Talidomide, derivati ed Accademia. (di Fabrizio Pezzani)

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1 Talidomide, derivati ed Accademia. (di Fabrizio Pezzani) In questi ultimi tempi si stanno intensificando i problemi giudiziari legati alla stipula dei contratti derivati sottoscritti negli anni scorsi dalle amministrazioni locali nei confronti degli istituti finanziari venditori, la recente sentenza della Corte di Londra segue quella di Milano. Le controversie legali e finanziarie, ma sarà la stessa identica situazione per eventuali altri simili casi altri, lasciano un ombra sulla nitidezza delle colpe che sembrano, al momento, doversi addossare, solo, all incapacità delle pa e non tanto sui soggetti che hanno creato la cultura finanziaria, matrice dei derivati, delle cartolarizzazioni e di tutti gli altri prodotti consimili, e legittimata poi come verità incontrovertibile con l assegnazione di premi Nobel. Le responsabilità dell Accademia, degli accademici e del sistema delle banche d affari, di Wall Street in primis, invece, continuano non solo a rimanere nell ombra ma sembrano non avere toccato gli addetti ai lavori che, dopo un breve momento di riflessione, continuano a pontificare su una materia che sembra sempre più sfuggire al loro apparente dominio; va ricordato, a questo proposito che solo gli studiosi inglesi hanno chiesto scusa alla Regina. Il tempo della finanza viene inaugurato nel 1990 anno in cui è assegnato il primo Nobel per gli studi pionieristici della finanza a Markovitz. Da allora fino al 2012, dei 22 premi assegnati in economia di fatto 15/16 hanno come oggetto l approccio razionale ai mercati (basti pensare a tutti i Nobel sulla teoria dei giochi, hanno cominciato rispolverando Nash e santificato Auman nel 2004 e poi a seguire fino a quelli del 2011 e 12 pur di fronte all evidenza dei fatti che i mercati non sono razionali) o l uso esclusivo di formulazioni matematiche delle scienze esatte negli studi dell economia e della finanza basate solo sul principio che la verità è solo ciò che si vede e si può misurare. Di conseguenza si attribuisce a questo modello scientifico il requisito di verità assoluta per l effetto traslativo derivante dall applicazione dalle scienze esatte. L economia, a partire da quegli anni, viene studiata con lo stesso abito mentale di chi studia le scienze positive chimica, fisica, medicina trasformando la natura di una scienza sociale l economia che nasce storicamente e rimane una scienza morale e sociale in una scienza positiva al di fuori del bene e del male in quanto verità in se stessa ed indipendente dalla natura dell uomo che invece, nella realtà, ne è parte integrante. Un ipotesi senza fondamenti ma che diventa comoda per la realizzazione di un modello culturale che ha portato ad una concentrazione di ricchezza senza pari nella storia e lontano dai principi universali che dovrebbero regolare la vita delle società dell uomo. Da lì cominciano le relazioni tossiche tra Accademia, finanza e politica che esploderanno nel 2008 con un default finanziario emblematicamente espresso dalla caduta di Lheman. Le banche d affari di Wall Street che avevano causato il collasso saranno salvate dalla Fed e il conseguente indebitamento pubblico

2 degli USA sarà paradossalmente messo sulle spalle dei contribuenti americani e priverà il governo delle risorse oggi indispensabili per affrontare una mortale disuguaglianza. Lucas, infatti, nel 1995 sarà premiato per avere dimostrato che i mercati non sbagliano mai nella corretta allocazione delle risorse e solo due anni dopo saranno Merton e Scholes a ricevere il premio per i derivati che vengono immessi in un mercato diventato così razionale ed assoluto. Dal 1989 al 1999 i derivati rispetto al pil mondiale passeranno da essere 1/20 al doppio per arrivare nel 2009 a 20 volte il pil con una concentrazione quasi monopolistica perché circa il 95% del totale rimane in mano a poche banche e questo in un sistema finanziario che predica come premessa per la sua corretta funzionalità il libero mercato, la libera concorrenza che devono potersi fondare su una corretta simmetria informativa. L oligopolio viene mascherato da concorrenza perfetta con un asimmetria informativa assolutamente opposta. I mercati diventano un gioco di ombre e di luci sempre più simili ad una Torre di Babele governati da pochi che hanno come fine l illimitato aumento della loro ricchezza. I fini di tale finanza sono interni ad essa e così viene meno l autonomia dell uomo che è il fondamento della dignità della natura umana e di ogni natura razionale (I. Kant, Fondazione della metafisica dei costumi, pag.69). L autonomia spesso richiamata, in modo retorico come valore universale, diventa la foglia di fico ed il veicolo dell affermazione di interessi superiori; in questo modo trova conferma il sospetto che il programma dei diritti dell uomo consista nel suo abuso imperialistico (Jurgen Habermas, Quest Europa in crisi, pag.28). Blankfein a.d. di Goldman Sachs arriverà ad affermare nel 2010 in prima pagina sul Time che Goldman Sachs lavora per Dio ed ha quindi una missione sociale; la finanza acquisisce una missione salvifica e trascendente. Ma alla luce di queste considerazioni qual è il perimetro vero della/e responsabilità conseguenti all inondazione di questi strumenti? Sono le pa che li hanno stipulate o sono, a monte, a carico degli sciamani della finanza detentori delle tavole della sapienza incontrovertibile? Proviamo a cercare di definire tale perimetro con un caso medico-farmaceutico che devastò molte donne in gravidanza dagli anni 1958 al 1963 che avevano assunto un farmaco, considerato assolutamente utile e non nocivo; il farmaco era il Talidomide. A distanza di 50 anni la ditta produttrice Grunenthal, nel 2012, ha chiesto perdono alle migliaia di famiglie a cui ha distrutto la vita in occasione dell apertura di un memoriale a Stolberg, un pentimento molto tardivo che moltiplica i dolori delle vittime inconsapevoli che avevano assunto quel farmaco consigliato come senza effetti nocivi. Proviamo a ripercorrere rapidamente quella storia per capire il parallelo culturale con il fenomeno

