Il Job Act di Renzi: ovvero il definitivo trionfo della precarietà sociale.

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1 Il Job Act di Renzi: ovvero il definitivo trionfo della precarietà sociale. PREMESSA Il Job Act, o Piano per il Lavoro che dir si voglia, rappresenta la più insidiosa polpetta avvelenata che Matteo Renzi sta offrendo all'immaginario collettivo, in particolare alle giovani generazioni. Al momento il Job Act è un piccolo documentino che, come hanno detto in molti, è costituito da un elenco di titoli. Tuttavia è ben chiara la direzione verso cui si vuole andare: ulteriore precarietà del lavoro, ulteriore sottomissione dei lavoratori all impresa, ulteriore restrizione delle libertà sindacali. Noi che viviamo nell area fiorentina sappiamo bene cosa è stato e cosa è il modello Renzi nella città di Firenze. Conosciamo bene la guerra che il bel Matteo ha scatenato contro i poveri e contro tutte le voci dissonanti in città. Per questo vogliamo dare un dare un segnale forte di allarme, di protesta e di opposizione sociale contro una riforma del lavoro, attraverso cui, Renzi ed il nuovo PD, intendono rottamare ciò che resta delle conquiste dei lavoratori. 1-Il Renzi-pensiero sul lavoro, tra il Professor Ichino e Oscar Farinetti di Eataly. Uno degli architrave del Job Act e della proposta renziana sul lavoro è il famoso "contratto unico". L'espressione "contratto unico" nasce dalla elaborazione del professor Pietro Ichino, noto zelante ideologo confindustriale, che ha sempre teorizzato che per dare qualche tutela al vasto mondo del lavoro precario, era necessario fare tabula rasa di ogni residuo delle conquiste storiche del movimento operaio. In particolare Ichino ha sempre sostenuto l abolizione totale di quella norma che costringe il padrone a reintegrare al suo posto il lavoratore che è stato licenziato senza giustificato motivo (articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori). Va ricordato che l articolo 18 interessa solo i lavoratori dipendenti in aziende con più di 15 addetti, cioè circa 7 milioni e mezzo di lavoratori. Va anche ricordato che la riforma Fornero ha già diminuito il grado di protezione dell articolo 18 consentendo i licenziamenti per motivi economici, (previo piccolo indennizzo economico). E va infine ricordato che le assunzioni a tempo indeterminato sono ormai una minoranza delle assunzioni totali, mentre il resto dei nuovi lavoratori vengono assunti con contratti a termine, interinali, a chiamata, di apprendistato, contratti a progetto (co. co. pro.), ecc.. Ichino proponeva già alcuni anni fà di riunire le varie tipologie di contratti in un contratto unico per tutti i lavoratori in cui, tutti sarebbero stati licenziabili per alcuni anni a piacimento dei padroni.. Con la scusa di rendere più equa ed omogenea la condizione dei lavoratori, Ichino proponeva si abolire la possibilità stessa di una assunzione stabile, protetta dai licenziamenti facili. Del resto Ichino, insieme a tanti altri intellettuali prezzolati come lui, ha lavorato tenacemente in questi anni per dare una spallata finale alla classe lavoratrice. Infatti, per quanto la capacità contrattuale dei lavoratori sia andata diminuendo, esiste ancora una certa capacità di resistenza che ostacola lo strapotere padronale. La piena licenziabilità e quindi la piena ricattabilità, di tutti i lavoratori, è considerato quindi un passaggio essenziale per affermare pienamente quel regime schiavistico moderno verso cui sembra correre il moderno capitalismo.. Ma se la figura di Ichino è una importante fonte di ispirazione per le idee di Renzi, un altro inquietante personaggio merita di essere menzionato a questo proposito. Si tratta di Oscar Farinetti, padrone di una grossa catena di ristorazione internazionale chiamata Eataly, con 300 milioni di fatturato, migliaia di dipendenti, con mega complessi a New York,Tokyo, Roma, Torino e dal dicembre scorso anche a Firenze (negozio in via Martelli con 122 occupati). Eataly e Oscar Farinetti sono ormai famosi per il cosiddetto modello 800 euro cioè un modello lavorativo basato su 40 ore settimanali, festivi compresi, pagati 800 euro. Eataly è famosa anche

