Info Rai TV N 225 del 31 Maggio 2013

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1 Gruppo Aziendale UILCOM-UIL Rai Rai Way Milano Info Rai TV N 225 del 31 Maggio RAI: AZIONISTA APPROVA BILANCIO E NOMINA COLLEGIO SINDACALE. 2. SIPRA: IMPORTANTE RICONOSCIMENTO DALLE AZIENDE 3. Letta e la Rai: un incontro difficile 4. Scoppia la batteria di una videocamera, paura nella sede Rai di via Verdi 5. RAI: NESSUNA BATTERIA ESPLOSA IN SEDE RAI TORINO 6. Rai: Grillo scatenato, "e' una fogna! La toglieremo ai partiti" 7. Usigrai: La Rai ha bisogno del rilancio, non di ridimensionamenti anni di TV: dal Prime Time al My Time (PoliTecnico Milano / Studio Frasi) 9. Il 90% degli italiani è pronto a dire addio al vecchio TV e il mercato SMART TV 10. Che cos è la cassa integrazione 11. Che cosa ha deciso l Europa sull Italia 12. Interferenze LTE, Aduc: niente tv per chi non paga il canone Rai 13. Tv e Internet, i nuovi consumi dei telespettatori digitali RAI: AZIONISTA APPROVA BILANCIO E NOMINA COLLEGIO SINDACALE. azion ista_approva_bilancio_e_nomina_collegio_sindacale_.html L Assemblea degli azionisti riunita oggi in Viale Mazzini ha proceduto alla approvazione del Bilancio Nel corso della riunione il rappresentante del Ministero dell Economia e delle Finanze Stefano Di Stefano, ha dichiarato: Il Ministero dell Economia e delle Finanze in qualità di azionista nel prendere atto positivamente delle azioni intraprese dalla Società, in particolare sul fronte della riduzione dei costi, invita il management a voler proseguire negli azioni intraprese e ad assumere ogni ulteriore iniziativa sia sul piano economico che finanziario, che possa risultare idonea al recupero di efficienza e profittabilità, superando quanto prima le situazioni di criticità che hanno condizionato i risultati finora conseguiti. L Assemblea ha provveduto, inoltre, al rinnovo del Collegio Sindacale per il triennio confermando Presidente Carlo Cesare Gatto e il Sindaco Maria Giovanna Basile. E stato nominato, a completamento del collegio, Domenico Mastroianni. 1

2 SIPRA: IMPORTANTE RICONOSCIMENTO DALLE AZIENDE im portante_riconoscimento_dalle_aziende.html Fabrizio Piscopo, direttore generale di Sipra, premiato come Media Person of the Year. Una giuria di oltre 60 rappresentanti di Aziende, centri Media, creativi e operatori della comunicazione, ha assegnato il prestigioso riconoscimento al manager che più si è distinto per capacità di visione, innovazione e gestione del cambiamento nel settore della comunicazione. Piscopo, infatti, dallo scorso ottobre, ha raccolto una sfida ambiziosa: in un momento di generale difficoltà del mercato pubblicitario, si è proposto di attuare una imponente ristrutturazione della concessionaria pubblicitaria della Rai. Anzitutto valorizzare il grande patrimonio del Servizio pubblico radiotelevisivo attraverso una profonda revisione dell approccio al mercato pubblicitario. La nuova strategia è tutta concentrata su multimedialità, multiapiattaforma e creatività collegata ad una proposta commerciale fortemente orientata a target mirati. Queste le linee guida da attuare all interno di un Azienda più snella, professionale, efficace ed in forte sinergia con il mondo Rai. Il banco di prova, e il fondamento del Premio riconosciuto a Piscopo, è stato il recente successo ottenuto con la gestione commerciale del Festival di Sanremo (+ 18% rispetto allo scorso anno) e il lancio di Carosello reloaded. Il nuovo mondo della comunicazione pubblicitaria è in continuo mutamento e l approccio corretto, secondo il Direttore generale di Rai Pubblicità, richiede grande attenzione verso la crossmedialità dell era digitale: televisione, radio, web, cinema, device portatili. Si tratta di media intersecati, coordinati ed omogenei in grado di esprimere linguaggi diversi e comprensibili ad un pubblico sempre più attento alla qualità del prodotto e del messaggio. Fabrizio Piscopo, laureato in legge e giornalista, ha una lunga esperienza in importanti case editrici nazionali; ha lasciato lo scorso anno Sky Pubblicità per assumere l incarico di Direttore generale di Sipra. Letta e la Rai: un incontro difficile Difficile parlare di Rai a questo governo! È come voler far entrare un elefante in una cristalleria. Si rischia di rompere il delicatissimo equilibrio su cui si regge. Non dimentichiamo che per Berlusconi - uno dei soci pesanti del governo - la televisione è tutto (soldi, divertimento, propaganda e dunque politica). Eppure per il presidente del consiglio Enrico Letta rischia di essere un esercizio acrobatico quello di mettersi nella posizione delle tre scimmiette - non vedo, non parlo, non sento. A impedirglielo sono sia gli uomini di Berlusconi sia le dichiarazioni del direttore generale della Rai sia le prese di posizione di alcuni dirigenti politici, sia infine l'imminente insediamento della commissione bicamerale di vigilanza. Cominciamo dagli uomini di Berlusconi. Antonio Verro, uno dei fedelissimi di Sua Emittenza, ha appena annunciato di volersi dimettere da senatore per restare nel consiglio di amministrazione della Rai. In una intervista a Il Messaggero, che assomiglia tanto a una dichiarazione di guerra al vertice Tarantola - Gubitosi, ha dichiarato: la Rai "resta sotto il commissariamento del precedente governo tecnico, con bilanci in profondo rosso, ricorsi nati da forzate rimozioni, allontanamenti di grandi professionisti semplicemente perché considerati anziani e nomine di costosi dirigenti esterni che scavalcano validi dipendenti". E poi lamentandosi dei troppi poteri dati dal governo Monti a presidente e direttore generale, dice: "Io rivendico orgogliosamente il ruolo della politica con la "p" maiuscola, quindi del parlamento e della commissione di Vigilanza, come garanzia del pluralismo nel servizio pubblico radio-tv". 2

