FONDATO NEL 1876 Teste sulla Kirchner La morte del giudice Un giallo in Argentina di Rocco Cotroneo e Guido Olimpio a pagina 16

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1 MARTEDÌ 20 GENNAIO In Italia EURO 1,50 ANNO N > Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel Risorse e ambiguità COSA MANCA NELLA LOTTA AL TERRORE di Franco Venturini Che la minaccia del terrorismo islamista fosse destinata ad accompagnarci a lungo dopo la strage francese, era scontato. Ma assai meno scontati si annunciavano l analisi degli errori commessi a Parigi in tema di prevenzione, e soprattutto le contromisure che l Occidente avrebbe adottato per proteggersi più efficacemente. Queste contromisure, discusse ieri a Bruxelles dai ministri degli Esteri della Ue in previsione del vertice europeo del 12 febbraio, viaggiano in ritardo e rischiano di non affrontare un paio di temi fondamentali. Si dovrà certamente modificare l equilibrio tra sicurezza e privacy a favore della prima. Prendere l aereo comporterà maggiori controlli e trasferimenti di dati. I social network, utilizzati dai terroristi con grande abilità e accertate complicità (ora si pensa a lanciare sul web una Tv allnews), dovranno rassegnarsi a nuovi controlli. Si dovrà evitare che il carcere diventi in alcuni Paesi una scuola di islamismo aggressivo. Ma se anche si riuscirà a fare tutto questo (e non sarà facile), mancheranno due iniziative che non tutti hanno voglia di affrontare e che sono invece necessarie. L Europa vive tempi di spending reviews, lo sappiamo bene. L imperativo per i più è tagliare la spesa pubblica, o mettersi nelle condizioni di farlo. Ma la minaccia terroristica esige una eccezione che a Parigi è saltata agli occhi. Due poliziotti a protezione di un bersaglio evidente come Charlie Hebdo. I fratelli Kouachi sorvegliati fino a pochi mesi prima, e poi lasciati perdere. continua a pagina 26 GIANNELLI FONDATO NEL 1876 Teste sulla Kirchner La morte del giudice Un giallo in Argentina di Rocco Cotroneo e Guido Olimpio a pagina 16 Servizio Clienti - Tel mail: Scontro frontale nel Pd sull Italicum Patto Berlusconi-Alfano per il Colle Pressing della Germania contro il piano Draghi. Merkel non si opporrà all acquisto di titoli di Stato Banche popolari, caso politico La riforma del governo scatena proteste trasversali. Ma Piazza Affari ci crede A tre mesi dall inizio Il Grande fratello di Expo Piazzate telecamere di Paolo Foschini ed Elisabetta Soglio vigilare sui 20 A milioni di persone coinvolte saranno telecamere e più di 100 metal detector. Un cervello operativo dirigerà quasi mille mezzi ogni notte tra tir e furgoni: queste le cifre del Grande Fratello di Expo Chiamato, ufficialmente, Expo Command & Control Centre. Sta in una palazzina a meno di un km in linea d aria dal sito espositivo (foto). I cui 4 accessi sono controllati da 108 metal detector e 450 archetti per radiografare chi entra. a pagina 21 IL COMMENTO Il Papa: fate figli, ma non come conigli «Tre è un buon numero. Serve una paternità responsabile. Non imporre libri sul gender» di Luigi Accattoli e Gian Guido Vecchi i ritorno dal suo settimo viaggio internazionale nelle Filippine, il Papa, dichiarandosi D contrario alla «colonizzazione ideologica dei libri sul gender», ha spiegato come deve essere la vera famiglia: «Alcuni credono che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli; la parola chiave è una paternità responsabile, questo è il punto». E a proposito del numero dei figli, Francesco ha anche affermato: «Credo che il numero di tre sia un buon numero». Papa Bergoglio ha così chiarito un poco ma forse non abbastanza la sua posizione sulla Humanae Vitae, l enciclica di Paolo VI, pubblicata nel 1968, che proibiva la contraccezione. a pagina 27 e a pagina 18 IL RETROSCENA Renzi spinge e vede Silvio di Maria Teresa Meli asta ipocrisie». Il premier è certo che sull Ita- «B licum la minoranza pd «stia giocando un operazione politica» contro di lui. a pagina 8 CRISI MILAN Boban: basta dualismo tra Barbara e Galliani TAM TAM / ROBY SCHIRER Moda IL CENTRODESTRA Alla ricerca di un moderato La Lega va sulle barricate, i cattolici di ogni schieramento sono inquieti. Ma l ipotesi di abolire il voto capitario, e rendere così le banche popolari contendibili e aggregabili, ha provocato rialzi record in Borsa. Intanto in Germania cresce il malcontento sul piano Draghi per l acquisto massiccio di titoli di Stato. Ma la cancelliera Merkel precisa: la Bce è indipendente. da pagina 2 a pagina 5 di Alessandro Pasini e Arianna Ravelli l Milan non potrà mai «I giocare bene». Zvonimir Boban spiega la crisi rossonera: «No al dualismo Barbara-Galliani, sì al ritorno di Maldini». alle pagine 42 e 43 con Costa Alessandro, che disegnò Gucci in soli sei giorni di Paola Pollo alle pagine 24 e 25 di Paola Di Caro erlusconi vuol conquistare B centralità nella scelta del candidato al Colle. Fino a ricostituire l asse moderato con Alfano e i centristi. a pagina 11 GLI INTRECCI PERICOLOSI (DA TAGLIARE) di Daniele Manca ncora una volta la riforma A delle banche popolari potrebbe non essere varata. Più volte in Parlamento sono arrivati progetti di riforma, la Banca d Italia ha tentato in tutti i modi di superare quelle norme che sono alla base del funzionamento di questi istituti. E che si basano sul principio di una testa un voto. continua a pagina 26 «Non ci può essere un partito nel partito». Così Renzi ai senatori pd, prima di lanciare un ultimatum all opposizione interna sulla legge elettorale: «Si può fare approvare in 48 ore». Il premier che oggi incontra Berlusconi allude a un emendamento che «precluderebbe» gli altri 50 mila che pendono sull Italicum. La minoranza pd: «Confrontiamoci senza trucchetti». da pagina 8 a pagina 12 LA CRONACA E LA LEGGE Incontinenti dell ingiuria con diritto di smentita di Gian Antonio Stella asparri è trans?» Se «G osassimo lanciare sul serio una domanda simile, che buttiamo lì solo per una forzatura polemica (alla larga da queste fanghiglie!) il senatore forzista darebbe querela. Giustamente. Potremmo rispondere, come ha fatto lui prima di scusarsi dopo le malignità su Greta e Vanessa, che ci sono decine di siti che maramaldeggiano malevole su una sua vecchia battuta di spirito. E lui, a ragione, ci rinfaccerebbe che un giornale serio non raccoglie web-pettegolezzi. C è però una differenza: lui, per il suo tweet indecoroso sulle ragazze sequestrate in Siria, potrà invocare se denunciato l «insindacabilità parlamentare» che ha già salvato troppi deputati e senatori incontinenti nell ingiuria. Un giornale no. Anzi: anche la nuova legge già passata in Senato e ora in discussione alla Camera e spacciata come un apertura alla libertà di critica perché sopprime il carcere per i cronisti (come chiedeva l Europa) non consente di citare a sostegno alcuna «verità» pubblicata da altri. Giusto. Il fatto deve essere vero. Punto. continua a pagina 27 Vieni a scoprire i nostri prodotti su Assicurazioni & Previdenza Diamo solide sicurezze per guardare al futuro con ottimismo! UNIQA Assicurazioni SpA - Milano Aut. D.M /08/1966 (G.U /09/1966)

2 2 Martedì 20 Gennaio 2015 Corriere della Sera Primo piano I mercati I nodi Giovedì 22 gennaio il Consiglio dei governatori della Bce voterà sul Quantitative easing (QE), l immissione di liquidità nell economia per stimolare la domanda e combattere la deflazione Perché un QE sia efficace deve essere grande, ha detto il membro del board della Bce Benoît Cœuré. Gli investitori si aspettano un QE pari ad almeno 500 miliardi ma che potrebbe salire fino a 750 Il QE consiste nell acquisto di asset finanziari. La Bce ha intenzione di comprare titoli di Stato, resta però da capire se gli acquisti saranno fatti direttamente dall Eurotower o dalle banche centrali nazionali Il QE aiuta a liberare i bilanci delle banche dai titoli di Stato, favorendo i prestiti a imprese e famiglie. Ma immettendo denaro nuovo rischia di creare bolle e distorsioni sul mercato Prima della Bce hanno lanciato programmi di QE la Federal Reserve americana, la Bank of England e la Bank of Japan. La Fed ha concluso gli acquisti di titoli a fine ottobre 2014 Alla Borsa di Francoforte Angela Merkel con il ceo di Deutsche Boerse Group, Reto Francioni, ieri alla cerimonia di apertura della Borsa a Eschborn, vicino a Francoforte Il caso L ottimismo della Buba di Fabrizio Massaro La Bundesbank vede rosa per l economia tedesca. Nell ultimo bollettino mensile apre a un possibile rialzo delle stime di crescita del Pil (previsto a dicembre a +1% nel 2015 e a +1,6% per il 2016). La «debolezza osservata in primavera» dovrebbe essere superata grazie al «clima positivo dei consumi, a prospettive favorevoli dell occupazione e dei redditi e a un calo dei prezzi dell energia», oltre alla migliorata fiducia delle imprese e all aumento della produzione industriale. E «poiché gran parte del calo dei prezzi del petrolio non è incluso nelle previsioni di dicembre, vi sono possibilità di un sensibile aumento delle stime della crescita economica». Conti pubblici, nuova apertura Ue in vista dell esame di marzo Hollande: dall Eurotower arriverà una spinta alla crescita Moscovici: flessibili sul debito DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES «Questa nostra Commissione Europea rappresenta l ultima possibilità: se fallisce, sarà minacciato l intero progetto dell Ue». Pierre Moscovici, francese, commissario europeo Ue agli affari economici, sarà uno dei giudici che a marzo firmerà la «sentenza d appello» sulle finanze italiane, francesi e belghe. Sa di che cosa parla. Forse non c è mai stata tanta incertezza, nei cieli d Europa. Lo provano anche le notizie di oggi. Angela Merkel, che fino a ieri ha sempre criticato l operazione-salvezza preannunciata dalla Bce (acquisto di titoli di Stato) ora frena: «La Bce prende le sue decisioni in autonomia». Lo fa, perché anche lei ha sentito le voci sulle presunte fughe di capitali dalla Grecia e dall Italia, e anche lei teme un nuovo tsunami generale. Ancora oggi, Francois Hollande, che una settimana fa era ai minimi di popolarità, la vede aumentare di colpo del 21%: non perché abbia riassestato il deficit francese alle stelle, ormai ben oltre tutti i limiti fissati dalla Ue, bensì per le emozioni seguite alla strage di Parigi e alla marcia di dolore e sdegno guidata proprio da lui, il presidente della Repubblica. Ma perfino la popolarità che si rianima, non basta a colorare di rosa la realtà: infatti anche Hollande ha gli occhi puntati sull imminente quantitative easing, l intervento di salvataggio preannunciato da Draghi, cui dedica un commento sibillino, se non ambiguo: «La Bce rastrellerà del debito...». In fondo lo si sa da molti mesi, ma detto così e in queste ore non si capisce poi molto bene se sia un allarme, o una speranza e un augurio. Intanto le Borse continuano nella loro altalena: ieri sono risalite (Milano +1,17%) ma solo perché anche loro attendevano e attendono l intervento salvifico di Mario Draghi. In questo clima, il commissario Moscovici descrive quali Il commissario Il commissario europeo: le riforme bisogna compierle, non a forza, ma compierle Le previsioni Bankitalia: Pil 2015, a piccoli passi siamo in uscita dalla recessione ROMA «L imperativo categorico per l oggi è uscire dalla recessione. Lo stiamo facendo, ma con incertezze e timidezze su cui occorre agire». Il direttore della Banca d Italia, Salvatore Rossi, riprende le analisi diffuse la scorsa settimana dal Bollettino previsionale dell Istituto e dice che il primo trimestre del 2015 dovrebbe far segnare, dopo tre anni e mezzo di caduta pressoché ininterrotta, un piccolo aumento del Pil, Prodotto interno lordo. E si tratterebbe del primo di una serie di rialzi trimestrali che proseguirebbero fino a tutto l anno prossimo. Rialzi piccoli, come il primo, però, dice Rossi, tali dunque solo da far recuperare in due anni il terreno perduto dalla fine del 2012, non anche quello, ben più esteso, perso nei cinque anni precedenti. «Famiglie e imprese diffidano degli annunci di ripresa dopo le recenti delusioni», ma la ripresa, spiega Rossi, parte proprio da «un ritorno della fiducia», soprattutto in quelle imprese in condizioni di bilancio e di mercato tali da consentire loro un immediato rilancio degli investimenti. «Il ritorno della fiducia può essere a sua volta favorito da un azione di politica economica organica, chiara, determinata». Un azione essenziale questa, secondo la Banca d Italia, convinta, come le altre banche centrali dell eurozona, che la politica monetaria non possa essere lasciata da sola ad agire. saranno le immediate priorità della Ue, parlando a Bruxelles con la stampa italiana: «Già in questa settimana, ci attendiamo di ricevere informazioni aggiornate sulla situazione italiana, prima delle previsioni economiche su ogni Stato, che diffonderemo il 5 febbraio. Poi, naturalmente, domenica 25 ci saranno le elezioni in Grecia. A fine mese, una nostra delegazione andrà a Roma. E a marzo, il giudizio su Italia, Francia e Belgio». I voti Le previsioni sulle economie europee verranno diffuse il 5 febbraio I punti «L imperativo categorico per l oggi è uscire dalla recessione. Lo stiamo facendo, ma con incertezze e timidezze su cui occorre agire», ha dichiarato ieri il direttore generale della Banca d Italia, Salvatore Rossi «Famiglie e imprese ha detto ancora Rossi diffidano degli annunci di ripresa dopo le delusioni» L atteso intervento antideflazione della Bce, il programma di Quantitative easing con l acquisto massiccio di titoli pubblici, dovrebbe in ogni caso, secondo le proiezioni degli economisti di Palazzo Koch, determinare un aumento di mezzo punto percentuale di Pil nel biennio , sia in Italia, sia nel complesso dell area. Certo bisogna vedere quali saranno le modalità e i tempi del programma che saranno discussi e decisi dal Consiglio direttivo giovedì 22 gennaio. In particolare bisognerà sapere se alla fine passerà l ipotesi di affidare perlomeno una parte della responsabilità e del rischio degli acquisti di titoli alle banche centrali nazionali. Così da attenuare la contrarietà della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che non vuole porre a carico del bilancio della Bce eventuali contraccolpi sul debito sovrano dei Paesi più Voci ufficiose, pure ai vertici della Ue, fanno trapelare che la regola sul debito pubblico non verrà applicata «bestialmente» nel caso dell Italia, secondo Paese più indebitato della Ue dopo la Grecia. Potrebbe essere la conferma in codice di altre voci precedenti, secondo cui a marzo Roma non subirà alcuna procedura di infrazione e verrà in un certo senso «graziata». Moscovici riconosce comunque «la volontà del governo italiano di riformare l economia». Ma ora, aggiunge, quelle riforme bisogna portarle a termine, rapidamente: «Bisogna compierle non a forza, questo è chiaro, ma bisogna compierle». Luigi Offeddu -0,2 La media percentuale dell inflazione nell eurozona a dicembre. Il valore è molto al di sotto del target stabilito dalla Bce, che è sotto ma vicino al 2% deboli sul fronte dell esposizione, come l Italia, e dei conti economici. La Banca d Italia dovrebbe cioè assumersi il rischio degli acquisti di Btp sul mercato secondario che dovrebbero essere quantificati sulla base della quota di capitale della Bce coperta dall Istituto di via Nazionale. Si tratta di un ipotesi che il governatore Ignazio Visco, la scorsa settimana, proprio in un intervista ad un giornale tedesco, ha criticato. E non per il timore del rischio. Se le banche centrali nazionali acquistassero i titoli a carico del proprio bilancio, ha detto, «la frammentazione finanziaria nell area potrebbe tornare ad ampliarsi rispetto alle condizioni attuali. Faremmo bene a mantenere le procedure che valgono per tutti i nostri interventi di politica monetaria: i rischi sono condivisi dall Eurosistema». S.Ta.

