e la legge sul part-time La Spagna e la riforma del mercato del lavoro La Gran Bretagna L'Olanda e il part-time a tre quarti La Finlandia, diritti e pari opportunità La Danimarca BIBLIOGRAFIA APPENDICI

5 INTRODUZIONE E SINTESI DEI RISULTATI Uno dei principali obiettivi strategici di medio periodo dell Unione Europea è quello di accrescere il tasso di occupazione femminile al 60% entro il In Italia siamo ancora molto lontani da questo obiettivo: il tasso di occupazione femminile (41,1% nel 2001) è di circa 19 punti percentuali inferiore e anche il tasso di partecipazione femminile è particolarmente basso (47,3% rispetto a 60,2% della media europea). La diffusione di opportunità di lavoro part-time appare come uno degli strumenti che potrebbero facilitare l aumento sia dei tassi di partecipazione che di occupazione femminile, in un contesto in cui ancora gran parte del lavoro di cura all interno delle famiglie è a carico delle donne. Ma l interesse per il lavoro part-time non si esaurisce qui. Il tema del lavoro parttime offre parecchi spunti di riflessione teorica, che vanno oltre l'analisi descrittiva della sua diffusione nei paesi europei e delle caratteristiche degli occupati. Vi sono infatti delle implicazioni legate al ruolo del lavoro part-time non solo in relazione all aumento dell'occupazione totale e di quella femminile in particolare, ma anche in relazione alla conseguente femminilizzazione del lavoro part-time ed ai possibili effetti di segregazione occupazionale. Si considera in questo caso la qualità del lavoro part-time, che può a seconda dei casi, dei paesi, dei settori essere una forma di sottoccupazione, o essere sostitutivo del lavoro femminile full-time, o essere diffuso nelle occupazioni meno qualificate e associato a peggiori condizioni di lavoro. Un' ipotesi consolidatasi nel tempo è che la qualità del lavoro part-time potrebbe dipendere dallo scopo prioritario per il quale viene utilizzato (Tilly 1992, Reyneri 2002), vale a dire come il frutto di un orientamento pubblico finalizzato ad aumentare la partecipazione femminile (come nel caso dei paesi scandinavi), oppure come strumento di flessibilità a basso costo del lavoro (come nel caso anglosassone). Viene rilevata una sorta di dualismo fra lavoro part-time primario, associato a settori forti, a salari elevati, sostanzialmente qualificato e stabile e lavoro part-time secondario, più diffuso, associato a bassi salari e qualifiche, che offre poche prospettive di sviluppo professionale. La qualità dipende anche dalla regolarità e dal numero di ore lavorate (meno sono le ore più marginale diviene la condizione di part-timer). Si suppone inoltre che esistano delle potenziali diversità all'interno della forza lavoro part-time (Walsh 1999) non solo nella qualità, ma Di Manuela Samek Lodovici e Renata Semenza. 3

6 anche nelle preferenze e motivazioni che spingono il lavoratore verso il part-time: ragioni finanziarie legate alla necessità di un secondo reddito famigliare, motivi di conciliazione, forma transitoria di lavoro per il mercato. Non tutti poi scelgono il part-time volontariamente, ma il lavoro part-time può essere frutto di una decisione complessa per chi ha responsabilità famigliari di un tipo o di un altro, o del fatto che non vi sono occasioni di lavoro full-time. Esistono quindi quote di part-timers involontari che variano da paese a paese, con scarse probabilità di diventare occupati full-time. Inoltre l'orientamento verso il lavoro part-time e full-time non è statico, ma può variare nel tempo e può variare fra individui in relazione al contesto di lavoro e al ciclo di vita. Una lettura non semplicistica di questo tema richiede dunque di considerare i diversi piani che influiscono su quelli che potremmo definire i modelli di lavoro parttime in Europa: il piano politico-istituzionale e legislativo, quello economico legato alla domanda e alle caratteristiche del mercato del lavoro e quello individuale, legato alla volontarietà-involontarietà delle scelte lavorative, anche in relazione alle strategie famigliari, all'investimento in istruzione, alla presenza di figli, all'esistenza di servizi di cura (per bambini e anziani). Secondo un approccio individualista (Hakim 1995, 1996) le donne occupate part-time rappresentano (e possono essere usate come proxy negli studi cross-country) quelle debolmente orientate al lavoro, che "scelgono" questa forma di occupazione. D'altro canto, secondo un approccio strutturalista (Fagan, Rubery 1996), possono essere le caratteristiche istituzionali e sociali del contesto (politiche di conciliazione delle responsabilità lavorative e domestiche), le attitudini normative verso la tutela della maternità e l'organizzazione del mercato del lavoro che condizionano tale "scelta". Il rapporto che presentiamo sul lavoro part-time approfondisce l analisi di questi aspetti con particolare riferimento al caso regionale lombardo. Il primo capitolo considera le caratteristiche dell offerta di lavoro e dell occupazione part-time con attenzione in particolare alla volontarietà del part-time, all ampiezza dell offerta di lavoro potenziale part-time, alla distribuzione degli orari di lavoro e delle giornate lavorative, alle transizioni tra part-time e full- time e a quelle dalla disoccupazione e dalla inattività verso il part-time. L analisi è condotta sulla base dei micro-dati Istat sulle Forze di lavoro e dei dati longitudinali INPS sui lavoratori dipendenti. Il capitolo contiene anche una breve analisi comparativa della posizione del part-time in Lombardia rispetto ad altre regioni europee con caratteristiche simili a quelle lombarde. 4

7 Nel secondo capitolo si riportano i risultati di un indagine telefonica condotta presso 600 imprese lombarde al fine di indagare l orientamento delle imprese in merito all utilizzo del part-time. Scopo dell indagine è stato quello di indagare le ragioni che, dal lato delle imprese, limitano il ricorso al part-time anche nei settori che nel resto d Europa sono caratterizzati da un elevato utilizzo di lavoro part-time, oltre che di rilevare le modalità di utilizzo del part-time in questi settori e le valutazioni delle imprese. I due capitoli successivi indagano sul contesto istituzionale che regola l utilizzo del part-time: nel terzo capitolo si presenta un analisi comparativa del sistema normativo nei principali paesi europei, con attenzione in particolare al grado di protezione sociale previsto dai diversi sistemi legislativi ed al grado di flessibilità nell utilizzo di questo strumento contrattuale; mentre nel quarto capitolo si analizza il modo in cui la contrattazione aziendale in Italia ha regolato l utilizzo di contratti part-time in funzione delle esigenze di protezione dei lavoratori e/o delle esigenze di riorganizzazione dei processi produttivi delle imprese. Infine l ultimo capitolo analizza, sempre in un ottica comparata a livello europeo, le politiche di incentivazione al part-time che sono previste nei Piani Nazionali d Azione per l Occupazione e presenta casi di buone pratiche europee in questo campo. L analisi che presentiamo conferma alcuni dei principali aspetti di regolarità e di continuità nel modo in cui si presenta il fenomeno e nella sua incidenza ed evidenzia alcune caratteristiche peculiari del modello nazionale e regionale di utilizzo del part-time rispetto al contesto europeo. Continuità e nuove tendenze del lavoro part-time in Europa La comparazione europea ha messo progressivamente in evidenza alcune somiglianze tra Paesi: il part-time è un regime contrattuale che riguarda prevalentemente le donne ed è associato all'espansione del settore dei servizi; nei paesi dove è più diffuso presenta di norma condizioni peggiori e più segreganti rispetto al full-time, ma l'incidenza dell'involontarietà è più bassa per effetto di una maggiore legittimità sociale; vi è una forte relazione tra lavoro part-time e livelli di istruzione medio-bassi: quanto più alto è il livello di istruzione tanto più basso è l utilizzo del part-time. I lavori part-time sono di norma associati a salari e livelli formativi più bassi di quelli full-time (ma i differenziali salariali di genere sono più attenuati fra gli occupati part-time) e i passaggi a full-time sono assai rari. 5

8 Sebbene vi siano delle somiglianze, la letteratura internazionale concorda sul fatto che non esiste un unico modello di part-time, ma che si riscontrano importanti differenze fra paesi nelle caratteristiche di queste occupazioni e di questi occupati (Rubery, Fagan 1996, Oecd 1999). Variano l'incidenza e la natura della divisione fra lavori full-time e part-time; le condizioni associate al part-time, comprese le ore di lavoro, i livelli salariali, l'accesso ai benefits e il grado di tutela; l'estensione del part-time fra paesi e anche all'interno di simili settori o gruppi professionali. Figura 1 Incidenza del lavoro part-time in Europa, 2001 (Occupati part-time/occupati totali) totale donne Olanda Regno Unito Svezia Germania Danimarca Belgio Austria Irlanda Francia Finlandia Lussemburgo Portogallo Italia Spagna Grecia Europa a 15 Fonte: elaborazioni Irs su dati Eurostat, Labour Force Survey Considerando l'incidenza del lavoro part-time in Europa è possibile distinguere tre gruppi di paesi: a) un gruppo di paesi (Paesi Bassi, Belgio, Belgio,Danimarca, Regno Unito, Svezia, Germania) dove il part-time rappresenta una significativa componente del sistema occupazionale nazionale e riguarda percentuali superiori al 20% dell'occupazione totale e più di un terzo dell'occupazione femminile b) un gruppo di paesi (Francia, Austria, Irlanda) con un moderato sviluppo di parttime, che coinvolge un quarto dell'occupazione femminile c) un gruppo di paesi (Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Finlandia) a bassa intensità di occupazione part-time, con percentuali che in alcuni casi arrivano a superare di poco il 10% dell'occupazione femminile 6

9 Significative differenze fra Paesi si riscontrano nel ruolo giocato dal part-time nell'espansione dell'occupazione femminile. Ad alti livelli di utilizzo del part-time non si associa comunque sempre un elevato livello di occupazione femminile. Ad esempio i Paesi Bassi sono quelli che presentano la maggior diffusione del parttime, ma il tasso di occupazione femminile non è superiore a quello della media europea; viceversa in Francia l'uso moderato del part-time coincide con un tasso elevato di occupazione femminile. Il lavoro part-time, nonostante sia ritenuto dalla Commissione Europea uno degli strumenti più efficaci per la crescita dell occupazione e della partecipazione al mercato del lavoro delle donne, non sembra potersi considerare come la causa prioritaria della mobilizzazione del lavoro femminile. In alcuni Paesi, come l'italia e la Spagna, l'occupazione femminile ha avuto un trend di crescita molto accentuato senza che vi sia stata una parallela crescita del lavoro part-time; in Danimarca, d altro canto, decresce il part-time e cresce l'occupazione femminile. Figura 2 Incidenza del lavoro part-time e tasso di occupazione, donne-europa 2001 tasso di occupazione femminile S 75 DK 70 FIN UK 65 NL P A 60 D F 55 L IRL B E 40 I EL occupate part-time/ totale occupate Fonte: elaborazioni Irs su dati Eurostat, European Labour Force Survey, Per il tasso di occupazione italiano si sono utilizzati i dati Istat, Forze di Lavoro, 2001 Anche sul fronte della regolazione del lavoro part-time, sebbene venga considerata un esempio del processo di europeizzazione delle politiche nazionali del lavoro 1, è possibile rintracciare differenze sostanziali nei modelli adottati. Alcuni paesi sono 1 Tende ad esserci una convergenza nelle riforme nazionali della disciplina sul part-time, con un forte intento anti-discriminatorio e di rafforzamento delle tutele. 7

10 regolati da modelli legislativi-contrattuali flessibili, ma fondati sul diritto individuale al part-time e su forti garanzie sociali (come nel caso dei Paesi Bassi 2 e in misura minore anche della Svezia e della Francia); in altri paesi dei modelli legislativi estremamente flessibili sono associati a scarse tutele sociali, come avviene nei Paesi anglosassoni; nel caso dei paesi mediterranei vi sono invece modelli legislativi-contrattuali assai vincolanti e differenziati, ma che offrono scarsissime garanzie sociali. Esistono dunque elementi di omogeneità e di regolarità nel modo in cui si presenta il fenomeno del part-time in Europa, ma anche elementi di differenziazione fra paesi, tali da far pensare a modelli in diverse fasi di maturazione nell'uso del parttime, che avranno in prospettiva dei trend differenti e effetti nuovi. Dal confronto internazionale emerge anche un problema legato ai criteri di definizione del part-time, che possono cambiare notevolmente la quantificazione della sua incidenza sull occupazione totale. Il part-time può essere infatti misurato in base alle ore di lavoro o all autodichiarazione dei lavoratori. Il primo metodo è quello utilizzato dall OCSE che classifica come part-timers gli occupati che svolgono meno di 30 ore settimanali di lavoro, il secondo è quello utilizzato da Istat ed Eurostat nell Indagine sulle forze di lavoro. Ad esempio in Italia, se si classificassero gli occupati part-time in base al numero di ore lavorate e non in base all autodichiarazione, la quota di part-timers (calcolata come coloro che lavorano meno di 30 ore) salirebbe dall'8,6% all'11,6% e arriverebbe al 15% includendo gli occupati che lavorano fino 35 ore. La posizione relativa dell'italia, che è insieme a Spagna e Grecia il paese a minore incidenza di part-time in Europa, non verrebbe comunque nella sostanza modificata. Una distinzione importante è inoltre quella fra part-time corto e part-time lungo, che rappresenta spesso il vero discrimine per avere diritto alle prestazioni sociali garantite ai lavoratori full-time. L evidenza empirica mostra significative differenze nel numero medio di ore lavorate tra gli occupati part-time: si passa dalle 17,6 ore medie settimanali in Spagna, alle 23,5 in Francia, con una variazione settimanale media di 6 ore. In Italia l'orario medio del part-time (23,3) è più elevato di quello medio europeo. Di norma l'orario di lavoro part-time maschile è più lungo di quello femminile. 2 In Olanda la promozione del lavoro part-time è avvenuta attraverso la legge ed esiste un vero e proprio diritto al suo ottenimento da parte del lavoratore; esistono indennità per lavori prestati in determinati orari socialmente penalizzanti, premi per l'ottenimento di titoli di studio, benefici supplementari oltre a quelli previsti dalla legge. 8

11 Un ulteriore aspetto riguarda la dinamica nell utilizzo del part-time: dopo una forte espansione vi sono segnali di stabilità ed in alcuni casi di flessione del part-time, come ad esempio in Svezia e Danimarca. Le ragioni della sedimentazione del fenomeno sono probabilmente legate a un serie di fattori: da un lato cresce la necessità, nelle famiglie, di un secondo reddito full-time e dall'altro si è verosimilmente consolidato il settore dei servizi; inoltre il part-time non rappresenta più il solo e più consistente strumento di flessibilità del lavoro, poiché si stanno sviluppando altre forme di flessibilità dell'orario di lavoro full-time e modulazioni del tempo di lavoro, soprattutto nel settore dei servizi, e nuove soluzioni lavorative (Oecd 2001). L analisi comparativa consente di individuare alcune variabili rilevanti che influenzano l utilizzo del part-time: il livello di istruzione, il sistema di welfare, le condizioni famigliari, il grado di terziarizzazione del sistema economico. Le condizioni famigliari, ed in particolare l appartenere a famiglie con due occupati, e la presenza di figli in età scolare (minori di 15 anni) sembrano influenzare la composizione dei tempi di lavoro tra coniugi, ma le differenze tra paesi appaiono più ampie di quelle tra coppie con figli a carico e coppie senza figli all interno dei diversi paesi considerati, ad indicare l importanza relativamente maggiore dei sistemi di welfare (soprattutto in termini di offerta di servizi di cura) e del livello di istruzione nell influenzare le ore lavorate dalle coppie (Franco e Winqvist, 2002). Se nella maggior parte dei paesi europei la percentuale di coppie in cui entrambi i partners lavorano full-time è inferiore tra le coppie con figli a carico, dove prevale la combinazione di padre che lavora a tempo pieno e madre che lavora part-time, emergono però importanti differenze tra paesi. Nei paesi dell Europa meridionale (Italia, Spagna, Grecia e Portogallo) e in Belgio le differenze tra coppie con o senza figli a carico sono minime, mentre le differenze sono molto elevate nei Paesi Bassi (dove il 53% delle coppie con bambini vede il padre lavorare full-time e la madre part-time) e nel Regno Unito (dove tale percentuale raggiunge il 40%). Inoltre risulta che, a prescindere dalla presenza di figli a carico, il pattern più diffuso tra le coppie europee è quello in cui gli uomini lavorano con orari lunghi full time (40 ore o più) e le donne lavorano lunghi part-time (20 ore o più alla settimana). Solo in Francia, e in minor misura in Belgio, si riscontra una divisione delle ore di lavoro più bilanciata all interno delle famiglie, mentre le maggiori differenze nell orario di lavoro dei partners si ritrova nei paesi del Sud Europa e in Gran Bretagna. Il livello di istruzione delle donne sembra d altro canto avere un effetto significativo sull orario di lavoro, a prescindere dalle condizioni famigliari. In tutti i paesi 9

12 europei, con l eccezione del Portogallo e dell Italia, a prescindere dalla presenza di figli a carico, la percentuale di famiglie in cui entrambi i partners lavorano full-time è più elevata dove le donne hanno maggiori livelli di istruzione. Il grado di terziarizzazione del sistema economico sembra un altra importante variabile esplicativa della diffusione del part-time (come anche discusso nel Box 1). Nei servizi il part-time è più facilmente utilizzabile che nel settore industriale; inoltre, essendo i servizi settori ad elevata occupazione femminile, la domanda di part-time da parte delle lavoratrici è più elevata; infine, la diffusione dei servizi, soprattutto di quelli a sostegno della famiglia, consente una maggiore partecipazione femminile ed un maggiore utilizzo del part-time. Il modello italiano All'interno del variegato quadro europeo, come si configura il modello italiano e in quale direzione tenderà a svilupparsi? I Piani Nazionali per l'occupazione 2001 e 2002 ribadiscono l'obiettivo di aumentare il numero di posti di lavoro part-time come elemento importante in una strategia di crescita complessiva dell'occupazione, soprattutto femminile. In questa prospettiva rientrano le riduzioni dell aliquota contributiva sulle assunzioni con contratti parttime a tempo indeterminato previste dal DM 12/04/2000 (di attuazione dell art.5 del D.Lgs. 61/2000. Per l offerta di lavoro, il part-time può diventare uno strumento flessibile di presenza nel mercato del lavoro che permette di mantenere un legame professionale nei diversi periodi di transizione della vita (lavoro-formazione, lavororesponsabilità famigliari, lavoro-pensionamento) e di ridurre di conseguenza l'area delle persone inattive. Il provvedimento più rilevante in questo senso è la legge 53/2000, che prevede disposizioni specifiche a favore della flessibilità dell orario volte a conciliare tempo di vita e di lavoro (art.9). Nonostante le raccomandazioni comunitarie e le incentivazioni previste dalla recente normativa nazionale, in Italia il lavoro a tempo parziale si attesta ancora su valori sensibilmente più bassi rispetto a quelli presenti nella maggioranza degli altri paesi europei, soprattutto nel caso delle donne (fig. 1). D altro canto in Italia esistono diverse forme di orario lavorativo ridotto sia contrattuali (si pensi, per esempio, al comparto della scuola) che di fatto (il 9,3% degli occupati a tempo pieno lavora meno di 35 ore alla settimana, a fronte del 4% in Francia e di una quota statisticamente trascurabile in Olanda e negli USA). Oltre che poco diffuso, il lavoro part-time in Italia presenta una serie di altre caratteristiche distintive: 10

13 a) è in crescita come strumento flessibile (part-time orizzontale, verticale, a settimane, a mesi, a tempo determinato, ecc.) del mercato del lavoro nei servizi, soprattutto nei settori ad elevata occupazione femminile: si concentra infatti in pochi settori (24% in commercio e ristoranti-alberghi, 26% in servizi pubblici, 13% servizi alle imprese, 13% agricoltura); b) si colloca come forma flessibile del lavoro dipendente all'interno di un forte trend di crescita delle forme 'atipiche' del lavoro (collaborazioni coordinate e continuative, partita IVA, lavoro interinale e a tempo determinato); c) è molto più femminilizzato che negli altri paesi europei, con una quota di parttime maschile fra le più basse in Europa, pari al 3,5%, anche se in crescita. Il part-time maschile riguarda soprattutto i giovani, mentre quello femminile le fasce centrali di età (30-39 anni); d) è soprattutto diffuso e in crescita fra l'occupazione meno istruita (il 44% delle occupate part-time non ha nessun titolo di studio o arriva alla scuola dell'obbligo) e meno qualificata (il 33% è personale non qualificato, mentre nel la stessa quota era del 25%); e) è soprattutto part-time lungo: il numero medio delle ore lavorate è superiore alle 23 ore settimanali. L analisi delle caratteristiche del lavoro a tempo parziale in Italia mette in luce anche una serie di aspetti critici: Il part-time tende di fatto ad essere una condizione più instabile rispetto al fulltime, nonostante la normativa garantisca gli stessi diritti: all'interno del lavoro dipendente la durata media del rapporto di lavoro è inferiore di 6 mesi su un arco di 4 anni e mezzo L incidenza del part-time involontario 3 è in Italia relativamente più elevata che in altri paesi dell UE, (nel 2001, 33,4%, a fronte di una media europea del 14,8%) 4 anche se in diminuzione (nel 2002 la quota di occupati part-time involontari scende al 31,4%), evidenziando l esistenza di un offerta forzata di lavoro part-time accanto ad un offerta potenziale di questa forma di lavoro; su 3 Gli occupati part-time involontari sono coloro che dichiarano di avere un occupazione a tempo parziale solo perché non sono riusciti a trovare un occupazione simile a tempo pieno. 4 L incidenza del part-time involontario è relativamente elevata anche se si considerano solo le donne: nel 2001 il 29,7% delle donne italiane occupate part-time dichiarano di lavorare con questa forma di lavoro perché non sono riuscite a trovare un occupazione a tempo pieno. La stessa quota è pari a 13,4% nella media europea. 11

14 questo aspetto incide inoltre fortemente la differenziazione territoriale fra Centro-Nord dove il part-time è più di natura volontaria e Mezzogiorno dove prevale invece il part-time involontario; Esistono pochissime informazioni sulle motivazioni e le caratteristiche dell utilizzo del lavoro a tempo parziale dal lato delle imprese. Inoltre, nonostante sia chiaro il ruolo del lavoro a tempo parziale come fattore di flessibilità nel comparto dei servizi, del commercio in particolare, non è altrettanto scontato se esso possa rappresentare un opportunità, piuttosto che un vincolo, nei comparti più tradizionali dell industria, soprattutto nei casi in cui la tecnologia e le caratteristiche della produzione (si pensi alle produzioni a ciclo continuo o a quelle ad alta intensità di capitale umano specifico) richiedono una presenza/azione prolungata dello stesso lavoratore. In Italia le modifiche di legge successive al 2000 rendono l'attuale legislazione sul part-time molto strutturata, fortemente antidiscriminatoria, che introduce elementi di ulteriore flessibilità, ma non impostata sul diritto individuale al lavoro part-time. La recente riforma della disciplina sul part-time (Cap. 3) ha ulteriormente allargato i margini della contrattazione collettiva nella regolazione del part-time. L'analisi dei più significativi accordi aziendali in Italia (Cap.4) ha messo in luce come la contrattazione stia divenendo più estesa e soprattutto qualitativamente più articolata, in direzione di una sempre minore marginalizzazione dei lavoratori parttime e di una migliore salvaguardia delle carriere e tutela di alcuni diritti (ad esempio la precedenza nell'assunzione con contratto full-time). Dall'analisi degli accordi sono emersi due principali tipi di part-time: il part-time da trasformazione richiesto dalle lavoratrici, in particolari fasi della vita per esigenze di conciliazione, che si caratterizza per una maggiore rigidità nell'organizzazione del tempo di lavoro, anche se vi sono segnali di reciproco adattamento e moltiplicazioni di occasioni di lavoro part-time; il part-time da ingresso, più spesso involontario, richiesto dall'impresa per esigenze produttive e organizzative. Il modello regionale Il modello di part-time regionale sembra collocarsi a metà strada tra quelli europei e quello nazionale, anche se le differenze rispetto ad altre regioni europee, comparabili con quella lombarda, sono ancora molto ampie. L utilizzo del lavoro part-time è leggermente più elevato della media nazionale e sembra rispondere più che a livello nazionale ad esigenze di conciliazione 12