3 Intanto il direttore generale Luigi Gubitosi approfitta di una intervista a Panorama per togliersi - si fa per dire - qualche sassolino dalle scarpe. Ce l'ha con Giovanni Minoli, andato in pensione, "stimabile e apprezzabile per la sua conoscenza del prodotto, ingiustificabile per i metodi che usa. Mi fa martellare da chiunque". "Ogni politico che incontro mi dice che Minoli è andato a farsi raccomandare. Non mi piace questo sistema: ti faccio fare interrogazioni parlamentari, articoli di giornale, poi ti vengo a parlare. Un'azienda che si fa trattare in questo modo dai suoi dipendenti sbaglia". Citando la Bbc, "dove non verrebbe in mente a nessuno che si possano lottizzare le nomine interne" Gubitosi conclude dicendo: "Dobbiamo imparare anche qui a considerarlo intollerabile". Di fatto invita sia pure indirettamente il governo a cambiare le regole della governance del servizio pubblico. Per Beppe Grillo, che ha portato in parlamento 160 fra deputati e senatori quale sia l'idea della Rai è presto detto: "È una fogna che va riformata al più presto, tolta al controllo dei partiti. I cui nominati a viale Mazzini comincino a preparare gli scatoloni". E sarà proprio un deputato Cinquestelle a fare il presidente della Vigilanza Rai! Dopo mesi di silenzio anche i due consiglieri di amministrazione proposti dalla cosiddetta società civile e nominati dai parlamentari del Pd in Vigilanza hanno fatto sentire la loro voce invitando la politica ad avere "il coraggio di affrontare i nodi della legge Gasparri e del conflitto di interessi, che ammorbano la vita del servizio pubblico". Un progetto ambizioso. Forse anche troppo, visti gli equilibrismi che questo governo deve praticare. E tuttavia un'idea che sembra condivisa da Luisa Todini, consigliera di amministrazione sostenuta dai voti di Pdl e Lega: "Governo e parlamento dovrebbero intervenire sulla Rai non per indicare o sostituire persone, ma per cambiare le regole di governance che non permettono di gestire l'azienda con criteri di autentica delega e di economicità. Se vuole diventare un'azienda a tutti gli effetti, la Rai non può più essere un ammortizzatore sociale per i partiti". Parole condivisibili. E tuttavia in questi tempi difficili sarebbe già importante per il futuro del servizio pubblico che la politica, il governo soprattutto, pretendessero la stesura intelligente e illuminata del nuovo contratto di servizio triennale, propedeutico al rinnovo della concessione Stato Rai che scade nel Oggi passa proprio da questo contratto, da come verrà formulato, l'impegno a rifondare il servizio pubblico nell'era della rivoluzione digitale. Scoppia la batteria di una videocamera, paura nella sede Rai di via Verdi Nove operai sono rimasti coinvolti per aver inalato i vapori acidi sprigionati dalla batteria, tre sono stati trasportati in ospedale MASSIMILIANO PEGGIO Attimi paura stamane negli studi della Rai di via Verdi per l esplosione di una batteria al litio utilizzata per l alimentazione delle attrezzature video. Nove persone sono rimaste coinvolte per aver inalato i vapori acidi sprigionati dalla batteria. In via Verdi sono intervenuti più squadre dei vigili del fuoco, con il nucleo specializzato per le emergenze chimiche e batteriologiche, e le ambulanze del 118. Tre dipendenti, più esposti di altri all incidente, sono stati portati in ospedale per accertamenti. Gli accertamenti sulle cause dell esplosione sono affidate ai tecnici dello Spresal, il servizio dei prevenzione infortuni dell Asl. L esito degli accertamenti sarà inviato in procura, per le valutazioni del caso su eventuali responsabilità. 3

4 RAI: NESSUNA BATTERIA ESPLOSA IN SEDE RAI TORINO ness una_batteria_esplosa_in_sede_rai_torino.html In relazione alla notizia dell esplosione della batteria di una telecamera in uno studio Rai, a Torino, precisiamo che non vi è stata alcuna esplosione. In realtà si tratta di una batteria al litio esausta di proprietà di un dipendente e non utilizzata per telecamere che, per motivi non noti, ha cominciato a emettere fumo, come verificato anche dalle autorità competenti. Le persone che erano presenti sul posto sono state immediatamente sottoposte ad accertamenti precauzionali al pronto soccorso. Tutte sono state dimesse, non essendo stati riscontrati problemi di carattere medico sanitario. Rai: Grillo scatenato, "e' una fogna! La toglieremo ai partiti" rai_grillo_scatenato_e_una_fogna_la_toglieremo_ai_partiti (AGI) - Roma, 29 mag. - Nuovo duro attacco di Beppe Grillo alla tv pubblica. "La fogna che e' ora la Rai, che perde 200 milioni di euro all'anno, nonostante canone e pubblicita', con una pletora infinita di dipendenti e 'esterni' va riformata al piu' presto, tolta dal controllo dei partiti", scrive sul suo blog. "Piu' che andare in televisione, bisogna cambiare la televisione. E' un obiettivo del M5S", conferma Grillo in un passaggio di un'articolata analisi del risultato amministrativo per i 5 Stelle. "Dopo le elezioni politiche la stampa e le televisioni si sono scatenate contro il M5S come se fosse l'anticristo con una rabbia, un odio, un disprezzo che non ha riscontro nella Storia d'italia". Beppe Grillo torna alla carica contro i media e stavolta mette Viale Mazzini nel mirino. "Una sola rete nazionale, multimediale, senza pubblicita' svincolata dalla politica. Non abbiamo fretta", dice. "A via Mazzini, i nominati dai partiti, comincino a preparare gli scatoloni, con calma", e' l'ultimatum di Grillo dal suo blog. "L'informazione - scrive - e' l'ultima barriera che protegge processi, corrotti, status quo. E' l'arma letale nelle mani dei partiti. Si dice che Bottino Craxi, prima di involarsi, suggeri' al suo sodale Berlusconi 'Hai dei cannoni a tua disposizione, le reti televisive, usali'". Usigrai: La Rai ha bisogno del rilancio, non di ridimensionamenti E lancia la campagna obiettivo 2016 La Rai ha bisogno del rilancio, non di ridimensionamenti. E' da mesi che l'usigrai ha lanciato la campagna obiettivo 2016, in vista del rinnovo della Concessione di Servizio pubblico. Ed è per questo che, con il sostegno di tutti i CdR della Rai, abbiamo sottolineato l'urgenza dell'autoriforma. Dichiara in una nota l Esecutivo Nazionale Usigrai. Il sindacato del giornalisti è pronto al cambiamento radicale, con coraggio. Noi per primi abbiamo posto la necessità di ragionare sul numero delle testate. Ma in una prospettiva di rilancio, non certo di ridimensionamento. Quindi al consigliere Verro diciamo con forza che nessuna riduzione delle redazioni regionali è ipotizzabile: la Rai deve essere presente su tutto il territorio per poterlo correttamente raccontare e informare. La nostra presenza capillare nel Paese è l'elemento fondamentale di primato rispetto ai concorrenti. Dopo l'atto autolesionistico di ridurre le sedi di corrispondenza, la Rai non può commettere quello suicida di indebolire la presenza sul territorio. Se si vuole vincere la sfida del 2016 bisogna rafforzare l'informazione del Servizio Pubblico. L'Usigrai non accetterà nessun arretramento. 4