3 Corriere della Sera Martedì 20 Gennaio 2015 PRIMO PIANO 3 Retroscena di Danilo Taino Germania in pressing contro la svolta Ma Merkel non tradisce Draghi I dubbi di Berlino sull efficacia e sui rischi della decisione sull acquisto dei titoli di Stato DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO Angela Merkel non lancerà una campagna contro la Banca centrale europea quando Mario Draghi annuncerà, giovedì, il programma di acquisto di titoli degli Stati dell eurozona, il cosiddetto Quantitative easing sovrano (QE). Ieri, la Cancelliera ha affermato che la banca centrale «prende le sue decisioni in maniera indipendente». E in serata, durante un discorso ascoltato anche da Draghi, ha rivolto «una preghiera» ai «rappresentanti della Bce»: fare in modo che, qualsiasi iniziativa venga presa, non dia «l impressione che le cose da fare in materia di bilancio e competitività vengano messe in secondo piano», cioè che sollevino dal fare le riforme i Paesi che si sono impegnati a farle. È che Frau Merkel ha dei dubbi sull opportunità di lanciare il QE. Sa però che se minasse la credibilità e l indipendenza della Bce i rischi per l euro sarebbero elevati. Ciò non significa che, alla vigilia della scelta più rilevante nella storia della Bce, tutta la Germania scelga la moderazione e la via del compromesso come la sua Cancelliera. Una parte dell opinione pubblica, probabilmente maggioritaria, in queste ore è sul piede di guerra. Ci sono le argomentazioni tecniche, quelle politiche e quelle emotive. Le prime sono quelle della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che vede l acquisto di titoli degli Stati come un finanziamento camuffato ai bilanci pubblici da parte della Bce, vietato dai trattati. Il QE, ha inoltre detto un esponente dell istituzione all agenzia Reuters, «sarebbe niente di meno che introdurre gli Eurobond dalla finestra»: cioè mettere in comune i debiti dell eurozona, ipotesi sempre respinta da Berlino. Giovedì, i due membri tedeschi del Consiglio dei governatori il presidente della Bundesbank Jens Weidmann e Sabine Lautenschläger voteranno quasi certamente contro al QE. Cercheranno però di condizionarne la qualità. Non Jordan, il ricercatore di Harvard che ha spiazzato tutti Chi è il presidente della Banca nazionale svizzera che ha abbandonato il cambio fisso con l euro Il presidente della Banca nazionale svizzera, Thomas Jordan MILANO La banca centrale è indipendente per definizione e non segue la politica. Ma i mercati sì. Il franco svizzero, dopo essere schizzato venerdì scorso oltre la parità con la moneta unica (99 centesimi di franco per un euro), ieri ha invertito direzione e si è indebolito fino a quota 1,02. Solo il giorno prima, domenica, il ministro delle Finanze elvetico Eveline Widmer-Schlumpf aveva detto di aspettarsi un cambio assestato, con il tempo, a quota 1,10. E in quella direzione, almeno ieri, il mercato si è diretto. Contemporaneamente la Borsa di Zurigo è rimbalzata del 3,21%. Intanto è arrivata la prima La distanza con la Germania Lo spread (Btp-Bund) interpretazione ufficiale ed «eurocentrica» alla mossa di giovedì scorso di Thomas Jordan, il presidente della Banca nazionale svizzera che ha mandato in soffitta il tetto all apprezzamento del franco sull euro (a quota 1,20). La scelta di Jordan è stata una mossa per anticipare il probabile nuovo allentamento monetario in arrivo dalla Bce, con il prevedibile indebolimento dell euro: lo ha detto il ministro delle Finanze lussemburghese Pierre Gramegna alla «Reuters». Così Jordan è diventato il protagonista di una delle più spettacolari «giravolte» da parte di un banchiere centrale, 130 punti feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic gen 550 miliardi La cifra minima, secondo le stime, del «Quantitative Easing» che potrebbe attuare la Bce. Altre stime arrivano a 750 miliardi La parola QUANTITATIVE EASING Il Quantitative easing, letteralmente «allentamento quantitativo», è una misura di politica monetaria non convenzionale per immettere liquidità nell economia. In che modo? La Banca centrale crea nuova moneta per comprare attività finanziarie, ad esempio i titoli di Stato. Questo processo ha l effetto di aumentare direttamente la spesa del settore privato per rilanciare l economia e far risalire l inflazione al livello previsto, che nell eurozona è sotto, ma vicino, al 2% (oggi la media è -0,2%, dato di dicembre). potrebbero accettare un operazione illimitata da portare avanti fino a che l obiettivo del ritorno dell inflazione al 2% (ora è negativa per lo 0,2%) non sarà raggiunto; e si oppongono a un acquisto di titoli il cui rischio sia condiviso dai 19 partner dell eurozona e non lasciato a ogni Paese. Su questi, che sono elementi centrali per il successo dell operazione, in queste ore c è battaglia. Per dire, è intervenuta la managing director del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde: è bene che il QE sia efficiente e preveda la «mutualizzazione» dei rischi ha detto. In realtà, giovedì Draghi potrebbe annunciare l acquisto di titoli ma lasciare a una decisione successiva le questioni della quantità e della suddivisione dei rischi. Quest ultima, in particolare, verrebbe decisa in un secondo tempo dalla Ue ha indicato ieri il membro del Consiglio esecutivo della Bce Benoît Cœuré. Sempre in Germania, sul terreno un po tecnico e un po politico, ieri si è detto contrario al QE anche Norbert Barthle, un deputato vicino al ministro dell Economia Wolfgang Schäuble: ha sostenuto che, invece di pensare alla stabilità dei prezzi, la Bce fa circolare «sempre più frequentemente misure dubbie» per reflazionare l economia. Contro all operazione si sono anche espressi imprenditori grandi e piccoli, banchieri, economisti. In un commento titolato «No, Dottore Draghi», l autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung ha messo in dubbio l efficacia delle operazioni di Quantitative easing condotte negli anni scorsi negli Stati Uniti. Questione non da poco: se nell eurozona non dovesse funzionare, per ragioni strutturali o perché depotenziato politicamente, per la Bce si tratterebbe di un duro colpo. Jordan Si rischiava di perdere il controllo della politica monetaria Il cambio (euro-dollaro) 1,35 1,30 1,25 1,20 1,15 mar mag lug professione altrimenti abituata a centellinare in piccole dosi e in tempi lunghi ogni cambiamento di politica monetaria. Meno di un mese prima dell abbandono di «quota 1,20», il banchiere aveva detto che la soglia sarebbe stata difesa con la massima determinazione. Per poi spiegare, a tetto saltato, che con la soglia la banca centrale rischiava di perdere il controllo della sua politica monetaria di lungo termine. Con le riserve di valuta estera ormai al livello record di 495 miliardi di franchi. Jordan, 51 anni, studi a Berna e Harvard negli Stati Uniti, è entrato nella Banca nazionale svizzera nel 1997 e da allora è set nov 1,16 gen Sul versante dell emotività, infine, il quotidiano popolare Bild ieri sosteneva che se il piano di Draghi andrà avanti l euro sarà «svalutato drammaticamente». E una parte consistente dell opinione pubblica tedesca guarda con preoccupazione al fatto che la Bundesbank una delle istituzioni più rispettate e tenute in considerazione nel Paese sia in minoranza nella Bce e non riesca a fare passare la sua cultura della stabilità finanziaria. Al momento della formazione della moneta unica, alla Germania era stato garantito che la Bce sarebbe Riforme La Cancelliera: gli interventi non siano la scusa per non fare le riforme stata la Bundesbank dell euro. «Oggi scopriamo che in realtà è la Banca d Italia dell euro», diceva ieri un funzionario del governo riferendosi al passato di scarsi successi della Penisola contro l inflazione (e alla nazionalità di Mario Draghi). Germania in tensione. Frau Merkel, finora, con i nervi stato protagonista di una serie di promozioni dal ruolo di ricercatore e consulente economico fino alla poltrona più importante. Dalla quale si è attirato gli strali di una buona fetta dell industria e del turismo svizzero. Sganciatosi dall euro, il franco ha attirato ora gli sguardi dell Est. Zagabria ha annunciato, per un anno, una sorta di agganciamento della sua kuna al franco per quei 60 mila croati che hanno acceso un finanziamento nella moneta svizzera per sfruttare i bassi tassi d interesse. Giovanni Stringa IL CONFRONTO LA CRESCITA DEL PIL Terzo trimestre 2014, variazione su un anno prima La vicenda Domani la Banca centrale europea decide sul «Quantitative easing», cioè sull acquisto di debito pubblico, mossa che creerà moneta in funzione antideflazione. Una decisione con ripercussioni pesanti La Bundesbank vorrebbe che il rischio del debito di ciascun Paese restasse confinato alla rispettiva Banca centrale nazionale. Anche il Fmi è contro questa posizione Spagna Germania Eurozona Francia ITALIA -0,5% +1,6% +1,2% +0,8% +0,4% d Arco L analisi Via Nazionale, il peso dell intervento di Stefania Tamburello Francoforte si discute se il rischio A degli acquisti di titoli pubblici che verrebbe fatto sulla base della partecipazione al capitale della Bce debba essere messo in tutto o in parte a carico delle singole banche centrali nazionali dell Eurosistema. In ballo c è un programma di Quantitative easing superiore almeno a 550 miliardi di euro, con un obiettivo complessivo, esplicitato dallo stesso presidente Mario Draghi, di riportare il bilancio della Bce, con tutte le misure individuate a partire da giugno e da individuare, sui livelli massimi degli oltre 3 mila miliardi registrati nel Attualmente il bilancio della Banca centrale europea sfiora i miliardi. I numeri dicono che la Banca d Italia possiede il 12,31% del capitale della Bce e ha un bilancio che si aggira sui 554 miliardi, circa 50 miliardi più, per esempio, della banca centrale svizzera. Il primo azionista della Bce è la Bundesbank tedesca che partecipa per quasi il 18% e ha un bilancio da 725 miliardi. La Francia segue con una quota del 14,17% e con un bilancio attorno ai 533 miliardi di euro. Distanziata la Spagna, che partecipa al capitale della Bce con l 8,84% e ha un bilancio di circa 361 miliardi. Tanto per fare un altro esempio extra-euro, gli Stati Uniti con la Federal Reserve hanno un bilancio doppio di quello della Bce, a miliardi di dollari.

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5 Corriere della Sera Martedì 20 Gennaio Primo piano Il credito Banche popolari, bufera in Parlamento Ma in Piazza Affari è corsa agli acquisti Ncd, FI e Ucd: stop al governo. «Lega sulle barricate». No delle Acli. Fioroni: si cancella la finanza cattolica Boom in Borsa e bufera in Parlamento. Se sul mercato i titoli delle banche Popolari hanno registrato rialzi record, l intervento sul credito che il premier Matteo Renzi ha annunciato venerdì e che riguarda anzitutto gli istituti cooperativi, ha sollevato scudi tecnici e soprattutto politici. Era inevitabile, almeno a giudicare dalla lunga storia di riforme sul settore annunciate e poi tramontate. Una «rivoluzione incompiuta e infinita». Basti pensare che il 13 ottobre 1987 l allora vicepresidente dell Abi, Francesco Parrillo, disse: «Per le Popolari si stringono i tempi della riforma». Ed è trascorso oltre un quarto di secolo. L opposizione in Parlamento è stata trasversale. Nello stesso Pd Giuseppe Fioroni ha chiesto di «non cancellare la storia della finanza cattolica». L Udc ha sollecitato a non «annullare la storia del cattolicesimo sociale». «No a blitz o decreti sulle Banche popolari», ha ammonito Barbara Saltamartini di Ncd. Forza Italia con Daniele Capezzone, Altero Matteoli, Renata Polverini e Maurizio Gasparri ha detto «no» a un decreto, invito che non sembra raccolto, e sollecitato alla «prudenza» sulle Popolari. E la Lega con Matteo Salvini ha riproposto le «barricate» contro «Renzi che cerca di mettere le mani sulle Popolari». Più diplomatiche le reazioni delle associazioni di categoria. «Perplessità» sull intervento ha espresso Ettore Caselli, presidente di Assopopolari. Mentre ha aperto a «contributi» Alessandro Le Banche Popolari Ieri a Piazza Affari 0,884 BPM 0,675 0,666 0,657 0,647 0,638 6,174 UBI 6,112 6,05 5,989 5,927 5,865 0,861 0,851 0,842 0,832 0,823 0,813 Fonte: Assopopolari Il retroscena CREDITO VALTELLINESE Azzi di Federcasse (che raccoglie Bcc e casse rurali). Nonostante comunque proteste e obiezioni il provvedimento, con il decreto denominato «Investment compact» dove è stato inserito, sarà presentato oggi in Consiglio dei ministri. E conterrà misure su Popolari e Bcc con incentivi ad aggregazioni e quotazione in Borsa, e sulla portabilità dei conti correnti. Punti ai quali hanno lavorato fino a sera ieri nel vertice a Palazzo Chigi Renzi e i ministri dell Economia Pier Carlo Padoan e dello Sviluppo Federica Guidi. E che torneranno oggi anche nell esecutivo dell Abi al quale parteciperà il governatore Ignazio Visco. Il «fulmine a ciel sereno», come in Piazza Affari è stato definito l annuncio del premier, seguito da indiscrezioni su bozze che si indirizzavano all abolizione del voto capitario, principiocardine mella governance delle Popolari senza il quale, di fatto, diventerebbero società per azioni, ha fatto esplodere l euforia sui titoli delle Popolari quotate. Bpm ha guadagnato il 14,89%, Ubi il 9,68%, Bper l 8,51%, il Banco Popolare l 8,33%, la Sondrio l 8,06% e il Creval il 9,63%. Rialzi record, accompagnati da stop tecnici, con scambi elevati. Ciò significa che il mercato punta sul fatto che sia «la volta buona», e cioè che la riforma si faccia davvero? In parte sì e in parte si tratta di una «opzione» spesa a fronte di prezzi in genere piuttosto contenuti. I report circolati hanno sottolineato che il provvedimento potrebbe aprire una stagione di fusioni fra le Popolari e alcuni hanno ipotizzato che fra gli obiettivi non secondari del governo sarebbe verosimile collocare operazioni destinate a coinvolgere le due banche «bocciate» dagli stress test della Bce: Montepaschi e Carige. E a questo proposito alcuni riflettori di Borsa si sono concentrati sul ruolo che, post provvedimento, potrebbero assumere i maggiori istituti cooperativi quotati, cioè Ubi e Banco Popolare: il primo capitalizza oggi circa 5 miliardi e il secondo oltre 3,5, ben più quindi di Siena (2,3 miliardi) e Carige (640 milioni). Valutazioni alle quali si affiancano però considerazioni sulle dimensioni: Mps è ben più grande per asset e «problemi» delle due big Popolari. Al di là però delle società quotate (che insieme valgono in Piazza Affari la metà di Unicredit e quasi un terzo di Intesa Sanpaolo) un intervento su Popolari e Bcc, le piccole banche cooperative, riguarda un segmento importante del credito locale ma anche nazionale. Le 70 Banche popolari hanno circa 1,4 milioni di soci, 12,3 milioni di clienti, oltre 80 mila dipendenti, erogano 385 miliardi di impieghi per una quota di mercato pari a un quarto di quello italiano. Le 381 Bcc contano su oltre 1,2 milioni di soci, 37 mila dipendenti, detengono l 8% di quota di mercato e sono strettamente legate al territorio di riferimento. Sergio Bocconi +14,89% 5,784 BPER 5,707 +8,51% 5,631 5,554 5,477 5, ,784 BANCO POPOLARE 5,707 +9,68% 5,631 +8,33% 5,554 5,477 5, ,242 3,223 3,203 3,184 +9,63% 3,165 3, ,06% La spinta del premier per le fusioni L accelerazione per la trasformazione in società per azioni ROMA Circoscrivere il provvedimento alle banche più grandi per arginare almeno una parte delle polemiche sollevate dall annuncio, fatto venerdì scorso, dell arrivo di norme rivoluzionarie sulle «tantissime banche che danno poco credito», da tutti interpretato come un attacco al sistema di governance delle banche popolari e di credito cooperativo. Potrebbe essere questo il compromesso finale per portare a casa un provvedimento strategico per il sistema bancario. Del resto il premier non ha mai smentito le ricostruzioni di questi giorni che gli attribuivano la volontà di abbattere il tabù del voto capitario nelle Banche Popolari, ma nemmeno è mai entrato nel merito del cambiamento annunciato. E ieri alla riunione dei senatori del Pd si è limitato a ribadire che nel Consiglio dei ministri di oggi avrebbe portato il provvedimento «sul credito». Il sasso, lanciato in un modo sufficientemente generico, ha in questi giorni prodotto le reazioni che ieri sera sono state esaminate nell incontro tra il premier e i due ministri alla partita: Pier Carlo Padoan (Economia) e Federica Guidi (Sviluppo economico). In questo vertice sarebbero stati vagliati i nodi tecnici emersi, anche l obiezione che cancellare l articolo 30 del Testo Unico Bancario, che disciplina le banche popolari, tramite il decreto Investment compact, lascerebbe in vigore l articolo 2538 del Codice civile che recita: «Ciascun socio cooperatore ha un voto, qualunque sia il valore della quota o il numero delle azioni possedute». Se così fosse, il decreto sarebbe inutile. Ma non c è solo questo. Sul piano politico l annuncio ha creato un parapiglia senza distinzioni di partito. Conviene a 70 il numero complessivo delle Banche Popolari in Italia. Sono istituti di credito per i quali finora la trasformazione in società per azioni è avvenuta soltanto a seguito di offerte pubbliche di acquisto POP SONDRIO Renzi accendere gli animi alla vigilia del voto del Quirinale? E val la pena sfidare i mille poteri forti disseminati sul territorio? Su questo punto le valutazioni finali sono toccate ancora una volta solto a Renzi, che così conferma il metodo già applicato con la soglia del 3% ai reati fiscali, inserita «personalmente» nel decreto attuativo della delega fiscale e poi sospesa dal premier (e non dal Consiglio che l aveva approvata) in seguito alle polemiche sorte sulla loro presunta applicabilità a Silvio Berlusconi. Il metodo è quello del «principe» che ha l ultima parola su tutti i provvedimenti, potendo stravolgerli. É successo anche venerdì scorso: sarebbe stato Renzi a prelevare i due commi sulle Banche Popolari dal disegno di legge sulla Concorrenza e spostarli nel decreto Investment compact, la cui discussione era stata ampiamente annunciata 17 I NUMERI (dati a giugno 2014) Istituti di Credito* Sportelli Soci ** Clienti Dipendenti Totale Attivo Provvista Impieghi (dati in miliardi di euro) Quote di mercato Provvista Impieghi Sportelli *Comprese le banche spa controllate **Soci di Banche Popolari Cooperative per oggi. Una decisione di cui i due ministeri sarebbero venuti a sapere venerdì sera, avendo entrambi licenziato i testi senza quella norma. Esaminati i pro e i contro, la decisione finale potrebbe essere quella di procedere sulla strada tracciata, magari utilizzando un sistema di soglie che faccia rientrare nell operazione esattamente quelle banche, più strategiche, di cui si vorrebbe il riassetto, per agevolarne il salvataggio. Quanto al veicolo che dovrebbe contenere la norma, la scelta sarebbe caduta comunque sul decreto e non sul disegno di legge sulla Concorrenza. Ieri la voce che il testo sulle liberalizzazioni sarebbe stato esaminato oggi in Consiglio dei ministri aveva colto di sorpresa anche chi quel testo lo sta ancora curando. Antonella Baccaro La vicenda Il passaggio chiave della riforma prevede la trasformazione delle società cooperative bancarie, nelle quali ciascuno ha diritto a un solo voto indipendentemente dal numero delle azioni possedute. Alcune banche hanno un tetto al 3 o 5% ,3% 24,6% 29,3% Corriere della Sera Vigilanza Il ministro dell Economia, Pier Carlo Padoan (nella foto in alto) e il governatore della Banca d Italia, Ignazio Visco (sopra) Investment compact Conti correnti: più facile cambiare istituto Rilanciare gli investimenti per agganciare la ripresa. Questo l obiettivo dichiarato dell Investment compact, il decreto che sarà esaminato oggi in Consiglio dei ministri. Secondo le ultime indiscrezioni, le riletture finali del testo avrebbero prodotto una forte scrematura del pacchetto di norme che i ministeri dello Sviluppo economico e dell Economia avevano preparato. Ci sarà una delle norme più discusse, quella per la creazione di una società (o un fondo) a partecipazione pubblicoprivata per sostenere con liquidità fresca le ristrutturazioni aziendali. La prima a usufruirne potrebbe essere l Ilva. Proprio per avere certezza che il nuovo strumento, nonostante la finalità generale, fosse disponibile in tempo per le acciaierie di Taranto, si stava valutando se utilizzare il decreto Ilva, già in discussione in Senato. Ma alla fine ha prevalso l altra scelta. Nel decreto entra con certezza l applicazione al nostro Paese della direttiva europea sulla portabilità dei conti correnti. La norma stabilisce un termine obbligatorio di 15 giorni entro il quale le banche devono assicurare il trasferimento di un conto corrente da un istituto all altro gratuitamente. Per chi non adempie scatta l obbligo di risarcire il cliente. Tra le novità in arrivo, il cosiddetto «patent box» per invogliare i grandi gruppi del lusso, ma anche del «food», che sono migrati all estero a tornare in Italia, estendendo ai marchi commerciali l incentivazione fiscale introdotta con la legge di Stabilità per i brevetti. Entra nel provvedimento anche la normativa sul rientro dei «cervelli», tramite un incentivazione di tipo fiscale. Sarebbe saltata la possibilità di estendere la garanzia statale sul credito delle Pmi in sofferenza, la norma estenderebbe il Fondo centrale di garanzia alle cartolarizzazioni di crediti, anche già erogati, nei confronti delle Pmi purché «in bonis».

6 6 Martedì 20 Gennaio 2015 Corriere della Sera Primo piano L America Finanza e destre contro il fisco di Obama Tiro incrociato sul programma per tassare i più ricchi. Stasera il discorso sullo stato dell Unione Aumenti 320 miliardi di dollari in 10 anni: l ammontare del piano Obama, da recuperare tassando di più le banche e i «capital gain» dei contribuenti più ricchi. Un gettito che sarà usato per aiutare le famiglie con figli 50% Gli americani che danno un giudizio positivo del presidente Obama nel sondaggio ABC- Washington Post : 9 punti più di dicembre. Sei dei 7 maggiori istituti demoscopici Usa danno il presidente in netta ripresa Grandi disuguaglianze crescono Ricchezza media pro capite Sotto i dollari Da a Da a Oltre dollari Nessun dato LA DISTRIBUZIONE La ricchezza mondiale, dati parziali Oltre il 1 milione $: 35 milioni di persone (0,7%) mila $ 1,01 miliardi di persone (21,5%) 100 mila-1 milione $: 373 milioni di persone (7,9%) DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK Barack Obama in versione Robin Hood che dice di voler aumentare le tasse sui ricchi per recuperare le risorse necessarie ad aiutare i poveri (o, meglio, il ceto medio impoverito), fa infuriare le banche («Ce l ha con noi, ma colpendoci frenerà la crescita economica che stiamo alimentando» scandiscono i lobbisti di Wall Street in Congresso) mentre i repubblicani già preparano il fuoco di sbarramento alle sue proposte di legge: «Il presidente smetta di ascoltare l ala sinistra del suo partito che vuole aumentare le tasse a tutti i costi e si metta, invece, a lavorare col Congresso per riformare il codice fiscale» dice il presidente della Commissione Finanze del Senato Orrin Hatch. Uno stop netto, ma senza l enfasi polemica che solitamente accompagna gli attacchi repubblicani ad Obama. Il deputato conservatore Jason Chaffetz liquida il piano che il presidente illustrerà stasera, nel discorso sullo Stato dell Unione, con un secco «non va da nessuna parte». E, invece, Obama va per la sua strada: questa volta è certo di aver toccato le corde giuste nel rapporto coi cittadini. E i lamenti dell American Bankers Association, se gli fanno capire che le sue proposte avranno vita difficile in Congresso, certamente non lo mettono in cattiva luce davanti all opinione pubblica, anzi. Il presidente è anche confortato dai sondaggi che lo danno in netto recupero. La ripresa era iniziata già a fine anno quando gli indici di gradimento avevano cominciato a risalire dai livelli bassissimi toccati in autunno, grazie anche al miglioramento delle condizioni economiche del Paese. Ma il recupero sta accelerando in queste prime settimane del 2015: sei dei sette maggiori istituti demoscopici americani danno il presidente in netta ripresa. Nei giorni scorsi il sondaggio della Cbs gli aveva attribuito un gradimento del 46 per cento (più sette punti sulla rilevazione precedente) mentre il Pew Survey era arrivato a quota 47 per cento. Ieri il sondaggio Abc-Washington Post gli ha attribuito un rating del 50 per cento: 9 punti in più La risposta dei Repubblicani «Il presidente smetta di ascoltare l ala sinistra del suo partito e cominci a lavorare con il Congresso per riformare il codice fiscale» rispetto a dicembre. I sondaggi rispecchiano umori oscillanti, oggi positivamente influenzati dalla benzina a mezzo dollaro al litro e dal calo della disoccupazione. Ma è un fatto che Obama è passato in poche settimane da livelli di consenso disastrosi, simili a quelli di George Bush nel 2007, a un gradimento che, pur rimanendo basso, lo mette sullo stesso piano di Ronald Reagan a metà del suo secondo mandato. I repubblicani lo sanno e, pur accusando il presidente di fare del populismo a buon mercato, si muovono con cautela. I loro leader non sono ancora usciti allo scoperto: sanno che quello della lotta contro la povertà è un tema forte e aspettano di sentire il discorso di Obama per scegliere la linea d attacco più efficace. Strappare al presidente democratico la bandiera della lotta contro le diseguaglianze non è impresa facile. Le misure proposte da Obama, a guardare bene, sono limitate e relativamente poco efficaci: 320 miliardi di dollari di maggiori entrate in dieci anni da recuperare soprattutto tassando di più le banche e i «capital gain» dei contribuenti più ricchi. Un gettito che poi verrà usato per aiutare le famiglie con figli e per rendere gratuito per tutti un «community college» che già oggi è ampiamente sussidiato in quasi tutti gli Stati. Ma sono interventi che piacciono alla gente e che sono stati costruiti dagli esperti della Casa Bianca in modo da ricalcare proposte formulate in passato da vari esponenti repubblicani. Massimo Gaggi ENTRO IL 2020 LA CONCENTRAZIONE LA RICCHEZZA GLOBALE NEL % posseduta dall 1% della popolazione 54% Sotto i 10mila $: 3,28 miliardi di persone (69,8% della popolazione) Fonti Oxfam, Credit Suisse Il commento di Maurizio Ferrera posseduta dall 1% della popolazione Corriere della Sera Se l 1 per cento è più ricco del resto del mondo I leader di Davos accorcino il grande divario Negli anni Settanta, la «linea della diseguaglianza» si situava intorno al 60%. I due quinti più ricchi detenevano una quota di ricchezze superiore, appunto, al 40%. Ai restanti tre quinti andava invece proporzionalmente di meno. Si trattava, come si diceva allora, dei «meno favoriti». Nei decenni successivi il divario fra ricchi e poveri è costantemente cresciuto. Nel 2009, il movimento Occupy Wall Street coniò un nuovo slogan: «noi siamo il 99%», ossia la stragrande maggioranza di cittadini americani costretti a pagare i costi della crisi finanziaria, distanti anni luce dall 1% di super ricchi. Il recente rapporto di Oxfam allarga il quadro a livello globale e formula una stima ancora più fosca. Nel 2016, l 1% più abbiente della popolazione controllerà più del 50% delle ricchezze planetarie. La diseguaglianza non è un male in sé, ma quando raggiunge le attuali vette stratosferiche diventa un problema. Come correttamente osserva Oxfam, il sistema economico non può funzionare in modo efficiente in condizioni di così marcata disparità fra individui e fra Paesi. Le società si disgregano, la politica prima o poi si infiamma. La ragione di base per cui non possiamo accettare simili livelli di diseguaglianza è però di natura etica. Di fronte alla strage quotidiana di bambini che muoiono di fame solo perché sono nati nella parte sbagliata del mondo non possono esserci né giustificazioni né alibi. Siamo tutti responsabili. E poi: chi ci assicura che l enorme quantità di ricchezze possedute da quell 1% siano tutte «meritate»? In molti Paesi Il rapporto Ieri è stato pubblicato il rapporto sulle disuguaglianze nel mondo Realizzato da Oxfam, gruppo di 17 ong presente in oltre 100 Paesi per trovare una soluzione a povertà e ingiustizia Oltre l etica L economia non può funzionare con questa marcata disparità fra individui e fra Paesi in via di sviluppo la politica è una macchina al servizio dei potenti e continua ad alimentare ristrette élite plutocratiche. Spesso anche nei regimi democratici la distribuzione di redditi e ricchezze rispecchia privilegi di casta, regole non meritocratiche, manipolazioni partigiane. Viola cioè i principi basilari di qualsiasi teoria della giustizia, anche la più libertaria. Che cosa si può fare? In teoria molto, in pratica poco. Le istituzioni globali, le uniche che avrebbero la capacità di intervenire sul campo, restano deboli e frammentate. Vi sono tuttavia margini di manovra non sufficientemente sfruttati. Oxfam propone ad esempio di affrontare nel 2015 il tema dell armonizzazione fiscale a livello internazionale, in modo da contrastare quelle pratiche semi legali che consentono ai super ricchi di «non fare la propria parte» e addirittura di evadere le imposte dovute. Ma forse si può essere più ambiziosi e prendere impegni concreti per sostenere la campagna «fame zero» delle Nazioni Unite, volta ad eliminare la piaga della denutrizione dei bambini e di moltissime madri, soprattutto nei tanti focolai dell Africa subsahariana. Commentando le proteste di Occupy Wall Street, l economista Joseph Stiglitz disse nel 2009 che la democrazia non può rassegnarsi ad essere «il governo dell 1%, da parte dell 1%, a favore dell 1%». L affermazione era forse un po esagerata, ma il rischio è oggi reale. Le diseguaglianze e la povertà estreme dipendono anche dal fatto che non esiste un governo mondiale e dunque è difficilissimo adottare misure minime di redistribuzione delle risorse. Laddove i governi democratici esistono, dobbiamo però contrastare in ogni modo lo spettro di una «politica dell 1%». Dovrebbero ricordarsene i leader mondiali riuniti sotto i cieli di Davos, località di villeggiatura situata in uno dei forzieri del mondo, la Svizzera. Pare che dal Summit possano emergere impegni innovativi e ambiziosi proprio in tema di povertà e diseguaglianza. Speriamo che siano seri, concreti e verificabili, anno dopo anno.

