Progetto POM A32 Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche Locorotondo (BA), 4 7 dicembre 2001

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1 Sessione III DRUPACEE, NOCE e POMACEE COORDINATORE: A. QUACQUARELLI Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale, Ministero delle Politiche Agricole Forestali, Roma

2 Organismi patogeni di qualità delle drupacee e del noce T. Amenduni, D. Boscia, C. Cariddi, A. Ippolito, A. Myrta, G. Romanazzi, L. Schena, N. Vovlas PREMESSA 1. Batteri 1.1. Cancro batterico del pesco, deperimento batterico e scabbia batterica dei frutti dell albicocco Tumore batterico del pesco 1.3. Cancro batterico del ciliegio 1.4. Tumore batterico del pesco 1.5. Cancro batterico del ciliegio 1.6. Mal secco o macchie nere del noce 1.7. Colpo di fuoco 2. Funghi 2.1. Marciume radicale fibroso 2.2. Mal della bolla 2.3. Mal del piombo 2.4. Marciume del colletto delle drupacee 2.5. Cancri da nectria 2.6. Marciume radicale lanoso 2.7. Verticilliosi delle drupacee 3. Nematodi 3.1. Pratylenchus penetrans 3.2. Tylenchulus semipenetrans 3.3. Meloidogyne arenaria 3.4. Meloidogyne incognita 3.5. Meloidogyne javanica 3.6. Xiphinema diversicaudatum 3.7. Pratylenchus vulnus 4. Virus 4.1.Virus della maculatura clorotica fogliare del melo (ACLSV) 4.2.Virus del mosaico del melo (ApMV) 4.3.Virus del nanismo del susino (PDV) 4.4.Virus della maculatura anulare necrotica dei Prunus (PNRSV) 4.5.Virus della vaiolatura del susino (PPV)

3 PREMESSA Il D.M. del 14/4/1997 (Recepimento delle Direttive della Commissione n. 93/48/CEE del 23 giugno 1993, n. 93/64/CEE del 5 luglio 1993 e n. 93/79/CEE del 21 settembre 1993, relative alle norme tecniche sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione delle piante da frutto destinate alla produzione di frutto) introduce una nuova categoria di materiali di moltiplicazione, la categoria C.A.C. (Conformità Agricola Comunitaria) e precisa all art. 5 i requisiti fitosanitari che tali materiali devono possedere: Il materiale deve essere, almeno all esame visivo, privo di organismi nocivi o malattie pregiudizievoli alla qualità, nonché di loro sintomi che limitino la possibilità di utilizzarlo coma materiale di moltiplicazione e come pianta da frutto; in particolare deve essere privo degli organismi o delle malattie elencati nell allegato II del presente decreto per quanto concerne i generi e le specie considerati. Considerati le diverse possibili interpretazioni che possono essere date alla definizione di requisiti fitosanitari di cui all art. 5 e l elenco dei patogeni di qualità riportato nell allegato II del D.M. del 14/4/1997 per le Drupacee, sulla base della rilevanza economica dei patogeni trasmessi attraverso il materiale di propagazione, nonché dei dati disponibili in letteratura e dell esperienza maturata nell ambito del Progetto POM A32, è stato integrato l elenco di cui all allegato II e sono state precisate le specie per alcuni patogeni (Tabella 1). Per ciascun patogeno è stata realizzata una scheda riportante le informazioni circa l inquadramento sistematico, le piante ospiti, la distribuzione geografica, le modalità di diffusione, la sintomatologia indotta sulle piante, la modalità di diagnosi e i principi su cui si basa la lotta. Inoltre, si è ritenuto utile indicare anche quegli aspetti che nel processo produttivo possono creare le condizioni per una possibile infezione (punti critici), gli obblighi che vivaisti e Servizio fitosanitario devono rispettare e, infine, alcuni consigli pratici rivolti agli agricoltori. In particolare, per quanto riguarda i funghi sono state inserite alcune specie di Phytophthora, responsabili di marciumi radicali, e tra i nematodi, sono stati inseriti i nematodi delle lesioni Pratylenchus vulnus e penetrans Inoltre, tra i funghi è stata indicata la specie di Verticillium da considerare (V. dahliae), per i nematodi galligeni sono riportate le specie che si riscontrano più frequentemente (M. arenaria, incognita e javanica) e per quanto riguarda i

4 virus, si ritiene importante indicare esplicitamente anche ACLSV (virus della maculatura clorotica fogliare del melo) e ApMV (virus del mosaico del melo), tra i patogeni di qualità. Infine, è riportata anche la scheda del PPV (virus della vaiolatura delle drupacee), patogeno di quarantena estremamente dannoso per queste specie.