15 dell offerta di lavoro femminile. Riguarda infatti in misura maggiore le donne tra i 30 ed i 39 anni, con carichi famigliari. Nell ultimo decennio la quota di part-time conciliativo (per le donne coniugate con carichi famigliari) aumenta in modo molto consistente, passando dal 69% nel 1993 al 91% nel Tuttavia il confronto con altre regioni europee evidenzia ampie differenze: l incidenza del part-time sull occupazione femminile e maschile è ancora meno della metà di quella riscontrabile nella media europea (rispettivamente 33,3% e 17,6%) e il tasso di femminilizzazione del part-time è più elevato (81,8% rispetto ad una media del 80%). E indicativo a questo proposito il caso olandese che presenta tassi di diffusione del part-time tra i più elevati nei paesi occidentali sia tra gli uomini che tra le donne (rispettivamente 37% e 67%). Il part-time in Lombardia è tendenzialmente più diffuso fra il personale istruito (le donne part-time laureate in Lombardia sono il 15%, mentre in Italia sono il 11,5%) e qualificato (professioni tecniche e intermedie). E minore l incidenza del part-time involontario (21% rispetto al 35% nazionale). In Lombardia i part-timers involontari sono soprattutto le giovani donne con bassi titoli di studio. In Lombardia è anche elevata la quota di offerta di lavoro part-time non soddisfatta, soprattutto tra le donne: il 12,3% delle persone in cerca di lavoro vorrebbe esclusivamente un lavoro part-time, un incidenza doppia rispetto al dato nazionale (6,1%). Anche tra gli inattivi, ben il 21% sarebbe disposto ad accettare un lavoro part-time. Se queste persone trovassero un lavoro part-time, il tasso di occupazione part-time in Lombardia crescerebbe di 2,4 punti percentuali ed il tasso di occupazione femminile raggiungerebbe il 53,8%, avvicinandosi all obiettivo di Lisbona. L analisi delle transizioni, sulla base dei dati Inps relativi ai lavoratori dipendenti in Lombardia, evidenzia che, mentre per gli uomini il part-time è tipicamente una modalità di ingresso nell occupazione, da cui si esce velocemente per entrare nel lavoro full-time, per le donne, e soprattutto per le over 30, è una condizione più stabile. Tuttavia in media i contratti part-time appaiono meno durevoli di quelli fulltime: solo il 16% dei contratti part-time durano per tutto il periodo di osservazione ( sei anni), meno della metà dei contratti a tempo pieno. L analisi dei dati Inps evidenzia inoltre che differenziali retributivi di genere sono presenti sia nel lavoro full-time che in quello part-time, ma nel part-time le differenze sono minori (si 13

16 passa da un differenziale lordo stimato tra uomini e donne dell 11% per i lavoratori a tempo pieno ad uno del 5% per i part-time). La bassa diffusione del part-time in Lombardia (e a maggior ragione in Italia) rispetto alla media europea e l'alta quota di potenziale offerta di lavoro part-time sembrano dunque in larga misura legate alla scarsa propensione delle imprese ad utilizzare questa forma contrattuale. Anche nei servizi l utilizzo del part-time è molto inferiore rispetto alla media europea. L indagine presso 600 imprese lombarde operanti nei settori dei pubblici esercizi, commercio, intermediazione finanziaria, industria del tessile, abbigliamento e calzature è particolarmente interessante a questo proposito. Le imprese affermano di utilizzare il part-time soprattutto per rispondere ad esigenze espresse dalle lavoratrici, come emergeva da un'analoga ricerca sulla flessibilità del lavoro condotta qualche anno fa (Samek, Semenza 2001). E indicativo che le imprese che utilizzano il part-time ne sottolineano i vantaggi anche per l impresa (soprattutto perché consente di avere figure professionali non occupabili a tempo pieno e per la possibilità di far fronte a picchi di lavoro giornalieri o settimanali), mentre un'alta quota di imprese che non lo utilizzano sottolineano come non sia un contratto economicamente vantaggioso, probabilmente per i maggiori costi di gestione del personale. Dall'indagine emerge una forte resistenza culturale nei confronti del contratto part-time e inoltre una scarsissima conoscenza degli incentivi a disposizione: solo nel 25% dei casi l'imprenditore o il responsabile delle risorse umane conosce la legge sul part-time, le sue recenti modificazioni. La tipologia di part-time più utilizzata è quella orizzontale e le ore mediamente lavorate sono intorno alle 23 ore settimanali. Il lavoro supplementare è poco utilizzato. Alcune implicazioni di policy Tradizionalmente, in particolare nel nostro paese, il part-time è stato visto soprattutto come strumento di sostegno all occupazione femminile, perché consente di conciliare le responsabilità di cura con il lavoro per il mercato. In realtà, come emerge sempre più chiaramente dall esperienza sia nazionale che europea degli ultimi anni, il part-time è uno strumento flessibile che può rispondere ad esigenze diverse sia dell offerta che della domanda di lavoro. Da un lato può rispondere alle esigenze di conciliazione e di migliore qualità della vita dell offerta di lavoro che emergono nelle diverse fasi del ciclo di vita e che non riguardano solamente la componente femminile (conciliazione tra studio e lavoro per i giovani, tra lavoro di 14

17 cura e lavoro per il mercato per le donne e gli uomini con famigliari a carico, tra partecipazione attiva e pensionamento per i lavoratori più anziani); dall altro lato può rispondere ad esigenze aziendali di (ri)organizzazione dei processi produttivi per imprese industriali e di servizio ed anche alle esigenze collettive di difesa dei posti di lavoro. In Italia e in Lombardia per ora sembra essere prevalsa soprattutto la prima esigenza, che ha peraltro trovato un modesto riscontro da parte delle imprese. Tuttavia alcune recenti esperienze di contrattazione aziendale nel nostro paese ed alcune esperienze europee di incentivazione del part-time come strumento di sostegno all invecchiamento attivo della popolazione anziana e alla partecipazione e all occupazione delle donne e dei soggetti svantaggiati consentono di sottolinearne le potenzialità. L analisi degli accordi aziendali sul part-time presentata nel quarto capitolo sottolinea appunto il ruolo crescente svolto dalla contrattazione aziendale nella regolazione del part-time come strumento per: rispondere ad esigenze organizzative aziendali legate alla variabilità (stagionale o meno) della domanda e dei flussi di clientela, rispondere ai bisogni dei dipendenti, alleggerire situazioni di crisi aziendali, offrire occasioni di occupazione per soggetti svantaggiati. Negli ultimi anni, come già si accennava, la contrattazione aziendale sul part-time si sta articolando maggiormente grazie anche alla crescente consapevolezza delle parti (sindacati e imprese) sulle potenzialità di questo strumento contrattuale. Emerge inoltre come il part-time concesso per rispondere alle esigenze di conciliazione delle lavoratrici non sia così rigido come potrebbe apparire a prima vista: le donne sembrano adattarsi anche al part-time in turni, nel week-end e a improvvise sostituzioni di colleghe nel caso del job-sharing. Anche le imprese che sperimentano il part-time per far fronte ad esigenze di flessibilità nell erogazione dei servizi o nel processo produttivo iniziano ad apprezzarne le potenzialità, come emerge dai nuovi part-time articolati per nicchie di orario e dall utilizzo del parttime anche in imprese industriali per facilitare l utilizzo degli impianti e il lavoro a turni. In alcuni casi l utilizzo del part-time al posto di altre forme di flessibilità contrattuale ha comportato una maggiore tutela dei diritti dei lavoratori e della stabilità del lavoro. Se è vero dunque che l utilizzo del part-time può comportare per le imprese maggiori costi di gestione delle risorse umane, spesso tali costi sono amplificati dalle imprese che non conoscono gli incentivi e le possibilità di flessibilità garantite 15

18 dalla legge e sottostimano i vantaggi che l introduzione del part-time può portare soprattutto in quelle produzioni o servizi caratterizzati da stagionalità e/o da picchi di produzione. L analisi dell esperienza europea presentata nel quinto capitolo consente di sottolineare anche il ruolo del part-time come strumento di politica attiva del lavoro. La lettura dei Piani d Azione Nazionali per l Occupazione evidenzia l utilizzo del part-time come strumento: di sostegno all invecchiamento attivo (Austria), di prevenzione della disoccupazione di lunga durata (Francia), di sostegno all adattabilità delle imprese (Spagna e Gran Bretagna), oltre che di sostegno alle pari opportunità. E interessante a quest ultimo proposito notare come i paesi scandinavi e i Paesi Bassi, soprattutto, accentuino gli aspetti di non discriminazione di questo strumento incentivando la sua diffusione anche tra gli uomini e tra le posizioni professionali più qualificate (posizioni manageriali e specialistiche) e facilitando le possibilità di una effettiva scelta dell orario attraverso l offerta diffusa di servizi per la famiglia. In alcuni paesi dell Europa centrale (come la Germania ed i Paesi Bassi) e in Gran Bretagna, invece, il part- time viene utilizzato come strumento che consente livelli elevati di occupazione per le madri e facilita il rientro nel mercato del lavoro per le donne che escono durante la maternità, anche in assenza di politiche specifiche di conciliazione tra lavoro per la famiglia e lavoro per il mercato. Come si è visto il confronto internazionale evidenzia in effetti l esistenza di una correlazione positiva tra diffusione del part-time e partecipazione/occupazione femminile 5 (O Reilly 1996). Il problema è in questo caso quello di verificare se effettivamente il parttime rappresenta un opportunità di accesso al mercato del lavoro per le donne o rappresenta invece una forma di segregazione e marginalizzazione. Secondo una rassegna dell'ocse (Oecd,1999), nella maggior parte dei paesi, chi lavora part-time è più probabile che abbia lavori temporanei e le probabilità di passaggio dal lavoro part-time al lavoro a tempo pieno sono molto scarse, soprattutto per le donne meno istruite (mentre sono elevate per gli uomini). Solo in Svezia sono frequenti i passaggi dal lavoro a tempo pieno al part-time e di nuovo al tempo pieno nel corso della vita lavorativa delle donne. Come si è già accennato, nella maggioranza dei paesi europei (esclusi i paesi scandinavi), chi lavora part-time ha anche peggiori condizioni di lavoro rispetto ai full time: le retribuzioni, i fringe benefits, il livello di 5 Tale effetto vale anche per gli uomini: dove più elevata è la quota di uomini che lavorano part-time è anche più elevata la partecipazione maschile la mercato del lavoro 16

19 protezione sociale (in riferimento anche ai sussidi di disoccupazione ed ai diritti pensionistici), la durata dei rapporti di lavoro, le prospettive di formazione e di carriera sono in genere inferiori a quelle dei lavoratori a tempo pieno 6. Ciò è tanto più vero quanto più esteso è il periodo di lavoro ad orario ridotto e quanto minori sono le ore lavorate. Il livello di istruzione emerge come un elemento discriminante nel delineare le condizioni di inserimento delle donne nel mercato del lavoro in tutti i paesi. Sono soprattutto le donne con minori livelli di scolarizzazione che presentano i percorsi lavorativi più precari. Per concludere, dalla ricerca presentata in questo rapporto è emerso il molteplice ruolo del part-time come strumento di politica attiva del lavoro per aumentare la partecipazione e l occupazione di fasce marginali dell offerta di lavoro (donne, giovani, anziani, soggetti svantaggiati), come strumento di conciliazione per chi offre lavoro tra esigenze che emergono in diverse fasi del ciclo di vita e lavoro per il mercato, come strumento di flessibilizzazione dell organizzazione produttiva nelle imprese, come strumento di attenuazione delle crisi aziendali. L evidenza empirica internazionale ha però mostrato alcuni rischi associati al parttime. Soprattutto i rischi di peggiori condizioni di lavoro, di scarso investimento in formazione e capitale umano che possono portare ad un circuito vizioso di segregazione e marginalizzazione dell occupazione femminile. E dunque necessario che la normativa e le pratiche di contrattazione che accompagnano la diffusione del part-time tengano conto di questi rischi evitando di finalizzarlo solo all occupazione femminile, accompagnando gli incentivi al part-time con misure di sostegno alla formazione e alla progressione professionale, oltre che con misure di sostegno al lavoro di cura che consentano una scelta nell offerta di lavoro che sia effettivamente volontaria. 6 In molti paesi è necessario un numero minimo di ore settimanali di lavoro per avere accesso al sistema di sicurezza sociale, in altri i contributi sociali sono fissi, indipendenti dal numero di ore lavorate e questo disincentiva le imprese dall assumere lavoratori part-time. 17

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21 1. L OFFERTA DI LAVORO PART-TIME 1.1 Definizioni, classificazioni e misurazione dell incidenza del parttime Negli ultimi decenni nei paesi industrializzati hanno cominciato a diffondersi delle forme atipiche di lavoro, nuove forme di lavoro diverse dal modello tradizionale di impiego a tempo pieno e permanente. Tra le modalità di lavoro non standard più diffuse, l utilizzo del part-time si è fortemente intensificato in questi ultimi anni specie nell occupazione femminile. Come mostra la seconda colonna della tabella 1.1, il lavoro a tempo parziale è stato adottato in larga misura nei paesi dell Europa centro-settentrionale (Olanda, Islanda, Norvegia, Regno Unito, Svizzera) dove, secondo i dati del 2001 dell Eurostat, rappresenta circa il 30% del totale dei contratti degli occupati. In Italia, sebbene il fenomeno del part-time sia in forte crescita, la percentuale di occupati part-time (9,1%) é molto bassa ed è di gran lunga inferiore alla media dei paesi europei (18%). La media delle ore di lavoro degli occupati part-time in Italia è una delle più alte in Europa insieme alla Francia e alla Svezia: in Lombardia i part-timer lavorano generalmente 22,7 ore, una media che è piuttosto elevata, anche se inferiore a quella italiana (23,3), e che è rimasta sostanzialmente invariata nel corso degli anni. In realtà, l incidenza del lavoro part-time cambia notevolmente a seconda della definizione di lavoro a tempo parziale adottata. Con l intento di quantificare tali variazioni, si è calcolato il tasso di occupazione a tempo parziale utilizzando le diverse denominazioni di lavoro part-time riportate in letteratura (Mangan J., 2000): 1. in base alle ore di lavoro: con riferimento al limite massimo di ore lavorative stabilite tramite un contratto, (che in genere variano tra le 35 e le 40 ore settimanali) si definisce part-time l occupato che abitualmente lavora meno di Di Federica Origo, Francesca Strada, Cristiana Zanzottera. 19

22 tale orario. L OCSE, avvalendosi di tale definizione, considera part-time il lavoratore che svolge meno di 30 ore settimanali; 2. in base all orario normale di lavoro: si considera part-time il lavoratore che ha un orario normale di lavoro inferiore a quello di un occupato a tempo pieno, nello stesso settore lavorativo, in una posizione professionale simile. Questa è la definizione generalmente adottata dall ILO; 3. in base all auto-dichiarazione degli intervistati: agli stessi intervistati viene espressamente richiesto di definire la loro condizione di occupato in base alla percezione personale che hanno del proprio orario di lavoro. L Istat ed Eurostat, nell indagine sulle Forze di Lavoro, distinguono i lavoratori part-time dai full-time in base a quanto dichiarato dallo stesso intervistato 1. Questa sarà la definizione che adotteremo nel seguito del lavoro. Facendo riferimento alla colonna 3 della tabella 1.1, il lavoro a tempo parziale risulta relativamente più diffuso in alcuni paesi, rispetto alla definizione soggettiva, se si considerano part-time i lavoratori che lavorano meno di 30 ore. In particolare il tasso di occupazione part-time dell Italia aumenta di circa 3 punti percentuali se si prendono come riferimento 30 ore lavorative (12,2%). Questa nuova definizione non modifica comunque la graduatoria dei paesi analizzati, in quanto rimangono ai primi posti per presenza di occupati a tempo parziale i Paesi Bassi, ma riduce il divario esistente tra i tassi italiani e quelli degli altri paesi europei. Data la difficoltà di identificare i lavoratori a tempo parziale, la tabella 1.2 riporta sia la quota di lavoratori che si auto-dichiarano full-time ma che lavorano meno di 35 ore settimanali (short full-time), sia i lavoratori che si auto-dichiarano part-time ma che lavorano più di 30 ore settimanali (long part-time). Tale tabella si riferisce al 1995, ultimo anno per cui sono disponibili tutte le informazioni necessarie. Particolarmente interessante sembra essere la percentuale di lavoratori che si dichiarano full-time ma che lavorano meno di 35 ore (colonna a): il tasso italiano risulta infatti al terzo posto, preceduto solo da Polonia e Grecia. Da ciò si può dedurre che in alcuni paesi, tra cui appunto l Italia, si sia diffusa una modalità di lavoro di short full-time, ovvero esistono delle occupazioni, come ad esempio nel settore pubblico (settore dell istruzione) classificate contrattualmente come full- 1 Nelle elaborazioni effettuate qui di seguito per lavoro part-time si è fatto riferimento a quanto precisato nei dati Istat sulle Forze di Lavoro. Ci si affida pertanto all auto-dichiarazione rilasciata dall intervistato a cui viene chiesto se è un lavoratore a tempo pieno o parziale. 20

23 time ma che richiedono effettivamente un impegno lavorativo settimanale inferiore alle 35 ore. D altra parte, esiste in un gruppo consistente di paesi, quelli più propensi a nuove forme flessibili di lavoro (come Svezia, Olanda, Islanda e Svizzera), il fenomeno del long part-time, per cui si definiscono lavoratori part-time degli individui che in realtà lavorano più di 30 ore settimanali (colonna b). La tabella 1.3 evidenzia la disomogeneità tra i tassi di occupazione part-time ottenuti per la Lombardia, oltre che per l Italia, relativamente agli anni 2002 e 1993 utilizzando le diverse definizioni di occupazione a tempo parziale. Ciò che emerge é che anche in Lombardia aumenta l incidenza dell occupazione part-time se si passa dalla definizione soggettiva a quella basata invece sulle ore massime di lavoro effettuato. Per le donne i tassi derivanti dalle diverse classificazioni sono molto diversi, per cui il tasso di occupazione delle donne part-time é del 27,3% in Lombardia (e del 28,6% in Italia) quindi più alto di circa 8 punti percentuali (e di 11 punti per l Italia) rispetto alla definizione soggettiva. Tale consistente difformità é imputabile alla forte femminilizzazione proprio di quei settori caratterizzati da short full-time, come conferma anche la considerevole presenza di donne (il 9,8% contro il 3,2% degli uomini in Lombardia) tra i lavoratori considerati full-time e lavorano meno di 35 ore. Le diverse definizioni di lavoro part-time esaminate finora e l analisi svolta nei paragrafi successivi, considerano l insieme degli occupati a tempo parziale senza suddividerli a seconda delle loro posizioni professionali. A tal proposito nella tabella 1.4 si sono separati i lavoratori autonomi dai dipendenti calcolandone i rispettivi tassi di occupazione a tempo parziale. In Lombardia, nel 2002 i lavoratori dipendenti erano il 78,3% del totale dei part-timer (il rimanente 21,8% era costituito dagli autonomi) percentuale in netto aumento rispetto al 1993 (70%). I tassi di occupazione part-time dei lavoratori dipendenti nel 2002 risultano sempre leggermente superiori a quelli degli autonomi (il tasso part-time per i dipendenti è del 9,7% contro il 8,2% per gli indipendenti). Negli ultimi 10 anni però è cresciuta molto di più l incidenza dell occupazione a tempo parziale dipendente rispetto a quella autonoma ed in particolare quella femminile che è cresciuta di 8 punti percentuali (10,9% nel 1993 e 18,9% nel 2002), probabilmente anche in seguito agli incentivi dell utilizzo del part-time realizzati per i lavoratori dipendenti, negli anni

24 1.2 Le caratteristiche degli occupati part-time in Lombardia Considerando la definizione soggettiva usata dall Istat, in Lombardia nel 2002 lavoravano part-time circa individui, pari al 9,3% del totale degli occupati. L incidenza del lavoro part-time in Lombardia è inferiore alla media europea, ma più alta in confronto al resto d Italia (8,6%) ed in costante crescita: nell arco di 10 anni il tasso di occupazione part-time è cresciuto di 3,6 punti percentuali (di 3 punti in Italia), corrispondente ad un incremento complessivo di occupati a tempo parziale. Il part-time femminile è cresciuto del 90,7% sul totale della crescita di occupazione femminile realizzata negli ultimi 10 anni in Lombardia (tabella 1.5). Da un analisi della composizione del fenomeno del part-time si desume che in Lombardia la maggior parte degli occupati a tempo parziale sono (tabella 1.6a e tabella 1.6b) donne (l 82% del totale dei part-timer); appartenenti alla fascia di età compresa tra i anni (36,5%); coniugati (69.2%) e con famiglie costituite da 3 o 4 componenti (68,9%) impiegati nel settore industriale della trasformazione (20%), nel commercio (17,1%) e nei servizi sociali (15,5%); concentrati in professioni tecniche o intermedie (23,6%); in possesso di diploma di maturità o di qualifiche professionali (44,4% nel 2002, 30,4% nel 1993), anche se è in aumento la percentuale di part-timer in possesso di laurea o di un dottorato. Il lavoro a tempo parziale sopperisce all esigenza di una larga componente della forza lavoro che, pur desiderando un lavoro fisso non può, per svariati motivi ( perché frequenta corsi scolastici, ha problemi familiari, ha figli piccoli ), accettare un occupazione full-time e preferisce un impiego con orari ridotti. E possibile quindi giustificare la netta prevalenza, nell occupazione part-time, della componente femminile (tabella 1.7), che generalmente ha più esigenze di flessibilità di orario di lavoro, per motivi di conciliazione con l attività domestica e/o la cura dei figli: in Lombardia l incidenza dell occupazione part-time femminile sul totale dell occupazione è del 18,9%, percentuale più alta di quasi 2 punti rispetto alla media italiana. Il tasso di occupazione part-time per gli uomini è invece del 2,8%: non solo quindi è più basso di quello italiano (3,5%), ma è anche inferiore a quello 22

25 femminile di 16 punti percentuali (mentre in Italia il differenziale uomini-donne è di 13 punti percentuali). I tassi di occupazione part-time specifici per età risultano più elevati nella fascia di età over-65, sintomo del fatto che spesso il part-time non costituisce una condizione lavorativa permanente nella vita di un individuo ma è vissuta piuttosto come prima tappa verso un prossimo abbandono dalla propria occupazione, ovvero come una via di uscita dal lavoro. Disaggregando ulteriormente tali tassi per genere si osserva che sussistono delle sostanziali differenze nelle scelte lavorative tra uomini e donne. Per gli uomini la fasce di età che presentano un incidenza dell occupazione part-time maggiore sono quelle estreme, cioè la classe giovanile (15/29 anni) e quella più matura (over 65). Per le donne invece i tassi di occupazione part-time sono distribuiti tendenzialmente in modo più equilibrato tra le varie coorti ma le più propense a ricorrere alla forma di lavoro a tempo parziale sono le trentenni, cioè le lavoratrici che hanno ragionevolmente maggiori problemi nell accettare un impiego full-time a causa dei probabili carichi familiari. La concentrazione di lavoratori a tempo parziale in fasce di età diverse al variare del genere è spiegabile attraverso la teoria economica della conciliazione: gli uomini desiderano per lo più un occupazione part-time per esigenze di conciliazione lavoroformazione, le donne per poter conciliare lavoro-famiglia. La tendenza in atto comunque è quella di una diminuzione dell incidenza dell occupazione part-time totale (uomini e donne insieme) fra gli anziani, e di un incremento della stessa per la classe dei trentenni (rispetto al 1993 è aumentata di quasi il doppio). Le figure 1.1a e 1.1b mostrano i tassi di occupazione part-time per età e titolo di studio in Italia ed in Lombardia nel E possibile individuare due comportamenti lavorativi nettamente distinti, uno maschile e uno femminile: il ciclo di vita degli occupati maschi part-time ha un andamento a U, quello delle donne è a campana. Per gli uomini si conferma quanto già rilevato analizzando i tassi parttime specifici per età, in quanto sia nel panorama italiano che lombardo, è maggiore l incidenza degli occupati a tempo parziale tra i giovani e tra gli individui over-65 anni, a prescindere dal livello di istruzione raggiunto: a differenza del resto d Italia, in Lombardia i tassi degli uomini che sono almeno in possesso del diploma di maturità sono sempre più elevati di quelli meno istruiti. Le donne presentano lungo tutta la loro vita lavorativa, dei tassi di occupazione part-time sempre superiori a quelli maschili, con un picco più elevato nella fascia di età compresa tra i 30 ed i 39 anni, dove evidentemente sono maggiori le esigenze di conciliazione lavoro-famiglia. Singolare è il comportamento delle donne over-65 anni: mentre i 23

26 tassi delle donne meno istruite (con solo la scuola dell obbligo o nessun titolo) si riducono progressivamente, oltre questa soglia di età, quelli delle diplomate e laureate crescono, in linea con l andamento dei tassi maschili, ma con un tasso di crescita molto elevato. Passando dalla classe di età anni a quella delle over- 65, il tasso di occupazione part-time delle donne maggiormente istruite (diplomate o laureate) più che raddoppia (è del 13,6% nella classe anni) raggiungendo il tasso massimo di occupazione part-time del 30,6%. Disaggregando ulteriormente i tassi di occupazione dei lavoratori part-time per stato civile e dimensione della famiglia (tabella 1.8) emergono delle differenze nel comportamento delle donne rispetto a quello degli uomini: lo status familiare non condiziona in modo considerevole i tassi maschili, che non si discostano di molto dalla media maschile (2,8%) eccetto che per la condizione di vedovo per il quale l incidenza dell occupazione a tempo parziale sul totale dell occupazione è piuttosto elevata (8,4%). Anche per le donne risultano simili i tassi, a prescindere dallo stato civile cioè sia che esse siano coniugate, separate, divorziate o vedove (i cui tassi sono rispettivamente del 23,6%, 20%, 16,4%, 17,2%). L unica eccezione è costituita dalle donne single, che hanno dei tassi di occupazione part-time più bassi della media femminile di ben 8 punti percentuali (10,5% contro la media del 18,9%), in linea peraltro con ciò che già accadeva nel Andamento opposto sembrano poi avere i tassi di occupazione part-time maschili e femminili specifici per dimensione della famiglia: all aumentare del numero dei componenti della famiglia diminuiscono i tassi di occupazione part-time maschili (probabilmente per un effetto di reddito), fatta eccezione per le famiglie medio-numerose (4-5 componenti) in cui prevale l effetto di cura, mentre aumentano quelli femminili 2. E interessante inoltre osservare l incidenza del part-time sul totale degli occupati distinti per titolo di studio (tabella 1.9): i tassi risultano abbastanza simili, fatta eccezione per gli individui senza titolo di studio. Per tale livello di istruzione sia le donne che gli uomini presentano degli alti tassi di occupazione part-time, peraltro in crescita rispetto al 1993: tale rilevazione è in linea con l alta incidenza che si è verificata per gli individui (che costituiscono personale) non qualificati (per le aziende). Una situazione analoga si verifica in Italia dove però i tassi degli occupati part-time sprovvisti di titolo di studio sono leggermente più alti di quelli della Lombardia (13,5% in Italia e 12,1% in Lombardia). La relazione negativa tra incremento di istruzione e tasso di occupazione part-time è in linea con la teoria del 2 Sono per lo più i giovani e gli over 65 che lavorano part-time nelle famiglie con 3 o 4 componenti. 24

