Globalizzazione, transnazionali e alternative al neoliberalismo

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1 Globalizzazione, transnazionali e alternative al neoliberalismo di Carlos Tablada Pérez Materiali dalla Seconda Settimana con Le Monde diplomatique (data di pubblicazione su 28 maggio 2002) Desidero ringraziare gli organizzatori per la gentilezza che mi hanno usato invitandomi a questo evento di pensiero, sentimento e riflessione. Vorrei apportare alcuni elementi che potrebbero, forse, essere utili nella ricerca di percorsi alternativi alla follia neoliberale. Sono convinto che i percorsi alternativi si potranno creare solo con amore, riflettendo su quanto accaduto negli ultimi decenni; potremo crearli solo con molta onestà, trasparenza, etica, coraggio e umanità. L argomento che sono stato invitato a trattare è: Globalizzazione, transnazionali e alternative al neoliberalismo. Esiste un rapporto tra le transnazionali e l undici settembre? Esiste un vincolo tra la cosiddetta lotta al terrorismo degli Stati Uniti e le transnazionali? Esistono punti di contatto tra la distruzione, il genocidio e l occupazione dell Afganistan da parte degli Stati Uniti e delle transnazionali petrolifere USA? Esiste un cordone ombelicale che lega il genocidio sistematico e pianificato del popolo palestinese agli interessi petroliferi statunitensi? Dietro al colpo di stato contro il governo democratico e legittimamente costituito del Venezuela si nascondono le transnazionali petrolifere statunitensi e il governo Bush che le rappresenta e difende? L attuale fase del capitalismo è segnata dall onnipresenza dei monopoli siano essi transnazionali o multinazionali- che decidono del nostro presente e del nostro futuro, imponendo le loro norme e influendo anche sull ambito giuridico in cui si sviluppa la nostra vita, di fronte all impotenza e allo stupore degli Stati, sempre più indeboliti e subordinati alla volontà delle grandi imprese. Qual è la loro origine? Quale la loro distribuzione sul pianeta? Come si organizzano? Come influiscono sugli Stati-nazione? Quali sono i loro vincoli al Nord e al Sud? Quale il loro impatto sulla cittadinanza? Rafforzano la democrazia? Quali sono le conseguenze sociali della loro presenza? Come influisce sull ambiente la loro attività? Qual è il loro vincolo con la globalizzazione neoliberale, il denaro sporco, i narcodollari, l industria bellica, le guerre? Quali trasformazioni culturali stimolano? Credo che, per cercare alternative possibili nel presente e nel futuro, sia necessario conoscere i meccanismi di potere ci hanno portato all attuale stato delle cose. Presupposti Un testimone eccezionale della realtà statunitense lì vissuto alla fine del XIX (diciannovesimo) secolo, descrisse con straordinaria finezza di linguaggio e grande profondità il mondo impresariale degli Stati Uniti, una delle culle delle multinazionali e transnazionali moderne. Diceva Martì: il monopolio [ ] ha centralizzato in enormi compagnie, imprese innumerevoli, che impediscono con la loro inaudita ricchezza e con il potere sociale che da essa deriva, la nascita di qualsiasi altra compagnia del genere, e gravano con prezzi falsi e instabili il costo naturale dei titoli e delle operazioni necessarie al commercio. Il contadino che, là nell Ovest, semina un campo è obbligato con la forza a venderlo al monopolio o ad andare incontro alla rovina: se il contadino vende il suo raccolto a basso prezzo il monopolio, che ha grande disponibilità di fondi, offre il suo gratis; e se il contadino decide di lottare, l anno dopo sarà morto di fame, mentre il monopolio può continuare a vivere senza guadagno per molti anni. Il monopolio sta seduto, come un gigante implacabile, all uscio di tutti i poveri. Qualsiasi attività da intraprendere, è nelle mani di corporazioni invincibili, formate da associazioni di capitali non impegnati e alla cui influenza e capacità di resistenza non può certo sperare di opporsi l umile industriale che affronta la battaglia con la sua inutile energia e poche migliaia di pesos.[ ] Questo problema, qui appena accennato, è uno di quelli gravi e oscuri che forse non possono

2 essere risolti pacificamente, e deve invece essere risolto qui dove si pone, forse proprio entro la fine del secolo. Queste parole furono scritte da José Martí, scrittore, giornalista, straordinario cronista dei suoi tempi, organizzatore dell indipendenza di Cuba dalla Spagna e dagli Stati Uniti. E centosedici anni prima che scoppiasse la colossale bolla finanziaria dei giorni nostri, prima che salisse alla ribalta mondiale lo scandalo della transnazionale statunitense Enron il più grande della storia della politica degli USA-, e prima che fosse riconosciuto dagli stessi difensori dello status quo il vergognoso livello di corruzione che mina tutte le classi della società statunitense, José Martí scrisse anche che il sistema degli agenti di borsa che truffano, degli imprenditori che comprano la legislazione che più gli conviene, dei deputati prezzolati, i capigruppo degli elettori che li corrompono o li difendono contro la legge o li ingannano; il sistema in cui la magistratura, la rappresentanza nazionale, la Chiesa, la stampa stessa, corrotte dall avidità erano arrivate, in venticinque anni di consorzio, a creare nella democrazia più libera del mondo la più ingiusta e vergognosa della oligarchie. Marx, Engels e Lenin non si erano sbagliati nell affermare e dimostrare che il capitale non è un bene