Il crollo di Shanghai (-8,5%) spaventa le Borse europee Piazza Affari la peggiore (-2,97%) - Lo spread tiene a 120

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1 2 * In Italia; solo per gli acquirenti edicola e fino a esaurimento copie: in vendita abbinata obbligatoria con Gli Archivi del Sole / Dvd Comicamente ( 1,5 + Dvd,5) Martedì 28 Luglio 215 Poste italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/23 conv. L. 46/24, art.1, c. 1, DCB Milano Anno 151 Numero 26 PM IN CAMPO - ALESSE: «SERVE IL REFERENDUM» Precettati gli autisti Atac Scioperi: verso nuove regole RAPPRESENTANZA Perché servono norme più stringenti e sanzioni DELEGA FISCALE Dietrofront del governo sulla riforma delle sanzioni a tempo Giorgio Pogliotti e Marta Parisu pagina 17 Giampaolo Galli u pagina 17 Marco Mobili u pagina 31, commento u pagina 16 LA BOLLA CINESE La crescita del Dragone e il mercato immaturo di Fabrizio Galimberti Il disturbo bipolare dei mercati finanziari può ben essere illustrato dall agitata temperie della Borsa cinese. Ieri il mercato azionario è crollato, in quel di Shanghai, dell 8,5%, e ormai da qualche settimana le «inquiete tenebre e lunghe» dello sconforto borsistico dominano le preoccupazioni di molti operatori, che vedono nella crisi cinese i prodromi di vasti guai a venire. Ma è facile passare dallo sconforto all euforia quando si guardi alla hit parade delle Borse da un anno a questa parte: pur dopo la caduta Shanghai svetta di gran lunga al primo posto, con un +69 per cento. Sarebbe facile, allora, guardare a questa schizofrenia come un classico esempio di salita troppo rapida, seguita da significativa correzione. Ma vi sono altri aspetti di queste montagne russe che è utile commentare. Da tempo ormai mercato azionario ed economia reale in Cina viaggiano su due binari diversi: dall inizio del secolo (21) a oggi il Pil nominale in Cina è cresciuto di oltre sei volte; la Borsa, meno di due volte. Un esperienza diversa rispetto a quella dei Paesi avanzati (Usa, Giappone, Eurozona) dove la Borsa è cresciuta alquanto di più del Pil nominale, riflettendo uno strutturale aumento della quota dei profitti sul reddito nazionale. Lo scollamento cinese fra Borsa ed economia rende difficile estrarre auspici o minacce dalla prima alla seconda (e il problema non è solo cinese: come disse Paul Samuelson, Wall Street ha previsto nove delle ultime cinque recessioni). Nell ultimo anno le autorità cinesi hanno cercato di favorire l investimento borsistico, in un quadro di modernizzazione del sistema finanziario, ma la base di partenza era molto bassa (la capitalizzazione di Borsa sul Pil è di circa il 4% in Cina, meno della metà rispetto alle piazze occidentali). In un mercato per sua natura prono agli eccessi, il combinato disposto degli incoraggiamenti pubblici e degli entusiasmi privati (che di solito non hanno bisogno di essere incoraggiati) ha portato a una bolla, che si sta fisiologicamente sgonfiando. Ma la crescita, pur rallentata, dell economia reale in Cina riposa su spinte strutturali ben più forti delle punzecchiature di un mercato azionario immaturo. Per il principale listino cinese la maggiore caduta dal 27: pesa il calo dei profitti Il crollo di Shanghai (-8,5%) spaventa le Borse europee Piazza Affari la peggiore (-2,97%) - Lo spread tiene a 12 pil crollo della Borsa cinese spaventa i mercati. Sotto il peso del calo dei profitti, Shanghai ha perso ieri l 8,5%, peggiore ribasso dal 27. Forte impatto sulle Borse europee: Piazza Affari maglia nera (-2,97%). Negativa anche Wall Street. Lo spread tiene a quota 12, petrolio e rame in calo. Servizi e analisi upagine 2 e 3 L ANALISI Le cinque cause della tempesta di Vittorio Carlini La bolla azionaria è scoppiata. E però, in Cina, gli squilibri finanziari non si fermano alla Borsa di Shanghai. Il credito privato, spinto dal sistema bancario ombra, ha ormai proporzioni «monstre». Lo stesso mercato immobiliare agita il sonno ai