2 per il fatto che la totalità dei dipendenti ha contratti di lavoro precari (2-3 mesi, raramente di più) ed il lavoro a tempo indeterminato non è neanche concepito. Eataly è infine famosa per i soprusi padronali sistematici che arrivano fino alle continue perquisizioni dei dipendenti. Farinetti non si nasconde per altro dietro alcun velo di ipocrisia, rivendica spudoratamente ogni aspetto del suo sistema di impresa e rifiuta l idea stessa di contrattazione sindacale. Questo simpatico individuo è l imprenditore di riferimento di Matteo Renzi, uno suoi dei principali consulenti, suo amico personale e non ultimo suo finanziatore. Lo scorso 17dicembre in via Martelli a Firenze è stato inaugurato un nuovo Megastore di Eataly che ha 122 dipendenti (precari ovviamente). Il nastro è stato tagliato con grande solennità dal super-sindaco Matteo che ha cantato le lodi del grande imprenditore Farinetti, amico, consulente e finanziatore. Per altro non deve sorprendere nessuno che personaggi collocati nel centro-sinistra siano i più zelanti promotori di una ulteriore precarizzazione del lavoro. Nessuno può aver dimenticato che le 40 tipologie infernali di contratto di lavoro precario attualmente vigenti, sono state introdotte nella legislazione italiana, tramite il "Pacchetto Treu" (1997), da un governo di centro-sinistra (Prodi) sostenuto anche da Rifondazione Comunista e da Cgil, Cisl e Uil. 2-Il contratto unico nel Job Act Nel breve documento sul Job Act si parla di un contratto unico, a "tutele crescenti" con libertà di licenziamento per i primi 3 anni dall'inizio del rapporto di lavoro. Il concetto di "tutele crescenti" è probabilmente riferito che ad un eventuale indennizzo a cui il lavoratore avrebbe diritto in caso di un licenziamento riconosciuto dal giudice come licenziamento illegittimo L indennizzo sarebbe crescente in proporzione al tempo lavorato dal dipendente. Chiunque conosca l esperienza delle aziende al di sotto dei 15 dipendenti, dove esiste già il sistema dell indennizzo,sa benissimo che esso non costituisce alcun disincentivo al licenziamento. Anzi spesso il lavoratore rinuncia alla causa perchè lo sforzo per andare in causa non vale la posta in gioco di un compenso ridotto e rinviato nel tempo. Dunque è chiaro che introdurre il contratto unico al posto degli attuali contratti a tempo indeterminato significa abolire gli ultimi residui di articolo 18 e rendere del tutto liberi i licenziamenti. Attenzione! Per il momento Renzi parla di licenziamenti liberi nei primi 3 anni di un rapporto di lavoro a contratto unico, ma l'esperienza degli ultimi decenni ci dice che ogni norma introdotta a danno dei lavoratori, una volta accettata, è destinata a peggiorare nel tempo. Oggi sarebbero 3 anni, domani 4, domani l altro 5, alla fine per sempre. Cosa avverrebbe poi nella pratica sul mercato del lavoro appare abbastanza prevedibile. I lavoratori assunti con il contratto unico, nella stragrande maggioranza dei casi, verrebbero spremuti come limoni fino al momento in cui diventerebbero non più licenziabili (limite al momento previsto a 3 anni ma poi chissà). A quel punto il lavoratore verrebbe licenziato e dovrebbe ritrovare un altro datore di lavoro con il quale ricomincerebbe da capo a lavorare sotto ricatto della licenziabilità in qualunque momento. Per altro l attuale sintetico documento sul Job Act non chiarisce che fine farebbero le 40 forme contrattuali attualmente esistenti (contratti a termine, lavoro interinale, a chiamata, co. co. Pro, ecc.). E' abbastanza prevedibile che la Confindustria riuscirebbe a "salvaguardare" le tipologie contrattuali che più gli servono. Ad essere abolite sarebbero solo le tipologie meno usate. 3-L'indennità di disoccupazione Un certo fascino sta riscuotendo la proposta renziana di un assegno di disoccupazione come misura universale di sostegno al reddito, quindi spettante a tutti coloro che si trovano senza lavoro. Un fascino che non rimane confinato negli interessati ambienti filo-padronali o dei sindacati istituzionali, ma attraversa larghe fasce di giovani magari poco attenti alle proposte nel dettaglio.