5 Tabella 1. Malattie ed organismi patogeni pregiudizievoli la qualità previsti dall allegato II D.M. del 14/4/1997 e proposta dal Progetto POM A32 ALLEGATO II D.M. 14/04/1997 PROPOSTA PROGETTO POM A32 Malattia Agente Malattia Agente Batteri Tumore batterico del pesco Cancro batterico del ciliegio - Cancro batterico del pesco - Deperimento batterico e scabbia dei frutti dell albicocco Agrobacterium tumefaciens Pseudomonas syringae pv. mors-prunorum P. syringae pv. syringae Tumore batterico del pesco Cancro batterico del ciliegio - Cancro batterico del pesco - Deperimento batterico e scabbia dei frutti dell albicocco Funghi Agrobacterium tumefaciens Pseudomonas syringae pv. mors-prunorum P. syringae pv. syringae Marciume radicale Armillaria mellea Marciume radicale Armillaria mellea fibroso fibroso Mal del piombo parassitario Chondrostereum purpureum Mal del piombo parassitario Chondrostereum purpureum Cancri rameali Nectria galligena Cancri rameali Nectria galligena Tracheoverticilliosi Verticillium dahliae Tracheoverticilliosi Verticillium dahliae Marciume radicale lanoso Bolla (per albicocco, mandorlo, pesco) Maculatura clorotica anulare e/o lineare Maculatura cloroticanecrotica Rosellinia necatrix Taphrina deformans PDV (virus del nanismo del susino) PNRSV (virus della maculatura anulare necrotica dei Prunus) Marciume radicale lanoso Bolla (per albicocco, mandorlo, pesco) Marciume del colletto Virus Maculatura clorotica anulare e/o lineare Maculatura cloroticanecrotica Necrosi dei frutti Mosaico (per il mandorlo) Nematodi Rosellinia necatrix Taphrina deformans Phytophtora spp.: - P. cactorum, - P. cambivora, - P. citrophthora, - P. megasperma, - P. drechsleri PDV (virus del nanismo del susino) PNRSV (virus della maculatura anulare necrotica dei Prunus) ACLSV (virus della maculatura clorotica fogliare del melo) ApMV (virus del mosaico del melo) Galle alle radici Meloidogyne spp. Galle alle radici Meloidogyne arenaria, M. incognita e M. javanica Lesioni alle radici Pratylenchus vulnus, P. penetrans

6 1. BATTERI I. BATTERI 1.1. Cancro batterico del pesco, deperimento batterico e scabbia batterica dei frutti dell albicocco (Tav. I) Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Pseudomonadacae Pseudomonas P. syringae pv. syringae Distribuzione geografica: ubiquitario Modalità di diffusione Il batterio sopravvive nei tessuti vascolari dei rami infetti, nelle gemme e nei cancri ed è, inoltre, un normale componente della microflora batterica sulla superficie delle piante ospiti. In condizioni di elevata umidità relativa e con temperature comprese tra i 12 e 20 C, ottimali per la sua moltiplicazione, esso è in grado di infettare le piante penetrando attraverso soluzioni di continuità dei tessuti di rivestimento (aperture fisiologiche e ferite dovute a pratiche agronomiche ed eventi meteorici). Il periodo autunnale è senza dubbio il più favorevole alle infezioni poiché i batteri invadono le superfici di distacco dei frutti e delle foglie per poi diffondersi nei tessuti sottostanti. In primavera si hanno le infezioni fiorali e fogliari e il batterio inizia a colonizzare epifiticamente le gemme e le foglie in via di formazione, stabilendosi sulla pianta per tutto il ciclo vegetativo. Le penetrazioni nelle strutture fiorali attraverso i nettarii e nelle foglie dai tricomi. Nelle camere sottostomatiche delle foglie il batterio si moltiplica attivamente e in seguito evade nell ambiente attraverso le aperture stomatiche. Le infezioni secondarie, attraverso le cicatrici fogliari, avvengono in autunno, in concomitanza di piogge accompagnate da forte vento che provocano il distacco prematuro delle foglie. Brinate e primavere fredde e umide, l introduzione di materiale di propagazione già infetto e suoli molto sabbiosi sono certamente le principali cause predisponenti le infezioni di P. s. pv. syringae. La dannosità di tale patogeno è accentuata dalla sua capacità criogena. Infatti, la maggior parte dei ceppi di P. s. pv. syringae può fungere da centro di nucleazione del ghiaccio a temperature di poco inferiori allo 0 C e di conseguenza i danni a carico dei tessuti, nell evenienza di abbassamenti termici, risultano esaltati soprattutto sui rami. Piante ospiti: polifago Sintomatologia Pesco: tacche brune sui rami in prossimità dei nodi che spesso circondano l asse e causano l avvizzimento della parte distale, cancri depressi su branche e tronco con fuoriuscita di gomma.