più. Continua u pagina 2 L Italia riparte ma la disoccupazione (anche nell area euro) resterà a lungo un problema Fmi: lavoro ai livelli pre-crisi tra 2 anni A giugno 61mila contratti in più con le trasformazioni a tempo indeterminato pl Italia riemerge dopo tre anni di recessione ma la disoccupazione (anche negli altri Paesi dell area euro) resterà un problema a lungo. Per l Fmi il lavoro in Italia tornerà ai livelli precrisi soltanto tra 2 anni. Intanto secondo i dati del ministero del Lavoro nel mese di giugno sono i contratti in più: una crescita grazie alle trasformazioni a tempo indeterminato. Pogliotti e Valsaniau pagina 9 ADDII Vassalli, narratore della pianura in odore di Nobel di Giuseppe Lupo Q uando muore uno scrittore che abbiamo molto amato, una parte di noi se ne va con lui, con le trame dei suoi libri in cui ci siamo persi e ritrovati, con i suoi personaggi che ci hanno tenuto compagnia durante La giornata nera dei listini Variazioni % di ieri e da inizio anno Shanghai Shanghai Comp -8,48% Inizio anno +15,18% Hong Kong Hang Seng -3,9% Inizio anno +3,16% LA BUSSOLA DEL RISPARMIATORE Dalle azioni alle valute, le mosse da fare Andrea Gennai e Paolo Zucca u pagine 2 e 3 FIDUCIA SUL DL ENTI LOCALI Sanità, tagli in manovra È scontro con le regioni Roberto Turno e Gianni Trovati u pagina 5 Milano Ftse Mib -2,97% Inizio anno +19,97% Parigi Cac 4-2,57% Inizio anno +15,33% IL FUTURO DELL EUROPA Mattarella-Draghi: vertice al Quirinale Lina Palmeriniu pagina 8 Francoforte Dax -2,56% Inizio anno +12,76% la lettura e anche dopo, nella memoria dei mondi riflessi che per pudore non abbiamo il coraggio di chiamare letteratura, anche se lo è. Sebastiano Vassalli, pur essendo nato a Genova 73 anni fa, da diversi decenni viveva in una casa ricavata dalla canonica di una chiesa affacciata sul nulla della pianura novarese, nebbiosa e piena d acqua. Da quel nulla è uscita fuori la sua opera narrativa e anche la sua stessa persona, la sua natura fintamente scontrosa e appartata, il suo carattere di orso bonario sono figli di quel Piemonte piatto e desolato. Continua u pagina 16 FOCUS GRECIA Atene, la troika chiede più riforme Sono ripresi ieri ad Atene i negoziati fra la troika (Fmi, Commissione Ue, Bce) e il governo greco. I rappresentanti dei creditori chiedono alla Grecia ulteriori riforme per l attuazione concreta degli aiuti da miliardi di euro decisi il 13 luglio dal vertice europeo. In particolare, la troika vuole un nuovo taglio del 3% delle pensioni e l eliminazione delle baby-pensioni. Un altra misura chiave è la riduzione del salario per i neo-assunti. Vittorio Da Roldu pagina 4 Varoufakis e il «piano B» per la dracma L ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha rivelato che, d accordo con il premier Alexis Tsipras, aveva preparato un dettagliato «piano B» per il ritorno alla dracma in caso di fallimento dei negoziati con l Europa. upagina 4 PANORAMA Giustizia, sulle intercettazioni arriva l emendamento del Pd: niente carcere per i giornalisti È arrivato ieri in Aula un emendamento del Pd al Ddl sulla riforma del processo penale. Il nuovo testo esclude la punibilità dei giornalisti che utilizzino conversazioni registrate di nascosto. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: nessuna volontà di colpire la stampa. Per Ncd si va in una direzione condivisa. Sul percorso del Ddl pesa, però, l ostruzionismo di M5S. u pagina 8 Le domande in sospeso di Donatella Stasio Q ualche domanda: da dove viene questa bulimia penalistica? Non bastano già 37mila fattispecie di reato esistenti in Italia? E perché questa voglia di carcere, brandito a ogni pie sospinto, salvo poi piangere lacrime (di coccodrillo?) e chiedere all opinione pubblica di comprendere che, nella maggior parte dei casi, il carcere è inutile e controproducente perché non riduce la recidiva? Continua u pagina 8 Telefonata Crocetta-Tutino, indagati i cronisti dell Espresso Indagati, per diffusione di