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1 Sommario 27 Marzo Bpm, nessun accordo con nessun advisor 25 Marzo STAMPA SOCIETARIA BPM MARZO 2015 Popolari, la riforma diventa legge - Adesso palla ad Assopopolari, che riunirà il comitato direttivo a breve. Zonin: l'associazione non si è mossa in tempo. Ma le banche maggiori adesso guardano già alla trasformazione in spa Banche popolari, sì del Senato: la riforma è legge Popolari sotto la lente in Borsa dopo l'ok definitivo alla riforma Ora le banche si preparano alle fusioni 23 Marzo BPM riacquista alcune obbligazioni senior per massimi 165 milioni 19 Marzo Castagna: Bpm si trasformerà in SpA il prima possibile Moody's alzerà il rating a Unicredit e Intesa 18 Marzo Giarda: la priorità è gestire la mutazione genetica Castagna fa appello al sentimento. «Bpm spa? Un miracolo tutelare il territorio» Marzo Ad aprile riforma al test assemblee Marzo Popolari, in arrivo il doppio polo Il Creval si prepara al risiko Popolari, in arrivo l ok alla Spa 6 9 Marzo Popolari, passa il tetto al 5% del diritto di voto Un tetto ai diritti di voto - Nell'esame del testo su riforma popolari Popolari con tetto obbligato al 5% E gli azionisti già tentano l'arrocco - Sul tavolo lo scorporo della banca o la formazione di patti di sindacato. Primi incontri tra i manager e i soci più forti con presentazioni e roadshow. Assopopolari tratta ancora. Il Banco Popolare lancia il terzo polo 2 3 Marzo Banca Popolare di Milano torna in televisione con la nuova campagna mutui La promozione di HSBC non scalda la Banca Popolare di Milano

2 27 Marzo Bpm, nessun accordo con nessun advisor Bpm, nessun accordo con nessun advisor MF 27/3/2015 La Banca Popolare di Milano smentisce "fortemente" di essere al lavoro con JP Morgan su opzioni strategiche, secondo quanto ha riferito stamani una portavoce. "Non c'è nessun accordo con nessun advisor", ha precisato la portavoce. Ieri due fonti hanno detto a Reuters che Bpm sta lavorando con la banca Usa su alcune opzioni per una fusione. Al momento il titolo Bpm scende a Piazza Affari dello 0,37% a 0,952 euro. Lo scorso 24 marzo il Senato ha dato il via libera al Dl banche. Il provvedimento, già approvato dalla Camera, è così diventato legge: prevede che le grandi banche popolari potranno adottare al massimo per due anni un tetto pari al 5% dei diritti di voto dopo la trasformazione in società per azioni. 10 le banche coinvolte nella riforma: oltre a Bpm, Banco Popolare, Ubi Banca, Bper, Banca Etruria, Credito Valtellinese, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Popolare di Bari. La nuova legge dovrebbe portare a una stagione di fusioni che dovrebbero avere come crocevia la Banca Popolare di Milano. Grazie infatti alla posizione strategica, contigua a quella di altri competitor, e all'appeal economico di un'area su cui insistere come la Lombardia, Bpm è la sposa ideale un po' di tutte le banche. Ma di due popolari in particolare: la Banca popolare Emilia Romagna e il Banco Popolare. Ecco le possibili combinazioni: Bpm- Bper che potrebbe eventualmente integrare anche Banca Etruria o Carige; Banco Popolare-Bpm; Ubi Banca-Mps o Ubi-Banco Popolare; il Credito Valtellinese-Popolare di Sondrio o le due banche unite ad altri gruppi popolari. Gli analisti di Equita continuano a vedere due poli che faranno capo a Ubi Banca e a Banco Popolare-Bpm e stimano un 12,9% di sinergie da costo con un impatto di 2 punti percentuali sul rote 2017, che salirebbe al 9,4% (+32% sugli utili). Inoltre prevedono una potenziale creazione di valore di 4 miliardi di euro su una capitalizzazione salita da 17 miliardi di fine gennaio agli attuali 20 miliardi e un ulteriore potenziale di upside (+2pp di rote) da un miglioramento del processo di gestione delle sofferenze, con un rote 2017 superiore all'11%. 25 Marzo Popolari, la riforma diventa legge - Adesso palla ad Assopopolari, che riunirà il comitato direttivo a breve. Zonin: l'associazione non si è mossa in tempo. Ma le banche maggiori adesso guardano già alla trasformazione in spa Banche popolari, sì del Senato: la riforma è legge Popolari sotto la lente in Borsa dopo l'ok definitivo alla riforma Ora le banche si preparano alle fusioni Popolari, la riforma diventa legge - Adesso palla ad Assopopolari, che riunirà il comitato direttivo a breve. Zonin: l'associazione non si è mossa in tempo. Ma le banche maggiori adesso guardano già alla trasformazione in spa - MF-MILANO FINANZA mercoledì 25 marzo 2015 Nessuno spazio per ulteriori compromessi. Ieri il governo ha posto la fiducia sul decreto banche e investimenti, che contiene la riforma delle banche popolari, e il Senato ha dato luce verde in serata. La decisione è stata annunciata proprio alla vigilia della scadenza del provvedimento, che avrebbe dovuto essere convertito in legge entro oggi. Anche se la mossa dell'esecutivo è stata accolta con vive polemiche nell'aula del Senato, non si tratta certamente di una sorpresa. L'ipotesi di un ricorso alla fiducia era stata ventilata dallo stesso Matteo Renzi qualche settimana fa e la categoria delle popolari non si era mai fatta troppe illusioni a riguardo. Le uniche concessioni sono quelle contenute nel testo approvato dalla Camera lo scorso 12 marzo, che ieri il governo ha deciso di blindare. Per esempio, alle banche che si trasformeranno in spa è stata concessa la possibilità di inserire nello statuto un tetto ai diritti di voto in funzione antiscalata, purché non inferiore al 5% e per un periodo massimo di 24 mesi dalla data di conversione del decreto. Ci sarà inoltre un unico voto a maggioranza semplificata dell'assemblea, l'ultimo con voto capitario, per la trasformazione in spa, le relative modifiche statutarie e l'introduzione del tetto al diritto di voto. Resta invece la soglia degli 8 miliardi di euro di attivi come asticella oltre la quale scatta l'obbligo di trasformazione in spa, su cui il governo è stato irremovibile. A questo punto la palla passa alla categoria la cui associazione di riferimento, Assopopolari, potrebbe riunire il proprio comitato direttivo nei prossimi giorni sotto la presidenza di Ettore Caselli. Finora l'associazione ha sempre evitato le contrapposizioni frontali con il governo, anche per evitare vulnus con l'autorità di Vigilanza, ma la situazione resta tesa. Se infatti gli istituti di dimensioni maggiori avrebbero già digerito il decreto e si starebbero già attrezzando per la trasformazione in spa, quelli più piccoli potrebbero scegliere di salire sulle barricate 2

3 intraprendendo azioni legali contro il provvedimento, compreso il ricorso alla Consulta. Compito di Assopopolari sarà insomma quello di tenere ancora unita la categoria e di evitare spaccature all'indomani della conversione del decreto. Del resto qualche polemica si sta già affacciando tra gli associati: «L'associazione non si è mossa in tempo per anticipare un cambiamento che sarebbe stato meno radicale e meno repentino», ha incalzato ieri Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza. D'altra parte molto presto Assopopolari dovrà anche ripensare il proprio ruolo all'interno del sistema bancario Oggi infatti il contributo delle banche maggiori al bilancio è cospicuo, e una loro uscita dalla compagine societaria a seguito della trasformazione in spa potrebbe creare difficoltà sul medio-lungo periodo. Archiviata la partita parlamentare, le grandi popolari guardano già al prossimo appuntamento in scaletta, cioè quello delle assemblee di bilancio di aprile. Quest'anno l'affluenza sarà quasi certamente superiore alla media, anche perché gli stessi istituti starebbero spingendo con decisione in queste direzione. Le assemblee saranno infatti soprattutto una prova di forza e una legittimazione davanti al corpo sociale e