7 Albicocco: avvizzimento di rami e di branche con fuoriuscita di gomma e decolorazione rosso-mattone dei tessuti legnosi sottostanti, maculature idropiche e poi necrotiche di 1-2 mm di diametro ed impallinatura sulle foglie, lesioni circolari leggermente rilevate di colore rosso-bruno sui frutti che successivamente divengono più scure e screpolate (Tavola VIII, fig. 1). Diagnosi Isolamento su Agar-Nutritivo-Saccarosio (colonie levaniformi dopo 48 ore a 25 C) o su Agar-King-B (colonie molto fluorescenti dopo 48 ore a 25 C). Saggio LOPAT ed alcuni saggi biochimici, nutrizionali e fisiologici differenziali consigliati per la identificazione delle patovar di Pseudomonas syringae, saggio sierologico (ELISA o immunofluorescenza indiretta). Saggi di conferma: analisi degli acidi grassi cellulari o PCR. Lotta Impiego di materiale sano, evitare suoli molto sabbiosi e squilibri nutrizionali, eliminare i rami infetti, eseguire potature tardive, disinfettare gli attrezzi di potatura, trattamenti con composti rameici alla caduta delle foglie e in primavera dopo la fioritura. I trattamenti con composti rameici vanno evitati su pesco, soprattutto in quelle aree ad inverni miti, perché potrebbero risultare fitotossici. Punti critici Per i vivaisti: utilizzare materiale di moltiplicazione da piante madri sane controllate mediante controlli visivi e saggi di laboratorio. Per gli agricoltori: realizzare i nuovi impianti con materiale di propagazione di cui sia garantita la sanità.