semplice, bensì il frutto di un rapporto sociale della produzione che ne caratterizza un modo storicamente determinato. Nella misura in cui si andò sviluppando il capitalismo, andò crescendo il potere dei monopoli. Ciò che stiamo vivendo oggi non è nato all improvviso, è il risultato di oltre cent anni di sviluppo sostenuto del capitale nel suo processo naturale di globalizzazione, di centralizzazione e concentrazione. Lo sviluppo del monopolio ha portato alla formazione dei monopoli multinazionali e dei monopoli transnazionali. Le compagnie multinazionali si formano dall unione di capitali provenienti da più di una nazione ed ebbero origine dall interesse del capitale di diversi paesi di sviluppare ciò che è conosciuto come esportazione di capitali. Lo sviluppo del Capitale condusse alla fusione di capitale bancario e capitale industriale, dando origine al capitale finzanziario, e all esportazione crescente di capitali superiore all esportazione di merci. La transnazionale è un monopolio nel quale il capitale proviene da un solo paese e che rappresenta non meno della quarta parte della sua economia all estero. E un super monopolio: nazionale per capitale, ma internazionale per esportazione di capitali e per ubicazione. Gli avvenimenti del secolo scorso, ci permettono di affermare che le CMN e le CTN si sono spartite il mondo in zone di influenza e dominio e agiscono apparentemente senza essere regolamentante da leggi, senza istituzioni globali che possano esercitare un minimo controllo sulla gestione, le disciplinino e stabiliscano un certo equilibrio tra le loro attività e gli effetti negativi che esse generano, tra i loro interessi e quelli della società civile del Nord e del Sud. Tra le grandi società transnazionalizzate, è aperta una lotta che ha portato l umanità ad affrontarsi in guerre e genocidi per il possesso di fonti di materie prime, regioni e paesi interi. Non si sono contenute neppure nella corruzione, nel ricatto e nel ricorrere a qualsiasi mezzo illecito o moralmente discutibile pur di raggiungere i loro obiettivi economici. Solo gli USA hanno dato il via e partecipato a più di duecento guerre, nella maggioranza delle quali hanno ottenuto territori, risorse primarie e potere. Le corporazioni transnazionali aumentano la loro fortuna a partire dal 1950, anche grazie allo sviluppo della ricerca scientifica e della sua messa a punto nella produzione e nei sistemi informatici.

3 Tra il 1957 e il 1973, con l indebolimento degli Investimenti Diretti all Estero inglesi e francesi, gli Stati Uniti passano ad essere i principali erogatori d Investimento Estero Diretto che si realizza in questa fase soprattutto in paesi del Sud e l industria diviene il settore di maggior peso. Nel anni Sessanta del secolo scorso, si sviluppò un ondata di fusioni tra i capitali dei monopoli più forti dell Europa Occidentale, con il proposito di affrontare la sfida dei grandi monopoli transnazionali USA. Secondo l ONU gli anni Novanta nell universo delle imprese transnazionali conobbero (trentasettemila) società centrali nel mondo industrializzato che controllavano duecentoseimila ( ) filiali ed impiegavano settantadue milioni ( ) di salariati, ossia non più del tre per cento (3%) della popolazione attiva del mondo ( ) Oltre il novanta per cento (90%) di queste società aveva la casa madre negli Stati Uniti d America, in Canada, Giappone, Germania, Francia, Olanda e soltanto l otto per cento (8%) si trovava in paesi in via di sviluppo dove si insediarono, invece, il quarantuno per cento (41%) delle loro filiali estere. Le transnazionali hanno il controllo di ciò che si produce e della sua distribuzione locale e mondiale; creano la necessità di consumare una cosa anche se totalmente priva di utilità; svolgono il ruolo di centro di pianificazione economica; determinano ciò che va al consumo e ciò che si investe, e decidono le linee di ricerca per il perfezionamento della tecnologia esistente e per la creazione di quella del futuro. Globalizzazione e Neoliberalismo La globalizzazione è un processo storico del capitalismo cominciato con lo sviluppo mondiale del capitale commerciale e che ha portato alla creazione del mercato mondiale. Globalizzazione e neoliberalismo non sono la stessa cosa. Il neoliberalismo e le sue politiche si sono presentati come globalizzazione, ma così non è. La globalizzazione è un processo obiettivo e naturale del capitale. La sovrapposizione della politica neoliberale al processo di globalizzazione, che ne determina caratteristiche, limiti e direzione fondamentale, si trova al centro di una complessa e peculiare congiuntura dell economia mondiale. Soffermarci su tale processo e approfondirlo, ci permetterà di avere nuovi e migliori elementi di giudizio per comprendere al meglio ciò che stiamo vivendo e determinare quali alternative possiamo organizzare con possibilità di successo. Il liberalismo Le multinazionali, le transnazionali e il neoliberalismo hanno dominato praticamente ogni sfera dell agire e del sapere umano, in particolar modo negli ultimi trent anni, nella fase in cui l umanità ha sperimentato innumerevoli cambiamenti dominata dal capitalismo neoliberale e il suo pensare a senso unico, esclusivista e intollerante. Non abbiamo tempo per soffermarci sul principio del Libero Commercio o Libero Scambio, pietra angolare della concezione del Laissez-Faire e del suo sviluppo storico, desidero soltanto richiamare la vostra attenzione sul fatto che questo processo esiste e non possiamo fare finta di non vederlo per permettere che ci vendano una e un altra volta ciò di cui non abbiamo affatto bisogno. Desidero solo ricordare che i paesi del Nord lo applicano internamente solo in minima parte e non esiste una economia più protezionista, con più sistemi di sostegno alle proprie imprese, di quella nordamericana. La più recente attuazione di tutto ciò la