al mercato. Dimostrando la propria capacità di mobilitazione e la coesione del corpo sociale, i vertici potranno giocare una carta in più al tavolo delle trattative con eventuali partner. Banche popolari, sì del Senato: la riforma è legge - Il Messaggero 25/3/2015 Le banche popolari più grandi dovranno trasformarsi in Spa. Con il via libera definitivo del Senato, dove il governo ha incassato la fiducia con 155 sì e 92 no, diventa legge la riforma della governance targata Renzi-Padoan, che impone agli istituti che superano la soglia degli 8 miliardi di attivi (a questo punto 11, con la fusione operativa da aprile tra Volksbank dell'alto Adige e Popolare di Marostica) di diventare società per azioni. Ora bisognerà attendere le regole operative che Bankitalia deve mettere a punto (a breve) per far scattare le trasformazioni, ma molti istituti hanno annunciato l'intenzione di convocare le assemblee straordinarie già prima dell'estate, nonostante le norme concedano 18 mesi (ormai 16) per completare l'operazione. Non è servito, insomma, il forte pressing parlamentare per allungare i tempi o per limitare l'impatto della riforma. La soglia infatti per far scattare l'obbligo di Spa non è cambiata, anche se il sottosegretario all'economia Pier Paolo Baretta non ha escluso che «in futuro si possa riflettere anche su altri criteri, come quello delle quotate». La discussione, insomma, «resta aperta», ma per ora l'unica concessione è stata quella del tetto (transitorio) antiscalata al 5%. In questo modo si avrà un lasso di tempo per poter decidere fusioni (anche) in funzione difensiva. E il presidente Consob Giuseppe Vegas suggerisce alle popolari di aggregarsi. Riscritta, nel passaggio in Parlamento, anche la norma per facilitare il cambio di conto corrente, mentre diversi sono stati i ritocchi al capitolo 'Investment compact'. Ecco in sintesi le misure del decreto e le modifiche: - SPA CON TETTO ANTI-SCALATA, MA A TEMPO: è l'unica correzione introdotta alla riforma delle popolari, con cui si elimina il voto capitario (una testa un voto). Gli istituti nella stessa assemblea che varerà la trasformazione in Spa, potranno introdurre un limite all'esercizio del diritto di voto in assemblea almeno del 5%. Il tetto introdotto con questa maggioranza potrà essere esercitato fino a 24 mesi. - PORTABILITÀ CONTO CORRENTE, O MULTE SALATE: I conti andranno trasferiti senza costi per i clienti entro 12 giorni lavorativi, pena multe salate, da 5mila a 64mila euro per i dirigenti, ma anche i dipendenti, delle banche inadempienti. Le norme sono valide anche per spostare conti titoli. Previsti indennizzi per i ritardi, che saranno quantificati dal Mef. - CREDITO DIRETTO ALL'EXPORT, DECIDE CDP: Sarà la Cdp a decidere se erogare credito all'export direttamente, o attraverso Sace, o un'altra delle società controllate. Cambia anche la disciplina dell'export banca, consentendo l'utilizzo dei fondi provenienti dalla gestione separata di Cdp - ANCHE SOCIETÀ E COOP TRA PMI INNOVATIVE: rivista la platea delle Pmi che avranno le stesse agevolazioni delle start up innovative (anche le società di capitali, se non quotate, e le cooperative). Tra i criteri per rientrare nella nuova definizione anche gli investimenti in innovazione. Anche gli intermediari finanziari potranno sottoscrivere quote di start up e Pmi innovative. - IN SPA SALVA-IMPRESE ANCHE ENTI PREVIDENZA: gli enti previdenziali potranno partecipare ma «in quota minoritaria» alla nuova società per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese. Il campo di azione è allargato a tutte le imprese in crisi, e va orientato anche a tutela dell'occupazione. Sale a 550 milioni la garanzia dello Stato per le imprese in amministrazione straordinaria. Sempre con un occhio all'ilva di Taranto si prevede anche la precedenza nell'accesso al Fondo di garanzia delle Pmi per le imprese dell'indotto (in particolare sul fronte del risanamento) - IIT PARTECIPA A SUE START UP: l'istituto italiano di tecnologia non dovrà più registrare e commercializzare i brevetti ma potrà costituire o partecipare a start up innovative o altre società, anche con soggetti pubblici (utilizzando non più del 10% delle risorse assegnate ogni anno). Popolari sotto la lente in Borsa dopo l'ok definitivo alla riforma La Repubblica 25/3/2015 Ora che la riforma è legge, il mercato torna a scommettere sulle banche popolari che tengono botta a una giornata incolore per il listino generale di Piazza Affari. Ieri il Senato ha approvato in via definitiva il testo arrivato dalla Camera, 3

4 senza modifiche in seguito alla richiesta di fiducia da parte del governo. Con 155 sì e 92 voti contrari (Forza Italia e 5S si sono fortemente opposti, dalla Lega è arrivato un 'non voto'), il testo si prepara alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Serviranno ancora le disposizioni attuative di Bankitalia, che secondo il dg Salvatore Rossi arriveranno in tempi "molto brevi", poi scatterà il conto alla rovescia: 18 mesi di tempo per completare la trasformazione in spa. Questa riguarderà soltanto i gruppi di maggiori dimensioni, sopra gli 8 miliardi di attivi. Si tratta di dieci istituti, che dopo la fusione tra la Volksbank dell'alto Adige e la Popolare di Marostica diventano undici.... Ora le banche si preparano alle fusioni - IL SOLE 24 ORE mercoledì 25 marzo 2015 Un autentico big bang. La riforma delle banche popolari approvata ieri al Senato è destinata a cambiare il volto del sistema bancario italiano. Perché la trasformazione in Spa dei 10 maggiori istituti a voto capitario non obbligherà le banche a mutare solamente la loro natura giuridica. L esito secondario del provvedimento (inevitabile e in parte già scontato dal mercato) è quello di scatenare una stagione di fusioni e aggregazioni, in un effetto domino dai risvolti ancora incerti. Il passaggio a Spa aprirà il capitale delle banche all ingresso dei grandi investitori istituzionali, e favorirà il finanziamento delle operazioni straordinarie, come gli aumenti di capitale, spesso indigeste ai piccoli soci. Il risiko bancario - Le partite aperte sullo scacchiere italiano del credito sono in verità diverse. E hanno come crocevia fondamentale Banca Popolare di Milano: grazie alla posizione strategica, contigua a quella di altri competitor, e all appeal economico di un area su cui insiste come la Lombardia, Bpm - una delle banche meglio uscite dagli stress test della Bce - è la sposa ideale un po di tutte le banche. Ma di due popolari, in particolare, anch esse destinate a rivestire un ruolo di primo piano nel risiko bancario che sta per partire, ovvero Banca Popolare dell Emilia Romagna e Banco Popolare. Nonostante le smentite, i contatti sull asse Milano-Modena sono frenetici da settimane e molti osservatori, su entrambe le sponde, vedono di buon occhio una riedizione di quella fusione che fallì nel Nulla però è scritto: anche perché se è vero che l operazione ha un senso in termini finanziari (le stime degli analisti erano per un incremento dei profitti per azione del 30% in caso di matrimonio), restano da definire gli equilibri di potere tra i due gruppi in una potenziale fusione. Senza contare che la fusione, magari in un secondo tempo, potrebbe coinvolgere una banca in difficoltà come Banca Etruria, oggi sotto commissariamento, a cui Bper si è avvicinata lo scorso anno per analizzarne i conti in vista di una possibile (ma poi sfumata) aggregazione. O anche Carige, oggi alle prese con un aumento di capitale da 850 milioni. Lo stesso a.d. del gruppo genovese Piero Luigi Montani nei giorni scorsi ha riconosciuto che la riforma «non potrà non coinvolgere» l istituto ligure. L altra strada che parte da Milano conduce invece a Verona, come detto. Non è un mistero che il Banco