8 1.2. Tumore batterico del pesco (Tav. I) Inquadramento tassonomico Famiglia Rhizobiaceae Genere Agrobacterium Specie Agrobacterium tumefaciens Distribuzione geografica: ubiquitario Modalità di diffusione A. tumefaciens, a differenza dalla maggior parte degli altri batteri fitopatogeni, può condurre vita saprofitaria nel terreno per diversi anni conservando inalterata la virulenza. Dal terreno, il patogeno, può infettare le piante penetrando attraverso le ferite recenti a livello del colletto o delle radici. Una volta penetrato tale batterio ha la caratteristica peculiare di trasformare, nel giro di ore, le cellule normali della pianta in cellule tumorali le quali tendono ad accrescersi in maniera abnorme e continua anche indipendentemente dalla sua presenza. Il batterio può muoversi anche sistemicamente all interno della pianta. Le infezioni autunnali di solito restano latenti fino alla primavera successiva. I tumori non sempre persistono per lungo tempo; a volte essi si sfaldano e si distaccano già nella stagione autunnoinvernale successiva alla loro formazione anche se non sono rari i casi in cui, nella primavera successiva, si può osservare la formazione di nuovi tumori alla periferia e/o in corrispondenza dei tessuti tumorali preesistenti. Nelle drupacee, in genere, i tumori impiegano più anni per raggiungere lo sviluppo completo e poi decadono lentamente. Nei casi più gravi si può avere la morte delle piante nel giro di 2-3 anni. Gli isolati patogeni per il pesco e per i fruttiferi in genere appartengono alla biovar 1 e 2 con la prevalenza di quest ultima. Piante ospiti: polifago Sintomatologia Masse tumorali, presenti generalmente al colletto e lungo le radici principali, dapprima di piccole dimensioni, isolate o aggregate, di forma sferica e superficie liscia, colore biancastro o bruno-chiaro e di consistenza spugnosa che successivamente si accrescono fino a raggiungere un diametro di parecchi centimetri, diventano di colore bruno-scuro, lignificano e divengono rugose in superficie. Le piante malate, oltre ai tumori, possono presentare sintomi aspecifici rappresentati da ingiallimenti diffusi delle foglie e scarso vigore vegetativo (Tavola VIII, fig. 2 e 3). Diagnosi Isolamenti a partire dalla zona sottocorticale dei tumori giovani, previamente disinfettati, sui substrati selettivi di isolamento 1A e 2E. Sul substrato 1A la biovar 1 dopo 3-4 giorni di incubazione a 27 C forma colonie che presentano la parte centrale rossiccia e il margine giallastro, mentre sul substrato 2E, la biovar 2, forma colonie nelle medesime condizioni di incubazione, aventi colorazione variabile dal verde al rosso vermiglio. Per la identificazione delle biovar vanno effettuati alcuni saggi biochimici, fisiologici e nutrizionali differenziali e il saggio sierologico (ELISA o immunofluorescenza indiretta). Saggi di conferma: analisi degli acidi grassi cellulari o PCR.

9 Lotta Impiego di materiale sano, evitare ferite alle radici e al colletto durante i trapianti; immergere, prima del trapianto, l apparato radicale fino al colletto in sospensioni rameiche o, previa autorizzazione, in sospensioni di Agrobacterium radiobacter ceppo K84 o ceppo K1026; eliminare le piante infette; distruggere i residui di vegetazione infetta. Punti critici Per i vivaisti: impiego di materiale sano accertato mediante controlli visivi ed accertamenti di laboratorio.

10 1.3. Cancro batterico del ciliegio Inquadramento tassonomico Famiglia Pseudomonadacae Genere Pseudomonas Specie P. syringae pv. morsprunorum Distribuzione geografica: ubiquitario Modalità di diffusione Il batterio sopravvive nei cancri e nelle gemme e da qui colonizza epifiticamente le foglie per poi penetrare in autunno nella pianta attraverso le cicatrici fogliari. Questo patogeno, pur non essendo in grado di nucleare il ghiaccio, si moltiplica attivamente in presenza di basse temperature. Piante ospiti: Drupacee (ciliegio in particolare) Sintomatologia Necrosi alla base delle gemme che spesso si approfondiscono nei tessuti per 4-5 mm, causando la mancata apertura delle stesse; sui rami e sulle branche si formano cancri depressi con fuoriuscita di gomma che quando circondano completamente la base dell asse causano il rapido avvizzimento degli stessi; sulle foglie maculature idropiche e poi necrotiche che spesso si distaccano dal lembo provocando impallinatura ; sui frutti piccole macchie circolari (2-3 mm di diametro), scure e leggermente infossate. Diagnosi Isolamento su Agar-Nutritivo-Saccarosio (colonie levaniformi dopo 48 ore a 25 C) o su Agar-King-B (colonie debolmente fluorescenti dopo 48 ore a 25 C). Saggio LOPAT ed alcuni saggi biochimici, nutrizionali e fisiologici differenziali consigliati per la identificazione delle patovar di Pseudomonas syringae, saggio sierologico (ELISA o immunofluorescenza indiretta). Saggi di conferma: analisi degli acidi grassi cellulari o PCR. Lotta Impiego di materiale sano, trattamenti con composti rameici alla caduta delle foglie, poiché le ferite originate dalla caduta delle foglie rappresentano una delle principali vie di penetrazione da parte di tale patogeno; eliminare e distruggere i rami infetti; disinfettare gli attrezzi di potatura in soluzioni di ipoclorito di sodio; effettuare le potature tardivamente a fine inverno; evitare irrigazioni soprachioma. Punti critici Per i vivaisti: impiego di materiale sano accertato mediante controlli visivi ed accertamenti di laboratorio.