7 Corriere della Sera Martedì 20 Gennaio

8 # 8 Martedì 20 Gennaio 2015 Corriere della Sera Politica Italicum, lite nel Pd. Renzi vede il Cavaliere Il premier alla minoranza: no a un partito nel partito. E duella con Gotor: sei il mio nemico preferito Altre 24 ore di trattativa ma è pronto il «canguro», una modifica per abbattere 50 mila emendamenti I nodi Sull Italicum il punto di maggiore frizione tra Renzi e la minoranza pd riguarda i capilista bloccati. «Se restano non li votiamo», ha detto il senatore Gotor Il premier incontrerà anche oggi i senatori dem per cercare di arrivare a una posizione unitaria Renzi ha ricordato di aver trovato già in altre occasioni una mediazione su temi spinosi della legge elettorale: soglie di sbarramento, liste bloccate, alternanza di genere Il timore della minoranza è che nonostante le migliaia di emendamenti presentati per l esame in Aula, il dibattito possa essere azzerato attraverso un «maxi canguro», cioè facendo votare tutto l Italicum con un solo emendamento È ciò che potrebbe accadere oggi con la proposta del senatore Esposito che raccoglie tutti i punti in un unico testo e potrebbe cancellare 50 mila emendamenti in un colpo solo: essendo una proposta preliminare, andrebbe votata dall Aula prima dell analisi dei correttivi proposti dai partiti ROMA Sulla legge elettorale, oggi Matteo Renzi si gioca tutto. E incontra Silvio Berlusconi al quale chiederà il via libera per un «emendamento preclusivo» del Pd capace, secondo i consiglieri di Palazzo Chigi, di «far approvare l Italicum in 48 ore» al Senato. Alla vigilia delle votazioni, previste a partire da questo pomeriggio, il premier segretario ha concesso 24 ore di tempo alla minoranza del Pd per rimettersi in linea col Nazareno sulla questione dei capilista bloccati. E poi ha annunciato che incontrerà Silvio Berlusconi (oggi alle 9 a Palazzo Chigi, con Gianni Letta e Denis Verdini) per provare a risolvere pure il rebus del premio di maggioranza concesso al primo partito (e non alla coalizione) che i parlamentari azzurri considerano un autentico suicidio. La minoranza del Pd conta una trentina di senatori (su 107) pronti a dare battaglia sui capilista bloccati: «Spero che Renzi dica a Berlusconi: Rassegnati! Meglio i collegi di questo Italicum», ha detto Pier Luigi Bersani. Eppure Renzi sa che l Italicum arriva in porto solo se Berlusconi incassa i 100 collegi con i capilista bloccati, il Pd il premio di maggioranza alla lista, il Ncd la soglia del 3% e le pluricandidature. Oggi pomeriggio al Senato la maggioranza è intenzionata a forzare la mano, anche in casa del Pd, con un emendamento, detto «super canguro», che neutralizzerebbe la minoranza dem e offrirebbe una fragile sponda a Berlusconi per far digerire il «calice amaro» ai suoi. Il retroscena di Maria Teresa Meli Cosa farà poi la minoranza dem, determinante sull Italicum se dovessero mancare i voti di Forza Italia? «Votare contro? Si può anche non votare... Io faccio fatica a votare contro il mio gruppo», ha rassicurato Bersani. Per 45 minuti Renzi ha lisciato il pelo alla minoranza del Pd «concedendo altre 24 ore di tempo» per trattare: «Discutiamo ancora ma non ci sono alternative, se non votiamo l Italicum c è il Consultellum... Non ci può essere un partito nel partito, le critiche della minoranza sono ingenerose», ha detto il premier ai suo senatori. Poi negli ultimi tre minuti dell incontro, prima di lasciare il Senato in compagnia del ministro Maria Elena Boschi, Renzi ha lanciato l ultimatum. E dicono che fosse molto determinato nel formularlo: «Pensateci bene... Tanto ci sono processi emendativi e procedimenti parlamentari che consentono di far approvare la legge in 48 ore». E oggi, allo scadere delle 24 ore, i senatori dem voteranno sulla linea del Nazareno. L arma segreta offerta a Renzi ha un numero di matricola: l emendamento del senatore piemontese Stefano Esposito (Pd) avrebbe dunque l effetto di «precludere» 50 mila emendamenti che pesano sull Italicum. A quel punto, la battaglia della minoranza del Pd, che chiede più preferenze e meno capilista bloccati, sarebbe persa. Ma soprattutto, per La tattica del premier sul Quirinale per non farsi imporre un nome Il leader cerca un intesa ma non vuole mediare con i ribelli Il colloquio Bersani apre ad Amato, e dell incontro con Renzi dice ai suoi: mi ha lasciato interdetto ROMA «Basta ipocrisie, la minoranza non sta ponendo problemi di merito, ma sta facendo un operazione politica, come altro si può definire l emendamento Gotor?». Matteo Renzi non ha dubbi: sull Italicum si sta giocando, dentro il Pd (ma anche fuori), una partita che poco ha a che fare con i contenuti della riforma elettorale. Riguarda invece la vicenda del Quirinale, e non solo quella, perché nel Partito democratico, sostengono i renziani, c è chi vorrebbe «mettere in minoranza il premier», cavalcando la battaglia dell Italicum. La tensione è altissima. E l incontro della scorsa settimana tra Pier Luigi Bersani e il presidente del Consiglio non è andato affatto bene. L ex segretario, dopo quel faccia a faccia, ha confessato ai suoi: «Quel colloquio mi ha lasciato interdetto». Renzi non ha fatto un nome per il Quirinale a Bersani, il quale da parte sua ha aperto all ipotesi di una candidatura di Giuliano Amato, che, com è noto, è caldeggiata da Silvio Berlusconi. Insomma, nonostante la scadenza dell elezione del capo dello Stato sia imminente, tra la minoranza e Renzi non si è addivenuti a un compromesso. E il terreno per trovare questa intesa non sarà certo quello della riforma elettorale, perché, per dirla con il premier, «non ci sono più margini di modifica del testo del disegno di legge». Tant è vero che il presidente del Consiglio per forzare la mano oggi incontrerà Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, con l obiettivo di chiudere un accordo definitivo con entrambi per far passare l Italicum a Palazzo Madama nei tempi stabiliti. Inevitabilmente, si parlerà anche del Quirinale in entrambi gli incontri. L inquilino di Palazzo Chigi, però, non scoprirà le sue carte nella partita presidenziale. «È ancora troppo presto», spiega ai suoi. Renzi non intende fare passi falsi e vuole aspettare di comprendere le reali intenzioni altrui e di capire sino a che punto l alleato Alfano e l oppositore Berlusconi sono determinati a impuntarsi su un nome. Gira voce che entrambi, alla fine della festa, puntino su Giuliano Amato, come Pier Luigi Bersani e Massimo D Alema. E nella minoranza più dialogante del Partito democratico si dà per scontato che alla fine Renzi sarà costretto a convergere anche lui su Amato. Il presidente del Consiglio, però, al momento, non dice né sì né no di fronte alla maggior parte dei nomi che gli vengono fatti. Una cosa è certa: non vuole farsi imporre nessun papabile, non intende finire questa partita quirinalizia con le spalle al muro, costretto a scegliere un nome altrui. «Vedo che ci sono molti professionisti della politica che si sono autocandidati», si limita a dire in questi giorni ai fedelissimi, continuando a tenere ben coperte le sue prossime mosse. Ora quello che interessa al premier è spingere sulla riforma elettorale. Il nodo della presidenza della Repubblica lo scioglierà solo alla fine, qualche giorno prima della data fissata per le elezioni del successore di Giorgio Napolitano. Adesso Renzi deve «stringere» sull Italicum. Perciò non vuole assolutamente intavolare nessuna nuova trattativa su quel testo con la minoranza del suo partito. Perché, come spiega un autorevole esponente renziano, «significherebbe riaprire tutta la pratica e a quel punto non ne usciremmo più vivi». «A questo punto non ci sono più mediazioni possibili, le abbiamo fatte tutte», ha perciò annunciato ieri il presidente del Consiglio ai compagni di partito. Renzi, infatti, non è più disposto a temporeggiare o a farsi «cuocere a fuoco lento». A Roma Il premier Matteo Renzi e il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi escono dal Senato dopo l incontro con i senatori del Pd (LaPresse) Incontro negli studi Mediaset Quel saluto (a fatica) con Salvini Siparietto ieri sera negli studi televisivi Mediaset. Protagonisti involontari Matteo Renzi e il leader del Carroccio Matteo Salvini. I due si incrociano all uscita. L esponente leghista questa l impressione del presidente del Consiglio e degli uomini a lui vicini fa finta di non vedere il segretario dem. Renzi, a sua volta, torna indietro e va a salutarlo, poi salutando i carabinieri dice: «L educazione prima di tutto». I tre punti Il testo del pd Esposito include il premio alla lista, i capilista bloccati e lo sbarramento al 3% Renzi, sarebbe risolto l enigma del premio di maggioranza concesso alla lista (che non c era nel primo patto del Nazareno) che ora Berlusconi deve far digerire ai suoi. Nell emendamento , infatti, si stabilisce che «sono comunque attribuiti 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40% dei voti validi». La contropartita per Berlusconi sono i 100 collegi plurinominali con i capilista bloccati. Mentre Alfano incassa la soglia del 3% e le pluricandidature. Tutto condensato nell emendamento Esposito che, mettendo in fila i pilastri dell accordo del Nazareno 2.0, manderebbe al macero 15 volumi di subemendamenti freschi di stampa. Funzionerà il piano? Dipende dall esito dell incontro tra Renzi e Berlusconi. Mentre la minoranza del Pd non ha i numeri per imporre l emendamento sui capilista di Gotor che il premier definisce «il mio nemico preferito». Se però il «canguro» di Esposito dovesse saltare, il governo rischia su una proposta di Paolo Corsini (Pd): l apparentamento delle liste al ballottaggio. Che piace alla minoranza dem e a tutta Forza Italia. Dino Martirano Lo ha spiegato con grande nettezza anche ai suoi, alla vigilia dell approdo nell aula del Senato della riforma: «Se c è qualcuno che vuole tornare al 2013, con una legge elettorale impraticabile e con la confusione massima sull elezione del capo dello Stato, si accomodi. Noi, però, non ci stiamo, così si va tutti a casa». Quindi il premier vuole un voto nel gruppo del Partito democratico a Palazzo Madama, all assemblea prevista per oggi: «Ci vuole chiarezza, niente palude e niente tranelli», ha spiegato l inquilino di Palazzo Chigi. Già, perché i renziani sono convinti che la minoranza al Senato voglia proprio tendere una trappola al presidente del Consiglio, «saldandosi con una fetta delle opposizioni, con i fittiani, per esempio». «Vogliono far saltare il banco del governo e riprendersi il partito», è l atto d accusa dei luogotenenti del premier. Una manovra, questa, ben più insidiosa della microscissione che viene prospettata da alcuni dopo la decisione di Sergio Cofferati di abbandonare il Pd.

9 Corriere della Sera Martedì 20 Gennaio 2015 POLITICA 9 Si è iscritto al gruppo Autonomie Napolitano: la legge elettorale? Dubito che parteciperò al voto di Marzio Breda ncora qualche giorno fa, a chi gli chiedeva se avrebbe partecipato alle prossime votazioni al Senato, Giorgio A Napolitano era parso possibilista: «Vedremo se sarò in condizione di partecipare». Ieri, alla stessa domanda ha replicato con un «ne dubito» che è suonato come un secco no. Un diniego comprensibile. La prova di forza sull Italicum, infatti, si svilupperà in un clima d alta tensione, in cui non è azzardato prevedere un replay di quel che il centrodestra mise in scena con la prima presenza in Aula, da senatore a vita, di Ciampi: una bagarre di fischi, urla e ingiurie per contestare il suo sostegno a Prodi. Meglio evitare un simile squallore, dunque: ecco la probabile motivazione. Mentre invece il presidente emerito prenderà di sicuro parte all elezione del proprio successore, alla Camera, a partire dal 29 gennaio. Nell esordio di ieri a Palazzo Madama (nella foto Ansa mentre lascia il Senato), Napolitano un passo formale l ha comunque fatto, decidendo d iscriversi al gruppo per le Autonomie, dopo essersi concesso una colazione al self service, in mezzo ad altri colleghi senatori. Partono le telefonate ai dissidenti E qualcuno inizia a cedere Bersani e la doppia partita della sinistra. I suoi: è lui l uomo della pacificazione ROMA Nessuna scissione, il Pd è la sua «casa» e Pier Luigi Bersani non ha traslochi in programma. «Io non me ne vado, magari se ne andranno altri prima di me...» smentisce rotture l ex segretario e dice di non condividere l addio di Cofferati perché la «ditta» bisogna cambiarla dall interno. Una posizione che alcuni renziani sembrano temere più della scissione, vista l accusa che il premier ha rivolto al bersaniano Miguel Gotor: «Non siete un partito nel partito». In tv da Lilli Gruber, Bersani ha scandito accenti dialoganti cercando un posto da protagonista nel grande gioco del Quirinale e autorizzando indirettamente i renziani a temere che voglia andarci lui. «Fosse così, non sarei qui a dire quel che penso» ha smentito lui con un sorriso malinconico. Eppure i renziani parlano di «golpe» sulla legge elettorale e sospettano grandi manovre. In Trasatlantico si racconta che l ala più dura della minoranza sia pronta a «dare un segnale», con una grande assemblea alla luce del sole, per far capire a Renzi che 415 i parlamentari del Partito democratico: 307 siedono a Montecitorio e 108 a Palazzo Madama 160 gli esponenti della minoranza democratica tra Palazzo Madama e Montecitorio sarebbe un azzardo sottovalutare la forza numerica contraria al patto del Nazareno. I più ottimisti a sinistra contano 160, 180 parlamentari pronti a far pesare la loro forza su input di Bersani, Civati e Cuperlo. E chissà, forse anche di D Alema, visto l allarme fatto scattare nella maggioranza dalla riunione nella sede di Italianieuropei: a piazza Farnese sono saliti Fassina, D Attorre e un bersaniano dialogante come Stumpo. I tre negano che si sia parlato di Quirinale, ma D Attorre lascia cadere un indizio: «Un governo sordo sulle riforme non è la premessa migliore per votare assieme il capo dello Stato». La lotta contro i nominati è l ultima trincea prima della battaglia campale. Dal Nazareno e da Palazzo Chigi ieri sono piovute telefonate a raffica sui cellulari dei senatori bersaniani che hanno firmato l emendamento Gotor e la fronda si è rapidamente ristretta: da 37 a «una trentina», col rischio che le truppe di opposizione siano decimate fino a 15, 20 unità. Nelle stesse ore Gotor sfidava il premier: «Senza confronto, si apre un altra partita». Dove l altra partita è quella del Colle. «Se si incasina tutto il nome è Pier Luigi in una chiave di pacificazione» sussurrano i bersaniani dando voce al sogno proibito della sinistra che fa riferimento all ex leader. Chiara Geloni assicura che «Bersani non fa baratti, calcoli, né strategie, non dice o io o nessuno, ma certo nella vita può succedere di tutto». Persino la prudenza con cui Bersani risponde ad Antonio Polito che lo incalza sul suo destino personale insospettisce i renziani. Uno scambio tra legge elettorale e Colle? «No, non si parli di ricatti nega macchinazioni Bersani nessuno è un agit-prop. Nessuno accende micce». Prudenza e carte coperte. Parla di «due o tre nomi» che ha in mente e conferma che il primo è Prodi: «Ma non mi fermerò lì». Nella rosa bersaniana c è chi mette Mattarella, chi preferisce la Finocchiaro e chi non dimentica Veltroni. Purché sia «il garante delle istituzioni», è il primo requisito indicato da Bersani: «Nessuno pensi che uno come me possa fare il franco tiratore, chi lo dice magari ce l ha nella testa lui. Ma non si sparga l impressione che si prepara la minestra di destra e la si fa mangiare a un pezzo del Pd». Ecco, Bersani non voterà un presidente individuato nel chiuso del Patto del Mazareno e pronto, alla bisogna, a sciogliere le Camere su richiesta del premier. «Serve un presidente autonomo da tutti i poteri dello Stato, in particolare dall esecutivo», chiarisce Rosy Bindi. E Bersani conta sulle dita di una mano le votazioni che serviranno a sceglierlo, se Renzi non farà scherzi e dialogherà con la minoranza: «Ci siamo sentiti e ci vedremo, non mi ingelosisco se parla con Berlusconi». Monica Guerzoni La resistenza di Gotor: Matteo non può zittirci Lo storico, uomo forte dell area ex Ds: chiamarci gufi è propaganda, lui non faccia lo struzzo ROMA «Il canguro di Renzi? Cancellare d un colpo i nostri emendamenti sarebbe un atto di gravissima irresponsabilità e noi ci sentiremmo con le mani libere. Spero non avvenga...». Stremato dalla maratona oratoria davanti al plotone di telecamere e giornalisti, Miguel Gotor si accascia su un divanetto del salone riservato alla stampa: «Scrivete che sono un bravo ragazzo». Non un leader, perché «non è il mio ruolo». E quando un cronista lo definisce il nuovo D Alema, l autore dell emendamento che fa tremare Palazzo Chigi lascia l italiano dei professori e passa al romanesco: «Di che stiamo a parla, avrebbe detto Alberto Sordi?». Se Bersani nel 2013 avesse vinto, oggi Gotor sarebbe ministro della Cultura. Invece è il senatore che Renzi, arrivando a Nel 2012 Pier Luigi Bersani con Miguel Gotor prima del confronto con Renzi su RaiUno: il segretario del Pd postò la foto su Twitter Palazzo Madama, ha definito «il mio nemico preferito». A lui la definizione è piaciuta, perché la vanità non gli fa difetto e sin da ragazzo è abituato a primeggiare: storico, autore di saggi di successo, cattedra di Storia moderna a Torino, nel Lo scenario Per i renziani il fronte dei ribelli si ridurrà, come già sulle correzioni all Italicum 2008 ha vinto il Premio Viareggio con le «Aldo Moro, Lettere dalla prigionia». La passione per gli archivi è ancora intatta, ma adesso la sua battaglia è impedire che la nuova legge elettorale «voluta da Berlusconi e Verdini trasformi il nostro Paese in una democrazia di cooptati». Per impedirlo è pronto a sfidare Renzi e ripete che lui non mollerà: «Se la proporzione tra nominati ed eletti con le preferenze non cambia, io questa legge non la voto». Guai a chiamarlo gufo, perché è una cosa che non sopporta: «È una parola che fa parte della propaganda, piuttosto il premier non faccia lo struzzo». A chi lo attacca e definisce il suo emendamento «contro Renzi», ribalta il concetto: «Sto facendo il massimo per l onorabilità del Pd e della sua storia». E se qualcuno spera che la sua sfida sulla legge elettorale si riveli una breccia per la scissione, Gotor risponde come farebbe Bersani: «Civati sbaglia. Io resto nel Pd con due piedi, il cuore e la testa». M. Gu. Civati Con Renzi premier mia madre non ha più rifatto la tessera del Pd. I miei vorrebbero che uscissi dal Pd, ma io resisto Guerini Se non si approva l Italicum si torna al punto di partenza È interesse di qualcuno tornare nella palude? Fassina Dobbiamo costruire le condizioni per andare oltre il patto del Nazareno: vanno coinvolte le forze di opposizione In commissione Urla tra i dem sulle lobby Slitta il sì ai fondi per le navi militari ROMA Tensione alta nel Partito democratico sulle spese militari. Il capogruppo in commissione difesa della Camera, Giampiero Scanu, giovedì scorso ha chiesto uno slittamento della decisione di rinnovare la flotta della Marina militare (5,4 miliardi di euro). Manifestando «forte disappunto per le pressioni che da diverse parti sono state esercitate con intensità su diversi componenti in modo da orientare il parere della commissione», si legge nel verbale pubblicato sul sito della Camera. La vicenda è degenerata nei corridoi con un vivace scambio di battute tra Scanu e il collega di partito Salvatore Piccolo. Alla considerazione di Scanu «io sono un uomo onesto», Piccolo ha reagito gridando: «Tu la devi smettere di gettare sospetti. Qui siamo tutti onesti». E il tutto è finito in un video girato dai Cinquestelle e postato sul blog di Grillo. Oggi ci dovrebbe essere una nuova puntata. Scanu presenterà una proposta di acquisto condizionato che terrà conto di alcuni approfondimenti svolti. Una mozione che, secondo indiscrezioni, dovrebbe invitare il governo ad assolvere prima ad alcuni adempimenti inevasi. Sullo sfondo il braccio di ferro per il controllo delle spese militari, che il Parlamento rivendica, e che ha già portato allo scontro sulla riduzione degli F35. La partita in gioco ora è di altri 1,6 miliardi di euro per l acquisto di altre quattro navi da guerra oltre alle dieci inizialmente richieste. In più la commissione Difesa è stata sollecitata a dire sì alla spesa di altri 2,6 miliardi di euro per l acquisto di 381 nuovi carri blindati. Dunque non è da poco il sospetto di pressioni lobbistiche in corso che i Cinquestelle rincarano: «Da quasi un anno la ministra Pinotti va ripetendo che per decidere il taglio degli F35 chiesto dal Parlamento bisogna assolutamente attendere le indicazioni del Libro Bianco osserva Luca Frusone ma quando si tratta di acquistare nuovi armamenti per miliardi e miliardi di euro non ci sono problemi». Virginia Piccolillo