4 troviamo nelle misure che l amministrazione Bush ha dettato per proteggere l industria statunitense dell acciaio. Il liberalismo, il protezionismo, la spartizione dei mercati hanno portato alle due guerre mondiali e alla grande crisi del Ventinove. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la politica di regolamentazione governativa e di coordinazione economica del keynesianismo, riversò il capitale sui settori produttivi, rifuggì la speculazione e stabilì sistemi di controllo provocando la sostenuta crescita produttiva del mondo occidentale. A partire dal millenovecentosettantuno (1971) si verificano cambiamenti nell arena economica e finanziaria internazionale che influiscono in maniera decisiva sul modo in cui si sarebbe sviluppato il capitalismo negli ultimi trent anni del secolo. Uno dei principali postulati della regolamentazione del mercato e il suo successivo abbandono, ebbe un rapporto diretto con gli attacchi speculativi alle monete asiatiche e la caduta dei mercati borsistici nel 1997, così come ho avuto modo di esporre in una conferenza organizzata da Punto Rosso nel 1997 e in quella successivamente organizzata, nel 1998, qui a Milano. Si tratta del sistema di cambi fissi stabilito in seguito alla Seconda Guerra Mondiale a Bretton Woods e il suo smantellamento, tra il millenovecentosettantuno e il millenovecentosettantatre, su decisione del governo Nixon di svalutare il dollaro dichiarandolo inconvertibile in oro. L ingresso in scena trionfale del neoliberalismo legittimò ciò che era stato un atto unilaterale del Nordamerica, volto a scaricare sugli altri paesi industrializzati e sul resto del mondo gli effetti della pressione sulla bilancia dei pagamenti e l inarrestabile drenaggio delle sue riserve, e le grandi quantità di dollari sparse per il mondo prive di garanzia effettiva, a causa della enorme diminuzione delle riserve auree. In effetti, nella prospettiva neoliberale, i tassi di cambio devono essere stabiliti dal mercato, senza controllo. Iniziò così la cosiddetta fluttuazione delle valute e si aprirono le porte alla speculazione. Il professor Said descrive gli effetti di questi cambiamenti sulla popolazione: Il prezzo di questo sistema neoliberale lo ha pagato il cittadino, che si sente messo da parte, senza potere e escluso da un mercato retto dalla cupidigia, dalle immense multinazionali e da un governo alla mercé del miglior offerente, pertanto le elezioni non sono controllate dal singolo elettore, bensì dai principali contribuenti, dai mezzi di comunicazione (che hanno interesse a mantenere il sistema) e dal settore imprenditoriale. ( ) Il neoliberalismo parla di libere e pari opportunità, mentre chi, per una ragione qualunque, è incapace di andare avanti, sprofonda. Ciò che è scomparso è l idea che i cittadini hanno bisogno di avere il diritto, garantito dallo Stato, alla sanità, all educazione, alla protezione e alle libertà democratiche. Ciò che è noto come Consenso di Washington è deregolamentazione dei mercati, privatizzazione, riduzione della presenza dello Stato e del ruolo dello stato del benessere (con la sua funzione di mantenere l equilibrio fiscale), la stabilità dei prezzi e dell ordine pubblico. Il sistema monetario internazionale rimase caratterizzato come privato, speculativo, instabile e filostatunitense. Le multinazionali, le transnazionali e le finanze

5 L attuale speculazione nel mondo ebbe inizio negli anni Sessanta, con la crescita degli Investimenti Stranieri Diretti a causa dell incremento fondamentale della transnazionalizzazione, per arrivare negli anni Settanta ad espandersi fino a raggiungere livelli inimmaginabili. Questi investimenti produssero un flusso finanziario privato che sfuggiva ai controlli stabiliti. A metà degli anni Novanta, l economia finanziaria nel suo insieme controllava cinquanta volte più denaro dell economia reale. Le riserve internazionali divennero insignificanti rispetto allo straordinario potere del denaro privato, infatti il movimento di non oltre il due per cento (2%) della massa finanziaria privata è sufficiente a cambiare la parità tra due valute nazionali. Si definisce mondializzazione finanziaria l intensificazione delle interconnessioni tra i sistemi bancari e i mercati finanziari nazionali, che portano alla comparsa di uno spazio finanziario mondiale. Gli Stati Uniti ne costituiscono il nucleo e ne sono i principali beneficiari. Nella stessa direzione fino a qui espressa, il capitale negli anni Settanta creò nei paesi del Sud i Centri Finanziari Internazionali, più comunemente conosciuti come Paradisi Fiscali. I Paradisi Fiscali risposero all espansione della banca transnazionale, l internazionalizzazione del capitale e la nuova articolazione del capitale mondiale, operando su scala del mercato globale, sotto la supremazia del capitale finanziario speculativo, sempre più vicino a una economia casinò. Le operazioni principali consistono nel finanziamento delle imprese transnazionali e nel trasferimento di benefici delle loro operazioni transnazionali e di quelle protette principalmente dal