11 1.4. Mal secco o macchie nere del noce (Tav. II) Inquadramento tassonomico Famiglia Pseudomonadacae Genere Xanthomonas Specie Xanthomonas arboricola pv. juglandis (sin. Xanthomonas campestris pv. juglandis) Distribuzione geografica: presente in tutte le aree di coltivazione del noce. Modalità di diffusione Il batterio durante l inverno sopravvive nei cancri rameali e nelle gemme dormienti e in primavera colonizza gli amenti e le giovani foglie. Sulla nuova vegetazione, dove penetra sia attraverso gli stomi che dalle ferite viene veicolato dal polline, dalla pioggia, dal vento e dalle acque di irrigazione. Condizioni ottimali per lo sviluppo della malattia sono date da alta umidità relativa nell aria e temperature comprese tra 20 e 28 C benché il batterio pare che sia attivo con temperature comprese fra 4 e 30 C. Durante la stagione vegetativa può trovarsi anche allo stato epifita. Piante ospiti: Noce Sintomatologia Foglie: macchie idropiche quasi puntiformi (circa 1 mm) a contorno angolare che, in seguito necrotizzano e causano deformazioni del lembo. Piccole tacche allungate, nerastre possono comparire anche sul rachide, sul picciolo e sulla nervatura principale. Germogli: tacche necrotiche nerastre più o meno allungate che possono portare al disseccamento del germoglio. Rami e branche: cancri allungati di colore nerastro che quando circondano completamente l asse causano il disseccamento del ramo. Frutti: macchie idropiche, rotondeggianti e leggermente depresse (3-4 mm di diametro) che, col tempo, tendono ad assumere una colorazione nerastra (Tavola VII). Diagnosi Isolamenti su substrato selettivo BS (dopo 4-5 giorni a C si formano colonie circondate da un caratteristico alone di idrolisi dell amido) o YDC (dopo 4 giorni a 25 C appaiono colonie giallastre, lucenti, convesse a bordo regolare di 2-3 mm di diametro); saggi biochimici, nutrizionali e fisiologici consigliati per la identificazione delle specie appartenenti al genere Xanthomonas e saggio sierologico (ELISA o immunofluorescenza indiretta). Saggi di conferma: analisi degli acidi grassi cellulari o PCR. Lotta Impiego di materiale sano, evitare una vegetazione troppo fitta, soprattutto in vivaio, in modo da diminuire il tempo di bagnatura delle foglie; evitare abbondanti concimazioni azotate ed irrigazioni che inducono un eccessivo turgore vegetativo rendendo le piante più suscettibili; evitare irrigazioni soprachioma; eliminare le piante infette; distruggere i residui di vegetazione infetti; effettuare trattamenti con composti rameici alla caduta delle foglie e nella fase di apertura delle gemme.

12 Punti critici Per i vivaisti: impiego di materiale sano accertato mediante controlli visivi ed accertamenti di laboratorio.

