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1 Daniele Zaccaria LA TRANSIZIONE DAL LAVORO ALLA PENSIONE: L APPROCCIO DELL ECONOMIA ALL ANALISI DELLE SCELTE DI PENSIONAMENTO DSS PAPERS SOC 02-05

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3 INDICE 1. Introduzione... Pag Tendenze della forza lavoro I presupposti teorici degli studi di natura economica L approccio push/pull L influenza dei sistemi di sicurezza sociale La risposta della political economy I risultati empirici Metodi e strumenti di analisi Incentivi e disincentivi dei sistemi di sicurezza sociale L influenza delle condizioni di salute Le scelte di pensionamento delle donne e delle coppie Conclusioni...37 Riferimenti bibliografici...41

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5 1. Introduzione Tutti i paesi maggiormente industrializzati si sono dovuti confrontare negli ultimi tre decenni con il fenomeno dell ageing, ovvero del progressivo invecchiamento della popolazione. Le implicazioni di tale fenomeno sono molteplici e riguardano in particolar modo la sostenibilità sociale, l aumento della spesa pubblica, il mismatch di competenze tra domanda e offerta di lavoro, la progressiva diminuzione dei tassi di attività. Per quanto riguarda il mercato del lavoro si è assistito a partire dagli anni 70 ad una contrazione significativa dei tassi di attività dei lavoratori anziani e, contemporaneamente, ad un continuo abbassamento dell età di uscita dalla forza lavoro 1. Quest ultimo è il fenomeno definito come early retirement, ovvero il pensionamento anticipato rispetto all età in cui di norma divengono disponibili i benefici pensionistici. Questo tema ha interessato numerosi studiosi di diverse discipline che si sono interrogati sulle cause che l hanno generato, cercando da un lato di cogliere le specificità nazionali e, dall altro, di confrontare realtà differenti per individuare tendenze comuni e best practices utili a individuare possibili rimedi. Tuttavia si deve riconoscere come, soprattutto nell ultimo decennio, siano stati soprattutto gli economisti, e tra questi in maggior misura quelli di cultura anglosassone, a condurre studi dettagliati sull evoluzione dei modelli di pensionamento e sui fattori che li hanno condizionati. Di seguito si cercherà di fornire un quadro sufficientemente esaustivo di alcuni tra i più importanti studi condotti negli ultimi anni da diversi economisti, evidenziandone i presupposti teorici e i risultati empirici, senza 1 Come dimostrato da Geroldi (1993), si tratta in particolare di un abbassamento dell età effettiva di pensionamento, più che di quella legale, che, pur essendo stata oggetto di diverse modifiche, ha subito variazioni più contenute. La transizione dal lavoro alla pensione 5

6 tralasciare eventuali criticità, in modo da poter disporre di un utile spunto di riflessione e di un termine di paragone per ulteriori studi, di natura non solo economica. 2. Tendenze della forza lavoro Rispetto a trenta anni fa la partecipazione alla forza lavoro degli uomini di età compresa tra i 55 e i 64 anni è diminuita in maniera significativa in tutti i paesi occidentali.. Questo trend è particolarmente evidente in nei paesi centro e sud-europei, mentre ha un minor impatto nei paesi scandinavi e in quelli anglosassoni. Bisogna tuttavia notare che i dati relativi ai tassi di partecipazione alla forza lavoro sovrastimano l attività di questa classe di lavoratori, in quanto vengono considerate anche quote di lavoratori disoccupati che però non sono più alla ricerca di un impiego, poiché prossimi al raggiungimento dell età minima necessaria per poter usufruire della pensione di anzianità o perché beneficiari di trattamenti pensionistici particolari, quali sussidi di disoccupazione o di invalidità (Guillemard, Rein 1993). È dunque più opportuno considerare i tassi di attività che, secondo le definizioni utilizzate dall ILO, dall Eurostat e dall OECD, prendono in considerazione solo le persone realmente occupate 2. Ormai l inattività dopo i 60 anni è diventato un fenomeno diffuso e, per alcuni paesi, può essere considerata la norma. Oggi, a differenza di quanto accadeva negli anni 70, tre quarti della popolazione ultrasessantenne non è 2 Anche in questo caso tuttavia il dato non risulta completamente veritiero poiché, in casi come quello italiano, sono stati considerati come occupati anche lavoratori che in realtà non lo erano ma hanno beneficiato di trattamenti straordinari, come la Cassa integrazione guadagni o la mobilità. 6 La transizione dal lavoro alla pensione