notizie false, due giornalisti dell Espresso autori dell articolo sulla presunta intercettazione tra il governatore della Sicilia Rosario Crocetta e il suo medico Matteo Tutino. u pagina 8 Marino al rimpasto: Causi in pole come vice, da Sel appoggio esterno. Ma è gelo con Renzi Ignazio Marino prova il rilancio: il sindaco di Roma presenterà nelle prossime ore la nuova giunta. Sel non ne farà più parte ma garantirà l appoggio esterno, Marco Causi in pole come vicesindaco. Ma resta il gelo con il premier Matteo Renzi. upagina 6 POLITICA 2. Roma e il ritorno al passato di Renzi e del Pd di Lina Palmerini u pagina 6 Riparte il mercato interno delle macchine tessili Non solo export, ma anche mercato interno. Le macchine tessili consolidano le vendite oltreconfine (e ora si punta sull Iran) ma crescono pure in Italia: +7% gli ordini nel secondo trimestre secondo i dati Acimit. upagina 12, commento upagina 16 DOMANI CON IL SOLE INVIO DI UNICO: ECCO TUTTI I CHIARIMENTI PER COMPILARE IL MODELLO Tabloid di 16 pagine a,5 oltre il prezzo del quotidiano Mercati A FTSE Mib B 2289,3-2,97 variaz. % 8,29 var. % ann. Dow Jones I. B 1744,59 -,73 variaz. % 2,83 var. % ann. hiusura in netto calo a Piazza Affari, in una seduta dominata dalle vendite dopo il tonfo di C Shanghai, il peggiore dal 27: il Ftse Mib ha perso il 2,97%., maglia nera in Europa. In deciso calo, comunque, anche le altre principali Borse continentali. Solo Londra ha limitato i danni, con il Ftse 1 che ha perso un punto percentuale. Negativa anche Wall Street. BORSA ITALIANA Var% Indici Generali Var% in.an. FTSE It. All Share ( =23356,22) 24439, ,21-2,87 21,36 FTSE MIB ( =2441,54) 2289,3 2357,7-2,97 19,97 FTSE It. Mid Cap ( =2146,67) 33532, ,74-2,25 32,91 FTSE It. Star ( =1) 25217, ,5-2,22 35,14 Mediobanca (2.1.6=1) 66,76 68,38-2,37 22,65 Comit Globale (1972=1) 127,22 131,7-2,37 22,34 Xetra Dax B 1156,4-2,56 variaz. % 14,65 var. % ann. A2A 1,138-1,3 Ansaldo Sts 9,4 -,27 Atlantia 23,54-1,5 Autogrill 8,2-2,61 Azimut H. 21,95-6,52 B. Popolare 15,28-2,49 B.P. E.Romagna 8,1-4,7 B.P. Milano,96-3,32 Buzzi Unicem 14,12-3,2 Campari 7,3-2,16 CNH Industrial 8,85-3,75 Enel Green Power 1,87-1,79 Enel 4,22-1,91 Eni 15,3-3,29 Nikkei 225B 235,1 -,95 variaz. % 31,65 var. % ann. FTSE 1 B 655,13-1,13 variaz. % -4,22 var. % ann. Exor 44,9-3,27 FCA-Fiat Chrysler 13, -6,94 Finmecc. 12,39-2,52 Generali 17,4-1,67 Intesa Sanpaolo 3,36-4,71 Luxottica 64, -2,14 Mediaset 4,59-4,41 Mediobanca 9,2-3,56 Mediolanum 7,185-4,96 Moncler 16,85-4,48 Monte Paschi Si 1,79-3,9 Pirelli & C. 14,98 -,93 Prysmian 19,89-3,73 S. Ferragamo 27,7-4,18 Saipem 7,99-2,2 Snam 4,478-1,67 STMicroelectr. 6,955-2,8 Telecom Italia 1,193-1,4 Tenaris 11,4-2,3 Terna 4,2-1,32 Tod's 86,75-2,47 UBI Banca 7,32-4, Unicredit 6,15-2,35 UnipolSai 2,252-2,93 World Duty Free 1,12 -,39 Yoox 29,33-2,62 /$ 1,158 L 1,9 variaz. % -17,72 var. % ann. PRINCIPALI TITOLI - Componenti dell indice FTSE MIB QUANTITATIVI TRATTATI Titolo Pr.Rif. Var.% Titolo Pr.Rif. Var.% FTSE ITALIA ALL SHARE -2,87 Base 31/12/2=23.356, apertura chiusura Azioni: numero Azioni: valore Titoli di Stato Obbligazioni FUTURES 27.7 Var FTSE MIB Set Eurex Bund 1a(set 15) 153,9,5 I CAMBI DELL EURO (rilev. BCE) Valuta 27.7 Diff. Dollaro Usa 1,158,119 Yen giapponese 136,23,53 Sterlina inglese,7127,58 Franco svizzero 1,595,83 Renminbi cinese 6,8668,75 Dollaro canadese 1,449,89 Corona svedese 9,453,267 Dollaro austral. 1,5184,126 MATERIE PRIME Prezzi uff. a Londra ($/t) 27.7 Var.% Alluminio 16,5 -,1 Caffè rob 1762, -1,5 Brent dtd L 54,76,68 variaz. % -48,72 var. % ann. Oro Fixing L 11, 1,78 variaz. % -15,4 var. % ann. Paese/Indice 27.7 Var.% BORSE EUROPEE D.J. EuroStoxx 362,99-2,34 Amsterdam Am. Exc. 481,52-1,74 Bruxelles Bel 2 371,38-1,89 Francoforte Dax 1156,4-2,56 Helsinki Omxh Gen 8411,46-1,53 Lisbona Psi ,86-1,96 Londra Ftse 1 655,13-1,13 Madrid Ibex ,4-1,45 Parigi Cac ,6-2,57 Vienna Atx Index 2455,53-2,9 Zurigo Swiss Mkt 9194,48-1,38 ALTRE BORSE New York DJ Ind. 1744,59 -,73 New York S&P 5 267,66 -,58 New York Nasdaq C. 539,78 -,96 Tokyo Nikkei ,1 -,95 Hong Kong Hang S ,96-3,9 San Paolo Brsp Bov ,54-1,4 Shanghai Comp. 3725,56-8,48 Sydney All Ordin. 