27 capitale umano (Becker 1993): un individuo, a fronte di un maggiore investimento in istruzione, sarà più incentivato a lavorare un numero maggiore di ore (e quindi a preferire occupazioni full-time) per riuscire ad avere un ritorno economico dal proprio investimento. Le persone che proseguono più a lungo negli studi sono inoltre generalmente meno disposte a lavorare part-time per la posizione economica e lavorativa di cui godono all interno della società: hanno, da un lato, un livello di reddito mediamente elevato, che permette loro di pagare servizi all infanzia spesso costosi; dall altra, ricoprono posizioni di rilevanza all interno dell azienda e di conseguenza sono meno incentivati a ridurre il proprio orario di lavoro. Disaggregando i tassi di occupazione part-time per settore (tabella 1.10) emerge che in Lombardia l incidenza dell occupazione part-time è maggiore nei servizi pubblici, sociali, nei servizi alle persone, negli alberghi e nei ristoranti, in linea con quanto accade anche nel resto d Italia. Nel corso del tempo è diminuito di 3,8 punti percentuali il tasso di occupazione part-time nei settori dell agricoltura, della caccia e della pesca mentre il tasso medio italiano in tali settori, seppur anch esso diminuito rispetto al 1993 (0,7 punti percentuali), si è mantenuto fra i più elevati nella specificazione dei tassi per settori. L impiego dei lavoratori part-time è molto elevato per gli uomini anche nei settori dell istruzione, della sanità, e dei ristoranti. Per le donne invece i tassi sono simili, oltre che più alti di quelli maschili, nei diversi settori e particolarmente elevati nell industria delle costruzioni. La concentrazione maggiore di occupati part-time si verifica nel settore industriale della trasformazione, ma con andamenti discordanti tra uomini e donne: negli ultimi 10 anni, pur mantenendosi alto in tale settore il ricorso tra le donne a tale forma di prestazione lavorativa (18,8%), è diminuita la percentuale delle donne part-time ed è aumentata quella maschile (25,9%). Le donne, rispetto al passato, sono presenti a tempo parziale in misura maggiore nei servizi sociali (16,5%) e meno nel commercio, mentre sono raddoppiati gli uomini occupati a tempo parziale nel settore dei servizi alle imprese. Infine il tasso di occupazione part-time risulta più alto della media italiana nelle professioni relative alle vendite (ed ai servizi per le famiglie) e nel personale non qualificato, nelle quali risulta rispettivamente del 14,5% e del 22,8%, superiore ai tassi italiani di circa 3 punti percentuali. Nella distribuzione per professioni non emergono sostanziali differenze di genere (tabella 1.11). Quasi la metà (il 48%) delle donne occupate part-time svolgono professioni intermedie e medio basse (professioni tecniche, vendite e servizi per le famiglie). Diminuisce sempre più il 25

28 numero di uomini assunti a tempo parziale con la qualifica di artigiano, operaio, agricoltore e a fronte di tale diminuzione è in crescita l utilizzo di lavoratori parttime maschi in qualità di impiegati di ufficio e per le professioni relative alla vendita ed ai servizi alle famiglie. Box 1 Probabilità per un individuo di lavorare part-time Fino a qualche anno fa la determinazione dell orario di lavoro era una variabile esogena per un individuo, che poteva solo decidere di non lavorare, e quindi offrire zero ore di lavoro, o di lavorare a tempo pieno, accettando un orario lavorativo full-time generalmente di 40 ore alla settimana. Oggi invece esistono nuove forme di lavoro rispetto alla formula tradizionale del tempo pieno, per cui ad esempio è possibile lavorare part-time e ridurre così il proprio orario lungo la giornata o la settimana lavorativa. Si è cercato pertanto di stimare, utilizzando un opportuno modello econometrico, la probabilità che ha un individuo di non lavorare, lavorare part-time e lavorare full-time, tre decisioni di comportamento sul mercato del lavoro che possono essere naturalmente ordinate in base alle ore lavorative previste (0, circa 20, circa 40). Le tre condizioni alternative possono essere rappresentate tramite una variabile dipendente discreta che assume valore 0 se l individuo non lavora, 1 se lavora part-time e 2 se è un occupato full-time. Data la natura ordinale della variabile, la probabilità di trovarsi in uno dei tre stati delineati dipendenti, può essere correttamente stimata tramite un ordered probit model. Le variabili esplicative del modello catturano essenzialmente le caratteristiche personali degli individui (età, stato civile, numero dei componenti della famiglia, titolo di studio, formazione). Si é preferito calcolare la probabilità di lavorare part-time (tabella 1) stimando separatamente gli uomini e le donne, in ragione del fatto che in base all analisi dei dati effettuata è ragionevole ipotizzare due modelli diversi di partecipazione e di utilizzo del lavoro a tempo parziale. Le stime sono state condotte sul campione dell Indagine Istat sulle Forze di Lavoro del 2002 (per un totale di osservazioni), considerando come individuo rappresentativo, un uomo o una donna, di 35 anni, coniugato/a, appartenente ad una famiglia con tre o quattro componenti, in possesso di un diploma di maturità e senza corso di formazione. Una persona in Lombardia con tali caratteristiche, se donna ha l 11,6% di probabilità di lavorare part-time (contro il più basso 9,6% dell Italia) e dello 0,8% se uomo ( in Italia è più alta la probabilità, è dell 1,4%). I principali risultati ottenuti possono essere così sintetizzati: La probabilità di lavorare part-time diminuisce per le donne al crescere dell età (eccetto per le 45- enni, per le quali risulta maggiore la probabilità di essere impiegate a tempo parziale rispetto alle 35- enni). Tale relazione negativa risulta più accentuata in Lombardia dove sono le donne di 65 anni quelle che hanno la minore probabilità di lavorare con orario ridotto; Gli individui (sia di sesso maschile che femminile) hanno una probabilità maggiore di lavorare a tempo parziale se sono in possesso di bassi titoli di studio (scuola dell obbligo). Allo stesso modo la frequentazione di un corso di formazione influisce negativamente sulla probabilità di lavorare parttime, che per le donne si riduce in Lombardia di 4 punti percentuali (di 0,8 punti per gli uomini) e di 2,6 punti percentuali in Italia (di 1,3 per gli uomini). Tali risultati confermano quanto rivelato dai tassi di occupazione part-time specifici per titolo di studio, dove emerge che le persone maggiormente istruite sono più incentivate ad offrire un numero consistente di ore di lavoro per recuperare quanto investito per la propria formazione; 26

29 Le donne single, divorziate o vedove hanno una minore probabilità di lavorare part-time rispetto alle coniugate, probabilmente perché hanno maggiore necessità di trovare un impiego a tempo pieno non potendo contare, o potendone contare solo in parte, sul contributo economico del marito; La dimensione della famiglia influisce positivamente sulla probabilità per la donna di lavorare a tempo parziale: se la donna vive in Lombardia in una famiglia costituita da 2 componenti la probabilità di lavorare part-time è del 10% e sale al 12,3% se la famiglia è molto numerosa, ovvero costituita da più di 5 componenti. Ciò potrebbe testimoniare il fatto che specie in Lombardia, l utilizzo del parttime è una scelta volontaria dell individuo, che coinvolge principalmente il lato dell offerta lavorativa. Nel caso specifico degli uomini: La probabilità di lavorare part-time è sempre più bassa in Lombardia rispetto all Italia a prescindere dall età, dal titolo di studio, dallo stato civile e dalla numerosità della famiglia; La relazione tra la probabilità di lavorare a tempo parziale e l età per gli uomini non è univocamente definibile: il valore minimo si verifica in prossimità dei 35 anni età in cui risulta molto difficile che un uomo venga assunto part-time (0,8% in Lombardia). E più alta la probabilità che sia part-timer un ragazzo di 25 anni piuttosto che un individuo di 35 o 45 anni: il lavoro a tempo parziale infatti è utilizzato dagli uomini principalmente per conciliare lo studio con le esigenze lavorative; Un ulteriore prova della difformità di comportamento tra quello maschile e femminile è costituito dall impatto che hanno le variabili che meglio identificano il nucleo familiare dell individuo, quali lo stato civile ed il numero di componenti della famiglia. Innanzitutto l uomo coniugato ha la probabilità più bassa (0,8%) di essere un lavoratore part-time rispetto ai single, ai divorziati o ai vedovi (rispettivamente del 1,6%, dell 1% e dell 1,4%). Inoltre al crescere delle dimensioni della famiglia diminuisce, anche se di pochissimo ( se la famiglia è costituita da 2 persone è dello 0,8%, dello 0,9% se è invece numerosa), la possibilità che l uomo lavori a tempo parziale 27

30 Tabella 1 - Probabilità per un individuo di lavorare part-time o full-time. Lombardia/Italia 2002 Probabilità di lavorare part-time Lombardia Italia Uomini Donne uomini Donne Probabilità di lavorare full-time Probabilità di lavorare part-time Probabilità di lavorare full-time Probabilità di lavorare part-time Probabilità di lavorare full-time Probabilità di lavorare part-time Probabilità di lavorare full-time Individuo, 35 anni, con diploma di maturità, coniugato, che vive in una famiglia con 3 o 4 componenti e che non ha frequentato nessun corso di formazione 0,8 95,6 11,6 59,3 1,4 92,6 9,2 52,0 di 25 anni 2,2 84,8 12,5 40,9 3,0 77,0 8,7 31,2 di 45 anni 1,0 94,4 12,1 54,7 1,4 92,3 9,1 53,6 di 55 anni 3,0 75,0 11,5 28,0 3,1 75,5 9,0 35,7 di 65 anni 2,4 15,2 2,9 3,1 3,2 22,1 4,5 9,3 laureato 0,3 98,5 9,3 73,1 0,7 96,7 7,4 71,1 con solo l'obbligo scolastico 1,2 92,9 12,5 42,5 1,7 90,3 8,7 31,6 cha ha frequentato un corso di formazione 0,0 99,9 7,6 80,0 0,1 99,7 6,6 76,2 single 1,6 89,9 9,2 73,8 2,5 82,5 8,2 64,5 divorziato 1,0 94,2 9,4 72,7 1,9 88,5 7,6 69,4 vedovo 1,4 91,3 11,2 62,8 1,9 88,7 9,1 54,5 che vive in famiglia con 2 componenti 0,9 95,2 10,0 69,9 1,5 91,6 8,6 60,5 che vive in famiglia con 5 componenti 0,8 96,1 12,3 52,1 1,3 93,2 9,3 47,3 Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

31 1.2.1 Il part-time involontario Da un indagine condotta su imprese lombarde (Samek Lodovici M.,Semenza R., 2001) si è rilevato che la maggior parte di queste (70%) utilizza il contratto part-time per rispondere alle esigenze dell offerta di lavoro soprattutto femminile. Rispetto ad altri contratti atipici, il lavoro a tempo parziale è quindi visto non tanto come uno strumento flessibile e utile per potenziare la produttività dell impresa, quanto come mezzo per soddisfare i bisogni di alcuni lavoratori. Nonostante ciò, non tutti gli occupati part-time dichiarano di aver accettato un lavoro a tempo parziale perché lo desideravano e perché non volevano il tempo pieno. In base alle motivazioni espresse dal campione intervistato dall Istat Forza Lavoro sulla scelta del lavoro a tempo parziale, si è distinta l occupazione part-time in volontaria ed involontaria. Sono considerati volontari gli individui che lavorano part-time per libera scelta, includendo anche gli occupati che frequentano corsi scolastici o di formazione professionale e coloro che preferiscono il part-time per motivi personali, familiari, per malattia o invalidità. Involontari sono invece coloro per i quali il tempo parziale è un ripiego per il fatto di non aver ricevuto offerte di lavoro full-time. Si distinguono inoltre gli occupati part-time che dichiarano di non poter lavorare full-time per carichi familiari (figura 1.2). Esiste un offerta forzata di lavoro a tempo parziale (part-timer involontari e parttimer che rifiutano il tempo pieno a causa di carichi familiari) piuttosto consistente in quanto costituisce quasi la metà (il 42%) del totale degli occupati part-time. E utile pertanto analizzare le peculiarità di tali lavoratori: è infatti interessante indagare, da un lato, le motivazioni per cui alcuni individui non riescano a trovare un occupazione full-time e dall altra individuare chi siano gli occupati a tempo parziale con carichi familiari (tabella 1.12). L incidenza del part-time involontario sul totale degli occupati a tempo parziale è più elevata in Italia rispetto ad altri paesi dell UE (nel 2000 era del 35%, contro una media europea del 15,8%), anche se a partire dal 1998 è progressivamente diminuita. In Lombardia nel 2002 lavoravano part-time non per propria scelta il 21% degli occupati a tempo parziale, l 80% dei quali era di sesso femminile. Il profilo di chi lavora involontariamente part-time mostra rilevanti differenze di genere e si discosta leggermente da quello del part-timer medio. I/le part-timer involontari/e sono soprattutto giovani (15-39 anni) che vivono in famiglie costituite dai 2 ai 4 componenti. La maggior parte di loro presenta un livello di istruzione 29

32 molto basso (il 48,6% ha solo il titolo di studio dell obbligo). Gli uomini costituiscono una minoranza all interno degli occupati part-time involontari e mostrano caratteristiche differenti rispetto alla media: sono giovanissimi (il 47,4% ha meno di 30 anni), spesso single (il 62%) e sono in possesso di un diploma di maturità. Rispetto al passato le caratteristiche anagrafiche (età, stato civile, numero di componenti della famiglia, titolo di studio) dei part-timer involontari sono rimaste pressoché invariate, é invece mutata la loro collocazione settoriale: nel 1993 la concentrazione maggiore di occupati a tempo parziale involontari si aveva nell industria dell energia e dell estrazione (38,5%) mentre nel 2002 risulta superiore la percentuale di individui impiegati nel settore del commercio (19,0%) nei servizi alle imprese (16,3%) e nei settori dell istruzione, sanità ed altri servizi sociali (16,1%), probabilmente anche a seguito dello sviluppo sperimentato da questi settori negli ultimi anni. Non è cambiata in modo significativo la composizione percentuale per tipo di professione svolta: la metà degli individui in esame risultano addetti alla vendita ed ai servizi alle famiglie o sono assunti dalle imprese in qualità di personale non qualificato. Dall analisi svolta emerge che gli occupati più scontenti della propria condizione di lavoratore a tempo parziale sono coloro che hanno solo la scuola dell obbligo: chi possiede basse qualifiche sono gli individui che hanno verosimilmente problemi economici che li costringono da un lato a non investire in istruzione e dall altro a lavorare il più possibile, perciò a cercare un lavoro full-time (soprattutto se percepiscono bassi salari orari). Avranno di conseguenza difficoltà a trovare un occupazione a tempo pieno perché essendo poco specializzati, potranno proporsi per un numero limitato di professioni riducendo così la domanda di full-time tra cui operare una scelta ed avranno minor potere contrattuale con l azienda. Un quarto degli occupati part-time afferma di lavorare a tempo parziale per poter conciliare il lavoro con la cura della famiglia e non a caso il 97,2% dei part-timer con carichi familiari è costituito da donne. E sembrato pertanto interessante lasciare separata questa componente del part-time perché non è possibile conoscere il grado di volontarietà propria dei part-timer per carichi familiari. E inoltre utile averla monitorata in prospettiva della definizione delle politiche di conciliazione e ampliamento dei servizi di cura. Si può soltanto sapere, di tale segmento di occupati part-time, che hanno a carico un familiare (figli, genitori) e che potrebbero perciò avere dei vincoli nel numero delle ore di lavoro offerte, dati dalla necessità di cura che devono prestare alla propria famiglia. La composizione percentuale degli occupati part-time per carichi familiari risulta simile tra maschi e 30

33 femmine: le percentuali maggiori si registrano per gli individui coniugati, appartenenti a famiglie numerose (4 persone) che sono concentrati nei settori della trasformazione, del commercio e che svolgono principalmente professioni esecutive o sono addetti alla vendita. Si discosta invece il profilo maschile da quello femminile per la variabili età e titolo di studio: è più facile che l uomo occupato part-time per carichi familiari sia un quarantenne mentre per le donne la fascia di età più significativa è quella tra i anni; gli uomini appaiono inoltre meno istruiti delle donne. (il 60% degli uomini ha solo la scuola dell obbligo, il 46% delle donne ha invece il diploma di maturità). Box 2 Part-time e doppio lavoro In Lombardia nel 2002 il 2,9% degli occupati part-time (tabella 2) ha dichiarato di aver svolto, nella settimana antecedente l intervista, un lavoro aggiuntivo rispetto a quello principale. Premesso che probabilmente sono sfuggiti alla rilevazione statistica alcuni di quelli che hanno un attività secondaria nel mondo dell economia sommersa, tale percentuale non è comunque molto elevata. E interessante però inquadrare il fenomeno del secondo lavoro ed indagare innanzitutto chi sono i soggetti in questione, qual è il lavoro che generalmente viene svolto come secondario e soprattutto analizzare quali possono essere le motivazioni che spingono un individuo che ha già un occupazione a tempo parziale ad offrire nuovamente lavoro. Soltanto persone in Lombardia (in confronto alle unità del totale degli occupati part-time distribuiti su tutto il territorio lombardo) svolgono un altra occupazione rispetto al lavoro principale a tempo parziale, e sono principalmente le donne (65%), in particolare le 30-enni. La distribuzione percentuale invece degli uomini appare distribuita in modo equilibrato tra le varie classi di età. Per quanto riguarda il livello di istruzione, più della metà (55,4%) degli uomini sono laureati o sono in possesso del dottorato, in linea con la teoria del capitale umano, mentre il 46% delle donne ha il diploma di maturità o una qualifica professionale. Per concludere l analisi sulle caratteristiche personali di tale sottocampione di part-timer, si può affermare che sono più gli individui coniugati quelli che svolgono una duplice professione. La seconda attività è un occupazione abituale (63%) ed è svolta in via occasionale solo nel 33% dei casi. Coinvolge principalmente figure professionali medio-alte cioè quelle intellettuali, scientifiche, di elevata specializzazione o intermedie (tecnici) e generalmente nel secondo lavoro si ricopre la posizione professionale autonoma senza dipendenti (57,6%) o dipendente (33,8%). La maggior parte dei part-timer (53,3%) svolge inoltre un lavoro aggiuntivo nei settori dei servizi sociali (istruzione, sanità ed altri servizi sociali) o in altri servizi pubblici, sociali e alle persone. L esistenza tra gli occupati part-time di individui che svolgono un duplice lavoro offre lo spunto per ulteriori riflessioni: sono dei part-timer che vorrebbero in realtà lavorare full-time? Per rispondere a tali interrogativi è necessario analizzare quali sono le motivazioni per cui il lavoratore con doppio lavoro svolge come occupazione principale un lavoro part-time. Rispetto al passato è diminuita la percentuale di individui, impiegati involontariamente a tempo parziale, che hanno un secondo lavoro: nel 1993 il 35% dei parttimer con doppio lavoro lavorava part-time perché non aveva trovato il full-time, nel 2002 tale percentuale è scesa al 31,6%. La composizione percentuale risulta leggermente diversificata per genere: per le donne che hanno un secondo lavoro il part-time è generalmente una scelta in quanto il 38,7% di loro non desidera un full-time, per gli uomini è invece una decisione condizionata al non aver trovato un lavoro a tempo pieno. Si potrebbe quindi affermare che circa un terzo dei part-timer che ricorrono al secondo lavoro probabilmente cercano di far fronte alla difficoltà di trovare un lavoro full-time assumendo due impieghi. In tal modo riescono ad intensificare il numero delle ore di lavoro e ad incrementare i propri redditi 31

34 Tabella 2 - Composizione % dei part-time con doppio lavoro, Lombardia Occupati part-time che svolgono un doppio lavoro distinti per genere, età, stato civile, titolo di studio, stato professionale,tipo di settore, professione, occupazione secondaria Uomo Donna Totale Uomo Donna Totale Genere 5,6 2,3 2,9 6,3 1,6 2,7 Genere ed età 15/29 17,3 20,7 19,5 25,3 40,4 32,2 30/39 23,6 57,7 45,8 22,7 34,3 28,0 40/49 28,6 17,6 21,5 19,8 16,7 18,4 50/64 30,5 4,0 13,3 19,8 8,5 14,7 oltre 65 0,0 0,0 0,0 12,4 0,0 6,7 Stato professionale (nel 2 lavoro) dipendente 24,9 38,6 33,8 21,5 30,5 25,6 autonomo, con dipendenti 2,8 0,0 1,0 3,3 4,3 3,8 autonomo, senza dipendenti 67,2 52,4 57,6 69,2 51,8 61,3 autonomo, coadiuvante 5,1 8,9 7,6 6,0 13,4 9,4 Titolo di studio Dottorato, laurea, diploma universitario 55,4 31,1 39,6 26,6 19,0 23,2 Maturità o qualifica professionale 37,2 45,9 42,9 52,9 31,2 43,0 Scuola dell'obbligo 7,4 20,1 15,6 20,5 49,8 33,8 Nessun titolo 0,0 2,8 1,9 0,0 0,0 0,0 Stato civile Nubile/celibe 42,2 30,2 34,4 33,2 48,5 40,1 Coniugato/a 56,5 48,5 51,3 66,8 43,4 56,2 Separato/a di fatto 0,0 0,0 0,0 0,0 3,7 1,7 Separato/a legalmente 0,0 10,7 7,0 0,0 0,0 0,0 Divorziato/a 1,3 2,2 1,9 0,0 4,4 2,0 Vedovo/e 0,0 8,3 5,4 0,0 0,0 0,0 Tipo di settore (del 2 lavoro) agricoltura,caccia e pesca 2,9 2,5 2,6 6,1 4,5 5,4 industria della trasformazione 13,3 9,6 10,9 20,3 24,8 22,4 commercio 3,7 6,9 5,8 10,1 0,0 5,5 alberghi e ristoranti 6,3 5,3 5,6 0,0 18,1 8,3 trasporti e comunicazioni 0,0 1,3 0,8 3,7 0,0 2,0 intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari 3,2 3,4 3,3 1,7 0,0 0,9 servizi alle imprese e altre attività professionali ed imprenditoriali 16,9 15,4 15,9 12,8 14,5 13,6 pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie 0,0 2,7 1,8 3,3 4,2 3,7 istruzione, sanità ed altri servizi sociali 27,0 25,6 26,1 15,8 13,2 14,6 altri servizi pubblici, sociali e alle persone 26,8 27,5 27,2 26,0 20,6 23,6 Tipo di professione legislatori,dirigenti e imprenditori 0,0 3,0 1,9 0,0 4,2 1,9 professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione 60,8 24,3 37,1 43,3 8,3 27,3 professioni intermedie (tecnici) 22,5 26,4 25,1 20,6 14,2 17,7 professioni esecutive relative all'amministrazione e gestione 0,0 0,0 0,0 9,0 10,1 9,5 professioni relative alle vendite ed ai servizi per le famiglie 8,8 24,0 18,7 11,5 21,8 16,2 artigiani, operai specializzati e agricoltori 2,9 0,8 1,5 6,2 26,5 15,4 conduttori di impianti, operatori di macchinari fissi e mobili 0,0 1,1 0,7 2,7 4,3 3,5 personale non qualificato 4,9 20,4 15,0 0,0 0,0 0,0 Tipo di occupazione secondaria abituale 61,8 63,5 62,9 46,6 50,2 48,2 occasionale 31,2 34,4 33,3 45,2 39,7 42,7 stagionale 7,0 2,1 3,8 8,2 10,0 9,0 Totale 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