3 Del resto a prima vista chi potrebbe dirsi contrario a garantire un certo reddito per chi ha perso il lavoro o non lo ha ancora trovato? Chi potrebbe non apprezzare un provvedimento che in teoria dovrebbe dare qualcosa ai più poveri in un epoca in cui a questi si toglie sempre? Se però si esce dalla propaganda e ci si cala nel concreto delle proposte renziane la prospettiva cambia. Il famoso assegno di disoccupazione (a quanto ammonterebbe non si sa!) che dovrebbe spettare a tutti coloro che hanno perso il lavoro, sarebbe rigidamente vincolato a: 1) obbligo di seguire un corso di formazione professionale e 2) di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro. Se salta una di queste due condizioni salta l assegno. In realtà la nefasta Riforma Fornero ha già inserito una simile indennità di disoccupazione (detta ASPI) che impone a chi la riceve grosso modo gli stessi obblighi a quelli citati dal Job Act (1). Simili ma non proprio gli stessi almeno a leggere alla lettera le brevi note del Job Act. La normativa esistente (Fornero), parla di obbligo di non rifiutare una attività fi formazione che venga (eventualmente) proposta al lavoratore. Il Job Act parla invece di obbligo di seguire un corso di formazione professionale e le due cose non sono esattamente la stessa cosa. Ma è nel discorso complessivo che Renzi fa con insistenza sulla formazione professionale che si può capire meglio in che senso la proposta renziana è sì una conferma della sciagurata Riforma Fornero, ma tenta in qualche modo di andare oltre (nel peggio ovviamente). La formazione professionale in Italia fa schifo, ama sempre dire il rottamatore, dobbiamo riformarla prendendo a prestito il modello tedesco. Il modello tedesco è un modello profondamente autoritario, basato essenzialmente sul dominio istituzionalizzato dell impresa sulla fomazione. Il lavoratore che fà formazione professionale in Germania, la fa tramite tirocini all interno delle imprese. Queste hanno così a disposizione una gran massa di lavoratori da un lato poter sfruttare a minor costo, dall altro da poter selezionare secondo criteri di maggior servilismo ancor prima dell assunzione vera e propria. Le aziende hanno un potere molteplice su questi lavoratori in formazione o in riqualificazione professionale: sono i loro datori di lavoro, rilasciano il certificato di buona frequenza, ma sono anche determinanti nell eventuale conseguimento dei titoli, in quanto gli esami delle scuole di formazione professionale vengono fatti dalle camere di industria, di commercio e di artigianato. Non solo. Le aziende hanno una grossissima voce in capitolo anche nei programmi di insegnamento da seguire, potendoli ampliare e restringere secondo le proprie immediate esigenze produttive. Per altro cosa significhino i tirocini nelle aziende, in parte lo sappiamo già anche noi in Italia. Là dove vengono adottati, nei settori privati del commercio, dell artifgianato e dell industria, ma anche in alcuni settori pubblici come la sanità o la ricerca, sono serbatoi di super-sfruttamento dei lavoratori. Ciò che intende Renzi quando parla di adottare il modello tedesco nella formazione professionale significa chiaramente una estensione, una sistematizzazione, una generalizzazione alla tedesca di un qualcosa che esiste già anche in Italia. Con una differenza fondamentale rispetto alla Germania: che il capitalismo italiano non garantirà mai i livelli salariali tedeschi! A noi toccherà il dispotismo, la precarietà, il lavoro schifoso ma anche salari da fame! (1) Per altro la Riforma Fornero ha riassorbito altre forme preesistenti di sostegno alla disoccupazione peggiorando complessivamente la condizione di chi perde il lavoro Tanto per fare un esempio adesso un lavoratore che perde il lavoro e ha meno di 50 anni spetta un assegno di disoccupazione pari, nel migliore dei casi, al 75% del suo stipendio medio negli ultimi due anni di lavoro. Ma questo per soli 6 mesi, dopo di che ha ancora 2 mesi con un assegno ulteriormente ridotto del 15% e poi niente!

4 4- Job Act e relazioni sociali integralmente autoritarie "Bacia la mano che ruppe il tuo naso, perchè le chiedevi un boccone..." Fabrizio De Andrè - Il testamento di Tito. A chi è capitato di ascoltare Renzi parlare di lavoro, avrà sentito spesso usare espressioni come lo Stato ti prende per mano o lo Stato ti dà una mano. Francamente ci auguriamo di tenere quella mano il più possibile lontana da noi. Con l avvento del contratto unico e del Renzi-System, tutti i lavoratori saranno ancor più precari di quanto già oggi. I nuovi assunti, tutti per definizione licenziabili in ogni momento, verranno spremuti come limoni dai loro padroni, fino al limite di tempo in cui dovrebbe entrare in funzione la tutela dal licenziamento senza giusta causa. Poi la maggior parte di loro verrà licenziato dal padrone e "preso per mano" dallo Stato che, in cambio del famoso assegno universale di disoccupazione, li spedirà da altri padroni- benefattori che sapranno loro come aggiornarli e riqualificarli professionalmente. In ogni caso il lavoratore dovrà presto accettare un lavoro qualunque esso sia e ricominciare