Gruppo della Banca Mondiale e dal FMI. Il professor Chesnais afferma che Apparentemente esistono certi parallelismi, sia temporali che spaziali, tra la messa in opera dei meccanismi e delle istituzioni della mondializzazione finanziaria e l utilizzazione dei metodi sempre più raffinati per il riciclaggio di capitali nati dalla produzione e dalla commercializzazione della droga. Certe piattaforme di riciclaggio di denaro sporco si sono formate, dalla fine degli anni Sessanta, in paradisi fiscali e piazze finanziarie offshore, cioè, negli stessi paesi che servono da base all espansione geografica degli eurodollari, fuori dalla portata delle banche centrali. Nello stesso modo, la crescita accelerata della massa di narcodollari tra il millenovecentoottantacinque (1985) e il millenovecentonovantacinque (1995) è contemporanea alla deregolamentazione e alla liberalizzazione finanziaria. A causa di esse si sono moltiplicate le possibilità offerte ai capitali di crescere in maniera puramente finanziaria, esclusi da qualsiasi attività di produzione di beni e di servizi. Il modo di operare dei paradisi fiscali consiste nel trasferire denaro liquido e valuta del luogo di acquisizione verso le piattaforme finanziarie di luoghi diversi, suddiviso in miriadi di conti, in modo che si perdano le tracce della sua origine. E il suo ritorno dopo centinaia di operazioni nelle zone più diverse del pianeta, è il ritorno di denaro pulito e legale. Il capitale ha anche stabilito altri meccanismi più discreti ed effettivi per riciclarsi, pulirsi ed eludere i controlli degli stati e i suoi obblighi nei loro confronti. Il Clearing è risultato essenziale nel processo di smaterializzazione del denaro, del passaggio dal denaro in banconote al denaro virtuale. Ed essenziale nell ultima ondata globalizzatrice del capitale registrata negli ultimi trent anni. Esiste una rete di banche associate a questa pratica e

6 collegate alle due più grandi che sono presenti negli angoli più remoti del pianeta, dove il capitale ha bisogno di velocizzare e usufruire di questo servizio essenziale. Vorremmo menzionare l esistenza di alcuni elementi dello sviluppo della crisi e dell esplosione della Bolla finanziaria, così come dei danni che l economia speculativa causa all economia reale. I più prestigiosi economisti dell establishment cominciano a riconoscere che la politica neoliberale è sfuggita loro di mano. Ma si stima che l importo totale delle transazioni relative allo scambio di merci rappresentano appena il tre per cento (3%) delle transazioni totali quotidiane del mercato di valuta" La deregolamentazione, la speculazione e l artizolazione del pacchetto neoliberale, hanno provocato nel pianeta centocinquanta (150) crisi finanziarie in circa settanta (70) paesi. In tutte esse i grandi vincitori sono state le transnazionali principalmente statunitensi- e le banche transnazionalizzate, assistite dal FMI e dalla BM. Il FMI prende decisioni che riguardano la vita di milioni di persone, poi se sbagliano, a volte, chiedono scuse, normalmente fanno recadere la responsabilitá negli incompetenti governi locali. E se decidono aiutare ad uscire del problema, lo fanno aplicando le stesse ricette che hanno condoto alle crisi. D altro canto, i paesi del Nord non si autoapplicano le politiche neoliberali che in piccola parte e in modo frammentario. Gli stati continuano ad essere forti e centralizzatori, la tendenza è piuttosto, a partire dagli Accordi di Amsterdam, quella di una integrazione, centralizzazione e coordinazione di politiche economiche con maggior intensità e ancor più in zona Euro. Un esempio chiaro e trasparente del fatto che FMI e BM sono al servizio delle transnazionali del Nord e particolarmente statunitensi, lo abbiamo potuto vedere a partire dal 1994 nel trattamento riservato a Messico, Thailandia, Indonesia, Corea del Sud, Russia, Brasile e Argentina. In questi sette casi le politiche di aggiustamento strutturale e i orestiti del FMI sono serviti a dare ai governi in crisi il denaro sufficiente affinché le banche transnanzionali statunitensi e le loro imprese potessero ritirare i loro dollari e uscire dal paese senza perdite. Sachs, prestigioso professore statunitense difensore del sistema, afferma che: Sei mesi di difesa con successo della valuta è tutto il tempo di cui hanno bisogno le banche internazionali con prestiti a novanta giorni per poter elaborare la fuga. E se analizziamo la politica economica più recente (ottobre duemilauno-maggio duemiladue) messa in atto dall amministrazione Bush di fronte alla recessione statunitense iniziata nel marzo del duemilauno, possiamo affermare che ha preso dal keynesianismo nonostante lo neghino- molti degli strumenti per cercare di fermare e rimontare la caduta libera in una recessione in atto e per evitare l esplosione incontrollata della gigantesca bolla finanziaria e, nel frattempo, favorire il complesso militare industriale. L aggiustamento structurale e il Debito Estero L aggiustamento strutturale è un meccanismo importante che ha contribuito ad assicurare alle transnazionali il controllo e le ricchezze dei paesi del Sud. Quali sono stati e quali sono i postulati principali dell Aggiustamento strutturale? Bisogna smettere di considerare il mercato interno come il motore della crescita. La svalutazione è il meccanismo radicale per riorientare l economia verso l estero. Deregolamentazione, si tratti di salario minimo, prezzi di garanzia o sovvenzioni. Privatizzazione.