10 10 POLITICA «Alle primarie liguri voti pagati, minacce ed elettori di destra» I garanti pd sui seggi annullati. Cofferati oggi dai pm Martedì 20 Gennaio 2015 Corriere della Sera La vicenda Dopo la vittoria di Raffaella Paita alle primarie liguri, lo sfidante Sergio Cofferati presenta ricorso, denunciando le irregolarità del voto di militanti di centrodestra e di stranieri Il comitato dei garanti annulla il voto in 13 seggi (4.000 schede in tutto). Renzi venerdì considera chiuso il caso ma Cofferati sabato lascia il partito giudicando inaccettabile «il silenzio del Pd» Il medico di Berlusconi E ora Zangrillo (genovese) frena la corsa del candidato FI «Berlusconi sceglie Garaventa. A me non risulta». Così twitta Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi e genovese di nascita. È di fatto una bocciatura dell imprenditore Federico Garaventa alla corsa di governatore. Nei giorni scorsi la sua candidatura era apparsa come una delle più papabili per il partito di Forza Italia. «Sia io sia il presidente Berlusconi amiamo Genova e la Liguria dice Zangrillo. Il tentativo è di individuare una figura che possa interpretare i bisogni di una Regione rovinata dai malgoverni passati. È in corso uno sforzo per trovare un nome condiviso tra più forze politiche e la società civile. Al momento, nessuna candidatura certa». GENOVA Le 5 pagine con cui la commissione dei garanti ha spiegato l annullamento del voto delle primarie liguri in 13 seggi, cancellando oltre schede, sono costate molte ore di lavoro. È un documento che pesa. Sergio Cofferati, sconfitto da Raffaella Paita, conferma che oggi porterà i verbali in Procura a Genova. Tutte e 28 le segnalazioni di irregolarità sono partite dall europarlamentare e dai suoi supporter. I garanti hanno scelto una prosa asettica che non attenua l anomalia di alcuni fatti. Come nel caso del seggio di Santo Stefano al Mare (Imperia): una scrutatrice lamenta «la presenza di un assessore di Pompeiana che chiedeva, recandosi più volte presso il seggio, l elenco dei votanti per verificare che tutte le persone da lui mandate a votare lo avessero fatto, aggiungendo che in caso contrario avrebbe dovuto saldare i conti. Per l attività inquietante segnalata, il disturbo del voto e la grave dichiarazione espressa, il collegio decide di annullare il voto del seggio». Il sindaco di Pompeiana Rinaldo Boeri aveva firmato nel 2012 un documento a sostegno di Scajola. Nel seggio di Moconesi (Tigullio) è a verbale «un pressante controllo del voto e l interferenza di persone estranee al seggio, appartenenti a liste contrapposte al centrosinistra», che in un caso, «hanno espresso frasi volgari rimanendo a controllare e minacciando e intralciando la libera espressione del voto». A Lavagna (Tigullio), riportano ancora i garanti, «risultano gravi segnalazioni di due elettrici, e in particolare di una, che parla di euro versati a lei prima dell ingresso nel seggio ai fini del voto». Altro caso, a Savona, Albisola Superiore (sindaco Franco Orsi, ex senatore pdl), dove sono stati segnalati al voto «9 soggetti dichiaratamente di centrodestra di cui risultano a verbale i nomi così come risulta a verbale che un elettrice votando ha dichiarato di essere per il centrodestra». Il seggio di Savona a Vallepiana è annullato perché «viene segnalato suggerimento di voto espresso e ripetuto» al momento del voto e «la insistente richiesta di consegna ai votanti delle ricevute di versamento». Nel seggio di Deiva Marina (La Spezia) esponenti di centrodestra davano indicazioni esplicite di voto. I garanti hanno deciso di non annullare il voto degli immigrati in mancanza di prove perché «si compirebbe una discriminazione intollerabile». Accettati quindi i voti dei nigeriani «accompagnati da una donna» a Savona e dei dominicani «accompagnati da un interprete» a La Spezia. Annullato invece il seggio 8 di La Spezia: oltre alle foto scattate in cabina, un interprete «spiegava cosa fare» agli stranieri e pagava i 2 euro. Infine, i garanti ricordano che per il seggio di Albenga sono in corso accertamenti dell autorità giudiziaria mentre dichiara il non luogo a procedere per il quartiere genovese di Certosa, «considerato l intervento dell indagine delle forze dell ordine». Erika Dellacasa Dibattito Il deputato della minoranza pd Gianni Cuperlo, 53 anni, ieri negli studi di La7 ospite della trasmissione L aria che tira. Alle sue spalle un immagine del deputato Ue Sergio Cofferati che, lasciando il Pd, è stato criticato da Renzi e difeso dalla sinistra del partito: «Il suo addio peserà sul voto per il Colle» (Italy Photo Press) MMMH... SOB... EUREKA!

11 POLITICA 11 Berlusconi e Alfano, accordo per il Colle Sul tavolo i nomi di Casini e Amato Corriere della Sera Martedì 20 Gennaio 2015 Il no alla scelta di un dem. Martino possibile candidato di bandiera alla prima votazione La vicenda Dopo l affondo di Renato Brunetta contro Renzi, Silvio Berlusconi domenica bacchetta il capogruppo azzurro e rassicura il premier: può «stare tranquillo perché Forza Italia rispetterà il percorso delle riforme» Il giorno successivo però Berlusconi fa marcia indietro rispetto ai toni distensivi: crescono le tensioni sul patto del Nazareno. Mentre gli ambasciatori sono al lavoro nella trattativa con il Pd per la scelta del capo dello Stato Anche dentro al partito non mancano i dissidi. La minoranza, vicina a Raffaele Fitto, chiede da tempo una linea di opposizione più dura verso il governo L intervista di Marco Cremonesi ROMA L accelerazione è imposta dal frenetico incrocio di voti Quirinale, riforme, legge elettorale e dal montare delle tensioni interne a Pd e FI che potrebbero far saltare i delicatissimi equilibri del patto del Nazareno. Per questo l incontro tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, con rispettive delegazioni (Toti e Ghedini da una parte, Lupi e Quagliariello dall altra e Cesa in rappresentanza dell Udc), è stato anticipato a ieri sera, a Milano in Prefettura. Come è stato ufficializzato quello che si terrà stamattina a Palazzo Chigi con Matteo Renzi, per discutere di Quirinale e riforme. Se si tratti di momenti decisivi e conclusivi per la maxipartita riforme-legge elettorale- Quirinale lo si capirà nelle prossime ore, ma una cosa è certa: Berlusconi tenta in tutti i modi di conquistare assoluta centralità nella scelta del candidato al Colle. Vero obiettivo, quello al quale tiene più di qualsiasi altro per ritornare a quella «piena agibilità politica», che rivendica, e non solo. Per questo ha deciso di ricostituire proprio su questo terreno l asse moderato con Alfano e i centristi, che serve anche a rimettere in piedi un alleanza sgretolata. Per questo ha incontrato vis-à-vis domenica sera a cena, ad Arcore, Matteo Salvini (mentre Alfano ieri si è incontrato con Maroni). E per questo ha placato (per ora) i suoi in subbuglio chiedendo toni bassi e pazienza, da Brunetta (col quale ha parlato ieri mattina) a Fitto, che incontrerà tra oggi e domani, ma che resta sul piede di guerra e deciso a votare no con il suo gruppo sia sulle riforme che sulla legge elettorale se non passerà il premio di maggioranza alla coalizione al posto di quello di lista imposto da Renzi. In questo puzzle ancora totalmente da comporre, l intesa con Alfano è comunque un risultato molto positivo per il Cavaliere, che prima di entrare in Prefettura si era detto «ottimista» sulla possibilità di arrivare a un presidente «garante di tutti e non di una parte». Alla fine delle quasi due ore di colloquio, è stato il leader dell Ncd ad annunciare quella che si profila come una svolta: «Abbiamo deciso di unire le forze che si riferiscono al Ppe per condividere la scelta di un candidato presidente della Repubblica di area moderata e non del Pd. Ci rivedremo nei prossimi giorni per indicare un nome. Abbiamo concordato sul metodo», che vedrà una consultazione permanente. Conferma Giovanni Toti: «Faremo pesare i nostri voti (sulla carta quasi 150 per FI e circa 80 per l area moderata, ndr), indispensabili per eleggere il capo dello Stato. Che non potrà essere esponente del Pd perché non è possibile che la sinistra Nel 2011 Silvio Berlusconi e Angelino Alfano insieme sul palco al Consiglio nazionale del Pdl: è il primo luglio 2011 e Alfano, all epoca braccio destro del Cavaliere, viene nominato segretario del partito per acclamazione. A novembre 2013 l addio al Pdl e il ritorno a Forza Italia voluto dal Cavaliere sancisce la fine del sodalizio tra i due: Alfano, con altri dissidenti, fonda il Nuovo centrodestra e resta nella maggioranza di governo sia con Letta sia Renzi (Ansa) Vertice con Fitto Tra oggi e domani il Cavaliere vedrà Fitto, ieri il colloquio con Brunetta abbia tutte le cariche istituzionali del Paese: è ora di un presidente espressione dell area popolare e di centrodestra». Su come arriverà la proposta dell asse moderato ancora non ci sono certezze: si parla della possibilità che venga avanzata una rosa di nomi, oppure ipotesi di cui si parla in queste ore si andrebbe sulla candidatura di Antonio Martino alla prima votazione, che rappresenterebbe la «bandiera» sotto la quale contare i propri voti e farli pesare per il quarto scrutinio (a maggioranza assoluta). Solo a quel punto, verificata la tenuta dei rispettivi eserciti, si cercherebbe di far passare uno dei due candidati ad oggi fra i più gettonati del toto-quirinale: o Amato (che però non sarebbe certo il più gradito a Renzi) o Casini, sul quale potrebbe convergere senza sforzo l area ex popolare del Pd. Chiaro però che la partita sia ancora totalmente aperta, e come negli scacchi si sia solo alla fase del posizionamento. Ma, se l intesa di centrodestra reggerà gli azzurri sperano che, nel segreto dell urna, anche la Lega sia disponibile a collaborare, un vantaggio strategico per Berlusconi e Alfano sarà già acquisito. Perché però la posizione dei moderati sia davvero di forza è necessario che i partiti che 130 i parlamentari di Forza Italia, 60 al Senato e 70 alla Camera. Sono 70 quelli del gruppo di Area popolare (formato da Ncd e Udc): 36 a Palazzo Madama e 34 a Montecitorio compongono il uovo asse siano uniti al loro interno, o perlomeno lo appaiano ai blocchi di partenza. Cosa che allo stato non è affatto certa. In Forza Italia infatti, nonostante ieri i toni siano rimasti bassi e alcuni liti paiano rientrate, la partita è tutta da giocare. Berlusconi appunto ha parlato con Brunetta, e si è riappacificato dopo lo scontro di due giorni fa: il capogruppo, rassicurato dal fatto che sulle riforme il voto finale alla Camera dovrebbe slittare a dopo il Quirinale, ha accolto l invito a troncare la polemica con Renzi. Con Fitto invece le posizioni restano distanti. Oggi all incontro con Renzi, al quale andrà accompagnato da Letta e Verdini, Berlusconi dovrebbe ribadire l indisponibilità del suo partito a votare il premio di lista, Le forze Ppe Alfano: abbiamo unito le forze che guardano al Ppe per un candidato di area moderata ma dovrebbe anche ribadire il sì finale alla legge elettorale. Se ci saranno cedimenti su questo fronte, sarà difficile per il Cavaliere mantenere compatte le sue truppe, dopo che già ieri nel voto alla Camera sul bicameralismo FI ha avuto pesantissime defezioni. Ma anche se l intesa del Nazareno fosse semplicemente confermata, il gruppo dei fittiani è orientato a votare no alla legge elettorale, come sulle riforme. Un segnale forte per marcare l identità di una minoranza che però potrebbe poi allinearsi alla maggioranza nel voto sul Colle se il candidato fosse espressione del fronte moderato. Saranno gli incontri delle prossime ore a fare almeno un po di chiarezza su un cammino che appare ancora accidentato e molto, molto lungo. Paola Di Caro Salvini: con Silvio mi giocherei la credibilità «Facciamo partite diverse. Ora l unica cosa che conta è il referendum sulla Fornero» Chi è Matteo Salvini, 41 anni, eurodeputato dal 2004, è segretario federale della Lega Nord da dicembre 2013 Oggi e domani Salvini vestirà i panni di conduttore radiofonico a Un giorno da pecora, a fianco di Giorgio Lauro, su Radio 2 (in onda alle 13.40) MILANO «Se avessi visto Berlusoni? Gli avrei chiesto un centrocampista e due difensori. Ho portato mio figlio a vedere il Milan con il Sassuolo e con l Atalanta, e abbiamo perso. Qui però non ci perdiamo due partite: ci stiamo perdendo una generazione». Matteo Salvini non ha nessuna voglia di parlare dei suoi incontri con Silvio Berlusconi. Nemmeno vuole ammettere di aver dato il bidone al leader di Forza Italia alla cena di Arcore fissata per l altra sera. Lui, dice, pensa ad altro. Però, per i sondaggi un centrodestra basato sull asse Lega-Forza Italia tornerebbe ad essere competitivo. Non conta? «Conta la credibilità. E io non sono disposto a giocarmi quella della Lega. Se Berlusconi intende proporci un altra volta gli Alfano e i Cicchitto, noi non giochiamo quella partita. E non sono disposto a giocare la nostra credibilità su temi di cui molti milioni di italiani si strabattono, tipo la legge elettorale. Piuttosto, oggi è una giornata critica per la democrazia per qualcosa che conta davvero». L ammissibilità del vostro referendum sulla riforma Fornero del lavoro? «Ma certo. Il referendum è uno degli ultimi spazi di democrazia lasciati da Renzi, speriamo davvero che non ci siano brutte sorprese». E se l abrogazione della legge via referendum non fosse ammissibile? Maniere forti Senza consultazioni popolari, a chi dice che servono maniere forti cosa risponderemmo? «Di certo, la risposta della Corte costituzionale sarà decisiva per l azione della Lega nei prossimi mesi. Ma, quello, alla fine è il meno. Il problema è che nella democrazia secondo Matteo Renzi i cittadini non scelgono i propri parlamentari. E con la sua riforma della Costituzione i sindaci e le Regioni si ridurranno ad essere esattori per conto terzi. Se neanche sono più possibili i referendum, che cosa potremo rispondere a chi ci dice che occorrono le maniere forti?». Ce lo dica: che cosa risponderete? «Il problema esiste. Io so che il 28 febbraio abbiamo dato appuntamento in piazza a Roma a mezza Italia. Io spero si possa arrivarci un po più tranquilli e non con la gente ancora più inferocita». Salvini, così però continua a solleticare la pancia delle persone... «Macché. Continuano a dirmi che la Lega rischia di perdersi i voti moderati. Nel 2014 hanno chiuso 12 mila negozi, e si sono persi 450 mila posti di lavoro nell artigianato e nelle partite Iva. La risposta di Renzi è stata lo sconto Irap per professionisti e artigiani senza dipendenti: tre euro al mese. Tre euro. Sono io che preoccupo i moderati? Semmai, si può fare un rimprovero, moderato beninteso, alle associazioni di categoria. Che sono troppo silenziose. Hanno paura di disturbare Renzi. Come tanti, anche nel suo partito, hanno paura che lui li ghigliottini. È come il Terrore nella Rivoluzione francese. Ma se tutti alzassero la voce, saremmo tutti meno soli». Perdoni. Anche ieri lei ha detto che se ci fossero elezioni, la Lega non si alleerebbe con Forza Italia. Anche qui, la solitudine può essere rischiosa. «Il punto è non fare basse operazioni di potere. Non si Forza Italia continua ad essere di aiuto per il governo Se anche avessi visto Berlusconi avrei potuto solo chiedergli un centrocampista tratta solo del fatto che i voti della Lega non siano sommabili a quelli di Alfano. Il fatto è che Forza Italia continua ad essere un aiuto per il governo». E Berlusconi cosa dice quando lei gli fa notare questo? «Dice che se gli sono prospettate delle riforme che lui ha sempre sostenuto, per coerenza non può sottrarsi. E che vuole un capo dello Stato di garanzia. Posso capirlo, ma noi continuiamo a ritenere che le politiche di Renzi siano devastanti per l Italia. Devastanti». C è chi pensa che il patto del Nazareno sia l ultima e somma manifestazione del conflitto d interessi. Un patto per le riforme ma anche per le aziende del leader di FI. «Ma che vuol farmi dire? Io onestamente non lo so. Però, onestamente, non ho ancora capito adesso il sostegno ai governi di Monti e Letta».