5 10 anni di TV: dal Prime Time al My Time (PoliTecnico Milano / Studio Frasi) Inserito da: Simone Rossi (Satred) Fonte: Digital-Sat (com.stampa) Un consumatore evoluto, sempre più abituato a costruirsi un palinsesto personalizzato, a vedere i contenuti televisivi su diversi dispositivi - anche in mobilità - e a commentarli sui social network: è questo il ritratto del telespettatore odierno che emerge dall indagine I dieci anni che hanno rivoluzionato la televisione, presentata da Politecnico di Milano e Studio Frasi. Un cambiamento guidato dallo sviluppo di tecnologie innovative, da internet e dai mutamenti nello stile di vita degli italiani, che hanno portato a ridisegnare completamente il mercato televisivo e le modalità di fruizione dei contenuti televisivi. Un italiano su tre, infatti, ha già compiuto il passaggio da un palinsesto pensato dagli editori alla costruzione di una propria agenda personalizzata in cui, oltre a scegliere i contenuti, decide tempi e dispositivi su cui vederli. E la nascita del My Time, guidato dalle caratteristiche personali di ogni utente, che prende il posto del Prime Time. Sono gli effetti della rivoluzione digitale, che in dieci anni ha cambiato lo scenario tv più velocemente di quanto non sia avvenuto nei venti-trenta anni precedenti e che ancora oggi, facilitando l ingresso di nuovi soggetti, sta creando un mercato unico dell intrattenimento, con gli operatori che si contendono quindi le risorse disponibili: abbonamenti, pubblicità, contenuti, eventi esclusivi ma, soprattutto, l attenzione degli spettatori. L evoluzione del mercato televisivo - Da 6 canali rilevati a 197: questo numero racconta più di altri l evoluzione della tv nel nostro Paese dal 1986, anno in cui Auditel ha iniziato a diffondere i dati d ascolto. Un accelerazione impressa soprattutto negli ultimi dieci anni, con ben 52 canali presenti su più di una delle sei piattaforme operative in Italia (Dtt Free, Dtt Pay, Satellite free, Satellite free criptato, Satellite Pay, Iptv). La moltiplicazione dell offerta dei canali, la capacità di essere presenti su più schermi e l integrazione con i canali social, sono quindi le principali caratteristiche del mercato televisivo di oggi. I principali cambiamenti degli ultimi dieci anni, che hanno contribuito a dare forma al mercato così come lo si conosce oggi, sono stati la nascita di Sky Italia nel 2003 (dalla fusione delle due pay Tele+ e Stream) e la transizione dalla tv analogica al digitale terrestre, iniziata nel Il futuro imminente prevede rapide evoluzioni, con l arrivo di nuovi soggetti (Ott Over the top television) per cui i broadcaster chiedono regole pari in tema di competizione su diritti, tasse, autorizzazioni e concessioni. Il Multiscreen è un altra novità frutto di questo decennio. Alle piattaforme prettamente televisive vanno infatti aggiunte le piattaforme che trasmettono sui altri schermi, come ad esempio i tablet, i pc e i telefonini. Le nuove abitudini degli utenti e le nuove tecnologie impongono infatti, ai broadcaster, una presenza su tutti gli schermi: in questa direzione, vanno strumenti come Sky Go o le applicazioni per Smartphone e Tablet di Rai, Mediaset e Telecom Italia Media. La strategia Multischermo prelude ad altri progetti ed iniziative sul coinvolgimento dei pubblici. La più importante riguarda la Social Tv. Rai, Mediaset, Sky, Discovery, Fox ed altri hanno in essere iniziative di Social Tv, per invitare, spingere i propri pubblici a postare commenti sui siti dei programmi e delle reti, così da fidelizzarli e rendere più coinvolgente l esperienza di visione. Oggi è più che mai evidente che ci troviamo di fronte ad una convergenza tra diversi mezzi di comunicazione, che ha modificato radicalmente l approccio al media televisivo, rafforzandone il ruolo in un nuovo modello multipiattaforma e multiscreen. ha commentato il Prof. Francesco Siliato, Ricercatore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi Politecnico di Milano. Un nuovo sistema di misurazione degli ascolti - A fronte di uno scenario televisivo così radicalmente mutato occorre adottare un sistema di misurazione degli ascolti che 5

6 riesca a monitorare le nuove modalità di visione. Auditel ha un panel di 5200 famiglie e evidenzia la ricerca è accusata dalle Autorità garanti di lentezza nel recepire i fenomeni che avvengono nei mercati televisivi. Per questo, molte cose rimangono da attuare e Nielsen propone la creazione di una Crossplatform, attraverso la rilevazione del consumo di televisione ed anche di internet e un procedimento di data fusion delle informazioni provenienti dai diversi panel. Una piattaforma in grado di rendere confrontabili ed amalgamare i dati sul consumo di tutte le piattaforme media. Nello scenario odierno, dunque, è necessario monitorare tutti i media, contemplando la possibilità di integrare le misurazioni su Tv e Web anche con la Stampa, la Radio e con tutti gli altri Media: una visione globale del palinsesto personalizzato risponde all esigenza del mercato editoriale e pubblicitario di misurare al meglio i propri investimenti. Non è più necessario, quindi, che sia una sola entità a rilevare, è necessario che i criteri di rilevazione siano scientifici, e quindi che il risultato sia sempre lo stesso, qualunque sia la società di rilevazione. La classifica dei programmi più visti in differita - La Ricerca I 10 anni che hanno rivoluzionato la TV rileva, inoltre, quali siano i programmi più visti in differita: sulle reti generaliste il primo programma è Il tredicesimo apostolo, il secondo è The Mentalist, in onda su Rete 4 e il terzo è CSI Miami su Italia 1. Sui canali Sky le singole uscite più seguite in differita sono Touch, in onda su Fox, Grey s Anatomy, su Fox Life e Masterchef Italia su Sky Uno. Considerando l insieme delle messe in onda e non le singole uscite, balzano in testa alla graduatoria del My Time X Factor Italia e MasterChef Italia. Introdotta da Giovanni Baule - Ordinario di Disegno Industriale, Politecnico di Milano, la ricerca è stata presentata da Francesco Siliato - Ricercatore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi Politecnico di Milano, a cui è seguita una tavola rotonda con Federico Di Chio - Vice Direttore Generale Contenuti, Mediaset; Paolo Agostinelli - Vice President Partner Channels, PPV & VOD Sky Italia, Marinella Soldi - Amministratore Delegato Discovery Italia, Carlo Freccero - Direttore Rai 4, Stefano Balassone - Manager Media, docente di comunicazione e blogger. Il 90% degli italiani è pronto a dire addio al vecchio TV e il mercato SMART TV Inserito da: Simone Rossi (Satred) Fonte: Digital-Sat (com.stampa) Il mondo degli Smart TV sta correndo a una velocità a doppia cifra tanto da aver raggiunto nel primo trimestre 2013 un trend di crescita pari al 50% (Fonte:GfK) rispetto al medesimo periodo di riferimento dello scorso anno e un peso in termini di fatturato di quasi 1 miliardo di euro nell'ultimo anno. Questa l'attuale fotografia sull'andamento del mercato Smart TV che rappresenta un fenomeno in fortissima espansione in Italia e nel mondo, confermata non solo dalla penetrazione tecnologica in aumento, ma anche dai comportamenti e desideri dei consumatori che si rivelano per il 73% fortemente interessati e attratti dall'universo SMART TV secondo una ricerca GfK Eurisko [1] commissionata da Samsung. Solo il 10% degli italiani oggi sceglierebbe di portare ancora nella propria casa un TV tradizionale a conferma di come nel nostro Paese la rivoluzione SMART TV sia già una realtà con un 90% di individui convinti che dire addio al vecchio tv sia solo una questione di tempo, addirittura molto imminente per uno su tre degli intervistati. Quello che emerge dalla ricerca GfK Eurisko è infatti che per il 62% del campione l'intrattenimento domestico stia profondamente cambiando, ritornando ad essere il cuore pulsante della casa e molto di più. SMART TV non è percepito infatti solo come un nuovo e più innovativo strumento tecnologico ma come un mondo di opportunità per il tempo libero e la vita di tutti i giorni, capace di far rinnamorare gli italiani della TV. 6