5579,16,4 Singapore Straits T. 3313,12-1,18 Toronto 3 Comp. 141,37-1,3 INDICE CAMBI (22 valute) Indice Sole-24Ore 13,28,9 Prezzi di vendita all estero: Albania 2, Austria 2, Francia 2, Germania 2, Monaco P. 2, Slovenia 2, Svizzera Sfr 3,2 * con Marketing Evolution 1,9 in più; con La Biblioteca del Mare 8,9 in più; con Ora Legale 8,9 in più; con Guida alla Salute 1, in più; con La Biblioteca dei Ragazzi 7,9 in più; con Guida Touring Club 8,9 in più; con I Grandi Classici dell umorismo 6,9 in più; con Lezioni d Amore 5,9 in più; con L Impresa 6,9 in più; con Norme e Tributi 12,9 in più; con Aspenia 9,9 in più; con Il Codice Penale 1, in più; con Separazione e Divorzio 14,9 in più; con Esecuzioni Immobiliari 9,9 in più; con Contratti e Mansioni 9,9 in più; con Maternità e Paternità 9,9 in più; con Durc On Line 9,9 in più; con How To Spend It 2, in più; con IL Maschile,5 in più. 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2 2 Cina e mercati IL RISCHIO «BOLLA» Boom del trading e deregulation Un esercito di 9 milioni di piccoli investitori cresciuto con le agevolazioni sui prestiti Instabilità nel real estate Il valore dell immobiliare rispetto al Pil è oltre tre volte quello massimo toccato negli Usa Le cinque cause della «tempesta» su Pechino Mix fra minore crescita, acquisti a debito, imprese in «rosso», shadow banking e bolla immobiliare Vittorio Carlini u Continua da pagina 1 p La dinamica del mondo dei listini, tuttavia, è la più appariscente. Così, può partirsi da lì per capire le «piroette» del Dragone. Il «Chinese dream» a debito Dopo il crollo della Borsa di Shanghai dell 8 luglio (-5,9%) Pechino era intervenuta. Ad esempio, attraverso il sostegno delle azioni con la liquidità di agenzie para-statali come China Securities Finance. Mosse che, da una parte, hanno suscitano polemiche. Ma, dall altra, si sperava potessero stoppare la valanga. Il che non è stato. Ieri c è stato il nuovo tonfo. Perchè? A ben vedere il calo dei listini, avviato a metà giugno, va a braccetto con il tracollo dei prestiti per finanziare gli acquisti di azioni. Cioè: la bolla è stata gonfiata anche, soprattutto, dalle compravendite realizzate con denaro preso a debito e garantito con le stesse azioni (oppure depositi). Un attività -come ricordano Alessia Amighini e Andrea Goldstein - prociclica. Fino a quando tutto va bene, l aumentare del valore dei titoli in possesso spinge ad altri acquisti. Quando, invece, il vento gira si è costretti a vendere. In particolare, perchè chi presta soldi pretende che il rapporto tra il valore del suo credito e quello dei titoli a garanzia non scenda sotto un certo livello. Ebbene, questo è proprio quello che è successo in quel di Shanghai. Si dirà: il meccanismo indicato è presente in tutte le Borse del mondo. Vero! Tuttavia deve ricordarsi che il governo cinese, anche per distogliere l attenzione dal rallentamento economico e dagli squilibri socio-economici, ha incoraggiato la «creazione» di un esercito di piccoli investitori. Circa 9 milioni di trader che, grazie alle agevolazioni sui prestiti, hanno puntato sul «Chinese dream». Il quale, non appena i prezzi di alcune grandi aziende statali (in scia ai minori profitti), hanno iniziato a scendere si è trasformato in un incubo. Con il classico effetto valanga. Indebitamento delle imprese Ma non è solamente il trading delle famiglie cinesi e la deregolamentazione voluta da Pechino. Altri fattori preoccupano. La precedente esuberanza, e il «panic selling» di ieri, sono infatti l indizio di un altro squilibrio economico-finanziario: l enorme debito privato. Oltre la Grande Muraglia l indebitamento pubblico è basso (il 19% del Pil) mentre quello delle imprese ha raggiunto livelli «monstre». È passato dal 