35 1.2.2 La forza lavoro potenziale part-time. Il lavoro a tempo parziale è abbastanza sviluppato in Lombardia rispetto all Italia e verosimilmente si diffonderà in futuro osservando il suo trend di crescita degli ultimi anni. Può peraltro diventare uno strumento importante per il mercato del lavoro dal momento che permette di mantenere un legame professionale nei diversi periodi di transizione della vita (lavoro-istruzione, lavoro-famiglia) e riduce l'area delle persone inattive. In un paragrafo precedente (parag ) sono stati presi in esame gli occupati part-time che non vorrebbero lavorare a tempo parziale ma si sono accontentati del part-time in vista di un lavoro futuro full-time. Accanto però agli occupati che non vogliono il part-time esistono degli individui disposti ad accettare tale forma di lavoro alternativa rispetto al modello tradizionale del tempo pieno. L universo dei lavoratori a tempo parziale potrebbe pertanto comprendere non solo gli occupati ma anche i potenziali occupati part-time: i disoccupati che cercano esclusivamente un occupazione part-time e gli inattivi che potrebbero accettare un impiego solo se venisse loro offerto un lavoro a tempo parziale 3. Il 12,3% delle persone in cerca di un occupazione sono disposti ad accettare esclusivamente un lavoro part-time (tabella 1.13 e tabella 1.14): i disoccupati maschi che desiderano un impiego a tempo parziale sono quasi tutti giovani (76,4%), mentre le donne appartengono per lo più alla fascia anni (42,4%). Tali percentuali piuttosto elevate sono un segnale dell insufficiente offerta di lavoro part-time operato dalle imprese ed in particolare delle imprese lombarde: in Italia infatti la percentuale di disoccupati che vorrebbero un impiego a tempo parziale è molto più bassa rispetto alla Lombardia (6,1%). L incidenza elevata dei disoccupati desiderosi di un lavoro part-time potrebbe anche indicare che circolano scarse informazioni riguardo ai posti di lavoro disponibili a tempo parziale. Inoltre più della metà delle donne disoccupate che vogliono il part-time hanno solo il titolo di studio dell obbligo, mentre gli uomini hanno livelli di istruzione leggermente superiori (il 54,4% ha il diploma di maturità contro il 40.9% delle donne). Il 21,2% delle persone inattive dichiara che potrebbe accettare un impiego solo se gli venisse proposto un lavoro part-time. La composizione percentuale degli inattivi potenziali part-timer per fasce di età presenta delle differenze tra uomini e donne: gli uomini che non partecipano al mercato del lavoro, ma potrebbero accettare un 3 Per inattivi si sono considerati solo gli individui di età compresa tra i 15 ed i 64 anni. 33

36 part-time, sono più concentrati nelle fasce estreme di età, sono in prevalenza giovani (15-29) ed individui tra i anni; le donne invece sono presenti in misura maggiore nelle classi centrali, e sono in larga parte le trentenni e le quarantenni. La composizione percentuale degli inattivi che vorrebbero lavorare part-time è simile a quella dei disoccupati con preferenze per il tempo parziale: tutti gli inattivi che desiderano un impiego part-time sono in possesso almeno del titolo di studio dell obbligo o del diploma di maturità con una prevalenza tra le donne di persone in cerca di lavoro con bassi livelli di istruzione. Risulta interessante verificare quale potrebbe essere la diffusione del part-time qualora l intera offerta di lavoro part-time (disoccupati e inattivi con preferenze per un occupazione a tempo parziale) fosse soddisfatta. Infatti non tutti gli individui interessati a tale forma di occupazione vengono poi realmente assorbiti dalla domanda di part-time, ma può essere utile quantificare e sommare la forza lavoro potenziale con gli occupati part-time per stimare il tasso di occupazione qualora fosse soddisfatta l offerta di lavoro part-time. Nella figura 1.3a si rappresenta come potrebbe variare la percentuale di occupazione part-time se venissero aggiunti in un primo tempo i disoccupati e successivamente gli inattivi potenziali part-time. Per gli uomini la situazione rimane pressoché invariata mentre aumenta del 2 percento la quota delle donne dedite al part-time: sono in numero piuttosto consistente le donne disoccupate o inattive che aspirano a trovare un impiego a tempo parziale. Estendendo l analisi e considerando non solo gli individui che lavorano part-time ma anche quelli impiegati a tempo pieno (figura 1.3b), si può osservare che il tasso di occupazione complessivo (uomini e donne insieme) in Lombardia aumenterebbe di quasi 1 punto percentuale e di oltre 1,5 punti percentuali (1,6) se l offerta potenziale di lavoro part-time fosse interamente soddisfatta. 1.3 Distribuzione degli orari di lavoro e delle giornate lavorative Il part-time prevede un orario lavorativo ridotto rispetto al limite legale delle 40 ore settimanali previste nei contratti collettivi nazionali. Ma l orario ridotto può essere concordato e quindi distribuito in vari modi durante il giorno, la settimana o l anno lavorativo. Esistono pertanto tre differenti tipologie di lavoro a tempo parziale a seconda del tipo di contratto stipulato: 34

37 1. Lavoro part-time orizzontale: il lavoratore presta la propria attività durante tutta la settimana lavorativa ma con orario giornaliero ridotto (ad esempio 4 ore anziché 8, tutti i giorni); 2. Lavoro part-time verticale: l individuo lavora solo in alcuni giorni prestabiliti, con orario pieno o ridotto (ad esempio concorda di lavorare solo 3 giorni pieni a settimana). Una sua variante è il lavoro part-time ciclico, dove si impiega il lavoratore solo in concomitanza con cicli lavorativi predeterminati e riguarda principalmente settori caratterizzati da elevate punte di stagionalità come il settore alberghiero. Nel part-time ciclico l orario varia a seconda del periodo dell anno, per cui un individuo può lavorare a tempo pieno nei periodi dove è richiesta una sua maggiore partecipazione e ridurre invece il proprio orario lavorativo nelle settimane o nei mesi che lo permettono (ad esempio si lavora 4 mesi all anno); 3. Lavoro part-time misto: è una forma di impiego dato dalla combinazione delle prime due. Il lavoratore in questo caso riduce la propria attività lavorativa sia su base giornaliera che settimanale. L analisi della distribuzione dei lavoratori part-time per numero di giornate abitualmente lavorate nel corso della settimana evidenzia che in Lombardia è diffuso prevalentemente il lavoro part-time orizzontale (figura 1.4). La maggior parte degli occupati part-time (il 70,8% degli uomini e l 83,8% delle donne) lavora infatti generalmente 5 o 6 giorni a settimana. La distribuzione delle giornate lavorative risulta più distribuita nell arco della settimana per gli uomini in quanto una percentuale, seppur piccola di loro, lavora anche 7 giorni su 7 (il 3,2%, contro lo 0,7% delle donne). Il part-time verticale viene utilizzato in misura maggiore dagli uomini: il 19,1% degli uomini contro il 12,6% delle donne lavorano 3 o 4 giorni (rispettivamente 9,6% e 9,5%) a settimana, decidendo così di concentrare il lavoro in pochi giorni settimanali. La relativa predominanza del part-time orizzontale è confermata dalla figura 1.5 (ab-c) che illustra la distribuzione delle ore di lavoro degli occupati a tempo parziale per genere, per classi di età e per livello di istruzione. La distribuzione degli occupati a seconda dell orario abituale di lavoro evidenzia tuttavia l esistenza di situazioni molto eterogenee. Innanzitutto si rilevano delle importanti differenze di genere, per cui, mentre il grafico per gli uomini risulta piuttosto regolare (figura 1.5a), la distribuzione delle ore medie delle donne part-time presenta dei picchi in prossimità delle 20, 25 e 30 ore. Gli occupati appartenenti alla classe di età 35

38 compresa tra i anni mostrano una distribuzione simile a quella dei 40-enni e risultano concentrate anch esse intorno ai tre picchi precedenti ( ) (figura 1.5b). Tali linee hanno un andamento simile a quello della curva femminile del grafico precedente, perché sono soprattutto le donne gli individui occupati a tempo parziale appartenenti a questa fascia di età. Infine i part-timer diplomati hanno un comportamento simile a coloro che sono in possesso solo dell obbligo scolastico o non hanno titoli di studio (figura 1.5c). Lavorano anch essi soprattutto 20, 25 o 30 ore settimanali, a differenza dei laureati che non presentano una distribuzione di orario di lavoro così netta e concentrata. 1.4 Dall inoccupazione al lavoro part-time: un analisi delle transizioni Negli ultimi anni si è cercato di incentivare l utilizzo del lavoro part-time quale strumento contrattuale efficace nel favorire lo sviluppo dell occupazione, incoraggiando soprattutto la partecipazione della popolazione inattiva. La disponibilità di lavoro a tempo parziale dovrebbe infatti incoraggiare nuove persone ad offrire lavoro sul mercato, dal momento che permette di conciliare esigenze differenti quali quelle del lavoro, della famiglia e della formazione. Si è cercato pertanto di studiare le transizioni degli individui sul mercato del lavoro, con il proposito di verificare se effettivamente si possano rilevare dei considerevoli flussi dalle situazioni di disoccupazione o inattività a quelle di occupato part-time. Nella matrice di transizione riportata nella tabella 1.15, sono stati posti in relazione gli stati di partenza della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) ad aprile 2001 (per riga) con gli stati di arrivo ad aprile 2002 (per colonna) 4. In Lombardia, oltre l 85% degli individui che risultano occupati a tempo parziale nel 2002, hanno dichiarato di essere occupati anche nello stesso periodo nell anno precedente, ma dai dati disponibili non è possibile sapere quale tipo di contratto avessero in atto in passato, se part-time o full-time. L analisi evidenzia anche in questo caso l esistenza di comportamenti diversi tra uomini e donne: ben il 17,4% degli uomini che risultano occupati nel 2002 a tempo parziale non offrivano lavoro l anno precedente, una percentuale più alta rispetto al 7,3% delle donne lombarde ed al 4 Nella rilevazione di aprile di ogni anno è prevista una domanda retrospettiva in cui viene chiesto agli individui la loro condizione lavorativa nello stesso periodo dell anno precedente. Le matrice di transizione 36

39 15,3% degli uomini italiani. Gli uomini che passano dall inattività ad un occupazione part-time sono per lo più gli studenti: il 9,3% degli uomini occupati part-time ad aprile 2002 dichiara di esser stato studente nello stesso periodo nell anno precedente. Nel caso delle donne invece, la quota più rilevante di passaggi dall inattività all occupazione part-time interessa le casalinghe: quasi il 4% delle occupate part-time in Lombardia nel 2002 era infatti casalinga nello stesso periodo nel L analisi delle transizioni per genere verso il lavoro part-time conferma che questa forma contrattuale costituisce probabilmente una forma di passaggio dalla formazione al lavoro per gli uomini; dalla famiglia al lavoro per la donne. Si noti tuttavia come in Lombardia una quota non esigua (3,4%) di uomini attualmente occupati part-time si auto-dichiarasse casalingo l anno precedente, rispetto al 2% dell Italia. In termini dinamici, in Lombardia sembrerebbe quindi emergere anche un modello maschile di occupazione part-time volto alla conciliazione tra famiglia e carriera. L analisi delle matrici di transizione per livello di istruzione (tabella 1.16) evidenza che la disponibilità di contratti part-time aumenta la probabilità di transizione dallo stato di inattività all occupazione soprattutto per i bassi titoli di studio. Se si esclude la categoria degli studenti, la quota di inattivi ad aprile 2001 che sono occupati a tempo parziale ad aprile 2002, è infatti pari al 7,5% per gli individui che hanno al massimo finito la scuola dell obbligo, mentre è pari al 5% per gli individui con titolo di studio superiore. La stessa evidenza emerge per l Italia. I dati a disposizione non consentono tuttavia di rilevare se il lavoro a tempo parziale accresca effettivamente la probabilità di occupazione degli individui con bassi livelli di istruzione, o se piuttosto, come già suggeriva l analisi effettuata nei paragrafi precedenti 5, costituisca una forma di discriminazione verso i lavoratori poco qualificati e quindi meno competitivi sul mercato del lavoro a tempo pieno. discusse in questo paragrafo, sono state ricavate incrociando le risposte a questa domanda con la condizione attuale degli intervistati. 5 Vedere pagina 11 paragrafo

40 APPROFONDIMENTO 1: INCIDENZA, EVOLUZIONE E DIFFUSIONE DEI CONTRATTI DI LAVORO PART-TIME IN ALCUNE REGIONI EUROPEE di Simona Comi Introduzione I paesi industrializzati presentano quote di lavoro part-time molto diverse tra di loro e, secondo la letteratura economica, le differenze esistenti dipendono in larga misura da differenze nella struttura del mercato del lavoro, dalle condizioni macroeconomiche, dalle regole di assicurazione sociale, dalle preferenze dei sindacati, dalle politiche pubbliche relative al lavoro part-time e dalle caratteristiche socio-culturali (Bardasi e Gormick, 2000). Una caratteristica comune a tutti i paesi, è che il part-time era e rimane tuttora un fenomeno prevalentemente femminile. Da un lato molte donne, specialmente quelle con figli piccoli, desiderano lavorare part-time per conciliare il bisogno di lavoro con la cura dei figli, ma dall altro lavorando part-time esse sopportano dei costi in termini di salari orari inferiori. Nel corso della seconda metà del secolo scorso la quota di lavoratori part-timers è cresciuta in modo stabile in tutte le regioni europee. All inizio degli anni 80 il part-time è stato utilizzato in acluni paesi europei come strumento per incoraggiare le donne sposate a lavorare in un periodo di scarsità della forza lavoro. Ovviamente queste donne combinavano la loro attività domestica (responsabilità primaria) con l attività sul mercato del lavoro e il loro era il secondo reddito (per importanza ) della famiglia. Più recentemente, il lavoro part-time è stato considerato anche uno strumento utile per la riduzione della disoccupazione di massa Europea e per aumentare il tasso di occupazione, ma l evidenza empirica ha mostrato che ha avuto effetti principalmente sulla partecipazione e sull occupazione mentre ha avuto un minor effetto rispetto alle attese sulla disoccupazione (Rubery ed altri, 1997) L uso dello strumento part-time ai fini delle politiche di espansione della partecipazione consiste in incentivi alle imprese (sgravi fiscali) che ricorrono al lavoro part-time, ma in Italia questo tipo di rapporto di lavoro è stato favorito e sviluppato solo in tempi recenti e siamo ancora indietro rispetto agli altri paesi europei (Dell Aringa, 2003). In questo approfondimento si confronta la Lombardia con alcune regioni europee, tra cui le altre regioni motore d Europa, che sono tra le maggiori regioni europee per ampiezza territoriale, demografica ed economica, hanno un elevato grado di sviluppo economico ed un elevato grado di apertura ai mercati esteri. Le quattro regioni sono la Lombardia, la Catalunia, il Rhone Alpes e il Baden-Wurttemberg. Nessuna di queste regioni è sede di una capitale nazionale e quindi esse hanno un carattere meno amministrativo e più rivolto al mercato delle attività economiche. Vengono inserite nell analisi anche tre regioni del nord Europa, area identificata dalla letteratura economica come tipicamente caratterizzata da elevate quote di lavoro part-time femminile, la Danimarca, che come vedremo rappresenta una sorta di best practice in termini del mercato del lavoro femminile facendo registrare elevatissimi tassi di partecipazione; l Olanda, che è un paese in cui il la partecipazione femminile al mercato è stata incoraggiata nel corso degli ultimi decenni attraverso massicce agevolazioni al lavoro part-time, e l area di Londra, caratterizzata da una società multi-etnica e con una struttura economica prevalentemente di tipo terziario e commerciale e che quindi costituisce un interessante termine di paragone rispetto ai quattro motori d Europa. Infine la Lombardia verrà confrontata anche con alcune regioni Italiane per meglio comprendere il fenomeno del part-time in presenza delle stesse caratteristiche istituzionali. 38

41 Incidenza del lavoro part-time E possibile vedere dalla tabella 1 che le regioni oggetto di studio presentano tassi di lavoro part-time diversi tra loro. La Lombardia presenta una quota di lavoro part-time globale molto modesta se paragonata alle altre regioni e alla media europea. Il part-time in Lombardia ha una bassissima incidenza sul lavoro maschile e femminile, solo il 2,55% degli uomini che lavorano in Lombardia hanno un lavoro a tempo ridotto, contro il 6% dell Europa e solo il 18% delle occupate in Lombardia lavora a tempo ridotto, una bassissima quota se paragonata alle altre regioni e quasi la metà della media europea. Dall osservazione della tabella 1 possiamo concludere senza dubbio che, indipendentemente dalla diffusione, il part-time rimane quasi esclusivamente un fenomeno femminile: infatti in media in Europa l 80% dei lavoratori part-time sono donne. La forte caratterizzazione di genere del part-time è legata al progressivo aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro in tutti i paesi OECD a partire dagli anni 60 del secolo scorso, trend che è stato guidato dalla flessibilizzazione dell orario di lavoro, che ha permesso alle donne di avere un alternativa in più rispetto alla scelta tra il lavoro full-time o il non lavoro. Per questo motivo il part-time è un fenomeno tipicamente femminile, e l esigua quota di uomini che lavorano part-time lo fanno all inizio della loro vita lavorativa o durante gli studi e alla fine, magari mentre aspettano o già percepiscono la pensione d anzianità (Samek e Semenza, 2000). Per questo motivo nei paragrafi seguenti concentreremo la nostra analisi sul part-time femminile. Tabella 1 - Quota di lavoro part-time sull occupazione totale e caratterizzazione per genere, 1999 (valori percentuali) Quota di lavoro part-time (uomini e donne) Incidenza parttime maschile(1) Incidenza parttime femminile (2) Donne part-time su part-time totale (3) Lombardia 8,54 2,55 17,98 81,82 Danimarca 20,75 9,55 33,89 75,18 Baden W 21,09 5,22 41,69 86,04 Catalunia 9,44 3,55 18,52 77,17 Rhone Alpes 19,76 5,98 37,07 83,17 Olanda 37,31 16,09 66,9 74,88 Londra 20,95 10,29 34,04 72,94 Europa 15 17,6 6,11 33,32 80,01 Note (1): uomini lavoratori part-time su occupazione maschile. (2) Donne che lavorano part-time su occupazione femminile. (3) Donne part-time su occupati part-time. Come è stato già discusso nell introduzione di questo rapporto, nel corso della seconda metà del secolo scorso diverse teorie economiche e sociologiche hanno cercato di spiegare come mai siano principalmente le donne a lavorare part-time e come mai nelle diverse aree geografiche il part-time sia utilizzato in quantità così diverse. Le differenze esistenti nella struttura sociale svolgono un ruolo centrale per spiegare le differenze esistenti nelle diverse aree geografiche oggetto di studio. Il dibattito su questi temi si è sviluppato in seguito alla classificazione dei Welfare states attuata da Esping- Andersen (1990). Egli ricolloca la decisione di partecipazione femminile studiandola come l effetto delle preferenze individuali ma soprattutto degli incentivi creati dalle istituzioni e dalle politiche sociali attuate dai governi. Così per esempio, i paesi socio-democratici (es. Danimarca) hanno un maggiore sensibilità nel fornire servizi di cura per i bambini piccoli pubblici dei paesi liberisti (UK, USA) ed in questo modo riescono anche ad aumentare la domanda di lavoro femminile nel settore dei servizi. Infine è molto importante per la comprensione delle differenze esistenti nel comportamento femminile nelle regioni oggetto di studio la teoria della cosidetta leva dell istruzione (Crompton e Sanderson, 1990) che ritiene 39

42 il livello di istruzione della donna capace di determinare completamente il grado di attaccamento al mercato del lavoro. Le donne più istruite mantengono maggiori legami con il mercato del lavoro, anche in presenza di maternità, delle donne con livelli di studio medio bassi. E ciò avviene perchè l istruzione più elevata da accesso a lavori migliori e meglio retribuiti e riduce i vincoli della maternità. Ma nonostante il benefico effetto dell istruzione si faccia sentire in tutti i paesi, si osservano anche all interno delle donne più istruite comportamenti che differiscono da paese a paese e che dipendono dalle istituzioni e dal welfare state della regione in questione. L occupazione femminile e il lavoro part-time: fatti e trend Come abbiamo già visto, il part-time è stato lo strumento utilizzato dai governi per aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro poichè offre alle donne una possibilità in più rispetto alla classica scelta duale del lavorare a tempo pieno o del non lavorare. Ci aspettiamo quindi che in quelle regioni dove il tasso di occupazione femminile è maggiore sia anche maggiore il ricorso al lavoro a tempo ridotto. Ed infatti in tabella 2 è possibile vedere che le regioni che hanno un tasso di occupazione femminile vicino al 50% hanno quote di lavoro part-time più elevate, dove invece il tasso di occupazione è intorno o inferiore al 40% il part-time rappresenta una quota inferiore del lavoro femminile. L Olanda con una partecipazione del 44% e una quota di part-time superiore al 60% è un eccezione a questa regola a causa delle politiche del lavoro attuate a partire dalla metà degli anni 80. Tabella 2 - Indicatori sulla situazione occupazionale femminile per area geografica Tasso di Donne occupate Quota di donne Donne occupate occupazione full time su totale che lavorano su totale occupati femminile(1) occupati full-time part-time Lombardia 40,21 38,87 34,86 17,98 Danimarca 55,81 46,04 38,41 33,89 Baden W 48,23 43,53 32,17 41,69 Catalunia 37,39 39,31 35,37 18,52 Rhone Alpes 51,63 44,34 34,78 37,07 Nl 44,91 41,75 22,04 66,91 Londra 47,34 44,89 37,45 34,04 Italia 38,1 (2) 36,37 33,28 15,72 Europa 15 52,50(2) 42,34 34,27 33,51 Note (1) calcolato come occupazione femminile su popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni. (2) Fonte OECD Employment Outlook 2001 La Lombardia ha un tasso di occupazione femminile modesto, inferiore alla media Europea ma superiore alla media italiana. Il consiglio di Lisbona ha previsto un target di occupazione generale del 70 percento per il 2010, siccome il tasso di occupazione generale e quello maschile erano nel 1999 rispettivamente il 52,5 e il 67,1 è quindi chiaro che le politiche di incremento della partecipazione dovranno rivolgersi prevalentemente alle donne. La composizione dell occupazione totale per genere della Lombardia è solo leggermente inferiore a quella europea ma può essere considerata molto inferiore se paragonata a quella di regioni come la Danimarca,il Baden Wuttemberg o il Rhone Alpes. La composizione dell occupazione full-time lombarda invece è molto simile a quella delle altre aree geografiche (ad eccezione della Danimarca). Questo fatto è meglio compreso se si considera che relativamente poche delle donne che lavorano svolgono un lavoro a tempo ridotto rispetto alle altre regioni. In Lombardia infatti solo il 18% delle donne occupate lavorano part-time. Questa evidenza è confermata anche applicando le definizioni 40

43 standard OECD del part-time basate sul numero di ore lavorate (meno di 30 ore settimanali 6. Questa percentuale è però superiore alla media italiana. In Italia il processo di flessibilizzazione dell orario di lavoro, è cominciato in ritardo rispetto agli altri paesi europei ed è stato molto più lento. Da un lato i sindacati hanno osteggiato la riduzione dell orario di lavoro che a loro avviso avrebbe potuto ridurre la coesione dei lavoratori creando due gruppi di lavoratori diversi (Del Boca, 2002). Dall altro lato si deve segnalare anche una mancanza di incentivi all utilizzo del part-time nelle legislazioni che si sono susseguite nel corso del tempo 7. Dalla figura 1 possiamo vedere l evoluzione temporale dall inizio degli anni novanta ad oggi della partecipazione femminile e della percentuale di lavoratrici part-time. In generale si nota che la partecipazione femminile al mercato del lavoro è aumentata costantemente a partire dagli anni 80 in tutte le regioni, mentre la quota di lavoratrici part-time è cresciuta prevalentemente a partire dagli anni 90 in quasi tutte le regioni, ma con velocità di crescita diverse da regione a regione. Fagan, Rubery e Smith (1998) mostrano che in generale una quota significativa della crescita dell occupazione è dovuta all espansione del lavoro part-time. Più di quattro quinti (4/5) della creazione netta di nuovi posti di lavoro nell Unione Europea (E10) dal 1983 al 1994 erano posti di lavoro a tempo ridotto. Figura 1: Evoluzione della partecipazione femminile e del part-time tasso di attivita' quota di partime Lombardia Danimarca BadenW Catalunia Rhone A Olanda Area Londra anno Evoluzione della partecipazione femminile e del partime 6 Si veda il capitolo 1 del presente rapporto 7 Si veda il capitolo 3 del presente rapporto 41