12 12 POLITICA I 5 Stelle respingono l offerta dem: sono bari e non c è niente in cambio «Noi contro i capilista bloccati». Ma lasciano uno spiraglio in caso di nuovi scenari Il caso Insieme Il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico (al centro), insieme ai capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Andrea Cecconi (a sinistra), e al Senato, Andrea Cioffi (a destra) ieri alla presentazione di «Open Tg» (LaPresse) ROMA «Renzi è un baro. Del resto lo è per cultura politica». Va giù con l accetta il deputato a 5 Stelle e membro del «direttorio» Roberto Fico, quando gli si chiede un giudizio sul Quirinale. Posizione condivisa da molti, visto che le profferte reali o potenziali del Pd dalla lettera di Debora Serracchiani, che li invita a votare a favore del premio alla lista, alla possibilità di un nome condiviso per il Colle vengono respinte al mittente. Ma Fico è anche presidente della Commissione di Vigilanza Rai e in questa veste si presenta alla stampa per presentare «Open tg», sito che si propone il compito di «rendere chiari e accessibili» i dati Agcom sulla par condicio. Dati «molto tristi», che dimostrano come né la tv pubblica né quella privata «rispettano il pluralismo dell informazione». Giornata ancora all insegna dell attendismo, quella dei 5 Stelle. C era da rispondere al Pd sulla richiesta di collaborazione all Italicum, ma non è arrivata nessuna missiva ufficiale, se non un post di Grillo che definisce «marcio» il Pd. I cinque membri del direttorio che oggi saranno a Bruxelles per incontrare la delegazione europea ieri hanno fatto il punto con Grillo e Casaleggio nel primo pomeriggio. La linea è quella di dire no, ma non ufficialmente, per lasciarsi uno spiraglio nel caso in cui lo scenario politico cambi all improvviso. Secondo Fico, «la lettera della Serracchiani lascia il tempo che trova, non rientra tra le nostre priorità e serve a depistare rispetto ai problemi del Pd: dai 30 senatori che non vogliono le liste bloccate al caso Cofferati. Noi poi siamo per le preferenze al 100 per cento». Quanto al Quirinale, Fico non si sbilancia sulle Quirinarie («vedremo, siamo lavorando») ma è chiaro sulla direzione: «È una partita a poker, non è una cosa seria. Non c è nessun tavolo con il Pd e non accetteremo un candidato che arriva dal patto del Nazareno». Un membro del direttorio è ancora più chiaro: «Diremo di no alla lettera della Serracchiani perché non c è lo scambio. Cosa ci danno loro in cambio del sì al premio di lista?». «Sono ridicoli quelli del Pd chiosa la senatrice Paola Taverna, con la consueta franchezza è da settimane che aspettiamo risposte». Anche Andrea Cecconi è sul no netto: «Il Pd con quella lettera parla a nuora perché suocera intenda». Dove la suocera sarebbe Forza Italia: nel senso che l offerta non sarebbe altro che un modo per minacciare Forza Italia di ricorrere a un altro forno, in caso di defezioni del partito di Berlusconi. Chi invece sta riflettendo su come comportarsi sull Italicum è il gruppo dei fuoriusciti a 5 Stelle. Ieri cinque senatori erano alla conferenza dove Miguel Gotor presentava l emendamento della minoranza. E oggi una decina di ex 5 Stelle potrebbe firmare un documento di appoggio su questa scia. Fico intanto si concentra sulla denuncia degli squilibri nell informazione. Il senso di «open tg» è rendere accessibili e trasparenti i dati ufficiali dell Agcom. Una sorta di guida semplificata. «Non ci sono interpretazioni», dice Fico, anche se gli estensori del sito sono parte in causa nella vicenda. «Open tg» Fico, a capo della Vigilanza Rai, lancia un sito sui dati «molto tristi» della par condicio Il presidente della Vigilanza, fa le pagelle dei tg: «Tutti danno un ruolo eccessivo al Pd che, sommato al governo, ha uno spazio enorme. E quasi sempre il secondo partito rappresentato non siamo noi ma Forza Italia. Queste tre forze sono considerate analoghe dall Agcom ma hanno proporzioni ben diverse». Bocciati da Fico sia i tg di Berlusconi, che danno ampio spazio a Forza Italia (ma non è una gran sorpresa) sia Sky Tg24, «totalmente appiattito su maggioranza e Pd». La7, tra le private, è quella che ha «un equilibrio maggiore». Con il servizio pubblico, «la situazione migliora». Ma «non abbastanza». Rainews finisce all indice e così il Tg1, «equilibrato solo in alcuni periodi» e il Tg3, «che premia soprattutto il Pd». Alessandro Trocino La vicenda Il Movimento Cinque Stelle non ha al momento fornito indicazioni ufficiali sui candidati che intende sostenere per la corsa al Colle Nel 2013, due mesi dopo il successo alle Politiche, Il M5S aveva optato per le «Quirinarie», consultazione online tra i militanti per scegliere il nome per il Colle. Vinse la giornalista Milena Gabanelli Nuove «Quirinarie» potrebbero ora svolgersi seguendo l esempio di quanto accaduto per la Consulta: una lista di nomi già selezionati dal Movimento da approvare o da respingere sempre online Martedì 20 Gennaio 2015 Corriere della Sera I due forni del Movimento in Europa Alleati degli euroscettici, dialogano (e votano) con Syriza e Podemos L intervento Quirinarie aperte, per il M5S un opportunità elezione del presidente della Repubblica L imminente costituisce una scadenza importante anche per il Movimento Cinque Stelle. Molti spingono il Movimento a entrare nella partita per il Quirinale, magari per cercare di prendere il posto di Berlusconi e poi poter gridare alla vittoria quando dovesse vincere un nome proposto da Renzi, accettato dai portavoce e ratificato dalla Rete. Per altro va detto che nessuno dei nomi di cui oggi si parla potrebbe essere votato a testa alta dal Movimento Cinque Stelle. Ma anche ammesso si voglia seguire questo metodo, il Movimento finirebbe per proporre delle Quirinarie sostanzialmente «bloccate»: la Rete infatti sarebbe chiamata tutt al più a decidere su pochi candidati preselezionati, in apparenza scelti dal Movimento, ma in realtà concordati con Renzi o qualche suo emissario. Questo non sarebbe solo vuoto tatticismo, ma un vero e proprio tradimento dei principi che hanno originariamente ispirato il Movimento. Auspicabili sarebbero invece le Quirinarie nella forma in cui furono originariamente proposte, quando di fronte all incapacità dei partiti di sciogliere il nodo del Quirinale il M5S diede a tutti gli iscritti la possibilità di indicare liberamente in rete il proprio candidato. Così nacque la candidatura di Rodotà che mandò in tilt l intero sistema partitocratico. Perché non provarci di nuovo? Nella «Notte dell onestà» annunciata dal Movimento per il 24 gennaio si lancino quindi le nuove Quirinarie per ripetere quel primo innovativo esempio di democrazia diretta attraverso la Rete. Sarà questo anche un modo per rilanciare il Movimento Cinque Stelle. Paolo Becchi ordinario di Filosofia del diritto I ruoli Anche in Europa, come in Italia, il M5S ha adottato dei capigruppo a rotazione. Per i primi sei mesi è stato capogruppo Ignazio Corrao, ora da pochi giorni gli è subentrata Tiziana Beghin Il Movimento è nel gruppo Efdd ma ha libertà di voto sui singoli temi e ultimamente ha allacciato rapporti con gli spagnoli di Podemos e i greci di Syriza I temi Con Iglesias e Tsipras possibili convergenze su temi comuni, come il lavoro e la povertà DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES In Italia i leader Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio dicono no a quasi tutto e tutti. Anche in Europa i 17 eurodeputati del M5S erano partiti isolandosi con il gruppo degli euroscettici britannici di Nigel Farage sui seggi all estrema destra dell emiciclo. Ma poi, davanti al rischio di un quinquennio di totale ininfluenza, hanno scelto una linea opposta. Al termine del loro primo semestre nell Europarlamento risultano disponibili a dialogare e ad accordarsi con tutti i possibili interlocutori, fino all estrema sinistra. «Per contare nell Europarlamento dobbiamo fare accordi con chiunque condivida i nostri temi, senza pregiudizi» afferma Ignazio Corrao, che ha coordinato gli eurogrillini nei primi sei mesi. Il leader del nostro gruppo Farage e il suo Ukip vogliono distruggere l Ue, noi invece la vogliamo cambiare. Crediamo nei valori dei padri fondatori, che hanno garantito 70 anni di pace. Ma pretendiamo che l Europa non sia più strumento delle lobby multinazionali e delle banche. Deve tornare dalla parte dei cittadini». La larga maggioranza tra popolari, socialisti e liberali aveva escluso gli eurogrillini da tutte le cariche in genere assegnate alle minoranze, replicando quanto era già stato attuato con l Ukip. Poi la differenziazione del M5S dall estremismo di Farage ha consentito lo sdoganamento. Un segnale istituzionale è arrivato dal presidente dell Europarlamento, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz. «Sono stata nominata da Schulz al vertice del gruppo di lavoro per l area euromediterranea, che è utile al nostro obiettivo di collaborazioni politiche in Spagna e Grecia dice Tiziana Beghin, subentrata a Corrao per rotazione semestrale. In questo modo il presidente dell Europarlamento ha riconosciuto la credibilità del nostro lavoro parlamentare nel rispetto delle nostre posizioni». L alleanza con gli euroscettici britannici è stata mantenuta in modo pragmatico e funzionale. «Abbiamo occupato noi i posti nelle commissioni parlamentari che i colleghi dell Ukip rifiutano afferma il copresidente del gruppo con Farage David Borrelli. Questo ci consente di operare in quasi tutti i settori». L inizio del M5S era stato in salita non solo per il «cordone Gli equilibri Verdi, liberali e sinistra li accoglierebbero nei loro schieramenti a Strasburgo 17 i parlamentari del Movimento 5 Stelle eletti a Strasburgo lo scorso maggio. Alle ultime Europee il Movimento ha ottenuto il 21,16% dei consensi, pari a voti. In seguito il M5S ha aderito al gruppo Efdd, insieme, tra gli altri, all Ukip di Nigel Farage sanitario» anti euroscettici. Il costoso e inutile mega apparato di comunicazione è stato smantellato in gran fretta. L autoriduzione degli «stipendi d oro» da eurodeputati, attuata dagli spagnoli di Podemos, ha anticipato e spiazzato gli eurogrillini. Molti eurodeputati li bollavano come «dilettanti allo sbaraglio». Ora parlano di «ragazzi che lavorano». Verdi, liberali e sinistra estrema accoglierebbero M5S nei loro eurogruppi. Per ora i 17 pentastellati, senza gli euroscettici britannici, si sono rivelati decisivi per arrivare al minimo di 188 eurodeputati necessari per consentire ai verdi, ai comunisti e a una minoranza trasversale di popolari, socialisti e liberali, di chiedere una commissione d inchiesta sullo scandalo Luxleaks, che coinvolge il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker per i favoritismi da paradiso fiscali concessi a multinazionali e banche quando era premier del Lussemburgo. Sono in corso accordi con Podemos dello spagnolo Pablo Iglesias e con Syriza del greco Alexis Tsipras su temi comuni come il rilancio dell occupazione e la lotta alla povertà. Per ottenere il reddito minimo garantito per tutti in Europa si considera una proposta di eurodeputati del Pd. Marco Valli e Marco Zanni dialogano perfino con leader europopolari nel controllare il bilancio comunitario o i mega prestiti della banca comunitaria Bei nei Paesi del Terzo mondo. Loro domande e interrogazioni hanno messo in imbarazzo il presidente della Bce Mario Draghi. È solo un inizio. L Europarlamento ha visto evaporare o scivolare generazioni di eurodeputati partiti con le migliori intenzioni. Ma questa specie di laboratorio del M5S in Europa incuriosisce. E può anticipare come potrebbe evolversi il Movimento se andasse oltre i no a oltranza di Grillo e Casaleggio. Ivo Caizzi

13 Corriere della Sera Martedì 20 Gennaio 2015 L iter A novembre la Camera ha convertito in legge il decreto per ridurre i tempi e smaltire l arretrato della giustizia civile, che taglia anche le ferie dei giudici Ora l attenzione si sposta sulla riforma del processo penale: tra i nodi, la responsabilità civile dei magistrati Il caso di Sergio Rizzo L allarme di Orlando per la corruzione «Livelli intollerabili» Il Guardasigilli: avanti con il falso in bilancio ROMA Risparmi, razionalizzazioni, difesa dell autonomia dei magistrati e del reato di falso in bilancio contro una corruzione che ha raggiunto «dimensioni intollerabili», introduzione del reato di autoriciclaggio ma anche rafforzamento del patteggiamento e riforma del giudizio di appello. Messa al sicuro la riforma sulla giustizia civile, lo scorso novembre, che secondo le stime del ministero sta già dando buoni risultati, e che «per 20 anni è stata assente dal dibattito pubblico a causa di 20 anni La sfida Il sistema giudiziario che non funziona un macigno sulla strada della crescita di polemica politica imperniata tutta sulla giustizia penale», il Guardasigilli Andrea Orlando ieri in Parlamento ha svolto la sua relazione annunciando che per la prima volta, al giugno 2014, il carico delle pendenze civili è sceso sotto i 5 milioni. «Il malfunzionamento del sistema giudiziario rappresenta ha detto Orlando secondo chi ci guarda da fuori, uno dei più grandi macigni sulla strada della crescita». E a questo macigno si affianca, «con effetti devastanti», la corruzione che, «dimostrano le In Aula Il Guardasigilli Andrea Orlando, Pd, ieri con Renato Brunetta, FI (Ansa) inchieste, ha raggiunto dimensioni intollerabili anche per il frequente intreccio con le organizzazioni di tipo mafioso». Dice di non voler «nascondere la polvere sotto il tappeto», il ministro della Giustizia. Ribadisce che la responsabilità civile delle toghe «non ha una finalità punitiva» ma nasce dall «esigenza di corresponsabilizzazione di chi ha causato il danno» e non vuole «comprimere l autonomia o la libertà del magistrato». Difende il reato di falso in bilancio, necessario «nel contrasto alle più gravi forme di criminalità economica». Il governo, su questo, ha introdotto emendamenti al testo in esame al Senato, con i quali «considerare condotte di falsificazione come illecito di pericolo elevando le pene per garantire» anche il carcere. Fa appello, il Guardasigilli, «a tutte le forze politiche» perché non si ricada su un «terreno di misera polemica ma di collaborazione». E in tema di giustizia penale, un altra arma nelle mani delle Procure, sottolinea Orlando, è l introduzione del reato di autoriciclaggio, POLITICA 13 con il quale «cancelliamo una delle pagine più vergognose del nostro Paese, con persone condannate in via definitiva che poi si godono bellamente i proventi della propria attività illecita». In parallelo, il ministro vuole alleggerire il carico penale, «rafforzando il patteggiamento, riformando il giudizio di appello, da trasformare in un controllo del giudizio di primo grado, e razionalizzando i casi di ricorso in Cassazione». La relazione di Orlando ha raccolto alla Camera 222 voti favorevoli, 89 contrari e 14 astensioni. Critica la Lega, il deputato Nicola Molteni, capogruppo in commissione Giustizia, dice che quella civile è stata soltanto una «miniriforma» e che molti non vanno più dal giudice «sia per sfiducia nella giustizia sia per l aumento dei costi per accedervi». I 5 Stelle, in una nota, parlano di «Orlando ministro fantasma»: «Il Patto del Nazareno lo ha fatto scomparire dalla politica italiana». Sul piede di guerra anche i giudici di pace: «Orlando ci umilia, pronti a scioperi». Mariolina Iossa Ai tribunali duemila esuberi delle Province Dalla mossa della Funzione pubblica un precedente per altre amministrazioni con troppo personale Il vicepresidente del consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini ha la ricetta: «Prendiamo cinquemila dipendenti delle Province e delle forze armate, formiamoli e risolviamo il problema». Il problema è quello dei tribunali dove mancano, secondo stime del ministro della Giustizia Andrea Orlando, fino a settemila persone. Mentre lo svuotamento di funzioni delle Province, dice una proiezione fatta dalla Sose e da Nomisma, potrebbe produrre nei soli enti delle 15 regioni a statuto ordinario esuberi. Logica vorrebbe che parte di quel personale venisse utilizzato per far fronte alle carenze di altre amministrazioni. Peccato soltanto che in certi casi la logica faccia a pugni con le regole burocratiche e le rigidità sindacali del pubblico impiego. Elementi che hanno sempre frenato, se non impedito del tutto, i passaggi fra pezzi diversi dell amministrazione. 20 mila Gli esuberi prodotti dallo svuotamento di funzioni delle Province Soprattutto, un transito così significativo costituirebbe un precedente fondamentale per un amministrazione disseminata di spaventose carenze a cui fanno riscontro sprechi inenarrabili di risorse umane. Senza contare le possibili conseguenze sul piano politico. La legge che porta il nome del sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, che ha ridimensionato ruolo e poteri delle Province eliminando l elezione diretta dei consigli, è stata fin dall inizio bersagliata di critiche. Bordate sparate dagli stessi partiti che avevano sostenuto la necessità di abolire quegli enti, votando anche la legge in Parlamento. Chi muoveva l accusa di aver menomato la rappresentanza democratica. Chi argomentava che non sarebbe cambiato nella sostanza proprio nulla. Chi sosteneva (e fra questi anche la Corte dei conti) che i risparmi alla fine sarebbero stati risibili. E continua a sostenerlo 7 mila I posti vacanti nei tribunali per il ministero della Giustizia Il meccanismo Il piano reso possibile dalla tabella che serve a tradurre i ruoli locali in quelli ministeriali L'impasse È andato in crisi l asse sindacati-burocrazie che finora aveva generato immobilismo Adesso però al ministero di quella che una volta si chiamava la Funzione pubblica hanno preparato una cosa per mettere in crisi il sistema consociativo fra sindacato e burocrazia interna che garantiva l immobilità. Si tratta della «tabella di equiparazione» fra diverse funzioni amministrative che serve a tradurre i ruoli degli enti locali in quelli ministeriali. Ed è ciò che dovrebbe servire e rimuovere gli ostacoli ai trasferimenti dalle Province, ridimensionate nelle loro competenze, allo Stato. Grazie agli effetti di questa «tabella» si prevede che dovrebbero passare ai tribunali almeno 2 mila ex dipendenti provinciali. Per le strutture della Giustizia non sarebbe certo la soluzione definitiva, ma un passo avanti sì. E lo sarebbe anche per altri uffici pubblici in debito d ossigeno verso i quali verrebbero dirottati altri esuberi. anche di fronte al taglio di un miliardo di euro l anno previsto dalla legge di Stabilità con la motivazione delle minori funzioni assegnate agli enti di area vasta. Ora, poi, c è anche un piano per abbattere un miliardo di debito pubblico con la vendita a un fondo gestito da Invimit, la società immobiliare pubblica nata un paio d anni fa, di beni di proprietà delle Province per un identico ammontare. Con effetti positivi, garantisce la Funzione pubblica, anche sulla spesa corrente. Nonché sull efficienza, se è vero che, come assicurano, il 25 per cento delle funzioni (quelle più inutili) sono evaporate. Auguri. In ogni caso il transito di massa verso i tribunali sarebbe un viatico importante. L operazione Province si è presentata di una complessità enorme, anche a causa delle resistenze passive che si sono automaticamente messe in moto nel tentativo di scongiurare il pericolo per le solite rendite di posizione. Ma non mancano neppure molti punti di domanda, come quelli che erano già stati segnalati quasi un anno fa nella relazione sulla spending review. C è per esempio il problema delle città metropolitane, ovvero gli enti che avrebbero ereditato le Province di una decina di città capoluogo come Roma, Napoli, Milano, Firenze, Bologna Dove la situazione a quanto pare risulta ancora da definire: tanto che si è ragionato nelle stime come se lì non esistessero esuberi. Per non parlare della galassia delle partecipazioni azionarie provinciali, il cui destino appare piuttosto fumoso. Ma c è anche il problema delle Province delle cinque regioni a statuto speciale, per cui la riforma Delrio non ha valore. E lì il percorso si presenta pieno di incognite.