7 più inserita nel mercato del lavoro ed è inoltre in costante aumento la tendenza dei lavoratori di età compresa tra i 55 e i 59 anni a lasciare precocemente la vita attiva. Guardando come è cambiata nel tempo l età media di transizione al pensionamento, si notano immediatamente delle sensibili differenze: se negli anni 60 e 50 i lavoratori maschi lasciavano il mercato del lavoro a 65 anni in quasi tutti i paesi occidentali, nei decenni seguenti il momento della transizione si è verificato sempre più precocemente, tanto che nel 1995 l età media registrata è stata pari a 60 anni. Quanto detto per i lavoratori maschi, vale anche per le lavoratrici anziane, per le quali l andamento nel tempo dell età media di pensionamento, di norma inferiore a quella maschile, ha seguito un trend del tutto simile, registrando anche in questo caso valori decrescenti lungo tutto l arco di tempo considerato, cosicché alla metà degli anni 90 la maggioranza delle donne ha lasciato il mercato del lavoro prima del sessantesimo anno di età. Tab. 2.1: Età media di uscita definitiva dal mercato del lavoro* Uomini Belgio 64,8 63,3 62,6 61,1 58,3 57,6 Francia 66,1 64,5 63,5 61,3 59,6 59,2 Germania 65,7 65,2 65,3 62,2 60,3 60,5 Italia 66,9 64,5 62,6 61,6 60,9 60,6 Giappone 66,7 67,2 67,7 67,2 66,5 66,5 Olanda 66,4 66,1 63,8 61,4 59,3 58,8 Regno Unito 67,2 66,2 65,4 64,6 63,2 62,7 Spagna 68,1 67,9 65,2 63,4 61,6 61,4 Stati Uniti 66,9 66,5 65,4 64,2 64,1 63,6 Svezia 66,8 66,0 65,3 64,6 63,9 63,3 La transizione dal lavoro alla pensione 7

8 Donne Belgio 62,9 60,8 59,1 57,5 54,7 54,1 Francia 69,0 65,8 64,0 60,9 59,0 58,3 Germania 62,7 62,3 62,2 60,7 58,2 58,4 Italia 64,0 62,0 60,7 59,5 57,5 57,2 Giappone 65,5 64,6 64,6 63,9 63,9 63,7 Olanda 64,1 63,7 62,9 58,4 55,8 55,3 Regno Unito 63,9 62,7 62,4 62,0 60,5 59,7 Spagna 68,9 68,0 64,7 63,6 59,7 58,9 Stati Uniti 64,2 65,1 64,8 62,8 62,2 61,6 Svezia 65,5 63,4 62,5 62,0 62,4 62,1 * Questo indicatore si basa su un modello probabilistico che considera i cambiamenti relativi dei tassi di attività da un anno all altro a specifiche età. Fonte: Blondal, Scarpetta 1999 C è una stretta relazione tra l età di pensionamento e i tassi di occupazione e di attività (Figura 1.1): nei paesi dove l età media di pensionamento è inferiore ai 60 anni meno della metà dei lavoratori tra i 55 e i 64 anni è ancora inserito nel mercato del lavoro, mentre nei paesi con la più alta età di pensionamento il tasso di attività risulta assai più elevato. Questa relazione è differente se si considerano le donne: i tassi di attività delle ultracinquantenni sono rimasti sostanzialmente stabili nel tempo, mentre è calata la loro età di pensionamento, che, in altre parole, indica come una quota maggiore di donne tra i 55 e i 64 anni partecipa alla vita attiva ma, in media, si ritira prima di quanto accadeva nei decenni scorsi. 8 La transizione dal lavoro alla pensione