7 Oltre il 70% della popolazione analizzata è convinta di poter migliorare la propria esperienza di intrattenimento attraverso uno SMART TV, aumentando qualità e varietà dei contenuti fruiti senza necessariamente incrementare la quantità di tempo trascorso davanti allo schermo, sentendosi più appassionato di TV (61%) e più informato (59%). Da questi dati emerge chiaramente un alto livello di consapevolezza del valore dell'esperienza SMART TV in termini di completezza, immersività e stimolo e del suo ruolo aggregante all'interno delle dinamiche famigliari. "L'indagine che abbiamo condotto sul mercato TV è un'interessante fotografia di come comportamenti e consumi siano fortemente influenzati dalla tecnologia, un ambito che oggi è davvero in grado di segnare nuove tendenze socio-culturali e di giocare un ruolo attivo nella vita delle persone." - dichiara Edmondo Lucchi, Department Manager GfK Eurisko - "L'evidenza che la crescita del mercato SMART TV stia andando di pari passo con una crescente percezione della popolazione italiana del valore reale di questa tecnologia apre un significativo orizzonte evoluzione e cambiamento della nostra società". Approccio attivo alla TV Andando a vedere nel concreto, come si configura l'esperienza d'uso dello SMART TV, si vede la realizzazione di una vera e propria rivoluzione in grado di trasformare l'intrattenimento domestico. Se il TV tradizionale, infatti, risponde ad una domanda di intrattenimento passivo, lo SMART TV rappresenta la possibilità di scelta, di una fruizione attiva. Se il vecchio televisore si configurava, infatti, come uno strumento statico e passivo, che rispondeva ad una domanda di intrattenimento, da parte dei telespettatori, per gli italiani lo SMART TV risponde a nuove e più stimolanti richieste come "cosa ho voglia di vedere?" (55%) e "cosa mi potrebbe piacere, che ancora non conosco?" (41%), dimostrando come non si tratti più di un semplice strumento a cui adattarsi, ma un vero e proprio compagno del tempo libero in grado di aprire nuovi orizzonti e stimolare nuovi interessi. "Lo scenario delle abitudini di consumo delineato da GfK Eurisko conferma l'emergere di nuovi bisogni e comportamenti socio-culturali a cui Samsung è da sempre molto attenta e sottolinea il valore della tecnologia SMART TV nel contribuire alla crescita dei beni durevoli nel nostro paese pari a +3,2% contro un -5,8% delle tv tradizionali. La nostra leadership nel mercato TV si basa infatti su un approccio allo sviluppo tecnologico che mette al centro l'individuo e le sue necessità quotidiane nell'ottica di migliorare la qualità di vita e di godere di importanti benefici" afferma Paolo Sandri, Vice President Audio Video e Home Appliance Samsung Electronics Italia. "Le innovazioni che ogni anno apportiamo sui nostri prodotti vanno proprio in questa direzione, anticipando bisogni ancora inespressi e soddisfacendo la forte ricerca di contenuti di qualità e personalizzati, connettività, condivisione e immediatezza di utilizzo. Ed è per questo che sugli SMART TV 2013 abbiamo introdotto l'innovativa funzione S-Recommendation che riconosce le preferenze e suggerisce cosa guardare, completamente rinnovato lo SMART HUB per accedere direttamente al mondo SMART TV senza barriere e potenziato la modalità di interazione con voce e gesti". Esperienza di condivisione e di aggregazione Lo SMART TV permette, quindi, la percezione di questo strumento, non solo come un utile oggetto "da salotto", ma un vero e proprio strumento di condivisione. Pensando alle peculiarità smart di un TV, infatti, l'84% del campione lo ritiene un utile strumento di condivisione dei contenuti (foto, video, giochi), che possono passare dall'intimità del proprio smartphone o tablet, a tutta la famiglia, sul grande schermo. Il 76%, inoltre, ne apprezza la possibilità di effettuare video-chiamate, grazie al collegamento ad internet, con un'alta qualità dell'immagine, come se l'interlocutore fosse presente nella stessa stanza, permettendo la condivisione di momenti felici con i propri cari, anche se lontani. Non a caso, per l'83% degli italiani, lo SMART TV è compagnia: uno strumento che non ci lascia più soli con i nostri contenuti, ma ci permette di condividerli in maniera semplice e veloce con i nostri amici e familiari, 7

8 grazie anche alla connessione con i social network che per il 65% sono un vero punto di partenza per scoprire e scegliere i contenuti TV da guardare, non solo sulla base di un palinsesto, ma anche grazie ai gusti e ai suggerimenti dei propri amici, riportando il TV al suo ruolo sociale originario di aggregazione e condivisione, permettendo una ricomposizione del nucleo familiare davanti al grande schermo. Per il 74% del campione, infatti, fondamentali sono le grandi possibilità fornite dall'ecosistema tecnologico, con lo SMART TV al centro, capace di trasformare smartphone e tablet in veri e propri secondi schermi, in grado anche di interagire con lo schermo principale; l'ecosistema è in grado, infatti, di aumentare il potenziale interattivo dell'esperienza TV permettendo, per esempio, di poter utilizzare i social network, da smartphone o tablet, commentando in diretta il proprio programma televisivo preferito con gli utenti di internet, e contemporaneamente di visualizzare lo stream di notizie, direttamente sullo SMART TV, in contemporanea alla visualizzazione del programma in questione. Contenuti personalizzati e sempre disponibili... tutti da scoprire La rivoluzione non avviene solamente dal punto di vista dell'esperienza, ma anche nei contenuti. Per il 50% del campione, infatti, la caratteristica principale dello SMART TV è la possibilità di collegarsi a internet. Quello che emerge dai dati, non è un semplice apprezzamento per il web, accessibile anche da molti altri device, ma dalle potenzialità di una navigazione direttamente dal grande schermo di casa che per il 77% del campione, consente un'agevole scelta all'interno di un'offerta immensa di app e servizi, finora non disponibile su un TV tradizionale. Interrogati sull'utilizzo del proprio SMART TV, gli italiani indicano un aumento del 29% della fruizione di programmi in streaming o scaricati da internet, e una riduzione del 42% del consumo dei programmi live tramessi dai canali tradizionali. Questo dato mette in evidenza un cambiamento del consumo televisivo che si liberà dalla schiavitù del palinsesto grazie alla libertà di scelta consentita dai servizi televisivi on-demand. Questi nuovi servizi permettono l'instaurarsi di un rapporto più personale tra l'utente e il proprio SMART TV che, secondo il 70% degli intervistati, permette la creazione del proprio modo di guardare la TV, personalizzando la fruizione dei contenuti memorizzati dal grande schermo che è in grado di riconoscere i gusti e le preferenze dell'utente. Nuovi bisogni e abitudini socio-culturali Dai dati saltano all'occhio alcuni interessanti cambiamenti, non solo nella fruizione dei contenuti, ma anche negli stili di vita e nelle abitudini degli italiani. Si manifesta, per esempio, con l'utilizzo di SMART TV una riduzione del 32% dell'abitudine di mangiare davanti allo schermo: liberati dalle rigidità del palinsesto, infatti, gli italiani sono più liberi di potersi godere la cena in libertà senza perdersi le ultime notizie o il serial preferito. Inoltre, l'indagine conferma ulteriormente la ricerca da parte degli italiani, di strumenti più facili e immediati, che possono aiutarli a risolvere i piccoli problemi della vita quotidiana: il 97% degli intervistati, infatti, associa il proprio SMART TV al concetto di velocità e comodità. Questo proprio per le sue caratteristiche smart e per la sua connettività wireless; tra i maggiori benefici, infatti, per l'84% del campione c'è l'eliminazione di cavi e apparecchi collegati al TV, cosa che aiuta la facilità di utilizzo oltre che maggiore pulizia ed essenzialità. Inoltre, per il 74% del campione è un sollievo poter eliminare telecomandi e decoder vari, risolvendo disordine e fastidi. [1] Indagine Gfk Eurisko condotta su un campione rappresentativo della popolazione Italiana di oltre 800 individui (uomo-donna, anni utenti internet) nel primo trimestre