14 # 14 Martedì 20 Gennaio 2015 Corriere della Sera Esteri La vicenda Arresti Dopo gli attacchi di Parigi e il conflitto a fuoco in Belgio, il 16 gennaio scatta l azione delle polizie Ue, con decine di arresti. 13 in Belgio tra Bruxelles, Molenbeek-St- Jean e Verviers; 2 sospetti della cellula belga fermati al confine italiano. Nelle banlieu di Parigi 12 gli arrestati dell entourage dei Kouachi e di Coulibaly (tra loro anche il «quarto uomo» della strage). A Berlino, 3 arresti; 1 all aeroporto scalo di Dublino; una 18enne fermata in uno scalo di Londra Espulsioni Dall inizio dell anno sono state espulse dall Italia 9 persone per collegamenti con la jihad: 5 tunisini, 1 turco, un marocchino, un pachistano molto attivi sul web, tra loro anche due reclutatori. Altre persone saranno presto mandate via Le misure Sono tre le «misure» ritenute urgenti nella lotta internazionale al fondamentalismo: il ripristino dei controlli al confini, l approvazione della direttiva Ue che obbliga le compagnie aeree a fornire tutti i dati sui passeggeri e un coinvolgimento dei gestori della Rete web per limitare la pubblicazione dei messaggi che incitano all odio Lotta al terrorismo La Ue cerca un patto con gli Stati arabi Renzi: già condotte operazioni con altri Paesi DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES L Unione europea punta a contrastare il terrorismo islamico concordando misure di intervento comunitarie e alleandosi con vari governi musulmani. Nel Consiglio dei 28 ministri degli Esteri dell Ue a Bruxelles, presieduto dall Alto rappresentante Federica Mogherini, è stata impostata questa strategia incontrando il segretario generale della Lega araba Nabil Al Arabi. Tra le proposte Ue spicca lo scambio di informazioni tra i servizi segreti nazionali, che spazierebbe dai dati sui passeggeri dei voli aerei (Pnr) fino a quelli sui sistemi di finanziamento dei gruppi estremisti. In Italia oggi al Consiglio dei ministri è atteso il pacchetto antiterrorismo coordinato dal ministro dell Interno Angelino Alfano in collaborazione con il Guardasigilli Andrea Orlando. Il sondaggio di Stefano Montefiori DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI È nato, o meglio rinato, un presidente. Non che François Hollande si sia inventato all improvviso una nuova personalità in due settimane: è sempre lui, quello infinite volte criticato nei primi due anni e mezzo all Eliseo. Ma nei giorni terribili delle stragi di Parigi i tratti di carattere di Hollande si sono rivelati dei pregi, ciò di cui la Francia aveva bisogno. Calmo senza essere freddo, empatico e degno, determinato ma non tronfio, il presidente Il piccione Al corteo per la pace un piccione lo ha sporcato sulla spalla. Anche questo è piaciuto a tutti finora più impopolare della V Repubblica ha trovato subito il tono giusto la sera di mercoledì 7 gennaio, il giorno della strage a Charlie Hebdo, quando è apparso in diretta tv per dire ai francesi «niente riuscirà a dividerci». La sua parola preferita rassembler, riunire che in passato Hollande è sembrato ripetere qualche volta per stanchezza, ha preso una forza nuova, quella di quattro milioni di persone che domenica 11 si sono riunite nelle strade di tutta la Francia. Dall inverno 2012 il sondaggio Ifop ha inflitto colpi tremendi, inesorabili e regolari al presidente che fu normale, ma per la prima volta ieri ne ha consacrato lo stato di grazia: 28 I capi di Stato e di governo che si troveranno il prossimo 12 febbraio a Bruxelles per approvare la linea comune antiterrorismo «Abbiamo bisogno di una alleanza per rafforzare la nostra cooperazione», ha spiegato Mogherini, anticipando la linea che guarda all Islam moderato e sarà discussa nel summit sull antiterrorismo dei 28 capi di Stato e di governo dell Ue in programma il 12 febbraio a Bruxelles. «Stiamo affrontando un terrorismo di matrice islamica, tuttavia i loro primi bersagli e primi nemici sono la stragrande maggioranza dei governi e dei credenti musulmani», ha sottolineato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni appoggiando l alleanza Ue con Paesi arabi. L emergenza è esplosa dopo gli attacchi sanguinosi di terroristi islamici nel giornale satirico Charlie Hebdo e nel supermercato kosher di Parigi. Giovedì scorso due presunti jihadisti sono stati uccisi in una sparatoria nella cittadina vallone di Verviers in Belgio. L Ue, Le forze speciali canadesi e i jihadisti Iraq, primo scontro sul terreno con l Isis Le forze speciali canadesi hanno avuto nei giorni scorsi uno scontro a fuoco con i jihadisti dello Stato islamico in Iraq. È la prima battaglia sul terreno confermata fra truppe occidentali e Isis da quando sono iniziati i raid aerei. «Le mie truppe avevano incontrato alti dirigenti iracheni ha detto il comandante delle forze speciali, il generale Michael Rouleau. Quando si sono spostati, si sono trovati sotto il fuoco di mortai e mitragliatrici». I canadesi hanno utilizzato i cecchini, nessun ferito (sopra, soldati canadesi in pattuglia, Reuters). che in passato aveva nominato un finora poco utilizzato coordinatore delle attività antiterrorismo, intende accelerare sotto la pressione di vari Paesi membri. Francia, Belgio, Italia, Regno Unito e Olanda hanno sollevato anche il problema delle migliaia di musulmani europei trasferitisi a combattere in Siria e in Iraq. Il ministro degli Esteri belga Didier Reynder ha sostenuto l importanza dello scambio di informazioni antiterrorismo, che ha considerato decisivo per individuare il gruppo di presunti jihadisti a Verviers e i loro collegamenti in Grecia e Turchia. In Belgio è stato schierato l esercito per aiutare la polizia a proteggere gli obiettivi sensibili. Ma Gentiloni ha ribadito la contrarietà dell Italia agli eccessi perché «non possiamo accettare che la minaccia del terrorismo cambi il nostro modello di società, basato sulle libertà fondamentali». Dal Consiglio sono trapelate resistenze a istituzionalizzare e automatizzare la condivisione delle notizie riservate. Pesano la concorrenza e le «gelosie» tra i servizi segreti nazionali. Ma il premier Renzi, da «Quinta Colonna», su Rete4, fa sapere: «Ci sono state almeno un paio di operazioni» contro il terrorismo condivise dall Italia «con i servizi segreti degli altri Paesi». E Mogherini ha parlato di estendere la collaborazione a Stati come Turchia ed Egitto. Ivo Caizzi Il grande balzo di Hollande, «il normale» Convince i francesi dopo il dramma Charlie Calmo ma non freddo, il presidente più impopolare recupera 21 punti e straccia i record Tra la gente Il presidente della Repubblica francese François Hollande, 60 anni, socialista, in visita al mercato di Tulle (Afp/Nicolas Tucat) balzo eccezionale di 21 punti, Hollande ormai raggiunge quota 40% di popolarità. «Si tratta di un caso rarissimo nella storia dei sondaggi di opinione dice Frédéric Dabi della società Ifop. Il solo episodio analogo riguarda François Mitterrand durante la guerra del Golfo del 1991, quando conquistò 19 punti di popolarità (comunque inferiori ai 21 di Hollande, ndr)». L altro uomo politico che rafforza i suoi consensi è il primo ministro Manuel Valls, autore il 13 gennaio di un trascinante discorso all Assemblea nazionale con ovazione di tutti i deputati (tranne i due del Front National). Valls aumenta di 17 punti e arriva al 61% di popolarità. L aspetto delicato di questa rinnovata fiducia dei francesi nel loro presidente e nel suo primo ministro è che arriva all indomani di attacchi terroristici senza precedenti che hanno fatto 17 morti. Qualsiasi trionfalismo sarebbe scandaloso. Ma se Hollande balza in alto nei sondaggi è proprio perché ha dato l impressione di non volere sfruttare la tragedia. I suoi avversari sono apparsi meno sereni: Marine Le Pen non è stata invitata ufficialmente alla manifestazione di Parigi e quindi ha preferito non partecipare, ma alla fine la sua assenza si è rivelata complicata da giustificare. Nicolas Sarkozy invece c era, ma fotografi impietosi hanno documentato il suo darsi da fare Squadra solidale, partita sospesa Niente basket con il turbante Giovane sikh esce dal campo Con il turbante non si può giocare a basket. Questa l opinione di un arbitro del campionato giovanile bergamasco in programma sabato scorso. In campo Roosters Presezzo contro il Sebino Villongo. Un giovane indiano del Villongo non ha potuto scendere in campo perché indossava il tipico copricapo dei sikh, anche se in una versione «ridotta» dedicata a chi pratica sport. Il direttore di gara ha fatto presente che il regolamento non lo consente. La squadra si è opposta e per protesta alla fine del primo tempo ha lasciato il campo. «Gioco da cinque anni ha detto Singh. S., 16 anni ma non mi era mai capitata una cosa simile». di gomito per conquistare la prima fila nella foto di gruppo dei capi di Stato. Il web lo ha punito con centinaia di fotomontaggi: ecco Sarkozy accanto a Stalin nella foto di Yalta, con Neil Armstrong sulla Luna, Sarkozy con i Beatles sulle strisce a Abbey Road, in mezzo a Michelle e Barack Obama che si abbracciano, e così via. Hollande, glielo hanno riconosciuto anche all opposizione, ha realizzato un sans-faute, percorso netto. Il presidente che per due anni e mezzo ha fatto diluviare per ore in ogni occasione ufficiale non era colpa sua, ma comunque, alla marcia di domenica è stato accompagnato dal sole e persino da un arcobaleno. Pure il piccione che lo ha sporcato sulla spalla, proprio mentre consolava i superstiti di Charlie Hebdo, gli ha reso servizio: «È stato il modo migliore per uscire dalla cappa di emozione e simbolismi di questi giorni ha detto il vignettista Luz. Hollande, e pure il piccione, possono venire a trovarci in redazione quando vogliono». Puro spirito Charlie Hebdo. In quei giorni spaventosi Hollande non si è agitato, ha guidato le operazioni delle forze dell ordine senza proclami ma con efficacia, ha abbracciato Merkel ma soprattutto i parenti delle vittime. «Il Paese è cambiato ha detto ieri a Le Monde, e con esso lo sguardo che rivolge alla mia presidenza». Il difficile sarà, nei prossimi mesi, conservare almeno una parte del nuovo

15 Corriere della Sera Martedì 20 Gennaio 2015 ESTERI 15 La vicenda Ieri a Sanaa, la capitale dello Yemen, si sono affrontati per le strade ribelli sciiti e soldati dell esercito regolare L origine delle tensioni risale al 2004, quando gli Houthi, una setta sciita che abita le province settentrionali, prese le armi contro il regime dell allora presidente Saleh Nonostante le dimissioni di Saleh, nel 2011, la ribellione è andata avanti: nel solo 2014 i morti sono stati Gli sciiti si ribellano, Yemen nel caos Battaglia nelle strade della capitale Sanaa, spari contro l auto del presidente. Almeno 9 morti Yemen di nuovo nel caos. Ieri la capitale Sanaa ha vissuto momenti di guerriglia urbana: il palazzo presidenziale colpito a cannonate, lo stesso convoglio di auto del presidente Abd Rabbu Mansour Hadi preso di mira dai cecchini, strade vuote, combattimenti nei quartieri dove risiedono i capi militari e i membri del governo, spari presso l abitazione del ministro della Difesa. Fonti mediche sul posto confermano almeno 9 morti e una quarantina di feriti. Con le prime ombre della sera è stato imposto un fragile cessate il fuoco, restano spari isolati. L impressione è che i combattimenti possano riprendere da un momento all altro: in serata, i ribelli hanno circondato il palazzo del premier yemenita, Khaled Bahah, mentre quest ultimo si trovava nella residenza. Così torna sotto l occhio dei riflettori un Paese che in genere viene poco seguito dai media occidentali. Le violenze nella regione tutto attorno sono ultimamente di tale gravità che il pur destabilizzato Yemen passa in secondo piano. Tuttavia, proprio di Yemen si è tornati a parlare dopo l attacco del 7 gennaio contro il periodico satirico parigino Charlie Hebdo, quando emerse che gli attentatori potessero essere legati alla cellula yemenita di Al Qaeda. E, adesso, i combattimenti di Sanaa ripropongono l attualità del contenzioso religioso, ma anche militare, tra sciiti e sunniti, che dall invasione americana dell Iraq nel 2003 lacera il mondo islamico con rinnovata virulenza e vede al suo cuore il braccio di ferro tra Iran e Arabia Saudita. L origine delle tensioni risale infatti al 2004, quando la tribù degli Houthi, una setta residente nelle province settentrionali di sciiti cosiddetti Zaidi (che per usanze e credenze sono prossimi ai sunniti), cominciarono una ribellione armata contro il regime dell allora presidente Ali Abdullah Saleh (egli stesso di credo Zaidi). I ribelli accusavano il regime di essere corrotto, legato ai sauditi e 10 Milioni circa gli yemeniti di confessione sciita, su un totale di 24 milioni di abitanti troppo filoamericano. In pochi anni lo scontro si è allargato. Sanaa accusò l Iran di fomentare i rivoltosi sciiti e trovò aiuto a Riad. Del caos approfittarono le cellule locali di qaedisti, puristi sunniti, pronti persino a lottare a fianco degli sciiti pur di eliminare il governo centrale. Tutto ciò spinse gli americani a compiere alcuni raid mirati contro i qaedisti dopo il Ma con scarso effetto. L onda lunga della «primavera araba» raggiunse anche Sanaa nel 2011, tanto che un anno dopo Saleh fu costretto alle dimissioni. Ciò è però servito a poco, da allora le forze governative hanno progressivamente perso terreno. Tanto che nel Sanaa La mappa ARABIA SAUDITA YEMEN Al Ghaydah Al Mukalla Aden Mare Arabico In azione Ribelli sciiti occupano una strada che porta alla residenza del presidente dello Yemen, Abd Rabbu Mansour CdS settembre scorso le colonne militari Houthi sono arrivate a Sanaa. La promessa di una nuova Costituzione e maggior potere ai ribelli non è servita. Nel solo 2014 i morti negli scontri sono stati oltre Ormai i giorni del presidente Mansour sembrano contati. Una settimana fa il suo capo di gabinetto e braccio destro, Ahmed Awad bin Mubarak, è stato rapito nel cuore della capitale. «Siamo vittime di un vero colpo di Stato», ha dichiarato ieri la portavoce del presidente, Nadia al Saqqaf. Il regolamento dei conti pare alle sue battute finali. Lorenzo Cremonesi

16 16 ESTERI Martedì 20 Gennaio 2015 Corriere della Sera Accuse Alberto Nisman, 51 anni, trovato morto nel suo appartamento di Buenos Aires, poche ore prima di parlare in Parlamento. Il procuratore accusava «la presidenta» di aver coperto i mandanti della strage del 1994 Argentina, morte di un giudice scomodo Il procuratore Nisman indagava sui legami fra l Iran e la strage del 1994 al centro ebraico Doveva testimoniare oggi contro la presidente Kirchner. Il giallo del colpo alla tempia RIO DE JANEIRO «Da questa storia potrei uscirne morto», aveva detto pochi giorni fa il magistrato Alberto Nisman. «Ho avvisato mia figlia, su di me ne sentirai di tutti i colori», confidava in una intervista. Stamani al Congresso di Buenos Aires, commissione Giustizia, Nisman avrebbe dovuto presentare una delle più dure accuse possibili contro un capo di Stato: appoggio al terrorismo internazionale. Ma non potrà più farlo. Alla vigilia dell udienza Nisman è stato trovato morto nel bagno del suo appartamento, con un unico foro di proiettile alla tempia destra. Lo ha visto per primo la madre, che aveva chiesto di sfondare la porta insospettita dal suo silenzio. La notizia ha scosso l Argentina: è La ricostruzione di Guido Olimpio un giallo in più nel grande mistero Amia, l inchiesta alla quale Nisman lavorava da un decennio. Chi decise di far saltare in aria la sede della comunità ebraica di Buenos Aires, il 18 luglio 1994, uccidendo 85 persone? Il giudice riteneva da tempo di aver la risposta in tasca, fu un complotto ordito da funzionari dell ambasciata iraniana eseguito da un kamikaze hezbollah. Ma altrettanto scottante è ciò su cui Nisman stava indagando negli ultimi tempi. Il governo argentino, Cristina Kirchner in testa, avrebbe fatto un patto con il diavolo, un accordo segreto con l Iran tre anni fa. In cambio di forniture puntuali di petrolio, si sarebbe impegnato ad occultare le responsabilità di quel Paese nella strage. L Argentina avrebbe avuto anche un accesso privilegiato al mercato iraniano per le sue esportazioni di grano e carne. Nisman viveva, da solo, in un bilocale al 13esimo piano di un palazzo a Puerto Madero, l ex zona portuale di Buenos Aires riconvertita in quartiere elegante. Nell atrio del condominio, ma non al piano, ben dieci uomini di scorta. Lo studio ricolmo di carte e appunti, gli ultimi ritocchi alla relazione al Parlamento. In bagno, come ha detto sbrigativamente il ministro dell Interno Sergio Berni, assai vicino alla Kirchner, «i segni evidenti di un suicidio: un corpo, una pistola, una cartuccia di proiettile, la porta chiusa dall interno». Il ministro dell Interno: «Ci sono segni evidenti di suicidio» Al sicuro 300 Cd. Un collega in ferie torna per lavorare all inchiesta Ma ci credono in pochi, pochissimi. Nisman era stanco ma assai motivato per la sfida alla Kirchner, aveva parlato a lungo con colleghi, amici e giornalisti senza destare sospetti di un crollo psicofisico, aveva fissato un paio di interviste per questa settimana. L ipotesi più probabile è che il magistrato sia stato «suicidato». Ma da chi, e perché? Davvero il governo pensa che con la sua morte l Irangate argentino si possa fermare? Chi ricorda tre casi simili avvenuti durante il decennio di Carlos Menem, e sempre legati a casi giudiziari, sostiene che in Argentina non bisogna stupirsi di niente. Per tutta la giornata Cristina Kirchner non ha commentato la morte del giudice, e la tv Leader Cristina Fernandez de Kirchner, 61 anni, di formazione avvocato, presidente dell Argentina dal 2007, vedova del precedente leader Nestor Kirchner scomparso nel 2010, fotografata durante una cerimonia alla Casa Rosada, il palazzo presidenziale di Buenos Aires (Julián Alvarez) pubblica ha trasmesso a lungo ricette di frittelle. Per il governo Nisman era una specie di appestato. Ma i suoi colleghi si sono mossi subito. Un magistrato è tornato dalle ferie per ereditare l inchiesta. Pare che oltre 300 cd con testimonianze e intercettazioni, le prove del patto segreto con l Iran, siano al sicuro, non erano nell appartamento del giudice. Per la comunità ebraica in Argentina, la morte di Nisman è invece un colpo durissimo, «nessuno come lui sapeva tutto sull attentato del 1994». In serata, per allontanare i sospetti, il governo Kirchner ha annunciato di voler togliere il segreto di Stato a tutti i documenti sul caso Amia. Rocco Cotroneo Tutte le tappe dell intrigo di Buenos Aires Dalla pista Hezbollah alla soffiata italiana Nel mirino «Coinvolti» Dall alto, Ali Rafsanjani, presidente dell Iran ( 89-97); Mohsen Rezai, capo dei pasdaran ( 81-97), Mohsen Rabbani, consigliere culturale dell ambasciata iraniana a Buenos Aires ( 94-98): foto riprese da un poster, diffuso nel 2006 dal giudice Nisrim, che li indica come «responsabili» Milano Un brasiliano si presenta al consolato argentino: «Sta per esserci un attentato» WASHINGTON La storia dell indagine Amia è già intrigo prima ancora che scoppi la bomba. Milano, 8 luglio Un brasiliano si presenta al consolato argentino e racconta: «Sta per esserci un grave attentato contro la comunità ebraica a Buenos Aires». Wilson vive da alcuni mesi in Italia, a volte si presenta con il nome di Francesco Del Bianche, «professione pilota», in realtà si arrangia facendo il dj in una discoteca di Torino. Quando gli chiedono la fonte dell informazione, lui risponde: «La mia amica Nasrim, cittadina iraniana». Pensano sia un mitomane, nonostante ribadisca la segnalazione. Dieci giorni dopo dovranno chiedere scusa e spiegare. Alle 10 del 18 luglio un camioncino pieno d esplosivo distrugge l Amia, a Buenos Aires. Si porta via 85 vite. L inchiesta è subito un inferno, contaminata dalle faide politiche argentine, dai depistaggi. Gli errori si sommano a manovre per intossicare. L intelligence costruisce, nel tempo, un dossier indiziario, che conduce all Iran e ai militanti dell Hezbollah, probabilmente assistiti da elementi locali. Come in altre vicende di terrorismo si parte dai telefoni, dai movimenti di personaggi interessanti. Su questo il Corriere ha lavorato tra Buenos Aires e il vicino Paraguay. Rieccoci agli inizi dell estate Come colti da una scossa improvvisa i diplomatici di Teheran in Sud America lasciano le loro sedi. Grazie alla collaborazione internazionale gli argentini riscontrano un intenso flusso di telefonate, sempre collegate agli iraniani o all Hezbollah. Il 10 ne parte una diretta a un numero ritenuto uno snodo operativo dei guerriglieri filo-iraniani. Coloro che chiamano sono cauti. Creano una catena evitando di contattare più di una persona alla volta. Nella rete investigativa rimangono recapiti in Iran, Belgio, Austria, Libano. Più avanti ci spiegano le fonti se ne troveranno altri in Italia, alla Fiera di Milano e in un paese nei pressi di Como dove vivono un paio di sciiti libanesi. Il traffico dei telefoni si arresta quando l attentatore suicida si fa saltare per aria davanti all associazione ebraica di Buenos Aires. Passano mesi e anni, segnati da passi falsi, diatribe, testimoni comprati o sbugiardati. Gli investigatori devono evitare polpette avvelenate, ostacoli. Alla fine compongono un puzzle. L ordine d attacco è l accusa è venuto da Teheran, una ritorsione per il mancato rispetto di un accordo nucleare. L operazione l ha gestita un team che ha agito tra Buenos Aires, Ciudad del Este (Paraguay) e altri paesi della regione. Un network che si è appoggiato ad agenzie di viaggio di copertura, a una società alimentare che commercia carne e sopratutto al lavoro di Mohsen Rabbani, l addetto culturale dell ambasciata iraniana, in realtà un agente dei servizi. Sono loro a trovare il kamikaze, a prepararlo per il colpo. Nella struttura d attacco c è però una terza componente. Gli argentini parlano di una squadra che deve «imbrogliare le cose», fornendo magari false tracce. Non è chiaro se rientri in questa cornice la pista dei carapintadas, gli estremisti di Network di copertura Società che vendono carne, agenzie viaggi, uno strano addetto culturale iraniano... destra locali considerati a lungo i responsabili, tirati dentro da traffici e strane presenze. Erano complici o li hanno ingaggiati per creare confusione? Si riparla anche di Dos Santos e della sua amica, la prostituta Nasrim. Un'ipotesi è che sia stato usato per dare l allarme dai brasiliani che non volevano però essere coinvolti direttamente. Anche questo filone non porta lontano. Wilson esce dal quadro, smentisce tutto, torna alla sua esistenza randagia. Lo imita Nasrim, che arrestata in Europa, nega. Poi scompare con i suoi misteri. Nel centro del mirino restano i servizi iraniani e gli esponenti dell apparato clandestino Hezbollah guidato da Imad Mugniyeh che avrebbe usato Ciudad Juarez come base, sfruttando la presenza della comunità sciita. E aggiungono un aspetto interessante. I responsabili hanno imparato la lezione del primo attentato, quello La vicenda A fianco, le macerie dell Amia, il Centro ebraico di Buenos Aires distrutto da un camionbomba guidato da un kamikaze il 18 luglio 1994 Nell attentato persero la vita 85 persone. Le indagini indicarono come presunti responsabili emissari iraniani e Hezbollah Negli anni, tuttavia, nessuna prova decisiva è mai emersa e anzi la cortina fumogena sull evento si è fatta sempre più spessa del 1992 contro l ambasciata d Israele, sempre attribuito a militanti sciiti. Per questo hanno creato la cortina fumogena spingendo avanti figure improbabili che hanno fatto perdere tempo alla polizia. Altri pensano che siano la prova più chiara dell innocenza dei khomeinisti e ipotizzano un complotto per incastrare i mullah. A metà restano coloro che credono, in base agli indizi, alla colpevolezza del regime, ma ammettono che la pistola fumante non c è. Le polemiche Il magistrato e gli Usa Su Wikileaks escono cablo sul magistrato Nisman: troppo vicino agli americani finiscono per coinvolgere il giudice Nisman. Su Wikileaks escono cablo che lo indicano come troppo vicino agli americani. La politica argentina torna a impestare l aria. Siamo vicini all epilogo. Il magistrato accusa la presidente Kirchner di voler coprire i responsabili in nome degli affari. I suoi avversari reagiscono. Qualcuno esercita pressioni? Usano carte che non conosciamo per fermare l investigatore? Il corpo senza vita di Nisman permette di pensare tutto e il contrario di tutto. Come in ogni vicenda dove ci sono di mezzo le