44 La Lombardia mostra una crescita della percentuale di donne part-timers dall inizio degli anni 90, periodo in cui si è cominciato a ricorrere maggiormente al lavoro part-time, ma la crescita è stata lenta e il livello raggiunto è ancora molto basso se confrontato con gli altri paesi. L Olanda è il paese in cui la quota di lavoratrici part-time è cresciuta di più, studi compiuti sul fenomeno Olandese mostrano che quasi il 60% dei lavoratori low paid che percepiscono quindi salari orari appartenenti alle fasce più basse della distribuzione del reddito, lavorano tempo ridotto (Salverda, 2003). Lo stesso fenomeno è stato osservato in altri paesi OECD, quali per esempio la Germania e il Regno Unito, dove il 50 % dei lavoratori low paid sono part-timers. La dimensione di questo fenomeno però non impensierisce molto gli organismi di politica economica poichè la stragrande maggioranza di queste donne sono second-earners, quindi i loro redditi si aggiungono a quelli di altri componenti, ma non sono i redditi principali della famiglia (Salverda, 2003). In Catalunia la quota di lavoratrici part-time, dopo una lieve flessione a cavallo del 1990, è rimasta costante intorno al 18%. Un altro fenomeno degno di nota è la diminuzione delle donne Danesi che lavorano part-time. Questa è un inversione di tendenza molto studiata e imputata sia al costo in termini di salari orari ridotti e alla necessità di redditi mensili più elevati che stanno lentamente spostando le donne dal lavoro part-time a quello full-time, sia all aumento del livello di istruzione della popolazione femminile che genera un maggior attaccamento al mercato del lavoro. Possiamo comunque concludere che il part-time è cresciuto in quasi tutte le regioni e, le cause di questa crescita sono varie e strettamente interrelate tra di loro. Una migliore comprensione permetterebbe di comprendere perchè la Lombardia presenta un modesto tasso di lavoro part-time. Esistono molteplici fattori, sia dal lato della domanda che da quello dell offerta si sono evoluti in modo diverso da regione a regione. Prima di tutto i mercati del lavoro nelle regioni oggetto di studio hanno subito profonde modifiche strutturali, la più evidente di tutti è la crescita del settore dei servizi. Il settore dei servizi impiega di gran lunga una quota maggiore di lavoro part-time rispetto agli altri settori, infatti nel 1996 l 86% dei lavoratori part-time in Europa lavorava nel settore dei servizi. Nei dati a nostra disposizione possiamo suddividere i lavoratori in tre settori: agricoltura, industria e servizi. Tabella 3 - struttura dell occupazione maschile e femminile per settore e area geografica (valori percentuali) Regione Occupazione maschile Occupazione femminile Agricoltura Industria Servizi Agricoltura Industria Servizi Lombardia 2,72 48,86 48,42 1,09 28,94 69,97 Danimarca 4,91 36,74 58,35 1,46 15,42 83,12 Baden W 2, 53,22 43,97 2,07 26,14 71,79 Catalunia 4,40 48,79 46,80 1,97 19,06 78,98 Rhone Alpes 4,33 40,94 54,72 2,59 16,17 81,24 Nl 3,89 31,42 64,69 2,26 9,64 88,10 Londra 0,40 21,65 77,96 0,08 9,15 90,77 Europa 15 5,14 39,21 55,42 3,49 15,61 80,52 In tabella 3 possiamo vedere come gli occupati e le occupate si distribuiscono nei tre settori. Le donne in ogni regione sono più concentrate nel settore dei servizi che in quello dell industria, mentre questo non è sempre vero per gli uomini, infatti in Lombardia, Baden W e Catalunia la quota maggiore di occupati è impiegata nell industria. La Lombardia si distingue dalle altre regioni per la maggiore quota di donne nell industria e di conseguenza,a parità dell esigua quota di donne impiegata nell agricoltura, la minore quota nei servizi. Essendo il settore dei servizi il settore a più alta intensità di lavoro part-time ed essendo esso di dimensioni inferiori in Lombardia che nelle altre regioni, questa potrebbe essere una 42

45 delle cause del modesto livello di part-time. In quasi tutti i paesi industrializzati si è assistito al progressivo accrescimento del settore dei servizi nel corso dell ultimo trentennio del secolo scorso a scapito prevalentemente dell industria, come possiamo vedere in figura 2. In tutte le regioni oggetto di studio la quota di occupazione totale (maschile e femminile) nei servizi è cresciuta, mentre è diminuita nell industria. Figura 2: Composizione dell occupazione totale Industria Agricoltura Servizi Lombardia Danimarca BadenW Catalunia Rhone A Olanda Area Londra Euro anno Anno Figura2: Composizione dell'occupazione totale Mentre tutte le altre regioni all inizio degli anni 80 avevano già subito il processo di terziarizzazione che ha caratterizzato la seconda metà del secolo scorso, la Lombardia, il Baden Wuttemberg e la Catalunia all inizio degli anni ottanta avevano una struttura produttiva che era equamente suddivisa tra industria e servizi. In seguito il settore dei servizi ha preso il sopravvento sull industria in modo netto in Catalunia e molto meno in Lombardia e in Baden Wuttemberg. In Lombardia la riduzione del settore dell industria e la crescita dei servizi è cominciata a metà degli anni 80 quando però il part-time era ancora relativamente poco diffuso come contratto di lavoro e quindi probabilmente è avvenuta senza un eccessivo impiego di lavoro part-time, mentre nel Baden Wuttembreg la contrazione dell industria e l espansione dei servizi è cominciata a cavallo del 1990, quando il lavoro part-time era già relativamente più diffuso e probabilmente alcuni dei nuovi posti di lavoro creati nei servizi erano part-time. A conferma di ciò è possibile vedere in figura 1 che in corrispondenza degli anni 1990 in Baden W il part-time è cresciuto dal 31% al 37% dell occupazione femminile in un paio di anni ( ). E indubbio comunque che in Lombardia più che altrove l occupazione femminile nel corso del tempo si sia spostata verso i servizi come è possibile vedere dalla figura A1 in appendice, ma nonostante questo lento e continuo spostamento, dato il basso livello di occupazione femminile, il settore dei servizi rimane in Lombardia a prevalenza maschile, poichè le donne nel 1999 era solo il 47% dell occupazione totale del settore, contro il 52% della media Europea e il 56% del Baden Wuttemberg. 43

46 Tabella 4 - Quota di lavoratrici part-time per settore: 1983 e 2001(valori percentuali) Regione Quota di part-time per settore 1983 (1) Quota di part-time per settore 2001 Agricoltura Industria Servizi Agricoltura Industria Servizi Lombardia 23,1 4,7 9,7 40,5 15,8 20,7 Danimarca 20,6 32,7 47,0 25,6 13,8 34,8 Baden W 28,8 26,5 31,7 44,0 36,9 47,3 Catalunia 25,6 9,1 17,8 19,1 5,2 18,2 Rhone Alpes 32,0 15,8 23,5 38,3 16,5 38,2 Nl 65,7 38,8 50,9 69,4 58,7 71,9 Londra ,6 22,5 35,4 Europa ,4 21,6 35,8 (1)1987 per la Catalunia e 1984 per il Baden W. Infine, possiamo vedere dalla tabella 4 la quota di lavoratrici part-time per settore e la sua evoluzione dall inizio degli anni 80 al L agricoltura presenta elevatissime quote di lavoratrici part-time ma bisogna ricordare che meno del 10% delle donne occupate lavorano in questo settore. La quota di lavoratrici a tempo ridotto si è evoluta in modo diverso nelle diverse regioni. In Lombardia, il ricorso al lavoro part-time è aumentato dell 11% sia nell industria che nei servizi, mentre nel Baden W. l aumento è stato più considerevole nel settore dei servizi (16%) a parziale conferma del trend evolutivo descritto in precedenza. In Olanda l enorme crescita osservata nel lavoro a tempo ridotto si è distribuita equamente tra industria e servizi (20%). Nel Rhone-Alpes invece la crescita del lavoro part-time è avvenuta quasi esclusivamente nel settore dei servizi. Un confronto con le regioni italiane Il confronto della Lombardia con le altre regioni Italiane mette in luce differenze consistenti e quindi tende ad attenuare gli effetti legati alle caratteristiche del sistema di welfare nazionale. Possiamo vedere in tabella 5 che le varie regioni italiane presentano una realtà molto eterogenea nell utilizzo del lavoro a tempo ridotto: la regione con la maggior quota di lavoro temporaneo è il Trentino Alto Adige con il 27 percento e quella con la minor quota è la Campania, con l 11%. In generale si osserva che le regione del Nord, l Umbria e le Marche hanno tassi di part-time superiori al 15%, mentre le regioni del Centro e del Sud ad esclusione di Sicilia e Sardegna hanno tassi di part-time inferiori al 15%. In tabella è riportato il tasso di partecipazione femminile ed è possibile vedere una relazione stretta tra i due tassi: tassi di partecipazione superiori al 50 % si accompagnano a incidenze del lavoro a tempo ridotto intorno al 20% mentre tassi di partecipazione inferiore al 45% sono osservati dove l incidenza del part-time è inferiore al 15%. 44

47 Tabella 5 - Struttura settoriale, incidenza del part-time e partecipazione femminile per regione 2001(valori percentuali) Regione Incidenza del parttime femminile Tasso di partecipazione Piemonte 16,0% 55,2 58,4 Liguria 20,1 51,2 73,2 Lombardia 18,9 53,7 57,5 Trentino Alto Adige 27,4 56,8 65,4 Veneto 21,0 53,2 55,9 Emilia Romagna 15,4 61,0 58,2 Friuli Venezia Giulia 20,5 54,3 66,5 Toscana 19,4 54,7 61,7 Umbria - Marche 18,0 54,2 56,7 Lazio 13,8 46,4 77,8 Campania 11,7 34,9 68,5 Abruzzo-molise 15,4 45,1 61,7 Puglia-Basilicata- Calabria 13,8 38,0 63,6 Sicilia- Sardegna 18,2 38,1 70,0 Italia 17,4 47,5 63,1 Quota di occupati (M+F) nel settore servizi Nella terza colonna riportiamo la quota di occupati nel settore servizi (sull occupazione totale), per dare una misura della struttura produttiva della regione (predominanza o meno di servizi). Mentre nel confronto internazionale la composizione settoriale dell occupazione risultava essere strettamente connessa al livello di impiego del part-time, nel confronto regionale italiano lo stretto legame che avevamo evidenziato non è più così evidente, ad eccezione di Trentino e Sicilia e Sardegna, esso appare inoltre a tratti invertito come nel Lazio, dove i lavoratori sono prevalentemente occupati nella pubblica amministrazione, ma il part-time rimane uno strumento scarsamente utilizzato. Conclusioni Dal confronto con altre regioni d Europa emerge fortemente come la Lombardia il part-time rimanga una tipologia contrattuale scarsamente utilizzata. In tutte le regioni considerate il part-time è un fenomeno quasi esclusivamente femminile e la contenuta, se confrontata con quella delle altre regioni europee, partecipazione delle donne Lombarde al mercato del lavoro può essere una prima caratteristica peculiare. L uso del part-time ai fini delle politiche di espansione della partecipazione consiste in incentivi alle imprese (sgravi fiscali) che ricorrono al lavoro part-time, ma in Italia questo tipo di rapporto di lavoro è stato favorito e sviluppato solo in tempi recenti e siamo ancora indietro rispetto agli altri paesi europei. Di conseguenza si osserva che in Lombardia il part-time è cresciuto a partire dagli anni 90, come in tutte le altre regioni, ma più lentamente. Unica eccezione rimane la Danimarca, dove la quota di lavoratrici part-time sta diminuendo, poichè il part-time ha perso la sua importanza come strumento di flessibilità non essendo più l unico strumento disponibile per poter conciliare la cura della famiglia e la partecipazione al mercato del lavoro. 45

48 Esistono molteplici fattori, sia dal lato della domanda che da quello dell offerta,che si sono evoluti in modo diverso da regione a regione. I mercati del lavoro nelle regioni oggetto di studio hanno subito profonde modifiche strutturali, la più evidente di tutti è la crescita del settore dei servizi. Il settore dei servizi impiega di gran lunga una quota maggiore di lavoro part-time rispetto agli altri settori, infatti nel 1996 l 86% dei lavoratori part-time in Europa lavorava nel settore dei servizi. Mentre tutte le altre regioni all inizio degli anni 80 avevano già subito il processo di terziarizzazione che ha caratterizzato la seconda metà del secolo scorso, la Lombardia, il Baden Wuttemberg e la Catalunia all inizio degli anni ottanta avevano una struttura produttiva che era equamente suddivisa tra industria e servizi. In seguito il settore dei servizi ha preso il sopravvento sull industria in modo netto in Catalunia e molto meno in Lombardia e in Baden Wuttemberg. In Lombardia la riduzione occupazionale nell industria e la crescita dei servizi è cominciata a metà degli anni 80 quando però il part-time era ancora relativamente poco diffuso come contratto di lavoro e quindi probabilmente è avvenuta senza un eccessivo impiego di lavoro part-time. Inoltre, in Lombardia il settore dei servizi non è un settore a prevalenza di donne come accade nelle altre regioni, ma rimane un settore ad alto contenuto di lavoro maschile. Se confrontata con le altre regioni italiane la Lombardia presenta una quota di lavoratrici part-time intermedia e mentre nel confronto internazionale la composizione settoriale dell occupazione risultava essere strettamente connessa al livello di impiego del part-time, nel confronto regionale italiano lo stretto legame che avevamo evidenziato non è più così evidente, ad eccezione di Trentino e Sicilia e Sardegna. 46

49 APPROFONDIMENTO 2: ANALISI LONGITUDINALE DEI PERCORSI LAVORATIVI E DEI DIFFERENZIALI RETRIBUTIVI DEGLI OCCUPATI PART-TIME - DATI INPS di Claudio Malpede Lavoro part-time e carriere individuali nel settore privato I dati Inps utilizzati per le analisi seguenti permettono sia l'identificazione delle persone occupate a tempo parziale sia l'analisi delle loro carriere come dipendenti di imprese del settore privato. In questo senso, rispetto ad altre fonti statistiche, ci si riferisce riferendosi all'universo più limitato (lavoro dipendente nel settore privato), dei dati INPS. Più specificamente i dati utilizzati in questa parte provengono dal panel di lavoratori e imprese, costruito sulla base degli archivi INPS; se ne sfrutta la natura longitudinale per studiare le carriere lavorative di chi lavora a tempo parziale, lungo un periodo di sei anni consecutivi ( ). I dati panel consentono di analizzare e di far luce su diversi aspetti che non è possibile cogliere con una rilevazione di tipo cross-section: Il grado di "fedeltà" a questo tipo di contratto: quante (e quali) persone appaiono lavorare solo con contratti a tempo parziale? chi invece lavora anche a tempo pieno ma prevalentemente a part-time? o al contrario, per quanti il part-time rappresenta un episodio occasionale, all'interno di una carriera in cui prevale il tempo pieno? La condizione occupazionale precedente e quella successiva ad un rapporto di lavoro part-time. La stabilità del lavoro part-time: quanto durano i rapporti di lavoro part-time? I lavoratori part-time sono più o meno mobili dei lavoratori full-time? La probabilità di passare da una situazione lavorativa a tempo parziale a una a tempo pieno. Il part-time nel lavoro dipendente del settore privato La quota di lavoratori dipendenti part-time in Italia è passata da meno dell'1% dei primi anni '80 ad oltre l'8% di questi ultimi anni. Anche in Lombardia il lavoro part-time è cresciuto costantemente, a partire da livelli appena superiori, e seguendo gli andamenti nazionali. La tabella A1 in Appendice mostra la distribuzione dei lavoratori occupati a tempo parziale e a tempo pieno in Lombardia per alcune caratteristiche individuali e di impresa nel 1993 e nel 1998 (gli estremi del periodo a disposizione). Il lavoro a tempo parziale si trova in prevalenza tra le donne, gli impiegati, nella fascia di età 30-40, tra i lavoratori del settore dei servizi e in particolare nel comparto del commercio e dei servizi alle imprese, e nelle imprese di medio-grandi dimensioni. Il confronto tra il primo e l'ultimo anno disponibili permette di rilevare eventuali cambiamenti nelle tipologie di lavoratori o di imprese che fanno ricorso al lavoro part-time. In linea di massima non sembrano emergere sostanziali variazioni nel tempo per quel che riguarda le principali caratteristiche personali degli occupati a tempo parziale; quanto invece alla dimensione di impresa, si nota come la concentrazione di part-time si sia andata spostando da imprese di medie dimensioni verso imprese di dimensioni maggiori. 47

50 Metodologia dell'analisi longitudinale e descrizione del campione La serie temporale di 6 anni a disposizione consente di costruire un campione di individui part-time per i quali ricostruire le informazioni sulla carriera tra 1993 e La metodologia utilizzata prevede due fasi. Inizialmente si selezionano tutti coloro che nel 1996 hanno un rapporto di lavoro a tempo parziale in Lombardia 8 ; successivamente si recupera tuta la loro storia lavorativa tra 1993 e La scelta del 1996 come 'anno base' dipende dalla necessità di avere il maggior numero di anni possibile, in relazione alla storia retrospettiva e a quella prospettiva. In tal modo i dati coprono due anni successivi all'osservazione base, e tre anni precedenti. Il campione così costruito conta 2275 individui. Le sue caratteristiche rispecchiano le caratteristiche medie degli occupati dipendenti part-time già illustrate. In particolare è costituito per l'80% da donne; tra gli uomini prevalgono le qualifiche operaie, tra le donne quelle impiegatizie. Infine, come già evidenziato, c'è una netta differenziazione tra i sessi per quel che riguarda le età: mentre gli uomini sono in prevalenze giovani sotto i 30 anni (56%), i 2/3 delle donne ha più di trent'anni. Da dove arriva chi lavora a tempo parziale? Dove va? Il primo aspetto della carriera dei lavoratori part-time che viene studiato riguarda la provenienza e l'esito da un punto di vista occupazionale di un contratto part-time. È questo il punto di partenza per poter trarre delle conclusioni sulla natura temporanea o ricorrente di un contratto a tempo parziale nella carriera dei lavoratori. I dati panel consentono di individuare cinque "stati" possibili precedenti al rapporto di lavoro part-time osservato nel 1996, definiti in questo modo: ORIGINE 1. da non occupazione dipendente (n.o.d.) 9 2. presenti dall'inizio del panel (gennaio '93) nella stessa impresa, a part-time 3. da un'altra impresa, a part-time 4. da una trasformazione da full a part-time nella stessa impresa 5. da un'altra impresa, a full-time 8 Per rapporto di lavoro si intende il periodo continuativo durante il quale si instaura una relazione univoca lavoratore - impresa, in ogni mese del periodo di osservazione. 9 Lo stato "non occupazione dipendente" può corrispondere: - ad un'uscita dalle forze di lavoro - ad un periodo di disoccupazione - a lavoro autonomo - a impiego nella pubblica amministrazione, o in settori non coperti dall'archivio INPS. È importante tenere presente l'effetto troncamento: in prossimità della fine del periodo d'osservazione (nel nostro caso il dicembre 1998) si osservano delle uscite dall'occupazione dipendente che non sono tali, bensì passaggi da un'impresa all'altra, in quanto è possibile che la persona in questione, ad esempio all'inizio del 1999, risulti assunta da un'altra impresa. Analoga cautela vale, in modo del tutto simmetrico, per l'inizio del periodo di osservazione (gennaio 1993). 48

51 In modo del tutto simmetrico si sono definiti cinque stati di destinazione ("esiti") dello stesso rapporto di lavoro part-time: ESITI 1. a non occupazione dipendente (n.o.d.) 2. presenti sino alla fine del panel (dic. '98) nella stessa impresa, a part-time 3. trasformazione da part a full-time nella stessa impresa 4. a un'altra impresa, a full-time 5. a un'altra impresa, a part-time Si precisa che gli stati di origine (esito) si riferiscono soltanto all'ultimo (primo) rapporto di lavoro precedente (successivo) il part-time del I lavoratori part-time sono distinti per sesso ed età. Il discrimine scelto è quello dei 30 anni, sotto l'ipotesi che, in specie per le donne, possa essere una buona approssimazione del "confine" tra eventuali "modelli" differenti di lavoro part-time: tra la fase dell'ingresso nel lavoro (per qualunque livello di titolo di studio, anche elevato) e quella dell'esigenza di maggior tempo libero (ad esempio per la cura dei familiari); e forse tra la natura episodica, transitoria dell'occupazione a tempo parziale e il consolidamento di tale stato (per scelta o per "condanna"). Osservando la tabella A2 in Appendice, non può stupire che la quota di chi arriva dalla non occupazione dipendente sia maggiore tra gli under-30 (cioè nella fascia in cui è più plausibile che si osservi il primo ingresso sul mercato del lavoro); tuttavia forti differenze si riscontrano tra uomini e donne, rappresentando tale origine la modalità prevalente per il 55% degli uomini sotto i 30 anni, mentre lo è solo per il 41% delle donne. La quota di chi arriva da un precedente lavoro part-time è maggiore per le donne, e, all'interno di entrambi i sessi, per i meno giovani. All'interno di questo gruppo, la percentuale di chi è presente continuativamente nella stessa posizione (già part-time nella stessa impresa) è più bassa tra i giovani: si tratta di un risultato atteso, dovuto da un lato alla già citata alta probabilità di primi ingressi, dall'altro alla maggiore mobilità tipica dei giovani. Si passa dall'8% tra i giovani maschi, al 43% tra le donne over- 30. Quest'ultimo risultato dato va interpretato con cautela: si può soltanto affermare che il 43% delle donne con più di 30 anni dal 1993 al 1996 è dipendente part-time della stessa impresa. Con tutta probabilità, poter disporre di uno sguardo retrospettivo più ampio avrebbe abbassato di molto tale quota. La provenienza dal lavoro a tempo pieno, infine, considerata nel complesso, ha la massima frequenza tra gli uomini over-30 e la minima tra le donne over-30; ma in entrambi i gruppi di età la trasformazione del rapporto di lavoro all'interno della stessa impresa è più rara che per le donne (coerentemente con l'idea che per molte lavoratrici il tempo parziale costituisca una scelta volontaria). La tabella A3 presenta gli esiti del part-time '96 per varie caratteristiche. Al rapporto part-time osservato segue un periodo di non occupazione dipendente più frequentemente per gli uomini che per le donne, mentre appare trascurabile la differenza tra classi di età. Nell'interpretare questo dato, è da tenere presente che questo esito potrebbe essere condizionato dall'effetto di troncamento del panel: nei due 49

52 anni successivi al part-time 1996 non ritroviamo nel lavoro dipendente il 27% delle donne e il 31% degli uomini 10, ma non esistono tuttora informazioni sull'eventuale rientro nel lavoro dipendente dopo il Rimangono invece nel part-time ben il 58,7% delle donne sopra i trent'anni, e il 45,2% delle giovani. Di queste un'ampia maggioranza (rispettivamente il 48,2 e il 31,3 del totale) resta nella stessa impresa.tra gli uomini le percentuali di permanenza nel part-time sono ridotte, solo 35 uomini su 100 rimangono part-time, 24 su 100 non cambiano impresa. Il dato sembra rilevare un diverso 'approccio' al tempo parziale tra donne ed uomini. Per le prime si tratta di un'occupazione stabile, probabilmente gradita e quindi scelta, per i secondi il part-time si manifesta come occupazione di passaggio. L'esito "lavoro a tempo pieno" è infatti molto più frequente per i maschi. Ma la differenza prende forma, più che nelle trasformazioni del contratto all'interno della stessa impresa, nella diversa probabilità di cambiare impresa e contratto: il 30% degli uomini under 30, contro il 21% per le donne della stessa fascia di età cambia impresa e tipo di contratto; sopra i 30 anni le analoghe percentuali sono il 10,8% per gli uomini, contro l' 8,6% delle donne. La mobilità da un'impresa all'altra appare qui maggiore per i giovani di entrambi i sessi, a differenza di quanto emerge nei passaggi ad un nuovo rapporto di lavoro part-time: ammesso che vi siano margini di scelta, i giovani all'inizio della carriera preferiscono lavorare a tempo pieno? Una considerazione particolare meritano le trasformazioni dei rapporti lavoro da tempo pieno a tempo parziale e viceversa. Confrontando i dati si osserva come il numero complessivo di provenienze da un full time nella stessa impresa (346) sia più che doppio del numero di passaggi a un full time nella stessa impresa (167), ciò suggerisce una pratica da parte dell'imprese, di utilizzo del contratto part-time come riserva di flessibilità nella gestione della manodopera. Chi viene assunto con un contratto a tempo parziale ha maggior difficoltà a incrementare la quantità di lavoro prestata, mentre coloro che intendono ridurre le ore di lavoro sembrano relativamente più agevolati. Se però introduciamo dei vincoli nella durata del rapporto di lavoro analizzato i risultati cambiano. La tabella A4 sintetizza la carriera di lavoratori che nel 1993 sono assunti da un impresa e almeno sino al 1998, sono ancora alle sue dipendenze. Su casi, il 91,3% inizia con un full-time, l 8,7% con un part-time. Quasi il 96% dei casi non cambia il tipo di lavoro nel periodo considerato (88,96% inizia full-time e finisce full-time, 6,98% inizia e finisce con un part-time). Sono solo 33 su i full-time che riducono la quantità di lavoro prestata, mentre è proporzionalmente molto maggiore il numero di part-timers che passano al tempo pieno (24 su 122). Nonostante questi risultati non si possano confrontare direttamente con i precedenti, trattandosi di un sub-campione di individui presenti nel panel, selezionati in base alla fedeltà all azienda, si evidenzia come - per questi - sia più consueto il passaggio dal part-time al full-time che non il contrario. Si può ipotizzare che la permanenza per un lungo periodo nella stessa impresa aumenti il 'valore' del lavoratore e favorisca lo sviluppo di politiche di gestione del personale volte alla conservazione del 10 Gli elementi a nostra disposizione ci consentono solo di definire gli estremi del periodo di n.o.d. osservabile dopo il part-time, ovvero 1mese<= nod <= 35 mesi (per individui sempre nello stesso part-time sino a novembre mese, nod minimo - e individui che osserviamo nel 1996 solo a gennaio - 35 mesi, nod massimo). 50