9 Figura 1.1: Età media di pensionamento e tassi di partecipazione dei lavoratori anziani 1995 Fonte: Blondal, Scarpetta 1999 La transizione dal lavoro alla pensione 9

10 3. I presupposti teorici degli studi di natura economica Le cause del fenomeno di early retirement sono state oggetto di numerosi studi di natura economica, sociologica e demografica (Aaron, Burtless 1984; Blondal, Scarpetta 1997; Gruber, Wise 1999; Coile, Gruber 2000; Testa 2000). Seppur utilizzando approcci diversi e focalizzando l attenzione su fenomeni eterogenei, tutti hanno individuato nei sistemi di protezione sociale, nella loro evoluzione e nelle politiche ad essi sottostanti, i fattori determinanti del trend crescente che ha riguardato in questi ultimi tre decenni le uscite precoci dal mercato del lavoro 3. Spetta però agli economisti il merito di aver ampliato per primi lo spettro di indagine, focalizzando la ricerca sulle cause insite nei sistemi di protezione sociale e cercando di individuarne incentivi e disincentivi al pensionamento. Tuttavia l approccio comune a tutti questi studi è chiaramente inserito nella teoria della scelta razionale e questo ne limita senza dubbio l accettazione da parte degli studiosi critici verso questa impostazione, primi fra tutti i sociologi fedeli alla political economy e gli economisti di stampo istituzionalista. Questi studi focalizzano infatti l attenzione sulla scelta individuale di abbandonare definitivamente il mercato del lavoro, presupponendo un individuo perfettamente razionale e, per questo, in grado di compiere le proprie scelte sulla base di valutazioni dettagliate e complete dell intero 3 I sociologi, soprattutto a cavallo tra gli anni 70 e 80, hanno focalizzato l attenzione sui cambiamenti che comportava l uscita dal mercato del lavoro e sulle conseguenze che questo fenomeno aveva per il tenore di vita e per il livello di soddisfazione dei pensionati rispetto alla nuova condizione, più che sul percorso di transizione verso il pensionamento, sui mutamenti nel tempo di tale percorso e sulle ragioni del mutamento stesso. Questa tradizione di studi sociologici è ben colta da Hardy (1992), mentre una rassegna critica di questa letteratura e contenuta in Guillemard (1982). 10 La transizione dal lavoro alla pensione

11 sistema di protezione sociale, sia pubblico che privato, delle sue regole e degli incentivi al lavoro o al pensionamento in esso presenti. 3.1 L approccio push/pull L eredità di questa impostazione nel campo degli studi sulla transizione al pensionamento è rappresentata dall approccio, prevalentemente nordamericano, che individua le determinanti della scelta individuale nei fattori definiti push e pull, che guidano i lavoratori nella decisione di rimanere o di uscire dal mercato del lavoro, a seconda che i benefici superino o meno i costi della permanenza nella vita attiva (Guillemard, Rein 1993). I fattori push, sono quelli che spingono il lavoratore fuori dal mercato del lavoro e che sono identificabili nelle condizioni di salute del lavoratore, nelle condizioni di lavoro e nelle possibilità di rimanere nel mercato del lavoro; i fattori pull invece, sono costituiti dagli incentivi insiti nei sistemi di welfare che attirano i lavoratori verso il pensionamento, e che sono valutabili considerando il grado di copertura dai rischi sociali garantito dai sistemi nazionali di protezione sociale. Secondo questa impostazione quindi i miglioramenti della copertura dei sistemi di sicurezza sociale e la più facile accessibilità dei trattamenti pensionistici registratisi a partire dagli anni 70, avrebbero influenzato le scelte dei lavoratori, facendoli propendere in maniera maggiore che in passato per l interruzione della carriera lavorativa. La decisione di uscire prima dal mercato del lavoro infatti sarebbe divenuta meno costosa, a fronte della possibilità di continuare a lavorare divenuta al contrario meno attraente. La transizione dal lavoro alla pensione 11