7 I programmi di aggiustamento non subiscono variazioni da un paese all altro, e hanno come modelli comuni la svalutazione della moneta, la privatizzazione e la deregolamentazione. La tendenza del Tasso di Utili da Capitale continua a diminuire e il Capitale compensa tale fenomeno del sistema aumentando lo sfruttamento al Sud, attraverso meccanismi come il pagamento compulsivo del Debito Estero e l imposizione dell Aggiustamento strutturale, e ha prodotti negli ultimi quindici anni una diminuzione delle entrate pro capite. Per esempio, nell Africa Sub-sahariana, il consumo pro capite è il venti per cento (20%) più basso che nel millenovecentoottanta (1980). Oltre il quarantacinque per cento (45%) della popolazione mondiale sopravvive con meno di due dollari al giorno e il venti per cento (20%) con meno di un solo dollaro. In Africa, la metà della popolazione si trova in stato di estrema povertà. Poiché il capitale vede diminuire i tassi di guadagno, sfrutta con il meccanismo del Debito oltre cento paesi, vale a dire un quarto della popolazione mondiale. Vediamo come le Transnazionali esercitano il controllo dei mezzi di comunicazione e della produzione culturale. Uno dei risultati indiscutibili del capitalismo neoliberale e delle sue transnazionali è il suo successo nella manipolazione delle istituzioni statali, private e dell opinione pubblica. Il neoliberalismo ha investito centinaia di milioni di dollari, fin dagli anni Ottanta, con l obiettivo di dominare la formazione dell opinione pubblica. E c è riuscito! Contemporaneamente a questo processo, si è verificata la concentrazione dei mezzi di comunicazione in poche mani. Negli ultimi vent anni si è originata una concentrazione dei mezzi di comunicazione senza precedenti nella Storia. Meno di quaranta (40) persone dominano oltre l ottanta per cento (80%) dei mezzi di comunicazione di massa del pianeta: televisione, internet, quotidiani, riviste, radio, case editrici e via dicendo. Assieme a quanto già osservato, le transnazionali continuano a comperare quasi tutte le case editrici del mondo che ancora non hanno sotto la loro influenza, e impongono il loro discorso ideologico sia in ciò che viene pubblicato, sia in ciò che viene venduto e letto. Si stanno sottomettendo le popolazioni del mondo sia con l uso brutale della forza, come abbiamo potuto constatare durante gli anni Novanta e all inizio del ventunesimo secolo, sia con metodi più sottili che ci fanno diventare, giorno dopo giorno, cittadini consumatori obbedienti sempre più poveri spiritualmente. Questo dominio e concentrazione dei mezzi di comunicazione, ha permesso di andare modellando il pensiero, il criterio di giusto e sbagliato, creando il Pensiero Unico e uniformando l opinione pubblica mondiale come mai era stato fatto prima. La loro influenza non si limita alla quantità di persone che hanno accesso ai loro canalisimbolo, ma anche alla capacità e influenza reale di creare e adattare l opinione pubblica ai loro interessi, alla loro ideologia e alla cultura di potere. Bello lo descrive così: In ciascuno dei nostri paesi, il loro potere di manipolare l opinione pubblica si amplifica attraverso la presentazione di articoli giornalistici, programmi radiofonici e televisivi che ottengono grazie a una serie di negoziazioni con i mezzi di comunicazione locali, compresi quelli trasmessi nelle lingue locali. La concentrazione di potere e influenza nelle mani di conglomerati di media occidentali è accompagna ad quattro tendenze presenti nel giornalismo e nella formazione dell opinione pubblica:

8 omogeneizzazione dell opinione pubblica sotto l apparenza di un pluralismo superficiale; mercificazione di notizie e opinioni; diffusione di una metodologia acritica nella produzione di servizi ed editoriali che non enfatizza il rapporto tra i fenomeni e i fatti; penetrazione di un paradigma che filtra i dati inopportuni e lascia passare solo quelli che sono funzionali alle supposizioni soggiacenti. Si pensò che, in seguito alla caduta del blocco sovietico e scomparse le cause della Guerra Fredda, ci sarebbe stato un fiorire del pensiero, della varietà di opinioni, del dibattito e della creatività. Undici anni dopo possiamo constatare che non è stato così. Non si sono imposti il pluralismo e il rispetto dell opinione altrui anzi, la stampa occidentale, in tutte le sue forme di espressione, ha ridotto al minimo i punti di vista alternativi. Abbiamo visto rompere il grigiore di questa uniformità del neoliberalismo transnazionale soltanto dai movimenti sociali che, negli ultimi tre anni, stanno portando avanti la loro opposizione alla follia distruttiva della politica neoliberale. A partire da Seattle (1999), Porto Alegre (2001 e 2002) e Genova (2001) è cambiato il modo con cui la realtà, e un po di verità, è entrata nei mezzi di comunicazione. Bello si domanda: A cosa è dovuto questo cambiamento? Non certo a un precedente disinteresse nel ricercare la verità e trasmetterla, valori che la stampa occidentale esibisce orgogliosamente come modelli strutturali. No. E stato il potere della gente nelle strade di Seattle, Washington, Chian Mai e Genova a trasformare i dati in fatti concreti per la stampa dei conglomerati. Nessun comitato di base, nessun sindacato o associazione, nessun uomo della strada può avere libero accesso ai mezzi di comunicazione. Di più: Stati interi perdono la capacità di controllare l informazione che ricevono i loro abitanti perché i canali televisivi, i giornali, le radio, le case editrici sono comprati dalle transnazionali e sono queste o pochi loro esecutivi- a deciderne il contenuto. Gli stessi pochi ricchi di un possibile paese in questione, devono inchinarsi a questo potere transnazionale e adattarsi. Solo i politici che possano contare su un sufficiente appoggio delle transnazionali, possono avere, perfino, accesso alle diverse cariche dello stato. Le campagne elettorali si decidono in gran parte grazie ai mezzi di comunicazione. Per potervi accedere, è indispensabile l appoggio delle transnazionali. E quando la società civile riesce a eleggere un governo che aspira a difendere gli interessi della popolazione che lo ha eletto, siamo testimoni della grossolana manipolazione di tali mezzi in difesa dei loro interessi e degli interessi che difendono, anche se il prezzo fosse l uso sistematico della menzogna, dell occultazione d informazioni e di altre forme di violazione della libertà di stampa e del diritto del cittadino a ricevere un informazione completa e non manipolata. Un esempio della straordinaria manipolazione subita dall umanità è evidente nel recente Colpo di Stato venezuelano dell undici aprile scorso. Il presidente Chávez ha partecipato a sei elezioni, due delle quali presidenziali, in ventiquattro mesi. Le elezioni sono state controllate da gruppi statunitensi e una commissione internazionale di personalità tra cui figurava l ex-presidente USA Jimmy Carter; fatti questi che annullano ogni possibilità di accusa di manipolazione o frode elettorale da parte venezuelana.