3 finanziario dei derivati, in un qualche senso da considerarsi un farmaco utile per le pa ammalate di debiti. La talidomide è un farmaco che fu venduto negli anni cinquanta e sessanta come sedativo, anti-nausea e ipnotico, rivolto in particolar modo alle donne in gravidanza. Si trattava di un farmaco che aveva un bilancio rischi/benefici estremamente favorevole rispetto agli altri medicinali disponibili all'epoca per lo stesso scopo (i barbiturici). Venne ritirato dal commercio alla fine del 1961, dopo essere stato diffuso in 50 paesi sotto quaranta nomi commerciali diversi. Fu ritirato dal commercio in seguito alla scoperta che le donne in gravidanza trattate con talidomide davano alla luce neonati con gravi alterazioni congenite dello sviluppo degli arti, amelia (assenza degli arti), focomelia (riduzione delle ossa lunghe degli arti), generalmente più a carico degli arti superiori che quelli inferiori, e quasi sempre bilateralmente, pur con gradi differenti. Le donne in gravidanza si trovavano in condizione di un asimmetria informativa sul prodotto-farmaco, dovendo rimettersi al giudizio del medico curante che era rassicurato dell assoluta mancanza di nocività del farmaco dagli studi dell Accademia che ne aveva promosso la diffusione dopo la sperimentazione. L errore fondamentale fu la mancanza di attenzione nella sperimentazione, infatti il farmaco fu trattato su cavie non gravide. In questo caso la colpa del trattamento era delle donne in gravidanza inconsapevoli? Dei medici che le consigliavano? Della ditta farmaceutica? Degli scienziati che hanno sperimentato il prodotto? La domanda crudele espressa in questi termini ha una sola risposta : nella certezza data dalla scienza e dal suo uso opportunistico. Il caso del Talidomide fa la coppia con il caso del prodotto-cura derivati considerato non nocivo dalla Scienza della Finanza ; il caso è confrontabile ma non esattamente simile perché gli interessi di chi promuoveva i prodotti finanziari spesso si incrociavano con quelli che li comperavano, contesto molto diverso dal precedente richiamato. Le pa nella fattispecie potrebbero essere considerate oggetto di circonvenzione d incapace, comunque reato, anche se hanno fatto di tutto per mettersi in questa posizione perché una parte della colpa va attribuita anche ad una politica, troppo spesso, accomunata alla cultura finanziaria. Entrambe sono state mosse da un avidità rapace orientata alla raccolta del consenso e sull ottimizzazione dei loro portafogli a brevissimo termine e ben lontani dal rispetto del bene comune. Il problema nel nostro Paese, inoltre, si pone con una difformità rispetto agli altri perché noi facciamo sempre di tutto per farci del male. I derivati in questione sono stati fatti dopo gli anni 2000, anche se il Tesoro nel 1993 ne aveva già fatti per un ammontare mai definito chiaramente ma certamente