53 'capitale umano' formatosi all'interno dell'azienda. In questo senso dvnta più conveniente la trasformazione di un contratto part-time in contratto a tempo pieno, piuttosto che l'assunzione (e il conseguente investimento in formazione) di una nuova persona. Contratto iniziale % Full-time ,3 Part-time 122 8,7 contratto dopo 5 anni % Full-time ,67 Part-time 131 9,33 Iniziale e finale % Full --- Full ,96 Full --- Part 33 2,35 Part --- Full 24 1,71 Part --- Part 98 6,98 Timing Per coloro che cambiano impresa (sia rispetto alla provenienza che all'esito) si calcola il tempo intercorrente tra la fine del rapporto di lavoro precedente e l'inizio del successivo (tabella A5). Il 30,5 di coloro che provengono da imprese full-time sperimentano un passaggio diretto (job-to-job), ovvero con attesa inferiore o uguale ad un mese, verso il rapporto part-time del Per coloro che provengono da un part-time (sempre con un'altra impresa) la frequenza di job-to-job è molto elevata, il 62,2%. Tralasciando i timing intermedi si nota come il 24,7% dei provenienti da full-time attende più di 13 mesi prima di lavorare a tempo parziale, la percentuiale scende al 12,2% per chi già lavorava a tempo parziale. Chi ha un lavoro full-time impiega più tempo ad accettare un part-time, che normalmente comporta una riduzione drastica del monte salari annuo percepito. La distribuzione degli esiti rispetto al timing (tabella A6) mostra una simmetria - soprattutto per chi prosegue al lavorare part-time - con quella delle provenienze. Il 62% dei passaggi pt-pt avviene a meno di un mese dalla conclusione del rapporto di lavoro. Il passaggio a un lavoro full-time avviene senza attesa per il 49% degli individui coinvolti, ed è comunque pari al 70% la percentuale di coloro che lavorano a tempo pieno entro sei mesi dalla conclusione del part-time. Il 15,3% attende più di un anno prima di occuparsi a tempo pieno, contro il 16,2% di chi sperimenta la stessa attesa prima di iniziare un nuovo part-time. Incrociando le provenienze con le origini (tabella A7) si possono ricercare delle eventuali particolarità nei periodi di carriera lavorativa analizzati, centrati sul rapporto Intanto si osserva subito come la carriera più frequente è quella di chi è impiegato con part-time prima e dopo il 1996 (23,7% degli individui). Fatto pari a 100 il numero di lavoratori, 15 circa passano da full-time a part-time e vi rimangono, poco più di 9 non erano occupati e dopo il part-time tornano alla condizione di prima, poco più di 8 vivono il 51

54 part-time come periodo di transizione tra due tempi pieni. Il 12% dei lavoratori passa dalla non occupazione dipendente al part-time per rimanervi, mentre l'11,2% compie il percorso inverso. Part-Time contratto di inserimento nel mondo del lavoro? L'ingresso nel mercato del lavoro dipendente avviene generalmente tra i 15 e i 30 anni, al termine della scuola dell'obbligo, delle scuole superiori, in concomitanza con gli studi universitari o al termine di questi. Si parla in questo caso di (primo) ingresso. I dati a nostra disposizione non ci consentono di attribuire con certezza ad un rapporto di lavoro la qualifica di ingresso, nonostante ciò è possibile effettuare delle ipotesi a proposito. Così si danno delle condizioni necessarie perché il rapporto del lavoro sia un ingresso e non una semplice assunzione: deve trattarsi di assunzione il lavoratore non deve mai essere presente nel panel in anni precedenti il lavoratore deve avere un'età compresa tra 15 e 30 anni Mentre la prima e la terza condizione sono facilmente verificabili, la terza richiede un 'atto di fede'. Volendo identificare gli ingressi dell'anno t si tratta infatti di cercare i lavoratori 'sospetti' di inserimento nel lavoro negli anni t-1, t-2,..., t-n. Se non vi è traccia di loro allora la condizione è rispettata. Il problema del panel è di avere un troncamento iniziale, per alcuni anni (t) lo sguardo retrospettivo può essere breve (al limite n=0, quindi t-n=t) al punto da invalidare la condizione. Convenzionalmente si pone n=4, ovvero, dato un anno t compreso nel periodo coperto dal panel, si ricercano i lavoratori sospetti a ritroso, sino a t-4. Nel caso in cui t-4 fosse un anno non coperto dal panel nulla si può dire circa gli ingressi in t. Nel nostro caso, il panel usato per le elaborazioni va dal 1993 al 1998, quindi si possono fare ipotesi sugli ingressi solo relativamente a due anni (1997,1998). Per costruire un trend di ingressi di almeno 5 anni ( ), si fa ricorso anche alla versione precedente del panel, , che consente di recuperare informazioni sugli ingressi relativamente al periodo Tralasciando la condizione dell'età (avere non più di 30 anni), i part-time in Lombardia nel periodo si distribuiscono come segue: Ingressi Trasformazioni Altri Totale Si noti che in questo caso, non dovendo condurre analisi longitudinali, è possibile utilizzare contemporaneamente i due panel. Il problema si pone quando si vuole seguire un individuo 'attraverso' i due panel, essendo ancora in corso le procedure informatiche di omogeneizzazione dei codici individuali. 52

55 Gli ingressi sono individui assunti con contratto part-time nell anno di riferimento e che non si trovano nel panel nei quattro anni precedenti. Le trasformazioni si riferiscono a rapporti di lavoro nei quali si ha continuità: il lavoratore resta nella stessa impresa, ma riduce le ore di lavoro, passando da contratto full-time a part time. Gli 'altri' sono una categoria residuale e costituiscono la maggior parte dei part-time in essere. Adottando invece la definizione restrittiva (lavoratori <= 30 anni che si trovano per la prima volta nel panel) si osserva come atteso una diminuzione negli ingressi. La differenza tra ingressi e primi ingressi è costituita da individui non giovani che vengono assunti con part-time dopo (almeno) 4 anni trascorsi fuori dal lavoro dipendente. Ingressi complessivi di cui Primi ingressi Gli inserimenti nel mercato del lavoro costituiscono il 5,6% dei contratti part-time nel 1994, la percentuale cresce negli anni successivi, nel part-time su 100 coincidono con il primo lavoro dell individuo. Le trasformazioni non presentano una particolare tendenza alla crescita, mentre è interessante il dato degli ingressi di persone over 30: nel 1998, 6 part-time su 100 sono rappresentati da persone che rientrano nel mercato del lavoro dopo una lunga assenza, a definire una probabile funzione del part-time come politica di reinserimento soft. Ingr<=30/totale parttime Ingressi>30/totale parttime Trasformazioni/totale part-time ,6 4,0 7, ,2 3,5 5, ,8 5,4 9, ,6 3,7 4, ,0 6,0 6,0 Tipologia: fedeli, abituali e occasionali La disponibilità di dati che descrivono i percorsi individuali (benché limitati all'occupazione dipendente privata) incoraggia il tentativo di delineare una tipologia del lavoro a tempo parziale, in base al ruolo che l'evento "lavoro part-time" esercita nelle carriere individuali. Si tratta in altri termini di distinguere chi lavora prevalentemente, o esclusivamente a tempo parziale da chi lavora perlopiù a tempo pieno, e solo occasionalmente a part-time. 53

56 Si utilizzano due variabili nella definizione di un criterio di discriminazione: il tempo (numero di mesi) lavorato a part-time nel totale del periodo osservato; la quota di tempo lavorato a part-time sul totale del tempo lavorato nel periodo. Gli individui vengono distinti in tre gruppi: fedeli al pt se nel periodo osservato lavorano esclusivamente a tempo parziale; abituali se i mesi part-time sono più di 12 e la quota di part-time è superiore al 50%; occasionali se i mesi part-time sono meno di 12 o se la quota part-time è inferiore al 50%. Caratteristiche individuali dei tre tipi definiti La suddivisione in tipologie permette di evidenziare con chiarezza (tabelle A8 e A9) come il ricorso al part-time sia per l'80% dei lavoratori un evento non sporadico. Infatti oltre la metà dei lavoratori osservati è occupato, nei 6 anni presi in considerazione, esclusivamente part-time (i "fedeli"); per un quarto degli individui il periodo lavorato a tempo parziale supera quello lavorato a tempo pieno (gli "abituali"); solo per il 20% dei lavoratori prevale, nell'arco di tempo osservato, l'occupazione full-time (gli "occasionali"). Passiamo in rassegna le principali caratteristiche dei gruppi costruiti: Occasionali: il gruppo dei part-time occasionali è quello in cui prevalgono - relativamente - gli uomini: sono infatti occasionali il 32,4% del totale, contro il 16,8% delle donne. Inoltre, gli occasionali sono nel complesso più giovani (età media 29,6 anni) degli abituali e dei fedeli. Tra le qualifiche prevalgono - sempre in termini relativi - quelle operaie. Abituali: tra i part-time abituali prevalgono lievemente le donne (26% contro il 23,7% degli uomini) e le qualifiche impiegatizie (26,2% contro 25%); l'età è nell'insieme più elevata (33,3%) che tra gli occasionali. Fedeli: nel gruppo con il maggior grado di fedeltà al part-time (coloro che non lavorano mai a fulltime nel periodo) si rafforzano le differenze già emerse tra occasionali ed abituali: prevalgono nettamente le donne (57,2% contro 43,8% degli uomini) e le età sono ulteriormente spostate verso classi più anziane (età media 36,4 anni). Quanto alle qualifiche, non si nota una particolare prevalenza. Durate Affrontiamo ora la questione della stabilità del lavoro part-time. Si intende qui chiarire se i rapporti di lavoro part-time sono più o meno stabili di quelli full-time analizzandone le durate. Si guarda prima alla durata dei singoli rapporti di lavoro osservati; poi a quella dell'intero periodo complessivo di occupazione, soffermandosi per un confronto interno all'universo del part-time tra le tre tipologie individuate. 54

57 Durata del rapporto di lavoro La durata dei rapporti di lavoro del campione di occupati part-time al 1996 vengono poste a confronto con quelle di coloro che nel 1996 lavorano a tempo pieno. Poiché il periodo di osservazione va dal , si possono osservare durate massime di 6 anni 12. In media i rapporti di lavoro che sono part-time nel 1996 durano circa 6 mesi in meno di quelli full-time: la durata media dei part-time è di 3 anni e 3 mesi, per i full-time, invece, di 4 anni. La differenza tra i due tipi di rapporti è ancora maggiore se si osserva la mediana: 3 anni e 2 mesi per i part-time, 4 anni e 4 mesi per i full-time. Durata dei rapporti lavoro: confronto part-time e full-time N di osservazioni nel campione Durata media (in mesi) Deviazione standard Mediana Full-time ,6 52 Part-time ,2 38 Questo significa che vi è una maggior frequenza di rapporti part-time nelle classi di durata breve e una minor frequenza in quelle lunghe. In particolare circa il 17% dei rapporti di lavoro part-time dura meno di un anno, rispetto al 10% dei rapporti di lavoro a tempo pieno; invece, mentre quasi un terzo dei rapporti di lavoro a tempo pieno in essere nel 1996 durano per tutto il periodo di osservazione, ciò capita solo per il 16% dei rapporti a tempo parziale. Durate brevi e lunghe dei rapporti lavoro: confronto part-time e full-time Full-time Part-time Meno di un anno 10,21 17,05 tutto il periodo di osservazione (6 anni) 32,67 15,91 Poiché l'insieme di chi lavora a part-time ha caratteristiche assai diverse da quello di chi lavora a tempo pieno (una per tutte: la forte prevalenza femminile), i risultati che si ottengono potrebbero essere dovuti a un effetto di composizione più che al diverso regime di orario di lavoro. Per tenere sotto controllo tale diversità l'analisi viene replicata separatamente in base alle caratteristiche individuali osservate (figura 1: sesso, età e qualifica). All'interno del comparto part-time, si notano sensibili differenze tra i gruppi: gli uomini e gli operai hanno rapporti di più breve durata rispetto alle donne e agli impiegati.inoltre, nel confronto con il full-time - a parità di caratteristiche individuali - persistono le differenze tra durata dei rapporti a tempo pieno e parziale. Queste sono inoltre particolarmente significative tra gli uomini e gli operai. Guardando ai gruppi di età, come atteso, i giovani hanno rapporti di durate inferiori ai lavoratori più anziani, ma i rapporti di lavoro a tempo parziale sono più brevi di quelli a tempo pieno all'interno di ciascuna classe di età. In questa analisi sono stati presi in considerazione tutti i rapporti di lavoro attivi nel Poiché il campo di osservazione è limitato al periodo '93-'98, si osservano tra questi durate troncate a destra e a sinistra (rapporti di lavoro iniziati prima del 1993 risultano iniziare nel 1993, analogamente i rapporti di lavoro che finiscono dopo il 1998 risultano terminare nel 1998). Le durate complete - per le quali è possibile individuare con esattezza l'inizio e la fine - costituiscono il 38,6% dei rapporti di lavoro part-time e il 26,7% dei full time. 12 Nella presente analisi vengono presi in considerazione tutti i rapporti di lavoro attivi nel 1996, sia quelli di cui si osserva esattamente l'inizio e il termine, sia quelli troncati. 55

58 Figura 1-Le caratteristiche dei lavoratori part-time e dei lavoratori full-time full-time part-time 10 0 tutti operai impiegati uomini donne full-time part-time 10 0 < full-time part-time 10 0 F, <30 F, >=30 M, <30 M, >=30 56

59 Se i rapporti di lavoro a tempo parziale e a tempo pieno hanno diverse durate attese, allora il troncamento può non incidere su di essi nella stessa misura. Per controllare questa possibile distorsione è stata condotta l'analisi anche sui soli rapporti di lavoro con durate complete. In questo modo però si incorre in altri tipi di problemi: innanzitutto - per costruzione - si sovrastima la frequenza di rapporti di lavoro di breve durata. In secondo luogo, la selezione può determinare una serie di altre possibili distorsioni legate ai diversi profili di mobilità tra i due gruppi, ovvero si ottengono probabili distorsioni nelle distribuzioni dei rapporti di lavoro per caratteristiche individuali e di impresa. L'analisi condotta solamente sulle durate complete conferma sostanzialmente i risultati ottenuti considerando tutti i rapporti di lavoro: si osserva, come atteso, una maggiore concentrazione di rapporti part time nelle durate brevi e una sensibile riduzione di quelli con durate superiori a 6 anni, ma rimangono invece immutati i risultati relativi al confronto tra part time e full time per diversi gruppi di lavoratori (donne/uomini, operai/impiegati, giovani/anziani). Periodo complessivo di occupazione L'analisi appena presentata risponde solo parzialmente alla domanda formulata in partenza sulla stabilità del lavoro part-time: infatti essa mostra che il singolo rapporto di lavoro part-time dura meno di un analogo full-time. Questo però potrebbe semplicemente indicare, per chi lavora a part-time, una maggiore tendenza a cambiare impresa e una conseguente minore durata media di ciascun rapporto. È quindi importante analizzare la durata dell'intero periodo di occupazione per poter comprendere se, prescindendo dallo specifico rapporto di lavoro in essere, i lavoratori part-time hanno, nell'insieme del periodo, una minore presenza sul mercato del lavoro. Per ciascun lavoratore analizzato in precedenza sono stati quindi sommati tutti i rapporti di lavoro avuti nel periodo di osservazione. I risultati appaiono sostanzialmente analoghi a quelli emersi in relazione alla durata dei singoli rapporti di lavoro: il tempo trascorso nell'occupazione dipendente risulta inferiore per chi nel 1996 era occupato a tempo parziale, in tutti i sottogruppi osservati. Il confronto delle durate sembra indicare per i part-time un minor attaccamento al mercato del lavoro. Sebbene tale differenza possa essere in parte dovuta alla diversa composizione, essa continua ad emergere con una certa regolarità anche ripetendo l'analisi per sottogruppi. Durata dell'occupazione complessiva: confronto tra i diversi gruppi di part-time Passiamo ora ad analizzare la durata del periodo totale di occupazione all'interno del solo comparto parttime, confrontando i tre gruppi di occasionali, abituali e fedeli (tabella A10). Il gruppo dei part-time abituali mostra una distribuzione per durata sempre crescente: il 16% è presente per meno di tre anni, quasi la metà per oltre cinque anni. Gli individui con una bassa partecipazione al lavoro (meno di un anno) rappresentano il 7% del totale, percentuale che sale al 9% tra i fedeli e al 10,4% tra gli occasionali. Per definizione gli abituali non possono avere durate inferiori ai 12 mesi. I part-time occasionali, rispetto agli abituali, si distribuiscono maggiormente su durate dell'occupazione totale più brevi, ma questo può essere in parte spiegabile con il fatto che questo gruppo è nell'insieme più giovane degli altri due, quindi può comprendere un maggior numero di persone entrate da poco nel mercato del lavoro. 57

60 L'elemento di maggiore interesse sta quindi forse nella differenza tra gli abituali e i fedeli: questi ultimi, infatti, pur costituendo il gruppo più anziano, si concentrano meno dei primi su durate superiori ai cinque anni (43,4%). A ridimensionare in parte il risultato interviene il 'problema definitorio', che stabilisce il vincolo, per gli abituali di non poter avere durate inferiori ai 12 mesi: escludendo i lavoratori che complessivamente restano nell'occupazione meno di un anno, la differenza nelle due distribuzioni non è particolarmente significativa. Mobilità tra imprese I dati longitudinali consentono, unendo le informazioni sulla mobilità che precede il rapporto di lavoro osservato e su quella che lo segue, di contare il numero di imprese in cui ciascuna persona ha lavorato nell'arco del periodo considerato. I risultati (tabella A11) evidenziano una forte differenziazione tra i gruppi: quanto più i soggetti sono "affezionati" al tempo parziale, tanto più appaiono stabili anche in relazione alla mobilità inter-impresa. Sembra quindi evidenziarsi una significativa sovrapposizione tra la fedeltà al lavoro a tempo parziale e la fedeltà all'impresa. È però possibile che tale legame si spieghi con la correlazione di entrambe con l'età, caratteristica che come si è visto in precedenza varia sensibilmente tra i tre gruppi. Transizioni tra regimi di orario Un altro elemento di confronto tra gruppi riguarda i passaggi tra tempo pieno e parziale e viceversa. Tali passaggi possono avvenire o con la trasformazione del contratto all'interno della stessa impresa o con il passaggio da un contratto full-time (part-time) presso un'impresa a un contratto part-time (fulltime) presso un'altra. Nell'analisi che segue le due modalità con cui si determinano i passaggi tra regimi di orario sono state assimilate tra loro. Si adottano due approcci distinti: 1. viene preso in considerazione il rapporto part-time osservato nel 1996 per analizzare la situazione immediatamente precedente e immediatamente successiva. Se il rapporto di lavoro successivo al part-time 1996 è a tempo pieno allora si ha una transizione in senso stretto verso il tempo pieno. 2. si osserva nel triennio la condizione di chi era part-time nel 1996; se gli individui, in un qualche momento della loro carriera, sperimentano un lavoro a tempo pieno allora, si ha transizione in senso lato verso il tempo pieno. Il motivo che induce a considerare nell'analisi anche le transizioni in senso lato è dato dal tentativo di affiancare agli esiti 'istantanei' dei part-time anche gli status dei lavoratori nel breve-medio periodo. Prima si descrivono le sole transizioni sub 1. distinguendo per tipologia di part-time. Poi viene invece stimata, per l'insieme del campione, la probabilità di effettuare una transizione al tempo pieno separatamente per le definizioni sub 1. e sub 2. 58

61 Passaggi tra tempo pieno e parziale La tabella che segue illustra i passaggi tra regimi di orario: vengono presentati solo le statistiche per i gruppi "abituali" e "occasionali", poiché per costruzione chi è "fedele al part-time" non lavora mai a tempo pieno 13. Passaggi tra regimi di orario (prima e dopo il rapporto di lavoro part-time nel 1991) ABITUALI OCCASIONALI num % num % nessun FT né prima né dopo 52 9,0 14 3,1 da full a part , ,9 da part a full 98 16,9 10 2,2 da full a part, e di nuovo a full 47 8, ,4 Le differenze tra i due gruppi appaiono forti, sebbene in parte tautologiche. In particolare è consistente la differenza nella percentuale di chi passa da tempo pieno a parziale, restandovi per il restante periodo di osservazione: circa la metà sia tra gli abituali, che tra gli occasionali. D'altro canto, l'incidenza dei "doppi passaggi" (prima da tempo pieno a parziale, poi viceversa) è trascurabile per i primi, mentre per i secondi riguarda ben il 31,4% dei casi. Sembra quindi che anche questi dati possano essere presi a conferma dell'idea che per certi soggetti il passaggio al part-time sia un evento "accidentale", per altri uno stato stabile. Transizioni da part-time a full-time I lavoratori che passano da un contratto part-time ad uno full-time rappresentano un quarto del campione. Per meglio analizzare quali caratteristiche influenzino la probabilità di effettuare tale transizione si stimano due modelli logit, per le due definizioni di transizioni. La variabile dipendente del modello stimato assume, per ciascun lavoratore i valori: 1. Transizioni in senso stretto Transiz=1 se il rapporto di lavoro successivo al part-time del 1996 è full-time Transiz=0 negli altri casi 2. Transizioni in senso lato Transall=1 se in qualche momento tra il 1996 e il 1998 il lavoratore ha un rapporto di lavoro a tempo pieno Transall=0 altrove. 13 Naturalmente i fedeli sono comunque compresi nell'analisi che calcola la probabilità di transizione verso il full-time, onde evitare una sovrastima dei passaggi part-time---full-time. 59

62 Le variabili esplicative sono le stesse per le due specificazioni e riguardano: caratteristiche personali: sesso, età (separatamente per donne e uomini), qualifica; caratteristiche dell'impresa presso cui il lavoratore è occupato a tempo parziale: macro settore di attività, dimensione di impresa (dummy del numero di dipendenti); caratteristiche di eventuali rapporti di lavoro precedenti: full-time o part-time. I risultati della regressione logistica sono sintetizzati nella tabella seguente che indica i valori della probabilità di transizione per diverse caratteristiche di chi lavora a part-time. In corsivo le probabilità ricavate da coefficienti non statisticamente significativi ad un livello di confidenza del 95%. Probabilità di passare dal part-time al full-time per diverse tipologie di lavoratori transiz transall Donna Impiegata part-time nel 1996 non proveniente da part-time età compresa tra i 26 e 35 anni, dipendente di impresa piccola (<20 dip.) del commercio 19,6 21,4 impresa con più di 200 dipendenti 20,3 22,8 impresa da 20 a 200 dipendenti 21,8 22,1 25 anni e meno 35,2 36, anni 16,3 16,4 46 anni e oltre 14,1 15,9 industria pesante 15,3 19,3 industria manifatturiera 16,4 20,1 edilizia 19,0 23,3 servizi 17,9 20,9 qualifica operaia 22,8 25,0 uomo 30,9 31,6 provenienza=part-time 11,3 9,8 La prima riga della tabella mostra la probabilità di passare da un contratto part-time a uno full-time per una tipologia rappresentativa: donna impiegata di 25 anni nel commercio, dipendente di una piccola impresa, non proveniente (prima del 1996) da un part-time. Le righe successive della tabella indicano i valori delle probabilità al variare di una caratteristica alla volta rispetto al caso rappresentativo (ad esempio la seconda riga indica la probabilità di passare ad un contratto full-time per una lavoratrice che rispetto al caso rappresentativo differisce per il fatto di lavorare in una grande impresa). Per una lavoratrice "rappresentativa" la probabilità di passare da un contratto part-time ad uno full-time è del 19,6%, per la stessa lavoratrice, più giovane (meno di 25 anni) la probabilità sale al 35,2%. Gli altri risultati possono essere così sintetizzati. In primo luogo la probabilità di passare da una occupazione part-time ad una full-time è maggiore per gli uomini rispetto alle donne. Inoltre vi sono significative differenze tra donne e uomini in relazione all'età: mentre infatti il divario tra i due è forte per età giovani tale differenza si riduce con l'età. La probabilità di passare ad una occupazione a tempo pieno cala di 8 punti percentuali se in passato si è avuta un'occupazione part-time. Questo risultato in qualche modo conferma le analisi precedenti a proposito della "fedeltà" al rapporto part-time. 60

63 I risultati del secondo modello (transall) confermano le stesse conclusioni del primo, si nota comunque nel complesso un incremento nella probabilità di transizione, in virtù del modo meno restrittivo usato per definirla. Transizioni da part-time a full-time Un modello simile è stato stimato per verificare le determinanti della probabilità di transizione da un regime full-time ad un part-time. Simmetricamente rispetto al modello precedente si avrà: Transiz=1 se il rapporto di lavoro precedente al part-time del 1996 è full-time Transiz=0 negli altri casi Transiz Donna Impiegata part-time nel 1996 proveniente da rapporto full-time età compresa tra i 26 e 35 anni, dipendente di impresa piccola (<20 dip.) del commercio. 16,5 impresa con più di 200 dipendenti 16,2 impresa da 20 a 200 dipendenti 18,0 25 anni e meno 33, anni 12,5 46 anni e oltre 10,1 industria pesante 12,7 industria manifatturiera 13,7 Edilizia 15,6 Servizi 14,8 qualifica operaia 19,5 Uomo 28,5 Per i part-time del 1996, la probabilità di provenire da un full-time, quindi di ridurre l orario di lavoro è pari al 16,5% per la tipologia rappresentativa (donna, impiegata, anni,...). Anche in questo caso essere più giovani determina un incremento nella probabilità di cambiare regime d orario, rispetto ad avere più di 36 anni. La probabilità è di tre punti percentuale più alta per la qualiica operaia, mentre è pari al 28,5% per gli uomini. Questo dato è da interpretarsi anche in relazione ai modelli precedenti. In quel caso si poteva pensare alla probabilità più alta per gli uomini di passare da full-time a part-time come conseguenza di una ancora maggiore competitività nel mercato del lavoro, assegnando dunque al part-time una ruolo di secondo piano rispetto al lavoro a tempo pieno; nel commentare la maggior probabilità per gli uomini di trasformare il contratto full-time in part-time si deve fors cambiare prospettiva, ritornando al concetto di fedeltà. Forse, anche a causa di maggiori difficoltà di accesso ai percorsi di mobilità, le donne sono meno soggette a cambiamenti nella modalità di svolgimento del lavoro Per i dettagli delle stime si vedano in Appendice le Tabelle da 12 a