9 Che cos è la cassa integrazione Perché se n'è parlato parecchio in questi giorni e perché il governo la vuole riformare (ancora non si sa come), spiegato semplice In queste ultime settimane si è parlato più del solito della Cassa integrazione guadagni (CIG), uno dei principali ammortizzatori sociali che esiste in Italia. Uno dei primi obiettivi del governo guidato da Enrico Letta è stato trovare le risorse per finanziare quella cosiddetta in deroga fino alla fine dell anno (un obiettivo in qualche modo raggiunto). Ma se ne è parlato parecchio anche perché il governo ha detto di volerla cambiare. La CIG ordinaria e straordinaria La CIG è in sostanza un sussidio che, in particolari condizioni, viene erogato ai lavoratori di cui un azienda chiede di fare a meno per un periodo di tempo limitato. Questo sussidio può essere parziale, quando i lavoratori subiscono una riduzione dell orario di lavoro, oppure totale, la cosiddetta cassa integrazione a zero ore. Ad esempio, se i lavoratori di un azienda vengono messi in cassa integrazione per quattro ore al giorno, su un orario lavorativo di 8 ore al giorno e di 40 ore la settimana, l azienda continuerà a pagargli metà dello stipendio, mentre la cassa integrazione pagherà circa l 80% dello stipendio per le ore restanti. Esistono sostanzialmente due tipi di CIG, più un terzo tipo che serve quando i primi due non possono essere utilizzati. La Cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) si applica in caso di crisi temporanee di settore, eventi straordinari o comunque non legati alla volontà del datore di lavoro o dei lavoratori che costringono a una riduzione delle ore di lavoro. Ad aprile, circa un terzo delle 100 milioni di ore di CIG erano costituite da CIGO. La Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) viene erogata in caso di crisi dell azienda che non viene riconosciuta come crisi di settore o in un periodo di ristrutturazione dell azienda (per esempio interventi che richiedono ad alcune linee di produzione di un azienda di restare chiuse per un certo periodo). Ne possono fare richiesta soltanto le aziende che hanno più di 15 dipendenti. Nonostante sia formalmente straordinaria, la CIGS costituisce oggi circa il 60 per cento di tutte le ore di CIG. Le procedure che portano all erogazione per la CIGS non sono semplici: è richiesto che gli imprenditori si incontrino con i sindacati e che venga formulato un piano di rientro per i lavoratori cassaintegrati. Quanti e quali lavoratori dovranno essere sussidiati, e per quante ore, è spesso oggetto di lunghe contrattazioni (è quello che accade quando si dice che per la crisi di una certa azienda è stato aperto un tavolo ). Chi paga e per quanto Le risorse per CIGO e CIGS vengono fornite dall INPS e sono a loro volta finanziate da un contributo pagato da tutti i lavoratori e le imprese (in tutto, sulla busta paga, questi contributi costano circa il 3 per cento dello stipendio). Quando scatta la CIG (in qualsiasi forma) i lavoratori ottengono il diritto a un salario erogato fino a circa un migliaio di euro e comunque mai superiore all 80 per cento del salario precedente. La durata è variabile a seconda del motivo che ha portato alla richiesta, ma in genere il limite è di 36 mesi in un quinquennio. La Cassa Integrazione in deroga La CIG in deroga è la terza tipologia di cassa integrazione ed è quella di cui si è parlato molto in questi giorni perché il governo doveva trovare le risorse per finanziarla. A differenza di CIGO e CIGS, la CIG in deroga viene pagata con le risorse dello Stato o, come si dice in gergo, è a carico della fiscalità generale. La cassa integrazione in deroga esiste, nella forma attuale, dal 2009, ed è stata creata per gestire i casi straordinari arrivati con la crisi economica. La CIG in deroga può essere richiesta da tutti i tipi di aziende, indipendentemente dal numero di dipendenti, e può integrare il salario di tutti i tipi di lavoratori, compresi gli apprendisti e i lavoratori a domicilio che non possono godere della CIGS. In sostanza lo scopo della CIG in deroga è permettere di avere accesso alle integrazioni salariali 9

10 della CIG anche alle imprese più piccole e alle imprese più grandi che però hanno già superato i limiti di durata della CIGO e della CIGS. Un altra differenza è che la CIG in deroga è decisa in tutti i casi dalla regione dove si trova lo stabilimento, anche se è pagata con i soldi dello Stato: l ente locale ha la discrezionalità assoluta nel decidere se concederla o meno e su quanto farla durare. Le critiche La CIG nelle sue varie forme viene spesso accusata di tutelare più il posto di lavoro rispetto al lavoratore. Il concetto che sta alla base della CIG è quello di fornire una copertura ai dipendenti di una ditta in attesa di un miglioramento della situazione che permetta di reintegrarli. In questo senso protegge il posto di lavoro in quella determinata azienda, più che il lavoratore. Ma non tutte le aziende che ricevono le varie forme di CIG sono destinate a riprendersi: i critici accusano quindi la CIG di mantenere in vita artificialmente dei posti di lavoro, anziché creare degli opportuni incentivi affinché i lavoratori ne cerchino di nuovi, oppure si riqualifichino per un altra occupazione. La CIG in deroga ha ricevuto altre critiche, mirate al suo specifico funzionamento. Pietro Ichino, ad esempio, l ha criticata diverse volte per l arbitrarietà con la quale viene assegnata. La concessione o meno della CIG in deroga a un azienda che ne fa richiesta dipende dalle risorse che vengono stanziate dallo Stato (come ad esempio è accaduto venerdì) e dalle decisioni della Regione a cui viene inviata la richiesta. La Regione, in genere l assessore che ha la delega al lavoro, ha la discrezionalità assoluta nel decidere se concedere o no la CIG in deroga: per questo motivo, il sistema è stato criticato perché può permettere che si verifichino abusi o ingiustizie. La cassa integrazione ha anche un altro effetto distorsivo: i lavoratori che ne usufruiscono non risultano tra i disoccupati e non incidono quindi sul tasso di disoccupazione. Le ipotesi di riforma Il governo Letta ha più volte annunciato di essere intenzionato a riformare la CIG. Pochi giorni fa il ministro del lavoro Enrico Giovannini, ha dichiarato che non è possibile rifinanziare la CIG senza pensare di «revisionarla». Una strada di riforma l aveva intrapresa già il governo Monti quando aveva creato l ASPI (che avevamo spiegato qui), entrata in vigore il primo gennaio di quest anno: un assicurazione contro la disoccupazione, disegnata per fornire un indennità per un certo periodo a chi perde il lavoro non per sua volontà. A partire dal 2016 l ASPI avrebbe dovuto gradualmente cominciare a sostituire la CIG. Al momento non è ancora chiaro se il governo Letta intenda seguire la stessa strada e, se sì, come la metterà in pratica. Che cosa ha deciso l Europa sull Italia La Commissione ha chiesto di sospendere la procedura per deficit eccessivo: cosa vuol dire, spiegato facile, e che succede ora (avremo soldi da spendere?) La Commissione Europea ha formulato oggi la richiesta di sospensione della procedura per deficit eccessivo (Excessive deficit procedure, EDP) che era stata aperta nel 2009 nei confronti dell Italia. La decisione definitiva, poco più di una formalità, sarà presa al prossimo Consiglio dell Unione Europea. La Commissione ha anche pubblicato una serie di raccomandazioni sulla situazione economica italiana. I giornali italiani nelle scorse settimane avevano parlato della possibilità che questa decisione permettesse all Italia di ottenere fino a 12 miliardi di euro da spendere in politiche per il lavoro, nella riduzione dell IVA o dell IMU ma in realtà la chiusura dell EDP non libererà nemmeno un euro nel Che cos è la procedura per deficit eccessivo La EDP è una procedura che serve a dissuadere gli stati membri dell Unione Europea dallo sforare le regole sul bilancio contenute nel patto di stabilità e crescita, uno degli accordi fondamentali alla base dell unione economica e monetaria dell Unione Europea (EMU). Il patto venne introdotto alla fine degli anni Novanta, riformato nel 2005 e poi 10