9 La partecipazione della popolazione alle elezioni che portarono Chávez alla presidenza, fu maggioritaria e il voto a suo favore rese evidente che godeva della maggioranza delle preferenze. Non esiste, oggi, un altro paese in tutto il pianeta con un presidente in un Parlamento che si sia sottoposto alla volontà popolare più volte e con maggior partecipazione che il Venezuela. Ma il presidente non è gradito all oligarchia nazionale e ancor meno a Wall Street e all amministrazione USA: Il presidente Chávez ha commesso gravi errori: ha cercato di mettere in pratica una ridistribuzione interna del Reddito Nazionale a favore dell ottanta per cento (80%) della popolazione venezuelana che, secondo dati ONU, vive al di sotto della soglia di povertà, in un paese che è il quarto produttore mondiale di petrolio. La crisi venezuelana è stata e continuerà ad essere istigata dagli interessi egemonici statunitensi, dal dominio del petrolio che appartiene ai nordamericani e non ai venezuelani. Chávez ha dato nuovamente vita a un OPEC a favore dei poveri del suo paese e questo non è piaciuto alle transnazionali. Chávez si è ripromesso pubblicamente, nel gennaio del duemiladue, di realizzare una ridistribuzione dei proventi del petrolio per coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà. Chávez aveva annunciato, due settimane prima del golpe, che sarebbero stati aumentati i salari di tutti i lavoratori del paese di un venti per cento (20%), e questo non ha incontrato il favore dei potenti. Chávez ha costruito migliaia di case per i meno abbienti, e questo non fa parte dei piani di Wall Street, della Banca Mondiale, né del FMI. Come scrive Eduardo Galeano: Chávez ha toccato gli intoccabili. Gli intoccabili, padroni dei mezzi di comunicazione e di quasi tutto il resto, hanno alzato la voce. Hanno liberamente dichiarato che la libertà era morta. Al di là e al di qua delle frontiere, la macchina ha trasformato Chávez in un Tiranno, un autocrate delirante e un nemico della democrazia. La stampa ha manipolato l informazione, creando un immagine che fa apparire incostituzionale il presidente democraticamente eletto. Gli USA hanno partecipato attivamente al golpe anticostituzionale, come è stato dimostrato perfino dagli Stati Uniti stessi. L amministrazione Bush, che non è riuscita ad ottenere neanche la maggioranza più uno rispetto al suo rivale Gore, esige a gran voce che Chávez sia democratico. Con ragione ha scritto un giornalista: Ogni notizia, ogni titolo, deve essere letto senza sapere se si sta leggendo il vero o il falso. Effettivamente il colpo di stato in Venezuela ha potuto contare sulla complicità dei grandi mezzi di comunicazione sociale, partecipando attivamente alla preparazione del golpe per rovesciare il governo al fine di proteggere i propri interessi economici, in particolare quelli legati al petrolio, di fonte alla grave crisi che attraversa il Medio Oriente. Il governo Bush non tollera che nessun paese esca dalla sua orbita, cioè, dal suo dominio egemonico, dal dominio delle sue transnazionali che giorno dopo giorno si profila come la dittatura globalizzata che impone al mondo. Per concludere, vorrei ancora richiamare la vostra attenzione sui seguenti apetti:

10 All inizio delgli anni Novanta, con la caduta del blocco Sovietico, il neoliberalismo proclamò che per la fine del secolo sarebbero stati raggiunti lo stato del benessere totale e una sensibile diminuzione della disoccupazione nei paesi del Nord e un certo miglioramento in quelli del Sud. Che la corsa agli armamenti sarebbe stata frenata perché ormai non esistevano più la Guerra Fredda e il potere sovietico. Stiamo vivendo il secondo anno del nuovo secolo e niente di tutto ciò si è verificato, anzi proprio il contrario: aumenta la disoccupazione in cifre assolute e relative, sia ciclica che strutturale. E stiamo attraversando la prima recessione globale. La diminuzione del ritmo di crescita economica è logica conseguenza di una economia di mercato che si fa più marcata con le transnazionali. Questa politica assorbe consapevolmente una minore forza lavoro, esclude e flessibilizza il fattore lavoro fino a giungere all attuale recessione su scala mondiale. Il capitale, nei paesi del Nord, ha intrapreso all inizio dello scorso decennio, una nuova offensiva per spezzare i sindacati e distruggere le conquiste che i lavoratori dei paesi del Nord hanno ottenuto a pagando sulla loro pelle alla fine del secolo diciannovesimo e all inizio del successivo e che ha raggiunto la sua massima espressione nello Stato del Benessere. Nuovi concetti di flessibilità, competitività nel mercato del lavoro, etc. sono maschere della realtà: il capitale deve ridurre il salario dei lavoratori, aumentarne le ore di lavoro, togliersi di dosso spese indirette di produzione e servizi e trasferirle sul lavoratore dal cui salario saranno detratte, al fine di mantenere e incrementare il loro margine di guadagno e rendere competitivi i suoi prodotti e servizi sul mercato mondiale, teatro di una accesa lotta per una nuova spartizione. La pratica, la realtà obiettiva degli ultimi quindici anni, indica, che le politiche create, messe in atto e sviluppate dalle grandi potenze specialmente gli USA- e dalle istituzioni multilaterali BM, FMI e OMC- hanno moltiplicato la malattia, la fame, la povertà; hanno diminuito la