4 superiore ai 220 mld di usd; questi ultimi sono ancora in portafoglio con una posizione negativa a nostro sfavore confermata anche recentemente dalla Corte dei conti, l ammontare non è ancora chiaro siamo sempre sul forse. Dopo l attuazione dell Euro siamo stati costretti alla formulazione del patto di stabilità interno coerente con quello europeo così ci siamo inventati un patto istituzionale in una logica centralista asimmetrico al paese reale diversificato che, unitamente all inadeguatezza dei sistemi di controllo, ha finito per soffocarci. Fino al 2007, ma ancora oggi nella sostanza, il patto operava sui tetti di spesa con tagli lineari ed in particolare vincolava l indebitamento e le uscite di cassa: il patto bloccava l indebitamento su parametri definiti e così le disponibilità di cassa, ma la contabilità pubblica fino alla fine di quell anno consentiva la stipula dei derivati che non venivano iscritti in bilancio come posizione di debito. La situazione paradossale ha portato enti alla stipula di derivati per aggirare il patto ed anche per avere diponibilità di cassa; questo caso è da manuale della stupidità (consapevole o no è difficile da dirsi), infatti enti che avevano cassa ma non potevano usarla potevano fare derivati, specie nella forma di up-front, per avere cassa immediata ed evitare i vincoli di cassa scaricando i problemi ai futuri governi. Nessuno si è mosso in modo chiaro e risolutivo per bloccare queste operazioni o per denunciarne il rischio - Tesoro, Ragioneria, Corte dei conti, Ordini professionale, Ricerche universitarie (queste sono state spesso premiate all opposto e pubblicate su riviste internazionali in cui quei modelli venivano accolti con grande interesse) ed ancora l accademia, fino a quando ci siamo trovati di fronte ad un problema da tempo annunciato. Insieme a Unicredit ed a Legautonomie infatti avevamo pubblicato la ricerca Scelte di finanziamento degli enti locali nel 2009 in cui i temi erano puntualmente trattati e dimensionati. Le pa non devono fare derivati in un contesto finanziario mondiale come quello odierno perché non si può giocare alla roulette con i soldi degli altri specie se è il croupier a regolare il gioco. In questo contesto di confusioni e di caotici conflitti normativi ed inadeguati, i valori etici e morali si sono offuscati e così i prodotti finanziari-derivati hanno trovato il loro migliore habitat. L ente locale interessato a trovare finanziamenti per opere pubbliche o sostenere l indebitamento si rivolgeva al terapeuta migliore e tale è quello accademicamente riconosciuto. Ma la finanza si allontanava sempre di più dal bisogno per cui era stata chiamata e cominciava a vivere nel suo mondo in cui i pochi trader importanti erano in grado di intervenire sui tassi di interesse dei derivati alimentando un gioco di illusioni e di bolle finanziarie. La finanza aveva, già da tempo preso il volo verso mondi astrali ben lontano dall economia reale affidandosi completamente

5 a sofisticatissime formulazioni matematiche ed a fisici nucleari con cui solo una ristretta cerchia di addetti ai lavori poteva operare; in questo modo si è venuta a creare quell asimmetria di giudizio in cui il paziente deve affidarsi alla sapienza dell Accademia così generosa nel riconoscerla con i Nobel. Come dubitare di illustri pareri di studiosi della finanza o di prestigiosi studi legali che rassicuravano il paziente dell utilità del farmaco? Di fronte a tali indicazioni una classe politica poco propensa a ragionare sul lungo tempo, sul bene comune, non avvezza a sensi di colpa e pronta ad usare termini come etica e morale solo come suoni privi di significato è stata prontissima a volersi fare adescare. Così avvicinare la benzina al fuoco è stato un tutt uno e l incendio è divampato in tutta la sua violenza. Tornando alla domanda iniziale in cui ci si proponeva di capire il perimetro delle responsabilità oltre ad una classe politica impreparata moralmente e tecnicamente risulta evidente come l Accademia non possa sottrarsi alle sue responsabilità che dipendono da un modello culturale autoreferenziale e da un eccessiva collusione con il sistema delle banche d affari che grazie alla legittimazione accademica potevano realizzare i loro interessi. Speriamo solo che non si facciano passare 50 anni dal chiedere scusa come ha fatto la ditta farmaceutica produttrice del Talidomide perché come diceva il grande Keynes nel lungo tempo siamo tutti morti ed anche perché la Storia sta voltando pagina. Di fronte al fallimento di un modello culturale che ha scambiato i ruoli assegnando all economia ed alla finanza quello di fine ed all uomo ed alla società quello di mezzo è necessario ritornare al punto di partenza e dare un senso pieno al termine di dignità dell uomo perché la società sia un luogo di alleanze e di solidarietà condivisa e non un tragico terreno di guerre tribali e di scontro continuo tra singole persone, tra bande, tra gruppi di potere e di interessi troppo lontani ed asimmetrici rispetto al senso di un bene comune condiviso.

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