SCHEDA DI SINTESI. Le importazioni, anch esse in rallentamento, rimangono però ad un livello significativo (30%) rispetto ai valori esportati

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1 PANORAMA DEL SETTORE In questi ultimi anni, possiamo parlare di più di un decennio ormai, in Europa è prevalsa la politica del libero mercato e della globalizzazione. Politica attuata, però, senza che fossero previste regole ben precise per le produzioni estere. Ciò ha determinato, per le imprese più aggressive, la possibilità di agire in mercati spesso senza regole, in Paesi dove i diritti umani sono disattesi, dove non vigono tutele sindacali, dove i minori vengono sfruttati. Il comparto orafo italiano, quindi, si trova oggi a dover affrontare il problema di come riorganizzare il proprio ruolo e mantenere il suo posizionamento nei mercati, in un ambiente competitivo molto mutato da quello in cui aveva operato sino ad ieri. Molte imprese, spesso piccole, devono riorganizzare le proprie attività cercando di soddisfare le richieste di fornitura provenienti dai produttori più qualificati, tentando di contenere i costi di produzione, specie per i prodotti più standardizzati, su i quali è più intensa la concorrenza esercitata dalle imprese dei paesi a basso costo del lavoro. Le produzioni di punta del Made in Italy, e tra queste quelle del settore orafo in primis, sono da tempo sottoposte agli attacchi di una concorrenza sleale, derivante dalla contraffazione di prodotto e di marchio di origine. La contraffazione del marchio di origine, nel caso del settore orafo anche del marchio di identificazione apposto sul gioiello e dei marchi di fabbrica, costituisce infatti una grave alterazione delle regole di una economia di mercato concorrenziale, con pesanti ricadute sul piano degli investimenti e dell'occupazione, impoverisce il Paese, nega i diritti elementari dei lavoratori coinvolti nella produzione a basso costo. L aggressione dei nostri mercati di riferimento (USA, Russia Europa) da parte di Paesi con lavoro a basso costo (Turchia, India, Cina, ecc.), il calo strutturale della domanda interna, la perdita di posizioni nei mercati internazionali, obbliga le imprese del settore a rivedere le strategie dell offerta, a riorganizzare i rapporti con la fornitura, a delineare nuove politiche commerciali, ma anche ad intervenire sulle risorse produttive e progettuali. Per competere sui mercati internazionali le imprese devono pensare a forme di promozione aggregata, che il nostro Paese, come L Europa, dovrebbero sostenere ed incoraggiare per aumentare la loro competitività, ridurre rischi e costi connessi al processo di internazionalizzazione. Inoltre, per rendere competitive le imprese l Europa dovrebbe attivarsi sul fronte dazi. Oggi le produzioni orafe europee sono fortemente penalizzate da quelli applicati in ingresso da molti Paesi, a cominciare da Usa e Cina, dove i prodotti della nostra gioielleria vengono gravati da dazi di entrata rispettivamente del 5,5% e del 20-35%. L altro grande mercato di sbocco, quello russo, vede l applicazione di tariffe al 20% mentre quello dei Paesi localizzati nella penisola arabica (Kuwait, Bahrain, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti ed Oman ) si attesta al 5%. E ciò mentre per le produzioni che arrivano in Europa i dazi sono praticamente inesistenti. Il settore orafo è da tempo impegnato a lavorare sull ipotesi di azzeramento dei dazi doganali. Il settore orafo insiste per ottenere un riequilibrio dei dazi in entrata e in uscita per garantire la leale concorrenzialità tra le imprese dei vari paesi del mondo. Questa ultima crisi, come tutte le crisi economiche, poteva essere, ma ancora potrebbe essere, l occasione per capire dove andare e come arrivarci, per riflettere su nuovi modelli di sviluppo, sulle relazioni con i paesi produttori di materie prime. L aumento della classe media nei mercati dei Paesi emergenti fa aprire nuove opportunità proprio nel settore dell alta gioielleria.

2 Principali cause della attuale crisi del settore: la crescita che appare inarrestabile del prezzo non solo dell oro (che in un solo anno ha superato quota dollari l oncia aumentando del 32%) ma anche dell argento; la distorsione del mercato generata dalla corsa all acquisto dell oro come bene rifugio da parte dei mercati c.d. emergenti come Cina e India (l acquisto di lingotti e di correlati fondi Etf è passato dal 16% della domanda complessiva al 35% del 2010); la crisi finanziaria innescata dalla crisi dei mutui Usa, divenuta poi finanziaria ed economica a livello globale, che ha strangolato le economie occidentali facendo decrescere il valore del dollaro e colpendo il mercato dei beni di lusso in quei Paesi che ne erano traino (Stati Uniti, Paesi Arabi ed economie occidentali in genere); l agguerrita concorrenza da parte di alcuni Paesi emergenti come l India. Corollario della situazione di crisi del settore è la tendenza all utilizzo crescente di minerali nuovi e meno nobili per la lavorazione, visto l alto costo delle materie prime tradizionali. Se i colossi del settore si erano già precedentemente rivolti all acciaio, sono ora il titanio e soprattutto il palladio minerale già affermato in Nord America e soprattutto in Asia, utilizzato da solo o in lega con l argento ad entrare in cataloghi di assoluto prestigio mondiale. Una nuova opportunità per le imprese, questa, ma allo stesso tempo una distorsione del tradizionale settore della gioielleria artigiana squisitamente basata sulla lavorazione dei minerali nobili. In Italia i distretti dell oro come Vicenza, Arezzo e Valenza Po, che da soli producono il 70% dei gioielli italiani esportati all estero, soffrono duramente, in modo particolare quelli che producono gioielli di fascia medio-bassa, in particolare Arezzo. In questo contesto, quindi, il distretto di Valenza Po maggiormente industriale e che lavora per giganti del lusso come Damiani è venuto a patire in misura minore rispetto degli altri, registrando anzi un aumento del volume dell export. Le Associazioni di rappresentanza hanno individuato e lavorano su alcune priorità per il settore: Rimettere al Centro dell Attenzione l Azienda di Produzione Orafa-Argentiera-Gioielliera Italiana ed il Prodotto Italiano Trasparenza e reciprocità sui mercati -Dazi Doganali e Barriere non Tariffarie Prestito d'uso Emergenza Credito/Affidamenti metalli preziosi Internazionalizzazione delle imprese e rivisitazione del sistema Fiere Miglioramento delle azioni di contrasto della contraffazione e del sottotitolo sul territorio nazionale e a livello doganale