17 ESTERI 17 Greta e Vanessa, si indaga sull amico pizzaiolo Il siriano, da 25 anni in Italia, forse implicato nel sequestro. Il Copasir: riscatto? C è sempre una contropartita Corriere della Sera Martedì 20 Gennaio 2015 A casa Dall alto Greta Ramelli, 20 anni, di Gavirate, e Vanessa Marzullo, 21, di Brembate ROMA S indaga, ora, sull amico di Greta e Vanessa. Mohammed Yaser Tayeb, 47 anni, siriano, già «attenzionato» dai pubblici ministeri del pool antiterrorismo. L uomo, in Italia da 25 anni, un lavoro da pizzaiolo ad Anzola (Bologna) potrebbe aver svolto una parte nel sequestro di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. Proprio Greta, lo scorso aprile, gli aveva affidato dettagli e coordinate del suo viaggio in Siria, spiegandogli, telefonicamente, anche il progetto formativo di pronto soccorso per i miliziani anti- Assad che aveva previsto ad Aleppo. In quel periodo i telefoni di Yaser Tayeb erano già sotto controllo e la chiamata è stata registrata. Non sarebbe la prima volta che, in una vicenda di rapimento e riscatto, si verifica un tradimento. Ma la notizia affiora nel giorno forse più complicato dopo la liberazione delle ragazze. Quando anche il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, parla di «giovani avventate e sprovvedute». Intervistato a SkyTg24, Stucchi, sottolinea l improvvisazione della missione ad Aleppo con parole severe: «Anche Amnesty ha ricordato che sulla cooperazione non si scherza e non si improvvisa, è un messaggio importante anche perché le conseguenze quando si tratta di affrontare un sequestro non sono solo, seppure importanti, di tipo economico: occorre impiegare risorse e uomini in territori delicatissimi, che mettono a repentaglio la loro stessa sicurezza». Stucchi conferma, 12 milioni la cifra indicata nei giorni scorsi come riscatto per la liberazione di Greta e Vanessa. Dice Giacomo Stucchi, presidente del Copasir: «La contropartita di cui si è parlato mi sembra esagerata» in qualche modo, il pagamento di un riscatto: «Contropartite ci sono sempre quando uno riesce a liberare ostaggi, ma non sempre sono di tipo economico. Dalle informazioni in mio possesso posso dire che la contropartita di cui si è parlato (12 milioni di dollari, ndr) appare francamente esagerata, il che non vuol dire che non ci sia stata». E ancora: «A prescindere dall importo, pagare dei soldi è un errore, meglio individuare altre soluzioni, meno dannose anche per il futuro perché se io faccio vedere che sono disponibile a pagare poi tutte le persone che si recano in certe zone diventano un bancomat per i terroristi». Che tipo di collaborazione abbia fornito Yaser Taheb è ancora interamente da chiarire. Nessun legame Smentita l ipotesi di un collegamento con il rapimento nel 2013 di 4 reporter italiani Se cioè si sia trattato di un vero e proprio ruolo di collegamento con una delle organizzazioni che poi hanno rapito le due cooperanti, oppure altro. I magistrati sembrano però convinti che, nel pianificare la loro iniziativa, le due donne, in perfetta buona fede, abbiano finito per fidarsi delle persone sbagliate. Ma cosa c era in quella telefonata di rilevante? La Ramelli, in sostanza, forniva alcune coordinate importanti. Spiegava all amico di voler pubblicare le proprie foto su Facebook, corredate di una presentazione delle attività già svolte, una sorta di curriculum insomma, parlando anche di immagini da pubblicare o meno. Dati sensibili da divulgare insomma. Nel frattempo sembra smentita l ipotesi di un collegamento fra l episodio di Greta e Vanessa e un altro sequestro, avvenuto nella primavera del 2013, sempre in Siria. Quello dei reporter Amedeo Ricucci, Elio Colavolpe, Andrea Vignali e la free lance italo-siriana Susan Dabous. In quel caso i quattro erano in contatto con Maher Alhamdoosh, studente a Bologna e amico del pizzaiolo di Yaser Taheb. Ilaria Sacchettoni Sondaggio Ipsos per Ispi e Rainews Il rapporto La minaccia più grave per l Italia La crisi economica 67% L immigrazione Il terrorismo islamico La diffusione di ideologie e movimenti di stampo populista La crisi tra Europa e Russia Eventuali problemi nell approvvigionamento energetico, gas e petrolio L instabilità in Libia 13% 8% 4% 4% 3% 1% La minaccia più grave a livello globale Il terrorismo islamico La crisi economica I cambiamenti climatici La diffusione di ebola La proliferazione nucleare La crisi alimentare La diffusione di ideologie e movimenti di stampo populista La questione israelo-palestinese Le tensioni tra Russia e Ucraina Le tensioni in Asia 30% 30% 18% 6% 4% 4% 3% 3% 2% 1% Le notizie del 2014 che hanno dato più speranza L impegno internazionale di papa Francesco L avanzata dei partiti euroscettici alle Europee 2014 Il Premio Nobel per la pace a Malala e Kailash Satyarthi La nomina della nuova Commissione europea I negoziati sul nucleare tra Iran e comunità internazionale L elezione di Al Sisi come presidente dell Egitto La transizione democratica in Tunisia Le proteste di Hong Kong Federica Mogherini Alto Rappresentante della politica europea di sicurezza comune 54% 9% 8% 7% 7% 4% 4% 4% 3% Il più importante alleato dell Italia in Europa Germania Francia 32% 30% Malta Polonia 1% 1% Spagna 14% Lussemburgo 1% Regno Unito Grecia Romania Austria 6% 6% 3% 2% Croazia Estonia Finlandia Svezia 1% 1% 1% 1% Il Paese più ostile all Italia in Europa Germania 56% Paesi Bassi 1% Francia 10% Slovacchia 1% Regno Unito 8% Cipro 1% Romania 4% Polonia 1% Grecia 2% 1% Irlanda Austria 2% 1% Lituania Finlandia 2% 1% Malta 2% Repubblica Ceca 1% Lettonia 1% Lussemburgo 1% Croazia 1% Danimarca 1% Spagna 1% Slovenia 1% Il governo italiano difende a sufficienza gli interessi dell Italia? nel Mediterraneo nei rapporti con la Russia in Europa nel mondo 22% 22% 18% 17% 78% 78% 82% 83% Sì No Valutazione dell operazione Mare Nostrum Negativa (voti 1-5) 58% Molto positiva (voti 8-10) 18% Abbastanza positiva (voti 6-7) 25% Non sa 6% Valutazione dell operato dell Italia nel semestre europeo Negativa (voti 1-5) 47% Molto positiva (voti 8-10) 12% Abbastanza positiva (voti 6-7) 33% Non sa 8% Sondaggio realizzato da Ipsos per RAINEWS ed ISPI presso un campione rappresentativo della popolazione adulta residente su tutto il territorio nazionale secondo genere, età, livello di scolarità, condizione lavorativa, area e ampiezza del comune di residenza. Sono state realizzate interviste online (su contatti), mediante sistema CAWI, eseguite dal 17 al 20 dicembre Il documento informativo completo riguardante il sondaggio è consultabile ai sensi di legge, per la sua pubblicazione, al sito Fonte: Ipsos Corriere della Sera La minaccia più grande? Viene dalla crisi dell economia di Luigi Ippolito Il principale problema internazionale in questo momento? L economia. Almeno secondo il parere della maggioranza degli italiani, interpellati dall Ipsos per conto dell Ispi e di Rainews. E la crisi, infatti, che viene considerata di gran lunga la minaccia più grave per l Italia e che arriva in testa anche a livello globale, sullo stesso piano del terrorismo islamico. Anche se va messo in conto che l indagine è stata realizzata a dicembre, prima dei tragici fatti di Parigi, che probabilmente hanno spostato non poco la percezione collettiva. Del tutto sottovalutate invece la situazione in Ucraina e le tensioni geopolitiche in Asia, forse anche per la minore attenzione che ricevono sui mass media. Evidentemente l ammonimento di Gorbaciov sul rischio di un conflitto nucleare in Europa e l impressionante corsa al riarmo in Estremo Oriente non vengono prese troppo sul serio dal pubblico di casa nostra. Che giudica a partire dal proprie vissuto quotidiano (le difficoltà economiche) e dalla spettacolarità degli eventi (attentati e simili). Un po a sorpresa emerge una maggioranza a favore delle sanzioni alla Russia, che pure hanno un impatto negativo sull economia italiana. L avanzata islamista dell Isis rispunta come notizia più preoccupante nel passato recente, che però si coniuga un po incongruamente con la definizione dell Iran quale principale minaccia alla pace (considerato che l Iran è in guerra con il Califfato e in piena trattativa con gli Usa). Unanimità invece nell indicare il «fattore positivo» a livello internazionale: il Vaticano e Papa Francesco. Le note dolenti sono tutte per l azione internazionale dell Italia, bocciata da una netta maggioranza degli interpellati. Tuttavia le spese dedicate a diplomazia e difesa sono giudicate più che sufficienti, nonostante il fatto che la Farnesina abbia un budget più risicato di altre blasonate diplomazie e soprattutto che le nostre spese per la difesa siano ben al di sotto del target indicato dalla Nato per contribuire efficacemente alla sicurezza collettiva. Colpisce la bocciatura dell operazione Mare Nostrum, che pure ha salvato migliaia di vite di disperati alla deriva nel Mediterraneo. Senza infamia e senza lode il semestre europe dell Italia, mentre il nostro campione all estero viene individuato in Mario Draghi, ben più di Napolitano e Renzi. Significativo il rapporto di amore/odio con la Germania, definita, a seconda degli interpellati, o il principale alleato o il principale nemico del nostro Paese in Europa. Ma a chi interessano queste faccende? Ai ceti elevati, professionisti e imprenditori. Casalinghe, pensionati e disoccupati badano a i fatti propri.

18 18 Cronache L intervista di Gian Guido Vecchi Martedì 20 Gennaio 2015 Corriere della Sera «Serve una paternità responsabile La famiglia ideale è quella con tre figli» In volo con il Papa: di fronte alla folla immensa di Manila mi sono sentito annientato Le tappe Il viaggio di Papa Francesco in Asia è cominciato il 13 gennaio con l arrivo nella capitale dello Sri Lanka, Colombo Il 15 gennaio il pontefice ha raggiunto le Filippine. Sabato è andato a Tacloban, la città che nel 2013 fu epicentro di un tifone che provocò mille vittime; qui ha celebrato messa e ha detto: «Non ho parole per condividere il vostro dolore. Vi dico solo che sono con voi, e che non siete soli» Domenica si è svolta la messa conclusiva del viaggio a Manila. A salutare Bergoglio al Rizal Park c erano sette milioni di persone: si è trattato della messa più affollata della storia DAL NOSTRO INVIATO SUL VOLO PAPALE «Alcuni credono che per essere buoni cattolici, scusate la parola, si debba essere come conigli...». Il volo PR8010 Manila-Roma si avvicina alla Cina quando Francesco raggiunge i giornalisti. Risponde alle domande per un ora. L imposizione della teoria gender e la gioventù hitleriana. La contraccezione e la «paternità responsabile». L Islam e la libertà di espressione. Dice che «la corruzione uccide i più poveri, oggi è un problema mondiale», e racconta di quando, nel 94, vescovo ausiliare a Buenos Aires, funzionari corrotti ne cercarono la complicità: «Quattrocentomila pesos per i poveri, la metà da girare a loro. In quel momento ho pensato a cosa fare: li insulto e do loro un calcio dove non batte mai il sole? Oppure faccio lo scemo? Ho fatto finta di non capire...». Santità, con le famiglie di Manila lei ha parlato di «colonizzazione ideologica». Che cosa intendeva? «Dirò un esempio che ho visto. Vent anni fa una ministra dell istruzione aveva chiesto un prestito per costruire le scuole dei poveri. Glielo hanno dato a condizione che nelle scuole ci fosse un libro di scuola per bambini, preparato bene, dove si insegnava la teoria del gender. Questa è la colonizzazione ideologica. Colonizzano con una idea che non ha niente a che fare con il popolo per cambiare una mentalità o una struttura. Al Sinodo anche i vescovi africani si lamentavano: certi prestiti a certe condizioni. Prendono il bisogno di un popolo, l opportunità di entrare e farsi forti. Con i bambini, non è una novità, lo hanno fatto le dittature del secolo scorso: pensate ai balilla, pensate alla gioventù hitleriana. Quanta sofferenza. Ogni popolo ha la sua cultura, storia, libertà. Le condizioni poste dagli imperi colonizzatori cercano di far perdere ai popoli la loro identità. Vi consiglio di leggere Il padrone del mondo di Benson». Ha citato la Humanae Vitae (contro la contraccezione, In aereo Papa Francesco parla con i giornalisti sul volo che li ha riportati in Italia dalle Filippine (Ansa/Ferrari) ndr)... «L apertura alla vita è condizione del sacramento del matrimonio. Paolo VI ha studiato come aiutare tanti casi particolari, problemi di tutti i giorni. Non è stato antiquato, chiuso, ma un profeta. Il suo rifiuto non era legato solo ai casi personali, dirà ai confessori di essere misericordioso, di capire. Ma lui guardava al neo-malthusianesimo universale che cercava un controllo della natalità da parte delle potenze. Questo non significa che un cristiano debba fare figli in serie, ho rimproverato una donna che era all ottava gravidanza dopo sette parti cesarei: vuole lasciare orfani i sette figli? Questo è tentare Dio...». Molti non sono d accordo con la Chiesa sulla contraccezione. Pensano che la crescita della popolazione sia tra le cause di povertà. «Tre figli è il numero che gli esperti ritengono importante per mantenere la popolazione. Quando si scende, succede ciò che ho sentito dire non so se sia vero potrebbe accadere in Italia nel 2024: non ci saranno soldi per pagare i pensionati. La parola chiave è: paternità responsabile. Pensi alla donna dei sette cesarei. Questa è irresponsabilità. Alcuni credono che per essere buoni cattolici si debba essere come conigli. Paternità responsabile: per questo nella Chiesa ci sono gli esperti, i pastori. Io conosco tante vie d uscita, lecite, che hanno aiutato. E per la gente più povera, il figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli». Nel 94 a Buenos Aires cercarono di corrompermi. Pensai: do loro un calcio dove non batte il sole oppure faccio lo scemo? Ho fatto finta di non capire La frase del pugno se uno parla male della sua mamma è stata intesa da alcuni come se giustificasse reazioni violente. «In teoria possiamo dire che una reazione violenta davanti a una offesa, a una provocazione, non si deve avere. Che dobbiamo porgere l altra guancia, come dice il Vangelo. Che abbiamo la libertà di espressione, in teoria, ed è importante. Ma siamo umani. E c è la prudenza, che è la virtù della convivenza umana che regola i nostri rapporti. Io non posso provocare, insultare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare e ricevere una reazione ingiusta. È umano. Io dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò deve essere prudente. Educata. Nella teoria siamo tutti d accordo, c è libertà di espressione e una reazione violenta è cattiva sempre. Ma nella pratica fermiamoci un poco». Si è appellato ai leader islamici perché condannassero il terrorismo. Come andare oltre quell invito non accolto? «Anche il popolo islamico moderato chiede lo stesso ai Monsignor Paglia spiega la carità attraverso la povertà Il suo saggio presentato in via Solferino: «Credenti e laici vadano incontro agli esclusi» suoi leader. Alcuni hanno fatto qualcosa. Io credo si debba dare loro un po di tempo. La situazione per loro non è facile. E io ho speranza, perché c è tanta gente buona, tra loro, tanti leader buoni. Sono sicuro che ci si arriverà». Siamo sorvolando la Cina. Perché non ha ricevuto il Dalai Lama? «Nei giorni della Fao non ho ricevuto nessuno. Siamo in relazione, non è vero che non l ho ricevuto per paura della Cina. Siamo aperti e vogliamo la pace con tutti. Il governo cinese è educato, anche noi. Facciamo le cose passo a passo. Ancora non si sa. Loro sanno che sono disposto a ricevere o ad andare. Lo sanno». Il momento più forte? Alla messa di Manila c erano 7 milioni di fedeli... «Penso alla messa a Tacloban: vedere il popolo di Dio pregare dopo la catastrofe del tifone, pensare ai miei peccati... mi sono sentito annientato, quasi non mi veniva la voce. Lo stesso a Manila. Il Signore era lì e ci diceva: pensate bene che voi siete i servitori, loro sono i protagonisti». Il libro La copertina della «Storia della povertà» di monsignor Vincenzo Paglia Il libro di 630 pagine è edito da Rizzoli «Incontrate di più i poveri, anche fisicamente». Con questa preghiera o consiglio, indirizzata a credenti e laici, monsignor Vincenzo Paglia ha concluso ieri sera la presentazione del sul libro Storia della povertà. Le ragioni per cui dovremmo fermarci e leggere questo volume con la copertina nera (Rizzoli), 600 pagine sulla «rivoluzione della carità» le ha illustrate con parole e immagini forti, don Paglia. Una è di questi giorni, il Papa a Manila e il suo silenzio davanti alla bambina in lacrime: «So solo abbracciarti, ha detto Francesco. Ecco, è l abbraccio del lebbroso al quale dobbiamo tornare». Bisogna conoscere i poveri. E cogliere la forza dirompente della carità, il messaggio di don Paglia (consigliere spirituale della comunità di Sant Egidio e presidente del Consiglio pontificio per la Famiglia). Con lui ieri nella Sala Buzzati del Corriere, la presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, lo storico Agostino Giovagnoli dell università Cattolica, il direttore Ferruccio de Bortoli. Il gesto «Prendiamo esempio dall abbraccio di Francesco alla bimba filippina in lacrime» Perché il tema dei poveri, la domanda condivisa. «Perché è impossibile continuare così senza arrivare a conflitti drammatici, causati da disuguaglianza economica e non solo». Conoscere i poveri e riscoprire la carità, allora. «L Europa è un continente chiuso, è culla di un umanesimo che però deve recuperare questo slancio. E serve un alleanza fra credenti e laici, accumunati dall attenzione ai poveri». L appello è forte: «Rompiamo il circolo di autoreferenzialità che rischia di bruciarci. Il povero è l escluso, andiamogli incontro». Alla carica di don Paglia, la presidente Tarantola aggiunge numeri, analisi, metodo. «Nel- le statistiche oggi è povero estremo chi vive con 1 euro e 25 centesimi e relativo chi ha un reddito sotto la media, questi sono in forte aumento anche in Italia. E attenzione agli Sala Buzzati Milano, Monsignor Paglia ieri al Corriere (Fotogramma) esclusi che comprendono immigrati, tossicodipendenti, donne violentate, analfabeti anche tecnologici», spiega l ex dirigente della Banca d Italia. Che risponde così alla domanda che fare: «Solidarietà e vicinanza, sì. Ma servono interventi su istruzione e formazione. E conviene sostenere le donne perché investono su salute ed educazione con ricaduta positiva sulla società». «Il libro mostra anche come si può vincere la povertà», sottolinea Giovagnoli. «Il sogno nascosto dice l autore è scrivere come la carità ha cambiato la storia». Federica Cavadini