98% del Prodotto interno lordo (27) al 155% nel 214. Un balzo notevole e rischioso come, peraltro, i primi default aziendali del maggio scorso hanno segnalato. Si tratta di un ingente quantità di prestiti che, a ben vedere, spesso non arriva dal tradizionale canale bancario. Bensì, dal cosiddetto «shadow banking». Cioè: un sistema alternativo di «concessione» dei prestiti che, al di là della Grande Muraglia, vale oltre oltre il 34% del Pil; e che, seppure non sia tutto da valutare negativamente, costituisce un fattore di possibile instabilità. Le banche ombra Un esempio? Lo fornisce il cosiddetto «commodity based financing», molto diffuso in Cina. «Il meccanismo - spiega Antonio Cesarano di Mps capital services - prevede che un intermediario sottoscriva un contratto per acquistare delle commodity. Il documento, dapprima, gli permette di andare da una banca per farsi prestare i denari che serviranno a pagare le materie prime». Ma non solo. L intermediario, infatti, successivamente può chiedere ad un silos, dove arriverà la materia prima, un documento che attesti l occupazione dello spazio. «In tal modo può tornare dalla banca stessa e farsi anticipare parte del prestito previsto per l acquisto. Denaro che», ecco il sistema bancario ombra, «sfrutterà per finanziarie società ad alta crescita». Aziende rischiose «che non avrebbero potuto chiedere i denari alla banca tradizionale». Ebbene: un simile meccanismo, soprattutto nell attuale contesto di calo dei prezzi delle commodity, giocoforza può creare diversi problemi. La bolla del mattone Così come diverse preoccupazioni lo dà il mercato immobiliare. Certo, il Paese del Dragone è immenso. Le differenze tra aree più industrializzate e agricole sono notevoli. Quindi generalizzare nel real estate è difficile. Ciò detto, anche su questo fronte gli indizi parlano di un settore instabile. Secondo Credit Suisse, da un lato, l avvio di nuove costruzioni supera del 12% le vendite; e dall altro il tasso di invenduto viaggia tra il 15 e il 23%. Non solo. Il valore dell immobiliare in percentuale al Pil è, attualmente, oltre tre volte quello massimo raggiunto negli Stati Uniti. Insomma, il rischio della bolla sul mattone non è fantascienza. Più consumi interni Già, fantascienza. Fino a non molto tempo fa i tassi di crescita di Pechino, rispetto a quelli dell Occidente, erano di un altra «galassia». Di recente però, seppure rimasto «lunare», il Pil va rallentando. La scommessa del governo è di trasformare la Cina in un economia dove i consumi interni facciano da traino. L import di materie prime dovrebbe diminuire a favore di altri beni di consumo. Il passaggio però, lo mostrano gli eventi di questi giorni, è difficile e rischioso. Fuga di capitali. Nelle ultime due settimane riscatti netti per 1 miliardi di dollari dai fondi azionari specializzati negli Emerging markets L'effetto contagio sugli altri Paesi emergenti Andrea Franceschi pil tracollo della Borsa cinese di ieri ha avuto ripercussioni generalizzate sui mercati azionari in tutto il mondo. In prima linea sono finiti i mercati emergenti di cui la Repubblica Popolare è capofila. L indice Msci Emerging Markets ieri è sceso sotto i 9 punti come non accadeva da tre anni a questa parte. Dai massimi di aprile l indice ha perso circa il 16% contro un -3,2% registrato dal paniere Msci World che monitora l andamento dei mercati azionari globali. Nelle ultime due settimane - ha segnalato di recente BofA Merril Lynch - i fondi azionari emergenti hanno registrato oltre 1 miliardi di dollari di riscatti netti. La nuova tempesta che ha colpito la piazza di Shanghai arriva dopo un periodo difficile per il segmento emerging che sta sperimentando una pesante fuga di capitali. Un trend che ricorda molto quanto visto nel 213. Allora a tenere banco era il cosiddetto tapering annunciato dalla Federal Reserve. Cioè la graduale fine dei piani di acquisti di titoli (Quantitative easing) che la banca centrale Usa