12 L enfasi degli economisti si è concentrata in particolare sugli effetti impliciti presenti negli incentivi monetari forniti dai sistemi pensionistici pubblici e privati: attraverso modelli microeconomici, nei quali l individuo è considerato come un homo economicus, hanno cercato di provare empiricamente come in realtà questi incentivi si trasformino in disincentivi al lavoro negli ultimi anni di carriera. Alcuni sociologi hanno adottato l impostazione secondo cui i sistemi pensionistici attirano i lavoratori fuori dal mercato del lavoro prima della normale età di pensionamento, ma arricchendola con altri fattori interpretativi. Così alcuni hanno attribuito particolare importanza alla stratificazione sociale, che avrebbe la capacità di generare diversi modelli di transizione al pensionamento, in quanto ogni classe risulterebbe condizionata in maniera differente dagli incentivi finanziari dei sistemi pensionistici (Fillenbaum et al. 1985; Hayward, Grady 1990). Altri invece, più focalizzati sui meccanismi di scelta individuale, hanno attribuito a fattori culturali, più che a calcoli economici, il ruolo chiave nella scelta dell alternativa lavoro/pensione (Inkeles, Usui 1988). L attenzione in questi casi si è concentrata sui valori dei lavoratori prossimi alla pensione, sulle loro aspettative e aspirazioni, sulla forza dell attaccamento al lavoro. L approccio push/pull, sebbene abbia fornito ai policy makers una valida ragione per apportare restrizioni ai regimi di pensionamento anticipato, può essere soggetto a diverse critiche, concentrate soprattutto sull assunto che la scelta individuale tra lavoro e pensione sia determinata esclusivamente dalla valutazione dei vantaggi e degli svantaggi impliciti nelle disposizioni istituzionali che regolano il pensionamento. Innanzitutto non è condivisibile l idea che l early retirement sia esclusivamente il risultato di una scelta individuale: andrebbe infatti tenuta 12 La transizione dal lavoro alla pensione

13 in considerazione anche la situazione del mercato del lavoro, in quanto un elevato tasso di disoccupazione di lunga durata potrebbe portare all attuazione di politiche di prepensionamento rivolte ai lavoratori più anziani, che si troverebbero dunque costretti a terminare anticipatamente la carriera lavorativa, senza avere alcuna possibilità di scelta. In secondo luogo, questo approccio trascura i cambiamenti che possono avvenire nel mercato del lavoro nel corso del tempo, soprattutto dal lato della domanda. Le pensioni da sole non sono in grado di spiegare la caduta dei tassi di attività dei lavoratori anziani; bisogna guardare anche alle dinamiche della domanda di lavoro, che in molti casi preferisce lavoratori giovani, adducendo motivazioni legate alla minor produttività e al maggior costo dei lavoratori più anziani; questa situazione ha spinto in molti casi i governi a varare politiche di contenimento della disoccupazione che si sono risolte spesso in interventi di riduzione dell offerta di lavoro, agendo soprattutto su quella più anziana. Un ulteriore spunto critico emerge se si considera il pensionamento come un istituzione sociale complessa e che per questo richiede un interpretazione globale che non si limiti a focalizzarsi sulle scelte dell individuo, ma ponga in primo piano anche altri fattori altrettanto importanti, quali il ruolo delle parti sociali o l impatto delle politiche del lavoro e di quelle sociali e, non ultimo, le interazioni tra questi elementi (Atchley 1982). Un ultimo spunto di riflessione è generato dal carattere locale della maggioranza degli studi effettuati che, tranne qualche recente eccezione (Gruber, Wise 1999), solitamente si sono concentrati sul caso americano, attribuendo inevitabilmente ai risultati conseguiti il valore di spiegazioni ad hoc, che risultano perciò difficilmente applicabili a realtà differenti. La transizione dal lavoro alla pensione 13