Popolare, forte di oltre 120 miliardi di attivi, punti a essere un polo aggregante. «Se dovessi scegliere, sceglierei Banca Popolare di Milano perché le sinergie che hanno queste due banche sono eccezionali», disse il ceo del Banco Pier Francesco Saviotti lo scorso ottobre, pur sottolineando che la cosa non «potrà mai capitare». La possibile alleanza tra Bpm e il gruppo scaligero si incrocia però con il dossier Mps. Aggravata da un aumento di capitale da 3 miliardi da completare entro il primo semestre, Siena ha bisogno di un cavaliere bianco. E Ubi è la candidata numero uno. Il gruppo bresciano può contare su un eccesso di capitale di 1,7 miliardi, come evidenziato dagli stress test Bce. Nonostante Ubi abbia la forza patrimoniale per sopportare la fusione con Mps - la terza banca italiana con circa 200 miliardi di attivi -, resta il nodo del prezzo di un eventuale deal, anche perché il titolo senese ha recuperato oltre il 50% dai minimi di febbraio. Ecco perché, qualora l operazione con Mps saltasse, per la banca guidata da Victor Massiah potrebbe diventare d attualità proprio un ragionamento con il Banco. In questo caso, vedrebbe la luce un gigante da circa 250 miliardi di attivi e, ai prezzi attuali, oltre 11 miliardi di capitalizzazione. E nascerebbe quel terzo colosso italiano del credito alle spalle di UniCredit e Intesa che lo stesso istituto guidato da Pier Francesco Saviotti punta a diventare. E le altre popolari? Le due valtellinesi - Creval e Pop Sondrio -, almeno per il momento, si studiano a distanza. Una fusione tra le due, per quanto industrialmente sensata, deve superare forti resistenze locali. Per questo motivo, in modi diversi, le due banche potrebbero rientrare in partite più ampie, magari in alleanze a tre che coinvolgano due soggetti tra Bpm, Bper, Banco Popolare e Ubi. Più facile, invece, che le due venete, Pop Vicenza e Veneto Banca, pensino ad allearsi tra loro, visto anche il fatto che non essendo quotate entrambe presentano multipli superiori alle media di mercato. Si vedrà. Del resto, tra abboccamenti e sondaggi reciproci, il risiko bancario è solo all inizio. 23 Marzo BPM riacquista alcune obbligazioni senior per massimi 165 milioni BPM riacquista alcune obbligazioni senior per massimi 165 milioni - QuiFinanza.it 23/3/2015 La Banca Popolare di Milano avvia oggi il periodo di adesione all'offerta pubblica volontaria di riacquisto parziale di alcuni prestiti obbligazionari propri, originariamente collocati presso la clientela retail, fino ad un importo nominale massimo di 165 milioni di euro. L'ammontare totale dei titoli in circolazione è pari a oltre 1 miliardo di euro. Il periodo 4

5 di adesione all Offerta va dalle ore 9:30 di oggi elle ore 16:00 dell 17 aprile 2015, salvo chiusura anticipata, proroga o riapertura dell Offerta. 19 Marzo Castagna: Bpm si trasformerà in SpA il prima possibile Moody's alzerà il rating a Unicredit e Intesa Castagna: Bpm si trasformerà in spa il prima possibile MF-MILANO FINANZA giovedì 19 marzo 2015 La Banca Popolare di Milano si trasformerà in società per azioni «il prima possibile, ossia appena la legge sarà approvata; non aspetteremo i 18 mesi» di tempo messi a disposizione dal decreto RenziPadoan. Lo ha dichiarato ieri Giuseppe Castagna, amministratore delegato della Banca Popolare di Milano, confermando così le anticipazioni di MFMilano Finanza in merito alla tempistica della trasformazione della popolare in spa, come previsto dalla riforma voluta dal governo e che attualmente si trova all'esame del Senato dopo aver incassato l'approvazione della Camera. Alla domanda se sulle aggregazioni la governance peserà più dei piani industriali, Castagna ha risposto: «È stato così in passato per le popolari, ma speriamo questa volta no». Va ricordato che nei giorni scorsi il banchiere aveva sottolineato che Bpm «sarà nel cuore del processo di consolidamento» che dovrebbe essere innescato proprio dalla riforma delle popolari; «è davvero prematuro parlare di aggregazioni, ma siamo pronti e preparati», aveva detto martedì Castagna. Intanto ieri l'amministratore delegato dell'istituto di credito di Piazza Meda ha anche confermato che in occasione della prossima asta Tltro della Banca Centrale Europa la Banca Popolare di Milano chiederà 250 milioni di euro. Sul fronte borsistico, infine, va segnalato che ieri a Piazza Affari il titolo Bpm ha terminato le contrattazioni in calo dell'1,91% a quota 0,92 euro per azione, facendo peggio dell'indice Ftse Mib (-0,69%). Moody's alzerà il rating a Unicredit e Intesa Moody's è pronta a rivedere i rating di numerose banche a livello globale. In particolare, l'agenzia ha posto sotto osservazione per un possibile upgrade le pagelle di lungo termine sul debito senior unsecured e sui depositi Baa2 di Unicredit. L'indicazione per il probabile esito della revisione, che dovrebbe concludersi nei prossimi mesi, è Baa1 per entrambi i rating. La decisione, spiega l'agenzia di rating, riflette l'aggiornamento del metodo di valutazione adottato e la minore probabilità che le banche europee necessitino di un sostegno finanziario. Anche il rating di lungo termine assegnato a Intesa Sanpaolo potrebbe beneficiare di una promozione e in questo caso l'indicazione preliminare è di miglioramento del livello a Baa1 dall'attuale Baa2. La nota di merito per il breve termine P-2 è stata confermata, mentre è stato ritirato il bank financial strength rating. In tale contesto, per quanto riguarda il Banco Popolare, il rating «stand alone» baseline credit assessment (Bca) è stato confermato a B3 ma posto in revisione per un upgrade. Mentre il rating di lungo termine su depositi e debito senior unsecured è stato confermato a Ba3 e posto in revisione ma per un downgrade (avendo rimosso l'outlook negativo). Il rating sui depositi a lungo termine di Banca Carige, oggi a Caa1, non è stato toccato, né pare ci sia la previsione di farlo. È invece possibile una revisione al ribasso di due notch per il rating sui long term deposit del Monte dei Paschi di Siena che passerebbero dall'attuale B1 a B3. Al contrario il rating sulla Bnl, gruppo Bnp Paribas, potrebbe essere rivisto al rialzo di due notch, da Baa2 ad A3. Positivo anche il giudizio sulla Popolare di Milano, che da B1 potrebbe essere promossa a Ba3 (un gradino in più). Due gradini in più anche per il Credem: da Baa3 passerebbe a Baa1. In probabile miglioramento anche il rating del Creval da Ba3 a Ba2, così come quello di Ubi Banca da Baa3 a Baa2. 18 Marzo Giarda: la priorità è gestire la mutazione genetica Castagna fa appello al sentimento. «Bpm spa? Un miracolo tutelare il territorio» Giarda (Bpm): la priorità è gestire la mutazione genetica MF-MILANO FINANZA mercoledì 18 marzo 2015 Banca popolare di Milano compie 150 anni ed è pronta a «gestire la mutazione genetica» e a trasformarsi in spa. Parola di Piero Giarda, presidente del consiglio di sorveglianza della Banca popolare di Milano. «Le banche popolari hanno saputo sostenere lo sviluppo industriale finanziando l'attività produttiva senza che le aziende dovessero 5