aveva varato per sostenere l economia alle prese con la recessione post crisi finanziaria. La fine ufficiale del Qe sarebbe arrivata solo ad ottobre del 214 ma solo l effetto annuncio provocò un trauma su molti asset finanziari (bond e azioni dei Paesi emergenti ma non solo) che da quella politica ultraespansiva avevano tratto vantaggio. In quell anno i fondi obbligazionari e azionari emergenti sperimentarono deflussi netti per circa 6 miliardi di dollari mentre le valute nazionali si deprezzarono in maniera consistente. Oggi è sempre la Fed a traumatizzare gli emergenti. Archiviato il Quantitative easing la banca centrale Usa si appresta infatti a rialzare i tassi di interesse. Lo La fotografia IMPORTAZIONI A RISCHIO La quota cinese dei consumi mondiali, anno Acciao Alluminio Nickel Grano Zinco Soia Petrolio I PAESI CHE ESPORTANO DI PIÙ IN CINA Dati in percentuale sul totale export del Paese LEGENDA COLORI % Cuba Perù 25 Brasile Cile 5 Fonte: Bloomberg scorso 15 luglio il presidente Janet Yellen ha detto che la stretta divrebbe arrivare entro l anno. L annuncio ha provocato forte volatilità sui mercati. Quello delle materie prime (anche ieri bersaglio di un ondata generalizzata di vendite) e in seconda battuta su azioni, bond e valute di diverse economie emergenti. Il rafforzamento del dollaro sulla prospettiva di un rialzo dei tassi è stato determinante nell innescare queste dinamiche. Ma è anche vero che la Fed sta preparando da mesi i mercati alla manovra sui tassi e le dichiarazioni di Janet Yellen non rappresentano 75 1 Mali Gambia Sierra Leone Liberia Benin Congo Angola Kazakistan Turkmenistan Burkina Faso Zambia Yemen Iran Oman Sudan proprio un fulmine a ciel sereno. Evidentemente però la loro concomitanza con l emergere di segnali allarmanti sulla tenuta del sistema finanziario cinese (la cui fragilità è stata confermata dal tonfo di ieri) e di alcuni campanelli d allarme sull andamento dell economia della Repubblica Popolare, ha fornito il pretesto giusto a molti investitori per alleggerire la propria posizione sugli emergenti. Anche in ragione del «rischio contagio» che questo comporta anche per altre economie. Ad esempio il Brasile che nella Repubblica Popolare ha un importante mercato di sbocco Mongolia Hong Kong Repubblica Centrafricana Repubblica Democratica del Congo Corea del Sud Laos Giappone Isole Salomon Australia per le sue materie prime. La scorsa settimana il governo di Dilma Rousseff ha annunciato una revisione shock delle stime di crescita per l'anno in corso (da +,8% a -1,49%) portando la propria previsione sull'avanzo primario (il saldo tra entrate e uscite al netto degli interessi sul debito) dall'1,2 allo,15% del Pil. Nell ultimo mese il Real brasiliano si è svalutato del 13% sul dollaro. Il 46% degli operatori censiti dall'agenzia Fitch in un recente sondaggio si è detto convinto che le società private nei Paesi emergenti andranno incontro a seri problemi di rifinanziamento del debito. Ben il 76% degli intervistati ha detto di considerare il Brasile la principale minaccia in questa fase. L ANALISI Fabio Pavesi Follie cinesi: quell 8% in Borsa con i conti in rosso Ai più non dirà nulla. Per il nostro signor Li, un qualsiasi impiegato, contadino, commerciante cinese (fate voi), improvvisatosi giocatore di Borsa - con i soldi presi a prestito tra l altro - la Tontec Technology Investment Group invece è la dimostrazione che il sogno della ricchezza facile e rapida è possibile. La Tontec è una delle regine del listino di Shangai. È salita nell ultimo anno del 79%, oltre 5 volte di più dell apprezzamento dell intero listino. Un capolavoro di performance. Ma tale e tanta è la voglia di fare soldi facili che non si sta troppo a guardare le azioni che si comprano. Se si volesse dare uno sguardo veloce al miracolo Tontec si scoprirebbe (fonte dati CapitalIq) che l azienda cinese è un impresa manifatturiera come tante. Che per di più ha chiuso in perdita l ultimo