produzione locale di sostentamento e portato alla distruzione dell ambiente come mai era accaduto prima. Lo sfondo di tutto questo è stata la complessa e incerta situazione macro economica dei principali paesi industrializzati che ha provocato la diminuzione relativa del ritmo di crescita dell economia mondiale. La torta da spartire è diventata via via più piccola. L attività economica globale si è caratterizzata dal suo rallentamento a lungo termine e dalla sua instabilità e incertezza a corto e medio termine. Gli USA non hanno rinunciato a estendere il loro dominio verso il resto delle Americhe e si sono imbarcati nella messa a punto dell ALCA come ha ben espresso il Segretario di Stato USA Colin Powell: il nostro obiettivo con l ALCA è quello di garantire alle imprese nordamericane il controllo di un territorio che va dal polo artico fino all Antartide, libero accesso senza alcun ostacolo o difficoltà per i nostri prodotti, servizi, tecnologie e capitale in tutto l emisfero. Il Forum Economico Mondiale di Davos nacque nel 1971 come istituzione privata dei più potenti del pianeta e per compattarli attorno al discorso neoliberale. E composto dalle mille multinazionali e transnazionali più potenti ed è una alleanza tra queste e i governi. Istituzioni come il FMI, la BM, il mondo accademico e ogni ente che possa coadiuvare a materializzare la politica neoliberale delle corporazioni.

11 Se diamo un occhiata agli accordi del Forum Economico Mondiale, che per trent anni ebbe luogo a Davos, in Svizzera, constateremo che tali accordi hanno provocato programmi di mondializzazione selvaggia. Il fatto che riunisca sia i massimi responsabili del settore pubblico che del privato gli conferisce la capacità di pianificare politiche in riunioni private al margine dell assemblea principale, nelle riunioni dei Gruppi di Governatori, che sono formati da una cinquantina di esecutivi e in cui, in modo confidenziale e senza dichiarazioni ulteriori, si pianifica il futuro immediato dei loro interessi a livello mondiale. Non è possibile conoscere la storia della transnazionalizzazione degli ultimi trent anni misconoscendo la storia puntuale di questo conclave. Gli USA non sono ancora riusciti a conquistare completamente l Europa e il Giappone alla loro concezione e piano di lotta antiterrorista definito da Bush Asse del Male. L Europa non ha ancora la forza per opporsi e realizzare la sua politica, ma non si decide neppure ad accettare completamente la proposta statunitense perché andrebbe contro i suoi stessi interessi. Il pericolo che scoppi una crisi generale non è scongiurato. Si è confusa la ampiezza del ciclo di crescita così grande dell economia statunitense (otto anni di espansione), con la soluzione permanete dei fatti che provocano lo scatenamento della crisi. La relativa calma dell economia USA sotto l amministrazione Clinton creò le condizioni per un crisi più devastante di quella del La società statunitense e la sua economia sono diventate una economia casinò. Circa settanta milioni di nordamericani giocano in borsa, mentre il tasso di risparmio personale continua a diminuire e si trova oggi allo 0.4% (zero virgola quattro per cento) delle entrate disponibili. Il nordamericano medio spende il novantanove virgola cinque per cento (99.5%) delle sue entrate,detratte le imposte. A tutto ciò dobbiamo aggiungere il già cronico deficit commerciale che è ulteriormente cresciuto dal 1997 a causa della deprezzazione delle monete asiatiche e la possibilità di importare prodotti più a buon mercato da quella zona, così come la caduta delle esportazioni a causa della depressione delle aree asiatica e latinoamericana Il deficit degli USA ha mitigato gli effetti mondiali della recessione però, come abbiamo già detto, sono entrati in recessione all inizio del 2001 e la politica che porta avanti l amministrazione Bush non fa presagire niente di positivo e costruttivo. Il risultato finale della Globalizzazione, delle politiche neoliberali che sviluppano le organizzazioni finanziarie internazionali, dell OMC e altre istituzioni implicate, dipendono direttamente dalla lotta che sviluppino le classi sociali danneggiate dal capitalismo neoliberale; dalla lotta delle centinaia di milioni di persone che sono state escluse ed emarginate dagli aggiustamenti strutturali, dipenderanno le sorti dell umanità e del pianeta. I grandi vincitori dell unidici Settembre sono i gruppi dell estrema destra statunitense che propugnano la dottrina dell egemonia attiva e l ideologia della guerra permanete che presiedono oggi la politica estera degli Stati Uniti. A tracciare questa dottrina di egemonia attiva e guerra permanente nel 1990 furono Dick Cheney, oggi vice presidente USA e allora ministro della Difesa di Bush padre, e Paul Wolfowitz, associato dell attuale ministro della Difesa, Donald Rumsfeld. Per loro l azione internazionale USA doveva smettere di essere difensiva e reattiva per diventare aggressiva e protagonista, dotandosi di un nemico principale con lo scopo fondamentale di evitare il sorgere di un altra superpotenza militare e/o economica- capace di competere con il Nordamerica. Clinton non accettò di mettere in pratica tale programma ma, l undici Settembre, sostituendo al comunismo il terrorismo