14 3.2 L influenza dei sistemi di sicurezza sociale Nonostante le critiche che l approccio degli economisti allo studio della transizione al pensionamento inevitabilmente genera, bisogna riconoscere come gli studi inseriti in questo filone di ricerca abbiano avuto il merito di creare un importante riferimento teorico per le analisi successive. In particolare, in merito ai fattori chiave dei sistemi di sicurezza sociale in grado di influenzare il comportamento individuale al momento della scelta tra lavoro e pensione, meritano di essere menzionati i lavori di Crawford e Lillien (1981) e di Burtless e Moffitt (1984), dai quali si può trarre la ratio teorica sottostante a gran parte degli studi economici sul pensionamento. L impostazione che se ne può dedurre riguarda sostanzialmente tre aspetti: gli effetti della sicurezza sociale sul pensionamento in mercati perfettamente concorrenziali e con agenti pienamente razionali; le implicazioni generate da imperfezioni nei mercati del credito; le implicazioni dovute a comportamenti non conformi al modello postulato dalla teoria della scelta razionale. Per quanto riguarda il primo aspetto, vanno considerati essenzialmente due fattori: gli effetti sul reddito e gli effetti di sostituzione. Il principio generale è che i sistemi di sicurezza sociale, incrementando la ricchezza disponibile nell intero corso di vita di un individuo, tendano a indurre l early retirement, allentando la relazione tra ricchezza e reddito da lavoro. Questo sarebbe il frutto della redistribuzione sia intergenerazionale, che avviene per mezzo dei sistemi pensionistici pay as you go, sia intragenerazionale, generata contemporaneamente dagli effetti distributivi e redistributivi di politiche implementate apparentemente per altre finalità. 14 La transizione dal lavoro alla pensione

15 Possono essere un esempio di questo secondo caso i sussidi per le coppie meno abbienti che ridistribuiscono il reddito tra coppie con livelli di reddito differenti, favorendo quelle in cui uno solo dei coniugi lavora, o ancora i sussidi elargiti per la nascita di un figlio: questi benefit modificano i meccanismi di creazione del budget di vita di un lavoratore che, in quanto ritenuto perfettamente razionale, è così in grado di avere un quadro dettagliato e preciso del suo intero corso di vita e di decidere sulla scelta di anticipare o meno l uscita dal mercato del lavoro in seguito ad un attenta analisi di tutti i costi e i benefici in gioco. Ma se ci si allontana da situazioni di mercato perfetto, non possono essere previsti gli effetti dei sistemi di sicurezza sociale esclusivamente dalle implicazioni che i sistemi stessi generano rispetto ai meccanismi e ai vincoli di formazione del budget di vita. Considerando ad esempio le difficoltà che un giovane lavoratore può incontrare nel reperire credito, può accadere che questo nel suo corso di vita sia portato a consumare meno e, raggiunta l età minima per la pensione, si trovi ad aver accumulato un risparmio cospicuo che lo induca a lasciare precocemente il mercato del lavoro. Da ciò si evince come, a differenza di un mercato non perfettamente funzionante che non garantisce rendite certe, il sistema di sicurezza sociale fornisce invece rendite reali altrimenti non reperibili nel mercato stesso. La correzione di questi fallimenti di mercato ha sostanzialmente due effetti: in primo luogo, consentendo di pianificare in modo più efficace i consumi, il sistema di sicurezza sociale può indurre l early retirement; in secondo luogo però, il collegamento stretto tra condizione lavorativa e ammontare dei benefici elargiti può rappresentare un incentivo a rimanere nel mercato del lavoro anche dopo il raggiungimento dell età minima pensionabile, per godere di trattamenti maggiormente remunerativi. La transizione dal lavoro alla pensione 15