13 1.5. Colpo di fuoco (Tav. III e IV) Inquadramento tassonomico Famiglia Enterobacteriaceae Genere Erwinia Specie E. amylovora Distribuzione geografica: presente ormai quasi in tutte le aree di coltivazione delle Pomacee. Modalità di diffusione Lo svernamento di E. amylovora avviene principalmente lungo il bordo dei cancri formatisi sui rami, branche e tronchi nella precedente stagione vegetativa. Sedi meno importanti di svernamento possono essere sia i frutti infetti e mummificati, ancora penduli sulla pianta o caduti a terra, che gli essudati disseccati rimasti aderenti ai tronchi o ai rami o sui residui di potatura. Alla ripresa vegetativa, in condizioni favorevoli di umidità e temperatura, i batteri riprendono a moltiplicarsi ai margini dei cancri, invadono nuovo tessuto corticale e producono essudato. Questo nuovo essudato, insieme ai germi resi disponibili dalle mummie e dai vecchi essudati disciolti dall acqua piovana, costituisce l inoculo primario primaverile. Questo viene disseminato nell ambiente a breve e lunga distanza, sulla stessa o su altre piante, dagli schizzi di pioggia o da insetti occasionali (ad esempio: mosche, formiche, ecc.) visitanti i cancri. I germi dell inoculo primario raggiungono i fiori e/o i giovani germogli e causano le infezioni primarie. Nei fiori possono penetrare attraverso nettarii, stigmi ed antere deiscenti; nei germogli attraverso gli stomi e gli idatodi delle foglie o attraverso ferite. Il periodo di maggiore suscettibilità delle piante ospiti è quello della fioritura in concomitanza di giornate piovose e temperature medie comprese tra C. Dai fiori infetti le api disseminano i germi su altri fiori durante la raccolta del nettare e del polline. Oltre alla pioggia ed al vento, per le infezioni secondarie fungono da attivi vettori gli uccelli e l uomo. Gli uccelli possono contaminarsi le zampe posandosi su piante infette oppure nutrirsi dei loro frutti e diffondere la malattia anche a lunghe distanze. E. amylovora si troverebbe anche allo stato di epifita nelle gemme, sui fiori e sui giovani germogli e da questi organi, privi di sintomi, i germi sarebbero disponibili alla ripresa vegetativa per le infezioni primarie. Un ruolo determinante nella disseminazione del patogeno a lunghe distanze assume il commercio di materiale vivaistico infetto. Anche le correnti d aria possono contribuire alla disseminazione del patogeno a distanze relativamente lunghe trasportando cellule batteriche sotto forma di aerosol. Piante ospiti: Rosacee, Pomoidee Sintomatologia Annerimento e distorsione dei fiori, annerimento e mummificazione dei frutticini, necrosi marginale, internervale e disseccamento totale delle foglie, annerimento dei germogli ed incurvamento degli apici, cancri su rami, branche e fusto con fuoriuscita di essudato. Sia i fiori che i frutticini e le foglie infetti, in genere, restano attaccati alla pianta per tutta la stagione vegetativa (Tavole IV e V).

14 Diagnosi Isolamento su Agar-Nutritivo-Saccarosio (colonie levaniformi) o sul substrato semiselettivo HSNA (colonie di circa 1 mm di diametro cosparse di numerosi crateri sulla superficie dopo 60 ore a 27 C) ed i seguenti saggi: saggio di fluorescenza, presenza di ossidasi, ipersensibilità su tabacco, patogenicità su pere immature e saggio sierologico (agglutinazione su vetrino, ELISA o immunofluorescenza indiretta). Saggi di conferma: analisi degli acidi grassi cellulari o PCR. Lotta Distruzione con il fuoco delle piante infette e trattamento delle aree infette secondo quanto riportato dai Decreti di lotta obbligatoria del 27/03/1996 e del 10/09/1999 emanati in Italia. Punti critici Per i vivaisti: utilizzare materiale di moltiplicazione da piante madri sane controllate mediante controlli visivi e saggi di laboratorio. Per gli agricoltori: realizzare i nuovi impianti con materiale di propagazione di cui sia garantita la sanità. Consigli pratici Per gli agricoltori: evitare materiale di propagazione di dubbia origine; per i nuovi impianti, se si hanno notizie sul comportamento varietale nel territorio pugliese, utilizzare possibilmente quelle varietà che hanno mostrato resistenza o almeno una certa tolleranza verso il colpo di fuoco.

15 TAVOLA I Fig. 1 - Infezioni di P. syringae pv. syringae su foglie e frutti di albicocco Fig. 2 - Tumore batterico su pianta di pesco in campo Fig. 3 - Tumore batterico su piante di pesco in vivaio

16 TAVOLA II Fig. 1 Macchie nere su foglie di noce Fig. 2 Cancro su ramo di noce causato da X. arboricola pv. yuglandis

17 TAVOLA III Fig. 1 Gravi infezioni di colpo di fuoco batterico su giovani piante di pero Fig. 2 Colpo di fuoco batterico: frutticini di pero anneriti e mummificati Fig. 3 Colpo di fuoco batterico: sintomi su foglie Fig. 4 Colpo di fuoco batterico: fiori di pero anneriti e distorti

18 TAVOLA IV Fig. 1 Colpo di fuoco batterico: germoglio annerito con apice incurvato Fig. 2 Colpo di fuoco batterico: cancro giovane su ramo Fig. 3 Colpo di fuoco batterico: cancro fessurato su ramo e infiorescenza annerita Fig. 4 Colpo di fuoco batterico: cancro su fusto con emissione di essudato