12 nel ruolo del nemico numero uno, ha permesso la sua legittimazione non solo per la quasi totalità della classe politica, ma anche per la stragrande maggioranza del popolo statunitense. Il risultato di tutto questo è stato il beneficio di quattro gruppi di vincitori. 1. In primo luogo, il gruppo militare dei falchi. Con uno straordinario aumento degli stanziamenti militari, che sono adesso superiori alla cifra per gli stanziamenti dei venticinque maggiori eserciti del mondo e che ha ottenuto l unificazione delle attività dei servizi segreti FBI, CIA, NSA, DIA eccetera- con le Forze Armate e queste hanno adottato i modi operativi di quelli: legittimazione dell assassinio politico, programmazione di campagne di informazione basate sulla menzogna e l intosssicazione delle notizie, conferma della fine del trattato ABM e lancio del programma antimissili. 2. In secondo luogo ci stono le lobbies del complesso militare-industriale ed energetico con gli aiuti diretti del Governo, lo straordinario giro di affari che rappresentano gli scudi antimissili e la sequenza di guerre programmate, senza dimenticare lo sfruttamento del petrolio del Mar Caspio che tanto interessa la lobby nordamericana dell energia (Exxon Chevron-Texaco, BP-Amoco, eccetera) ed in particolare il condotto fino all Oceano Indiano che promuovono l UNOCAL con forti interessi della stessa famiglia Bush e Delta One, la cui costruzione è ormai assicurata. 3. In terzo luogo il movimento fondamentalista religioso occidentale, che ha visto i tele-evangelisti Pat Robertson, Billy Graham, Michael Gerson eccetera- elevati al rango di di fonte diretta dei discorsi del capo dello Stato, la Coalizione Cristiana attaccare l associazione per la difesa delle libertà individuali e l Istituto dei Valori Americani che ha diffuso la lettera dei sessanta intellettuali americani a favore della guerra e della religione tradizionale. 4. E in quarto luogo, e non per questo meno importante, i gruppi più estremisti israeliani rappresentati dal signor Sharon, al quale la suddetta sostituzione comunismo-terrorismo sta servendo come copertura al suo proposito di farla finita con le speranze di uno Stato palestinese, della possibilità di coabitazione tra popoli diversi, diverse culture e religioni e il rafforzamento di Israele come potenza imperiale regionale contro gli stati arabi che possiedono il petrolio. L attuale ordine mondiale vede il settantacinque per cento (75%) della popolazione mondiale in povertà. Noi, uomini comuni, abbiamo la forza morale della trasparenza della cultura ad assisterci. La prima volta che venni in Italia, nel giugno del 1998, difesi l idea che una delle cause per cui il socialismo esistente aveva perso la sua partita era di aver assunto il concetto di Progresso imposto dal Capitale nel secolo diciannovesimo e che gli stessi Marx ed Engels avevano considerato piuttosto acriticamente. Nel corso di un seminario organizzato da Punto Rosso nel 1998, tornai a sviluppare questa idea. Oggi continuo a pensare che le soluzioni che possiamo trovare e in cui possiamo credere insieme devono partire da una base ed una concezione di Progresso diversa, una concezione di produzione, di consumo, di vita che abbia rispetto per l ambiente e non lo danneggi, che sia una economia sostenibile e moralmente edificante. Uno sguardo al passato ci permette di osservare come molte delle crisi che l Umanità ha vissuto nel corso della sua storia più recente e conosciuta degli ultimi seimila anni, le soluzioni e le risposte siano sorte in modo inatteso, impensabile con gli strumenti organizzativi concettuali a portata di mano dei pensatori delle varie epoche. Generalmente, le soluzioni sono sorte dall immaginazione popolare, dalla fantasia, dalla capacità di sognare e di lottare per un vita migliore di grandi segmenti della popolazione chiamiamoli gruppi sociali, classi e così via- che hanno sofferto in maniera

13 diversa le estreme limitazioni all accesso ai beni più elementari di sussistenza materiale e sviluppo dei loro interessi e per la repressione di cui sono state vittime nell espressione del loro pensiero, fede, etica e interessi culturali. Forse ciascuno di noi, individualmente, non è in grado di avere la soluzione. Perfino i potenti devono riunirsi e compattarsi per raggiungere i loro obiettivi! Forse unendo individualità con nuove basi, diverse da quelle che hanno portato agli errori del secolo scorso, potremmo trovare soluzioni concrete ai problemi che affliggono l esistenza stessa dell umanità e del pianeta. E diciamo nuove basi perché la Globalizzazione ultima del Capitale sta cambiano la natura del Potere, abbiamo assistito, nell ultimo decennio del secolo scorso, a una diminuzione considerevole del Potere da parte degli stati nazionali. Adesso sappiamo che non esistono differenze sostanziali tra le decisioni prese e le condotte mantenute da governi di sinistra, centro o destra. Il nuovo rapporto di potere della Globalizzazione obbliga a pensare di più come cercare un nuovo rapporto di Potere nella Società Civile che come sovvertire quella esistente. Porto Alegre ed eventi come quello che ha avuto luogo in questa settimana e l analisi serena di tutte queste esperienze contribuiranno a far sì che le generazioni del nostro ventunesimo secolo si avvicinino ad un sistema più equo, che non conduca l Umanità a un suicidio etico ed ecologico.

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