16 Per quanto riguarda infine l ultimo aspetto, quello delle implicazioni di comportamenti irrazionali che si riflettono sull organizzazione dei sistemi di sicurezza sociale, viene innanzitutto evidenziato come una premessa di tutti i sistemi di sicurezza sociale sia il fatto che ci possano essere individui non propensi a risparmiare a sufficienza per potersi garantire il sostentamento nell età della pensione e che questo dunque abbia reso necessario il finanziamento obbligatorio dei sistemi pensionistici. Questo fa sì che un ampia quota di lavoratori si trovi con un grado di ricchezza sufficientemente alto che, in prossimità dell età minima pensionabile, gli consenta di lasciare il mercato del lavoro anticipatamente. Un ulteriore implicazione dell irrazionalità degli individui si manifesta nel caso di decisioni miopi, ovvero prese considerando l ammontare dei redditi futuri, e quindi le possibilità di consumo, esclusivamente nel breve periodo, che possono portare in molti casi a maturare la decisione di ritirarsi troppo presto dalla vita attiva; anche in questo caso i sistemi di sicurezza sociale intervengono per ridurre gli effetti di queste valutazioni non perfettamente razionali, ad esempio attraverso l introduzione di norme che limitano l elegibilità dei benefici pensionistici e che pongono dei vincoli di età al pensionamento. 3.3 La risposta della political economy A questo punto della discussione può risultare utile confrontare all approccio degli economisti fino a qui esposto, quello proposto dagli studiosi riconducibili alla political economy, che potremmo definire sinteticamente come una prospettiva globale e cross-national che si propone 16 La transizione dal lavoro alla pensione

17 di studiare i fenomeni economici tenendo sempre in primo piano l influenza dei fattori istituzionali e l interdipendenza che questi hanno con la sfera economica. Gli studi riconducibili a questo approccio hanno seguito prevalentemente due vie distinte: da un lato sono stati effettuati degli studi comparativi per valutare l impatto dei regimi di welfare nazionali sul trend crescente dell early retirement, mentre dall altro, l attenzione è stata focalizzata sul processo di policy making e sulle dinamiche sociali che lo influenzano. Come hanno mostrato diversi studi internazionali, molte delle vie al pensionamento precoce sono state determinate da modificazioni intervenute nei programmi di protezione sociale, pubblici o privati (Kohli et al. 1991). È infatti evidente come in molti paesi europei i sussidi di disoccupazione o di invalidità, abbiano di fatto costituito una via preferenziale verso la pensione, o ancora, come in paesi dove questi programmi pubblici sono invece assai limitati, come quelli nord americani, medesimi percorsi facilitati verso la pensione siano stati resi disponibili dai programmi pensionistici privati e aziendali. Risulta dunque incompleta un analisi che si ponga l obiettivo di cogliere i fattori pull presenti nei regimi di welfare focalizzando il proprio interesse esclusivamente sui disincentivi al lavoro presenti nei sistemi pensionistici. Sinteticamente, i risultati di questi studi hanno evidenziato come le modifiche ai regimi di welfare siano avvenute in due direzioni principali. In primo luogo i piani pubblici di pensionamento hanno nel tempo perso il loro ruolo tradizionale di regolatori delle uscite definitive dal mercato del lavoro, in quanto sempre più lavoratori smettono di lavorare ben prima che divengano disponibili i trattamenti pensionistici di anzianità (Guillemard, Van Gunsteren 1991). In secondo luogo, i sussidi di disoccupazione e di La transizione dal lavoro alla pensione 17