19 2. FUNGHI 2.1. Marciume radicale fibroso (Tav. V) Inquadramento tassonomico Regno Divisione Phylum Classe Sottoclasse Ordine Famiglia Genere Specie Mycetae Eumycota Basidiomycota Basidiomycetes Holobasidiomycetidae Agaricales Polyporaceae Armillaria A. mellea (Vahl: Fr.) Kummer Malattia Il marciume radicale fibroso è causato da Armillaria mellea, presente su numerose piante arboree ed arbustive agrarie e forestali. Distribuzione geografica Il marciume radicale fibroso è diffuso ovunque siano presenti le specie ospiti. Modalità di diffusione Il patogeno si sviluppa e si conserva nel terreno principalmente sotto forma di micelio nel legno infetto e rizomorfe (Tavola I, Figura 4). I corpi fruttiferi del fungo, comunemente chiamati chiodini o famigliole buone, possono comparire, durante la stagione umida, al piede delle piante in cui l infezione è presente da molto tempo (Tavola I, Figura 2). Le rizomorfe costituiscono la principale sorgente di inoculo, diffondendo la malattia a macchia d olio. Il micelio può invadere tessuti sani venuti a contatto con altri infetti senza che si abbia la formazione delle rizomorfe. A. mellea, superati i tessuti corticali e venuta a contatto con i tessuti legnosi si organizza in placche miceliari (Tavola I, Figura 3). La velocità di progressione del microrganismo nei tessuti e di comparsa dei sintomi varia molto, ed è più rapida quando l infezione avviene nella zona del colletto. Inoltre, il patogeno è favorito dal ristagno idrico che, causando asfissia delle radici, determina un abbassamento delle difese dell ospite. Temperature ottimali per lo sviluppo della malattia sono comprese tra 20 e 24 C, mentre temperature estreme ne riducono lo sviluppo. Piante ospiti A. mellea è un patogeno estremamente polifago; in Puglia è particolarmente dannoso su pesco, mandorlo e ciliegio (Tavola I, Figura 1).

20 Sintomatologia La malattia si manifesta sulla pianta con uno stato di sofferenza generale aspecifica: vegetazione stentata, clorosi fogliare diffusa o localizzata, appassimento e infine morte. Frequentemente le foglie disseccate rimangono pendenti sulla pianta per un certo periodo dopo la morte. Scalzando il piede della pianta compaiono le manifestazioni sintomatologiche tipiche da Armillaria. La corteccia delle grosse radici e del tronco della zona del colletto è depressa ed appiattita ed ha un colore più scuro del normale. Sollevando le porzioni corticali, che si distaccano facilmente, compaiono placche miceliari color crema che emanano un penetrante odore di fungo fresco e si insinuano tra gli elementi del mantello corticale ed il cilindro legnoso. Sulla superficie degli organi infetti da molto tempo potrebbero riscontrarsi le rizomorfe del patogeno, piatte e larghe qualche millimetro. Il colore delle rizomorfe è dapprima biancastro, poi vira al bruno e, a contatto con l aria, diventa nero. Diagnosi L osservazione dei sintomi a livello del colletto e, in particolare, delle placche miceliari tra corteccia e legno consente la diagnosi della malattia con un buon margine di sicurezza. L osservazione del patogeno in coltura è necessaria quando si vuole accertare la specie di Armillaria. Lotta La lotta si basa essenzialmente su misure preventive. È fondamentale favorire un buon sviluppo vegetativo delle piante ed evitare la presenza del patogeno. In quest ottica è consigliabile, nel caso di nuovi impianti, ricorrere a materiale di propagazione sano e allontanare le radici della coltura precedente, se suscettibile e ancor più se infetta, prima di procedere a nuovi impianti; inoltre, ove possibile, destinare il terreno alla semina di graminacee per alcuni anni. Se disponibili, utilizzare portinnesti dotati di resistenza alla malattia. Punti critici Per i vivaisti: evitare di utilizzare terreni ove sono state riscontrate infezioni di A. mellea; osservare attentamente il colletto delle piante al momento dell estirpazione per evidenziare la eventuale presenza di imbrunimenti della corteccia e di placche miceliari sottostanti. Per gli agricoltori: evitare di impiantare colture arboree in appezzamenti ove sono state osservate infezioni di A. mellea; realizzare i nuovi impianti con materiale di propagazione sano. Consigli pratici Per gli agricoltori: osservare attentamente il colletto e l apparato radicale delle piante al momento dell acquisto; in caso di attacchi in campo, rimuovere prima possibile le piante infette ed evitare di reimpiantare subito sullo stesso terreno. Per il Servizio fitosanitario: effettuare le ispezioni in vivaio al momento dello svellimento delle piante, ma anche durante la stagione vegetativa per individuare aree con sintomi sospetti di deperimento della chioma.