6 ricorrere all'equity», ha spiegato il professore ieri in occasione del 150esimo compleanno della banca (700 agenzie, 1 milione di clienti privati e 55 mila soci) celebrato nella storica Sala delle Colonne di Piazza Meda. «È questo il vanto e il rimprovero che gli istituti caratterizzati dal voto capitario si portano dietro» (anche Contrarian a pagina 18). Detto ciò Bpm sta facendo i compiti a casa. «Dobbiamo accettare il fatto che il dl è concepito nell'interesse strategico delle nostre attività». Il governo non chiede, infatti, di non sostenere più lo sviluppo del Paese, ma di cambiare forma giuridica. «Per il legislatore la compatibilità storica tra efficienza e voto capitario è diventata incompatibilità giuridica», ha proseguito Giarda. «Nei prossimi mesi e anni, dovremo sostenere questa mutazione genetica senza venire meno alla nostra missione». Bpm, per voce dell'amministratore delegato Giuseppe Castagna, ha ribadito ieri la sua candidatura al risiko, partita in cui vuole giocare un ruolo di primo piano. «Siamo una banca forte e abbiamo la possibilità di costruire un nuovo sistema bancario, magari replicando quanto avvenuto alla fine dello scorso millennio, quando dall'unione di diverse realtà locali è nata quella che oggi è una delle banche più forti d'europa, ovvero il gruppo Intesa Sanpaolo». Sul fronte delle possibili aggregazioni, l'opzione numero uno resta il Banco Popolare, anche se negli ultimi giorni si stanno infittendo i rumor su una ripresa dei contatti con la Banca Popolare dell'emilia Romagna. Castagna non ha fornito indicazioni sui tempi del consolidamento, ribadendo che si attende prima la conversione del decreto. «Ci metteremo il tempo che serve: abbiamo la fortuna di avere interlocutori attenti e interessati alla nostra banca». In questi 150 anni non è stato sempre tutto rose e fiori. Come ha ricordato Mario Anolli, presidente del consiglio di gestione «Ci siamo lasciati alle spalle un anno complicato per l'intero sistema bancario. Siamo però riusciti ad affrontare le numerose sfide e a chiudere l'esercizio con ottimi risultati». Per festeggiare la ricorrenza Bpm ha in programma numerose iniziative tra le quali, Casa Bpm, Bpm Tour, l'emissione di un francobollo celebrativo, l'album di Milano (realizzato in partnership col Corriere della Sera e dedicato alla rappresentazione dei milanesi illustri). Castagna fa appello al sentimento. Basta? L'ad della Bpm, Giuseppe Castagna, celebrando i 150 anni della vita della banca, che ha una densa tradizione nel campo del cooperativismo e della mutualità e radici che affondano all'origine dell'istituzione di questa categoria di istituti, riferendosi alla riforma in itinere delle Popolari ha detto che un decreto non potrà fare perdere la natura delle Popolari perché tale la Bpm, nella sostanza, continuerà a essere e comunque si porrà al centro di processi di aggregazione. Ora, l'affermazione dell'a.d., poiché sarebbe errato considerarla un lip-service, è da ritenere che intenda significare che si continuerà a comportarsi, nello scrutinio del merito di credito e nella tutela del risparmio, secondo le tradizioni e il costume delle banche della categoria. L'abito, la spa imposta dalla trasformazione se il decreto sarà convertito, non tradirebbe il monaco (la cooperativa). Questo impegno programmatico è apprezzabile, serve anche a tener su il morale e l'attenzione di coloro che hanno visto criticamente la riforma, viene esplicitato in un momento in cui si fanno i conti con la storia. Ma non tutto sarà così facile, una volta mutata la natura giuridica. Non tutto, però, potrà essere lasciato al modo concreto che pure è un dato fondamentale - in cui gli uomini governeranno l'istituto. Occorrerà pensare, allora, anche a strumenti che introducano forme di solidarietà, quale potrebbe essere la costituzione a latere della banca di una fondazione o di una cooperativa che abbia una tale finalità o a ipotesi di scorporo. Per non dire dell'eventualità, una volta passati a regime, di confermare il limite del 5% all'esercizio del diritto di voto (che per ora il decreto rende possibile solo in via transitoria, per due anni) con le maggioranze prescritte dalla legge valida erga omnes, il ricorso alla quale difficilmente sarebbe contrastabile, se le procedure sono osservate e i quorum prescritti conseguiti, con la motivazione che ciò non si coniuga con la sana e prudente gestione. Quanto alle aggregazioni, mezzo e mai fine, si vedrà, nei tempi, nei modi, nelle strategie, nelle sinergie, nelle necessità. Intanto, molti auguri alla Popolare di Milano. IL SOLE 24 ORE mercoledì 18 marzo 2015 «Bpm spa? Un miracolo tutelare il territorio» La festa è per i 150 anni di storia della Banca Popolare di Milano, ma è inevitabile che a rubare la scena sia la rivoluzione che, almeno per quanto riguarda l'aggettivo «popolare», a quella storia metterà presto la parola fine. Ne è ben consapevole il presidente del consiglio di sorveglianza, Piero Giarda, che ieri ha aperto la presentazione delle iniziative per il 150esimo anniversario rivelando lo scambio di battute con i cronisti al suo ingresso in sala: «Non ho fatto in tempo a entrare che già mi avevano chiesto Quando fate l'assemblea per la trasformazione in Spa? e Con chi vi fondete?», ha scherzato. Nell'intero intervento di Giarda, del resto, la storia della popolare milanese dalla nascita nel 1865 a oggi è stata di frequente osservata attraverso le lenti del presente e in particolare proprio alla luce della «mutazione genetica» in arrivo a causa del decreto del governo che impone la trasformazione in società per azioni alle Popolari con attivi superiori gli otto miliardi. Giarda, sul palco accanto al presidente del consiglio di gestione Mario Anolli e al consigliere delegato Giuseppe Castagna, ha ricordato che Bpm, così come tutte le Popolari, fin dalla nascita ha accettato «il paradosso, ispirato da un principio di democrazia, di avere il voto capitario pur in presenza di 6

7 diversi contributi di capitale». Contraddizione che non ha impedito agli istituti cooperativi di conciliare «comportamenti orientati al profitto» con i meccanismi del voto per testa. Una «compatibilità storica» che ora tuttavia il governo ha deciso di trasformare in «incompatibilità giuridica». «Non so come si realizzerà il miracolo di cambiare la forma giuridica mantenendo l'impegno etico di sostenere le imprese e l'economia dei territori», ha notato Giarda, escludendo ogni ipotesi di ricorso per incostituzionalità del decreto («Non spetta a noi, solo un giudice può farlo», ha chiarito). «Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti perché questa mission non sia una mission impossible», ha concluso. Per quanto traumatico e inaspettato, il «cambiamento epocale» della Spa arriva comunque per Bpm al momento giusto, dopo un lungo percorso di rafforzamento che la mette in condizione di giocare un ruolo da protagonista: «Non potevamo immaginare un momento migliore - ha confermato Castagna - Abbiamo le spalle forti, siamo una banca forte e saremo nel cuore di questo processo» di consolidamento. «Non so se aggregheremo, non so che tipo di aggregazioni ci potranno essere perché è davvero prematuro parlarne - ha aggiunto - ma siamo pronti e preparati». E Bpm può anche concedersi il lusso di non avere fretta: «Si tratta di trovare un progetto intelligente, valido per la banca e che crei valore per tutti - ha precisato Castagna - Ci metteremo il tempo che serve. Abbiamo la fortuna di avere interlocutori attenti e interessati alla nostra banca». Se nei prossimi mesi l'attenzione di tutti sarà quindi inevitabilmente rivolta alla costruzione di questo nuovo futuro da società per azioni, Bpm cercherà comunque di prendersi il tempo di celebrare come si deve i suoi 150 anni. Tra le iniziative annunciate ieri c'è l'apertura alla città di Milano dei salotti di Piazza Meda: la Sala delle Colonne, ribattezzata Casa Bpm, e il grande salone centrale con la riproduzione del Cenacolo Vinciano. Entro un mese circa, poi, sarà completata la ristrutturazione della Cappella Sistina dei milanesi, ovvero San Maurizio al Monastero Maggiore, finanziata interamente da Bpm fin dal La ciliegina sulla torta sarà infine l'emissione di un francobollo celebrativo, con la cerimonia di annullo in calendario l'11 aprile nell'ambito dei lavori dell'assemblea dei soci Marzo Ad aprile riforma al test assemblee. Ad aprile riforma al test assemblee - MF-MILANO FINANZA