esercizio per 32 milionidi dollari Usa su un fatturato di soli 245 milioni di dollari americani. Non che fosse un fenomeno neanche negli anni passati. Nell ultimo lustro il suo picco di redditività operativa è stato dell 8% sui ricavi. Eppure oggi vale in Borsa 12 volte il suo fatturato e ben 16 volte il suo patrimonio netto. La Tontec è solo un esempio. Il problema sulla Borsa cinese è che di Tontec ce ne sono molte. Segno dello scollamento violento tra enfasi borsistica e situazione reale dei conti di quelle aziende viste volare sui listini cinesi. Certo il caso Tontec e altri sono casi limite. Ma in generale, nessuno può onestamente dire che non La frenata degli utili cinesi Crescita dei profitti industriali. In % anno su anno Fonte: Ubs ci sia una bolla azionaria cinese. Tra i primi trenta titoli per performance (rendimenti di oltre il 3% nell ultimo anno) la metà ha dei rapporti prezzo/utili sopra le 5 volte. Rapporti sotenibili solo se nei prossimi anni gli utili raddoppieranno o triplicheranno. Per qualcuno sarà anche così, ma non per tutti. Il quadro della profittabilità dell industria cinese è infatti in rapida decelerazione. E non da ieri. Come mostra uno studio di Ubs la corsa della redditività delle imprese cinesi, fantasmagorica negli anni passati si è contratta dello,8% nei primi 5 mesi del 215. Il tasso è ancora positivo, ma assai lontano dal passo di marcia di oltre il 4% anno su anno del 211 o del passo ancora sostenuto del 25% del Del resto perchè stupirsi: la crescita del Pil del Dragone che veleggiava a tassi del 12-13% fino al 21 si è indebolita e ora viaggia al 7% annuo, con stime che dicono che quel livello tra il 6 e il 7% sarà il passo di marcia di un economia, certo forte, ma non più a tassi da emergente. Ed è qui la discrasia con l azionario. Non puoi salire del 15%, come ha fatto il listino di Shangai nell ultimo anno, con un economia contratta e ricavi e profitti che rallentano. Per di più con aziende che si sono fortemente indebitate per crescere. Il debito corporate delle imprese del Dragone è a quota 28mila miliardi di dollari, tre volte il Pil. Debito delle imprese che si è quadruplicato dal 27,complice un sistema bancario ombra cresciuto a sua volta del 36% all anno dal 27 al 214, che ha inondato aziende e privati di prestiti. Se sommi il folle volo delle quotazioni borsistiche, al rallentamento della profittabilità e a una leva finanziaria mai così tirata, ecco tutti gli ingredienti per una bolla gigantesca che si è costruita sulle piazze cinesi. Il Governo e la Banca centrale cinese avranno un bel da fare per tenerla a freno LA BUSSOLA DEL RISPARMIATORE AZIONI. Le vendite in Europa sono state generalizzate ma ci sono settori più esposti Energia ed export nel mirino Andrea Gennai Un crollo superiore all 8% della Borsa della seconda economia mondiale, sebbene non ancora del tutto liberalizzata e con molti vincoli, non poteva non avere strascichi su Europa e Wall Street. Così è stato. E il fattore di tensione potrebbe persistere. La reazione del mercato è stata indistinta, come spesso capita in questi frangenti anche perché il fattore di potenziale instabilità è sicuramente maggiore rispetto alla Grecia. La cautela deve essere massima da parte dei piccoli risparmiatori. Oltretutto siamo in pieno periodo e durante questi mesi la volatilità cresce in quanto ci avviciniamo al mese di settembre che statisticamente è quello più incerto nell anno borsistico. Detto questo, l effetto Cina ha sicuramente un impatto diverso tra i diversi settori azionari. «Per l Europa - spiega Stefano Fabiani, responsabile gestioni patrimoniali di Zenit Sgr - Ultimi due mesi Indice Shangai Composite /5 27/7 ha un impatto in termini di potenziali minori consumi e questo può andare a farsi sentire in settori come il lusso e l automotive, più esposti ai consumi asiatici. Negli ultimi tempi sono cresciuti questi timori. Bisogna andare a vedere caso per caso quali sono le