19 Corriere della Sera Martedì 20 Gennaio 2015 CRONACHE 19 Il saluto La stretta di mano tra il governatore Roberto Maroni e don Mauro Inzoli: i due si sono incrociati sabato scorso al convegno sulla famiglia a Milano (foto Balti / Photoviews) Il prete accusato di pedofilia «Mio diritto andare al convegno» Maroni: «Avessi saputo l avrei allontanato». Giallo su chi gli ha rilasciato l accredito I partecipanti al convegno sulla famiglia svoltosi sabato a Milano I contestatori radunatisi all esterno della Regione durante il convegno 19 Gli Stati in cui già oggi la legge riconosce le nozze tra persone dello stesso sesso MILANO Caldamente consigliato di star zitto per evitare «ulteriori danni» da quello che a lungo è stato il suo mondo e il suo entourage, don Mauro Inzoli passa un lunedì braccato nella casa della povera mamma alla quale le ultime ore hanno provocato un «angosciante dolore», e della gentile sorella che infine verso sera abbandona la «resistenza» e ci consegna il memoriale difensivo. Scende in cortile dalla scala «D» e con un discorso interrotto dal rumore del treno che passa dietro il palazzo, nella periferia nord di Milano, la sorella parla per conto del sacerdote ex «punto di riferimento» di Comunione e Liberazione, già «espulso» da papa Francesco per abusi sessuali sui minori eppure sabato ben visibile e assai fotografato in seconda fila al convegno in Regione sulla «famiglia tradizionale», un convegno promosso dalla stessa Regione insieme ad Alleanza Cattolica e Fondazione Tempi ma che più voci e partiti hanno definito «omofobo». Il 64enne don Mauro rivendica «il diritto» ad andare dove vuole essendo «libero di farlo», spiega che era a conoscenza da tempo del convegno e subito s era ripromesso di parteciparvi, afferma che non si è imbucato ma si è registrato come chiunque altro; e fondamentalmente non giudica tutta questa storia «una questione di vita e di morte» come invece «sembra che sia diventata». Nulla cambia invece per le accuse di abusi che gli sono state mosse: lui s appella al «giudizio divino», il resto «passerà». Di sicuro don Mauro, sotto indagine dalla Procura di Cremona, innamorato di belle macchine e di sigari, originario di Torlino Vimercati, nemmeno cinquecento abitanti in provincia di Cremona, non è passato inosservato: sabato in parecchi di Cl l hanno notato. I posti non erano assegnati come conferma un altro dei presenti, vicino di seggiolino del sacerdote, il professor Stefano Zecchi, che giura essere ignaro dell identità e dei trascorsi di don Mauro. Dice Zecchi: «Sono arrivato in anticipo e mi sono sistemato. Poi è arrivato lui, ha visto quel posto libero, ha chiesto scusa e si è accomodato. Se n è stato zitto tutto il tempo. Applaudiva parecchio e con entusiasmo. Terminato il convegno quel prete mi ha parlato di come in Danimarca non ci sono bimbi down perché a suo dire fanno in modo di fermarli La difesa Il sacerdote: «Le accuse a mio carico? Passeranno, mi rimetto al giudizio divino» Stefano Zecchi «Mi ha detto solo che in Danimarca non nascono down perché li fermano prima» prima. Ammetto che mi ha inquietato...». Fonti del Corriere, domenica, hanno rivelato due elementi: la conferma che il sacerdote non è entrato casualmente ma lo ha fatto grazie a «un lasciapassare» ottenuto dagli uffici di Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale ed esponente di spicco di Cl. Ieri dallo staff di Cattaneo hanno precisato che «gli accrediti istituzionali sono stati gestiti dalla Giunta regionale». Vero o falso? Nel sottolineare che la presenza di don Mauro è stata «inopportuna» il governatore Roberto Maroni ha manifestato rammarico: peccato che il «cerimoniale non mi abbia informato altrimenti il sacerdote sarebbe stato allontanato». Abbiamo detto di Maroni e adesso diciamo del suo predecessore alla guida della Regione Roberto Formigoni, peraltro accostato al sacerdote in quanto questi sarebbe stato uno dei suoi confessori. Anche qui: vero o falso? Premesso che pure Formigoni ha definito «inopportuna la presenza di don Inzoli» e ha aggiunto che «la polemica montata è abnorme e strumentale», ripete che «non è mai stato il mio confessore, l avrò visto un paio di volte». Chiusa qua? No, per niente. C è la parentesi, lunga, di insulti e di gazzarra che ha accompagnato l intervento di Angelo Antinoro, 22 anni, studente di Giurisprudenza offeso dall avvocato ed ex ministro Ignazio La Russa che gli ha urlato «culattone» come documentato dal labiale in un video. La Russa, «impegnato in riunione», ha lasciato fare al portavoce con una nota diffusa in serata: «Non ho minimamente offeso il giovane gay venuto a interrompere e disturbare un incontro al quale peraltro ero solo spettatore». Andrea Galli L inchiesta Don Mauro Inzoli è nato 64 anni fa a Torlino, in provincia di Cremona. Sacerdote dal 1976, è stato a Napoli prima di approdare in una parrocchia di Crema. Da sempre vicino a Cl e a Roberto Formigoni, è stato per molti anni presidente della onlus Banco Alimentare. Don Inzoli era noto anche per il suo stile di vita: non disdegnava le auto di lusso e i buoni ristoranti Nel 2012, a sorpresa, un provvedimento del Vaticano lo aveva ridotto allo stato laicale: si era parlato di accuse a suo carico per pedofilia, benché non risultasse alcuna denuncia alla magistratura ordinaria. In seguito il provvedimento è stato attenuato e oggi don Inzoli può celebrare messa ma solo privatamente e non nella diocesi di Crema Il caso E il Procuratore smentì Pisapia «Non è indagato» di Maurizio Giannattasio o, non è stata una scelta «N avventata quella di autodenunciarmi, perché il problema non deve restare nei cassetti». Sabato scorso, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, penalista di fama, si era clamorosamente «autodenunciato», raccontando di essere finito sotto inchiesta per non aver cancellato la trascrizioni dei matrimoni omosessuali all anagrafe dopo le sollecitazioni del prefetto. Ipotesi di reato: omissione d atti d ufficio. Ieri, il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha clamorosamente smentito il sindaco di Milano escludendo che Pisapia sia iscritto nel registro degli indagati. Il fascicolo c è, ma è contro ignoti. Un corto circuito che ha creato sconcerto non solo nel mondo politico, ma anche tra gli addetti ai lavori che conoscono la grande prudenza del sindacoavvocato in materia legale. E allora la domanda è: che è successo? La tesi di Pisapia ha una sua logica. Un mese e mezzo fa, dopo l esposto presentato da un associazione contro la trascrizione dei matrimoni gay, la Procura si è messa al lavoro e ha acquisito le trascrizioni dei matrimoni. Dodici in tutto e tutte con la firma del solo sindaco («perché ho voluto tutelare i funzionari»). Quindi, un indagine era in corso e dopo un mese e mezzo era realistico che il fascicolo contro ignoti si fosse trasformato nel modello 21, ossia a carico di persone «note». «Quegli ignoti sono noti ha detto ieri Pisapia. La trascrizione l ho fatta io e me ne assumo tutte le responsabilità». E se colpisce il fatto che il primo cittadino di Milano sia caduto in errore, colpisce altrettanto che dopo oltre un mese il fascicolo sia ancora contro ignoti, visto che Pisapia in tempi non sospetti aveva rivendicato quegli atti che portano inequivocabilmente la sua firma. Il ragazzo cacciato: «Omofobi? Non so, ma poco democratici sì» Il 22enne e il caso La Russa: ho ricevuto mille messaggi di solidarietà, anche da cattolici e persone di destra In sala Solo all ultimo ho deciso di fare una domanda dal palco MILANO Ha 22 anni, studia giurisprudenza, è originario di Palermo. Fa windsurf e suona il piano. È rappresentante degli studenti nel consiglio nazionale degli universitari, eletto giura in una lista rigorosamente apartitica «né di destra né di sinistra». Angelo Antinoro è il bocconiano che sabato è salito sul palco durante il convegno sulla famiglia «naturale». «Non sono un attivista di professione né un politicante dei diritti civili. Volevo solo fare un paio di domande sulle terapie riabilitative». Lo hanno fischiato e insultato, poi lo hanno trascinato via a forza. L accusa è che lei volesse provocare per farsi pubblicità. A proposito, come è riuscito a entrare in quella sala blindatissima? «Mi sono accreditato mandando una mail agli organizzatori. E sono andato lì presto per prendere posto. Tutto qui. Se non fossi riuscito a entrare sarei andato tranquillamente al presidio di protesta. Niente di premeditato. Tant è vero che ho deciso all ultimo di salire sul palco. Volevo solo capire se davvero si trattava di un convegno omofobo o no». Era un convegno omofobo? «Come faccio a saperlo se non mi hanno risposto? Era sicuramente un convegno antidemocratico, questo sì, visto come mi hanno trattato. In L intervento Angelo Antinoro viene portato via durante il convegno qualsiasi incontro o dibattito, soprattutto se svolto in un luogo istituzionale, si lascia la parola alle domande». Ha ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà sui social network. Qualche insulto? «Zero. Ho fatto il conto invece dei messaggi di stima e di affetto: più di mille. Di persone omosessuali, etero, trans, di sinistra, di destra, cattolici, atei che mi dicevano la stessa cosa: non bisogna arrendersi davanti a chi ti vorrebbe mettere a tacere». Tra i più agitati in sala c era Ignazio La Russa, anche se l ex ministro nega di averla insultata. Si aspetta delle scuse? «Gli insulti mi scivolano via e le scuse sono un atto spontaneo. Non ha senso pretenderle». In seconda fila c era un prete accusato di pedofilia. «So pochissimo di questa vicenda e non conosco le accuse a carico di questa persona. Ma se così fosse sarebbe, come minimo, un incoerenza». Dicono che ora lei si farà eleggere, che l aspetta un seggio sicuro in Parlamento. «Credo che la politica sia indipendenza e competenza. Non credo alla politica di professione, ecco. Io devo pensare prima a laurearmi e a trovare un lavoro». E i suoi genitori cosa le hanno detto al telefono? «Siamo orgogliosi di te. Ma sii prudente, per favore». Andrea Senesi

20 20 CRONACHE Martedì 20 Gennaio 2015 Corriere della Sera Il caso di Michele Farina Hanno riaperto le scuole dopo cinque mesi e oggi la Nazionale esordisce in Coppa d Africa: è una buona giornata per gli abitanti della Guinea, il Paese dove l incubo è cominciato poco più di un anno fa nel tronco di un grande albero cavo, nella foresta intorno al villaggio di Meliandou. Dal paziente zero, un bambino di due anni che probabilmente prese il virus giocando alla base della pianta infestata dai pipistrelli (vettori sani), al paziente numero è stata tutta una corsa in salita per la gente di quei tre piccoli Paesi dell Africa Occidentale. Adesso il popolo braccato da Ebola comincia a respirare: secondo gli ultimi dati forniti dall Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la seconda settimana di gennaio ha visto scendere i nuovi contagi a livelli mai registrati dall inizio della scorsa estate. La Liberia, il Paese più colpito, adesso sembra quello messo meglio (un paio di giorni a metà mese senza nuovi malati). La Guinea, che a dicembre aveva picchi di 150 a settimana, è scesa a 42. In Sierra Leone la curva si è abbassata da 500 a 184, quasi azzerata nell Est (Kailahun e Kenema) ma ancora abbastanza virulenta nella parte occidentale. Soltanto la Guinea ha riaperto le scuole, pur nella diffidenza generale. All entrata operatori con i termometri elettronici e disinfestatori in classe con la clorina, fuori le solite voci complottiste sulle autorità che cercherebbero di far ripartire l epidemia con pozioni avvelenate. Molti genitori hanno tenuto i figli a casa, anche perché gli effetti collaterali del virus (catastrofe economica) fanno impennare la disoccupazione e non ci sono soldi per le rette scolastiche. Alunni senza scuola, bambini senza famiglia: per l Unicef sono diecimila i minori che hanno perso uno o più genitori. Molti, racconta la Bbc, affrontano l ostracismo delle comunità da cui sono allontanati come untori. Non è ancora tempo di «ritorno alla normalità». Secondo le previsioni dell Onu soltanto alla fine del 2015 l epidemia potrebbe essere debellata. È presto per ottenere la patente di «virus free» sventolata ieri dal Mali (42 giorni, il doppio del I numeri IL CONFRONTO SIERRA LEONE 184 Nuovi casi nella seconda settimana di gennaio 2015 LIBERIA 8 Nuovi casi nella seconda settimana di gennaio 2015 GUINEA 500 Casi alla settimana tra novembre e dicembre Casi alla settimana tra agosto e settembre 2014 SENEGAL MALI NIGERIA I DECESSI Morti di Ebola nei tre Stati africani GUINEA Nuovi casi nella Casi seconda settimana alla settimana SIERRA LIBERIA di gennaio 2015 a metà dicembre 2014 LEONE Infezione in corso Infezione debellata Fonti: Oms. Who Emanuele Lamedica Più posti letto e diagnosi veloci Liberia Sierra Leone Guinea Contagi in calo nei Paesi di Ebola Guinea, scuole aperte e Coppa d Africa negli stadi. Strada: «Forse ci siamo» In Guinea A destra, un tifoso della Guinea Equatoriale (Afp Photo) sostiene a Bata la sua squadra nella gara contro il Congo durante la Coppa d Africa che si disputerà sino all 8 febbraio. La Coppa ha rischiato di saltare per il rifiuto del Marocco di ospitarla per paura del virus Ebola periodo di incubazione, senza un contagio). Medici senza frontiere definisce «incoraggiante» la riduzione dei contagi pur mettendo in guardia «dall imprevedibilità di questa epidemia: già in passato il numero di nuovi casi è diminuito per poi raggiungere un altro picco poco tempo dopo». Incoraggiante se da Freetown, uno dei 50 «hotspot» censiti dall Onu, il fondatore di Emergency Gino Strada scrive su Facebook: «Forse ci siamo, forse si riesce a battere. Il numero di nuovi casi diminuisce rapidamente ogni giorno, speriamo non si registrino nuove impennate». Cosa è cambiato? Poco sul fronte farmacologico: l Oms fa sapere che i vaccini sperimentali cominceranno a essere introdotti nei Paesi colpiti tra fine gennaio e febbraio. È cresciuto il numero di posti letto e di operatori per il trattamento (idratazione, terapia intensiva etc) che dà tempo all organismo di combattere la sua battaglia. È aumentata la capacità di tracciare, monitorare e isolare i sospetti. E la velocità di diagnosi: 27 i laboratori di analisi istallati nei tre Paesi. È cambiato che quasi 500 operatori sanitari hanno dato la vita per salvarne altre: 500 medici, infermieri e nessun calciatore; la Coppa d Africa è cominciata in Guinea Equatoriale (il Marocco ha dato forfait per paura di Ebola) in un clima rilassato, virus free. Gyan, il capitano del Ghana (dove ha base la task force Ebola dell Onu) ha mancato la partita d esordio per malattia: malaria hanno detto i medici. I sintomi iniziali assomigliano a Ebola. Ma nessuno si è lamentato. Se la curva dei morti fosse ancora in crescita, forse il capitano sarebbe stato spedito a casa, per sicurezza, con tutta la sua La vicenda Ebola è un virus che ha un periodo di incubazione di circa tre settimane (21 giorni) Negli esseri umani, il virus si può diffondere tramite contatti diretti con un malato di Ebola attraverso pelle con ferite o mucose e membrane, con sangue o fluidi (saliva, urina, feci, vomito, liquido seminale) Da quando si è diffusa la nuova epidemia sono stati censiti casi dall Organizzazione mondiale della sanità A oggi, i morti da contagio di Ebola sono stati Vibo Valentia Bomba a Tropea: salta in aria l auto del sindaco Intorno alle due di notte di domenica una bomba ha distrutto l auto del sindaco di Tropea, Giuseppe Rodolico. La macchina era posteggiata davanti al cancello di casa e l ordigno era collocato sotto la carrozzeria. L attentato potrebbe essere un messaggio a tutta la giunta della cittadina tirrenica. Giuseppe Rodolico, 60 anni, primario urologo nell ospedale di Tropea, è stato eletto lo scorso 25 maggio all interno di una coalizione di centrosinistra. Pochi giorni fa, aveva tolto le deleghe a un suo assessore per aver partecipato in veste istituzionale a un evento al quale era presente anche il genero del boss di Tropea. «È un episodio inquietante ma proseguirò nell attività amministrativa che ho intrapreso con la mia squadra. Tropea città d arte, di mare e di cultura non è questa. Qui c è gente onesta e laboriosa», ha detto Rodolico. C. M. Diffamazione Il caposcorta del pm Di Matteo andrà a processo Saverio Masi, caposcorta del pm Nino Di Matteo, è stato rinviato a giudizio per diffamazione dal giudice delle udienze preliminari di Roma, Cinzia Parasporo. Al processo, fissato per l 11 maggio 2016, ci saranno anche il suo ex collega, Salvatore Fiducia e il loro avvocato Giorgio Carta. A maggio del 2013, in una conferenza stampa nello studio romano del legale, avrebbero accusato gli ex vertici del nucleo operativo di Palermo di avergli impedito di fatto di continuare le indagini che avrebbero potuto portare all arresto del boss Matteo Messina Denaro. I tre vennero querelati per diffamazione dagli ufficiali Giammarco Sottili, Michele Miulli, Fabio Ottaviani e Stefano Sancricca. A giudizio, con imputazioni ridotte, anche otto giornalisti, tra cui Michele Santoro (Servizio Pubblico) e Antonio Padellaro, direttore del Fatto quotidiano, che, riportando le accuse, per i pm avrebbero concorso nella diffamazione. Gli studenti tra i sopravvissuti, lezione ad Auschwitz Il Viaggio della memoria con il ministro Giannini: «La scuola può essere un antidoto all odio» La data Il 27 gennaio si celebra in tutto il mondo il «Giorno della Memoria» per commemorare le vittime dell Olocausto La data ricorda la liberazione del campo di Auschwitz del 27 gennaio 1945 DALLA NOSTRA INVIATA AUSCHWITZ «Chi vuole vedere la mamma alzi la mano». Li selezionò così Joseph Mengele 20 bambini da rendere cavie. «Fu l unico treno che ripartì pieno da Birkenau. Salivano contenti. Fu l ultima volta che vidi il mio cuginetto. Dopo terribili esperimenti i tedeschi, in ritirata, in uno scantinato li appesero a ganci di macellaio. Uno, troppo leggero per gli stenti, lo tirarono per i piedi». Parla a fatica, per l emozione, Andra Bucci, accanto a quella baracca dei bimbi di Birkenau dove arrivò a 6 anni, assieme alla sorellina Tatiana di 4. Ma le sue parole impietriscono i ragazzi delle scuole superiori che hanno partecipato domenica e lunedì al Viaggio della memoria, promosso dal ministero dell Istruzione e dall Unione delle comunità ebraiche italiane. Tacciono. Si asciugano lacrime. Applaudono. Arrivati nel campo di sterminio 70 anni esatti dopo l arrivo dell Armata Russa, ascoltano dalla voce di chi ne è uscito l orrore di quella «macchina della morte» nella quale un ebreo nel giro di un ora poteva diventare cenere grigia dove i piedi affondavano. «Sento ancora il rumore. I nazisti che urlano Schnell. Le bastonate. I cani che abbaiano. Quel medico, non lo nomino, che decideva tra la morte e la vita (provvisoria): tu qua, tu là. Mio padre non voleva lasciare mia sorella, anche se lo picchiavano. Ha dovuto. Ricordo i suoi occhi», si commuove Sami Modiano. Un ragazzo barcolla e sviene. Non è una lezione di storia quella ricevuta anche dal direttore del museo della Shoah, Marcello Pezzetti. Auschwitz è rivivere sulla propria carne il gelo di neve e vento in un pigiama a righe, ma soprattutto il ghiaccio nell anima, dell assenza di umanità. È ciò che più spaventa i sopravvissuti, nei giorni delle stragi di Parigi: «Il fanatismo è pericoloso, La visita I ragazzi nel campo di Auschwitz-Birkenau (foto Miur/Flickr) da qualsiasi parte arrivi. Perché crea odio», scandisce Modiano. «Ho paura di quegli uomini che non accettano i pensieri degli altri. C è l Islam moderato, ma non si fa sentire abbastanza, come i tedeschi con Hitler». «L Europa non è sotto attacco, ma dobbiamo recuperare l orgoglio del patrimonio di diritti civili. La scuola può far molto», assicura il ministro Giannini. I ragazzi concordano. «L antisemitismo c è, perché c è l ignoranza. Li dovrebbero portare qui», assicura Vincenza dell Istituto Galiani di Napoli. E Lorenzo, del Convitto V. Emanuele II di Roma sintetizza: «I tempi sono completamente diversi, ma il nesso Parigi-Auschwitz c è: il terrore e il suo utilizzo». Sami Modiano li guarda intenerito: «Hanno visto. Hanno capito. E quando non ci saremo più, faranno sì che non succeda ancora». Virginia Piccolillo

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