giovedì 12 marzo 2015 Per migliaia di soci in tutta Italia sarà il mese caldo delle popolari. Tra sabato 11 e sabato 18 aprile si terranno infatti le assemblee di bilancio delle principali banche cooperative, quelle coinvolte nel processo di trasformazione in spa voluto dal governo Renzi. A Milano i soci della Bpm si riuniranno per dare il via libera al bilancio 2014 e approvare la distribuzione del dividendo per la prima volta dal Prima del blitz del governo era in programma anche un cospicuo pacchetto di riforme statutarie suggerito dalla Banca d'italia, ma il decreto Renzi-Padoan ha imposto una prudente battuta d'arresto. Anche perché la popolare potrebbe procedere speditamente in direzione della spa, muovendosi subito dopo l'estate come la maggior parte degli istituti quotati. I soci del Banco Popolare, invece, si daranno appuntamento a Novara dove, in sede straordinaria, daranno luce verde a un primo pacchetto di modifiche statutarie. Come previsto dal decreto sulle popolari, il numero di deleghe di voto salirà infatti da due a dieci (soglia minima prevista), mentre la trasformazione in spa è rinviata alla seconda metà dell'anno. Alle assemblee del Banco e di Bpm si guarderà anche per possibili annunci fuori programma sulle strategie dei due istituti. Da tempo, infatti, si rincorrono rumor su una possibile integrazione sull'asse Milano-Verona che aprirebbe di fatto le danze del risiko bancario. Ricca di sorprese potrebbe essere anche l'assemblea del Credito Valtellinese, che si terrà sempre sabato 11 a Sondrio. All'ordine del giorno l'approvazione di un'importante modifica dello statuto: in caso di fusione per incorporazione in un'altra società che non appartiene al gruppo, sarà necessario in seconda convocazione il voto favorevole di un decimo dei soci con diritto di voto. Già nell'estate scorsa il dg Miro Fiordi, pur senza fare nomi, aveva avanzato l'ipotesi di una fusione per la popolare valtellinese. Secondo i più, l'opzione numero uno era un matrimonio con la Popolare di Sondrio, che però avrebbe preferito conservare l'indipendenza sotto l'egida del presidente onorario Piero Melazzini. A questo punto il Creval avrebbe cominciato a guardarsi intorno per aggregarsi a uno dei nascenti poli popolari. Nel frattempo la Popolare di Sondrio ha deciso di attendere il sabato successivo, 18 aprile, per il tradizionale appuntamento con i soci. La stessa data è stata scelta dalla Banca popolare dell'emilia Romagna. L'istituto modenese presieduto dal numero uno di Assopopolari, Ettore Caselli, sottoporrà ai soci una riforma statutaria che prevede lo snellimento del board e il conferimento di maggiori poteri all'ad, Alessandro Vandelli. La kermesse di assemblee sarà chiusa sabato 25 da Ubi, il principale istituto cooperativo italiano. Per i soci del gruppo lombardo sarà un'assise meno calda delle ultime due, cioè quella del 2013 per il rinnovo dei vertici e quella del 2014 dedicata alle modifiche statutarie. 7

8 10 11 Marzo Popolari, in arrivo il doppio polo Il Creval si prepara al risiko Popolari, in arrivo l ok alla Spa Popolari, in arrivo il doppio polo - L'ipotesi favorita resta Banco-Bpm, ma Verona è tentata anche da un piano tutto veneto. L'altro aggregatore sarebbe la Bper, che è pronta a muoversi verso Nord-Est. Corsa alla spa entro ottobre - MF-MILANO FINANZA martedì 10 marzo 2015 È sempre più intenso il lavoro di banche d'affari, studi legali e consulenti sui futuri assetti del mondo delle banche popolari. Mentre l'iter del decreto legge Renzi-Padoan si avvicina alla conclusione con il possibile voto di fiducia del Parlamento, i maggiori istituti di credito coinvolti nel provvedimento potrebbero presto scoprire le carte sulle strategie che da qui a un anno ridisegneranno il sistema creditizio italiano. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, le soluzioni su cui i professionisti stanno lavorando passano attraverso la nascita di due poli o super-popolari, come oggi si preferisce chiamarle. Anche perché una scelta di questo genere renderebbe più stabili gli assetti di governance ed eviterebbe il rischio di concentrazioni eccessive in termini di sportelli, di soci e di affidamenti. Un primo asse potrebbe correre tra Milano e Verona, cioè tra la Bpm di Giuseppe Castagna e il Banco Popolare di Pier Francesco Saviotti, con la possibilità di allargarsi ad altre realtà di dimensioni minori ma comunque quotate in Piazza Affari. L'ipotesi non è nuova, visto che era emersa già oltre un anno fa, ma proprio la sua solidità industriale ne fa ancora oggi l'opzione numero uno per gli advisor. Le sovrapposizioni territoriali di sportelli, per esempio, risulterebbero contenute, a differenza di quanto accadrebbe nel caso di una fusione tra il Banco Popolare e Ubi Banca o tra il Banco e la Popolare dell'emilia Romagna, e la presenza dello stesso modello commerciale (il cosiddetto hub and spoke) in entrambi gli istituti faciliterebbe l'integrazione. Ma si sa che le integrazioni non sono dettate soltanto da ragioni di natura industriale. Tenore più politico avrebbe ad esempio il progetto di costruire intorno al Banco Popolare un polo veneto che comprenda la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. L'idea piace molto alla politica locale e alle istituzioni del territorio, a partire dalle fondazioni, oggi molto impegnate nell'allargare il proprio portafoglio di titoli bancari. Anche Gianni Zonin, presidente della Popolare di Vicenza, ha recentemente fatto chiare aperture nei confronti di un progetto di integrazione allargato: «Per sposarsi oggi non bisogna più essere in due, ma in tre o quattro», ha dichiarato il banchiere in un'intervista pubblicata domenica sulla Nuova Venezia, lasciando intendere che la Banca Popolare di Vicenza sarebbe della partita. Anche se l'idea è suggestiva, gli esperti fanno notare che un merger tra le principali banche venete presenterebbe complicazioni tecniche non indifferenti. Gli istituti interessati rischiano infatti di avere cospicue sovrapposizioni in termini di soci, di clienti e di filiali, senza considerare le difficoltà create dal concambio tra azioni non quotate e quotate. Semmai, si fa notare, gli istituti di credito del Nord Est potrebbero imboccare strade diverse, confluendo in parte nel secondo polo delle popolari. A tirare le fila di questo secondo progetto potrebbe essere la Banca Popolare dell'emilia Romagna, istituto finora poco presente in Veneto e interessato a un'espansione selettiva. Se gli schemi di fondo delle operazioni sembrano già delineati, molto resta da fare per la loro concretizzazione. È comunque probabile che, da qui alle assemblee di bilancio, previste per la metà del mese di aprile, qualche istituto scopra le carte per rassicurare soci e investitori. L'annuncio potrebbe servire ad addolcire la pillola della trasformazione in spa che alcuni piccoli azionisti vedono come fumo negli occhi. La nuova governance infatti potrebbe essere adottata assai prima del previsto e alcune banche avrebbero già deciso di giocare d'anticipo e di convocare l'assemblea straordinaria prima della pausa estiva o al massimo nel mese di ottobre. Intanto il tema delle integrazioni continua a tenere banco tra gli analisti italiani ed esteri. Proprio ieri Goldman Sachs in un report ha annunciato «un'ondata di fusioni» come effetto del decreto Renzi-Padoan. Il Creval si prepara al risiko - Sul tavolo l'abbassamento del quorum per il via libera alla fusione per incorporazione in società estranee al gruppo. L'ipotesi nozze con Sondrio sembra tramontata, ma un'operazione è nell'aria - MF-MILANO FINANZA mercoledì 11 MARZO 2015 Anche il Credito Valtellinese si prepara al m&a che potrebbe scatenarsi sul mercato dopo l'entrata in vigore della riforma che impone alle Popolari di maggiori dimensioni la trasformazione in spa. La banca guidata dal direttore generale Miro Fiordi ha convocato l'assemblea ordinaria e quella straordinaria per il 10 e 11 aprile. All'ordine del giorno ci sarà l'approvazione di un'importante modifica dello Statuto sociale: in caso di fusione per incorporazione in un'altra società che non appartiene al gruppo, sarà necessario, in seconda convocazione, il voto favorevole di un decimo dei soci con diritto di voto. Di solito, invece, l'assemblea straordinaria in seconda convocazione deve avere la maggioranza dei due terzi. Ciò significa che verrà esplicitato e recepito l'abbassamento del quorum rispetto a quello 8