64 In breve I risultati ottenuti forniscono elementi di interesse, che convergono nel delineare "modelli" diversi di lavoro part-time in Lombardia. Innanzitutto si conferma il carattere duale del lavoro part-time in relazione al genere del lavoratore. Per gli uomini il lavoro a tempo parziale sembra costituire un passaggio: in alcuni casi un'esperienza occasionale nell'occupazione dipendente privata, in altri una tappa verso il lavoro a tempo pieno; spesso, probabilmente, un tappa di ingresso. Per le donne, e in specie per le over-30, il part-time invece ha connotati di assai maggiore stabilità; per quanto ovviamente a questo livello di informazione non si possa determinare se tale stabilità rifletta una scelta individuale, l'esistenza di una "nicchia fortunata", o al contrario una "condanna" da parte del mercato del lavoro. Rispetto alla stabilità del lavoro si ha l'impressione che il tempo parziale si ponga a metà strada tra il lavoro tipico e i contratti dotati di maggiore flessibilità. A differenza dei contratti a termine i contratti part-time non prevedono sin dall'inizio del rapporto una scadenza, l'evidenza dimostra invece una prevalenza di rapporti di breve durata rispetto ai contratti tipici. Solo 16 part-time su 100 durano per tutto il periodo osservato (6 anni), meno della metà di un contratto tipico a tempo pieno. Vedremo che anche dal lato retributivo non si ha una compensazione, determinando dunque una sorta di segmentazione del mercato del lavoro, con i part-time a interpretare il ruolo dei penalizzati. APPROFONDIMENTO 3: I DIFFERENZIALI RETRIBUTIVI TRA FULL-TIME E PART-TIME - DATI INPS di Claudio Malpede Alcune questioni metodologiche L'analisi delle retribuzioni dei lavoratori part-time e il confronto di queste con i lavoratori a tempo pieno, sulla base dei dati di fonte INPS, è resa difficoltosa da diversi elementi. Il principale è che non è possibile individuare con precisione il numero di ore lavorate al giorno, vale a dire la misura di quale "porzione" di un lavoro a tempo pieno rappresenti un lavoro part-time. Tale indicazione nei dati INPS è disponibile solo a livello di settimane, cioè è possibile solamente avere indicazione dell'ammontare di lavoro prestato nell'anno in termini di "settimane full-time equivalenti". Poiché però questa misura è ottenuta con degli arrotondamenti, tale misura è sistematicamente sovrastimata. Ne deriva una sottostima sistematica del salario giornaliero per i lavoratori part-time. È inoltre probabile che ulteriori elementi di possibili distorsioni nell'analisi delle retribuzioni possano provenire da una distribuzione delle ore lavorate molto irregolare nel tempo (il caso, ad esempio, del part-time verticale). Questi problemi rendono senz'altro arduo il confronto tra le retribuzioni di chi lavora a part-time con quelle di chi lavora a tempo pieno. Per ciò che riguarda invece l'insieme dei rapporti di lavoro part-time, nell'ipotesi che la distorsione sopra illustrata sia omogeneamente distribuita tra i lavoratori a tempo parziale, è possibile effettuare alcuni confronti tra i vari gruppi

65 Differenziale salariale tra gruppi di lavoratori per full e part-time Sulla base delle precedenti considerazioni, date le difficoltà ad effettuare un confronto diretto tra lavoratori full e part-time, si è proceduto ad un'analisi del differenziale salariale tra sottogruppi di lavoratori, separatamente per full e part-time. L'obiettivo è di evidenziare se tra categorie di lavoratori (ad esempio donne e uomini) vi sia maggiore dispersione nel lavoro a tempo pieno o in quello a tempo parziale. Il differenziale salariale per diversi sottogruppi all'interno dell'insieme dei lavoratori a part-time nel 1996 viene confrontato con il differenziale calcolato tra chi che nel 1996 lavorava a full-time 16. La misura di salario utilizzata è il salario giornaliero calcolato come rapporto tra salario totale percepito nell'anno e il numero di giornate lavorate. Per i part-time si è proceduto all'equiparazione delle giornate lavorate effettive in "giornate lavorate full-time equivalenti". Si fornisce comunque anche una statistica sui differenziali part-time/full-time. Differenziale salariale per sottogruppi di lavoratori full e part-time Uomini Donne Donne Imp / Ope Uomini Imp / Ope Media FT 1,11 1,45 1,56 Media PT 1,05 1,17 1,23 Mediana FT 1,17 1,36 1,49 Mediana PT 0,98 1,20 1,21 Qi Ft 1,14 1,25 1,36 Qi Pt 0,95 1,16 1,15 Qiii Ft 1,19 1,49 1,58 Qiii Pt 1,02 1,33 1,35 La tabella precedente riporta i differenziali salariali per diversi sottogruppi. Ad esempio il differenziale di 1,11 che si registra tra uomini e donne occupati a tempo pieno indica che gli uomini guadagnano mediamente l'11% in più delle donne. Nell'occupazione part-time tale differenziale è minore e pari a 1,05, vale a dire che anche nell'occupazione a tempo parziale gli uomini guadagnano più delle donne, ma tale differenza è minore rispetto al full-time. Le altre misure riportate riguardano la mediana, e i valori corrispondenti al 1 e al 3 quartile 17 che indicano rispettivamente il differenziale nella parte bassa e alta della distribuzione salariale. Ad esempio il differenziale tra uomini e donne che lavorano a tempo parziale è 0,95 per il 1 quartile e 1,02 per il 3. Questo significa che nella parte bassa della distribuzione salariale, cioè fra coloro che percepiscono bassi salari le donne guadagnano il 5% in più degli uomini (questo valore può essere confrontato con il 5% in meno che si trova considerando il complesso dei lavoratori), mentre se si guarda al differenziale tra 16 Per omogeneità con i part-time, per i lavoratori full-time sono stati presi in considerazione solamente gli operai e gli impiegati e sono stati esclusi dall'analisi gli apprendisti e i dirigenti. 17 I quartili dividono la distribuzione in 4 parti: il 1 quartile è il valore maggiore del 25% dei valori più bassi della distribuzione, il 3 decile invece è il valore maggiore del 75% dei valori della distribuzione. Il 2 quartile coincide con la mediana. 63

66 coloro che ricevono alti salari, gli uomini guadagnano il 2% più delle donne 18. Il primo risultato ad emergere è il minor differenziale, per tutte le categorie e le misure analizzate, che si riscontra tra i lavoratori part-time rispetto a quelli full-time. Vale a dire che la dispersione fra le categorie è più ridotta tra i lavoratori a tempo parziale. Naturalmente si tratta di risultati derivanti da statistiche aggregate, alla determinazione dei quali concorrono diversi fattori che non è in questa sede possibile analizzare in dettaglio: in primo luogo vi incidono effetti di composizione dovute alle differenze che si osservano nelle caratteristiche dei due gruppi di lavoratori. Inoltre nella determinazione delle retribuzioni influiscono, in misura e intensità diverse tra i due gruppi dei lavoratori full e part-time, fattori di natura contrattuale e istituzionale. Pur con le precauzioni del caso con cui vanno letti questi dati, è possibile notare nelle diverse categorie comportamenti analoghi tra full e part-time: il differenziale tra donne e uomini è minore di quello tra operai e impiegati, sia nel comparto del lavoro a tempo parziale che in quello a tempo pieno. Incrociando qualifica e sesso notiamo che il differenziale per qualifica è maggiore tra gli uomini che tra le donne. Degno di nota è il risultato relativo al differenziale, per sesso, tra giovani e meno giovani. Mentre all'interno del lavoro full-time il differenziale adulti/giovani tra gli uomini è sensibilmente maggiore di quello riscontrato tra le donne, tra i lavoratori a tempo parziale si verifica la situazione opposta: i lavoratori uomini part-time sopra i 30 anni guadagnano meno dei loro colleghi con meno di 30 anni, mentre tra le donne, le più anziane percepiscono salari superiori delle colleghe più giovani. Analogie tra full-time e part-time emergono anche dal confronto tra il primo e il terzo quartile: il differenziale tra le categorie è maggiore nella parte alta della distribuzione, con l'unica eccezione del differenziale tra giovani e adulti uomini part-time. Nella tabella che segue si riporta il differenziale salariale, per diverse caratteristiche, tra full-time e part-time. Nel leggere i dati si devono tener presenti i problemi nella misurazione del salario giornaliero part-time, nello stesso tempo però si può ancora ipotizzare che le stesse siano distribuite uniformemente tra le caratteristiche dei lavoratori 19. Questa seconda osservazione consente di confrontare i differenziali full-time/part-time diametralmente, individuando quali caratteristiche penalizzano maggiormente i lavoratori a tempo parziale. Differenziali salariali tra full-time e prime-time Media Mediana Qi Qiii Uomini 1,09 1,24 1,20 1,24 Donne 1,04 1,04 1,00 1,06 Imp 1,25 1,28 1,01 1,30 Ope 1,00 1,14 1,14 1,16 Uom imp 1,25 1,48 1,39 1,38 Donne imp 1,11 1,09 1,06 1,07 Uom ope 0,99 1,20 1,17 1,18 Donne ope 0,90 0,97 0,98 0,96 Gli uomini sono maggiormente penalizzati dal full-time rispetto alle donne, soprattutto confrontando le misure interquartile (la media risente di valori estremi molto bassi o molto alti): gli uomini full-time 18 È probabile che questo risultato risenta dell'esiguità nel numero di lavoratori uomini part-time. 19 D'altra parte, se così non fosse, non avrebbe senso nemmeno l'analisi dei differenziali salariali 'interna' al mondo part-time. Infatti, una distorsione maggiore ad es. nella misurazione del salario giornaliero degli impiegati rispetto alla stessa per gli operai, determinerebbe un differenziale salariale impiegati/operai distorto nella stessa misura. 64

67 'mediani' guadagnano il 24% in più degli analoghi part-time, la stessa statistica per le donne presenta un gap favorevole al full-time ridotto al 4%. Nello stesso modo gli impiegati part-time (soprattutto se uomini) sono penalizzati rispetto agli operai. Dai risultati sembra invece che le donne operaie part-time guadagnino in media il 10% in più delle corrispettive full-time. Differenze salariali a seconda dell'origine dei lavoratori part-time Analizzando ora solamente il comparto dei lavoratori a tempo parziale, è di interesse l'analisi delle retribuzioni con riferimento alla diversa provenienza ed esito del part-time, così come definita nelle pagine precedenti di questa analisi. Rispetto alla provenienza ed analogamente all'esito, l'obiettivo è quello di evidenziare se ci sono differenze, dal punto di vista del salario percepito, tra lavoratori che provengono da un precedente rapporto part-time, oppure da un precedente lavoro full-time, rispetto a coloro per i quali quello che osserviamo è il primo rapporto di lavoro dipendente nel periodo. A questo proposito si riportano i valori del salario giornaliero medio, mediano e dei quartili 1 e 3, "equivalente al full-time" 20 per le diverse origini dei lavoratori part-time. Salario giornaliero dei lavoratori part-time per origine (in migliaia di lire, valori nominali 1996) Provenienza Media Mediana Q1 Q3 Da non occupazione dipendente 104,9 86,0 76,6 103,1 Full-time 'da sempre' presso la stessa impresa 131,5 102,3 86,4 141,7 Full-Time presso la stessa impresa da dopo 1/ ,0 100,7 83,8 155,7 Full-Time presso altra impresa 107,6 86,3 76,3 105,6 Part-Time presso altra impresa 122,6 92,5 79,4 109,5 Part-time 'da sempre' presso la stessa impresa 117,9 97,9 85,2 120,0 I lavoratori da sempre nella stessa impresa presentano il salario più elevato, maggiore per chi ha subito una trasformazione da full-time a part-time; è maggiore il salario di chi - pur restando part-time - ha cambiato impresa rispetto a chi è da sempre part time presso lo stesso datore di lavoro. I salari più bnassi toccano a chi proviene da lavoro non dipendente e da chi lavorava full-time presso un'altra impresa. Bisogna tenere conto che i valori medi mostrati possono risentire di effetti di composizione, cioè della diversa composizione per altre caratteristiche (sesso, età, ad esempio) dei vari gruppi. Ad esempio ci si attende che nella categoria "primo rapporto di lavoro osservato" siano compresi lavoratori mediamente più giovani dei lavoratori appartenenti alle altre categorie. 20 Sui valori di salario riportati valgono le considerazioni effettuate all'inizio del paragrafo. Per tale motivo, più che sui valori in sé è bene soffermarsi sul confronto tra le diverse categorie. 65

68 Determinanti del salario part-time: analisi multivariata Per tenere sotto controllo contemporaneamente tutte le possibili differenze tra i gruppi che possono dare origine a differenze nel salario, si è effettuata una regressione sul livello del salario giornaliero in funzione delle principali caratteristiche, dei lavoratori e dell'impresa di appartenenza, osservate. I risultati della regressione (tabella A15 in Appendice) ribadiscono molti dei risultati già emersi in precedenza, ma consentono di qualificare meglio alcuni aspetti. Si commentano solo i valori dei coefficienti stimati significativi ad un livello di confidenza del 95%. In primo luogo - a parità di condizioni - il salario risulta sensibilmente più basso per le donne rispetto agli uomini. In secondo luogo il profilo per età, inserito tra le variabili di controllo anche con il termine quadratico, mostra la presenza di una crescita salariale significativa in funzione dell'età. Per gli impiegati il salario risulta più elevato che per gli operai, mentre non ci sono significative differenze tra i diversi settori di attività economica. È significativo e positivo il coefficiente associato alla dimensione di impresa: il salario percepito cresce al crescere del numero di addetti. I coefficienti stimati relativi alla provenienza ed esito dei rapporti di lavoro part-time sono significativi, tranne che per l'esito 'verso la non occupazione': transitare dal part-time tra due full-time (esito e provenienza) paga decisamente rispetto al salario percepito. Chi proviene dalla non occupazione, indipendentemente dalle altre caratteristiche, percepisce salari decisamente più bassi rispetto a chi sperimenta altri percorsi. 66

69 Tabella Incidenza del part-time e numero medio delle ore lavorate nei diversi paesi europei, N.ore medie di lavoro degli occupati part-time* Tasso di occupazione part-time in base all'autodichiarazione ** Tasso di occupazione part-time in base alle ore lavorate (meno di 30 ore) *** (1a) (1b) (1c) (2a) (2b) (2c) (3a) (3b) (3c) uomini donne totale uomini donne totale uomini donne totale Belgio 20,4 21,1 21,0 5,2 36,8 18,5 5,6 33,4 17,6 Danimarca 16,1 21,8 20,2 10,2 31,6 20,1 9,1 20,8 14,5 Germania 16,3 18,5 18,3 5,3 39,3 20,3... Grecia 22,8 20,5 21,2 2,2 7,2 4,1 2,6 8,5 4,8 Spagna 18,6 17,3 17,6 2,7 17,3 8,1 2,7 16,6 7,9 Francia 23,4 23,5 23,5 5,0 30,4 16,4 5,1 23,8 13,8 Irlanda 18,6 18,6 18,6 6,5 31,1 16,6 7,1 33,0 18,4 Italia 26,8 22,3 23,3 3,8 17,8 9,1 5,4 23,7 12,2 Lussemburgo 25,6 20,3 20,8 1,8 25,6 11,3 1,8 29,9 13,1 Olanda 19,2 18,4 18,6 20,0 71,3 42,2 13,8 58,1 33,0 Austria 24,8 22,6 22,8 4,3 33,6 17,2 2,7 24,8 12,4 Portogallo 21,5 19,2 19,6 6,6 16,5 11,1 5,1 14,3 9,2 Finlandia 19,8 20,7 20,4 7,6 16,7 12,0 7,3 14,0 10,5 Svezia 20,5 24,1 23,4 10,7 36,3 22,8 7,1 29,3 17,8 Regno Unito 17,7 18,5 18,4 8,9 44,4 24,8... Europa a 12 20,2 20,0 20,0 5,5 31,2 16,3... Europa a 15 19,5 19,8 19,7 6,3 33,8 18,0 5,6 25,2 13,8 Islanda 18,7 23,7 22,7 11,0 45,4 26,9 9,7 32,6 20,4 Norvegia 21,9 23,1 22,9 11,3 42,7 26,0 9,0 32,6 20,1 Svizzera 23,3 21,2 21,5 11,5 57,2 31,8 8,9 44,7 24,8 *: media delle ore settimanali di lavoro effettivamente svolte nella settimana di riferimento dagli occupati part-time (dove l'identificazione degli occupati part-time si basa sulla spontanea dichiarazione degli stessi). **: incidenza dell'occupazione part-time sul totale degli occupati, dove l'identificazione degli occupati part-time si basa sulla spontanea dichiarazione degli stessi. ***: incidenza dell'occupazione part-time sul totale degli occupati, dove per occupati part-time si intendono gli individui che lavorano abitualmente meno di 30 ore alla settimana. 67

70 Tabella 1.2 Confronto tra la definizione nazionale di part-time e la classificazione basata sulle ore di lavoro settimanali Occupati full-time che lavorano meno di 35 ore (a) Occupati part-time che lavorano più di 30 ore (b) Olanda 0,0 8,7 Islanda 0,9 8,6 Svizzera 1,2 6,5 Svezia 0,9 11,4 Norvegia 0,0 5,5 Regno Unito 2,8 2,7 Danimarca 2,1 5,6 Francia 4,3 4,7 Germania 1,1 2,4 Belgio 5,3 2,7 Austria 1,8 4,1 Irlanda 8,0 1,3 Finlandia 4,3 3,0 Polonia 9,3 2,1 Lussemburgo 6,3 1,3 Spagna 2,8 0,3 Italia 9,3 1,7 Repubblica Ceca 1,4 1,7 Ungheria 0,0 1,7 Portogallo 5,6 1,0 Grecia 8,8 0,9 a: incidenza degli occupati full-time che lavorano più di 30 ore settimanali sul totale degli occupati a tempo pieno. B: incidenza degli occupati part-time che lavorano più di 30 ore settimanali sul totale degli occupati a tempo parziale. Fonte: Tabella 1 a pag. 21 del paper dell OECD The definition of part-time work for the purpose of international comparisons

71 Tabella 1.3 Confronto tra la definizione nazionale di part-time e la classificazione basata sulle ore di lavoro settimanali Lombardia, Italia (1993 e 2002) Definizione nazionale (a) Occupati che lavorano meno di 30 ore (b) Definizione dell occupazione part-time Variazione nei tassi di occ. part-time (a-b) Occupati che lavorano meno di 35 ore Variazione nei tassi di occ. part-time (a-c) Part-timers che lavorano più di 30 ore (d) Full-timers che lavorano meno di 35 ore (e) Lombardia 2002 Totale 9,3 11,1-1,8 14,2-4,9 2,1 5,9 Uomini 2,8 3,8-1,0 5,3-2,5 1,1 3,2 Donne 18,9 21,9-3,0 27,3-8,4 3,7 9, Totale 5,7 9,0-3,3 12,2-6,5 1,5 6,4 Uomini 2,1 3,4-1,2 5,2-3,1 1,0 3,0 Donne 11,7 18,4-6,7 23,9-12,2 2,4 12,0 Italia 2002 Totale 8,6 11,6-3,0 15,0-6,5 2,4 7,8 Uomini 3,5 4,9-1,4 6,8-3,3 1,5 4,5 Donne 17,0 22,8-5,8 28,6-11,7 3,8 13, Totale 5,5 9,8-4,3 12,6-7,1 1,9 8,4 Uomini 2,5 4,3-1,8 6,0-3,5 1,4 4,6 Donne 11,2 20,1-8,9 25,1-13,9 3,0 15,6 Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro, Tabella Tassi di occupazione part-time, per posizione nelle professioni - Lombardia e Italia, 1993 e 2002 Lombardia Italia Dipendenti Totale 5,3 9,7 5,2 9,1 Uomini 1,6 2,4 2,1 3,4 Donne 11,0 18,9 10,6 17,4 Autonomi Totale 6,8 8,2 6,3 7,1 Uomini 3,6 3,9 3,5 3,8 Donne 14,6 18,8 13,0 15,2 Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

72 Tabella Incidenza dell'occupazione part-time, Lombardia Occupati 2002 (occupati in valore assoluto) 1993 (occupati in valore assoluto) Variazione (in unità) Tasso di variazione percentuale uomini e donne full-time ,6 part-time ,6 Totale ,8 uomini full-time ,6 part-time ,3 Totale ,3 donne full-time ,3 part-time ,7 Totale ,0 Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

73 Tabella 1.6a - Composizione percentuale dell'occupazione part-time per genere, età, settore, professione e titolo di studio - Lombardia-Italia 2002 per classi di età: 2002 Lombardia Italia uomini donne totale uomini donne totale 15/29 anni 31,8 17,0 19,7 27,6 19,3 21,4 30/39 anni 16,9 40,8 36,5 24,8 38,7 35,2 40/49 anni 20,3 27,9 26,5 17,9 26,7 24,5 50/64 anni 21,5 13,3 14,8 22,0 14,1 16,1 oltre 65 anni 9,4 1,0 2,5 7,8 1,2 2,9 per settore: agricoltura,caccia e pesca 3,6 1,2 1,6 13,8 5,3 7,5 industria dell'energia ed estrattiva 0,0 0,4 0,3 0,3 0,2 0,2 industria della trasformazione 25,9 18,8 20,0 13,6 14,0 13,9 industria delle costruzioni 7,5 2,3 3,2 8,8 1,9 3,6 commercio 12,4 18,2 17,1 12,7 18,0 16,7 alberghi e ristoranti 6,0 6,9 6,8 6,8 7,3 7,2 trasporti e comunicazioni 3,7 2,3 2,6 4,3 2,4 2,8 intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari 2,4 3,4 3,2 1,7 2,8 2,5 servizi alle imprese e altre attività professionali ed imprenditoriali 13,1 14,0 13,9 8,7 13,1 12,0 pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie 4,4 3,8 3,9 10,5 6,0 7,2 istruzione, sanità ed altri servizi sociali 11,4 16,5 15,6 9,5 15,5 14,0 altri servizi pubblici, sociali e alle persone 9,8 12,2 11,8 9,3 13,4 12,3 per professione: legislatori,dirigenti e imprenditori 3,9 1,7 2,1 2,5 1,5 1,5 professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione 12,3 5,8 7,0 9,0 6,3 6,3 professioni intermedie (tecnici) 18,6 24,7 23,6 14,6 20,3 20,3 professioni esecutive relative all'amministrazione e gestione 10,5 18,3 16,9 9,4 14,1 14,1 professioni relative alle vendite ed ai servizi per le famiglie 16,6 23,5 22,3 17,3 23,2 23,2 artigiani, operai specializzati e agricoltori 17,5 5,2 7,5 20,8 10,9 10,9 conduttori di impianti, operatori di macchinari fissi e mobili 9,0 4,7 5,4 6,8 4,2 4,2 personale non qualificato 11,6 16,1 15,3 19,5 19,4 19,4 per titolo di studio: Dottorato, laurea, diploma universitario 19,1 11,6 12,9 12,8 10,5 11,1 Maturità o qualifica professionale 43,4 44,6 44,4 34,3 43,3 41,0 Scuola dell'obbligo 35,7 43,2 41,8 50,3 44,8 46,2 Nessun titolo 1,9 0,6 0,9 2,5 1,3 1,6 totale Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

74 Tabella 1.6b - Composizione percentuale dell'occupazione part-time per genere, età, settore, professione e titolo di studio - Lombardia-Italia 1993 per classi di età: Lombardia 1993 Italia uomini donne totale uomini donne totale 15/29 anni 33,6 27,5 29,0 30,7 27,6 28,5 30/39 anni 16,3 33,0 29,0 20,5 31,2 28,0 40/49 anni 13,8 24,3 21,8 14,2 23,1 20,4 50/64 anni 23,3 14,2 16,4 24,3 15,8 18,4 oltre 65 anni 12,9 1,0 3,8 10,2 2,3 4,7 per settore: agricoltura,caccia e pesca 9,6 3,4 4,9 23,4 15,3 17,7 industria dell'energia ed estrattiva 0,1 0,3 0,2 0,4 0,4 0,4 industria della trasformazione 24,8 20,8 21,7 13,9 15,2 14,8 industria delle costruzioni 9,0 1,6 3,4 14,1 1,4 5,2 commercio 16,5 18,4 17,9 14,3 18,1 17,0 alberghi e ristoranti 3,3 4,7 4,4 3,7 5,5 5,0 trasporti e comunicazioni 4,2 1,5 2,1 4,1 1,4 2,2 intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari 3,2 3,4 3,3 2,4 3,2 2,9 servizi alle imprese e altre attività professionali ed imprenditoriali 6,5 13,1 11,6 5,6 8,2 7,4 pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie 2,3 2,5 2,5 3,1 2,6 2,8 istruzione, sanità ed altri servizi sociali 10,6 13,2 12,6 7,5 11,6 10,4 altri servizi pubblici, sociali e alle persone 10,1 17,1 15,4 7,5 17,1 14,2 per professione: legislatori,dirigenti e imprenditori 2,0 1,6 1,7 1,7 0,9 1,2 professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione 12,3 6,2 7,7 7,9 4,8 5,7 professioni intermedie (tecnici) 19,8 16,6 17,4 12,1 14,7 13,9 professioni esecutive relative all'amministrazione e gestione 8,0 13,7 12,3 4,6 12,2 10,0 professioni relative alle vendite ed ai servizi per le famiglie 14,0 23,9 21,6 13,1 22,9 19,9 artigiani, operai specializzati e agricoltori 27,9 11,7 15,5 33,6 15,5 20,9 conduttori di impianti, operatori di macchinari fissi e mobili 7,5 3,2 4,2 6,5 2,7 3,8 personale non qualificato 8,4 23,0 19,6 20,4 26,3 24,6 per titolo di studio: Dottorato, laurea, diploma universitario 12,6 6,1 7,6 8,6 5,8 6,6 Maturità o qualifica professionale 31,8 30,0 30,4 23,1 27,6 26,3 Scuola dell'obbligo 54,0 62,3 60,3 62,7 63,6 63,3 Nessun titolo 1,6 1,6 1,6 5,6 3,0 3,8 totale Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