11 di nuovo nel Tutti i paesi membri dell Unione Europea (27 in tutto) sono automaticamente membri dell EMU e quindi soggetti al patto di stabilità e crescita. Il patto prescrive che ogni stato aderente abbia un deficit (la differenza tra le entrate e le uscite di un governo) non superiore al 3 per cento del PIL, e un rapporto tra il debito pubblico e PIL inferiore al 60 per cento, oppure tendente a un rapporto del 60 per cento. Quando uno stato membro non rispetta questi criteri, c è la possibilità che venga aperta nei suoi confronti una procedura per deficit eccessivo (EDP). Si tratta di una procedura piuttosto complessa: la Commissione Europea, cioè il braccio esecutivo dell Unione Europea, si occupa di sorvegliare i conti dei vari paesi e di riportare al Consiglio dell Unione Europea le violazioni del patto di stabilità e crescita. È il Consiglio, di cui fanno parte i ministri dei vari paesi dell Unione, a prendere tutte le decisioni in merito. Su richiesta della Commissione, il Consiglio certifica che è avvenuto lo sforamento del patto di stabilità, formula una prima raccomandazione non pubblica, se non vengono intraprese misure per correggere lo sforamento procede a una seconda raccomandazione pubblica, infine commina delle sanzioni. Sempre su proposta della Commissione, il Consiglio si occupa anche di chiudere la EDP. Oggi è avvenuto il penultimo passaggio: la Commissione ha annunciato che proporrà al prossimo consiglio di annullare la EDP per l Italia. Cosa accade quando si subisce una EDP Non molto in realtà. La EDP è essenzialmente una misura di dissuasione, più che uno strumento punitivo. Come abbiamo visto il Consiglio procede prima a formulare una serie di raccomandazioni, che alla fine comprendono anche una scadenza entro la quale il deficit deve necessariamente rientrare nei parametri del patto di stabilità. Soltanto come risorsa estrema il Consiglio ricorre alle sanzioni. Ne esistono di due tipi: una per gli stati membri dell eurozona (che sono 17) e una per tutti gli altri (che sono 10). La prima consiste in un deposito infruttifero (cioè che non paga interessi) che lo Stato membro è costretto a mettere da parte, pari a un massimo dello 0,5 per cento del PIL in un anno. Questo deposito può essere ritirato quando la EDP viene revocata. Dopo due anni dalla sanzione, se lo Stato non ha ottenuto una riduzione del deficit, il deposito infruttifero si trasforma in una multa. La sanzione per i paesi che non fanno parte dell euro invece è una sospensione del pagamento di parte dei fondi di coesione, cioè i finanziamenti europei. Chi ha subito un EDP? Quasi tutti. Su 27 stati membri, il Consiglio ha aperto una EDP nei confronti di 25 paesi (tutti tranne Svezia ed Estonia). Al momento 20 paesi su 27 sono oggetto di EDP. Nonostante questo alto numero di procedure, in quasi nessun caso il Consiglio è arrivato a comminare delle sanzioni. Quando lo ha fatto è stato per periodi di tempo molto brevi. L Ungheria, per esempio, che non è membro dell euro, si è vista sospendere parte dei fondi di coesione nel marzo La sospensione effettiva sarebbe dovuta cominciare nel gennaio del 2013, ma entro quella data la Commissione valutò che l Ungheria aveva preso adeguate misure di rientro dal deficit e quindi sospese la procedura prima che un solo euro di finanziamento venisse effettivamente tagliato. Non è affatto strano, considerata la procedura che bisogna impiegare per aprire una EDP e per comminare le sanzioni: una procedura che è essenzialmente politica. Prima della riforma del 2011, si discusse molto sulla possibilità di rendere automatiche le sanzioni per lo sforamento del patto di stabilità, cioè non sottoposte a un voto del Consiglio. L idea era appunto sottrarre la possibilità di imporre sanzioni a una trattativa politica. In passato diversi paesi che avevano sforato i parametri, come Francia e Germania, riuscirono a sfuggire alle sanzioni proprio perché per comminarle era necessario un voto del consiglio, dove la voce di quei paesi contava parecchio. Alla fine questo cambiamento non venne introdotto e le sanzioni restano tuttora sottoposte al voto del Consiglio, dove siedono i primi ministri (o i ministri dell economia, nel caso dell ECOFIN) di tutti gli stati membri. Tutti i passaggi della procedura, compresa quella per decidere se il deficit è stato sforato, sono sottoposti al voto del Consiglio e quindi a una trattativa politica. Questa discrezionalità da un lato permette che la situazione economica contingente e quella specifica del paese 11

12 vengano prese in considerazione prima di decidere se comminare una sanzione o meno. Dall altro permette che le sanzioni siano oggetto di una trattativa non proprio limpidissima e rende piuttosto difficile immaginare sanzioni contro paesi grandi e con elevato potere di contrattazione. Cosa ce ne viene di buono per noi? Molto poco, anche se in proposito c è un piccolo mistero. Negli ultimi giorni i giornali italiani hanno riportato che la chiusura dell EDP avrebbe permesso all Italia di liberare 12 miliardi di euro. Secondo alcuni questi 12 miliardi erano fondi che spettavano all Italia, in qualche maniera bloccati dalla Commissione Europea (una specie di sanzione informale ). Anche diversi politici, tra cui il ministro per gli affari regionali Graziano Delrio, hanno parlato di «8-10, forse 12 miliardi di euro». Il primo a parlare di questi 12 miliardi sembra che sia stato il ministro dell Economia Fabrizio Saccomanni, il 2 maggio. All epoca Saccomanni spiegò che la chiusura dell EDP avrebbe consentito «maggiore flessibilità» ad esempio permettendo di dedurre dal conteggio del deficit il cofinanziamento dello stato ai fondi strutturali cioè i finanziamenti europei per una cifra fino a miliardi. In altre parole, secondo la versione delle parole di Saccomanni riportata dai giornali, l Italia avrebbe potuto non contare più nel deficit una parte del denaro che lo Stato italiano usa per cofinanziare i fondi europei (che devono essere sempre finanziati anche dello stato membro che li riceva: dal 25 al 50 per cento). Questo avrebbe permesso, specularmente, di fare altri 12 miliardi di debito pubblico, senza sforare il tetto del 3 per cento al deficit. Questa versione, o una simile, è stata riproposta da altri esponenti del governo nelle settimane successive. In realtà, a quanto sembra, la possibilità di dedurre dal conteggio del deficit il cofinanziamento non è mai stata discussa dalla Commissione Europea e non è chiaro da dove abbia avuto origine questa voce. Quello che la Commissione sta discutendo è la possibilità di dedurre dal deficit una categoria molto più ampia, che sono gli investimenti produttivi. Si tratta di una questione discussa da molto tempo, su cui si impegnò anche il governo Monti e totalmente slegata dalla EDP. La famosa flessibilità di cui hanno parlato numerosi ministri è in realtà una cosa molto semplice. Al momento sembra che l Italia stia rispettando gli obiettivi di deficit, tanto che per l anno prossimo è previsto tra l 1 e il 2 per cento del PIL. Questo significa che l anno prossimo potremo fare un punto di deficit in più, senza sforare la cifra del 3 per cento e quindi senza rischiare che una nuova EDP venga aperta. Questa nuova spesa ammonta appunto a una decina di miliardi, ma riguarda il 2014 e quindi non può essere usata per interventi immediati come scongiurare l aumento dell IVA o togliere l IMU sulla prima casa. C è anche un lato negativo? In un certo senso sì, e c entra il famoso Fiscal Compact. Si tratta di un altro trattato sottoscritto solo da alcuni paesi dell Unione Europea che pone delle regole più severe e più stringenti per il patto di stabilità. Tra le altre cose, il Fiscal Compact prescrive che uno Stato membro debba ridurre il suo debito pubblico di 1/20 ogni anno fino a raggiungere la quota ideale del rapporto 60 per cento tra debito e PIL. Il Fiscal Compact è entrato in vigore nel 2013, ma l Italia non ha dovuto rispettarlo per quest anno proprio perché si trovava in procedure di deficit eccessivo. Gli stati membri che si trovano in EDP non sono obbligati a implementare le regole del Fiscal Compact fino al 2015, o prima, nel caso l EDP dovesse venire revocata. L Italia, proprio perché sta rientrando nei parametri, sarà costretta dall anno prossimo a rispettare le regole sul debito. Diversi commentatori, tra cui gli economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi e in parte Mario Seminerio, hanno sottolineato questo fatto. In particolare Alesina e Giavazzi hanno ipotizzato come sarebbe stato per certi versi conveniente sforare il rapporto deficit/pil del 3 per cento visto che comunque difficilmente saremmo andati incontro a sanzioni ottenendo in cambio la possibilità di fare nuovo debito e impiegarlo, per esempio, in una riduzione delle imposte. 12