9 attuale. Questa convocazione e il suo ordine del giorno lasciano pensare che un'aggregazione sia vicina. Già nell'estate scorsa il dg Fiordi, pur senza fare nomi, aveva avanzato l'ipotesi una fusione per la popolare valtellinese. Secondo i più l'opzione numero uno era un matrimonio con la Popolare di Sondrio, che però avrebbe preferito conservare l'indipendenza sotto l'egida del presidente onorario Piero Melazzini. A questo punto il Creval avrebbe cominciato a guardarsi intorno per uscire dalla valle e aggregarsi a uno dei nascenti poli popolari. La strada favorita dagli analisti ora porta a Milano, dove intorno alla Bpm potrebbe nascere una delle due popolari con un progetto che coinvolgerebbe anche il Banco Popolare e in una seconda battuta anche istituti minori come Banca Etruria. Queste sono ipotesi avanzate dagli osservatori anche se di certo non c'è ancora nulla.... Popolari, in arrivo l ok alla Spa - IL SOLE 24 ORE mercoledì 11 MARZO 2015 La riforma delle banche popolari dovrebbe avere il via libera da parte della Camera dei deputati domani. Ieri mattina è iniziato l esame da parte dell Aula dei circa 350 emendamenti proposti, in sede di conversione, al decreto legge sull Investment compact che all articolo 1 prevede la riforma delle governance delle popolari di dimensioni maggiori. L eccessivo numero di emendamenti presentati aveva portato il governo a riservarsi di porre la fiducia. Un ipotesi che,però, ha perso consistenza nella tarda mattinata di ieri, quando le trattative tra i rappresentanti del governo e i gruppi parlamentari hanno portato al ritiro di buona parte delle proposte di modifica. L esame è andato avanti, dunque, con il voto ordinario: l Aula ha respinto a larga maggioranza 9 emendamenti che prevedevano la soppressione dell articolo 1, appunto la riforma delle popolari. L esame della Camera sul provvedimento riprenderà oggi per vagliare i circa 100 emendamenti rimasti, ma anche per votare una modifica sulla portabilità dei conti correnti proposta nella serata di ieri dal capogruppo Pd in commissione finanze, nonchè relatore del provvedimento, alla stessa commissione. La modifica punta alla riformulazione dell articolo 2 per recepire puntualmente la direttiva europea in materia, come chiesto anche dall Abi. L obiettivo è arrivare entro giovedì mattina al via libera del decreto in Aula, per poi iniziare l esame da parte del Senato e ottenere la conversione prima della scadenza del dl, prevista per il 25 marzo. È attesa per domani l approvazione, da parte della Camera, del decreto legge che prevede la riforma delle banche popolari. L assemblea di Montecitorio ha iniziato ieri l esame dei circa 350 emendamenti proposti per la modifica del decreto. Ma già nella tarda mattinata ha cominciato a perdere consistenza la prospettiva - ipotesi che si era riservato il giorno prima il governo - che si ricorresse alla fiducia per arrivare comunque all approvazione entro questa settimana. I tempi per la conversione sono molto stretti, visto che il decreto scade il prossimi 25 marzo e dopo l esame da parte dell Aula dovrà comunque passare anche al vaglio del Senato Marzo Popolari, passa il tetto al 5% del diritto di voto Un tetto ai diritti di voto - Nell'esame del testo su riforma popolari Popolari con tetto obbligato al 5% E gli azionisti già tentano l'arrocco - Sul tavolo lo scorporo della banca o la formazione di patti di sindacato. Primi incontri tra i manager e i soci più forti con presentazioni e roadshow. Assopopolari tratta ancora. Il Banco Popolare lancia il terzo polo Popolari, passa il tetto al 5% del diritto di voto - IL SOLE 24 ORE venerdì 6 marzo 2015 La «quadra» sembra essere stata trovata per la riforma delle banche popolari. Se non altro nelle commissioni parlamentari: oggi il Dl passa in Aula alla Camera. Gli istituti di credito con attivi superiori a 8 miliardi di euro, in base a un emendamento dei due relatori del dl banche potranno adottare un tetto del 5 per cento al diritto di voto dopo la trasformazione in società per azioni. Il termine per la limitazione al diritto di voto nell assemblea delle popolari trasformate in spa dovrà essere «in ogni caso non successivo a ventiquattro mesi» dall entrata in vigore della legge di conversione del decreto. La «quadra», come direbbe Bossi, sembra essere stata trovata, per la riforma delle banche popolari. Se non altro, per quel che riguarda la discussione - conclusa ieri con il via libera per l Aula oggi nelle Commissioni parlamentari (Finanze e Attività produttiva) su come disciplinare la fine del principio «una testa un voto» nelle banche popolari di dimensioni medio-grandi. Gli istituti di credito con attivi superiori a 8 miliardi di euro, in base a un emendamento dei due relatori del dl banche, Marco Causi e Luigi Taranto, entrambi del Pd, potranno adottare un tetto del 5 per cento al diritto di voto dopo la trasformazione in società per azioni. Il termine per la limitazione al diritto di voto nell assemblea delle popolari trasformate in spa dovrà essere «in ogni caso non successivo a ventiquattro mesi» dall entrata in vigore della legge di conversione del decreto. In base all emendamento, sul quale il 9

10 Governo ha espresso parere favorevole, «nessun avente diritto al voto può esercitarlo, ad alcun titolo, per un quantitativo di azioni superiore al 5% del capitale sociale avente diritto al voto, salva la facoltà di prevedere limiti più elevati». Le modifiche riformulate dai relatori(pd) chiariscono, inoltre, che nella stessa assemblea con la quale si vota la trasformazione della popolare in spa si può procedere a una ulteriore votazione per modificare ulteriormente lo statuto procedendo all introduzione del limite al diritto dell esercizio di voto. In tal modo, si può velocizzare l introduzione del tetto. Per entrambe le votazioni tenute nella stessa sede, poi, sarà sufficiente la maggioranza semplificata, quella definita come voto capitario. Va detto, però, che le modifiche concordate tra governo e maggioranza hanno lasciato insoddisfatte le minoranze del Pd e le opposizioni. Questo dissenso potrebbe riproporsi, oltre che nel dibattito in aula che inizia oggi alla Camera, dove il dl è atteso quest oggi e dove il governo conta su una maggioranza sicura, nella discussione sul provvedimento in Senato,dove i numeri sui quali il governo può fare affidamento sono meno rocciosi. «Le banche popolari italiane, almeno le grandi, hanno natura ibrida, ben conosciuta da decenni, perché hanno un rapporto controverso tra forma cooperativa, scopo di lucro e mutualità. Alle grandi resta solo un elemento del vecchio modello originario, il voto capitario». Così si è espresso il relatore del decreto, Causi, difendendo la ratio della trasformazione in Spa per gli istituti maggiori, dopo circa tre ore di dibattito sulla riforma delle popolari. Nella discussione sono intervenuti tutti i gruppi di opposizione, ma anche esponenti della minoranza Pd come Francesco Boccia e Stefano Fassina, tanto da far dire a qualche deputato che è andato in scena «un congresso del Pd». Boccia, ad esempio, ha