3 SCHEDA DI SINTESI Unità produttive ed addetti anno 2009 Aziende produttrici: (dimensione media: 4,5 dipendenti per azienda) Aziende distributive: Addetti diretti alla produzione e alla distribuzione: Il comparto detiene il sesto saldo commerciale attivo con l estero preceduto solo da: carburanti/combustibili, parti e accessori per auto, macchine per la lavorazione delle plastiche/gomma/altri materiali, rubinetti ed elettrodomestici. Il settore esporta i 2/3 della produzione. Nel 2009 le esportazioni del settore orafo italiano hanno registrato ancora una contrazione significativa rispetto all anno precedente (-23,1% in valore e -7,0% in quantità) Sulle vendite all estero ha pesato soprattutto il dato negativo del mercato USA (-28,5%) e degli altri principali mercati di esportazione Le importazioni, anch esse in rallentamento, rimangono però ad un livello significativo (30%) rispetto ai valori esportati Il consumo di gioielli in oro in Italia si è ridotto di oltre la metà in dieci anni arrivando alle 41t del 2009 In termini di fatturato il dato complessivo nel 2009 è stato pari a milioni di euro con un calo di oltre il -16% in soli 12 mesi La classifica dei primi 20 Paesi verso i quali l Italia esporta gioielleria vede al primo posto gli Emirati Arabi Uniti seguiti dalla Svizzera, Stati Uniti, Francia, Hong Kong, Turchia, Cina, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Libia, Israele, Giordania, Tunisia, Panama, Messico, Thailandia, Belgio, Russia e Australia. Complessivamente però il mercato europeo è in restringimento (-9,64% ) soprattutto per le cattive performances delle quantità esportate in Germania, Gran Bretagna Spagna

4 GRAFICI Tabella dei dazi applicati in Paesi extra-ue su prodotti italiani (Minuterie ed oggetti di gioielleria e loro parti, di metalli preziosi o di metalli placcati o ricoperti di metalli preziosi): Paese Percentuale dazi applicati su export italiano 7113 Percentuale dazi applicati su import in Italia 7113 USA 5,5% 2,5-4% Cina 20-35% 2,5-4% India 13,76% 2,5-4% Russia 20% 2,5-4% Thailandia 20% 2,5-4% Singapore 7% 2,5-4% Giappone 6,2-6,6% 2,5-4% Paesi G.C.C. 5% 2,5-4% Canada 5-8,5% 2,5-4% Tabella dei dazi applicati in Paesi extra-ue su prodotti italiani codice (Oggetti di oreficeria e loro parti, di metalli preziosi o di metalli placcati o ricoperti di metalli preziosi): Paese Percentuale dazi applicati su export italiano 7114 USA 5,5% 2% Cina 17-35% 2% India 21,97% 2% Russia 20% 2% Thailandia 20% 2% Singapore 7% 2% Giappone 3,3-6,6% 2% Paesi G.C.C. 5% 2% Canada 5,5% 2% Percentuale dazi applicati su import in Italia 7114

5 Il valore del mercato mondiale della gioielleria In milioni di dollari, anno India Cina USA Turchia Arabia S. Russia ITALIA Fonte: GFMS, 2011 Il mercato mondiale della gioielleria Domanda in tonnellate

6 La domanda di gioielleria in Cina In tonnellate 399,7 302,2 326,7 352,3 241,4 244, La domanda di gioielleria in USA In tonnellate 308,7 262,9 188,1 150,3 128,

7 La domanda di gioielleria in Russia In tonnellate 92,4 69, ,2 67, La domanda di gioielleria in India In tonnellate 745,7 587,1 505,5 558,2 501,6 442,

8 4.012 Il mercato mondiale dell'oro Dinamica della domanda e offerta, in tonnellate Prezzo dell oro in dollari per oncia Fonte IHS Global Insight

9 La domanda di gioielleria nel mondo Principali paesi, in tonnellate, anno 2010 Resto del mondo, 34,7% India, 36,2% Arabia S., 3,5% Usa, 6,2,% Cina, 19,4% Mortalità imprese oreficeria a livello nazionale

10 Volume di lavorazione oro in tonnellate 2010 A livello mondiale In Italia Oro: composizione della domanda globale In tonnellate ,5 50, ,7 10,7 11, , , Gioielleria Settori industriali Investimenti

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