21 TAVOLA V Fig. 1 - Pianta di ciliegio affetta da marciume radicale fibroso. Fig. 2 - Carpofori di Armillaria mellea alla base di una pianta infetta. Fig. 3 - Radice di ciliegio attaccata da Armillaria mellea. Si noti il tipico micelio sottocorticale di colore bianco-cremeo. Fig. 4 - Rizomorfe di Armillaria mellea nel terreno.

22 2.2. Mal della bolla (Tav.VI) Inquadramento tassonomico Regno Mycetae Divisione Eumycota Phylum Ascomycota Classe Archiascomycetes Ordine Taphrinales Famiglia Taphrinaceae Genere Taphrina Specie T. deformans (Berk.) Fuckel Malattia: il mal della bolla è causato da Taphrina deformans. Distribuzione geografica: la malattia è diffusa ovunque siano presenti le specie ospiti. Modalità di diffusione Il fungo sverna sotto forma di ascospore o di gemme-conidi nelle anfrattuosità del ritidoma e tra le perule delle gemme. Alla schiusura delle gemme, in presenza di un velo d acqua, i conidi germinano formando un premicelio che, con un processo meccanico, fora la cuticola e si localizza inizialmente fra la cuticola e l epidermide della pagina superiore della foglia. Più raramente l infezione avviene attraverso gli stomi. Il micelio si sviluppa fra le cellule e da esso si formano, in posizione distale, gli aschi, i quali emergono all esterno riuniti o ravvicinati a formare una fitta palizzata. Gli aschi, contenenti 4-8 ascospore, conferiscono il tipico aspetto vellutato alle foglie bollose. Spesso si verifica un solo ciclo di infezione poiché l aumento di temperatura diventa incompatibile con la vita del fungo e l ospite, ispessendo la cuticola, diventa meno suscettibile. Le condizioni ottimali per le infezioni, in coincidenza con la schiusura delle gemme, prevedono un periodo piovoso e piuttosto freddo; la temperatura ottimale è di 15 C, quelle estreme di 7-28 C; oltre i 28 C il fungo perde completamente la vitalità. Piante ospiti: il mal della bolla oltre che sul pesco è presente anche su nettarine e mandorlo. Sintomatologia Tutti gli organi verdi (fiori, foglie, germogli e frutti) sono suscettibili all infezione ma le foglie subiscono i danni maggiori. I fiori colpiti si presentano deformati, contorti, notevolmente allungati e finiscono per abortire e cadere. Le foglie attaccate manifestano ipertrofia e iperplasia dei tessuti internervali, con deformazioni che si presentano sotto forma di bolle, con la parte convessa nella pagina superiore. La foglia si accartoccia e si ripiega in vario modo, poiché le nervature si accrescono meno rispetto alle zone di parenchima internervale. Le bolle si ingrandiscono, confluiscono tra loro e i tessuti infetti acquistano una consistenza carnosa (Tavola III, Figura 1). Contemporaneamente si hanno delle variazioni cromatiche nei tessuti infetti (Tavola III, Figura 2). Negli stadi finali della malattia, la pagina superiore perde lucentezza e si presenta vellutata per la presenza degli aschi che affiorano all esterno. Verso maggio-giugno le foglie attaccate disseccano e cadono. I germogli infetti appaiono ispessiti e carnosi, spesso privi di foglie nella parte apicale, con internodi raccorciati e cime contorte, che poi finiscono con il disseccare (Tavola III, Figura 3). Sui frutti l attacco è meno frequente: se è precoce, il

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