polemizzato con uno dei consiglieri del premier Matteo Renzi, Yoram Gutgeld. «Mi dovete convincere che questo decreto favorisce il credito alle imprese. A differenza di Gutgeld, mi pongo dei quesiti e ho il dovere di chiedere al mio governo se non si siano sovrapposti i ruoli di governo e Parlamento e regolatori. Se non mi si risponde, come temo, ho il dovere di chiedere un indagine conoscitiva sul perché la riforma tocchi solo dieci banche e non quindici, o meno». Altrettanto duro il commento del presidente della Commissione Finanze,il deputato di Forza Italia Daniele Capezzone: «Da parte del Governo e dei relatori della maggioranza si è oggi purtroppo confermato un atteggiamento di chiusura pressoché totale. La stessa loro riformulazione degli emendamenti da me presentati ha il sapore della sterilizzazione e perfino per alcuni versi del peggioramento della situazione, non certo dell accoglimento». Un tetto ai diritti di voto - Nell'esame del testo su riforma popolari - ITALIA OGGI venerdì 6 marzo 2015 È stato approvato dalle commissioni finanze e attività produttive della camera l'emendamento al decreto banche, firmato dai relatori e concordato con il governo, che introduce la possibilità per le popolari, che si trasformeranno in spa, di inserire nello statuto un tetto dei diritti di voto in assemblea, purché non inferiore al 5% e per un periodo massimo di 24 mesi dalla data di conversione del decreto (visti i tempi che si prevedono per la trasformazione in spa, i due anni di tetto potrebbero ridursi di fatto a pochi sei mesi). Le minoranze del Pd, che sono fortemente critiche sull'articolo 1 del decreto, che riforma il mondo delle popolari, hanno già definito questa modifica insufficiente. «Gli statuti delle società per azioni risultanti dalla trasformazione delle banche popolari o da una fusione cui partecipino una o più banche popolari possono prevedere che fino al termine indicato nello statuto, in ogni caso non successivo a ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione» del dl banche, «nessun avente diritto al voto può esercitarlo, ad alcun titolo, per un quantitativo di azioni superiore al 5% del capitale sociale avente diritto al voto, salva la facoltà di prevedere limiti più elevati». Comunque, per introdurre nello statuto delle popolari trasformate in spa il limite al diritto di voto al 5% basterà la maggioranza semplice. Infine, governo e maggioranza hanno dato parere favorevole alla proposta di escludere il caso «morte» dalla regolamentazione che limita i diritti di recesso. MF-MILANO FINANZA venerdì 6 marzo 2015 Popolari con tetto obbligato al 5% - I nuovi statuti si potranno approvare a maggioranza dei due terzi dei presenti, ma se si vorrà inserire un limite più basso ai diritti di voto varranno le regole ordinarie.... Tetto al 5% per le nuove popolari spa. È questa la novità più importante contenuta nelle modifiche al decreto Investment compact approvate ieri dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. Come anticipato nei giorni scorsi da MF-Milano Finanza, infatti, il governo non ha ceduto alle pressioni del settore e di una buona parte del Parlamento, accettando come unico ritocco alla riforma approvata alla fine di gennaio la possibilità di prevedere una limitazione al 5% dei diritti di voto, peraltro a tempo. Il primo dei due emendamenti approvati ieri consente infatti agli istituti di credito che abbandoneranno la vecchia forma cooperativa di introdurre un tetto del 5% o superiore, con l'eccezione che non saranno computati ai fini del limite «le partecipazioni detenute da organismi di investimento collettivo del risparmio». Questa misura, pensata come scudo a scalate ostili, varrà però solo per 24 mesi dalla conversione del decreto. Il che significa, visti i tempi che saranno necessari per l'approvazione dei nuovi statuti, che la 10

11 norma non potrà avere lunga gittata. Tuttavia un secondo emendamento presentato dai relatori e approvato dal sottosegretario all'economia, Pier Paolo Baretta, consente di approvare, non solo trasformazione in spa ma anche i nuovi statuti con la maggioranza dei 2/3 dei presenti a partire dalla seconda convocazione (nella prima è richiesta la presenza di almeno 1/10 dei soci). Una previsione inserita per consentire un via libera più agevole ai nuovi statuti, che di fatto permetteranno di prevedere autonomamente l'inserimento di tetti ai diritti di voto ed eventualmente anche l'applicazione del voto maggiorato. L'articolo va letto però insieme a quello che consente esplicitamente l'introduzione di un tetto non inferiore al 5%, perché quest'ultimo prevede anche che nel caso in cui si scelga una soglia più bassa non valga più l'approvazione degli statuti a maggioranza dei presenti in assemblea. Il che rende di fatto molto difficile prevedere una limitazione più pesante ai diritti di voto rispetto alla soglia del 5%. Non solo. Anche se teoricamente, na volta trasformate in spa, le nuove popolari potrebbero prevedere in statuto sia le loyalty share che i tetti ai diritti di voto, è molto difficile che nella pratica gli istituti possano davvero ricorrere a entrambi. I nuovi statuti dovranno infatti passare il vaglio della Banca d'italia, che nella sua audizione sul decreto ha aperto alla possibilità di inserire limiti antiscalata ma solo a tempo e comunque non sommando i due strumenti: tetti e maggiorazione. Insomma, la riforma delle popolari non si può certo dire snaturata dal passaggio parlamentare. Basti pensare che non è passata, come anticipato da MF-Milano Finanza, la modifica delle soglie che comporteranno la trasformazione in spa, rimasta a 8 miliardi di attivo, mentre molti parlamentari, compresa buona parte del Pd, chiedevano l'innalzamento a 30 miliardi. Una chiusura che ha inasprito gli attriti interni al Partito Democratico, con Francesco Boccia e Stefano Fassina che hanno criticato pesantemente la decisione dell'esecutivo di blindare il decreto. Anzi, il presidente della commissione Bilancio ha anche detto che se il governo non spiegherà la ragione per la quale ha fissato la soglia proprio a quota 8 miliardi sarà necessaria un'indagine conoscitiva. D'altro canto va rilevato che l'esecutivo ha lasciato sul terreno parlamentare l'idea di accelerare il percorso di trasformazione, accorciando i 18 mesi concessi alle popolari per effettuare la trasformazione in spa. È invece stata accettata la proposta, presentata in un emendamento, per esclusione del caso morte dai limiti sull'esercizio di recesso. Qualche modifica è stata fatta anche all'articolo 2, quello relativo alla portabilità dei conti correnti, che prevede che ci sia un indennizzo (al posto del risarcimento previsto nel testo varato dal governo) e che i criteri di «quantificazione» dell'indennizzo siano definiti con «un decreto del ministero dell'economia, sentita la Banca d'italia». Le banche avranno «due mesi» dall'entrata in vigore della legge di conversione per adeguarsi.... E gli azionisti già tentano l'arrocco - Sul tavolo lo scorporo della banca o la formazione di patti di sindacato. Primi incontri tra i manager e i soci più forti con presentazioni e roadshow. Assopopolari tratta ancora. Assopopolari, associazione di categoria delle banche cooperative, non si fa molte illusioni. Il tetto al diritto di voto al 5% sarà probabilmente l'unica concessione che il governo Renzi farà agli istitui associati in vista della trasformazione in società per azioni. Su questa base, fragile ma almeno certa, i banchieri dovranno disegnare i futuri assetti di governance degli istituti che da qui a un anno abbandoneranno la forma cooperativa. La scelta di demandare alle assemblee l'introduzione delle nuove soglie di voto e degli altri strumenti antiscalata come il voto maggiorato