75 Tabella Tasso di occupazione part-time* per genere, età e posizione professionale Lombardia Italia totale 5,7 9,3 5,5 8,6 sesso: uomini 2,1 2,8 2,5 3,5 donne 11,7 18,9 11,2 16,9 per classi di età: Totale 15/29 anni 5,7 8,2 6,3 9,2 30/39 anni 5,8 10,2 5,5 9,5 40/49 anni 5,0 9,6 4,5 7,8 50/64 anni 5,6 8,0 5,1 6,8 oltre 65 anni 16,4 16,0 15,6 15,2 Totale 5,7 9,3 5,5 8,6 uomini 15/29 anni 2,8 4,4 3,4 5,2 30/39 anni 1,3 1,5 1,9 2,8 40/49 anni 1,2 2,2 1,4 2,3 50/64 anni 2,5 3,2 2,8 3,5 oltre 65 anni 17,5 14,2 14,3 14,1 Totale 2,1 2,8 2,5 3,5 donne 15/29 anni 9,4 12,8 10,8 15,0 30/39 anni 12,7 22,2 11,9 20,2 40/49 anni 12,4 20,8 10,5 16,9 50/64 anni 14,2 18,0 11,3 13,5 oltre 65 anni 13,1 21,6 18,9 18,3 Totale 11,7 18,9 11,2 16,9 posizione nella professione: autonomo 6,8 8,2 6,3 7,1 dipendente 5,3 9,7 5,2 9,1 Totale 5,7 9,3 5,5 8,6 * I tassi di occupazione part-time sono calcolati dividendo il numero degli occupati a tempo parziale per il totale dei lavoratori. Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

76 Tabella Tasso di occupazione part-time* per stato civile e dimensione della famiglia Lombardia Italia totale 5,7 9,3 5,5 8,6 per stato civile: Nubile/celibe 5,1 6,4 5,3 7,6 Coniugato/a 5,8 10,7 5,5 8,9 Separ. fatto 6,9 10,7 6,3 10,1 Separ. leg. 8,2 13,4 6,8 10,7 Divorziato/a 8,8 11,3 6,3 9,2 vedovo/e 9,3 14,9 8,9 12,9 Totale 5,7 9,3 5,5 8,6 uomini Nubile/celibe 3,2 3,9 3,6 4,8 Coniugato/a 1,5 2,1 2,0 2,8 Separ. fatto 1,8 2,2 2,3 3,9 Separ. leg. 3,2 4,3 2,8 4,1 Divorziato/a 6,6 4,0 4,7 3,3 vedovo/e 5,8 8,4 4,6 6,8 Totale 2,1 2,8 2,5 3,5 donne Nubile/celibe 8,2 10,5 8,4 12,4 Coniugato/a 13,5 23,6 12,6 19,4 Separ. fatto 12,3 20,1 11,1 16,7 Separ. leg. 13,4 20,0 10,7 16,5 Divorziato/a 10,5 16,4 7,5 13,5 vedovo/e 11,9 17,2 11,2 15,5 Totale 11,7 18,9 11,2 17,0 per numero componenti della famiglia: Un componente 6,0 5,7 4,9 5,8 Due componenti 5,2 8,3 5,8 8,6 Tre componenti 5,7 9,6 5,6 9,2 Quattro componenti 1,8 10,8 5,5 8,9 Cinque o più componenti 5,2 8,6 5,4 8,1 Totale 5,7 9,3 5,5 8,6 uomini Un componente 4,5 4,7 3,6 3,9 Due componenti 2,9 3,4 3,5 4,5 Tre componenti 2,0 2,2 2,3 3,3 Quattro componenti 0,6 2,6 2,1 3,1 Cinque o più componenti 1,7 2,7 2,7 3,4 Totale 2,1 2,8 2,5 3,5 donne Un componente 8,7 7,2 7,2 9,2 Due componenti 8,6 14,1 9,2 13,7 Tre componenti 11,4 20,3 11,7 18,3 Quattro componenti 4,0 24,2 12,3 19,4 Cinque o più componenti 12,3 19,8 11,5 17,6 Totale 11,7 18,9 11,2 17,0 * I tassi di occupazione part-time sono calcolati dividendo il numero degli occupati a tempo parziale per il totale dei lavoratori. 74

77 Tabella Tasso di occupazione part-time* per genere e titolo di studio Lombardia Italia per titolo di studio: Dottorato, laurea, diploma universitario 5,2 9,1 4,1 7,5 Maturità o qualifica professionale 5,6 9,7 4,8 8,7 Scuola dell'obbligo 5,8 8,9 5,9 8,7 Nessun titolo 10,0 12,1 11,7 13,5 Totale 5,7 9,3 5,5 8,6 uomini Dottorato, laurea, diploma universitario 3,2 4,4 2,7 4,1 Maturità o qualifica professionale 2,4 3,1 2,1 3,2 Scuola dell'obbligo 1,9 2,1 2,5 3,5 Nessun titolo 3,7 6,8 8,0 8,1 Totale 2,1 2,8 2,5 3,5 donne Dottorato, laurea, diploma universitario 8,5 14,9 6,4 11,5 Maturità o qualifica professionale 9,7 17,7 8,4 16,0 Scuola dell'obbligo 13,4 21,9 13,9 20,2 Nessun titolo 21,0 23,8 18,5 23,9 Totale 11,7 18,9 11,2 17,0 * I tassi di occupazione part-time sono calcolati dividendo il numero degli occupati a tempo parziale per il totale dei lavoratori. Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

78 Tabella Tasso di occupazione part-time* per genere e settore Lombardia Italia totale 5,7 9,3 5,5 8,6 Per settore: agricoltura,caccia e pesca 11,7 7,9 13,5 12,8 industria dell'energia ed estrattiva 1,0 3,3 1,7 2,5 industria della trasformazione 3,3 5,8 3,3 5,2 industria delle costruzioni 2,9 4,1 3,5 3,9 commercio 6,8 10,8 5,8 9,0 alberghi e ristoranti 9,0 17,8 8,6 14,8 trasporti e comunicazioni 2,6 4,9 2,2 4,5 intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari 4,4 7,7 4,8 7,1 servizi alle imprese e altre attività professionali ed imprenditoriali 11,7 14,0 9,4 13,4 pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie 3,2 7,5 1,8 7,0 istruzione, sanità ed altri servizi sociali 7,0 12,8 4,5 9,2 altri servizi pubblici, sociali e alle persone 17,8 20,0 16,3 19,8 Totale 5,7 9,3 5,5 8,6 Uomini agricoltura,caccia e pesca 7,1 3,9 8,3 8,8 industria dell'energia ed estrattiva 0,2 0,0 0,6 0,8 industria della trasformazione 1,3 2,0 1,3 1,9 industria delle costruzioni 1,9 1,9 3,0 2,5 commercio 2,5 2,4 2,3 2,9 alberghi e ristoranti 3,0 5,6 3,4 6,7 trasporti e comunicazioni 1,5 1,7 1,4 2,2 intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari 1,5 1,6 1,7 2,0 servizi alle imprese e altre attività professionali ed imprenditoriali 2,9 4,4 3,5 4,4 pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie 1,3 2,9 0,9 4,0 istruzione, sanità ed altri servizi sociali 4,5 6,2 2,6 4,8 altri servizi pubblici, sociali e alle persone 6,4 7,6 5,3 8,4 Totale 2,1 2,8 2,5 3,5 Donne agricoltura,caccia e pesca 27,3 24,7 22,5 21,3 industria dell'energia ed estrattiva 5,0 16,9 9,9 12,5 industria della trasformazione 7,6 13,9 8,1 12,9 industria delle costruzioni 15,8 27,2 13,3 23,0 commercio 13,3 22,1 12,0 18,8 alberghi e ristoranti 16,0 30,1 15,0 24,0 trasporti e comunicazioni 7,7 13,8 6,2 13,2 intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari 10,1 17,7 11,1 15,2 servizi alle imprese e altre attività professionali ed imprenditoriali 21,8 25,1 18,4 25,0 pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie 5,5 12,5 3,7 12,5 istruzione, sanità ed altri servizi sociali 8,1 15,3 5,7 11,3 altri servizi pubblici, sociali e alle persone 26,4 28,2 26,5 29,1 Totale 11,7 18,9 11,2 17,0 * I tassi di occupazione part-time sono calcolati dividendo il numero degli occupati a tempo parziale per il totale dei lavoratori. Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

79 Tabella Tasso di occupazione part-time* per genere e professione Lombardia Italia totale 5,7 9,3 5,5 8,6 Per professione: legislatori,dirigenti e imprenditori 3,0 4,8 2,3 3,9 professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione 7,3 8,3 4,8 6,7 professioni intermedie (tecnici) 5,1 9,3 4,4 8,1 professioni esecutive relative all'amministrazione e gestione 5,5 12,1 5,0 10,8 professioni relative alle vendite ed ai servizi per le famiglie 8,7 14,5 6,8 11,7 artigiani, operai specializzati e agricoltori 3,6 3,6 4,4 4,6 conduttori di impianti, operatori di macchinari fissi e mobili 2,1 4,4 2,3 4,0 personale non qualificato 14,3 22,8 13,5 19,8 Totale 5,7 9,3 5,5 8,6 Uomini legislatori,dirigenti e imprenditori 1,0 2,0 1,2 2,1 professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione 4,7 4,7 3,4 4,3 professioni intermedie (tecnici) 2,5 2,6 2,1 2,9 professioni esecutive relative all'amministrazione e gestione 1,8 3,2 1,4 3,8 professioni relative alle vendite ed ai servizi per le famiglie 2,7 4,3 2,4 4,4 artigiani, operai specializzati e agricoltori 1,9 1,8 2,6 2,6 conduttori di impianti, operatori di macchinari fissi e mobili 1,2 1,8 1,4 2,0 personale non qualificato 2,8 6,8 5,7 9,0 Totale 2,1 2,8 2,5 3,5 Donne legislatori,dirigenti e imprenditori 13,9 15,4 8,7 10,5 professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione 10,9 12,8 7,0 9,9 professioni intermedie (tecnici) 8,1 16,4 7,3 13,7 professioni esecutive relative all'amministrazione e gestione 8,7 18,6 8,6 17,1 professioni relative alle vendite ed ai servizi per le famiglie 14,8 22,8 12,2 19,3 artigiani, operai specializzati e agricoltori 11,3 14,2 12,0 14,2 conduttori di impianti, operatori di macchinari fissi e mobili 4,5 11,9 5,9 11,5 personale non qualificato 26,4 36,2 24,9 33,7 Totale 11,7 18,9 11,2 17,0 * I tassi di occupazione part-time sono calcolati dividendo il numero degli occupati a tempo parziale per il totale dei lavoratori. Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

80 Tabella 12 - Composizione percentuale degli occupati part-time volontari*, involontari** e del part-time conciliativo per classi di età, titolo di studio, stato civile, numero di componenti della famiglia - Lombardia 1993 e 2002 Part-time volontario (chi non vuole full-time, per corsi, motivi personali, malattie, altro) Part-time involontario (chi non trova full-time) Part-time conciliativo (chi ha carichi familiari) Uomini Donne totale Uomini Donne totale Uomini Donne totale Uomini Donne totale Uomini Donne totale Uomini Donne totale totale Per classi di età 15/29 29,7 20,4 22,4 26,4 15,9 18,2 48,9 44,6 45,6 47,4 32,1 35,8 18,5 31,9 25,7 13,4 7,5 7,7 30/39 13,4 34,9 30,2 14,4 38,0 32,9 20,8 26,4 25,1 22,1 35,3 32,2 20,5 44,7 33,5 25,6 51,4 50,7 40/49 12,6 27,8 24,5 20,4 28,8 27,0 13,6 17,8 16,8 17,8 21,4 20,6 21,0 9,3 14,7 38,5 31,0 31,2 50/64 27,3 15,6 18,1 25,7 15,8 17,9 15,9 10,9 12,0 12,1 10,5 10,9 20,1 13,4 16,5 14,2 9,8 9,9 oltre 65 17,0 1,3 4,7 13,1 1,5 4,0 0,8 0,4 0,5 0,6 0,6 0,6 19,9 0,6 9,5 8,4 0,3 0,6 Per titolo di studio: Titolo universitario e post universitario 14,3 5,5 7,4 21,1 12,7 14,5 8,6 7,1 7,5 13,7 10,0 10,9 13,1 9,2 11,0 23,7 10,4 10,7 Maturità 35,2 30,2 31,3 42,5 46,9 46,0 27,0 26,6 26,7 48,5 36,3 39,2 25,4 48,8 37,9 16,3 46,0 45,2 Scuola dell'obbligo 48,7 63,5 60,3 34,9 40,1 39,0 63,6 62,5 62,7 34,8 53,0 48,6 59,5 42,1 50,1 60,0 42,5 42,9 Nessun titolo 1,8 0,8 1,0 1,5 0,3 0,6 0,8 3,8 3,1 3,0 0,8 1,3 2,0 0,0 0,9 0,0 1,2 1,2 Per stato civile: Nubile/celibe 40,9 13,9 19,8 44,6 17,5 23,3 62,5 45,2 49,2 62,1 38,3 44,0 37,0 23,8 29,9 30,6 3,9 4,7 Coniugato/a 50,4 81,6 74,8 49,3 75,3 69,7 32,9 43,3 40,8 34,7 50,5 46,7 58,6 69,0 64,2 56,4 91,1 90,2 Separato/a di fatto 0,7 0,3 0,4 0,7 1,1 1,0 0,0 2,4 1,8 0,0 1,2 0,9 0,0 0,0 0,0 0,0 0,1 0,1 Separato/a legalmente 1,1 0,8 0,9 1,7 1,6 1,6 2,3 3,7 3,4 2,1 5,8 4,9 0,0 1,8 1,0 0,0 1,9 1,8 Divorziato/a 2,9 0,7 1,2 1,3 2,5 2,3 1,5 3,0 2,7 1,0 1,2 1,1 0,0 0,0 0,0 13,0 1,5 1,9 Vedovo/e 4,0 2,6 2,9 2,5 2,0 2,1 0,8 2,4 2,0 0,0 3,1 2,3 4,5 5,4 5,0 0,0 1,5 1,4 Per numero componenti della famiglia: Un componente 13,6 2,4 4,9 15,6 3,9 6,4 13,4 8,4 9,5 12,1 4,8 6,5 10,0 5,2 7,4 13,0 0,4 0,8 Due componenti 20,1 12,4 14,0 22,2 19,1 19,8 16,9 15,0 15,4 20,1 23,7 22,8 28,3 12,6 19,9 27,2 6,2 6,8 Tre componenti 30,8 35,2 34,3 28,7 36,5 34,8 29,5 26,5 27,2 20,3 34,8 31,3 24,7 40,8 33,4 12,5 36,1 35,4 Quattro componenti 25,9 39,3 36,4 26,7 34,8 33,0 28,5 35,8 34,1 32,4 28,6 29,6 31,7 32,4 32,1 41,0 44,5 44,4 Cinque o più componenti 9,6 10,0 9,9 6,8 5,7 5,9 11,7 13,2 12,9 15,1 8,1 9,8 5,3 9,0 7,3 6,4 12,7 12,6 Per settore: agricoltura,caccia e pesca 11,6 4,3 5,9 5,0 1,6 2,3 17,0 13,3 14,1 0,5 0,3 0,3 18,2 1,4 9,2 0,0 1,0 1,0 industria dell'energia ed estrattiva 0,2 0,4 0,3 0,0 0,4 0,3 23,3 43,1 38,5 0,0 0,3 0,2 0,0 0,0 0,0 0,0 0,3 0,3 industria della trasformazione 24,4 24,1 24,2 29,6 19,8 21,9 24,6 12,0 15,0 15,5 8,2 9,9 27,1 23,6 25,2 37,4 24,7 25,0 industria delle costruzioni 6,2 1,9 2,8 7,1 2,6 3,6 15,5 0,8 4,2 9,0 1,6 3,4 8,9 2,6 5,5 4,3 1,9 2,0 commercio 18,8 21,2 20,7 10,9 17,8 16,3 0,0 0,0 0,0 15,3 20,3 19,1 5,3 14,7 10,4 17,6 17,4 17,4 alberghi e ristoranti 0,9 2,8 2,4 3,8 6,3 5,7 7,3 9,8 9,2 10,6 10,3 10,3 6,3 1,4 3,7 11,7 5,8 6,0 trasporti e comunicazioni 4,4 1,2 1,9 2,7 2,3 2,4 5,3 1,8 2,6 6,4 2,3 3,3 0,0 3,5 1,9 0,0 2,5 2,5 intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari 4,2 3,8 3,9 2,1 3,0 2,8 2,3 3,0 2,8 2,7 1,6 1,9 0,0 0,0 0,0 4,0 5,8 5,7 servizi alle imprese e altre attività professionali ed imprenditoriali 7,3 12,4 11,3 13,5 13,9 13,8 4,6 16,3 13,5 12,9 17,4 16,3 6,7 5,2 5,9 6,0 11,7 11,5 pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie 1,5 1,7 1,7 4,0 4,0 4,0 0,0 0,0 0,0 5,7 2,6 3,3 0,0 3,8 2,1 0,0 4,2 4,1 istruzione, sanità ed altri servizi sociali 11,3 10,9 11,0 10,4 16,6 15,3 0,0 0,0 0,0 14,2 16,7 16,1 11,2 36,4 24,7 10,1 16,1 15,9 altri servizi pubblici, sociali e alle persone 9,0 15,2 13,9 10,9 11,6 11,5 0,0 0,0 0,0 7,2 18,5 15,8 16,3 7,4 11,5 9,0 8,5 8,5 Per professione: legislatori,dirigenti e imprenditori 2,5 2,2 2,2 4,8 2,1 2,7 0,9 0,0 0,2 1,6 0,4 0,6 1,8 2,6 2,2 4,0 1,7 1,8 professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione 13,9 5,7 7,5 14,3 7,2 8,7 10,0 6,3 7,2 8,0 3,9 4,9 9,7 14,7 12,4 6,0 4,4 4,5 professioni intermedie (tecnici) 24,1 17,4 18,8 19,7 26,2 24,8 13,1 12,9 12,9 17,0 15,8 16,1 13,0 29,5 21,8 11,4 28,2 27,8 professioni esecutive relative all'amministrazione e gestione 9,5 15,0 13,8 9,9 19,6 17,5 7,3 10,3 9,6 10,6 9,4 9,7 1,7 13,1 7,8 23,1 22,3 22,3 professioni relative alle vendite ed ai servizi per le famiglie 14,0 22,4 20,6 14,6 21,9 20,4 14,9 28,6 25,4 20,8 32,4 29,6 12,4 18,6 15,7 23,4 20,1 20,2 artigiani, operai specializzati e agricoltori 25,0 13,7 16,2 18,6 5,6 8,4 29,5 6,0 11,5 15,1 3,4 6,2 39,9 16,1 27,1 15,7 5,9 6,1 conduttori di impianti, operatori di macchinari fissi e mobili 4,9 3,5 3,8 9,2 4,9 5,8 11,8 2,5 4,7 9,4 1,6 3,5 11,7 1,7 6,3 0,0 6,6 6,4 personale non qualificato 6,2 20,1 17,1 8,9 12,5 11,7 12,6 33,4 28,5 17,6 33,1 29,4 9,9 3,7 6,6 16,4 10,8 10,9 Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro, *: Gli occupati part-time volontari sono gli individui che lavorano a tempo parziale per proria scelta, perché non vogliono un'occupazione full-time. **: Gli occupati part-time involontari sono gli individui che lavorano a tempo parziale solo perché non hanno trovato il full-time.

81 Tabella Incidenza della forza lavoro potenziale part-time, 2002 Disoccupati* Lombardia Italia uomini 2,3 1,6 donne 18,6 10,1 Totali 12,3 6,1 Inattivi** uomini 9,5 3,4 donne 27,3 15,1 Totali 21,2 10,6 *: Quota dei disoccupati disposti a lavorare solo part-time sul totale dei disoccupati **: Quota degli inattivi che accetterebbero un impiego solo se a tempo parziale sul totale degli inattivi Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro, Tabella Composizione percentuale della forza lavoro potenziale, 2002 Lombardia Italia Totale Disoccupati* 15/29 30/39 40/49 50/64 oltre 65 15/29 30/39 40/49 50/64 oltre 65 uomini 76,4 0,0 8,1 0,0 15,5 58,7 12,9 8,5 16,3 3,5 100% donne 22,8 42,4 21,4 12,1 1,3 28,4 37,2 24,0 9,8 0,7 100% Totali 26,7 39,3 20,5 11,2 2,3 32,0 34,2 22,1 10,6 1,0 100% Inattivi** uomini 39,9 4,2 8,6 44,2 3,0 44,2 15,9 8,9 26,2 4,8 100% donne 18,0 35,7 28,3 17,7 0,3 27,3 36,1 24,1 11,8 0,6 100% Totali 21,5 30,7 25,2 21,9 0,7 29,4 33,5 22,2 13,7 1,2 100% *: Quota dei disoccupati disposti a lavorare solo part-time sul totale dei disoccupati **: Quota degli inattivi che accetterebbero un impiego solo se a tempo parziale sul totale degli inattivi Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

82 Tabella Composizione % -Matrice delle transizioni degli stati lavorativi e non nel tempo, Lombardia/ Italia, aprile 2002 LOMBARDIA 2002 ITALIA 2002 Condizione Ad Aprile 2001 Full-Time Part-Time Full-Time Part-Time uomini e donne: occupato 93,0 85,8 89,8 79,5 disoccupato 2,7 5,0 5,1 9,3 casalingo/a 1,2 3,6 1,7 4,1 studente 1,7 3,1 1,3 3,0 altri inattivi* 1,5 2,5 2,0 4,0 uomini: occupato 93,9 78,4 90,6 72,0 disoccupato 2,1 4,2 5,0 12,7 casalingo/a 0,6 3,4 1,1 2,0 studente 1,9 9,3 1,3 5,2 altri inattivi* 1,6 4,8 2,1 8,1 donne: occupato 91,3 87,5 88,5 82,3 disoccupato 3,8 5,2 5,3 8,1 casalingo/a 2,1 3,7 2,8 4,8 studente 1,3 1,7 1,4 2,3 altri inattivi* 1,4 2,0 2,0 2,5 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 * Per "altri inattivi" si sono considerati tutti gli individui di età compresa tra i anni, che non appartengono alla forze lavoro e che non si sono dichiarati studenti o casalinghi. Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro, Tabella Composizione % -Matrice delle transizioni degli stati lavorativi e non nel tempo, Lombardia/ Italia, aprile 2002 Condizione ad aprile 2001 Per titolo di studio Alto livello istruzione Basso livello istruzione Full-time Part-time Full-time Part-time Lombardia 2002 occupato 92,8 85,9 93,2 85,7 disoccupato 2,7 4,8 2,8 5,3 casalingo/a 1,0 3,1 1,3 4,2 studente 2,0 4,3 1,3 1,4 altri inattivi* 1,6 1,9 1,4 3,3 Italia 2002 occupato 90,1 80,0 89,7 79,0 disoccupato 4,8 9,4 5,4 9,2 casalingo/a 1,5 2,8 1,9 5,4 studente 1,6 4,5 1,0 1,4 altri inattivi* 2,0 3,3 2,1 4,9 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 * Per "altri inattivi" si sono considerati tutti gli individui di età compresa tra i anni, che non appartengono alla forze lavoro e che non si sono dichiarati studenti o casalinghi. Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

83 Figura 1.1a - Tassi di occupazione part-time per età e livelli di istruzione, Lombardia 2002 percentuale ,1 26,8 20,1 21,1 13,6 30,6 17,8 16,8 11,9 uomo almeno diploma uomo fino all' obbligo donna almeno diploma donna fino all' obbligo 5 5,7 3,6 0 2,5 2,8 15/29 30/39 40/49 50/64 oltre 65 classi di età Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

84 percentuale Figura 1.1b - Tassi di occupazione part-time per età e livelli di istruzione, Italia ,2 18,3 15,3 18,2 18,2 18,3 13,5 14,2 14,5 7,6 5,7 4,5 2,1 15/29 30/39 40/49 50/64 oltre 65 uomo almeno diploma uomo fino all' obbligo donna almeno diploma donna fino all' obbligo classi di età Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

85 Figura 1.2a - Occupati totale, Lombardia % 9% 2% 2% 5% full time part-time per carichi familiari part time involontario part time volontario Figura 1.2b - Uomini occupati in Lombardia, ,8% 0,1% 97,2% 2,8% 1,9% full time part-time per carichi familiari part time involontario part time volontario Figura 1.2c - Donne occupate in Lombardia, ,7% 81,1% 18,9% 4,7% 10,5% full time part-time per carichi familiari part time involontario part time volontario Fonte: elaborazioni IRS su microdati Istat, Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro,

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