18 invalidità si sono progressivamente affiancati e sostituiti ai sistemi pensionistici nel regolare le uscite (Blomsma, de Vroom 1991; Wadensjo 1991). Per comprendere dunque le determinanti dell incremento di pensionamenti anticipati è necessario volgere l attenzione a tutti i sistemi di protezione dai rischi sociali. Secondo uno studio condotto da Esping- Andersen (Esping-Andersen, Sonnberger 1991), risulta così che, a differenza di quanto affermato dagli economisti americani sostenitori dell approccio push/pull, negli U.S.A. l impatto dei fattori pull è sostanzialmente limitato, mentre più determinante è il ruolo dei fattori push presenti nel mercato del lavoro. Per quanto concerne invece il filone di studi volti ad individuare le dinamiche sociali sottostanti i processi di formazione delle politiche pubbliche, occorre innanzitutto sottolineare come l assunto principale riguardante la transizione al pensionamento consista nel rifiutare l idea che la decisione di lasciare anticipatamente il mercato del lavoro sia frutto di una scelta individuale; piuttosto il comportamento individuale è visto in funzione delle forze sociali e delle strutture capitalistiche. Questi studi hanno centrato la loro attenzione sull analisi sociale e storica dei comportamenti, delle strategie, dei conflitti e delle negoziazioni dei più importanti attori collettivi, che generano così differenti welfare mix (Myles, Quadagno 1991; Phillipson, Walker 1986). La crescita dell early retirement sarebbe dunque imputabile agli effetti delle politiche derivanti dagli accordi stipulati in contesti di recessione e crescente disoccupazione tra sindacati, datori di lavoro e governi, ognuno con le proprie ragioni: per i sindacati l obiettivo sarebbe stato quello di creare vacancies per i giovani in cerca di occupazione; per i datori di lavoro sarebbe stato più facile attuare piani di riorganizzazione produttiva e avere 18 La transizione dal lavoro alla pensione

19 una forza lavoro più flessibile; i governi, contraendo l offerta di lavoro, avrebbero visto ridursi i tassi di disoccupazione. Quest ultimo approccio tuttavia, se risulta utile a comprendere il contesto degli anni 70 e 80, è invece difficilmente applicabile agli anni successivi, in cui il trend delle uscite anticipate non sembra subire particolari variazioni, nonostante da più parti sia diffusa l intenzione di invertirne l andamento. 4. I risultati empirici Definita la base teorica degli economisti che in questi anni si sono occupati di transizione al pensionamento e sottolineati anche i possibili elementi di criticità di questa impostazione, volgiamo ora l attenzione ad alcuni dei più significativi studi empirici realizzati in questi anni, per cogliere così quali siano stati effettivamente i risultati raggiunti e le conclusioni di coloro che si sono interrogati sulle dinamiche dei processi di transizione al pensionamento e sulle cause dei mutamenti che li hanno investiti. La letteratura prodotta è senza dubbio vasta, ma riguarda quasi esclusivamente studi compiuti sulla popolazione statunitense, mentre solo negli ultimi anni si sta procedendo con analisi comparate (Gruber, Wise 1999) o con studi specifici che prendono in esame realtà diverse da quella americana e che non coinvolgono solamente economisti, come nel caso delle recenti analisi condotte per l Italia dal Cerp o dal LABORatorio Riccardo Revelli (Contini, Fornero 2002; Mastrogiacomo 2002; Spataro 2002; Leombruni 2003) o degli studi che si stanno realizzando all interno del La transizione dal lavoro alla pensione 19

20 progetto Globalife, finalizzati a cogliere le influenze del processo di globalizzazione sulle dinamiche di pensionamento di diversi paesi europei. Tornando invece alla letteratura empirica economica che ha tentato di valutare gli effetti della sicurezza sociale sulle scelte di pensionamento, è opportuno sottolineare come ci siano due filoni di ricerca. Il primo utilizza informazioni aggregate sui comportamenti dei lavoratori e sugli avvenimenti occorsi nel tempo per poter trarre conclusioni riguardo al ruolo dei sistemi di sicurezza sociale su tali comportamenti (Ruhm 1995; Costa 1998; Honig 1998); queste informazioni sono tratte da basi dati di tipo panel, come nel caso dell HRS, Health and Retirement Survey, una dettagliata ricerca longitudinale che da più di dieci anni raccoglie informazioni a scadenza biennale su circa individui americani. Il secondo filone di studi invece, si pone l obiettivo di costruire modelli econometrici in grado di stimare l impatto di potenziali programmi di sicurezza sociale sui piani di pensionamento dei singoli lavoratori, servendosi generalmente di micro-sets di dati che forniscono informazioni sulle storie lavorative e di guadagno dei lavoratori (Blondal, Scarpetta 1999; Bosworth, Burtless 2000; Coile, Gruber 2000; Williamson, McNamara 2001; Butrica, Iams, Smith 2003). 4.1 Metodi e strumenti di analisi A questo punto, prima di vedere concretamente i risultati empirici, possono essere utili alcune semplici e sintetiche precisazioni sugli indicatori maggiormente utilizzati dagli economisti per valutare l impatto degli incentivi al pensionamento. 20 La transizione dal lavoro alla pensione