13 Interferenze LTE, Aduc: niente tv per chi non paga il canone Rai 26 mag di quezal (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre Gli operatori di telefonia mobile stanno diffondendo il nuovo segnale quarta banda LTE (le cui frequenze 800 MHz sono state assegnate a suon di miliardi di euro in un asta pubblica). Purtroppo il segnale del 4G interferisce con alcune frequenze del digitale terrestre. Lo dimostrano i disservizi nati in Francia e in Inghilterra. In particolare, con i canali tra il 58 UHF e il 60 UHF. Canali su cui viaggia il segnale dei mux TIMB, e, in alcune zone d Italia, anche il segnale Rai. Col diffondersi dei ripetitori, per evitare l oscuramento, dovrà essere installato un «filtro» su tutte le antenne televisive terrestri italiane, collocate nei pressi dei nuovi ripetitori in un raggio d azione fino a 30 km. Chi non lo farà non vedrà la televisione. Come risolvere il problema? Secondo il Ministero dello sviluppo economico basterà rivolgersi allo sportello online recentemente aperto dalla Fondazione Ugo Bordoni (helpinterferenze.it), per chiedere un intervento gratuito di un tecnico antennista. L assistenza gratuita è però valida solo per chi è in regola coi pagamenti del canone tv. Coloro i quali non guardano e non ricevono (per scelta) la Rai, o che evadono l abbonamento/imposta della tv pubblica, saranno costretti a installare i filtri a proprie spese oppure si troveranno con la tv oscurata. Ma c è di più: non è ancora chiaro a chi spetterà installare questo filtro. Potranno essere operai comuni o dovranno essere installatori qualificati? Non solo: qualora l utente finale non sia nelle condizioni di ricevere il tecnico a casa e chieda il mero recapito del filtro, dovrà firmare una liberatoria che esonererà gli operatori di telefonia da qualunque responsabilità, in caso di mancata ricezione del segnale televisivo. «Il Ministero dello sviluppo economico sembra intenzionato a utilizzare il regolamento sui sistemi di comunicazioni mobili di nuova generazione (LTE) per rendere un po meno rosso il bilancio della Rai», denuncia l Aduc. «La situazione è destinata a esplodere. Gli operatori mobili stanno estendendo la copertura LTE proprio in questi giorni. Potrebbero essere circa un milione di famiglie, secondo stime preliminari della Fondazione Ugo Bordoni: alcuni avranno immagini disturbate, altri perderanno del tutto il segnale tv. Al momento i gestori telefonici hanno evitato di usare queste frequenze, ma lo faranno nelle prossime settimane: allora il problema delle interferenze scoppierà in tutta evidenza», conclude in una nota l associazione di consumatori. Il regolamento predisposto dal ministro dello sviluppo economico non è ancora stato emanato, ma fa già discutere gli operatori del settore. Il provvedimento delega un operatore call center (della Fondazione Ugo Bordoni) a decidere se inviare un tecnico per l installazione del filtro (pagato dagli operatori telefonici) o se inviare direttamente il filtro agli utenti finali. Ma se l utente, come detto, non è in regola col pagamento del canone Rai, non avrà diritto al servizio di installazione pagato dai gestori telefonici. E neanche al mero recapito del filtro al proprio domicilio. E nei casi di antenna centralizzata, potrebbe perfino succedere che venga imposto agli amministratori di condominio di certificare la regolarità di tutti i condomini nel pagamento del canone Rai. Inoltre, ad allarmare gli installatori è quanto previsto all art. 4, comma 2, della bozza di provvedimento, in cui si parla degli interventi di mitigazione delle interferenze sugli impianti di ricezione della tv digitale. Perché l operazione relativa a questi interventi viene definita dalla bozza come attività di «manutenzione ordinaria». E, in quanto tale, non necessita dell intervento di un impresa abilitata, né del rilascio della relativa dichiarazione di conformità. Infatti, ai sensi del dm 37/08, le attività di ordinaria manutenzione sono definite: «Interventi finalizzati a contenere il degrado normale d uso, nonché a far fronte a eventi accidentali che comportano la necessità di primi interventi, che comunque non modificano la struttura dell impianto su cui si interviene». Nella bozza del nuovo 13

14 regolamento, invece, si parla esplicitamente di «eventuale installazione di un filtro che deve rispettare le caratteristiche tecniche specificate nella Guida Cei 100-7»; cioè di un filtro, finalizzato a mitigare le interferenze del nuovo segnale LTE, non presente, dunque, nell impianto. Da qui l allarme degli operatori, che non considerano l installazione del filtro attività di mera manutenzione ordinaria. Alberto Zanellati, coordinatore del settore impianti d antenna di Cna Installazione impianti spiega che «l installazione del filtro interdice in forma permanente il passaggio dei canali televisivi nella banda 800 MHz configurandosi di fatto come una vera e propria modifica dell impianto stesso». Di conseguenza «l operazione va ritenuta a tutti gli effetti intervento di manutenzione straordinaria e, come tale, soggetta alle prescrizioni del dm 37/08 che prevedono l obbligo del committente di affidare i lavori a una impresa abilitata con il relativo rilascio della dichiarazione di conformità». Il rischio che paventano gli antennisti Cna è che qualora l installazione di questi filtri venisse considerata attività di manutenzione ordinaria, «ci si troverebbe di fronte a una situazione in cui chiunque potrebbe salire sui tetti a installare i filtri, con buona pace delle misure relative alla sicurezza e alla funzionalità degli impianti». Tra l altro, la bozza di regolamento prevede anche la sottoscrizione di una liberatoria da parte dell utente in caso di mera consegna del filtro. In essa, l utente dovrà dichiarare che l installazione del filtro sull impianto di antenna avverrà a sua cura e spese e che con la consegna del filtro non avrà nulla a pretendere per le interferenze generate dalle stazioni base LTE attivate in banda 800 MHz. Bene, per Zanellati si tratta di «un modo maldestro per scaricare sull utente l aspetto più critico dell operazione». In sostanza, l utente finale sarà lasciato solo, nonostante «non certo per sua colpa si vedrà inibita la visione di canali tv digitali per l introduzione di sistemi di nuova generazione LTE, a meno che non faccia installare a sue spese il filtro che elimina le interferenze». Fonti: Aduc ItaliaOggi Tv e Internet, i nuovi consumi dei telespettatori digitali 24 mag di quezal (Matteo Bayre), Pubblicato in Internet, News, Tv digitale terrestre Più dei tre quarti (77%) degli intervistati nel mondo usa regolarmente il computer o il pc portatile mentre guarda la TV, il 26% in più rispetto al Le abitudini dei consumatori sono sempre più avanzate e sofisticate: la visione dei contenuti televisivi è associata all utilizzo di tablet, smartphone e pc. Cresce la fruizione dei video attraverso provider locali (utilizzati dal 40% del campione) in controtendenza i consumatori italiani che per il 66% si rivolgono a provider internazionali. Milano, 23 maggio Secondo un nuovo studio pubblicato da Accenture, i consumatori stanno diventando sempre più consapevoli e, di conseguenza, hanno sempre più il controllo delle loro esperienze di entertainment: seguono i contenuti televisivi in modo multitasking, associando alla tv l utilizzo di schermi di altri device (77% del campione) e guardando sempre più spesso contenuti video tramite Internet (oltre il 90%). Secondo la terza edizione dello studio condotto su scala mondiale Video Over Internet Consumer Survey2013 è emerso che, mentre guardano la TV, gli spettatori utilizzano sempre più spesso diversi strumenti come portatili, telefoni, tablet e persino libri e giornali. I consumatori non si limitano più a guardare la televisione ha spiegato Francesco Venturini, Broadcasting Lead del gruppo Media & Entertainment di Accenture. La diffusione dell approccio multitasking nella fruizione di contenuti televisivi lascia 14