effettive ricadute perché spesso il mercato si lascia condizionare senza sapere esattamente quali sono le ripercussioni. C è poi un effetto diretto sulle azioni legate alle commodity, a partire dai petroliferi ( grafico a pagina 3- ndr). La Cina sta cambiando modello economico passando da un economia strettamente manifatturiera a una realtà produttiva più incentrata su servizi e consumi. È un passaggio molto complesso e non indolore ma alla fine creerà nuove opportunità nel campo dei consumi, ma tutto un vecchio mondo legato a certe logiche produttive è sotto pressione». Sia Europa che Stati Uniti hanno stretti legami economici con la Cina e sono ambedue potenzialmente colpite da un rallentamento del gigante asiatico. «Ci sono poi - continua Fabiani - le ripercussioni sulle valute emergenti, come abbiamo visto con i recenti indebolimenti, causate anche dalle attese di rialzo dei tassi statunitensi: anche questa volatilità può avere ripercussioni sulle aziende maggiormente esposte all export». Comunque i mercati cinesi da inizio anno sono ancora positivi e stanno smaltendo degli eccessi accumulati in primavera. La correzione da metà giugno a oggi è stata molto violenta, ma è difficile dire se è arrivata al termine o meno. Già in passato la Borsa cinese ci ha abituato a dei saliscendi molto marcati. L unica certezza è che la volatilità è destinata a rimanere su valori elevati ancora per un po di tempo. Obbligazioni. Le tensioni potrebbero scaricarsi in alcune sedute, lo scenario non è però negativo Fed e Draghi dettano i tempi Il mercato obbligazionario guarda innanzitutto alle scelte della Fed (prossima riunione domani) e al buon funzionamento del quantitative easing in Europa. Sono i due fari che hanno permesso, soprattutto dopo l accordo con la Grecia, di tenere basso lo spread (nel grafico a fianco gli ultimi due mesi). Un instabilità prolungata dei mercati finanziari asiatici potrebbe però rallentare il percorso previsto dagli analisti, quindi con la svolta dei tassi Usa attesa prima della fine dell anno e magari a settembre. Per questo sui prezzi potrebbero - in alcune sedute - scaricarsi tensioni. «Tassi Fed e timori sulla Cina contribuiranno a tenere alta la volatilità nel corso della settimana - segnala Alberto Biolzi, responsabile advisory di Cassa Lombarda-. Il Pil Usa del secondo trimestre dovrebbe mostrare il ritorno a una crescita moderata, mentre gli ordini di beni durevoli a luglio dovrebbero segnare un balzo in avanti. In Eurozona, l'inflazione LA PAROLA CHIAVE Quantitative easing 7Una politica monetaria ultraespansiva, varata da molte banche centrali (Bce compresa). Con il Qe la banca centrale stampa moneta e con i soldi nuovi compra sul mercato titoli di Stato e altro tipo di obbligazioni. Tiene bassi i rendimenti e tende a far risalire l'inflazione se troppo bassa potrebbe nuovamente avvicinarsi alla soglia di zero a causa del calo dei costi energetici». Il mix di questi e altri elementi dovrebbe favorire una tenuta dei prezzi delle obbligazioni in euro e anzi qualche corrente di acquisto con benefici sui paesi periferici. Agosto, da sempre, è un mese a basso tasso di nuove emissioni e ciò dovrebbe favorire la tenuta o il miglioramento dell obbligazionario. Sono da valutare i riflessi del rallentamento cinese per le società corporate con ricavi particolarmente legati all assorbimento di Pechino. Per i prodotti obbligazionari (denominati in valuta locale) gestiti, fra quelli distribuiti in Italia, l andamento rimane positivo per un 1-15 % (vedi a fianco) con una buona performance anche sui tre anni. P.Zu. Spread sotto controllo CONFRONTO BUND-BTP /5 FONDI OBBLIGAZIONARI 27/7 AllianceBernstein- Rmb Inc Plus II Pf (Usd) A2 Usd 13,54 AllianceBernstein- Rmb Income Plus Portfolio A2 CNH 13,15 Fidelity Funds-China Rmb Bd-Rmb 13,2 Uob United Renminbi Bond Usd 11,83 Schroder Isf Rmb Fixed Income A Acc 11,8 Fonte: Lipper

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