21 Questi indicatori finanziari, che possono essere definiti indicatori di convenienza, possono essere distinti in indicatori di convenienza complessiva e indicatori di convenienza al margine (Contini, Fornero 2002): i primi forniscono una valutazione di quanto un determinato sistema pensionistico restituisce rispetto ai contributi versati, e sono utili soprattutto per confrontare la posizione relativa di differenti coorti, o di differenti classi di reddito o categorie professionali, all interno di un determinato schema previdenziale. I secondi invece, si adattano meglio a modelli di scelta intertemporale e risultano quindi efficaci per misurare, periodo dopo periodo, l incentivo finanziario ad anticipare o a posticipare il pensionamento. Quasi tutti gli indicatori più comunemente utilizzati sono in qualche modo collegati al concetto di ricchezza pensionistica (retirement s wealth), che si può definire come il valore ad una certa data del flusso futuro dei benefici pensionistici, al netto dei contributi che si devono ancora versare, e che rappresenta in sostanza un indicatore del reddito netto totale percepibile attraverso la pensione; secondo l approccio economico, ogni individuo, considerato come homo economicus, ha ben presente questo concetto nel momento in cui pianifica la propria uscita dal mercato del lavoro. Dato un particolare tipo di pensione, è possibile ottenere un altro indicatore, il tasso interno di rendimento, che è il tasso di attualizzazione che rende nulla la ricchezza calcolata nel momento di ingresso nel mercato del lavoro; questo indicatore, se confrontato con il tasso di rendimento di altre forme di risparmio, rappresenta il costo opportunità della partecipazione al sistema previdenziale. In alternativa, sempre in riferimento alla data di ingresso nel mercato del lavoro, è possibile calcolare il rapporto La transizione dal lavoro alla pensione 21

22 tra le due componenti della ricchezza pensionistica, ovvero le pensioni che si riceveranno e i contributi che si verseranno. Questo rapporto, definito net present value ratio (NPVR), indica il rendimento lordo, in termini di pensione, per ogni Dollaro, o Euro, versato sotto forma di contributi. Un ulteriore indicatore è il cosiddetto tasso di sostituzione, dato dal rapporto tra la prima pensione ricevuta e l ultima retribuzione, o una media delle ultime. Questo tasso, a differenza degli indicatori precedenti, non è collegato al concetto di ricchezza pensionistica, ma rappresenta una misura spuria del grado di convenienza, perché dipende in maniera significativa dall ultima parte della curva salariale per età, almeno nei sistemi pensionistici di natura retributiva, e dai parametri di indicizzazione della pensione (Contini, Fornero 2002). Nel caso in cui gli individui attribuiscano particolare importanza al mantenimento di un tenore di vita costante adottano un certo valore del tasso di sostituzione come target pensionistico, questo parametro acquista particolare importanza ai fini delle decisioni individuali di continuare o meno a lavorare. Gli indicatori fino ad ora esposti forniscono una valutazione complessiva della convenienza del sistema pensionistico, ma si limitano a sottolineare il carattere finanziario e assicurativo della previdenza pubblica, tralasciando invece gli aspetti redistributivi dei sistemi di welfare, cosicché vengono trascurate l incertezza e le possibili imperfezioni del mercato. In particolare il calcolo degli indicatori di convenienza complessiva si basa su una determinata età del pensionamento e risultano dunque poco idonei a cogliere gli incentivi, in termini marginali, che si presentano al lavoratore al momento di decidere se ritirarsi o continuare a lavorare per un certo periodo. Per ovviare a questa carenza si fa ricorso allora agli indicatori di convenienza marginale; secondo gli economisti al momento di prendere la 22 La transizione dal lavoro alla pensione

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