15 intendere che forse il palinsesto fisso, noto anche come TV lineare, sta perdendo il suo fascino per gli utenti sofisticati, e questo rappresenta allo stesso tempo una sfida e un opportunità per emittenti e produttori. Cresce il numero dei telespettatori multitasking Il sondaggio, condotto su oltre persone in sei Paesi, ha rivelato che lo scorso anno l approccio multitasking è cresciuto notevolmente. Più dei tre quarti (77%) degli intervistati usa regolarmente il computer o il portatile mentre guarda la TV, 26% in più rispetto al Sebbene sia stata registrata una crescita nell utilizzo di tutti i tipi di dispositivi i tablet hanno riscontrato un vero e proprio boom (passando dall 11% al 44%) nella visione integrata alla tv, nonostante il numero di consumatori che possiedono un tablet sia molto inferiore rispetto a quelli di PC, televisori e telefoni. Anche se nella maggior parte dei casi non c è un nesso tra il contenuto televisivo e ciò che viene fruito con altri dispositivi, lo studio indica che c è uno stretto legame tra l uso del tablet e i contenuti visualizzati sulla tv, rispetto a quanto accade con i portatili e gli smartphone. Il crescente utilizzo del tablet da parte dei telespettatori di oggi costituisce sicuramente un interessante opportunità per gli operatori del settore, ha spiegato Venturini. Questo è un esempio delle nuove possibilità che le applicazioni over-thetop e la convergenza di più media offrono a chi le saprà cogliere. Le abitudini sempre più sofisticate del consumatore I consumatori hanno sviluppato nel corso del tempo abitudini sempre più sofisticate, come evidenziato dai risultati dello studio: maggior frequenza con cui si guardano film, programmi televisivi e video on demand tramite internet e su dispositivi diverso dalla televisione, e dalla correlazione tra il tipo di contenuto scelto e il dispositivo usato per visualizzarlo. Secondo lo studio di quest anno, inoltre, il numero degli intervistati che guarda almeno una volta alla settimana contenuti video su internet tramite PC/portatile è salito al 65% rispetto al 59% dello scorso anno; è cresciuto anche il numero di chi utilizza lo smartphone (dal 24% al 31%) e il tablet (dal 14% al 22%). I consumatori hanno iniziato anche a scegliere il dispositivo su cui guardare un video in base al tipo di contenuto. Questo significa che un film integrale o una serie tv viene vista prevalentemente su PC o portatili (il 47% contro il 41%), mentre brevi videoclip vengono visualizzati soprattutto su smartphone (il 49% degli intervistati). Così come evidenziato nell Accenture Technology Vision 2013, è necessario quindi che le emittenti e i provider di contenuti creino delle relazioni digitali con i consumatori, in modo da migliorare l interazione, comprendere meglio le loro preferenze e offrire un prodotto ancora più personalizzato. La TV collegata direttamente a Internet resta il metodo preferito per accedere ai video online, anche se in diminuzione rispetto a quanto riscontrato lo scorso anno (dal 36% del 2012 al 31%). Per contro, è salita dal 23% al 28% la percentuale dei consumatori che sono incerti o non hanno un metodo preferito per accedere alla TV online. Per quanto riguarda i modi tramite cui accedere ai video online regna ancora una certa confusione e uno scollamento tra il sistema preferito e quello effettivamente usato: infatti, se quasi un terzo degli intervistati (30%) ha dichiarato che ogni giorno fruisce di contenuti online tramite set-top box, solo il 16% ha indicato questa modalità come la preferita. Ci aspettavamo che i consumatori fossero meglio informati sulle possibili opzioni, considerando l ampia strategia di marketing del settore dell elettronica per TV volta a spingere la TV collegata a internet ha spiegato Venturini. Resta ancora un grosso divario tra la disponibilità di servizi video, i programmi di content discovery e la capacità del consumatore di sfruttare queste possibilità. La risposta delle emittenti Lo studio Accenture indica che i provider locali e nazionali stanno facendo progressi nella competizione contro i provider di contenuti globali, come Netflix e YouTube, per l offerta di servizi video tramite Internet. Nel 2013 il numero dei consumatori che si rivolgono a provider di servizi online ed emittenti locali è salito al 40% rispetto al 37% del 2012, mentre i fornitori globali hanno fatto registrare un calo percentuale analogo. 15

16 E emerso inoltre che più della metà dei consumatori (il 53%) si fida comunque di più delle tradizionali emittenti televisive per l offerta di video tramite Internet, una crescita netta rispetto al 32% del Negli ultimi 12 mesi le emittenti hanno investito molto per conquistare la fiducia dei consumatori nell universo online e fornire nuovi servizi attraverso dispositivi multipli. Per stare al passo con un mercato in rapida trasformazione, hanno accelerato i tempi dell offerta dei contenuti online e hanno modificato sostanzialmente le loro strategie, e in alcuni casi hanno introdotto prodotti ibridi sofisticati. La fiducia dei consumatori verso le emittenti è un segnale del fatto che questi investimenti stanno incominciando a dare i loro frutti, osserva Venturini. Metodologia Nei mesi di febbraio e marzo 2013 Accenture ha condotto un sondaggio online su consumatori di sei Paesi: Brasile, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. Il campione rappresenta l intera popolazione nazionale di ciascun Paese, tranne nel caso del Brasile, dove rappresenta per lo più la popolazione urbana. Accenture Accenture è un azienda globale di consulenza direzionale, servizi tecnologici e outsourcing che conta circa 261 mila professionisti in oltre 120 paesi del mondo. Combinando un esperienza unica, competenze in tutti i settori di mercato e nelle funzioni di business e grazie ad un ampia attività di ricerca sulle aziende di maggior successo al mondo, Accenture collabora con i suoi clienti, aziende e pubbliche amministrazioni, per aiutarli a raggiungere alte performance. A livello globale, i ricavi netti per l anno fiscale 2012 (settembre 2011 agosto 2012) ammontano a 27,9 miliardi di dollari. Accenture Digital Services Accenture Digital Services, una divisione di Accenture Business Service, è nata per offrire contenuti digitali di valore in un ambiente complesso. Offre ai consumatori digitali esperienze uniche, personalizzate e interattive su vasta scala. Si avvale di una serie di modelli di business per generare nuovi flussi di ricavi e trovare nuovi modi per monetizzare i contenuti. Distribuisce contenuti digitali in qualunque formato, attraverso qualsiasi piattaforma e per tutti i dispositivi, e ottimizza i modelli operativi, proponendo soluzioni di nuova generazione su base pay-as-you-grow : in pratica, il consumatore può scegliere soluzioni on demand che evolvono insieme alle sue esigenze e paga solo per quello che usa. Tutto questo aiuta i clienti a crescere in un ecosistema digitale in evoluzione. Ulteriori info sulla homepage 16

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