suggerisce che nei prossimi mesi la fantasia di consulenti e studi legali potrebbe sbizzarrirsi. E se è vero che gli statuti dovranno comunque passare l'esame di Banca d'italia e Bce, è innegabile che molti banchieri abbiano già le idee chiare. L'obiettivo è quello di blindare almeno il 20-25% del capitale attraverso due strumenti: lo scorporo dell'azienda bancaria dalla cooperativa oppure la costituzione di un patto di sindacato tra i soci più influenti del gruppo. In linea teorica lo scorporo sarebbe la soluzione più semplice per gli istituti al momento sprovvisti di grandi azionisti di riferimento, come la Banca Popolare di Milano. In sostanza si tratterebbe di prendere a modello il meccanismo previsto dalla Legge Amato per le ex Casse di risparmio: l'attività bancaria verrebbe conferita in una newco che assumerebbe la forma giuridica di società per azioni e sarebbe regolarmente quotata in Piazza Affari. La cooperativa invece manterrebbe funzioni mutualistiche e istituzionali e resterebbe partecipata dai soci storici della banca, dai dipendenti e forse da qualche ente locale. La partecipazione diretta nel capitale della spa consentirebbe alla cooperativa di essere il socio di riferimento dell'istituto almeno per qualche anno e di influenzarne così governance e scelte strategiche attraverso i propri rappresentanti in cda. La strada dello scorporo, come detto, piace soprattutto alle banche che oggi non possono contare su uno zoccolo di soci di riferimento e che dunque rischiano di trovarsi disarmate di fronte alle incursioni di eventuali raider. In alternativa, le popolari maggiori potrebbero scegliere la strategia meno dispendiosa, ma altrettanto sicura, del patto di sindacato. La banca potrebbe insomma arruolare i soci più influenti per blindare una maggioranza relativa vicina al 20-25% del capitale. «Le categorie a cui ci rivolgeremo nei prossimi mesi sono tre: le grandi famiglie imprenditoriali storicamente vicine all'istituto, le fondazioni di origine bancaria e le istituzioni finanziarie con cui abbiamo sviluppato una certa assiduità», spiega a MF-Milano Finanza il presidente di una grande popolare. Per istituti come Ubi Banca, Banco Popolare o Popolare dell'emilia Romagna il compito non dovrebbe essere particolarmente difficile visto che quote significative di queste banche sono controllate 11

12 dalle categoria di soci appena menzionate. Proprio in queste settimane molte delle popolari coinvolte nella riforma avrebbero già avviato incontri, presentazioni e roadshow rivolti ai soci di capitale per sensibilizzarli sugli effetti della trasformazione e tastare il terreno in vista di eventuali alleanze che, non bisogna dimenticarlo, dovranno essere strette nel giro di un anno. Nel frattempo il confronto tra Assopopolari e il governo potrebbe durare ancora qualche giorno, anche se difficilmente la categoria porterà a casa altri sconti. Una volta concluso l'iter del decreto alla Camera, l'associazione presieduta da Ettore Caselli potrebbe riunire il consiglio di amministrazione per fare il punto sul nuovo quadro normativo. A quel punto qualche istituto meno morbido degli altri potrebbe smarcarsi e intraprendere azioni legali autonome contro il decreto, anche se per il momento la categoria appare ancora abbastanza compatta. Il merito, va riconosciuto, è del presidente Caselli che in queste settimane di fuoco ha saputo coniugare la difesa del modello cooperativo a coraggiose (e non sempre popolari, è il caso di dirlo) aperture riformiste. Il Banco Popolare lancia il terzo polo - Il Giornale Sab, 07/03/2015 Il Banco Popolare si candida ufficialmente a dare vita al «terzo polo» del credito nazionale, alle spalle di Intesa Sanpaolo e Unicredit, aggregando le mutue che il governo Renzi ha deciso di trasformare in Spa con il decreto passato da poco al vaglio delle Camere. Anche perché, avverte la cooperativa guidata da Pier Francesco Saviotti nella lettera del cda ai soci in vista dell'assemblea, la riforma ha aperto «una delicatissima fase di transizione» e c'è un elevato rischio di finire nello stomaco di un big straniero. I giochi inizieranno dopo le assisi di bilancio, quando ancora ci sarà la barriera del 5% ai diritti di voto allo studio del Parlamento. Alcuni banchieri che conoscono la situazione, sono convinti che sarà decisiva la mossa di Bpm: dopo il risanamento, avviato dall'ad Piero Montani e poi implementato da Giuseppe Castagna, Piazza Meda è infatti a un tempo «catatalizzatrice» delle altre coop, ma anche potenziale «preda» dei big esteri presenti in Italia. Francesi e tedeschi avrebbero studiato la fattibilità del piano. Lo stesso Saviotti non ha nascosto la valenza industriale di un'unione con Bpm, rimarcandone però le difficoltà. Malgrado le smentite, per Castagna l'incastro più adatto potrebbe quindi essere la Bper di Alessandro Vandelli, forse coinvolgendo anche una delle due banche della Valtellina. In quel caso la strada per il Banco potrebbe essere unirsi a Ubi e, insieme, «digerire» il Monte Paschi; sempre scorporando la rete toscana della Rocca a favore della Fondazione Mps e del «sistema» Siena. Ubi ha comunque più volte negato mire sul Monte. Veneto Banca e Popolare Vicenza sembrano invece ai margini della scacchiera: oltre alla tonda valutazione che le due mutue non quotate applicano a se stesse (1,2-1,3 volte il patrimonio netto, contro lo 0,7-0,8 medio che Piazza Affari riconosce alle concorrenti), impensierisce la possibile battaglia legale dei soci di Montebelluna che non riuscirebbero a vendere i titoli. 2 3 Marzo Banca Popolare di Milano torna in televisione con la nuova campagna mutui La promozione di HSBC non scalda la Banca Popolare di Milano Banca Popolare di Milano torna in televisione con la nuova campagna mutui- Prima Online 02 marzo 2015 Banca Popolare di Milano lancia la sua nuova campagna pubblicitaria, curata dalla società Essense, che racconta la promozione sui mutui, da oggi estesa anche alle operazioni di portabilità da altre banche.... A sottolineare l importanza dell iniziativa è on air il nuovo spot. La campagna prevede un importante pianificazione nazionale, che per i prossimi mesi coinvolgerà tv, radio, media digitali e, per la prima volta, anche il cinema, oltre alle filiali del Gruppo. I dettagli relativi a questa e alle altre promozioni di Bpm sono disponibili sulla nuova versione del sito che ora si caratterizza come web responsive, in grado, cioè, di adattarsi al dispositivo che lo visualizza, rimanendo sempre chiaro e di facile navigazione. Anche attraverso questa campagna dimostriamo la nostra attenzione verso le famiglie e le giovani generazioni. ha dichiarato Iacopo De Francisco, responsabile Mercato di Bpm Questa è la nostra mission che, giorno dopo giorno, continuiamo a perseguire ormai da 150 anni. La promozione di HSBC non scalda la Banca Popolare di Milano - QuiFinanza 03/03/15 Gli analisti non scaldano la Popolare Milano, che mostra una flessione dello 0,36%. Oggi HSBC ha migliorato il giudizio sulla banca lombarda da "neutral" a "underweight", aumentando anche iltarget price a 0,86 euro rispetto agli 0,68 euro segnalati in precedenza. L'analisi settimanale del titolo rispetto al FTSE MIB mostra un cedimento rispetto all'indice in termini di forza relativa di BPM, che fa peggio del mercato di riferimento. Il panorama di medio periodo conferma la tendenza rialzista dell'istituto di credito a capo del gruppo Bipiemme. Tuttavia, l'esame della curva a breve, evidenzia un rallentamento della fase positiva al test della resistenza 0,836 Euro, con il supporto più immediato individuato in area 0,8235. All'orizzonte è prevista un'evoluzione negativa nel breve termine verso il bottom identificato a quota 0,

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