da capo a lavorare per un nuovo padrone che a sua volta lo spremerà di nuovo come un limone per poi cacciarlo via di nuovo al momento giusto, in un circolo vizioso senza fine. In sostanza ciò che già oggi accade a molti (gli attuali precari), domani accadrebbe a tutti (eccola l equità sociale!).. L'assegno di disoccupazione servirà a garantire la mera sopravvivenza fisica della forza-lavoro e il suo transitare da un lavoro precario e sotto-pagato ad un altro altrettanto precario e sottopagato. D altra parte anche la forza contrattuale dei lavoratori più anziani subirà inevitabilmente una drastica diminuzione- Il lavoratore viene così posto sempre più al centro di un sistema di relazioni sociali integralmente autoritarie: schiavizzato dall'impresa, sottomesso ai capricci del mercato, oppresso dallo Stato, che in cambio di un "tozzo di pane", gli ordina cosa deve fare e come deve farlo. 5-La Legge sulla Rappresentanza ed la libertà di sciopero Un terzo punto strategico del Job Act è la prevista Legge sulla Rappresentanza Sindacale. Tale proposta non nasce nel vuoto, ma si va per chiaramente a collegare con i due accordi sulla rappresentanza sindacale recentemente firmati da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, validi per il settore privato (accordi del 31/5/2013 e del 10/1/2014). Questi due accordi contengono alcune terribili norme liberticide che vanno a restringere gli spazi formali dell azione sindacale. Si attacca duramente la libertà di sciopero grazie ad una norma che impone ai i sindacati combattivi di fare una scelta mortale: o si rinuncia in partenza alla libertà di sciopero; oppure si rinuncia in partenza ad altro diritto sindacale. In pratica se si vuole avere la possibilità di eleggere rappresentanti sindacali con relativi diritti (assemblea, permessi, affissione, propaganda, eccetera) si deve firmare un impegno a non opporsi, né con lo sciopero, né in altro modo, agli accordi firmati da Cgil, Cisl e Uil. Un sindacato combattivo può organizzare anche una parte considerevole dei lavoratori in questo o quel luogo di lavoro, ma se non rinuncia preventivamente allo sciopero sta fuori dai cancelli! Inoltre si impone a qualunque sindacato che voglia usufruire dei diritti sindacali ad accettare formalmente lo smantellamento dei contratti nazionali di lavoro tramite il sistema delle deroghe aziendali. In sostanza per mantenere ii normali diritti sindacali, si chiede di rendersi complice di ogni porcheria contro i lavoratori. Altrimenti fuori! Ora non ci vuole molto per capire che Renzi ed il nuovo PD intendono semplicemente trasformare in legge queste norme liberticide. Norme che per altro finchè rimangono solo accordi sindacali sono di difficile attuazione.

5 6-Solo una ribellione generalizzata può salvarci! A questo punto il cerchio si chiude. Con l annunciato Piano per il Lavoro (Job Act), Renzi ed il PD vogliono portare a termine quel lungo processo che dal principio degli anni 80 in poi, è andato costruendo un vero e proprio regime schiavistico moderno nel nostro paese.. Si vuole rendere la precarietà lavorativa e sociale (già dilagante) una condizione generalizzata che non ammette eccezioni. Si vuole fare della formazione professionale per i disoccupati un grande serbatoio di forza-lavoro super-sfruttata. Si vuole restringere ulteriormente e se possibile cancellare la libertà di sciopero e di organizzazione sindacale. Si vuole cancellare il Contratto Nazionale di Lavoro come strumento di solidarietà e garanzia minima per i lavoratori. Dopo di che viene tutto il resto. Salari sempre più da fame, orari di lavoro sempre più lunghi, luoghi di lavoro sempre più insalubri, condizioni di lavoro sempre più invivibili: Questi saranno gli impliciti danni collaterali. Ma questo destino non è ineluttabile. E possibile e necessario lottare contro questo lugubre futuro a cui ci vogliono ormai condannati. Anche in questi anni di arretramento, ogni volta che gli oppressi e gli sfruttati si sono messi davvero sul terreno dell azione diretta e della lotta autorganizzata hanno dimostrato che si possono ottenere delle cose e che, se lo si vuole, si potrebbe ancora riuscire a far cambiare la direzione del vento. Lo hanno dimostrato recentemente le lotte dei lavoratori della logistica, gli scioperi radicali dei tramvieri, la resistenza ai licenziamenti e ai tagli di alcuni grandi ospedali. Lo dimostra ogni giorno il movimento di occupazione delle case e per il diritto all abitare. Deve svilupparsi una vera e propria ribellione generalizzata dei lavoratori e in particolare delle giovani generazioni che sono le prime vittime del regime schiavistico moderno. -PER LA CANCELLAZIONE DI OGNI FORMA DI LAVORO PRECARIO; -PER CONDIZIONI DI LAVORO DIGNITOSE E DIRITTO AL TEMPO LIBERO; -RIDUZIONE GENERALIZZATA DELL ORARIO DI LAVORO PER UNA PIENA OCCUPAZIONE; -AUMENTI SALARIALI GENERALIZZATI PER UNA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA; -NESSUNA LIMITAZIONE ALLA LIBERTA DI SCIOPERO E ALLE LIBERTA SINDACALI; -DIRITTTO ALLA CASA, ALL ISTRUZIONE, ALLA SALUTE, AI TRASPORTI PUBBLICI.

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